17 settembre 2019

Giravolte e contrappassi


Una volta, tanto tempo fa, ci fu in Italia il governo della “resurrezione”, che doveva condurci ai fulgidi avvenire dell’euro, e finì con una caciara innaffiata di bombe in quel di Belgrado. Venne dunque – per contrappasso – il governo delle “libertà”, ma di libertà se ne videro ben poche, condite però con robusti tagli a tutti i settori sociali.

Nuova boa, nuova virata a sinistra, con il governo del “riscatto” che passò quasi inosservato e, dopo due anni, per un colpo di lupara sparato da Ceppaloni, terminò nella polvere.
Tornò quindi in auge il sempiterno “libertario” che ci condusse, in pochi mesi, da una Roma stravolta dalla pacifica invasione libica di un Gheddafi raggiante – con stuoli di giovanette che si convertivano all’Islam (si scoprì, dopo, che erano state reclutate in una scuola per hostess) – ad una guerra senza quartiere, nel quale il “convertitore” Gheddafi finì martire, in un canale di scolo, con una baionetta piantata nel sedere.
Con gran spiegamento (anche) delle armi italiane ed una Hillary Clinton raggiante: dopo i giochi di bocca di Monica, assistente del marito, quella baionetta nel culo di Gheddafi dovette eccitarla, al punto di lasciarsi andare a mail molto focose, prontamente carpite dal buon Samaritano Assange.

Dopo, fu il regno del terrore, con un Bergmeister affiancato da una kapò dagli occhi di ghiaccio, che sbatté nel lager della “fine pena mai” i lavoratori italiani. Terminò anche l’incubo – mentre le loro riforme rimasero, al punto che, per cercare di ovviare al problema, si varò “Quota 100” che però, a conti fatti, prevede un “taglio” che va dal 5 al 30% dell’assegno pensionistico. In pratica, la riforma Fornero, non fu toccata nei suoi assiomi essenziali, vale a dire la “consistenza generale” del rapporto retribuzione/pensione. (1)

Dopo molte schermaglie, dissidi interni fra i partiti, alleanze stranissime e leggi elettorali sempre più “fantasiose”, giunse il governo della “rottamazione” il quale, ancora una volta, rottamò ben bene i diritti senza toccare, ovviamente, i doveri.

Infine, il governo del “cambiamento” che cercò disperatamente di cambiare qualcosa nel guazzabuglio della legislazione italiana ma che, per improvvisi motivi – che è oggi ampia materia di dibattito: è stato l’uno! No, l’altro! E’ tutta colpa della Madonna! No, dei comunisti! – cadde.

Oggi abbiamo un nuovo governo e, mentre il vecchio governo lavorava, anche la magistratura lavorava, eccome! Questa volta, però, era fortemente contrastata dalla giurisprudenza europea: come finì?

Finì con una sentenza del Febbraio 2019 che eludeva e cassava i diritti di 70.000 persone, transitati da molti enti locali (in primis le Province) al Ministero dell’Istruzione. Il passaggio fu decretato nel 1998 dal ministro Berlinguer, con l’omonima riforma che toccava un migliaio d’insegnanti e quasi 70.000 assistenti amministrativi, segretari, ed altro personale della scuola.
In pratica, Berlinguer in parte mentì, perché affermò che la riforma era a “costo zero” mentre, a parità d’anzianità conseguita, c’era un modesto esborso. All’epoca, veramente modesto per lo Stato.

Ma nel 2000, sotto Amato, ecco che si attivarono i sindacati: quando mai i sindacati, in Italia, hanno mancato al loro preciso dovere di difendere, vegliare, corroborare, aumentare i diritti e le retribuzioni dei…sindacalisti? Il lavoratore? Chi era costui?
Così ci fu un bel accordo nel Giugno del 2000 nel quale, zappetta un poco, confondi qui e là…i lavoratori confluiti volontariamente il 1° Gennaio 2000 (con diritto di scelta!) si videro tagliare l’anzianità pregressa. Ad esempio, da 20 a 7 anni. Perché? Poiché lo prevedeva l’accordo sindacale “confederale”. Amato, quanto sei stato amato!

Il successivo governo delle “Libertà” – Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale – precisò ancor meglio quella ruberia, inserendo un apposito comma (218) nella legge Finanziaria per il 2006. E, qui, entra in gioco l’Europa: l’Europa della barbarie, dell’intrigo, dei diktat massonici.

Stimolati dai vari ricorsi in sede europea – l’Italia assorbe, da sola, circa  la metà dei ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (!) – i giudici europei stilarono ben 7 sentenze favorevoli ai lavoratori mentre, negli anni, la magistratura continuava a stilare sentenze favorevoli e contrarie, alcune “incerte” anche alla attenta analisi dei giuristi le quali, però, terminavano sempre con un verdetto contrario della Corte di Cassazione. Vabbè…due telefonate, una a Palazzo Chigi, un’altra a viale Trastevere…se trovammo sempre n’accordo pé accontentà tutti…il lavoratore? Chi è costui?

Fino a Giugno del 2019, quando l’UE s’incazza e dice: “Lo sapete che siete tenuti a rispettare e dare corso alle sentenze della Corte Europea? Avete firmato, prendendo precisi impegni. La finite d’ingolfarci con ricorsi inutili, sui quali abbiamo già sentenziato, perché la materia è chiarissima: non si può ingannare un lavoratore, impegnandosi a garantire l’anzianità da un passaggio da un’amministrazione all’altra, e poi fottersene con mezzucci giuridici che fanno pietà?”
E, tanto per spolverare la memoria, “ricorda” le varie sentenze:

Sentenza Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Grande Sezione) del 6 Settembre 2011, caso C 108/2010, Ivana Scattolon c. MIUR.
Poi, le varie sentenze della CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani):
Agrati e altri c. Italia del 7 giugno 2011;
Anna De Rosa e altri c. Italia dell’11 dicembre 2012;
Montalto e altri c. Italia del 14 gennaio 2014;
Biasucci e altri c. Italia del 25 marzo 2014;
Bordoni e altri c. Italia, del 13 maggio 2014;
Caponetto c. Italia del 13 maggio 2014;
Peduzzi e Arrighi c. Italia del 13 maggio 2014;
Marino e Colacione c. Italia del 13 maggio 2014;
Caligiuri e altri c. Italia del 9 settembre 2014.

In teoria, se l’Italia fosse un Paese con un minimo di dignità, sarebbe bastata la sola sentenza del 2010, quella della Corte Europea di Giustizia dell’Unione Europea (Grande Sezione) ma l’Italia non ascolta, non recepisce, non attua nulla.
Credo d’aver capito il motivo.

Perché, in Italia, mancano sempre i soldi. Già.
Se viveste in Ausonia, dove vivo io, non succederebbe mai che i ponti autostradali crollino perché vecchi e fatiscenti, ed i tecnici incaricati della sorveglianza non si munirebbero d’appositi “disturbatori” elettronici per non farsi intercettare. (2)
Non capiterebbe nemmeno che una importante opera pubblica chiamata “Aurelia Bis”, che doveva esser pronta nel 2016, sia finanziata con 128 milioni (spariti) e che poi…la società fallisse, uno scappa, l’altro è in Africa, l’altro ancora è irreperibile…e tutto rimane fermo, così, con migliaia di tonnellate di macerie all’aria e nulla di fatto. (3)
Non capiterebbe nemmeno che un ponte, inaugurato a Natale, cada a Capodanno! (4)
Non succederebbe nemmeno che si chiedano dei soldi in Europa per specifiche opere e poi siano fatti sparire nel nulla (5): scusate, qui ho dovuto fermarmi perché c’erano centinaia di casi e non ho voluto tediarvi inutilmente.

Non capiterebbe nemmeno che persone che hanno oramai quasi ottant’anni vengano richiamate nelle scuole dove prestarono servizio per vedersi consegnare una nuova ricostruzione di carriera (!), grazie alla quale dovranno restituire tot soldi in tot anni…quasi li avessero rubati…mentre i magistrati di Cassazione rispondono con uno sberleffo. C’è ancora un ministro dell’Istruzione? Chi è? Cosa fa? Ne sono passati tanti che fecero promesse: sempre le stesse, più qualche cambiamento (non manca mai) nell’esame di maturità. Si parte sempre dal’omega.

Eppure, una ragione c’è a tanti disastri in Italia: la mancanza di memoria, che poi si concretizza in un lamento collettivo per le pretese “ingiustizie” create da altri. E’ vero che il trattato di Maastricht fu una truffa per l’Italia, ma ci fu solo quello?

Qualcuno ricorda a quanto arrivavano le aste dei BTP negli anni ’80? Al 15% d’interesse, come in Argentina, dove poi finirono con i conti correnti bloccati a sbattere le casseruole in strada. E i finanziamenti europei?
Qualcuno ricorda che, a differenza di Spagna e Portogallo dove c’erano strutture centrali, in Italia venivano concessi alle Regioni, le quali incaricavano poi le Province e, se non si trovava un accordo di spartizione fra le forze politiche, ritornavano a Bruxelles. Ancora oggi, l’Italia non ha imparato ad usarli: Spagna e Portogallo s’abbuffarono con i finanziamenti rifiutati dall’Italia. Oggi, è la Polonia la prima ad accalappiarli, seguita da altri Paesi dell’Est, che poi giocano a fare i sovranisti.

Da noi, se sei un panettiere, prova a fare domanda per costruire un forno con i finanziamenti europei: ti faranno girare mille uffici, e non otterrai nulla. Solo se hai un qualche mammasantissima alle spalle otterrai un finanziamento per studiare lo sviluppo e l’adattamento della capra abissina sulle prealpi. Che, poi, presenterai, qualcun altro verificherà con cura e poi sistemerà in un archivio, dove dormirà sonni tranquilli per secoli. Ma i soldi, privati della loro percentuale, arriveranno.

“Chi è senza colpa scagli la prima pietra”: è una frase illuminante della Bibbia cristiana. Non penso che tutto quello che diciamo e raccontiamo sulle vicende europee sia oro colato: nel caso che ho illustrato, anzi, è l’Europa stessa a far presente che la retroattività della norma non è ammessa, sia nel diritto di derivazione latina e sia in quello anglosassone. Ma la giurisprudenza italiana se ne frega altamente e non rispetta i trattati internazionali.

Me ne frego dopo me ne frego, siamo giunti ad un punto nel quale ogni truffa o raggiro viene quasi ammirata: quello è stato furbo, adesso gira in Audi, mentre io ho la vecchia Punto di mio zio buonanima. Allora, andiamo sul Web, sui social e ci assataniamo in caustici commenti contro l’Europa, le banche, i governi, le monete, ecc…
Mai guardare alle proprie mancanze, ai propri doveri elusi, alla troppa sufficienza nel giustificare fatti che non ammettono giustificazione. Noi scusiamo tutto e tutti…già…tanto il lamento è libero!

(5) https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/22/como-maxi-truffa-allunione-europea-sui-fondi-per-il-mantenimento-dei-pascoli-98-indagati/5402711/

08 settembre 2019

Cosa si può ottenere e cosa si può sognare



All’indomani della nomina del nuovo governo, sono tornato a leggere le promesse elettorali di quello precedente: su tutto, spiccava la questione europea, in mille salse. Uscita, dall’UE o dall’euro, o da entrambi, poi discesa con un’infinita diatriba sui mini-BOT per pagare le imprese che lavoravano per lo Stato, infine, tutto derubricato all’anno del poi ed al giorno del mai. E’ vero oppure l’ho sentita solo io questa solfa? E perché non hanno lottato strenuamente per raggiungere l’obiettivo? La Lega, addirittura, aveva eletto Borghi e Bagnai, i quali hanno scaldato la loro sedia per più di un anno senza dire una parola, senza fare una proposta. Tutto normale?

Tutto normalissimo, in un Paese nel quale lanci dei proclami che sai benissimo, dopo, di non poter realizzare: basta vincere. Poi, poi…va beh…poi se lo dimenticano…
La campagna per le elezioni europee fu impostata da Salvini tutta sull’immigrazione – altro argomento che richiama consensi – per poi giocarla (male) in un’avventura che, se avesse avuto un po’ di sale in zucca (opinione non mia, bensì di Roberto Maroni), non avrebbe mai tentato. Era ovvio che finisse così: fin quando c’è una maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica ha il diritto/dovere di non mandare il Paese ad elezioni. Altrimenti, ad ogni elezione – europea, regionale, comunale – qualcuno chiederebbe di tornare al voto.

In realtà, le elezioni europee – pur vincenti per la Lega in Italia – in Europa furono una delusione per il fronte sovranista, poiché la maggioranza dei popolari e socialisti non fu quasi scalfita. Ma, domandiamoci, cos’è il tanto osannato “sovranismo”?

Questa è la definizione che dà l’enciclopedia Larousse:

Il sovranismo è una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali.

Mi sembra appropriata, dunque è il diritto di lasciare un’organizzazione sovranazionale quando riteniamo che ci danneggi.
Ma, gli italiani, votarono nel 1989 per appartenere all’UE, dunque:
1) Per prima cosa bisogna indire un nuovo referendum;
2) Se lo si vince, bisogna attuare una procedura di “distacco”.

A margine, vorrei far notare a quelli che credono che Salvini avrebbe indetto il referendum – insieme alla Meloni ed a Berlusconi (senza gli alleati, non aveva i numeri per vincere) – beh…ritengo che dopo questa bella prova di fiducia e di affidamento, avrebbero potuto tranquillamente credere in Cappuccetto Rosso, nella Terra Piatta, nei bambini che nascono sotto i cavoli ed a Babbo Natale.

La procedura di “distacco” va in onda oggi in Gran Bretagna, la quale sapeva benissimo a cosa andava incontro: non puoi per trent’anni firmare trattati ed accordi, e dopo andartene con un “ciao”. Insomma, è un po’ più complicato rispetto ad un matrimonio. C’è una trattativa in corso, com’è logico che sia: ciascuno, cerca di ottenere tutto ciò che può.
Però, la Gran Bretagna ci ha riflettuto bene: non dimentichiamo che gli inglesi sono usciti vittoriosi dalla 2GM, hanno saputo trasformare il loro ex impero in una struttura conveniente sia per loro e sia per gli ex colonizzati, inoltre la GB ha da sempre un rapporto privilegiato con gli USA. Quali, di queste qualità, ha l’Italia?

Sbattere la porta è facile, più difficile dire cosa si farebbe dopo: per ora, non ho sentito altro dal fronte sovranista, se non qualche richiamo ad Orban, che oggi ti sembra alleato e, domani – come nel caso dei migranti – ti abbandona al tuo destino.

E’ chiaro che il M5S, all’indomani del voto europeo, scelse la via del cambiamento dell’UE dall’interno, poiché altre vie – francamente – non ne vedevano. Forse questo cambiamento fu anche dettato dalla visione salviniana di una lotta senza quartiere all’UE – solo sui social, chiaramente! – tanto per acquisire consensi. Ma, parliamoci chiaro, quali sono state le mosse di Salvini sul fronte europeo?

Per carità…non torniamo alla storiella dei migranti…a parte che il signor ex ministro dell’Interno non è riuscito a rimpatriare un solo migrante fra quelli che già erano in Italia, ma nemmeno è riuscito a bloccare nemmeno l’ingresso dei migranti che sono giunti in Italia. Qualche sparata qui e là, ma niente di serio: bene o male, sbarcavano sempre, se non dalle navi, dai gommoni. La migrazione di massa, l’aveva già bloccata Minniti con l’infame accordo con i libici a metà del 2017.
Perché? Poiché bisogna distinguere fra “migrazione” ed “invasione” l’invasione avviene da popolazioni armate che giungono dopo un conflitto militare, mentre la migrazione è semplicemente un trasferimento in altro luogo di un surplus di popolazione.

Da noi è giunta una migrazione: voglio ricordare le parole di Salvini, “voglio che in Europa giungano in aereo”. Giustissimo, ma se per ottenere l’obiettivo ti spingi a tratteggiare l’UE come un nemico, dopo non ti stupire se ti lasciano solo ad affrontare il problema. Non è che la migrazione sia un fenomeno solo dei nostri tempi: la Germania ha 9,8 milioni di migranti (11,9% sulla popolazione), la Francia 7,4 milioni (8,9% sulla popolazione), la Spagna 3 milioni (13,8% sulla popolazione), l’Italia 3,6 milioni (8,3% sulla popolazione). Fonte: Wikipedia.

In principio di questa storia, si riteneva opportuno coinvolgere l’UE sui flussi migratori: ossia, sulla base della popolazione, accettare migranti fino ad una determinata soglia (probabilmente intorno al 10% della popolazione) ma giunse, forte e categorico, il “no” proprio dai Paesi cosiddetti “sovranisti”, Ungheria ed Austria in primis.
La vicenda, dopo questo fallimento, finì per avvilupparsi su se stessa: Salvini urlacciava, l’UE s’irrigidiva e così assistemmo alle famose “chiusure” dei porti – che collidevano con il diritto internazionale sul salvataggio in mare – e le “carrette del mare” o giu ngevano indisturbate, oppure erano obbligate a sbarcare nei nostri porti, salvo poi ridistribuire i migranti grazie all’intervento d’altri ministri, poiché Salvini s’era reso inviso a tutti in Europa, salvo ad Orban & compagni che, però, non si prendevano manco un migrante!

La questione dei migranti così si pone – a parte le procedure truffaldine escogitate nel Belpaese, cosicché i migranti finivano nei nuovi “Alabama” dell’agro-alimentare, oppure direttamente a disposizione delle mafie italo-nigeriane, ecc – se si vuole farli arrivare “in aereo”: si stabiliscono le necessità di manodopera per gli apparati produttivi, quindi si apre una trattativa con gli stati “fornitori”, si stilano degli accordi sui numeri annui e sulle destinazioni, si procede all’importazione della manodopera necessaria.

A questo punto, non dite che così si toglie lavoro agli italiani…che barba…trovatemi un italiano disposto a trasferirsi nei campi di pomodori, cavoli, finocchi, meloni, angurie…e poi disposti ad accudire vacche e maiali, quindi a lavorare sotto il sole nelle riparazioni stradali…perché gli occhi li ho come voi, e so riconoscere quanti neri ci sono in questi ambiti.

Qui è cominciata la guerriglia fra Salvini e l’UE – dimenticato l’euro e l’UE (Borghi, Bagnai: dov’eravate?) – tutto si consumò in una campagna elettorale continua, da una radio all’altra, da una spiaggia all’altra, fino a rendersi inviso agli alleati di governo, alle burocrazie europee, ma anche agli stessi partiti di centro-destra! Non è un caso se Toti e Brunetta, recentemente, lo hanno scaricato. E pure qualcuno dentro la Lega ha storto il naso: Maroni e Giorgetti, tanto per non far nomi.

Rimasto solo a giustificare una mossa incredibile – far saltare un governo e poi dare la colpa agli altri, fino a giungere ai complotti, alle dietrologie, alle storie fantapolitiche di chissà quali coinvolgimenti – Salvini, oggi, torna alla sola cosa che sa fare: campagna elettorale, sempre, ovunque. Finché ci sarà qualcuno che lo ascolta, perché dopo un po’ stufa: è la legge dei social, baby, fattene una ragione.

Cosicché, il M5S è stato obbligato a formare un governo con un PD altrettanto diffidente: lo stesso percorso che precedette l’inizio del governo giallo-verde, perché – se sapete leggere – il M5S non ha cambiato le sue richieste: la riforma Bonafede sulla Giustizia, il ritorno delle autostrade allo Stato, la tassazione proporzionale, ecc…solo sulla TAV non ci sono novità: sono tutti a favore (a parte il M5S), dalla Meloni al PD, Lega compresa. E, attenzione, tutti sanno benissimo che l’opera non servirà a niente, ma vogliono i soldi, i quattrini che l’UE ha (per ora) solo promesso, e che genereranno grandi flussi di denaro per i soliti noti, Lega compresa. Un affare da decine di miliardi di euro che durerà almeno 20 anni.

Ed hanno fatto bene a non cedere alle ultime, miserevoli, proposte di Salvini poiché la realtà era ed è che Salvini non ha una linea di governo, non ha idee su cosa fare sull’euro, non vuole l’Europa ma non sa cosa fare per andarsene, non sa come fare per correggere i trattati: Salvini, non ha proposto niente perché non ha niente da proporre.
Non ci credete?

Prendete in esame la situazione internazionale: ci sono 4 grandi potenze economico-militari. USA, Cina, Unione Europea e Russia sono in eterno equilibrio/conflitto su molti temi, mentre almeno 3 medie potenze – Giappone, India e Brasile – si avvicinano o si allontanano da almeno una delle grandi potenze, mai però entrano in aperto conflitto. Due grandi nazioni – Australia e Canada – fanno parte del Commonwealth britannico, 14 nazioni africane pagano una sorta di “tangente” del 50% a Parigi per usare il Franco Coloniale, che consente loro il cambio in euro. Molte nazioni sudamericane hanno legami con il dollaro o con l’euro, tramite il Banco di Santander. Altre, come la Siria e l’Iran, sono vicine al blocco russo od al Patto di Shangai.

Se consideriamo l’aspetto economico e finanziario, la situazione è un po’ diversa, ma le monete che “contano” – nel Pianeta – non sono più di 4-5: il dollaro, l’euro, lo yuan cinese, il rublo, la sterlina, lo yen giapponese e poco altro. Affiancati, però, alle monete – per potere finanziario – ci sono i fondi sovrani di parecchi stati, che investono su beni, servizi e monete. Basti pensare al fondo sovrano norvegese, a quello saudita, a quello del Qatar, ecc.

Chi desidera tornare ad una moneta – nazionale e sovrana – deve munirsi di mutande di latta, se non vuole fare la fine del pulcino non schiacciato – per carità! – bensì lasciato sopravvivere a colpi di spread e di declassamenti da parte delle agenzie di rating. Perché, il pulcino, più e mal messo e più rende.
Questa lezione – amarissima – l’hanno dovuta ingoiare Tsipras e Varouflakis, dei quali stimo più il primo che il secondo: almeno, ha avuto il coraggio di restare e di prendersi le sue “botte” di traditore. E che altro poteva fare?

La questione, se riuscite a capirla, è che siamo nelle mani di una banda di strozzini e non è urlando “li faremo neri!” che si arriva a qualcosa: loro, restano tranquilli, sereni, protetti dai servizi segreti e dai contingenti militari che tengono le capitali sotto scacco. A Roma, tanto per citarne una, sono di stanza il 1° ed il 2° battaglione “Lancieri di Montebello” che hanno – ma pensa te! – anche i mezzi blindati che mancavano ai nostri contingenti in Afghanistan. E’ più importante mantenere sicura Roma piuttosto che i soldatini all’estero.

Due fatti, però, li avevano fatti pensare: il governo giallo-verde in Italia (che Salvini ha affossato perché non voleva la riforma Bonafede, Berlusconi e Bossi hanno detto “nièt”) e, soprattutto, il movimento dei gilet jaune francesi, che li ha fatti impensierire: e se la cosa prende piede? Ci tocca muovere i blindati, ed il PIL s’affossa…

Per questa ragione, oggi, ci sono delle aperture da parte europea (anche perché la recessione ha raggiunto anche la Germania, a testimoniare quanto sia stupido ed infame il capitalismo in salsa Milton Friedman) e si sentono sempre più voci che parlano di “apertura” verso nuovi patti di stabilità, verso “più elasticità”, verso “più equità fiscale”, perché il capitalismo sopravvive sempre, ma sopravvive male a sentirsi incalzato.
Conte ed i 5Stelle hanno scelto questa via: la trattativa, per vedere cosa si riesce ad ottenere. Funzionerà, non funzionerà? Vedremo.

Se avete delle proposte migliori, proponetele, perché io da Matteo Salvini non ho sentito nulla in merito, che non fossero le solite, innocue (per loro) sparate. Ma non tirare in ballo mini-bot, mini-bond, mini-monete, locali, nazionali o quant’altro, perché se si decide per l’altra via – ossia andarsene dall’UE – bisogna avere una proposta concreta, non una favoletta da raccontare per i grulli. Credete forse che ci farebbero sopravvivere fuori dal loro recinto? E protetti da chi, che non sarebbe pronto a venderci il giorno seguente?

Serietà, proposte, non aria fritta. Grazie

18 agosto 2019

Salvini, non è di sua competenza?


Un escursionista francese cade: sta compiendo un’escursione dalle parti del Salento, telefona al 118 (o 112, 115, o chi cavolo è che deve soccorrere la gente in difficoltà) perché è caduto e teme d’aver entrambe le gambe spezzate e si sente rispondere che “non è possibile localizzarlo”. Ovviamente, la ligia operatrice, non manca di chiedere nome e cognome, nazionalità (il ragazzo vive in Italia da due anni, e parla un buon italiano) e poi gli raccomanda di tenere acceso il cellulare, cosicché si riesca a localizzarlo. Ma qualcosa non funziona.

Sono le 9.30 del mattino del 9 Agosto: l’escursionista si lamenta, parla a fatica, ma riesce, comunque, a mantenere acceso il telefono fino alle 19, quando si spegne, probabilmente per la batteria oramai scarica. Non sappiamo di più – ossia se il ragazzo svenne, se avesse avuto una batteria di scorta, non sappiamo nemmeno se è ancora vivo! – perché, a distanza di nove giorni, nove giorni! – ancora non sanno dov’è!

Scansiamo subito le facili soluzioni: quando sul cellulare ci compare “com’era il supermercato xy?” non significa che ci hanno localizzato via satellite, vuol dire semplicemente che il supermercato xy ci ha rilevato con un suo sensore all’interno, che ha poi provveduto ad inviare il messaggio, in barba a tutta la normativa (carente) sulla privacy delle persone.

La faccenda di rilevare una persona dispersa, se però ha un cellulare acceso, non è poi di così difficile soluzione: non serve mandare gli elicotteri a zonzo per le montagne se non lo si è rilevato! Come si fa a rilevarlo?

Sono già in vendita piccoli dirigibili – lunghi una quindicina di metri, completamente automatici e controllati da terra –  che costano circa 20.000 euro: al loro interno (non portando persone) si possono installare decine di chili di materiale elettronico: proprio quello che serve per rilevare le chiamate dei cellulari che – fra parentesi – sono potenti e disturbavano (e parecchio!) il sistema di combattimento dell’F-22.

Una manciata di questi mezzi, a 10.000 piedi di quota, potrebbero avere sotto controllo tutta la Nazione, mari compresi, visto che – mentre si bloccano le navi maggiori con 150 persone a bordo per poi imbastire manfrine infinite – i gommoni con 20-80 persone continuano ad arrivare, ovunque. Uno, addirittura, è sbarcato a Taranto, proprio nei pressi della principale base della nostra Marina!

Ora, non vorrei fargliela lunga: bensì vorrei che lei si mettesse, per un attimo, nei panni dell’escursionista francese: ferito gravemente, probabilmente caduto in un crepaccio o in un burrone, che è riuscito a telefonare ma non a dare indicazioni precise: però, ha mantenuto per ben 10 ore il telefono acceso!
Dov’eravate in quelle 10 ore? Cosa facevate? Guardi che non abbiamo dimenticato Rigopiano, con la centralinista che quasi sfotteva…ma no…che valanga…non abbiamo notizie…e non mi dica che, all’epoca, governava il PD, perché il 9 Agosto 2019 governava lei: non sul mare – dove non ha competenze – ma sulla superficie solida della Nazione, dove le competenze, proprio lei, è tenuto ad averle!

Lei, il 9 Agosto, era proprio lì vicino, su qualche spiaggia italiana a farsi fotografare con tutte le bellezze al bagno, ed a sproloquiare sui “Sì” e sui “No”, sui “pieni poteri” e sulla caduta di un governo inefficiente (del quale continua a far parte!), a centellinare se il migrante è minorenne o maggiorenne, a fare proclami su nuove elezioni che avrebbero ridato all’Italia quel “potere” su chissà che cosa, chissà dove, chissà come. Un potere che veleggiava solo nella sua mente: ma, quel potere – reale – sui soccorsi doveva esercitarlo lei! Perché non l’ha fatto? Perché la centralinista del cento qualcosa risponde “non siamo in grado di localizzarla”?

Lo sa, vero, che il servizio di soccorso notturno tramite elicotteri non funziona? Una decina di anni fa, i piloti di elicotteri italiani con la qualifica al volo strumentale, sa quanti erano? Quattro!
Gli svizzeri sono stufi di venire a soccorrere alpinisti in difficoltà sui versanti italiani delle Alpi! Ci dicono: “Ma se compriamo da voi gli elicotteri Agusta-Westland, perché non provvedete da soli?”

Perché è tutto un gran casino: un anno fa circa, i Carabinieri – risparmiare! – spostarono l’unico elicottero presente nella Liguria occidentale, di base all’aeroporto di Albenga – si, proprio l’aeroporto dove il ministro Scajola si faceva venire a prendere in DC9 – e l’hanno trasferito presso Torino. Non so oggi come siano le cose, però ad essere trasferiti furono piloti e motoristi, mentre il resto (furieri, sentinelle, addetti alle comunicazioni, ecc, una trentina di persone) rimasero lì. Alla faccia dei “risparmi”.

Io non so chi abbia la famosa “chiave” per intercettare le chiamate dei cellulari ovunque siano: se ce l’ha la Polizia, i Carabinieri, la Finanza, l’AMI…e non m’interessa, ma un sistema di ricerca e salvataggio – in un Paese turistico, ad Agosto! – deve essere in grado d’intervenire, in pochi minuti e con mezzi automatici, per fornire all’elicottero le coordinate per il soccorso.

Mi spiace dirglielo, ministro (?) Salvini, ma lei ha sbagliato, e sbagliato con la vita delle persone, perché in questo dannato Paese i segnali, e pesanti, erano già arrivati: Rigopiano (29 morti), poi le gole del Pollino lo scorso anno (10 morti), adesso il ragazzo francese. Spero che nessuno abbia l’orrido coraggio d’affermare che i morti sono “statisticamente diminuiti”, perché se a cadere nel burrone fosse stata una cordata, saremmo alle solite.

E alle solite ci siamo quando, invece di pensare alle proprie competenze, un ministro della Repubblica si mette a dissertare su questioni che non conosce (gli equilibri istituzionali) e ad intrufolarsi in materie nelle quali non ha competenze (il soccorso in mare).

Se preferisce, la vicenda di Bibbiano è il fallimento di un gruppo criminale d’appartenenti al PD mentre questa, paradossalmente, è tutta sua, che governa su Polizia, Vigili del Fuoco e vari corpi destinati alla protezione civile. Lei, dov’era, mentre il ragazzo agonizzava (ed agonizza, probabilmente) solo come un cane?

10 agosto 2019

L’uomo nero


Si fa presto a credere/incolpare Salvini di ciò che sta accadendo: in realtà, Salvini – come sempre – recita il suo copione come dai tempi nei quali scaldava la sedia al Parlamento Europeo – fu uno dei maggiori assenteisti – e poi piombava a Milano, dove imbastiva roboanti interviste dove se la prendeva con i “negher”, gli albanesi, i marocchini, e via discorrendo.
Non varrebbe nemmeno la pena di scaldarsi così tanto per una persona del genere: non ha mai fatto una mazza, non capisce una cippa di questioni economico/politiche e se la cava piuttosto male anche nel confronto politico.

Difatti, sa fare solo comizi: è il comiziante perpetuo, l’infaticabile arringatore, proprio come lo è Renzi, come lo fu Mussolini, e come lo fu Berlusconi, per altro avvantaggiato dall’entrare – come e quando voleva – nelle case degli italiani per rincitrullirli.
Quest’uomo, che chiede i “pieni poteri” (!) – manco fossimo in guerra, e non sa nemmeno cos’era la figura del dictator latino! – fa più pena che risentimento. Crede d’andare al governo, di fare e disfare a suo piacimento, d’obbligare l’UE ad un deficit del 3,5% non per fare innovazione, ma semplicemente per non far pagare le tasse ai suoi compagni di merende.

Perché se vuoi capire Salvini, devi un momento allontanarti dalla sua figura e mettere sotto la lente d’ingrandimento i suoi compagni di merende, sui quali – al posto della Flat Tax o della TAV – stava per abbattersi la “madre” di tutte le riforme, ossia la riforma Bonafede sulla Giustizia, che fermava la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Insomma, o c’è un’archiviazione od un’assoluzione, oppure vai avanti senza più l’ombrello protettivo e, se c’è da andare in galera, ci vai.
Difatti, con i 5S al governo, abbiamo tutti visto Formigoni entrare in carcere – grazie alla Spazzacorrotti – ma uscire dopo pochi mesi perché la norma era di difficile applicazione retroattiva. In altre parole, il passato è passato, ed il diritto ha un cardine che deve essere rispettato: nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali, che grosso modo vuol dire che i reati si possono giudicare solo sulla base di una legge pre-esistente.

La riforma Bonafede, invece, fermava la prescrizione subito dopo un giudizio di condanna di primo grado: questo è l’aggravio, pesante, per tutti i corruttori ed i corrotti di professione, che in Italia sono la maggior parte degli im-prenditori. Benetton docet.
Non mi soffermo neppure un attimo sulle nuove “promesse” di Salvini, perché la sua macchina propagandistica è ritmata proprio da questo processo: sfornare ogni giorno che passa nuove illusioni – per occupare la mente degli adepti costantemente e, contemporaneamente, cancellare le promesse mancate. Non doveva rispedire in Africa 500.000 persone? E chi se ne ricorda più…

Torniamo, allora, alla genesi di questo governo e studiamo bene le mosse di un partito di minoranza che deve coalizzarsi con quello di maggioranza relativa: l’obiettivo è, semplicemente, scardinare l’azione di governo per far apparire gli altri incapaci e, grazie alla formidabile macchina di propaganda studiata, invertire i flussi.
La Lega  e questo lo ha detto subito chiaramente – non abiurava la sua partecipazione all’alleanza di centro destra, e qui – ai 5Stelle – qualche sospetto doveva già scattare, ma non scattò: si fidarono ingenuamente di Salvini, pensarono che volesse far sinceramente parte del “governo del cambiamento”, ed oggi è tardi per recriminare, però non è affatto tardi per combattere chi ha tradito. Conte lo ha dimostrato alla grande: Salvini continui pure la sua campagna elettorale sulle spiagge, quando rientrerà nei palazzi del potere troverà pane per i suoi denti.

E veniamo all’uomo nero.
Alla formazione del governo, Giorgetti andò ad occupare una posizione chiave: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Era giusto: al partito di maggioranza relativa il presidente, all’altro partito il ruolo di “assistenza”. Bisogna sapere, però, che fra Conte e Giorgetti non c’è mai stata collaborazione: tuttavia, Giorgetti era a conoscenza di tutte le mosse di Conte che, ovviamente, “passava” in anticipo alla macchina propagandistica.
Giorgetti, dall’inizio del governo di coalizione, da un lato informava gli spin doctor dell’informazione, dall’altra si teneva in contatto con Berlusconi che, oggi, rialza la testa e torna a porre condizioni a Salvini.

La sera precedente lo scontro in Parlamento sulla TAV, Salvini, con Giorgetti, era ad Arcore, dove si è incontrato con Berlusconi e Tajani: avranno parlato di TAV? Senz’altro, perché interessava a tutti i cementieri amici del Cavaliere, ma il punto essenziale era un altro: la riforma Bonafede, la fine dei tanti trastulli tangentizi, sempre protetti dalla “coperta lunga” della prescrizione: in queste faccende, il ministro Bongiorno è maestro, da sempre, senza scomodare gli avvocati del Cavaliere.
La riforma, se ben ricordate, fu subito richiesta dai 5Stelle, ma Salvini si oppose richiedendo una “rivisitazione complessiva del processo penale”, che Bonafede accettò di buon grado, giungendo ad una riforma che tiene conto di vari fattori – come la durata dei processi, che si accorcia, alla responsabilità dei magistrati, ecc –  insomma, è una buona riforma, che non si vede il motivo di non dover approvare.

Già: ma che fine faranno i Benetton, ad esempio, oppure i Siri e gli Arata, se si dovesse dimostrare che erano in combutta con Nicastro, grande “elemosiniere” del boss Messina Denaro?
La riforma Bonafede tranciava un principio che è vecchio quanto lo Stato Italiano: la Giustizia deve essere severissima con i cafoni, ma non deve toccare i padroni del vapore. Non perdo tempo a segnalare la lunga lista: l’ultimo a godere della prescrizione è stato Umberto Bossi, per la questione dei 49 milioni spariti.
Allora, bisogna far presto: non si può più aspettare: Matteo, ma non vedi che i sondaggi ti acclamano nuovo dux della Nazione?

Su questo, ho dei dubbi.
Anzitutto, che il governo cada non significa che il Parlamento verrà sciolto: di questo meccanismo il padrone assoluto, piaccia o non piaccia, è Mattarella il quale, per adesso, se n’è andato in vacanza in Sardegna. Quando tornerà? Non ha fornito date.
La freddezza di Mattarella – che prima di partire ha incontrato Conte – non stupisce ed è stato senz’altro molto infastidito dalle boutade di Salvini: voler aprire una crisi Ferragosto, non sta in piedi. Le ultime elezioni ad Ottobre furono quelle del 1919: non mi sembra che i bolscevichi occupino le fabbriche in armi…che fretta c’era?
La TAV poteva passare, le Autostrade pure…ma la riforma Bonafede no, perché da quel giorno in poi sarebbero finiti i giochetti lucrosi, le commesse gustose, gli appalti all’acqua di rose.

Il M5S ha commesso molti errori, su questo non c’è dubbio:
1) Ha creduto a Salvini, senza precauzioni, mostrando quanto sono allocchi;
2) Non si è premurato di costruire una propria rete giornalistico-televisiva, quando ne aveva tutti i mezzi;
3) Ha emarginato il suo uomo di punta nel dibattito: Alessandro Di Battista;
4) Non ha mai fatto valere il vecchio manuale Cencelli, ossia che aveva (ed ha) il doppio dei parlamentari della Lega;
5) Non ha saputo creare un’organizzazione interna, diversificata, polivalente;insomma: un partito vero;
6) Non ha mai chiarito i suoi rapporti con la Casaleggio & Associati.

Non per questo, però, il M5S è finito, tutt’altro. E’ l’unico partito italiano a non aver avuto nessun condannato per reati di corruzione e, inoltre, non prende un soldo di finanziamento pubblico, ossia li devolve (essendo obbligato ad incassarli) verso la società civile. Mai stato un problema, un ammanco.
Poi, vorremmo ricordare che Renzi prese, alle elezioni, più del 40% - e dunque ben oltre Salvini – eppure in pochi anni è crollato ed oggi, a parte le furberie che mette in atto, non conta più niente.
E credetemi: Renzi, come persona – per abilità dialettica, comportamento, furbizia ed altre doti – ne fa due di Salvini.

Salvini parla alla “pancia” dei suoi elettori ed ha trascinato, appunto, quella parte del M5S che non ragionava con la testa, bensì con la pancia: attenzione, però, perché basta un po’ di dissenteria od una colica, e la pancia ti dimentica, con una scorreggia vai in fumo, attento Matteo.
Sta commettendo già i primi errori: ieri, a Peschici, è andato a dire che è meglio investire in imprese che creino reddito – si vede che Salvini, per quanto riguarda la questione meridionale, ne sa più di Salvemini – e, inoltre, ha concluso: “piuttosto che i soldi del reddito di cittadinanza”. Un fenomeno, veramente, che ha compreso l’elettorato meridionale.

E poi, questa richiesta di “pieni poteri” e di “elezioni subito”…non ha pensato quanto può aver irritato il Presidente della Repubblica? A tutti gli osservatori internazionali risponde con un “me ne frego”: c’era già uno che rispondeva così, ma non è finito tanto bene.
Oggi, la Lega è in grado di vincere le elezioni: oggi, 10 Agosto, San Lorenzo. Fra due o tre mesi?
Anzitutto, non è assolutamente detto che il governo cada: non voglio entrare nel merito delle mille dietrologie di questi giorni ma, se il M5S volesse (ma non lo vorrà) accettare l’aiuto di chicchessia, non farebbe niente di eticamente scorretto, essendo stato tradito sul campo da un alleato che è sempre rimasto legato al suo padrone, Berlusconi. E, Dudù, continua a scodinzolare senza rendersi conto che lui, proprio Matteo Salvini, non governerà mai l’Italia.

Se il governo dovesse cadere, Mattarella non acconsentirà mai che il Ministro dell’Interno – soprattutto questo ministro dell’interno – sia colui che gestisce la macchina elettorale essendo, lui stesso, il candidato premier! Ma qualcuno, sa ancora ragionare sugli equilibri costituzionali?!?
Sarà un altro a governare, probabilmente Mario Draghi, e allora Salvini si renderà conto d’aver congegnato tutta la faccenda per metter nelle mani dell’UE, ancora una volta, il potere. E tutto questo, badate bene, è perfettamente logico nella sequenza programmata dei banchieri europei, perché Salvini – anche se un po’ sbruffone, è uno del “giro”, mica sconosciuto come quel, quel…Vanvitelli, no, Toncinelli…mah… – è sempre stato accettato: sono 26 anni che è in politica, non ha mai fatto altro!

Ovviamente, dopo un’appassionata campagna elettorale fra lui, Grillo, Conte, Di Battista e un “ripescato” Renzi (che non sa ancora cosa farà, ma è furbo come una volpe e belloccio: una parte gliela troveranno) il risultato non sarà quello che si aspettava: ancora una volta, sarà Mattarella l’ago della bilancia e, con una Finanziaria da spedire in Europa ed un aumento dell’IVA da evitare, si metterà nelle mani di sir Mario Draghi, an Italian politician. E, questa volta, una maggioranza si dovrà trovare, e si troverà.
Subito, il ragazzotto, si metterà ad urlacciare contro l’Europa Ladrona, ma sarà Inverno, le spiagge saranno deserte, le Tv stufe del solito pistolotto sui migranti e sulle tasse: lo sostituiranno con qualcun altro, oppure manderanno in onda una super grandiosa tele-novela dal titolo “Italiani, prima di tutto!” con Mark Harrison, Isabel Incontreras, Gérard Malvenu, Tamas Malinkovic e la partecipazione straordinaria di Albano Carrisi, nella parte del Barone Nero.

Peccato, tanti sogni e speranze di poter vivere in un Paese normale – senza più ponti che crollano e ferrovie inutili da costruire, gente che deve andare in galera e schizza fuori dal “gabbio” dieci minuti prima della sentenza…finite con una telenovela inguardabile…anche Albano, oramai stonato…non potevano metterci che so…Baglioni? Mah, che Paese…

04 agosto 2019

Agosto italiano


Strano mese quello delle calure agostane, già bilanciate dai primi rovesci di pioggia, dai primi avventi d’Autunno, ma lasciati ancora oltre la porta d’ingresso, in silente attesa. Pare una forma di sospensione del tempo, quasi la timidezza d’osservare il dopo, il rendersi conto, anzitempo, di ciò che avverrà.

L’Agosto più colmo di sorprese fu senz’altro quello del 1943, durante il quale i canti di guerra mutarono senso: “La guerra continua”, fu l’incipit di Badoglio al 26 Luglio del 1943: già, ma da che parte si continuava ancora non era stato raccontato agli italiani. C’era il fatidico Agosto di mezzo – il mese delle vacanze – il mese nel quale tutto viene deciso.

La coreografia dell’epoca è interessante: il gran teatro definito “Gran Consiglio del Fascismo” dormiva sonni profondi – a volte sereni, altre funerei – dal Dicembre del 1939. Ohibò: c’è una nuova guerra: che facciamo?
Meglio starne fuori: vediamo come butta. Poi, decideremo se giocare la parte di Gengis Khan oppure quella di “Una Svizzera moltiplicata per mille”(1).

Mussolini, un socialista, sa bene che, nel 1922, era stato chiamato al potere dal Re per debellare la rivoluzione bolscevica che s’era installata nelle fabbriche italiane, ed aveva svolto il compito con diligenza. Ma oggi?
Nel 1943 sa di essere finito – chissà quante volte avrà rimpianto l’altra soluzione, quella di essere semplicemente spettatore (e fornitore d’armi) per le potenze in guerra: l’aveva prospettata lui stesso, “Una Svizzera moltiplicata per mille”. In fin dei conti, Spagna, Portogallo e Turchia ne sono rimasti fuori, con notevoli vantaggi.
“Fuori”, adesso, può solo osservare il quartiere di San Lorenzo raso al suolo dai B-17 americani e sa perfettamente che è stato soltanto un avvertimento: a parte il Vaticano ed il Quirinale, in poche settimane tutto sarà ridotto in briciole.

Ripensa agli avvertimenti di Badoglio, Ciano, Umberto, Balbo, in quel lontano Giugno del 1940…e tanti altri…”Potremo essere pronti a fine 1942, non prima”…ma ha sbagliato, ed oggi non può più farci niente. Perciò, conscio della ribellione latente nel Gran Consiglio, lo convoca ugualmente, per andare incontro al suo destino: pensava forse di vincere i riottosi consiglieri? Poteva non sapere che Dino Grandi – ex ambasciatore a Londra e grande amico di Winston Churchill – non avesse preparato la trappola? Poteva sperare che il Re, suo grande nemico da anni, lo rimettesse in sella? No, Mussolini sapeva: non era il grande statista che alcuni ancora pensano, ma un uomo di parola sì. Lo convocò apposta, per uscire di scena potendo dare la colpa ai “traditori” e salvare, in qualche modo, il suo “onore”. Il che, poi, è tutto da dimostrare.

Il grande pasticcio nel quale ci aveva infilati – sapendo di non poter scendere in guerra senza armi moderne, senza carri armati, con i biplani, con una Marina nella quale le cariche di lancio dei proiettili non erano precise, senza una strategia per l’utilizzo dei sommergibili, senza radar, senza ecogoniometri, senza bombardieri di “peso”…insomma, con un’industria non all’altezza dei tempi – terminò con un Paese, prima, ancora indipendente in politica estera, dopo, colonizzato come tuttora continua ad essere.

Poteva resistere?
Nei primi giorni di Luglio incontra Hitler a Feltre e lo scongiura di cercare una pace separata con l’URSS, ma il tedesco non lo ascolta nemmeno. Resistere all’invasione? E con che cosa?
L’avventura africana, appena conclusa, ha decimato l’esercito: i prigionieri si contano a centinaia di migliaia, mentre molte divisioni sono sparse in Francia, in Grecia, in Russia, in tutti i Balcani. L’industria aeronautica ha appena iniziato a produrre caccia di qualità: la Reggiane sforna il Re-2005 Sagittario, che è superiore ai caccia britannici ed americani, ma ne entreranno in linea 6 (sei!). La Marina non può fare niente: appena uscita dai porti, sarebbe stata immediatamente assalita da centinaia di aerei e decine di sommergibili. La Sicilia, in meno di un mese, è perduta: sbarcati il 10 Luglio, gli americani entrano a Palermo il 22. Il 3 Settembre gli angloamericani sbarcavano in Calabria, l’8 Settembre a Salerno: fin qui, la cronaca.

Che poi il fronte italiano, dopo la caduta del Fascismo, avrebbe preso un andazzo sonnacchioso fu una decisione politica, dettata dalla necessità di mediare ogni decisione fra Gran Bretagna, USA e, soprattutto, URSS, la quale aveva retto – da sola – l’impatto col Terzo Reich per quasi tre anni.
Domandiamoci: chi avrebbe mai impedito agli alleati di sbarcare – ancora nel 1944 – sul litorale romagnolo, indisturbati, e di mettere fine alla faccenda un anno prima? Lo impedì Stalin che temeva l’invasione dei Balcani.

Appena le calure agostane si chetano, ecco che riprende il gran movimento: c’è da stupirsi che il Re – in fuga verso Brindisi per fare il “reuccio” di uno Stato inesistente e Mussolini, che scende dalla sua “prigionia” sul Gran Sasso per andar a fare il sotto-Gauleiter per l’Italia di Hitler – non finissero per incontrarsi? Le loro strade quasi s’incrociarono, ma non avvenne: sarebbe stato un bell’incontro delle reciproche vergogne, mai confessate.

Questo per concludere, per chiarire ancora una volta a coloro che ancora credono al “tradimento” od alla felice conclusione di una guerra (già persa) a fianco dell’alleato germanico: Hitler, nelle sue memorie, giunse a dire che “sarebbe stato meglio che gli italiani non fossero mai entrati in guerra”.
Del resto, nella porzione d’Italia conquistata era normale che tutte le persone abili ad un qualsiasi lavoro diventassero operai al servizio dei nuovi padroni. Come, del resto, avvenne al Nord: i pochi reparti di Salò non parteciparono quasi mai alla difesa al fronte, e la famosa divisione “Monterosa” – addestrata ed equipaggiata in Germania – non sparò mai un colpo sulla linea gotica.
Addirittura, le navi per lo sbarco in Sicilia furono caricate da migliaia di prigionieri italiani, che non avevano scelta: almeno, mangiavano.

Eppure, ancora oggi, ci sono persone che pensano a quegli eventi come un colossale tradimento ai danni del popolo italiano, non alla inevitabile nemesi di scelte sbagliate ed avventate, compiute nel 1940.

Siamo un Paese colonizzato, inutile girarci attorno. Fra le grandi potenze planetarie – USA, Cina, Russia ed Europa – non contiamo una cippa, giacché l’Europa è quella definita ad Aquisgrana, ossia un potentato franco-tedesco con ammennicoli vari, come il Benelux od il Lussemburgo.
Già sappiamo che l’assassino del Carabiniere di Roma, prima o poi, sarà estradato negli USA e là sarà liberato dopo un po’ di galera a tarallucci e vino. Siamo l’unico Paese che ha partecipato ad una guerra (Libia) contro un suo alleato e contro i propri interessi!

Ma, adesso, siamo nell’Agosto del limbo: divertitevi, mangiate, bevete, andate a ballare, in spiaggia, nei locali…tanto altro non si può fare…la cronologia italiana è sempre la stessa: dopo le decisioni prese in zona Cesarini nella calura di Luglio, si devono lasciar passare le mollicce vacanze agostane.

Solo un anno fa, s’era appena insediato un governo: una compagine difficile da gestire, anche se i due partiti erano ferocemente contrari all’euro ed all’Europa, entrambi contrari alla TAV ed anche la Lega difendeva la lotta dei Comuni della Val di Susa:

E' il 7 dicembre del 2005 quando la Padania intervista Maroni sulla questione e titola col suo virgolettato: "Non sono i no global. La protesta della Val Susa non va ignorata, bisogna comprendere le ragioni della gente". Per l'allora Ministro del Welfare "il problema non si risolve con strumentalizzazioni o con l'intervento delle forze dell'ordine" (2)

Accorpano persone come Borghi e Bagnai, che stanno trascorrendo una sonnacchiosa legislatura, ben lontana dalle ire antieuropee di un solo anno fa: anche Paolo Savona s’acquieta e non si fa più sentire. Di Battista, almeno, è stato onesto: ha capito, ha sbattuto la porta e se ne è andato.

Piccole manovrine crescono: il governatore della Liguria Toti – ex direttore del TG4 di Mediaset – all’ultimo istante, prima che i riflettori si spengano e si dia l’avvio ufficiale alle vacanze, lascia Forza Italia con qualche lacrimuccia agli occhi. Già da un anno masticava la scelta, quella di una sorta di Forza Italietta “depurata” dal fantasma ingombrante del Cavaliere, per associarsi alla Lega stravincente (per ora) ed alla pallida Meloni, che sa di un melone acerbo. Speriamo nella tintarella. Un esito ampiamente previsto: Berlusconi abbozzerà o s’incazzerà? Mah…eppure, in qualche modo, bisognerà fermare la riforma di Bonafede…

Quello che gli italiani, spesso, dimenticano è la Parte Seconda della Costituzione e, in particolare, il Titolo Secondo, ossia gli art. 83-91: la sezione che descrive i poteri del Presidente della Repubblica.
Pochi sapranno che la figura, nel 1946, fu ricopiata quasi pari passo da quella del Re.

Lo abbiamo visto in opera un anno or sono, quando al posto di Savona andò Tria: un ministro del governo Monti!
Con un sapiente e misurato uso di verbi, avverbi ed aggettivi – “sentito il…”, “nei casi previsti…”, “qualora…” et similia, il presidente fa il cavolo che vuole: un anno fa ci provò il povero Di Maio a pronunciare il famoso termine “impeachment” (che non esiste nella lingua italiana), per poi dover genuflettersi 550 volte e dire trecento Pater, Ave e Gloria ogni mattina appena sceso dal letto.

In effetti, l’ultimo, grave dissidio fra la figura di garanzia (Presidente/Re) ed il Governo fu proprio quello fra re Vittorio e Mussolini: un dissidio profondo, ma mantenuto allo stato latente per un intero ventennio: scoppiato poi, evidentemente, quando la situazione era diventata insostenibile per i motivi sopra esposti.

La velleità di parte del panorama politico d’andare rapidamente ad elezioni si scontra proprio con il Presidente, che mai e poi mai acconsentirà ad andare ad elezioni “al buio” senza una legge Finanziaria da definire e promulgare nel prossimo Autunno. Senza considerare anche un dato curioso, ma che gli importa assai poco: la maggioranza degli italiani vuole che questo governo vada avanti, cosa mai accaduta nella storia della Repubblica ad un anno dall’insediamento.

In qualche modo, si stanno scontrando due modi d’interpretare la politica e l’azione di Governo ed il servaggio americano: quello che ha regnato per 70 anni – da Gelli a Sindona, da Calvi a Marcinkus, da Cagliari a Gardini, da Moro ad Andreotti, da Prodi a Berlusconi, da D’Alema ad Amato, da Monti alla Fornero, da Renzi a Gentiloni…senza contare i “comprimari” che hanno insanguinato e gettato nel mistero ogni loro azione: da De Pedis al Vaticano, da Pippo Calò a Woitila, dai Bontade ai Messina Denaro, dai Bertone ai Ratzinger… – perché questa è l’Italia che ha contato e che, ancora oggi, vuole  contare.  Difatti, ogni azione giudiziaria di un certo peso va a scontrarsi, precisa come un orologio, con eventi e persone che la storia di questo Paese hanno diretto, cambiato, insanguinato: Massoneria, Mafie, Servizi Segreti. Qui c’è la vera continuità.

Sinceramente, osservando questo sconfortante scenario, poco c’azzeccano i movimenti di un Toti o di un Di Battista nel mefitico panorama delle istituzioni, quando anche il CSM è stato raggiunto dal puzzo di cloaca.
E l’altro modo d’intendere la politica? E’ perduto, sconfitto, nella penosa parabola dei Borghi e dei Bagnai, dei Savona e dei Di Maio, dei di Battista e dei Salvini. Le promesse elettorali? Aria fritta, alle quali il Quirinale sorride, sornione.

Scomposti burattini, messi in scena da abili mani: sempre le stesse, ogni anno che passa. Come narrava Guccini, “Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni eguale”.

(1) Dichiarazione di Benito Mussolini.
(2) https://www.fanpage.it/politica/tav-in-val-di-susa-quando-la-lega-diceva-no/

24 luglio 2019

Lasciateli governare...


Mi pare chiaro che la vicenda TAV sarà la fine di questo governo, perché una cosa del genere è la fine del M5S, ma va bene così. Non si poteva fare molto per l’Italsider e per la TAP, ma per la TAV sì, ed hanno calato le braghe. Salvini esulta, e mi chiedo il perché: non ha capito che questo atto è il de profundis del Governo?

La votazione in Parlamento sarà all’insegna di fischi, frizzi, motteggi e male parole, da una parte e dall’altra – perché anche i media devono magnare – ma l’esito è scontato, perché i “Sì” TAV sono l’accozzaglia dei dipendenti degli (im)prenditori italioti, che si solluccherano all’idea della pioggia di miliardi: PD, FI, Lega e FdI uniti nella lotta per le poltrone che contano, che rendono. Come ha detto Arata, intercettato dalla Guardia di Finanza, “I politici li devi pagare”.
Il bello verrà dopo.

Fatto salvo che un ritorno alle urne non è possibile fino alla prossima Primavera (fate, da bravi, due conticini con la legge elettorale, ed aggiungeteci pure cosa pensa Mattarella sull’andare a votare sotto Finanziaria), la soluzione sarà nel veleggiare in bonaccia, la cosiddetta “normale amministrazione”, che in Belgio è andata avanti per anni, poiché valloni e fiamminghi non ne volevano sapere.
Salvini andrà avanti ritenendo, oramai, d’esser lui il Presidente del Consiglio, mentre Conte diverrà una silfide dai passaggi un po’ retorici, un poco futuristi, per niente convincenti: perché, quando un premier accetta un mandato che viene dall’estero – e se lo fa andar bene – deve dimenticare d’essere un sovranista. Come Salvini, che oggi invece lo è: un sovranista europeo e francese.

Il compito di Di Maio sarà la coquette, il bel volto sorridente che deve annunciare la buona novella, che sì la TAV si farà…però i cattivoni Benetton se ne dovranno andare…già ridono, me li vedo…e Conte dovrà andare ancora una volta in Tv a spiegare che sì, sarebbe stato giusto…ma le penali, le controversie giudiziarie con i signori di Treviso (e Alitalia…) non consigliano di metterla giù così dura. Bon ton, ragazzi, bon ton.

Così, la creatura di Grillo, la tecnologicissima scommessa della Casaleggio & Associati, finirà nel nulla e Salvini avrà compiuto con gran merito il compito che gli fu affidato da Berlusconi il quale, lì accanto, contava i vari “punti” come un ragioniere. Ma, all’epoca, si riteneva che i 5S fossero dei politici, non dei buzzurri come hanno mostrato di essere.

Molte delle persone che li hanno votati, credevano che il primo partito italiano avrebbe fatto valere le basi fondanti della cosiddetta “decrescita felice”, ma abbiamo qui la dimostrazione che, quei parlamentari, non hanno capito una mazza.
Apro una breve parentesi.

Due anni or sono, ebbi un proficuo colloquio con Serge Latouche, il quale mi confessò che il termine, in italiano, era stato infelicemente tradotto: nella Gestalt evocava scenari di “poveri ma belli” oppure di futuribili ed ipotetiche fughe verso la natura, oppure richiamava immagini di vecchi hippie seduti nell’aia di una cascina, che bevono tè e dissertano sui massimi sistemi.
Nulla di tutto questo.

Oggi si preferisce parlare di a-crescita, oppure di crescita controllata (già, ma da chi?) o, ancora, “senza aumento”, “diminuzione consapevole”, ecc. Che cosa ha a che fare, tutto ciò, con la costruzione di una fantapolitica struttura che vedrà la luce fra almeno 15 anni – quando non sappiamo nemmeno se esisterà ancora l’Unione Europea – e che già sappiamo essere completamente inutile?
Non voglio soffermarmi ancora una volta sui volumi di traffico, ma 4 milioni di tonnellate annue sono il traffico attuale, che la vecchia linea – non rimodernata! – gestisce benissimo già oggi. Poi, le grandi compagnie marittime hanno scelto da tempo Rotterdam, Cherbourg e Vado Ligure come destinatarie dei traffici intercontinentali. E la TAV non c’entra una mazza, perché i traffici su gomma da/per la penisola iberica calcheranno sempre “l’arco minimo”, ossia la direttrice Barcellona, Marsiglia, Genova, Milano, Tarvisio, Est Europa. Che ci vanno a fare lassù?

La costruzione di quella infrastruttura soddisferà solamente gli appetiti dei “prenditori” di regime e dei loro attaché politici, ossia la miriade tangentista.
C’era un’altra struttura in campo – che sarebbe veramente servita all’Italia – ossia il completamento del canale navigabile Cremona-Milano, che langue da anni (ad affossarlo fu Maroni: Toninelli, ne sapevi qualcosa?) per una misera cifra di 2 miliardi, dei quali il 50% coperti da finanziamento europeo. Servirebbe perché ogni nave fluviale toglierebbe dalle autostrade 84 TIR: ma lo capite perché non lo fanno?!? Benetton l’ha sempre visto come il fumo negli occhi!

E, allora – visto che domani qualcuno dovrà governare – perché il M5S non lascia il compito a questa bella alleanza, che vuole soldi, ancora soldi, solo soldi? Basta dare le dimissioni dal governo, ritirare tutti i ministri – che Salvini potrà re-distribuire fra tanti leghisti rampanti – e dare le dimissioni: non è mica una tragedia!
Saranno fatti loro gestire queste faccende di soldi, di migranti (auguri!), di rapporti con l’Europa, con la Francia dispettosa…ma…ditemi una sola cosa: quale, minimo vantaggio potete osservare nella prosecuzione di questa esperienza di governo da parte dell’elettorato 5S, che li premiò con un 33% che era sinonimo di speranza, di cambiamento, di rivolgimento nelle pratiche di governo?

Già sanno che non saranno più rieletti, che la loro storia politica è finita: perché non lasciare con un atto di dignità? Perché, caro  Di Maio, governare con belle parole e niente fatti non si può: se il principale logos della questione era capire come si poteva vivere senza questa, costante ricerca del “più” di tutto che ci sta distruggendo, allora finiamola lì e che continuino quelli che ci credono!
Tanto, la riforma di Bonafede non vedrà mai la luce: quando mai Berlusconi gli lascerà tagliare la prescrizione! E cosa dice il sottosegretario all’Energia Davide Crippa, mentre l’ENEL, in bolletta, ci fa pagare quasi il 50% di “trasporto dell’energia”, quando l’energia elettrica ha perdite del 5% sulle alte tensioni e del 10% sulle medio-basse?

E’ vero: avete provato a dire “No” su tante cose e, oltre che crocifiggervi, vi hanno obbligato a dire di sì, altrimenti facevano saltare il banco: fate vedere se avete i cosiddetti. Fateglielo saltare voi, vedrete a che bella cagnara assisteremo!

19 luglio 2019

Diventerà 100 volte più bella!


La notizia, compare e subito scompare, inghiottita dai titoloni di punta, come la vicenda russa della Lega, le liti nel governo o la malattia di un noto allenatore. Viene rifilata a fondo pagina, accanto ad una notizia importante, che fa inumidire gli occhi: la morte di De Crescenzo, il “filosofo” Bellavista, con i suoi modi garbati ed i suoi occhi tristi.
Se vivessimo in un Paese normale, sarebbe una notizia che farebbe sobbalzare chiunque, ma non in Italia: forse è vero, l’Italia a trazione M5S-Lega non è molto diversa da quella a trazione Andreotti, Berlusconi, Prodi o Renzi.
Volete proprio conoscere la notizia del giorno, data e subito dimenticata?

La Sicilia ha bisogno di 100 nuovi dirigenti, per dirigere un’accozzaglia regionale composta da 15.000 dipendenti, perché la Regione Sicilia ha già oltre 1.400 dirigenti, pressappoco uno ogni 10 dipendenti. E, più un terzo dei dirigenti regionali italiani, lavora per la Regione Sicilia. (1)
Beh…se possono permetterselo…ma, basta un colpo di mouse per sapere a quanto ammonta il deficit di bilancio della regione siciliana, è lo stesso governatore a dirlo, ad un giornalista che lo intervista.
Senza problemi, come se non fossero affari suoi, il superpresidente Nello Musumeci – giunto al potere grazie al “listone” composto da Forza Italia, #Diventerà Bellissima, Unione di Centro, Popolari e Autonomisti e Fratelli d'Italia e Noi con Salvini – ci racconta, così, semplicemente, che il deficit previsto…:

Ammonta a 5 miliardi il deficit della Regione. Ed è fuor di dubbio che la crisi finanziaria condizionerà l’operato del governo almeno per i primi anni.” (2)

Già…che problema c’è? E che ci frega a noi? Tanto ci sarà chi ci penserà!

E devono pensarci, anche se a paroloni si definiscono “sovranisti”, perché la Sicilia – signori miei – è italiana soltanto per i debiti, mica per altro!
Non è un mistero che, al termine della 2GM, quando gli inglesi decisero di tenersi Malta, gli americani risposero, semplicemente: “E noi ci teniamo la Sicilia!”
Poi ci fu una storia complicatissima – Salvatore Giuliano, Portella della Ginestra, l’indipendentismo siciliano, i “traffici” con gli americani dal 1943 al 1950…mettiamoci pure che, forse, l’URSS storse un po’ la bocca… – ma tale “indipendenza”, poi suggellata dai rapporti mafiosi fra Cosa Nostra ed “parenti” ammerrecani, finì per sortire una specie si separazione di fatto: resti italiana, ma sia chiaro che qui comandiamo noi su tutto.

La cosa non è assimilabile al Veneto (Camp Ederle), alla Campania (Comando VI flotta), alla Toscana (Camp Darby) o il Friuli (Aviano)…no…qui è proprio terra nostra…voi dovete solo pensare a pagare…a suo tempo, abbiamo sistemato i missili nucleari a Comiso, facendocene un baffo di tutte le vostre proteste e, se le cose dovessero tornare a prendere una brutta piega con la Russia, siamo pronti a rimetterceli!

Senza contare – e qui basta prendere in mano un libro dove un qualsiasi pentito di Mafia racconta – tutto il mercato della droga, dai primi anni ’80 in poi, è stato gestito in Sicilia, con “triangolazioni” interessantissime fra i mammasantissima e l’Afghanistan, la Colombia, gli USA, eccetera, eccetera…

Per questa, semplicissima ragione, Nello Musumeci può buttare cifre a vanvera, può assumere centinaia di dirigenti (senza concorso!), può chiedere che si faccia il Ponte oppure cavalcare la tigre indipendentista (quasi la metà dei siciliani lo sono) (3)…insomma, con quella bocca può dire quel che vuole. Tanto…

Ma chi è Nello Musumeci?
Giovane Italia, poi MSI, quindi Alleanza Nazionale, indi La Destra e infine #Diventerà Bellissima, prendendo a prestito una nota frase di Paolo Borsellino. Che non so, pur essendo stato di destra, come la prenderebbe se fosse vivo.
Insomma, ha vissuto un’intera vita nella destra italiana – quella estremista, non con il “pacioso” Berlusconi – e sa benissimo che gli ordini che contano – ed ai quali deve obbedire – non vengono da Roma, bensì da Washington, New York o da Arlington.

Con buona pace di tutti quelli (di destra) che si strappano i capelli per l’ignominiosa “occupazione” militare americana, per la NATO, per le ingombranti basi nella Penisola…e che danno, di tutto questo, la colpa ai “comunisti”.
E non so come la prenderà Salvini. Come dimenticare la “gallina dalle uova d’oro” di Bossi, ed il Sud famelico, pronto a rubarsele? Ah, già…è anche lui nel “listone” di Musumeci…

E’ proprio vero: l’Italia non cambia mai…da Andreotti a Craxi, da Prodi a Berlusconi, da Renzi a Salvini…se c’è da appoggiare il solito rubagalline, non mancano mai!

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Indipendentismo_siciliano