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05 febbraio 2018

Una faccenda della quale nessuno parla

Già, tutti zitti, muti come pesci. Questa volta, mi tocca fare le congratulazioni (meritatissime) a Peter Gomez ed allo staff del Fatto Quotidiano per avere sollevato il problema e, soprattutto, per come lo hanno fatto. Hanno dimostrato (se vogliono) d’essere in grado di praticare, con mezzi moderni, il giornalismo d’investigazione – una pratica oramai relegata a pochi, veri dinosauri d’antan – mentre gli altri, la gran maggioranza, pratica quello più moderno, l’embedded.
Non sono stato tenero, in altre occasioni, con la redazione del Fatto Quotidiano – particolarmente sulla “pratica” redazionale di mandare in scena i “Sostenitori” sulla pagina on-line, senza verificare cosa avevano da dire, con quali fonti lo sostenevano e, non dimentichiamo, come lo raccontavano – ma quando c’è una buona pratica bisogna congratularsi, è d’obbligo, perché il vero giornalismo è fatto di stroncature, ma anche di complimenti.

Rapidamente: hanno chiamato un paio di giornalisti, li hanno muniti di tutto il necessario (credenziali, sito web, prodotti, ecc) e li hanno mandati in Parlamento a fare i lobbisti per una fantomatica azienda che voleva entrare nel mercato italiano con le sue sigarette elettroniche. Ovviamente, era tutto un falso. Qui l’articolo originale (1).

Naturalmente, appena odorato il profumo dei soldi, i nostri “rappresentanti” si sono buttati a pesce per garantire il successo dell’azienda, senza dimenticarsi d’informare qual era la prassi per by-passare le legge sul finanziamento ai partiti. C’è da meravigliarsi?

Fin qui l’iniziativa del giornale, ma il problema non è soltanto una faccenda di regolamentazione (che fa acqua da tutte le parti, e l’inchiesta lo ha dimostrato) ma di democrazia.
Vediamo un altro esempio, dal programma elettorale di +Europa (Bonino):

“Allo stesso tempo va rimosso il bando alla ricerca in campo aperto sulle biotecnologie agrarie.”

Tradotto per il volgo, significa +OGM.
Non c’è nulla di strano se una forza politica inserisce nel suo programma un punto nel quale afferma di desiderare più ricerca nel campo della sperimentazione in campo aperto degli OGM, a patto di scriverlo in modo che tutti capiscano – lo so, non è ostrogoto, ma vorrei sapere quanti italiani hanno veramente capito la portata di quel punto – e poi di sottoporsi al giudizio degli elettori.
Si potrebbe anche affermare che domani, quando un lobbista che vende OGM si presenterà in Parlamento, saprà a chi rivolgersi, ma non si può impedirlo: è molto diverso dal compra/vendi/dammi i soldi che ha evidenziato l’inchiesta del Fatto Quotidiano.

Ora, vi pregherei di dimenticare il giornale, gli OGM, la Bonino e tutto il resto per concentrarvi sulla domanda: è una pratica democratica, permettere che le aziende forniscano denaro ai politici in cambio di favori? E non dite che “tanto lo faceva già il Senato Romano”, perché c’è una differenza: i Latini non avevano il capitalismo e, dunque, nemmeno le aziende.

Sull’altro versante, non si può proibire il contatto fra il mondo industriale/commerciale con la classe politica, perché un politico deve sapere cosa “bolle in pentola” nel mondo della tecnologia e dell’impresa.
Ma giungere, come siamo giunti oggi, al punto che a Bruxelles sono iscritti nel registro dei lobbisti 25.000 lobbisti (altre fonti dicono 10.000, ma non è il numero che conta) – a parte chi dovrà poi fornire viaggi, arredamenti, puttane, barche da sogno, ecc – non vi sembra che dissertare di democrazia, a questi punti, sia solo un divertissement per filosofi falliti?
Eppure, se non vogliamo esplorare vie “nuove” come il dictator, oppure la democrazia “digitale”, una soluzione bisogna trovarla.

In realtà, la soluzione c’è ed è semplice.
Concediamo pure tutti i contatti che desiderano, però se un solo euro passa dalle mani di chicchessia ad un politico, si va in galera, con processo per direttissima. I 5 Stelle hanno dimostrato che gli stipendi dei parlamentari sono ampi e sufficienti per garantire la sopravvivenza di una forza politica: praticano un prelievo che finisce in un fondo di finanziamento per le imprese, tutti lo sanno.
Il vecchio PCI faceva qualcosa di analogo: prelevava una quota sugli stipendi per finanziare il partito.

Da quei tempi, sono stati aggiunti allo stipendio una quota per chi risiede lontano (che percepiscono anche i romani!) e la disponibilità di uno studio in appositi palazzi, che lo Stato affitta per loro: non si comprende di cosa, oltre a tutto ciò, abbiano bisogno.
La spesa per i soli stipendi dei parlamentari (sola Camera) ammonta, annualmente, a 784 milioni di euro (2): vogliamo dire che con la metà – visto che per il resto (viaggi, telefono, ecc) sono spesati – potrebbero autofinanziare la loro forza politica? Considerando anche il Senato, quasi 600 milioni non bastano?

Non pensate – oh, mio Dio! Con tutti i gravi problemi dell’immigrazione e della guerra imminente che ci stanno addosso… – questo viene a scrivere di “tagliare le unghie” ai parlamentari!
Se la pensate così, scusate, ma non avete capito nulla dell’articolo.
Se un lobbista propone delle finestre sghimbesce, ma lo propone al parlamentare con una robusta mazzetta, state certi che quelle finestre avranno diritto a delle detrazioni, se poi lasciano passare vento e tempesta…beh…io i soldi li ho presi!

In realtà, se hanno bisogno di così tanti soldi, significa che i voti li comprano attraverso le mafie e allora…tutto l’ambaradan della democrazia va a farsi benedire!

Volete un esempio?
Se abitate in luoghi dove nevica, avrete senz’altro notato gli spartineve passare con la lama anteriore alzata di una decina di centimetri. Perché? Poiché, se passano con la lama contro il fondo della strada la rovinano: per questa ragione, le lame degli spartineve sono dotate di una guarnizione di gomma dura. Già…ma la guarnizione si consuma…e costano circa 50 euro l’una…in più, per prendere l’appalto, siamo stati costretti ad “ungere” chi di dovere…la soluzione? Passate, così i cittadini ci vedono, ma…alzate la pala in modo che non tocchi terra, altrimenti siamo rovinati! Così, lasciano uno strato di qualche centimetro, che di notte gela: se siete finiti contro un palo – e dovete dare 5.000 euro al carrozziere – adesso conoscete la ragione di quei comportamenti assurdi.

Come in questi modesti esempi, si comportano per le grandi scelte strategiche: ci sarebbe convenuto – ma di molto! – comprare i Mig-29K per la nostra portaerei (modificando il ponte di volo) a 16 milioni di dollari il pezzo (come ha fatto l’India) piuttosto che aspettare l’F-35B, ad un costo di 122,8 l’uno! Quattro volte tanto per un solo aereo! Notate che il Mig-29K è stato modificato con avionica moderna! Ed armamento di prim’ordine…ma…qualcuno ha pagato di più, e allora…è la legge delle lobby, baby, su, non piangere…
L’India è veramente la più grande democrazia del mondo.

In democrazia, il parlamento deve decidere quali siano le migliori scelte per la nazione, ossia devono parlare, dimostrare, confrontarsi anche in modo acceso…ma…se lo fanno soltanto per meri motivi di cassa, quale garanzia abbiamo noi che le scelte operate siano le migliori?

Avanti così: ci rivediamo la prossima estate, con i parlamentari a zonzo per il Mediterraneo coi loro favolosi yachts – che i cantieri sfornano sulle banchine già iscritti alle Cayman, pronti per diventare tangenti – e finire sui rotocalchi “rosa”, con attrici al seguito e champagne a fiumi. Viva la democrazia!

17 marzo 2015

Arriva la Primavera, e i...x mille, ma a chi, e per che cosa?









Cosa possiamo scrivere d’interessante, che solletichi il lettore? Forse che Ercole Incalza – dirigente ministeriale – è (forse) un corrotto? Beh, lo hanno appena arrestato...oppure che Stefano Perotti e suo cognato, Giorgio Mor, chiacchieravano al cellulare con la scheda di un sacerdote morto “suicida”?
No, potremmo continuare per righe e righe senza destare il minimo interesse: sappiamo di vivere nel Paese più corrotto del mondo, sappiamo che l’insieme dei delinquenti, degli assassini, dei pregiudicati cosignifica ampiamente con quello dei politici, soltanto chi non è politico va veramente in galera. Gli altri no, sono tutti prescritti od assolti.
Vogliamo invece parlare di numeri, di soldi. Presi, rubati, come sempre.

Viene la Primavera, e...non arriva soltanto la bella stagione, ma anche la dichiarazione dei redditi, 730 e tutto il resto. E cosa c’è nella dichiarazione dei redditi? Un x mille di qualcosa.
Me li vedo: “’Sti soldi per l’Expo – voglio dì, per quelle cose che cce stanno appresso, tu m’hai capito – dove li pigliammo?”
“E...dal bilancio...”
“Già, ma ce vò la copertura, altrimenti...”
“Famme pensà...e se ce inventassimo un altro x mille? Tanto so’ x mille...manco se n’accorgono...”

Un tempo non esisteva niente del genere, le tasse erano solo dei “percento”, poi qualcuno ne inventò una veramente grandiosa: non vi pigliamo soldi in più, sono soldi già conteggiati nel bilancio dello Stato che vengono destinati ad altre cose...

Punto primo: nel bilancio di uno Stato esiste un meccanismo (come in qualsiasi bilancio) che si chiama “storno”. Ossia: destino una quota ad una voce di spesa poi, mediante lo storno, li faccio girare dieci volte su dieci capitoli diversi e alla fine – se mi garba – me li ficco pure in tasca mia. Non è così che va? Qualcuno si alzi e dica: no, non è così...
Punto secondo: il Marchese di La Palisse già gode per questo sillogismo, che gli possiamo pure assegnare senza nessun patema. “Se quei soldi non li dovessi dare, rimarrebbero in tasca mia”. Punto e basta. Se il bilancio è 10 e non dovessi pagare quelle cifre, sarebbe 9 ed 1 mi resterebbe in tasca.
Ma quanto è ‘sto x mille, che sembra quasi la cassetta delle elemosine?

I x mille, dall’originario 8 per la Chiesa, si sono moltiplicati: non è forse vero che esiste la parabola dei pani e dei pesci? E poi, non li vogliamo dare quattro soldi ai preti per le attività assistenziali? Qualche prete perbene lo conosco (pochi, a dire il vero) e nessuno m’ha mai raccontato di quei soldi, ossia che glieli abbiano messi in mano per darli alla vecchietta con una pensione da terzo mondo. Ma la Chiesa – si sa – è una struttura caritatevole, in tempi passati non ha trafficato con Calvi e Sindona, in tempi recenti non ha lavorato con preti poi finiti in arresto (1) e non fa traffici strani? (2)
Non è forse vero che, a Roma, tutti i conventi e conventicole fanno gli albergatori in nero? Mio padre rimase stupito quando, alla reception, comunicatoci il conto, tirò fuori qualche biglietto da cento euro e la suorina sudamericana...se li ficcò nel reggipetto! Poi, ci chiese se volevamo andare a messa: comincia fra dieci minuti. Mio padre (cattolico convinto e molto devoto) si ricordò che, quell’abitudine, era lo standard delle case chiuse e ne rimase un po’ stupito. Ah: di ricevute, manco l’ombra.

Allora, gente: vendetevi qualche migliaio di proprietà immobiliari che avete in giro per la penisola, poi fate tutta la beneficenza che desiderate, come recita il Vangelo. A Genova dicono: “E’ facile fare il buliccio con il culo degli altri”.

La famiglia dell’8 per mille è cresciuta, ma bisognava spaziare oltre, fuori dalle religioni, verso la “religione profana” dei nostri tempi: la scienza. E così è stato tutto un fiorire di ONG, ONLUS e compagnia cantante – qualcuna rispettabile, altre meno, alle quali si sono aggiunti i comuni ed il Ministero dei Beni Culturali, che volete...  – che si dividono il 5 x mille. Da ultimo – la vergogna non la conoscono proprio – i politici hanno ottenuto il 2 per mille (ma vedrete che crescerà, crescerà...) per i loro bisognini.

In tutto fa il 15 x 1000, ossia l’1,5% del reddito degli italiani che svolgono attività o le hanno svolte (pensionati). Quanto fa?

Per la platea ci sono dati abbastanza credibili: 38 milioni e 300mila circa, suddivisi in 22,5 milioni di lavoratori ed in 15,8 milioni di pensionati. Il reddito? Questo è più difficile, potremo solo dare cifre “di grandezza” poiché non abbiamo la voglia ed il tempo per un’analisi più accurata, che – d’altro canto – lascerebbe il tempo che trova: non è qualche decimale in più od in meno a fare la differenza.
Io, che come pensionato percepisco fra i 1500 ed i 2000 euro il mese (una retribuzione media, se consideriamo anche gli alti redditi), pagherò (sul lordo) una cifra intorno ai 400 euro l’anno: non sono proprio “spiccioli” come vogliono far credere.
Gli italiani, per il “15 x mille”, tireranno fuori una cifra dell’ordine di 15 miliardi e mezzo: proprio oggi, il “Fatto Quotidiano” comunica che – intorno all’EXPO – sono “girati” 24 miliardi di tangenti. Sarà vero? Non lo so.

C’è poi l’altro capitolo, che inizia a Febbraio e termina a Novembre: le addizionali per gli Enti Locali, Comuni e Regioni: le Province (abolite?) prendevano soldi dalla RCA dell’auto e da altri cespiti. Quando saranno completamente estinte, chi si aggiudicherà quei soldi?

In questo caso, si deve distinguere fra lavoratori e pensionati: un lavoratore versa di più, un pensionato circa la metà. Quanto fa?

Se considero mensilmente quanto pagavo quando insegnavo (60 euro circa) ed oggi (35 euro circa), viene fuori che i lavoratori pagano circa 13,5 miliardi ed i pensionati 5 miliardi e mezzo: totale, 19 miliardi tondi tondi, per foraggiare le Regioni più tangentare d’Europa ed i Comuni i quali, quando sono grandi (vedi Roma), non scherzano proprio.

In totale, cari italiani, nelle pieghe dei bilanci vi hanno occultato due tasse per complessivi 35 miliardi di euro annui, un gettito che si perde in mille rivoli e che può alimentare ogni genere di camarilla. E, oltretutto, una cifra di tutto rispetto: tanto per capirci, per il programma F-35 la spesa prevista è di 13 miliardi.

Eppure, nessuno lo dice e nessuno protesta: tutti pagano in silenzio come pagano l’abbonamento Tv e le mille altre stronzate che ci propinano.

Landini parla di “equità sociale”, ma la Camusso subito lo redarguisce: “Il sindacato non fa politica”. Ci sarebbe da ridere.
Forse, l’unica speranza per l’Italia sarebbe una formazione composta da Landini, Cremaschi, Zagrebelsky ed i suoi “costituzionalisti”, Articolo 31, Don Ciotti e pochi altri. Ci credete che lo faranno? Io poco.


01 ottobre 2014

La parabola calante di Renzie e la santa anima di Bettino



Tre storielle edificanti, ad usum Renzi-dipendenti, per spiegare come mai l’Italia è l’unico Paese europeo ad avere crescita negativa, dopo strombazzamenti vari, a partire dagli 80 euro in poi.




Ragioneria dello Stato: ovvero, la “verità contabile”



“Pronto, è la Ragioneria dello Stato, ufficio stipendi?”

“Sì”

“Sono…e vorrei sapere a che punto è la mia pratica di stipendio – visto che avete bloccato lo stipendio di Agosto – senza la quale non posso accedere alla pensione…e i soldi che mi dovete?”

“Sì…dunque…ehm…vede: da un anno a questa parte, c’è una nuova procedura. Il tutto deve essere vistato dalla Commissione.”

“E cos’è ‘sta Commissione?”

“Nulla…è un nostro ufficio interno…però deve rivedere il tutto e vistare la pratica, così – dopo – io posso inviare a Latina tutto il suo incartamento e, finalmente, possono mettere in pagamento le sue spettanze…”

“Quindi, se la Commissione vista il tutto…”

“Eh, non so…dovrebbe farlo entro questa settimana (ma è l’ufficio a fianco!!! mi trattengo), altrimenti slitterà il 18…”

“E se slitta il 18?”

“Perdiamo la “finestra” – ancora ‘ste finestre! – per mettere in pagamento la sua pratica e saltiamo dalla fine di Settembre alla metà di Ottobre per avere il mandato di pagamento effettivo…sa, a Latina devono avere il tempo d’istruire la pratica…”

“Perché, allora, m’avete bloccato lo stipendio di Agosto? Io non vedo un soldo da Luglio! E mi dovete quasi 10.000 euro!”

“Per una questione contabile…di “praticità”…siccome lei ad Agosto era già in pensione, non era corretto…meglio chiudere la partita contabile stipendiale e, poi, aprire quella pensionistica…”

E io aspetto: le rammento che una parte dei miei antenati erano tedeschi.

“Ah sì? E di dove? Mio fratello insegna a Mannheim…”

“Le ha detto come trattano lassù queste cose?”

“Sì, me lo ha raccontato.” E tace.



Una vicenda di “de-materializzazione”



Ancora incazzato per la telefonata, decido di recarmi dal medico: deve consegnarmi delle ricette…

Mentre attraverso il paesino, mi salta in mente una fantasia: che Cottarelli (o chi per esso) abbia inviato una circolare “riservata” dove, sostanzialmente, ricorda tutti i trucchi per rallentare i pagamenti? Ma questi sono atti pubblici: come possono esistere – in una democrazia – settori “off-limits” riservati soltanto ai massimi dirigenti? Perché esiste il sistema criptato SISSI per la scuola, dove tutto giunge dall’alto mentre dal basso non può partire nulla? Non è mica un’industria automobilistica, che deve proteggere le sue strategie di mercato!

Dal medico non c’è nessuno: sento la voce, “Avanti!”

Entro, e noto subito che è “nero”.

“Ho bisogno delle pastiglie per la pressione, la ricetta…”

Fa cenno d’aver capito e s’appressa alla tastiera: dopo un attimo, al posto della ricetta, esce dalla stampante un mezzo foglio bianco. Lo volto e, dietro, c’è la ricetta: solo che non è più il foglio prestampato, in genere stampato con l’inchiostro rosso, è un foglietto in formato A5 con i medesimi dati.

Non capisco la novità.

“La chiamano “de-materializzazione”: solo che, prima, agli stampati provvedevano loro, adesso è tutto a spese nostre.” Risponde abbacchiato.

Capisce dalla mia espressione il dubbio: beh, per un po’ di carta…

“E non è mica per la carta: questo scherzetto costa 700 euro all’amministrazione e 700 a noi, dicono per il programma…1400 euro a medico! Prima assicuravano che ce li avrebbero resi, oggi nicchiano…come andrà a finire?”

“Fammi vedere bene la faccia” ribatto per celia “no, non quella: l’altra…eh sì, sembra proprio che te l’abbiano messo nel…”

“Va a dar via il c… Carlo.”

Esco e rifletto: 700 euro a medico (e gli altri 700 a carico della Sanità? Esisteranno per davvero?) sono una cifra da far paura, soprattutto se riferita al numero di medici di base…ma quando mai – un programma che trae i dati da un database, li ordina nei rispettivi campi e invia tutto ad una stampante – deve costare così tanto?!? 20-30-50.000 euro sono cifre con le quali qualsiasi programmatore in poco tempo lo assembla. E ringrazia Dio per tanta manna. Sui 46.000 (circa) medici di famiglia italiani grava invece una spada di Damocle da 32 milioni di euro: alla faccia del programmino!



Vacance volée



Torno a casa e, visto che Ottobre si avvicina, provo a vedere se riesco a programmare quella vacanza in Spagna che attendiamo da tempo.

Invio la prima mail: periodo 1-7 Ottobre. No, ci dispiace, il 6 non è possibile. OK, allora 29-5. Niente: anche il 30 è occupato. Mandatemi una lista delle disponibilità! Va bene il 12-18 Ottobre? Provo a cambiare albergo, Regione, Stato...non rispondono più.

Il viaggio l’avevo vinto con la solita formula “paghi solo il vitto, pernottamenti gratis” e invece questi di EUROREST fanno i furbi. Hanno chiesto circa 20 euro d’anticipo e adesso…voilà! Gli alberghi rispondono picche. Una truffa ben congegnata: butto due parole su Google e tutto è chiaro, ci sono cascati in migliaia – solo in Italia, ovvio, all’estero li sbattono in galera per truffa – adesso rispondono…fammi causa!

Li denuncerò, ma…quanto tempo la denuncia trascorrerà sulla scrivania di un magistrato (se mai ci arriverà) prima d’essere archiviata? Il solito gioco delle scatole cinesi: un magistrato c’impazzisce dietro per poi trovarsi come unico destinatario un conto alle Cayman, il quale corrisponde ad un nero che fa il raccoglitore di banane e che non ne sa nulla, oppure in Lussemburgo dove ci vuole una rogatoria millenaria…t’hanno fregato 20 euro…va beh, capita…ecco cosa pensa l’italiano medio.



Adesso chiariamo perché queste storie si collegano con Renzi e con la buonanima di Craxi: ci vorranno pochi attimi per capirlo.

Intanto, per Renzi e la sua cricca è arrivata una scoppola di quelle serie: l’unico Paese europeo ad essere ancora in recessione, mentre gli altri Paesi europei almeno stanno sopra lo zero. Non stanno nemmeno bene loro, ma noi stiamo peggio.

Lasciamo stare le caccole come gli 80 euro od il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione – che ritenevano avrebbero smosso mari e monti – e che invece sono, semplicemente, scomparsi dal panorama economico.

Le ragioni?



Gli 80 euro sono arrivati in famiglie dove nemmeno 800 euro sarebbero bastati per osservare qualche timido rilancio dell’economia perché – nel frattempo – sono calate sulle loro teste tante gabelle ed imposizioni fiscali che le hanno annichilite. Che ci fai con 80 euro? Ci paghi una badante? Le tasse universitarie? L’auto che non ne può più?

E i debiti della Pubblica Amministrazione? Sì, sono stati pagati…tutti? Beh, quelli che sono rimasti. Quante aziende hanno chiuso negli ultimi anni? Una media di 2 ogni ora, 14.256 nel solo 2013, 59.570 negli ultimi cinque anni (1).

Come avviene il processo?



Basta che un’azienda ritardi un pagamento un poco oltre la normalità (ad es. da 30-60 giorni a 150 ed oltre) che si scatena l’effetto domino, soprattutto perché il sistema bancario non interviene. Ma il sistema bancario, a sua volta, deve proteggersi dalle insolvenze, poiché anche la banca è un’azienda.

Chi è il primo “cattivo pagatore” dell’ex Belpaese? Lo Stato.



Quando lo Stato decide finalmente di pagare, molte di quelle aziende non esistono più: in questo modo – grazie alla lentezza della giustizia (in particolare, le procedure fallimentari) – lo Stato finisce per “dirli ma non darli”, ossia promette qualcosa quando i ricettori non ci sono più od hanno cambiato ragione sociale, ecc.

Il risultato è il crollo del sistema delle imprese: ecco spiegato il dato anomalo dell’Italia, quel -0,4% del PIL.

Chi paga la vera crisi? Chi lavora: piccoli e medi imprenditori, tecnici, impiegati ed operai, che si trovano senza soldi o senza stipendi.

E dove li spende lo Stato tutti ‘sti soldi?



Elaborando i dati sul numero di dipendenti pubblici moltiplicato la spesa media per dipendente, s’evince che lo Stato (in tutte le sue articolazioni, centrali e periferiche) spende 173 miliardi l’anno per pagare i dipendenti pubblici (2). Ribadisco, compresa anche la spesa per gli Enti Locali (e quindi la Sanità), ma non considerando le spese per mantenere i politici di tutte le razze e di tutte le piazze.

Ci sono, però, i “sotto-politici”, ossia tutta la ghenga dei dirigenti che, in Italia, sono una marea:



“Un’elaborazione della Cisl-Fp, basata sul dossier della Corte dei Conti del 2013 sul costo del lavoro pubblico, arriva a contare 168 mila dirigenti e una spesa lorda per le loro retribuzioni di quasi 15 miliardi l’anno. Ma il confronto con un altro rapporto – realizzato dal professore Roberto Perotti per Lavoce.info – evidenzia una serie di lacune: dai 16 mila ufficiali delle forze armate ai 3987 dirigenti dei corpi di polizia, fino ai 9754 magistrati. Figure che, per ruolo e reddito, sicuramente vanno considerate nel novero della dirigenza. Integrando i rilevamenti, si arriva a quasi 200 mila.” (3)



Se sommiamo questi quadri dirigenziali, giungiamo ad una spesa di circa 20 miliardi, che rappresenta più del 10% del totale di circa 193 miliardi.

A quanto ammonta la spesa pubblica?



Sempre considerando l’anno 2010, sono 723,3 miliardi al netto degli interessi (4). Sottraendo i 193 miliardi delle retribuzioni, rimangono più di 500 miliardi: cosa rappresentano? Dovrebbero rappresentare le spese in conto capitale, ossia tutto ciò che lo Stato acquista o finanzia: dall’F-35 al temperamatite, dal ponte ai materiali per la strada da riparare, dalle medicine per gli ospedali ai computer, dal sostegno per tutti gli sfigati a quello per l’editoria, alle auto...fino ai preservativi per i militari all’estero. Insomma: tutto.



Ora, spicchiamo un salto nel passato ed atterriamo alla Camera dei Deputati il 29 Aprile del 1993:



“...i finanziamenti illeciti sarebbero stati necessari alla vita politica dei partiti e delle loro organizzazioni per il mantenimento delle strutture e per la realizzazione delle varie iniziative; il suo partito non si sarebbe discostato da questo generale comportamento[80] e, quindi, più che dichiarare sé stesso innocente, Craxi giungeva a sostenere che egli era colpevole né più né meno di tutti gli altri.”



Bettino Craxi, sostanzialmente, affermava d’essere sì colpevole, ma come tutti gli altri di tutti i partiti, nessuno escluso.



Da quei tempi ci è giunto il ben noto “Teorema di Craxi”, secondo il quale ogni esborso dello Stato – sotto qualsiasi forma – è “tassato” con un 30% per pagare le tangenti. Sarà vero? Non lo sappiamo.

L’UE sostiene (5) che la corruzione, in Europa, è pari a 120 miliardi di euro, dei quali la metà è generata dallo Stato italiano. Secondo il Teorema di Craxi, invece, il 30% delle spese in conto capitale renderebbe 150 miliardi: la corruzione italiana starebbe dunque in una forbice fra 60 e 150 miliardi di euro, sempre che non vi siano altri elementi da valutare (le Mafie?).



Controprove? Non ce ne sono. Certezze? Da cercare col lanternino. Ci sono però elementi che suffragano la ladroneria generale, dalla nota teoria del “a mia insaputa” – iniziata da Scajola ed oggi di gran moda – per finire con i porti ed i cantieri italiani zeppi di “incrociatori” da milioni e milioni di euro, che non si sa di chi sono. Qualcuno, addirittura, è fermo da anni perché sequestrato dalla Magistratura: il pagamento del porto? Mettete in conto...

Una delle forme più in voga, oggi, per pagare tangenti è proprio la nautica: dai cantieri italiani (fatevi un giro...) escono già belle che pronti, con sulla poppa i nomi dei porti d’iscrizione “Cayman”, “Guernesey”, eccetera...tutti i paradisi fiscali del mondo.



Comunque sia, la corruzione che subiamo è una cifra iperbolica: la vera sanguisuga degli italiani.

Le soluzioni prospettate dal governo sono puerili: dare un “assaggio” di TFR agli italiani (soldi loro! e tassati!)

a Natale, così faranno risollevare il sacro PIL. Della serie: raccolgo io parte del grano del tuo campo, per rendertelo a suo tempo...anzi no...te ne do subito una parte...ma una parte di quella parte me la tengo. E per sempre! Mannaggia che affare!



Sono soluzioni da apprendisti stregoni, da fattucchiere della spesa pubblica, che non hanno nessun riscontro nella vera economia di uno stato e nemmeno in quella ufficiale, già di per sé divenuta una barzelletta.



Ora, so di toccare tasti dolenti, ma devo farlo. Mi riferisco ai vari sostenitori di teorie economiche innovative che tutto renderebbero più semplice. Dal signoraggio in poi.

Signori signoraggisti: giusto indicare il “prelievo” – illegale – del sistema bancario sulla creazione di moneta, ma – se non lo diamo alle banche lo diamo allo Stato, ossia alla collettività (come, in parte, un tempo) – ora...mumble mumble...a chi lo diamo? Quale malfattore preferiamo? Renzi (se potesse) si leccherebbe i baffi e tutta la ghenga sarebbe felice di spartirsi la torta.



Signori “innovatori” di teorie economiche: a chi le proponete? A noi, popolo da 1.000 euro il mese? Giusto: ma gli altri – quelli da 10.000 e più euro il mese – saranno d’accordo? E come faremo a portarle avanti? Con chi? Non mi raccontate di Grillo o di Tsipras (un comico che dice ogni giorno il contrario del contrario di ieri associato ad un allampanato imprenditore...ed un oriundo comprato all’estero, perché d’italiani “di sinistra” s’era persa la razza). Va beh, facciamo giocare ‘sto Tsipras...poi, magari lo rivendiamo al Real Mad...scusate, alla Spagna.



Ecco che si torna da capo: “Unica soluzione è la rivoluzione”, affermava Lenin. E mi sa che aveva ragione.



(1) Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-01-23/in-italia-chiudono-due-imprese-ogni-ora-cinque-anni-perse-60mila-aziende-174528.shtml?uuid=ABjyzjr



(2) Fonte: elaborato (anno 2010) da: http://www.fermareildeclino.it/fare/approfondimento-spesa-pubblica-per-stipendi-nella-pa



(3) http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/02/16/news/quanto-costa-la-pubblica-amministrazione-ecco-i-nomi-e-gli-stipendi-dei-paperoni-di-stato-1.153347



(4) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Spesa_pubblica



(5) Fonte: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2014-02-04/allarme-corruzione-europa-meta-142330.php

21 dicembre 2012

Assalto finale: a colpi di fucili a tappi e monete del Monopoli



Mi sono spesso chiesto se le soluzioni “monetaristiche”, proposte da parecchi “think tank” per uscire dalla crisi (vera, falsa, inventata, ecc, poco importa), siano sufficienti per un Paese come l’Italia.

Chi crede in una nuova moneta, chi nell’allontanamento dall’Europa, chi al “congelamento” del debito pubblico (varie forme ed ipotesi), chi santifica l’euro e chi lo mette all’Inferno…ce n’è per tutte le tasche, le razze e le religioni.

Personalmente, sono rimasto vicino alle tesi di Mimmo de Simone e del prof. Auriti, ma non è nemmeno quel che Bertani crede così importante: vorrei chiedere a tutti – visto che i miei articoli fanno il giro del Web – di leggere questo articolo ed i fatti riportati, poi di stendere i piani per un nuovo governo (o roba del genere, massima libertà) che non comporti soluzioni drastiche. Ossia fucilazioni, impiccagioni, ecc.



Il primo caso è ancora legato al Ponte sullo Stretto, che ci costerà 500 milioni di euro prima di cominciare: invito caldamente a leggere (1) l’articolo con la dettagliata storia del misfatto, del quale farò una sintesi.

Nel 2006 (27 Marzo) viene firmato il contratto con Impregilo & altri che, attenzione, non comporta penali. Ma il diavolo è birbone e la coppia Matteoli-Micciché, subito dopo, introduce una nuova clausola nel contratto, la quale fissa in 540 giorni il pagamento della penale “a meno che il progetto non venga rifiutato dal CIPE” (presidente Micciché).

L’anima nera della vicenda è però Pietro Ciucci il quale, oltre che amministratore delegato della società Stretto di Messina S.p.A., è presidente dell’ANAS. Sì, strade (pubbliche) e ponti (semi-privati) che s’incontrano e festeggiano! Un bel conflitto d’interesse, ma passiamo oltre.

C’è una clausola che renderebbe tutto più facile, visto che la costruzione del ponte non è stata decisa, ossia che il CIPE (presidente Micciché) bocciasse il progetto: tutto tornerebbe da capo, a bocce ferme. Già, ma la società ha già l’acquolina in bocca per quei 500 milioni di penale, che consentono anche robuste tangenti. Ipotizziamo, non ne abbiamo prove.

Fra Inferno e Paradiso (contribuenti che pagano e aziende che intascano) avvengono anche i miracoli: eh sì, miracolo a Messina, tutti si sono scordati dello scorrere del tempo. Che caso.

I 540 giorni sono scaduti lo scorso 3 Novembre (2012) e Ciucci si è presentato all’incasso: strano modo d’incassare, con la destra (pubblica) “qualcuno” pagherà e con la sinistra (privata) “qualcuno” incasserà.

E il Governo? I ministri competenti?



Per quanto ne sappiamo – Passera e Clini, immaginiamo – hanno taciuto, salvo emanare in zona Cesarini un decreto che “ferma tutto per due anni”: un decreto chiaramente illegale, come ha evidenziato Ciucci, un tentativo stupido, giacché una società è straniera, ecc, ecc. Bastava rifiutare il progetto: oh, quale ingenuità da parte dei due ministri!

Il primo ha scaldato una sedia per un anno fotocopiando una serie di decreti “Sviluppo Italia” dei quali nessuno s’è accorto, il secondo ha ancora il relitto della Concordia a bagno. Aspetterà una mareggiata come si deve che la faccia affondare.

Possiamo, dobbiamo veramente credere che le cose siano andate così, oppure – buona la seconda – che fossero tutti d’accordo?

Tanto c’è il pozzo di san Patrizio delle tasse e delle nuove pensioni, che forniscono abbondante moneta: tu, fatti mangiare la tredicesima (se ce l’hai) per pagare l’IMU e lavora fino a 70 anni.

Intanto, 500 milioni per loro signori, senza muovere un dito. E passiamo alla seconda.



Per la seconda storia dobbiamo fare la conoscenza di Francesco Bellavista Calagirone, un nome che è tutto un programma: che sia un parente della contessa Viendalmare di fantozziana memoria?

Difatti, Bellavista Caltagirone è proprio sul mare che opera: è un costruttore di porti turistici, è quello che dovrebbero risolvere l’annoso problema dei posti barca in Italia e, soprattutto, dei prezzi.



Apriamo una breve parentesi: in Italia, se hai una barca, devi essere ricco per forza. Dunque, giù a stramazzarti di tasse e su con i prezzi dei noleggi: tanto, sono ricchi. In questo modo, la nautica italiana sta scomparendo: ai saloni si vedono solo più “barche da sogno” che costano milioni di euro e la classe media, oramai, non ha più possibilità di navigare. Difatti, i porti sono zeppi d’inserzioni di barche in vendita e il mercato delle barche “medie” (7-10 m) sta sparendo, insieme a quello dei gommoni e tutto il resto.

Risultato: i litorali italiani, d’Estate, sono sempre più deserti, mentre Dalmazia, Francia e Spagna ringraziano. Per la Francia bisogna aggiungere una nota: la Costa Azzurra è oramai, per prezzi (anche immobiliari) “diventata Italia” (per l’invasione italiana dei piccoli natanti) e i francesi sono un poco incazzati. Bisogna andare oltre la Camargue per trovare “prezzi francesi”.

Chissà perché, nel resto d’Europa il problema degli ormeggi non esiste: da Lisbona a Lubecca (Gran Bretagna compresa) si trova sempre posto e, per tenere all’ormeggio una barca, non ti devi svenare. E sì che hanno pure un problemino da nulla in aggiunta: la marea!



Se, invece, entriamo in un porto turistico italiano tutto sembra statico, immutabile: le barche sono sempre le stesse – escono raramente – e appassiscono così, di anno in anno, intristite dalla noia. Perché la barca è femmina, e se non vede un po’ di gente per chiacchierare s’avvolga di malinconia.

Quando, poi, chiedete notizie dei proprietari dei “mastodonti” allineati in banchina le risposte sono sempre le solite: “La barca è sequestrata, lui era in galera, ora deve essere uscito ma è ai domiciliari…” “Venivano, ogni tanto, poi più nulla: ho saputo che abitano in Ungheria…” “E’ stato coinvolto in uno scandalo, una storia di tangenti…adesso vive alle Cayman…”. E si potrebbe continuare.

Quelle non sono barche: sono soltanto lo status symbol, ossia la presenza, visibile e palpabile, nel mondo reale dello stuolo di faccendieri che ruotano intorno alla politica.

Oh che bel mestiere, fare il faccendiere…belle ragazze in bikini sul ponte, poi si esce e quelle muoiono dalla voglia di levarselo. Per prendere il sole: cosa avevate capito?

Come sono lontani i tempi nei quali Albert Einstein confessava: “Mi piace andare in vela, perché è lo sport meno faticoso che esista”. E’ vero: è la testa, soprattutto, che deve lavorare.

Come mai è finita così? Andiamo a chiederlo al nostro Francesco Bellavista Caltagirone, andiamo ad ascoltare cosa è successo a Fiumicino e, prima, ad Imperia dove sono (ancora in costruzione, ma bloccati dalle inchieste) porti colossali.



Il nome della società che vinse l’appalto era tutto un programma: Acqua Pia Antica Marcia, di Francesco Bellavista Caltagirone, ovviamente. Acqua (logico), Pia (sa di finanze vaticane o roba del genere), Antica (siamo qui da sempre, siamo solidi) e Marcia (la realtà): che poi corrisponda a qualche toponimo poco importa.

Anche qui, la fonte è in nota (2) ma vedrò di riassumere.



Il sistema è sempre il solito: siccome entrano nel “giro” dei finanziatori le istituzioni (Comune, Regione, ecc) il piatto deve essere ricco, più ricco del necessario. E così è: 400 milioni, lo volete o no il porto?

Poi, inizia il balletto dei subappalti (che vi risparmio): tutto finisce con un’azienda di Reggio nell’Emilia (altre fonti riportano Torino) la quale esegue materialmente i lavori per circa 100 milioni di euro.

E gli altri 300? Mistero.

Evidentemente, ci voleva qualche soldino in più per eseguire dei lavori “veri”, perché i moli galleggianti affondano subito e la diga foranea ci metterà solo un po’ di più a scendere a mare, poiché la base di tetraedri di cemento è stata posata male. La Magistratura sequestra tutto, ossia dei rottami.

Non preoccupatevi per l’azienda che ha materialmente costruito: di norma falliscono ed i veri proprietari finiscono in qualche paradiso fiscale (dove non è prevista l’estradizione).

Ah, un’ultima nota: adesso Fiumicino vuole anche il porto mercantile – e te pareva! dopo un simile “successo” – speriamo che il giro degli appalti, anche questa volta, sia bonario. Come gli Dei.



Precedentemente, Bellavista Caltagirone (che, riconosciamo, ha una gran “bella vista” per gli affari) era stato coinvolto e carcerato per quella che doveva essere la “truffa del secolo” nel campo dei porti: Imperia.

Qui, la storia (3) ha anche i connotati del feuilleton d’appendice: c’è la bella “vedova allegra” – Beatrice Cozzi Parodi – che diventa la compagna di Bellavista Caltagirone e, contemporaneamente, presidente della società “Porto di Imperia”.

Non può mancare il ministro (Scajola), che incamera – grazie ai suoi servigi – due posti barca giganteschi: almeno, questa volta, ha la decenza di raccontare che erano “soldi della moglie”; non è avvenuto “a sua insaputa”, come l’appartamento sul Colosseo.

Gli inquirenti, però, scoprono che tutti gli incontri avvenivano in un apposito bunker a prova d’intercettazioni ambientali: sarà per questo che ‘ste intercettazioni si devono levare? In ogni modo, tutto è fermo finché la magistratura non troverà il bandolo del guazzabuglio, subappalti e mazzette, quando lo troverà…beh, ci saranno le prescrizioni…poi le estradizioni…le rogatorie…

Intanto, per mettere a mare una barchetta non c’è posto.



C’è un ultimo aspetto da valutare: la legge danese. E che c’entra, chiederete voi?

C’entra perché alla costruzione del ponte di Øresund (4), che collega Danimarca e Svezia (15,9 km) è stato inaugurato nel 2000, è costato 3,5 miliardi di dollari e sette anni di lavori. Tutto è filato liscio come l’olio e non ci sono stati strascichi di nessun tipo. Vi hanno partecipato, per i subappalti, anche aziende italiane.

Ah, la legislazione danese comporta che, definito il progetto, si stende un contratto con i tempi di costruzione richiesti dal responsabile/i e pattuiti con l’amministrazione. Scaduto il termine, se gli impegni contrattuali non sono stati rispettati, il responsabile (e chi ha firmato il contratto con lui) va in galera. Non mi pare che serva continuare.



Crediamo ce ne sia abbastanza per tornare al punto dal quale eravamo partiti: una soluzione “monetaristica” oppure l’azzeramento di una classe dirigente? Nessuna delle due è proprio a portata di mano, c’è però una corposa idiosincrasia – diffusa in tutti i ceti, soprattutto popolari – per le spese folli di questa classe politica, mentre non sentiamo parimenti voci di dissenso per la moneta. Anzi, l’euro viene visto (a torto od a ragione, per me a torto) come un’ancora di salvezza.

Dunque, le dissertazioni monetarie et similia coinvolgono forse l’1% della popolazione: è un argomento per “addetti ai lavori”, è normale che sia così.

Le folli spese della Casta, invece, sono sotto gli occhi di tutti – ancora oggi, con la legge di “Stabilità” s’è assistito ad un assalto immondo – come ad esempio i 35 milioni di euro stanziati per la ricostruzione del Belice.

Il terremoto avvenne nel 1968: fino ad ora dove hanno vissuto?

Poi ci sono i soliti 2,25 miliardi per la TAV, i maestri di sci che Sacconi aveva raccomandato alla Fornero a Monza (c’è anche il video), centenari verdiani, 3,7 milioni per risarcire il disastro aereo di Monte Serra del 1977…l’elenco è in nota (5), sono le solite regalie elettorali.



La domanda è semplice: quanti italiani sono a conoscenza delle teorie monetaristiche e quanti sanno d’essere presi per il sedere da un branco di rubagalline?

Non sto affermando che il dibattito su una diversa finanza sia inutile, sto soltanto dicendo che non smuoverà mai nessuno di là di un convegno, un seminario: la consapevolezza d’essere a bagno, preda delle sanguisughe montiane, berlusconiane e bersaniane, ce l’hanno quasi tutti.



E veniamo alle soluzioni.

Avete dimestichezza con le armi da fuoco? Conoscete e sapete trattare gli esplosivi? Possedete qualcosa in più di un fucile da caccia e di un vecchio “ferro” lasciato dal nonno? Se la risposta è sì – al punto, diciamo…di mettere insieme un milione d’armati, organizzati militarmente, addestrati e consapevoli dei rischi che corrono – allora sì, si può fare.

Date pure sfogo ai vostri sogni, quando arriva la cartella di Equitalia, di sommosse e rivoluzioni: immaginate i ministri sotto sequestro, giudicati da una giuria popolare e tutto il resto.

Non c’è questa possibilità? Meglio, vi rispondo, perché ricordate che l’avversario e senz’altro più armato ed addestrato di voi ed ha un’organizzazione capillare: vengono alle 3 di notte e vi mettono tutti in un sacco.

Sono le cose che dissi 40 anni fa quando s’iniziò ad avvertire il sapore dell’olio per le armi, che non mi vide partecipe a nulla (nonostante abbia subito due perquisizioni, una della DIGOS ed una del Mossad): il tempo mi diede ragione.



Ora vi chiedo: se, per caso, qualcuno riuscisse a mettere insieme con un miracolo – lavoro duro, anni ed anni passati a costruire un movimento – lo gettereste al vento, vero? Tanto ci sono le rivoluzioni che finiscono nel sangue e le teorie economiche che salvano tutto. I sogni di Lenin e dell’incrociatore Aurora…Sojùz nerušìmyj respùblik svobòdnych…e, per i secondi, la sequenza di Mary Poppins dove tutti rivogliono i loro soldi e la banca va a gambe all’aria.

Non intendo proseguire, perché è evidente che si tratta di elucubrazioni puerili.



Proviamo a dare fiducia, per una volta, ai ragazzi di Grillo: sono inesperti, lo so, sono gente come noi che tenta una grande avventura, forse troppo grande per le loro competenze ma, domineddio, proviamo a credere in qualcosa prima di demolirlo, per una volta! Ma che ci costa? Dopo aver votato dai “Palastilisti a Padri Maristi” – come ricordava De André – ci facciamo spaventare dallo “stalinismo” di Grillo?

Avete sentito cosa ha detto Dario Fo sulla questione delle “epurazioni”? Giuste: lo sapevano prima che la Tv era out, perché c’è un preciso metodo comunicativo dietro, quello di confonderli con la marea d’idioti che frequentano i canali Tv. E Grillo vuole evitarlo.



Almeno, che siano onesti, non ci piove: se avessero trovato solo un’infrazione per pesca sportiva senza permesso i mainstream di regime l’avrebbero ingigantita con frasi roboanti per screditarli, del tipo “i grillini razzolano bene, poi pescano le balene senza permesso”.

In questo sistema di potere il “metodo Boffo” lo usano tutti: ricordate cos’è successo a Di Pietro, basta una “velina” per una Gabanelli qualunque ed il mostro è fatto, anche se Di Pietro è stato ingenuo, pasticcione ed un po’ fesso, per non dir di peggio.

Il problema, che i mainstream avevano sottovalutato, è che lo stesso metodo può essere ribaltato contro di loro: ogni giorno, dal Web, giungono bordate che sfondano le paratie delle loro navi e sono letteralmente terrorizzati da questo “effetto boomerang”. Il media bi-direzionale li sconvolge e non sanno porvi rimedio: ci vuole tempo, e lo hanno sottovalutato.



Io stesso ho ricevuto proposte allettanti: perché? “Perché non abbiamo nessuno che sia in grado di gestire una comunicazione diretta e flessibile, gentile e tagliente come la tua”. Questo mi disse il rappresentante di un grande partito italiano.



Ora che c’è la possibilità di fare entrare in Parlamento una nutrita schiera di “sabotatori” delle istituzioni malate, ci tiriamo indietro? Per correre dietro a rivoluzioni “a venire” ed a magici numeretti contabili che sanno di fate morgane?



Mio padre ricordava sempre un detto, per avere coraggio: “Tu fallo, al massimo, dopo, dì che ti sei sbagliato”.



(1) Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/ponte-sullo-stretto-pasticcio-da-500-milioni-governo-adesso-e-nei-guai/447238/

(2) Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/610267/fiumicino-storia-di-un-porto-mai-nato/

(3) Fonte : http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/04/10/news/porticciolo-33064703/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F04%2F10%2Fnews%2Fla_nuova_tangentopoli%2D33062089%2F

(4) Vedi : http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_%C3%98resund

(5) Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/19/legge-stabilita-ok-dalla-commissione-oggi-pioggia-di-micronorme/450804/