06 giugno 2020

Fra Guelfi Bianchi e Neri, e Ghibellini incerti


Nel gran bailamme del dopo-Coronavirus ci mancava solo che sfrattassero Casa Pound per completare l’opera: peraltro, a norma di legge, uno sfratto sacrosanto ed anche un po’ – lasciatecelo dire – buffonesco. Così, alcuni “occupanti diseredati” degli appartamenti abbiamo scoperto che erano tutti dipendenti ministeriali o annessi & connessi: l’abituale storia dei maneggi romani, le solite vicende di parentele (politiche o familiari), le consuete buffonate dei medesimi apparatcik dell’attico su Piazza di Spagna. Su invito, ovviamente, solo su invito.
Ciò che sconcerta è la vicenda, oramai scatafasciata, degli ex fascisti e degli ex missini, privi oramai d’ogni legame con un passato che data oramai un secolo d’avventure e che un Paese serio dovrebbe posizionare nella Storia, non nella cronaca, perché se n’avverte l’incongruità, lo stridore, l’inutilità sostanziale.
Fatto salvo che il Diritto italiano proibisce qualsiasi tentativo di ricostruzione del Partito Fascista, poi assistiamo alle solite buffonate giuridiche: per lo stesso reato – saluti fascisti al Cimitero di Milano – alcuni imputati sono capitati sotto un giudice di destra, che li ha assolti, altri sotto uno di sinistra che li ha bastonati. Così, fascismo ed antifascismo diventano solo più opinioni giuridiche.

Il gran disastro è rappresentato da una mancanza sostanziale d’idee, di proposte, di riscontri nella destra italiana che s’affida ad una retorica stantia, vuota e – lasciatecelo dire – diretta proprio alla parte più ignorante della popolazione.
Le stesse convinzioni che non convinsero nessuno quando giunsero alla prova dei fatti: il 26 Luglio del 1943, non trovavi più un fascista a pagarlo mille lire dell’epoca. Poi, giunsero i tedeschi e gli italiani – riottosi ma dimessi – si misero in fila per andare a lavorare nell’organizzazione Todt. Nessuno, al Nord come al Sud, diede degli appoggi sostanziali ai due schieramenti in guerra, al più la testimonianza di una presenza.
Se il Fascismo fu un’operazione politica fallimentare, giacché gli italiani non erano avvezzi ai suoi termini: li appresero come sovrastruttura e mai li interiorizzarono come struttura stessa nella società – basti pensare al clamoroso fuggi-fuggi durante la guerra – l’operazione odierna di un partito di Destra che possa rinverdire quei dubbiosi fasti ci pare più la riproposizione retorica di una farsa.

La Destra italiana, da molti mesi, chiede le elezioni per andare al governo, pensando due cose:
1) Che tanto bisogna arrivarci, poi si vedrà cosa fare.
2) Che tanto gli avversari sono “bolliti” e non ci daranno fastidio.

A parte che non v’è alcuna certezza di vittoria elettorale – un nuovo partito guidato da Giuseppe Conte è accreditato, nei sondaggi, in una forbice fra il 14% ed il 24%, che ruberebbe i suoi voti agli attuali alleati (PD e M5S), ma anche una buona fetta alla Destra, riportando così l’ago della bilancia elettorale al dubbio – c’è da chiedersi cosa farebbero le due Destre, alleate e divergenti come lo sono Meloni e Salvini, che sopravvivono soltanto per l’eterna mediazione di un partito oramai centrista, quello di Berlusconi.    
La sopravvivenza politica di Forza Italia è però legata a quella biologica del suo leader e non sapremmo proprio immaginare un partito guidato da un insipiente Tajani (Toti se n’è già andato), ingentilito da alcune (ex) graziose donzelle che non farebbe altro che…citare all’unisono il testamento politico del grande Silvio. Oramai fu, oppure delirante. Perché lasciare la Destra nelle mani di Salvini e della Meloni è come pensare di lasciare il potere nelle mani di romanisti e laziali o, se preferite, fra juventini e granata.

L’esperimento di una Lega “nazionale” è già fallito: magari qualcosa al Sud Salvini potrebbe ancora racimolare ma è evidente che il suo elettorato è ancorato al Nord, produttivo e riottoso nei confronti di Roma. Al contrario, i fasti romani sono il panem et circenses della Meloni, che se ne va a Fregene e mai e poi mai sui litorali veneti a fare aperitivi.
Ciò che colpisce e stupisce, nelle loro vicende politiche, è che i due potrebbero – anzi, quasi devono forzatamente – allinearsi sulle rispettive posizioni “storiche” dei loro partiti, ossia un federalismo esasperato (che è già ai suoi limiti strutturali, la vicenda Covid ha fatto riflettere gli italiani) sperando d’asserragliare in una fortezza il vecchio “duri e puri” di Bossi, insieme all’anti-migrazionismo che ha perso molto ardore, nelle sue forme e nella sostanza. Ma non basta per governare: bisogna andare alla trattativa.

Le frange estremiste di Casa Pound hanno mostrato un limite: non saranno mai forza elettorale, troppo impegnate nel rinverdire i fasti del Fascismo e i giovani i italiani – quando pensano d’andare, il sabato pomeriggio, a giocare ai soldati dell’Impero – si mettono a ridere e ti mandano a quel paese.
All’estero ci sono più personaggi presentabili, che hanno “sostanza” oltre che forma: uno su tutti De Benoist, ma De Benoist è merce per gli intellettuali, non è certo merce elettorale. E la Le Pen mostra tutti i suoi limiti.
Non rimane, quindi, che “far dialogare” vecchi personaggi come i fu “colonnelli” di Fini – La Russa, Matteoli, Gasparri, Ronchi…? – oppure affidarsi a nuove leve, come Caio Giulio Cesare Mussolini, che un po’ fa ridere, un po’ lascia perplessi.
Provate a mettere insieme questi personaggi (od altri, la scelta è vasta…) con gente come Giorgetti, Salvini, Fontana, Zaia…vi sembra che sia possibile?
La realtà, sprofonda nella Storia.

Dante era un Guelfo Bianco, ossia della fazione perdente di coloro che vedevano di buon grado una liaison fra il potere papale e quello imperiale, entrambi circoscritti nei loro ambiti istituzionali, ma alleati e consapevoli dei loro ruoli.
Invece, mentre a Firenze i Guelfi Neri (i “duri e puri” del Papa) lo cacciarono per salvare la pelle, Dante si rifugiò a Verona, poi a Ravenna, che erano terre di Ghibellini “tiepidi”, ossia gente che tollerava l’imperatore tedesco, a patto che non “rompesse” troppo e li lasciasse liberi di commerciare. Insomma, un Guelfo Bianco – e tollerante – si capì meglio con Ghibellini “tiepidi” e tolleranti.
L’equilibrio per qualche secolo tenne senza gravi disgrazie, ma si giunse al 1527 quando i Ghibellini “hard” – corroborati dalla Riforma Luterana – scesero a Roma e la saccheggiarono per molti mesi: con la fine del Rinascimento, iniziarono guai senza fine per l’Italia, con Firenze asservita al papato e Venezia che, lentamente, finì per essere soltanto l’ombra della Repubblica di un tempo. E gli stranieri alla fine colonizzarono l’Italia fino a Napoleone.

Tornando all’oggi, io vedo molto difficile conciliare un forte potere centralista che ha come faro il primato dello Stato sulle Province, così come vedo difficile conciliare il potere di Confindustria, che vede lo Stato solo come un complesso di beni da restituire/rapinare verso le Province, contro un forte potere statuale.
I due schieramenti, già oggi, litigano e competono proprio su questi due termini – ancor prima d’avere il potere! – e sarà molto difficile tenere assieme una simile alleanza.
E i Guelfi Bianchi?

Possono garantire una miglior convivenza perché, se non ve ne siete accorti, il partito di Conte sarà un partito centrista e legato al potere cattolico, che sbaraglierà in silenzio le immaginette e i rosari di Salvini. Oltretutto, Conte piace alle donne ed alle mamme, che sono tante in Italia.
Con due partiti a lato, l’uno un po’ conservatore – ma privato di uno scomodo Renzi – e l’altro più innovatore dove, però, scarseggiano le teste pensanti saprà gestire meglio la situazione italiana rispetto al continuo rimbrotto fra Roma e Milano che assorbirebbe la parte migliore di un dialogo nella Destra.
In fin dei conti, la migliore gestione della cosa pubblica l’hanno sempre garantita gli equilibri centristi, perché mediano e non s’arroccano su posizioni che, dopo, è difficile gestire quando si è agli antipodi del pensiero politico.

Mario Draghi sarà Presidente della Repubblica? Può darsi, ma anche Casini e Franceschini possono aggiudicarsi la carica…senza troppi sconquassi e nemmeno troppi patemi d’animo.
L’ubriacatura del Papeete è stato il punto di massimo consenso della Destra, ma oggi è solo un lontano ricordo: come tutte le sbornie, dopo un caffè amaro ed un mal di testa, passano. E si torna a ragionare.

19 maggio 2020

Diego Fusaro Presidente del Consiglio?



Ho ascoltato le teorie sulla pandemia di Diego Fusaro su Youtube e ne sono rimasto silente e basito. Come si fa a ridurre tutto ad una questione politica? Ma scherziamo?
Vorrei ricordare al buon Fusaro – che si spaccia per filosofo – che la Filosofia è materia scientifica, non umanistica: pertanto, Fusaro dovrebbe essere in grado di comprendere dati scientifici. Almeno, lo spero.
Invece, ignora completamente qualsiasi dato scientifico e sanitario, come se non esistesse il problema: ne osserva e giudica solo gli aspetti politici e sociali. Vista sotto questo aspetto, l’epidemia di Covid-19 diventa allora solo un pretesto, per la classe politica dominante, per riprendere il controllo della situazione politica del Paese.

Oddio, non mi sembra che la situazione – escludendo mister Covid-19 – fosse così terrificante da dover chiudere tutti in casa: c’erano fermenti rivoluzionari in atto? Immani difficoltà di bilancio che avrebbero richiesto legislazioni d’emergenza? Frizioni internazionali che facessero presumere eventi bellici?
Può darsi che qualcosa mi sia sfuggito ma, da ciò che ricordo a braccio del mese di Gennaio, c’erano soltanto le solite mene sul governo: le elezioni, chi le vince, chi le perde, chi le vincerà, chi le perderà…chi andrà con questo, chi con l’altro…insomma, business are usual…la politica italiana non fiammeggiava di lampi e tuoni d’improvvisa tempesta in avvicinamento.
Per Fusaro, invece sì: dovremmo allora chiedere al buon Fusaro quali erano queste urgenze, ma non le cita: per lui, il potere approfitta d’ogni scusa per schiacciare ancor più le povere masse diseredate. O private della sovranità nazionale? Ce lo spieghi, perché non l’abbiamo compreso.
Torniamo per un attimo a quel 7 Marzo, quando il governo decise la chiusura totale (Fig. 1):


Fig. 1
C’erano 5.883 contagiati a causa di un virus che non conoscevamo, se non altro per quello che ci avevano detto i cinesi. Piccolo intermezzo: non cominciamo la storia di chi ha messo il virus, di chi lo ha creato o storie del genere. Se qualcuno ha delle prove, lo dica chiaro e lo denunci, com’è suo dovere, alla Magistratura: se non ha le prove, dica chiaro che sono ipotesi, sue e basta. Citare la fonte è un vecchio trucco che conosciamo: c’è in Islanda od in Colombia un medico che la racconta diversa e, allora, io m’appoggio a quelli inventandomi un “movimento d’opposizione” che non esiste. A parte Confindustria, che oggi chiede una sola cosa: soldi, tanti soldi.

A fronte di 5883 contagiati del 7 Marzo (Fig. 1), il fattore di rischio era alto perché i nuovi contagiati – ogni giorno che passava – crescevano parecchio: il dato del 7 Marzo era che la crescita percentuale era stata del 26,9% calcolata sui contagiati ed in forte crescita. Ossia, ogni cento contagiati, ogni giorno, se ne aggiungevano quasi 27: un’iperbole.
Cosa poteva fare il governo?
Le due vie praticabili erano passare a delle misure di contenimento oppure lasciar correre ed inseguire la cosiddetta “immunità di gregge” la quale, invocata da tanti, non è poi stata praticata da nessuno: nessun infettivologo che abbia ancora un po’ di sale in zucca ritiene che, per un virus sconosciuto, si possa stare a guardare dalla finestra. La risposta è semplice: non essendoci un vaccino, né dei farmaci – comprovati – che lo fermino, l’unica precauzione è il distanziamento sociale.

In pratica, la nostra società moderna, complessa, che per reggere ha bisogno di continui contatti sociali, presenta il fianco ad un semplice aggregato biologico che non è contenibile con le nostre attuali conoscenze: sic et simpliciter.
In ogni modo, dato che Fusaro è laureato in Filosofia e qualche dato scientifico dovrebbe masticarlo, abbiamo provato a seguire la curva che probabilmente ci sarebbe stata se non fossero stati presi dei provvedimenti. Ecco i dati numerici: la curva che si genererebbe, ovviamente, sarebbe un’iperbole (Fig. 2).

Fig. 2


Con un incremento costante del 26,9% giornaliero, per la metà d’Aprile tutti gi italiani sarebbero stati contagiati.
Ovviamente, non si tratta di un dato sperimentale, ma solo teorico e non possiamo affidarci ad esso: e quando tutti fossero stati contagiati? Sarebbe passato ad altri animali per riprodursi nei loro polmoni?
Inoltre, man mano che la popolazione viene infettata si riducono, ovviamente, le potenziali “prede” del virus, ossia la curva tende ad abbassarsi in modo naturale: è la teoria della cosiddetta “immunità di gregge”, ma non sapremmo mai quale sarebbe stato il numero d’infettati quando la curva sarebbe scesa, perché nessuno l’ha attuata!

Non siamo catastrofici: la situazione è, tuttora, complicata dal numero di asintomatici, dei falsi positivi, ecc…però osserviamo quel dato del 31 Marzo (se non ci fosse stato il lockdown, Fig. 2) – circa 1.700.000 contagiati – è più realistico: è quasi il medesimo dato che citò la Merkel alla Confindustria tedesca, se non avessero preso nessuna iniziativa.
Un milione e settecentomila contagiati richiedono almeno 2-300 mila posti in rianimazione e generano, al termine dell’epidemia, circa 300.000 morti: ricordiamo che la Merkel spiattellò quasi lo stesso dato, asserendo che avrebbe fatto saltare per aria la Sanità tedesca (28.000 posti in rianimazione).
In Italia, nella seconda metà di Marzo, si giunse molto vicini (e, forse, si superò) quella “soglia” di pre-disastro, giacché la Sanità italiana (a causa dei famosi “tagli”) non disponeva che di circa 5.000 posti in rianimazione, peraltro distribuiti sul territorio nazionale e non nelle aree di maggior contagio. E glielo riporto da chi, ahimè, me l’ha raccontato avendolo vissuto in prime persona: medici ed infermieri/e.

Se Fusaro crede che sia tutta una bufala, può andarsi a rivedere delle “cosette” che dovrebbe ben conoscere, giacché ha senz’altro dovuto masticare anche parecchia Storia per laurearsi in Filosofia: la Peste di Milano.
Milano, nel 1630, aveva circa 250.000 abitanti: ovviamente, non si sapeva quasi nulla sulle epidemie e non fu attuato nessun piano di salvaguardia. Probabilmente, non ne ebbero nemmeno i mezzi e, al di fuori dei lazzaretti e dei monatti, nessuno s’occupò della peste.
I risultati furono di circa 186.000 morti, ossia il 74% della popolazione residente. Si stima che, nell’Italia settentrionale dell’epoca, vivessero circa 4 milioni di persone e la peste ne uccise più di un milione, un quarto della popolazione. La famosa “immunità di gregge” fu raggiunta soltanto sacrificando tre quarti della popolazione a Milano ed un quarto nel resto dell’Italia del Nord: è l’unico dato storico-scientifico abbastanza attendibile che abbiamo.

Fusaro, non confonda le sue chiacchiere su Internet con le terribili decisioni che deve prendere chi governa: mi spiace per lei, ma pare che la maggioranza degli italiani abbia gradito le decisioni prese, stimandole di buon senso e, oggettivamente, corrette.
Forse lei è giovane: mia nonna mi raccontò qualcosa sulla Spagnola, ma io sono quasi un vecchietto, non faccio testo. Ci sono stati degli errori? Certamente. Ma lei, che si sbraccia per indicare fumose rivoluzioni agli italiani, sa di cosa parla?

Le epidemie sono un fattore di rischio per la civiltà umana, non mi pare che ci siano dubbi al riguardo: controllate o sconfitte, grazie ai vaccini, le epidemie d’origine batterica (Peste, Colera, ecc) – e considerando che la Malaria è tuttora endemica ed ha colpito, recentemente, anche in Italia grazie alle alte temperature ed al clima sub-tropicale che si genera in Estate – si fanno avanti le epidemie virali.
Mi ha annoiato il ping-pong sulle “colpe” della pandemia: dopo aver gettato nell’ambiente, per mezzo secolo, ogni sorta di nuove molecole di sintesi, aver triturato l’Amazzonia (regione che era rimasta intonsa da miliardi d’anni d’evoluzione), sparso petrolio nei mari per milioni di tonnellate, gettato sostanze di scarto che si sono agglomerate in “isole” artificiali grandi come la Spagna (nel Pacifico) e, infine, avendo subito due grandi incidenti nucleari (Chernobyl e Fukushima), più le tante atomiche fatte esplodere “per provarle”…cosa s’aspettava che succedesse? Le ricordo che le radiazioni sono il primo elemento che catalizza le mutazioni genetiche.

Lei sa cosa è un virus? Lo sa davvero? Sono, sostanzialmente, molecole chimiche organiche che reagiscono fra di loro, creando una miriade di forme in continuo mutamento: il cosiddetto “brodo primordiale” dove regna, ovviamente, il caos.
Cosa può uscire da quel “brodo”? Mi viene da ridere, al solo pensare che qualcuno possa saperlo: la “triade” Sars>Mers>Covid-19 è apparsa in pochi anni, uno appresso all’altro.
Io comprendo il suo assillo nel dover spiegare le implicazioni politico-sociali derivanti da una pandemia, ma le pandemie hanno fatto più volte il giro del Pianeta, devastandolo. Lei è un neo-darwinista? Un neo-maltusiano? Si accomodi e spieghi bene le sue teorie. Noi, da parte nostra, possiamo dire solo una cosa: meno male che non c’era lei a comandare, altrimenti saremmo stati fritti!

13 aprile 2020

Il capitalismo può sopravvivere alle pandemie?


Argomento interessante: il più evoluto strumento per gestire l’economia può correlarsi con successo alle difficoltà umane, compresa una pandemia?
Il capitalismo, non raccontiamoci frottole, è il più soddisfacente sistema per sopperire al difficile rapporto fra uomo e natura: non confondiamolo, però, col liberismo (alla Milton Friedman) che ha, sua sponte, deciso d’eliminare le “storture” tipiche del “socialismo”, fra le quali c’erano alcune quisquilie: il fatto che gli umani possiedano un corpo (Habeas Corpus! XIII secolo, Regno d’Inghilterra), che questo corpo, talvolta, si ammali: sono perdigiorno! Mangiapane a tradimento! Cacciare i medici comunisti che li proteggono! Ecc, abituali obiezioni dei grandi detentori di capitali, l’1% della popolazione umana, quello che ha a disposizione almeno 4 medici per ogni persona ed una clinica a testa.

Comprendiamo i timori di chi oggi è al governo, come sappiamo la fonte dei mille input che giungono dalle forze d’opposizione – tornare al lavoro! Cancellare il Coronavirus! Noi per la Padania libera! Eccetera – che si possono riassumere, semplicemente, nelle “veline” che Confindustria fa avere alla Lega, ai Nuovi Fascisti Modernisti di Giorgia Meloni (non neo-fascisti) ed al ricovero del capitalismo che fu, ossia lo stuolo delle sue badanti erotizzanti ed il loro capo, Silvio Berlusconi.

Siccome io non sono un economista – però vivo in un sistema regolato da norme d’economia – mi ritengo libero di poter dissertare in campo filosofico (attualmente ancora libero, privo di diktat dall’empireo) sul come e perché, sul quale o qual altro, analizzando domande e risposte, per giungere non ad una sintesi – mai mi permetterei! – bensì ad una nuova serie di domande che sono il senso del filosofeggiare.

Possiamo riassumere così: per millenni abbiamo prodotto e consumato ciò che la terra – in definitiva catalizzata dal Sole – ci forniva. Senza Sole, estinzione definitiva entro pochi mesi.
Da un paio di secoli, quindi, abbiamo sviluppato prometeiche velleità, pensando di fondere col fuoco impressionanti e laiche cattedrali di metallo, indagare fin nelle minutaglie i codici d’accesso al nostro essere, il nostro genoma. Per duplicarlo, senza piacere alcuno, ma con la certezza d’infallibilità? Esperimento deiforme, per ora fallito con ignominia.

Ci siamo allora dedicati alla minutaglia, con la quale stiamo cercando – nei meandri dell’elettronica – di scovare quel modo di duplicazione effimera, apparentemente utile: droni al posto degli uccelli, sottomarini in luogo di pesci, straordinario numero di voli nel medesimo giorno, raggiunto lo scorso anno, con decine di migliaia di decolli ed atterraggi sulla pelle di Madre Terra, apparentemente non interessata al nostro volare inconsulto.

Intendiamoci: non c’è nessun tipo di cesura, da parte mia, su queste faccende. Però, mi sono chiesto più volte perché così tanti esseri del Mondo Antico si precipitassero ad indagare, con le loro (misere?) menti un solo assioma, definito da tutti De Rerum Natura. Desideravano capire la Natura, i suoi cicli, i suoi obiettivi, i suoi desideri? Non molto: cercavano, per prima cosa, di conoscerla, di comprendere i messaggi che ci mandava, le sue piccole norme, che ci chiedeva di rispettare. Si creò così un mondo costituito da fauni e semidei: ciascuno portava una norma di comportamento, un consiglio, una tiepida ammonizione.

Paradossalmente, oggi, l’Umbria che più continua ad utilizzare in agricoltura il maggese – sistema agronomico che si sviluppa nell’arco di sette anni, il quale che veniva emanato per editto, prima senatoriale e poi imperiale – è la terra che, seppur “incastonata” fra Toscana e Marche, risente poco o pochissimo dell’epidemia. Sarà un caso? Non posso saperlo.

Poi, da qualche parte – qualcuno ipotizza in un laboratorio, per non concedere a Madre Natura il privilegio della creatività – appare un minutissimo organulo, impossibile da osservare senza un microscopio elettronico, il quale ci provoca mille guai. E’ addirittura bello, nel senso che – probabilmente – contiene in sé i geni precursori del carro armato o del velivolo del futuro. Non ci sarebbe da stupirsi.

Quindi, la nostra modernità è stata tutta un abbaglio? Non direi, soltanto mal organizzata, non più rivolta all’Uomo: solo pochi decenni fa – mi raccontò un medico – senza ecocardiografia, per certe patologie cardiache era necessaria una “ricognizione”, ossia anestesia generale e bisturi. Mia figlia, a 5 anni, fece una delle prime ecocardiografie e non ho mai ringraziato abbastanza chi inventò quella macchina, perché altrimenti…l’avrei rivista viva? Il dubbio viene. E poi, con quale trauma?

In queste settimane, abbiamo sentito la necessità di comprare un’auto? Non credo proprio. Forse delle scarpe, ma siamo ben forniti, ne sono sicuro, e il governo ha preventivato l’apertura dei negozi per bambini, che sono gli unici a “cambiare”. Motociclette, scooter, mezzi di trasporto? E chi si muove! Qualche computer? Immagino che i magazzini siano colmi di PC invenduti: basta un clic. Vestiti, cosmetici, abbigliamento in genere…abbiamo gli armadi colmi! Di benzina ce ne serve pochissima, mentre dovremo fare a meno del sushi, ma si resiste.

Quello che soffre, invece, è il sistema agroalimentare perché trascurato in passato: raccogliere le verdure? Ci sono gli immigrati…(che qualcuno demonizzava…) e adesso se ne sente la mancanza, ma anche qui i rimedi ci sono, basta prenderli per tempo. Il Governo può decidere, per norma, la sospensione degli affitti che le imprese pagano per tenere i capannoni vuoti, può controllare le vendite, come in guerra, mediante strumenti di contenimento degli acquisti se la richiesta fosse esorbitante rispetto alla produzione: un po’ di frugalità non farebbe male!

Ciò che in realtà non si dice, è che il sistema industriale-finanziario-economico è legato al nodo scorsoio dei profitti, e che tutti i mezzi d’informazione sono di proprietà di una miserrima minoranza di possessori di grandi ricchezze (Mentana, cosa t'è successo?). I quali, anelano di ripartire il prima possibile per rinverdire le loro fortune astronomiche, il loro gioco finanziario sulle piazze internazionali. Il Governo potrebbe tassare i redditi sopra i 100.000 euro: l’ha già fatto in passato e se è un’emergenza, chi deve pagare, chi ha poco o chi ha tanto?

Se il Governo ritiene di poter riaprire il 3 Maggio, lo faccia, però sotto la sua responsabilità ed assumendosene tutti i rischi, che in certe situazioni potrebbero superare i cancelli dei grandi palazzi e deflagrare.

In ogni modo, questo è il quadro che ho composto per comprendere lo scenario che si presenterà il 3 Maggio 2020:

I contagi complessivi di Domenica 5 Aprile erano 128.948, i guariti 21.815, in terapia intensiva erano 3977, mentre i morti di quel giorno furono 525.
I contagi complessivi di Domenica 12 Aprile (Pasqua) sono stati 156.363, i guariti 34.211, in terapia intensiva 3.343 ed i morti 431.
I dati forniti dalla Protezione Civile indicano che il 70% circa dei contagiati si trova a casa, in quarantena, mentre il 30% è in ospedale.
I dati dei contagiati realmente presenti alla data del 12 Aprile sono di 102.253 persone poiché, storicamente, vanno sottratti i guariti ed i morti. Dunque, gli ospedalizzati sono 27.847 (il 30% circa), mentre i deceduti, essendo 431, rappresentano l’1,54% dei ricoverati. 
Ecco, concentriamoci su queste cifre e teniamo presente che, al 90%, il 3 di Maggio dovrà ripartire l’apparato produttivo.

Un primo dato, evidente, è quello che il sistema sanitario – pur con momenti difficilissimi e qualche inevitabile errore – ha retto: al 3 Aprile ha toccato il massimo con 4068 degenti in terapia intensiva, mentre la Domenica di Pasqua erano solo più 3.343. Più di 700 letti disponibili in terapia intensiva rappresentano già un buon viatico per il futuro e la possibilità di curare meglio i degenti gravi.

Allora, concentriamoci sul numero di morti. Nella settimana 5/12 Aprile sono morte 4.012 persone, mentre nella settimana precedente ne erano decedute 4.296: una diminuzione, dunque, di 284 persone, pari a circa il 7%.
Se continuiamo con questo trend, ossia di diminuire il numero dei morti del 7% a settimana, fra circa 3 settimane, al fatidico 3 Maggio, avremo circa:
1° settimana: 3731 con 261 morti in meno
2° settimana: 3470  con 242 morti in meno
3° settimana: 3228 con 225 morti in meno.

In definitiva, ci presenteremo al 3 Maggio – se il trend di diminuzione dei morti resterà pari al 7% – con 3228 morti a settimana, che sono circa 460 morti ogni giorno. Un trend che ci porterà, inevitabilmente, verso i 30.000 morti complessivi ed oltre.
Io non so se, con questi dati, si potrà riaprire tutto: può darsi, oppure può essere anche che la situazione migliori, ma dovrà migliorare di molto. Altrimenti? Se la riapertura riaprisse anche le danze del virus?

02 aprile 2020

Vogliamo togliere di mezzo questo coronavirus?




Purtroppo, non mi ero sbagliato.
Come avrete notato, il decremento di oggi, 2 Aprile, è di pochissimi decimali di punto percentuale, nonostante gli addetti al lavoro si spertichino nel dire che “stiamo arrivando al picco”. I morti, invece, sono aumentati: non è con migliaia di contagiati ogni giorno che si esce dall’emergenza!
Se osservate la curva dei contagi, sul FQ o su un altro quotidiano, i punti di “flesso” – ossia di un apprezzabile mutamento nella curva –  da quando sono in vigore le norme di distanziamento e di reclusione nelle case, sono avvenuti soltanto in due periodi: 29-31 Marzo e 22-24 Marzo, ossia due fine settimana! Perché?
Poiché, semplicemente, la gente si reca di meno al lavoro, molti ipermercati sono chiusi la Domenica, ecc: in pratica, ci sono meno spostamenti, meno contatti e meno contagi.
Se continuiamo così, non ci sarà nessun apprezzabile cambiamento, nemmeno fra qualche settimana e dovremo giungere all’Estate per essere fuori da questa dannata pandemia, ossia quando l’aumento delle temperature (il virus è sensibile alle alte temperature) e dell’insolazione (raggi UV della luce solare) faranno il lavoro per noi.
Un simile scenario, però, ci condurrà verso le centinaia di migliaia di contagi e le decine di migliaia di morti: fra l’altro, senza che l’economia ne riceva nessun apprezzabile risultato positivo.
Allora, meglio togliere il dente subito oppure menarsela per mesi? Gli economisti credono che sia meglio continuare così per mesi? Che l’economia patirà meno danni?
Non sarebbe meglio chiudere veramente tutto? Chiediamo d’esser trattati da “grandi” e non da bambini: avvertiteci prima per riempire le dispense, attrezzate la Protezione Civile per le emergenze alimentari ed altre urgenze e poi – per almeno due settimane – in attività solo gli operatori sanitari, le farmacie, quelli delle reti del gas ed elettrica. Solo i Comuni dovranno mantenere un minimo approccio per la gestione del territorio, in questo aiutati da personale militare. Perché, dopo due mesi di questa menata infernale, non possiamo tenere chiusi nelle caserme almeno 100.000 giovani che potrebbero dare una mano!
Nessun altro in giro e l’esercito a piantonare le strade: chiunque si muova, dovrà giustificare il motivo e, se non sarà più che validissimo, si muterà immediatamente in arresto. Durante la notte, per tutta la durata della chiusura totale, irrorazione delle strade con mezzi chimici che potrebbero essere anche più micidiali, data l’assenza di circolazione. Il Cloro è sempre il miglior antisettico, checché se ne dica.
Non significa fare dell’allarmismo, vuol semplicemente dire non fornire più “alimento” al virus per due settimane, in modo d’abbattere vistosamente il numero dei contagi e ripartire con minime necessità sanitarie e relazionali. Nel frattempo, potremmo attrezzarci per il dopo, ossia pianificare la fornitura di attrezzature di protezione in modo da ripartire con maggiori sicurezze.
E non venite a raccontarci che morirete di fame in due settimane, con la dispensa ed il congelatore pieno! E’ solo la vostra paura a creare dei mostri.
Fra l’altro, sta scoppiando un nuovo bubbone: quello delle case di riposo le quali, seppur protette fin quando è stato possibile dal personale, più di tanto non possono reggere. E, man mano che la situazione degenererà, altri ne salteranno fuori: le strutture psichiatriche, carcerarie…e i senza tetto? Gli immigrati? Il problema, man mano che si va avanti, si complicherà sempre di più. Quella che a prima vista sembra una decisione drastica, viene posta proprio per non dover, domani, prenderne di più drastiche ancora.
Prendiamo una decisione: altrimenti, fra pochi giorni la gente cederà e smetterà di stare in casa, e saremo al vero e proprio disastro.

30 marzo 2020

Il problema è nel manico

John Maynard Keynes

“Il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine, siamo tutti morti.”
John Maynard Keynes, economista inglese

Il titolo che avete appena letto è un vecchi adagio, o proverbio, che si cita quando un lavoro od una situazione non si riesce proprio a risolverla: nasce dal fatto che se il martello ha un manico non adatto, oppure debole, rotto, venato…nulla può essere portato a termine con l’attrezzo inadatto all’uso.
Per cercare di capire cosa sta succedendo nel mondo della grande finanza, bisogna fare un passo indietro e domandarci come si è giunti a questo punto (virus a parte), perché dietro c’è una storia che è la Storia della Teoria del Valore.
Senza affrontare questo argomento, è del tutto inutile fare previsioni o buoni propositi per l’avvenire poiché, passato il Coronavirus, il mondo che ci riceverà sarà, ancora una volta, schiacciato da questo irrisolto problema. E finirà per schiacciarci tutti.

Tutti d’accordo (Germania compresa) stilammo, in anni lontani, un trattato che doveva prevenire, nella vecchia Europa, il rinnovarsi di cosucce da nulla…capitate nel ‘900: robetta come discutere i disaccordi interni europei sotto forma di corpi d’armata, formazioni di bombardieri sulle città e sottomarini appena fuori del porto. Con qualche modesto danno al “capitale umano”…decine di milioni di morti e danni per miliardi di trilioni di miliardi…

Detto fatto, nacque l’Unione Europea, dapprima CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) che fu tutt’altro che cieca nel risolvere le questioni riguardanti l’importantissimo settore: ricordiamo, però, che la CECA nacque nel lontano 1951.
Nel 1957, col Trattato di Roma, venne alla luce la CEE (Comunità Economica Europea), la quale dovette subito risolvere i problemi derivanti dal possesso di reattori nucleari mentre uno Stato, la Francia, era dotata anche d’armamento atomico e porre le basi per una futura, vera unione europea.

Il vero atto di nascita della successiva UE fu il trattato di Maastricht del 1992, che legava le economie dei Paesi che ne facevano parte con legami ancor più stretti: proprio quelle regole e legami che sono percepiti – oggi, con la pandemia di Coronavirus in atto – diversamente da Italia, Francia, Spagna, Irlanda, Slovenia, Belgio, Grecia e Lussemburgo mentre si sono opposti Paesi che hanno qualcosa di sinistro: Germania, Austria, Finlandia ed Olanda i quali, eccetto l’Olanda, erano tutti a braccetto di Hitler.
Ma, un aspetto poco noto della vicenda, riguarda le date: la CECA e la CEE nacquero prima del 1971, mentre l’UE nacque dopo. Cosa successe nel 1971?

Un pasticcio che, ancora oggi, genera infiniti guai nell’economia mondiale: fino al 1971, l’unica moneta ad avere ancora un corrispettivo in oro – il dollaro USA, e mediante il cambio in dollari anche le altre monete avevano ancora un corrispettivo aureo – il 15 Agosto del 1971, per firma unilaterale del presidente Nixon, abrogò la convertibilità in oro del dollaro (1). In nota una spiegazione più dettagliata.
In effetti, gli USA avevano fregato tutti, stampando una quantità di moneta ben superiore al controvalore in oro, giacché le astronomiche spese per la guerra in Vietnam avevano prosciugato il bilancio statale: siccome la Francia aveva richiesto la conversione in oro del Franco, e non essendoci abbastanza oro a Fort Knox, giocoforza Richard Nixon fu costretto ad abrogare, con un colpo di spugna unilaterale, gli accordi di Bretton Wood del 1944, sui quali s’era poggiata l’economia del dopoguerra. Se qualcuno ricorda, in quegli anni il dollaro USA era scambiato a 625 lire per un dollaro, e qual tasso di cambio fu stabile per molti anni. Per forza: era ancora legato all’oro.
Su cosa poggiano, e cosa garantiscono le attuali monete?

Nulla, assolutamente nulla.
E, l’Unione Europea, nata nel 1992 con il trattato di Maastricht, nacque già nell’era del nulla.
Per me – che ricordo di non essere un economista – la questione della Teoria del Valore di merci e lavoro – senza un valore di riferimento – sembra un po’ una caciara, oppure un truffa legalizzata, o come preferite.

In buona sostanza, i valori delle monete – giacché tutte le Nazioni sono indebitate – sono sostanzialmente stabiliti dalla “solidità” di quel debito, ossia se saranno capaci di onorarlo. Più aumenta la “volatilità” di una Nazione, più salgono gli interessi da corrispondere agli investitori: sarà un caso che l’1% della popolazione mondiale possieda più del 50% della ricchezza planetaria? Si tratta di un vero e proprio Olimpo: 18 milioni di famiglie (2), pressappoco 50 milioni di persone, che controllano l’economia mondiale.
E chi lo decide?

Ci sono apposite istituzioni mondiali, le agenzie di rating che sono principalmente tre: Moody’s, Fitch e Standard & Poors, tutte con sede a New York. Semplice, no?
Se sei bravo, ti presto i soldi e te li do ad un interesse contenuto, se sei cattivo…eh…voglio un interesse maggiore…che ci vuoi fare, piccolo mio…anch’io ho le mie esigenze…devo in qualche modo “assicurarmi” che tu mi renda i soldi…e lo farò stipulando degli altri contratti, “derivati” dal tuo debito, con altre banche, eccetera, eccetera. Dai cosiddetti “derivati” giunse la crisi del 2008.
E, per dirla tutta, bisognerebbe sapere chi paga le agenzie di rating: c’è un bellissimo film al riguardo, La Grande Scommessa, con Brad Pitt. Candidato all’Oscar come miglior film, gli regalarono l’Oscar per la miglior scenografia non originale: chi credete comandi ad Hollywood? I registi o le agenzie di rating?

Ciò che teme la Germania è sin troppo facile da indovinare: quanto ci costerà questa dannata epidemia? Noi abbiamo solo qualche centinaio di morti…italiani, francesi e spagnoli migliaia…chissà come mai? Beh…non sono capaci di “stornare” i morti per Coronavirus sotto altre voci…così ci hanno consigliato le agenzie di rating…

Dunque…se abbiamo capito bene…tutto ciò che facciamo sul fronte dell’economia viene deciso da qualche Paperone che sta a New York? Che decide, ovviamente, il numero di giorni nei quali teniamo l’economia a freno, per non pagare milioni di morti?
Bel finale di commedia, per gli Stati nazionali, le “Unioni” di Stati e le Confederazioni…tutto a muzzo di qualche magnate che, a New York, decide della vita di tuo padre a fronte di una perdita di un tot per cento?

Sarà, io non sono un economista e quindi non so decidere se questa sia la soluzione migliore, però sul fatto che debba esistere una Teoria del Valore delle merci – non delle persone! Le “risorse umane” non fanno parte del mio vocabolario di non-economista – non ho dubbi, perché qualche cavolo di mezzo per stabilire il valore delle merci dovrà pur esistere, no?
No, non esiste: domanda ed offerta, facilità di reperimento, solidità dell’azienda. Fine.

Un tempo, esisteva.
Il lavoro di un falegname era considerato poco, giacché la materia prima era di facile reperimento, mentre quella di un fabbro era più cara, poiché il metallo richiedeva una tecnologia più complessa: quella dell’orafo era ancor più costosa, data l’accuratezza del suo lavoro, la preziosità del materiale ed il rischio di perdite. Ma, ce n’era una ch’era ancor più cara. Quale?

Quella del medico, perché il medico sapeva salvaguardare qualcosa di ancor più prezioso dell’oro: la vita umana.

Siccome in questo caso ci troviamo di fronte ad un conflitto insano, giacché tutte le filosofie hanno sempre conferito il massimo valore alla vita umana, ci troviamo in un contesto d’inconsulta disfida, laddove il risultato – chiediamo ai platonici, agli aristotelici, agli stoici, ai cristiani, agli ebrei, ai musulmani, ai confuciani, ai buddisti, agli induisti, agli scintoisti, agli animisti sotto ogni cielo ed al di là d’ogni mare – sarà sempre lo stesso: la vita umana sopra ogni cosa.
Qualcuno dirà che ai marxisti non importa tanto la vita del singolo, poiché è la sopravvivenza e l’elevazione delle masse ad essere più importante: regola che può essere validata in un contesto bellico – forse, nell’assenza d’alternative – ma dovremmo concludere che quelle 18 milioni di famiglie di ricconi che ci comandano sono 18 milioni di comunisti, che allignano in quel di New York. Dovremmo subito avvisare Trump.

E non tiriamo in ballo l’eterna storia degli Ebrei che affamano il mondo perché si ritengono una razza eletta: gli Ebrei possono ritenersi cosa vogliono, ma non hanno il potere di governare l’economia mondiale. La maggior “cassaforte” mondiale, oggi, è la Cina: vi sembrano ebrei i cinesi? E i sauditi? I giapponesi? I tedeschi? Oops! Scusi frau Angela.

Il vero problema è che l’umanità, nella follia bellica del ‘900 – della quale i tedeschi hanno qualche responsabilità più degli altri – ha distrutto qualsiasi ancoraggio certo, sicuro, valido, concreto…senza il quale ogni moneta è sulle montagne russe, ogni Stato sempre sotto giudizio, oggi il paradiso, domani l’inferno. E’ così che vogliamo vivere?

Per tornare ad una base della Teoria del Valore più affidabile, potremmo nuovamente affidarci all’oro il quale, ahimè per noi, di guai ne ha creati non pochi nella Storia umana: basti pensare all’inflazione, e conseguente carestia, in Spagna con l’arrivo dell’oro rapinato nelle Americhe.
Il Sudafrica diventerebbe lo Stato più ricco del mondo? Dichiarerebbe guerra al suo avversario, la Russia, che circonderebbe le miniere siberiane con un muro alto centinaia di metri?
Bel dilemma.

Però, se non sapremo trovare una risposta congrua nella Teoria del Valore, non potremmo mai trovare soluzioni – valide, sensate e durature – per dare valore alle monete, e si torna da capo, con i 18 milioni di famiglie che decidono: pollice alto, pollice verso.

Qualcuno ha tentato di fornire soluzioni: un gruppo di economisti serbi propose un metodo di calcolo basato sul valore di un’ora di lavoro operaio. Molto marxista, però oggi ci dovremmo chiedere: come si fa ad uniformare il valore di un’ora di lavoro in Germania con la stessa ora del Burkina Faso?
Altri propongono soluzioni complesse, come Fabio Conditi, che “ingegnerizzano” ancor più l’economia con monete parallele, alternative…ed io non ho risposte: non sono un economista, sono soltanto un piccolo scrittore, un dipintore di vicende umane proiettate nel grande schermo della Storia. Figuratevi: non so nemmeno giudicare se John Maynard Keynes fu un genio, un illuso od un economista bistrattato dai saccenti statunitensi! Posso solo dire che aveva uno sguardo mansueto.

Oggi, però – mentre medici ed infermieri s’affannano, a rischio della loro vita, per curare i malati nelle corsie ospedaliere, a contatto con i corpi madidi di sudore, coi lamenti dei morenti come colonna sonora – mi aspetto che anche qualche economista alzi il sederino dal comodo giaciglio dei consigli d’amministrazione, delle banche e delle multinazionali. Qualcuno che abbia ancora una coscienza, e che riconosca che il nostro mondo economico è solo un mostro che non sta in piedi, se non è in grado di rallentare l’economia per pochi mesi: quando usciremo da questa maledizione biblica, faremo meglio a ricordarcene ed a tartassarli quanto basta. Senza clemenza.

Perché una cosa l’abbiamo imparata: se stessimo per morire, e qualcuno ci facesse sopravvivere al prezzo dell’oro, non guarderemmo l’oro. Ce ne libereremmo subito, in cambio della vita.

26 marzo 2020

Se ci sei, batti un colpo. Non come le altre volte, però.


Gentile sig.ra Merkel,

sinceramente, non riesco a comprendere cosa le passi per la mente. Per la terza volta – due nel XX secolo, ora nel XXI – la Germania ha nelle sue mani le decisioni che riguardano l’intero continente, e sta comportandosi esattamente come nel secolo scorso. A che pro?
Quella che si sta delineando, è un’Europa del Sud-Ovest ed un’altra di Nord-Est: ossia la prima, le nazioni non direttamente collegate al sistema di produzione tedesco ed ai suoi capitali e le seconde, quelle che per convenienza (Olanda) o per necessità (quasi tutte le altre) devono guardare a Berlino e non distogliere lo sguardo.
La discriminante è l’epidemia del Coronavirus.

Chiariamo subito: il Coronavirus-19 non è una qualsiasi influenza stagionale. E, questo, per un semplice motivo: se l’Europa, oggi, sta avvicinandosi ai 15.000 morti dovuti al morbo, se non fossero state messe in atto delle misure eccezionali da parte di numerosi governi – fra i quali il mio, e ne vado orgoglioso – oggi non so dirle come si troverebbe: 150.000 morti? 300.000? Non possiamo saperlo, ma possiamo facilmente ipotizzarlo.
Tutte le voci discordanti – il penoso Primo Ministro britannico, ed il povero pulcino lombardo, nostro ex Ministro degli Interni, che minimizzavano…ma no…sarà come per la solita influenza…raggiungeremo l’immunità di gregge…pensate alle imprese, alle nostre imprese lombarde… – sono stati costretti a zittirsi, di fronte ai numeri. Terrificanti, ai quali non eravamo abituati da nessuna epidemia.

Oggi si pone il problema di come:
a) uscire dall’emergenza sanitaria;
b) concepire un’uscita/rinascita economica che non sia disastrosa per il continente.

Mi verrebbe da dire che per ben due volte, a causa dei vostri chiodi fissi – e non solo sull’elmo – ci avete regalato dei periodi lugubri e siamo dovuti ricorrere all’aiuto americano che in cambio ha voluto, ovviamente, delle contropartite politiche.
Oggi, gli americani non sono più in grado d’aiutarci: è già grasso che cola se riusciranno a cavarsela a casa loro. La Russia è gravata da sanzioni economiche, la Cina non ancora in grado d’assumere il ruolo di guida mondiale. Cosa facciamo?

Teniamo fede all’attuale sistema, che prevede la corresponsione di un contributo per formare il MES (il fondo salva stati) e che, in caso di bisogno, metodicamente indica le scadenze per la sua restituzione? Badi bene: soldi nostri, di ciascun Paese (60 miliardi sono dell’Italia!)…ma le regole dicono che devono essere resi entro scadenze ben precise, con metodologie ben preparate, studiate con teutonico passo.
Oppure capire che, di fonte ad una simile emergenza, è d’obbligo utilizzare quei soldi e poterli mettere a bilancio, per restituirli, con altri tempi, altri modi, altri passi?

La situazione s’aggrava, al punto che il nostro Primo Ministro vi ha dato dieci giorni di tempo per rispondere, altrimenti l’Italia non accederà al sistema MES, e farà di testa propria.
Si rende conto di cosa significa?

Vuol dire, semplicemente che, se la risposta tedesca non cambierà, l’Italia ha già presentato – tramite il suo Primo Ministro – una dichiarazione di uscita dall’UE, per ora solo in fieri. Credo anche lei convenga che, al prof. Conte, non rimaneva altra strada.

Oggi non sappiamo se si tratterà di un’Europa del Sud e di un’Europa del Nord, oppure di un’Italia più legata a chi ha fornito veramente aiuto, quando ne abbiamo avuto bisogno, ossia Cina, Russia, Venezuela e Cuba. Che non ci hanno bloccato le mascherine, da noi acquistate e pagate, alla loro frontiera o a quella di uno stato-satellite come la Repubblica Ceca.

Spero vivamente che la sua opinione cambi, perché questo – sono certo – è il desiderio degli altri Paesi europei. In caso contrario, ognuno per sé e Dio per tutti.

19 marzo 2020

Dove sono finiti i soldi per gli ospedali?

Camion dell'Esercito trasportano bare a Bergamo


A Bergamo si muore. Come ai tempi dei monatti, della peste di manzoniana memoria. A Bergamo medici ed infermieri sono tornati carne da cannone, sono inviati al macello come i giovani sottotenenti della Prima Guerra Mondiale. Non facevano in tempo a nominarli ufficialmente che erano già morti. “Sua Maestà comunica che vostro figlio…Aspirante Sottotenente del 27° battaglione, Divisione…è caduto per la Patria al fronte…eccetera…
Morivano come le mosche, perché gli austriaci sapevano che “quello con la pistola” che andava all’assalto era il sottotenente e, morto quello, l’assalto si scompaginava. C’erano appositi cecchini, pronti per loro nelle trincee. Alcuni giovani ufficiali, per non farsi riconoscere, prendevano il fucile di un caduto e andavano all’assalto.

Oggi, giovani medici appena laureati – cos’è la specializzazione? Nulla! E l’esame di Stato? Niente! – con ancora in bocca il sapore della torta della festa di laurea si vedono sbattuti in corsia, muniti di scafandro asettico (se c’è!), in compagnia d’infermieri che barcollano per la stanchezza, stralunati fra le flebo da mettere e i monitor dell’ossigenazione del sangue da controllare, con i campanelli che suonano, la gente che chiede, magari con rispetto e comprensione per quello che sta accadendo, ma chiedono. Perché stanno male, hanno paura: domandano un bicchiere d’acqua e la grazia.

Perché siamo giunti a non avere più una struttura sanitaria all’altezza della situazione? Magari abbastanza buona nelle regioni del Nord, ma al Nord vive più della metà della popolazione italiana, mentre il governo sa bene che deve assolutamente fermare sulla “linea gotica” il propagarsi del contagio, perché se arriva al Centro-Sud non ci saranno che pochi ospedali, pochi posti in rianimazione, poco di tutto.
La vicenda della sanità italiana – del suo smantellamento, chiamato anche “privatizzazione” – non è diverso da quello della privatizzazione delle autostrade o della scuola, per la quale la Costituzione recita “senza oneri per lo Stato”, riferendosi alle scuole private, ed invece con i soliti sotterfugi si passa oltre anche alla Costituzione.

Ma la vicenda più eclatante, che pochi conoscono, è stato il vero e proprio drenaggio dei bilanci di molti ministeri – due in primis: Sanità e Scuola (vi siete chiesti perché Fioramonti ha sbattuto la porta e se n’è andato?) – a favore di un solo “vincitore” della battaglia, il ministero della Difesa.
In questi pochi anni, diciamo una decina, s’è visto un fiorire d’iniziative per armare il Paese e non si può nemmeno incolpare destra o sinistra, alto e basso, perché questi provvedimenti sono programmi che durano decenni, e con la volatilità dei governi italiani non ci si può affidare a questo o quello. Meglio fidarsi di qualcuno che sta più in alto e li controlla tutti, non sto a far nomi perché tanto sapete a chi mi riferisco.

L’Italia sembra che debba andare in guerra – F-35 e ben 4 portaerei! Sapete che, presto, l’Italia avrà ben 4 portaerei? (1) – e contro chi, di grazia? E’ pur vero che, seguendo l’adagio latino – si vis pacem para bellum – i mezzi da guerra si preparano nei tempi di pace ma un’idea di politica estera, e dunque di programmazione militare, bisognerà pur averla?
In pochi anni, il tonnellaggio della Marina Militare è raddoppiato – se guardiamo agli anni ’80 addirittura triplicato! – e non sappiamo perché, chi è la minaccia, cosa prevedono le strategie militari in proposito. A parte le solite facezie, le complesse elucubrazioni farcite di termini anglosassoni, per spiegare tutto in modo che nessuno capisca niente. Mentre, proprio la Marina, “brilla” per inchieste di malaffare & compagnia varia (2).

Proprio come avvenne in passato, prima della 2GM, quando l’ammiraglio Jachino recitava la lezione di fronte al Parlamento: l’ha detto Mussolini, le portaerei all’Italia non servono, ed ha ragione. Si vide dopo se non servivano: si capì subito con la notte di Taranto, ma era troppo tardi.

Se vogliamo cercare un nome e cognome, uno dei molti colpevoli di questo andazzo, un nome c’è: è stato Matteo Renzi – sì, proprio lui: quello che va a scusarsi in Europa per quello che sta facendo il governo italiano, mentre con Salvini prepara l’inciucio per disarcionare il governo in carica…la follia di Renzi cerca riscatti anche in questi tempi amari, nei quali il silenzio sarebbe d’obbligo, non solo necessario! – e proprio lui, negli anni 2015-2016 fu l’autore della cosiddetta “legge navale” per fornire all’Amm. De Giorgi (quello che inaugurò la portaerei Conte di Cavour in sella ad un cavallo bianco) tutto il necessario. O il superfluo?

La legge navale fu, dapprima, un intervento “spalmato” su più anni di bilancio poi, improvvisamente, il Ministero dell’Economia anticipò alla Marina tutto in una botta. Non si sa nemmeno quanto fu di preciso perché le cifre variano secondo come si leggono i bilanci: in ogni modo, compresi in una forbice fra 5 e 6,2 miliardi di euro (3). Portaerei, incrociatori, fregate, sommergibili, pattugliatori, rifornitori di squadra, aerei, elicotteri…una ferraglia infinita.
E dove li ha presi, quei soldi, il saltimbanco di Rignano?
Risparmi, sì risparmi…sempre a carico dei soliti noti: Sanità e Scuola.
Fra l’altro, in una confusione di strategie e di obiettivi, mentre russi e cinesi se la ridevano.

I russi hanno mostrato al mondo il missile Kalibr durante la guerra in Siria, che ha praticamente distrutto il quartier generale e le milizie del Califfato. C’è anche la versione anti-nave, che ha una portata di 1.200 km, traiettoria parabolica e sensore auto-cercante del bersaglio.
Basterebbero tre installazioni di questi missili (Salento, Sicilia e Sardegna, abbiamo tutta la tecnologia per costruirne di simili) per proteggere tutti i mari italiani ed una buona fetta di Mediterraneo, con una spesa irrisoria ed una durata ben più elevata della ferraglia che va in mare.
Non sto raccontandovi balle: la Marina USA ha richiamato tutte le sue 12 portaerei per capire come fare a renderle “invisibili” alla nuova minaccia. Ma per gli ammiragli italiani non sono una cosa seria: portaerei! porterei! Papere nello stagno.

Poi, si scopre che i nostri ospedali non hanno mascherine, tute protettive, respiratori, apparecchi per la rianimazione: ce ne ha inviati, impietosita, la Cina. Regalati.
E così si torna indietro, ad un secolo fa: ieri andarono i giovani di 18 anni a morire, con solo tanto ardor patrio ed una pistola a farsi ammazzare, oggi, solo nel bergamasco ci sono 600 medici infettati dal Coronavirus e gli ospedali rischiano di diventare dei lazzaretti.

Di più: bisogna utilizzare la Fiera di Milano per farne un grande ospedale! Peccato che manchino le solite attrezzature ed il personale. Nel frattempo, l’ex ospedale di Legnano (4) sarebbe – certo, con gli interventi di manutenzione ed aggiornamento – in breve tempo più fruibile, perché già nato come un ospedale.
Purtroppo, sulla polemica dell’ospedale alla Fiera di Milano s’è già imbastita la solita querelle politica (fu Formigoni a chiudere l’ospedale di Legano, sic!) perché i nostri politici non vogliono valutare la convenienza, bensì la spesa, che in questi tempi di “facili appalti” promettono d’essere mooolto succosi!
Difatti,  l’assessore Gallera – vox della Lega e di Forza Italia, non dimentichiamo – ha subito respinto la richiesta che è venuta dai COBAS e dal M5S. “Troppo rovinato”, “Ci sono stati atti di vandalismo”…piccola domanda all’assessore: chi doveva vigilare sulla struttura? Babbo Natale? Batman? Superman? Oppure l’assessorato regionale?

Come potrete notare, in questo maledetto/benedetto Paese le querelle si riattivano, anche a secoli di distanza: vogliamo l’ospedale alla Fiera! Vogliamo una grande Marina!

Riccardo Orioles – grande giornalista! – oggi, scriveva: “Coronavirus, quando questa guerra sarà finita inizierà il dopoguerra. E lì ci sarà da discutere” (5). Già, vero: di quante cose dovremo discutere! Ce lo faranno fare? Ci sarà una vera campagna elettorale, con argomenti al posto degli slogan?
Staremo a vedere, ma toccherà a noi ricordare: anche agli insulsi.