29 aprile 2021

L’Italia bizantina del post (?) Covid

 

Fa quasi sorridere mettere quel “post” nel titolo, perché in realtà non conosciamo il futuro, non sappiamo cosa farà il virus, non abbiamo cognizione dei provvedimenti che saranno o non saranno presi…non siamo nemmeno sicuri di quanto il vaccino ci proteggerà e per quanto tempo. Intanto, però, il parlamento (min) italiano processa il ministro Speranza: per che cosa? Nessuno lo ha capito bene: per aver chiuso gli italiani in casa? E cosa doveva fare un ministro della Salute pubblica che, per la prima volta dopo un secolo, si trova di fronte un’epidemia causata da un agente pressoché sconosciuto?

 

L’altra certezza è che arriveranno soldi, tantissimi soldi, da spendere, intercettare, far sparire, usarli in progetti inutili come il ponte di Messina, sparpagliarli in mille rivoli dove milioni di sedicenti politici potranno abbeverarsi, fino all’ubriacatura. Sono abituati a questo comportamento, sanno come fare, e ciò che sta avvenendo lo conferma in pieno.

 

Tornano alla ribalta argomenti triti e ritriti: in fin dei conti, il nucleare non produce CO2, e dunque perché non tentare di buttarci a pesce sull’argomento? L’ENI, intanto, si modernizza: ha inventato il termine “coltivazione” come sinonimo dello sfruttamento dei giacimenti: fa fine, non impegna ed è molto “bio” nel lessico comune del Web. Quindi è diventato l’alfiere, lancia in resta, della cattura dell’odiata anidride carbonica, frutto di decenni di malcostume dei fossili: non bruciando più petrolio, carbone e metano? No, ehm…andiamoci piano… “catturandola” e convogliandola nei giacimenti già sfruttati.

La vicenda farebbe sorridere, ma sull’ignoranza delle persone campano da secoli i nostri sfruttatori/governanti: non ho citato Bisanzio a caso, perché l’Impero d’Occidente ebbe la buona grazia d’estinguersi nel 476 d. C. mentre a Costantinopoli perdurarono, per quasi un millennio, con i metodi usuali: corruzione, nepotismo, violenza gratuita, sacralità pluri-offesa, e tutte le nequizie che bene abbiamo imparato da loro. Eleggevano 3 o 4 co-imperatori, i quali poi s’ammazzavano l’un l’altro, oppure ne facevano uno all’anno, per mille anni.

 

La vera novità è che oggi, grazie a Conte che seppe mantenere un punto fermo nelle trattative, l’UE decise di compiere finalmente un passo risoluto nella direzione che altri Paesi, già da tempo, avevano intrapreso. Ossia, una rivoluzione tecnologica totale: d’altro canto, è puerile citare noiosamente la “lotta” alla CO2 senza capire che la CO2 – poveraccia – non ha nessuna colpa, semmai è stato l’uomo ad aumentarne oltre le 400 ppm la diffusione nell’atmosfera, ed oggi ce la godiamo.

Per quelli che, invece, pensano che sia tutta una panzana di Bill Gates & Al Gore li invito a recarsi in Alto Adriatico e leggere le direttive delle Regioni rivierasche, le quali hanno imposto il rialzo di tutta la cantieristica costiera a terra di circa 60 cm. Siccome io mi sono interessato, ho saputo che nell’Inverno appena trascorso le acque hanno invaso per ben quattro volte magazzini ed officine: una faccenda che nessuno ricordava a memoria d’uomo e della quale non si trova traccia nemmeno negli annali.

 

Tranquilli, però: sopra di noi regna il nuovo ministero dell’Ecologia, dove mister Cingolani è già all’opera per rendere Next Generation UE il più fantasmagorico ed omnia ricettivo piano che si possa immaginare. Tutti dovranno rimanere soddisfatti, proprio come a Bisanzio.

Ma cosa significa catturare le CO2 per togliersela dai piedi?

 

Ci sono varie forme di pensiero su questo problema, salvo che nessuno di questi mezzi ha una base scientifica coerente con l’obiettivo da raggiungere: ossia, immettere la CO2 nei giacimenti di idrocarburi esausti oppure trasformarla in un composto utilizzabile?

Per prima cosa si deve catturarla e nessuno, finora, ha fornito risposte chiarificatrici, giacché catturarla ha un costo non indifferente e, mentre la “cattura” viene eseguita con finanziamenti pubblici, le fasi successive sono tutte eseguite da aziende private. Ma guarda un po’, è una storia che già conosciamo. (1)

Alcune ipotesi sui costi non sono molto chiare: secondo alcune fonti, il costo del sequestro comporterebbe un aggravio sul costo dell’energia elettrica di circa 1/3, che metterebbe il sistema completamente fuori mercato. (2)

 

C’è, però, chi utilizza la CO2 per scopi “nobili”, ossia le compagnie petrolifere: quando un giacimento è quasi esaurito, iniettano CO2 calda nel sottosuolo per sciogliere il poco che rimane – una sorta di “risciacquo” del giacimento – poi estraggono quel che possono e chiudono il tutto. Sempre che, poi, la CO2 – che è un gas – non scappi dalla sua “prigione”.

In buona sostanza, tutto l’ambaradan che sta andando in scena sui “giacimenti” (in funzione, “coltivati”, esausti, ecc) sulla costa romagnolo-veneta parrebbe un tentativo italo-bizantino d’affibbiare allo stato i costi per poi goderne privatamente degli effetti: d’altro canto, il buon Cingolani – come primo atto da ministro (min) – ha subito firmato sette permessi d’estrazione nelle acque italiane per l’ENI. E’ il futuro che avanza.

 

La vicenda del sequestro della CO2 mi coinvolse molti anni fa e fu una faccenda dai contorni esilaranti, che vedremo in seguito.

Si può trasformare la CO2 chimicamente per ottenere qualcosa d’utilizzabile?

Oddio, in Chimica tutto si può: dipende dai costi che quel “si può” comporta.

 

La CO2 è un gas che sublima a -57°C e quindi, se si vuole separarla dall’aria bisogna raffreddare enormi volumi d’aria a quella temperatura: si può farlo nell’Inverno siberiano? Sì, là si arriva vicino a quelle temperature, ma non per periodi così lunghi e, raffreddare milioni di tonnellate d’aria per separare la CO2 (che solidifica, il cosiddetto “ghiaccio secco”), ha dei costi non indifferenti. Perché sono 29 miliardi di tonnellate che buttiamo, ogni anno, nell’atmosfera.

La soluzione più semplice rimane sempre quella di farla assorbire ai vegetali, però l’ENI non si occupa di agricoltura e foreste e dunque il sistema naturale viene scartato. Cingolani che dice? Mah…

 

Ci sono altri mezzi per acchiapparla per via chimica ma finora nessuno ha parlato di costi, perché la CO2 è un composto molto stabile e, per renderlo utilizzabile, bisognerebbe idrogenarlo per farlo tornare un idrocarburo utilizzabile. L’ENI ha subito proposto di idrogenarlo grazie all’energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili…oddio…ma allora, scusate…dovremmo catturare energia con pannelli e mulini per, poi, gettarla sulla trasformazione della CO2 in idrocarburo il quale, bruciato, fornisce di nuovo CO2? Mi gira la testa, scusate…oltre ai cosiddetti.

Insomma, Cingolani, ENI, ENEL e compagnia cantante state cercando di prendere per il sedere noi o la Termodinamica chimica? No, ditelo, altrimenti vi mandiamo di nuovo a Bisanzio per scervellarvi sulla natura della Trinità, sul Filioque e sul Credo Niceno. Fareste meno danni.

Ecco un esempio delle “Tribolazioni” ENI-ENEL di natura conciliare (con riforma condivisa ed in Costituzione della Termodinamica chimica) che mi sono rifiutato di guardare perche tutto può andar bene, ma quanto costa? E chi paga? Cingolani non dixit.

 


 

La vicenda del sequestro italiota della CO2 ha più attori, che hanno sì le grandi compagnie dell’energia come fulcro centrale, ma hanno bisogno di corollari. Il più importante? L’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ossia quello che tiene sotto controllo i vulcani italiani e cerca, con scarsa fortuna, di prevedere i terremoti.

L’INGV ebbe nella sua lunga storia (prima si chiamava Istituto Nazionale di Geofisica) quasi un solo presidente, Enzo Boschi (1942-2018) che tenne la presidenza per ben 28 anni, sotto le due differenti nominazioni.

Boschi fu presidente dal 1982 fino al 2011: una discreta “tenuta” nel panorama italiano. Qual era il suo rapporto con la politica?

 

Anch’io ho fatto tutto quello che in genere si fa per fare carriera. Ho leccato il sedere quando c’era da leccarlo, ho assecondato, ho chinato la testa: non ho paura a negarloSono sempre stato gentile con i potenti perché sapevo che avrebbero potuto aiutarmi, come vedo che fanno i giovani di oggi.[…] anche con i politici bisogna avere sempre buoni rapporti.” Dichiarazione di “grande nobiltà d’intenti” del 2008 a La Stampa. (3)

 

Nel 2007, mi trovo – mio malgrado – ad incrociar la lama con questi personaggi e m’arriva una mail di rimando:

 

Buongiorno, che cosa rispondiamo all’articolista che butta fango sulla sequestrazione geologica e Boschi? Attendo risposta. Sonia.

Dott.ssa Sonia Topazio (a Fedora Quattrocchi)

Capo Ufficio Stampa Ufficio di Presidenza Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Via di Vigna Murata

 60500143 Roma

 

La buona Sonia è pagata per gironzolare sul Web e scoprire cosa pensa la gente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: quando trova qualcosa d’interessante è suo dovere riferire. Punto.

Un “Capo Ufficio Stampa” – forse – dovrebbe sapersela cavare da solo, ma si sa che l’assunzione di responsabilità – nel Bel Paese – è un comportamento assai raro.

Ciò che più stupisce è la risposta di “chi di dovere”:

 

Cara Sonia

Quel tipo che ha scritto quelle stupidagini ignoranti è un blogger ignorante di nome Carlo Bertani (di cui ti allego foto per tua conoscenza del soggetto). Dalle cose che scrive nel suo blog (www.carlobertani.it ) non credo che sia una specialista del settore, forse sarà politicamente impegnato, ma fa molta confusione sulla politica energetico-ambientale e non credo abbia nessun Curricul Vitae per dire quello che dice sulla sequestrazione geological di CO2 nel sito blog don chisciotte. Purtroppo ora va di moda fare i blogger invece che stare sui banchi delle università a studiare. E’ una vera iattura del protagonismo giovanile e non giovanile (vedi Beppe grillo) moderno. Lui mi legge per conoscenza e spero abbia il buon senso di chiedermi articoli e pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali prima di riscrivere qualcosa pubblicamente sull’argomento. Aspettiamo un paio di settimane se si fa vivo e ci chiede una mano a capirci qualcosa e siccome sto già preparando un articolo a mezzo stampa sul blog di beppe grillo potrei sputare veleno anche sul suo blog ignorante (VAI ALL?UNIVERSITA’! VAI ALL’ESTERO A STUDIARE COME ABBIAMO FATTO NOI RICERCATORI!) come irresponsabile ignorante che se ne approfitta della povera gente che ha la sola III media e non si può pagare le scuole e l’università per fare i soldi con un blog ……. si informasse dagli scienziati che ci lavorano da anni prima di parlare sul sito don chisciotte di politica energetico ambientale. E non mi spreco neanchè a scrivergli sul blog perchè lui sennò ci guadagna pure.

Un saluto

Fedora Quattrocchi

(ricopiata ortografia compresa, rimane il mistero della foto: dovevo aspettarmi un colpo di P.38? Oppure gli spilloni? Mah…)

 

La storia m’incuriosisce, e mi viene la voglia di capirci qualcosa di più sulla faccenda: in fondo, avevo soltanto messo in dubbio un progetto tecnico, cosa c’entravano tutti quegli insulti?

 

Per Sonia Topazio fu facile: era una ex attricetta di film soft-porno, aveva lavorato anche in un film con Tinto Brass, poi laureata in Lettere era andata a fare l’addetto stampa all’INGV. Ovviamente, sapeva di Geologia quanto io ne so di testi in aramaico, ma non fa niente. Vediamo come spiega il suo arrivo all’Ufficio Stampa dell’INGV:

 


I suoi accusatori hanno scritto sul web che quel posto lo hai avuto davvero grazie a una relazione con il presidente Enzo Boschi? “Se proprio lo vuoi sapere sono arrivata lì nell’unico modo possibile nelle amministrazioni statali, per segnalazione di un politico. C’era un posto libero nella didattica e divulgazione e così ho avuto il contratto. E poi diciamolo, ma anche se avessi avuto una storia con il presidente, che male c’è? Che cos’è questo puritanesimo? Anche se avessi avuto una simpatia, diciamo così, con un collega nessuno potrà dire che ho avuto qualche vantaggio…Chi era il politico? “Si dice il peccato, non il peccatore. Facciamo così, ti dico il suo nome se tu mi dici i nomi dei precari che insistono ancora con questa storia”.

 

Onesta, almeno. Però, anche quei precari che si chiedevano perché una completa digiuna di Geologia fosse arrivata così in alto, qualche ragione l’avevano. Ah, a proposito, Sonia Topazio oggi è dirigente del settore Stampa e Divulgazione dell’INGV ed ha anche scritto un libro di Geologia – “I signori dei terremoti” – una che non l’ha mai studiata manco un giorno. A chi lo ha dedicato? Ad Enzo Boschi buonanima, ma guarda te…

 

La buona Fedora fu quella che s’impegnò a fondo sul progetto per la sequestrazione della CO2 e per la quale ci fu lo scontro, tuttora attuale. Io continuavo a ripetere: ma non conviene investire del denaro in sistemi che la CO2 non la producano, invece di scervellarsi per riuscire a catturarla? Mi sembra un po’ come chi va per farfalle col retino!

 

Mesi dopo mi giunse una telefonata con voce calma e suadente del padre – arrivò sul mio telefono fisso, che non fornivo a nessuno…ma quella è gente che può… – il quale mi raccontò la solita tiritera…abbiamo fatto tanti sacrifici per far studiare ‘sta figlia…sapesse…e adesso questa storia proprio non ci voleva…

Fedora non ha avuto fortuna dopo le dimissioni di Boschi: nel 2014 è stata licenziata in tronco, seduta stante, dall’Istituto. Motivi? Sconosciuti, salvo che oggi ha una libera docenza e che la causa giudiziaria per il suo licenziamento si trascina negli anni. No, fortunata proprio no.

Ho dato un’occhiata alla sua pagina Facebook, al suo sito personale…dice d’essere assolutamente una seguace del PD ma, improvvisamente, si presenta con i 5S per le europee, trombata. Quindi a Mantova, nelle liste per le amministrative, trombata pure lì. Oggi mi sembra una no-vax che si scortica contro il governo e va a tutte le manifestazioni contro le chiusure organizzate, a Roma, dalla Meloni. Del sequestro della CO2 manco più una parola, dopo che l’hanno sequestrata gli altri. E chi la capisce più?

 

Insomma, forse l’ENI spera ancora che qualcuno tiri fuori dei soldi per mettere ‘sta benedetta CO2 sotto terra, anche se le tre strutture presenti nel Pianeta sono riuscite, scucendo tanti soldi pubblici, a trovare sistemazione per lo 0,3% della CO2 presente nell’atmosfera, sempre che questa non scappi un domani dal sottosuolo.

Boschi è morto, Sonia è sempre ben piazzata con le sue amicizie politiche, anche se ha ammesso “d’essere oramai vicina alla menopausa” mentre Fedora si sbatte, oramai senza futuro. Tutti quegli anni spesi sui libri…eh, Sonia sì che aveva capito come va il mondo…

 

Fine della storia, italo-bizantina, della cattura della perfida anidride carbonica: Eccelso Cingolani, ci fai sapere qualcosa? Tu, che con l’ENI vai a braccetto…

 

PS: mi hanno risposto per l’idea sull’ACNA, esattamente come dicevo io: “Abbiamo ricevuto e passato alle competenti strutture. Grazie”. A mai più. Ovvio, mica ho delle belle tette da “condividere”.

 

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Cattura_e_sequestro_del_carbonio

(2) https://www.rinnovabili.it/ambiente/cattura-e-stoccaggio-del-carbonio-333/

(3) https://www.greedybrain.com/divulgazione/i-veri-retroscena-del-caso-topazio/

10 aprile 2021

Fra il dire ed il fare

 

Ciò che osservate nella fotografia sorge a circa 5 km da casa mia: non molto ben nascosti, ci sono da 2 a 4 milioni di tonnellate di rifiuti altamente tossici, generati nei decenni durante i quali l'ACNA era in funzione, ed un fiume che spesso deborda la circonda.

Ho avuto un'idea - coerente con i dettami della "nuova ecologia" - ossia generare energia e mettere in sicurezza il territorio, cercando di spendere il meno possibile e, grazie all'energia, mettere anche qualche soldo da parte. L'ho inviata ai diretti interessati: ditemi cosa ne pensate. Grazie

Al Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani

SEDE

Al Sindaco di Cengio, Francesco Dotta

SEDE

Al Sindaco di Saliceto, Luciano Grignolo

SEDE

 

Buongiorno: mi chiamo Carlo Bertani e sono uno scrittore ambientalista, potrete trovare sul Web le mie referenze, i miei articoli ed i libri che ho pubblicato.

Vi scrivo per un’idea che potrebbe prender forma anche grazie alla copiosa parte di finanziamenti per l’energia e l’ambiente che giungeranno con il Next Generation UE nei prossimi anni e che riguarda il fiume Bormida, la produzione idroelettrica ed il risanamento ambientale del ex sito ACNA.

La Bormida di Millesimo esaurisce il suo tratto torrentizio proprio a Millesimo ed inizia il suo tratto fluviale: c’è un solo tratto di quello fluviale che presenta interesse all’uso idroelettrico, ossia il “salto” fra Cengio e Saliceto.

La Bormida ha una portata parecchio mutevole: raggiunge apici di circa 80 m3 nei mesi primaverili ed autunnali, mentre scende ad un rigagnolo nel mese di Agosto.

Ho eseguito qualche calcolo (da controllare) che, con una caduta di circa 20 metri, permetterebbe di ricavare qualche centinaio (ho stimato circa 300) Chilowattora in generazione costante, che rappresentano un valore economico annuo valutabile intorno ai 200.000 euro.

La presa d’acqua dovrebbe situarsi presso la “diga” (in realtà un modesto scivolo) situato poche centinaia di metri a monte del sito ACNA nel comune di Cengio: da lì, una condotta tubolare in materiale plastico (ma robusto) del diametro di due metri potrebbe lasciare il corso naturale del fiume ed essere posizionata sulla riva destra del fiume, passando all’interno dell’ex stabilimento ACNA appena sotto la strada statale che porta a Saliceto. Passato lo stabilimento, inizierebbe la corsa in caduta per esaurirsi nella turbina, da posizionarsi al raggiungimento della zona piana nel comune di Saliceto, in un luogo disabitato che corrisponde al termine del tratto in discesa della statale.

Il dimensionamento dell’impianto dovrebbe essere attentamente valutato già in sede di progetto, giacché la grande varianza di portata del fiume potrebbe essere sfruttata in modo più elastico, magari con più di una turbina in uscita: in questo modo, l’energia elettrica sarebbe maggiore e maggiori gli introiti, ma non voglio andare troppo oltre poiché so che in sede di progettazione ci sono persone ben più capaci di chi scrive per attuare questi progetti.

Questa è la sezione energetica, e la salvaguardia ambientale?

Nell’ex stabilimento ACNA sono stivati circa 2 milioni di metri cubi di sostanze tossiche (c’è chi sostiene il doppio, ma non è questo il problema), le quali – anche recentemente – hanno  suscitato proteste da parte delle associazioni ambientali, con l’intervento della UE, la minaccia di multare l’Italia, l’ENI, ecc. Le rilevazioni di Syndial (l’azienda che opera i campionamenti) ha accertato che, ancora oggi, nella zona di “confine” fra l’ex stabilimento ACNA ed il fiume Bormida la quantità di cloro-benzene (sostanza tossica e, purtroppo, ancora reattiva) è pari a 400 volte la quantità massima consentita dalla legge. Non vado oltre.

Gutta cavat lapidem, narravano i Latini ed è impossibile che il transito di così tanta acqua intorno all’ex stabilimento non porti – oggi o in futuro – allo scioglimento e/o, comunque, al dilavamento di quella “bomba” ambientale, giacché il corso del fiume lambisce proprio i depositi di rifiuti tossici.

Una volta completata la sezione idroelettrica, vi sarebbero almeno due mesi estivi di tempo nel quale il vecchio corso della Bormida rimarrebbe asciutto. A questo punto, sarebbe possibile pianeggiare ed asfaltare il tratto del fiume che corre all’interno dell’ex stabilimento fino a by-passarlo completamente.

Dando al fiume una sezione curva (una sorta di canale) con sponde piuttosto alte, si eviterebbe che l’acqua del fiume venisse a contatto con la parte inquinata o con acque reflue che rimarrebbero così contenute nel sito, senza più lasciarlo: a questo punto, anche il recupero e la depurazione di questi “cuscinetti” esterni alla massa inquinata sarebbe più semplice e meno costoso. Una buona copertura dei siti interessati – con materiali plastico e/o pannelli, ecc – eviterebbe il contatto fra l’acqua piovana ed il materiale inquinante.

Non dimentichiamo che oggi, negli usi stradali, si tende ad usare asfalto con qualità di assorbimento per evitare le strade allagate ma l’asfalto, come materiale in sé, è un tipo di sostanza fra le più impermeabili che esistano. E, se l’asfaltatura venisse eseguita con alti spessori ed un lavoro attento e ben controllato, si otterrebbe il passaggio dell’acqua “di piena” – in surplus rispetto alla condotta idroelettrica – senza più entrare in contatto con le sostanze inquinanti.

Per quanto riguarda la progettazione e la realizzazione dell’impianto idroelettrico i fondi sarebbero da attingere, come già detto, dal fondo Next Generation UE mentre per gli aspetti tecnici sarebbe meglio rivolgersi ad aziende con esperienza nella creazione e gestione del mini-idroelettrico, come ABT Group, Meccanica Savio, Energred Idro, ecc.

Per quanto riguarda la messa in sicurezza del tratto del fiume Bormida che circonda l’ex stabilimento ACNA non mi pare che servano chissà quali competenze: qualsiasi azienda di asfaltatura sarebbe in grado di realizzarlo e, i costi, potrebbero essere accollati ad ENI, che ha sempre la spada di Damocle sul collo delle multe UE: in fin dei conti, asfaltare – anche con la massima cura ed attenzione – un tratto di uno o due chilometri di fiume non mi sembra un costo astronomico. Soprattutto se, con questo intervento, il fiume smettesse di essere il trasportatore di pericolosi percolati in aree abitate.

In questo modo, poi, con dieci mesi circa di contatto, nemmeno la fauna acquatica ne soffrirebbe, giacché – ad opera completata – si potrebbe lasciare un minimo rigagnolo d’acqua anche nei mesi estivi.   

Non pretendo, ovviamente, di aver steso un “progetto”, poiché qui devono entrare in gioco i tecnici: saranno loro a dover stabilire se la condotta idroelettrica dovrà essere, singola, duplice o triplice…o ancora stabilire i sistemi di ancoraggio della condotta al suolo, l’altezza per prevenire danni da alluvioni, il posizionamento della turbina in un luogo sicuro, ecc. Come, del resto, anche il tratto di by-pass che circonda lo stabilimento ACNA dovrà avere sponde più o meno alte e la natura della struttura, visto che la parte esterna dello strato d’asfalto sarà comunque a contatto con gli inquinanti, ecc. Insomma, serve un minuzioso lavoro di progettazione ma, il risultato, sarebbe grandioso: un problema che si trascina da decenni e che mostra chiaramente di non essere stato risolto, finalmente lo sarebbe. L’ex ACNA, in parole povere, diventerebbe un sito isolato dal territorio, un “monumento” all’ignavia umana che smetterebbe di gettare i suoi malefici effetti sull’intera valle e ben oltre.

Da ultimo, vi confesso che non mi faccio illusioni: l’ENI è una potenza, in cui parte del capitale azionario è nelle mani del Ministero del Tesoro il quale, non a caso, gode dei vantaggi decisionali: la cosiddetta Golden Share. E, anche qui, non vado oltre, ma ci sarebbe tanto da dire.

Per questo non lo farete mai: troverete mille scuse per non attuarlo…era un’idea già pensata e non attuabile…il progetto potrebbe non soddisfare i requisiti richiesti…le cose “si metteranno a posto da sole, con il tempo”…i lavori di ripulitura del sito sono già a buon punto (?)…ed avrete senz’altro altre mille ragioni da aggiungere.

Anche perché questa valle si sta, rapidamente, spopolando: la popolazione scende di circa 1/3 ogni dieci anni e fra venti o trent’anni non ci sarà più nessuno. Rimarrà un colosso, in parte demolito ed in parte ancora lì, ad impaurire come monito chi volesse far tornare queste terre al “prima”, ossia quando erano campagne fertili e succosi vigneti. Ciò che manca non è il denaro o le idee: mancano le persone in grado di realizzarle.

Grazie

 

Carlo Bertani

In giallo il percorso della condotta idroelettrica, in blu quello dell'asfaltatura del fiume.

Il disegno è, ovviamente, uno schizzo di massima.