Carlo Bertani blog: un piccolo spazio aperto sul mondo, qui e sul sul mio sito, www.carlobertani.it..e adesso http://italianzihuatanejo.blogspot.com/
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08 agosto 2013
Cassandra crossing
Nella foto: Christa Wolff, autrice di "Cassandra"
Questo articolo era stato scritto, in origine, per la nota vicenda della pensione del personale della scuola in "quota 96": pare sia piaciuto molto, perciò lo ripropongo qui.
Tempo grigio, nuvole basse, sbuffi di vapore dalle valli che si materializzano in nebbia dimenticata nelle forre. Sono appena passate le sei del mattino, ed il chiarore ti lascia indovinare solo i contorni del visibile – la forma, la Gestalt, come la chiamano i tedeschi – mentre per i chiaroscuri, per le mille sfaccettature del colore ci sarà tempo: il giorno – ancorché grigio – fornirà risposte.
Così è per la nostra vicenda, terminata, svanita in uno uadi del deserto: fiumi di parole da una parte e dall’altra. Inutili, come un ombrello senza pioggia che t’impaccia soltanto.
Oggi scade il tempo: non ci raccontate altro, vi prego. “Chi mi riparlerà di domani luminosi, dove i muti parleranno e taceranno i noiosi...” cantava Fabrizio de André.
Attori claudicanti, figure diafane, cercano una parte da recitare nel dubbio dell’alba dopo averle passate tutte, dal condottiero che annuncia vittorie all’inquisitore che semina i suoi miasmi di morte.
Questo è il giorno delle Cassandre, che troppe volte avevano provato ad urlare, a gridare in faccia l’inganno: le Cassandre, però, hanno voci tremule che si perdono nel clamore della folla. Oggi, dovete ascoltarle: vi tocca, poi si vedrà cosa fare.
Una massa d’idioti già si litigavano: “perché a noi la liquidazione due anni dopo, e a quelli...” “e quelli nati il 2 di Settembre?” “sono del ’53, ma ho una quota 101...” Che miserie: tutti cercano di scendere dal Titanic, ma le scialuppe sono colme. Le anime nere al governo ridono – non sanno sorridere, non conoscono pietà né l’ironia – e ci guardano, commiserandoci: i Polli di Renzo, al confronto, avevano il cuore di Giovannino dé Medici.
Decido d’uscire nell’alba grigia, carica di vapori e invitante come un morbido ed ovattato girone infernale: il rumore dei passi si perde mentre lascio il sentiero per inoltrarmi fra prati, campi e sempre lei, la nebbia.
La prima figura che si fa avanti è un giovane magro ed elegante: giacca rossa, capelli impomatati, aria greve e sognante. Chi sei, gli urlo, Fassino o Fassina?
Che scherzo del destino: che domani ci tocchi un Brunetto ed una Brunetta, o Rutelli e Rutelle?
“Sono Fassina”: ah, bene, credevo d’avere a che fare col “sindaco più amato d’Italia” e la cosa m’annoiava.
Già che sei qui, spiegami una cosa: se non siete riusciti a trovare 180 milioni per salvare 6.000 insegnanti, ci dite dove troverete una cifra pari a circa 45 volte ciò che chiedeva il personale di quota 96 per gli esodati? Sono più di 8 miliardi: dove li pescherete?
Qui, le alternative sono soltanto due – Fassina: la smetta di contar balle, con quell’aria da studentino dandy – e le elenco: o trovate un accordo con il M5S e create un bel reddito di cittadinanza tassando le rendite finanziarie – sfidando, a questo punto, le burocrazie europee che vedono ogni tassa sui redditi da capitale come il fumo negli occhi – oppure le vostre mire sono sulla Cassa Depositi e Prestiti, che è il risparmio postale degli italiani. Ma qui rischiate grosso: toccare il risparmio degli italiani? Il piccolo risparmio, quello della nonnina per il nipotino?
Come risposta, biascica qualcosa in politichese...fondi europei, fondi strutturali, fondo schiena, fondo marino...oh, Fassina! Dicci come fa uno che non ha diciottomila lire in tasca per pagare un pranzo a prezzo fisso a trovarne – così, d’amblé – otto milioni!!!
Fugge, si perde nella nebbia: eh, questi giovani...questi bocconiani...adesso che ci penso, anche Sara Tommasi – la pornostar – è una ex bocconiana con tanto di laurea. Che prendano anche me a girare i film porno? Già mi vedo i titoli: “Decrepito trash”, “Il nonno e Cappuccetto Rosso”...va là, Bertani, va là, cammina...
Silenzio: passi leggeri s’odono a dritta. Scarroccio un po’ nel campo appena arato e chi ti vedo? Una donna, abbastanza giovane...ma chi sarà?
E’ la carrozza...cioè, no...non è la carrozza, è la Carrozza, il nostro Ministro. Ossequi, madama la Ministra.
Buongiorno a lei, signor giornalista: mica vuole estorcermi qualche confessione a denti stretti, di quelle che domani dovrò smentire, per caso?
Oh no, madama Ministra, non sia mai...però una domanda gliele voglio fare: poi, vedrà lei se rispondere.
Mi ha molto incuriosito il giochino della tabellina del tre: quanti sono i quota 96? 3-6-9 (mila). Scomodiamo l’archetipo, ossia i Tre Porcellini? Oppure è una faccenda da mercato rionale, delle serie “sono nove etti, signora, faccio un chilo o lascio?” Qui c’entra la Cabala, inutile negarlo.
Ma è chiaro, lapalissiano, semplicissimo signor giornalista: si tratta di un’estrapolazione statistica compiuta fra le medie storiche dei pensionamenti nell’Istruzione, compiuta dai tecnici del ministero scorporando i dati non coerenti, come la Ricerca e l’Università...è chiaro adesso, signor giornalista?
Beh, sì, cioè no...e perché, allora, c’è chi dice tre, chi sei e chi nove?
Si mette a ridere, la sua risata argentina quasi stride nel nebbione che stiamo attraversando: “Ma perché ognuno ha la sua statistica, perbacco! Siamo un Paese democratico: non lo scordi mai! Ognuno, in questo Paese libero, può alzarsi la mattina e dire al mondo qual è la sua statistica, la sua opinione...e raccontarlo a tutti...in un talk-show, ad esempio. Questa è libertà!”
Provo a ribattere: non era più semplice aprire una rilevazione su Istanze on-line? Era un modo più rapido...
“Ma cosa dice mai signor giornalista! Ma si rende conto? Vuole confutare l’immediatezza del calcolo matematico, la sua capacità di giungere in un lampo al risultato perfetto? Ma diamine...”
M’inchino e le bacio la mano: arrivederci ministra, arrivederci...
Buona giornata a lei, signor giornalista!
E sparisce. S’ode una voce nella nebbia: è una canzone, che la giovanetta canta mentre s’allontana:
Farem la nuova scuola
Si grande e si perfetta...
Sognar non è vietato
Lassù sulla nuvoletta...
Noto che l’ultimo verso pecca di un errore di sillaba, ma non fa nulla: eh, ce ne fossero di giovani così...appassionati, decisi, preparati...
Allontanandomi, però, mi sovviene quanto raccontano gli anglosassoni sulle falsità. Esistono tre diversi livelli di falsificazione della realtà: le mezze verità, le bugie e le statistiche. Già.
Il passo si fa pesante perché siamo in leggera salita: ovvio che, chi viene dalla parte opposta sarà in leggera discesa – medito – quando un mormorio mi sovviene. E’ quasi una giaculatoria, un rosario a denti stretti...ma non capisco, non riesco a decifrare le parole.
Un’ombra m’incrocia a qualche passo di distanza...viro di 180 gradi e, in silenzio e facendo ben attenzione a non tradire la mia presenza, l’ascolto.
“Il partito per primo si deve servir
ricorda Manuela non dimenticar
per gli sciagurati si deve provar
ma nulla che intacchi il verbo PD
soltanto il partito ti può salvar
a lui soltanto obbediente sarai
se la sofferenza non si può cancellar
soltanto il partito redimer potrà...”
Maledizione, s’accorge di me.
Buongiorno, signora...ehm...onorevole...Ghizzoni.
“Lei è Bertani, la riconosco: m’ha fatto penare non poco, lo sa?”
Non era mia intenzione...
“Non si fa così, ricordi...sto proprio leggendo “Il manuale del giovane piddino” ed il suo comportamento è stato sconveniente, cattivo...è per caso un seguace di Berlusconi?”
No, onorevole, lungi da me...
“E allora? Se ho detto che è stato fatto tutto il possibile, è stato fatto e chiuso! Si dovrà fare altri quattro anni di lavoro? E allora? Se la prenda con Berlusconi, che ha rovinato l’Italia! E’ scritto qui...”
Sì, lo so, il manuale del giovane comunis...pardon...piddino...però lei aveva promesso, onorevole...
“Ma cosa, promesso?!? Avevo chiarito che si faceva il possibile!”
Cara signora mia – mi sto arrabbiando una riga – se ci sono più (finte) fazioni all’interno del suo partito: esempio, Gnecchi-Damiano da un lato e Ghizzoni-Boccia dall’altro, non è colpa nostra. Se mai, di chi ha pensato di creare un partito così bislacco che tutto deve contenere, Inter e Juventus, il Diavolo e l’Acqua Santa, i piselli con la marmellata eccetera...ma quando si fanno delle promesse, ogni promessa è debito. Devo ricordarle pacta servanda sunt?
E poi, già che ci siamo, le ricordo che lei ha tranquillamente votato a favore della Riforma Fornero, della Spending Review e di tutte le porcate del governo Monti, più quelle che adesso sta tentando di far passare Letta. A dire il vero poche: il vostro governo non governa, galleggia come una barca sfondata nel mare tranquillo. Alla prima tempesta invernale, andrà a fondo.
Nessuno la obbligava a votare tutte le porcate che ha votato: a meno che...il partito, l’unità del partito, i comodacci del partito, le correnticole del partito, gli equilibrismi del partito...il vostro partito sarebbe quello che dovrebbe difendere i lavoratori? O la CGIL, vostra parente stretta?
Oppure, dopo che la Bastico è andata in pensione – del ’51, come me, con quanto di pensione? – le è stato ordinato di “seguire” la questione di quota 96, tanto per tranquillizzarli e farli giungere, nel 2014 (forse) alla nuova riforma Damiano?
Ma passi: e la chiarezza? Si rende conto cosa vuol dire per gente già anzianotta passare due Estati da incubo in tal modo? Sono, semplicemente, distrutti. Però, se non c’era lei a raccontare la rava e la fava ogni giorno, magari s’organizzavano diversamente, come hanno fatto gli inidonei e gli ITP, con i COBAS. I quali, grazie alle loro lotte ed alla loro unione, hanno per ora bloccato le stravaganze di Bondi e sono ancora al loro posto.
Stavolta sono io ad andarmene, con i fumi che quasi forano la nebbia: è mai possibile essere così creduloni?
Ricordate cosa dice Eddie Murphy al termine de “Il principe cerca moglie”? Dopo aver recitato una barzelletta aggiunge: “Ma guarda cosa bisogna fare per farvi ridere, bbastardi...”
Io ho già scritto in un altro articolo – che la gentaglia del PD ha chiesto fosse ritirato – cosa si dovrebbe fare: ce n’è per tutti, di scheletri nell’armadio ne hanno tutti, basta presentarli per bene a lor signori. Volete quelli di Damiano? Di Fioroni? Di chi? Non c’è problema, possiamo sputtanarli tutti.
Vorrei sapere di più sulla “Maestra Caterina” e sui miracolosi anfratti del Tribunale di Roma, così come desidererei avere notizie del nostro avvocato, Naso, il quale oggi sarà in vacanza – comprendo – ma che, recentemente, è stato troppo uccel di bosco. Forse siamo stati un poco ingenui?
E poi c’è da lottare, ma lottare sul serio: ascolto troppe diatribe interne, troppe voci discordanti, troppe inutili facezie. E non provate a dare la colpa a Raoul per quell’articolo: è acqua passata.
Adesso – visto che il prossimo anno saremo a scuola – cominciate a fare un bel esame di coscienza per quando slinguavate le varie Guzzoni, i Boccia, i Damiano...coraggio, provate a pensarci.
Io ci sto ed ho anche qualche idea, ma è l’ultima volta che impegno il mio tempo e le mie forze per sentire, dopo, delle contestazioni: sono fatto così, non credo nei partiti, nei sindacati, nel potere – perché il potere, se non gli servi, abusa di te – e, con l’attuale legge elettorale, non ha bisogno di nessun voto: gli bastano quelli degli apparati. Perciò: niente rapporti con questa gente.
Io sono qui, fatemi sapere.
30 giugno 2013
Nella bottega di Mastro Pasqua
Quando s’incontra un personaggio come Mastro Pasqua il pensiero non può che correre al Verga, ed al suo Mastro Don Gesualdo, tanto i due sono uniti nell’ossessiva ansia del divenire (la robba per il siciliano, le pensioni per Pasqua) e separati nell’effige. Tanto il primo fu sanguigno (almeno, nell’immaginario del Verga) così il secondo è segaligno, mal in arnese, al punto che sembra mangiato dalla pellagra.
La bottega di Mastro Pasqua è un luogo senza-luogo: lo immagineremo, dunque, sparire da una porticina in un vecchio androne della Roma rinascimentale, quei passaggi che conducono a cortili nascosti, con alberi di limone e cespugli di mirto.
Da lì, ecco che s’apre un nuovo budello, stretto ed ombroso, che termina nella sua bottega: l’Istituto Naturale delle Pensioni Segate (INPS). A dire il vero, per seguire la sua ossessione che rasenta la follia, Pasqua s’è lasciato convincere a seguire ben 25 dirigenze e consulenze, che spaziano da Equitalia al CONI, per giungere a Telecom ed Autostrade per l’Italia, solo per citare le più importanti. A definirlo un uomo in odore di conflitto d’interesse non è l’Almanacco Bolscevico, bensì sono i giornali finanziari più quotati.
La rimozione della morte, che Pasqua crede di vanificare gettandosi nel lavoro, lo condurrà probabilmente a concorrere – insieme ad altri manager di Stato – al concorso “il più ricco del cimitero”. Si vince una tomba in plexiglas con climatizzatore incluso, decorata con rose in plastica coreana: una vera sciccheria.
Ma, quando Mastro Pasqua apre la porta della sua bottega e poi la richiude, lo scatto dell’antica serratura lo fa precipitare nella pace assoluta: lontane sono le ansie, le lotte, i fastidi che ben 25 (!) lavori portano, che non sappiamo se corrisponderanno a 25, diverse, pensioni.
Appena giunto saluta la Fornarina la quale, nel retro – in grembiule e ciabatte – è sempre affaccendata con i suoi alambicchi: la poveretta cerca da anni l’elisir di corta vita, e mescola sapientemente erbe e minerali nel mortaio, per poi riprenderle con poca acqua nel crogiolo e distillare, dunque, il tutto.
Ogni tanto alza gli occhi ed osserva le due effigi che campeggiano sopra l’antico forno: Marlowe e Wilde la osservano freddamente, con alterigia, e compatiscono la fattucchiera che tenta d’emulare gli splendori letterari di Faustus e di Dorian Grey, ma al contrario. Persino Mefistofele la snobba, ma lei non molla, imperterrita: mamma diceva che bisogna perseverare, ricordalo sempre. E continua.
Da quando s’è installata in quei locali la segretissima divisione PP (Pozioni Pensionistiche), i gatti nel vicinato sono spariti ed anche qualche nonnina – che ancora sfaccendava con l’abbacchio e la coda alla vaccinara solo il giorno precedente – è stata ritrovata stecchita dai vicini. Poraccia.
Qualcuno ha fatto una segnalazione anonima al Sant’Uffizio per stregoneria, ma è intervenuto il Papa2 “la vendetta” Ratzy e tutto è stato messo a tacere: nessun timore di nuovi roghi a Campo dei Fiori, i ragazzi possono continuare tranquillamente a giocare al pallone la sera, ed a far inviperire i baristi che devono servire ai tavoli fra una pallonata e l’altra.
La vita nell’Istituto Naturale delle Pensioni Segate è tutta qui: talvolta viene il ragazzo di bottega – se ci sono da fare delle commissioni – che è un mezzo francese, tale Michel Martone, e si ferma ogni tanto per una visita Mario Monti. Si chiede come mai sia stato “segato” alle elezioni, lui che “all’estero è così apprezzato” ed in Italia non è capito: qualunque italiano, in due parole semplici, glielo spiegherà. Un consiglio: gambe veloci, subito dopo.
Quando giunge in visita la comptesse Marie Claire de Saint Anne et de Pise c’è un po’ di trambusto, ed anche Mario Monti si alza dalla poltrona a dondolo dove sonnecchia...per quel che c’è da fare al Senato...e le bacia la mano. La Carrozza della contessa è annunciata dallo scalpiccio degli zoccoli sul selciato e tutti, a Roma, s’inchinano quando passa il Ministro dell’Istruzione.
Marie Claire è preoccupata: ha cento milioni a disposizione per ristrutturare le scuole italiane, ma con quei soldi riuscirà soltanto a risistemare le pareti dove vanno infisse le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) perché le scuole italiane sono antichissime oppure modernissime, ed entrambe le origini generano problemi.
Dai muri delle scuole antiche salta fuori di tutto: vasi, dipinti, affreschi, terrecotte con monete d’oro, scheletri d’infanti, lapidi, pietre focaie, travi imperiali e scrigni cardinalizi...ed ogni volta che arriva una LIM gli Assistenti Tecnici tremano. Come si farà ad inserire i tasselli? Verrà giù tutto? Il Preside ha detto: niente Belle Arti, eh? Anche se salta fuori un Leonardo!
Nelle scuole moderne, invece, entra nel muro la punta, il mandrino ed anche un pezzo di trapano, lasciandoti un buco largo come una mano: le appoggeranno per terra, le LIM. Per fortuna che, presto, arriveranno a rimpinguar le schiere i docenti in esubero e gli inabili: allora sì che ‘ste lavagne saranno appese! Cioè...le impiccheranno? Va beh, procedamus.
A volte, giunge anche un piccione viaggiatore da sua Eccellenza il Franco – che non è l’imperatore francese, bensì il Franco Daniele, Ragioniere generale dello Stato – per avere notizie e “monitorare” la situazione. Dde che? Mah...
La Ragioneria dello Stato è zeppa di ragionieri che ragionano, compilano, calcolano, redigono...montagne di carta che s’accumulano in attesa del trituratore o dell’archivio, ove dormiranno sogni beati fino ai futuri archeologi.
E ogni ragioniere che ragiona, compila...eccetera...dice la sua: questo è il dramma!
Per la somma e la differenza di tutte queste ragioni, compresa la sommatoria di conflitti fra istituzioni, il numero degli esodati è ancora ignoto, così come quello dei docenti in “Quota 96”, che dovevano andare in pensione lo scorso 2012 a Settembre. Un errore della riforma Fornero: tutti sbagliano, no? E allora...
Il problema è anche che i consigli non servono: poi, un parere fornito da insegnanti che non s’aggiornano! Basterebbe immettere nel codice SQL del database il seguente comando:
>=35 nel Campo “Anni di contribuzione”
1952<= nel Campo “Anno di nascita”
per avere tutti i nati dal 1952 in giù con 35 e più anni di servizio: si potrebbe inserire anche un comando che elimina gli eventuali nati nel 1952 con 35 anni di servizio (al 31/8/2012) ma non complichiamo troppo le cose, sono circa 3500 nominativi: in una mattinata qualsiasi funzionario li controlla tutti.
Il problema è che, appena letta la parola “Campo”, la Fornarina è corsa nell’orto annesso al settore “Pozioni Pensioni” ed ha cercato sulle targhette delle erbe, tutte velenose. Marie Claire – che è pisana – s’è fatta portare a Campo dei Miracoli ed ha cercato alla base dei monumenti: ha trovato tanti cuori e scritte del tipo “T’amo Cocca mia”, “Samantha mi fai impazzire” e roba del genere ma non ha letto le parole magiche.
Alla Ragioneria dello Stato non è giunto nulla, o probabilmente se lo stanno “scaricabarilando” da un ragioniere all’altro, nell’attesa che qualcuno ci provi.
Il problema è a monte, ovvero sapere se conoscono il significato del termine “database”: per esperienza personale, ne dubito.
Così, nell’ignavia più assoluta – per malafede o per “cultura” assodata – è meglio creare un Limbo: oh, finalmente un termine che tutti capiamo...accidenti! Facciamo un bel limbo dove cacciamo tutta ‘sta gente...esodati, cassintegrati, perduti vari, “quota 96”, inabili, soprannumerari...e non pensiamoci più.
E’ tardi per ordinare un maritozzo con la panna? Ce l’avranno ancora? Michel! Vai al bar e porta quattro caffè coi maritozzi...e riporta anche il resto, eh? Non come la volta scorsa!
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20 maggio 2013
Da che parte stai?
Il Ministro Carrozza s’è ritrovata una bella eredità, nulla da eccepire: forse nemmeno a lei viene chiesto di rimettere a posto la scuola – un governo così ballerino... – però, prima o dopo qualcuno ci dovrà pensare...o no?
Immagino che i problemi s’affastellino gli uni sugli altri: precari, valutazione, contratti...e non si sa da dove iniziare, perché ognuno chiede qualcosa e non è facile accontentare tutti. Spicchiamo un salto all’indietro.
Fino a Belinguer/De Mauro, e poi alla Moratti, nel bene e nel male il Ministro dell’Istruzione si riteneva competente a decidere sul personale, e lo faceva, con alti e bassi.
Da Fioroni in poi, questo impegno iniziò ad affievolirsi, poi passò a zero con la Gelmini e, infine, andò sotto zero con Profumo. Perché?
Poiché è iniziata l’inveterata abitudine alla firma congiunta dei decreti – di per sé non così negativa – la quale, però, se intesa che il Ministro dell’Istruzione è un minus habens rispetto ai colleghi dell’Economia e della Funzione Pubblica, causa dei guasti irreparabili.
Proprio con la Gelmini – e poi “alla grande” con Profumo – iniziarono i balletti delle classi di concorso in esubero, degli inabili e, ciliegina sulla torta, delle pensioni.
Ora, che questa riforma non sta in piedi se ne sono accorti tutti: in un Paese nel quale manca il lavoro manteniamo la gente in officina o alla scrivania fino a 70 anni? Non avvertono un profumo di “non sense” in questa discrasia sociale?
La ragione (nascosta, ma non troppo) è la paura di dover pagare (dopo due anni e mezzo! Questo non è già un furto sufficiente?) i trattamenti di fine rapporto, le popolari “liquidazioni”. Perché – abbiamo il coraggio di dirlo – i conti dell’INPS e dello Stato in genere s’avvalgono (e parecchio!) per l’ordinaria gestione di bilancio proprio sui soldi che i lavoratori hanno affidato allo Stato (art. 49 Cost.) come “collaborazione alla gestione” dell’azienda, in questo caso il Ministero o, in senso lato, lo Stato stesso.
Questo è il principale ostacolo che il ministero dell’Economia pone ad una riforma della legge Fornero: la paura di dover conteggiare uscite sulle quali conta per mantenere in equilibrio il bilancio statale. Come si può notare, non ignoriamo né sottovalutiamo il problema, però rileviamo che i conti sono mantenuti in pareggio (se lo sono…) con soldi privati, vale a dire i nostri: un prestito forzoso.
Un’altra ragione, inconfessabile, è il tasso di mortalità che c’è fra i 60/70 anni, senz’altro più elevato di quello del decennio precedente: tutti assegni che saranno pagati al 60% (circa) ai vedovi/vedove, con immensi risparmi da parte dell’amministrazione. Alcuni parlamentari, due legislature fa, ipotizzarono la revisione o, addirittura, l’annullamento delle pensioni di reversibilità: beh – diremmo – ci sono quasi riusciti.
Peccato che, le recenti cronache giudiziarie sul pagamento dei diritti per il gioco d’azzardo (i popolari videopoker), parlino di un’evasione astronomica – circa 88 miliardi – l’equivalente di 3 o 4 finanziarie. E lo Stato, che fa? Si decide ad incassarli oppure li lascerà transitare liberamente verso i paradisi fiscali? Già, meglio tenerseli: quelli crepano? Tanto crepano loro...
Per tutte queste (e magari altre) ragioni s’è deciso di mantenere al lavoro i vecchietti: una situazione nella quale i “Quota 96” sono stati la punta di lancia dei “cornuti e mazziati”. Rimandati di 5-6 anni proprio l’anno che sarebbero dovuti andare in pensione, con un trascinamento di ricorsi e sentenze che rischia di finire alle calende greche, mostrando un altro aspetto della fatiscente giustizia italiana.
Ora – ci permettiamo di ribattere ai “Soloni” dell’Economia – siete ben certi che questa sia la “cura” giusta?
Da più parti si comincia a riflettere che, “congelare” un Paese come ha fatto il duo Monti/Fornero, non sia la soluzione: i problemi si sono aggravati, non risolti e nemmeno migliorati.
Ci sono molteplici ragioni per sostenerlo.
Il ricambio generazionale è, diremmo, un “valore aggiunto” al vivere sociale: le scuola (e non solo) ha bisogno d’energie fresche, le quali si sentano pienamente approvate nel loro lavoro; nell’impresa come nel pubblico, il binomio lavoratori anziani/giovani precari è il peggiore che possa andare in scena.
L’anziano si sente fuori posto, inabile a seguire il progresso (quanti dipendenti della P.A. che cincischiano ancora, senza riuscirci, con i computer!) ed il giovane che potrebbe sostituirlo degnamente – e risparmiare anche posti di lavoro, grazie alla maggior prontezza dovuta all’età – sono precari a vita, forse un po’ meno nel privato, nel pubblico (scuola) – oramai – si va in ruolo dopo i 50 anni!
L’obiezione che viene posta è sempre la stessa: salvaguardare la stabilità di bilancio.
Oggi il Paese è fermo, immobile nell’attesa di un Godot che non arriva, che non può arrivare. Come si è giunti fino a questo punto in anni d’errori, ce ne andranno altrettanti per rimediarli, ma da qualche parte si deve pur iniziare.
Si discute molto sulla sorte delle piccole imprese e dell’artigianato – è giusto che lo Stato paghi i debiti – ma, scapolato questo scoglio, quale futuro le attende se nessuno acquista niente?
E’ chiaro che – in qualche modo – il Paese ha bisogno di liquidità (quella che iniziò ad esser merce rara dal 2000 ad oggi) e questo è ciò che affermano alcuni economisti. In sostanza: la stabilità di bilancio va bene, ma è inutile se arrivi alla meta morto, e troppa gente non c’arriverà più. Chi stroncato da Equitalia e chi dalla propria depressione conseguente alla mancanza di un reddito, ai figli da mantenere, alle malattie alla quali far fronte. Globalmente, è il Paese ad essere stroncato.
E’ più importante la stabilità di bilancio o la stabilità sociale? Attenzione: la società non è “instabile” solo se si ribella – quello sarebbe già un buon segno – bensì quando abbandona totalmente le speranze, quando molla l’aggrappo della barca e si lascia affogare. E’ un segnale peggiore, credetemi.
Un’umanità disperata è uscita allo scoperto durante il governo Monti, ed ha fatto soffrire tutto il Paese perché non credevamo più di dover assistere alla morte per disperazione, per penuria di mezzi, per sfiducia totale nel futuro.
Tornando alla scuola, dove lavoro, trovo assurdo che persone come me siano ancora “in pista” verso i 63 anni, quando la “terza ora” – per disponibilità d’energie e capacità di connettere – si rivela oramai la “sesta ora” di un tempo. E’ un assurdo per me, ma anche per l’Amministrazione.
Sorvolando che la nostra questione, “Quota 96”, si nutre di dubbi giuridici più che legittimi sulla sua costituzionalità, è tutto il sistema pensionistico ad essere, oggi, traumatizzante: anche se, domani, qualcuno approvasse l’ennesima riforma, quanti penserebbero – proprio alla luce dell’esperienza di “Quota 96” – che quei termini siano certi, sicuri, perché un lavoratore anziano (non lo dico io, lo affermano gli esperti) deve avere questa certezza per dosare le oramai poche energie.
Le risorse?
Beh, basterebbe ricordare l’enorme “buco” del settore gioco d’azzardo, oppure – e non è una bestemmia – mettere mano all’IRPEF come hanno fatto in Francia: perché, in Italia, la metà della popolazione possiede il 50% della ricchezza? In Francia hanno alzato le aliquote per i super-ricchi – e Depardieu è diventato cittadino russo – ma il governo francese non ha fatto una piega. Dasvidanja, Depardieu.
Da noi, l’aliquota massima è del 43% per i redditi eccedenti i 75.000 euro! Vale a dire che chi percepisce un reddito netto intorno ai 3.500 euro mensili, paga la medesima aliquota (per la parte eccedente) di chi ha un reddito di 750.000, oppure di 7,5 milioni! E’ la stessa cosa guadagnare 75.000 euro o 7,5 milioni? Un tempo non era così, le aliquote erano più “spalmate” sui redditi.
Lo crediamo bene che manchino i soldi! Se aggiungiamo la parte che si prende la mala politica, e i “salasso” della criminalità organizzata, c’è da chiedersi come fa questa nazione ancora a galleggiare!
Nel mondo reale, invece, l’insegnante ultrasessantenne regge un po’, poi bofonchia, quindi si rende conto d’essere inutile e sta a casa malato (sono i primi segni del burnout), poi torna e ci mette quel po’ d’energia che è riuscito a raggranellare. Un fallimento economico triplo: per il lavoro svolto come si può, con poche energie, per la spesa – spesso – di supplenti e per la liquidità che viene così elargita a singhiozzo, senza certezza.
E ci vengono a dire che c’è bisogno di liquidità, che il sistema può reagire positivamente se ci sono più soldi: ebbene, dateli! Sotto forma di pensioni e di liquidazioni, di contratti regolari per i giovani: vedrete che la gente tornerà al supermercato, a restaurare le abitazioni, a comprare auto…
Forza, non ci vuole Pico della Mirandola per capirlo! Smettetela di dar retta a chi – responsabilmente – ci ha condotto in questa situazione!
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