Tutti i corsivi sono fedelmente riportati dal “Fatto
Quotidiano” di oggi, 21 Dicembre: ho soltanto inserito i puntini di sospensione
laddove ho tolto il superfluo.
Fatevi un’idea se questo non è il “perfetto attentatore” che
uccide a pistolettate il povero camionista polacco dopo averlo ampiamente
accoltellato (ma, se ha una pistola, perché accoltellarlo?!?) per poi lanciarsi
sulla folla col grido di “Allah Akbar” sulle labbra e poi fuggire, gabbando la
Reichpolizei e tutti i “cittadini volontari” che danno una mano così, tanto per
giocare a Sherlock Holmes. Mentre un pakistano qualunque fungeva da “bandiera
ombra” e prendeva in giro tutti: Polizei, Interpol e cittadini onesti.
Il 1° Reggimento della Reichpolizei “Standarte” – adesso –
lo arresterà dopo furiosi combattimenti sulla Unter den Linden, sottraendolo
quindi al linciaggio da parte di 5.000 tedeschi alti, biondi e ariani che
intonavano lo “Horst Wessel Lied” brandendo martelli ed accette.
Ah, dimenticavo: prima di scendere dal camion, Anis infila
il proprio certificato di espulsione sotto il sedile del camion. Non si sa mai:
e se avesse incocciato in un poliziotto stupido?
E’ una storia incredibile, dalle fondamenta al tetto:
giudicate voi.
Amri è arrivato in
Italia a febbraio del 2011...Quando venne identificato, dichiarò di essere
minorenne e dunque fu trasferito in un centro di accoglienza...Dopo qualche
mese di permanenza...il tunisino ha partecipato a danneggiamenti nel centro...Diventato
nel frattempo maggiorenne, è stato processato e condannato a 4 anni, scontati
prima a Catania, poi nel carcere Ucciardone di Palermo dove si è contraddistinto per comportamenti
violenti...
Eh, il buon giorno si vede dal mattino...si vede subito
quando uno è preparato a diventare il “massacratore dei mercatini”...
Dal carcere è uscito
nella primavera del 2015, ma non è tornato libero: nei suoi confronti è infatti
scattato un provvedimento di espulsione.
Anis Amri è stato così portato in un Centro di identificazione ed espulsione in
attesa del riconoscimento da parte delle autorità tunisine, obbligatorio per
poter procedere al rimpatrio. Il riconoscimento, però, non è mai arrivato e,
trascorsi i termini di legge, al ragazzo è stato notificato un provvedimento di
allontanamento dall’Italia. A quel punto Amri avrebbe effettivamente lasciato
il paese per andare in Germania. L’Italia comunque inserì nella banca dati Sis,
il Sistema di informazione
Schengen...
Acciderbolina! Temevamo che l’appuntato Iaruzzizzi avesse
dimenticato d’inserirlo nel sistema informativo...se si era dimenticato...azzi
suoi!
Lo sottolineano fonti
investigative qualificate ricordando che sia la notizia della condanna sia il
provvedimento di espulsione sia le note relative ai comportamenti tenuti in
carcere dal tunisino sono state condivise nel sistema europeo.
Meno male: se non c’era la condivisione, le vittime di
Berlino sarebbero rimaste per sempre degli zombie...ma se è condiviso, beh,
allora...
Una volta in Germania,
il tunisino non poteva essere espulso perché non erano mai arrivati dalla
Tunisia i documenti per il riconoscimento...
Già: violenti e ammazzi...ma se non arrivano i documenti per
il riconoscimento...nessuno ci può fare niente...eh, così vanno le cose nel
Grosse Reich, mica siamo in Italia...
Solo oggi, sono
arrivati i documenti che servivano per la pratica di espulsione dal Paese.
Meno male, temevamo che non gli potessero ritirare la carta
d’identità.
Era stato indagato
perché sospettato di preparare
attentati contro lo stato, ha aggiunto il ministro dell’Interno...
Bruscolini, bruscolini...su, non fate i complottisti,
credete alla Reichpolizei...non c’erano i documenti che dovevano arrivare dalla
Tunisia: avete capito?
In Germania...era
stato fermato per la prima volta il 30 luglio a Friedrichshafen con un falso documento d’identità italiano...e dall’aprile 2016 risulta
“tollerato”. Dopo...due giorni in carcere a Ravensburg, era stato rilasciato e aveva dichiarato di
vivere nel centro di accoglienza di Emmerich,
vicino alla cittadina Kleve,
nella regione del Nord-Reno Westfalia.
Prima, aveva fatto domanda di asilo,
ma la sua richiesta era rimasta in sospeso perché già conosciuto dalla polizia.
Beh, se la polizei lo conosce...è tutto più facile, no? Uno
che è conosciuto per “preparare attentati contro lo stato” viene
rilasciato sulla parola, così, come un ragazzotto che ha rotto un
vetro...convincente, no?
...a Berlino, la
polizia inizia a sorvegliarlo “da marzo a settembre”...sospetto dei servizi federali
che Amri stesse preparando “un furto per finanziare l’acquisto di armi
automatiche” da usare in “un attentato”... suo coinvolgimento “in piccolo
traffico di droga”... senza rintracciare elementi che potessero “sostanziare”
l’allarme... Per questo a settembre la sorveglianza venne sospesa...
Bello quel “da marzo a settembre”...si sorveglia in
primavera e in estate, perché in autunno e in inverno si va in letargo...
Insomma, il nostro è sospettato di attentati contro la
sicurezza dello stato, traffico d’armi, spaccio di droga, d’appartenere a reti
internazionali di terrorismo, preparazione di attentati...ma non si può
arrestarlo, perché non si sa chi è.
Certo, bisogna riconoscere che la Reichpolizei è scaduta di
brutto: se ben ricordo, a Stammheim le cose andarono un po’
diversamente...qualcuno ricorda Andreas Baader ed Ulrike Meinhorf?
L’unica cosa che mi viene in mente, tornando a quegli anni,
è la figura di Pietro Valpreda – perfetto nella parte di chi seminava bombe –
condannato (poi liberato, poiché riconosciuto innocente) per la strage di
Piazza Fontana.
Che i tedeschi, per una volta, abbiano imparato da noi?
