18 agosto 2019

Salvini, non è di sua competenza?


Un escursionista francese cade: sta compiendo un’escursione dalle parti del Salento, telefona al 118 (o 112, 115, o chi cavolo è che deve soccorrere la gente in difficoltà) perché è caduto e teme d’aver entrambe le gambe spezzate e si sente rispondere che “non è possibile localizzarlo”. Ovviamente, la ligia operatrice, non manca di chiedere nome e cognome, nazionalità (il ragazzo vive in Italia da due anni, e parla un buon italiano) e poi gli raccomanda di tenere acceso il cellulare, cosicché si riesca a localizzarlo. Ma qualcosa non funziona.

Sono le 9.30 del mattino del 9 Agosto: l’escursionista si lamenta, parla a fatica, ma riesce, comunque, a mantenere acceso il telefono fino alle 19, quando si spegne, probabilmente per la batteria oramai scarica. Non sappiamo di più – ossia se il ragazzo svenne, se avesse avuto una batteria di scorta, non sappiamo nemmeno se è ancora vivo! – perché, a distanza di nove giorni, nove giorni! – ancora non sanno dov’è!

Scansiamo subito le facili soluzioni: quando sul cellulare ci compare “com’era il supermercato xy?” non significa che ci hanno localizzato via satellite, vuol dire semplicemente che il supermercato xy ci ha rilevato con un suo sensore all’interno, che ha poi provveduto ad inviare il messaggio, in barba a tutta la normativa (carente) sulla privacy delle persone.

La faccenda di rilevare una persona dispersa, se però ha un cellulare acceso, non è poi di così difficile soluzione: non serve mandare gli elicotteri a zonzo per le montagne se non lo si è rilevato! Come si fa a rilevarlo?

Sono già in vendita piccoli dirigibili – lunghi una quindicina di metri, completamente automatici e controllati da terra –  che costano circa 20.000 euro: al loro interno (non portando persone) si possono installare decine di chili di materiale elettronico: proprio quello che serve per rilevare le chiamate dei cellulari che – fra parentesi – sono potenti e disturbavano (e parecchio!) il sistema di combattimento dell’F-22.

Una manciata di questi mezzi, a 10.000 piedi di quota, potrebbero avere sotto controllo tutta la Nazione, mari compresi, visto che – mentre si bloccano le navi maggiori con 150 persone a bordo per poi imbastire manfrine infinite – i gommoni con 20-80 persone continuano ad arrivare, ovunque. Uno, addirittura, è sbarcato a Taranto, proprio nei pressi della principale base della nostra Marina!

Ora, non vorrei fargliela lunga: bensì vorrei che lei si mettesse, per un attimo, nei panni dell’escursionista francese: ferito gravemente, probabilmente caduto in un crepaccio o in un burrone, che è riuscito a telefonare ma non a dare indicazioni precise: però, ha mantenuto per ben 10 ore il telefono acceso!
Dov’eravate in quelle 10 ore? Cosa facevate? Guardi che non abbiamo dimenticato Rigopiano, con la centralinista che quasi sfotteva…ma no…che valanga…non abbiamo notizie…e non mi dica che, all’epoca, governava il PD, perché il 9 Agosto 2019 governava lei: non sul mare – dove non ha competenze – ma sulla superficie solida della Nazione, dove le competenze, proprio lei, è tenuto ad averle!

Lei, il 9 Agosto, era proprio lì vicino, su qualche spiaggia italiana a farsi fotografare con tutte le bellezze al bagno, ed a sproloquiare sui “Sì” e sui “No”, sui “pieni poteri” e sulla caduta di un governo inefficiente (del quale continua a far parte!), a centellinare se il migrante è minorenne o maggiorenne, a fare proclami su nuove elezioni che avrebbero ridato all’Italia quel “potere” su chissà che cosa, chissà dove, chissà come. Un potere che veleggiava solo nella sua mente: ma, quel potere – reale – sui soccorsi doveva esercitarlo lei! Perché non l’ha fatto? Perché la centralinista del cento qualcosa risponde “non siamo in grado di localizzarla”?

Lo sa, vero, che il servizio di soccorso notturno tramite elicotteri non funziona? Una decina di anni fa, i piloti di elicotteri italiani con la qualifica al volo strumentale, sa quanti erano? Quattro!
Gli svizzeri sono stufi di venire a soccorrere alpinisti in difficoltà sui versanti italiani delle Alpi! Ci dicono: “Ma se compriamo da voi gli elicotteri Agusta-Westland, perché non provvedete da soli?”

Perché è tutto un gran casino: un anno fa circa, i Carabinieri – risparmiare! – spostarono l’unico elicottero presente nella Liguria occidentale, di base all’aeroporto di Albenga – si, proprio l’aeroporto dove il ministro Scajola si faceva venire a prendere in DC9 – e l’hanno trasferito presso Torino. Non so oggi come siano le cose, però ad essere trasferiti furono piloti e motoristi, mentre il resto (furieri, sentinelle, addetti alle comunicazioni, ecc, una trentina di persone) rimasero lì. Alla faccia dei “risparmi”.

Io non so chi abbia la famosa “chiave” per intercettare le chiamate dei cellulari ovunque siano: se ce l’ha la Polizia, i Carabinieri, la Finanza, l’AMI…e non m’interessa, ma un sistema di ricerca e salvataggio – in un Paese turistico, ad Agosto! – deve essere in grado d’intervenire, in pochi minuti e con mezzi automatici, per fornire all’elicottero le coordinate per il soccorso.

Mi spiace dirglielo, ministro (?) Salvini, ma lei ha sbagliato, e sbagliato con la vita delle persone, perché in questo dannato Paese i segnali, e pesanti, erano già arrivati: Rigopiano (29 morti), poi le gole del Pollino lo scorso anno (10 morti), adesso il ragazzo francese. Spero che nessuno abbia l’orrido coraggio d’affermare che i morti sono “statisticamente diminuiti”, perché se a cadere nel burrone fosse stata una cordata, saremmo alle solite.

E alle solite ci siamo quando, invece di pensare alle proprie competenze, un ministro della Repubblica si mette a dissertare su questioni che non conosce (gli equilibri istituzionali) e ad intrufolarsi in materie nelle quali non ha competenze (il soccorso in mare).

Se preferisce, la vicenda di Bibbiano è il fallimento di un gruppo criminale d’appartenenti al PD mentre questa, paradossalmente, è tutta sua, che governa su Polizia, Vigili del Fuoco e vari corpi destinati alla protezione civile. Lei, dov’era, mentre il ragazzo agonizzava (ed agonizza, probabilmente) solo come un cane?

10 agosto 2019

L’uomo nero


Si fa presto a credere/incolpare Salvini di ciò che sta accadendo: in realtà, Salvini – come sempre – recita il suo copione come dai tempi nei quali scaldava la sedia al Parlamento Europeo – fu uno dei maggiori assenteisti – e poi piombava a Milano, dove imbastiva roboanti interviste dove se la prendeva con i “negher”, gli albanesi, i marocchini, e via discorrendo.
Non varrebbe nemmeno la pena di scaldarsi così tanto per una persona del genere: non ha mai fatto una mazza, non capisce una cippa di questioni economico/politiche e se la cava piuttosto male anche nel confronto politico.

Difatti, sa fare solo comizi: è il comiziante perpetuo, l’infaticabile arringatore, proprio come lo è Renzi, come lo fu Mussolini, e come lo fu Berlusconi, per altro avvantaggiato dall’entrare – come e quando voleva – nelle case degli italiani per rincitrullirli.
Quest’uomo, che chiede i “pieni poteri” (!) – manco fossimo in guerra, e non sa nemmeno cos’era la figura del dictator latino! – fa più pena che risentimento. Crede d’andare al governo, di fare e disfare a suo piacimento, d’obbligare l’UE ad un deficit del 3,5% non per fare innovazione, ma semplicemente per non far pagare le tasse ai suoi compagni di merende.

Perché se vuoi capire Salvini, devi un momento allontanarti dalla sua figura e mettere sotto la lente d’ingrandimento i suoi compagni di merende, sui quali – al posto della Flat Tax o della TAV – stava per abbattersi la “madre” di tutte le riforme, ossia la riforma Bonafede sulla Giustizia, che fermava la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Insomma, o c’è un’archiviazione od un’assoluzione, oppure vai avanti senza più l’ombrello protettivo e, se c’è da andare in galera, ci vai.
Difatti, con i 5S al governo, abbiamo tutti visto Formigoni entrare in carcere – grazie alla Spazzacorrotti – ma uscire dopo pochi mesi perché la norma era di difficile applicazione retroattiva. In altre parole, il passato è passato, ed il diritto ha un cardine che deve essere rispettato: nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali, che grosso modo vuol dire che i reati si possono giudicare solo sulla base di una legge pre-esistente.

La riforma Bonafede, invece, fermava la prescrizione subito dopo un giudizio di condanna di primo grado: questo è l’aggravio, pesante, per tutti i corruttori ed i corrotti di professione, che in Italia sono la maggior parte degli im-prenditori. Benetton docet.
Non mi soffermo neppure un attimo sulle nuove “promesse” di Salvini, perché la sua macchina propagandistica è ritmata proprio da questo processo: sfornare ogni giorno che passa nuove illusioni – per occupare la mente degli adepti costantemente e, contemporaneamente, cancellare le promesse mancate. Non doveva rispedire in Africa 500.000 persone? E chi se ne ricorda più…

Torniamo, allora, alla genesi di questo governo e studiamo bene le mosse di un partito di minoranza che deve coalizzarsi con quello di maggioranza relativa: l’obiettivo è, semplicemente, scardinare l’azione di governo per far apparire gli altri incapaci e, grazie alla formidabile macchina di propaganda studiata, invertire i flussi.
La Lega  e questo lo ha detto subito chiaramente – non abiurava la sua partecipazione all’alleanza di centro destra, e qui – ai 5Stelle – qualche sospetto doveva già scattare, ma non scattò: si fidarono ingenuamente di Salvini, pensarono che volesse far sinceramente parte del “governo del cambiamento”, ed oggi è tardi per recriminare, però non è affatto tardi per combattere chi ha tradito. Conte lo ha dimostrato alla grande: Salvini continui pure la sua campagna elettorale sulle spiagge, quando rientrerà nei palazzi del potere troverà pane per i suoi denti.

E veniamo all’uomo nero.
Alla formazione del governo, Giorgetti andò ad occupare una posizione chiave: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Era giusto: al partito di maggioranza relativa il presidente, all’altro partito il ruolo di “assistenza”. Bisogna sapere, però, che fra Conte e Giorgetti non c’è mai stata collaborazione: tuttavia, Giorgetti era a conoscenza di tutte le mosse di Conte che, ovviamente, “passava” in anticipo alla macchina propagandistica.
Giorgetti, dall’inizio del governo di coalizione, da un lato informava gli spin doctor dell’informazione, dall’altra si teneva in contatto con Berlusconi che, oggi, rialza la testa e torna a porre condizioni a Salvini.

La sera precedente lo scontro in Parlamento sulla TAV, Salvini, con Giorgetti, era ad Arcore, dove si è incontrato con Berlusconi e Tajani: avranno parlato di TAV? Senz’altro, perché interessava a tutti i cementieri amici del Cavaliere, ma il punto essenziale era un altro: la riforma Bonafede, la fine dei tanti trastulli tangentizi, sempre protetti dalla “coperta lunga” della prescrizione: in queste faccende, il ministro Bongiorno è maestro, da sempre, senza scomodare gli avvocati del Cavaliere.
La riforma, se ben ricordate, fu subito richiesta dai 5Stelle, ma Salvini si oppose richiedendo una “rivisitazione complessiva del processo penale”, che Bonafede accettò di buon grado, giungendo ad una riforma che tiene conto di vari fattori – come la durata dei processi, che si accorcia, alla responsabilità dei magistrati, ecc –  insomma, è una buona riforma, che non si vede il motivo di non dover approvare.

Già: ma che fine faranno i Benetton, ad esempio, oppure i Siri e gli Arata, se si dovesse dimostrare che erano in combutta con Nicastro, grande “elemosiniere” del boss Messina Denaro?
La riforma Bonafede tranciava un principio che è vecchio quanto lo Stato Italiano: la Giustizia deve essere severissima con i cafoni, ma non deve toccare i padroni del vapore. Non perdo tempo a segnalare la lunga lista: l’ultimo a godere della prescrizione è stato Umberto Bossi, per la questione dei 49 milioni spariti.
Allora, bisogna far presto: non si può più aspettare: Matteo, ma non vedi che i sondaggi ti acclamano nuovo dux della Nazione?

Su questo, ho dei dubbi.
Anzitutto, che il governo cada non significa che il Parlamento verrà sciolto: di questo meccanismo il padrone assoluto, piaccia o non piaccia, è Mattarella il quale, per adesso, se n’è andato in vacanza in Sardegna. Quando tornerà? Non ha fornito date.
La freddezza di Mattarella – che prima di partire ha incontrato Conte – non stupisce ed è stato senz’altro molto infastidito dalle boutade di Salvini: voler aprire una crisi Ferragosto, non sta in piedi. Le ultime elezioni ad Ottobre furono quelle del 1919: non mi sembra che i bolscevichi occupino le fabbriche in armi…che fretta c’era?
La TAV poteva passare, le Autostrade pure…ma la riforma Bonafede no, perché da quel giorno in poi sarebbero finiti i giochetti lucrosi, le commesse gustose, gli appalti all’acqua di rose.

Il M5S ha commesso molti errori, su questo non c’è dubbio:
1) Ha creduto a Salvini, senza precauzioni, mostrando quanto sono allocchi;
2) Non si è premurato di costruire una propria rete giornalistico-televisiva, quando ne aveva tutti i mezzi;
3) Ha emarginato il suo uomo di punta nel dibattito: Alessandro Di Battista;
4) Non ha mai fatto valere il vecchio manuale Cencelli, ossia che aveva (ed ha) il doppio dei parlamentari della Lega;
5) Non ha saputo creare un’organizzazione interna, diversificata, polivalente;insomma: un partito vero;
6) Non ha mai chiarito i suoi rapporti con la Casaleggio & Associati.

Non per questo, però, il M5S è finito, tutt’altro. E’ l’unico partito italiano a non aver avuto nessun condannato per reati di corruzione e, inoltre, non prende un soldo di finanziamento pubblico, ossia li devolve (essendo obbligato ad incassarli) verso la società civile. Mai stato un problema, un ammanco.
Poi, vorremmo ricordare che Renzi prese, alle elezioni, più del 40% - e dunque ben oltre Salvini – eppure in pochi anni è crollato ed oggi, a parte le furberie che mette in atto, non conta più niente.
E credetemi: Renzi, come persona – per abilità dialettica, comportamento, furbizia ed altre doti – ne fa due di Salvini.

Salvini parla alla “pancia” dei suoi elettori ed ha trascinato, appunto, quella parte del M5S che non ragionava con la testa, bensì con la pancia: attenzione, però, perché basta un po’ di dissenteria od una colica, e la pancia ti dimentica, con una scorreggia vai in fumo, attento Matteo.
Sta commettendo già i primi errori: ieri, a Peschici, è andato a dire che è meglio investire in imprese che creino reddito – si vede che Salvini, per quanto riguarda la questione meridionale, ne sa più di Salvemini – e, inoltre, ha concluso: “piuttosto che i soldi del reddito di cittadinanza”. Un fenomeno, veramente, che ha compreso l’elettorato meridionale.

E poi, questa richiesta di “pieni poteri” e di “elezioni subito”…non ha pensato quanto può aver irritato il Presidente della Repubblica? A tutti gli osservatori internazionali risponde con un “me ne frego”: c’era già uno che rispondeva così, ma non è finito tanto bene.
Oggi, la Lega è in grado di vincere le elezioni: oggi, 10 Agosto, San Lorenzo. Fra due o tre mesi?
Anzitutto, non è assolutamente detto che il governo cada: non voglio entrare nel merito delle mille dietrologie di questi giorni ma, se il M5S volesse (ma non lo vorrà) accettare l’aiuto di chicchessia, non farebbe niente di eticamente scorretto, essendo stato tradito sul campo da un alleato che è sempre rimasto legato al suo padrone, Berlusconi. E, Dudù, continua a scodinzolare senza rendersi conto che lui, proprio Matteo Salvini, non governerà mai l’Italia.

Se il governo dovesse cadere, Mattarella non acconsentirà mai che il Ministro dell’Interno – soprattutto questo ministro dell’interno – sia colui che gestisce la macchina elettorale essendo, lui stesso, il candidato premier! Ma qualcuno, sa ancora ragionare sugli equilibri costituzionali?!?
Sarà un altro a governare, probabilmente Mario Draghi, e allora Salvini si renderà conto d’aver congegnato tutta la faccenda per metter nelle mani dell’UE, ancora una volta, il potere. E tutto questo, badate bene, è perfettamente logico nella sequenza programmata dei banchieri europei, perché Salvini – anche se un po’ sbruffone, è uno del “giro”, mica sconosciuto come quel, quel…Vanvitelli, no, Toncinelli…mah… – è sempre stato accettato: sono 26 anni che è in politica, non ha mai fatto altro!

Ovviamente, dopo un’appassionata campagna elettorale fra lui, Grillo, Conte, Di Battista e un “ripescato” Renzi (che non sa ancora cosa farà, ma è furbo come una volpe e belloccio: una parte gliela troveranno) il risultato non sarà quello che si aspettava: ancora una volta, sarà Mattarella l’ago della bilancia e, con una Finanziaria da spedire in Europa ed un aumento dell’IVA da evitare, si metterà nelle mani di sir Mario Draghi, an Italian politician. E, questa volta, una maggioranza si dovrà trovare, e si troverà.
Subito, il ragazzotto, si metterà ad urlacciare contro l’Europa Ladrona, ma sarà Inverno, le spiagge saranno deserte, le Tv stufe del solito pistolotto sui migranti e sulle tasse: lo sostituiranno con qualcun altro, oppure manderanno in onda una super grandiosa tele-novela dal titolo “Italiani, prima di tutto!” con Mark Harrison, Isabel Incontreras, Gérard Malvenu, Tamas Malinkovic e la partecipazione straordinaria di Albano Carrisi, nella parte del Barone Nero.

Peccato, tanti sogni e speranze di poter vivere in un Paese normale – senza più ponti che crollano e ferrovie inutili da costruire, gente che deve andare in galera e schizza fuori dal “gabbio” dieci minuti prima della sentenza…finite con una telenovela inguardabile…anche Albano, oramai stonato…non potevano metterci che so…Baglioni? Mah, che Paese…

04 agosto 2019

Agosto italiano


Strano mese quello delle calure agostane, già bilanciate dai primi rovesci di pioggia, dai primi avventi d’Autunno, ma lasciati ancora oltre la porta d’ingresso, in silente attesa. Pare una forma di sospensione del tempo, quasi la timidezza d’osservare il dopo, il rendersi conto, anzitempo, di ciò che avverrà.

L’Agosto più colmo di sorprese fu senz’altro quello del 1943, durante il quale i canti di guerra mutarono senso: “La guerra continua”, fu l’incipit di Badoglio al 26 Luglio del 1943: già, ma da che parte si continuava ancora non era stato raccontato agli italiani. C’era il fatidico Agosto di mezzo – il mese delle vacanze – il mese nel quale tutto viene deciso.

La coreografia dell’epoca è interessante: il gran teatro definito “Gran Consiglio del Fascismo” dormiva sonni profondi – a volte sereni, altre funerei – dal Dicembre del 1939. Ohibò: c’è una nuova guerra: che facciamo?
Meglio starne fuori: vediamo come butta. Poi, decideremo se giocare la parte di Gengis Khan oppure quella di “Una Svizzera moltiplicata per mille”(1).

Mussolini, un socialista, sa bene che, nel 1922, era stato chiamato al potere dal Re per debellare la rivoluzione bolscevica che s’era installata nelle fabbriche italiane, ed aveva svolto il compito con diligenza. Ma oggi?
Nel 1943 sa di essere finito – chissà quante volte avrà rimpianto l’altra soluzione, quella di essere semplicemente spettatore (e fornitore d’armi) per le potenze in guerra: l’aveva prospettata lui stesso, “Una Svizzera moltiplicata per mille”. In fin dei conti, Spagna, Portogallo e Turchia ne sono rimasti fuori, con notevoli vantaggi.
“Fuori”, adesso, può solo osservare il quartiere di San Lorenzo raso al suolo dai B-17 americani e sa perfettamente che è stato soltanto un avvertimento: a parte il Vaticano ed il Quirinale, in poche settimane tutto sarà ridotto in briciole.

Ripensa agli avvertimenti di Badoglio, Ciano, Umberto, Balbo, in quel lontano Giugno del 1940…e tanti altri…”Potremo essere pronti a fine 1942, non prima”…ma ha sbagliato, ed oggi non può più farci niente. Perciò, conscio della ribellione latente nel Gran Consiglio, lo convoca ugualmente, per andare incontro al suo destino: pensava forse di vincere i riottosi consiglieri? Poteva non sapere che Dino Grandi – ex ambasciatore a Londra e grande amico di Winston Churchill – non avesse preparato la trappola? Poteva sperare che il Re, suo grande nemico da anni, lo rimettesse in sella? No, Mussolini sapeva: non era il grande statista che alcuni ancora pensano, ma un uomo di parola sì. Lo convocò apposta, per uscire di scena potendo dare la colpa ai “traditori” e salvare, in qualche modo, il suo “onore”. Il che, poi, è tutto da dimostrare.

Il grande pasticcio nel quale ci aveva infilati – sapendo di non poter scendere in guerra senza armi moderne, senza carri armati, con i biplani, con una Marina nella quale le cariche di lancio dei proiettili non erano precise, senza una strategia per l’utilizzo dei sommergibili, senza radar, senza ecogoniometri, senza bombardieri di “peso”…insomma, con un’industria non all’altezza dei tempi – terminò con un Paese, prima, ancora indipendente in politica estera, dopo, colonizzato come tuttora continua ad essere.

Poteva resistere?
Nei primi giorni di Luglio incontra Hitler a Feltre e lo scongiura di cercare una pace separata con l’URSS, ma il tedesco non lo ascolta nemmeno. Resistere all’invasione? E con che cosa?
L’avventura africana, appena conclusa, ha decimato l’esercito: i prigionieri si contano a centinaia di migliaia, mentre molte divisioni sono sparse in Francia, in Grecia, in Russia, in tutti i Balcani. L’industria aeronautica ha appena iniziato a produrre caccia di qualità: la Reggiane sforna il Re-2005 Sagittario, che è superiore ai caccia britannici ed americani, ma ne entreranno in linea 6 (sei!). La Marina non può fare niente: appena uscita dai porti, sarebbe stata immediatamente assalita da centinaia di aerei e decine di sommergibili. La Sicilia, in meno di un mese, è perduta: sbarcati il 10 Luglio, gli americani entrano a Palermo il 22. Il 3 Settembre gli angloamericani sbarcavano in Calabria, l’8 Settembre a Salerno: fin qui, la cronaca.

Che poi il fronte italiano, dopo la caduta del Fascismo, avrebbe preso un andazzo sonnacchioso fu una decisione politica, dettata dalla necessità di mediare ogni decisione fra Gran Bretagna, USA e, soprattutto, URSS, la quale aveva retto – da sola – l’impatto col Terzo Reich per quasi tre anni.
Domandiamoci: chi avrebbe mai impedito agli alleati di sbarcare – ancora nel 1944 – sul litorale romagnolo, indisturbati, e di mettere fine alla faccenda un anno prima? Lo impedì Stalin che temeva l’invasione dei Balcani.

Appena le calure agostane si chetano, ecco che riprende il gran movimento: c’è da stupirsi che il Re – in fuga verso Brindisi per fare il “reuccio” di uno Stato inesistente e Mussolini, che scende dalla sua “prigionia” sul Gran Sasso per andar a fare il sotto-Gauleiter per l’Italia di Hitler – non finissero per incontrarsi? Le loro strade quasi s’incrociarono, ma non avvenne: sarebbe stato un bell’incontro delle reciproche vergogne, mai confessate.

Questo per concludere, per chiarire ancora una volta a coloro che ancora credono al “tradimento” od alla felice conclusione di una guerra (già persa) a fianco dell’alleato germanico: Hitler, nelle sue memorie, giunse a dire che “sarebbe stato meglio che gli italiani non fossero mai entrati in guerra”.
Del resto, nella porzione d’Italia conquistata era normale che tutte le persone abili ad un qualsiasi lavoro diventassero operai al servizio dei nuovi padroni. Come, del resto, avvenne al Nord: i pochi reparti di Salò non parteciparono quasi mai alla difesa al fronte, e la famosa divisione “Monterosa” – addestrata ed equipaggiata in Germania – non sparò mai un colpo sulla linea gotica.
Addirittura, le navi per lo sbarco in Sicilia furono caricate da migliaia di prigionieri italiani, che non avevano scelta: almeno, mangiavano.

Eppure, ancora oggi, ci sono persone che pensano a quegli eventi come un colossale tradimento ai danni del popolo italiano, non alla inevitabile nemesi di scelte sbagliate ed avventate, compiute nel 1940.

Siamo un Paese colonizzato, inutile girarci attorno. Fra le grandi potenze planetarie – USA, Cina, Russia ed Europa – non contiamo una cippa, giacché l’Europa è quella definita ad Aquisgrana, ossia un potentato franco-tedesco con ammennicoli vari, come il Benelux od il Lussemburgo.
Già sappiamo che l’assassino del Carabiniere di Roma, prima o poi, sarà estradato negli USA e là sarà liberato dopo un po’ di galera a tarallucci e vino. Siamo l’unico Paese che ha partecipato ad una guerra (Libia) contro un suo alleato e contro i propri interessi!

Ma, adesso, siamo nell’Agosto del limbo: divertitevi, mangiate, bevete, andate a ballare, in spiaggia, nei locali…tanto altro non si può fare…la cronologia italiana è sempre la stessa: dopo le decisioni prese in zona Cesarini nella calura di Luglio, si devono lasciar passare le mollicce vacanze agostane.

Solo un anno fa, s’era appena insediato un governo: una compagine difficile da gestire, anche se i due partiti erano ferocemente contrari all’euro ed all’Europa, entrambi contrari alla TAV ed anche la Lega difendeva la lotta dei Comuni della Val di Susa:

E' il 7 dicembre del 2005 quando la Padania intervista Maroni sulla questione e titola col suo virgolettato: "Non sono i no global. La protesta della Val Susa non va ignorata, bisogna comprendere le ragioni della gente". Per l'allora Ministro del Welfare "il problema non si risolve con strumentalizzazioni o con l'intervento delle forze dell'ordine" (2)

Accorpano persone come Borghi e Bagnai, che stanno trascorrendo una sonnacchiosa legislatura, ben lontana dalle ire antieuropee di un solo anno fa: anche Paolo Savona s’acquieta e non si fa più sentire. Di Battista, almeno, è stato onesto: ha capito, ha sbattuto la porta e se ne è andato.

Piccole manovrine crescono: il governatore della Liguria Toti – ex direttore del TG4 di Mediaset – all’ultimo istante, prima che i riflettori si spengano e si dia l’avvio ufficiale alle vacanze, lascia Forza Italia con qualche lacrimuccia agli occhi. Già da un anno masticava la scelta, quella di una sorta di Forza Italietta “depurata” dal fantasma ingombrante del Cavaliere, per associarsi alla Lega stravincente (per ora) ed alla pallida Meloni, che sa di un melone acerbo. Speriamo nella tintarella. Un esito ampiamente previsto: Berlusconi abbozzerà o s’incazzerà? Mah…eppure, in qualche modo, bisognerà fermare la riforma di Bonafede…

Quello che gli italiani, spesso, dimenticano è la Parte Seconda della Costituzione e, in particolare, il Titolo Secondo, ossia gli art. 83-91: la sezione che descrive i poteri del Presidente della Repubblica.
Pochi sapranno che la figura, nel 1946, fu ricopiata quasi pari passo da quella del Re.

Lo abbiamo visto in opera un anno or sono, quando al posto di Savona andò Tria: un ministro del governo Monti!
Con un sapiente e misurato uso di verbi, avverbi ed aggettivi – “sentito il…”, “nei casi previsti…”, “qualora…” et similia, il presidente fa il cavolo che vuole: un anno fa ci provò il povero Di Maio a pronunciare il famoso termine “impeachment” (che non esiste nella lingua italiana), per poi dover genuflettersi 550 volte e dire trecento Pater, Ave e Gloria ogni mattina appena sceso dal letto.

In effetti, l’ultimo, grave dissidio fra la figura di garanzia (Presidente/Re) ed il Governo fu proprio quello fra re Vittorio e Mussolini: un dissidio profondo, ma mantenuto allo stato latente per un intero ventennio: scoppiato poi, evidentemente, quando la situazione era diventata insostenibile per i motivi sopra esposti.

La velleità di parte del panorama politico d’andare rapidamente ad elezioni si scontra proprio con il Presidente, che mai e poi mai acconsentirà ad andare ad elezioni “al buio” senza una legge Finanziaria da definire e promulgare nel prossimo Autunno. Senza considerare anche un dato curioso, ma che gli importa assai poco: la maggioranza degli italiani vuole che questo governo vada avanti, cosa mai accaduta nella storia della Repubblica ad un anno dall’insediamento.

In qualche modo, si stanno scontrando due modi d’interpretare la politica e l’azione di Governo ed il servaggio americano: quello che ha regnato per 70 anni – da Gelli a Sindona, da Calvi a Marcinkus, da Cagliari a Gardini, da Moro ad Andreotti, da Prodi a Berlusconi, da D’Alema ad Amato, da Monti alla Fornero, da Renzi a Gentiloni…senza contare i “comprimari” che hanno insanguinato e gettato nel mistero ogni loro azione: da De Pedis al Vaticano, da Pippo Calò a Woitila, dai Bontade ai Messina Denaro, dai Bertone ai Ratzinger… – perché questa è l’Italia che ha contato e che, ancora oggi, vuole  contare.  Difatti, ogni azione giudiziaria di un certo peso va a scontrarsi, precisa come un orologio, con eventi e persone che la storia di questo Paese hanno diretto, cambiato, insanguinato: Massoneria, Mafie, Servizi Segreti. Qui c’è la vera continuità.

Sinceramente, osservando questo sconfortante scenario, poco c’azzeccano i movimenti di un Toti o di un Di Battista nel mefitico panorama delle istituzioni, quando anche il CSM è stato raggiunto dal puzzo di cloaca.
E l’altro modo d’intendere la politica? E’ perduto, sconfitto, nella penosa parabola dei Borghi e dei Bagnai, dei Savona e dei Di Maio, dei di Battista e dei Salvini. Le promesse elettorali? Aria fritta, alle quali il Quirinale sorride, sornione.

Scomposti burattini, messi in scena da abili mani: sempre le stesse, ogni anno che passa. Come narrava Guccini, “Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni eguale”.

(1) Dichiarazione di Benito Mussolini.
(2) https://www.fanpage.it/politica/tav-in-val-di-susa-quando-la-lega-diceva-no/

24 luglio 2019

Lasciateli governare...


Mi pare chiaro che la vicenda TAV sarà la fine di questo governo, perché una cosa del genere è la fine del M5S, ma va bene così. Non si poteva fare molto per l’Italsider e per la TAP, ma per la TAV sì, ed hanno calato le braghe. Salvini esulta, e mi chiedo il perché: non ha capito che questo atto è il de profundis del Governo?

La votazione in Parlamento sarà all’insegna di fischi, frizzi, motteggi e male parole, da una parte e dall’altra – perché anche i media devono magnare – ma l’esito è scontato, perché i “Sì” TAV sono l’accozzaglia dei dipendenti degli (im)prenditori italioti, che si solluccherano all’idea della pioggia di miliardi: PD, FI, Lega e FdI uniti nella lotta per le poltrone che contano, che rendono. Come ha detto Arata, intercettato dalla Guardia di Finanza, “I politici li devi pagare”.
Il bello verrà dopo.

Fatto salvo che un ritorno alle urne non è possibile fino alla prossima Primavera (fate, da bravi, due conticini con la legge elettorale, ed aggiungeteci pure cosa pensa Mattarella sull’andare a votare sotto Finanziaria), la soluzione sarà nel veleggiare in bonaccia, la cosiddetta “normale amministrazione”, che in Belgio è andata avanti per anni, poiché valloni e fiamminghi non ne volevano sapere.
Salvini andrà avanti ritenendo, oramai, d’esser lui il Presidente del Consiglio, mentre Conte diverrà una silfide dai passaggi un po’ retorici, un poco futuristi, per niente convincenti: perché, quando un premier accetta un mandato che viene dall’estero – e se lo fa andar bene – deve dimenticare d’essere un sovranista. Come Salvini, che oggi invece lo è: un sovranista europeo e francese.

Il compito di Di Maio sarà la coquette, il bel volto sorridente che deve annunciare la buona novella, che sì la TAV si farà…però i cattivoni Benetton se ne dovranno andare…già ridono, me li vedo…e Conte dovrà andare ancora una volta in Tv a spiegare che sì, sarebbe stato giusto…ma le penali, le controversie giudiziarie con i signori di Treviso (e Alitalia…) non consigliano di metterla giù così dura. Bon ton, ragazzi, bon ton.

Così, la creatura di Grillo, la tecnologicissima scommessa della Casaleggio & Associati, finirà nel nulla e Salvini avrà compiuto con gran merito il compito che gli fu affidato da Berlusconi il quale, lì accanto, contava i vari “punti” come un ragioniere. Ma, all’epoca, si riteneva che i 5S fossero dei politici, non dei buzzurri come hanno mostrato di essere.

Molte delle persone che li hanno votati, credevano che il primo partito italiano avrebbe fatto valere le basi fondanti della cosiddetta “decrescita felice”, ma abbiamo qui la dimostrazione che, quei parlamentari, non hanno capito una mazza.
Apro una breve parentesi.

Due anni or sono, ebbi un proficuo colloquio con Serge Latouche, il quale mi confessò che il termine, in italiano, era stato infelicemente tradotto: nella Gestalt evocava scenari di “poveri ma belli” oppure di futuribili ed ipotetiche fughe verso la natura, oppure richiamava immagini di vecchi hippie seduti nell’aia di una cascina, che bevono tè e dissertano sui massimi sistemi.
Nulla di tutto questo.

Oggi si preferisce parlare di a-crescita, oppure di crescita controllata (già, ma da chi?) o, ancora, “senza aumento”, “diminuzione consapevole”, ecc. Che cosa ha a che fare, tutto ciò, con la costruzione di una fantapolitica struttura che vedrà la luce fra almeno 15 anni – quando non sappiamo nemmeno se esisterà ancora l’Unione Europea – e che già sappiamo essere completamente inutile?
Non voglio soffermarmi ancora una volta sui volumi di traffico, ma 4 milioni di tonnellate annue sono il traffico attuale, che la vecchia linea – non rimodernata! – gestisce benissimo già oggi. Poi, le grandi compagnie marittime hanno scelto da tempo Rotterdam, Cherbourg e Vado Ligure come destinatarie dei traffici intercontinentali. E la TAV non c’entra una mazza, perché i traffici su gomma da/per la penisola iberica calcheranno sempre “l’arco minimo”, ossia la direttrice Barcellona, Marsiglia, Genova, Milano, Tarvisio, Est Europa. Che ci vanno a fare lassù?

La costruzione di quella infrastruttura soddisferà solamente gli appetiti dei “prenditori” di regime e dei loro attaché politici, ossia la miriade tangentista.
C’era un’altra struttura in campo – che sarebbe veramente servita all’Italia – ossia il completamento del canale navigabile Cremona-Milano, che langue da anni (ad affossarlo fu Maroni: Toninelli, ne sapevi qualcosa?) per una misera cifra di 2 miliardi, dei quali il 50% coperti da finanziamento europeo. Servirebbe perché ogni nave fluviale toglierebbe dalle autostrade 84 TIR: ma lo capite perché non lo fanno?!? Benetton l’ha sempre visto come il fumo negli occhi!

E, allora – visto che domani qualcuno dovrà governare – perché il M5S non lascia il compito a questa bella alleanza, che vuole soldi, ancora soldi, solo soldi? Basta dare le dimissioni dal governo, ritirare tutti i ministri – che Salvini potrà re-distribuire fra tanti leghisti rampanti – e dare le dimissioni: non è mica una tragedia!
Saranno fatti loro gestire queste faccende di soldi, di migranti (auguri!), di rapporti con l’Europa, con la Francia dispettosa…ma…ditemi una sola cosa: quale, minimo vantaggio potete osservare nella prosecuzione di questa esperienza di governo da parte dell’elettorato 5S, che li premiò con un 33% che era sinonimo di speranza, di cambiamento, di rivolgimento nelle pratiche di governo?

Già sanno che non saranno più rieletti, che la loro storia politica è finita: perché non lasciare con un atto di dignità? Perché, caro  Di Maio, governare con belle parole e niente fatti non si può: se il principale logos della questione era capire come si poteva vivere senza questa, costante ricerca del “più” di tutto che ci sta distruggendo, allora finiamola lì e che continuino quelli che ci credono!
Tanto, la riforma di Bonafede non vedrà mai la luce: quando mai Berlusconi gli lascerà tagliare la prescrizione! E cosa dice il sottosegretario all’Energia Davide Crippa, mentre l’ENEL, in bolletta, ci fa pagare quasi il 50% di “trasporto dell’energia”, quando l’energia elettrica ha perdite del 5% sulle alte tensioni e del 10% sulle medio-basse?

E’ vero: avete provato a dire “No” su tante cose e, oltre che crocifiggervi, vi hanno obbligato a dire di sì, altrimenti facevano saltare il banco: fate vedere se avete i cosiddetti. Fateglielo saltare voi, vedrete a che bella cagnara assisteremo!

19 luglio 2019

Diventerà 100 volte più bella!


La notizia, compare e subito scompare, inghiottita dai titoloni di punta, come la vicenda russa della Lega, le liti nel governo o la malattia di un noto allenatore. Viene rifilata a fondo pagina, accanto ad una notizia importante, che fa inumidire gli occhi: la morte di De Crescenzo, il “filosofo” Bellavista, con i suoi modi garbati ed i suoi occhi tristi.
Se vivessimo in un Paese normale, sarebbe una notizia che farebbe sobbalzare chiunque, ma non in Italia: forse è vero, l’Italia a trazione M5S-Lega non è molto diversa da quella a trazione Andreotti, Berlusconi, Prodi o Renzi.
Volete proprio conoscere la notizia del giorno, data e subito dimenticata?

La Sicilia ha bisogno di 100 nuovi dirigenti, per dirigere un’accozzaglia regionale composta da 15.000 dipendenti, perché la Regione Sicilia ha già oltre 1.400 dirigenti, pressappoco uno ogni 10 dipendenti. E, più un terzo dei dirigenti regionali italiani, lavora per la Regione Sicilia. (1)
Beh…se possono permetterselo…ma, basta un colpo di mouse per sapere a quanto ammonta il deficit di bilancio della regione siciliana, è lo stesso governatore a dirlo, ad un giornalista che lo intervista.
Senza problemi, come se non fossero affari suoi, il superpresidente Nello Musumeci – giunto al potere grazie al “listone” composto da Forza Italia, #Diventerà Bellissima, Unione di Centro, Popolari e Autonomisti e Fratelli d'Italia e Noi con Salvini – ci racconta, così, semplicemente, che il deficit previsto…:

Ammonta a 5 miliardi il deficit della Regione. Ed è fuor di dubbio che la crisi finanziaria condizionerà l’operato del governo almeno per i primi anni.” (2)

Già…che problema c’è? E che ci frega a noi? Tanto ci sarà chi ci penserà!

E devono pensarci, anche se a paroloni si definiscono “sovranisti”, perché la Sicilia – signori miei – è italiana soltanto per i debiti, mica per altro!
Non è un mistero che, al termine della 2GM, quando gli inglesi decisero di tenersi Malta, gli americani risposero, semplicemente: “E noi ci teniamo la Sicilia!”
Poi ci fu una storia complicatissima – Salvatore Giuliano, Portella della Ginestra, l’indipendentismo siciliano, i “traffici” con gli americani dal 1943 al 1950…mettiamoci pure che, forse, l’URSS storse un po’ la bocca… – ma tale “indipendenza”, poi suggellata dai rapporti mafiosi fra Cosa Nostra ed “parenti” ammerrecani, finì per sortire una specie si separazione di fatto: resti italiana, ma sia chiaro che qui comandiamo noi su tutto.

La cosa non è assimilabile al Veneto (Camp Ederle), alla Campania (Comando VI flotta), alla Toscana (Camp Darby) o il Friuli (Aviano)…no…qui è proprio terra nostra…voi dovete solo pensare a pagare…a suo tempo, abbiamo sistemato i missili nucleari a Comiso, facendocene un baffo di tutte le vostre proteste e, se le cose dovessero tornare a prendere una brutta piega con la Russia, siamo pronti a rimetterceli!

Senza contare – e qui basta prendere in mano un libro dove un qualsiasi pentito di Mafia racconta – tutto il mercato della droga, dai primi anni ’80 in poi, è stato gestito in Sicilia, con “triangolazioni” interessantissime fra i mammasantissima e l’Afghanistan, la Colombia, gli USA, eccetera, eccetera…

Per questa, semplicissima ragione, Nello Musumeci può buttare cifre a vanvera, può assumere centinaia di dirigenti (senza concorso!), può chiedere che si faccia il Ponte oppure cavalcare la tigre indipendentista (quasi la metà dei siciliani lo sono) (3)…insomma, con quella bocca può dire quel che vuole. Tanto…

Ma chi è Nello Musumeci?
Giovane Italia, poi MSI, quindi Alleanza Nazionale, indi La Destra e infine #Diventerà Bellissima, prendendo a prestito una nota frase di Paolo Borsellino. Che non so, pur essendo stato di destra, come la prenderebbe se fosse vivo.
Insomma, ha vissuto un’intera vita nella destra italiana – quella estremista, non con il “pacioso” Berlusconi – e sa benissimo che gli ordini che contano – ed ai quali deve obbedire – non vengono da Roma, bensì da Washington, New York o da Arlington.

Con buona pace di tutti quelli (di destra) che si strappano i capelli per l’ignominiosa “occupazione” militare americana, per la NATO, per le ingombranti basi nella Penisola…e che danno, di tutto questo, la colpa ai “comunisti”.
E non so come la prenderà Salvini. Come dimenticare la “gallina dalle uova d’oro” di Bossi, ed il Sud famelico, pronto a rubarsele? Ah, già…è anche lui nel “listone” di Musumeci…

E’ proprio vero: l’Italia non cambia mai…da Andreotti a Craxi, da Prodi a Berlusconi, da Renzi a Salvini…se c’è da appoggiare il solito rubagalline, non mancano mai!

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Indipendentismo_siciliano

14 luglio 2019

Castellani, Cagliari, Gardini…Savoini, Salvini…


Ancora una volta. Come se nessuno sapesse che il mondo del petrolio è il mondo della corruzione per antonomasia: ai tempi di Mattei, si portavano nei Paesi arabi bionde “stangone”, molto gradite agli emiri. Poi, gli emiri capirono che non era il caso di farsi turlupinare con due puttane da strapazzo: nacquero i petroldollari, il resto – guerre comprese – lo conosciamo.
Perché il mondo del petrolio e dell’energia è così differente?

Perché c’è una netta differenziazione fra i Paesi che hanno importanti risorse energetiche e quelli che non le hanno: c’è una sorta di differenza di potenziale energetico fra Paesi come l’Arabia Saudita, la Russia, l’Iran…e la Germania, l’Italia, il Regno Unito…una differenza di potenziale che, in Fisica, si definisce Tensione. C’è dunque tensione fra i Paesi produttori e quelli consumatori: normale che sia così.
Per cautelarsi dai rischi della tensione, si fa fluire fra i due poli a diverso potenziale una Corrente, che è quella che scorre nel filo oppure, la sfilza di petroliere del Golfo Persico o gli oleodotti: una corrente d’energia, che fluisce per mantenere basso il rischio. L’Iraq e la Libia insegnano.

La corrente, per fluire in sicurezza, ha bisogno di un impianto che ha le sue regole, ed anche il flusso d’energia ha le sue regole – in genere non scritte ma ben conosciute in quel mondo – cosicché, quando Mattei forzò quel sistema, il sistema lo “staccò” dal circuito. Come Gheddafi o Saddam Hussein: anche la vicenda iraniana ci evidenzia un circuito di scambio al limite di sicurezza e, entrambi i due poli, cercano di guadagnare il massimo possibile senza rompere il giocattolo. Che è il laghetto chiamato Golfo Persico.

L’importanza finanziaria di quel mondo è tale che le vicende economiche di una classe politica siano lillipuziane rispetto ai “rimedi” per mantenere in sicurezza il sistema ma, non sempre, la parte politica sa astenersi dal great game dell’energia, formando strani connubi con chi è destinato a gestirlo, ossia le compagnie petrolifere, nazionali e non.

Una parentesi riguarda l’Italia. Come nazione sconfitta nella 2GM, l’Italia non doveva avere una compagnia nazionale: vuoi per l’intraprendenza di Mattei, vuoi come contropartita della cobelligeranza, il “cartello” anglosassone chiuse un occhio. E fece male, perché, oggi, l’ENI gira attorno al decimo o undicesimo posto nella classifica internazionale delle compagnie energetiche dove, a riprova della stranezza, non c’è nessuna azienda tedesca o giapponese. Ciò è dovuto, soprattutto, al perfezionamento delle tecniche di ricerca dell’ENI e pure, anche se non si potrebbe dire, da una certa “capacità di fluidificazione” delle correnti energetiche. Con quali mezzi? Beh, i soliti di tutte le compagnie…vedete, ad esempio, la vicenda nigeriana, nella quale vi sono “oscuri” pagamenti che rasentano e superano il miliardo di dollari.(1)

Ciò che colpisce è la grande differenza delle cifre: un finanziamento illecito ad un partito può essere d’alcuni milioni di euro, una tangente energetica può salire di un grado (centinaia) molto facilmente, dato il valore dell’oggetto della transazione.

Per scoprire l’arcano, spicchiamo un salto nel 1993, alla famosa “tangente Enimont”.
Si trattò di una tangente pagata da Raoul Gardini (Gruppo Ferruzzi/Montedison) al sistema politico per far “digerire” la nuova Enimont, colosso che doveva nascere dal una joint venture fra ENI e Montedison, nel campo della chimica. La cifra, per l’epoca, fu iperbolica, 10 miliardi e 250 milioni di lire: beneficiari, tutto l’apparato politico dell’epoca, da Bettino Craxi a Umberto Bossi. Oggi, corrisponde tecnicamente a circa 5 milioni di euro, ma – cercando di attualizzarla utilizzando il potere d’acquisto dell’epoca (compito assai arduo) – potrebbe essere una cifra fra i 20 ed i 50 milioni di euro. Riflettiamo che, quella tangente, fu il “cuore” di “Mani Pulite”.

Oggi, Savoini – che mi pare inutile non far coincidere con l’uomo della Lega in terra russa: troppi anni d’incontri, ufficiali e non, con i russi –  pare aver concordato un “finanziamento” di 65 milioni di dollari in cambio dell’importazione di 300 milioni di tonnellate di petrolio. Nel passaggio, pare che sia coinvolta anche l’ENI che, però, smentisce.
Si tratta di grandi cifre: 300 milioni di tonnellate, pari circa al carico di un migliaio di super petroliere e corrispondenti, a grandi linee, al fabbisogno italiano per 20 anni! Un accordo più che strategico, diremmo epocale!
L’accusa è quella di corruzione internazionale, che consente ogni tipo di rogatoria ed ogni tipo di intercettazione.

Se i magistrati confermeranno questa vicenda – che ha risvolti strategici importanti, basti pensare al petrolio nigeriano dell’ENI (dove finirà? a chi verrà venduto?) – si tratta non solo di un finanziamento illecito, bensì di una mossa strategica di grande rilievo, che sposta importanti equilibri nel mondo dell’energia.
A favore di chi? A scapito di chi?

Riflettiamo che, a fronte di un mercato europeo delle auto elettriche che segna un mercato del 2% annuo sul totale, l’Italia è allo 0,1% e molto in arretrato sulle strutture necessarie per questo mutamento nella trazione dei veicoli: per ogni auto elettrica che si vende in Italia, se ne vendono 20 in Europa. E le colonnine di ricarica non si vedono.
Le direttive europee impongono ai produttori, per il 2030, una produzione pari al 35% di auto elettriche ed ibride, perché i produttori “frenano” in tutti i modi: vogliono ancora lucrare sul motore a ciclo termico, sia benzina e sia diesel.
Chi è, in Italia, che teme di più il cambiamento?

I consumi di benzina e gasolio, in Italia, sono di circa 70 miliardi di euro (2), mentre le accise (che avevano promesso di azzerare) sono di 25 miliardi annui (3): da notare che è la quarta voce, per importanza, delle entrate, dopo IRPEF, IVA ed IRES.

Come potrete notare, si tratta di numeri da legge Finanziaria, mica di bruscolini da festival dell’unità o dei monti padani: questi sono i numeri di quota 100 o del reddito di cittadinanza, che sono stati le punte di lancia dell’azione di governo.
Una “bufala” creata ad hoc?
Difficile da credere: troppe sono le coincidenze, troppo evidenti i fatti, che Salvini (ingenuamente) ha cercato di negare. La criticità dell’evento sta tutta nella frizione fra i due mondi: una modesta provvigione per chi fa l’affare nel mondo petrolifero, un colpo da novanta per un partito dissanguato economicamente dalla sentenza che impone alla Lega di rientrare dei 49 milioni che derivano (probabilmente) dalla vecchia gestione Bossi. Il quale, in anni lontani, già si distinse – appena entrato in politica – acchiappando al volo la sua (modesta) tangente nel processo Enimont di 30 anni fa.

L’ENI si è chiamata fuori: il suo presidente – Descalzi – ha già troppi guai con la vicenda nigeriana, e non ha bisogno d’aggiungere un’altra tegola sui futuri processi. L’ENI ha propri uomini e propri servizi interni per portare avanti queste faccende: si veda, ad esempio, la duplice posizione – contraddittoria – fra la gestione dei grandi giacimenti di gas egiziani (scoperti dall’ENI) e la triste storia di Regeni, che resterà probabilmente uno dei molti misteri italiani.

Il Governo? Ufficialmente non sapeva niente: difficile da credere, però un coinvolgimento del governo – in sede giudiziaria – molto difficilmente sarà possibile dimostrarlo, perché documenti che coinvolgano il governo non ce ne sono e non ce ne saranno: un conto è quello che i servizi italiani avranno detto a Conte, un altro è ciò che – in mancanza di documenti – Conte, se sarà chiamato a rispondere della vicenda, vorrà rivelare.

Tutta la storia – che piaccia o non piaccia ai sostenitori della Lega – puzza da un miglio di faciloneria, di dilettantismo, di quel mélange di Twitter e Facebook nel quale Salvini è maestro il quale, però, per l’istruttoria milanese non conta una cippa. Ha messo un suo uomo in faccende internazionali più grandi di lui, in affari da Kissinger quando il povero Savoini era solo un vecchio amico di Borghezio.
E sarà facile, anche per i russi, sacrificare qualche modesto apparatcik di Lukhoil o Gazprom, qualche scribacchino di Sputnik, che sarà ritirato nell’ombra: Putin non sarà nemmeno sfiorato dalla cosa.

Rimarrà l’aspetto mediatico: mesi nei quali l’istruttoria milanese andrà avanti e che produrrà i suoi effetti sull’alleanza di governo: superfluo notare che la dicotomia sarà fra la specchiata onestà del 5S e la nuova “caduta”, per tangenti, della Lega, si farà sentire.
Piaccia o non piaccia ai sostenitori della Lega, essa è il più vecchio partito italiano: nacque proprio quando il processo Enimont liquidò in un amen la vecchia classe politica italiana. Non a caso la Lega si oppone, da tempo, alla riforma del processo penale di Bonafede, nel quale sarà quasi eliminata la prescrizione, ciambella di salvataggio per i corrotti d’ogni tempo e sotto ogni cielo.
Il governo andrà avanti?

A mio avviso sì, anche perché affrontare una campagna elettorale sotto i riflettori di un rinvio a giudizio per corruzione internazionale non mi sembrerebbe tanto proficuo e perché – siatene certi – i magistrati milanesi non molleranno di un centimetro. A questo punto, però, la palla sarà di più nelle mani dei 5S: Salvini vuole andarsene? Auguri.
Ed è anche inutile gridare “al lupo” perché Renzi o chi altro urla “crucifige, crucifige!”: non ne avessimo viste di queste faccende! Quando AN mandava i suoi uomini a gettare monetine su Craxi, oppure la Lega minacciava con manciate di pallottole a Pontida!

Tutte chiacchiere.
In fin dei conti, com’è giusto che sia, sarà un’inchiesta giudiziaria, un rinvio a giudizio ed un processo a mettere il punto finale a questa vicenda, perché la difesa di Salvini – “quello non lo conosco” – è già fallita in partenza. Non siamo allo stadio fra gli ultras, Salvini, siamo al Tribunale di Milano: lo stesso che distrusse Craxi e Forlani, lo stesso che giustiziò un’intera classe politica.

Fu un bene, fu un male?
Difficile rispondere, però, a fronte di queste vicende, l’unica risposta è sempre in un vecchio proverbio della Marina.
“Come fai a salvarti in un sommergibile, a 300 metri di profondità, centrato dalle bombe di profondità?”
“Basta non esserci dentro”.

07 luglio 2019

La peste bianca



Non prendete questo articolo, vi prego, come una difesa dell’immigrazione, clandestina e non: non è questo.
Vuole essere un calepino, un block notes di appunti dove ho cercato di mettere insieme le tante – moltissime! – argomentazioni che riguardano il vertiginoso calo demografico europeo. Voglio portare soltanto delle argomentazioni sensate, perché continuare ad invocare le cannonate della Marina contro le navi degli immigrati mi sembra non solo improbabile al 100% ma, in fin dei conti, inutile e dannoso.

Ottaviano Augusto, primo imperatore, fu anche il primo – dopo un secolo di guerre civili – a governare un impero senza guerre dentro le sue frontiere, e la rinnovata stabilità interna condusse a tempi più tranquilli: l’Egitto forniva grano in abbondanza, i Galli erano diventati abili nella produzione di ceramiche, la Spagna forniva il pesce ed il prelibatissimo (per i loro palati) garum. C’erano ancora guerre di contenimento alle frontiere, ma la società italica – grazie alle abbondanti re-distribuzioni delle terre ai reduci – visse una nuova età aurea.

Immediatamente, però,  la popolazione romana percepì che i pericoli erano passati, che ci si poteva divertire! Augusto giunse al punto di dover esiliare la figlia, Giulia, in un’isola per la sua condotta scandalosa.
Come per noi, anche per Augusto il problema era di dover garantire una natalità di “qualità”, altrimenti, un impero con i figli degli schiavi – non educati, che non conoscevano la lingua, ecc –  non lo mandavi certo avanti.
A dire il vero, molti funzionari dello Stato venivano già allora cercati fra i figli dei liberti, che diedero buona prova nell’amministrazione e, nelle legioni ausiliarie, nell’esercito, ove la promessa della cittadinanza faceva gola.
Eppure, un sistema che aveva molto potere e gran parte del mondo allora conosciuto ai suoi piedi, dopo un secolo iniziò a scricchiolare, al secondo iniziò qualche crollo, nel terzo era già nella tormenta. Perché? Non perché erano giunti altri popoli da altre terre, bensì perché avevano cessato di riprodursi!

Ah, le donne…
La donna, inutile nasconderselo, è centrale nelle vicende di natalità: un tempo, anzi, la sua vita era centrata proprio sulla riproduzione, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale. Poi, ci fu il cambiamento: le donne, forzatamente, entrarono nell’apparato produttivo…e non ne uscirono più!
D’altro canto, la donna di fine ‘800 aveva desideri, aspettative, programmi, sogni…che non sono nemmeno paragonabili a quelli odierni, dove apprezza l’indipendenza che la società moderna le consente mentre, a fine ‘800, non poteva nemmeno ereditare, bensì solo consegnare la propria dote al marito.
Oggi, se vuole, può placare la sua ansia di figli semplicemente, con un figlio generato da un rapporto qualunque (magari anche d’amore, poi concluso) mentre gli anticoncezionali la metteranno al sicuro da gravidanze indesiderate.
D’altro canto, oggi, non penso che si possa (e si desideri) riportarle – per editto – a quella condizione: eppure, qualcosa bisognerà fare. Ma dovrà essere un “fare” che riguarda la società nel suo insieme, non certo le sole donne. Perché anche le donne, pur emancipate e liberate da una sudditanza incongrua, non sono affatto contente!

Alcuni dati sull’Africa
Nel 1950 il paese sahariano del Niger, con 2,6 milioni di persone, era più piccolo di Brooklyn. Nel 2050, con 68,5 milioni di persone, avrà le dimensioni della Francia. A quel punto, la Nigeria, con 411 milioni di persone, sarà considerevolmente più grande degli Stati Uniti. Nel 1960, la capitale della Nigeria, Lagos, aveva solo 350.000 abitanti. Era più piccola di Newark. Ma Lagos ora è sessanta volte più grande, con una popolazione di 21 milioni, e si prevede che raddoppierà di nuovo nella prossima generazione, diventando la città più grande del mondo, con una popolazione all’incirca uguale a quella della Spagna. (1)
V’invito a leggere l’articolo citato in nota.

Le grandi “paure” dei demografi del Novecento – Cina ed India – le abbiamo alle spalle, giacché sia l’India e, soprattutto, la Cina stanno imboccando anch’esse la via del declino demografico.
Il vero problema, dunque, non è l’Africa – rimasta la sola grande area d’incremento demografico – ma le modalità di gestione dei movimenti migratori.

I dati sull’Europa
L’Unione europea ha raggiunto una popolazione di 509,4 milioni nel 2015, i suoi paesi costituenti hanno aggiunto circa un centinaio di milioni di persone (ossia immigrati, N. d. A.) dall’inizio degli anni Sessanta. Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Ue, prevede che la sua popolazione raggiungerà probabilmente i 518 milioni entro il 2080. L’Europa dovrà importare persone. Senza migrazione, mostra Eurostat, la popolazione europea nel 2080 scenderebbe a 407 milioniPer mantenere costante la popolazione attiva della Germania, ai tedeschi serviranno 24,3 milioni di immigrati. (ibidem)

Meno siamo, meglio stiamo?
Apparentemente, le cose sembrerebbero stare così: ma è poi proprio vero?
Le “piramidi” demografiche ci mostrano un ben diverso andazzo: finché la base dei nuovi nati è larga, l’avvenire è assicurato ma, quando la “piramide” quasi si capovolge, le giovani generazioni sono troppo scarse per consentire ad una società la stabilità necessaria. Germania e Giappone sono le società più “vecchie” del Pianeta, con metà della popolazione sopra i 47 anni, seguite a ruota da Italia ed Austria.
Oggi, stanno “uscendo” dall’età riproduttiva le generazioni degli anni ’80 – già di per sé scarse – e si affacciano le generazioni degli anni ’90, ancora più scarse: già oggi, perdiamo circa 200.000 abitanti l’anno, ogni anno una città come Brescia, Perugia o Catania sparisce.
Ovviamente le città non scompaiono, sono le aree periferiche e le campagne a spopolarsi: in Spagna, ad esempio, c’è una società immobiliare, la Aldeas Abandonadas (2), che non vende solo abitazioni, bensì interi villaggi abbandonati!

Se voglio percepire il mutamento, se così lo vogliamo definire, mi basta affacciarmi alla finestra: quando acquistai questa casa, nel 1999, se mi affacciavo alla finestra vedevo una piana ordinata dai campi di grano, granturco ed erba medica. Nel paese giravano trattori carichi di patate o di legna. Oggi, qualche erbaio abbandonato e tanti noccioleti, che sono un modo per far rendere qualcosa il terreno quando non si hanno più le forze per coltivarlo.
Eppure, il pane, il vino, l’olio, i formaggi…continuiamo a consumarli: soltanto, non sappiamo più da dove arrivano.
I giovani, quando insegnavo, li salutavo e molto raramente li ho poi incontrati: finito il Liceo, Università…poi, solo racconti di genitori o di amici…vive a Udine, a Montreal, a Friburgo…

Il problema del rapporto fra occupati e produzione è sempre un dilemma: la produttività è cresciuta di circa un punto percentuale l’anno, ossia si produce di più grazie all’automazione. Ma, per contrappasso, le attività sociali crescono: basti pensare, oggi, a quanti lavorano per l’assistenza degli anziani.
Sull’altro versante, però, i frutti dell’automazione non sono stati suddivisi fra capitale e lavoro, bensì i contratti di lavoro sono diventati sempre più precari, e le retribuzioni premiano a dismisura i “piani alti” dell’impresa, mentre i lavoratori di basso livello hanno visto le loro retribuzioni inaridirsi, con buona pace del sindacato, venduto a chiunque offrisse qualche vantaggio a loro, non ai lavoratori.

Se desideriamo osservare dov’è finita la grande immigrazione dai Balcani (Albania, Romania, ecc) basta che ci rechiamo in un qualsiasi cantiere edile: è raro che la lingua “base” sia ancora l’italiano. Così come il settore tessile è in mano cinese, e l’agricoltura latifondista si serve principalmente di africani.
Forse, se le paghe nel settore agricolo fossero quelle sindacali, chissà…può darsi che qualche italiano si presenterebbe, ma dubito che sarebbero in tanti. Meglio, sarebbe gestire l’agricoltura mediante vere cooperative, come si fa in Olanda od in Spagna: in Italia, però, il latifondo è sempre presente e nessuno mai l’ha scalzato. Ho visitato, personalmente, un campo di 14 km x 5 in provincia di Padova ed una tenuta di migliaia di ettari in quel di Gravina, in Puglia.
La realtà sono, invece, le “aziende” che sfruttano all’osso gli africani, pagandoli quel che vogliono e poi, come se non bastasse ancora, “aziende” che concimavano le verdure destinate al consumo con compost ricavato dai rifiuti ospedalieri (3). Figuriamoci cosa gliene importa di far raccogliere i pomodori a 10 euro il giorno e se chi lavora, la sera, non ha nemmeno un tetto sotto il quale riposare!

In altre parole, per non continuare all’infinito a respingere (e poi far sbarcare lo stesso) navi e barconi, bisognerebbe che il governo si facesse portavoce, in Europa, di una conferenza diretta a trovare una soluzione, una vera soluzione. Ma una soluzione dignitosa anche per loro: siamo in grado di garantirla?
Potrebbe essere un quantitativo standard, deciso a livello europeo – tenendo conto anche dei bisogni europei di manodopera – stabilito di anno in anno con la ripartizione per ogni Paese perché l’Europa non può affidarsi a fumose trattative, di volta in volta, per queste faccende. Rimarrebbero i richiedenti asilo: ma, se non si vanno a fomentare guerre, è difficile che la gente scappi. Perché non iniziamo a ritirare il nostro contingente in Mali? Perché non chiediamo alla Francia di fare altrettanto?
Nemmeno va bene il concetto scaturito dall’accordo irlandese: dove arrivano, se li tengono. Bell’accordo!

Ci sono poi persone che temono d’inquinare la propria razza con culture diverse: questo, signori miei, è puro razzismo.
La cultura italiana, per quel che vedo e noto, se n’è già andata da un pezzo: la religione cattolica è diventata solo più un pio ornamento, per una civiltà che – nel bene e nel male – ne fece il suo cardine. Gli italiani credono alla reincarnazione, frequentano swami e comunità di vario tipo: una situazione molto simile a quanto avvenne nella decadenza dell’Impero, quando Adriano accettò Cristo come uno dei tanti Dei, nel frastuono afono della decadenza.
Non parliamo poi della vita sociale: un tempo, il bar era il luogo di ritrovo, dove eri sicuro d’incontrare gli amici di sempre, dove facevi la partita a calciobalilla od a ping-pong…esisteranno ancora, qui e là, posti del genere, ma io noto i bar già chiusi alle 9 di sera, i baristi non sono più orgogliosi, come un tempo, del loro mestiere “sociale”…no, contano i guadagni e basta.
Vi rendete conto che non riusciamo nemmeno più ad imbastire una Nazionale di Calcio almeno decente, anche se distribuiamo cittadinanze italiane a destra ed a manca, facendo ridere i polli?

Nessuno ne ha colpa e tutti ce l’hanno…quando una cultura decade, decade l’arte: la musica si fa rumore, il disegno impazzisce, la danza è scomposta…e, soprattutto – forse inconsciamente – passa la voglia di “passare il testimone” ad una discendenza, alla quale, non si saprebbe come giustificare la scelta.
Quindi, di cosa dovremmo sentirci defraudati dalle altre culture? Non sto parlando di chi delinque, ovvio, ma di chi ha semplicemente la pelle o gli occhi diversi dai nostri.

Ciò che m’intristisce è notare che anche gli immigrati, quando vengono da noi, smettono di fare figli: non subito, dopo un po’, quando realizzano dove sono finiti.
La nostra società ha così tante motivazioni di tristezza, al suo interno, da scoraggiare chiunque ci arrivi: si sforzano di mantenere le loro radici culturali, ma finiscono in una terra di nessuno dove ogni cosa perde di valore, ogni suono si tace, ogni volontà si estingue: per forza si chiudono nelle loro cerchie...vi rendete conto di cosa proponiamo? Un mondo di persone sole, in perpetuo contrasto le une con le altre, nessun valore superiore ma solo denaro, potere e denaro, auto di lusso, moto rombanti…c’è da meravigliarsi se non ridiamo più? Se non accettiamo più la scommessa di fare un figlio con la gioia nel cuore e la speranza di un buon avvenire per tutti?

Siamo un popolo infelice: abbiamo ben poco da proporre, da salvare…altro che temere fumose contaminazioni culturali!