02 aprile 2020

Vogliamo togliere di mezzo questo coronavirus?




Purtroppo, non mi ero sbagliato.
Come avrete notato, il decremento di oggi, 2 Aprile, è di pochissimi decimali di punto percentuale, nonostante gli addetti al lavoro si spertichino nel dire che “stiamo arrivando al picco”. I morti, invece, sono aumentati: non è con migliaia di contagiati ogni giorno che si esce dall’emergenza!
Se osservate la curva dei contagi, sul FQ o su un altro quotidiano, i punti di “flesso” – ossia di un apprezzabile mutamento nella curva –  da quando sono in vigore le norme di distanziamento e di reclusione nelle case, sono avvenuti soltanto in due periodi: 29-31 Marzo e 22-24 Marzo, ossia due fine settimana! Perché?
Poiché, semplicemente, la gente si reca di meno al lavoro, molti ipermercati sono chiusi la Domenica, ecc: in pratica, ci sono meno spostamenti, meno contatti e meno contagi.
Se continuiamo così, non ci sarà nessun apprezzabile cambiamento, nemmeno fra qualche settimana e dovremo giungere all’Estate per essere fuori da questa dannata pandemia, ossia quando l’aumento delle temperature (il virus è sensibile alle alte temperature) e dell’insolazione (raggi UV della luce solare) faranno il lavoro per noi.
Un simile scenario, però, ci condurrà verso le centinaia di migliaia di contagi e le decine di migliaia di morti: fra l’altro, senza che l’economia ne riceva nessun apprezzabile risultato positivo.
Allora, meglio togliere il dente subito oppure menarsela per mesi? Gli economisti credono che sia meglio continuare così per mesi? Che l’economia patirà meno danni?
Non sarebbe meglio chiudere veramente tutto? Chiediamo d’esser trattati da “grandi” e non da bambini: avvertiteci prima per riempire le dispense, attrezzate la Protezione Civile per le emergenze alimentari ed altre urgenze e poi – per almeno due settimane – in attività solo gli operatori sanitari, le farmacie, quelli delle reti del gas ed elettrica. Solo i Comuni dovranno mantenere un minimo approccio per la gestione del territorio, in questo aiutati da personale militare. Perché, dopo due mesi di questa menata infernale, non possiamo tenere chiusi nelle caserme almeno 100.000 giovani che potrebbero dare una mano!
Nessun altro in giro e l’esercito a piantonare le strade: chiunque si muova, dovrà giustificare il motivo e, se non sarà più che validissimo, si muterà immediatamente in arresto. Durante la notte, per tutta la durata della chiusura totale, irrorazione delle strade con mezzi chimici che potrebbero essere anche più micidiali, data l’assenza di circolazione. Il Cloro è sempre il miglior antisettico, checché se ne dica.
Non significa fare dell’allarmismo, vuol semplicemente dire non fornire più “alimento” al virus per due settimane, in modo d’abbattere vistosamente il numero dei contagi e ripartire con minime necessità sanitarie e relazionali. Nel frattempo, potremmo attrezzarci per il dopo, ossia pianificare la fornitura di attrezzature di protezione in modo da ripartire con maggiori sicurezze.
E non venite a raccontarci che morirete di fame in due settimane, con la dispensa ed il congelatore pieno! E’ solo la vostra paura a creare dei mostri.
Fra l’altro, sta scoppiando un nuovo bubbone: quello delle case di riposo le quali, seppur protette fin quando è stato possibile dal personale, più di tanto non possono reggere. E, man mano che la situazione degenererà, altri ne salteranno fuori: le strutture psichiatriche, carcerarie…e i senza tetto? Gli immigrati? Il problema, man mano che si va avanti, si complicherà sempre di più. Quella che a prima vista sembra una decisione drastica, viene posta proprio per non dover, domani, prenderne di più drastiche ancora.
Prendiamo una decisione: altrimenti, fra pochi giorni la gente cederà e smetterà di stare in casa, e saremo al vero e proprio disastro.

30 marzo 2020

Il problema è nel manico

John Maynard Keynes

“Il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine, siamo tutti morti.”
John Maynard Keynes, economista inglese

Il titolo che avete appena letto è un vecchi adagio, o proverbio, che si cita quando un lavoro od una situazione non si riesce proprio a risolverla: nasce dal fatto che se il martello ha un manico non adatto, oppure debole, rotto, venato…nulla può essere portato a termine con l’attrezzo inadatto all’uso.
Per cercare di capire cosa sta succedendo nel mondo della grande finanza, bisogna fare un passo indietro e domandarci come si è giunti a questo punto (virus a parte), perché dietro c’è una storia che è la Storia della Teoria del Valore.
Senza affrontare questo argomento, è del tutto inutile fare previsioni o buoni propositi per l’avvenire poiché, passato il Coronavirus, il mondo che ci riceverà sarà, ancora una volta, schiacciato da questo irrisolto problema. E finirà per schiacciarci tutti.

Tutti d’accordo (Germania compresa) stilammo, in anni lontani, un trattato che doveva prevenire, nella vecchia Europa, il rinnovarsi di cosucce da nulla…capitate nel ‘900: robetta come discutere i disaccordi interni europei sotto forma di corpi d’armata, formazioni di bombardieri sulle città e sottomarini appena fuori del porto. Con qualche modesto danno al “capitale umano”…decine di milioni di morti e danni per miliardi di trilioni di miliardi…

Detto fatto, nacque l’Unione Europea, dapprima CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) che fu tutt’altro che cieca nel risolvere le questioni riguardanti l’importantissimo settore: ricordiamo, però, che la CECA nacque nel lontano 1951.
Nel 1957, col Trattato di Roma, venne alla luce la CEE (Comunità Economica Europea), la quale dovette subito risolvere i problemi derivanti dal possesso di reattori nucleari mentre uno Stato, la Francia, era dotata anche d’armamento atomico e porre le basi per una futura, vera unione europea.

Il vero atto di nascita della successiva UE fu il trattato di Maastricht del 1992, che legava le economie dei Paesi che ne facevano parte con legami ancor più stretti: proprio quelle regole e legami che sono percepiti – oggi, con la pandemia di Coronavirus in atto – diversamente da Italia, Francia, Spagna, Irlanda, Slovenia, Belgio, Grecia e Lussemburgo mentre si sono opposti Paesi che hanno qualcosa di sinistro: Germania, Austria, Finlandia ed Olanda i quali, eccetto l’Olanda, erano tutti a braccetto di Hitler.
Ma, un aspetto poco noto della vicenda, riguarda le date: la CECA e la CEE nacquero prima del 1971, mentre l’UE nacque dopo. Cosa successe nel 1971?

Un pasticcio che, ancora oggi, genera infiniti guai nell’economia mondiale: fino al 1971, l’unica moneta ad avere ancora un corrispettivo in oro – il dollaro USA, e mediante il cambio in dollari anche le altre monete avevano ancora un corrispettivo aureo – il 15 Agosto del 1971, per firma unilaterale del presidente Nixon, abrogò la convertibilità in oro del dollaro (1). In nota una spiegazione più dettagliata.
In effetti, gli USA avevano fregato tutti, stampando una quantità di moneta ben superiore al controvalore in oro, giacché le astronomiche spese per la guerra in Vietnam avevano prosciugato il bilancio statale: siccome la Francia aveva richiesto la conversione in oro del Franco, e non essendoci abbastanza oro a Fort Knox, giocoforza Richard Nixon fu costretto ad abrogare, con un colpo di spugna unilaterale, gli accordi di Bretton Wood del 1944, sui quali s’era poggiata l’economia del dopoguerra. Se qualcuno ricorda, in quegli anni il dollaro USA era scambiato a 625 lire per un dollaro, e qual tasso di cambio fu stabile per molti anni. Per forza: era ancora legato all’oro.
Su cosa poggiano, e cosa garantiscono le attuali monete?

Nulla, assolutamente nulla.
E, l’Unione Europea, nata nel 1992 con il trattato di Maastricht, nacque già nell’era del nulla.
Per me – che ricordo di non essere un economista – la questione della Teoria del Valore di merci e lavoro – senza un valore di riferimento – sembra un po’ una caciara, oppure un truffa legalizzata, o come preferite.

In buona sostanza, i valori delle monete – giacché tutte le Nazioni sono indebitate – sono sostanzialmente stabiliti dalla “solidità” di quel debito, ossia se saranno capaci di onorarlo. Più aumenta la “volatilità” di una Nazione, più salgono gli interessi da corrispondere agli investitori: sarà un caso che l’1% della popolazione mondiale possieda più del 50% della ricchezza planetaria? Si tratta di un vero e proprio Olimpo: 18 milioni di famiglie (2), pressappoco 50 milioni di persone, che controllano l’economia mondiale.
E chi lo decide?

Ci sono apposite istituzioni mondiali, le agenzie di rating che sono principalmente tre: Moody’s, Fitch e Standard & Poors, tutte con sede a New York. Semplice, no?
Se sei bravo, ti presto i soldi e te li do ad un interesse contenuto, se sei cattivo…eh…voglio un interesse maggiore…che ci vuoi fare, piccolo mio…anch’io ho le mie esigenze…devo in qualche modo “assicurarmi” che tu mi renda i soldi…e lo farò stipulando degli altri contratti, “derivati” dal tuo debito, con altre banche, eccetera, eccetera. Dai cosiddetti “derivati” giunse la crisi del 2008.
E, per dirla tutta, bisognerebbe sapere chi paga le agenzie di rating: c’è un bellissimo film al riguardo, La Grande Scommessa, con Brad Pitt. Candidato all’Oscar come miglior film, gli regalarono l’Oscar per la miglior scenografia non originale: chi credete comandi ad Hollywood? I registi o le agenzie di rating?

Ciò che teme la Germania è sin troppo facile da indovinare: quanto ci costerà questa dannata epidemia? Noi abbiamo solo qualche centinaio di morti…italiani, francesi e spagnoli migliaia…chissà come mai? Beh…non sono capaci di “stornare” i morti per Coronavirus sotto altre voci…così ci hanno consigliato le agenzie di rating…

Dunque…se abbiamo capito bene…tutto ciò che facciamo sul fronte dell’economia viene deciso da qualche Paperone che sta a New York? Che decide, ovviamente, il numero di giorni nei quali teniamo l’economia a freno, per non pagare milioni di morti?
Bel finale di commedia, per gli Stati nazionali, le “Unioni” di Stati e le Confederazioni…tutto a muzzo di qualche magnate che, a New York, decide della vita di tuo padre a fronte di una perdita di un tot per cento?

Sarà, io non sono un economista e quindi non so decidere se questa sia la soluzione migliore, però sul fatto che debba esistere una Teoria del Valore delle merci – non delle persone! Le “risorse umane” non fanno parte del mio vocabolario di non-economista – non ho dubbi, perché qualche cavolo di mezzo per stabilire il valore delle merci dovrà pur esistere, no?
No, non esiste: domanda ed offerta, facilità di reperimento, solidità dell’azienda. Fine.

Un tempo, esisteva.
Il lavoro di un falegname era considerato poco, giacché la materia prima era di facile reperimento, mentre quella di un fabbro era più cara, poiché il metallo richiedeva una tecnologia più complessa: quella dell’orafo era ancor più costosa, data l’accuratezza del suo lavoro, la preziosità del materiale ed il rischio di perdite. Ma, ce n’era una ch’era ancor più cara. Quale?

Quella del medico, perché il medico sapeva salvaguardare qualcosa di ancor più prezioso dell’oro: la vita umana.

Siccome in questo caso ci troviamo di fronte ad un conflitto insano, giacché tutte le filosofie hanno sempre conferito il massimo valore alla vita umana, ci troviamo in un contesto d’inconsulta disfida, laddove il risultato – chiediamo ai platonici, agli aristotelici, agli stoici, ai cristiani, agli ebrei, ai musulmani, ai confuciani, ai buddisti, agli induisti, agli scintoisti, agli animisti sotto ogni cielo ed al di là d’ogni mare – sarà sempre lo stesso: la vita umana sopra ogni cosa.
Qualcuno dirà che ai marxisti non importa tanto la vita del singolo, poiché è la sopravvivenza e l’elevazione delle masse ad essere più importante: regola che può essere validata in un contesto bellico – forse, nell’assenza d’alternative – ma dovremmo concludere che quelle 18 milioni di famiglie di ricconi che ci comandano sono 18 milioni di comunisti, che allignano in quel di New York. Dovremmo subito avvisare Trump.

E non tiriamo in ballo l’eterna storia degli Ebrei che affamano il mondo perché si ritengono una razza eletta: gli Ebrei possono ritenersi cosa vogliono, ma non hanno il potere di governare l’economia mondiale. La maggior “cassaforte” mondiale, oggi, è la Cina: vi sembrano ebrei i cinesi? E i sauditi? I giapponesi? I tedeschi? Oops! Scusi frau Angela.

Il vero problema è che l’umanità, nella follia bellica del ‘900 – della quale i tedeschi hanno qualche responsabilità più degli altri – ha distrutto qualsiasi ancoraggio certo, sicuro, valido, concreto…senza il quale ogni moneta è sulle montagne russe, ogni Stato sempre sotto giudizio, oggi il paradiso, domani l’inferno. E’ così che vogliamo vivere?

Per tornare ad una base della Teoria del Valore più affidabile, potremmo nuovamente affidarci all’oro il quale, ahimè per noi, di guai ne ha creati non pochi nella Storia umana: basti pensare all’inflazione, e conseguente carestia, in Spagna con l’arrivo dell’oro rapinato nelle Americhe.
Il Sudafrica diventerebbe lo Stato più ricco del mondo? Dichiarerebbe guerra al suo avversario, la Russia, che circonderebbe le miniere siberiane con un muro alto centinaia di metri?
Bel dilemma.

Però, se non sapremo trovare una risposta congrua nella Teoria del Valore, non potremmo mai trovare soluzioni – valide, sensate e durature – per dare valore alle monete, e si torna da capo, con i 18 milioni di famiglie che decidono: pollice alto, pollice verso.

Qualcuno ha tentato di fornire soluzioni: un gruppo di economisti serbi propose un metodo di calcolo basato sul valore di un’ora di lavoro operaio. Molto marxista, però oggi ci dovremmo chiedere: come si fa ad uniformare il valore di un’ora di lavoro in Germania con la stessa ora del Burkina Faso?
Altri propongono soluzioni complesse, come Fabio Conditi, che “ingegnerizzano” ancor più l’economia con monete parallele, alternative…ed io non ho risposte: non sono un economista, sono soltanto un piccolo scrittore, un dipintore di vicende umane proiettate nel grande schermo della Storia. Figuratevi: non so nemmeno giudicare se John Maynard Keynes fu un genio, un illuso od un economista bistrattato dai saccenti statunitensi! Posso solo dire che aveva uno sguardo mansueto.

Oggi, però – mentre medici ed infermieri s’affannano, a rischio della loro vita, per curare i malati nelle corsie ospedaliere, a contatto con i corpi madidi di sudore, coi lamenti dei morenti come colonna sonora – mi aspetto che anche qualche economista alzi il sederino dal comodo giaciglio dei consigli d’amministrazione, delle banche e delle multinazionali. Qualcuno che abbia ancora una coscienza, e che riconosca che il nostro mondo economico è solo un mostro che non sta in piedi, se non è in grado di rallentare l’economia per pochi mesi: quando usciremo da questa maledizione biblica, faremo meglio a ricordarcene ed a tartassarli quanto basta. Senza clemenza.

Perché una cosa l’abbiamo imparata: se stessimo per morire, e qualcuno ci facesse sopravvivere al prezzo dell’oro, non guarderemmo l’oro. Ce ne libereremmo subito, in cambio della vita.

26 marzo 2020

Se ci sei, batti un colpo. Non come le altre volte, però.


Gentile sig.ra Merkel,

sinceramente, non riesco a comprendere cosa le passi per la mente. Per la terza volta – due nel XX secolo, ora nel XXI – la Germania ha nelle sue mani le decisioni che riguardano l’intero continente, e sta comportandosi esattamente come nel secolo scorso. A che pro?
Quella che si sta delineando, è un’Europa del Sud-Ovest ed un’altra di Nord-Est: ossia la prima, le nazioni non direttamente collegate al sistema di produzione tedesco ed ai suoi capitali e le seconde, quelle che per convenienza (Olanda) o per necessità (quasi tutte le altre) devono guardare a Berlino e non distogliere lo sguardo.
La discriminante è l’epidemia del Coronavirus.

Chiariamo subito: il Coronavirus-19 non è una qualsiasi influenza stagionale. E, questo, per un semplice motivo: se l’Europa, oggi, sta avvicinandosi ai 15.000 morti dovuti al morbo, se non fossero state messe in atto delle misure eccezionali da parte di numerosi governi – fra i quali il mio, e ne vado orgoglioso – oggi non so dirle come si troverebbe: 150.000 morti? 300.000? Non possiamo saperlo, ma possiamo facilmente ipotizzarlo.
Tutte le voci discordanti – il penoso Primo Ministro britannico, ed il povero pulcino lombardo, nostro ex Ministro degli Interni, che minimizzavano…ma no…sarà come per la solita influenza…raggiungeremo l’immunità di gregge…pensate alle imprese, alle nostre imprese lombarde… – sono stati costretti a zittirsi, di fronte ai numeri. Terrificanti, ai quali non eravamo abituati da nessuna epidemia.

Oggi si pone il problema di come:
a) uscire dall’emergenza sanitaria;
b) concepire un’uscita/rinascita economica che non sia disastrosa per il continente.

Mi verrebbe da dire che per ben due volte, a causa dei vostri chiodi fissi – e non solo sull’elmo – ci avete regalato dei periodi lugubri e siamo dovuti ricorrere all’aiuto americano che in cambio ha voluto, ovviamente, delle contropartite politiche.
Oggi, gli americani non sono più in grado d’aiutarci: è già grasso che cola se riusciranno a cavarsela a casa loro. La Russia è gravata da sanzioni economiche, la Cina non ancora in grado d’assumere il ruolo di guida mondiale. Cosa facciamo?

Teniamo fede all’attuale sistema, che prevede la corresponsione di un contributo per formare il MES (il fondo salva stati) e che, in caso di bisogno, metodicamente indica le scadenze per la sua restituzione? Badi bene: soldi nostri, di ciascun Paese (60 miliardi sono dell’Italia!)…ma le regole dicono che devono essere resi entro scadenze ben precise, con metodologie ben preparate, studiate con teutonico passo.
Oppure capire che, di fonte ad una simile emergenza, è d’obbligo utilizzare quei soldi e poterli mettere a bilancio, per restituirli, con altri tempi, altri modi, altri passi?

La situazione s’aggrava, al punto che il nostro Primo Ministro vi ha dato dieci giorni di tempo per rispondere, altrimenti l’Italia non accederà al sistema MES, e farà di testa propria.
Si rende conto di cosa significa?

Vuol dire, semplicemente che, se la risposta tedesca non cambierà, l’Italia ha già presentato – tramite il suo Primo Ministro – una dichiarazione di uscita dall’UE, per ora solo in fieri. Credo anche lei convenga che, al prof. Conte, non rimaneva altra strada.

Oggi non sappiamo se si tratterà di un’Europa del Sud e di un’Europa del Nord, oppure di un’Italia più legata a chi ha fornito veramente aiuto, quando ne abbiamo avuto bisogno, ossia Cina, Russia, Venezuela e Cuba. Che non ci hanno bloccato le mascherine, da noi acquistate e pagate, alla loro frontiera o a quella di uno stato-satellite come la Repubblica Ceca.

Spero vivamente che la sua opinione cambi, perché questo – sono certo – è il desiderio degli altri Paesi europei. In caso contrario, ognuno per sé e Dio per tutti.

19 marzo 2020

Dove sono finiti i soldi per gli ospedali?

Camion dell'Esercito trasportano bare a Bergamo


A Bergamo si muore. Come ai tempi dei monatti, della peste di manzoniana memoria. A Bergamo medici ed infermieri sono tornati carne da cannone, sono inviati al macello come i giovani sottotenenti della Prima Guerra Mondiale. Non facevano in tempo a nominarli ufficialmente che erano già morti. “Sua Maestà comunica che vostro figlio…Aspirante Sottotenente del 27° battaglione, Divisione…è caduto per la Patria al fronte…eccetera…
Morivano come le mosche, perché gli austriaci sapevano che “quello con la pistola” che andava all’assalto era il sottotenente e, morto quello, l’assalto si scompaginava. C’erano appositi cecchini, pronti per loro nelle trincee. Alcuni giovani ufficiali, per non farsi riconoscere, prendevano il fucile di un caduto e andavano all’assalto.

Oggi, giovani medici appena laureati – cos’è la specializzazione? Nulla! E l’esame di Stato? Niente! – con ancora in bocca il sapore della torta della festa di laurea si vedono sbattuti in corsia, muniti di scafandro asettico (se c’è!), in compagnia d’infermieri che barcollano per la stanchezza, stralunati fra le flebo da mettere e i monitor dell’ossigenazione del sangue da controllare, con i campanelli che suonano, la gente che chiede, magari con rispetto e comprensione per quello che sta accadendo, ma chiedono. Perché stanno male, hanno paura: domandano un bicchiere d’acqua e la grazia.

Perché siamo giunti a non avere più una struttura sanitaria all’altezza della situazione? Magari abbastanza buona nelle regioni del Nord, ma al Nord vive più della metà della popolazione italiana, mentre il governo sa bene che deve assolutamente fermare sulla “linea gotica” il propagarsi del contagio, perché se arriva al Centro-Sud non ci saranno che pochi ospedali, pochi posti in rianimazione, poco di tutto.
La vicenda della sanità italiana – del suo smantellamento, chiamato anche “privatizzazione” – non è diverso da quello della privatizzazione delle autostrade o della scuola, per la quale la Costituzione recita “senza oneri per lo Stato”, riferendosi alle scuole private, ed invece con i soliti sotterfugi si passa oltre anche alla Costituzione.

Ma la vicenda più eclatante, che pochi conoscono, è stato il vero e proprio drenaggio dei bilanci di molti ministeri – due in primis: Sanità e Scuola (vi siete chiesti perché Fioramonti ha sbattuto la porta e se n’è andato?) – a favore di un solo “vincitore” della battaglia, il ministero della Difesa.
In questi pochi anni, diciamo una decina, s’è visto un fiorire d’iniziative per armare il Paese e non si può nemmeno incolpare destra o sinistra, alto e basso, perché questi provvedimenti sono programmi che durano decenni, e con la volatilità dei governi italiani non ci si può affidare a questo o quello. Meglio fidarsi di qualcuno che sta più in alto e li controlla tutti, non sto a far nomi perché tanto sapete a chi mi riferisco.

L’Italia sembra che debba andare in guerra – F-35 e ben 4 portaerei! Sapete che, presto, l’Italia avrà ben 4 portaerei? (1) – e contro chi, di grazia? E’ pur vero che, seguendo l’adagio latino – si vis pacem para bellum – i mezzi da guerra si preparano nei tempi di pace ma un’idea di politica estera, e dunque di programmazione militare, bisognerà pur averla?
In pochi anni, il tonnellaggio della Marina Militare è raddoppiato – se guardiamo agli anni ’80 addirittura triplicato! – e non sappiamo perché, chi è la minaccia, cosa prevedono le strategie militari in proposito. A parte le solite facezie, le complesse elucubrazioni farcite di termini anglosassoni, per spiegare tutto in modo che nessuno capisca niente. Mentre, proprio la Marina, “brilla” per inchieste di malaffare & compagnia varia (2).

Proprio come avvenne in passato, prima della 2GM, quando l’ammiraglio Jachino recitava la lezione di fronte al Parlamento: l’ha detto Mussolini, le portaerei all’Italia non servono, ed ha ragione. Si vide dopo se non servivano: si capì subito con la notte di Taranto, ma era troppo tardi.

Se vogliamo cercare un nome e cognome, uno dei molti colpevoli di questo andazzo, un nome c’è: è stato Matteo Renzi – sì, proprio lui: quello che va a scusarsi in Europa per quello che sta facendo il governo italiano, mentre con Salvini prepara l’inciucio per disarcionare il governo in carica…la follia di Renzi cerca riscatti anche in questi tempi amari, nei quali il silenzio sarebbe d’obbligo, non solo necessario! – e proprio lui, negli anni 2015-2016 fu l’autore della cosiddetta “legge navale” per fornire all’Amm. De Giorgi (quello che inaugurò la portaerei Conte di Cavour in sella ad un cavallo bianco) tutto il necessario. O il superfluo?

La legge navale fu, dapprima, un intervento “spalmato” su più anni di bilancio poi, improvvisamente, il Ministero dell’Economia anticipò alla Marina tutto in una botta. Non si sa nemmeno quanto fu di preciso perché le cifre variano secondo come si leggono i bilanci: in ogni modo, compresi in una forbice fra 5 e 6,2 miliardi di euro (3). Portaerei, incrociatori, fregate, sommergibili, pattugliatori, rifornitori di squadra, aerei, elicotteri…una ferraglia infinita.
E dove li ha presi, quei soldi, il saltimbanco di Rignano?
Risparmi, sì risparmi…sempre a carico dei soliti noti: Sanità e Scuola.
Fra l’altro, in una confusione di strategie e di obiettivi, mentre russi e cinesi se la ridevano.

I russi hanno mostrato al mondo il missile Kalibr durante la guerra in Siria, che ha praticamente distrutto il quartier generale e le milizie del Califfato. C’è anche la versione anti-nave, che ha una portata di 1.200 km, traiettoria parabolica e sensore auto-cercante del bersaglio.
Basterebbero tre installazioni di questi missili (Salento, Sicilia e Sardegna, abbiamo tutta la tecnologia per costruirne di simili) per proteggere tutti i mari italiani ed una buona fetta di Mediterraneo, con una spesa irrisoria ed una durata ben più elevata della ferraglia che va in mare.
Non sto raccontandovi balle: la Marina USA ha richiamato tutte le sue 12 portaerei per capire come fare a renderle “invisibili” alla nuova minaccia. Ma per gli ammiragli italiani non sono una cosa seria: portaerei! porterei! Papere nello stagno.

Poi, si scopre che i nostri ospedali non hanno mascherine, tute protettive, respiratori, apparecchi per la rianimazione: ce ne ha inviati, impietosita, la Cina. Regalati.
E così si torna indietro, ad un secolo fa: ieri andarono i giovani di 18 anni a morire, con solo tanto ardor patrio ed una pistola a farsi ammazzare, oggi, solo nel bergamasco ci sono 600 medici infettati dal Coronavirus e gli ospedali rischiano di diventare dei lazzaretti.

Di più: bisogna utilizzare la Fiera di Milano per farne un grande ospedale! Peccato che manchino le solite attrezzature ed il personale. Nel frattempo, l’ex ospedale di Legnano (4) sarebbe – certo, con gli interventi di manutenzione ed aggiornamento – in breve tempo più fruibile, perché già nato come un ospedale.
Purtroppo, sulla polemica dell’ospedale alla Fiera di Milano s’è già imbastita la solita querelle politica (fu Formigoni a chiudere l’ospedale di Legano, sic!) perché i nostri politici non vogliono valutare la convenienza, bensì la spesa, che in questi tempi di “facili appalti” promettono d’essere mooolto succosi!
Difatti,  l’assessore Gallera – vox della Lega e di Forza Italia, non dimentichiamo – ha subito respinto la richiesta che è venuta dai COBAS e dal M5S. “Troppo rovinato”, “Ci sono stati atti di vandalismo”…piccola domanda all’assessore: chi doveva vigilare sulla struttura? Babbo Natale? Batman? Superman? Oppure l’assessorato regionale?

Come potrete notare, in questo maledetto/benedetto Paese le querelle si riattivano, anche a secoli di distanza: vogliamo l’ospedale alla Fiera! Vogliamo una grande Marina!

Riccardo Orioles – grande giornalista! – oggi, scriveva: “Coronavirus, quando questa guerra sarà finita inizierà il dopoguerra. E lì ci sarà da discutere” (5). Già, vero: di quante cose dovremo discutere! Ce lo faranno fare? Ci sarà una vera campagna elettorale, con argomenti al posto degli slogan?
Staremo a vedere, ma toccherà a noi ricordare: anche agli insulsi.



09 marzo 2020

Tutto sul Coronavirus


Finora non ho voluto affrontare decisamente l’argomento Coronavirus, però adesso è giunto il momento di prendere il toro per le corna ed affrontarlo direttamente, senza articoli che sì lo coinvolgano, ma sempre di striscio. L’argomento ha molti aspetti, perciò svilupperò un argomento alla volta.

La guerra batteriologica
Chi sentenzia con gran sicurezza – comprendo avere un dubbio – la provenienza militare, o simile, del ceppo del Covid-19 sa molto poco d’armi batteriologiche.
Le armi batteriologiche sono le uniche armi di distruzione di massa che mai sono state sperimentate in una guerra, a differenza di quelle atomiche e chimiche (gas). Perché?
Poiché nessuno è in grado di prevedere lo sviluppo della pandemia conseguente oltre le prime fasi.
I virus/batteri usati per le armi batteriologiche hanno una mortalità percentuale altissima, perché il loro scopo è uccidere in modo massivo la popolazione ed i militari avversari, ma dovrebbero avere/avrebbero un tempo massimo di durata per la loro azione.
Ragioniamo: che se ne farebbero i “vincitori” di un pianeta deserto, senza più nessuno in grado di far funzionare niente? Non lasciamoci prendere dalla fantascienza.

Per questa ragione, ciò che chiedono i militari agli scienziati, giacché questa è la richiesta dei politici e dei committenti centri finanziari, è che funzioni, che faccia un sacco di morti, ma che si fermi. Dopo “un po’”.
Immagino che i biologi che lavorano a quei sistemi abbiano già un sacco problemi a stabilire quanto può essere “quel po’”, figuriamoci fornire ai politici la certezza che i microorganismi non muteranno, non si riprodurranno, risponderanno sempre al medesimo modo agli antidoti, ecc. E chi si prende una simile responsabilità?
Steven Spielberg, fra tutti i suoi film, ha costruito un film spacciandolo per ragazzi: in realtà, un grande film sulle “certezze” della Scienza. Per adulti, ovvio: Jurassic Park.
In quel film, tutto era previsto, tutto era catalogato, normalizzato, controllato, analizzato, standardizzato, esaminato…e tutto doveva andare alla perfezione. Tutti avete visto come andò a finire.
Perché la Biologia non è un sistema informatico – il quale si rompe, ma è sempre possibile risalire alla causa – mentre in ambito biologico non ci sono certezze.
Come fanno, i biologi, a fornirvi un microorganismo che funziona come un computer? Ah, certo: i generali sono abituati ai computer “intelligenti”, quelli che controllano i sistemi d’arma. Come in Iraq, in Afghanistan, in Serbia, in Siria. Ma i biologi non possono farlo!

La Scienza – quella seria signori miei, non quella dei film di James Bond – non è mai, soprattutto quando si trova ad affrontare la biologia, una scienza esatta: è un sapere che va per approssimazioni, per limiti tendenti a zero oppure all’infinito, ma mai può affermare “zero” o “tutto”.
In Ecologia, ad esempio, tutti gli studi sugli insetti vanno soltanto per esponenziali (10x) per quantificare le popolazioni, e nessuno è in grado d’accorgersi se per qualche accidente la popolazione delle vespe o dei millepiedi è raddoppiata o quintuplicata. Quanti sono gli uccelli? Si dice 100 miliardi ma nessuno, in realtà, lo sa: fece bene, Hitchcock, a girare il suo capolavoro.
Se vogliamo considerare la Scienza come esatta dovremmo interrogarci sulla necessità d’aver creato i gas ideali per formulare delle teorie appena un po’ più comprensibili per tutti. Oppure, non dovrebbero esistere le cosiddette “malattie rare”, ossia quelle che hai una probabilità su molti milioni di prenderti. Dovremmo sapere tutto di tutto, e con precisione, ma non siamo in grado di farlo.

Questa prudenza, è quella che ci ha salvato finora dal leggere notizie sui quotidiani del tipo: “Nel Balabastan un attacco batteriologico ha sterminato la popolazione dei Cruptiri, pare che il missile sia giunto dal Menamestan”.
Perché, signori miei, se avessero la certezza matematica d’ottenere un danno del 100% a fronte di perdite del 10%, l’avrebbero già fatto: se ci pensate bene, è la stessa logica che ha retto per anni la guerra in Vietnam, l’unica vera guerra moderna che mai sia stata combattuta.
Quella guerra vide ampio uso di napalm e di defolianti, ma nulla di biologico: oggi c’è un ampio dibattito sul fidarsi oppure no dei droni – nel senso d’affidare completamente la guerra ai droni, con notevoli risparmi: pensate ai seggiolini eiettabili o agli impianti d’Ossigeno sugli aerei, ai limiti di G possibili…ma non si riesce a farlo  – perché i militari sanno che per ogni drone ci può essere un hacker. Figuriamoci per una situazione dove la certezza non esiste: c’è solo una vaga percentuale!

La moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, poi, è direttamente proporzionale al numero degli stupidi: come si fa ad affibbiare la patente di profeta ad uno scrittore statunitense, Dean Koontz nel libro The Eyes of Darkness, uscito quarant'anni fa? Nel 1981, nel suo libro, aveva immaginato una spy-story dove un cinese scappava con i dati di un virus chiamato “Wuhan-400” – sapeva che presso Wuhan c’erano dei centri di ricerca militare – e quindi così lo chiamò. Poi, tutta la vicenda avviene in Brasile…tutto diverso…eppure, dagli al profeta!
Ricordate sempre, prima di correre dietro al primo che grida, che Carlo Maria Cipolla – uno dei maggiori medievalisti che abbiamo avuto in Italia – affermò che la quantità di stupidi, nelle civiltà storiche, è una costante. Non ha portato prove per la sua tesi, ma quando sento certe persone pontificare…beh…mi torna alla mente.

Un virus creato ad hoc, in un quadro geostrategico
La seconda possibilità è che abbiano creato un virus non-letale per scompaginare le economie avversarie, eccetera, eccetera…come no…peccato che le Borse e gli Investimenti siano tutti sovranazionali…e allora? Vi siete accorti che il prezzo della benzina è calato? Ovvio, perché chi ha comprato un future a 100, oggi s’accontenta di recuperare 95 e salvare il capitale mentre nessuno ha comprato a 90, semplicemente perché nessuno tre mesi fa era così scemo da vendere a 90. E di benzina se ne vende sempre di meno.
In questa fumosa ipotesi, non si capisce cosa c’entri la Corea del Sud: per quale ragione s’è vinta un bel Cov-19? Non fa parte a pieno titolo dell’alleanza occidentale? Passiamo oltre: l’Iran. Eh…l’Iran è stato colpito perché è un nemico degli USA, uno Stato canaglia…ecc…pochi sanno, però, che uno delle poche nazioni a sostenere la forza d’urto delle sanzioni americane è stata la Cina, insieme alla Russia.
Le interazioni fra l’economia cinese e quella iraniana sono strette e vivaci, perciò ha senso che ci siano stati dei contagi, senza scomodare il dottor Stranamore: oltretutto, l’area di Wuhan è proprio quella dell’elettronica militare e, guarda a caso, l’Iran ha migliaia di missili che devono, costantemente, essere aggiornati…

A chi gioverebbe una simile mossa? A Trump? Agli USA? Negli USA – visto che un tampone per il Covid-19 costa dai 1.000 ai 4.000 dollari (1), hai voglia che il numero ufficiale degli infettati è basso! E chi se lo può permettere? Vedremo più avanti, con la campagna elettorale in corso, come se la caverà Trump.
Si arriva così alla scelta tedesca (e parzialmente francese) di non differenziare i casi di Cov-19 dalla comune influenza H1N1: questo perché l’industria tedesca ha appena registrato un calo del 6,8% della sua produzione per l’epocale cambiamento di tecnologie (Italia, -4%) ed Angela Merkel già sa che il suo scranno è perduto, ma non vuole privarsi del diritto di primogenitura, ossia di tentare, almeno, di nominare il suo successore.
Però, alla fine di questa vicenda, i nodi verranno al pettine anche per Angela Merkel.

Come nascono e vivono i virus?
La Cina è sempre stata la “fabbrica” dei virus nel dopoguerra: avevo una decina d’anni quando mi presi l’influenza dell’anno – solito virus H1N1 – definita “asiatica”, poi ne sono arrivate a decine. Nessuno sa con precisione perché esista questo fenomeno: c’è però da considerare la grande differenza nell’alimentazione fra l’Occidente e la Cina. In Cina (salvo verso la Mongolia) non ci sono bovini: tutta l’alimentazione, sul fronte delle proteine animali, è indirizzata su maiali e pollame vario. Ma non basta ancora.
Difatti, i cinesi mangiano una serie d’animali che noi non pensiamo minimamente d’assaggiare: dai piccoli mammiferi fino ai rettili e, infine, agli insetti. La cucina cinese che mangiamo qui, in Europa, è soltanto la cucina di mare cinese, e ci dimentichiamo che la Cina è, in gran parte, un Paese continentale. L’altra cucina, non la immaginiamo nemmeno.
Questa differenza comporta la naturale tendenza dei cinesi ad essere immuni e/o meno coinvolti da molte malattie dovute al passaggio – sia per l’allevamento, sia per la nutrizione – da specie molto lontane, sul versante evolutivo, dal nostro genoma.

Se avete un po’ studiato l’evoluzione della biologia dall’Alto Neozoico in avanti, saprete che nelle Americhe ed in Oceania, come anche in Estremo Oriente, le popolazioni di erbivori furono decimate dalla caccia dei nostri antenati, fino all’estinzione di molte specie. Nell’area Nord Africana, Europea e Medio Orientale, invece, si passò all’allevamento degli erbivori, che ci consentì di “assorbire” in un lasso di tempo più lungo le inevitabili malattie contratte dagli animali allevati.
Ne abbiamo la prova perché, quando andammo in America, le popolazioni indigene scomparvero quasi senza lo sterminio dei conquistatori. La famosa epopea delle Guerre Indiane fu soltanto l’ultimo capitolo della vicenda – le popolazioni Oglala da secoli avevano il cavallo (portato dagli spagnoli) e da sempre il bisonte – e questo consentì loro di non soccombere a molte delle malattie che portarono gli europei, perché il contatto era stato diluito nel tempo. Ci pensarono Vaiolo (in minima parte), Alcool e Winchester.
La “Cultura del Mississippi” – che abitava l’areale del grande fiume, e gli storici valutano in circa 20 milioni d’abitanti – semplicemente sparì, al contatto con i nuovi venuti, così com’erano spariti – ossia morti – Inca ed Atzechi. Per malattie.
Dunque, le teorie cospirazioniste giungono a scontrarsi con delle evidenze storiche le quali non possono convincere che il complotto non sia avvenuto – se avete questo in testa, nessuno ve lo toglierà dalla mente, ne sono certo – però potrete capire che il “ventaglio” di ragioni è più ampio, fa parte della Storia dell’Umanità e ci consegna un puzzle non privo di dubbi.

Inoltre, la nostra civiltà tecnologica ci presenta uno scenario nel quale la tecnologia, e solo essa, è in grado di mutare gli scenari: il che, non è vero. Siamo iper-tecnologizzati, costruiamo apparecchiature mediche impensabili solo mezzo secolo fa ma le nostre “risposte” agli stimoli, talvolta, affondano nelle ere pre-storiche: la paura improvvisa, che ti “ghiaccia” in un istante e ti lascia immobile, fu il modo inconscio che la nostra specie usò in tempi antichissimi per difendersi dalle fiere predatrici perché l’animale percepisce due eventi principali nella caccia: l’odore ed il movimento.
Infine, il nostro genoma è vecchio di milioni di anni e si è evoluto insieme a quello degli animali: nulla di strano, il Covid-19 è solo un’interazione capitata nel 2020, che supereremo: la tecnologia, l’esperienza, le precauzioni ed il sapere serviranno, ma solo a decidere l’esponente dei morti, se migliaia o milioni.

Inoltre, il virus Covid-19 non è solo: ci siamo dimenticati del “ceppo” relativo alla SARS e alla MERS? Difatti, il nome scientifico del virus è SARS-CoV19, ossia una mutazione del virus SARS.
Invece, per alimentare le teorie del complotto, c’inventiamo che da qualche parte, qualcuno, s’è appropriato di un virus modificato e l’ha sparso in giro per il mondo, come se la SARS e la MERS non fossero mai esistite. Anche le malattie che distrussero le popolazioni americane furono sparse deliberatamente?

Nella seconda metà dell’Ottocento in qualche caso sì – oramai si sapeva di più sui microorganismi, grazie a Pasteur – ma quelle del Seicento? All’epoca si riteneva che le malattie fossero dovute a “miasmi” od accidenti del genere, non c’era la minima nozione scientifica di trasmissione del contagio. Si intuiva qualcosa, qui e là, ma niente di più: empiristicamente, avevano notato che la peste si trasmetteva e dilagava, ma non avevano la minima conoscenza del fenomeno. Michel de Notredame – medico, in arte Nostradamus – qualcosa intuì nel Cinquecento e consigliò di tenere lontani i topi, ma erano intuizioni senza seguito.
Gli spagnoli, invece, conobbero il chinino per caso: una pattuglia spagnola, mentre risaliva la costa del Perù – affaticati, in preda alle febbri, senz’acqua – si lasciarono andare e bevvero l’acqua di una pozza. La febbre sparì: qualcuno, pensò che proprio i rami di quell’insignificante albero, che s’annegavano nella pozza, li avesse salvati. Così conoscemmo la Chincona, ossia l’Albero della China.

Perché l’Italia?
Il contagio europeo è partito dall’Italia, o forse la Germania è riuscita a tenere nascosto il cosiddetto “paziente zero” per alcune settimane? Ha scarsa importanza.
Oggi, sappiamo di più sul Cov-19: sappiamo che è un virus che si presenta, in molti casi, in modo assolutamente non-sintomatico, ossia molte persone infette non hanno nessun sintomo. Altre ne hanno di più lievi: un po’ di febbre e nulla più. Si comporta, in effetti, come qualsiasi virus “naturale” (e dunque non militare) che segue per la sua espansione la Campana di Gauss, ben nota nella statistica.
E’ chiaro che, in simili condizioni d’infettività, il virus ha vita comoda: può darsi che un cinese (più probabilmente un gruppo di cinesi, fra i quali c’era qualche persona infetta ed asintomatica) sia arrivato in Italia quando l’infezione iniziava appena a presentarsi in Cina.
Oltretutto, ha un periodo d’incubazione piuttosto lungo: ben 14 giorni! 14 giorni nei quali questa persona ha potuto girare tranquillamente perché non avvertiva nulla, magari qualche linea di febbre ma non ci ha dato peso perché è passata da sola.
In un recente articolo ho parlato dell’immigrazione clandestina cinese sul confine giuliano, che è una via possibile, ma poco probabile. Perché?
Poiché una decina di giorni prima che scoppiasse il pandemonio di Wuhan, quella (o quelle) persona poteva essere già qui, senza essere cosciente di nulla. Come le persone che si sono tranquillamente imbarcate sulle navi da crociera, che solo dopo hanno manifestato la malattia.
Si potrà dire che il “percorso” dell’infezione è il medesimo dell’immigrazione clandestina da Trieste: il Veneto (uno dei primi casi) poi la bassa padana, fra Milano e Piacenza. Può essere, ma può essere anche una coincidenza.

Sulla zona di Piacenza, però, c’è da dire una cosa: è, in qualche modo, il “centro” d’Italia per la distribuzione delle merci: lì ha sede, ad esempio, il magazzino generale di Amazon, ma anche altre catene hanno le loro strutture in quell’area perché è “centrale” per raggiungere tutto il Nord oppure prendere la via del Sud, lungo l’autostrada del Sole o la ferrovia ad alta velocità. Non è l’unica zona: anche l’area veronese è in buona posizione: la sede centrale di Lidl, ad esempio, è lì.
C’è la possibilità che il virus sia giunto mediante una merce?
Il Cov-19 ha scarsa resistenza al contatto dell’aria, però qui entra in gioco la statistica: se il denominatore è un numero consistente, tutto dipenderà dal valore del numeratore. Se il valore è 1/25.000 non c’è quasi nessuna possibilità che un evento si generi, ma se la frazione è 5.000/25.000 c’è una probabilità su cinque che l’evento si generi. Per questa ragione, potrebbe essere importante l’area di concentramento, magazzinaggio e poi distribuzione delle merci estere (che aumentano il numeratore): ma, ci tengo a sottolinearlo, sono soltanto ipotesi, senza la minima certezza.

Economia e virus
Bel binomio, prodromo di mille speculazioni giornalistiche alle quali abbiamo assistito. Favorevole per chi deve vendere un vaccino (quando ci sarà) oppure dei mezzi di contrasto, gamma-globuline specifiche od antivirali mirati. Anche chi vende mascherine od impianti sanitari ne riceverà un vantaggio, ma il gioco varrebbe la candela?
Tutto il resto precipita, almeno per qualche tempo, e non è detto che i mancati acquisti di oggi si trasformino in acquisti di domani: nonostante tutti gli arzigogoli, le simulazioni e gli scenari informatici, nessuno lo sa. Si sa per certo, però, che una parte di Pil se la porterà via il Cov-19: meno automobili, meno elettronica, meno concerti, meno cultura, meno balli…meno su tutta la linea.

Quindi, se qualcuno ancora ritiene che il virus sia – in qualsiasi modo – una trovata “finanziaria” lo invito a riflettere. Ovunque, si rischia d’avere i magazzini delle merci saturi e che le merci ristagnino sugli scaffali: vi sembra che un simile scenario faccia andare in brodo di giuggiole gli investitori? I quali, badate bene, investono anche nelle aziende farmaceutiche, ma il farmaco, per essere l’optimum per loro, deve sì farti sentir meglio, ma mai guarirti, poiché verrebbe meno una parte dei loro profitti.
Quindi, molti malanni, ma nessuna pandemia che spaventa al punto che si decide (o si è in obbligo) di consumare meno, su tutta la filiera dei prodotti e servizi in vendita.
I primi a voler far sparire il Covid-19 dall’umanità sono proprio i banchieri e la finanza, di tutte le razze e le religioni, perché nessuno di loro ci guadagna: pregheranno tutti, con la kippà od il velo islamico, cattolici e protestanti, buddisti e confuciani. Tutti con un occhio ai portafogli e l’altro ai listini di Borsa.

L’altra bufala riguarda un pensiero che a molti è passato per la mente: gli istituti previdenziali sono beneficiati da questa “moria” d’anziani.
Anche se, al termine del percorso, i morti per il Cov-19 fossero compresi in una “forbice” fra i 5.000 e i 10.000  – siccome i decessi italiani nel 2019 sono stati circa 647.000 – sarebbe una incremento intorno all’1%: niente che cambi l’equilibrio previdenziale dell’INPS. Senza dimenticare che, trattandosi di soggetti molto anziani, parecchi malati sarebbero morti dopo breve tempo per altre patologie. Ma c’è di più.

L’INPS, oramai da anni, non ha più una vera autonomia dallo Stato: già ai tempi di Tremonti l’autonomia dell’INPS venne seriamente ridotta: dopo Monti, poi, è risultato evidente che era oramai soltanto una voce, apparentemente separata, del bilancio statale.
Fra i compiti dell’INPS, però, non c’è solo la previdenza, bensì anche l’assistenza, ossia il sostegno per i lavoratori in difficoltà: a dirla tutta, la cassa integrazione.
Non sappiamo come andrà a finire, economicamente, questa epidemia: ci saranno dei danni economici, senz’altro, ci saranno concessi alcuni benefici dall’UE, e passi, ma il conteggio degli ulteriori esborsi si farà alla fine, e non saranno certo quei poveri morti nelle corsie ospedaliere a sanificare i bilanci!

Quello che andava fatto meglio
Il primo errore è una falsa imputazione: fatale, immaginifica di una realtà impossibile.
Il responsabile nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha ieri dichiarato: “Vinciamo la nostra guerra se i nostri cittadini adottano comportamenti responsabili”.
Potremmo rispondere a Borrelli che l’Italia entrò in guerra contro la Francia e l’Impero Britannico con 150 carri armati, già obsoleti appena usciti di fabbrica e completamente inutili: la corazza degli M-13 veniva sbucazzata dalle comuni mitragliatrici. Che comportamento responsabile!
Ma torniamo all’oggi – ricordando che un virus non è una guerra – e chiediamo a Borrelli cosa ne pensa delle migliaia di milanesi che ieri, Sabato 7 Marzo, sono scesi come Unni con i loro camper ed hanno invaso la costiera ligure: capiremmo se fosse stato il 7 Giugno, con la voglia di bagni, ma il 7 Marzo: perché?!?
Poiché la voglia di trasgredire, di farla in barba a tutti, di scappellare le leggi, di mostrare quanto il “singolo” tenga presente la sua appartenenza ad una “comunità” è profondamente insito negli italiani. Come la pietà per i cuccioli di foca in uno Squalo Bianco.
Oppure le “fughe” in treno verso il Meridione, ancora intonso dalle virali intemperanze, non ancora corrotto dalle imposizioni che la legge, in stato di emergenza, deve poter imporre?
Borrelli, ma lei ci crede? Davvero? Ma dov’è vissuto in tutti questi anni, mentre gli italiani erano educati al sollazzo, senza curarsi dei danni che avrebbero procurato? Quando evadevano le tasse, compravano – famelici – i programmi per scovare gli autovelox, pagavano per inquinare i terreni con i loro scarti industriali, oppure più in alto, si facevano fare da un parlamento comprato le leggi sulla Giustizia per evadere la legge?
Borrelli: lei non è in grado di proteggere nulla e nessuno, perché le manca la dote basilare per svolgere quel compito, ossia che chiunque governi deve, per prima cosa, conoscere bene chi sono i suoi governati.
Non servono appelli, richiami al decoro, spinte verso l’altrui bisogno: bisognava, semplicemente, dire che chiunque esce – senza permesso o comprovato motivo – dalla zona rossa è multato con una sanzione che va da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 5.000. Questa, ne sono certo, la capirebbero.

Comprendiamo che l’avvocato Conte, non avendo dirette competenze scientifiche, sia dovuto ricorrere a mille consiglieri scientifici, a mille medici sapienti, a mille microbiologi di provata temperanza. Ma, alla fine, avrebbe dovuto ricordare che la sua carica era super partes, non stiracchiata come una giacchetta da due soldi da un capo all’altro.
Tutto lo svolgimento di questa misurata, anzi sofferta: no, stitica azione di contrasto nei confronti del Cov-19 è stata lenta e zeppa d’incongruenze.
Dov’è avvenuto il fattaccio? In Cina. Bene, quando arriva un aereo dalla Cina avvertitemi, eh? Ah, già che ci siete, misurate loro la febbre. Un ottimo provvedimento: per un ministro della Destra o della Sinistra. Storiche.
Come ha fatto a non saltarle in mente che una persona che vuole entrare in Italia, prende un volo (o un autobus) in Cina e scende ad Hong-Kong, poi riparte e sbarca ad Heathrow, dove non ci sono controlli per le provenienze da Hong-Kong: è un possedimento ex imperiale! Oh, sir…
Da lì, con pochi aggiustamenti, un volo per Roma proveniente da Heathrow (od altri mezzi): passi pure. Lo ha fatto un italiano, che poi l’ha raccontato alla stampa.
E un cinese di Hong-Kong, è tanto diverso – nell’aspetto – da un cinese di Canton? O di Shangai?
Ricorda l’allenatore della Nazionale italiana, Fabbri, contro la Corea del Nord nel 1966? “Per me, fra il primo e il secondo tempo, li hanno cambiati tutti: e come facevi a distinguerli tutti ‘sti Kim?”

E poi, quando ha capito che il focolaio dell’infezione si stava diffondendo prima nelle province di Cremona e Piacenza, poi vero Milano…quanto tempo c’è voluto per capire che l’infezione andava più veloce dell’azione di governo?
Senta, Conte: fra i suoi collaboratori, c’è per caso un Generale? Immagino di sì. Un Generale di Fanteria qualsiasi, non ha importanza se è stato al Pentagono o se ha fatto la guerra di Cric e Croc…no…lo prenda da parte un attimo, e gli faccia una domanda.
Generale, mi racconti: come si fa un accerchiamento? La devo prendere “larga” oppure stringere tutto in un sacco piccolo?” Se ha ancora dei dubbi, vada a leggere cos’hanno fatto i russi a Stalingrado. Capirà subito che, se devi accerchiare qualcuno, devi circoscrivere un cerchio più largo, oltre le sua punte avanzate, in modo che non se ne accorga: solo così sei sicuro che le rane siano tutte in fondo al sacco!
Adesso la Lombardia, più qualche provincia, un po’ nel Veneto, un po’ in Emilia – no, Bologna no… – un po’ di Piemonte – eh, ma a Torino come fanno? – e vedrà che, in men che non si dica, le avanguardie arriveranno a Napoli. Spero di sbagliarmi, che il nemico non abbia colonne motorizzate veloci: se mai, chieda consiglio a Borrelli, lui ha parlato di guerra…

Chi controlla le via d’accesso alle zone rosse, Presidente Conte? Chi sorveglia i movimenti sui treni? Chi sugli autobus a lunga percorrenza? Chi i traghetti?
Dove troverà migliaia di agenti da inviare nelle stazioni dei treni e degli autobus, nei porti e, soprattutto, chi sorveglierà le vie secondarie? L’italiano non è responsabile, non è consapevole, non ha coscienza civica anche perché l’educazione civica, nelle scuole, non è mai stata studiata. Perché? Forse perché studiandola i ragazzi imparerebbero i loro diritti? Andiamo oltre.
Noi vorremmo sapere, visto che sulle strade non c’è mai nessuno che controlla nulla, salvo in vicinanza delle discoteche e nei centri cittadini: dove troverà decine di migliaia di persone da inviare sul territorio?
Perché, presidente Conte, dalla Lombardia si può uscire da mille strade diverse, magari secondarie, ma agibili, asfaltate, solo meno conosciute.
Le do un consiglio gratis, tanto dovrà arrivarci ugualmente.

L’Esercito italiano ha circa 171.000 effettivi, senza conteggiare i Carabinieri: e se, invece di inviarli sempre dove la NATO ha bisogno di metterci una pezza, le usassimo per un’emergenza nazionale?
Pur mantenendo la custodia di navi, aerei, caserme ed armamenti, riteniamo che almeno 50-60.000 persone sarebbero disponibili per questi scopi. E’ o non è un’emergenza nazionale?
Per carità, niente carri armati o mitragliatrici in giro: non si tratta di terrorismo. Diamogli, al massimo, una pistola da tenere in tasca e qualcuno con la mitraglietta (non sai mai chi incontri), magari con un poliziotto o un carabiniere nelle squadre di sorveglianza (per la maggiore esperienza) però, per controllare i flussi ed i documenti di chi vuole passare, non sarebbero utilissimi? Perché la Cina lo ha fatto, noi siamo il secondo Paese al mondo per decessi e non dobbiamo farlo?

Conclusioni
Passerà, certamente, passerà: il problema è, sin da oggi, capire cosa ci lascerà. Le scelte che faremo oggi saranno importanti per il nostro futuro e, di tutta la questione, la meno importante è l’economia, che poi riprenderà, magari con tutte le sue magagne, ma riprenderà.
Anzitutto, trovo sbagliato seguire i “consigli” d’alcuni anestesisti e rianimatori che chiedono una regolamentazione – de lege – per decidere chi si salva e chi no. I medici, talvolta, operano già queste scelte per non finire in inutili accanimenti terapeutici: c’è la morfina, e fortuna che in molti casi esiste, ma lo fanno sotto la propria responsabilità.
Un provvedimento di legge in tal senso sarebbe deflagrante nella società italiana: finirebbe che “quello si è salvato perché conosceva qualcuno”, oppure “ha telefonato il primario di…”, “s’è interessato l’onorevole K…” eccetera.
Non possiamo certificare in alcun modo questi comportamenti: i medici proseguano con le loro metodologie, con la loro deontologia professionale, ma non chiedano alla legge un supporto per giustificare le loro scelte. Sarebbe non solo deontologicamente scorretto, bensì deflagrante per la società italiana, così abituata alla “raccomandazione”. La legge non può certificare nessuna raccomandazione, ed i medici sappiano che nessuna raccomandazione sarà tenuta, in futuro, in conto.

Questa vicenda ha sì toccato la globalizzazione, ma non è figlia della globalizzazione: a meno di sostenere che i confini dovrebbero essere sbarrati ed i viaggi consentiti soltanto dopo i visti delle ambasciate, com’era con alcuni Paesi un tempo, durante la Guerra Fredda. L’URSS, ma anche gli USA.
Il virus non ha autonomia di vita dall’organismo che lo ospita: perciò, non possiamo di certo accusare le merci d’essere un veicolo di contagio.
Un tempo, le verdure crescevano nei dintorni delle città e venivano vendute nei mercati rionali, mentre oggi arrivano dalla Spagna sui camion: confesso che preferirei un’agricoltura più “nostrana” (e di servirmi soprattutto da chi la pratica, orto a parte) ma non trovo collegamenti con questa vicenda.
Molti italiani si recano in Cina per lavoro: la Cina vende molti prodotti di largo consumo in Italia, ma l’Italia vende alla Cina beni di alto contenuto tecnologico, e dunque questo interscambio è positivo, e non riesco a vedere la necessità di “chiudere i rubinetti” perché è arrivato mister Cov-19. L’influenza comune, giungeva dall’Oriente tutti gli anni.

Nonostante i tanti allarmi, ed una guerra infinita sui media, nemmeno uno dei migranti che sono sbarcati sulle nostre coste ci ha portato il virus: acc…Salvini, t’è andata male…
Se ci sono riflessioni da fare su questa vicenda, una è che siamo una delle Nazioni con la popolazione più vecchia del Pianeta, e non è un caso se qui da noi ci sia una mortalità percentuale più elevata rispetto alla Cina, all’Iran od alla Corea del Sud, che sono Nazioni sensibilmente più giovani. Ma questo è un problema che non sappiamo risolvere, perché non siamo in grado d’interpretarne le vere cause.

Perciò, cari amici, riflettete su quanto ho scritto e cercate di non lasciarvi infettare dai media, che così tante brutte figure come durante questa crisi, non ne avevano mai fatte. A ciascuno il suo, titolava Sciascia, ed aveva ragione.

1) https://www.agi.it/estero/news/2020-03-06/coronavirus-usa-costo-tampone-7338462/

02 marzo 2020

Quando l’Europa suicidò il Pianeta, e si continua



Il 3 Agosto del 1914 l’Europa decise di suicidarsi: in un anelito di gloria e di fulgore bellico – che tutto annebbiò, compresi i rischi che ne derivarono – l’Europa decise di farla finita. Con un pessimo trattato di pace, nel 1919, gettò le basi per il secondo tempo, come oramai tutti gli storici sono concordi nel definire Prima e Seconda guerra mondiale un unico evento, frammentato in due episodi.
Dal 3 Agosto del 1914 al 15 Agosto del 1945, in soli 31 anni, la follia degli ultimi re ed imperatori, spalleggiati dai presuntuosi francesi e poi da qualche dittatore, ridussero un intero continente alla fame. Nel Novembre del 1918, appena giunta la pace, i giornali di Vienna salutarono come degli angeli una colonna di mezzi militari italiani che giunse a Vienna, con rifornimenti per la popolazione che moriva letteralmente di fame, giacché la mancanza di uomini nei campi aveva impedito quasi del tutto le semine primaverili.

I rifornimenti, ovviamente, non potevano essere italiani (alla fame come gli austriaci!) ma erano giunti dagli Stati Uniti via nave a Venezia: si tornava a mangiare! Peccato, però, che nel 1917 in Kansas fosse comparso un piccolissimo virus denominato, poi, spagnola perché i primi giornali a fornire notizie furono quelli spagnoli, mentre nel resto d’Europa la stampa era sotto censura militare e certe notizie venivano cancellate con un tratto di penna dai solerti generali-censori.
La Spagnola non si conosce nemmeno quanti morti causò: si narra dai 50 ai 100 milioni di vittime, dovute ad una variante del solito virus H1N1, quello della comune influenza, soltanto che il virus s’abbatté su popolazioni stremate dalla fame, dal freddo e dalle privazioni: in Italia, le vittime furono 600.000, tante quante ne causò la guerra.

La popolazione italiana all’epoca era di 36,5 milioni: 1.200.000 morti fra vittime di guerra ed influenza spagnola, 2,5 milioni di feriti, dei quali 460.000 mutilati ed invalidi e 460.000 vittime civili: circa due milioni di vittime (compresi gli invalidi).
Sarebbe come se, oggi, per un accidente come una guerra od un’epidemia, morissero o rimanessero invalidi 4 milioni d’italiani. Cosa direbbero i soloni dell’economia?
Non stiamo ad aggiungere i morti del Secondo Tempo della guerra (1939-1945) – che, in ogni modo, furono circa 300.000 per l’Italia – perché vogliamo sottolineare come il Primo Tempo fu decisivo per quanto avvenne dopo.

Ricordavo, sopra, il soccorso americano a fine guerra per il quale l’Europa non sapeva come fare: il grano c’era, ma era in America, e non c’erano più navi per trasportarlo di qua dell’Atlantico! Gli USA, all’epoca, non avevano un’enorme flotta mercantile. Al termine del Secondo Tempo, giunse il piano Marshall e mangiammo per anni pane, patate dolci, carne congelata, burro dell’Ohio…tutto giungeva dagli USA.
Dov’erano finite le navi europee?

Le navi europee – chi a causa dei sommergibili, chi degli aerei, chi colpite da altre navi, chi saltate per aria per cause sconosciute – pari a circa 100 milioni di Tonnellate di Stazza Lorda, nel Primo e nel Secondo Tempo erano completamente sparite. Sia al termine della Prima, sia dopo alla fine della Seconda, le nazioni europee avevano sì e no qualche pedalò da mandare in mare.
100 milioni di Tonnellate di Stazza Lorda (l’unità di misura per le navi mercantili) sono, circa, 50 milioni di tonnellate metriche e corrispondono, grosso modo, al dislocamento che è il peso di una nave: quindi, nelle due guerre, finirono in fondo al mare 50 milioni di tonnellate di Ferro per le navi mercantili e 25 milioni di Ferro per le navi militari e/o assimilate.

In definitiva, 75 milioni di tonnellate di Ferro finirono in fondo al mare: a quante autovetture corrispondono? Siccome un’autovettura pesa in genere meno di una tonnellata – e non è solo ferro: ci sono le gomme, le batterie, i vetri, ecc – consideriamo il metallo solo la metà della costruzione. In definitiva, corrispondono a 150 milioni d’autovetture precipitate in fondo al mare, le quali rappresentano circa due anni di produzione d’automobili & mezzi di trasporto nel mondo dei giorni nostri.
Il problema, oggi, non si pone: le automobili, ridotte ad un cubo dalle macchine demolitrici, finiscono negli altiforni o nei forni Martin per la produzione d’acciaio. Curiosamente, potremmo affermare che la macchina di vostro nonno fu quella che usò vostro padre, e la vostra è la ex macchina di papà: si potrebbe sostenere che allungando la vita utile di un’automobile, ci sarebbero forti risparmi energetici ma – ovviamente – meno occupati e meno profitti per l’industria automobilistica. Il CEO della Opel, anni fa, dopo la crisi del 2008 abbozzò una soluzione: perché non riduciamo di un anno (da 8 a 7)  l’obsolescenza programmata? E bravo furbacchione!

Per produrre una tonnellata d’acciaio servono circa 0,4 tonnellate di carbone (1) perciò, per far finire in mare (dove non sono più recuperabili) quei 75 milioni di tonnellate di acciaio, sono servite 30 milioni di tonnellate di carbone. Che, trasformate in energia elettrica, sono comparabili al consumo annuo d’energia elettrica italiano odierno.
Quanto lavoro ci volle per costruirle?
Difficile fare una stima: milioni di ore di lavoro, molti milioni. Pensate solo che, per costruire una nave da crociera, oggi, servono tre anni di lavoro con cantieri che hanno centinaia di dipendenti. Le grandi corazzate dell’epoca richiesero tempi di 5-7 anni per essere costruite.

Questi pochi dati, riescono appena a fornire una vaga idea di quante energie servirono per mettere in moto e mantenere per dieci anni una simile fornace (solo navi! Poi ci furono aerei, carri armati, cannoni, ecc) . Oltretutto, la “fornace” continua e continuerà a darci dei guai, e mica da poco.

La petroliera militare USA Mississinewa, un brutto giorno del 1944 fu colpita da un siluro-suicida giapponese (kaiten: i “kamikaze” della Marina nipponica) nelle acque della paradisiaca Micronesia (2). Posti da mare-vacanze fra i più gettonati…palme e atolli con sabbia che pare cristallo…mare azzurro…pranzi di pesce e frutti tropicali…
E venne un altro brutto giorno, nel 2015, quando un tifone “scrollò” un pochettino il relitto affondato…e, voilà! 20.000 tonnellate di petrolio invasero tutto. Più niente mare, spiaggia, turismo, cocco, banane, manghi…
Questo avviene perché il mare corrode circa un millimetro di lamiera ogni 10 anni (più o meno) e siccome le lamiere della petroliere raramente raggiungevano i 10 millimetri…oggi…iniziano a presentarci il conto. Un’altra petroliera sta inondando la spiaggia di Staten Island a New York…ma che ci volete fare…costa una media di 10.000 dollari per tonnellata aspirare il pasticcio dal fondo…e chi s’ accolla la faccenda?

Se pensate al Pacifico come al paradiso in terra, dovevate andarci prima del Secondo Tempo, durante l’intervallo: la maggior parte delle isole è zeppa di rottami affondati, carri armati rugginosi nelle foreste ed enormi zuppe di ferraglia militare nelle grotte: nelle sole acque di Guadalcanal – tanto per citare un caso – riposano una cinquantina di relitti militari, al punto che le acque prospicienti l’isola sono chiamate Iron Bottom Sound. Sono la gioia dei subacquei e dei pesci che, se li strizzate nel serbatoio, ci fate una decina di chilometri.

Ah, dimenticavo: anche l’Italia ha ricevuto il suo bel regalino. La nave US Liberty John Harvey fu bombardata da aerei tedeschi a Bari il 2 Dicembre 1943 e fu portata ad affondare fuori del porto. Nessuno raccontò cosa trasportava la nave e solo nel 1967 – bonariamente – gli americani ci dissero che era carica d’Iprite, un gas tossico e venefico: i morti per quel bombardamento assommarono a migliaia, fra militari e civili, e tutte furono diagnosi di “dermatite”. Diagnosi dubbiose, stilate da medici che non sapevano nulla del gas e non si spiegavano quelle morti senza la minima ferita.
Migliaia di persone morte, dal giorno alla notte, di “dermatite”: vi furono anche nel dopoguerra dei pescatori che, purtroppo, trovarono i fusti d’Iprite incagliati nelle loro reti. Vi lascio immaginare  cosa capitò a quei poveracci: un cacciatorpediniere americano che transitò giorni dopo il bombardamento in quelle acque sperimentò una sorta di perdita di coscienza da parte dell’equipaggio, e si salvò miracolosamente. I tedeschi, da una loro radio, dissero che “gli americani erano riusciti a gasarsi da soli”.

L’ultimo “regalo” è stato il Sesto Continente: non è l’Antartide, bensì la colossale “isola” di plastica (grande come la Spagna) che si è formata, a causa delle correnti oceaniche, nel Nord dell’Oceano Pacifico. E fosse solo questo il problema.
La plastica, sottoposta all’azione combinata delle acque marine e dei raggi solari, tende a depolimerizzarsi e – diciamo così – “sparisce”, nel senso che tende a solubilizzarsi. L’abbiamo sfangata? No, perché il fitoplancton, affamato d’ogni molecola che trova, se le prende e le utilizza per “abbellire” il proprio corpo.
Dal fitoplancton allo zooplancton, quindi ai pesci e la catena alimentare giunge all’uomo: è nato l’uomo bionico! Tutto da solo: basta cibarsi di un po’ di pesce del Pacifico e vi spunteranno le antennine e le orecchie del dott. Spock! Oppure, se il corpo umano rifiuta la “colonizzazione”, aumenteranno a dismisura i tumori più impensati alle età più imprevedibili (come già succede alle popolazioni del Pacifico).

Così, vi meravigliate se spunta una certa variante del Coronavirus, che è presente da sempre nel nostro naso e ci fa venire il raffreddore: ovviamente è tutta colpa dei militari assassini che giocano alla guerra biologica.
A nessuno passa per la mente che un bel mix di spazzatura, più migliaia di navi affondate (tutte con abbondante petrolio nelle stive), “frullate” da cicloni e tempeste sempre più aggressive, possano entrarci qualcosa nelle mutazioni dei genomi, dai virus a quello umano.

Perché ho addossato la ragione di tutto questo alla data del 3 Agosto 1914?
Poiché entrambi i due episodi di quelle guerre apocalittiche iniziarono con la decisione, da tutti assicurata, che “sarebbe durata pochi mesi”.
E, questo, è un aspetto importante.

Una guerra stupra le popolazioni, le rende affrante e paurose, al punto che qualsiasi problema “accessorio” – come, ad esempio, la sostenibilità di quelle azioni – passa in secondo piano: vincere, solo vincere, per sopravvivere. E che tutto duri il meno possibile: dopo, si vedrà.
Quando si rendono conto che la guerra non termina in breve tempo, e dunque tutto ciò che hanno – compresa la vita stessa! – viene messo in gioco, ogni principio di salvaguardia per gli altri non conta più niente e qualsiasi azione diventa legittima. Il problema è che le azioni non cessano di esistere nel momento che si attuano: percorrono il tempo, si modificano, e variano gli eventi in una catena impossibile da recepire e da prevedere.

Se la guerra ha avuto un deciso arresto con l’avvento delle armi nucleari, s’è spostata sul fronte economico: non si semina più per avere il pane, bensì per produrre un pane che sia più a buon mercato di quello del vicino, cosicché il vicino chiuda le sue panetterie e s’approvvigioni alle nostre.
Finché furono i Galli ad abbattere la nostra industria della ceramica, che era soprattutto nella zona di Arezzo, la cosa poteva ancora essere sopportata: non conduceva a finali imprevedibili, soltanto al trasporto con i carri dalla Gallia ad Arezzo.
Il problema, oggi, è invece che trasportare milioni di tonnellate dalla Cina e per la Cina comporterebbe la massima attenzione nei trasporti marittimi, cosa che non avviene.
In ogni angolo del Pianeta si trovano container arenati sulle spiagge: considerando che, per un container che giunge ad una spiaggia, 99 s’inabissano nell’oceano e torneranno a far vedere il contenuto delle loro “pance” fra decine di anni. Anni fa, s’incagliò in un fiordo inglese una nave con moltissimi container carichi di moto giapponesi: fu un corri corri, da Londra verso il Nord – uomini della City, eleganti impiegati delle Banche, poliziotti, gente comune… – giunsero per accaparrarsi le costose motociclette che una tempesta aveva depositato sulla spiaggia.

Navi con carichi mostruosi affondano come le mosche in tutti gli oceani: il 27 Febbraio 2020, 300.000 tonnellate di minerale ferroso della Stella Banner (3) sono finite in fondo al mare al largo del Brasile mentre, nel 2017, la Stellar Davis scomparve di fronte alle coste dell’Uruguay con le sue 320.000 t di Ferro (4) e furono ripescati solo due superstiti ancora vivi. Dal nome, sembrerebbe che le due navi appartenessero alla stessa compagnia coreana: niente paura, le assicurazioni pagheranno, i noli delle assicurazioni aumenteranno, così per risparmiare si soprassederà ancor più ai controlli e gli equipaggi saranno pagati ancor meno.
Navi precedentemente utilizzate per il trasporto del greggio vengono frettolosamente riadattate per il trasporto di minerali: le ristrutturazioni devono essere veloci e i documenti “tutti a posto” in breve tempo perché bisogna fare in fretta, “vincere la guerra”, stavolta economica. E i risultati si vedono.

In questo quadro, l’OCSE dichiara che la crescita mondiale sarà “solo” del 2,4% e, se il virus si mostrerà ancor più mordace, potremmo scendere ad 1,5% mentre l’Italia rimarrà ferma, senza crescita.
E allora? Devo preoccuparmi perché dovrò mangiare la stessa quantità di grissini dell’anno scorso? Oppure consumare la stessa quantità di benzina?
Mi dispiace per le molte persone che stanno morendo per il virus, ma non riesco a non pensare ai 3 morti il giorno, in media, che causano gli incidenti sul lavoro in Italia: per quelli, né l’OCSE, né l’UE, né il FMI spendono mai una parola.
Passato il Coronavirus, resteranno i soliti poveracci schiacciati da un masso che cade, precipitati da un viadotto, morti per uno scambio ferroviario mal montato, folgorati da un impianto difettoso, gasati dalle esalazioni non previste…e nessuno, purtroppo, se ne ricorderà. Mai.
Perché?

Perché bisogna vincere la guerra dei profitti e dei consumi, battere i competitori senza pietà: ancora una volta, come sempre.