Visualizzazione post con etichetta Stato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stato. Mostra tutti i post

22 dicembre 2019

Regalo di Natale (con ammennicoli vari…)

Natale è la vera festa dei cattolici: dovrebbe essere, in realtà, la Pasqua la quale contiene e condensa in pochi giorni (o, addirittura, ore) tutta la vicenda di un certo Joshua bar Joseph (Gesù figlio di Giuseppe), che sarebbe diventata la colonna sonora di due millenni di storia, oggi conclusa, terminata, smarcata dalle cronache religiose del pianeta. Vedremo poi.
Già, Natale…però il Natale, celebrando la nascita del Redentore delle Anime, sconfessa apertamente chi non aveva riconosciuto in lui il Davide, il Grande Re Davide che avrebbe riportato alla gloria il grande popolo d’Israele. Non l’hanno riconosciuto? Ben gli sta! Giù la testa!

Se il grande regno di Davide mai non giunse, anche il surrogato – ossia il povero Joshua bar Joseph – non fu una gran trovata. Ossia, lo fu sotto l’aspetto secolare, di potere – indubbiamente servì a tanto per superare la crisi dell’Impero Romano e trasformarlo nel Sacro Romano Impero, con annessi e connessi – ma fallì totalmente sotto l’aspetto della religione e, soprattutto, della contigua filosofia religiosa. Prima di partire, ricordiamo una curiosità: il primo a godere dell’appellativo di Pontifex Maximus (pressappoco “guida suprema”) fu…Giulio Cesare! Dopo di lui, tutti gli imperatori romani.
Bisogna partire da lontano per capire tutto l’arzigogolo, e quando si dice da lontano quel “lontano” è, niente popò di meno che…Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus, in arte Nerone, quinto imperatore romano. Perché?

Perché Nerone aveva ben compreso che il futuro dell’Impero non era nella lontana Britannia o nella riottosa Germania, bensì nel Mediterraneo: ossia, voleva spostare il baricentro dell’Impero verso Oriente, non verso l’inospitale Nord. Nel 67 d. C. si recò in Grecia e concesse a tutti i Greci l’immunità, qualcosa che si avvicinava alla cittadinanza romana, ed iniziò a meditare che Alessandria d’Egitto (seconda città dell’Impero) aveva tutti i crismi per diventarne la prima: la Biblioteca – che, oggi, definiremmo “un grande polo universitario” – il grandioso porto e la posizione geo-centrica di quello che lui immaginava il futuro dell’Impero. E la religione? Le tradizioni? Beh…ci penseremo…in Oriente si trova di tutto…
A Roma non furono molto d’accordo, e lo fecero fuori. Ma il dado era tratto: nemmeno 60 anni dopo, Adriano ammetteva “Christus” fra gli dei onorabili a Roma, sempre che i seguaci lo onorassero nel Pantheon romano e non come unico Dio. Ma la strada era tracciata. S’era intorno al 120 d. C.

Ci furono ancora lotte, discriminazioni, uccisioni…ma, due secoli dopo, Costantino sanciva il passaggio definitivo, quello della religione cristiana come unico credo del regno. E, annessa, vi fu la prima truffa dei cristiani, ossia la cosiddetta “donazione” di Costantino (mai avvenuta) poi codificata nel Constitutum Constantini, un testo apocrifo del IX secolo d. C. la quale concedeva al papato non la guida della Chiesa, bensì una specie di titolo di imperator, ossia la supremazia su qualsiasi regno o (futuro) feudatario del grande impero. La frittata (un colossale falso storico) era sfornata, ed era nato lo Stato della Chiesa.

Per i secoli a seguire, dunque, i Papi non furono le guide religiose che tutti pensiamo ed immaginiamo nella nostra tradizione, bensì i Re d’alcuni possedimenti italici e gli imperatori dell’ex Impero Romano, perché avevano nelle mani uno strumento potente per mantenere quel primato (che usarono più volte), ossia la scomunica. Furono Pontifex Maximus dei re ed imperatori d’Europa.

Non ci dobbiamo perciò meravigliare dei fasti della corte papale, delle molte concubine, delle mille corruzioni, delle sanguinose lotte di potere…non dimentichiamo che molti Papi non furono nemmeno preti, oppure furono nominati cardinali da bambini…erano dei regnanti, stop. Machiavelli scrisse che gli italiani crebbero “senza religione e cattivi”, poiché allevati in quei torbidi consessi, nei quali la gestione del potere era “santificata” da qualcosa che, di veramente santo, non aveva niente.
Ma venne la prima punizione.

Un oscuro monaco agostiniano germanico, Martin Lutero – dopo una visita a Roma nella quale vide quel che vide, non ultimo il commercio, venale, delle indulgenze, che lo terrificò – tornato in Germania (e sotto la protezione di Federico di Sassonia) pubblicò le famose 95 tesi affiggendole sulla porta della Chiesa di Wittemberg. Era il 1517, era la Rivoluzione.
Lutero voleva tornare ad un Cristianesimo più puro, mondato da ogni coinvolgimento secolare che la Chiesa Romana, ovviamente, non poteva concedere, senza correre il rischio d’enormi perdite, territoriali e di ricchezza.

La prima avvisaglia di come i Protestanti desideravano “accomiatarsi” dal potere romano avvenne nel 1527, con il Sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi: 20.000 morti ed il resto della popolazione in fuga. Per “scalzarli” da Roma il papa dovette pagare 400.000 ducati d’argento. Cash.
La risposta, da Roma, venne nel 1545 con il Concilio di Trento e fu una risposta totalmente di chiusura, con la proibizione del possesso degli antichi testi biblici (in greco ed aramaico): solo la Vulgata – pessimo titolo! – ossia la Bibbia in Latino visionata e distribuita solo da Roma. E la creazione del Sant’Uffizio (la futura Inquisizione) e dell’indice dei testi “scomunicati”.
Gli ultimi a ricevere questo “trattamento” furono Simone de Beauvoir, Gide, Moravia e Sartre (!). Li precedettero, praticamente, tutti i “pilastri” della civiltà moderna occidentale, da Cartesio in poi, e l’ultimo Papa passato sullo scranno del Sant’Uffizio, poi divenuto “Congregazione per la dottrina della Fede” fu papa Ratzinger, tuttora vivente, Benedetto XVI.

Insomma, in barba a tutti i “consigli” che giungevano dall’esterno, la Chiesa Cattolica non ha deviato di un’unghia, non ha discusso con nessuno, non ha accettato nessun “bonario” consiglio.
Ha continuato a non concedere rogatorie nemmeno quando le vicende dello IOR (la Banca Vaticana) sprofondavano, più che nella tragedia, nella farsa. Pedofilia, niente, preservativi, nulla, divorzio, ignorato. Salvo concederlo, già a Trento (1545), per le coppie di neri che erano state battezzate dai missionari e poi vendute, schiave, a differenti proprietari. Una vera e propria chicca: un’attenzione perfetta per le esigenze del commercio! La giustificazione? Qualcuno aveva potuto leggere le pubblicazioni dell’atto? Magari affisse su un albero della foresta equatoriale? Penosi.

Ma la nemesi giunge da dove meno te lo aspetti. Stavolta non c’è più un monaco che affigge delle tesi su una chiesa per chiederne la discussione, per avviare una ricostruzione di quel credo suggerito (pare) molto tempo prima da un oscuro pescatore/predicatore della Galilea. Rivisto e purgato – in primis Paolo di Tarso, poi Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino eccetera, eccetera… – per l’udito e la forma mentis dei greci e dei latini dapprima, poi per i loro eredi.

Quando un edificio si mostra troppo vecchio per resistere ancora allo scorrere del tempo, quando non sono stati eseguiti per tempo i necessari lavori di ristrutturazione, entrano in funzione le ruspe demolitrici: non c’è altra soluzione.

La “ruspa” – addirittura comico! – sgattaiola fuori dal garage delle Edizioni San Paolo di Roma, ma non affigge tesi per discutere, non chiede udienza, non dà alla vetusta istituzione cattolica nemmeno l’appiglio di un confronto: “non voglio intromettermi fra ciò che pensano e credono i cattolici rispetto alla loro Fede”. E’ ciò che Mauro Biglino ripete, anche se sa benissimo che non ci potrebbero essere più roghi per bruciarlo.

Magari, però, una pallottola vagante potrebbe sempre manifestarsi: i tempi cambiano e gli inquisitori accettano anche qualche “suggerimento” della modernità. La morte del comandante delle Guardie Pontificie, Alois Estermann (mai chiarita), della moglie e di un caporale, è stata una sparatoria degna di un film di Sergio Leone. Proprio accanto all’appartamento del Papa.

Così, dalle Bibbie più antiche – guarda a caso quelle proibite nel ‘500 con l’Inquisizione – salta fuori, traducendo letteralmente, che il potente e “glorioso” Dio Javhé viaggiava nei cieli su un “carro di fuoco”, mentre i suoi “cherubini” assomigliavano più a delle guardie del corpo che agli angioletti del presepe.
Ma anche il Nuovo Testamento è stato “rivisitato” – soprattutto grazie all’acume “greco” di Paolo di Tarso – e, dunque, una vicenda interna alla comunità ebraica, uno scontro fra fazioni discordi ed un fallito assalto al tempio di Salomone, ha creato i prodromi per la creazione di una nuova religio, visto che quella vigente nella Roma imperiale era in forte crisi, pervasa e stravolta da nuovi credi.
Mentre era stato proibita dal Senato la pratica dei Baccanali, i culti di Cibele, Iside e, soprattutto, Mitra erano entrati a far parte del Pantheon Romano, scombussolandone le radici, che risalivano addirittura al primo re, Numa Pompilio. C’era bisogno di “aria nuova”: che durò per due millenni.

Oggi, osservando con occhio disincantato e senza nessun tipo d’acredine, possiamo affermare che la religione Cattolica sia ancora uno dei “perni” del vivere italico?

Vivo di fronte ad una chiesa, che si dice sia stata un “luogo” dei Templari, e nella quale è stato anche girato un pessimo film (The broken key) sull’infinita saga dei cavalieri antichi e delle moderne società segrete.
Le campane, a parte le ore, suonano musichette che sembrano il “liscio” dei Casadei: mai più ascoltato una musica sacra. Rari matrimoni e battesimi, più frequenti i funerali, con un solo denominatore: niente che abbia a che vedere con una pratica sacra, ma solo cerimonie mondane, allegre o tristi, ma solo mondane. Abiti eleganti le donne, camicie e cravatte gli uomini: per quel che ne so, una liturgia spenta senza più nessuna tensione religiosa verso il sacro, il supremo, l’assoluto inconoscibile.

Le statistiche ci dicono che circa la metà della popolazione italiana si dice cattolica, ma coloro che si dicono credenti e praticanti sono soltanto il 22%. Ci sono, poi, un 10% circa che appartiene ad altre religioni, ed un 14% che, genericamente, “crede in Dio”. Questa è, sostanzialmente, la situazione.
Al di là della sfera religiosa, gli italiani che credono molto o abbastanza alle coincidenze rappresentano ben il 53% mentre il 41% crede nella fortuna, il 25% nella reincarnazione, il 24% nella predestinazione dell'anima, il 21% nei miracoli dei guaritori, il 18% nel karma, il 17% nell'astrologia, il 16% nella presenza di alieni sulla Terra, un altro 16% nella jella e nel malocchio, sempre il 16% nelle sedute spiritiche, il 14% nella possessione diabolica, il 9% nei tarocchi e un altro 9% nella magia. (sondaggio Adnkronos)
Sembra quasi l’identica situazione del tardo Impero Romano anzi: forse peggio.

Eppure, continuiamo a definirci un “Paese cattolico”: in ogni modo, felice Natale a tutti!

25 febbraio 2019

Volete sapere perché Formigoni è finito dietro le sbarre?


L’occasione fa l’uomo ladro, recita il proverbio: questo è quel che è capitato a Formigoni, perché le “occasioni” le creano gli im-prenditori del sistema pubblico/privato, a bizzeffe. L’uomo ex Pirellone è stato un ingenuo, si comprende bene da come si è comportato: esaltato dal suo ruolo di “Celeste”, non ha meditato che tutto quel ben di Dio non gli era dato perché – ragionando da Luterani o da Ebrei – era il “prediletto del Signore”, bensì perché qualcuno guadagnava soldi a palate da quel sistema ed aveva tutto l’interesse che le cose durassero così com’erano.

Tutto l’andazzo nasce dallo “strano” fenomeno al quale stiamo assistendo, ossia la migrazione del sistema sanitario nazionale verso il privato, che non è sempre un vero “privato”, perché le strutture rimangono (per ora) gratuite per la popolazione. A parte che alcune strutture private già forniscono, oggi, prestazioni ambulatoriali e diagnostiche allo stesso prezzo del ticket sanitario nazionale, il “passaggio” avviene a monte, ossia nei costi che lo Stato si accolla per le prestazioni del singolo paziente.
In sostanza, io (Stato) pago una cifra per ogni giornata ospedaliera di un paziente medio, e poi il privato se la vede lui. Detto così, potrebbe anche funzionare, ma bisogna anzitutto comprendere quanto pago e cosa mi viene dato in cambio. E cosa costa al contribuente.

Per mia fortuna sono riuscito ad avvalermi per questa analisi della consulenza di una persona esperta: un’infermiera che, per molti anni, ha lavorato sia nel pubblico che nel privato, prevalentemente nel settore psichiatrico.
Il settore psichiatrico è un po’ “speciale”, perché è nato – così com’è oggi – negli anni ’70 del Novecento, soprattutto per merito di Franco Basaglia, psichiatra che ebbe il merito di andare “oltre” il mero manicomio, come fino a quell’epoca era considerato l’unica struttura in grado d’accogliere i “matti”. Chi vorrà approfondire la cosa (che è solo il corollario e non la nota dominante di questo articolo) potrà trovare sul Web tutto quel che cerca.
In buona sostanza, la questione fu risolta con l’abolizione dei manicomi – a buona ragione considerati dei veri e propri lager per malati – verso l’esternalizzazione, all’interno della società, del malato psichiatrico.

“Esternalizzazione”, però, non è sinonimo di “privatizzazione”: è bene ricordarlo. Invece, lo Stato si ritirò in parte dal settore – vuoi per incapacità di gestirlo, vuoi per convenienza, vuoi per lucro “combinato” fra gli imprenditori del settore e la politica/burocrazia pubblica – e rimasero solo i presidi ospedalieri (i reparti ospedalieri di Psichiatria (SPDC) o i Centri d’Igiene Mentale (CIM) sul territorio.
Dove finì la stragrande maggioranza dei malati psichiatrici?

Prima di continuare, vorrei chiarire un concetto: se il nostro pancreas non secerne insulina, siamo diabetici e non perdiamo rispettabilità sociale, mentre se il nostro cervello ha problemi con la serotonina o la dopamina, abbiamo problemi psichiatrici e ci mettono il cappello da Napoleone in testa.
Questo non significa che con il malato psichiatrico non si debbano prendere delle precauzioni – ad esempio non dargli una 357 Magnum in mano – però riflettiamo anche che larga parte della popolazione fa uso di psicofarmaci, per disturbi più o meno gravi: siamo una società malata nei gangli vitali del vivere sociale, e queste sono le conseguenze.

Il malato psichiatrico grave – ossia colui che deve essere tenuto sotto controllo – non vive o vive parzialmente nella società (secondo la gravità del suo male e secondo ciò che gli psichiatri ritengono più utile per la sua esistenza) ed è ospitato nelle apposite strutture, che – con il tempo – sono diventate sempre di più private. Ma pagate dalla mano pubblica.

Grazie alla mia amica infermiera, sono riuscito a ricostruire abbastanza fedelmente il conto economico di una di esse: non pretendo che sia oro colato, però i dati sono stati verificati come validi in più di una struttura, ed evidenziano un’enorme discrepanza fra le spese realmente sostenute e gli introiti incamerati. Di più: siccome gli “imprenditori” di questo settore sono noti (psichiatri e non), il loro tenore di vita è stato notato, con grande evidenza. Capito?

Personale                                          
Direttore                       1                                 60.000
Direttore sanitario         1                                  70.000
Medici                          3          3.000                108.000
Psichiatri & Psicologi    5          2.500                150.000
Infermieri                      5          3.000                180.000
Educatori/OS              32          2.500                960.000
Cucina & Pulizia            3          2.200                  79.200
Amministrazione           3          2.500                   90.000


Acquisti alimentari                                                350.400
Farmaci & materiale sanitario                                268.800
Affitto annuo                                                       120.000
Riscaldamento                                                      20.000
Energia elettrica                                                      5.000
Assicurazioni                                                           5.000
Veicoli                                                                       6.000
Spese straordinarie                                                10.000
Manutenzione                                                          10.000
Palestre e laboratori                                                50.000

Costi                                                                   2.542.400

Ricavi                                     
Pazienti                         64                              
Retta giornaliera           250                                 5.840.000

Utile                                                                      3.297.600

Note: sarebbe stato meglio incamerare il foglio Excel, ma creava qualche problema sui server e dunque l’ho solo riportato in Word. In queste strutture, i medici di guardia sono comuni medici, non psichiatri. Psichiatri e psicologi, generalmente, sono pagati come consulenti esterni. Ci sono poi le attività ludiche, diverse da una struttura all’altra, che è difficile quantificare ma, come potete osservare, non è che un’ora la settima o il giorno di falegnameria o a cavallo sposti tanto le cose. La situazione esposta si riferisce a circa 5 anni fa.

3 milioni di euro di utile l’anno sono tanti, d’altro canto, chi foraggiava il “Celeste” – e tanti in posizioni analoghe o, comunque, degni di essere “convinti” – doveva avere fondi cospicui per farlo: poi, i sistemi per lasciarsi corrompere sono tanti, come dimostra il caso Alemanno (fondazioni) o i casi Tiziano Renzi e Berlusconi (frodi fiscali). Sono reati comuni, per i quali le persona comune, se viene beccata, fila dritto in galera. Fino a ieri, solo le persone comuni: oggi?
C’è da complimentarsi con il ministro Bonafede, che ha fatto un ottimo lavoro: se avesse potuto, avrebbe anche cancellato l’indegna prescrizione dei reati, ma Salvini doveva salvare Bossi nel suo processo, e dunque l’opposizione della Lega, ancora una volta, ha finito per essere forte coi deboli e debole con i forti.

Inoltre, devo confessare una cosa. Sapete che sono appassionato di nautica – vela – e mi sono sempre stupito, quando passo dal porto di Varazze, nell’osservare mega-yacht a motore – 15, 20 metri, valore 1-2 milioni di euro – che sono lì, all’ormeggio, appena costruiti dai cantieri ex Baglietto, già iscritti alle Cayman ma in attesa d’acquirente. Cosa c’è dietro? Perché ai saloni della nautica sono quasi sparite le barche per le famiglie e sono aumentati enormemente i “ferri da stiro” (consentitemi un po’ di veleno, da velista) di tutte le dimensioni? Non è soltanto una questione di classe media alla deriva: alcuni pentiti di mafia hanno spifferato di tangenti pagate con mega-yacht. Perché la Magistratura non ci butta un occhio? Anche nell’affaire Formigoni ci sono gli yacht di mezzo.

Se la riforma dei manicomi non implicò la privatizzazione del sistema, è altrettanto vero che la sanità regionale ha fallito in pieno i suoi obiettivi: che senso ha, per il Ministero della Sanità, dover controllare le stesse cose per 20 regioni? Quali sono i vantaggi? Qualcuno me lo spieghi. Dove vanno a finire i 100 e più miliardi della sanità?

Terminiamo con un pensiero per il “Celeste”, la persona alla quale – addirittura – il Pirellone andava stretto ed ha dovuto costruire l’enorme grattacielo del Palazzo Lombardia, lasciando il Pirellone al solo consiglio regionale. Uno spreco immane, un insulto all’intelligenza ed alla miseria, che in Italia non manca.
Tutto, nella sua vicenda, mostra come quest’uomo si sia elevato “al di là del bene e del male”, per entrare in un limbo d’intoccabili, ai quali tutto era permesso perché benedetti da Dio in persona. Un nuovo Re assolutista.
Anche il suo modo di frodare, intascare tangenti e quant’altro è intessuto non da protervia, ma da certezza assoluta d’essere – in qualche modo – nel “giusto”: questo non è un ladro di polli come Alemanno, Tiziano Renzi o i tanti di Tangentopoli. Costui si ritiene un prediletto da Dio e, dunque, al di sopra delle nostre – ritenute insignificanti – velleità terrene di giustizia.
Forse, oggi, legge il libro di Giobbe, per comprendere cosa ha voluto insegnargli Dio con quella condanna, con la prigione, nella quale – sono quasi sicuro – non si troverà poi tanto male. “Dio ha voluto che conoscessi gli umili” – penserà – e dovrà farselo andar bene, poiché la pena differita in arresti domiciliari non è proprio dietro l’angolo.

Ovviamente, i suoi avvocati l’hanno subito invocata, però, da cosa leggo – non sono un avvocato e dunque taccio – pare che Bonafede abbia cucinato la polpetta molto bene, al punto che sarà probabilmente necessario un pronunciamento della Consulta. E il tempo passa, fra l’apertura e la chiusura delle celle, fra una visita e l’ora d’aria.

Si parla delle tante ingenuità dei 5S, ce ne sono, è vero: però, la soddisfazione di vedere un ladro che ha rubato sui malati italiani in gabbia, finora, nessuno ce l’aveva data. Ricordiamo il ministro della Sanità Gava, incarcerato e poi scarcerato perché “malato”. Così malato che andò subito a festeggiare al ristorante “Ai due ladroni” (vero!). Speriamo che, stavolta, le cose vadano in altro modo.



27 dicembre 2017

Sera di Natale in Italia


La sera di Natale giunge stanca, e tutti ci domandiamo che festa sia S. Stefano: va beh, è un giorno di festa in più, tanto per avere il tempo di smaltire gli eccessi di sbobba…
Dopo le orate (d’allevamento, comprate al Famila, 6,35 euro/kg) della vigilia, siamo passati ai ravioli di mezzodì: fatti amorevolmente a mano, ma proprio tutto a mano, perché la macchina cinese appena comprata dopo due sfoglie (dov’è finita la vecchia “Imperia” a manovella dei nonni? non mi ricordo, forse è in soffitta…) avviluppa tutto in un melange apocalittico di sfoglie e metallo. Va beh, ci siamo fatti i muscoli a tirare le sfoglie col mattarello…
E viene la sera più noiosa dell’anno, quella “che è festa e qualcosa devi fare”: una scopetta all’asso in quattro, almeno si ride un po’ su chi si dimentica che di Re ce n’era ancora uno in giro…e giù una scopa…oppure, di mazzo, gioca la sua ultima carta con un sapore di vendetta negli occhi. E gira un asso sul tavolo vuoto, perché i sette se ne sono andati. Va tutto bene la sera di Natale, anche chi gioca a poker e dice boriosamente “vedo” con una coppia di dieci in mano…è la sera di Natale, si deve arrivare a domani per festeggiare (!) il patrono d’Italia, al quale avremmo tante cose da chiedere, ma abbiamo imparato a tacere, anche coi santi.

La suocera di mio fratello, 90 anni, ci osserva dalla sedia a rotelle: ogni tanto biascica qualcosa, vede qualcuno morto da trent’anni, saluta un figlio che non c’è…l’Alzheimer galoppa…povera donna, speriamo che queste visioni la sottraggano, almeno un poco, alla sua triste condizione d’inferma, nell’attesa della morte più fulminea e misericordiosa possibile.
Quando, però, strabuzza gli occhi all’indietro e s’abbandona come un cencio slavato, tutti ci fermiamo, agghiacciati, muti, silenti, la carta si ferma nell’aria e non scende nemmeno sul tavolo. Impietriti. Solo lei scatta: l’infermiera di famiglia, alla quale non è permesso lasciarsi prendere dallo scoramento, salta su come un lampo, la regge, poi si volta: “Datemi una mano”.
Dio come pesa questa vecchietta, questi pochi brandelli di pelle e ossa paiono piombo…sembra di tirare su le batterie della barca dalla sentina…finché la sdraiamo sul letto: siamo divenuti tutti pallidi, cerei…sarà il gelo della morte che ti passa accanto…

Ma è già tutto cambiato: con una mano sul cuore, la strapazza. Dove ti fa male? Qui o qui? La poveretta riemerge, riesce a parlare, ma capire se è un dolore allo sterno o allo stomaco è tutto un programma…“dammi il tuo orologio, veloce!” Lo slaccio e faccio partire il cronometro…dopo pochi istanti ci sono già i primi dati: pulsazioni e respirazioni…già, ma che farne? “Chiamiamo il 118”? La figlia, con le lacrime agli occhi “se la portiamo in ospedale ci muore”. Già, con le infezioni ospedaliere che girano…ma, d’altro canto, che si può fare?
La Guardia Medica. Ecco, questo si può fare.
“Il medico è già impegnato in un’altra telefonata: non riagganci, per non perdere la priorità acquisita!” : ma che è, siamo al call centre dell’Ipercoop?!?
Niente. Mezzora ad aspettare, mezzora durante la quale la nonnina si riprende, l’amica/infermiera riesce a parlarle, a farsi raccontare con più precisione i sintomi, e si tranquillizza anche lei. “Mi sembra più una faccenda di stomaco…non un infarto…” ribatto: se era un infarto era già andata…risponde con garbo e fermezza “non è vero per un cazzo di niente, ci sono infarti che ti lasciano anche ore per intervenire!” Taccio, che è meglio.
Prova a chiamare un amico medico, ma non risponde…avrà staccato il cellulare di servizio, è la sera di Natale…tocca alla Guardia Medica…ma dopo 40 minuti desistiamo dal chiamare la Guardia Medica, ci mancano solo le musichette… Nel frattempo la nonnina s’è ripresa, è tornata rosea: con un po’ d’acqua, limone e bicarbonato ha tirato un paio di sonori rutti…è andata bene.

Nessuno, però, può impedirmi di ricordare una sera di quarant’anni fa, al capezzale di una bambina che aveva la febbre alta, troppo alta, e non si lamentava. I genitori, entrambi biologi, erano perplessi: i bambini, ancorché malati, non sono mai così inerti, senza riflessi…è colpa mia, si rattristava la madre, non dovevo metterla in cortile solo con la canottiera…pareva caldo…poi si avvicina alla piccola, le fa passare la mano sotto la nuca e rialza il capo: immediatamente, la piccola geme.
“Questa è meningite” afferma sicura “vado a chiamare il medico.” La risposta del medico fu un poema: “Dagli una bella Aspirina e prendine una anche tu, altrimenti viene a te la meningite.”
Disperata, un’idea le attraversa la mente (era il 1974): “ma non hanno messo quel nuovo servizio…come si chiama… ah sì, Guardia Medica”…elenco telefonico…dopo un quarto d’ora un giovanissimo medico varca la porta, visita la piccola, prende la febbre, compie anche lui la manovra del capo poi, sicuro: “E’ il primo caso che osservo, ma sono più che certo: è meningite o, comunque, infezione meningea.”
La bimba fu immediatamente ricoverata e la mattina seguente era già fuori pericolo: attendere la notte per il ricovero sarebbe stato, probabilmente, fatale (dissero gli infettivologi).

Ora voltiamo la pagina, e domandiamolo a voi – miseri saltimbanchi d’avanspettacolo di paese, che si fingono attori shakespeariani – a voi, che per mesi ci strapazzerete i cosiddetti con le vostre misere sparate, che altrettanto miseri giornalisti strombazzeranno sulle colonne dei quotidiani per far sembrare una cazzata più grande di un’altra, nello sciagurato spettacolo che ci offrirete in un’assurda campagna elettorale.
Non vi chiedo di pensare come pensano i grandi, poiché non ne siete capaci: perciò non vi chiederò di sanare il baratro che oramai separa come un vallo incolmabile la ricchezza ostentata, gravida di scempiaggini, urlata nel silenzio delle notti, esposta al ludibrio dei tanti…da coloro che vivono di poco, che ritagliano anche sul biglietto dell’autobus, che misurano il vino a tavola, quando non devono misurare anche il pane.
Non vi chiederò di stendere piani energetici credibili, impostazioni finanziarie meno disperanti, sovranità – territoriali, industriali, monetarie, culturali… –  svanite…no, vi chiederò solo una cosa: vi siete accorti del danno provocato dalla gestione regionale della Sanità?

100 miliardi l’anno che svaniscono ogni anno come uno sciame di bolle di sapone…gli ospedali vengono ridotti, i reparti chiusi, i servizi decimati…mentre le uniche cose ad aumentare sono i costi per i cittadini ed il numero delle infezioni ospedaliere, dovute anch’esse a “risparmi” sulla sterilità dei mezzi impiegati?
E tutto questo per permettere ai vari Formiconi & similia di trascorrere dorate vacanze in barche da sogno o sulle nevi più gettonate, in club esclusivi, su isole irraggiungibili…tutto questo deve essere rubato sulla pelle della gente? Sei mesi d’attesa per un’ecografia, reparti inaccessibili, Guardie Mediche intasate, gente che aspetta in barella per ore nei Pronto Soccorso?

Chi di voi, in questa sfolgorante campagna elettorale, avrà il coraggio di alzarsi e dire: “E’ stato un colossale errore: abbiamo moltiplicato i costi per 20 e diminuito di 20 volte la nostra capacità di curare la popolazione. Perciò, con la prossima legislatura, la Sanità tornerà allo Stato, seguendo metodologie d’intervento già sperimentate in passato, che davano risultati sicuramente migliori.” Punto.

Chi avrà il coraggio di farlo? (e di attuarlo?)

01 dicembre 2016

Quando ti fanno proprio incavolare di brutto




Perché mi sono lasciato andare a quel clic? Non potevo passare oltre e andare a vedere le previsioni del tempo? Perché certa gente ti deve sconfortare con la sua pochezza, con l’inutilità dello scrivere?
Mi riferisco ad Antonella Beccaria ed al suo articolo sull’assassinio di Bruno Caccia, avvenuto la bellezza di 33 anni or sono, in un contesto sociale completamente diverso dall’attuale. Il Presidente era Sandro Pertini, il primo Ministro Amintore Fanfani, uno stipendio medio era di 500.000 lire, un’autovettura economica costava circa un milione, mangiare al ristorante 1.000 lire o poco più. Eppure, Antonella Beccaria pretende di chiedere verità per quella morte, senza minimamente accorgersi del “contorno”, ossia delle mutate condizioni sociali rispetto all’epoca dei fatti! Se non si è trovato finora un colpevole, signora Beccaria, è inutile cercarlo, salvo una confessione tardiva in articulo mortis.

L’omicidio di Bruno Caccia (magistrato) fu una, purtroppo, “solita” storia italiana: ucciso una Domenica sera del 1983 con 9 colpi più tre di grazia dalla n’drangheta – almeno, così si dice – mentre la sua scorta non c’era “perché anche i poliziotti hanno diritto di avere un po’ di vita privata”.
Sicura che è stata la n’drangheta? Poteva essere un killer dei servizi segreti (deviati?), uno assoldato dalla massoneria “speciale” – tipo P2 – oppure aveva toccato qualche ganglio vitale internazionale e allora...saranno stati i servizi di qualche stato estero, di qualche massoneria o società segreta d’oltre oceano, oltre cortina, oltralpe, oltre Tevere, oltre...
E, i killer, hanno aspettato proprio il momento che la scorta non ci fosse. Che caso.
Nessuno, qui, vuole infangare la memoria di Bruno Caccia – ci mancherebbe – però troviamo il suo articolo scipito, senza capo né coda, senza senso, privo di qualsiasi interesse.
Mai sentito parlare di strategia della tensione? Di morti eccellenti? E allora!

Ciò che meraviglia è osservare il suo pezzo in seconda posizione su “Il fatto quotidiano” (1), il che fa pensare. Lei, signora Beccarla, porta un cognome che affonda le radici nella storia giuridica, ma anche il mio non è da nulla nella storia politica di questo Paese.
Come si fa ad essere così ingenui? Ma lo fa o lo è?

Sergio Castellari, Gabriele Cagliari e Raul Gardini: mai sentito parlare di loro? Tre suicidi, certo, come no. Mario Almerighi ne trasse un libro carico di punti interrogativi, di quei punti che puzzano di falso lontano un miglio (2). Mauro de Mauro, Pasolini, Mattei invece, devono la loro morte all’aver pronunciato troppe volte la parola “petrolio”. I killer la sillabavano sempre, con riconoscenza. Perché l’ENI/ENEL è il vero ministero dell’energia italiano, lo sapeva? Che è pieno zeppo di uomini dei servizi, lo sa?
Li aggiunga ai morti delle stragi di Stato – da Piazza Fontana in poi, fino al Moby Prince, almeno, dopo non saprei – ed avrà un quadretto edificante.
Ci sono poi altri nomi, di gente che s’è trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato: Cucchi, Uva, Aldrovandi e tanti altri. Le sembra ancora così importante il suo articolo? Di fronte alla mattanza di Stato ed a quella nei confronti di semplici cittadini?

Se voleva scrivere qualcosa d’interessante, poteva chiedersi poiché in Italia non esiste più lo stato di Diritto: ovvero, dei fatti di sangue se ne discute molto – dopo la morte – a cadavere ancora caldo, poi freddo ed infine decomposto fino allo scheletro, che viene accuratamente disseppellito per far fiorire nuove polemiche. I giornali vendono, i Tg assicurano, i think tank italiani dissertano. E i cadaveri restano.

Non so se tutti sanno che, per questioni di bilancio, molte caserme dei Carabinieri nei piccoli borghi sono state soppresse, ed i militi garantiscono la presenza solo per quattro ore la mattina, poi ci si deve rivolgere al comando, che può essere la Tenenza, oppure comandi più elevati. Se la cosa è ritenuta di poca importanza, si rimanda al giorno dopo.
Il Nucleo Elicotteristi di Albenga (SV), ad esempio, è stato soppresso e incorporato con quello di  Volpiano (TO): per le urgenze da ultima spiaggia arrivano dopo un’ora di volo in più. Porta pazienza, neh?

Anche questo “risparmio” si riflette sullo stato di Diritto della popolazione: piccole beghe di paese – ricordiamo il tizio che ha decapitato lo zio per una questione di passaggio (magari c’era dell’altro, ma non lo sappiamo) (3) – si gonfiano, straripano, e ci scappa il morto.
Non ho mai avuto molta simpatia per l’Arma – non concepisco che la popolazione sia vigilata da dei militari – però riconosco molto utile la sua funzione nei casi dove, prima del Giudice, grazie ad un buon consiglio od una semplice ramanzina, si riescono ad evitare guai più gravi.

Queste situazioni vanno incrociate con la sempre più usate formule che infiocchettano le sentenze: “improvviso raptus”, “temporanea incapacità mentale”, “individuo borderline”, eccetera...e che, nelle mani di abili avvocati, consentono di farla quasi franca con poca galera. Così si spiegano le condanne a pochi anni a fronte degli omicidi.
Bisogna riconoscere due eventi: il primo è che le persone – anche quelle stabili mentalmente – in estreme situazioni di paura, pericolo o rabbia subiscono un tracollo, diverso da caso a caso. Il secondo è che la crisi economica inasprisce questi eventi, poiché il “carico” che una persona può sopportare, che varia da persona a persona, è comunque un “carico” totale, da gestire all’interno della propria psiche.

Difatti, quando leggiamo la cronaca nera, spesso incontriamo frasi come “la separazione dalla moglie...” oppure “la perdita del lavoro...” o, ancora “lo sfratto improvviso...” od altre, dipende dai casi.
Far vivere la popolazione in uno stato d’incertezza continuo – e cosa sono i contratti a voucher, le continue riforme delle pensioni, il lavoro a progetto, ecc, ecc, ecc – è una necessità di governi che non hanno suffragio popolare e che sono nominati, con abili trucchi costituzionali, da entità estranee al sistema democratico.
In sintesi: chi sono Monti, Letta e Renzi?

Attenzione: la Costituzione non afferma che si debba votare un nome per la presidenza del Consiglio dei Ministri, ma fino al 2011 sono sempre stati eletti alti dirigenti democristiani (od esponenti del pentapartito), poi Prodi (e tristi epigoni) e Berlusconi. Forse Letta sfugge un poco a questa regola (fu un governo di transizione), ma anche Renzi è – di fatto – un governo tecnico, non solo Monti, perché Matteo Renzi s’è guadagnato, da solo, soltanto le poltrone di presidente della Provincia di Firenze e di sindaco di Firenze. Aggiungeteci un Presidente della Repubblica “sovrano” ed un altro “muto” e la frittata è servita.
Renzi non è nemmeno un parlamentare, è un signor nessuno, nato e cresciuto nei media: molte donne l’hanno votato perché bello, giovane, avvocato di successo, ecc. E quale donna non lo vorrebbe come marito o come genero? Ci sono le eccezioni, ovvio, ma le elezioni sono il frutto di realtà studiate a tavolino, provate in piccoli test (amministrative) e pianificate dagli “spin doctor”. Democrazia? Una forma di governo dell’antica Atene. Punto.

Perché queste persone appoggiano l’incertezza del vivere e dei valori?
Semplice: perché non sanno che futuro avranno, non sanno – una volta elette – come dovranno comportarsi, cosa dovranno emanare, quali “riforme” dovranno varare. Attendono lumi da Berlino, Londra, New York, mica s’attengono alle promesse elettorali: quelle servono ad acchiappare gli allocchi.
Per questa ragione, l’incertezza generale è un’abitudine che si consolida: “eh, io non andrò mai in pensione...” “eh, vedremo se passerà davvero la costruzione del Ponte...” “mah...dipenderà dal deficit di fine anno...” “eh...l’hanno detto, ma la strada non la faranno perché i soldi...” “autostrada chiusa” “treno soppresso”...e vai col tango.

Fateci caso: ci stanno abituando a vivere alla giornata, come vivono loro nei confronti dei loro “datori di lavoro”, che sono i soliti che magari non conosciamo, ma che ben immaginiamo.
Anche Renzi, se perderà il referendum, dovrà andarsene ed arriverà D’Alema, il solito salvatore della Patria, fino alle prossime elezioni. Tira un respiro e vai, tanto stanno tutti bene (loro), che gli frega di noi?

Per questa ragione, signora Beccaria, trovo insulso il suo almanaccare sulla morte di Bruno Caccia – nel pieno rispetto dell’estinto – perché, allora, dovremmo chiederci che fine fece Federico Caffè, chi veramente uccise Pasolini, chi mise la bombe a piazza Fontana e sull’Italicus, cosa successe al Moby Prince, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc...

Non comprendo questi drammatici “sforzi” delle meningi per acclarare il nulla: o si chiede che venga fatta piena luce sul passato (richiesta vana), oppure si comprende che i destinatari della richiesta sono gli stessi che insabbiano od insabbiarono.
Soprattutto, non ci si spertica con articoli insulsi che lasciano il tempo che trovano, tanto per conquistare il colonnino di un grande giornale.
Io ne faccio a meno e vivo, ugualmente, sereno. Saluti.

24 ottobre 2015

Alea iacta fuit


Se vogliamo trovare un punto d’inizio della nostra disgrazia è impossibile, si dovrebbe tornare a Cavour ed al Risorgimento...ma il 2011 è un anno importante, credetemi, almeno nella nostra Storia recentissima. E’ rilevante perché la rovinafamiglie Fornero decise – lavorando in conto terzi, ovvio, ossia per Monti e per l’UE – di distruggere non solo l’equilibrio previdenziale italiano, bensì la socialità interna alle famiglie, le loro (modeste) certezze, qualche sogno, le sicurezze alle quali tutti abbiamo diritto dopo una vita di lavoro. Con i danni economici conseguenti nell’economia reale: da quel momento, molto è cambiato.
“Rovinafamiglie” è un sostantivo composito, mutuato dai dialetti italiani, il quale identifica una donna – anzi, una donnaccia – la quale irretisce il capofamiglia ai danni della moglie naturale e, dunque, mette a rischio gli equilibri (a questo punto, soprattutto economici) della famiglia. Comunque la pensiate...morale, etica, ecc...questo è il significato comune.

Lungi da noi accusare Elsa Fornero sul fronte della sua moralità femminile ma, agli effetti pratici, il suo agire è stato ben peggiore di quello della più sciantosa fra le sciantose, peggio di una ballerina d’avanspettacolo che si concede nel retro di un teatro, ancor più di una “biondona” dalla pelle già un poco avvizzita che cerca compagnia seduta al banco di un bar. Perché?
Poiché quelle – per quanto si diano da fare – riescono soltanto a rovinare qualche famiglia, al più qualche decina di famiglie: lei ne ha rovinate milioni! E, sottolineiamo, senza nemmeno il corrispettivo godereccio per il capofamiglia!
Oggi, dopo 4 anni di disperazioni varie, conta degli anni, somma di mesi, settimane e limatura di giorni, il disastro è compiuto: s’aggiunga che, dal 2004, l’aspettativa di vita sana è in netto calo e la frittata è fatta.
Questo ultimo dato è agghiacciante: significa una caduta di felicità verticale, di sorrisi, di voglia di vivere. La malattia diventa un rifugio inconsapevole, come la follia lo è per chi non riesce più a destreggiarsi nella propria realtà. Riflettiamo sul gioco d’azzardo, sulle tabaccherie sempre piene. (1)

Basti pensare ai macchinisti delle Ferrovie, che oggi vanno in pensione a 67 anni: hanno un’aspettativa di vita di 64 anni! Colpa dei campi magnetici dei locomotori? Non si sa: Tullio Regge assicurò che i campi magnetici non causano danni all’organismo – come lo sostenne, visto quel complesso elettro-chimico che è il corpo umano, non lo immaginiamo – ma ciò bastò all’establishment per stabilire che il Vaticano aveva ragione e gli abitanti di Ponte Galeria torto. Misteri italiani.
Da quel giorno in poi, i giovani hanno smesso di credere che ci sarebbero stati, in futuro, giorni sereni anche per loro (come poterono constatare per i loro genitori) e chi fu toccato all’improvviso da quelle norme...beh, capì che era stato derubato della vita, della vita vivibile perché, contemporaneamente, abbassarono tutti i parametri (Sanità, servizi, ecc) che coadiuvavano a godere una vita “sana”. Questo argomento è importante, lo vedremo in seguito quando analizzeremo i comportamenti dei vari governi e degli uomini politici.

Oggi, mentre Elsa Fornero si gode la meritata pensione interamente calcolata col sistema retributivo – ci mancherebbe! – i suoi epigoni hanno iniziato il gran gioco dell’Oca Pensionata: come sempre, per andare il pensione bisogna giungere a 90. Tira i dadi, dai.
I giocatori sono il presidente dell’INPS – quel bel faccione di Tito Boeri, che abbiamo visto tante volte ospite gradito ai talk show di Rai3 – quindi il ministro del Lavoro Poletti, viso meno rassicurante, barba rasata corta, aria serissima e, talvolta, un po’ sofferente, come il miglior identikit del massone moderno (nei manuali aggiornati).
I due s’affratellano e si discostano, ma di poco: entrambi sostengono che la situazione è insostenibile – grazie, ce ne siamo accorti tutti nell’osservare un ultrasessantenne che guida un TIR – ma poi si discostano quando Poletti pensa alla promessa di Madama la Fornarina: 80 miliardi di “risparmi”! Da oggi (?) al 2021 (?)...miliardi che fanno sognare il ceto politico...altro che le misere promesse di Renzi...quelli sono reali, conti alla mano, parola di Fornarina la Saggia Piangente.

In ogni modo, se si “sfora” il fatidico “90” – al posto dell’Oca –  s’incontra subito il faccione un poco asfittico e ulceroso (o fegatoso? Mah...) di Padoan...replicante dei tanti Padoa Schioppa (che, bontà sua, l’è sciopà) o di Mario Monti in persona (non si fida nemmeno della governante, dicono le malelingue, e controlla ogni volta che non manchi un calzino)...il replicante scuote il capo con una mossa più che conosciuta...”No, no, no...manca la copertura...” (2)
Così, la coppia Boeri/Poletti torna da capo e ne pensa un’altra (più o meno, sempre la solita), poi getta i dadi sul tavolo (camp’é i dadi però, in piemontese, ha un altro significato) (3) e s’affratella nuovamente nella nuova/solita pensata. Che ne faremo di questa gente che a 63 anni non ce la fa più? E passeggiano: l’uno si pizzica la barba, l’altro gesticola nella nebbia...e noi li lasciamo così, a correre per l’ennesima volta verso il “90”, al loro destino di un Sisifo defatigante...dove troveranno il Replicante...ad libitum.
Perché c’è una cosa che vogliamo raccontarvi.

In questa nebulosa di lanci di dadi, avanzate, ritirate, ripartenze...nessuno ha mai osato andare ad informarsi sulle norme previdenziali dei meno, giacché quelle dei più già le sappiamo.
I meno, per definizione, sono pochi: più si è meno, e minore è il numero. Al vertice della piramide, c’è il Capo dei Capi della Repubblica: il Presidente. Come va in pensione un Presidente?
Beh...sono così vecchi che quando ci vanno...poco importa...
Già.

Ciò che non tutti sapranno, invece, è che – oltre alla moglie, ovvio – alla dipartita del Presidente “emerito” il primogenito/a eredita i “benefit” del padre: il primogenito?!? Ma che razza di regola è? Sono tutti Principi di Piemonte?!?
Una simile regola (non osiamo parlare di “norma”) può derivare solo dalla genesi della Costituzione Repubblicana, la quale nacque sì per scrittura ex novo, ma dando un’occhiata ai due impianti costituzionali precedenti, ossia quello della Repubblica di Salò e lo Statuto Albertino.
La Costituzione di Salò era, per molti versi, un complesso di norme molto avveniristiche e moderne (soprattutto nella parte riguardante il lavoro e l’impresa) e poté essere emanata soltanto per un misero, insignificante particolare: comandavano i tedeschi, e fu soltanto un lavoro “di scuola” da parte della commissione costituzionale di Carlo Alberto Biggini (praticamente, il solo estensore di quella Costituzione). Il quale, difatti, prima rifiutò il compito e poi l’accettò, convinto com’era della sua inutilità pratica: dubitiamo che, in quelle norme, vi sia un qualsiasi richiamo a casa Savoia ed ai suoi eredi al trono.
Lo Statuto Albertino, invece – in vigore fino all’entrata in scena della nuova Costituzione (pur essendo prevista la sua decadenza fin dal 1944) – conteneva precisi richiami alla successione del Re ed alla legge salica.
Viene da qui la regola d’assegnare i benefit del padre Presidente al figlio/a? Gli stessi che l’erede al trono – il Principe di Piemonte – poteva vantare?

Se non fosse vera non potrebbe essere seria – viene da dire parafrasando Flaiano – e la realtà è che i signori/e (primogeniti, sia chiaro) Napolitano, Ciampi, Scalfaro, Cossiga, (Pertini non ebbe figli), Leone, Saragat, Segni, Gronchi…si godono (senza capire il perché) guardie del corpo, autisti, maggiordomi, vari benefit telefonici e telematici…la lista è in nota (ancorché parziale). (4)
Insomma, è una faccenda che merita il segreto di Stato sui suoi costi reali: altrimenti, cos’avrebbe detto madama la Fornarina? Non lo sapeva, ovvio.
Difficile fare un calcolo preciso, ma se per ogni addetto calcoliamo (con gli stipendi dei lavoratori del Parlamento e delle alte cariche) un centinaio di migliaia di euro…si fa presto a raggiungere e superare il milione. Per quanti anni? Per sempre. Una dozzina di milioni di euro l’anno non poteva trovare miglior collocazione?

E, qui, scusate ma si è tirata in ballo sua maestà la Costituzione: quanti gridano “al lupo” per i tentativi d’azzannarla a morte? La rappresentazione – l’ultimo atto del “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli – è andata in scena ultimamente al Senato, condita con insulti da trivio ed eloquenti gesti di fellatio.
Alcuni si sono distinti nella strenua difesa della Costituzione – e, per carità, per come vogliono violentarla ulteriormente siamo d’accordo con loro – ma un dilemma ci tormenta: una Costituzione la quale consente al sindaco di Firenze (unica carica elettiva alla quale aveva diritto) di governare l’Italia…è una buona Costituzione? Oppure, la stessa legge costituzionale che permise ad un tal Napolitano, eletto da un Parlamento fasullo (per incostituzionalità della legge elettorale), di nominare Mario Monti a capo (fasullo) del Governo…è una buona Costituzione? Una Costituzione che concede anche i fasulli è una Costituzione fasulla. Punto.

Sarà un buon studio “di scuola” – come quello di Biggini – ma non è una Costituzione: e adesso, dateci giù pesante…che tanto controlla tutto la Massoneria, il Bildenberg, la Trilaterale…pardon…qualcuno può indicare qualche mezzo per intaccare quei poteri? Poteri che nacquero prima del secondo conflitto mondiale, con la partecipazione unitaria proprio dei Paesi che si confrontavano militarmente? Parliamo di Prescott Bush e di Thyssen? Dell’Argentina del primo dopoguerra e del Bildenberg?
Inutile perder tempo con queste faccende: l’eurodeputato Borghezio provò a penetrare, in Svizzera, ad una riunione del Bildenberg e fu buttato fuori dalle guardie interne senza tanti complimenti, lussandosi anche un braccio.
Corse dalla polizia a dire che era un eurodeputato, che gli avevano fatto...lo osservarono distratti, poi gli chiesero se dovessero accompagnarlo da qualche parte. Non al Bildenberg, ovvio: vai dove vuoi, ma quelli non si può, nisba. Hai capito? E tornò sui treni a prendersela con gli immigrati.

Se la Costituzione repubblicana è bacata come una mela marcia, e dunque le leggi che ne discendono nascono tutte dal baco, i casi sono due: o si toglie il baco o si butta nel cesso la mela.
Volete un altro esempio?

E’ perfettamente normale che il Presidente della Provincia di Firenze (sempre Renzi) spenda (5), nel solo 2007, cifre intorno al milione di euro (c’è chi dice 1,7 milioni, ma qui i numeri sono tutti da verificare, come gli “stipendi” dei figli dei Presidenti)? Certo, perché una legge (coerente con la Costituzione) glielo ha permesso.
Volete sapere a quanto corrisponde – nella nostra realtà, di poveracci – questa cifra?
Quando scrivevo per il gruppo di “Quota 96” degli insegnanti, ci fu risposto dal replicante di turno che per mandarci in pensione non c’era copertura: per mandare in pensione (circa) 3.500 persone ci volevano grosso modo 350 milioni di euro. Un milione = 10 persone. Renzi s’è sbafato al ristorante – in un solo anno! – la vita di 10 persone, capito?!?
Capite perché non toccano la legge Fornero? Renzi e tutti gli altri parlamentari, Presidenti di Provincia, di Regione, Consiglieri, Assessori, Sindaci...e tutto il resto, quanto ci costano? Provate a fare un conto, anche solo a spanne: cifre da paura. Io ci provai a quantificare la cifra, forse ci andai vicino, come una boccia al pallino: se volete, l’indirizzo è in nota. (6)

Contrariamente a ciò che si pensa – nonostante il saccheggio europeo dell’Italia continui, ieri l’industria automobilistica, l’altro ieri quella aeronautica, domani quella dei cantieri navali (vicenda Fincantieri, dove si parla di crisi con un portafoglio ordini mai stato così alto!) – l’Italia è un Paese ricco perché siamo fantasiosi, sappiamo creare occasioni di ricchezza, lavoriamo come bestie e, purtroppo, sappiamo solo affogare le urla di disgusto per questi traditori in un piatto di spaghetti allo scoglio.
Non abbiamo nel nostro DNA la parola “Rivoluzione” come ce l’hanno solo i francesi, al massimo un perdente Masaniello: dobbiamo imparare in fretta, pena la fine della nostra decente sopravvivenza. E veniamo alle nostre speranze, al M5S.

Non so se il M5S potrà ancora fare qualcosa, poiché ha commesso troppi errori nel suo recente passato: contraddicendo se stesso e tutte le promesse per il “dopo” è rimasto uno strumento docile, nelle mani di Grillo e Casaleggio, che tutto sono meno che dei politici. Poco importa se Di Battista o Di Maio sanno cavarsela con il lessico e con qualche ragionamento: rischiano di diventare dei fenomeni mediatici, inutili a loro stessi ed agli altri. Fra i “cacciati” non c’erano solo “traditori”, c’erano anche gente che chiedeva un dibattito interno più democratico. E Grillo s’atteggiava, nei suoi ridicoli messaggi, da Stalin.

Il M5S aveva, nella Primavera del 2013 – poco meno di tre anni fa – il 25% dei consensi fra i votanti ed una forza parlamentare pari, pressappoco, a quella del PD. Ovvio che il PD – l’espressione di UE, Banche, ecc – aveva più mezzi per contrastarli: bisognava esserne consapevoli.
Ci sono due eventi stocastici nella vicenda del M5S, all’indomani delle elezioni e nel suo passato politico.

Il primo, molto netto, fu la chiamata di Beppe Grillo da parte dell’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli: Grillo (che si recò in via Veneto già nell’Aprile 2008), se veramente “uno conta uno”, aveva il dovere di riferire e d’informare. Tutti, non solo la cerchia più ristretta. Non parliamo poi delle confabulazioni con l’ambasciatore inglese, Enrico Letta & Co. Dalle ricostruzioni storiche, per date ed eventi, esce una figura un po’ diversa rispetto al “amicone” zazzeruto della porta accanto.

Il secondo fu una stupidaggine, un’ingenuità da dilettanti della politica, quali erano i neo-parlamentari grillini che andavano ad un incontro con due vecchie volpi come Bersani ed Enrico Letta. Vollero la ripresa in streaming, ricordate?
Diedero ai due PD una bella strigliata mediatica, che fece venire un orgasmo ai tanti grillini, grilline, galletti e gallinelle dell’aia pentastellata...peccato che, a Bersani e Letta, non fregò una mazza e li ascoltarono annoiati, come si osservano due ebeti. Mentre uscivano, Letta chiese a Bersani, “Acc...ce l’ho sull’altro telefono...hai tu il numero di Silvio?”

Le cose sarebbero andate diversamente – invece di vivere come un sogno (qualcuno per i soldi, altri per la grande sfida che s’apprestavano ad iniziare) la nomina a parlamentari – se si fossero riuniti con calma ed avessero ragionato un pochino, ma solo un pochino, ino, ino, ino...altre soluzioni c’erano per inguaiare il PD e salvare la faccia con gli italiani.

Perché non dire ai due capoccioni PD: “Volete fare un governo con noi? Volete i nostri voti? Dite che i programmi, per molti punti, sono simili? Ok, accettiamo. In cambio, su 12 ministeri, chiediamo tre ministri e 12 sottosegretari.”
Qui, Pierluigi ed Enrico sarebbero sobbalzati sulla sedia: ma non doveva essere diverso il copione? Non ci hanno avvertito...(continua)
“Vogliamo tre ministeri: Interni, Giustizia ed Economia, più un sottosegretario in ogni altro ministero. Ci pare una richiesta onesta: 3 su 12...abbiamo pressappoco la stessa forza parlamentare...”

Ovvio che la richiesta sarebbe stata rifiutata, altrimenti sarebbero scesi i Lanzichenecchi a Roma dalla Germania, più la 82° e la 101° paracadutisti direttamente dagli USA...però, il M5S avrebbe conseguito un punto importante: avrebbe mostrato agli italiani d’avere una strategia per giungere al potere (all’epoca perdente, vero) ed avrebbe scompaginato non poco le schiere avversarie.
Per prima cosa, sarebbe venuto un coccolone a Napolitano e ce lo saremmo tolto dai piedi anzitempo: dubito che in questa situazione avrebbe accettato il reincarico. Il mantenimento dello “status quo” era la condizione per rimanere, ma uno status quo ben definito e senza sorprese.

Inoltre, la palla sarebbe passata nel campo del PD, con lunghi ed estenuanti mal di pancia fra la fazione maggioritaria (quella che sostiene la reintroduzione del servaggio della gleba) e quella che ritiene i lavoratori ancora meritevoli di qualche diritto. Se non altro quello di votarli, ogni tanto, senza fretta.
Un terzo aspetto sarebbe stato una continua fibrillazione parlamentare fra le forze minori del governo, con lo spauracchio di un governo “vero” dietro l’angolo: tutti sappiamo che gli attuali parlamentari amano molto i simulacri e le ciofeche rampanti.

Un quarto aspetto sarebbe stato un maggior legame, una speranza più concreta per gli italiani: alle successive elezioni europee, non avrebbero pensato “tanto quelli litigano e non sanno fare niente”, e magari Grillo non sarebbe stato costretto alla dolorosa aggiunta ai grandi cartelli con scritto “Venceremos”. Deve essere costato parecchio aggiungere gli striscioni “Prossimamente su questo schermo”.

La situazione internazionale...e tutto il resto?
Ma l’Italia non è la Grecia ed un accordo si deve per forza trovare, anche un accordo molto costoso per Francoforte, poiché la Grecia può essere tranquillamente esportata nella penisola indocinese come terra da pipe, mentre se esce l’Italia dall’UE, semplicemente, cade l’Europa Unita.
Non ci credete? Provate ad immaginare il blocco autostradale – con il trasbordo su treni (italiani!) a Ventimiglia – di tutto il traffico merci da/per la penisola iberica e l’Europa orientale (non diretto in Italia), che oggi passa tutto qui, sotto il mio naso e, prima di Genova, si divide fra chi prosegue per l’Italia e poi, magari, imbarca il camion a Brindisi e chi, a Voltri, sale verso Milano, Tarvisio, Brennero, Gottardo. Fate due calcoli: una débacle per i trasporti europei.

Insomma, gli scenari non erano fantapolitica – anzi, più realismo del re, verrebbe da dire – e una classe politica italiana NON DI VENDUTI sottolineo NON DI VENDUTI, avrebbe avuto il plauso ed i voti per entrare a Strasburgo con il tappeto rosso.
Con questo non voglio assolutamente gettare m... addosso ai sostenitori del M5S: so che, per il 99% sono persone oneste, amanti del proprio Paese ed ai quali sanguina il cuore nel vederlo ridotto com’è oggi e come, purtroppo, sarà domani.

Fa riflettere il sondaggio sul futuro sindaco di Roma: Giorgia Meloni sindaco e la maggioranza del Consiglio al M5S. Ah, ma allora gli italiani non sono così stupidi...una persona onesta come sindaco e dei consiglieri onesti...la prima sottratta a qualche furbacchione del suo partito, i secondi “sfilati” al capataz Grillo. Hai visto te che gli italiani sanno scegliere? Se potessero...
Sulla Meloni ho fatto la mia, personale ricerca: ho buttato su Google “Giorgia Meloni Hot” ed è comparso uno scenario di vita da spiaggia, dove qualche paparazzo accaldato e pignolo è riuscito a rubacchiare mezza tetta mentre si cambia il costume. No, la Meloni non è la solita squinzia politica da tette e culi al vento su uno yacht, tanto per sperare – se va male – d’essere chiamata all’Isola di Qualcosa. E’ una persona seria.

Non si può, però, imbastire una dietrologia complottista nei confronti del M5S: mancano le prove, anche se ci sono quegli strani incontri di Grillo nelle ambasciate straniere i quali, ripeto, dovrebbero essere spiegati politicamente (non detti e basta) ai suoi sostenitori.
Si può – anzi, di deve – rimarcare quali sono stati i marchiani errori politici commessi. Cosa assai grave, praticati senza ascoltare nessuno, con una prosopopea sgradevole, con messaggi video che parevano rivolti “ai cretini”, ossia noi italiani. Mentre, quelli che capivano tutto di politica, erano il santo protettore dei saltimbanchi unito a quello dei parrucchieri. Sic transit gloria mundi. Oppure...Revolution! Quale scelta?

Forse, partire dalla richiesta di una nuova Costituzione è più alla nostra portata di una riforma del Bildenberg (!), ma bisognerebbe scendere in piazza, botte e lacrimogeni, non botte sulla tastiera e lacrime per le risa sull’ultima battuta di Crozza.
Io ho quasi 65 anni, sono esentato ma – credetemi – che la mia parte l’ho fatta quando avevo la schiena a posto, e come l’ho fatta! Oggi tocca ai giovani, se vogliono ereditare qualcosa che non sia una landa desolata dove, se chiederete qualcosa, vi risponderanno “Bitte?” o “Sorry?” Organizzatevi: col solo Web (utilissimo) non si va da nessuna parte.

Nel 1948, Indro Montanelli salì al Quirinale per intervistare il Presidente Einaudi e si fermò a pranzo. Un pranzo normalissimo, prosciutto e melone, un pesce e correre. Quando giunsero alla frutta, il cameriere portò una sola mela. Einaudi si voltò verso Montanelli e chiese: “Facciamo metà ciascuno?”

Dobbiamo tornare a quella sobrietà, altrimenti non basteranno 100 riforme del lavoro (la schiavitù per norma, tanto per dirne una) o della Previdenza (60 anni di lavoro e 3 di pensione) o, ancora, della Sanità (una visita gratis in Ospedale, poi 100 euro il giorno, altrimenti va a crepare fuori da qui)...non basteranno mai per placare gli istinti famelici di queste orde che osano farsi chiamare “eletti”.
Poiché hanno valicato ogni remora, ogni costume, ogni etica e moralità: si vive alla grande, perché “semo de noantri”. Ci sarebbero centinaia d’esempi, ma il lettore li conosce benissimo.
Basta blaterare con i complottismi vari: non vi rendete conto che sono loro stessi ad auto-alimentarli come viatico per una loro assoluzione? I poteri forti ci sono anche nel resto d’Europa, ma solo da noi si giunge a questo parossismo di giustificare tutto con i grandi potentati!

Da almeno 30 anni mangiano a quattro palmenti 1000 parlamentari, 20 Regioni, 100 Province e quasi 10.000 Comuni: quale nazione può reggere?
Chiedere una nuova Costituzione, denunciare il debito pubblico come inesigibile, varare un Reddito di Cittadinanza basato su minuscoli prelievi sulle transazioni finanziarie (come afferma, inascoltato, da anni il prof. Fumagalli), cancellare le migliaia di pastoie che soffocano il lavoro e l’imprenditorialità italiana, varare la “Scuola dei Bravi” al posto della fasulla “Buona Scuola”: se studi vai avanti, se non studi, corso di formazione professionale e al lavoro, via la prescrizione dai codici: chi sbaglia paga, anche dopo 30 anni.

Proviamo a focalizzare la nostra attenzione su questi obiettivi, e smettiamola di dare la colpa a Soros od a qualche marpione del suo calibro...ah, dimenticavo...mentre scrivevo queste righe si sono mangiati le Poste...smarcane un altro...auguro un buon posto a tutti, per sopravvivere.



(3) Dare i numeri, dar di matto