16 novembre 2018

Quando sento parlare di ambiente, mi cascano le…



Appena qualcuno mette il naso su questioni ambientali, ecco che viene subito tacciato d’essere un “pro-ICCP”, e quindi un catastrofista prezzolato oppure, al contrario, d’essere un negazionista della santa verità scientifica o, ancora, uno che lega tutto all’attività di HAARP o delle scie chimiche. E – notatelo bene – il dibattito non si sposta di un centimetro: nessuno che porti dati comprovati, sillogismi perfetti…no, soltanto la nostra abitudine di sollevarci sopra la massa per chiarire un solo, imperscrutabile aut-aut: io ho ragione, e voi torto. Andiamo bene.

Pongo un primo sillogismo che, spero, non sarà nemmeno discusso: quando si parla di climatologia, si tratta di Biosfera, ossia la climatologia racchiude e cerca di ordinare dati che partecipano al ciclo globale della Biosfera. Un affaruccio da nulla…robetta: hanno previsto l’innalzamento dei mari e non s’è verificato! Al rogo! Al rogo!

Ma non solo: la climatologia racchiude anche tutti gli interessi delle grandi holding internazionali, le quali cercano d’ottenere posizioni vantaggiose nel nuovo scenario che si andrà a delineare. Purtroppo, è il capitalismo, baby: nell’assenza più muta dello Stato come arbitro super partes, le mille velleità di guadagno si scatenano. Ovviamente, se i dati le sconfortano per un certo mercato, ecco che le corporations finanziano scienziati per demolire le certezze di quegli scienziati, a vantaggio dei propri. Pecunia non olet, disse Vespasiano: parafrasando, potremmo oggi affermare Pecunia non fugit calor, anche se lo desidererebbero.

E, noi, c’azzuffiamo perché il mare non è salito…
Proviamo ad usare un metodo un po’ diverso?

Ciò che è avvenuto nella notte fra il 29 ed il 30 Ottobre scorso in Liguria non ha precedenti, come è assolutamente sconvolgente osservare le cataste di legname abbattute dal vento in Veneto e poi: dodici morti in Sicilia, solo per un po’ d’acqua? No: per un po’ di caldo. E dov’è rimasto annidato tutto quel caldo?

Nello scorso Luglio, mentre mi trovavo sulla mia barca, incidentalmente notai che l’ecoscandaglio forniva anche la temperatura dell’acqua: 26 gradi. Rilevati sulla chiglia, cioè in ombra rispetto alla radiazione solare.
Sul momento ci passai sopra senza pensarci troppo ma, qualche tempo dopo, mi tornò alla mente il racconto di un amico subacqueo.
Il sub s’era immerso, durante una delle recenti “annate di caldo record”, in un punto del Mar Ligure al largo ed era rimasto sbalordito: credimi, Carlo – mi disse – mai capitato di passare il termoclino a 19 metri! Nemmeno a me, quando m’immergevo, era mai capitato. A una decina di metri al massimo, lo sentivi “passare” sulla pelle, soprattutto se non indossavi la muta.

Ora, qualcuno di voi non saprà cos’è questo maledetto termoclino: è la linea – reale ma invisibile – che separa le acque che si riscaldano/raffreddano stagionalmente rispetto alle acque che “riposano” alla massima densità di 4 gradi centigradi. Le acque di fondo, per capirci.
Questo avviene perché le acque superficiali catturano la radiazione luminosa: sono acque biologicamente attive che nutrono il fitoplancton, il primo “divoratore” mondiale della CO2. Altro che foresta amazzonica.
Sotto i 40 metri, praticamente, non passa nessuna radiazione luminosa: inizia la zona del buio, che oltre i 60 metri è assoluto. Il regno dello zooplancton.

Insomma, le acque superficiali si riscaldano fino ad una certa profondità, che un tempo non superava i 9-10 metri mentre, oggi, giunge ad una ventina. Cosa cambia?

Beh, visto dalla spiaggia non molto…però mi sono preso la briga di calcolare, in calore e poi in energia elettrica, la quantità di energia che riposa nelle acque la quale, prima dell’omotermia invernale (ed al conseguente rimescolamento delle acque), sarà ceduto all’atmosfera.

Le cifre sono spaventose: se consideriamo l’intera superficie dei mari italiani (approssimativamente, per difetto, 250.000 Km2), otteniamo semplicemente che l’energia contenuta è pari a 120.000 TWh, ossia circa 50 volte il consumo elettrico annuo nazionale!
Fate pure i calcoli, se non ci credete, delle Kcal contenute in un litro d’acqua di mare alla temperatura di 26 gradi, che in Inverno raggiungerà i 4 gradi (raramente una temperatura minore), ossia una differenza di 22 gradi per una profondità di una ventina di metri. Siccome circa 40 anni fa il termoclino raggiungeva al massimo i 10 metri, la quantità di energia termica che si è aggiunta è pari a circa 60.000TWh, 25 volte il consumo elettrico nazionale. Cosa combina?
Quell’energia rientra in ciclo nell’atmosfera in pochi mesi, creando potenti correnti convettive, che agitano i vari strati dell’atmosfera: fare delle previsioni a lungo termine è una sciocchezza, se mai, previsioni a non più di 5 giorni. Clima e meteorologia sono campi contigui ma non confondibili: anche la rilevazione alle sole acque che circondano l’Italia è solo un esempio, giacché le acque del Mediterraneo bagnano più Paesi e continenti.

Sono numeri che fanno accapponare la pelle: con la stessa energia, si potrebbero riscaldare centinaia di milioni d’abitazioni per l’intera stagione invernale, solo per fornire un termine di paragone (e se riuscissimo a conservarla!).

Verrebbe la voglia di sfruttare questa, immensa fonte d’energia? Certo, ma non è facile. Bisognerebbe costruire centrali che abbiano turboalternatori funzionanti con il ciclo Rankine OCR, ossia una turbina che, al posto del comune vapore acqueo, utilizza un composto organico che bolle a basse temperature: Già…ma dove li producono? In Italia! Non siamo così indietro come si narra.
Con acqua in partenza già a 26 gradi, con un solo passaggio nei collettori solari si porta a 60 gradi, una temperatura coerente con il ciclo. E poi? Si fa energia elettrica, senza un grammo di combustibile! Sarà per questo che non lo fanno? Già…

Questo aspetto racchiude un concetto – poca massa, molta energia –  che è divenuto vulgata imperante dagli anni ’60, ossia quando fu nazionalizzata la rete elettrica e nacque l’ENEL. Ci torneremo.

Qualcuno si domanderà: l’energia c’è…ma tutta l’acqua che è venuta giù dal cielo?
Ho calcolato che, approssimativamente, nei giorni del vero e proprio ciclone di vento e acqua siano scesi in Liguria circa 700 mm di acqua. Immaginate: tutto ciò che vi sta intorno sommerso da 70 cm d’acqua! Parte è stata assorbita dal terreno, parte è finita nei bacini sotterranei delle sorgenti e parte è finita in mare, fortunatamente senza fare grossi danni. Anche perché le precipitazioni non sono state continue.
Cosa, purtroppo, non accaduta in Sicilia: forse il terreno, reso più duro ed impermeabile dalla torrida stagione estiva, ha assorbito poco? Può darsi: fatto è che i fiumi si sono presi la loro parte di morti.
Il fenomeno accaduto in Friuli sembrerebbe più consono alla Bora, il vento di Nord-Est che colpisce Trieste ma che, in passato, non ha disdegnato d’accarezzare Gorizia, giungendo finanche a Venezia. Certo, anche qui una corposa dose d’energia ha decuplicato la forza dei venti, e il disastro è lì da vedere. Ma torniamo a Genova.

I meteorologi ed i naviganti ben conoscono il fenomeno del cosiddetto Genoa Storm, che si origina molto lontano, sulle coste della Groenlandia. I gelidi venti artici scendono diagonalmente l’Atlantico, lambiscono le Azzorre e continuano fino alla cosiddetta porta di Carcassonne, ossia la pianura che si estende fra i Pirenei ed il Massiccio Centrale francese. Sbucano nel Golfo del Leone – con violente tempeste – e puntano ad Est. Lo “scontro” con il massiccio dei Pirenei e con l’anticiclone africano presente a latitudini più basse, inizia a conferire loro un moto leggermente arcuato: il nostro Maestrale. Ovviamente, lungo il percorso, si riscaldano e si caricano d’umidità.
Passano quindi le Bocche di Bonifacio (altro punto tempestoso) ed incontrano la penisola italiana nella parte settentrionale della Toscana: tipicamente, la Garfagnana. Di fronte, però, si trovano le Alpi Apuane che accentuano ancor più il loro moto arcuato, questa volta verso Nord – Nord Ovest ed il vento entra nell’arco ligure a La Spezia, prosegue verso Genova ma rimane intrappolato dai monti sulla destra e dalle correnti contrarie sul mare. E si crea una circolazione depressionaria, proprio il Genoa Storm, che dura giorni e giorni per ogni fronte polare in arrivo.

Il peggioramento della situazione è dovuto al diminuito apporto della Corrente del Golfo, la quale incontra sempre di più a Sud le acque artiche di scioglimento (dolci, più leggere, rimangono negli strati superficiali ed “obbligano” le calde acque saline ad approfondirsi) e, dunque, il cosiddetto Anticiclone delle Azzorre (che provocava moti convettivi in quelle correnti fredde) è ridotto al lumicino: questo spiega il peggioramento della meteorologia nello scacchiere del Mediterraneo.

Perché ho chiarito che un simile disastro non può essere stato causato da HAARP o altre diavolerie del genere?
A parte che HAARP è stato dismesso nel 2014 – altre, simili strutture sono sorte in Norvegia (UE), in Russia ed in altri Paesi, generando così (qualsivoglia fossero gli obiettivi), un “equilibrio” sul modello di quello nucleare – ma le energie in gioco sono di tutt’altro ordine: pochi MW di emissione al posto delle decine di migliaia di TW dell’accumulo solare. In realtà, alla ionosfera, giungevano potenze di pochi Watt per metro quadrato, insufficienti per qualsiasi uso di tipo militare. Terremoti compresi.
Molto probabilmente, si trattò di una ricerca per comunicazioni: negli anni ’70, ad esempio, un contadino del Tennessee incocciò e tranciò con il suo aratro un grosso cavo di Rame. Arrivarono subito militari, FBI e tutto il resto: saltò fuori che il Pentagono aveva interrato (in segreto) cavi di Rame per un’estensione di molti Km2 che formavano una sorta di colossale “antenna” per le comunicazioni con i sottomarini immersi. Anche lì, c’entrava la ionosfera, per la riflessione delle comunicazioni.
Diversa è la vicenda delle scie chimiche: d’altro canto, fu oggetto di un accordo internazionale (segreto) fra Berlusconi e Bush al G7 di Genova, nel 2001. Forse, Renzi – prima di dare dello psicopatico a destra ed a manca – avrebbe dovuto semplicemente documentarsi con i verbali ministeriali.

I frammenti di scie chimiche precipitati a terra ed analizzati hanno mostrato la presenza di due metalli: Bario ed Alluminio. Il Solfato di Bario è uno dei composti più stabili e non-reattivi che esistano, mentre l’Alluminio è noto per la riflessione della luce solare e di altre emissioni dello spettro elettromagnetico.
Il gel emesso dagli aerei, appositamente modificati, fa pensare ad un tentativo per ridurre la radiazione solare incidente: gli americani sono molto propensi a realizzare strumenti mediante il metodo empirico, e fa pensare ad un rozzo metodo per contenere la radiazione incidente. Convincono qualche alto papavero, ricevono copiosi finanziamenti e partono. Poi, il sistema non funziona, ma i soldi li abbiamo intascati: un po’ di soldi alle fondazioni private e qualche bionda tutta curve rimetteranno a posto le cose.

Dalle analisi chimiche, si potrebbe concludere che il Bario forma la struttura, mentre all’Alluminio è riservato il compito di riflettere: insomma, empiricamente hanno cercato di creare una barriera fluttuante per riflettere la radiazione solare. Cosa non s’inventa per continuare a bruciare i fossili!
Un inconveniente di queste lunghe scie semi-solide ad alta quota sembra sia stato il passaggio di materiale biologico (virus, batteri) che salivano in cielo in aree con forti moti ascensionali (il Sahara, ad esempio), i quali finivano “aggrappati” a queste strutture e valicavano gli Oceani. Sono stati trovati batteri e virus sicuramente d’origine africana in Sudamerica. Globalizziamoci tutti!

Come si può notare, il riscaldamento dell’ambiente è ben conosciuto: non importa se alcune previsioni si sono dimostrate vane, perché quando si ha a che fare con un sistema complesso come l’intera biochimica della Biosfera, l’errore è possibile.
Ma, che il Pianeta abbia vissuto periodi ciclici di caldo/freddo (dopo le grandi glaciazioni) è ben conosciuto: l’età di Augusto fu un massimo storico, poi ci fu una discesa fino a quasi il 500 d. C. e nell’anno 1000 di nuovo più caldo: la vite era largamente coltivata in Inghilterra, e i Vichinghi giunsero in Groenlandia. Nuovamente la temperatura calò, e si giunse alla cosiddetta “piccola glaciazione” del 1600, che durò fin quasi agli albori del Novecento.

Da qui in avanti gli scienziati sono perplessi.
Le variazione del clima erano sempre contenute in un aumento/diminuzione medio di 1 grado, 1,5 gradi al massimo e gli spostamenti nella concentrazione dei gas serra erano modesti. E i tempi erano di secoli.
Oggi, invece, la concentrazione dei gas serra ha una crescita iperbolica e la temperatura tende sempre ad aumentare in pochi anni, oppure gli “stock” d’energia termica danno luogo a colossali movimenti convettivi dell’atmosfera, che a loro volta generano cicloni sempre più distruttivi.

Vorrei ricordare che la Repubblica di Genova è vissuta per quasi mille anni con il suo porto – che non era minimamente protetto come quello attuale: le navi, poi… – eppure ha sempre navigato e commerciato nel Mediterraneo ed oltre. Ciò che è avvenuto il 30 Ottobre scorso non ha menzione negli annali di secoli: onde di 7-8 metri in mare che, nella vicinanza delle coste, si sono alzate fino a 10 metri: sarete rimasti colpiti dallo sventramento del porto di Rapallo (lì, ha ceduto la diga foranea: può entrarci anche la ricostruzione del 2000, forse mal fatta) ma è tutto il resto che colpisce: centinaia di barche affondate nei porti, porti protetti da dighe a mare che mai avevano permesso simili disastri. D’altro canto, scatenate 60.000 TWh (25 volte la produzione annua italiana!) in poco tempo nell’atmosfera: un disastro. Se avete un frullino con velocità regolabile, provate a lasciarlo scoperto con dell’acqua e poi aumentate gradualmente la velocità fino al massimo. Osservate cosa succede.

Qualcuno sostiene che l’anidride carbonica generata dagli allevamenti animali è superiore di quella emessa dai motori a combustione interna. Prendiamolo per buono.
Senza voler dare un giudizio “etico” sui veri e propri lager per animali che chiamiamo “allevamenti intensivi” (è un’altra faccenda), rammentiamo che non esiste una comparazione valida, giacché non abbiamo fonti di dati attendibili sulla CO2 generata dagli animali sicuramente allevati nei secoli scorsi.
L’uomo ha sempre allevato animali per il consumo di carne e latte, sin dagli albori della civiltà: è vero che, da un lato, oggi il consumo di carne è aumentato ma, dall’altro, vorrei ricordare che il trasporto delle merci su terra e nei canali, fino almeno al 1900, è stato a trazione animale. Quanti milioni di asini, muli, cavalli, cammelli ed elefanti erano utilizzati allo scopo?
Come vedete, un calcolo è pressoché impossibile.

Sicuramente hanno contribuito ad elevare il tasso di CO2 le due guerre mondiali: basti pensare all’enorme consumo di carbone che fu necessario per costruire le ben 50 milioni di tonnellate circa di naviglio affondato nelle due guerre, mercantile e militare. E le decine di migliaia di tank ed aerei? I bombardamenti? E il consumo spropositato di risorse durante le guerre?

Oggi ci poniamo il dilemma se il mutamento del clima sia dovuto all’uomo oppure se si tratta di una evoluzione naturale. E’ impossibile dimostrare sia una tesi e sia l’altra, all’interno dei canoni attuali del sapere scientifico anche perché – non dimentichiamolo mai – scienziati di una parte e dell’altra sono al soldo della grande finanza.
Non ci resta che il nostro “sentire” le cose e qualche dato semplice ed incontrovertibile, come la quantità di CO2 presente nell’atmosfera la quale, sappiamo, trattiene la radiazione infrarossa e non le permette di disperdersi verso l’infinito.
Sembra, però, che il riscaldamento interessi più l’emisfero boreale e meno quello australe, le acque artiche e meno quelle antartiche: perché? Nessuno lo sa.

Nei prossimi decenni sparirà il motore termico e sarà sostituito completamente dalla trazione elettrica. Sarà un bene? Per lo smog nelle città senz’altro ma, se non cambieremo l’approvvigionamento d’energia, tutto rimarrà uguale: bruciare fossili in un’automobile od in una centrale elettrica non cambia molto.
Eppure, questa “paura” del riscaldamento del pianeta qualche buon risultato l’ha dato: pensiamo all’illuminazione a led, che ha rivoluzionato il mondo della luce elettrica. Con risparmi energetici di quasi il 90%.
Anche la trazione elettrica porterà dei vantaggi, ma desidero dedicargli un articolo a parte.

Ciò che non riusciamo a comprendere è che dovremo adattarci a sfruttare anche i modesti “salti” energetici – il ciclo Rankine OCR già ricordato, le basse cadute con grandi portate dei fiumi, le correnti marine, il micro-eolico, il fotovoltaico sui tetti, ecc – perché rappresentano un mare d’energia! Dobbiamo riconsiderare il mondo delle grandi masse e scarse velocità, che esisteva e fu abbandonato (in Italia) con la nascita dell’ENEL, che chiedeva “concentrazione e controllo”: serve una nuova generazione d’ingegneri, che non sia cresciuta nel mondo dei fossili, che non ne ricalchi il pensiero, per varare la produzione/consumo dell’energia in loco (riducendo gli inevitabili sprechi), senza rinunciare alla sicurezza delle grandi reti.

Personalmente – non voglio nascondermi dietro ad un dito – io credo nell’ipotesi antropica più che in quella naturale: ciò che mi ha convinto è la velocità del cambiamento, non i catastrofismi o le “certezze” dei cattedratici. Pensare di estrarre miliardi di tonnellate di fossili – ossia energia solare “condensata” in organismi per milioni di anni – e poi bruciarla in un secolo o poco più (e farla franca), è qualcosa che stride con i tempi geologici, come dare un’improvvisa accelerata nella vita del Pianeta.
Se la concentrazione della CO2 presente nel’atmosfera è passata dall’essere costante per secoli a 280 ppm a quasi 400 ppm, qualcosa vorrà dire: qualcosa che la natura non può capire e non può gestire. Troppo in fretta. Tutto, nel nostro tempo, è accelerato: più energia, più profitti, più rifiuti…insomma, un pensiero che ritiene la crescita un’iperbole, e non un ciclo come la natura ci mostra.
In questo sistema di pensiero, mi colloco appieno fra coloro che sostengono la decrescita, che non significa, in termini bruti, “consumare di meno”, bensì consumare quel che serve (senza far arrivare il colesterolo a 400!) nel modo più intelligente possibile.

Questa è, in sintesi, la mia opinione ma ne accetto altre, senza scompormi, a patto che non si confonda il Clima con la Meteorologia e che si portino sillogismi convincenti, non semplici link a questo o a quel sito, senza dare una spiegazione.
Come potete osservare, non ho messo link per “giustificare” il mio pensiero: penso che sia il dovere di chi è contrario farlo, ma portando i link come semplice fonte. Non come sillogismo.
Grazie per l’attenzione.

08 novembre 2018

Parlaci, Dudù Secondo



Caro Dudù Secondo,
                                  ma lo sei o lo fai? Se lo fai, devi essere Machiavelli in persona – e ci spiegherai l’arcano – se non lo sei, posso tranquillamente sostenere che stai portando il tuo partito alla rovina. Smettila di comparire nei tuoi teatrini di Facebook: la politica, quella vera, si fa con gli atti, non con le parole. Impara da Dudù Primo. Che di atti – ossia leggi – ne sta portando avanti mentre tu, con la scusa “che l’accordo si trova sempre” non porti a casa nulla. E, la gente che ti ha votato, sta cominciando a capire che siete dei bravi guaglioni, onesti, rispettosi…ma…lo capisci che la politica è anche carne e sangue?

Non so perché abbiano deciso di metterti il M5S in mano: senz’altro sei una persona riflessiva, hai buone capacità di dialogo, sei accomodante…ma ti mancano quelle due cosette che stanno in basso e che, a volte, si fanno sentire per la loro precipua specificità. Che si sia donne o uomini, non fa differenza. In politica, ovvio.

Finché si tratta di qualche decimale nei sondaggi, non è questo che importa: sappiamo entrambi che i sondaggi sono tendenze, non voti. Quelli, si conquistano in campagna elettorale.
Il caso, gravissimo, si è verificato durante le votazioni sulla legittima difesa – che Dudù Primo ha portato a casa adesso, subito, non fra un anno – vale a dire che cinque parlamentari M5S sono usciti con motivazioni valide. Saranno deferiti ai probiviri? Fai pure, ma il dado politico è tratto, ugualmente.

Dentro al tuo partito c’è una fronda: li eliminerete subito? Benissimo, anzi, malissimo perché sono solo la punta dell’iceberg. Eliminarli non risolverebbe il problema, anzi.
Quando capitano cose come queste, te lo dice uno che la politica l’ha seguita per decenni, significa che i parlamentari “ribelli” non seguono più le direttive politiche del partito, perché si rendono conto che qualcosa non va.

Forse, se tu avessi chiarito che si trattava di uno scambio – a voi la legittima difesa, a noi la prescrizione – probabilmente avrebbero capito ma, quando i tuoi “amici” ti prendono pure in giro, dicendo che c’è la Champion’s League…beh, qualcosa dovrebbe muoversi là sotto. No, non s’è mosso. Lo scambio, in politica, si può comprendere, il lasciar correre quando si è i 2/3 della coalizione, si capisce un po’ meno.

In effetti, vi siete persi. Pensate che la gente, quella che ha creduto in voi, abbia concesso un credito illimitato: non è così. E’ stata una lunga “traversata del deserto” quella del M5S, ed i favori che s’è guadagnata non sono così instabili come quelli degli altri partiti. Però, se continua così a farsi mettere alla berlina…
Si tratta di un governo innaturale, nel quale i due “azionisti” hanno una formazione politica molto diversa. Numeri alla mano, era l’unico governo possibile, ma a patto di rispettare gli accordi. Invece, vi hanno abbindolati come dei pollastri. E da un po’ che la cosa va avanti: troppo, ed il vostro elettorato se n’è accorto.

Dimmi una cosa, Dudù Secondo: quando Berlusconi, nel 2005, capì che s’avvicinavano dei “pericoli” giudiziari, meditò di riformare la giustizia penale? Manco per idea. Diede due dritte ai suoi avvocati/parlamentari i quali, in quattro e quattr’otto, trovarono un tal Cirielli che presentò una legge che, in definitiva, serviva al Capo. E finita lì. Mica la posticiparono di un anno: un anno dopo – guarda a caso – ci sarebbe stato un altro governo.

Ma davvero credi che fra un anno voi porterete in aula la legge, rifarete la normativa di procedura penale, e – dopo un altro po’ – magari nel 2020-21, sarà legge dello Stato? Quando si perdono certi treni, poi, i binari restano deserti.
Anche il grande Reddito di Cittadinanza – divenuto, col trascorrere del tempo, un modesto assegno di disoccupazione che devi proprio essere alla frutta per riceverlo – è oramai derubricato a dopo la legge di Bilancio. A quando? “Nei primi mesi dell’anno”. Sì…alle Idi di Marzo.
A ben vedere, vi siete un po’ fregati da soli e gli altri vi hanno lasciato fare.

Tu sei diventato il dux del Lavoro e dello Sviluppo Economico, più vicepresidente. Okay. Fico è stato “dirottato” alla presidenza della Camera – ruolo di grande importanza, per carità – ma tagliato fuori dal gioco politico. L’altro compare è scomparso nelle brume tropicali sudamericane: ogni tanto la spara grossa (e, a volte, giusta)…ma gli rispondono di farsi gli affari suoi, che tanto non conta una mazza.
Giulia Grillo è medico: alla Sanità. Toninelli è finito nel guazzabuglio di strade, ponti, TAV, TAP, e pure TAMerlani cinesi con le loro navi che sembrano un castello di…container. Ah, Toninelli: i monconi del ponte sono sempre lì, che guardano Genova. Non doveva esserci un ponte nuovo già nel 2019? Sarebbe ora di muoversi… Chi rimane?

Bonafede, che ha fatto la gioiosa promessa d’eliminare quella prescrizione grazie alla quale, chi ha un po’ di soldi, riesce a procrastinare ad libitum la durata dei processi. Poi, incassata la prescrizione del reato, si lamenta per le lungaggini della Magistratura. Che la Magistratura non sia una gazzella, nell’incedere dei processi, lo sappiamo bene, però non è allontanando di anni una riforma sacrosanta – anzi, continuando a permettere la licenza di rubare – che si risolvono i problemi. E andiamo avanti.

Il grande Fioramonti, l’economista del Sudafrica, che fine ha fatto? Fa il sottosegretario di un professore di Ginnastica: ci giochiamo qualcosa che farà, anche il ginnasta, una bella riforma della maturità?
Non mi vengono in mente altri: c’è qualcuno nel grande M5S? Nella prima forza politica del Paese? Toc-toc: c’è qualcuno?
Qualcuno c’è…eh…l’ho sempre detto che per capire la politica bisogna guardare al calcio…nel ruolo di playmaker, Dudù Primo ha messo l’uomo giusto.

Conte è un parvenu della politica: sarà anche bravo, nessuno lo discute ma, da come parla, si capisce subito che il “Palazzo” non lo conosce. E chi gli mettiamo accanto?
Una bella sfinge, uno che la classe politica la conosce come le sue tasche che – ci giuriamo – nelle sue agende sui cellulari ha mille e mille nomi, di oggi, di ieri e dell’altro ieri. E, all’occorrenza, sa chiedere a chiunque un favore, un consiglio…a buon rendere, ovviamente.
E’ la persona giusta per il governo del “cambiamento” (sic!).
Bocconiano, buon conoscitore del mondo bancario, sempre parlamentare dal 1996, nominato da Napolitano fra i “saggi” che dovevano “suggerire” leggi economiche e sociali…il suo potere, la parte essoterica, è sullo Sport, sul gioco d’azzardo statale e sull’aerospaziale. E quello esoterico? Provate un po’ a capire da soli…

Giorgetti sa benissimo di giocare da una posizione di privilegio, perché gli altri sono soltanto degli umili “mediani” – per dirla con Ligabue – e il gioco diventa sempre il solito: “palla lunga e pedalare”…
Finché si tratta dei “Decreti Dignità” – bellissima enunciazione, come faceva Renzi, ma poca o nulla sostanza sul lavoro dei giovani – li lascia fare ma…quando si mettono a toccare la Giustizia, i telefoni diventano “caldi” e…qualcosa di deve pur fare, no? Si farà, fra un anno. Forse, qualcuno già ridacchia.

Caro, povero Dudù Secondo da Pomigliano, cresciuto a due passi dall’Alfa Romeo…ma come fai a non capire? Come fai a non renderti conto della tela di ragno che ti hanno avvolto attorno? Ci vorrebbe tanto a ricordare che anche Dudù Primo non è tanto ben messo?

Dudù Primo fa finta di non saperlo, che se l’altro lo capisce…eh sì, perché anche se trionfasse alle europee – che, detto fra noi, non contano una mazza: il Parlamento Europeo è stretto in una morsa di poteri e contropoteri sui quali non può far niente, altro che “nuova Europa”…che continuino a fare leggi per drizzare le banane… – anche se dovesse vincere alla guida del centro-destra “riunito” non avrebbe chanches. Berlusconi, con l’8, il 5 od il 10% sarebbe ugualmente il padrone: ma vi ricordate Dudù Primo al Quirinale, che si faceva dettare quel che diceva?!? Giocherebbe a fare l’ago della coalizione: ossia, a comandarla.

Se non fosse tragico, saremmo alle comiche: v’immaginate Berlusconi che riceve Orban, come “l’amico del suo amico”?
Poveri Dudù, forse uno più fesso dell’altro…ma che differenza fa? Per una volta che in Italia i “cafoni” avevano identificato un partito, un programma, una speranza…certo…adesso che possiamo sparare a qualcuno ci sentiamo più forti…
Cornuti e mazziati, ha da essere. Sempre.

29 ottobre 2018

EVA: una tigre di carta


Non riesco proprio a comprendere che senso abbiano le zuffe sulle “grandi vittorie” dell’Unione Europea o sulle “rovinose cadute” del governo italiano: secondo me, se si vuole ragionare in tal senso, bisogna tenere d’occhio sia il passato (ossia la Storia che ha condotto all’oggi) e sia la diplomazia, ossia i grandi e lenti movimenti delle grandi potenze. Sento parlare dell’Europa come di un consesso invincibile di finanzieri agguerriti e onnipotenti: a mio avviso, non è questa la realtà.

In questi giorni stiamo assistendo allo stato comatoso che precede l’agonia dell’Unione Europea: il disfacimento è evidente, sin dall’incedere claudicante e assente del suo presidente, quel Jean-Claude Juncker che resse, sin dalla sua nascita, l’Eurogruppo, ossia la “associazione” dei Paesi dell’euro all’interno dell’UE. Qui è il nodo dell’involuzione terminale europea.
Osservando lo scenario dall’esterno, la vicenda italiana – se, da un lato, perde senso – dall’altro lo acquista, giacché può essere proprio il detonatore per la sua fine politica, anche se il governo, saggiamente, per adesso lo nega.
Juncker sarà l’ultimo Presidente? Può essere, perché è sotto la sua visione che è maturata la fine, sin da quando blaterava del primato dell’Economia sulla Politica per finire, malato e sconfitto, a governare un’EVA: una Entità di Vuoto Assoluto.

C’è da chiedersi il perché l’UE abbia affidato lo scettro nelle mani di un uomo evidentemente malato, e da molto tempo: Beppe Grillo (1) ha un po’ scherzato sul suo stato di salute, ma un’amica infermiera (proprio nel settore geriatrico) ha sostanzialmente confermato le ipotesi di Grillo. Un mix di farmaci ed alcol in dosi massicce, ingeriti (contemporaneamente, perché alcolizzato) poiché sofferente di qualche malattia ai nervi spinali. Una malattia non da poco – non una sciatica, tanto per capirci – ma qualcosa di più grave, una malattia probabilmente degenerativa che i medici tengono a bada con massicce dosi d’antidolorifici.
Il pover’uomo sembra Eltsin, quando – sceso dall’aereo in Germania – ballò l’inno nazionale tedesco, di fronte ad una platea di politici, militari ed autorità varie esterrefatti. Eltsin, almeno, aveva l’aria più allegra.

Da dove inizia questa storia?
In realtà, la storia dell’UE è un film in due tempi, od episodi: dapprima la fase preparatoria – che vide ben tre presidenze di Jacques Delors – fino a quella di Prodi: fu il periodo nel quale un progetto sballato fu mandato avanti ugualmente, anche se non s’era mai vista la nascita di una entità sovranazionale con poteri politici cementata soltanto da una moneta comune e, dopo l’ingresso dei Paesi dell’Est, nemmeno da quella. Pareva d’associarsi all’ARCI, oppure alla Lega Calcio dilettantistica.
Soltanto dopo, nella fase due, ci s’accorse d’aver consegnato nelle mani di “qualcuno” le proprie vite.
Cos’era successo?

Il progetto politico – per semplicità potremmo definirlo Delors/Prodi – giunse a conclusione con la presidenza Prodi: nel 2002, l’euro divenne la moneta comune. E la politica?
Quella non si era riusciti a rabberciarla in nessun modo: il Parlamento viene tuttora eletto a suffragio universale, ma non decide nulla, non si sa cosa e perché vota, in compenso i ministri sono nominati dai singoli Stati e la Banca Europea gode di ampia autonomia. A quale Nazione è correlata? Non si sa. Vi sembra che una roba del genere possa reggere a fronte degli USA, della Russia e della Cina?

Nel 2005, viene eletto per due mandati Barroso – un uomo insignificante, pronto a qualsiasi compromesso – ma, parimenti, cresce il potere dell’Eurogruppo che non è più un semplice consesso di economisti, bensì diventa il vero deus ex-machina dell’UE. L’Unione Europea abbandona i progetti di sviluppo, quasi nessuno sa che il prossimo anno, in Francia, doveva partire in via sperimentale il primo reattore a fusione e confinamento magnetico…ma la data è stata spostata al 2025, poi chissà…

L’importante è il “passaggio” di Juncker dall’Eurogruppo alla presidenza dell’UE, che ha sancito la fine del progetto europeo, poiché non s’è mai visto che una pletora di banchieri riesca a governare un continente.
La politica viene messa da parte: si distribuiscono ancora fondi per centinaia di miliardi, ma non c’è nessun progetto politico alle spalle. Solo finanziamenti a pioggia e misere alchimie finanziarie: il dramma è tutto qui.
Se n’accorge anche uno tizio che queste cose avrebbe fatto meglio a dirle anni prima, ma (colpevolmente) non le disse proprio, ossia Prodi:

È anche ora che i responsabili politici europei si rendano conto che, senza l'Italia, non vanno da nessuna parte.”
Nello stesso articolo (2) si cita Prodi: “chiede all'Europa e ai governi tedeschi di fermare la stampa tedesca e il commissario europeo al bilancio da commenti che offendono la democrazia italiana.”

E’ ovvio che perdere (dopo Brexit…) la terza economia dell’Unione è come perdere un braccio o una gamba, ma non solo: l’Italia ha una posizione geografica centrale all’interno dell’UE, è al centro del Mediterraneo, nel quale gode di una posizione strategica che nessun altro ha. Insomma, senza l’Italia l’UE porterebbe i libri in Tribunale e chiuderebbe bottega: di questo, sono arcisicuro.

Passiamo, quindi, a verificare l’operato del governo. Cosa doveva (poteva) fare?
E’ nato un governo di coalizione senza un accordo politico, bensì un contratto scritto e firmato. Un limite? Certo, ma come si poteva fare altrimenti all’indomani del 4 Marzo 2018?
Mattarella ci provò pure, e il governo Cottarelli incassò lo 0% degli appoggi parlamentari. Se qualcuno fece dei calcoli bislacchi a Bruxelles, dovette accorgersi che l’Italia non è la Grecia – sulla quale si possono anche “sperimentare” le alchimie finanziarie, tanto il popolo paga e tace: la Grecia, sola, non può che inchinarsi – mentre l’Italia non rinuncia al piccolo privilegio, se buttata (o uscita di sua volontà), di trascinarsi dietro tutto l’ambaradan europeo.

Oggi, a otto mesi dalle elezioni, gli scenari non sono cambiati: vi incanta il “successo” di Salvini? Se siete degli appassionati di sondaggi, fate un po’ il conto di quanto valeva e vale (in voti o sondaggi) il vecchio centro destra: grosso modo la stessa cifra. Nessuno, che abbia un minimo di sale in zucca, può credere d’andare ad elezioni (e poi governare) con un patrimonio del 40% dei voti. M5S e Lega sono vicini al 50%.
Questo governo, quindi, è obbligato a restare: questo non significa che sia il non plus ultra!
Al piccolo industriale del Nord non sta bene il sussidio di disoccupazione (RdC) del M5S, come all’elettore di sinistra non sta bene che in finanziaria si facciano condoni anche per chi ha portato l’azienda all’estero.
Ma – e questa è la realtà – la maggioranza degli italiani (che per qualcuno sono solo stupidi, ma ci andrei piano a dare dello stupido a milioni di persone) ha capito che altra strada non c’è. Alternative?

PD: antifascismo, accoglienza e un milione di posti di lavoro.
Berlusconi: zero tasse, ordine, legalità e un milione di posti di lavoro.
PD + Berlusconi: due milioni di posti di lavoro e un sacco di balle.

Per comprendere la faccenda, allora, dobbiamo inquadrare l’aspetto internazionale: è vero che l’Italia, per Trump, è il grimaldello per scassinare la tronfia e grossolana protervia tedesca (già vista in passato due volte), ma non ricamiamoci sopra troppo: è una faccenda secondaria nel gran gioco internazionale.

Il vero gioco è limitare l’ascesa cinese e controllare la crescita della potenza militare russa la quale, per giunta, è al centro di un’alleanza che conta più tre miliardi di persone: lo SCO, o Patto di Shangai. Le economie dello SCO, seppur meno ricche pro capite, superano già oggi in valore economico quelle occidentali. Non è certo una sfida facile per Trump, come non lo è per russi e cinesi: questa è la realtà.

Ora, di fronte a questi grandi numeri, cosa volete che contino le intemperanze dittatoriali di qualche capetto periferico del Lussemburgo, olandese o tedesco? L’importante è che l’Europa segua senza smagliature la Nato, che rimane il cane da guardia USA nel mondo (per ora).
Cosa volete che conti la grande industria automobilistica tedesca, quando è in Cina che si vendono più auto elettriche che in ogni altro posto della Terra! Nell’ultimo anno, la Cina ha investito 21,7 miliardi di euro nella produzione di veicoli elettrici. L’Europa solo 3,2. La vendita di auto elettriche (il futuro) è oramai in Cina al 50% sul totale delle vendite: nel solo 2018, ne sono state vendute (o prenotate) 294.000! (3) (4)
Il futuro è in Oriente e, oggi, non servono nemmeno più tanto i capitali occidentali che, all’inizio della “lunga marcia capitalista” cinese, piovvero a Pechino: oggi, ne hanno in abbondanza.

La “vecchia Europa” è invecchiata non solo sotto l’aspetto demografico: non ha fatto tesoro delle, seppur ingenue, proposte che fece il presidente Wilson alla conferenza di Pace di Versailles nel 1919, un secolo fa!
Smettetela di litigare per quattro linee di confine, per le sponde di un fiume…oggi, si potrebbe parafrasare: smettetela di litigare per un 1,6 o un 2,4%! Ci perderete tutti!
Ma la vecchia Europa ha preferito vestire i panni di un’Entità di Vuoto Assoluto, piuttosto che accettare che uno dei suoi più importanti Stati membri provasse la via keynesiana, all’opposto della solita austerità “targata” Friedman & scuola di Chicago, che non ha dato risultati.

Sono d’accordo con chi sostiene che entrambe le vie sono interne al sistema capitalista e che, di conseguenza, non potranno portare a grandi novità sotto l’aspetto delle maggiori risposte ai mille dubbi dei nostri tempi: energia, ambiente, produzione, robotica, informazione, socialità…
Certo: è vero.
Rispondetemi, però, con franchezza: preso atto del livello medio dell’elettore italiano (o europeo, americano, ecc) ve la sentireste di proporgli la sequela di dubbi sopra esposti sul cosiddetto “sviluppo”?
Sono maturi i tempi per affrontare temi come la decrescita, l’economia circolare, il rapporto uomo/robot…ecc? Sono temi che possono affrontare le persone abituate al confronto, alla critica, ad dibattito: la gran maggioranza, s’accomoda di fronte al Tg1.
Ma, almeno, smetterla di litigare per decimali di bilancio a fronte di qualche miglioramento – considerando l’evidente incapacità di gestire modeste beghe fra piccole tribù che occupano questa o quella penisola europea – ci pare un obiettivo minimo, che si può raggiungere senza strapparsi i capelli. E che può essere compreso da una platea più ampia.

Sarebbe un obiettivo raggiungibile, se a livello europeo si discutesse in termini politici – come sempre è stato nelle trattative diplomatiche – invece che dissertare non di economia (l’economia politica è già scienza accettabile), bensì di bilanci, di previsioni, di “outlook” generati da soggetti privati terzi che nessuno ha nominato e che non si sa a quale titolo decidano le nostre vite.

Qualcuno ha detto che l’Europa ci ha “salvati” dal rischio di una nuova guerra europea o mondiale: non è vero.
Molto probabilmente non ci sarà nessuna guerra sul campo di battaglia, ma ciò che resterà di questa Entità di Vuoto Assoluto avvelenerà le menti ed i cuori per generazioni. Sia maledetto chi ha voluto tutto questo.


 


17 ottobre 2018

L’enigma Biglino e la rimozione cosciente


Oggi come non mai stiamo vivendo nella caverna platonica, dove gli uomini scambiano per reali le immagini che scorrono loro davanti. Oggi come non mai, infatti, confondiamo la realtà con le ombre.”
José Saramago

Di fronte alle esternazioni di Mauro Biglino sulla Bibbia, si potrebbe liquidare tutto come un fenomeno editoriale alla Dan Brown. Se Biglino ponesse al centro dell’attenzione la sua persona, avremmo più di un sospetto nei suoi confronti: eppure, pur utilizzando tutti i canali dell’informazione attuale, il biblista torinese non si pone come un “faro” di sapienza, e neppure instaura una sorta di “dissidio” con la Santa Sede, anche se – a dire il vero – Oltretevere non devono aver gradito l’idea che, proprio dalla Bibbia, Biglino abbia sottratto un elemento di una certa importanza, cioè Dio.

L’autore torinese sostiene proprio questa tesi: la Bibbia è un resoconto di “qualcosa” che avvenne fra la Mesopotamia ed il Mediterraneo in epoche lontane: il “qualcosa”, però, secondo Biglino, non ha nulla a che vedere con la Creazione e nemmeno con la figura di Dio, come attualmente viene dipinto. La storia, secondo Biglino, è un’altra: il termine “Elohim” rappresenta un essere (o più esseri) in possesso di una tecnologia superiore, i quali hanno instillato le basi della conoscenza scientifica (agricoltura, costruzioni, ecc) nei popoli che vivevano in quelle aree. Di più: essendo fatti “a nostra somiglianza”, questi esseri più evoluti si sono incrociati con la nostra razza (Biglino ipotizza l’ingegneria genetica, ma potrebbero aver usato sistemi più “semplici”) inserendosi così come “catalizzatori” nell’evoluzione umana.

D’altro canto, non dimentichiamo che gli antichi usavano translitterare la Storia (per loro) antica nel Mito: gli Dei che stavano sempre “in alto”, che potevano assumere le sembianze più strane…e poi, s’accoppiavano con gli umani, generando semidei. Ne hanno avuta di fantasia: era solo fantasia?
In nota troverete un colloquio critico con l’autore (1).

Dobbiamo riconoscere che la sua esegesi è chiara e convincente, anche se – in definitiva – il simposio è ristretto ad esperti traduttori dall’ebraico antico, dall’aramaico e dalle altre lingue mesopotamiche del tempo. E finisce per essere un cenacolo per pochi eletti: coloro che sono in grado di verificare le sue ipotesi con competenza filologica.
Biglino non asserisce che questi “Dei” fossero extraterrestri, oppure appartenenti a precedenti civiltà terrestri: si limita a sottolineare le incongruenze che ci sono nella Bibbia, “sfiorando” anche il Mahabharata e l’Epopea di Gilgamesh, dove ci sono numerosi passi un poco inquietanti.
Quindi, è inutile “parteggiare” per l’una o per l’altra parte, se non evidenziando i tanti dubbi sull’evoluzione umana. Che non mancano.
Anche il dibattito, in ambito filologico, è stato molto “soft”: certo, da parte Vaticana qualche studioso ha messo all’indice Biglino, ma senza eccedere. Insomma: è un poveraccio senza arte né parte, non facciamogli pubblicità. Anzitutto, perché non ci conviene.

Biglino, però, sfiora appena lo stridere fra i livelli tecnologici degli “Elohim” rispetto alla popolazione umana, perché è un traduttore: traduce letteralmente, scontrandosi (evidentemente) con una serie di problemi semantici che affondano nelle radici dell’esperienza umana. E che lui interpreta a suo modo, ovviamente.
Oggi, abbiamo persone che – pur di guadagnarsi qualche click in più su Youtube – non hanno remore a presentare la vecchia foto della nonna in giarrettiere e mutandoni spacciandola per la “vera” Mata Hari: in questo senso, i libri sono ancora più affidabili del tanto “sapere” Web. Che, a volte, ricorda i venditori di pozioni miracolose nelle piazze del Far West.

Mauro Biglino non s’addentra in questioni di tipo scientifico-tecnologico, le sfiora appena: verrebbe il sospetto che, non sentendosi avvezzo a dissertare su campi così distanti dalle lingue antiche, non li voglia prendere in esame.
Eppure, il sapere scientifico, oggi, è senz’altro più conosciuto e dibattuto rispetto alle lingue antiche: perciò, mi sono divertito a presentarvi alcuni fatti, comprovati da scoperte archeologiche, che tuttora suscitano sgomento.

Se volessimo partire da una data, una sola data che ci ponga qualche dubbio, potrebbe essere il 74.000 a.C. perché?
Poiché, anche se la presenza dell’Homo Sapiens è documentata fino a circa 2-300.000 anni or sono, in quella data esplose il supervulcano di Toba.

Ora, un supervulcano non è un “vulcano plus”, è qualcosa di apocalittico, che per fortuna non capita sovente: non si tratta di uno “scorreggione” come il Vesuvio, e nemmeno di un “ruttatore seriale” come l’Etna, bensì di un accumulo di materiale lavico che dura migliaia di anni e che, poi, fa saltare il tappo roccioso che lo sovrasta. Con conseguenze su tutto il Pianeta.
L’esplosione di Toba immise nell’atmosfera 3.000 chilometri cubici di materiale e la radiazione solare scomparve: la Terra (all’epoca, si era in piena glaciazione di Wurm) precipitò in un “inverno vulcanico” che durò alcuni anni.
Siccome la popolazione allora residente era quasi tutta nella zona fra i Tropici – e Toba è a Sumatra – fu duramente colpita. I paleobiologi hanno stimato – dalla varianza del DNA umano – che si partì, in quel senso, quasi dagli inizi. Alcune teorie ipotizzano una “forbice” di sopravvissuti fra i 600 ed i 3.000, ma sono cifre ipotizzate e ricavate, come dicevamo, solo dalla scarsa varianza del DNA. I soli reperti archeologici non ci forniscono informazioni esaustive al riguardo

Finalmente, verso il 10.000 a.C., termina la glaciazione di Wurm: altro periodo di sconvolgimenti, il mare si alza di decine di metri in pochi secoli, fiumi immensi si generano dallo scioglimento dei ghiacci. Però, l’uomo può finalmente affacciarsi alla “finestra” del mondo. Sono, appena, 12.000 anni or sono.
Qui, in qualche modo, s’innesta la trattazione di Biglino, in qualche data probabilmente intorno al primo/secondo millennio prima di Cristo ma, non dimentichiamo: la Bibbia racconta vicende molto antiche e, tuttora, non c’è unità di vedute fra gli studiosi.

Passano 7.500 anni – un’inezia, se riferita ai tempi dell’evoluzione – e, intorno al 2560 a.C Il faraone Khufu (Cheope) decide di farsi una bella tomba di famiglia, e fa costruire la nota piramide.
Ancora oggi non si sa come la costruirono (e la datazione è incerta), nonostante mille teorie sullo spostamento dei massi ed il loro posizionamento.  Craigh Smith, un ingegnere statunitense che fece parte di una squadra, la quale cercò di determinare i tempi e le modalità seguite per la costruzione della piramide di Cheope, confessò:

Le logistiche di costruzione di Giza sono impressionanti se si pensa che gli antichi Egizi non avevano a disposizione pulegge, ruote e accessori di ferro. Le dimensioni delle piramidi sono estremamente accurate e il sito è stato livellato con un errore di meno di un centimetro su una base di oltre cinque ettari. E' paragonabile all'accuratezza dei moderni metodi edilizi ed al livellamento al laser. E' sbalorditivo, con i loro “attrezzi rudimentali”, i costruttori di piramidi dell'antico Egitto furono accurati quasi quanto lo siamo noi con la tecnologia del XX secolo.”

Si aggiunga che, nei siti di estrazione dei massi, non è stato rilevato nessun  utensile di Rame, il metallo più duro conosciuto all’epoca.
Inoltre, i massi delle piramidi avevano un peso compreso fra le 2,5 tonnellate e le 80 tonnellate: li trasportavano su barche di papiro? Auguri.
Voi credete alle storie degli schiavi che tirano nella sabbia 80 tonnellate su un piano inclinato inumidito con l’acqua?
Ecco una gru che può sollevare 80 tonnellate:



Tutto questo lo fece un popolo che non conosceva la ruota?!? Difficile da mandar giù, anche perché gli schiavi erano pochi nell’antico Egitto e, la popolazione, lavorava sì per il “grande Padre”, ma solo quando era libera dai lavori agricoli.
Insomma, un bel rebus.
Ma facciamo un salto al museo di Bagdad.
Ecco cosa ci troviamo davanti:



Cos’è?
Una rudimentale batteria…al fluoruro di Litio? No, ai tempi le facevano (!) al Ferro-Rame, non conoscevano ancora lo Zinco, figuriamoci il Litio.
Eppure, quel vaso contiene proprio i due metalli, separati da uno strato di catrame. L’elettrolita? Un acido qualunque, succo di limone oppure aceto, vino…è un’edizione arcaica della nota pila di Volta, che utilizzò il Rame e lo Zinco. Chi la costruì? Perché? Nessuno lo sa.
Una cella elettrolitica così fatta poteva fornire una tensione di 0,4 Volt, ma collegandole in serie si potevano raggiungere tensioni più elevate, chissà…
Di che epoca è?

Pare 2 secoli prima di Cristo.
Ovviamente gli archeologi “ufficiali” si sono sperticati nel dire che “forse” era “solo” uno strumento per stendere, per via elettrolitica, un sottile strato d’Oro su altri metalli. Poi, si sono rimangiati anche la seconda ipotesi…perché…beh…un conto è affermare che, in qualche modo, qualcuno avesse costruito una batteria, un altro aggiungere che conoscevano le tecniche galvaniche, che includono – en passant – una conoscenza approfondita dell’elettrologia. E della Chimica. La galvanotecnica è complessa, e si usano per lo più, i sali cianidrici dei metalli che si vogliono usare per ricoprire. Mettevano l’Oro a bagno in un impasto con le mandorle amare? Mah…
Un mondo che conosceva la tecnologia? O forse la ricordava? O l’aveva vista, o ricevuta, in dono da qualcuno?

Già, ma quale mondo?
Le conoscenze, a quell’epoca, non erano omogenee, basti pensare che, quando i Romani conquistarono la pianura padana e le valli circostanti (II-I secolo a.C.), in val Camonica incontrarono popolazioni che ancora si dedicavano alle pitture e sculture rupestri, come nel Mesolitico. Una differenza abissale: le pitture rupestri incontrarono un mondo che già aveva creato strade, ponti, acquedotti…che già possedeva un corpus giuridico, che si governava grazie al Senato e…stava per sperimentare la guerra civile!

Mentre i Romani si dedicavano alla conquista del mondo allora conosciuto, in un’isola del Mediterraneo –Cicerone dice la Sicilia, altri Rodi, ma non ha importanza: erano tutti Greci… – qualcuno costruiva ed esportava sofisticati orologi astronomici, come non ne sarebbero più stati costruiti per almeno 1500 anni!
Una di queste macchine è stata ritrovata su una nave greca naufragata presso l’isola di Anticitera, vicino a Creta, nel 1900.
Sulle prime non fecero caso al ritrovamento, incrostato dai sedimenti e dagli organismi marini: poi, qualcuno “drizzò le orecchie”. Si cominciò a capire che era un meccanismo complesso, ma solo pochi anni or sono, grazie ad una sofisticata tecnica di scansioni ai raggi X ad alta risoluzione, i ricercatori sono riusciti a ricostruirla. Eccola com’era al suo ritrovamento:



E la ricostruzione eseguita dal team di studiosi dopo le analisi ai raggi X (è disponibile anche un filmato, su Wikipedia):



Si tratta di un sofisticato orologio astronomico che misura il moto del Sole, della Luna e dei cinque pianeti all’epoca conosciuti, ma non solo: fornisce le fasi lunari, le eclissi e…le date delle Olimpiadi! E sono tutti in relazione precisa fra di loro, grazie al meccanismo che funzionava a manovella.
E’ costituita da decine di ingranaggi in Rame – e passi costruire lamine di Rame così precise – ma quando hanno dovuto fare i denti degli ingranaggi, cos’hanno fatto? Sono scesi in ferramenta a comprare una lima triangolare?!? Riflettiamo che è difficilissimo, manualmente, fare i denti ad ingranaggi così piccoli, che devono essere precisissimi, senza una macchina!
Non sorprendono le conoscenze astronomiche dei Greci, ciò che è inusuale è osservare una macchina così complessa e piccolissima! Difatti, è considerata la prima “espressione” di una macchina di calcolo automatico, precedente di 18 secoli a quelle di Pascal e di Liebnitz: dunque, il “capostipite” dei computer.

Ho visitato un orologio astronomico ad acqua del 1868, nella cattedrale di Beauvais (Francia), ma gli ingranaggi sono molto più grossi e l’orologio astronomico di Beauvais misura 12 m d'altezza, 5,12 m di larghezza e 2,82 m di profondità! Ce ne sono altri in giro per l’Europa, a volte collegati a carillon, con girotondi di statuine…a Praga, ad esempio…ma nessuno ha così ridotte dimensioni!
I Greci, nel 200 a.C., mettevano un orologio astronomico in circa 40 cm x 20. Che fosse passato da quelle parti un giapponese?

Sempre loro, i Greci, quando passano compaiono cose straordinarie, realizzazioni poco credibili considerando la tecnologia dell’epoca.
Così, dopo la leggendaria “cavalcata” di Alessandro Magno in Oriente, alla sua morte tutto il bacino orientale del Mediterraneo è dominato dai Greci, ed i luogotenenti di Alessandro si spartiscono la torta.
Tolomeo Sotere era stato un generale di Alessandro (si dice che fosse suo fratellastro) e, alla morte di Alessandro, “eredita” l’Egitto dove regna come Tolomeo I.
Oltre che fondatore della famosa biblioteca – che non era solo un ammasso di libri, bensì un centro del sapere in tutti i campi, tecnologia compresa: una sorta di campus universitario ante litteram – nel 300 a.C. decide di costruire un faro.

La navigazione degli Egizi era poca cosa: le uniche notizie certe sono che si recavano nella terra dei Fenici (odierno Libano) per importare legname, soprattutto per costruire navi: una navigazione costiera. Con quelle costruite col papiro, non si andava tanto distante, anche se Thor Heyerdhal, col suo Kon-Tiki, riuscì ad attraversare un oceano. Il problema era che duravano troppo poco. Per questa ragione si recavano ciclicamente nel Paese dei Cedri: per comprare legname pregiato.
Quando regnarono i Greci, probabilmente le rotte battute cambiarono, e…così…Tolomeo decise di costruirne un faro alto…134 metri! Ecco una ricostruzione ricavata dopo anni di studi e comparazioni, nel 2006 (a):



Il Faro di Alessandria, nato fra il 300 ed il 280 a.C., durò fino al 1303 o 1323, quando si verificarono due tremendi terremoti. Restò in servizio per 16 secoli! 1600 anni! 16 secoli nei quali sfidò le intemperie, i venti, le tempeste ed i terremoti.
Senz’altro la ricostruzione grafica corrisponde al vero, ma non dimentichiamo che la sua immagine fu coniata sui sesterzi di Traiano e che lo storico (e matematico) romano d’origine giudea Flavio Giuseppe ne parlò estesamente nei sui libri: raccontò che la luce si poteva vedere da 48 chilometri di distanza, ossia dalla distanza che la curvatura dell’orizzonte terrestre permetteva.
Fu costruito per ovviare alle difficoltà della navigazione…dovuta ai banchi di sabbia costieri? Un faro alto 134 metri? Per uso costiero? Suvvia…

Più probabilmente, era un mezzo che consentiva di tenere la rotta verso il mare aperto, verso Creta (distante 300 miglia nautiche) e la Grecia, ma allora dobbiamo ipotizzare che i Greci possedessero degli strumenti di navigazione assai avanzati, non la sola conoscenza del firmamento: la bussola era già nota ai cinesi…di più, non è possibile ipotizzare.
Tanto per capire di cosa stiamo parlando, questa è l’immagine del grattacielo Seagram, costruito a New York nel 1958. E’ un po’ più alto (156 m.), ma rende bene l’idea delle cubature e delle altezze del Faro di Alessandria:

 

Qualcuno sostiene che, nella realizzazione, furono usate anche strutture in ferro, ma non v’è certezza: i resti del faro sono ancora lì, sott’acqua. Forse, un giorno, qualcuno ce lo dirà. Certo che, resistere 16 secoli…non aveva la base d’appoggio di una piramide ed aveva l’altezza di un moderno grattacielo: costruito con pietre squadrate e malta? Fu una realtà che moltissimi Romani videro con i propri occhi, ma nessuno pensò di replicarlo sulle coste italiane. Perché?

I Romani furono grandi costruttori di strade, acquedotti, ponti, terme, templi…ma non costruirono mai per le basi della flotta (Miseno, od Ostia antica ad esempio) fari che potessero lontanamente ricordarlo.

Al termine di questa lunga cavalcata, bisogna tirare qualche conclusione.
Qui non si tratta d’essere dei “fulminati sulla via di Damasco” verso qualcuno o qualcun altro (sono riflessioni che tornano, ciclicamente, da decenni), né di scendere verso un cinismo fuori luogo e, sostanzialmente, permeato dalla sicurezza di un egoismo agnostico.
Si tratta di capire se la Scienza, oggi, è in grado di capire qualcosa di più sulle nostre origini, qualcosa che – nel lungo periodo – potrebbe anche mutare il nostro modo di pensare, l’approccio stesso all’esistenza od alla coscienza del nostro essere.
In realtà, ciò che va per la maggiore è la “rimozione cosciente” di ciò che non ci aggrada, c’infastidisce, di qualcosa che cozza violentemente contro il nostro laissez faire, le nostre piccole sicurezze.

Che una sorta di “rimozione cosciente” – dopo tanti eventi contrastanti – si avverta non è una favola, lo si ricava anche dagli attuali comportamenti umani, in tutti i campi.
Una banca va male, ha fatto operazioni rischiose e s’è indebitata? Nessun problema: si scorporano i passivi su una “bad company” e si butta tutto nel dimenticatoio, ossia un posto dove qualcuno dovrà pensarci. In genere, lo Stato.
Le emissioni dei diesel sono fuori dal range previsto? Si fabbrica una bella centralina elettronica che “non veda” le imperfezioni: è storia dei giorni nostri.
C’è il problema dei mutamenti climatici? Nessun problema. Ci si divide fra coloro che imputano i mutamenti alla protervia delle compagnie petrolifere, oppure si parla di fake news, ossia di chi ha interesse a vendere nuove tecnologie. Nessuno approfondisce la tematica: per apparire e far colpo sui “social” basta calcare i termini sul catastrofismo, mentre dall’altra si dirà che sono soltanto invenzioni ad opera di poteri forti che vogliono addomesticare questo o quel mercato al loro volere.
Cercare di capire? Con la propria testa? Non serve: è troppo faticoso e poco redditizio: quel che conta è ottenere appoggi, seguito, oppure demonizzare l’avversario, ridurlo ad un minus habens per la sua vita privata, per le mille pecche che – cercando bene – si trovano nella vita di chiunque.

Anche l’archeologia non è scevra da questa mistificazione. Ciò che non si riesce a spiegare è dovuto ad eventi “casuali”, a “fake news”, ad imbrogli.
Osservate questo geroglifico: che ve ne pare? Ci vedete qualcosa che assomiglia ad un elicottero, una nave (o sommergibile), un oggetto volante? E’ conservato nel tempio di Abydos, XIX dinastia, circa il 1300 a.C.:



Invece gli archeologi spiegano il fatto con ripetute corrosioni dovute allo scorrere del tempo e riscritture, come potrete notare nella loro giustificazione della stranezza:



Ecco, questa è – in sintesi – la spiegazione. E’ pur vero il celebre paradosso della scimmia che scrive al computer: se lasciata picchiare sui tasti per un tempo uguale ad infinito, la scimmia – inesorabilmente – premendo i tasti casualmente, scriverà la Divina Commedia. Già, per un tempo pari ad infinito, non tendente ad infinito, e dunque si tratta di una condizione irrealizzabile.
Così, gli archeologi vorrebbero farci passare che, scrivendo, cancellando e riscrivendo sono saltati fuori l’elicottero, la nave e l’aereo? Tutti nella stessa tavoletta o porzione di muro?
Non sarebbe più onesto affermare “Non sappiamo cosa vollero dirci gli Egizi con quel disegno, od ideogrammi, e per questo tacciamo: non abbiamo spiegazioni da fornire”.

Ma, la Scienza, s’ammanta con la stola della Nuova Religione Mondiale e, per questo, ha preferito la turris eburnea alla verifica precisa dei fatti, allo studio coerente degli eventi, alla sperimentalismo come fonte di prove. Non è solo una questione di denaro: quando sono a congresso, i grandi scienziati ritengo che si sentano come un consesso di semidei, assisi appena un po’ sotto la vetta del monte Olimpo.
Da qui, in seguito, la discesa ai mille “cedimenti” al dio denaro et similia: appunto, ad una vita da semidei, come il rango loro compete.

Ritornando a Biglino, io non so se un certo verbo, scritto in lingua ebraica antica, possa essere più correttamente tradotto come “fare” – ossia creare da qualcosa, come fa un artista – oppure che sia da intendere come “creare” e basta, dal nulla. Non lo so perché non ho i mezzi per capirlo (bisognerebbe essere degli esperti filologi in lingue antiche): però, questa persona che sì, si fa sentire ma sempre con misura, e con un aplomb più torinese che britannico, a mio avviso meriterebbe più fiducia ed ascolto.
Se questo fosse un posto dove la gente viene ascoltata per quel che dice o scrive, e non per schieramenti od amicizie.
In fin dei conti, perdiamo di vista solo una cosuccia da nulla: la Verità.


(a) Di Emad Victor SHENOUDAde:User:Xlance original uploader to .deen:User:Xlance fr:User:Xlance ar:User:Xlance - German Wikipedia (de:Datei:PHAROS2006.jpg), Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7977684