12 ottobre 2014

Voglia di vomitare


Il mare è sempre lo stesso, la Lanterna anche, le navi in porto galleggiano – addirittura la Concordia – ed i torrenti fanno il loro dovere di portare l’acqua al mare in una città che sorge su una scarpata, dove gli orti si chiamano “fasce”, le strade “carruggi”, i sentieri “creuze” e gli alluvioni sono soltanto i disastri (non) annunciati d’Autunno, un evento ciclico, come la Fiera del Mare o quella di Santa Zita.


Il Bisagno è soltanto una vena, scavata sul fondo di una valle: peccato che il resto del vallone sia occupato da ogni sorta di scempiaggine cementifera. E’ tutta colpa della speculazione selvaggia degli anni ’60: mettiti il cuore in pace – baby – erano italiani cattivi che pensavano solo a far soldi e ad ingrassare mogli, amanti e puttane, mentre il Card. Siri si scervellava su come mandare gli ex gerarchi nazi-fascisti in Argentina. Il Vaticano ci metteva i passaporti e l’armatore Costa le navi: comodo no?

Oggi no, è tutto diverso: addirittura Marta Vincenti è sotto processo, andrà in galera...ahhhhhhhhhhhh!!!!

No: Aaaaaaagh!



Aaaaaaaagh perché sono stufo di scrivere di cazzate. Tutto è una scoordinata e mefitica cazzata, come quella di Paolo Barnard che va a puttane perché non gli hanno lasciato fare la MMT (si chiama così?). E bravo Paolino: un pompino è sempre meglio di un calcinculo, su questo siamo d’accordo, ma ricamarci sopra mi sembra una storia da dementi.

Così – in un vortice di bandiere osannanti – il popolo italiano si sarebbe ribellato, avrebbe portato il buon Paolino in trionfo fino a Palazzo Chigi – sgominando legioni di Carabinieri, Granatieri, Polizia, ecc – che avrebbe diramato la “Direttiva 1” mediante la quale sarebbe stata emanata la MMT. E già che ci siamo, anche la presidenza della RAI per il buon Paolo, il licenziamento in tronco della Gabanelli e una sorta di “esentasse” per le bocchinare di Palazzo.

Scendi dal letto, Paolo e svegliati: sei solo un giornalista che credeva di lavorare per la rete televisiva del sub-comandante Marcos, oppure per la libera Tv dell’Avana. Se esistono o sono esistite: no, fanno parte anch’esse dell’Oceano Cazzarolo, quello che bagna le isole Trash 1,2,3,4...

Mettiti il cuore in pace, Paolo: perché non apri un chiosco di bibite e angurie, panini e pizzette? Magari ci campi, ci ha campato pure il “pentito” Marino, e magari riesci ad imbastire una storia bislacca per incastrare la tua grande nemica e rovinarla nella polvere. Mai fatto sesso con la Gabanelli, vero? Ti credo sulla parola.



Altra enorme cazzata è la vicenda di Azzolini....azz...Azzolini...che riceveva fondi direttamente da Governo (Berlusconi) – senza passare attraverso la Regione Puglia (là c’era un “rosso”...) – per il suo bel porto di Molfetta. Peccato che il fondale fosse minato.

Non erano stati gli americani nella guerra mondiale – no, ovvio – qualcuno ha visto addirittura un aereo a pedali con le insegne dell’ISIS che lanciava bombe incendiarie. La storia finisce qui: anche la Marina si è stufata di sminare gratis – per cinque lire, manco un cane muove la coda – mentre i soldi erano già spariti (certo, la CMC di Ravenna ha fatto buon bottino), così anche il “rosso” è stato accontentato?

Ma anche questa non è una primizia, perché prima di Molfetta c’era stato Fiumicino, con il suo mega-porto turistico da 403 milioni di euro (pagati da noi tutti, tramite la Regione Lazio), e gestito da Francesco Bellavista Caltagirone, un nome, una garanzia.

Dopo il solito balletto dei subappalti, l’ultima azienda (quella rimasta col cerino in mano) eseguì i lavori per un centinaio di euro: trecento milioni spariti. Risultato: le passerelle galleggianti affondano in breve tempo, mentre la diga foranea presenta già segni di cedimento. Il commento del Comune: “Il prossimo obiettivo non sarà più un porto turistico, bensì un porto commerciale”. Eh, con quel che si è “mangiato” prima...un porto commerciale...almeno il triplo.

Ma prima ancora, Bellavista Caltagirone (grand-guignolesco patron del gruppo Acqua Pia Antica Marcia di Roma) aveva “lavorato” per il porto turistico di Imperia, insieme a Scajola detto “a mia insaputa”: anche qui inchieste, proscioglimenti, rinvii a giudizio...insomma, il solito marcio di palude, altro che acqua.



Cazzate, cazzate e cazzate, contro le quali si scontrano e sono sconfitte tutte le intelligenze di questo Paese: l’ultima è il decreto di Renzi che foraggia e sostiene gli inceneritori. Anche all’estero lo fanno, ma conferiscono in discarica l’1-3% del totale, mentre noi sfioriamo il 40.

Proviamo con la cultura, ultima spiaggia: entriamo in libreria.



In libreria, nelle posizioni migliori sono sciorinati libri d’alta cultura: si va da “Cucinare con le salse” a “Cucinare con le salpe”, per finire con un “Come acchiappare il principe azzurro e tenerselo”. Le iconografie sono un po’ diverse: nei primi casi gonne appena sopra il ginocchio, della serie “l’ho già preso e lo devo solo trattenere” – con tanta buona cucina ed una buona dose di sesso (non ostentato, per carità: reggicalze e guepière possono stare benissimo sotto il castigato completo gonna/pullover, come fanno le afgane con il burka) – mentre nel secondo caso (maschio da acchiappare) l’immagine di copertina è un melange, una pozione elaborata con abili percentuali di Cappuccetto Rosso, Heidi ed una discotecara soft.

Fin qui abbiamo scherzato: poi, ci sono i libri seri.

“Il camposanto della notte del terrore”, “Il cimitero degli zombie danzanti”, “Il camposanto ritrovato sotto la Coop”, “Il cimitero degli elefanti sbroccati”, eccetera.

Eros e Tanathos tengono banco per un buon 50% della “cultura”, almeno nelle terre delle “casalinghe di Voghera” dove – nonostante l’apparenza della più assoluta “normalità” – le donne tradiscono più degli uomini, i fine settimana all’insegna del ritrovo sexy trasgressivo sono oramai all’ordine del giorno e – lost but not least – si ammazzano un paio di donne il giorno.



Cosa deve fare una persona che sa scrivere e – spera – di scrivere anche qualcosa di utile, che serva a comprendere i molti arcani di questa epoca bislacca? Filosofi, cattedratici, artisti...tutti “organici” – come li definiva Gramsci – ossia richiamati all’ordine e maggiordomi della politica, oggi si dice “embedded”.



L’energia? Quando Rifkin venne in Italia osservò, in lontananza, le Alpi da una stranamente limpida Milano: qualcuno gli spiegò che era una catena che versava acqua nella Pianura Padana lunga più di mille chilometri. Ogni chilometro un rigagnolo, un affluente, poi un fiume, quindi un grande fiume.

Il filosofo dell’energia si voltò e disse: “Ma come fa un Paese come questo ad avere problemi energetici?” e (aggiungo io) un migliaio di chilometri di penisola zeppa di sole e vento?



Vi confesso, non so più cosa fare. Capisco Barnard, lui la getta in farsa con la storia dei pompini: nemmeno con la MMT, però, risolveresti qualcosa. Se prima non cacciamo questa gente che sperpera 60 miliardi l’anno (corruzione italiana secondo l’UE) ma forse di più, come sostenevo nel precedente articolo. Forse 150.



Immaginate cosa si potrebbe fare con...diciamo...100 miliardi in più a bilancio? Paghiamo pure i debiti con 50: ne restano altri 50 per investimenti o reddito di cittadinanza, oppure entrambi.

Convinciamoci, una volta per tutte, che il solo problema italiano è stato la ladroneria scatenatasi come un’iperbole dopo Tangentopoli. Di là dal fermare il processo, Tangentopoli dimostrò com’era possibile rubare e farla franca, come sta succedendo oggi.



Io non so più cosa raccontare: mi alzo la mattina e mi guardo attorno. Mentre vado dal panettiere mi chiedo: ma è mai possibile che tutta questa gente sia stata lobotomizzata? Fino a questo punto? In Francia, in Germania, in Spagna...parlo alcune lingue ed un po’ l’Europa l’ho girata...in nessun altro Paese vige questo lassismo nauseabondo, questo cambiare le leggi secondo il reato ed il “pedigree” dell’indagato. E tutto va bene, va bene così.

Tutte le mattine c’è una lotta con me stesso, accendo il computer: ma cosa posso ancora dire? Cosa c’è ancora da capire? Abbiamo capito che il M5S non ce la farà a ribaltare la musica: soluzioni? Scappare o ribellarsi: ne siamo capaci? Altrimenti, non resta che ballare sul relitto, fin quando non cadrà a pezzi.



Adesso scatenatevi pure, non ho nulla da difendere o da perdere.

01 ottobre 2014

La parabola calante di Renzie e la santa anima di Bettino



Tre storielle edificanti, ad usum Renzi-dipendenti, per spiegare come mai l’Italia è l’unico Paese europeo ad avere crescita negativa, dopo strombazzamenti vari, a partire dagli 80 euro in poi.




Ragioneria dello Stato: ovvero, la “verità contabile”



“Pronto, è la Ragioneria dello Stato, ufficio stipendi?”

“Sì”

“Sono…e vorrei sapere a che punto è la mia pratica di stipendio – visto che avete bloccato lo stipendio di Agosto – senza la quale non posso accedere alla pensione…e i soldi che mi dovete?”

“Sì…dunque…ehm…vede: da un anno a questa parte, c’è una nuova procedura. Il tutto deve essere vistato dalla Commissione.”

“E cos’è ‘sta Commissione?”

“Nulla…è un nostro ufficio interno…però deve rivedere il tutto e vistare la pratica, così – dopo – io posso inviare a Latina tutto il suo incartamento e, finalmente, possono mettere in pagamento le sue spettanze…”

“Quindi, se la Commissione vista il tutto…”

“Eh, non so…dovrebbe farlo entro questa settimana (ma è l’ufficio a fianco!!! mi trattengo), altrimenti slitterà il 18…”

“E se slitta il 18?”

“Perdiamo la “finestra” – ancora ‘ste finestre! – per mettere in pagamento la sua pratica e saltiamo dalla fine di Settembre alla metà di Ottobre per avere il mandato di pagamento effettivo…sa, a Latina devono avere il tempo d’istruire la pratica…”

“Perché, allora, m’avete bloccato lo stipendio di Agosto? Io non vedo un soldo da Luglio! E mi dovete quasi 10.000 euro!”

“Per una questione contabile…di “praticità”…siccome lei ad Agosto era già in pensione, non era corretto…meglio chiudere la partita contabile stipendiale e, poi, aprire quella pensionistica…”

E io aspetto: le rammento che una parte dei miei antenati erano tedeschi.

“Ah sì? E di dove? Mio fratello insegna a Mannheim…”

“Le ha detto come trattano lassù queste cose?”

“Sì, me lo ha raccontato.” E tace.



Una vicenda di “de-materializzazione”



Ancora incazzato per la telefonata, decido di recarmi dal medico: deve consegnarmi delle ricette…

Mentre attraverso il paesino, mi salta in mente una fantasia: che Cottarelli (o chi per esso) abbia inviato una circolare “riservata” dove, sostanzialmente, ricorda tutti i trucchi per rallentare i pagamenti? Ma questi sono atti pubblici: come possono esistere – in una democrazia – settori “off-limits” riservati soltanto ai massimi dirigenti? Perché esiste il sistema criptato SISSI per la scuola, dove tutto giunge dall’alto mentre dal basso non può partire nulla? Non è mica un’industria automobilistica, che deve proteggere le sue strategie di mercato!

Dal medico non c’è nessuno: sento la voce, “Avanti!”

Entro, e noto subito che è “nero”.

“Ho bisogno delle pastiglie per la pressione, la ricetta…”

Fa cenno d’aver capito e s’appressa alla tastiera: dopo un attimo, al posto della ricetta, esce dalla stampante un mezzo foglio bianco. Lo volto e, dietro, c’è la ricetta: solo che non è più il foglio prestampato, in genere stampato con l’inchiostro rosso, è un foglietto in formato A5 con i medesimi dati.

Non capisco la novità.

“La chiamano “de-materializzazione”: solo che, prima, agli stampati provvedevano loro, adesso è tutto a spese nostre.” Risponde abbacchiato.

Capisce dalla mia espressione il dubbio: beh, per un po’ di carta…

“E non è mica per la carta: questo scherzetto costa 700 euro all’amministrazione e 700 a noi, dicono per il programma…1400 euro a medico! Prima assicuravano che ce li avrebbero resi, oggi nicchiano…come andrà a finire?”

“Fammi vedere bene la faccia” ribatto per celia “no, non quella: l’altra…eh sì, sembra proprio che te l’abbiano messo nel…”

“Va a dar via il c… Carlo.”

Esco e rifletto: 700 euro a medico (e gli altri 700 a carico della Sanità? Esisteranno per davvero?) sono una cifra da far paura, soprattutto se riferita al numero di medici di base…ma quando mai – un programma che trae i dati da un database, li ordina nei rispettivi campi e invia tutto ad una stampante – deve costare così tanto?!? 20-30-50.000 euro sono cifre con le quali qualsiasi programmatore in poco tempo lo assembla. E ringrazia Dio per tanta manna. Sui 46.000 (circa) medici di famiglia italiani grava invece una spada di Damocle da 32 milioni di euro: alla faccia del programmino!



Vacance volée



Torno a casa e, visto che Ottobre si avvicina, provo a vedere se riesco a programmare quella vacanza in Spagna che attendiamo da tempo.

Invio la prima mail: periodo 1-7 Ottobre. No, ci dispiace, il 6 non è possibile. OK, allora 29-5. Niente: anche il 30 è occupato. Mandatemi una lista delle disponibilità! Va bene il 12-18 Ottobre? Provo a cambiare albergo, Regione, Stato...non rispondono più.

Il viaggio l’avevo vinto con la solita formula “paghi solo il vitto, pernottamenti gratis” e invece questi di EUROREST fanno i furbi. Hanno chiesto circa 20 euro d’anticipo e adesso…voilà! Gli alberghi rispondono picche. Una truffa ben congegnata: butto due parole su Google e tutto è chiaro, ci sono cascati in migliaia – solo in Italia, ovvio, all’estero li sbattono in galera per truffa – adesso rispondono…fammi causa!

Li denuncerò, ma…quanto tempo la denuncia trascorrerà sulla scrivania di un magistrato (se mai ci arriverà) prima d’essere archiviata? Il solito gioco delle scatole cinesi: un magistrato c’impazzisce dietro per poi trovarsi come unico destinatario un conto alle Cayman, il quale corrisponde ad un nero che fa il raccoglitore di banane e che non ne sa nulla, oppure in Lussemburgo dove ci vuole una rogatoria millenaria…t’hanno fregato 20 euro…va beh, capita…ecco cosa pensa l’italiano medio.



Adesso chiariamo perché queste storie si collegano con Renzi e con la buonanima di Craxi: ci vorranno pochi attimi per capirlo.

Intanto, per Renzi e la sua cricca è arrivata una scoppola di quelle serie: l’unico Paese europeo ad essere ancora in recessione, mentre gli altri Paesi europei almeno stanno sopra lo zero. Non stanno nemmeno bene loro, ma noi stiamo peggio.

Lasciamo stare le caccole come gli 80 euro od il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione – che ritenevano avrebbero smosso mari e monti – e che invece sono, semplicemente, scomparsi dal panorama economico.

Le ragioni?



Gli 80 euro sono arrivati in famiglie dove nemmeno 800 euro sarebbero bastati per osservare qualche timido rilancio dell’economia perché – nel frattempo – sono calate sulle loro teste tante gabelle ed imposizioni fiscali che le hanno annichilite. Che ci fai con 80 euro? Ci paghi una badante? Le tasse universitarie? L’auto che non ne può più?

E i debiti della Pubblica Amministrazione? Sì, sono stati pagati…tutti? Beh, quelli che sono rimasti. Quante aziende hanno chiuso negli ultimi anni? Una media di 2 ogni ora, 14.256 nel solo 2013, 59.570 negli ultimi cinque anni (1).

Come avviene il processo?



Basta che un’azienda ritardi un pagamento un poco oltre la normalità (ad es. da 30-60 giorni a 150 ed oltre) che si scatena l’effetto domino, soprattutto perché il sistema bancario non interviene. Ma il sistema bancario, a sua volta, deve proteggersi dalle insolvenze, poiché anche la banca è un’azienda.

Chi è il primo “cattivo pagatore” dell’ex Belpaese? Lo Stato.



Quando lo Stato decide finalmente di pagare, molte di quelle aziende non esistono più: in questo modo – grazie alla lentezza della giustizia (in particolare, le procedure fallimentari) – lo Stato finisce per “dirli ma non darli”, ossia promette qualcosa quando i ricettori non ci sono più od hanno cambiato ragione sociale, ecc.

Il risultato è il crollo del sistema delle imprese: ecco spiegato il dato anomalo dell’Italia, quel -0,4% del PIL.

Chi paga la vera crisi? Chi lavora: piccoli e medi imprenditori, tecnici, impiegati ed operai, che si trovano senza soldi o senza stipendi.

E dove li spende lo Stato tutti ‘sti soldi?



Elaborando i dati sul numero di dipendenti pubblici moltiplicato la spesa media per dipendente, s’evince che lo Stato (in tutte le sue articolazioni, centrali e periferiche) spende 173 miliardi l’anno per pagare i dipendenti pubblici (2). Ribadisco, compresa anche la spesa per gli Enti Locali (e quindi la Sanità), ma non considerando le spese per mantenere i politici di tutte le razze e di tutte le piazze.

Ci sono, però, i “sotto-politici”, ossia tutta la ghenga dei dirigenti che, in Italia, sono una marea:



“Un’elaborazione della Cisl-Fp, basata sul dossier della Corte dei Conti del 2013 sul costo del lavoro pubblico, arriva a contare 168 mila dirigenti e una spesa lorda per le loro retribuzioni di quasi 15 miliardi l’anno. Ma il confronto con un altro rapporto – realizzato dal professore Roberto Perotti per Lavoce.info – evidenzia una serie di lacune: dai 16 mila ufficiali delle forze armate ai 3987 dirigenti dei corpi di polizia, fino ai 9754 magistrati. Figure che, per ruolo e reddito, sicuramente vanno considerate nel novero della dirigenza. Integrando i rilevamenti, si arriva a quasi 200 mila.” (3)



Se sommiamo questi quadri dirigenziali, giungiamo ad una spesa di circa 20 miliardi, che rappresenta più del 10% del totale di circa 193 miliardi.

A quanto ammonta la spesa pubblica?



Sempre considerando l’anno 2010, sono 723,3 miliardi al netto degli interessi (4). Sottraendo i 193 miliardi delle retribuzioni, rimangono più di 500 miliardi: cosa rappresentano? Dovrebbero rappresentare le spese in conto capitale, ossia tutto ciò che lo Stato acquista o finanzia: dall’F-35 al temperamatite, dal ponte ai materiali per la strada da riparare, dalle medicine per gli ospedali ai computer, dal sostegno per tutti gli sfigati a quello per l’editoria, alle auto...fino ai preservativi per i militari all’estero. Insomma: tutto.



Ora, spicchiamo un salto nel passato ed atterriamo alla Camera dei Deputati il 29 Aprile del 1993:



“...i finanziamenti illeciti sarebbero stati necessari alla vita politica dei partiti e delle loro organizzazioni per il mantenimento delle strutture e per la realizzazione delle varie iniziative; il suo partito non si sarebbe discostato da questo generale comportamento[80] e, quindi, più che dichiarare sé stesso innocente, Craxi giungeva a sostenere che egli era colpevole né più né meno di tutti gli altri.”



Bettino Craxi, sostanzialmente, affermava d’essere sì colpevole, ma come tutti gli altri di tutti i partiti, nessuno escluso.



Da quei tempi ci è giunto il ben noto “Teorema di Craxi”, secondo il quale ogni esborso dello Stato – sotto qualsiasi forma – è “tassato” con un 30% per pagare le tangenti. Sarà vero? Non lo sappiamo.

L’UE sostiene (5) che la corruzione, in Europa, è pari a 120 miliardi di euro, dei quali la metà è generata dallo Stato italiano. Secondo il Teorema di Craxi, invece, il 30% delle spese in conto capitale renderebbe 150 miliardi: la corruzione italiana starebbe dunque in una forbice fra 60 e 150 miliardi di euro, sempre che non vi siano altri elementi da valutare (le Mafie?).



Controprove? Non ce ne sono. Certezze? Da cercare col lanternino. Ci sono però elementi che suffragano la ladroneria generale, dalla nota teoria del “a mia insaputa” – iniziata da Scajola ed oggi di gran moda – per finire con i porti ed i cantieri italiani zeppi di “incrociatori” da milioni e milioni di euro, che non si sa di chi sono. Qualcuno, addirittura, è fermo da anni perché sequestrato dalla Magistratura: il pagamento del porto? Mettete in conto...

Una delle forme più in voga, oggi, per pagare tangenti è proprio la nautica: dai cantieri italiani (fatevi un giro...) escono già belle che pronti, con sulla poppa i nomi dei porti d’iscrizione “Cayman”, “Guernesey”, eccetera...tutti i paradisi fiscali del mondo.



Comunque sia, la corruzione che subiamo è una cifra iperbolica: la vera sanguisuga degli italiani.

Le soluzioni prospettate dal governo sono puerili: dare un “assaggio” di TFR agli italiani (soldi loro! e tassati!)

a Natale, così faranno risollevare il sacro PIL. Della serie: raccolgo io parte del grano del tuo campo, per rendertelo a suo tempo...anzi no...te ne do subito una parte...ma una parte di quella parte me la tengo. E per sempre! Mannaggia che affare!



Sono soluzioni da apprendisti stregoni, da fattucchiere della spesa pubblica, che non hanno nessun riscontro nella vera economia di uno stato e nemmeno in quella ufficiale, già di per sé divenuta una barzelletta.



Ora, so di toccare tasti dolenti, ma devo farlo. Mi riferisco ai vari sostenitori di teorie economiche innovative che tutto renderebbero più semplice. Dal signoraggio in poi.

Signori signoraggisti: giusto indicare il “prelievo” – illegale – del sistema bancario sulla creazione di moneta, ma – se non lo diamo alle banche lo diamo allo Stato, ossia alla collettività (come, in parte, un tempo) – ora...mumble mumble...a chi lo diamo? Quale malfattore preferiamo? Renzi (se potesse) si leccherebbe i baffi e tutta la ghenga sarebbe felice di spartirsi la torta.



Signori “innovatori” di teorie economiche: a chi le proponete? A noi, popolo da 1.000 euro il mese? Giusto: ma gli altri – quelli da 10.000 e più euro il mese – saranno d’accordo? E come faremo a portarle avanti? Con chi? Non mi raccontate di Grillo o di Tsipras (un comico che dice ogni giorno il contrario del contrario di ieri associato ad un allampanato imprenditore...ed un oriundo comprato all’estero, perché d’italiani “di sinistra” s’era persa la razza). Va beh, facciamo giocare ‘sto Tsipras...poi, magari lo rivendiamo al Real Mad...scusate, alla Spagna.



Ecco che si torna da capo: “Unica soluzione è la rivoluzione”, affermava Lenin. E mi sa che aveva ragione.



(1) Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-01-23/in-italia-chiudono-due-imprese-ogni-ora-cinque-anni-perse-60mila-aziende-174528.shtml?uuid=ABjyzjr



(2) Fonte: elaborato (anno 2010) da: http://www.fermareildeclino.it/fare/approfondimento-spesa-pubblica-per-stipendi-nella-pa



(3) http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/02/16/news/quanto-costa-la-pubblica-amministrazione-ecco-i-nomi-e-gli-stipendi-dei-paperoni-di-stato-1.153347



(4) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Spesa_pubblica



(5) Fonte: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2014-02-04/allarme-corruzione-europa-meta-142330.php

09 settembre 2014

Ghiri



Com’è carino il ghiro, com’è pacioccone. E sonnacchioso: già, lo ricordiamo sempre – quasi fosse un aggettivo – riferito ad un umano, “dorme come un ghiro”.


Con tutte le novità che ci sono qui in Langa – il ritorno del lupo, la diffusione imperturbabile di cinghiali e caprioli (ora anche dei daini), qualche timida comparsa di orsi e linci (per ora è più un “si dice” che un “si sa”) più tassi e linci che ci sono sempre stati (si sentono quasi offesi...) – chi pensa mai ai ghiri?

Al più, ti fanno un po’ arrabbiare quando cerchi di raccogliere noci e nocciole, e trovi quelle degli alberi accanto al bosco già tutte inesorabilmente spaccate e mangiate. ‘Sti c...pensi: che cavolo di denti avranno? Già: se un ghiro ha mal di denti, però, nessuno lo sa. E non esistono ghiri-dentisti.

Ma c’è una storia che vi voglio raccontare.



Ci fu un tempo nel quale gli uomini, annoiati, cercavano emozioni sempre più forti: se un’alba non era iper-psichedelica non valeva una mazza, se una motocicletta non superava i 200 all’ora non era una vera motocicletta, se una ragazza non ci stava a farsi legare e poi scopare in gruppo non valeva nemmeno la pena di cominciare.

Fu per questa ragione che i mille e mille paesini italiani furono abbandonati: non fu la mancanza di lavoro, non fu la crisi economica, ma la noia, il sapere che “là”, in città, c’era un tripudio di emozioni sconosciute, che nulla valevano al confronto del fungo di due chili e mezzo o del cinghiale che superava il quintale.

Qualcuno ipotizzò un edonismo esasperato, ma non regge: forse fu soltanto la sete di curiosità, il senso d’avventura castrato, la noia del “diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale” (Guccini). Fu solo per questioni di mera economia che milioni d’europei, dopo Colombo, partirono alla scoperta del mondo? Non ci abbiamo mai creduto.



Così, nei mille e poi mille borghi arrampicati sui colli, rimasero solo dei vecchi pensionati che leggevano ogni giorno i manifesti mortuari, chi ce la faceva ancora seminava un poco d’insalata: i più, sonnecchiavano seduti al tavolino dell’unica “società operaia” ancora aperta, così come l’unico negozio d’alimentari era il solo rifornimento. Per le medicine, i giornali, le sigarette, un attrezzo – fosse anche un paio di forbici – bisognava recarsi al paese vicino, dove ancora esistevano i negozi. Fino a quando?

Inutile ricordare che i terreni erano in gran parte abbandonati, che sotto i portici delle cascine ammuffivano – nell’attesa di diventare “d’epoca” – vecchi trattori e le grandi case erano abbandonate, nelle campagne come nei borghi.



In tempi precedenti erano stati compiuti gravi errori, che divennero effetti d’eventi inarrestabili: la chiusura della rete dei consorzi agrari, la ferrovia tagliata – “rami secchi” – le scuole chiuse – “risparmi” – gli ospedali ridotti al lumicino – “accentrare le eccellenze sul territorio” – insomma, chi rimaneva era proprio l’ultimo dei Mohicani.

Si sapeva – l’aveva anche detto la televisione – che il campo abbandonato ci mette cento anni per trasformarsi in un bosco di querce: qualche anziano ancora ricordava e narrava di raccolti di granturco proprio là, dove oggi si raccoglievano i porcini. Ma nessuno dava la minima importanza ai ghiri: c’erano sempre stati...e allora?



I nostri simpatici dormiglioni continuavano a triturare noci, nocciole e semi d’ogni tipo: avendo a disposizione enormi quantità di cibo (che gli uomini più non raccoglievano) le famiglie crescevano e...c’era bisogno di nuovi alloggi!

Qualcuno rimediava il cavo di un albero, ma c’era sempre il rischio di una volpe o di una donnola affamata: i più previdenti scelsero, saggiamente, le case abbandonate dagli uomini. Altro che alberi cavi! Nei sottotetti si campava da re, e manco c’erano più quei gatti famelici di un tempo da temere: erano tutti castrati, mollicci e se ne stavano al caldo a mangiare croccantini!



Ma, si sa, la cuccagna finisce: per carità, nulla da temere da uomini, gatti e volpi...ma il tempo...accidenti che tempaccio...

Quell’anno, già ai primi di Novembre, cadde la prima neve: e mica poca! Subito dopo venne il gelo e le ultime noci e nocciole rimasero là sotto, sotto una spanna di neve gelata.

Oddio: quando non c’è la pasta si fa un bel minestrone, se manca anche la verdura si mangiano fette di pane abbrustolite sulla stufa e strofinate con l’aglio. E se mancano pane ed aglio? Sono cavoli amari.



Qui, i nostri ghiri hanno veramente una marcia in più: se manca tutto, i loro denti sono in grado anche di rosicchiare il legno. La pancia, almeno, è piena: non saranno i teneri gherigli delle noci, ma la fame è dura e ci si deve arrangiare.

Così, mentre gli uomini, dovutamente imbacuccati, sedevano qualche minuto fuori della “società” prima di rientrare al caldo a bere un caffè od un punch bollente, i ghiri lavoravano e mangiavano. I più anziani fra gli uomini ricordavano vecchie storie “L’Inverno del ’44 ancora lo ricordo...quanta neve, e c’era la guerra...” “Mio nonno raccontava che quello del ’17 fu lungo e nevoso, ma loro erano contenti: se nevica, non si va all’assalto!”



Intanto i ghiri – che dovevano andare in letargo, ma avevano ancora fame e...addormentarsi a pancia vuota non si può, non ci si riesce... – terminarono tutte le scorte e cominciarono i gusci, ma scoprirono ben presto che le vecchie travi del tetto erano più morbide. Le prime vie d’acqua avevano fatto marcire il legno, che s’era intenerito e seminava segatura solo a raschiarlo.

Il nonno, con i vecchi denti gialli e consumati da migliaia di noci, lentamente raschiava e trangugiava, come facevano – con maggior solerzia – i più giovani mentre i piccoli iniziavano anch’essi a comprendere la dura realtà dell’esistenza: com’era dolce il latte della mamma...ora quelle tettine sono diventate piccole e secche...ma guarda te cosa ci tocca mangiare per sopravvivere...nonno, hai ancora una noce? Taci, taci e raschia.



E’ proprio vero che nel samsara nessuno è felice e tutti hanno sempre qualcosa di cui lamentarsi: finalmente, a pancia piena, i ghiri riuscirono a cadere in quel magico mondo del letargo, una sorta di dormiveglia attento ai pericoli, ma sufficiente per ridurre i consumi di prezioso grasso interno al minimo, e l’inverno passò.



Quanto sarebbe saggio, a fronte di sempre nuove guerre, se i governi ordinassero – alle prime avvisaglie belliche – il “letargo generale”, almeno per qualche settimana invernale, così da risparmiare gas, alimenti e vite umane! Ma torniamo a noi.



Trascorsero tre Inverni di quelli di “una volta”, con il loro bravo metro di neve e gli uomini – quelli che non erano comparsi sui manifesti mortuari – tornarono a ricordare: il ’37? Un metro e venti. E il ’28? Quasi due metri! Dai, andiamo a berci un punch, che qui fa freddo.

Nessuno s’accorse del lavorio dei ghiri: quando, di Primavera, si svegliavano erano colti da un appetito famelico e divoravano la prima cosa che potesse finire sotto i loro denti. Le travature dei tetti, ovvio: sarebbero passati ancora almeno tre mesi prima che fossero state disponibili le prime bacche e qualche nocciolo.

Così andò avanti per quei tre inverni duri e freddi: verso la fine del terzo inverno, cadde della neve bagnata e pesante, di quella che sparisce in un paio di giorni di sole. Prima, però, proprio per la sua alta densità, è pericolosa, giacché quaranta centimetri pesano quanto un metro: fu il disastro.



Il tutta l’Italia centro-settentrionale, ma anche sulla dorsale adriatica, sui monti – soprattutto nelle zone poco abitate – avvenne il disastro: migliaia e migliaia di tetti crollarono, compresi quelli d’antiche chiese e manufatti di pregevole interesse storico. Le perdite di vite umane furono bassissime: casi sporadici, gente che era passata accanto agli edifici proprio durante i crolli.

I danni materiali, invece, furono incalcolabili: tutte le persone che avevano avuto le abitazioni seriamente danneggiate se ne andarono, chi in città, chi emigrò, chi s’appoggiò a lontani parenti che vivevano lontano, chi in Italia, chi all’estero.



La situazione politico-economica era assai difficile: nelle città i viveri erano razionati e le occasioni di lavoro poche e di scarso guadagno. Sarebbe stato necessario ri-colonizzare il territorio ma – dopo quella batosta – le cifre per farlo risultarono esorbitanti: il territorio fu abbandonato e, nel volgere di un decennio, circa 5.000 comuni italiani – circa la metà – risultarono abbandonati.

Il governo, in ogni modo, nominò una Commissione di Saggi che dovevano, in origine, essere 10 persone poi – non si sa come e perché – salì a 26, poiché furono inseriti anche geologi, idro-biologi, matematici e numerosi storici dell’arte, per valutare il danno degli edifici storici.



Anni dopo la relazione fu pronta: alcuni milioni di case distrutte, migliaia di chiese, palazzi nobiliari, castelli, ecc. Non fu mai eseguito un calcolo, anche approssimativo, dell’investimento necessario.

Ovviamente nessuno s’accorse del disastro provocato dall’inurbamento dei ghiri: tutto fu addossato ad “eventi meteorologi” associati alla “vetustà delle abitazioni”. A nessuno venne in mente di chiedersi perché tutto era successo quasi nello stesso lasso di tempo (e continuò a succedere): le commissioni di “saggi” dell’epoca servivano solo a produrre molta carta, come i cessi pubblici.



Il Paese andò così avanti: le grandi vie di comunicazione rimasero aperte e le principali città ancora abitate, ma a cento metri dagli steccati autostradali non era consigliabile recarsi. I pericoli erano tanti e, soprattutto, là non c’era nessuno: almeno, così si credeva.



Un secolo e mezzo dopo, finalmente, il Paese si risollevò dalla terribile crisi iniziata per mere questioni di bilancio e terminata con il dimezzamento della popolazione, vuoi per il saldo demografico, vuoi per l’emigrazione.

Un lungo processo rivoluzionario condusse alla nuova situazione: tutto era mutato, in Italia e nel mondo.

Il nuovo governo – chiamato “Direttorio” – ritenne necessario occupare le terre abbandonate un secolo e mezzo prima: l’economia in crescita necessitava di maggiori derrate alimentari e di grandi biomasse per alimentare la nuova industria chimica che doveva – in assenza di petrolio – ricavare dal mondo naturale ogni sostanza, i nuovi “intermedi” di base.



Alcune colonne iniziarono la nuova esplorazione, forti delle vecchie cartine che indicavano borghi e strade: le strade erano quasi tutte impercorribili, oppure riuscivano a transitarvi piccoli mezzi per brevi tratti. Siccome i mezzi erano tutti elettrici, era molto difficile rifornire le colonne che avanzavano: bisognava costruire linee elettriche lunghe decine di chilometri.

Improvvisamente, una colonna fu colta di sorpresa dal fuoco di molti fucili: chi erano?!?



Giunsero i militari ed avanzarono rintuzzando il fuoco nemico: a poco a poco, si riuscì a parlamentare con questi gruppi, dei quali nessuno immaginava lontanamente l’esistenza.

Erano veramente una nuova razza. Nei loro tratti c’era qualcosa di africano – alcuni erano meticci – ma anche occhi a mandorla...visi europei e tratti mongoli...insomma, c’era di tutto.



Parlavano una lingua che assomigliava molto all’italiano di un tempo – la sintassi era quasi identica – ma molti termini erano incomprensibili come “sciut”, col quale indicavano la pianura (forse “luogo asciutto”, mentre ogni essere di sesso femminile era chiamato femana, fema, femun...tutte con la radice “fem”. Signore e signorine erano scomparse dal dizionario. Sarebbe molto lungo approfondire il loro dizionario, ma anche avvincente.

Erano comunità di cacciatori e raccoglitori, ma avevano anche armi da fuoco: nelle case abbandonate trovarono dei veri e propri arsenali, e s’industriarono per fare la polvere da sparo.



Nelle lunghe discussioni che seguirono, essi affermarono di tenere d’occhio i “carticùn” – ossia gli italiani civilizzati – perché temevano intrusioni ma, abitando solo le aree lontane dalle vie di comunicazione, vissero indisturbati.

Questo pose un grosso problema, perché fu a tutti chiaro che un bene – la terra – era desiderato da entrambi. Fu stabilita una sorta di “pax romana”, ossia i fondovalle con le aree più fertili (gli “indigeni” non coltivavano quasi nulla) ai nuovi venuti, e le aree collinari ai residenti, i quali accettarono d’iniziare un processo d’integrazione, ad esempio mandando i bambini a scuole speciali, adatte alla loro lingua ed al loro pensiero.



Come andrà a finire? Chi vivrà vedrà, ma nessuno immaginava il potere distruttore del ghiro, che meriterebbe un posto d’onore nello stemma della futura Repubblica Comunitaria d’Italia.

03 settembre 2014

Andarsene



“C’é un tempo giusto per andarsene anche quando non si ha un posto dove andare.”


Anonimo



Chissà perché, ultimamente accendo il PC solo per giocare a Spider: eppure so che l’algoritmo del programma è pianificato per rendere il gioco sempre più difficile man mano che il record scende. Potrei cambiare alcuni dati su certi files, per aggirare questo “blocco”...troppa fatica: va bene così, tanto per passare il tempo.

Talvolta provo a scorrere il Web per cercare qualche articolo un po’ “frizzante”, ma c’è un mortorio che fa paura: nell’era della guerra fra grillini vs resto del mondo (attacché al potere, residuati bellici del comunismo del tempo che fu, integralisti di tutte le risme, ecc) ogni dialogo si stempera e rifluisce nel nulla delle sabbie, ogni uadi viene inghiottito dal deserto.

Peggio ancora, ascoltare il promissorio di Renzi: fra un po’ ci racconterà che avremo tutti 800 euro il mese in più, che riconquisteremo la Libia e Nizza tornerà italiana. E’ proprio uno spasso.



C’è chi scuote la testa ed afferma che “tanto ci sarà la Terza Guerra Mondiale”, ne è sicuro, ogni evento che si verifica nella geopolitica planetaria lo indicherebbe: c’è da chiedersi se quella “certezza” non sia la disperata ancora di salvezza lanciata a mare da chi è sconfortato, una sorta di “crepi Sansone con tutti i Filistei” (e magari anch’io che fingo di crederci, che per afflizione ha raggiunto limiti insopportabili).

Eppure, nel Pianeta, non c’è aria di guerra – almeno per i prossimi anni – dopo, certo, nessuno può azzardare previsioni: dire che fra un decennio la Cina e gli USA si scontreranno, è come affermare che fra un decennio il Catania vincerà il campionato di calcio.



Gli USA “non stanno troppo bene” e cercano disperatamente di far fuori l’ennesimo “pacco” aeronautico di produzione nazionale: fra un po’, ci sarà solo l’Italia a credere ancora negli F-35. Che sono la continuazione di un altro disastro, l’F-22, l’aereo “stealth” che andava in tilt per le chiamate dei cellulari.

Gli USA non hanno preso sonore batoste negli ultimi anni, ma un logoramento continuo e pernicioso: ancora ricordiamo quando, in Iraq, smontavano le lamiere dei mezzi saltati sulle mine per saldarli sui tank decenti e rabberciarli.



La Russia ha vinto la sua partita con la Georgia, ma ad un prezzo troppo alto in termini di perdite (soprattutto velivoli) e non ha nessuna voglia d’imbarcarsi in una nuova avventura: dopo la Crimea, a lei basta il solo Donbass...poi, l’Ucraina vada a farsi fottere.



Israele picchia come un dannato su Gaza, ma quando ha tentato d’attraversare il Litani (verso il Libano) Hezbollah gli ha distrutto mezza divisione “Golani”, il fiore all’occhiello di Tzahal.



La Cina ha bisogno di decenni prima d’essere in grado di reggere una guerra, ma non ne ha motivo: perché dovrebbe distruggere i mercati che assorbono la sua produzione? Idem per l’India o per il Brasile.



Inoltre, il saggio di profitto – investendo in Oriente per rivendere in Occidente – è ancora abbastanza alto da far saltare sulla sedia chiunque parli di guerra: di quanto aumenterà il prezzo del gas? a quanto rinunceremo nelle esportazioni? Ma lasciamo perdere...l’Ucraina è un affare tedesco, che se la sbrighino loro...

Insomma, sarebbe ora che chi alimenta gli “spiriti di Odino” la smetta, perché abbiamo alle spalle un decennio di “certissima, anzi, imminente” guerra all’Iran: qualcuno l’ha vista?

Si sa: il think-tank statunitensi qualcosa devono scrivere, altrimenti i loro padroni tagliano i finanziamenti e li stornano verso altri, ancor più decisi, gente che scrive con indosso la mimetica.



Poi, ci sono i banchieri, gli istituti finanziari, le grandi holding delle monete...per loro, ora, va tutto benissimo: lucrano sui debiti pubblici – sì, è vero, devono pagare i loro lacché politici: probabilmente ne hanno pure schifo – e va bene così. Domani qualcuno non ce le farà a pagare? Inizieranno le “dismissioni” del patrimonio pubblico, ossia le “confische” mascherate: preferisci morire di fame oppure cedere Pompei ad una società del Qatar? Oltretutto, voi la lasciate andare alla malora...

L’Italia, quest’anno, è caduta al 5° posto mondiale per presenze turistiche, dietro a Francia, USA, Cina e Spagna (1). Dopo l’industria e l’agricoltura, anche la principale risorsa nazionale scende a picco: troppe tasse, poca promozione internazionale, nessuno schema d’intervento sul territorio...ed anche il primo Paese al mondo per archeologia, patrimonio artistico, cultura e cucina va al quinto posto, perché mancano le teste pensanti di una vera classe dirigente.



Così, il principale bersaglio per cambiare qualcosa e sopravvivere diventano i guerrafondai ed i banchieri: giusto. Ehm...qualcuno ha un’idea, una sola idea su come cambiare le regole del mercato, del liberismo, delle mille guerre dimenticate? Si va a bussare a Francoforte, al Bilderberg, a Bruxelles...oh certo, lor signori hanno una paura terribile.

Qualcuno vuole andarci armato di fucili e pistole: ehi, i tempi della Rivoluzione Francese o Russa sono finiti...vi farebbero fuori a chilometri di distanza. Magari con un aereo senza pilota.



Va benissimo, è attraente fare ipotesi “di scuola” perché dissertare d’economia e di filosofia non può che far bene: soltanto, smettiamo d’immaginare che qualcuno che conta se ne accorga, o, addirittura che faccia sue queste teorie! Oppure, che servano minimamente a risolvere il vero problema: far fuori questa massa di tarlucchi che si fanno chiamare “politici”. Che rimane sempre la prima tappa.

Un breve esempio?



Negli ultimi giorni d’Agosto la Camera (all’unanimità) aveva approvato un provvedimento per “ringiovanire” la classe docente (la più vecchia del mondo): non erano grandi numeri, 4.000 persone, i cosiddetti Quota 96. Ebbene, nel passaggio al Senato il provvedimento è stato bocciato (o ritirato) dopo l’intervento di “uomini della Ragioneria dello Stato”. Un organo tecnico che impone uno stop a quello politico! L’ex sen. Imposimato (ed ex Presidente della Corte Costituzionale) ha dichiarato che si è trattato di un gravissimo vulnus costituzionale, da far intervenire subito la Consulta. Sì: aspetta e spera.



Riflettiamo su cosa sta ad indicare un simile evento: c’è un’architettura istituzionale fatta in un certo modo, ossia il Governo conduce le danze, il Parlamento detta le leggi, il Presidente controlla. Facciamo finta che sia ancora così.

A questo punto, “qualcuno” di un organo squisitamente tecnico come la Ragioneria va in Senato, dice quattro paroline a chi di dovere e – ciò che la Camera ha approvato all’unanimità (notare l’assurdità della vicenda) – viene repentinamente e velocemente stralciato o bocciato.

Torniamo alla nostra “supposta” (interpretate il termine come vi pare) architettura istituzionale: non serve votare qualcuno che poi nominerà il ministro dell’economia, tanto c’è qualcun altro che – magari – prende ordini direttamente da Francoforte o da Bruxelles (oppure da Londra o da Washington, non importa) e può – col peso della spada di Brenno – far decidere ciò che vuole.



Non voglio impegnare col mio canto orecchie già troppo provate, o che già sanno queste cose, bensì chiarire alcuni meandri di questo sistema para-mafioso: ad esempio, la figura di Franco Bassanini è sottovalutata. Dopo essere volato in soccorso a Sarkozy (il nostro uomo è un ex PCI, PdS, PD...) per “rimettere in sesto” il mercato del lavoro francese (cosa parzialmente non riuscita) torna in Italia e, subito, va a sedersi alla poltrona di Poste spa, dove può controllare il più copioso serbatoio di risparmio italiano.

Nel frattempo la moglie, Linda Lanzillotta, era stata “comandata” a rimanere in Italia, nelle file prima della Margherita, poi del Partito Democratico, quindi di Alleanza per l’Italia (Rutelli) e infine (per ora) è migrata con Monti in Scelta Civica per tenere d’occhio in conto terzi cosa fanno i bimbi-minkia, i mezza età-minkia, gli anziani-minkia del Parlamento italiano.



Se la regola è “piatto ricco mi ci ficco” anche all’INPS (soprattutto dopo la riforma Fornero) ci sono i miliardi, e tanti! Basta urlare ogni tanto all’emergenza per poi spennare bene gli italioti, regola praticata negli ultimi vent’anni alla grande: Berlusconi docet.

Ecco che spunta Mastrapasqua, che occupa non so quante presidenze di enti pubblici e privati – decine, mi pare – in barba ad ogni regola istituzionale, prima di tutte la decenza. Ma viene scoperto a trafficare con i fondi dell’INPS e quelli dell’Ospedale Israelitico di Roma: nell’inchiesta che segue, “scoprono” anche che s’era comprato gli esami per la laurea in Economia. Le dimissioni sono d’obbligo.

Oggi, l’INPS è nelle mani di Vittorio Conti – un economista vicino alla Banca d’Italia – che ha un incarico a termine fino al 30 Settembre.



Questo per dire cosa?

Che, ovunque ci siano dei soldi “veri” gli uomini piazzati sono di sicura fedeltà: lo Stato – come espressione della tripartizione dei poteri – non esiste più da tempo.



Nessuno è in grado di far cambiare idea a questo ceto politico: nemmeno il M5S, percepito dagli italiani oramai come gente che dice cose giuste, ma che non sa come realizzarle. Gli “altri” italiani, continuano a far mazzette – dal centro alla periferia, da Nord a Sud – ed a partecipare al grande gioco a premi “Mafia- Camorra-N’drangheta-Sacra Corona Unita in torneo”: chi riuscirà a seppellire più rifiuti tossici? In palio, ricchi premi e cotillon.



Il M5S – da qui in avanti – rappresenterà quelle persone che furono radicali, oppure che lottarono all’interno della sinistra, ma anche della destra e che oggi non sanno più a che santo votarsi, ma solo una parte.

Il problema è che l’altra parte degli italiani o li percepisce come moralizzatori, oppure non ha fiducia in loro perché reputa le loro ricette prive dello spessore politico necessario: dopo un “non programma” sarebbe ora di passare ad un programma vero, con quale confrontarsi – in primis – con la popolazione.

Risultato: 20% a vita, senza speranze d’arrivare a nulla. Perché il M5S non ha cercato di fare proposte innovative che avvicinassero una larga fetta d’italiani (i non mafiosi)? Ad esempio, ha quasi abbandonato il problema che più viene dibattuto oggi in Europa, ossia Energia e Trasporti. Cercate un piano di tipo tedesco, ossia 80% di rinnovabili per il 2050? Accomodatevi: è qui (2), fatene pure quel che volete, basta – per sola correttezza – citare la fonte.



Ma c’è qualcuno che lotta in silenzio contro questa classe politica: lo fa senza proferir parola, senza impennate, senza scendere in piazza.

Sono anch’essi disperati: sono i cosiddetti “cervelli in fuga” (3) che non sono soltanto “cervelli” ma anche braccia: ad Ottobre, il mio pescivendolo se ne andrà in Gran Bretagna, perché là cercano gente brava per sfilettare il pesce...non saranno più orate e branzini, ma aringhe e merluzzi...e allora? Sempre pesce è: magari c’è più lavoro nel settore del sushi...e lo stipendio? Non può parlare troppo perché il padrone lo osserva...ma fa un gesto con la mano che è più che eloquente.

Se ne vanno tutti, ingegneri e falegnami, medici e gommisti...chiunque sappia far bene una cosa non ha motivo per rimanere in un Paese dove le occasioni sono pochissime ed incerte mentre le tasse sono altissime e garantite: non mi piace citarmi, però già nell’Aprile del 2009 mettevo in guardia contro questa rovina in “Questo è un Paese per vecchi” (4).



Scappano ad un ritmo sempre più serrato (5): gli italiani all’estero, a fine 2012, erano 4.341.156, con un trend in aumento di 132.139 unità. Il 44% è rappresentato da neolaureati che non hanno trovato occupazione in Patria.

Anche queste cifre, però, rischiano d’essere aleatorie e traballanti: perché? Poiché provengono dalla banca dati del Ministero degli Esteri, il quale è un database al quale ci si deve iscrivere: cosa vuol dire? Che l’iscrizione è volontaria: i nostri lavoratori all’estero potrebbero essere molti di più e nessuno lo sa. Qualcuno sa – censimenti a parte – quanti sono gli extracomunitari presenti nel Paese? E i sans-papier?



E s’aggiungono anche le persone di mezza età (6): scusate, ma questi meritano veramente una medaglia d’onore, perché non è facile lasciare l’Italia a 50 anni, dimenticare il caminetto che costruisti vent’anni prima, sperando che quello fosse il punto d’incontro di una famiglia felice. Invece, fai le valige e vai in Canada od in Australia e ricomincia da capo: se quelli che si sparano un colpo meritano tutta la nostra pietà ed umana comprensione, quelli che reagiscono e ci provano di nuovo meriterebbero sì la “medaglia del coraggio”.



Infine, ci sono anche i pensionati (7) i quali, invece di mangiare – qui, in Italia – pane e latte con le loro pensioni, scappano, vanno in posti come L’Argentina o le Canarie dove, almeno – grazie alla moneta od al diverso potere d’acquisto – possono permettersi anche, ogni tanto, due fette di pesce spada. La Patria? Ah, terra grifagna...

Cerchiamo di tirare le somme di questa analisi.



Una “leva” è composta – oggi – da 460.000 nuovi nati italiani e da 70.000 infanti stranieri. Vent’anni fa, gli italiani erano 550.000 e gli stranieri 20.000 (tutte le cifre sono state arrotondate).

Che il “seme italico” stia percorrendo un lungo ed inevitabile declino, già lo sapevamo: che succede se, di quel mezzo milione circa, se ne vanno ogni anno in...facciamo 50.000?

Ve lo dico io che sono stato insegnante: se ne vanno i migliori, quei 3-4 per classe che fanno la differenza.

Col tempo, emigreranno anche 2-3 che andranno a fare i falegnami od i saldatori, così – in Italia – rimarranno i peggiori. I figli degli extracomunitari seguono un percorso similare, ma pochi riescono ad emergere, almeno per ora.



Una parte dei bimbi-minkia rimanenti si sistemerà – grazie ai buoni uffici di papà e mammà – in politica, andranno ad ingrossare le fila di quel milione d’italiani che campa credendo d’essere classe dirigente. Diventeranno, così, mezza-età-minkia ed anziani-minkia: ma benestanti ed in buona salute.

Gli altri, si leveranno il sangue per pagare fior di tasse (e mantenerli) e seguiranno una vita ritmata dai piani industriali di Marchionne e dalle promesse del Renzi di turno. Moriranno poveri, senza mai arrivare ad uno straccio di pensione, perché i bimbi-minkia, quando cresceranno, alzeranno l’asticella ogni anno. Già lo fanno oggi, figuriamoci domani: un vero e proprio scenario da Orwell. A ripensarci, meglio Huxley con le sue allucinate felicità.



Andandosene, si raggiungono due specifici obiettivi: si campa meglio, al diavolo tutta la retorica sul “belpaese” e sulla patria (min). Magari non ci sarà il mare o il bosco di casa, ma tornate a chiedere a quelli che hanno mare e bosco come campano.



Il secondo obiettivo è meno appariscente, ma più “strategico”: mi dite voi, come farà a sopravvivere (od a decollare economicamente) un Paese che non ha un futuro industriale, un futuro agricolo e nemmeno turistico? E quando non ci saranno più teste pensanti (che già oggi contano poco o niente)?

Sarà una nazione che crollerà lentamente, ma più in fretta del previsto: più in là non mi spingo – la mia età non me lo consente – e ci sono giovani scrittori che hanno bisogno di scrutare il futuro: lo facciano, si divertano e soffrano un poco anch’essi.



Da parte mia, ho già scelto: Madeira. Dovrò prima mettere a posto alcune cose, mettere in mare la Gretel e poi veleggiare. Le mie ceneri riposeranno in Atlantico? Non importa: il mare, a pensarci un attimo, è uno solo che tutto circonda ed accarezza. Sono gli uomini a dargli tanti nome diversi, per distinguersi gli uni dagli altri e dimenticarsi così che non esistono le razze, ma solo la specie.



(1) Fonte: http://www.nomisma.it/index.php/it/newsletter/focus-on/item/318-7-febbraio-2010-il-sorpasso-il-turismo-straniero-in-italia-supera-quello-domestico/318-7-febbraio-2010-il-sorpasso-il-turismo-straniero-in-italia-supera-quello-domestico

2) Vedi : http://www.lolandesevolante.net/blog/2011/05/perche-siamo-contrari-al-nucleare/

3) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/giovani-crisi-siamo-messi-cosi-male/231632/

4) Fonte : http://carlobertani.blogspot.it/2009/04/questo-e-un-paese-per-vecchi.html

5) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/06/emigrati-cervelliinfuga-estero-lavoro/553900/

6) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/16/crisi-laddio-allitalia-degli-over-50-li-senza-futuro-anche-le-grandi-aziende-non-pagavano-piu/1023530/

7) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/11/pensionati-in-fuga-dallitalia-vita-da-ricchi-con-la-stessa-pensione-e-i-risparmi/955591/

26 agosto 2014

Il peso delle anime



In un celebre (e bellissimo) film si narrava che il peso dell’anima è di 21 grammi: solo dalla Siria, ieri – dunque – sono volati in cielo un dieci chiletti abbondanti da distribuire tutti nel paradiso di Allah, divisi (ovviamente) in soldati siriani e guerriglieri dell’ISIS. Dalla Libia “si dice” che siano arrivati 4 chili scarsi, tutti da Tripoli, zona aeroporto. Bombardamenti, si sa.


Da Roma, invece, oltre ai soliti invii dagli ospedali e dalle strade per incidenti vari, 42 grammi – giusti giusti – sono giunti in cielo, un anima ucraina (ortodossa?) ed una cristiana, ed è di queste due anime che c’occuperemo principalmente, senza trascurare le altre, ovvio.



Le anime sono volate via da una graziosa e discreta villetta di via Birmania, quartiere EUR: zona non proprio nobile ma riccotta, nulla a che vedere con altri quartieri della “Roma bene” abituati – ogni tanto – a strani e terribili omicidi, ricordiamo la contessa Filo della Torre e, andando indietro nel tempo, il conte Casati Stampa & moglie & di lei amante.

Chi è l’assassino? Il solito “bravo ragazzo” figlio di un alto ufficiale della Guardia di Finanza ma – dalle evidenze del fatto – apparirebbe un poco disturbato. A 35 anni, ancora giocava in giardino – in tuta mimetica ed anfibi – con il lancio dei coltelli, al punto di spaventare la sua vittima, la quale si rivolge – con un SMS – al padrone di casa, l’uomo che aveva “ospitato” l’assassino nel periodo delle vacanze dei genitori. Almeno, così presumiamo.



Questo delitto, di per sé abbastanza complicato se lo prendiamo dalla parte delle indagini – perché era ospite da due mesi presso il suo collega di lavoro? perché non riusciva a reprimere (o, almeno, a nascondere) la sua passione per le armi bianche? al punto di spaventare la vittima? – si svolge come un film sotto i nostri occhi se cerchiamo di spiegarlo sotto l’aspetto psicologico.

Ancora un dato: la sorella si stupisce. Perché lo hanno ammazzato? In parte è vero: essendo oramai salito sulla sua auto, potevano colpirlo alle gambe o ad una spalla – era armato solo della mannaia con la quale aveva decapitato la povera colf ucraina – ma, nel tiro, pare che gli agenti italiani non siano molto esperti. Spaccarotella insegna. Ma c’è un’altra ipotesi.

La sorella si stupisce perché era tenero ed affettuoso con i suoi due figli piccoli ma, a ben vedere, anche questo è un dato che s’incastra perfettamente.



E veniamo alla vittima – perché in questo omicidio ci sono tutti i dati ed i valori della nostra tristissima epoca – la povera colf che viene da un Paese martoriato, dove le anime salgono in cielo sole od a gruppi: oggi indipendentisti, domani unionisti, milizie ucraine, milizie separatiste, filo-occidentali, filo-russi, veri occidentali e veri russi. Tutti insieme svolazzano verso il cielo azzurro, dal quale cadono gli aerei ed altre anime – sei chili in una sola volta – volano subito in alto.

La vittima, come sempre, non ha storia e non ha colpe – come non ne aveva la povera prostituta rumena uccisa con un palo nello sfintere, oppure la sposa afgana che, nel giorno delle sue nozze, ha ricevuto in dono 12 tonnellate d’esplosivo da un B-52 sul suo villaggio. C’é un assembramento sospetto – gracchia la radio da Diego Garcia – lo hanno appena comunicato dal Pentagono, lo confermano i satelliti: coordinate...

Già, doveva essere il giorno più bello della sua vita, il giorno del suo matrimonio.



La vittima, forse, ha commesso un errore a comunicare al padrone di casa la sua paura per il comportamento dello strano tipo: da qui è nato probabilmente l’omicidio. Le vittime, a ben vedere, hanno comportamenti lineari a fronte di psichi contorte e, a volte, sconvolte. Per questo, spesso, finiscono per avere la peggio.



Quanto era contorta la mente dell’assassino? Parecchio, e proprio lo stupore della sorella ci dà una prima chiave di lettura: come si spiegano l’affetto e le premure per i nipoti? Non sappiamo nulla della sua situazione sentimentale...celibe, sposato, separato, divorziato....ma quell’affetto, quella dedizione indicava proprio il calore della famiglia, che l’uomo – probabilmente – traeva a piene mani dal focolare della sorella.

Quando lasciava quella casa, probabilmente, andava “in debito” di calore e d’affetto: allora, ricominciava la sua vita solinga.

Perché non viveva con i genitori?



Due sono gli elementi che ci aiutano, ma solo un poco: il fatto che preferisse vivere, ospite, presso un amico (scartiamo, per ora, un ménage a trois alla Casati Stampa: non ci sono elementi per sostenerlo) indica che qualcosa non andava nella sua convivenza familiare, forse un rapporto difficile col padre, e la madre che – a 35 anni – riteneva compiuto il suo dovere.

L’altro è l’abbigliamento: anfibi ai piedi, mimetica, cintura paramilitare...cosa significano? Forse un “sono anch’io come te, papà” oppure un “vorrei tanto esserlo, ma non ci riesco” o, ancora, un rapporto edipico mai concluso “la mamma non mi vuole più”.

E le armi? Primitive: diverso sarebbe il caso se avesse usato una pistola.



Invece il suo rapporto primitivo con l’affettività s’evidenzia con quei coltelli: l’uomo – complice anche la solitudine ed una città deserta, gli amici in vacanza, il tempo e le giornate vuote – compie senza accorgersene la sua regressione. Ed il coltello è l’arma dell’uomo primitivo, l’ascia (la mannaia) ancor più.

L’SMS al padrone di casa (e suo collega di lavoro) della colf, che svela i suoi comportamenti e le sue abitudini (almeno un poco strane), scatena il raptus, la fase di follia che ignora ogni forma d’autocontrollo: la “traditrice” deve essere punita e, forse, non era nelle sue intenzioni ucciderla. Ma, quando inizia il terribile alterco i freni inibitori saltano: dopo, tutto diventa un copione difficile da decifrare, come la decapitazione, che un’analisi superficiale conduce lontano, all’emulazione dell’Iraq.

Potrebbe essere tutto: dal desiderio di negare l’accaduto (facendo a pezzi la vittima) ad un’estrema punizione della madre, o forse entrambe.



Un’ultima riflessione riguarda la polizia, accorsa in forze e trovatasi di fronte un individuo vestito in modo paramilitare che stringeva una mannaia: un uomo che aveva appena decapitato una donna. Hanno cercato in tutti i modi di calmarlo, poi gli hanno sparato alle gambe, infine – mentre stava per fuggire in auto – al cuore, uccidendolo.

Viene da chiedersi perché siano stati così pazienti, mentre in altri casi (Aldrovandi, Magherini, ecc) sono divenuti sbrigativamente decisi: botte, fino ad uccidere. Perché?



Qui, ci sono probabilmente da considerare due processi: quello identitario e quello di difformità, intesi non come eventi razionali e, dunque, meditati bensì come sviluppi quasi “animaleschi” di percezione dell’idem o dell’alter.

Inutile ricordare, qui, come le forze di polizia vivano un universo a sé stante, spesso separato (anche per privilegi) dal resto del corpus sociale: nella massa informe dei cittadini, spiccano per identità o difformità gli estremi.



Un individuo che pare essere lontano dalla realtà – o perché torna a casa un po’ esaltato dalla musica o da qualche droga, oppure perché chiede aiuto senza (apparentemente) mostrarne le cause – è un elemento lontano dalla percezione di un poliziotto. Lontano per l’addestramento che ha ricevuto, lontano per la percezione del (inesistente, per lui) problema, oppure per la negazione del problema stesso – visto come antisociale, e quindi da distruggere – mentre, a tutto ciò, si deve sommare la strana “comprensione” di questi fenomeni da parte delle autorità. Purtroppo, sostenuta da squallidi parlamentari che non conoscono nemmeno l’ABC della Costituzione.



Tornando al nostro caso, però, l’aver visto un uomo agile e muscoloso, addobbato con abiti paramilitari hanno probabilmente fatto scattare l’elemento identitario, poi terminato con il “colpo di grazia” poiché l’idem deve essere a conoscenza dei rischi che corre.



Lungo tutta questa analisi, sembra che abbiamo dimenticato la povera colf, la vittima: non è così.

Donne e bambini sono diventati il “filo di terra” dove si scaricano tutte le tensioni (ed anche gli assurdi desideri!) di una platea maschile da brivido: basti riflettere sull’uomo di Milano che ha ucciso moglie e figli soltanto...perché immaginava una nuova vita meravigliosa in compagnia dell’amante!



L’edonismo, un tempo negletto e controllato da una morale religiosa un po’ costrittiva (bisogna riconoscerlo), oggi è straripato: nulla è negato nel nome dell’affermazione e della soddisfazione personale. Certo, dopo c’è la galera, ma l’edonismo sfrenato – proprio perché senza limiti – non coglie pericoli, regole morali o principi etici.

Qui, si aprirebbe una porta filosofica che non vogliamo aprire per non tediare troppo il lettore: ci basterà affermare che, come fu stralunato il pensiero di Nietzche, lo fu anche quello di Marcuse.



Infine, si parla – a volte a sproposito, ma sempre più assiduamente – di Terza Guerra Mondiale: difficile affermare se le teorie geo-strategiche condurranno ad eventi epocali od alle solite stragi quotidiane alle quali i media ci hanno, forzatamente, abituati.

Chi è cresciuto con alle spalle l’orrore della 2GM ed ha vissuto il tetro andirivieni della Guerra Fredda ha interiorizzato un mondo di timori, ammettiamolo: gli stessi timori che, annichiliti, oggi hanno condotto a società così violente e permissive nei confronti della violenza. Domani, sarà abitudinario aprire il giornale e leggere delle solite mogli, prostitute, colf, duchesse, ragazze, ragazzine...strozzate, decapitate, seppellite, soffocate...



Non sappiamo se la Terza Guerra Mondiale sia alle porte, ma le società sono pronte a qualcosa di peggio: alla negazione d’ogni principio etico e ad una morale da postribolo. Ahi noi.

16 agosto 2014

Di Battista lo stupido, e gli idioti che gli sputano addosso



Che bel teatrino. Da un lato un tizio che sta imparando come crearsi audience sparandole grosse, tanto per passare dalla media classifica della serie B alla zona UEFA della serie A. E, per raggiungere il suo misero obiettivo, non disdegna di fare un unico fascio di sciiti e sunniti, di Gaza e dell’ISIS (o come si chiama), dei sedicenti califfi e di quelli veri, di carità sincere e di quelle pelose e, soprattutto, di petrolio, petrolio, petrolio e soldi, tanti soldi.


Riferendosi all’ISIS, Di Battista afferma che è giusto usare l’arma della rappresaglia per difendere la propria esistenza, ma si sbaglia di luogo, alleati, tempi e denari.



I suoi detrattori, invece, lamentano una vuoto storico da far inorridire La Pallice, poiché negano in toto ed urbis et orbis la risposta armata a qualsiasi sopruso. Vorremmo vedere se si fossero trovati di fronte alla domanda delle cento pistole: “Utu o Tutsi?”. Risposta sbagliata...zac...testa che rotola nell’erba secca.

I detrattori, ricordano – per caso – d’aver trionfalmente ricordato ed osannato la lotta partigiana? Cosa potevano fare i partigiani contro le SS o la San Marco? Combattere, con i mezzi che avevano. E contro il panzer che, quasi sempre, accompagnava i rastrellamenti, come si dovevano comportare? Insomma: non si può condannare in toto la risposta armata e poi ammetterla “perché quelli erano giusti”.

E chi sono i giusti?



Bella domanda, soprattutto se riferita al Medio Oriente.

Di certo, i “giusti” sono gli uomini e le donne di Gaza, che vivono in una specie di lager a cielo aperto bombardato ogni due-tre anni per riportare da capo il tasso di natalità: oppure li ho viste solo io le icone della donna incinta alla quale sparare nel ventre? “One shot, two kills”, recitava la didascalia.

Certo, perché Gaza deve rimanere una sorta di Bantustan dove la mano d’opera frontaliera non costa quasi nulla, ed Israele può così fregiarsi della Palma di “miglior economia”...e storie del genere...dell’area mediorientale.

Sbagliano, allora, quelli che lanciano i razzi contro Israele? In un certo senso sì, perché per ogni razzo giungono centinaia di missili, colpi di cannone, bombe d’aereo e di nave. E la loro disperazione, dove la mettiamo?

Quella “disperazione” è catalizzata dall’arrivo di merce – ossia missili – che giungono sempre via Iran (o dipendenti) mentre l’Islam wahabita non si cura dei palestinesi, bensì fa affari con Israele. In questo primo girone infernale, osserviamo chi sono gli “amici” dei disperati palestinesi e chi sono – per certo – i loro nemici o, per lo meno, gli indifferenti.



Fra gli indifferenti, potremmo mettere anche Erdogan e la sua Turchia neo-ottomana, la quale si spese per i palestinesi (con la Freedom Flotilla) ma più ad uso interno che internazionale: con quella trovata, Erdogan “licenziò” quasi completamente – in un solo colpo – i dunmeh, ossia la casta degli ufficiali (filo-israeliana), la quale tesseva le trame della politica turca dai tempi del massacro degli Armeni. Incapaci di dare il via all’ennesimo colpo di stato (che in Turchia non è tale, per la Costituzione di Ataturk) dopo gli eventi della Freedom Flotilla, tramontarono e, oggi, non contano più niente.

Ed è un bene che così sia. Perché?

Poiché Erdogan, oggi, è l’unico baluardo che si erge contro il malessere dilagante, il terrore allo stato puro, l’abiura ad ogni invito alla fede ed alla fratellanza umana che c’è nel Corano. Come c’è nei Vangeli, come ricordano le più grandi religioni. Ma questo non è un affare religioso.



Se Erdogan dovesse cedere, toccherebbe ancora una volta ai serbi – tanto bistrattati e derisi – la difesa di un’Europa fatta di “sdraiati”, di metallari, di neo-yippies, di iper-connessi, di annoiati, di delusi...tutti incapaci di tenere fra le mani un fucile.



Quello che sta nascendo a Ninive, è un mostro – Di Battista – che nulla ha a che vedere con i palestinesi o con i giordani, con i libanesi o chi altro. E’ la proposizione (non ri-proposizione!) di una sorta di potere assoluto dell’Islam wahabita contro tutti gli altri, siano sciiti, cristiani o chi altro.

L’Islam non è mai stato tale nella Storia: nei suoi secoli d’oro fu un faro per l’umanità, ma nulla c’entra con questi tagliagole da strapazzo contro i quali Obama il keniota – un po’ per ignoranza, un po’ pusillanimità, un po’ perché non capisce niente di Medio Oriente (e come può capirlo un keniota? Forse che un brasiliano può comprendere la complessità dell’anima russa?) – non osa porre termine subito, con un ricorso alla pura forza senza se e senza ma.



L’Islam wahabita è un brutto scherzo della Storia: nato fra un accordo fra gli Al-Saud e l’emiro Al-Wahabi nel XVIII secolo – in mezzo a pietraie assolate – poteva contare come Montezuma o come qualche reuccio del Pacifico. Invece no: una pioggia di miliardi è cascata addosso a quel regime assurdo ed anti-storico perché il liquor maleodorante serviva a tutti, e tutti erano disposti a pagarlo.



Oggi, con l’uscita degli americani dall’Iraq, il potere (tramite Al- Maliki) era quasi completamente in mano agli sciiti: i grandi giacimenti dell’Est (Amara) o del Sud erano in mano sciita: l’Iran, non poteva attendersi di meglio dopo dieci anni di guerra senza risultati. Un bel pacchetto regalo.

Ecco allora che i wahabiti si riorganizzano e, grazie alla debolezza di Assad (anche questa di fonte USA), tornano a macinare miliardi tramite le varie zacat e saddaqua e torna persino in auge hawala (termine hindi) che fu l’embrione dei finanziamenti elettronici ad Al Qaeda. Non stupiamoci troppo: ogni cosa ha sempre capo a Riyadh.



Ora, vorrei chiedere all’esimio Di Battista – il quale ammette ogni sorta di difesa contro i droni – cosa ne pensa del filmato che segue, se ancora si sente così convinto che questa gente vada difesa (o sorretta?), così come vorrei domandare ai detrattori di Di Battista se, ancora, i palestinesi non hanno diritto a difendersi.



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Nel filmato, una cosa mi ha colpito: uno degli autisti, affranto dalla serie interminabili delle domande da “catechesi” risponde, stufo, “io voglio vivere”. Quell’autista ha detto, prima d’essere ammazzato, la verità più semplice che tutti noi uomini accettiamo come universale: vivere, senza offendere né ammazzare altri. Vivere del proprio lavoro, come facevano quei tre poveri autisti (nella versione integrale – che è stata probabilmente “depurata” – c’era l’esecuzione completa).



Ti senti ancora di difendere gli ha sparato loro in testa? Rispondi, Di Battista.

29 luglio 2014

il ponte della concordia


Mentre a Gaza gli israeliani massacrano deliberatamente (job is usually, la scadenza è bi o triennale) bambini israeliani, oppure si disserta sulla futura guerra mondiale sui confini orientali europei di là da venire o, ancora, si riconosce che Schettino ha fatto meglio di Renzi – lui sì che ha creato migliaia di posti di lavoro, altro che Bangladesh o Turchia per la demolizione della Concordia – anche qui a Savona (nel suo piccolo, ovvio) si lavora alacremente per costruire e demolire, com’è d’uso oggi – nel fulgore dell’iperliberismo – per fare i soldi.


Qui, i dollaroni si fanno costruendo ponti e demolendo quelli vecchi. Che male c’è, direte voi. Aspettate.



Intanto, scorporiamo i ponti romani perché quelli, da duemila anni, se la ridono e campano d’ottima salute: con le loro “schiene d’asino” al vento di Tramontana, osservano i poveri ponti moderni che le alluvioni si portano via.

Il problema, quando per un po’ di anni non vengono alluvioni e Giove Pluvio sta calmo, è come costruire ponti nuovi! Altrimenti? Gli appalti? Come avevo preannunciato, si demolisce.

Cosa si demolisce? I vecchi ponti, ovvio. Già, ma quelli antichi stanno in piedi per secoli, quelli di qualche decennio crollano da soli quando c’è un’alluvione...non rimangono che i ponti nuovi.



Il ponte nuovo che andrà demolito è un modesto ponticello levatoio che conduce da una riva all’altra del vecchio porto, sfruttando un punto dove le acque si restringono: il guaio è che ha solo 16 anni. E’ scassato? Fatiscente? Non funziona?

Niente di tutto questo: non va bene per i disabili.

Costruite i montascale! Ci sono già, ma non funzionano.



A questo punto, le persone con ancora un po’ di sale in zucca se la sono grattata: chiamate la ditta e fateli riparare...no, “non vale la pena”. Riparare due montascale per le carrozzelle?!?

Gratta gratta e la verità salta fuori.



I croceristi della Costa si sono lamentati perché devono trascinare i trolley su per l’ardua scalinata del ponte: ben trenta scalini! Ma si sa: Costa chiama e Casta risponde. Come sa fare, ovviamente.



A parte tre quisquilie:

a) i croceristi della Costa arrivano in gran parte a Savona con gli autobus, quelli che arrivano via treno trovano il bus navetta. Insomma, è solo qualche turista “fai da te” che si trova quella specie di “Everest” da 30 scalini, che comunque possono evitare facendo il giro della darsena, 500 metri.



b) Non è, per caso, che è possibile costruire sull’altro lato dove non ci sono i montascale due “monta-trolley”?



c) A chiudere il porto, hanno costruito un mega-palazzo a forma d’anfiteatro con scaloni (per arrivarci) veramente mozzafiato: lì, nessuno fa questioni di handicap. Tanto non c’è nessuno: la costruzione megalitica è praticamente vuota – adesso, visto che è stato un fallimento immobiliare, ne costruiscono un’altra – come il grattacielo che osservate sullo sfondo: costo di un appartamento di 3 stanze, 1,3 milioni di euro. Mia figlia l’ha ribattezzato “La tomba di famiglia più grande del mondo”.



La soluzione trovata è stata di costruire un secondo ponte e demolire il primo: tutto normale, niente da dire, i soldi li ha messi l’Ente Porto e via così. Ma chi comanda all’Ente Porto? Le solite propaggini della Casta.



Veniamo ai conti.

Il nuovo ponte (che potete osservare nella fotografia sullo sfondo, dove c’è la ruspa gialla ferma) fu appaltato ad una ditta di Parma per 1,2 milioni di euro. Il vecchio, generosamente, lo regalarono al Comune che fece marameo, così ci saranno anche 200.000 euro per la demolizione.

E veniamo ai tempi.

Il nuovo ponte è “partito” nel 2012, doveva essere pronto nella Primavera del 2013, ma...

All’inizio del 2013, la Cometal di Parma (ditta vincitrice dell’appalto) presenta i libri in Tribunale e la procedura fallimentare impone lo stop a qualsiasi attività fino a Giugno 2013. Attualmente, sembra che i lavori dovranno riprendere, ma...nel guazzabuglio delle carte, della gare d’appalto e tutto il resto nulla è certo...insomma, il solito pasticcio italiano.



Dulcis in fundo, quando sarà terminato, il nuovo ponte sarà molto basso sull’acqua ed avrà un “tirante d’aria” (lo spazio fra la superficie del mare ed il piano del ponte) insufficiente per far passare anche le barchette da pesca. Prima, invece, con il “vecchio” ponte levatoio, era necessario aprirlo solo quando transitava una barca a vela oppure un grande cabinato.

Siccome, in passato, ci sono state polemiche sulla “solerzia” di chi doveva aprire il ponte...apriti cielo, quando dovranno aprirlo ogni mezzora!



Chissà perché, gli inglesi costruirono il Tower Bridge in 8 anni e lo inaugurarono nel 1896: il ponte, dopo numerosi ammodernamenti, è ancora oggi un elemento importantissimo per il traffico stradale e quello fluviale.

Soprattutto, non ci sono pazzi in giro che lo vogliono demolire per far posto ad un ponte girevole: quello di Taranto è molto diverso per funzione, poiché usato soltanto per far transitare dal Mar Piccolo al Mar Grande (e, quindi, al mare aperto) le grandi navi della Marina Militare o poco altro. E’ l’unico in Italia.



Dopo questa istruttiva storiella (tutta verificabile, basta buttare due parole su Google) ci rendiamo conto del livello organizzativo/amministrativo della nostra classe politica, locale e nazionale?

Tralasciando che erano fondi dell’Ente Porto, con quei soldi si sarebbe potuto fornire – per un anno – un reddito di cittadinanza (o di disoccupazione) di 500 euro mensili per 233 persone.

Perché “il ponte della concordia”? Perché – almeno fino a quando qualcuno non ha cominciato a ridere loro dietro – erano tutti d’accordo, destra, sinistra, alto, basso, ex di tutte le parti...non so come abbia votato (se era già in Comune all’epoca) il M5S, immagino contro, gli unici.



Questa vicenda potrebbe addirittura essere definita banale – 1,4 milioni di euro – poiché gli scandali ai quali ci hanno abituati sono colossali: l’EXPO, il Mose, la TAV e tutto il resto di grandi dimensioni.

Però sono tante ruberie: una per ogni città, piccole o grandi che siano, ci sono le piccole e le grandi corruzioni. Riflettiamo che, quando per far soldi si giunge a demolire ciò che funziona col solo scopo d’avere la possibilità di un nuovo appalto, abbiamo superato Kafka, probabilmente anche Orwell, giacché nessuno fiata.



Cadono come la neve, su di noi, nuove teorie economiche “facili” e risolutive: m’astengo dal commentarle perché non sono un economista, però non ho gran fiducia nei miracoli. Ad esempio: il reddito del signoraggio può essere goduto da due soggetti diversi, ossia dalle banche private oppure dalla banca statale pubblica. Già: e chi governa la banca pubblica? I cognati, i figli, i fratelli, gli amici di quelli che fanno i MOSE, l’EXPO e via discorrendo.



Altri economisti sostengono che la situazione italiana è senza sbocco perché il prelievo truffaldino (il teorema di Craxi, su ogni appalto il 30%) è troppo alto e ampio, diffuso sul territorio. Ciò ha condotto il rapporto debito/PIL al 135%. Perché le cosiddette “riforme” di Monti non hanno dato nessun frutto? Poiché, parallelamente all’aumento dei gettiti (Equitalia, leggi Fornero, ecc) sono aumentati gli appetiti. In altre parole, ci hanno tosati per far soldi: la Casta, nessun altro, ha goduto.



Si torna da capo: come sbarazzarci di questa gentaglia che s’è impossessata del potere e lo sta consolidando, grazie a manovre di palazzo che esauriranno qualsiasi spazio di democrazia? Siamo tornati ai “senatori” (e deputati) “del Re”, in una situazione ben peggiore del 1861, quando nacque il Regno d’Italia. Paradossalmente – se i senatori erano di nomina regia – almeno i deputati erano eletti (con modalità diverse da oggi, si rifletta sul non voto alle donne), però qualcuno li sceglieva.



Per qualche tempo s’è pensato che il M5S ce l’avrebbe fatta a sgominare la Banda Bassotti al potere, invece la Banda ha serrato i ranghi ed ha messo in difficoltà il M5S stesso, poiché digiuno di politica. Quando hanno iniziato a “macinare” meglio ciò che succedeva, oramai l’asse di ferro fra il PD e Berlusconi era cosa fatta e non ci sarà più spazio per nessuno.



Ci vuole un “cambio di passo” all’interno del movimento stesso, un mutamento lento e sostanziale: non servono le chiamate alle armi e nemmeno le sterile polemiche, anche se condite con molto umorismo.

Se si desidera andar oltre, e fare in modo che un plafond più ampio della popolazione comprenda, bisogna iniziare a presentare situazioni, problemi, malgoverno, idiozie, ecc...ed indicare le soluzioni.

A fianco del “popolo” incazzato del M5S, servono persone esperte che sappiano indicare le soluzioni dei problemi: basta con ‘ste teorie monetarie che un altro contesta e non si giunge mai alla fine. Meno Wall Street e più Main Street.



In tutta Europa (mettiamo il naso fuori, ogni tanto) non si discute sulla forma di governo o su quella delle assemblee elettive: si dà per scontato che le assemblee sono elette – con preferenze – da apposite liste. Sbagli le persone che metti in lista? Perdi voti.

In Europa il dibattito che tiene banco è (soprattutto dopo Fukushima) quello dell’energia, accoppiato al clima, che sembra mutare con una velocità impressionante. Vi siete accorti che il 2014 sarà un anno senza Estate? Un altro dibattito è la produzione agricola, gli OGM...per noi italiani sarebbe meglio riflettere sulla principale industria italiana, il turismo.



Tutto questo deve essere presentato, spiegato, scritto per gli italiani dal M5S – perché è l’unica forza politica in grado di farlo – e allora i consensi non saranno più “ballerini” e non soffriranno per il mutar del vento politico, per i bei faccioni dei giovanottoni simpatici che piacciono tanto, oppure per le belle donnine che li circondano. Che, a volta, fanno addirittura i ministri.



Smontare e rimontare una cultura di governo, è l’unica strada da seguire: ci vorrà tempo, certo, ma non vedo altra soluzione.