30 maggio 2016

Un macello di cento anni or sono


Gli anniversari sono soltanto una bandierina appuntata su un muro bianco, il muro della Storia. Per un eschimese, un tibetano od un polinesiano, forse, “cento anni” non significano nulla: noi occidentali, però, usiamo tenere questo strano registro, nel quale incolliamo un ricordo agli anni...cose belle, cose brutte...sperando così di rinverdire le prime e di non ricascare nelle seconde. Lavoro del tutto inutile: visto che, puntualmente, le prime rimangono un ricordo collegato, in genere, ad una persona che osanniamo senza mettere in pratica nulla di ciò ci regalò. Le seconde, invece, con una protervia bestiale le consideriamo solo come “avvenimenti”. Ossia: da migliorare, da portare a termine “meglio”.

Esattamente 100 anni or sono, proprio nella sera del 30 di Maggio del 1916, gli equipaggi salivano a bordo e gli scalandroni venivano ritirati a bordo. Uomini di mare, di un mare duro – che non ammette il minimo errore senza presentarti il conto – comandanti di navi passeggeri, nostromi di carboniere, mozzi di pescherecci delle aringhe...prendevano posto nelle scomode camerate ricavate a fianco dei depositi munizioni, incocciavano l’amaca alla paratia, dove pochi centimetri oltre c’era già l’elevatore delle munizioni, quei mostruosi proiettili pesanti tonnellate che sarebbero volati nell’aria per venti, trenta chilometri, cercando d’uccidere altri uomini come loro. Altri uomini che magari conoscevano, con i quali avevano forse condiviso notti di pesca sul Dogger Bank, oppure avevano incontrato in un porto delle Indie...Batavia, Manila, Singapore...ed erano andati a cena insieme...avevano mostrato sbiadite fotografie di mogli e fidanzate bevendo birra ghiacciata o Gin...

Quel giorno la guerra, che separa anche i capelli vicinissimi per creare una pettinatura, una riga, li conduceva a salire su mostri costruiti solo per uccidere, incapaci di portare un solo carico di caffè, inutili persino per pescare un’aringa.

Così, la Grand Fleet, comandata da Jellicoe, salpava nella notte da Scapa Flow, da Rosyth...mentre nell’estuario dello Jade e da Wilhelmshaven partiva la Hochseeflotte (la “flotta d’alto mare”) di Scheer, l’una per difendere l’onore dell’Impero Britannico, l’altra per difendere quello della creatura di Tirpitz.
Nella notte, 142 navi da guerra britanniche e 93 tedesche – dalla grande corazzata al veloce cacciatorpediniere – correvano verso il centro del Mare del Nord, ignare della presenza del nemico, inconsapevoli che la più grande battaglia navale della Storia stava per avere inizio. Solo fumosi dispacci, dubbie intercettazioni radio raccontavano della presenza del nemico, ma nessuno sapeva “quanto” e, soprattutto, dove.

Gli inglesi scendevano verso Sud a Occidente, i tedeschi salivano verso Nord ad Oriente e, per un soffio, potevano anche non incontrarsi: gli Dei sono bizzarri, e muovono le ore e le nebbie a piacimento, seguendo i loro capricci.
Ma, proprio al centro del Mare del Nord, nei pressi del Dogger Bank, una “carretta” danese saliva verso Nord col suo carico di legname e due cacciatorpediniere delle forze esploranti – uno inglese, l’altro tedesco – la avvicinarono per il riconoscimento: ebbe così inizio la Battaglia dello Jutland (eng) o dello Skagerrak (ted).

La mattina del 1° Giugno, 176.000 tonnellate di naviglio e 8.650 morti giacevano sul fondo del Mare del Nord, bruciati dal fuoco, dilaniati dagli scoppi, annegati.
Per la fredda cronaca dei numeri fu una vittoria tedesca: gli inglesi persero il doppio delle navi e più del doppio degli uomini, ma fu una vittoria di Pirro, giacché la flotta tedesca non uscì più dalle sue basi e finì per auto-affondarsi, al termine della guerra, nel 1919.

Il lavoro, per anni, di migliaia di operai – 176.000 tonnellate d’acciaio! – sfumò in un solo giorno, le vite di migliaia di marinai furono bruscamente troncate: le vedove piansero, le fidanzate accesero un lume accanto alla fotografia dell’amato. Dopo qualche anno – a dimostrare che la pragmaticità femminile supera l’orgoglio maschile – probabilmente dimenticarono, o finsero di dimenticare, sposandosi di nuovo. La specie deve sempre correre verso nuove tragedie, e ci vuole sempre nuova carne per alimentarle.
Qualcuno ci guadagnò, come sempre: nei cantieri, nelle banche...certamente qualcuno si fregò le mani, come fecero i nostri “ghiottoni” l’indomani del terremoto dell’Aquila.

Solo i venditori di fiori non trassero profitti giacché, come recita una canzone popolare tedesca, “sulla tomba del marinaio non crescono le rose”.

06 aprile 2016

Teppa Rossa






“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”
(Bertrand Russell)

Oh, com’è diventata divertente la politica italiana! Credevamo che i giochetti petroliferi fossero appannaggio delle “Sette Sorelle”, e invece...va beh, a noi hanno pure ammazzato un presidente dell’ENI...ma oggi è più frizzante, più intrigante...eh sì, ci voleva proprio Renzie per smuovere un poco le acque!

Gli ingredienti ci sono tutti! Un vero romanzo giallo tutto da scrivere – se Camilleri ne avesse voglia...forza Montalbano, dai... – con colpi di scena improvvisi, emendamenti approvati in piena notte, giudici impertinenti, Cuperlo piagnucolanti (“Dimmi, Matteo: sei forse diventato soltanto un capo partito? Ma dov’è finita la “mia” sinistra, quella bella, ridente, quella di una volta...no, Matteo, così mi fai piangere...” sigh, sigh, sigh...).

Se abbondano il noir e le povere vedovelle singhiozzanti come Cuperlo, non manca il rosa carnascialesco, quello made in Italy che più non si può! Bisogna richiamare in servizio Stefania Sandrelli per girare un nuovo “Divorzio all’italiana”...con tutte quelle storielle goderecce di provincia...una ricca figlia di strapresidenti di tutti i presidenti con la quale la natura è stata grifagna...la bellezza, sogno d’ogni donna, poco o nulla...ma lei, perbacco, non s’arrende! E trova il suo bel ragazzotto che, però, non ha i soldi per riempire il serbatoio della Lamborghini. Vieni, amore, stammi vicino, ti lascio un emendamento sul comodino...con questo, vedrai...

E poi c’è la rivale – non certo in amore, ma per bellezza – la Boscosa figlia di strapresidenti di banche e banchetti, la quale – pura come le storiche Angeliche e Beatici – è tutta santa: Dio, Patria e Partito. Lei non ha posto per amori di poca cosa, lei vuole tutto! Il massimo! Qualcuno sostiene che sia matta per Matteo, ma sono semplicemente storielle che si raccontano a Firenze e dintorni, fra Rignano ed Arezzo, Maremma imboscata!
Però, come s’incazza Matteo quando gliela toccano!        

E così la figliola di tanto padre, divenuta ministra, deve andare a batter cassa proprio dall’odiata rivale (in bellezza, sia chiaro) per avere un provvedimento per la Lamborghini carino carino, un bon bon tutto rosa incartato con un emendamento. Passata la stagione delle leggi ad personam, si varano gli emendamenti ad mutandam? Mah...

La questione terminerà nelle aule di giustizia, ma a noi rimane un dubbio: passi Toni Servillo nella parte che fu di Mastroianni, ma chi ci mettiamo a fare la Sandrelli per “Divorzio all’italiana 2: la verità smutandata”?

E veniamo a cose più serie, perché ridere un poco fa sempre bene, ma ci sarà un referendum fra qualche giorno, e bisogna scoprire cos’hanno architettato ‘sti bravi figlioli di cotanti padri. Perché ci sono cose che non quadrano, non cubano e non stanno nemmeno nelle mutande.

Da quando fu varata la riforma del Titolo V della Costituzione, le Regioni videro aumentare copiosamente i loro poteri: si decide qui, da noi, che c’entra lo stato? Le grandi scelte alle piccole comunità... – la scelta della TAV, difatti, fu affidata ai comuni della val di Susa, come no... – e Dio per tutti!
Così, le prime installazioni d’aerogeneratori dovettero passare sotto le forche caudine delle Regioni, che invocavano sempre il famoso “danno paesaggistico” per opporsi.

Famosa fu la Santa Alleanza fra Iorio (presidente molisano, centro dx) e Di Pietro (IDV, centro sx) sul quale scrissi un interessante articolo sulle convergenze (quando, ancora, tutti si scannavano fra destri e sinistri) delle due compagini quando c’erano soldi di mezzo (1).
Giunto Renzi al seggiolino più alto, se ne infischiò del Titolo V e di tutte le altre balle e disse: Maremma molinara, qui decido io! Ed ha avocato al Consiglio dei Ministri ogni decisione in merito a nuovi impianti off-shore da sistemare nelle acque territoriali.
Risultato? Eccolo:



Fonte: Legambiente

Tutti bocciati, non uno che gli andasse bene.
Se facciamo una somma dei MW che sarebbero stati installati, scopriamo che abbiamo “lasciato” al vento ben 2536 MW di potenza elettrica di fonte eolica (con tutto l’indotto di know-how e di posti di lavoro), ossia 2,536 GW. Quanta energia producono, in mare, 2,536 GW?

Nella regione mediterranea, le produzioni più elevate si raggiungono proprio in mare: mentre sulle coste del Mare del Nord si raggiungono e si superano anche le 4000 ore annue, nell’area mediterranea, a terra, il rendimento è limitato a 2000-2500 ore/anno, mentre in mare questo dato è superiore del 30% circa, con un aumento dei costi d’installazione del 25%. Ovviamente, più l’impianto è esteso, più s’ottengono risparmi di scala.
La resa degli impianto off-shore è preferibile rispetto a quelli a terra anche per un altro motivo: i venti sono più costanti e l’energia prodotta è più “spalmata” nelle 24 ore e, generalmente, nelle 8760 ore che compongono un anno solare.
Di conseguenza – dato che condizioni di omotermia su tutto il Mediterraneo (ed i conseguenti venti) sono molto rare – è molto difficile che la produzione eolica subisca forti variazioni nel corso dell’anno.

I costi (2)? Il costo di un MW di produzione eolica (qui, dipende molto dalle dimensioni del rotore) è in una “forbice” compresa fra 42 e 180 euro (fotovoltaico: 80-140), (carbone: 40-90), (gas: 140-210). Come si può notare, le “forbici” sono molto ampie per tutte le fonti, poiché dipendono da un’infinità di fattori: variazioni del prezzo dei fossili, piovosità (per l’idroelettrico), irraggiamento (per il solare), ecc.
Ciò che si può capire, però, è che le fonti rinnovabili stanno scalzando le fonti fossili proprio sul fronte dei costi (si noti l’altissimo costo del gas metano): per questa ragione i veri costi degli impianti a fossili – ossia i costi sanitari e sociali – sono abilmente nascosti nelle pieghe dei bilanci, oppure ignorati. E si nota che, in Italia soprattutto, si tende a privilegiare una sorta di “allungamento” della vita utile delle fonti fossili. Stupefacente il recente “ammodernamento” della centrale di Civitavecchia a carbone “pulito” (?), che ha avuto costi esorbitanti...ma tant’è: non si deve muover foglia che l’industria dei fossili non voglia.

In definitiva, quanto produrrebbero quei 2,536 GW di potenza installata? Stimando un dato realistico di 3000 ore/anno alla potenza di picco, otterremmo circa 7.600 Gigawattora, che corrispondono a 7.600.000.000 Kilowattora.
Siccome il consumo medio annuo di una abitazione civile è intorno ai 4.000 Kilowattora, con quell’energia si potrebbero alimentare 1.900.000 abitazioni, vale a dire una città di circa 6 milioni d’abitanti. Se vi sembra poco...
Siccome da una tonnellata di petrolio si ricavano 11.630 Kwh (2), quelle installazioni avrebbero generato, ogni anno – e, con la dovuta manutenzione, per sempre – l’equivalente di circa 653.500 tonnellate di petrolio, che sono pari a circa 4,5 milioni di barili annui. Gli impianti lucani producono, attualmente, circa 31 milioni di barili l’anno. Solo sette volte quello che i primi campi off-shore eolici avrebbero prodotto: se fossero stati approvati! Ed erano i primi!

Invece, Renzi boccia ogni impianto eolico ed approva tutte le possibili trivellazioni: non importa se le patologie tumorali, in val d’Agri, impazzano, se un piccolo paradiso naturale è stato trasformato in un girone infernale: a lui, di noi, non frega una mazza.
La storia la conosciamo, ed è tutta una storia toscana, della Toscana che conta, quella fra Arezzo e Prato, Firenze e Valdarno. Una terra zeppa di pietre, argille, ghiaie, rocce, ciottoli, sassi, lastre, scogli, massi...e Massoni.
Come non ricordare l’interessamento di Verdini, Carboni e Cappellacci per l’eolico sardo? Correva l’anno 2010. Ne nacque il filone d’inchiesta battezzato “P3” (3), che si perderà sui binari morti delle prescrizioni e dei non luogo a procedere, come tutti gli altri...

Ecco la verità, sic et simpliciter, tutti gli sbandierati giochini amorosi sono soltanto lì per abbagliare la gente: in realtà, le royalties che i francesi di Total pagano per il petrolio lucano sono poca cosa, se paragonate al bilancio dello stato, ma sono cifre consistenti se paragonate a quelle che ha incassato la “fondazione” (prontamente varata) dello stesso Renzi, 100.000 euro dalla British American Tabacco, ad esempio (4), mentre una legge che regolamenti lo spadroneggiare delle lobbies in Parlamento rimane sul binario morto.
E la Basilicata? Rimane una delle più povere regioni italiane, dove l’export è calato del 5,3% e l’occupazione del 2,8% (5): altro che Lucania Saudita! Ora, salirà – e parecchio – nella classifica dell’inquinamento e dei tumori, perché i dati epidemiologici già lo raccontano. E qualcuno dice “La Lucania saudita è diventata una terra dove siamo seduti su laghi di petrolio, con degli stracci addosso”. Niente di diverso dalla Nigeria.

Perciò, a questa gentaglia che fa affari anche col demonio basta riempirsi le tasche, possiamo dare un segnale d’avvertimento, un ulteriore “avviso di mora” con il referendum del 17 Aprile. Solo una comunicazione di “sgradimento" per tutte le loro porcate: tanto, poi, aggiusteranno una nuova legge e non potremo mai star loro dietro coi referendum.
Ma qualcosa conta: anche a noi, recarci al seggio per esprimere il nostro dissenso, costa poco.




22 marzo 2016

Ma come si fa?





Dalle mie parti, si dice “avere la faccia come il c...” che è un po’ scurrile, lo ammetto, ma rende bene l’idea. Soprattutto quando, dietro la firma di Renzi su Twitter, spiccano quelle di Gentiloni, Giannini, Alfano, Fassino...e tutta la ghenga. Come si fa a spiegare alla gente che un autista s’addormenta al volante per una tratta di per sé non certo impegnativa, come Valencia-Barcelona, su un’ottima autostrada: meno di quattro ore di guida. Bastano quattro righe di condoglianze buttate giù in fretta, dal nostro sindaco di Firenze (con i suoi corifei al seguito), stacanovista di Twitter? Non si spiega fin quando, cercando bene fra le pieghe della notizia, non salta fuori l’età dell’autista: 63 anni.

Per un caso della vita, quando ancora avevo da poco scapolato i vent’anni, portai un camion su e giù per lo Stivale: non era certo un bestione comunque, fra cassone e cabina (era un passo lungo), raggiungeva quasi gli 8 metri. Un 625 N2 BS, per gli amanti delle antichità “pesanti”.
Ma non è un metro in più od in meno a fare la differenza: sono le ore in più (all’epoca, non c’erano ancora i “dischi”), le attese snervanti, i pasti consumati in fretta, le notti insonni passate a farsi abbagliare dai veicoli dell’opposta corsia.
A volte, fui fortunato: la svista capita anche a 20 anni, soprattutto quando – dopo una giornata di lavoro e consegne – riparti e ti fai una tirata Napoli-Torino di notte.

Oggi, ho 65 anni: pressappoco l’età dell’autista spagnolo. La prima domanda che mi sono posto, quando ho letto la notizia, è stata “te la saresti sentita?”. Forse, è la risposta che mi sono dato: me la sarei sentita solo se fosse stata una questione grave, di vita o di morte, come usa dire. Normalmente, no.
E’ vero che ho guidato per soli tre anni, che non sono allenato – dopo una vita trascorsa fra i banchi di scuola – ma la questione è un’altra: a questa età, non c’è soltanto il colpo di sonno in agguato, ma anche il malore, lo sfinimento eccessivo.

A volte, mentre veleggio nel traffico col mio motorino, osservo i camion che escono dall’autostrada: certe facce, lo confesso con dolore, mi spaventano. Visi emaciati dall’età indefinita, coperti dai soliti occhiali da sole, crani calvi, sentore di vecchio, di chi dovrebbe stare ai giardinetti, invece che su una “bestia” con 44 tonnellate sulla schiena.
Ma com’è stato possibile fare un simile scempio?

Se i genitori delle povere ragazze di Tarragona cercassero un colpevole, basterebbe scorrere la lista dei vari “eminenti lacrimosi” su Twitter: c’erano quasi tutti quando fu votata la legge Fornero, c’erano quasi tutti quando furono definite le categorie a rischio, per i quali non valevano le nuove norme. E, il presidente del consiglio, ha un aggravio: non aver promosso nessuna iniziativa per rivedere quelle norme pazzesche, che a 67 anni ti obbligano a condurre un camion, una nave od un treno. Per i macchinisti delle ferrovie, c’è anche lo sberleffo: hanno una vita media di 64 anni, forse a causa dei campi magnetici dei locomotori, ma non è dimostrato scientificamente – lo ha detto Tullio Regge, per il caso della Radio Vaticana e la vicenda di Ponte Galeria. Crepate pure tre anni prima della pensione: qualcuno che si godrà i vostri contributi ci sarà di sicuro, ad esempio noi.

Non importa se, in questo caso, l’autista era spagnolo perché anche la Spagna ha seguito, per la previdenza, il sentiero italiano: prima, in Spagna, s’andava in pensione tutti intorno ai 60 anni, addirittura con 30 anni di contributi.
Ma siamo in Europa, vivaddio! Solo la Francia resiste all’assalto previdenziale delle banche ai fondi pensione, e continua a sostenere una teoria bislacca: se porti un camion per 25 anni – a qualsiasi età – dopo vai in pensione. E’ bislacca solo per chi un volante non l’ha mai avuto fra le mani per 9 ore il giorno, per sei (?) giorni la settimana.

La storia è quasi inutile raccontarla, perché tutti la conosciamo: i primi “risparmi” della riforma Fornero (3,9 miliardi) furono subito destinati da Monti al salvataggio del Monte dei Paschi, il quale non li ha ancora restituiti (1). Era la stessa banca alla quale scriveva, amareggiato, Giuliano Amato per chiedere che non fosse diminuito il contributo (erano “solo” 150.000 euro) per il suo amato circolo tennistico di Orbetello...”come facciamo? Siamo già all’osso!” (2)
Prima di lui, ci aveva pensato Giulio Tremonti ad azzerare il consiglio d’amministrazione dell’INPS, per trasformare l’Istituto Previdenziale in una cassa “per storni” ad uso del bilancio dello Stato. Il lavoro dei becchini ha molti padri, e tutti hanno la scusa buona per scansarsi ed incolpare un altro.

Cari genitori, non ci sono parole che potranno acquietare il vostro dolore: nessuno dei genitori che hanno perso dei figli, e che ho conosciuto personalmente, si è mai riavuto da quel trauma, che è il più terribile da sopportare nella nostra valle di lacrime. Inutile ricorrere ai “se” od ai “ma”...se non si chinava per raccattare il cd dal pavimento dell’auto...se si fermava a dormire da voi...se quel maledetto cellulare non lo distraeva...non serve a niente, è solo tempo sprecato.

Non è che covare rabbia sia utile per il vostro dolore ma, se veramente vogliamo che simili storie non si ripetano più, dobbiamo avere il coraggio di mettere il dito nella piaga, di fare i nomi dei colpevoli. Che tutti conosciamo.

11 marzo 2016

Elezioni agoniche





“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.”
Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno, Minima moralia, 1951

La stampa nazionale è impazzita: dappertutto si sbraita oppure ci si cosparge i capelli di cenere! Alle elezioni primarie è crollato l’afflusso, anche lì l’astensionismo dilaga! Peggio ancora: ci sono i brogli! I candidati che si comprano i voti! Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire: già nelle votazioni del Senato Romano se ne sentivano (riportate dagli autori latini) delle belle. In tutti questi brevissimi paragrafi che precedono, c’è solo una parola che stona, anzi, che è proprio sbagliata secondo i comuni canoni semantici: elezioni.

Il termine elezioni, se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro, viene usato anche per eleggere il Presidente della Confraternita del Coccio Spezzato, oppure per nominare il Direttore dell’Istituto per la Ricerca sul Porcino Caprino...insomma, anche lì si deve eleggere qualcuno...ma, da questo, a strombazzarle ai quattro venti come elezioni “importanti”, “decisive”...al punto di rivolgersi alla Magistratura, ce ne passa.

Il PD è un’associazione di privati cittadini, in forma di partito (ossia d’associazione politica) la quale bandisce delle votazioni, al suo interno, per stabilire l’organigramma del partito stesso od altre figure ritenute – a torto od a ragione, ma questi sono cavoli del Partito Democratico – importanti per la sua vita interna. Punto.
Se qualcuno ritiene d’essere stato danneggiato, va da un avvocato, gli spiega la situazione e – a quel punto – il legale farà i necessari passi conformi alla legge. Noi, scusate – intendendo i destinatari delle prime pagine dei giornali – cosa c’entriamo? Perché dobbiamo saperlo ad ogni costo?
Insomma, giuridicamente, questo ha la stessa importanza di un incidente stradale e ci viene propinato come una tragedia greca!

Certamente, la figura fatta non è delle migliori...nei filmati si vedono e si sentono scambi di denaro a vario titolo...ma, ricordiamo, le elezioni primarie non sono regolate da nessuna legge repubblicana: ciascuno fa come vuole. Nemmeno le elezioni politiche sono regolate dalla Costituzione, se non dall’art. 48:

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.”

 Ma, come si può notare, agli art. 56 e 58 dice anche:

La Camera dei deputati (ed il Senato N. d. A.) è eletta a suffragio universale e diretto...(omissis)...

Su quel “diretto” ci possono essere delle interpretazioni, ovvio: la lingua italiana è fra le più malleabili del Pianeta. La più comune e sensata è senz’altro “senza intermediari”, ossia nessuno si può frapporre fra il cittadino/elettore ed il cittadino/eletto. Certo, il bello spettacolo dei “dammi 10 euro” messo in piazza dal PD non brilla proprio per correttezza istituzionale ma, ripetiamo, le cosiddette elezioni primarie non sono niente di più di un gioco interno ai partiti, sono una lotteria benefica (per loro) e nulla hanno a che vedere con le istituzioni. Nemmeno negli USA, dove la Costituzione Americana mai le cita: sono un sistema come un altro per creare una classe dirigente oppure, se preferite, per mettere in lista dei volti qualunque, in modo che i veri poteri possano spadroneggiare.
Se, invece, vogliamo parlare di selezione e creazione di una classe dirigente, il discorso cambia.

Se credete fermamente – e con fondate ragioni – che le classi dirigenti siano create dai veri poteri con una telefonata, allora potete smetterla di leggere: troverete il seguito assai noioso e, per il vostro modo di pensare, anche urticante. Aggiungo solo che, se questa teoria in parte è vera, non è mai semplice come una telefonata e richiede molto lavoro: dal controllo dei media a quello degli esplosivi.

Subito dopo la 2GM, le classi dirigenti furono di buon livello, quasi ovunque: almeno, se correlate allo sfascio odierno. Il Senegal, ad esempio, ebbe per molti anni un poeta/presidente – Léopold Sédar Senghor – uomo di grande cultura, oppure, come in Tanzania, all’indipendenza, si trovarono a disposizione 7 laureati (6 medici) e 150 maestri elementari. Fine della classe dirigente. Eppure, riuscirono ad imbastire qualcosa di meglio del patetico, corrotto e violento governo coloniale portoghese. Ci furono anche i Bokassa: ma crebbero in Africa anche i Gheddafi ed i Mandela.

In Italia accadde un evento abbastanza raro: ossia un partito d’ispirazione religiosa (DC) trovò la sua dirigenza “pescando” nei quadri del cattolicesimo militante, e non fu poi così male: parecchie teste pensanti e una pletora di pance gaudenti. Ma, almeno, qualcuno che pensava c’era. Qualcosa del genere fece anche il PCI, ma non si possono dare giudizi perché non governò mai: nelle amministrazioni locali, in ogni modo, i due metodi si equipararono. Cooperative rosse in Emilia e bianche nel Veneto: spesso con gli stessi statuti ed i  medesimi obiettivi.
Nel film “Il Divo”, c’è una battuta che Sorrentino mette in bocca ad Andreotti/Servillo: parlando di Nenni, Andreotti lo ricorda in modo istrionico, come “strano” o “curioso”, ma subito dopo aggiunge “Che grande stima, reciproca, che vi fu!” Distanza, ma stima.

Tutto questo, prima del 1970: possiamo affermare che – pur avendo perso una guerra e pur essendo, praticamente, una nazione occupata (lo siamo tuttora) – avemmo una classe dirigente in grado di parare i colpi, soprattutto internazionali (si pensi all’infinito tormento arabo/israeliano). E di creare ricchezza per gli italiani.

Dopo il 1970, una classe politica che iniziava ad invecchiare, ebbe paura. Troppo distanti le richieste delle nuove generazioni – spesso, senza una reale consistenza politica e molta confusione – ma, proprio lì, il dialogo – all’interno ed all’esterno dei partiti, dove sarebbe stato più necessario, per captare le nuove esigenze e provare nuove vie – fallì.
Aldo Moro comprese l’importanza di quella interlocuzione e la espose nel famoso discorso alla segreteria del suo partito il 18 Gennaio del 1969, e la ritengo così importante che merita riportarne almeno un estratto:

Parliamo, giustamente preoccupati, di distacco tra società civile e società politica e riscontriamo una certa crisi dei partiti, una loro minore autorità, una meno spiccata attitudine a risolvere, su basi di comprensione, di consenso e di fiducia, i problemi della vita nazionale (…) Noi vogliamo corrispondere sì, capendo e facendo, all’inquieta richiesta della nostra società, ma ostruiamo poi contraddittoriamente i canali che potrebbero portarne nel partito, proprio nel partito, quella carica di vitalità e di attesa che è pure nel nostro paese. Sicché essa finisce per riversarsi altrove, mettendo in crisi la funzione dei partiti, i quali sovente fronteggiano dall’esterno, senza un’esperienza interiore vissuta del dramma sociale del nostro tempo, le situazioni che si presentano e spesso si esauriscono senza autorevole mediazione, nella società civile”.
(Aldo Moro, intervento al Consiglio Nazionale DC, 18 gennaio 1969)

Moro fu lasciato nelle mani delle BR, nessuno voleva un simile “cavallo di razza” fra i piedi: troppo ingombrante. Meglio gli Sbardella, gli Evangelisti, i Cirino Pomicino: i loro discendenti, sono quelli che hanno causato l’odierno disastro nell’amministrazione capitolina.

Non si creda che il terrorismo abbia contato più di tanto: sapevano perfettamente che gli “armati” erano meno di 10.000 (circa 5.000 le condanne giudiziarie), mentre coloro che cercavano d’elaborare nuovi scenari politico/sociali erano milioni. E, attenzione: appartenevano ad aree della sinistra come della destra.

Questo, fece loro paura. E’ un caso che le presidenze del consiglio “saltarono” una generazione? Si è passati, rapidamente, dalla generazione anteguerra di Prodi e Berlusconi agli attuali quarantenni come Renzi. Delle generazioni nate dopo la guerra, non rimarrà traccia nella politica italiana (l’unico fu D’Alema, Il “tartufaio”, meglio perderlo che trovarlo).

Ad esempio, nel PCI, fu proprio D’Alema (neo segretario, in pectore, dei Giovani Comunisti) a scrivere la bolla di condanna per gli “eretici” del Manifesto nel 1970: la scrisse bene, ed ebbe una carriera folgorante. Rimase “folgorato” fra le vie di Belgrado e non si riebbe più? E va beh, adesso fa “Tartufon”...
Un altro esempio furono le votazioni per eleggere il nuovo segretario della “Giovine Italia”: il risultato fu la vittoria di Marco Tarchi – uomo di vasta cultura – ma intervenne Almirante, con la scusa che il MSI non era “un partito democratico”, ed il quarto classificato, un certo Gianfranco Fini, venne catapultato alla presidenza dei giovani missini. Posizione del futuro segretario in pectore: ottima scelta! Persero addirittura il partito.

Anche negli altri partiti, i “giovani”, o erano considerati “sicuri” sotto l’aspetto della continuità, oppure non avevano scampo: nessun vero innovatore giunse ad essere classe dirigente in quegli anni.
L’illusione dell’eternalismo è sempre viva nell’animo umano: perché domani non può andare come ieri? Questo fu il grande errore dei nostri padri: credere che quel modo di concepire la politica fosse perfetto, che tutto sarebbe andato sempre così. Andreotti, ad esempio, ritenne impossibile la riunione fra le due Germanie, la affrontò con un’alzata di spalle.

Ma venne, improvvisamente, Tangentopoli. Guidata da uno strano magistrato molisano, che era stato poliziotto – una vera storia da libro “Cuore”, a ben pensarci, perfettamente confezionata – fu decapitata un’intera classe dirigente. E non solo metaforicamente.
Le vicende successive sono spiegabilissime se si parte da queste considerazioni: dal vuoto pneumatico, era necessario riempire i banchi del Parlamento.
A parte i residuati bellici della Prima Repubblica – figure patetiche, elevate al rango di potenti – fu necessario prelevare “sangue fresco” dai dipendenti Mediaset, da qualche pittoresco legaiolo (che fa rima con...va beh...) e riempiendo i buchi ancora mancanti con le quote rosa. Possibilmente con la quinta di reggiseno, altrimenti...che quote rosa sono?!?

Non si poteva esporre al pubblico ludibrio una simile accozzaglia di parvenu, perciò fu abolita la scelta elettorale: adesso voti un partito, anzi, un logo. Ah, Naomi Klein, come avevi ragione!
E veniamo all’oggi.

Fra i mille, disperati fremiti agonici di gran parte della classe politica, spicca la scelta del M5S: cosa c’è di più legittimo di una consultazione libera (on line), aperta a tutti gli iscritti (?), per trovare nuove classi politiche? Ossia, delle primarie on-line.
Sono tormentato da un dilemma: Grillo avrebbe consentito di fare come poi hanno fatto, se la legge elettorale avesse consentito le preferenze? Ossia se gli italiani avessero avuto scelta effettiva sui loro eletti?
Me lo chiedo, perché sono una persona curiosa e che non dà nulla per scontato, ma ne dubito.
Chi avrebbe mai scelto dei candidati che erano stati votati da circa 100 persone, fra parenti ed amici? Senza competenza alcuna, su nulla?

I risultati si sono visti a Parma – probabilmente “gentilmente” offerta da PD/PdL su un piatto d’argento – dove un povero Pizzarotti s’è ritrovato – lui, un tecnico informatico – a dover gestire una delle realtà più complesse d’Italia. Una città che è la capitale della lirica, che è sede dell’autorità europea per la sicurezza alimentare, una città ricca di storia e di cultura, con una fiorente industria agro-alimentare, una città universitaria, ecc.
In più, la “grana” dell’inceneritore “a metà” con Reggio: bisogna riconoscere che, se il “Pizza” era un modesto ed allegro “Fonzie”, se l’è cavata come ha potuto e come è riuscito per i suoi mezzi: per lo più, poco aiutato dal suo partito. Scusate, non-partito: il quale, comunque, ha fatto una figura di m... E, adesso (si dice), sarà “obbligato” a vincere a Roma.

Il metodo scelto dal M5S, in realtà, è stato qualcosa di più di un parziale fallimento, è stato un naufragio dove una sola scialuppa s’è salvata, ma senza grandi teste pensanti a dirigerla: con tutto il rispetto che posso avere per Di Maio & Company, sono soltanto dei (bravi?) polemisti. Se per questo, anche Fini e D’Alema – presi solo nell’agone della dialettica polemista – erano dei campioni. Dietro, buio pesto.
Anche Andreotti era un fine polemista, però non era “sotto il vestito, nulla.”

All’epoca di Andreotti si riconosceva l’avversario come meritevole di stima, anche se lontano per posizioni politiche: oggi, si stima l’altro per la sua capacità di raccogliere denaro e tangenti...mannaggia: quello, è un uomo da 2 milioni l’anno, quello vale...la politica? Ma non facciamo ridere: questo è stato uno dei perversi frutti di “Mani Pulite”. La consapevolezza, interiorizzata come frutto morale, del furto collettivo: così fan tutti...
Perché, se un tempo esistevano i cosiddetti “cacciatori di voti”, oggi esistono solo dei cacciatori di soldi: è più facile raccattare soldi, a fronte d’interessi garantiti, che voti, poiché le richieste – legittime! – degli elettori, sono più variegate, costano di più. Ergo: eliminiamo gli elettori, facciamo mettere solo più una croce su un simbolo evanescente, al resto pensano i soldi, mediante i quali ci assicuriamo spazi mediatici. Insomma, più che soddisfare le necessità degli elettori, creiamo delle Gestalt dalle quali loro possano essere irretiti: l’irrealtà al servizio del potere, il tweet che crea un gregge effimero, gli 0,1% che discriminano fra ricchezza e povertà...

L’unica soluzione, per uscire da questa follia da reparto psichiatrico, sarebbe di lasciare ai partiti i loro giochini di primarie ed ammennicoli vari: di tornare, però, a scrivere un nome sulla scheda elettorale ufficiale (quella controllata dalle Corti d’Appello) con un sistema proporzionale, il nome di una persona fisica, riconoscibile. Altrimenti, nessun gioco varrà, nessuna alchimia finanziaria, nessuna guerra su commissione, nessun viso salvifico apparirà alla porta.

Perché, vedete, la cosiddetta “governabilità” è solo un inganno: è la necessaria “semplificazione” di un sistema complesso richiesta a gran voce dalle lobbies, dai poteri esterni, dai corruttori occulti, che – oramai – calcano tranquillamente le aule parlamentari. I frutti? Pessime leggi per noi, ottime per i loro interessi: la riforma del canone RAI, le mille, nuove norme per spremerci fino all’ultimo soldo di tasse, le pazzesche norme che consentono al sistema bancario di spadroneggiare e di non pagare mai il fio dei loro errori e/o malversazioni...continuo? Non è necessario.

Avevo già toccato questo argomento in “Storia di lucidatori di sedie”, per far capire ai più giovani com’è stato possibile ridurre il nostro Paese in queste condizioni. I principi generali sono contenuti nel famoso “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli, e tutti sappiamo che razza di persona fu Licio Gelli.
Credetemi: non è sempre stato così, c’è stato un tempo nel quale eravamo amati e rispettati, anche all’estero, e non solo per la Ferrari o per la pizza. Oggi, vi fanno credere che tutta la colpa è dell’Europa.
Ma non v’insospettite un poco? Cos’altro potrebbero raccontarvi a fronte di un simile sfascio? Che la colpa era d’Alfredo? Del Sudafrica? Degli emiri yemeniti? L’Europa, colpevole od innocente, è perfetta come cavia, e noi possiamo continuare a cazzeggiare. Chi ha combinato il bel guaio di Banca Etruria, l’Europa o la cosca Renzi?

Nella mia vita mentirei se dicessi che non ho ricevuto “chiamate” ma, più che chiamate per empatia, erano velleitarie “chiamate di correo”: della serie, vieni con noi, la tua fine vena polemica ci farà guadagnare...e poi, chiedevo io? C’era da ridere ad ascoltare le risposte. E, io, non sono un uomo da marciapiede. Perché non sono più chiaro?
Perché è del tutto inutile: si dice il peccato, non il peccatore, ma non per un pietoso o reticente rispetto per il peccatore. Semplicemente, perché i peccatori sono tanti, il peccato è uno solo. Sempre il solito: dimenticare che ministerium vuol dire servizio, e non credere di vincere un Paese al Banco Lotto.

Pochi giorni fa ho compiuto 65 anni: lo Stato, benevolmente, mi concede una patente ufficiale di “vecchio” e l’esenzione dai ticket farmaceutici. Che gioia. Ancora mi dibatto fra Socrate e Platone, come forse voi vi chiederete se vale la pena dibattere fra destra e sinistra. O Stato e mercato? Forse, meglio.
Ma non so tacere, e quando vedo l’Italia ridotta ad una fiera di minimalia ridotte in frantumi, ad un rodeo fra capi-bastone in lotta/combutta, non so se mettermi a ridere od a piangere. E mi domando, in questo gelido deserto degli intelletti: quale domani attenderà le giovani generazioni?

08 marzo 2016

Otto Marzo 2016




Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale...
Fabrizio de André – Una storia sbagliata – 1980

Già, oggi è proprio l’otto Marzo e compio 65 anni: ringrazio tutti coloro che mi hanno inviato gli auguri, e lo Stato che oggi – benevolmente – mi concede di non pagare più il ticket sui medicinali. E’ ufficiale: sono classificato fra i vecchi: non più anziano, di terza età, attempato, maturo...ma vecchio e basta. Ci sarebbe di disquisire sul pressappochismo del nostro benevolo “stato”, che non guarda a noi come persone ma come numeri: non gl’importa se a 70 anni sei in salute o se a 50 già giri per ospedali, a 65, è più semplice...cosa rompete?
Non è questo, però, ciò di cui voglio parlarvi, perché oggi è la Festa delle Donne. Anzi, la Festa dei Diritti delle Donne e io ci aggiungo, poi capirete, anche l’Angelo della Morte. Non è la sua festa, perché lui non ha diritto a feste che lo ricordino, anzi, non si sa nemmeno se veramente esista...solo Angelo Branduardi lo menzionò nella “Fiera dell’Est”, ma ciò non basta per farlo entrare di diritto nella storiografia umana.

Quando nacqui, nulla si sapeva della Festa della Donna: si lavorava – tanto – tutti, donne e uomini, perché l’Italia era ancora distrutta dalla guerra ed i soldi erano pochi, pochissimi: si mangiava tanto pancotto, che ancora oggi non posso assolutamente soffrire. Quando, con la mamma, andavo a trovare i nonni, notavo che la corriera abbandonava la strada e guadava il torrente: accanto, c’erano le macerie del ponte, fatto saltare dai tedeschi in ritirata.
Con gli anni ’70 arrivò un barlume di normalità, perché la gente incominciò a vedersi come persone: basta con i numeri di matricola! Con quelli del libretto di lavoro, o peggio ancora, con quelli tatuati sul braccio! Siamo esseri umani, abbiamo diritto ad una vita decente! Ed arrivò la Festa dei Diritti delle Donne.
Giunse gioiosa, accompagnata dai cori delle streghe che tornavano...che ci rammentavano i loro, antichi, segreti poteri...e noi giocavamo insieme a loro, perché è bello che un uomo ed una donna giochino insieme!
Detto fra noi, non ho mai amato molto un certo femminismo “incazzato” e borioso, perché mi reputo un gentiluomo, e non amo gentildonne sboccate. A mio avviso, uomini e donne si salvano insieme, oppure non ce n’è per nessuno.

Ma ci pensò la Storia, come sempre: vennero gli anni ’80 e l’edonismo maschilista prese il sopravvento, basta con queste cazzate! La donna deve la-vo-ra-re e fare carriera! Un tailleur grigio sostituì i colorati abiti da zingare...ed i loro occhi divennero freddi, spesso cerchiati da occhiali d’acciaio al Nichel Cromo: sono una donna! E allora? Ti faccio vedere io come si fa a fare le scarpe agli uomini...sono, finalmente una...DONNA IN CARRIERA!
Qui finì il gioco, e si tornò alla normalità: spesso, le donne smarrirono i loro occhi gioiosi, i loro sguardi ammiccanti...oggi, la Festa della Donna (spariti i diritti) è un fenomeno commerciale che, per la gioia di Renzi, incrementerà il PIL dello 0,01%! Togliendo uno zero – il ragazzo è un po’ debole in Matematica – diventa uno 0,1% e...ragazzi, l’Europa crede in noi!

C’è chi s’industria per incrementare gli affari: dilagano i locali con gli spogliarelli maschili ma – invece d’essere un gioco un po’ burlesque ed un po’ carnevalesco – diventa una storia che deve solleticare gli ormoni. Così, un cameriere in tenuta adamitica mostra i muscoli palestrati e, intanto, ti porta una pizza. E puzza, puzza come un cinghiale incazzato perché gli toccherà tirare avanti quella buffonata fin chissà a che ora...e non sai se fidarti a mangiare la pizza, perché il puzzo di sudore ti fa passare l’appetito.
Ti salta alla mente l’immagine di Dita von Teese e no, ti convinci che lo spogliarello maschile può andar bene come impeto clownesco, ma nulla più. Soprattutto, su un palco, lontano dalle pizze.
Su questa strada, ci siamo persi i diritti delle donne: beh, ma oggi abbiamo gli stessi diritti tutti...lo sancisce la Costituzione...o no?

Provate a chiedere ad una mia amica, nata sovietica ma a pochi chilometri dal confine polacco...oggi è diventata ucraina, certo...che contentezza...forse sarebbe stata più contenta se la Grande Europa le avesse riconosciuto la sua Laurea in Chimica, magari dopo un esame di lingua italiana, invece di fare la badante a 800 euro il mese. Ma queste sono storie ancora fortunate.

Un’altra mia amica, rumena, lavora invece 11 mesi l’anno, qui in Italia, ed il mese d’Agosto torna nell’amata Romania, dove la attende il marito: passa un mese fra la cucina, l’orto, le galline ed il letto, perché lui vuole i suoi diritti – che per i successivi 11 mesi metterà in un angolo, troverà una supplente – fintanto che la moglie non tornerà. Coi soldi, altrimenti sono botte. Perché non rimane in Italia? Già...e i figli? Sono già grandicelli...ma è meglio tenerselo buono ugualmente...è uno che mena...che beve...e, in Romania, non mancano certo le armi.

Poi, si scende negli inferni africani.
Lì, le donne sono particolarmente fortunate!
Agli uomini chiedono circa 2000 euro per portarli dalla Nigeria al Mar Mediterraneo...alle donne niente! Va beh, nella solitudine del deserto, la sera, vogliamo che gli autisti – dopo una giornata di guida fra le dune – non abbiano diritto a rilassarsi un po’? Vanno nel cassone e le prendono, come viene, come piace a loro...donne, ragazze, ragazzine, sposate, accompagnate...sono tutte uguali per loro...i mariti? Beh...se danno fastidio si può sempre abbandonarli fra le sabbie del deserto del Fezzan...senza nemmeno la pietà di un colpo di pistola. Poi, tornano con le donne nella loro tenda: che problema c’è? Diritti?!?
Le più belle e “capaci” finiscono per avere un destino diverso: il loro avvenire è girovagare per tenere “compagnia” agli autisti, dalla Libia al Niger, dal Niger alla Nigeria, dal Ciad al Mali...poi, magari, il giorno che si stufano di loro le abbandonano in una tappa qualunque, senza un soldo, ovvio.

Ma ci sono anche le cinesi, le sudamericane, le indiane, le sudafricane, le indonesiane...che recuperano i componenti elettronici sciogliendo i chips nell’acido cloridrico, rimestando nel pentolone con un bastone, per poi pescare i pezzi con le mani nude...accanto al pentolone tengono il loro bambino che ogni tanto devono allattare, ovvio. E mica ci si può allontanare! Si allatta e si rimesta, tutto il giorno!

Forse, qualche razzista nostrano dovrebbe riflettere un po’, e prendere in locazione un cervello in comodato d’uso.

Il paradosso, però, è che l’Angelo della Morte verrà per tutti noi e, per molti, avrà “le sue labbra e i suoi occhi”: occhi freddi, perché per loro è un lavoro, ed occhi preoccupati, perché nel momento che tu te ne andrai loro perderanno il lavoro. E dovranno cercarne un altro, altrimenti...Romania, Moldavia, Ucraina...ciascuna con le sue miserie e le sue guerre.
Ed è veramente un paradosso, per i tanti che sbraitano contro gli “stranieri”, dover finire la propria vita accanto ad una di queste donne, dalla vita spesso infelice e disperata, trattate come esseri inferiori o come puttane, all’occorrenza, secondo la bisogna.

Forse, l’Angelo della Morte – che ha solo sembianze androgine – queste cose le sa e, se ci sarà qualcuno da commiserare, non sarà certo lei.

03 marzo 2016

Ma guarda che combinazione!






Renzi è nei guai, inutile raccontarsela, come del resto lo è Mattarella e tutto la compagnia cantante, e pure quelli che fanno finta di cantare. Soprattutto dopo il diktat di Obama: l’Italia deve andare in Libia! A chi lo “scatolone di sabbia”? A noi!
Mi riferisco alla dolorosa e triste vicenda, conclusasi con la morte (almeno, secondo le ultime notizie) dei due tecnici italiani in Libia. Due tecnici rapiti da Daesh (?) lo scorso anno, non una vicenda recentissima. E’ qui la stranezza della vicenda.

Da anni siamo abituati alla Farnesina in versione “cassaforte” e “banca” nei confronti dei rapitori: è una pratica normale, che è sempre esistita. Dai tempi nei quali ci s’affrontava all’arma bianca, la vita la perdevano i poveracci: appena disarcionato dal suo cavallo, il cavaliere si sentiva fare la domanda di rito “Di quale casata sei?” Il movimento successivo del coltello, infilato fra la corazza e l’elmo, dipendeva da quella risposta.

Oggi, che personale italiano dipendente da aziende petrolifere, o di costruzioni (sempre al servizio delle suddette aziende) si trovi in Libia, nel bel mezzo di una guerra fra bande, è cosa risaputa e normale che stiano lì, nel bel mezzo dei Kalashnikov che cantano. Business as usual, gas e petrolio devono giungere alle nostre case, altrimenti il business si ferma e...non si può!
Qual è la condizione?

L’accordo essenziale, per quelle aziende, è che – su tutto – veglieranno i servizi segreti, se andasse male interverrà il Ministero degli Esteri...lo hanno già fatto, no? Le due ragazze che lavoravano per una ONG in Siria sono state salvate, vero? Basta pagare il riscatto, e allora...
Per i lavoratori, questa dev’essere stata la rassicurazione che hanno ricevuto dalle loro aziende: che, successivamente, li hanno “rivenduti” ai servizi, i quali aspettano ordini. Da chi? Provate ad indovinarlo!

Che i guerriglieri di Daesh non sapessero ci sembra molto strano: Daesh è una holding sempre a caccia di soldi, dal petrolio alle antichità, dal traffico di migranti a quello degli organi dei prigionieri, destinati al trapianto. Su questo turpe mercato, scriverò presto un nuovo articolo, perché – anche se la Malatempora non c’è più – non dare un seguito al mio “Ladri di organi” mi sembra una bestemmia, una perfidia nei confronti di chi viene macellato per le camere operatorie.
Ma torniamo alla vicenda.

C’è una paradossale vicinanza con la storia raccontata ne “Il ponte delle spie” di Spielberg: una storia della mia gioventù, quando i russi abbatterono l’U-2.
Il paradosso fra le due vicende, sta nella visita che l’avvocato difensore della spia russa compie a casa del giudice, prima della sentenza, e gli ricorda “E se domani, per un caso fortuito, prendessero uno dei nostri? Ci converrebbe avere una pedina di scambio”. Difatti, la spia russa fu condannata ad una lunga detenzione e non “fritta” sulla sedia elettrica. Ed il caso dell’U-2, puntualmente, si verificò. E furono scambiati.

Invece, Daesh – che sa d’avere fra le mani qualche milioncino di euro, sicuro sicuro – li porta in prima linea a fare da scudi umani...ma quale furbizia! Chi ha pagato “qualche milioncino + tot” perché l’esito fosse diverso?

Un caso d’analogia all’opposto, con Renzi che deve trovare una pezza giustificativa nei confronti dell’opinione pubblica per andare in Libia ed accontentare il suo padrone Obama...ma non è Andreotti! La fa semplice, il ragazzotto (che solo un presidente padre/padrone ha messo in cattedra, tanto per ricordarlo): passa la pratica all’ufficio...tu sai quale...

Adesso sono partiti 50 incursori – che in Libia sono come un bruscolino in mezzo ad una tempesta di sabbia – ma gli incursori, si sa, possono anche trasformarsi in istruttori...atti alla bisogna, anche se drammaticamente bruscolini.

In ogni modo, italiani, adesso caricatevi bene di rabbia: vendetta! Tremenda vendetta!

27 febbraio 2016

Im Wunderland (divertissement in quattro movimenti)




Mi piace vivere a Wunderland, perché è la sintesi perfetta degli imperi multietnici, dove tutti sono accettati per quello che sanno fare e ricevono per quello che hanno bisogno. Di meglio, francamente, non si poteva fare: ci provarono gli ottomani ma – vivaddio! – impalavano la gente! No, così non va...poi gli inglesi...ma...quel gatto a nove code che menava zampate mortali dai freddi mari dell’Europa del Nord alle terre australi...no, nemmeno così va bene...ed i francesi napoleonici che, oddio, anche loro fucilarono la loro parte, ma in nome delle idee rivoluzionarie...è tutto un altro vivere crepare in nome della liberté francese. Non vi pare?

Tutti quanti pretesero di fare il loro ingresso nella modernità portandosi appresso la tanto necessaria schiavitù: a Wunderland no, si applicano gli stessi contratti di lavoro dalla BMW al call centre in Romania, dai cercatori d’investimenti per le banche lussemburghesi ai raccoglitori di pomodorini della Sicilia. Una giustizia sociale che è valsa, nel 2012, il premio Nobel per la Pace. Mica scherzi, proprio il Nobbbel, quello vero, quello della dinamite!

A Wunderland, ad esempio, tutti i croati fanno i dentisti: un neonato croato non viene adagiato in una culla, bensì in una dentiera di gommapiuma. Non tutti ce la fanno a diventare dentisti, perciò...la soluzione trovata è stata...fare i camerieri! E’ tutto coordinato: ti fai le abbuffate di pesce, ma...se ti mancano i denti? Wunderland provvede a tutto.
Eh sì...bastava un poco di fantasia: dentici e dentiere! E a Wunderland la fantasia non manca.

Prendiamo, ad esempio, l’Austria: da qualche anno, sono diventati i Re del mercato dei pellet. Tagliano foreste e  fanno bruscolini, così riscaldano mezza Wunderland: ma c’è un problema, i migranti, che traversano l’Austria per andare in Germania.
Si sa: un migrante, per sua natura, è un essere senza fissa dimora...quando gli scappa gli scappa, niente da fare...e cosa c’è di meglio di un bel albero per farla? La cosa ha anche dei pregi: facilita il riconoscimento geografico/spaziale dell’albero, il davanti ed il didietro dell’albero stesso. Il migrante va dietro l’albero (un po’ di privacy, anche per loro!) mentre il cane alza la zampa e non si cura degli sguardi, la fa direttamente davanti.
Pur riconoscendo l’utilità sociale di sapere l’esatta posizione spaziale dell’albero, gli austriaci sono stufi di pestare merde umane e di cane quando vanno a tagliare gli alberi! Perciò, il governo ha deciso di respingere le pressioni europee sull’annosa questione delle armi – le vorrebbero proibire ovunque e comunque! – ed ha deciso che per le armi da caccia et similia basta avere 18 anni e te le compri. Almeno, se mi cachi sotto l’albero, una schioppettata a sale nessuno te la toglie!

Con la Grecia, poi, Wunderland è stata magnanima, veramente grandiosa. Ai greci piace mangiare il pane con le olive, a volte il riso con le olive, altre il pesce con le olive. Cosa c’è di male?
Nulla! Solo che, da Wunderland, hanno fatto notare che le esportazioni delle olive erano scarse, non coprivano le spese...insomma...bisogna trovare una soluzione...
Trovata! A Wunderland ci si mette intorno ad un tavolo e la soluzione si trova sempre! Siccome pare che i tavoli scarseggino in Grecia – i giornalisti, sempre malevoli, dicono che se li sono venduti tutti...ma non date loro retta – adesso mandano una lettera, intestata al Governo in carica. Papadopoulos? Tsipras? Fa lo stesso! Uno per tutti e tutti per uno! Questa è Wunderland!

Quante isole avete? 6.000. Ma non vi pare che siano troppe? Provvedere a tutti quei traghetti...e se ne vendeste qualcuna?  Facciamo sei l’anno...dunque, calcolatrice...ci vogliono mille anni per venderle tutte! Ma vi rendete conto? Mille anni!
I greci sono scesi in piazza, festanti, con gigantografie di Wunderland – addirittura i fuochi pirotecnici (purtroppo c’è stato qualche danno: è bruciata una banca...cose che capitano nella generale allegria...) – e cori che scandivano slogan di autentico calore nei confronti di Wunderland. Un calore dilagante, generato dal fuoco del ringraziamento.
Gli unici a protestare sono stati i sindacati dei portuali, giacché la Grecia – insieme alle isole – ha deciso di vendere il Pireo (il principale porto greco) ai cinesi, o di affittarlo per tanti anni...così la COSCO – la compagnia marittima cinese – adesso la fa da padrone.
E, appunto, la COSCO non è Wunderland! – urlano i sindacalisti, con la morte nel cuore – chi ci darà gli stipendi e lo stato sociale che Wunderland, generosamente, elargiva?
Insomma, Wunderland è la vera meraviglia del Terzo Millennio: santa subito!

Ma anche per l’Italia s’apprestano giorni di gloria, poiché la grande amica ed alleata di Wunderland è BigDisneyland – la terra della libertà – ed hanno deciso insieme che no, in Libia le cose vanno proprio male, e bisogna intervenire. Oddio, qualcuno aveva avvertito (1)(2)(3)...dal 18 Marzo del 2011 in poi...ma si sa: qualcosa sfugge sempre, anche a Wunderland.
Cosa faranno?
Beh, la guerra a qualche cattivone dell’ISIS...per questo sono già arrivati, a Sigonella, ben 11 super-droni, giunti direttamente da BigDisneyland...cosa faranno?
Ma niente di così terribile...se un cattivone con barba e baffi tratta male la moglie, per dire...si lamenta del cous cous troppo scotto...beh, allora gli tirano un Hellfire sulla cocuzza, così viene giù l’intero palazzo. E, la moglie, non dovrà più lamentarsi se manca di gentilezza!
Gli italiani, coi loro AMX – che non possono andare in Libia, perché hanno bisogno di un aeroporto d’emergenza ogni tre chilometri: hanno il vizio di venire giù da soli – penseranno a rilevare, con strumenti sofisticatissimi, la temperatura di cottura del cous cous.

Wunderland e BigDisneyland hanno meditato a lungo se mandare anche dei soldati: l’Italia, generosamente, ha subito accolto l’invito. Manderemo 5.000 uomini! Va beh...nel 1911 ne inviammo 34.000...
Ma quei 34.000 erano cresciuti a cicoria e pastasciutta...i 5000 di oggi sono tutto Gatorade e bistecche! Hai voglia la differenza!
Preoccupa solo un poco la carenza in Geografia – la materia è stata bandita dalle scuole italiche poiché, o è Wunderland, e allora vai dappertutto tranquillo come un papa, oppure non è Wunderland...e allora...sono tutti cavoli tuoi, Maremma egiziana!

In ogni modo, saranno tutti dotati di personal GPS, tatuato sulla schiena con microprocessori inclusi – nel deserto è utilissimo, indispensabile – così, quando arriveranno nel Fezzan, al massimo, chiederanno la strada migliore a qualche capo locale, sempre gentili e servizievoli con gli italiani: l’amicizia è di vecchia data, dai tempi di Omar al Bukhtar!
Tutto avverrà sotto la supervisione dei Predator americani – gli AMX, purtroppo, non potranno avventurarsi nel deserto: dapprima s’era pensato di dotarli di appositi sci per la sabbia, ma un’apposita commissione presieduta da Gustavo Thoeni, Reinhold Messner ed Alberto Tomba ha avuto delle perplessità circa la tenuta del velivolo nel cristiania a valle...non se n’è fatto nulla, peccato... – in ogni modo, le informazioni dei capi arabi saranno essenziali: ma perché? Perché ci vuole orecchio! Lo diceva anche Jannacci.

Qualora, nel loro cammino, iniziassero a notare l’inconfondibile savana od alti alberi equatoriali, significherà che sono giunti in Niger od in Nigeria: missione compiuta! A quel punto, una forza navale comandata dalla portaerei Conte di Cavour – con i primi esemplari di F-35 (cementati sul ponte, per ragioni di sicurezza) – li imbarcherà in Africa e li condurrà a Genova, dove il ministro della Difesa Pinotti li bacerà tutti e 5000, uno per uno, lo ha promesso. Questa è ritenuta la parte più difficile della missione, la più rischiosa.
Tutto sarà superato – tranquilli – perché quando Wunderland e BigDisneyland si mettono assieme...non c’è pericolo di fallimento: avete visto l’Ucraina? E’ diventata un idilliaco giardino, colmo di fabbrichètte tedesche e missili americani...una gioia...a volte infiocchettano i missili con le palline colorate, sotto le feste, così ricordano gli abeti di Natale...
E in Siria? Successo su successo!

Ma Wunderland non spazia solo nell’agone geopolitico: è nel diritto che pone, pietra su pietra, le fondamenta per un radioso futuro di pace e di giustizia!
Gli inglesi se ne vogliono andare...ma che se ne vadano coi loro ruderi giuridici! Legate con una cima la perfida Albione alla bitta di un rimorchiatore, portatela in mezzo all’Atlantico e poi togliete il tappo!  L’Habeas Corpus...una legge del 1215 per dire che chi è in possesso di un corpo ha diritto al rispetto dello stesso! Ma è ridicolo!
Prima, e questo è risultato subito evidente a Wunderland, bisogna provare che esiste, che c’è quel corpo!
L’Italia è all’avanguardia anche in questo campo: altrimenti, che significato avrebbero i dolorosi casi Cucchi, Uva, Aldrovandi, Sandri...tutte coraggiosi tentativi, eroiche vittime sulla via della perfezione giuridica!

Ma è soprattutto la teoria e la pratica delle elezioni italiane che sta interessando Wunderland, ed un ampio dibattito sull’argomento è in corso. In pratica – a Wunderland sono estasiati dall’idea italiana: dal Rinascimento non sanno far altro che seminare ovunque la loro fantasia! – il problema delle elezioni è stato risolto mescolando sapientemente la legge elettorale con il codice della Strada! Ma chi ci poteva pensare, se non gli italiani?

Se prendiamo in considerazione Via del Porcello, essa ha numerosissime possibilità di scelta plurima: appena iniziato il percorso, troviamo Via del Proporzionale: purtroppo è sbarrata per un cantiere archeologico. Eh, si sa, l’Italia è zeppa d’antichi ruderi...
Per proseguire, si è costretti a prendere Via della Soglia la quale, però, è interdetta ai veicoli che non raggiungono le 5 tonnellate, e quindi si è obbligati a tornare in via del Porcello. All’incrocio successivo, con via della Preferenza, c’è il divieto di svolta: senso unico solo in entrata per mezzi della Polizia ed auto blu.
Si giunge quindi in piazza del Premio di Maggioranza, ma le vie laterali sono solo pedonali...non restava che infilarsi nel posto di controllo gestito dai Carabinieri. Qui, giustamente, la Corte Costituzionale ha avuto ragione nel dichiararne l’incostituzionalità! Ma come, militari che controllano le elezioni? Bocciata!

Ma gli italiani, questo grande popolo di Wunderland, non si sono dati per vinti.
Rasata a zero via del Porcello, è stato costruito sulle macerie il grandioso Corso Italico (la viabilità delle vie laterali è rimasta la stessa) ma, giunti al controllo finale, c’è la Polizia (che non sono militari)! Il verdetto d’incostituzionalità è stato superato! Per questa ragione il Tribunale di Messina ha istantaneamente accolto il ricorso – ed il neo Presidente della Consulta, Paolo Grossi, ha subito dichiarato che la cosa sarà risolta...e in fretta! Diamine, è anche lui fiorentino! Mica gente dalle mille ciance, Maremma elettorale! – e questa volta non saranno necessari altri otto anni: il verdetto sarà rapidissimo! Così vanno le cose a Wunderland: problema? Risolto!

L’ultimo problema da risolvere riguarda l’euro – una moneta che riceve ingiustificati attacchi (ma è solo invidia, lo sappiamo bene) – ma la soluzione è pronta! A Francoforte, dove c’è l’apposita struttura che si occupa della moneta, hanno trovato la soluzione!
Basta euro! Basta euro in moneta e carta. Solo più una tesserina elettronica, una per tutti e tutti per uno, Maremma finanziaria! Quando giunge il momento, ve la ricaricano, come si fa per il telefonino! Non è un’idea geniale?
Niente più soldi che si sporcano, che puzzano...niente più portamonete che si bucano, portafogli che invecchiano e che si devono cambiare (povera zia di Vigevano, non saprà più cosa regalarci...pazienza...troveremo una soluzione per tutte le zie di Wunderland!), niente più ladri (di polli N. d. A.), niente casseforti da murare, niente di niente! Una tesserina, che vi ricaricano!
Quando? Come? Va beh, dai...non possiamo sapere tutto subito...lassù, sul Meno, ci stanno lavorando, lassù mica se la menano! Abbiate fiducia, e intonate tutti, con voce chiara e all’unisono: “Grazie Wunderland!”

Si chiude il sipario: applausi e fischi, come da copione. L’autore esce sul proscenio perché ha qualcosa da dire.
Vorrei concludere con le parole di Eddy Murphy al termine de “Il principe cerca moglie”: le ricordate?
“Guardate un po’ che ci tocca fare, per farvi ridere un po’, bastardi!”