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27 aprile 2014

Piccola storia ignobile...


“Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,


che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate,

che non merita nemmeno l'attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare...”



Così cantava Francesco Guccini nel lontanissimo 1976, quando ancora eravamo poco di più che ragazzi: “Chi se n’è andato per età, chi perché già dottore...” Ricordate? Erano gli anni della nostra giovinezza, dei primi amori “seri”, dello studio...già...



Avremmo mai immaginato che questo sarebbe stato il finale (almeno, per adesso)?

Spicchiamo un salto proprio nel 1976 – l’anno dell’Icmesa e di Seveso – ed immaginiamo d’incontrare una zingara che ci legge la mano, che ci racconta il futuro.

“Tu vivrai a lungo ma, quando cercherai di lasciare il lavoro, te lo impediranno e dovrai faticare fino a tarda età, tirando avanti con le poche forze che ti rimangono...”



Già l’avresti guardata di storto. Ma la zingara continua:

“Non più pensione a 60 anni, no...nemmeno le donne a 55...ma a 67...70...non capisco bene...aspetta, lascia mano, due spiccioli per bambini chiedo, niente di più...una donna, una contadina...sì, contadina ma professoressa...decide lei, non si va più in pensione...”



Sì, e la lasciano fare: una bifolca che s’inventa di lavorare fino a 70 anni...ci sarà tanto lavoro!

“No lavoro, poco. Giovani lavorano per pochi soldi, spesso licenziati...non mettere su famiglia, troppo insicuri...vecchi al lavoro perché Stato non vuole pagare liquidazioni, tenere per loro, per vivere da Re...”



Eh già, e alle elezioni noi siamo così fessi da votarli, vero?

“Niente più elezioni...cioè no, elezioni ci sono ma truccate: tu voti chiunque ed è lo stesso, nessun nome puoi scrivere...legge non valida dicono i giudici...ma loro se ne fregano, il presidente se ne frega, capo di governo se ne frega, parlamentari se ne fregano...tutti, anche sindaci...tutti pronti solo ad arraffare, niente più lavoro, fabbrica chiude, ufficio chiude, niente pensioni...”



Si fa tardi – dice la mia compagna, dai...dobbiamo andare alla manifestazione per Seveso – e allora prendo cinquanta lire e le metto nella mano della zingara, la ringrazio e la saluto (almeno, la smetterà di tormentarmi...) e così è. Solo urla da lontano: “stai attento, non ti fidare!”



E a me tornano alla mente i versi di De Gregori in “Rimmel”:

“Chi mi ha fatto le carte,

mi ha chiamato vincente

ma uno zingaro è un trucco...”



Ma pensa te quella pazza...una società dove voti senza scegliere chi vuoi eleggere e tutti i partiti d’accordo per gestire il potere...roba da matti...

C’è uno scrittore che sto studiando per l’esame di Letteratura inglese...un certo Orwell – ribatte Lara – uno che aveva della fantasia...immaginava proprio una società così strutturata, lo ha scritto con una grande allegoria in un libro, “La fattoria degli animali”...sembrava, a leggerlo, quasi un veggente, come la zingara...

Ma smettila...dai che arriva il 34 barrato, manca poco che inizia la manifestazione...gliela diamo noi una bella lezioni a questi bastardi di democristi, socialisti e, già che ci siamo, anche a qualche comunista venduto ai padroni...sai come immaginava la rivoluzione un amico di mio padre, ex-partigiano? Tanti lampioni con gente impiccata: un padrone ed un comunista, un padrone ed un comunista...dai, sali che c’è l’autobus...



Così era, se vi piaceva e così è, se non vi piace.



Pochi giorni or sono, sono stato invitato ad un matrimonio: fantastica serata, con un compagno d’eccezioni, ossia il mal di denti. In mezzo ad una simil-discoteca.

Così (eravamo in un ristorante dentro ad un porto turistico) salivo spesso sulla torre dei piloti, dalla quale si godeva uno spettacolo grandioso: c’era vento – ed il dente godeva – ma almeno non c’era il fracasso.

Lo spettacolo era sì magnifico, ma c’era qualcosa che non andava: barche “popolari” a vela – ossia quelle sotto i 10 metri – ce n’erano pochissime, e questa non era soltanto la prova lampante che la cosiddetta “classe media” non esiste più in questo Paese. D’altro canto, ai saloni della nautica, vendono più solo qualche gommone e poi...via con le “barche da sogno”!



Per contrappasso, decine di metri di banchina erano riservati a veri e propri “incrociatori” del mare: tutta roba sopra i 20-30 metri di lunghezza, si riconosceva una nave militare “ricostruita” (una ex corvetta) ed una di questa navi aveva anche un piccolo ponte a poppa, per l’eventuale atterraggio di un elicottero. Ovviamente, su quasi tutte spiccava la bandiera delle Cayman.

E ce n’erano tante, troppe per un porto – tutto sommato – di provincia! E quante ce ne sono nei porti italiani? Migliaia?

Se il Ministro della Guerra delle Isole Cayman (ammesso che esista) decidesse – un giorno qualunque – di requisirle (come il Regno Unito nella 2° G.M.), per poi piazzarci sopra un cannone, un lanciamissili contraereo ed un paio di lanciasiluri, diventerebbe la prima Marina del Pianeta, potrebbero risalire il Mississipi e mettere a ferro e fuoco gli USA!



Pur ammettendo che l’Italia sia un Paese di ladri, truffatori e mafiosi – questo lo sappiamo – e che le raffinerie di droga pullulano in certe isole del Belpaese, quelle navi sono comunque troppe anche per i mafiosi, per i trafficanti di armi, di schiavi...i quali, peraltro, preferiscono starsene ai Carabi.

La bandiera? Le “esorbitanti” tasse sui natanti oltre i 14 metri (prima erano 10, ma si sa...cambiano i tempi...)?

Fatta la legge, trovato l’inganno.



“La tassa non è dovuta, inoltre, sulle unità a disposizione dei soggetti portatori di handicap, affetti da patologie che richiedono l’utilizzo permanente delle stesse unità.”



Cosa vuol dire? Che devono recarsi in barca all’ospedale? E chi non ha – soprattutto fra i signori ai quali nessun certificato medico viene negato – una bronchite cronica, male ad una gamba...qualcosa per cui il clima marino giovi?



Ecco dove s’annida il marcio di questo Paese, nel sangue infetto della sua gente: recenti inchieste hanno evidenziato che per “compensare” chi partecipava, a vario titolo, ad operazioni finanziarie poco pulite, oppure nere come il carbone, spesso si ricorreva alla nautica. Così, una tangente di qualche milione di euro si trasforma in ferraglia da diporto immatricolata alle Cayman. E tu, giudice, indaga le solite scatole cinesi.

Chi è questa gente?



Sono quelli che veramente ci governano.

Dalla torre dei piloti del porto turistico ho fatto un conto a spanne: in quelle acque ristrette, c’erano almeno 300 milioni di euro, mal contati. Da dove vengono?

Mani Pulite fu un’operazione che spazzò via una vecchia classe dirigente per sostituirla con una nuova, e l’unica specie che è sopravvissuta è stata quella di squali famelici, che si gettano su tutto quel che si muove. Al punto che in Italia, oggi, se sei un imprenditore e non hai le “coperture”, stai proprio fermo e galleggi appena.



E i lavoratori?

Abbandonati a loro stessi, in un tormento che può essere oggi l’incertezza d’essere pagati o di conservare il posto di lavoro, domani l’incertezza del giorno della pensione, dopodomani quello di trovare – all’occorrenza – una sanità che sappia curarti e non spedirti al Creatore così ce n’è uno di meno da mantenere.



Cosa dire ai colleghi della scuola, che ancora non hanno ben compreso come va l’andazzo, qual è l’atteggiamento da assumere?

Quando giungi ai 60 anni (ed oltre) non sei più in grado di reggere una classe (come guidare un camion, lavorare ad una macchina, ecc) e l’unico “scoglio” che è stato creato – ossia le belle leggi della Fornero (lavoro e pensioni, oggi “arricchite dal “job act” di Renzi) – serve solo per mantenere quella ferraglia che ho sotto gli occhi, le puttane che ci vanno sopra (più che consenzienti) e i loro magnaccia/compari/uomini d’affari che trattano ogni sorta di cosa su quei ponti lucidati con l’olio di tek.



Noi siamo solo gli schiavi: chi si preoccupa della vita di uno schiavo? Perché mai dovremmo occuparci di loro, svolgere bene il nostro lavoro, essere sempre “all’altezza della situazione”?

08 agosto 2013

Cassandra crossing


Nella foto: Christa Wolff, autrice di "Cassandra"

Questo articolo era stato scritto, in origine, per la nota vicenda della pensione del personale della scuola in "quota 96": pare sia piaciuto molto, perciò lo ripropongo qui.




Tempo grigio, nuvole basse, sbuffi di vapore dalle valli che si materializzano in nebbia dimenticata nelle forre. Sono appena passate le sei del mattino, ed il chiarore ti lascia indovinare solo i contorni del visibile – la forma, la Gestalt, come la chiamano i tedeschi – mentre per i chiaroscuri, per le mille sfaccettature del colore ci sarà tempo: il giorno – ancorché grigio – fornirà risposte.

Così è per la nostra vicenda, terminata, svanita in uno uadi del deserto: fiumi di parole da una parte e dall’altra. Inutili, come un ombrello senza pioggia che t’impaccia soltanto.

Oggi scade il tempo: non ci raccontate altro, vi prego. “Chi mi riparlerà di domani luminosi, dove i muti parleranno e taceranno i noiosi...” cantava Fabrizio de André.

Attori claudicanti, figure diafane, cercano una parte da recitare nel dubbio dell’alba dopo averle passate tutte, dal condottiero che annuncia vittorie all’inquisitore che semina i suoi miasmi di morte.



Questo è il giorno delle Cassandre, che troppe volte avevano provato ad urlare, a gridare in faccia l’inganno: le Cassandre, però, hanno voci tremule che si perdono nel clamore della folla. Oggi, dovete ascoltarle: vi tocca, poi si vedrà cosa fare.

Una massa d’idioti già si litigavano: “perché a noi la liquidazione due anni dopo, e a quelli...” “e quelli nati il 2 di Settembre?” “sono del ’53, ma ho una quota 101...” Che miserie: tutti cercano di scendere dal Titanic, ma le scialuppe sono colme. Le anime nere al governo ridono – non sanno sorridere, non conoscono pietà né l’ironia – e ci guardano, commiserandoci: i Polli di Renzo, al confronto, avevano il cuore di Giovannino dé Medici.



Decido d’uscire nell’alba grigia, carica di vapori e invitante come un morbido ed ovattato girone infernale: il rumore dei passi si perde mentre lascio il sentiero per inoltrarmi fra prati, campi e sempre lei, la nebbia.

La prima figura che si fa avanti è un giovane magro ed elegante: giacca rossa, capelli impomatati, aria greve e sognante. Chi sei, gli urlo, Fassino o Fassina?

Che scherzo del destino: che domani ci tocchi un Brunetto ed una Brunetta, o Rutelli e Rutelle?

“Sono Fassina”: ah, bene, credevo d’avere a che fare col “sindaco più amato d’Italia” e la cosa m’annoiava.

Già che sei qui, spiegami una cosa: se non siete riusciti a trovare 180 milioni per salvare 6.000 insegnanti, ci dite dove troverete una cifra pari a circa 45 volte ciò che chiedeva il personale di quota 96 per gli esodati? Sono più di 8 miliardi: dove li pescherete?

Qui, le alternative sono soltanto due – Fassina: la smetta di contar balle, con quell’aria da studentino dandy – e le elenco: o trovate un accordo con il M5S e create un bel reddito di cittadinanza tassando le rendite finanziarie – sfidando, a questo punto, le burocrazie europee che vedono ogni tassa sui redditi da capitale come il fumo negli occhi – oppure le vostre mire sono sulla Cassa Depositi e Prestiti, che è il risparmio postale degli italiani. Ma qui rischiate grosso: toccare il risparmio degli italiani? Il piccolo risparmio, quello della nonnina per il nipotino?

Come risposta, biascica qualcosa in politichese...fondi europei, fondi strutturali, fondo schiena, fondo marino...oh, Fassina! Dicci come fa uno che non ha diciottomila lire in tasca per pagare un pranzo a prezzo fisso a trovarne – così, d’amblé – otto milioni!!!

Fugge, si perde nella nebbia: eh, questi giovani...questi bocconiani...adesso che ci penso, anche Sara Tommasi – la pornostar – è una ex bocconiana con tanto di laurea. Che prendano anche me a girare i film porno? Già mi vedo i titoli: “Decrepito trash”, “Il nonno e Cappuccetto Rosso”...va là, Bertani, va là, cammina...



Silenzio: passi leggeri s’odono a dritta. Scarroccio un po’ nel campo appena arato e chi ti vedo? Una donna, abbastanza giovane...ma chi sarà?

E’ la carrozza...cioè, no...non è la carrozza, è la Carrozza, il nostro Ministro. Ossequi, madama la Ministra.

Buongiorno a lei, signor giornalista: mica vuole estorcermi qualche confessione a denti stretti, di quelle che domani dovrò smentire, per caso?

Oh no, madama Ministra, non sia mai...però una domanda gliele voglio fare: poi, vedrà lei se rispondere.

Mi ha molto incuriosito il giochino della tabellina del tre: quanti sono i quota 96? 3-6-9 (mila). Scomodiamo l’archetipo, ossia i Tre Porcellini? Oppure è una faccenda da mercato rionale, delle serie “sono nove etti, signora, faccio un chilo o lascio?” Qui c’entra la Cabala, inutile negarlo.

Ma è chiaro, lapalissiano, semplicissimo signor giornalista: si tratta di un’estrapolazione statistica compiuta fra le medie storiche dei pensionamenti nell’Istruzione, compiuta dai tecnici del ministero scorporando i dati non coerenti, come la Ricerca e l’Università...è chiaro adesso, signor giornalista?

Beh, sì, cioè no...e perché, allora, c’è chi dice tre, chi sei e chi nove?

Si mette a ridere, la sua risata argentina quasi stride nel nebbione che stiamo attraversando: “Ma perché ognuno ha la sua statistica, perbacco! Siamo un Paese democratico: non lo scordi mai! Ognuno, in questo Paese libero, può alzarsi la mattina e dire al mondo qual è la sua statistica, la sua opinione...e raccontarlo a tutti...in un talk-show, ad esempio. Questa è libertà!”

Provo a ribattere: non era più semplice aprire una rilevazione su Istanze on-line? Era un modo più rapido...

“Ma cosa dice mai signor giornalista! Ma si rende conto? Vuole confutare l’immediatezza del calcolo matematico, la sua capacità di giungere in un lampo al risultato perfetto? Ma diamine...”

M’inchino e le bacio la mano: arrivederci ministra, arrivederci...

Buona giornata a lei, signor giornalista!

E sparisce. S’ode una voce nella nebbia: è una canzone, che la giovanetta canta mentre s’allontana:



Farem la nuova scuola

Si grande e si perfetta...

Sognar non è vietato

Lassù sulla nuvoletta...



Noto che l’ultimo verso pecca di un errore di sillaba, ma non fa nulla: eh, ce ne fossero di giovani così...appassionati, decisi, preparati...

Allontanandomi, però, mi sovviene quanto raccontano gli anglosassoni sulle falsità. Esistono tre diversi livelli di falsificazione della realtà: le mezze verità, le bugie e le statistiche. Già.



Il passo si fa pesante perché siamo in leggera salita: ovvio che, chi viene dalla parte opposta sarà in leggera discesa – medito – quando un mormorio mi sovviene. E’ quasi una giaculatoria, un rosario a denti stretti...ma non capisco, non riesco a decifrare le parole.

Un’ombra m’incrocia a qualche passo di distanza...viro di 180 gradi e, in silenzio e facendo ben attenzione a non tradire la mia presenza, l’ascolto.



“Il partito per primo si deve servir

ricorda Manuela non dimenticar

per gli sciagurati si deve provar

ma nulla che intacchi il verbo PD

soltanto il partito ti può salvar

a lui soltanto obbediente sarai

se la sofferenza non si può cancellar

soltanto il partito redimer potrà...”



Maledizione, s’accorge di me.

Buongiorno, signora...ehm...onorevole...Ghizzoni.

“Lei è Bertani, la riconosco: m’ha fatto penare non poco, lo sa?”

Non era mia intenzione...

“Non si fa così, ricordi...sto proprio leggendo “Il manuale del giovane piddino” ed il suo comportamento è stato sconveniente, cattivo...è per caso un seguace di Berlusconi?”

No, onorevole, lungi da me...

“E allora? Se ho detto che è stato fatto tutto il possibile, è stato fatto e chiuso! Si dovrà fare altri quattro anni di lavoro? E allora? Se la prenda con Berlusconi, che ha rovinato l’Italia! E’ scritto qui...”

Sì, lo so, il manuale del giovane comunis...pardon...piddino...però lei aveva promesso, onorevole...

“Ma cosa, promesso?!? Avevo chiarito che si faceva il possibile!”



Cara signora mia – mi sto arrabbiando una riga – se ci sono più (finte) fazioni all’interno del suo partito: esempio, Gnecchi-Damiano da un lato e Ghizzoni-Boccia dall’altro, non è colpa nostra. Se mai, di chi ha pensato di creare un partito così bislacco che tutto deve contenere, Inter e Juventus, il Diavolo e l’Acqua Santa, i piselli con la marmellata eccetera...ma quando si fanno delle promesse, ogni promessa è debito. Devo ricordarle pacta servanda sunt?

E poi, già che ci siamo, le ricordo che lei ha tranquillamente votato a favore della Riforma Fornero, della Spending Review e di tutte le porcate del governo Monti, più quelle che adesso sta tentando di far passare Letta. A dire il vero poche: il vostro governo non governa, galleggia come una barca sfondata nel mare tranquillo. Alla prima tempesta invernale, andrà a fondo.

Nessuno la obbligava a votare tutte le porcate che ha votato: a meno che...il partito, l’unità del partito, i comodacci del partito, le correnticole del partito, gli equilibrismi del partito...il vostro partito sarebbe quello che dovrebbe difendere i lavoratori? O la CGIL, vostra parente stretta?

Oppure, dopo che la Bastico è andata in pensione – del ’51, come me, con quanto di pensione? – le è stato ordinato di “seguire” la questione di quota 96, tanto per tranquillizzarli e farli giungere, nel 2014 (forse) alla nuova riforma Damiano?

Ma passi: e la chiarezza? Si rende conto cosa vuol dire per gente già anzianotta passare due Estati da incubo in tal modo? Sono, semplicemente, distrutti. Però, se non c’era lei a raccontare la rava e la fava ogni giorno, magari s’organizzavano diversamente, come hanno fatto gli inidonei e gli ITP, con i COBAS. I quali, grazie alle loro lotte ed alla loro unione, hanno per ora bloccato le stravaganze di Bondi e sono ancora al loro posto.

Stavolta sono io ad andarmene, con i fumi che quasi forano la nebbia: è mai possibile essere così creduloni?



Ricordate cosa dice Eddie Murphy al termine de “Il principe cerca moglie”? Dopo aver recitato una barzelletta aggiunge: “Ma guarda cosa bisogna fare per farvi ridere, bbastardi...”

Io ho già scritto in un altro articolo – che la gentaglia del PD ha chiesto fosse ritirato – cosa si dovrebbe fare: ce n’è per tutti, di scheletri nell’armadio ne hanno tutti, basta presentarli per bene a lor signori. Volete quelli di Damiano? Di Fioroni? Di chi? Non c’è problema, possiamo sputtanarli tutti.

Vorrei sapere di più sulla “Maestra Caterina” e sui miracolosi anfratti del Tribunale di Roma, così come desidererei avere notizie del nostro avvocato, Naso, il quale oggi sarà in vacanza – comprendo – ma che, recentemente, è stato troppo uccel di bosco. Forse siamo stati un poco ingenui?



E poi c’è da lottare, ma lottare sul serio: ascolto troppe diatribe interne, troppe voci discordanti, troppe inutili facezie. E non provate a dare la colpa a Raoul per quell’articolo: è acqua passata.

Adesso – visto che il prossimo anno saremo a scuola – cominciate a fare un bel esame di coscienza per quando slinguavate le varie Guzzoni, i Boccia, i Damiano...coraggio, provate a pensarci.

Io ci sto ed ho anche qualche idea, ma è l’ultima volta che impegno il mio tempo e le mie forze per sentire, dopo, delle contestazioni: sono fatto così, non credo nei partiti, nei sindacati, nel potere – perché il potere, se non gli servi, abusa di te – e, con l’attuale legge elettorale, non ha bisogno di nessun voto: gli bastano quelli degli apparati. Perciò: niente rapporti con questa gente.



Io sono qui, fatemi sapere.

30 giugno 2013

Nella bottega di Mastro Pasqua



Quando s’incontra un personaggio come Mastro Pasqua il pensiero non può che correre al Verga, ed al suo Mastro Don Gesualdo, tanto i due sono uniti nell’ossessiva ansia del divenire (la robba per il siciliano, le pensioni per Pasqua) e separati nell’effige. Tanto il primo fu sanguigno (almeno, nell’immaginario del Verga) così il secondo è segaligno, mal in arnese, al punto che sembra mangiato dalla pellagra.



La bottega di Mastro Pasqua è un luogo senza-luogo: lo immagineremo, dunque, sparire da una porticina in un vecchio androne della Roma rinascimentale, quei passaggi che conducono a cortili nascosti, con alberi di limone e cespugli di mirto.

Da lì, ecco che s’apre un nuovo budello, stretto ed ombroso, che termina nella sua bottega: l’Istituto Naturale delle Pensioni Segate (INPS). A dire il vero, per seguire la sua ossessione che rasenta la follia, Pasqua s’è lasciato convincere a seguire ben 25 dirigenze e consulenze, che spaziano da Equitalia al CONI, per giungere a Telecom ed Autostrade per l’Italia, solo per citare le più importanti. A definirlo un uomo in odore di conflitto d’interesse non è l’Almanacco Bolscevico, bensì sono i giornali finanziari più quotati.

La rimozione della morte, che Pasqua crede di vanificare gettandosi nel lavoro, lo condurrà probabilmente a concorrere – insieme ad altri manager di Stato – al concorso “il più ricco del cimitero”. Si vince una tomba in plexiglas con climatizzatore incluso, decorata con rose in plastica coreana: una vera sciccheria.



Ma, quando Mastro Pasqua apre la porta della sua bottega e poi la richiude, lo scatto dell’antica serratura lo fa precipitare nella pace assoluta: lontane sono le ansie, le lotte, i fastidi che ben 25 (!) lavori portano, che non sappiamo se corrisponderanno a 25, diverse, pensioni.

Appena giunto saluta la Fornarina la quale, nel retro – in grembiule e ciabatte – è sempre affaccendata con i suoi alambicchi: la poveretta cerca da anni l’elisir di corta vita, e mescola sapientemente erbe e minerali nel mortaio, per poi riprenderle con poca acqua nel crogiolo e distillare, dunque, il tutto.

Ogni tanto alza gli occhi ed osserva le due effigi che campeggiano sopra l’antico forno: Marlowe e Wilde la osservano freddamente, con alterigia, e compatiscono la fattucchiera che tenta d’emulare gli splendori letterari di Faustus e di Dorian Grey, ma al contrario. Persino Mefistofele la snobba, ma lei non molla, imperterrita: mamma diceva che bisogna perseverare, ricordalo sempre. E continua.



Da quando s’è installata in quei locali la segretissima divisione PP (Pozioni Pensionistiche), i gatti nel vicinato sono spariti ed anche qualche nonnina – che ancora sfaccendava con l’abbacchio e la coda alla vaccinara solo il giorno precedente – è stata ritrovata stecchita dai vicini. Poraccia.

Qualcuno ha fatto una segnalazione anonima al Sant’Uffizio per stregoneria, ma è intervenuto il Papa2 “la vendetta” Ratzy e tutto è stato messo a tacere: nessun timore di nuovi roghi a Campo dei Fiori, i ragazzi possono continuare tranquillamente a giocare al pallone la sera, ed a far inviperire i baristi che devono servire ai tavoli fra una pallonata e l’altra.



La vita nell’Istituto Naturale delle Pensioni Segate è tutta qui: talvolta viene il ragazzo di bottega – se ci sono da fare delle commissioni – che è un mezzo francese, tale Michel Martone, e si ferma ogni tanto per una visita Mario Monti. Si chiede come mai sia stato “segato” alle elezioni, lui che “all’estero è così apprezzato” ed in Italia non è capito: qualunque italiano, in due parole semplici, glielo spiegherà. Un consiglio: gambe veloci, subito dopo.



Quando giunge in visita la comptesse Marie Claire de Saint Anne et de Pise c’è un po’ di trambusto, ed anche Mario Monti si alza dalla poltrona a dondolo dove sonnecchia...per quel che c’è da fare al Senato...e le bacia la mano. La Carrozza della contessa è annunciata dallo scalpiccio degli zoccoli sul selciato e tutti, a Roma, s’inchinano quando passa il Ministro dell’Istruzione.

Marie Claire è preoccupata: ha cento milioni a disposizione per ristrutturare le scuole italiane, ma con quei soldi riuscirà soltanto a risistemare le pareti dove vanno infisse le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) perché le scuole italiane sono antichissime oppure modernissime, ed entrambe le origini generano problemi.



Dai muri delle scuole antiche salta fuori di tutto: vasi, dipinti, affreschi, terrecotte con monete d’oro, scheletri d’infanti, lapidi, pietre focaie, travi imperiali e scrigni cardinalizi...ed ogni volta che arriva una LIM gli Assistenti Tecnici tremano. Come si farà ad inserire i tasselli? Verrà giù tutto? Il Preside ha detto: niente Belle Arti, eh? Anche se salta fuori un Leonardo!

Nelle scuole moderne, invece, entra nel muro la punta, il mandrino ed anche un pezzo di trapano, lasciandoti un buco largo come una mano: le appoggeranno per terra, le LIM. Per fortuna che, presto, arriveranno a rimpinguar le schiere i docenti in esubero e gli inabili: allora sì che ‘ste lavagne saranno appese! Cioè...le impiccheranno? Va beh, procedamus.



A volte, giunge anche un piccione viaggiatore da sua Eccellenza il Franco – che non è l’imperatore francese, bensì il Franco Daniele, Ragioniere generale dello Stato – per avere notizie e “monitorare” la situazione. Dde che? Mah...

La Ragioneria dello Stato è zeppa di ragionieri che ragionano, compilano, calcolano, redigono...montagne di carta che s’accumulano in attesa del trituratore o dell’archivio, ove dormiranno sogni beati fino ai futuri archeologi.

E ogni ragioniere che ragiona, compila...eccetera...dice la sua: questo è il dramma!

Per la somma e la differenza di tutte queste ragioni, compresa la sommatoria di conflitti fra istituzioni, il numero degli esodati è ancora ignoto, così come quello dei docenti in “Quota 96”, che dovevano andare in pensione lo scorso 2012 a Settembre. Un errore della riforma Fornero: tutti sbagliano, no? E allora...

Il problema è anche che i consigli non servono: poi, un parere fornito da insegnanti che non s’aggiornano! Basterebbe immettere nel codice SQL del database il seguente comando:



>=35 nel Campo “Anni di contribuzione”



1952<= nel Campo “Anno di nascita”



per avere tutti i nati dal 1952 in giù con 35 e più anni di servizio: si potrebbe inserire anche un comando che elimina gli eventuali nati nel 1952 con 35 anni di servizio (al 31/8/2012) ma non complichiamo troppo le cose, sono circa 3500 nominativi: in una mattinata qualsiasi funzionario li controlla tutti.



Il problema è che, appena letta la parola “Campo”, la Fornarina è corsa nell’orto annesso al settore “Pozioni Pensioni” ed ha cercato sulle targhette delle erbe, tutte velenose. Marie Claire – che è pisana – s’è fatta portare a Campo dei Miracoli ed ha cercato alla base dei monumenti: ha trovato tanti cuori e scritte del tipo “T’amo Cocca mia”, “Samantha mi fai impazzire” e roba del genere ma non ha letto le parole magiche.

Alla Ragioneria dello Stato non è giunto nulla, o probabilmente se lo stanno “scaricabarilando” da un ragioniere all’altro, nell’attesa che qualcuno ci provi.

Il problema è a monte, ovvero sapere se conoscono il significato del termine “database”: per esperienza personale, ne dubito.



Così, nell’ignavia più assoluta – per malafede o per “cultura” assodata – è meglio creare un Limbo: oh, finalmente un termine che tutti capiamo...accidenti! Facciamo un bel limbo dove cacciamo tutta ‘sta gente...esodati, cassintegrati, perduti vari, “quota 96”, inabili, soprannumerari...e non pensiamoci più.



E’ tardi per ordinare un maritozzo con la panna? Ce l’avranno ancora? Michel! Vai al bar e porta quattro caffè coi maritozzi...e riporta anche il resto, eh? Non come la volta scorsa!



12 giugno 2013

Vite sospese



Gianna cammina veloce lungo il corridoio, quasi corre, quasi scappa. Vorrebbe scappare, non ne può più. Per quasi 40 anni, ogni anno, ha accolto i “primini”, li ha sfogliati uno per uno, come i vasi dei fiori che innaffia ogni giorno sul balcone, con cura, bGiannando alla loro sete ma senza affogarli.

Per 40 anni ha fermato il tempo e si è cullata nell’illusione che strega la scuola: quel mutare immutabile – “diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale” come ricordava Guccini – e non importa se cambiavano gli occhiali, se spuntava qualche ruga, se ingrassava, se facevano male i piedi.

Ogni anno, a Settembre, il rito si ripeteva ed arrivavano giovani virgulti: a volte con lo sguardo bonario di chi è intimidito...chissà come saranno queste superiori...oppure spavaldo e di sfida (più che altro per insicurezza) – pieni di “piscio e vento” come raccontavano gli americani, un tempo, per le reclute – oppure ombrosi, perché qualche lama della vita già li aveva colpiti, mostrando tutto la crudezza del vivere, il carapace che non si dovrebbe nemmeno vedere a quell’età, ma capita anche questo.



Ogni anno, a Settembre, arrivano anche quelli della “quinta” dell’anno prima, a mostrare serietà e compunto, abiti giovanili ma con un’impronta oramai di serietà, di chi guarda avanti nella vita e progetta. Non sa bene cosa, ma qualcosa ha in mente, qualcosa per mettere alla prova le sue capacità, il suo ingegno, le sue speranze: il più delle volte, con un’aggiunta amara: “non qui, quasi certamente non qui, all’estero...”.

Gianna li ascoltava ma senza perdere troppo tempo: giovani virgulti che oramai erano piccoli tronchi, già legnosi ancorché teneri, con le foglie verdi e smaglianti, pronte a ricevere anche il primo, timido, raggio di sole del mattino. Non perdeva troppo tempo perché oramai toccava ad altri ascoltarli, forgiarli, trasformarli in alberi fruttiferi: là, che aspettavano, c’erano i vasi con le piantine, che se li lasci soli un attimo tornano indietro, fino alle elementari, e fanno battaglie con le palline di carta, con le cerbottane improvvisate.



Poi, ti dicono che puoi andare in pensione. Ci metti un poco ad abituatici, perché non è facile staccarsi da quell’idea d’eternalismo che i giovani virgulti ti “passano”. La vita è sempre uguale, nulla cambia, ogni anno arrivano come un rito, una consuetudine, una tradizione. Gianna ha vissuto come tante altre donne: ha i suoi figli – oramai grandi – un marito che brontola ogni volta che lei deve passare interi pomeriggi a correggere, ha la sua vita, ma è una vita ritmata e scandita dai tempi della scuola, da quel Settembre, Natale, Pasqua, Giugno, Esami che dura da tanti anni.

Fatica un po’, ci pensa, poi scopre – superate le chiacchiere di corridoio – che è vecchia, almeno, quasi vecchia.

Ci mette un po’ a realizzarlo: nel buio della notte, nel letto di casa – oppure nella livida luce dell’alba, perché man mano che il tempo passa si fa fatica a riaddormentarsi – ci pensa a lungo, ci riflette. Sarò troppo vecchia? E dopo, cosa farò? M’aspetta solo più l’ultimo appuntamento, quello che non puoi mancare: ci sarà il preludio amaro del pannolone e tutto il resto? Oppure avrò la fortuna d’andarmene come Marisa, un colpo e via?



I pensieri bui lasciano il posto a qualche momento di gioia, di dolcezza: e se Gaia e Marco – finalmente – si sistemassero un po’ meglio che con questi lavori raffazzonati...e decidessero di mettere in cantiere un piccino? Nonna! Ancora abbastanza giovane, non decrepita almeno.

Beh...portare il piccolo al parco la mattina, prendere un caffè con un’amica...stare un po’ di più con mio marito – quello, da quando è andato in pensione, ha solo più occhi per il suo quadrato d’orto – però una crociera insieme si potrebbe fare...insomma, non tutto è nero.

Poi, quando arriveranno i soldi della liquidazione potremmo far sistemare la vecchia casa dei nonni, quella in collina: Giampiero ci terrebbe tanto...

A poco a poco, il pensiero delle classi, dei ragazzi svanisce e prende il suo posto un futuro per ora fumoso, ma fatto di passatempi ed impegni semplici, di piccole cose: famiglia, figli (magari nipoti!), come rendersi ancora utili e ricevere un poco di gioia.

Adesso Gianna conta i mesi: lavora meglio, più rilassata, perché sa che quella sarà la sua ultima classe. E’ giusto così – inizia a rendersene conto – hanno bisogno di gente più giovane di me, che li innaffi nel modo giusto, per farli crescere in questa jungla che è diventato il vivere.



Giovanni è seduto alla scrivania ed ascolta distrattamente il vociare dei ragazzi in cortile, che entra dalla finestra trasformato in un informe brusio: apre la scrivania, il cassetto con la chiave che tiene sempre nel suo mazzo in tasca.

Eccola lì, la pistola di papà che – chissà perché – aveva sempre conservato: la sua l’aveva lasciata volentieri all’Esercito, ma la Beretta di papà l’aveva conservata come un ricordo. Strano conservare come ricordo un gingillo di morte, eppure anche quel “ferraccio” – forse perché personale, impugnato di sicuro da quella persona, il padre – trasmette quasi affetto. Un affetto gelido come l’acciaio della canna, elegante ed essenziale come la cascata di molle ed ingranaggi che racchiude, in poco spazio, l’arma.

Ripone la pistola dopo avere controllato il caricatore: è in forma perfetta, come quando papà – capitano d’artiglieria – la portava a spasso per l’Africa. Chiude nuovamente il cassetto a chiave ed osserva il foglio.



Come sono scarni i risultati delle analisi: tutto a posto…salvo qui e qui, due soli punti.

Appena le aveva aperte qualcosa aveva sospettato, due dati soli, ma fuori posto di brutto. Il medico li aveva interpretati…ma…fidarsi della sua interpretazione, zeppa di “se”, “però” e “forse”?

“Se” rimanevano così, “però” dovrebbero essere sballati anche questo e quell’altro, “forse” è ancora presto per saperne di più…certo, una fortuna prenderli in tempo, se è quello, quello che fa paura…la prima cosa è vedere cosa c’è, una bella ecografia.

Ecco l’altro risultato, l’ecografia: la macchia c’è, evidente, il medico gliela aveva fatta notare ed anche lui l’aveva vista…già, ma cos’è? Bisognerà fare una biopsia, di certo, perché così si sa troppo poco – aveva affermato il medico.

Questo avveniva la scorsa settimana.



Oggi è arrivato il risultato della biopsia: niente di terribile – aveva pronunciato il medico aggrottando la fronte – però bisogna intervenire, subito. Anzi, ti prenoto in fretta una visita dal prof. Rossi, qui all’Ospedale Civile: è uno bravo, lo conosco personalmente, siamo stati compagni d’Università.

Adelio Rossi non è molto diverso dal suo medico – riflette Giovanni dopo essere stato visto dal primario – sembrano fatti con lo stampino: positivi, simpatici, pronti allo scherzo. E come potrebbero essere diversi?

Ti devono dire che ti strapperanno un pezzo di carne, poi che dovrai fare la “chemio” e sperare che le metastasi non siano già passate, come quinte colonne, di là delle tue linee di difesa. Altrimenti...



Che fare? Si chiede Giovanni, nelle sere di tarda Primavera, quando dovresti sentirti felice perché il bel tempo torna, qualche bagno in mare ti dovrebbe ristorare e farti sognare avventure tropicali fra la spiaggia libera ed il mercato del pesce.

Niente: non c’è niente da fare che consegnarsi a Rossi, speriamo che abbia detto la verità, speriamo che sia bravo, speriamo che...



Un giorno come un altro va al sindacato e chiede per la pensione: il prossimo anno, gli dicono, sempre che non cambino qualcosa...sa, qui ne arriva una nuova tutti i giorni...oramai fanno le leggi sulle pensioni “on demand”, dipende da quanto “sfora” il bilancio statale...

Con tutti gli accidenti che ho per la testa – riflette Giovanni – non ho voglia di metterci anche questo: quando dovrò fare la domanda? Al solito: verso Gennaio, quando pubblicheranno il decreto, risponde l’impiegata.

Giovanni esce...Gennaio...chissà come starò a Gennaio? Avrò di nuovo i capelli? Ma che mi frega dei capelli, l’importante è sopravvivere...



Com’è andata a finire per Gianna e per Giovanni lo sappiamo: un giorno come un altro, qualcuno ha deciso che non era più il 2012, bensì il 14, 16, 19...

Chi lo ha fatto? Una tizia che frequentava la quinta ragioneria insieme ad un altro bellimbusto: cosa straordinaria, entrambi sono diventati ministri del Lavoro, una coincidenza che agghiaccia. Sì, la Fornero e Damiano – oltre ad essere entrambi sponsorizzati dal PD, uno dentro, l’altra fuori dal partito – furono compagni di scuola.

Ora, Damiano cincischia (dalla sua posizione di presidente della commissione Lavoro) per non tradire la vecchia amica: tira in lungo, esodati e tutto il resto possono aspettare, le nostre pensioni d’oro non si toccano perché con un tempismo eccezionale le ha salvate la Consulta. Noi, siamo tranquilli: adesso si tratta solo di dare uno zuccherino qui e là, e di farlo sembrare una torta Sacher.

E’ un’epoca di pentiti, niente da dire: al pari dei loro colleghi di mafia, adesso “si sbottonano” con la stampa e Dagospia può riportare le lamentazioni dell’ex ministro Riccardi, ora (politicamente) soletto solingo ma ben protetto nella “sua” comunità di S. Egidio:



«Più Monti assumeva provvedimenti lacrime e sangue, più esodati la Fornero creava, più saliva la protesta e la sofferenza delle classi più deboli, più a Palazzo Chigi erano soddisfatti perché proprio quella era la dimostrazione lampante di credibilità verso la signora Merkel. Cioè, più legnate riuscivano a dare al Paese e più pensavano di essere forti in Europa».

...

L'ex ministro rivela anche che Mario Monti era convinto di dover distribuire legnate per rieducare gli italiani. Si sentiva un professore che stanga gli alunni svogliati per indurli a studiare a comportarsi meglio.



Potremmo definirle “I lamenti di un povero trombato”, ma agghiacciano lo stesso.

In un Paese normale, queste affermazioni (che Monti non ha smentito) portano diritto all’accusa di alto tradimento, ossia operazioni politiche interne al fine di favorire una potenza straniera. Un tempo, queste “cosette” erano punite con la fucilazione: alla schiena, perché non ritenuti degni nemmeno di guardare in faccia il plotone.

La follia ha invaso le stanze del potere: non solo la protervia, l’abuso, la corruzione...qui stiamo rasentando la pazzia perché – dopo elezioni che hanno praticamente annullato il precedente governo – i nuovi governanti non sanno prendere decisioni che urtino gli illustri predecessori. A dimostrare che il diktat di quel “professore” fallito, che ha portato il debito pubblico alle stelle ed il PIL a picco, è tuttora il verbo.



Perché una simile follia? Non sono così uniti né aggregati attorno ad un pensiero unico: le molte frizioni che ci sono state per la crisi greca mostrano che il fronte dell’incomunicabilità totale fra istituzioni e governi non è più così saldo. Le popolazioni, per ora, continuano a non contare: qualcuno, però, sempre più insistentemente comincia a citare il “demonio” dei liberisti falliti, John Maynard Keynes. Ci torneremo in un prossimo articolo, sui rapporti fra sociologia ed economia.



E Gianna e Giovanni?

Non riescono più a pensare alla scuola: non è possibile costruirsi una vita poi, scaduti quei termini, ripensarne un’altra e pianificarla. Sistema una casa, preparati alla pensione, fai i conti dei soldi: basteranno? Poi, una Fornero qualunque ti fa ritornare da capo per molti anni, oppure ti “esoda” in un limbo senza attributi, vuoto come la nebbia e pauroso come la notte: l’industria privata (che non sa che farsene dei sessantenni, figuriamoci oltre) ne ha approfittato a piene mani, i lavoratori no ed è stato creato un neologismo gentile, “esodato", che non significa nulla nella lingua italiana, soltanto uno che se ne è andato da un luogo. Per approdare ad un altro? Non si sa.

Lavorare ancora un anno in più è comprensibile: l’orizzonte dei cinque anni, invece, è troppo lontano, oltre la foschia che cala d’Estate sul mare. E che fa paura perché terra incognita, come le Colonne d’Ercole di un tempo.



Gianna e Giovanni s’informano e leggono: il Ministero dell’Istruzione – il loro ministero – sta pagando, mediante il CNR, una nave soccorso per sommergibili alla Marina Militare e si pensa che la bella abitudine iniziata continuerà con le nuove fregate classe Fremm ed oltre.

Che bello: si “istruisce” costruendo navi da guerra. Per chi? Per l’Italia? Ma non facciamo ridere! Siamo solo degli appaltatori delle imprese yankee.



Gianna e Giovanni stanno provando sulla loro pelle quella “sofferenza” della quale godeva Mario Monti perché s’era “troppo ricchi” e, dunque, troppo felici: ancora una volta la piramide di Wilhelm Reich, dove in testa stanno solo i demoni che non hanno goduto nulla nella loro vita e che una sola cosa sanno fare. Vendicarsi per la loro ignavia.



20 maggio 2013

Da che parte stai?



Il Ministro Carrozza s’è ritrovata una bella eredità, nulla da eccepire: forse nemmeno a lei viene chiesto di rimettere a posto la scuola – un governo così ballerino... – però, prima o dopo qualcuno ci dovrà pensare...o no?

Immagino che i problemi s’affastellino gli uni sugli altri: precari, valutazione, contratti...e non si sa da dove iniziare, perché ognuno chiede qualcosa e non è facile accontentare tutti. Spicchiamo un salto all’indietro.



Fino a Belinguer/De Mauro, e poi alla Moratti, nel bene e nel male il Ministro dell’Istruzione si riteneva competente a decidere sul personale, e lo faceva, con alti e bassi.

Da Fioroni in poi, questo impegno iniziò ad affievolirsi, poi passò a zero con la Gelmini e, infine, andò sotto zero con Profumo. Perché?

Poiché è iniziata l’inveterata abitudine alla firma congiunta dei decreti – di per sé non così negativa – la quale, però, se intesa che il Ministro dell’Istruzione è un minus habens rispetto ai colleghi dell’Economia e della Funzione Pubblica, causa dei guasti irreparabili.



Proprio con la Gelmini – e poi “alla grande” con Profumo – iniziarono i balletti delle classi di concorso in esubero, degli inabili e, ciliegina sulla torta, delle pensioni.

Ora, che questa riforma non sta in piedi se ne sono accorti tutti: in un Paese nel quale manca il lavoro manteniamo la gente in officina o alla scrivania fino a 70 anni? Non avvertono un profumo di “non sense” in questa discrasia sociale?



La ragione (nascosta, ma non troppo) è la paura di dover pagare (dopo due anni e mezzo! Questo non è già un furto sufficiente?) i trattamenti di fine rapporto, le popolari “liquidazioni”. Perché – abbiamo il coraggio di dirlo – i conti dell’INPS e dello Stato in genere s’avvalgono (e parecchio!) per l’ordinaria gestione di bilancio proprio sui soldi che i lavoratori hanno affidato allo Stato (art. 49 Cost.) come “collaborazione alla gestione” dell’azienda, in questo caso il Ministero o, in senso lato, lo Stato stesso.

Questo è il principale ostacolo che il ministero dell’Economia pone ad una riforma della legge Fornero: la paura di dover conteggiare uscite sulle quali conta per mantenere in equilibrio il bilancio statale. Come si può notare, non ignoriamo né sottovalutiamo il problema, però rileviamo che i conti sono mantenuti in pareggio (se lo sono…) con soldi privati, vale a dire i nostri: un prestito forzoso.



Un’altra ragione, inconfessabile, è il tasso di mortalità che c’è fra i 60/70 anni, senz’altro più elevato di quello del decennio precedente: tutti assegni che saranno pagati al 60% (circa) ai vedovi/vedove, con immensi risparmi da parte dell’amministrazione. Alcuni parlamentari, due legislature fa, ipotizzarono la revisione o, addirittura, l’annullamento delle pensioni di reversibilità: beh – diremmo – ci sono quasi riusciti.

Peccato che, le recenti cronache giudiziarie sul pagamento dei diritti per il gioco d’azzardo (i popolari videopoker), parlino di un’evasione astronomica – circa 88 miliardi – l’equivalente di 3 o 4 finanziarie. E lo Stato, che fa? Si decide ad incassarli oppure li lascerà transitare liberamente verso i paradisi fiscali? Già, meglio tenerseli: quelli crepano? Tanto crepano loro...



Per tutte queste (e magari altre) ragioni s’è deciso di mantenere al lavoro i vecchietti: una situazione nella quale i “Quota 96” sono stati la punta di lancia dei “cornuti e mazziati”. Rimandati di 5-6 anni proprio l’anno che sarebbero dovuti andare in pensione, con un trascinamento di ricorsi e sentenze che rischia di finire alle calende greche, mostrando un altro aspetto della fatiscente giustizia italiana.

Ora – ci permettiamo di ribattere ai “Soloni” dell’Economia – siete ben certi che questa sia la “cura” giusta?



Da più parti si comincia a riflettere che, “congelare” un Paese come ha fatto il duo Monti/Fornero, non sia la soluzione: i problemi si sono aggravati, non risolti e nemmeno migliorati.

Ci sono molteplici ragioni per sostenerlo.

Il ricambio generazionale è, diremmo, un “valore aggiunto” al vivere sociale: le scuola (e non solo) ha bisogno d’energie fresche, le quali si sentano pienamente approvate nel loro lavoro; nell’impresa come nel pubblico, il binomio lavoratori anziani/giovani precari è il peggiore che possa andare in scena.

L’anziano si sente fuori posto, inabile a seguire il progresso (quanti dipendenti della P.A. che cincischiano ancora, senza riuscirci, con i computer!) ed il giovane che potrebbe sostituirlo degnamente – e risparmiare anche posti di lavoro, grazie alla maggior prontezza dovuta all’età – sono precari a vita, forse un po’ meno nel privato, nel pubblico (scuola) – oramai – si va in ruolo dopo i 50 anni!

L’obiezione che viene posta è sempre la stessa: salvaguardare la stabilità di bilancio.



Oggi il Paese è fermo, immobile nell’attesa di un Godot che non arriva, che non può arrivare. Come si è giunti fino a questo punto in anni d’errori, ce ne andranno altrettanti per rimediarli, ma da qualche parte si deve pur iniziare.

Si discute molto sulla sorte delle piccole imprese e dell’artigianato – è giusto che lo Stato paghi i debiti – ma, scapolato questo scoglio, quale futuro le attende se nessuno acquista niente?

E’ chiaro che – in qualche modo – il Paese ha bisogno di liquidità (quella che iniziò ad esser merce rara dal 2000 ad oggi) e questo è ciò che affermano alcuni economisti. In sostanza: la stabilità di bilancio va bene, ma è inutile se arrivi alla meta morto, e troppa gente non c’arriverà più. Chi stroncato da Equitalia e chi dalla propria depressione conseguente alla mancanza di un reddito, ai figli da mantenere, alle malattie alla quali far fronte. Globalmente, è il Paese ad essere stroncato.



E’ più importante la stabilità di bilancio o la stabilità sociale? Attenzione: la società non è “instabile” solo se si ribella – quello sarebbe già un buon segno – bensì quando abbandona totalmente le speranze, quando molla l’aggrappo della barca e si lascia affogare. E’ un segnale peggiore, credetemi.

Un’umanità disperata è uscita allo scoperto durante il governo Monti, ed ha fatto soffrire tutto il Paese perché non credevamo più di dover assistere alla morte per disperazione, per penuria di mezzi, per sfiducia totale nel futuro.



Tornando alla scuola, dove lavoro, trovo assurdo che persone come me siano ancora “in pista” verso i 63 anni, quando la “terza ora” – per disponibilità d’energie e capacità di connettere – si rivela oramai la “sesta ora” di un tempo. E’ un assurdo per me, ma anche per l’Amministrazione.

Sorvolando che la nostra questione, “Quota 96”, si nutre di dubbi giuridici più che legittimi sulla sua costituzionalità, è tutto il sistema pensionistico ad essere, oggi, traumatizzante: anche se, domani, qualcuno approvasse l’ennesima riforma, quanti penserebbero – proprio alla luce dell’esperienza di “Quota 96” – che quei termini siano certi, sicuri, perché un lavoratore anziano (non lo dico io, lo affermano gli esperti) deve avere questa certezza per dosare le oramai poche energie.

Le risorse?



Beh, basterebbe ricordare l’enorme “buco” del settore gioco d’azzardo, oppure – e non è una bestemmia – mettere mano all’IRPEF come hanno fatto in Francia: perché, in Italia, la metà della popolazione possiede il 50% della ricchezza? In Francia hanno alzato le aliquote per i super-ricchi – e Depardieu è diventato cittadino russo – ma il governo francese non ha fatto una piega. Dasvidanja, Depardieu.

Da noi, l’aliquota massima è del 43% per i redditi eccedenti i 75.000 euro! Vale a dire che chi percepisce un reddito netto intorno ai 3.500 euro mensili, paga la medesima aliquota (per la parte eccedente) di chi ha un reddito di 750.000, oppure di 7,5 milioni! E’ la stessa cosa guadagnare 75.000 euro o 7,5 milioni? Un tempo non era così, le aliquote erano più “spalmate” sui redditi.

Lo crediamo bene che manchino i soldi! Se aggiungiamo la parte che si prende la mala politica, e i “salasso” della criminalità organizzata, c’è da chiedersi come fa questa nazione ancora a galleggiare!



Nel mondo reale, invece, l’insegnante ultrasessantenne regge un po’, poi bofonchia, quindi si rende conto d’essere inutile e sta a casa malato (sono i primi segni del burnout), poi torna e ci mette quel po’ d’energia che è riuscito a raggranellare. Un fallimento economico triplo: per il lavoro svolto come si può, con poche energie, per la spesa – spesso – di supplenti e per la liquidità che viene così elargita a singhiozzo, senza certezza.



E ci vengono a dire che c’è bisogno di liquidità, che il sistema può reagire positivamente se ci sono più soldi: ebbene, dateli! Sotto forma di pensioni e di liquidazioni, di contratti regolari per i giovani: vedrete che la gente tornerà al supermercato, a restaurare le abitazioni, a comprare auto…

Forza, non ci vuole Pico della Mirandola per capirlo! Smettetela di dar retta a chi – responsabilmente – ci ha condotto in questa situazione!


09 aprile 2013

Cercasi lavoro, disperatamente


Giorni fa è comparsa sul Web una notizia (poi rivelatasi una bufala, un pesce d’Aprile) la quale riportava che Elsa Fornero era pronta a saltare sul carro del vincitore, ovvero Berlusconi: non credo che ci siano dubbi su chi sta galleggiando meglio in questa partita del dopo-elezioni, poiché è chiaro a tutti che il PD è in decomposizione, Monti in estinzione e Grillo crede di vincere le prossime elezioni alla grande. Veramente, ci crede davvero.

Attualmente, le astensioni (nei sondaggi) raggiungono il 37%: come sempre, le prossime elezioni non saranno una partita a chi prenderà più voti, bensì a chi ne perderà di meno, com’è stata l’ultima tornata elettorale.

Ma torniamo alla Fornero.


La notizia era una bufala distribuita da un’agenzia giornalistica, però non c’è stata la smentita di Elsa Fornero: molto probabilmente, lei ha veramente cercato un abboccamento, ma dall’altra parte la risposta è stata tanta gentilezza e porte chiuse. Berlusconi vuole cancellare la sua riforma (vedremo poi, cosa farà) e non può prendersi sul carro la persona più odiata d’Italia.

Perché una simile ansia d’avere un posto? Uno qualunque, in qualsiasi governo ed a qualsiasi costo: è una necessità primaria per la Fornero, altrimenti c’è lo spettro del Max Planck Institut di Monaco di Baviera, che gentilmente s’è offerto d’averla nel suo corpo docente. E col tedesco, come andiamo? Spreche Sie nicht? Ahi, ahi...


La vicenda di Elsa Fornero non può assurgere ai toni della tragedia, bensì rimarrà per sempre confinata nel limbo della farsa. Italiota, per giunta: per questo abbiamo accompagnato l’articolo con la vignetta satirica (e pesante) di Vauro. La vignetta, in sé, non è pesante per l’evidente allusione al noto modo di dire del mondo della prostituzione: la Fornero s’incacchiò mica poco con il vignettista, ma non capì nulla.

La ministra “defensor” dei diritti delle donne, all’epoca non capì una mazza: c’era bisogno di qualcuno che – senza tante chiacchiere – colpisse in modo durissimo sulla previdenza, massacrando gli italiani.

Dalla ordinaria “quota 96” (60 anni e 36 di contributi) si è passati d’un balzo alla “quota 104” (62 anni e 42 di contributi): è del tutto evidente che nessuno può raggiungerla, a meno d’essersi diplomato a 18 anni, aver riscattato 4 anni d’Università e poi, magicamente, aver trovato lavoro subito, ma proprio in un lampo.

Cosa ancora (teoricamente) possibile per le generazioni anni ’50, ma praticamente preclusa alle classi successive, a causa della fine del miracolo economico, che “dilazionò” di molto quei tempi.


Oggi – “fondendo” la precedente riforma Sacconi (ogni tot, tre mesi in più) con la sua – Elsa Fornero ha praticamente annullato la previdenza: chi oggi ha 50 anni può ragionevolmente prevedere di ricevere una pensione decurtata (e parecchio) verso i 69 anni.

Monti è un gran figlio di...ma è furbo: Elsa è la moglie di un suo buon amico, il professor Deaglio, ed ha “sdoganato” la donna aprendole il mondo della pubblicazione nel lontano 1978, quando firmò come coautore il primo libro della Fornero.

La “genesi” della Fornero è un capolavoro piemontese: un mix di libro Cuore, di shopenaueriane ecchimosi filosofiche di Norberto Bobbio, di preghiere al chiarore delle candele nella chiesa della Consolata e di tutti i mal di pancia di una ex capitale divenuta una caccola ai confini del rinnovello impero romano.


Lei, nasce nel 1948 ai bordi della città della FIAT, appena un poco più vicina di Ivrea, la città della Olivetti ed è di famiglia povera: dopo la guerra, se si nasceva poveri s’era davvero poveri ma si sopravviveva. Ci sono ancora due cose che io non riesco proprio a mangiare: il pancotto – chiamato in piemontese “panada” – e riso castagne e latte. Immaginate il perché.

La immagino in una casa dalla grande aia (come le tante che ho visitato nel Canavese), con le galline che razzolano ed i conigli al riparo sotto le arcate nelle gabbie di legno: forse qualche mucca che sbatteva la catena anche di notte, nella stalla, ed il maiale che grugniva nella sua porcilaia, fino a Natale. E’ la stessa casa – ovviamente rimodernata – dove abita oggi, a testimoniare un radicamento con i luoghi terrigno, ancestrale, quasi irrazionale a fronte di tanta razionalità mostrata in pubblico.


Mostra grande attitudine per lo studio e quindi, tutte le mattine – nella nebbia e nella bruma mattutina, quando i pioppi sembrano soldatini ordinati per l’assalto e le macchie luoghi misteriosi, dai quali può scaturire improvvisamente l’unicorno – prende l’autobus che passa per Ciriè, San Maurizio, Caselle...e poi giù, fino al “Peano”. Poiché l’istituto tecnico per ragionieri della città sabauda era uno solo all’epoca, ed era il Peano: quando lei faceva quinta un mio compagno d’Università faceva terza, non s’era così lontani.

Suo compagno di classe fu Cesare Damiano: due ministri usciti dalla stessa scuola...mica male!


Dopo, la strada (all’epoca) era obbligata: Economia e Commercio, dove conosce il suo futuro marito, Mario Deaglio. Qui la sua vita cambia, perché i Deaglio – a Torino – non valgono mica quanto gli sconosciuti Fornero!

Deve abituarsi agli standard dell’alta borghesia: lo fa, ma traspare sempre – anche fosse diventata segretario generale dell’ONU – la sua semplicità contadina, il lessico arruffato, il continuo timore d’essere inadeguata, non compresa.

E ti credo che la gente non ti capisce!


Prima si sente affermare dal presidente dell’INPS che i conti sono in ordine ed il sistema è sostenibile – nel decennio 2001-2011 l’aumento della speranza di vita è stato di un anno, quello della “speranza di pensione” almeno di 5 – poi arriva lei e chiude tutte le porte, come le ha ordinato Monti: fa terminare la scuola il 31 Gennaio, dimenticandosi (?) che la scuola ha un suo calendario, che va dal primo Settembre a quello dell’anno successivo, sul quale si sono sempre regolate le domande di pensione, di trasferimento...tutto. No, arriva lei ed è 31 Gennaio.

En passant, si “dimentica” di qualche centinaio di migliaio d’esodati, termine nuovo per definire ciò che è sempre avvenuto nel privato, il quale non sa più che farsene della gente di 55 anni, figuriamoci dei sessantacinquenni! Sono i tradizionali “prepensionamenti” dell’industria: per lei non esistevano, “non sapeva”.


E’ veramente difficile crederlo, perciò proponiamo un’altra lettura: a Monti serviva una faccia tosta in grado di sostenere tesi inammissibili per incamerare e mettere a bilancio non le pensioni – di quelle gliene frega poco – bensì i TFR/TFS, le liquidazioni. La Fornero, diligente, le sposta a due anni e mezzo dalla fine del rapporto di lavoro e, per i dipendenti pubblici, non è ammesso nessun anticipo.

In questo modo, Monti ottiene un avanzo primario che lo soddisfa: può elargire alle amiche banche tutti i soldi che chiedono, esentare le fondazioni bancarie (che, spesso, possiedono rilevanti pacchetti azionari delle banche stesse) dall’IMU e così Draghi approva, Napolitano approva, l’UE approva...

Il bello – si fa per dire – è che approvano anche Berlusconi, Bersani e Casini, più i sindacati, compresa la CGIL. L’accerchiamento degli anziani è completato dagli iniqui “prelievi di solidarietà” sulle pensioni che scattano dai 1400 euro (lordi) in su: intanto, il Bandito Giuliano continua a godersi 31.000 euro di pensione, ma non è solo, sono migliaia come lui!


Alla fine della storia, la frittata inizia a scoppiare: tutti avevamo pensato che piangesse per il dolore che dava a milioni di persone: non è vero. Piangeva di commozione, come avrebbe fatto qualsiasi figlio di contadini giunto in quella posizione: le sue lacrime erano d’emozione “guardate, papà e mamma, fin dove sono arrivata”, ecco l’amara verità.

Altrimenti, per il suicidio dei tre marchigiani, non si sarebbe limitata a dichiarare la sua “sofferenza” (mai disgiunta da un’oscura sofferenza personale che richiama ad ogni piè sospinto), con l’assurda giustificazione che i tre “avevano sofferto troppo la crisi”.

Provaci tu a campare con 500 euro il mese, poi vedremo per cosa piangi.


Di cosa soffre la Fornero?

La sua paura – dopo una vita passata fuori di casa – è quella di non poter tornare alla sua casa avita. Lei, la pensione ce l’ha, e di quelle che ci stai comodamente dentro. E allora?

Quante persone ha fatto morire la signora? Quante soffrono indicibilmente per le sue “visioni” del 2030, 2040, 2050...mettere a posto i conti per quella data...fare in modo che il sistema pensionistico sia sostenibile, e tutte quelle balle che ci tocca sorbire su INPS ed INPDAP per non toccare la sua riforma o, peggio, per inasprirla ancora.

Una telegrafica risposta: se io sapessi cosa succederà nel 2030, punterei i miei soldi su un “qualcosa” che sarà vincente per quella data. E’ solo un’ipotesi? Allora non vale nulla, come le previsioni di traffico ferroviario per la TAV.


Sempre più persone si stufano di recitare la parte dei topi nella gabbietta: di mangiare, lavorare e prendere tonnellate di psicofarmaci, come ogni persona anziana – cosciente o no – ingurgita. Il consumo di psicofarmaci è giunto al 25% della popolazione, ed una buona parte sono anziani. Il medico ascolta, poi scrive “prenda questo...poi mi dice come va...”. Il più delle volte, l’anziano non sa nemmeno di prendere una pillola che ha il solo scopo di farlo sopravvivere negandogli le emozioni, cosicché viene recluso in un limbo asettico dove le emozioni, soprattutto quelle negative, sono attenuate. E quelle positive? Fanne a meno, tanto sei anziano.


Allora, facciamo due calcoli statistici: non ha gran importanza la precisione, bensì l’ordine di grandezza.

Quante persone ha fatto precipitare nella disperazione miss Fornero?

Ci sono 3-400 mila esodati, più almeno 4-5 leve di lavoratori che si sono visti spostare la pensione di 5 anni: facciamo 2-3 milioni di persone? Fa lo stesso, tanto il risultato sarà eclatante e spiegherà i timori della Fornero.

In Italia sono registrate circa 10 milioni di armi portatili: per la caccia, la difesa od il tiro a segno.

Un ventesimo della popolazione (i tre milioni sopra citati) possiedono, in media, 500.000 armi da fuoco.

Cinquecentomila pistole e fucili nelle mani di chi, per un motivo o per un altro, si è sentito tradito dalla ministra (che, all’inizio, predicava “equità”) e potrebbero, prima d’impiccarsi o gettarsi in mare come hanno fatto i marchigiani, vendicarsi.

Ne basta uno: è sufficiente per avere il sospetto che, oramai, sia una dead woman walking?


L’unica speranza di Elsa Fornero è quella di godere, con certezza, di una protezione a vita: solo rimanendo nelle alte sfere può sperarlo, altrimenti deve correre il rischio. Il Max Planck Insitut? Certo, potrebbe essere una soluzione, ma un pazzo può acquistare anche un biglietto per Monaco di Baviera...e poi...che vita è, confinati fra la Germania ed il portone di casa sbarrato?

Elsa Fornero – per terminare con il grande storico Carlo Maria Cipolla – è una stupida perché è riuscita, contemporaneamente – sempre usando le categorie di Cipolla – a fare del male a se stessa ed agli altri, come solo gli stupidi riescono a fare.

Ecco perché, anche il suo preteso femminismo è tutto di facciata: è stata usata per fare il lavoro sporco e chi lo ha fatto sapeva benissimo d’usarla prima di gettarla nella spazzatura della Storia. Né più e né meno di una qualsiasi Ruby Rubacuori: soltanto per altri scopi e con altri mezzi. Per questo, le donne che ha mandato al lavoro fino a 65 anni, dovrebbero difenderla invece d’odiarla: paradossale, vero?


Infine, il disinteresse per il mondo della previdenza è sì comprensibile, ma è doloroso: è normale che s’inizi a pensare alla pensione dopo i 55 anni, perché è in quel momento che le forze scemano. Prima, neppure io ci pensavo, eppure la trepidazione la leggevo negli occhi dei colleghi più stanchi.

I giovani hanno un pensiero diverso al riguardo: appena sentono la parola “pensione” ritengono che la cosa non li riguardi “perché, tanto, morirò prima”, “io non ci andrò mai” e cose del genere.

Su questa sottile dicotomia nella percezione del fenomeno d’origine psicologica ma, soprattutto, sociologica hanno giocato alla grande gli alti gradi del ministero del lavoro, della funzione pubblica e dell’istruzione, della banca d’Italia...e la risposta è stata: “meglio i cinquantenni che protestano sotto le finestre dei ministeri che i giovani”.

Ergo: telefoniamo a Monti...“hai qualcuno sotto mano per sbattere in pensione la gente a 70 anni?”...“Se po’ fa, se po’ fa...ho la moglie di un mio caro amico che smania...è una di quelle tutto calcoli e previsioni, “vedo e prevedo”, ma non si rende conto del pericolo – questo è il bello! – è un’invasata...non riesce a capire il rischio che corre...per lei andare in televisione è come salire di un grado nella scala sociale...io, alla pari con Maria de Filippi...poveraccia...si rammentasse di Biagi e D’Antona...usa e getta, così fa lo Stato. Va bene, la chiamo io: no, anzi, prima parlo col marito...sapete, le donne...”


Ironia a parte, rimane la spaccatura fra generazioni che è riuscita alla perfezione: in aggiunta, visto che il lavoro i giovani lo vedono con il telescopio, gli anziani devono rimanere al lavoro per mantenerli!

Questo è un dato risaputo: chi frequenta birrerie e paninoteche? Discoteche e locali da ballo? Chi corre dietro all’ultima “firma” del mercato? Chi desidera, con smania, di mettere i piedi a Sharm? Chi vuole l’ultimo tipo di motociclo, d’automobile, di SUV?

Il giovane è un consumatore perfetto perché la vitalità di quegli anni conduce al consumo e, in più, ha buoni motivi per farlo: deve rimorchiare, e sul “rimorchio” non si bada a spese. Deve essere protetto perché è il solo che “propende” per la crescita, eccezioni a parte, ovvio.


Ieri ho incontrato una ragazza di 26 anni, conosciuta in treno: fa la commessa in un negozio di frutta e verdura. La prima cosa che ci ha detto è stata che la madre, sofferente di tumore, era morta: il padre se n’era già andato anni fa.

Ora rimangono loro, 26 e 24 anni, entrambi precari – anzi, peggio, quasi schiavi – lui lavora in una fabbrica dove non si sa fin quando durerà: queste sono le eccezioni del “piano” – mia bella Fornero – al quale non hai pensato. Loro i genitori non li hanno più: per loro la precarietà s’incontra con la vita che non è a singhiozzo, il pane bisogna pagarlo tutti i giorni.


Le teorie così ben congegnate hanno un punto debole, che però non si realizzerà mai in Italia: la rivolta aperta, la contestazione permanente, la piazza. Quante piazze ha riempito l’Italia per nulla, da Masaniello a Cola di Rienzo! Solo più Grillo ci crede, o meglio, mostra di crederci.

E’ sbagliato far credere a dei giovani che il futuro sarà loro perché la gente “userà i bastoni”: informati Grillo, la brigata dei Carabinieri “Granatieri di Sardegna” è sempre dislocata nei dintorni di Roma, ed ha una forza militare in grado di schiacciare qualsiasi rivolta.


Se hai letto Sun-Tzu – caro Beppe – t’appare chiaro e lampante che questa era una classica situazione di “fleet in being”, ossia di trattativa: le forze nemiche sono ben organizzate e preponderanti, in Parlamento e fuori. Si deve cercare di dividerle, di frammentarle mantenendo coese le proprie: mi sembra proprio che stia accadendo il contrario.

Peccato per i sessantenni cui toccheranno altri anni di lavoro, peccato per i giovani che smozzicano un lavoro ogni tanto ed hanno bisogno della famiglia come il pane, per sopravvivere. E nessuno che rompa questo giro perverso: altro che “patto” fra le generazioni.

Vedremo, chi avrà il coraggio e troverà il modo di realizzarlo.

29 gennaio 2013

Pali della luce elettorali



"Occhio d'uomo non "udì",


orecchio d'uomo non "vide",

mano d'uomo non "gustò"

né lingua "concepì"

né cuore "narrò" mai un sogno come il mio.

Dirò a Piero Zeppa di scrivere una ballata su questo sogno: ed essa s'intitolerà: "Il sogno di Rocchella"…"

William Shakespeare - Sogno d'una notte di mezza estate (1595 circa) – Atto IV, Scena Prima.


Gentile sig.ra Puglisi,

 
                                      abbiamo letto tutto di un fiato il suo documento programmatico (1) intitolato “L’Italia giusta” sulla scuola: d’altro canto, lei è la responsabile per la scuola del PD, ci mancherebbe se dovessimo credere che si sia lasciata andare ad un sogno di quelli che si fanno prima all’alba, e subito dopo si sia seduta al computer per scrivere.

Il documento è bellissimo – non lo scrivo per piaggeria – nel senso che c’è tutto quello che ci si potrebbe ragionevolmente aspettare e si desidera riscrivere: tutto, dai “tagli” della Gelmini a quelli di Bondi.

Non mancano le idee pregevoli come il ritorno all’organico funzionale – unica via d’uscita dal marasma attuale e naturale complemento dell’autonomia scolastica – e, finalmente, la soluzione alla vetustà della classe docente, che ha l’età media più alta del mondo: li mandiamo in pensione, così facciamo spazio ai giovani.

 
Ehm…ci scusi dott.sa Puglisi…anzi, presto On. Puglisi…ha chiesto per caso un parere alla Fornero? Non la conosce? Si rechi in quel di San Carlo Canavese: lo so, di questi tempi lassù fa un freddo cane, ma la ministra – siamo sicuri – le preparerà un bel risotto, magari con i funghi porcini raccolti da lei stessa e ripescati dal freezer.

Sia tenera con lei: vive in stato confusionale da tempo, è stressata e depressa. Pensi che si è dichiarata “impreparata” per fare il ministro, che la sua riforma è stata solo una “scommessa” ed ad un malato di SLA è andata a dire che “anche la vita di un ministro è dura”. Meno male che il malato di SLA non soffriva di comportamento schizoide e non aveva sotto mano una mazza da baseball: gentilmente non le ha risposto. Non sappiamo cos’abbia pensato.



Inoltre, prima di inviare Urbi et Orbi un documento ufficiale del PD, parli con il suo segretario: lo ha fatto? No…solo perché fu proprio lui a parlare di pensioni (2) in questi termini “la nostra proposta è un meccanismo flessibile e volontario che vada dai 62 ai 70”.

Era il 28 Ottobre del 2011: tolta la “volontarietà” e ridotta la “forbice” a 67 anni (per ora) è la riforma Fornero spiaccicata, esattamente uguale. Sulla “volontarietà” si può dire quel che si vuole – sono parole in libertà – perché se sono “libero” di prendere, a 62 anni, 500 euro il mese…beh, sai che scelta…

E poi, non avete votato voi quella riforma e la CGIL proclamò un’ora – 1 sola ora! – di sciopero?

Vedremo, quel documento è pubblicato e salvato sul mio PC: nei prossimi mesi, le chiederò conto punto per punto.



Lo sa che formare un diplomato costa, all’erario, circa 100.000 euro? Eh sì, dall’asilo nido alla maturità sono proprio di quest’ordine i costi. E poi c’è l’Università.

Quanti giovani italiani lavorano all’estero? Ne conto uno solo nella mia famiglia: conosco casi e casi, figli d’amici e conoscenti. Ora, ribaltiamo il nostro punto di vista e rechiamoci…diciamo…a Copenhagen, e voltiamo lo sguardo a Sud. Lei cosa vede? La pianura tedesca e, in lontananza, la Foresta Nera? Complimenti per la vista!



I vantaggi che hanno le economie del Nord non sono soltanto sull’euro: oltre ai loro lavoratori qualificati, possono scegliere fra il meglio di Italia, Grecia, ex Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Spagna, Irlanda, Portogallo…

Chi resiste ad un contratto a tempo indeterminato a 3.000 euro il mese (cifre reali, udite con le mie orecchie), per restare in Italia con un lavoro a tempo determinato a 800 euro il mese?

In questo modo le economie “forti” incamerano brevetti su brevetti, che renderanno loro fior di soldoni.



Anche noi, un tempo, creavamo brevetti ed il nostro lavoro era ben pagato: non parliamo poi delle mille commesse che l’Italia aveva all’estero, dalla Russia alla Libia, e dei mille manufatti che portano i segni del genio italiano. Poi, invece…sentito parlare del Britannia?

Oggi abbiamo una classe imprenditoriale di farabutti legati allo Stato per ricevere prebende, finanziamenti, contributi: nessuno che provi ad innovare, a recarsi all’estero come un tempo, a “scatenare” il genio italiano che c’è in migliaia di giovani.

Dulcis in fundo, spendiamo fior di quattrini per formare giovani che andranno ad arricchire Germania, Olanda e via discorrendo.



Il punto non è allora la scuola – è vero che tutto parte da lì, in questo ha ragione – ma l’insipienza e la nullità dell’attuale classe dirigente – politica ed imprenditoriale – legate insieme da relazioni impresentabili – bastano le inchieste della magistratura, i fondi europei dilapidati e non usati, le mille corruzioni? – essi sono come due amanti chiusi in un sacco, che stanno trascinando a fondo il Paese.



Passiamo la sua bella trattazione come il libro dei sogni, non vogliamo credere che sia solo un affaire elettorale commissionatole dall’alto, per acchiappare qualche voto in più fra gli indecisi ed i dispersi.

Un tempo, quando ero ragazzo, c’erano ampie zone non allacciate alla rete elettrica: ci s’aggiustava con l’acetilene, il petrolio, qualche dinamo artigianale sui torrenti. Sa cosa succedeva sotto elezioni?

Era tutto un formicolare di camion dell’ENEL su per le stradine di montagna e dell’Appennino…solerti geometri che traguardavano misure con i loro strumenti, leggevano carte, osservavano, prendevano nota…

E la gente osservava.

Cosa succedeva dopo le elezioni? Senza far offesa alla sua intelligenza – che avrà già immaginato tutto – tornavano a dormire nelle rimesse. Oggi si potrebbe fare con i lavori per la banda larga.



Qui torniamo al “paragone” – come scriveva Jacopone da Todi quasi mill’anni or sono – e cerchiamo la “leva” da azionare che tutto sistema: chi la cerca nella moneta, chi nella rivoluzione, chi nell’energia…già…

Ciascuno osserva il proprio orticello, nessuno parla col vicino: tutti abbiamo le nostre radicate opinioni e non le cambiamo nemmeno sotto tortura (a parole).

Lei ha fatto il suo bel compitino – magari in buona fede, non la si nega a nessuno anzitempo – ma a cosa servirà? Ah, già, fino alle prossime elezioni…


(1) Fonte: http://www.partitodemocratico.it/doc/248683/litalia-giusta-si-prepara-a-scuola.htm

(2) Vedi : http://qn.quotidiano.net/politica/2011/10/28/609224-bersani_pensioni_volontarie.shtml