17 settembre 2019

Giravolte e contrappassi


Una volta, tanto tempo fa, ci fu in Italia il governo della “resurrezione”, che doveva condurci ai fulgidi avvenire dell’euro, e finì con una caciara innaffiata di bombe in quel di Belgrado. Venne dunque – per contrappasso – il governo delle “libertà”, ma di libertà se ne videro ben poche, condite però con robusti tagli a tutti i settori sociali.

Nuova boa, nuova virata a sinistra, con il governo del “riscatto” che passò quasi inosservato e, dopo due anni, per un colpo di lupara sparato da Ceppaloni, terminò nella polvere.
Tornò quindi in auge il sempiterno “libertario” che ci condusse, in pochi mesi, da una Roma stravolta dalla pacifica invasione libica di un Gheddafi raggiante – con stuoli di giovanette che si convertivano all’Islam (si scoprì, dopo, che erano state reclutate in una scuola per hostess) – ad una guerra senza quartiere, nel quale il “convertitore” Gheddafi finì martire, in un canale di scolo, con una baionetta piantata nel sedere.
Con gran spiegamento (anche) delle armi italiane ed una Hillary Clinton raggiante: dopo i giochi di bocca di Monica, assistente del marito, quella baionetta nel culo di Gheddafi dovette eccitarla, al punto di lasciarsi andare a mail molto focose, prontamente carpite dal buon Samaritano Assange.

Dopo, fu il regno del terrore, con un Bergmeister affiancato da una kapò dagli occhi di ghiaccio, che sbatté nel lager della “fine pena mai” i lavoratori italiani. Terminò anche l’incubo – mentre le loro riforme rimasero, al punto che, per cercare di ovviare al problema, si varò “Quota 100” che però, a conti fatti, prevede un “taglio” che va dal 5 al 30% dell’assegno pensionistico. In pratica, la riforma Fornero, non fu toccata nei suoi assiomi essenziali, vale a dire la “consistenza generale” del rapporto retribuzione/pensione. (1)

Dopo molte schermaglie, dissidi interni fra i partiti, alleanze stranissime e leggi elettorali sempre più “fantasiose”, giunse il governo della “rottamazione” il quale, ancora una volta, rottamò ben bene i diritti senza toccare, ovviamente, i doveri.

Infine, il governo del “cambiamento” che cercò disperatamente di cambiare qualcosa nel guazzabuglio della legislazione italiana ma che, per improvvisi motivi – che è oggi ampia materia di dibattito: è stato l’uno! No, l’altro! E’ tutta colpa della Madonna! No, dei comunisti! – cadde.

Oggi abbiamo un nuovo governo e, mentre il vecchio governo lavorava, anche la magistratura lavorava, eccome! Questa volta, però, era fortemente contrastata dalla giurisprudenza europea: come finì?

Finì con una sentenza del Febbraio 2019 che eludeva e cassava i diritti di 70.000 persone, transitati da molti enti locali (in primis le Province) al Ministero dell’Istruzione. Il passaggio fu decretato nel 1998 dal ministro Berlinguer, con l’omonima riforma che toccava un migliaio d’insegnanti e quasi 70.000 assistenti amministrativi, segretari, ed altro personale della scuola.
In pratica, Berlinguer in parte mentì, perché affermò che la riforma era a “costo zero” mentre, a parità d’anzianità conseguita, c’era un modesto esborso. All’epoca, veramente modesto per lo Stato.

Ma nel 2000, sotto Amato, ecco che si attivarono i sindacati: quando mai i sindacati, in Italia, hanno mancato al loro preciso dovere di difendere, vegliare, corroborare, aumentare i diritti e le retribuzioni dei…sindacalisti? Il lavoratore? Chi era costui?
Così ci fu un bel accordo nel Giugno del 2000 nel quale, zappetta un poco, confondi qui e là…i lavoratori confluiti volontariamente il 1° Gennaio 2000 (con diritto di scelta!) si videro tagliare l’anzianità pregressa. Ad esempio, da 20 a 7 anni. Perché? Poiché lo prevedeva l’accordo sindacale “confederale”. Amato, quanto sei stato amato!

Il successivo governo delle “Libertà” – Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale – precisò ancor meglio quella ruberia, inserendo un apposito comma (218) nella legge Finanziaria per il 2006. E, qui, entra in gioco l’Europa: l’Europa della barbarie, dell’intrigo, dei diktat massonici.

Stimolati dai vari ricorsi in sede europea – l’Italia assorbe, da sola, circa  la metà dei ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (!) – i giudici europei stilarono ben 7 sentenze favorevoli ai lavoratori mentre, negli anni, la magistratura continuava a stilare sentenze favorevoli e contrarie, alcune “incerte” anche alla attenta analisi dei giuristi le quali, però, terminavano sempre con un verdetto contrario della Corte di Cassazione. Vabbè…due telefonate, una a Palazzo Chigi, un’altra a viale Trastevere…se trovammo sempre n’accordo pé accontentà tutti…il lavoratore? Chi è costui?

Fino a Giugno del 2019, quando l’UE s’incazza e dice: “Lo sapete che siete tenuti a rispettare e dare corso alle sentenze della Corte Europea? Avete firmato, prendendo precisi impegni. La finite d’ingolfarci con ricorsi inutili, sui quali abbiamo già sentenziato, perché la materia è chiarissima: non si può ingannare un lavoratore, impegnandosi a garantire l’anzianità da un passaggio da un’amministrazione all’altra, e poi fottersene con mezzucci giuridici che fanno pietà?”
E, tanto per spolverare la memoria, “ricorda” le varie sentenze:

Sentenza Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Grande Sezione) del 6 Settembre 2011, caso C 108/2010, Ivana Scattolon c. MIUR.
Poi, le varie sentenze della CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani):
Agrati e altri c. Italia del 7 giugno 2011;
Anna De Rosa e altri c. Italia dell’11 dicembre 2012;
Montalto e altri c. Italia del 14 gennaio 2014;
Biasucci e altri c. Italia del 25 marzo 2014;
Bordoni e altri c. Italia, del 13 maggio 2014;
Caponetto c. Italia del 13 maggio 2014;
Peduzzi e Arrighi c. Italia del 13 maggio 2014;
Marino e Colacione c. Italia del 13 maggio 2014;
Caligiuri e altri c. Italia del 9 settembre 2014.

In teoria, se l’Italia fosse un Paese con un minimo di dignità, sarebbe bastata la sola sentenza del 2010, quella della Corte Europea di Giustizia dell’Unione Europea (Grande Sezione) ma l’Italia non ascolta, non recepisce, non attua nulla.
Credo d’aver capito il motivo.

Perché, in Italia, mancano sempre i soldi. Già.
Se viveste in Ausonia, dove vivo io, non succederebbe mai che i ponti autostradali crollino perché vecchi e fatiscenti, ed i tecnici incaricati della sorveglianza non si munirebbero d’appositi “disturbatori” elettronici per non farsi intercettare. (2)
Non capiterebbe nemmeno che una importante opera pubblica chiamata “Aurelia Bis”, che doveva esser pronta nel 2016, sia finanziata con 128 milioni (spariti) e che poi…la società fallisse, uno scappa, l’altro è in Africa, l’altro ancora è irreperibile…e tutto rimane fermo, così, con migliaia di tonnellate di macerie all’aria e nulla di fatto. (3)
Non capiterebbe nemmeno che un ponte, inaugurato a Natale, cada a Capodanno! (4)
Non succederebbe nemmeno che si chiedano dei soldi in Europa per specifiche opere e poi siano fatti sparire nel nulla (5): scusate, qui ho dovuto fermarmi perché c’erano centinaia di casi e non ho voluto tediarvi inutilmente.

Non capiterebbe nemmeno che persone che hanno oramai quasi ottant’anni vengano richiamate nelle scuole dove prestarono servizio per vedersi consegnare una nuova ricostruzione di carriera (!), grazie alla quale dovranno restituire tot soldi in tot anni…quasi li avessero rubati…mentre i magistrati di Cassazione rispondono con uno sberleffo. C’è ancora un ministro dell’Istruzione? Chi è? Cosa fa? Ne sono passati tanti che fecero promesse: sempre le stesse, più qualche cambiamento (non manca mai) nell’esame di maturità. Si parte sempre dal’omega.

Eppure, una ragione c’è a tanti disastri in Italia: la mancanza di memoria, che poi si concretizza in un lamento collettivo per le pretese “ingiustizie” create da altri. E’ vero che il trattato di Maastricht fu una truffa per l’Italia, ma ci fu solo quello?

Qualcuno ricorda a quanto arrivavano le aste dei BTP negli anni ’80? Al 15% d’interesse, come in Argentina, dove poi finirono con i conti correnti bloccati a sbattere le casseruole in strada. E i finanziamenti europei?
Qualcuno ricorda che, a differenza di Spagna e Portogallo dove c’erano strutture centrali, in Italia venivano concessi alle Regioni, le quali incaricavano poi le Province e, se non si trovava un accordo di spartizione fra le forze politiche, ritornavano a Bruxelles. Ancora oggi, l’Italia non ha imparato ad usarli: Spagna e Portogallo s’abbuffarono con i finanziamenti rifiutati dall’Italia. Oggi, è la Polonia la prima ad accalappiarli, seguita da altri Paesi dell’Est, che poi giocano a fare i sovranisti.

Da noi, se sei un panettiere, prova a fare domanda per costruire un forno con i finanziamenti europei: ti faranno girare mille uffici, e non otterrai nulla. Solo se hai un qualche mammasantissima alle spalle otterrai un finanziamento per studiare lo sviluppo e l’adattamento della capra abissina sulle prealpi. Che, poi, presenterai, qualcun altro verificherà con cura e poi sistemerà in un archivio, dove dormirà sonni tranquilli per secoli. Ma i soldi, privati della loro percentuale, arriveranno.

“Chi è senza colpa scagli la prima pietra”: è una frase illuminante della Bibbia cristiana. Non penso che tutto quello che diciamo e raccontiamo sulle vicende europee sia oro colato: nel caso che ho illustrato, anzi, è l’Europa stessa a far presente che la retroattività della norma non è ammessa, sia nel diritto di derivazione latina e sia in quello anglosassone. Ma la giurisprudenza italiana se ne frega altamente e non rispetta i trattati internazionali.

Me ne frego dopo me ne frego, siamo giunti ad un punto nel quale ogni truffa o raggiro viene quasi ammirata: quello è stato furbo, adesso gira in Audi, mentre io ho la vecchia Punto di mio zio buonanima. Allora, andiamo sul Web, sui social e ci assataniamo in caustici commenti contro l’Europa, le banche, i governi, le monete, ecc…
Mai guardare alle proprie mancanze, ai propri doveri elusi, alla troppa sufficienza nel giustificare fatti che non ammettono giustificazione. Noi scusiamo tutto e tutti…già…tanto il lamento è libero!

(5) https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/22/como-maxi-truffa-allunione-europea-sui-fondi-per-il-mantenimento-dei-pascoli-98-indagati/5402711/

08 settembre 2019

Cosa si può ottenere e cosa si può sognare



All’indomani della nomina del nuovo governo, sono tornato a leggere le promesse elettorali di quello precedente: su tutto, spiccava la questione europea, in mille salse. Uscita, dall’UE o dall’euro, o da entrambi, poi discesa con un’infinita diatriba sui mini-BOT per pagare le imprese che lavoravano per lo Stato, infine, tutto derubricato all’anno del poi ed al giorno del mai. E’ vero oppure l’ho sentita solo io questa solfa? E perché non hanno lottato strenuamente per raggiungere l’obiettivo? La Lega, addirittura, aveva eletto Borghi e Bagnai, i quali hanno scaldato la loro sedia per più di un anno senza dire una parola, senza fare una proposta. Tutto normale?

Tutto normalissimo, in un Paese nel quale lanci dei proclami che sai benissimo, dopo, di non poter realizzare: basta vincere. Poi, poi…va beh…poi se lo dimenticano…
La campagna per le elezioni europee fu impostata da Salvini tutta sull’immigrazione – altro argomento che richiama consensi – per poi giocarla (male) in un’avventura che, se avesse avuto un po’ di sale in zucca (opinione non mia, bensì di Roberto Maroni), non avrebbe mai tentato. Era ovvio che finisse così: fin quando c’è una maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica ha il diritto/dovere di non mandare il Paese ad elezioni. Altrimenti, ad ogni elezione – europea, regionale, comunale – qualcuno chiederebbe di tornare al voto.

In realtà, le elezioni europee – pur vincenti per la Lega in Italia – in Europa furono una delusione per il fronte sovranista, poiché la maggioranza dei popolari e socialisti non fu quasi scalfita. Ma, domandiamoci, cos’è il tanto osannato “sovranismo”?

Questa è la definizione che dà l’enciclopedia Larousse:

Il sovranismo è una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali.

Mi sembra appropriata, dunque è il diritto di lasciare un’organizzazione sovranazionale quando riteniamo che ci danneggi.
Ma, gli italiani, votarono nel 1989 per appartenere all’UE, dunque:
1) Per prima cosa bisogna indire un nuovo referendum;
2) Se lo si vince, bisogna attuare una procedura di “distacco”.

A margine, vorrei far notare a quelli che credono che Salvini avrebbe indetto il referendum – insieme alla Meloni ed a Berlusconi (senza gli alleati, non aveva i numeri per vincere) – beh…ritengo che dopo questa bella prova di fiducia e di affidamento, avrebbero potuto tranquillamente credere in Cappuccetto Rosso, nella Terra Piatta, nei bambini che nascono sotto i cavoli ed a Babbo Natale.

La procedura di “distacco” va in onda oggi in Gran Bretagna, la quale sapeva benissimo a cosa andava incontro: non puoi per trent’anni firmare trattati ed accordi, e dopo andartene con un “ciao”. Insomma, è un po’ più complicato rispetto ad un matrimonio. C’è una trattativa in corso, com’è logico che sia: ciascuno, cerca di ottenere tutto ciò che può.
Però, la Gran Bretagna ci ha riflettuto bene: non dimentichiamo che gli inglesi sono usciti vittoriosi dalla 2GM, hanno saputo trasformare il loro ex impero in una struttura conveniente sia per loro e sia per gli ex colonizzati, inoltre la GB ha da sempre un rapporto privilegiato con gli USA. Quali, di queste qualità, ha l’Italia?

Sbattere la porta è facile, più difficile dire cosa si farebbe dopo: per ora, non ho sentito altro dal fronte sovranista, se non qualche richiamo ad Orban, che oggi ti sembra alleato e, domani – come nel caso dei migranti – ti abbandona al tuo destino.

E’ chiaro che il M5S, all’indomani del voto europeo, scelse la via del cambiamento dell’UE dall’interno, poiché altre vie – francamente – non ne vedevano. Forse questo cambiamento fu anche dettato dalla visione salviniana di una lotta senza quartiere all’UE – solo sui social, chiaramente! – tanto per acquisire consensi. Ma, parliamoci chiaro, quali sono state le mosse di Salvini sul fronte europeo?

Per carità…non torniamo alla storiella dei migranti…a parte che il signor ex ministro dell’Interno non è riuscito a rimpatriare un solo migrante fra quelli che già erano in Italia, ma nemmeno è riuscito a bloccare nemmeno l’ingresso dei migranti che sono giunti in Italia. Qualche sparata qui e là, ma niente di serio: bene o male, sbarcavano sempre, se non dalle navi, dai gommoni. La migrazione di massa, l’aveva già bloccata Minniti con l’infame accordo con i libici a metà del 2017.
Perché? Poiché bisogna distinguere fra “migrazione” ed “invasione” l’invasione avviene da popolazioni armate che giungono dopo un conflitto militare, mentre la migrazione è semplicemente un trasferimento in altro luogo di un surplus di popolazione.

Da noi è giunta una migrazione: voglio ricordare le parole di Salvini, “voglio che in Europa giungano in aereo”. Giustissimo, ma se per ottenere l’obiettivo ti spingi a tratteggiare l’UE come un nemico, dopo non ti stupire se ti lasciano solo ad affrontare il problema. Non è che la migrazione sia un fenomeno solo dei nostri tempi: la Germania ha 9,8 milioni di migranti (11,9% sulla popolazione), la Francia 7,4 milioni (8,9% sulla popolazione), la Spagna 3 milioni (13,8% sulla popolazione), l’Italia 3,6 milioni (8,3% sulla popolazione). Fonte: Wikipedia.

In principio di questa storia, si riteneva opportuno coinvolgere l’UE sui flussi migratori: ossia, sulla base della popolazione, accettare migranti fino ad una determinata soglia (probabilmente intorno al 10% della popolazione) ma giunse, forte e categorico, il “no” proprio dai Paesi cosiddetti “sovranisti”, Ungheria ed Austria in primis.
La vicenda, dopo questo fallimento, finì per avvilupparsi su se stessa: Salvini urlacciava, l’UE s’irrigidiva e così assistemmo alle famose “chiusure” dei porti – che collidevano con il diritto internazionale sul salvataggio in mare – e le “carrette del mare” o giu ngevano indisturbate, oppure erano obbligate a sbarcare nei nostri porti, salvo poi ridistribuire i migranti grazie all’intervento d’altri ministri, poiché Salvini s’era reso inviso a tutti in Europa, salvo ad Orban & compagni che, però, non si prendevano manco un migrante!

La questione dei migranti così si pone – a parte le procedure truffaldine escogitate nel Belpaese, cosicché i migranti finivano nei nuovi “Alabama” dell’agro-alimentare, oppure direttamente a disposizione delle mafie italo-nigeriane, ecc – se si vuole farli arrivare “in aereo”: si stabiliscono le necessità di manodopera per gli apparati produttivi, quindi si apre una trattativa con gli stati “fornitori”, si stilano degli accordi sui numeri annui e sulle destinazioni, si procede all’importazione della manodopera necessaria.

A questo punto, non dite che così si toglie lavoro agli italiani…che barba…trovatemi un italiano disposto a trasferirsi nei campi di pomodori, cavoli, finocchi, meloni, angurie…e poi disposti ad accudire vacche e maiali, quindi a lavorare sotto il sole nelle riparazioni stradali…perché gli occhi li ho come voi, e so riconoscere quanti neri ci sono in questi ambiti.

Qui è cominciata la guerriglia fra Salvini e l’UE – dimenticato l’euro e l’UE (Borghi, Bagnai: dov’eravate?) – tutto si consumò in una campagna elettorale continua, da una radio all’altra, da una spiaggia all’altra, fino a rendersi inviso agli alleati di governo, alle burocrazie europee, ma anche agli stessi partiti di centro-destra! Non è un caso se Toti e Brunetta, recentemente, lo hanno scaricato. E pure qualcuno dentro la Lega ha storto il naso: Maroni e Giorgetti, tanto per non far nomi.

Rimasto solo a giustificare una mossa incredibile – far saltare un governo e poi dare la colpa agli altri, fino a giungere ai complotti, alle dietrologie, alle storie fantapolitiche di chissà quali coinvolgimenti – Salvini, oggi, torna alla sola cosa che sa fare: campagna elettorale, sempre, ovunque. Finché ci sarà qualcuno che lo ascolta, perché dopo un po’ stufa: è la legge dei social, baby, fattene una ragione.

Cosicché, il M5S è stato obbligato a formare un governo con un PD altrettanto diffidente: lo stesso percorso che precedette l’inizio del governo giallo-verde, perché – se sapete leggere – il M5S non ha cambiato le sue richieste: la riforma Bonafede sulla Giustizia, il ritorno delle autostrade allo Stato, la tassazione proporzionale, ecc…solo sulla TAV non ci sono novità: sono tutti a favore (a parte il M5S), dalla Meloni al PD, Lega compresa. E, attenzione, tutti sanno benissimo che l’opera non servirà a niente, ma vogliono i soldi, i quattrini che l’UE ha (per ora) solo promesso, e che genereranno grandi flussi di denaro per i soliti noti, Lega compresa. Un affare da decine di miliardi di euro che durerà almeno 20 anni.

Ed hanno fatto bene a non cedere alle ultime, miserevoli, proposte di Salvini poiché la realtà era ed è che Salvini non ha una linea di governo, non ha idee su cosa fare sull’euro, non vuole l’Europa ma non sa cosa fare per andarsene, non sa come fare per correggere i trattati: Salvini, non ha proposto niente perché non ha niente da proporre.
Non ci credete?

Prendete in esame la situazione internazionale: ci sono 4 grandi potenze economico-militari. USA, Cina, Unione Europea e Russia sono in eterno equilibrio/conflitto su molti temi, mentre almeno 3 medie potenze – Giappone, India e Brasile – si avvicinano o si allontanano da almeno una delle grandi potenze, mai però entrano in aperto conflitto. Due grandi nazioni – Australia e Canada – fanno parte del Commonwealth britannico, 14 nazioni africane pagano una sorta di “tangente” del 50% a Parigi per usare il Franco Coloniale, che consente loro il cambio in euro. Molte nazioni sudamericane hanno legami con il dollaro o con l’euro, tramite il Banco di Santander. Altre, come la Siria e l’Iran, sono vicine al blocco russo od al Patto di Shangai.

Se consideriamo l’aspetto economico e finanziario, la situazione è un po’ diversa, ma le monete che “contano” – nel Pianeta – non sono più di 4-5: il dollaro, l’euro, lo yuan cinese, il rublo, la sterlina, lo yen giapponese e poco altro. Affiancati, però, alle monete – per potere finanziario – ci sono i fondi sovrani di parecchi stati, che investono su beni, servizi e monete. Basti pensare al fondo sovrano norvegese, a quello saudita, a quello del Qatar, ecc.

Chi desidera tornare ad una moneta – nazionale e sovrana – deve munirsi di mutande di latta, se non vuole fare la fine del pulcino non schiacciato – per carità! – bensì lasciato sopravvivere a colpi di spread e di declassamenti da parte delle agenzie di rating. Perché, il pulcino, più e mal messo e più rende.
Questa lezione – amarissima – l’hanno dovuta ingoiare Tsipras e Varouflakis, dei quali stimo più il primo che il secondo: almeno, ha avuto il coraggio di restare e di prendersi le sue “botte” di traditore. E che altro poteva fare?

La questione, se riuscite a capirla, è che siamo nelle mani di una banda di strozzini e non è urlando “li faremo neri!” che si arriva a qualcosa: loro, restano tranquilli, sereni, protetti dai servizi segreti e dai contingenti militari che tengono le capitali sotto scacco. A Roma, tanto per citarne una, sono di stanza il 1° ed il 2° battaglione “Lancieri di Montebello” che hanno – ma pensa te! – anche i mezzi blindati che mancavano ai nostri contingenti in Afghanistan. E’ più importante mantenere sicura Roma piuttosto che i soldatini all’estero.

Due fatti, però, li avevano fatti pensare: il governo giallo-verde in Italia (che Salvini ha affossato perché non voleva la riforma Bonafede, Berlusconi e Bossi hanno detto “nièt”) e, soprattutto, il movimento dei gilet jaune francesi, che li ha fatti impensierire: e se la cosa prende piede? Ci tocca muovere i blindati, ed il PIL s’affossa…

Per questa ragione, oggi, ci sono delle aperture da parte europea (anche perché la recessione ha raggiunto anche la Germania, a testimoniare quanto sia stupido ed infame il capitalismo in salsa Milton Friedman) e si sentono sempre più voci che parlano di “apertura” verso nuovi patti di stabilità, verso “più elasticità”, verso “più equità fiscale”, perché il capitalismo sopravvive sempre, ma sopravvive male a sentirsi incalzato.
Conte ed i 5Stelle hanno scelto questa via: la trattativa, per vedere cosa si riesce ad ottenere. Funzionerà, non funzionerà? Vedremo.

Se avete delle proposte migliori, proponetele, perché io da Matteo Salvini non ho sentito nulla in merito, che non fossero le solite, innocue (per loro) sparate. Ma non tirare in ballo mini-bot, mini-bond, mini-monete, locali, nazionali o quant’altro, perché se si decide per l’altra via – ossia andarsene dall’UE – bisogna avere una proposta concreta, non una favoletta da raccontare per i grulli. Credete forse che ci farebbero sopravvivere fuori dal loro recinto? E protetti da chi, che non sarebbe pronto a venderci il giorno seguente?

Serietà, proposte, non aria fritta. Grazie