Di per sé, questa data fausta/infausta che scade ogni anno potrebbe anche entrare nel dimenticatoio del dibattito, per prender posto nel suo spazio storico che la sua importanza gli compete. Potrebbe: ma non può, non riesce.
C’è ancora, in Italia – almeno, queste sono le cifre ufficiali – un buon 15% di persone (FDI) legate al culto di Mussolini, al punto di presentare i suoi lontani eredi sulla scena politica. Non bastasse Alessandra, presto arriverà Caio Giulio Cesare. Sempre Mussolini.
Fatto salvo che questi personaggi sanno soltanto sfruttare sotto l’aspetto mediatico il nome che portano (e non gliene frega una cippa del passato del loro avo) rimangono milioni di persone che ritengono la fine del Fascismo come la fine dell’onore della comunità italiana nel mondo. E, notiamo, sotto l’aspetto storico non hanno tutti i torti nel sostenere che il concetto di Patria si dissolse in un lontano Sabato qualsiasi della Storia italiana. La Patria è il luogo d’aggregazione di tutti gli italiani: se improvvisamente ne compaiono due (ed un po’ farlocche entrambe), possiamo continuare a riconoscerci nel medesimo universale? Né è sufficiente che, due anni dopo, la due “Patrie” si ricongiungano, poiché sono vissute per un tempo sufficiente nel fornire diverse asserzioni di “Patria” che non giungeranno mai ad una sintesi.
Mettiamoci la fretta di Togliatti ministro della Giustizia (il quale, personalmente, avrebbe piazzato davanti ad un muro centinaia di persone) nel cercare una frettolosa pacificazione, le necessità dell’economia d’allontanarsi da quegli anni di pane di segatura e di grasso chiamato “carne”, l’esigenza impellente di ricostruire i collegamenti stradali e ferroviari fra le due “Patrie”…e la frittata è fatta.
Le due “Patrie” si mescolarono, ma all’interno d’ogni persona rimasero ben definite. Anche perché al Nord occupato dai tedeschi c’erano molti antifascisti, mentre nel Sud “liberato” dagli angloamericani sopravvivevano molti sostenitori del Duce.
Passarono gli anni e la situazione si acquietò ma, ad un furbacchione romano venne alla mente di scatenare, nel nuovo luogo d’aggregazione – la Tv – i sentimenti “di pancia” degli italiani. Non penso che Gianfranco Funari fosse pienamente cosciente del rischio che si assumeva – in fin dei conti, era un ex croupier divenuto per il rotto della cuffia cabarettista – ma lo sdoganare tutti i sentimenti “di pancia” degli italiani non fu una buona mossa, soprattutto perché – la “audience”, nel frattempo, era divenuta il “faro” da seguire – molti giornalisti, con attributi ben maggiori rispetto a Funari, ne sposarono le tracce.
Dagli anni ’80 in poi, il nostro vivere è divenuto sempre più “duale” e riconosciuto valido solo se, alla fine della tenzone, c’è un vincitore ed un perdente: si potrebbe quasi affermare una forma di “Patria duale”, sfaccettata e scomposta in mille riflessi: dal più comprensibile confronto politico alla morale, dalla moda all’alimentazione, dal “sentire” in modo antitetico anche questioni scientifiche, come il mutamento climatico o l’epidemia di Covid, fino quisquilie senza senso: a leggere i commenti sui quotidiani, c’è da rimanere allibiti per il non-sense di tante affermazioni, utili soltanto per riuscire a “sconfiggere” l’altro commentatore.
Si tratta di un ben strano concetto nell’esercizio della democrazia, poiché non si ascolta quasi mai l’altro, occupati come si è a tentare di distruggerlo, d’annullarlo, d’imporsi e basta. E’ quasi un esercizio inutile leggere i commenti sui grandi quotidiani o sui siti che dicono di praticare la controinformazione, giacché ovunque ci siano traffico e molti commenti, immediatamente si scatena il medesimo copione.
Si può rispondere se l’8 Settembre 1943 (o il 25 Luglio dello stesso anno) siano stati la fine della Patria?
Non penso.
Ritornando a quei giorni, alla condizione nella quale era ridotta l’Italia, c’era oramai poco da fare: l’Italia bombardata incessantemente dai bombardieri che, oramai, decollavano dalla Tunisia, invasa nel suo Meridione, senza armi moderne da opporre, non aveva speranza. La scelta d’arrendersi fu la più saggia, giacché altre opzioni non esistevano: sacrificare milioni di persone, sotto le bombe o uccisi al fronte aveva ancora un senso? L’esito era scontato.
La fortuna italiana fu che, seppur subissata dal potere fascista, esistevano ancora altri centri di potere: uno su tutti, la Monarchia, che ebbe il coraggio di “inventarsi” qualcosa, pur sapendo d’essere, dopo, obbligata a fuggire.
A questo proposito, Rachele Mussolini, la moglie, consigliò al marito di non recarsi all’appuntamento fatale con il Re: a ben vedere, Mussolini poteva arroccarsi con la Milizia, far arrestare gli oppositori del 25 Luglio…e poi?
Sono sempre stato convinto che Mussolini – il quale doveva per forza individuare una soluzione – la trovò il 25 Luglio 1943, quando comprese che sarebbero stati altri a togliergli le castagne dal fuoco. Dopo, sì…creò l’effimera Repubblica Sociale…pensò di riuscire a scappare in Svizzera…forse sperava in un aiuto da Churchill…ma, in fin dei conti, quel che accadde dopo fu solo colpa sua.
Non ho mai avuto simpatia per Pietro Badoglio, personaggio infido, sfuggente, opportunista…però, quando nel 1940 si cominciarono a sentire venti di guerra, si recò da Mussolini (era il capo delle Forze Armate) e gli spiattellò, numeri alla mano (citato nei diari di Ciano), che l’Italia non era assolutamente preparata per affrontare una guerra: secondo i calcoli dei militari, assumendo ottimisticamente i dati sulla produzione industriale, ci sarebbero voluti almeno 2 anni e mezzo per essere pronti, ossia nel 1943, quando la guerra era oramai perduta.
Ma gli italiani, che ancora oggi gridano al “tradimento” nei confronti dei tedeschi, dovrebbero riflettere su quanto i tedeschi stessi ci hanno tradito, abbandonandoci in Russia di fronte all’attacco che sapevano imminente, “sfilando” in silenzio le loro forze per poterle salvare anzitempo. Ci riposizioneremo 200 km ad Ovest, come difatti avvenne…gli italiani? Eh, chi se ne frega…manco glielo diciamo, così rallentano i russi…
Sulla destra della Julia doveva esserci un reparto tedesco ma…nel momento dell’attacco, erano già svaniti! Come ricorda Giulio Bedeschi: i tank che si scorgevano in lontananza non erano tedeschi, bensì i T-34 russi che non avevamo mai visto e che li stavano circondando!
Ma la follia hitleriana giunse alla decisione di non invadere la Gran Bretagna perché nei sogni di quel folle, in Europa, la Germania avrebbe dovuto governare l’intero continente facendo poi i conti con l’URSS, mentre la Gran Bretagna sarebbe rimasta potenza marittima ed imperiale.
Le 8.000 chiatte e navi che aspettavano il via per invadere l’isola – 35 km di mare! – attesero invano, e non fu causa di Goering che non riuscì a distruggere la RAF, bensì dal “sogno” mutato nella caleidoscopica visione allucinata di Hitler, che non desiderava la fine dell’impero inglese…e non riusciva a comprendere perché gli inglesi non lo capissero!
Le vere decisioni inglesi, nel caso dell’invasione, erano quelle di trasferire la Corona ed il Governo in Canada e di non impegnare la Royal Navy in quel conflitto, perché sacrificarla in quell’occasione avrebbe privato la Gran Bretagna della sua potenza marittima, l’unica che poteva mettere sulla bilancia dell’alleanza con gli USA: i tedeschi lo sapevano benissimo dai loro contatti con l’aristocrazia inglese e scozzese, che curavano molto già da prima della guerra.
D’altro canto, lo sbarco tedesco prevedeva l’invio di ben 8 divisioni corazzate, tre di paracadutisti e aviotrasportate, e circa 20 di fanteria mentre gli inglesi non avevano quasi nulla da opporre: il poco che avevano salvato a Dunkerque, anche quello un “regalo” tedesco non compreso.
Se per l’Italia la guerra fu perduta il 10 Giugno del 1940, e per la Germania il 1° Settembre 1939, non c’è molto da stupirsi: quando mai, due Caporali fanno comunella e vincono una guerra?
E i frutti, li vediamo ancora oggi: volete sapere l’ultima dei due caporali?
Si videro per l’ultima volta il 20 Luglio 1944 a Rastemburg, subito dopo il fallito attentato al Fuhrer. Era presente un interprete poiché, per quanto se ne dicesse, Mussolini non parlò mai il tedesco: conosceva qualche parola, poche frasi ed era necessario l’interprete. Cosa si dissero?
Nell’atmosfera rilassata che si nota dal filmato (1), con saluti romani e nazisti molto distesi ed approssimativi, il copione è di due vecchi che s’avvicinano alla fine, e lo sanno bene di non avere più molto futuro davanti a loro.
L’interprete, la sola persona presente all’incontro riservato, raccontò di una breve comunicazione di Hitler sulle V1 e V2, ma senza porci troppa enfasi. Finalmente, passarono a raccontarsi le loro avventure di Caporali, uno sul Carso e l’altro in Belgio, della loro vita di trincea, entrambi giunti al grado di Caporale solo per il trascorrere del tempo, ossia perché erano ancora vivi. Sorrisi, tristi, e cordialità, di circostanza: infine, dal treno, saluti da scolaretti in vacanza.
Mentre gli alleati erano guidati da Churchill, ex Primo Lord del Mare, da Roosevelt che giunse al terzo mandato e da Stalin che, per quanto crudele, seppe organizzare una grande Nazione per vincere una guerra combattendo per due anni da solo contro il Reich, noi eravamo guidati da due Caporali, più un “Divino Imperatore” il quale, pur di mantenere la poltrona, rinunciò anche alla sua divinità.
La “classe non è acqua”, si racconta: rammentiamolo, quando nuovi “caporali sovranisti” dovessero affacciarsi al potere. La Patria? E chi se la ricorda…
(1) http://www.ponzaracconta.it/2020/06/29/mussolini-e-hitler-due-dittatori-a-confronto-4-lultimo-incontro/
