31 agosto 2011





E' troppo bello scrivere con altre persone. D'ora in poi mi troverete solo su:






Arrivederci a bordo!





Carlo Bertani

17 maggio 2011

Facile previsione





Lo sconquasso che porteranno queste elezioni amministrative, è tutto contenuto nelle previsioni di Silvio Berlusconi, ossia che sarebbero state un confronto politico sul Governo e sulla sua persona. E, aveva ragione.
Gli italiani non hanno avuto remore a votare il “comunista” Pisapia ed il “campione delle toghe” De Magistris: paradossalmente, i due grandi nemici del Cavaliere da Arcore.
Domani, qualcuno dirà che in fondo…solo di sindaci si tratta…il governo procede, va avanti con le riforme…sì, sì…facciamo pure finta di crederci, ma la cosa non ci quadra: Berlusconi, aveva ragione.
Perché, questo voto amministrativo cala come una scure nelle stanze romane?

Poiché il crollo c’è stato ovunque ed ha toccato proprio i due partiti della coalizione: il PdL, ma anche la Lega, che è ridotta al ballottaggio a Varese.
Ma, le “gambe” della coalizione sono tre: come dimenticare i “Responsabili”, ossia Scilipoti & soci?
Tre “gambe”, che sostenevano la coalizione, si trovano oggi con una secco 10% in meno nei voti, non nei sondaggi: il risveglio nella realtà. Chi ne farà le spese?

I Responsabili, da domani, non chiederanno più poltrone (se lo faranno, è soltanto per raschiare ancora qualche euro prima del tonfo finale) bensì andranno a caccia del bene più prezioso: la rielezione.
E, qui, le cose si complicano.
Da un lato i Responsabili che chiederanno il “conto” della loro “responsabilità” – in fin dei conti, è gente che ha fatto saltare i ponti alle sue spalle – ma dall’altra ci saranno i PdL “doc” che diranno: e noi, che ci siamo sempre stati?
Di più: gli ex AN, rimasti con Berlusconi, si faranno avanti per chiedere che sia doppiamente valutata la loro fedeltà, ossia l’appartenenza al partito e il non aver ceduto alle “sirene” di Fini.

Ma, ricordiamo, un terzo dei voti s’è volatilizzato, ed un terzo dei parlamentari (più o meno) non troverà più posto a Roma.
Il “terremoto” milanese, inoltre, ha fatto scattare l’allarme al quartier generale di un’altra, importantissima “gamba” della coalizione: ci riferiamo a Formigoni e Lupi, a Comunione e Liberazione, ai gran commis della sanità lombarda e del cemento. Tanti anni trascorsi in beatitudine, approvando tutto quel che si voleva, senza mai incontrare ostacoli da parte del Comune.

La soluzione pare averla in tasca la Lega: procedere speditamente con le “riforme”, per tornare a convincere gli elettori della bontà del progetto originario.
Ora – se l’eventuale perdita di Milano fosse definitiva – ciò significherebbe l’addio ad ogni sogno di secessione: dunque, rimarrebbe la sola via istituzionale.
Ma, per fare le riforme che alla Lega stanno tanto a cuore – e che sono, non giriamoci intorno, più soldi al Nord e meno al Sud – bisogna convincere i “Responsabili” che è bene votarle, proprio per essere rieletti oppure avere qualche posticino nelle amministrazioni periferiche.
Si dà il caso, però, che i Responsabili siano in larga parte meridionali, e che avevano giocato tutto puntando sul cavallo dei posti e della rielezione, ossia considerando l’alleanza di centro destra salda ed immarcescibile.
Invece.

Al contrario, mesi, anni di non-politica, ossia di completa assenza dal panorama politico, hanno convinto molti elettori di destra che, oramai, Silvio Berlusconi è diventato un ronzino: Confindustria aveva, molte volte, avvertito.
S’aggiungano il penoso tormentone dei bunga-bunga e l’infinita disfida con la Magistratura di Berlusconi, l’assoluto immobilismo del contabile Tremonti nel gestire la pura ordinaria amministrazione senza, però, dimenticare di far volare il debito pubblico verso il 120% del PIL: molti italiani si sono stufati.

Oggi, c’è da parte del centro destra un silenzio che assorda: forse, staranno meditando che l’unico modo per uscire dall’impasse è creare una commissione, paritetica fra le tre forze, per il rilancio dell’azione di governo.
Potranno, magari, farne parte Lupi, Calderoli, Sgarbi e Scilipoti. Auguri.


Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.


Questa pubblicazione non può essere considerata alla stregua della pubblicazione a stampa, giacché ha carattere saltuario e si configura, dunque, come un libera espressione, così come riferito dall'art. 21 della Costituzione. Per le immagini eventualmente presenti, si fa riferimento al comma 3 della Legge 22 Maggio 2004 n. 128, trattandosi di citazione o di riproduzione per fini culturali e senza scopo di lucro.

10 maggio 2011

Finalmente in mare





Come ogni vascello armato che si rispetti, l’Olandese Volante era già in mare da alcuni giorni: solo, le rigide consegne del comandante erano state “tutti i fari spenti, nessuna comunicazione radio, motori spenti, solo vela e lontano dalle rotte commerciali”.
Dopo alcuni giorni di dure esercitazioni, finalmente sono stati rimossi i blocchi ai motori (di ricerca) ed il vascello è ora visibile.
Lasciateci dire cos’è stato fino ad oggi l’Olandese Volante: in una parola, un miracolo.

Otto persone, delle quali solo pochissime avevano avuto precedenti esperienze nella comunicazione, hanno iniziato a lavorare circa sei mesi fa: alcuni di loro sono riusciti a conoscersi di persona, mentre per altri la distanza non l’ha, finora, concesso.
E’ stata, per tutti – me compreso – una scuola d’organizzazione, potremmo dire “l’organizzazione della fantasia” perché scrivere, in fin dei conti, è un’arte.
Non so se il “prodotto” è all’altezza delle aspettative, perché questo solo i lettori potranno deciderlo, però noi c’abbiamo messo tutto il nostro impegno affinché l’Olandese Volante fosse curato sin nei minimi particolari (come per ogni vascello in mare, la manutenzione è continua) e non fosse un “blog plus” o un “partitino minus”: siamo riusciti a creare ciò che desideravamo, ossia una rivista on-line.
E, credeteci, è stata per tutti una gran fatica.

Di là dei giudizi che ciascuno di noi potrà fornire, s’impone una riflessione: oggi è una bella giornata, e non solo perché l’Olandese Volante veleggia con eleganza.
E’ bella perché, nonostante gli apocalittici mezzi dell’informazione mainstream, la nostra nave è stata allestita e messa in mare praticamente senza mezzi finanziari, col lavoro di tutti, con la volontà di tutti di creare una nuova “palestra” d’informazione e di cultura.
Una “palestra” che ha cercato d’esser nuova anche nella forma, ad iniziare dall’abolizione delle tradizionali rubriche (Interni, Esteri, ecc) per lasciare al lettore la curiosità di visitare la “nave” seguendo il ritmo del rollio e del beccheggio, trastullandosi dove più gli pare e con la libertà di capire da solo quali sono le ripartizioni per argomento.
A margine, però, ricordiamo che sull’Olandese Volante – come su ogni vascello armato – vige una ferrea disciplina: leggere, al riguardo, le regole per i commenti.
E veniamo a questo blog.

Dopo anni di lavoro su questo blog ci sono affezionato, e non lo getterò in mare come un secchio di rifiuti, però il passo era obbligato: spesso, nel vorticare dei commenti, s’intuiva che c’era oramai un lavoro d’elaborazione collettiva, un “unico agire” nel quale il mio articolo era soltanto il “La” iniziale.
Può darsi che, ogni tanto, mi verrà la voglia di lasciar correre una vena intimista: lo utilizzerò per questo, come mio, personale, specchio al quale osservarmi. Il resto, oramai, è sull’Olandese Volante.
Permettetemi una riflessione: non so quanti “affermati” (ah!ah!ah!) bloggher l’avrebbero fatto, oppure si sarebbero accontentati delle tante “gloriuzze di Lissa” che il tempo ci concede.

Infine – lo so, morite dalla voglia di salire a bordo… – un ringraziamento, non di facciata, non la solita lacrimuccia di circostanza…non s’addice alla nostra nave.
Già sapevamo che i sardi sono “gente tosta”, ma che ne esistessero di “tosti” come Dario Murtas – il nostro webmaster – non eravamo del tutto certi. Oggi, lo siamo.

Benvenuti a bordo: http://www.lolandesevolante.net/

05 maggio 2011

Lato A e lato B




Passata in cavalleria le “rivolta” della Lega contro la missione in Libia, con l’apprezzamento di tutti per il mirabile lavoro di cesello compiuto, parola per parola, al fine di cambiare tutto per non cambiare nulla, la Camera è passata finalmente a cose più serie.
I forzitalioti sono soddisfatti, gli exaennini contenti, i futuristi raggianti, i democristi garruli, i pidieddini sorridenti…e i legaioli?
Possono tornare contenti alle loro malghe, ai loro masi, ai loro rascard e segnare una tacca sull’avito larice delle conquiste di Bossi: ancora una volta, la Lega è partita in quarta per ottenere qualcosa e se ne torna a casa con un nulla di fatto.
Alla prossima, saranno chiamati a votare l’ultima trovata degli avvocati di Berlusconi, la coppia Ghedini/Alfano, per stornare o cancellare un processo: vai Lega! Il popolo dei cornuti è con te! Quelli con le corna di Brenno, ovvio.

Così, adesso, avremo una data certa per la fine della missione in Libia: quella che deciderà Obama, quello che è stato votato dai liberal americani per “voltare pagina” rispetto a Bush, e che se ne va in giro ad ammazzare la gente disarmata con un colpo alla tempia per guadagnare lo 0,qualcosa nei sondaggi.
Dicevamo, prima, che la Camera ha finalmente qualcosa d’importante da dirimere. E’ una cosa seria.

Il Responsabile per la Comunicazione del PdL alla Camera – Giancarlo Mazzuca (Carneade: che era costui? E chi l’aveva mai sentito nominare…) – s’inventa un nuovo trastullo: in pieno stile bunga-bunga denoantri, decide di stilare la classifica dei lati B delle deputate PdL[1].
La cosa ci sembra, tutto sommato, insulsa: come si fa a limitare la cosa al solo PdL? Va beh che nel PD non ci sia gran che, ma vogliamo mettere un lato B come quello della Melchiorre[2]? Eh no, cari estensori della classifica: qui, è come giocare un campionato senza Inter e Milan!
Confidiamo che Berlusconi intervenga subito, per cancellare questa assurda limitazione e per dare ascolto ai richiami del Colle, per un politica che sia di fattiva collaborazione fra la maggioranza e l’opposizione!
Invece, di concordia ce n’è poca e, per la Lega, son sempre dolori.

Aveva chiesto che i padani non fossero chiamati a pagare le spese per la missione in Libia…e invece, che sfiga…Berlusconi annuncia che Tremonti dovrà rimettere, ancora una volta, i conti a posto[3].
Per quali motivi servono altri soldi?
Per pagare i precari e finanziare le missioni all’estero.
Quanto?
7-8 miliardi: alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe qualcuno!

Dunque…se ben ricordiamo, la distruzione della scuola italiana chiamata “riforma Gelmini” è cominciata, con il D.M n. 122, nel 2008, perché Berlusconi aveva promesso di togliere l’ICI ai ricchi e servivano soldi. Quanto? 7-8 miliardi: ah, ma allora è un’abitudine!

Mentre la Camera si trastulla con i lati B, Tremonti opera sul lato A – quello serio, dell’economia – che corrisponde al lato B di gran parte degli italiani, maschi e femmine, alti e bassi, giovani e vecchi, polentoni o terroni.
L’unica cosa che ci sentiamo d’aggiungere è una censura per le signore deputate: lasciateli fare! Non frapponete ostacoli alla classifica del buon Mazzucca, perché questi spiriti giocherelloni vanno rispettati…in fondo, che male fanno?

Meglio una classifica dei vostri lati B, piuttosto che si dedichino a metterlo nello stoppino nei nostri!


Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

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02 maggio 2011

La Lega nel guado










Il “Pianeta Occidente” festeggia la (da verificare) morte di Bin Laden: dico “da verificare”, perché quella barba così nera ha insospettito anche me, poco avvezzo a complotti e complottismi.
Mi limito ad osservare che ci sono parecchi punti controversi in questa storia: per prima cosa, nessuno nomina il vero ideologo di Al-Qaeda, ossia il sessantenne medico egiziano Ayman Al-Zawahiri, che da molto tempo è la “mente” dell’organizzazione.
Per seconda, c’è da capire chi sono i referenti dei cosiddetti “insorti” di Bengasi: c’entra Al-Quaeda? E’ vero che vorrebbero instaurare un califfato islamico in Cirenaica? Se così è, quali appoggi hanno da parte delle monarchie wahabite del Golfo? Se così non è, ci sono soltanto Francia e Gran Bretagna dietro?
Come si potrà notare, i dubbi sono tanti perché – se dietro ai “ribelli” di Bengasi ci sono soltanto Paesi europei (come sostiene Gheddafi) – siamo in presenza del solito copione di stampo iracheno: scambiamo i curdi del nord Iraq con gli “insorti” di Bengasi, Saddam con Gheddafi, il petrolio al denominatore e la frazione è quasi la stessa.

Nell’attesa d’avere maggiori informazioni, d’ascoltare più “campane” sull’argomento, resta il dissidio interno al governo italiano sulla Libia. Dissidio apparente? Di sostanza?
Non ci sentiamo di definirlo solo apparente, uno dei tanti giochi delle tre carte di questo governo, ma la sostanza – se c’è – è soltanto di tipo elettorale: in definitiva, la Lega non vuole andare alle elezioni con una guerra (e la questione dei migranti) alle porte.
Nemmeno Berlusconi desiderava l’avventura libica (1911-2011: il Centenario!), però c’è stato costretto: da chi?

Beh, un uomo come Berlusconi, assomma alla classica sudditanza italiana verso gli USA il “bonus” d’essere ricattabile per mille e mille motivi: si va dai suoi scheletri nell’armadio come uomo politico alle tante, possibili rogatorie che possono giungere dall’estero riguardo le sue attività editoriali e di costruttore.
In altro modo, un simile voltafaccia nel volgere di così poco tempo – solo pochi mesi dopo il famoso “baciamano”! – non si spiega: oggi, addirittura, siamo noi a bombardare la Libia!
La Lega si trova, suo malgrado, nella stessa posizione dei vari partitini comunisti del governo D’Alema del 1999, ossia con un Kosovo ingombrante da far digerire agli elettori: essere un partito “di lotta e di governo”, talvolta, non è così pagante.
Chiede, allora, una risoluzione che impegnerà il governo su sei punti:

1 – Fine delle operazioni militari;
2 – Nessun intervento di terra;
3 – Fissare una data precisa per la fine delle operazioni;
4 – Non far pagare agli italiani i costi della guerra;
5 – Trovare una soluzione per la bocciatura del reato (carcere) di “clandestinità” sollevato dall’UE;
6 – Fare in modo che i migranti siano accolti dagli altri Paesi Europei.

Questo è il testo, tradotto dal “politichese”, della mozione che presenterà la Lega in Parlamento, visibile in nota[1].
Ma, proprio nel politichese, c’è la soluzione.

Nel “politichese”, esistono una serie d’avverbi e di locuzioni che rendono possibile tutto ed il contrario di tutto: vediamo i punti ad uno ad uno:

1 – Fine delle operazioni militari;

Nulla vieta che il governo proponga, sua sponte, la fine delle operazioni militari. Politichese: “verificate le condizioni”. Fatto: le condizioni si verificheranno alle calende greche.

2 – Nessun intervento di terra;

Anche qui, il governo può far suo l’emendamento. Politichese: “in un quadro di stabilità”. Poi, in Libia qualcuno rapisce degli italiani, oppure un petardo libico – nessuno sa bene come – scoppia a Vattelapesca, ridente borgo appenninico. Venuto meno il “quadro di stabilità”, armiamoci e partite.

3 – Fissare una data precisa per la fine delle operazioni;

Vedi sopra: la data viene fissata, salvo “accordi, da rispettare nell’ambito dell’art. 11 della Costituzione, con i partner internazionali”. Anche qui, calende greche.

4 – Non far pagare agli italiani i costi della guerra;

Beh, qui è facile. Il governo s’impegna a non caricare, con apposite misure definite nel bilancio, i costi delle missioni. Poi, fa confluire nella contabilità generale i costi – magari ampliando il budget per la Difesa alla voce “materiali” od altro – e, infine, Tremonti stampa certificati del debito pubblico oppure s’inventa la tassa sugli scarichi dei lavandini. Cosa c’entrano i lavandini con la Libia? Niente.

5 – Trovare una soluzione per la bocciatura del reato (carcere) di “clandestinità” sollevato dall’UE;

L’UE chiede che il reato di clandestinità non conduca al carcere. Bene: i centri di raccolta non sono strutture carcerarie, e poi…questa è una fase d’emergenza…li terremo lì qualche giorno, qualche mese, qualche anno…l’importante è non farlo sapere troppo in giro.

6 – Fare in modo che i migranti siano accolti dagli altri Paesi Europei.

Qui, ci sarà senz’altro il preciso impegno, da parte di Berlusconi, di far pesare tutto il suo “prestigio” internazionale per ottenere che “quote” di migranti siano trasferiti in altri Paesi. Siccome la Lega non può non credere alle parole – accorate! – pronunciate solennemente dal suo alleato in Parlamento, dovrà prenderle per buone.


In buona sostanza, si ripete il “copione” del Kosovo, quando il Parlamento si riunì per deliberare e le 19 aviazioni dei Paesi “alleati” già bombardavano da giorni, la contraerea italiana era già schierata e le basi di Aviano e di Gioia del Colle erano già in guerra.
In definitiva, gli elettori della Lega contrari alla guerra (perdite di commesse delle piccole-medie imprese padane, che ricevono quelle commesse dalle grandi imprese come sub-contraenti) ed ai flussi migratori, saranno, in modo furbesco, fregati come dei gonzi.
Continueranno la guerra perché ci sarà una “emergenza” dietro l’altra, e i migranti li nasconderanno nei vari CPT, militarizzando le aree.
Le elezioni non saranno proprio un successo? Colpa della sinistra e del suo diffondere l’inutile allarmismo. Perderanno qualche comune importante? Colpa dei candidati litigiosi e del tradimento di Fini. Il governo va avanti. E la guerra pure.

Speriamo solo che non sia approvata una sorta di “risoluzione 1973-bis” per risolvere il problema di Fukushima.
Copiando il testo dalla 1973 per la Libia, potrebbero approvare la soluzione del problema giapponese “con qualsiasi mezzo”. Dopo, una solerte “missione” internazionale di “volonterosi”, potrebbe sentenziare che la miglior soluzione per Fukushima – invece d’inquinare per decenni o secoli il Pacifico – sarebbe quella d’innescare sei reazioni nucleari a catena per i sei reattori. Insomma, un bel botto e tutto è risolto.
Il Giappone diventerebbe il Paese più radioattivo del Pianeta? Un record! E poi, i giapponesi ci sono già passati: sono abituati, e il Giappone non ha diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza.
In fin dei conti – sussurrerebbero fra di loro i solerti giuristi del Palazzo di Vetro – dal punto di vista giuridico non fa una grinza: “con ogni mezzo”, come per la Libia!


Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

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[1] Vedi: http://www.repubblica.it/politica/2011/04/29/news/mozione_lega-15552034/

28 aprile 2011

Buffoni






Siamo fra quelli che non credono in chissà quale “botto” della maggioranza sulla Libia: perché?
Poiché il copione non prevede i canoni della tragedia e nemmeno quelli della commedia: pura e semplice farsa, come sempre.
Eppure, qualche ragione i giornali della Lega & associati ce l’hanno: non s’è mai visto un governo compiere un simile, clamoroso autogol alla propria politica, nazionale ed estera.

Il Ministro degli Esteri Frattini, flebile, sussurra che non sarebbe opportuno, no, non si dovrebbe…i nostri aerei non dovrebbero bombardare la Libia, poiché siamo stati potenza coloniale occupante, in quel Paese, per quasi mezzo secolo. Ed abbiamo lasciato, fra le sabbie e gli uadi, un milione di morti impiccati, fucilati, cannoneggiati, bombardati, squarciati.
E’ la nostra cattiva coscienza storica che risuona, afona, come le vicende mai chiarite sulla Somalia, sull’Etiopia e sulla Jugoslavia: se solo avessimo un minimo di coscienza per quel che compimmo lontano dallo Stivale, staremmo zitti e mosca.

Eppure, alla ricorrenza del 25 Aprile, qualcuno torna a tirare fuori la questione delle foibe: pochi sanno chi fu Giuseppe Cobolli Gigli[1], in arte “Giulio Italico”.
Nel Settembre del 1927, sulla rivista fascista Gerarchia, scriveva, a proposito dell’abitato di Pisino (Pazin) che sorge al centro dell’Istria:

Il paese sorge sul bordo di una voragine che la musa istriana ha chiamato Foiba, degno posto di sepoltura per chi, nella provincia, minaccia con audaci pretese le caratteristiche nazionali dell'Istria.

Lo scriveva nel 1927, poiché – all’epoca – la pulizia etnica italiana era già avvenuta: poi, alla fine del conflitto, ci fu la vendetta slava.
Giusto ricordare tutte le vittime, ma non appropriarsi di un fenomeno tragico ed appuntarlo al palmares delle proprie “ragioni” e degli altrui “torti”.
Ma si sa: questa è l’Italia buffona, quella che di Storia (e, soprattutto, di storiografia) non sa nulla e s’appende alle labbra dei vari “Grande Fratello”.

Allo stesso modo, ci stiamo un poco stufando delle atmosfere di “comprensione” e “dialogo”, che hanno coinvolto anche personaggi sedicenti di “sinistra”, riguardo il 25 Aprile.
Siamo fra quelli che sempre hanno sostenuto la necessità di giungere ad un quadro storico condiviso, senza nemmeno discutere la pietà per tutte le vittime, qualsiasi divisa indossassero.
Quello che non intendiamo discutere è che quella guerra civile fu combattuta fra parti che avevano identico valore sul piano storico: gli ideali possono anche essere discussi, gli atti no.
Ora, non è il caso di ricordare che l’effimera Repubblica di Salò fu soltanto una creazione tedesca in territorio italiano: Mussolini non riuscì neppure a salvare il proprio genero dalla vendetta nazista.
Perché siamo stanchi?

Poiché notiamo – quei manifesti con scritto “25 Aprile: Buona Pasquetta!” – l’irrisione d’antica marca fascista per gli ideali altrui, per le vicende altrui, per i dolori altrui. Proprio da parte di chi chiede rispetto per i propri.
Se la Destra italiana desidera continuare su questa strada, s’accomodi pure: saremo costretti a tornare al uno sterile – ma coriaceo e fermo – antifascismo.
Sarà l’ennesima occasione perduta per giungere ad una storiografia condivisa, sarà l’ennesimo fallimento.

Già che parliamo di fallimenti, torniamo alla Libia.
Cos’ha in mente il Governo? Non lo sanno neppure loro.
Frattini non vuole bombardare e bombarda, Maroni non vuole i migranti e li accoglie, Berlusconi invitava Gheddafi a Roma ad ogni piè sospinto ed oggi lo tradisce. Che bel quadretto.
E gli interessi italiani?

L’avventura libica cambierà sostanzialmente il quadro del Mediterraneo, poiché il principale partner internazionale della Libia (scambio energia/tecnologia) eravamo noi. Domani, con le brutte arie che tirano sul nucleare, immaginiamo un po’ chi è zeppo di centrali e dovrà trovare delle soluzioni.
Fa quasi sorridere che messer Bruni si stizzisca per dover ricevere qualche migliaio di migranti: al bieco “scambio” della politica energetica, dovrebbe accoglierne milioni.
L’Italia aveva la possibilità di starne fuori, come fece la Grecia per il Kosovo, ma non l’ha fatto: ha ceduto, senza il minimo ripensamento, le basi (il “pezzo” più ambito) alla coalizione dei bombardieri. Qui, bisogna ricordare che l’opposizione è ancor più “bombardiera” della maggioranza.
Che ne sarà della nostra politica energetica? Che ne sarà dei libici?

La nostra politica energetica consiste nel concedere a compagnie estere i nostri (magri) giacimenti petroliferi: fra poche settimane, s’inizierà a trivellare al largo di Pantelleria[2].
Fanno quasi sorridere le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, “che prometteva di difendere a spada tratta il Canale di Sicilia, costi quel che costi”.
Mettiamo la bella Stefania, e la sua difesa delle coste, insieme alla “difesa” dagli immigrati di Maroni, al “sussurro” di Frattini contro i bombardamenti, alla “solida amicizia” – strombazzata appena pochi mesi fa – di Berlusconi con Gheddafi.
Già che siamo in vena di farsa, vedremmo bene l’amazzone Prestigiacomo al comando della 206° divisione costiera[3], la notte del 10 Luglio 1943, sulla spiaggia di Licata.

La cosa che più ci scompagina i cosiddetti, però, è sapere che l’Italia – a differenza di tutti gli altri Stati del Pianeta – s’accontenta di un misero 4% come royalty per le estrazioni petrolifere. Vale a dire, il 4% a noi ed il 96% alle compagnie: nell’Iran di Mossadeq, la rivolta scoppiò perché la BP si teneva il 94% e lasciava allo Stato solo il 6%. Noi, ancora peggio dell’Iran dello Scià.
Perché?

Non c’è una risposta plausibile. A meno che.
A meno che non lasciamo scorrere l’immaginazione, correlandola al ben conosciuto “cui prodest”.

E’ assai strano che l’Italia – soprattutto un affamatissimo Tremonti – lasci correre sulla possibilità di lucrare sulle estrazioni petrolifere: sono dei boiardi di Stato, ma non sono fessi. Soprattutto se l’interesse toccato è il loro. E allora?

Visto che le altre nazioni richiedono una royalty che varia, in una “forbice” fra il 50 ed il 90%, è assai strano che l’Italia s’accontenti del misero 4%. Però.

Quel 4% finisce nel bilancio dello Stato – quello palese, quello di Tremonti – ma, la cosa, potrebbe non finire lì.
Una compagnia straniera potrebbe essere allettata dalla favorevole occasione, però, però…mettiamo che, ad un certo punto…manchi una qualsiasi certificazione ambientale, oppure qualcosa relativo alla sicurezza o, ancora, si scopra che non è stato presentato un certo prospetto geologico, un approfondimento sulla mensa dei dipendenti, la certificazione dei natanti adibiti al trasporto del personale…l’italica fantasia non ha limiti…

In quel caso, cosa succederebbe?

Beh…nella prospettiva di dover rinviare alle calende greche l’attività d’estrazione…magari la compagnia potrebbe inviare rapidamente a Roma un suo fiduciario, munito di “convincenti” promesse, che le cose andrebbero a posto rapidamente, se…se ci fosse la “collaborazione” fra la compagnia e le autorità competenti, ovviamente ricompensate per l’aggravio di “lavoro”.

A cose fatte, probabilmente, la concessione non costerebbe più il 4%, bensì il 24% od il 34%...ma sempre meno del 50-90% degli altri!

Ovvio che, la differenza, plusvalore, cagnotta…o come la vogliamo chiamare…non finirebbe più nel bilancio ufficiale dello Stato, ma si perderebbe nei mille “rivoli” delle mille “amministrazioni”.

No, ci siamo sbagliati, questa è solo una ricostruzione di fantasia: per dirla con Shakespeare, è soltanto un “Sogno di mezza Primavera”.
La pura realtà è che noi italiani siamo un popolo generoso, che mai ha torto un capello a qualcuno fuori dei propri confini, che accoglie generosamente tutti i migranti, che soccorre amorevolmente anche le compagnie petrolifere nelle loro fatiche. Che bravi che siamo.


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23 aprile 2011

Negozi aperti?




Sono d’accordo per una revisione dei calendari delle festività: era ora che qualcuno ci pensasse!
Perché mai, nell’assolata Primavera del Primo Maggio, dovremmo rimanere senza pane fresco, senza la possibilità d’acquistare una t-shirt, un gadget, una cartolina ricordo?
Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, bene ha fatto a porre sotto la lente d’ingrandimento la questione: altrettanto bene, ha fatto il segretario della CISL, Bonanni, ad affermare che sono questioni risolvibili con una trattativa sul territorio, fra esercenti, amministratori e sindacati.

Perché – e qui mi scappa proprio fuori dai denti – non ne potevo più di non trovare aperto un negozio nel giorno di Ferragosto, Festa dell’Assunta, né in quello dell’8 Dicembre, l’Immacolata Concezione e nemmeno nel giorno di Natale, quando se hai ritardato un po’ a comprare i regali non trovi più nulla.
Insomma, anche quel 2 Giugno…che sarà mai una Festa della Repubblica?

I lavoratori hanno un solo giorno nel quale festeggiano la condizione di chi, lavorando, mantiene aperta la baracca tutti i giorni dell’anno ma, se Matteo Renzi ha deciso che si festeggia lavorando, non vediamo perché non si possa pregare lavorando, in tutte le festività religiose.

Non era…ora et labora?


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