Visualizzazione post con etichetta oligarchi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta oligarchi. Mostra tutti i post

27 febbraio 2018

Populismo, magica parola

“La scienza ha promesso la felicità? Non credo. Ha promesso la verità, e la questione è sapere se con la verità si farà mai la felicità.”
Emile Zola

Tutti la usano, tutti la acclamano oppure la avversano, tirando per la giacchetta un termine difficile da definire poiché foriero dei tanti significati che la Storia, via scorrendo, gli ha assegnato. Non stiamo ad enumerarli – dai Populisti rurali della Russia zarista a quelli americani del primo Novecento, passando per Mussolini e, oggi, il M5S… – perché le molte interpretazioni hanno reso il termine talmente neutro che necessita di una sua ri-definizione semantica. Oltretutto, tradotto nelle lingue più usate, assume ancor più un “ventaglio” di significati. La radice è ovviamente “populus”, ossia “ascoltare” il volere del popolo, ma su come “ascoltarlo” ci sono così tante interpretazioni da impastare una bella polpetta inzuppata col Diavolo e con l’Acqua Santa. Visto che dovremo andare a votare (chi vorrà), vediamo di capire meglio a chi si rivolge il termine. Ossia: “chi” ci ascolta?

Nella Storia, milioni, miliardi di persone sono state “ascoltate” per meglio comprendere come governarle, come esaltarle, come fotterle senza che n’accorgano, come adularle, come “lisciare” loro il pelo per poi, magari, andare contropelo con una bella mobilitazione generale, e sbatterli a morire in una trincea puzzolente di piscio, di vomito, di merda e di paura.

In Età Moderna (dal 1500 in avanti) erano i nobili ad “ascoltare” il popolo, così Carlo V non volle impedire che i luterani, “infiammati” dal sacro fuoco della nuova fede, calassero su Roma – e facessero prendere una gran paura al Papa – perché aveva dei conti in sospeso con il Duca di Borgogna, e voleva “picchiare la pecora per farlo capire alla capra” (proverbio tibetano).
Quando tornò a Roma, per una pacifica visita al nuovo Papa Paolo III, i romani – il popolo – non capirono bene come stesse la faccenda: dalla gran paura che s’erano presi dieci anni prima, fuggirono sui colli e verso l’Abruzzo.
Infine, Federico II Gonzaga fece costruire lo splendido Palazzo Tè (si racconta per ricevere un’amante) e in una grande sala del palazzo fu eseguito uno splendido affresco dal tema “La caduta dei Titani”, destinato proprio a Carlo V (che fu ospitato proprio in quel salone)…per fargli capire, beh…oggi diremmo che “anche i ricchi piangono”. O possono piangere. Lo fece dormire in quel salone prima che scendesse a Roma dal Papa.
Dov’era il popolo?

Popolo erano i Lanzichenecchi, popolo erano i romani – che da 50.000 abitanti si ridussero, dopo il sacco della Città Eterna, a 20.000 – e popolo erano i poveracci che faticarono per gelidi Inverni e torride Estati per costruire il sontuoso Palazzo Tè, perché il loro duca s’era incaponito di una squinzia dell’epoca…e popolo erano anche i contadini padani, che osservarono in silenzio le stalle devastate e le figlie violentate dal “sacro fuoco” che giungeva dal Nord.

Così i nobili si comportarono con i loro “popoli” almeno fine alla metà dell’Ottocento, quando – a gran voce – il “popolo” rispose a chiare lettere: “Va bene che ci ascolti, va bene che dobbiamo amarti, ma mettiamo nero su bianco le condizioni da rispettare, firmato e controfirmato”. Erano nate le costituzioni.

Perché nacquero?
Poiché nei decenni precedenti erano circolate nuove idee, nuove prospettive: i naturalisti e gli enciclopedisti francesi e poi i “grandi”, Rousseau, Voltaire, Montesquieu…in Germania era la filosofia a tenere banco, e da lì giunsero i pre-marxisti, poi Marx ed Engels…
Le idee, le prospettive, tutto ciò che può risolvere dei problemi s’afferma, a patto che sempre più persone ne vengano a conoscenza. Appena queste idee consolidate e generalizzate si scontrano con un ostacolo, col tempo finiscono per travolgerlo, e l’umanità fa un passo avanti.   

Questo periodo, la seconda metà dell’Ottocento, fu una delle stagioni più fertili dell’umanità: nel volgere di una cinquantina d’anni le condizioni di lavoro migliorarono, le abitazioni finirono d’essere dei tuguri, il pane quotidiano divenne più certo e, cosa di una certa importanza, nessun Lanzichenecco passò più a depredare le case perché s’era inventato un Dio un po’ diverso.
Anche le Arti e le Scienze progredirono e la velocità del cammino divenne prodigiosa: i treni passarono dai 40 Km/h a superare i 100! Già, i treni. Proprio i treni. Perché i treni? Poiché i treni furono una delle pietre miliari di cosa successe dopo, di chi sostituì i nobili.

Intanto, l’informazione divenne capillare: nelle grandi città, le edizioni del mattino non erano ancora state diffuse che già giungevano quelle del pomeriggio e poi la sera, al caffè, potevi comprare l’ultima edizione!
E che fior di giornalisti c’erano!
Un certo Emile Zola, con i suoi articoli sull’affaire Dreyfus, fece tremare governi e Stati Maggiori…e in tutti i Paesi del mondo s’attendeva un articolo, una firma per discutere, per gettare una nuova tesi nel fiume delle parole…oggi si Travaglia, si travaglia tanto e non succede mai niente!
Dove avevamo lasciato i treni? Sul binario morto, certo. Riprendiamoli.

Con la grande diffusione dei treni, dicevamo, tutto fu sospinto a velocità iperboliche…già…ma con il grande affare ferroviario iniziarono a moltiplicarsi anche gli investimenti, e dagli investimenti giunsero enormi profitti, ma per ottenere quei profitti bisognava pagare gli interessi sui capitali…
Una famiglia ebrea tedesca – gente della zona di Amburgo, tali Meyer o Mayer – quattro o cinque generazioni prima aveva iniziato a prestar soldi ai nobili dissoluti,  quelli che perdevano fortune in una notte giocando a carte e che avrete visto in scena in “Barry Lyndon”… e, forti dei capitali ammassati sulle spalle dei debosciati conti e marchesi, s’inventarono – un certo giorno – d’affiggere sulla porta della loro abitazione uno scudo rosso. Come si dice “scudo rosso” in tedesco? Rothschild. Già.

I Rothschild prestarono soldi a tutte le nazioni europee per costruire l’enorme rete ferroviaria, poi finanziarono lo “sforzo” bellico britannico per due guerre mondiali: da una parte loro, dall’altra i Krupp, dall’altra ancora i Rockfeller…voilà! Erano nati i nuovi nobili. Non più il borghese o il mercante, con le sue organizzazioni e la sua cultura, bensì la nuova aristocrazia del denaro. Priva d’ogni connotazione di pensiero sociologico: ammassare denaro, basta. Dobbiamo osservare che questa cultura fu una liaison fra la cultura ebraica askenazita e quella luterana: non ci stupiamo troppo se chiamano PIIGS i Paesi latini, intrisi di cultura cattolica.

Oggi qualcuno si meraviglia che esista una organizzazione come il Bilderberg…ma, signori miei, un tempo le aristocrazie di tutta Europa andavano, in Estate, a “passar le acque” a Baden Baden, in Germania. Credete che parlassero solo delle loro vesciche?
Oggi, fanno le medesime cose, senza più impicci chiamati “costituzioni”, “accordi sul lavoro”, od altre, simili facezie…quelle sono cose delle quali si devono impicciare quegli stupidi dei nostri politici, i nostri giornalisti…se proprio serve i nostri militari…noi lavoriamo solo col denaro…mica ci occupiamo di come si governano le nazioni! Se la sbrighino loro!

Fine del romanzo o, se volete, della Storia buttata un po’ in caciara.

Non tutto il male viene per nuocere, dobbiamo ammetterlo.
Con il crollo dell’URSS, il capitalismo internazionale ha moltiplicato le sue possibilità di crescere: i soliti nomi, alla guida di enormi trust finanziari, decidono dove, quanto e come investire. In questo marasma, dall’anarchia capitalista – dobbiamo riconoscerlo – è stato possibile per molti Paesi sottrarsi alla schiavitù della fame: l’India, il Brasile, la Cina…e così via. D’altro canto, come ha spiegato Deng Xiao Ping, “non tutto il capitalismo è anarchia, e non tutte le economie centralizzate sono il rigore”.

I denari per investire in quei posti – lo disse a chiare lettere Rocco Buttiglione ad una serata RAI per “celebrare” il crollo dell’URSS nel 1992 – sarebbero volati in nuovi luoghi che “nemmeno immaginate”. Dove li hanno presi? Tagliando i salari, non rispettando gli accordi, falciando il welfare…tanto…mica ci sono più 160 divisioni sovietiche ammassate alla frontiera orientale!
Non che i sovietici volessero difendere i nostri salari, bensì i nostri (alti) salari erano causati da una concentrazione di capitali in metà Pianeta, perché nessuno andava a creare fabbriche dove c’era il rischio che una mezza rivoluzione od un capetto da niente ti nazionalizzasse tutto!

La ricchezza complessiva del Pianeta è senz’altro aumentata, ma Gaia soffre e non credo che potrà sopravvivere quando 2 o 3 miliardi di persone si metteranno a consumare come uno statunitense. Già oggi ci sono vaste aree di oceani dove non c’è plancton. La ragione? Nessuno la conosce, anche se il dibattito è apertissimo e concitato. Si dà la colpa alle “trash-island”, all’aumento della temperatura, alle correnti marine che sembrano impazzite…nessuno lo sa per certo…dove non c’è plancton, la vita scompare. Enormi chiazze d’acqua salata biologicamente pure, perché morte. L’epopea di “capitani coraggiosi” è terminata: non ci sono più merluzzi nei banchi di Terranova.

Il meccanismo, però, sta impazzendo: non c’è manovratore al comando del treno, sono tutti a bere champagne nel vagone ristorante.
Nessuna valuta ha più una base solida: le valute sono merci come tutte le altre. Si ammassano, si usano, si distruggono. Ci sono, addirittura, speciali Paesi dotati di statuti dove tutto si può fare con le valute. Oppure credete che la presenza dei “paradisi fiscali” sia una scheggia impazzita?

In mezzo a questo sfasciume, siamo chiamati a votare, con la speranza di rimettere un po’ d’ordine nel casino che hanno creato.
Qualcuno di loro ci ascolta? Assolutamente no. Mandano solo un servo, tale Juncker, a comunicarci che una cosa che si chiama UE è “molto preoccupata” per come andranno le elezioni in Italia. Anch’io sono “molto preoccupato” quando sento arrivare una scorreggia, perché non sono sicuro al 100% che sia una scorreggia e basta, ma non vado a raccontarlo al mondo intero.

Siccome il mio posto sul treno è su un carro-bestiame (coperto, poi ci sono quelli scoperti, che è peggio) non me ne frega un cazzo se loro confessano ad un servo d’essere un po’ preoccupati per come andranno le cose negli anni a venire. Io dico soltanto che non possono continuare così. Mi ascoltano? Manco per idea, al massimo m’ascolta il mio vicino di posto sul carro-bestiame, che è contento perché ha una spider superfiga e trecento rate da pagare, più il mutuo della casa. Intanto che paga le rate, picchia in testa il suo vicino che ha solo una 500 ma, soprattutto, perché è nero. E si sfoga. Faccia pure: alla prossima fermata scendo, a volte mi dico, perché stare fra i poveracci ci sta, in mezzo ai folli no.

Eppure, quando rinsavisco dalla malinconia, riconosco che tutto questo lavoro, questo scambiarci informazioni, questo “crescere” insieme ci porterà, o porterà qualcun altro, chissà quando, a spaccare col martello il vetro del vagone ristorante, e fare loro andare di traverso tutti i gamberoni in un nanosecondo.
Oppure, gli eventi scorreranno in modo “soft” perché ci saranno le condizioni adatte: l’importante è ascoltare le mille voci del popolo e, soprattutto, non tradirle. E costruire, giorno per giorno, l’ambiente adatto per le nuove idee che, lentissimamente, maturano.
E’ già successo. Succederà. E’ la Storia, baby, dai, non frignare e datti una mossa: Sapere è Potere, soprattutto se loro sanno che tu sai.

11 settembre 2013

Noi, voi, loro. E la necessaria rivoluzione (parte prima)



Sono stato assente da queste pagine un po’ di tempo: no, non sono andato alle Maldive od a Mauritius e me ne dispiace un po’, anche perché non avevo i soldi per andarci...e quindi va bene così. Si fa per dire.


Ho fatto due bagni in quel di Noli, un po’ di lavoro sulla barca – Dio! Mi sembra la fabbrica del Duomo! – ed ho dormito. Tanto.

In più – perché sono anch’io uno sfigato della riforma Fornero – ho scritto qualche articolo per un blog d’insegnanti che speravano d’andare in pensione, ed è questa esperienza che dobbiamo analizzare, sulla quale è necessario riflettere. La strategia, la politica, il senso stesso del nostro scrivere e vivere parte da qui, dall’incontro con la gente “comune”, che non è mai quella del Web, che dista (e distano) anni luce.



Brevemente vorrei raccontare la mia esperienza che è stata, per certi versi, sconvolgente: abituato – come faccio sul mio blog – a cancellare subito chi insulta o ha un atteggiamento inutilmente aggressivo (insomma, i troll) – ho finito per ritrovare soltanto le “menti elette”, le quali discutono ovviamente solo di massimi sistemi.

E – si badi bene – quasi tutti i siti od i blog di controinformazione sono così impostati: parli di scie chimiche o di HAARP sicuro di non essere frainteso, oppure di politica medio-orientale partendo dal Trattato di Sèvres o da Thomas Edward Lawrence e ti sembra normale. A quasi tutti gli altri sembra normale: al più, si dissente sugli esiti storici di quelle vicende, oppure su particolari giudicati poco importanti e rivelatisi invece decisivi.

C’è poi l’antica dicotomia destra/sinistra sulla quale talvolta ci dividiamo e scateniamo tempeste di sabbia: ma sono sempre (almeno, quasi) accessi verbali dovuti alla veemenza, al credere alle proprie idee che – in qualche modo – continuano ad esistere.



Invece, per partecipare, per dare una mano in una vicenda d’ingiustizia palese (ammessa, beffardamente, anche dagli attuali camerieri della politica) mi sono sentito come un pesce spada in un torrente, oppure come un leopardo in un parcheggio sotterraneo. Fate voi.

Ho soggiornato per quasi un mese in mezzo a persone che commentavano così: “Il nostro diritto è sacro, i nostri parlamentari devono alzare la voce” oppure “Scriviamo tutti un telegramma al ministro Carrozza”, o ancora “Che fine ha fatto il nostro avvocato? Quando si riunisce, finalmente, la Corte Costituzionale?”

I “nostri” parlamentari...il “nostro” ministro...la “ineccepibile” Corte Costituzionale...



Non sono proprio stupido da non capire cos’è l’Italia – fermo subito la veemenza dei vostri commenti – ma capirete bene che una simile situazione merita un briciolo d’analisi: altrimenti, andiamo tutti a pescare, alla spiaggia, ai monti secondo le proprie preferenze e chiudiamola lì.

Bisogna riconoscere che, ogni tanto, qualcuno che aveva la vista più lunga appariva e commentava, argomentando la propria sfiducia e sconsolazione nei confronti della classe politica: spesso, veniva subissato d’improperi, oppure cancellato. A me, addirittura, cancellarono un articolo: salvo poi, quando la situazione è precipitata (nessuna pensione al 1/9/2013) riconoscere che avevo previsto tutto: il giorno dopo, da capo con le lettere ed i telegrammi a quel politico o ministro.



Spero d’aver fornito un quadro abbastanza veritiero per partire con un’analisi – ricordiamo che i commentatori erano, per lo più, insegnanti, quindi persone (in teoria) con mezzi per comprendere la realtà (forse) superiori alla media, con conoscenza delle lingue straniere, ecc – che sarà per certi versi sconcertante ma utile per capire l’Italia di oggi, il suo precipitare in un abisso del quale non s’intravede fondo.



Il primo punto è banale: la Tv, non ci perderemo troppo tempo. E’ tutta gente potentemente “televisionizzata” e solo il 10% affidava le proprie conoscenze (sullo specifico problema) ad un “tutto Web”. Per questa ragione erano preda di tutte le mezze bugie che il potere confeziona per partorire poi la solita, mezza verità: il consueto gioco, lo stanno mettendo in campo anche per la Siria.

Sono circa 13 anni che non guardo la Tv, però mi sono sorpreso non poco – ascoltando il mio medico – affermare “Allora, tutto risolto: ti mandano in pensione...” La potenza del mezzo televisivo – signori miei – è intatta o solo minimamente scalfita. Significa che il nostro lavoro è incompleto, confuso negli obiettivi oppure inattuabile: non ci sono altre possibilità.



Ci sono quindi un problema sociologico ed uno politico che configgono apertamente e fragorosamente nella società italiana, ma che non giungono mai ad emergere, al massimo spostano un poco le intenzioni di voto.

Come tutti sapranno, Berlusconi è in ripresa, il PD in discesa, il M5S in leggera discesa e SEL in salita, se la cosa vi interessa: più importante è l’analisi delle strutture istituzionali.

Partita nel 1948 con una legge elettorale proporzionale che doveva eleggere i propri rappresentanti – i quali avrebbero eletto il Capo dello Stato come garante delle istituzioni e nulla più ed una Magistratura indipendente – siamo giunti al rovesciamento dei termini: il Capo dello Stato appare sempre di più il vero Capo del Governo, il Governo è solo più una delle tante cinghie di trasmissione degli apparati esterni (Mafia, Massoneria, poteri esteri, economici, ecc) ed il popolo non elegge più nessuno.

Insomma: ditemi se questa situazione non ha tutti i connotati di una dittatura. Nemmeno poi troppo mascherata.



Ad una dittatura come si risponde?

Pare che gli italiani non riescano a riconoscerla, oppure non trovino i mezzi per opporvisi, o ancora stiano troppo bene per farlo o rimuovano il dolore e lo cicatrizzino con il classico panem et circenses. Probabilmente, un mix di questi fattori.

Ma la situazione si fa sempre più seria: i cervelli in fuga, la scuola ridotta ai minimi termini, la FIAT declassata ad “azienducola” (dai 350.000 dipendenti degli anni ’70, azienda+indotto, agli attuali 35.000 di Mirafiori senza un’idea, un futuro, una lampadina che s’accende da qualche parte), e poi l’attacco internazionale a tutto quel che si muove e che fa gola. Imprese dell’agro-alimentare, cantieri navali, medie imprese, ecc.



Operiamo una breve divagazione nel mondo naturale.

In natura, quando un essere è malato – generalmente – muore. Si può rispondere che (trattando della vita selvatica) noi non possiamo accorgerci dei piccoli malanni degli animali, ed è vero: probabilmente, un capriolo che ha ingoiato qualcosa che non doveva, per un paio di giorni non mangia e guarisce.

Nel regno degli insetti – perlopiù a noi invisibile – le tragedie (da noi così percepite, per loro è la normalità, ma non ne sono coscienti) sono all’ordine del giorno: basta un periodo di siccità perché tutti i nematodi muoiano, disseminando però – prima della fine (che loro non percepiscono come tale) – di uova il terreno. Così le specie sopravvivono.



Esiste un parallelismo con la specie umana? Sì per le circostanze, non per gli esiti: almeno, fino ad oggi.

Le circostanze sono le stesse ma, a differenza di un nematode, l’uomo può innaffiare un terreno e mantenerlo umido: in altre parole, l’uomo interviene nello svolgimento degli eventi e cerca di ammansirli ai suoi bisogni.

Per svolgere questa opera di dominazione sugli ambienti naturali, l’uomo ha codificato una serie di comportamenti e li ha definiti “leggi”: poi, per tentare d’uniformare (basilare fu la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e, prima, l’Habeas Corpus) i comportamenti sotto i vari cieli provò ad emanare delle leggi universal/nazionali: le Costituzioni.

Dove valgono le Costituzioni?



Non staremo ad inguaiarci nella Storia della Colonizzazione e della Decolonizzazione ma, oggi, se malfermi barconi giungono fino alle nostre coste, qualcosa in quei luoghi avverrà pure. E lo sappiamo anche: il Ciad è un Paese devastato da Areva e dai francesi, con chilometri di strade a fianco delle quali è stato depositato un muro di scarti della depurazione dell’Uranio, e i bambini muoiono come mosche. Il delta del Niger è stato trasformato, dall’industria estrattiva, in una specie di Inferno Dantesco: si poteva far meglio, ma costava di più! La Somalia, da mezzo secolo, è tutta una “Via Pal” per gli scontri di bande e non se ne vede l’uscita.

E poi l’Egitto nel suo dilemma ex-ottomano, il Sudan con l’eterna questione religiosa, il Marocco con la sua povertà endemica, ed il resto dell’Africa – quasi tutto – nella disperazione.

Dall’Algeria non vengono profughi e nemmeno dal Sud Africa: arriveranno anche i libici? Siamo degli specialisti: dove esiste un governo che, almeno, riesce a governare ed a distribuire ricchezza sufficiente, noi diciamo che non va bene. Troppo poco democratico: Gheddafi Kaput. Adesso tocca ad Assad: vedremo come andrà a finire. Così, avremo anche i profughi siriani.

E noi europei: chi siamo, cosa contiamo, cosa possiamo aspettarci, qual è il nostro posto?



Fino a qualche tempo fa – pochi anni – il nostro ruolo era di consumatori inconsapevoli: l’unica cosa che importava era che l’apparato produttivo dei BRICS fosse sempre sorretto dalle nostre compere. Così recitava il Gotha dell’economia globalizzata, da noi la gente che s’è appena riunita a Cernobbio (Casaleggio compreso) la quale non aveva altro obiettivo che far rendere al massimo gli investimenti azionari in Oriente.

Oh, le sviolinate dell’ing. De Benedetti! Non passava mese senza un suo intervento che magnificasse la Cina...la quale produce tot, laurea tot, investe tot...eccetera...non una parola sul disastro ambientale e sociale cinese: una catastrofe, ma non si deve dire, s’ha da guadagnare.



Poi, l’economia americana ha iniziato a dar segni di ripresa e noi non eravamo poi così necessari: squinternato il Mediterraneo dalle rivolte arabo-americane, bisogna mettere un po’ a posto l’Europa perché renda anche lì investire, non si sa mai.

Qui nasce la svolta dei PIIGS e tutto quel che ne consegue: la divisione dell’UE in due zone ben precise, ossia l’influenza germanica su tutto, ma con diversi accenti. Mentre le economie dell’Est sono – in qualche modo – “assistite” dal Reich (investimenti, manodopera a basso costo, ecc) le “antiche” economie del Sud vengono saccheggiate e le popolazioni depredate.



E’ risaputo che la nostra libertà – dopo il 1945 – è sempre stata una libertà vigilata, ma qui s’è fatto un ulteriore passo: siamo sotto due talloni in accordo fra di loro, ma ben distinti. In altre parole, alla Germania viene riconosciuto da Washington il diritto/dovere di dominazione incontrollata sul Sud Europa: si salva la Francia, perché è l’unica dotata di armamento nucleare, e in questi giorni si vede cosa significa poter contare su una politica di potenza.



Fatto è che, per l’Italia, non ci sono risposte, per la popolazione il “silenzio” dell’attuale governo sulle tematiche sociali significa solo una cosa: i signori di Cernobbio dominano su Governi ed apparati, incontrastati.

Quale può essere la risposta delle popolazioni?



Torniamo per un attimo al mondo naturale.

Quando una popolazione stanziale esaurisce le risorse, oppure eventi naturali inconsueti (incendi, allagamenti, la mano dell’uomo, ecc) le esauriscono, è un dramma. Eppure, queste popolazioni non s’abbandonano alla morte per inedia: i maschi si pongono in testa alla colonna (osservate, ad esempio, gli ovini) ed iniziano una migrazione necessaria, anche se rischiosa. Sanno benissimo che i rischi saranno tanti e non tutti giungeranno alla meta: predatori, incidenti vari, semplice sfinimento assottiglieranno la colonna, ma non c’è soluzione.



L’uomo “moderno” ha smarrito nei secoli la percezione del pericolo e la conseguente necessità di “migrare”: in qualche modo, i ragazzi che vanno all’estero a lavorare sono stati obbligati a riscoprirla. Ma non basta: e quelli che restano?

Quella bazzecola di una cinquantina di milioni d’italiani – mal contati – che si trovano a dover mantenere un milione di politici od assimilabili, a foraggiare cinque livelli di governo (Governo, Regioni, Province, Comuni e Circoscrizioni/Comunità Montane) più tre o quattro Mafie organizzate sul territorio e le Massonerie varie di contorno?

Quegli italiani – giovani – che lavorano per meno di 1.000 euro il mese, che non hanno la possibilità di metter su casa e convivere/sposarsi, né di fare un figlio? E gli altri italiani – vecchi – che devono lavorare fin quasi a 70 anni e poi morire subito per non pesare troppo sui “conti”?

Ci stanno massacrando: questo è un genocidio organizzato e studiato a tavolino. Non per nulla aumentano i casi di depressione/suicidio fra le fasce più giovani e quelle più anziane della popolazione – mascherate ora come “immaturità” o “senescenza” – semplicemente perché la popolazione è sottoposta ad uno stress senza limiti.



E’ dunque scorretto parlare di rivoluzione, ancorché violenta? Bisogna iniziare a parlarne, e lo faremo.