25 maggio 2021

A microfoni spenti, parliamone

 

E’ caduta la cabina di una funivia. Tutti, ovviamente, si sono lanciati nella ricerca delle cause – remote o vicine – e pensano di averci capito qualcosa. Poi, giungono i famosi “tecnici” – gli azzeccagarbugli scientifici – i quali ci spiegheranno che, tanto…lasciate perdere…insomma…non avete i mezzi per capire le cause che possono aver generato gli effetti del disastro. Tanto, domani ne succederà un’altra, il lettore potrà distrarsi ed i giornalisti scribacchiare e mettere, così, il pane in tavola.

Prima o dopo, però, si giungerà ad un un’aula di giustizia e qui tutto verterà sull’analisi – e relative contrapposizioni – su un solo termine: DOLO.

Il Dolo è il vero deux ex machina del diritto italiano e solo con la certosina analisi delle sue sfaccettature potrà prevalere sull’altro caposaldo che attende, silente, il pronunciamento: il Perdono (il quale anche lui ha più sfaccettare nel Diritto).

Mentre il Perdono è un concetto più semplice da concepire, il Dolo è, sinteticamente, il “principale criterio di imputazione soggettiva” ma può essere intenzionale, diretto, eventuale, alternativo, soggettivo, oggettivo, alternativo soggettivo, alternativo oggettivo, generico e specifico. A latere del concetto di Dolo, riposa sempre la Colpa Cosciente: insomma, il percorso del processo è quello di determinare se avevi proprio voglia di delinquere e, se sì, con quale grado di precisa volontà.

Il concetto di Dolo (e relativi attributi di precisazione) pare quasi una scacchiera che dovrebbe aiutare il Magistrato/i nell’attenta calibrazione della pena, ma il Magistrato/i non è il solo attore della vicenda: oltre all’imputato, nel codice di Procedura Penale sono attentamente elencati Pubblici Ministeri, Avvocati (Difensori e di Parte Civile) e consulenti (ingegneri, medici, militari, ecc). E Giudici Popolari.

Nella gran maggioranza dei casi, poi, i reati da soppesare sono più di uno, e quindi per ogni reato si dovrà valutare il dolo. Infine, il Magistrato dovrà soppesare la pena, da un minimo ad un massimo e gli eventuali precedenti penali.

Nei Paesi d’origine Latina queste sono le basi del Diritto, mentre in quelli anglosassoni si va meno per il sottile: ha ucciso un cervo del Re. Impiccatelo. Con una corda d’Oro.

Certamente il nostro Diritto è più preciso ed ha più mezzi per valutare – di questo siamo coscienti – perché in alcune forme di Diritto s’appende magari un innocente ad una corda senza tante storie.

Però, c’è un però.

Il concetto di prescrizione è proprio la scappatoia da un Diritto che, per funzionare, richiede tantissimo tempo: è stato artatamente dilatato – e su questo siamo d’accordo – però non dimentichiamo che per la funivia di Stresa la sentenza finale di Cassazione sarà emanata intorno al 2040 e siamo sempre nell’attesa che inizi – finalmente! – il processo di Primo Grado per il Ponte Morandi, a quasi tre anni dal disastro.

E, domani, si schianterà un altro treno oppure cadrà una funivia, una nave affonderà oppure ci sarà un terribile incidente stradale per cause varie: carico sovrappeso, inefficienza dei freni, mancata revisione dei veicoli, ubriachezza, distrazione...e torna a valutare il tipo di Dolo, poi le aggravanti, le attenuanti…

Così è, se vi pare.

23 maggio 2021

Cloaca Maxima Parlamentarum

 

Mentre la società  Autostrade ancora in mano a Benetton si frega le mani contenta, perché la società è stata quotata 9 miliardi (prima era “solo” 7), si sentono urla sconnesse, dissenzienti, consenzienti e incomprensibili (ma comprensibilissime) sulla “salvaguardia” del patrimonio artistico da parte di Franceschini. Parliamoci chiaro: non è che Franceschini s’è buttato a corpo morto contro le colate di cemento, il primo esempio che ha menzionato riguarda solo i pannelli solari (ma giungeranno anche le “pale eoliche”) perché il paesaggio italiano va protetto da questi scempi. Pannelli solari e pale eoliche. Per le migliaia di ripetitori delle antenne Tv manco una parola, quelle abbelliscono le torri medievali, mica le rovinano: le portano sulle Tv di tutto il mondo.

Sull’altro versante, Benetton è soddisfatto perché la società che prenderà in mano la Cassa Depositi e Prestiti vale 9 e non 7, due miliardi di più in saccoccia, mentre tutti conoscono il reale valore attuale della società Autostrade: 0, zero, null.

Nella maggior parte dei tratti appenninici si viaggia a corsia unica: un bell’espediente per mascherare che le perizie eseguite dopo il ponte Morandi hanno segnalato che la tenute dei piloni di sostegno sta crollando: lo aveva già segnalato l’ing. Morandi in persona: il ferro-cemento dura 50 anni, non di più. Difatti, in tutta Europa e negli USA si usava l’acciaio – e di quello buono, non come quello marcio delle cerniere del MOSE che oramai è da buttare – mentre da noi faceva scempio quel cemento, fatto di acciaio di merda e tanta sabbia, così si guadagnava di più.

Un bell’espediente, dicevamo, perché si paga il pedaggio intero e ci si va ad incolonnare in una corsia unica per ridurre le masse, ma ai politici non interessa: viaggiano in aerei di Stato, in elicotteri di Stato, in auto con la sirena dello Stato.

La situazione è disperante: lunghi tratti che vanno completamente rifatti, viadotti da abbattere e ricostruire, altri dove solo i piloni vanno rifatti…e c’è sempre la Salerno-Reggio, 400 chilometri di non-autostrada da ricostruire. Uff – pensa Benetton asciugandosi il sudore dalla fronte – l’abbiamo scampata bella…adesso ci penserà lo Stato a rifarle e poi un giorno, quando saranno di nuovo a posto…magari i miei nipoti…

Per capire il disastro italiano bisogna capire Roma, e su Roma ci sono due graffiti illuminanti che vanno considerati ed attentamente ascoltati: il film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino ed il libro “Peccati immortali” di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone.

Solo attraverso questi mezzi si può comprendere mio padre, che restò basito quando consegnò l’assegno per il soggiorno a Roma (senza ricevuta, ovvio) – a due passi dal Vaticano – e la suora sudamericana, senza vergogna, lo infilò nel reggiseno, continuando poi “Se prima di partire volete assistere alla Santa Messa, fra 5 minuti inizia”. Mio padre, basito, mi rispose sottovoce: “L’ultima volta che ho visto  fare quel gesto fu da una puttana, poco dopo la guerra.”

Ma queste sono inezie, perché ci si dovrebbe chiedere come mai dei parlamentari 5S siano favorevoli al Ponte di Messina o, al contrario, come mai negli anni di governo non sia mai stato dato il via al primo campo d’aerogeneratori in mare aperto. La realtà è che, se qualcuno li fa, sono soltanto le mafie tramite i loro contatti con la Lega ex Nord. Ed oggi, dovremmo ricordare Falcone e Borsellino? Chi ha veramente vinto?

Paradossale, è che le “regole” imposte da Grillo ai suoi parlamentari siano state proprio le norme che hanno contribuito al disastro totale: come si può pensare – nella Cloaca Maxima Parlamentarum – potessero sopravvivere dei giovanetti cresciuti ad hamburger e Coca-Cola al Mac Donald?

Il vero potere abbisogna di reclute sempre nuove per mandare avanti il teatrino della democrazia: altrimenti, dove troverebbero gente acquiescente per ogni misfatto legislativo?

Con la certezza di non poter essere rieletti dopo il secondo mandato – e già infastiditi dal “obolo” da fornire obbligatoriamente a Casaleggio (non potevano prendere il contributo statale come gli altri?) – si sono sciolti in mille rivoli, tutti di corruzione che oggi non è ancora evidentissima, ma nei prossimi mesi dilagherà per tutto il Parlamento.

Giunti a Roma, e senza la minima protezione (impossibile da attuare), sono finiti nelle mille feste romane, hanno assaggiato i festini hot a base di cocaina e di “smutandate” e sono rimasti traviati: in fondo, già aspiravano a diventare come quel tizio che passava dal Mac Donald, ma di rado, perché si diceva che…

Buon lavoro, Giuseppe Conte: nemmeno le regole staliniane hanno funzionato, e non saprei nemmeno dare un consiglio. Spostare Parlamento e Governo a Camaldoli? Chissà…

18 maggio 2021

I cantori del disastro

 

Un altro se n’è andato, era già un po’ che taceva ma non fa nulla: quello che aveva da dire già l’aveva detto, nel suo trionfo romantico di Prospettiva Nevskij o nel suo grido disperato di Povera Patria.

Già tanti se ne sono andati.

Dall’istrione con intelligenza a mille come Lucio Dalla, alla certosina ricerca di “pennellate” storiche di Fabrizio che hanno dipinto un’epoca: con diverse tecniche, ma uguale risultato di Michelangelo o di Leonardo.

Hanno raccontato tutto: dall’ironia di Don Raffaé, minuta sarcastica sulla camorra napoletana, all’urlo disperato di Seveso di Venditti.

Non hanno più potuto cantare l’amore poiché altro di terribile lo subissava: il potere oggi li acclama e li ricorda ma, a suo tempo, non poté far altro che cancellarli, pena il mostrare la sua impotente realtà su tutte le piazze italiane.

L’intellettuale, questa figura diafana che dovrebbe redigere cronache veritiere – nei libri, nel canto, nella pittura – non si sa più chi sia, chi possa essere, chi possa diventare.

Un intero Paese acclama ciò che ha serenamente cancellato con un tratto di penna: e i posteri, cosa potranno ancora ricordare?

17 maggio 2021

L'ENI si muove

 

Mentre il governo sguazza per riuscire ad imbastire la risposta da fornire all’UE sugli impegni da sottoscrivere per ricevere i finanziamenti, anche l’ENI si muove con scaltrezza. Il ministro della Giustizia ha ricordato che senza riforme sostanziali (ossia che taglino nella carne e non solo la pelle del sistema politico/tangentizio) per giungere a ridurre, in 5 anni, del 40% il tempo necessario per giungere ad una sentenza definitiva in campo civile e del 25% in ambito penale, più la “faccenda” prescrizione, non “salterà” soltanto la parte relativa alla Giustizia, bensì l’intero Recovery Plan. E, sinceramente, pur ammettendo la “lunga mano” di Draghi in Europa, non ci sono alternative: i Paesi del Nord Europa, se l’Italia verrà meno ai suoi impegni, faranno blocco e fermeranno tutto perché l’Italia – grazie a Conte – è riuscita ad aggiudicarsi la fetta più grossa del totale.

l’ENI si muove, come sempre s’è mossa, ossia senza mai comparire.

Il piano energetico nazionale richiede una “spinta” come mai era stata necessaria: le Rinnovabili, oggi, da quota 32 GW (di potenza installata) dovranno giungere a 70 GW nel volgere di 8 anni. Mica una storia da ridere: nel contempo, dovrà essere ridotta l quota termoelettrica da fossili. Ahi, ahi…

A parte i tentativi puerili di far passare le centrali a metano nella quota rinnovabile, ricordare che abbiamo a Caorso una bella centrale nucleare…mai entrata in esercizio….che peccato…ma quando la TOTO Engineering ha fatto domanda per un’area di mare a 60 chilometri dalla Sicilia occidentale per installare un campo di aerogeneratori in mare,  ai piani alti dell’ENI c’è stato un sussulto, e subito sono apparse le contromisure.

L’impianto è simile a quelli installati in Scozia e negli USA a grande distanza dalle coste e su alti fondali: le piattaforme sono ancorate al fondo e, dunque, non vi è nessuna altra struttura da costruire. L’impianto, poi, è assolutamente invisibile da terra. Per l’Italia si tratterebbe di un record: i generatori sono 190 da 10 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 1.900 MW, pari a 1,9 GW, un primo passo verso l’incremento dei 70 GW richiesti e richiederebbe uno spazio marino di 18 Km2, che corrispondono ad un quadrato di 4,2 chilometri per lato. Ma ecco il trucco.

I 18 Km2, sulla grande stampa, diventano 18 milioni di m2, dimenticandosi che un metro quadrato, in mare, nessuno lo nota. Ma fa effetto, colpisce il numero.

E così possono saltare sul banco le associazioni dei pescatori, dei sindaci, dei traghetti…tutti contro quel furto di un tratto “immenso” di mare che, riportandolo alle unità di misura del mare (i 4,2 km sono circa 2,5 miglia) un traghetto copre in 10 minuti e che non toccano quasi nulla alla pesca. Anzi, una zona di ripopolamento può far aumentare il pescato, come molte sperimentazioni hanno dimostrato. Il tratto in questione, poi, è situato più a Nord delle classiche rotte mediterranee e, non dimentichiamo, è solo una delle tre aree di mari italiani (insieme alla Puglia orientale e alla Sardegna occidentale) dove l’impianto in mare è redditizio quasi come nei mari del Nord.

L’energia elettrica prodotta annualmente sarebbe di circa 5.548 GWh che, sui 333.591 GWh del consumo annuo di sola energia elettrica, sarebbe già una quantità stimabile, non decimali.

Ma l’ENI non demorde, trasforma i km in metri e la gente abbocca: se vogliamo veramente fare qualcosa – sia per i gas serra e sia per l’esaurirsi delle fonti fossili – queste sono le scelte da fare che, in realtà, non toccano niente a nessuno. Ma l’ENI pesca: sempre e soltanto boccaloni.

15 maggio 2021

E i politici sognano

 


La situazione economica italiana sta accartocciandosi su se stessa: su 5 milioni di piccole e medie imprese italiane, l’85% – 300.000 – ha chiuso i battenti nel 2020 e non si sa ancora quante spariranno nel 2021. Insieme alle imprese, sono sparite 200.000 Partite IVA. A grandi linee, 1/6 dell’apparato produttivo italiano è scomparso nel 2020 e, nel 2021, s’attendono cifre ancora più alte. Chi aveva “stretto la cinghia” nel 2020, può averla definitivamente mollata nel 2021.

Per ora, sono soltanto piccole imprese a conduzione familiare et similia, ma il computo ad oggi è soltanto aleatorio: pochi dati certi e mille ipotesi senza certezze.

Mentre le tasse sono sospese dal 31 Marzo 2020 al 30 Aprile 2021, il computo degli emolumenti non percepiti dallo Stato verte intorno ai 1.000 miliardi e non si sa quali risultati genererà e quali saranno le ripercussioni sul mondo bancario.

Di là della precisione millimetrica dei numeri, i fatti indicano che l’apparato produttivo italiano – risollevatosi appena dalla crisi del 2008 – ha incocciato “la pietra d’inciampo” del Covid: fino a dove è rovinata, lo sapremo solo alla fine dei giochi. Se lo sapremo e se la crisi economica avrà fine.

Il contraltare, proposto dall’attuale governo, risiede solo nelle cifre del turismo “che verrà” se mai verrà…per ora (2021) sono saltate 81 milioni di presenze turistiche, con una perdita – nel trimestre primaverile – di 9,4 miliardi di euro.

I politici, in questo sfacelo, sognano di lucrare sui (pochi) soldi europei destinati a salvare il salvabile per non far precipitare le nuove generazioni in una povertà nemmeno immaginabile oggi: sognano ponti ed autostrade, gallerie ed aeroporti…sui quali percepire il solito 15% di prelievo, come dei rappresentanti di commercio di merendine o di camicette.

Il liberismo sfrenato e la “pietra d’inciampo” del Covid hanno prodotto un cocktail micidiale: si riesce a comprendere perché Mattarella abbia scelto l’uomo del Britannia e della cancellazione della Grecia per salvare l’Italia dal baratro, ma temiamo che abbia sbagliato i conti alla grande, come un contabile strabico di un dimenticato banco dei pegni. Di più, Mattarella non è e non sa essere.

Per comprendere come dal 2008 ad oggi tutto sia precipitato basta osservare questa immagine di un qualsiasi porto turistico: da un lato i grandi panfili da milioni di euro, dall’altra lo sterminato parquet delle barche della classe media.

Le barche che osservate a destra costano fra i 2 ed i 20 milioni l’una ed hanno costi di mantenimento annui parificabili nel 10% del costo d’acquisto: siccome ce ne sono anche di più grandi, dobbiamo concludere che esistono migliaia d’italiani in grado di spendere milioni di euro ogni anno soltanto per lo sfizio d’andare in mare.

Per contro, osservate la platea della classe media, con imbarcazioni fra i 20 ed i 100 mila euro, che costano parimenti poche migliaia di euro l’anno per il loro mantenimento: c’è una curiosità che potrete notare facilmente.

I posti vuoti.

Sono la rappresentazione grafica della fine della classe media italiana, o borghesia che dir si voglia, e il Covid non è ancora passato. Cosa resterà alla fine?    

 

Venezia, Maggio 2021: https://www.youtube.com/watch?v=DYhPHxWWByw

13 maggio 2021

Traversando il deserto

 

Ieri sono dovuto andare a Pietra Ligure, e dunque ho osservato una parte della nota Riviera di Ponente, una delle sezioni più interessate al turismo estivo: bagni, sabbia ed ombrelloni al sole. Riflettiamo che siamo alla metà di Maggio.

Sulle spiagge, in parecchi punti, c’erano le draghe che spostavano la sabbia per fare un po’ di spiaggia, visto che in Liguria ci sono tanti sassi e poca sabbia: di cabine, ombrelloni, ecc…nessuna traccia. Pare ancora Inverno pieno.

Alcuni alberghi, noti da generazioni, mostravano già i primi segni d’abbandono: sale svuotate, persiane che sbattono, finestre dimenticate aperte, porte sprangate nell’attesa di qualcosa che nessuno sa, conosce o riesce almeno ad immaginare.

Non ho difficoltà a credere che, fra un mese, sotto il sole, ci sarà gente ai bagni, bambini con bibite e gelati e tutto l’ambaradan delle vacanze, ma qualcosa è cambiato.

Come un’icona del cambiamento, il relitto della Piaggio – Finale Ligure – dà mostra di sé con i suoi calcinacci fin sulla strada, i vetri rotti, i capannoni scoperchiati ed un silenzio d’abbandono totale. E siamo in uno dei centri più noti della Riviera di Ponente. A Noli, sulla passeggiata, non sono riuscito a prendere un caffè: tutto sprangato, chiuso, come se fosse esistito eoni fa, non un paio d’anni.

Cosa è successo realmente?

Il Covid è soltanto un accessorio di un cambiamento già in atto: è solo stato (ed è tuttora) un evento stocastico in una vicenda già scritta.

Negli anni ’60 del Novecento, piccole cittadine rivierasche come Spotorno, Noli, Finale Ligure, Borgio-Verezzi, Pietra Ligure…poi Loano, Borghetto S. Spirito, Ceriale…fino al Albenga furono sconvolte da una rivoluzione edilizia.

Dapprima piccoli centri, con vocazione marinara, d’orticoltura ed olivicoltura, videro alzarsi una selva di condomini: brutti, orripilanti, accatastati gli uni agli altri che quasi balcone toccava balcone…ferro e cemento a iosa. Qui e là, fra le nuove colate di cemento, ancora spuntano antiche mura smozzicate, archi schiacciati da orribili cataste d’appartamenti, remoti cortili sono diventati oscuri pozzi senza sole.

Si potevano costruire villaggi più desueti alle spalle dei borghi, lasciare che la vita scorresse fra le antiche mura ma la gente voleva cambiarsi d’abito e tuffarsi subito, senza perdere tempo. Come in fabbrica. E poi: perché dover terrazzare le colline quando si poteva costruire sugli orti pianeggianti dietro le spiagge?

Così, migliaia di operai e dipendenti FIAT andarono all’assalto di quella selva di cemento e s’installarono, beati da un condominio in città ad uno al mare: vuoi vedere che, se avrò un po’ di fortuna, in spiaggia potrò anche incontrare – e magari chiacchierare con lui – l’Ingegnere, che dalla mia pressa intravedo appena, un paio di volte l’anno?

La FIAT, a quell’epoca, aveva 100.000 dipendenti diretti a Torino ed un indotto che era quantificabile dal doppio al triplo: un’intera città  lavorava per gli Agnelli. Oggi (fonte: ANSA) gli stabilimenti torinesi occupano circa 6.000 dipendenti e dell’indotto non c’è più traccia.

Così, quel mondo trascorso e passato, finge d’esistere ancora per un paio di mesi l’anno, ma è un mondo emaciato, livido, e nei suoi occhi sbarrati si leggono solo più ansia per il futuro e tormento per l’oggi. Il Covid, è stato solo una pietra d’inciampo, nulla più.

11 maggio 2021

Tutto come prima

 

La vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina è qualcosa di rocambolesco ed assurdo sotto tutti i punti di vista: come saprete, il Ministero dei Trasporti ha finalmente consegnato la relazione “pacata e realistica” come aveva preannunciato Enrico Giovannini, Ministro dei Trasporti che oggi si chiama “Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili”. Tutto deve cambiare a cominciare dai nomi e – come avrete ben capito – tutto lì si fermerà lì. Enrico Giovannini ha svolto moltissimi incarichi per le principali istituzioni internazionali, dalla Banca Mondiale all’OCSE, ed è stato molto ascoltato sia da Nicolas Sarkozy che da Giorgio Napolitano. Ottime presentazioni, come no.

 

La recentissima relazione del Ministero dovrebbe essere chiamata “Inno alla Gioia” ed inserita fra i parti migliori che l’Umanità abbia mai generato, al pari del capolavoro di Friedrich Schiller/Ludwig van Beethoven che è diventato inno dell’Unione Europea. Cos’hanno detto?

Freude, schöner Götterfunken…eccetera: tutto si può fare! Anzi, si deve fare! Come? “Usando il metodo TAV” ed utilizzando, ovviamente, le miliardate che giungeranno dall’UE per “ricostruire” l’Europa del dopo pandemia: per la Sanità subito un nuovo taglio da quelli del fondo che approvò il governo Conte…i soldi ci sono, avete visto?

Ma non doveva essere una relazione “tecnica”?

 

Sì, ed è stata redatta all’insegna della semplicità. Una campata unica? No…non siamo così arditi…un ponte a tre campate, come insegna la tradizione, come quello che Morandi costruì a Genova.

La relazione non spiega quali siano i mezzi per andare a piazzare due pilastri (in acciaio? Ehm…se li fate in acciaio, ricordatevi del MOSE, che ancora oggi attende gli “Zinchi” per la protezione galvanica del tutto) in un fondale intorno ai 150 metri, ossia un “affare” che, fra parte immersa, emersa e sotterranea, dovrà giungere a circa 300 metri…ma non fa niente…keine probleme…Freude schöner Götterfunken

 

E se i “problemi” li generasse la Terra stessa?

Perché sappiamo che la placca africana si muove verso l’Europa di qualche millimetro l’anno, ma quei pochi millimetri – geologicamente parlando – significano forze relative allo schiacciamento che sono mostruose, e delle quali non siamo in grado di prevedere gli effetti.

 

Sappiamo solo, parole di Enzo Boschi, ex direttore dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geofisica“ che, a partire più o meno dal 500 a.C., negli ultimi 2.500 anni ci sono stati in Italia almeno 560 terremoti forti, fortissimi e catastrofici, cioè dall’ottavo all’undicesimo grado: in media uno ogni quattro anni e mezzo. Sono quelli di cui si hanno notizie precise al punto da poter stabilire per ognuno con sufficiente esattezza latitudine e longitudine dell’epicentro, l’anno in cui si è verificato e l’intensità.”

 

E, aggiungiamo noi, per i quali non esiste nessun metodo di previsione. Ciò che conosciamo è che la zona di Messina è proprio attraversata dalla faglia di contatto fra le due placche e che ha avuto già terremoti spaventosi in passato.

Ovviamente, i “tecnici” del Ministero l’hanno considerato, affermando che si tratta di movimenti di zolle molto profonde per le quali non è possibile fare alcuna previsione…non è materia per noi, noi dobbiamo solo dire se è possibile fare un ponte…che ci frega di quelle storie…

 

Allora…dunque…non sappiamo se conviene farlo…per questo si userà il “metodo TAV”, ossia prima buca, scava, costruisci e spendi…se, quando hai finito di scavare, quella direttrice di trasporti viene meno, ossia non serve più…beh…come facevamo noi a saperlo? Noi abbiamo scavato bene…

E per le “zolle” che si muovono? Sono zolle profonde…per le quali non abbiamo certezze su quei movimenti…e che volete: se Reggio Calabria o Messina volessero costruire due bei grattacieli modello Abu Dhabi? Dovremmo proibirglielo solo perché c’è il rischio di un terremoto?

Ecco.

 

Il tema principale a favore del ponte, che sempre viene ricordato, è che – finalmente! – si collegherebbe la Sicilia all’Italia: il che, è pietosamente falso e per due ragioni:

1) La Sicilia è già collegata all’Italia da collegamenti aerei, marittimi, ferroviari e stradali (tramite i traghetti, che ci mettono una mezzoretta);

2) In realtà, il collegamento avverrebbe soltanto fra le città di Reggio Calabria e Messina, poiché il retroterra d’entrambi i centri è od un deserto scarsamente popolato, oppure aree difficilmente accessibili.

 

La velocità nei trasporti – ferroviari e stradali – dai due centri verso l’entroterra è penosa: quella ferroviaria è allo sfacelo, binari unici, linee vecchie e fatiscenti ed autostrade più di nome che di fatto. Per andare da Catania a Messina servono circa 1 ora e mezza, mentre per Palermo servono quasi 3 ore. Il treno è invece un enorme lumacone: ore ed ore per compiere tragitti limitati.

 

Da Reggio Calabria, invece, parte anche una mulattiera di montagna che si diceva fosse un’autostrada: ebbene, per andare da Napoli a Palermo non bastano 10 ore (a correre come dei pazzi) mentre il traghetto ci mette 9-10 ore senza doversi affannare e senza correre rischi.

Di più: il percorso stradale teorico menziona 18 ore da Genova a Palermo, ma non tiene conto delle inevitabili code per lavori stradali, code per incidenti, rallentamenti negli svincoli e d’inevitabili soste per rifocillarsi. In realtà, il percorso – anche di fretta – non può essere inferiore alle 22-24 ore, mentre il traghetto impiega 20 ore e vi scodella a Palermo od a Genova riposati e tranquilli. Il traffico merci, poi, è un’assurdità: il tempo di percorrenza stradale ancora aumenta e, difatti, sempre di più s’imbarca il camion a Genova per Palermo e viceversa.

 

Ancora più assurda la situazione della Calabria, che non ha grossi centri e che – sulla zona ionica – ha soltanto una misera statale, zeppa di curve e generatrice d’incidenti. Che se ne farebbero del ponte? E sarebbe l’attraversamento dello stretto sul traghetto in mezzora, il problema, dopo averci messo ore ed ore per fare sì e no 200 chilometri?

 

C’è poi il mezzo aereo, che gode di vantaggi particolari trattandosi di un’isola: il volo Palermo-Roma ci mette un’ora e costa circa 40 euro. Nemmeno la benzina ci paghi, altro che il traghetto od il pedaggio del futuribile ponte!

 

Insomma, sotto l’aspetto pratico, il ponte era un’idea del dopoguerra, stantia ed anacronistica: la Sicilia ha moltissimi porti – dai quali merci e passeggeri possono andare ovunque, perché l’isola è al centro del Mediterraneo – ed è assurdo pensare d’andarci in automobile od in treno. Ha, inoltre, ben quattro aeroporti dei quali uno internazionale: ma cosa volete di più?

 

In realtà, sanno tutti benissimo che è una costruzione assurda, ma si sono oramai messi tutti d’accordo, compresa quella parte di 5S che ha già due mandati e, quindi, sta cercando nuove “affiliazioni”. Conte hai capito?

Cosa vogliono veramente, da Renzi a Del Rio da Salvini a Berlusconi?

Anzitutto, vogliono dimostrarci che nulla può essere fatto o disfatto senza la loro approvazione e questo, francamente, è l’aspetto che più dovrebbe darci fastidio: dovrebbe farci meditare sul nostro concetto di democrazia all’italiana.

Il secondo aspetto è la “presa”…che avete capito? La presa sull’opinione pubblica? Ma no…la presa dei soldi, che avverrà per gradi e senza che ce ne accorgiamo.

 

Anzitutto, il costo dell’opera è valutato (da loro) in 4 miliardi di euro: il che, mi fa sorridere, sono soltanto 8.000 miliardi di vecchie Lire! Riflettiamo che il solo terremoto dell’Irpinia costò, all’allora governo, 50.000 miliardi di lire.

Oggi, però, devono stare “bassi” per non irritare troppo chi è contrario…dei 209 miliardi del Recovery Found ne piglieremo solo 4, quasi un’elemosina…per costruire qualcosa che dai tempi dei Latini si pensava di fare, e citano pure Roma e Plinio il Vecchio, tanto per far inorgoglire anche madama Meloni.

 

In realtà, già sappiamo come vanno queste cose: si chiama “avanzamento lavori” e lo attuano a piccole dosi, in ogni bilancio annuale: il Parlamento ha votato quasi all’unanimità per costruire una nave “per soccorsi umanitari” e, terminate le votazioni, scoprirono d’aver votato per una nuova portaerei che si chiamerà “Trieste” e sarà la nuova ammiraglia della flotta. Del resto, decisero anche che Ruby era la nipote di Mubarak: le cronache parlamentari, in gaiezza, superano anche il Marchese del Grillo.

 

Terminata l’opera – sia chiaro: tutta a carico dello Stato! E’ un’opera essenziale per la Patria! – si dovrà iniziare a percepire i pedaggi, che dovrebbero – col tempo – rimpinguare le casse per l’opera costruita. Qui, sono certo, avverrà una “smagliatura”: lo Stato s’accorgerà di non sapere come gestire la cosa…insomma…la gente non vuole raccomandati sul Ponte! Nessuna raccomandazione passerà!

Solo il “privato” sarà in grado di garantire la “pulizia” dei raccomandati – sono certo che stampa e Tv forniranno servizi a raffica – e così, per una modica cifra, qualche “privato” diventerà il vero padrone come i Benetton per il ponte di Genova, che è tornato magicamente ad esser di loro proprietà. Ci sarà un processo per quell’evento? Non credo proprio: con le nuove norme europee sulla giustizia, la durata del processo penale sarà limitata a 9 anni…ne sono già trascorsi quasi tre…quindi…

 

Se, per caso, lo Stato non dovesse cedere al “privato” di turno, oddio…ma siamo fra Calabria e Sicilia…Madonna mia…e i mammasantissima?

Notizia del 2035: “Per caso, ieri una nave ha incocciato un pilone del ponte…solo di striscio, non ci sono danni”…ma tutto può succedere…se non la capiscono, la prossima volta potrebbero dare la nave a Schettino e ci penserà lui a beccarla dritta di prua con un bello schianto…

 

Ma non ce ne sarà bisogno: tutti d’accordo, anche gli ex giovani del M5S, hanno deciso per il settore privato…in cambio, così, tanto per dire…di posti nel consiglio d’amministrazione per i loro figli e nipoti…che volete…la politica “deve controllare”…

Per mia fortuna, probabilmente, a quella data sarò già morto o rimbambito, così mi salverò dall’ennesimo voltastomaco.