Visualizzazione post con etichetta tamponi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tamponi. Mostra tutti i post

17 ottobre 2020

Quando finirà il dramma?

 

Riprendono i contagi da Covid-19 nel mondo,in Europa ed in Italia e tornano gli assilli di sempre: finirà mai questa storia? Finirà senz’altro – se abbiamo superato l’esplosione del vulcano di Toba del 74.000 a. C. la nostra specie supererà anche questa – il vero problema è come la supereremo.

Le posizioni politiche sul fronte della pandemia sono variegate: il governo mantiene una posizione molto bilanciata sul fronte del rapporto fra la salvaguardia della vita umana e quella dell’economia, mentre le opposizioni sono più ondivaghe. Sono giunte a dichiarare la malattie “inesistente” od oramai “estinta” per poi, il giorno dopo, buttarsi a corpo morto contro il governo perché non fa abbastanza.

Il che, a volte, sembra anche vero, però bisognerebbe chiedere a questi signori cosa farebbero loro se si trovassero a dover decidere: difatti, se avete notato, sbraitano tanto per poi dileguarsi quando si deve votare in Parlamento.

Ci sono poi i Mille – sono un numero magico nella nostra Storia, si dice che abbiano fatto l’Italia, ma è una clamorosa balla – i quali vanno in piazza ad urlare che il governo li priva della libertà: non attendono altro che giunga Halloween od il Carnevale per mascherarsi, poi se lo impone il governo per salvaguardare la loro vita, s’arrabbiano. Vabbè…sono i soliti mille.

 

La grande novità di questa seconda ondata è la differenza nei numeri: non tanto sul numero dei contagiati, quanto sul numero dei morti.

Nella precedente ondata di Primavera, contavamo i contagiati giornalieri a migliaia (103) ed i morti a centinaia (102) mentre oggi, anche se i contagiati giornalieri hanno raggiunto la decina di migliaia (104) conteggiamo i morti (per fortuna!) solo a decine (101), sempre che la differenza fra i numeri rimangano queste.

Il dato è senz’altro importante e degno d’attenzione: prima, la differenza degli esponenti era solo di una cifra, mentre oggi si è alzata a 3 cifre: significa, semplicemente, che siamo riusciti a stanare le migliaia di asintomatici o scarsamente colpiti dal virus. Perché? Poiché, altrettanto semplicemente, stiamo eseguendo più tamponi di prima, ma siamo ancora ben lontani dall’avere una precisa mappatura della popolazione, unica condizione per cominciare un serio tracciamento del contagio sulla popolazione.

 

Il vero rebus sul diffondersi dei contagi non è tanto quel “liberi tutti” che ha portato ad un’Estate vissuta gioiosamente, soprattutto dai giovani, quanto a comprendere come e quando, gli stessi giovani, trasmetteranno il contagio ai loro familiari: osservando la Francia o la Spagna, c’è da temere che i morti salgano nuovamente a centinaia (102). In questo caso, però, possiamo affermare che le strutture sanitarie sono più preparate e, i medici, conoscono un po’ di più il virus ed hanno a disposizione alcuni medicamenti, per ora ancora poco più che “empirici” (non sono stati ancora validati dall’OMS) però, sembra almeno che a qualcosa servano, visto che il tanto strombazzato vaccino è ancora lontano e, soprattutto – data la velocità di studio e testing che s’è imposta – bisognerà osservare se è veramente efficace e non combina altri guai.

Perché – e qui mi fermo subito, giacché non voglio fare il solito virologo da due soldi – quando si va a trafficare con l’RNA del virus ci sono parecchi rischi, ossia che l’inibizione della RNA polimerasi si trasferisca anche ad altre cellule. Stop.

 

Comprendere le dinamiche di una pandemia generata da un virus sconosciuto il quale, come tutti i virus, giunge all’improvviso non è facile: ci sono molti fattori da considerare, tutti interdipendenti in modalità dinamica con il volgere degli eventi, e bisogna analizzare con calma le risultanze scientifiche e cercare di sbagliare il meno possibile. Perché si sbaglia, è ovvio: sbagliano i medici come talvolta sbaglia un falegname, un insegnante od un elettricista. In altre parole, la teoria degli errori non dimentichiamo mai che è parte importante delle scienze matematiche applicate, e questo tutti lo sanno o dovrebbero saperlo: da chi è al governo, all’opposizione o i famosi “mille” che vanno in piazza.

 

Che titoli ho io per parlare o scrivere sulla pandemia? Nessuno, a meno che vogliamo considerare un 30 e lode in Igiene acchiappato quasi 50 anni fa all’Università, durante un affollatissimo esame e pure con un po’ di fortuna il quale, oggi, non conta più niente.

Rimane, però, una certa attitudine all’analisi, che è però il patrimonio di una intera vita: per cercare di capire qualcosa bisogna analizzare gli attributi di un evento, sia esso una pandemia od una guerra, perché è solo dagli attributi che possiamo cogliere qualche particolare significativo di un evento, non dalle sterili enunciazioni di natura teorica ed ideologica. I peggiori attributi che il virus porta con sé sono due: paura ed ignoranza.

 

Il primo “attributo” che la pandemia ci mostra è che è mortale, inutile girarci attorno, però dalla mortalità si può già capire qualcosa.

La mortalità nell’intero pianeta è stata, fino ad oggi, del 2,83% rispetto alle persone contagiate, mentre in Italia è stata del 9,7%, quasi come in Messico (10,2%) e nello Yemen (circa 17%), mentre la Gran Bretagna s’è fermata al 6,5%. Anche grandi Paesi con molti contagi (USA, Brasile, India, ecc) non superano il 3% e tanti Paesi sono sotto l’1%. (1)

Per quale motivo questo scostamento?

Tralasciamo lo Yemen – piccolo Paese, in guerra, con una sanità già provata ed un governo forse “affaccendato” in altre vicende – però il caso di Italia e Messico colpisce per la grande differenza: percentuali praticamente a due cifre contro la gran maggioranza molto lontana da questi valori.

Per il Messico, uno dei problemi più gravi è stato quello dei certificati di morte: sembra incredibile, ma è così. In Messico non si può seppellire né cremare senza un certificato di morte emanato dal Comune e la malattia ha fatto saltare tutto: più morti e meno impiegati al lavoro. Risultato: cadaveri nelle case anche dopo cinque giorni dalla morte, con ovvia diffusione del virus. Ma torniamo in Italia.

 

L’Italia è stata il primo Paese europeo colpito in modo evidente e con numeri subito importanti: da dove sia arrivato non ha molta importanza…la “rotta” balcanica dell’immigrazione cinese, oppure dalla Germania…non serve a niente approfondire.

Fatto è che nella zona fra Lodi, Cremona e Piacenza si è subito evidenziato. Risposta: lockdown di quelle aree.

Qui è stato commesso un errore, perché la chiusura delle aree fu eseguita all’acqua di rose: le persone viaggiavano per mille ragioni diverse utilizzando strade secondarie o di campagna, dove non c’era nessuno a fermarle. D’altro canto, si può anche comprendere la scarsa incisività degli agenti preposti a quel compito: non si sapeva niente di questa malattia – avevamo scarse notizie dalla Cina, dalla Corea del Sud e dall’Iran – e molti devono aver pensato che fosse una precauzione inutile…che la malattia sarebbe passata da sola, che quello che imponevano era eccessivo…chissà che altro…

Quando, invece, la malattia s’è mostrata a muso duro, tutti hanno iniziato a capire, ma a quel punto fu necessario e non dilazionabile la chiusura totale. E, qui, s’iniziarono a notare gli attributi della malattia.

 

Anzitutto, il Covid-19 ha degli attributi precipui, diversi da altre malattie virali.

Stranamente, a differenza dalla Sars o dalla Mers – ceppi analoghi di Coronavirus meno trasmissibili che sono scomparse come delle meteore, non però confondibili con le molte H1N1 (spagnola) e derivati (HxNx) sviluppatisi negli anni e tutte di derivazione aviaria – il virus non ha un comportamento molto omogeneo, nel senso che non rispetta i crismi di “uguaglianza” nel comportamento delle comuni influenze aviarie.

Ad esempio, non ha le medesime attitudini nei confronti di tutti gli individui: cosa che avviene anche per le influenze virali aviarie, ma in modo meno variegato. Insomma, se ti prendi l’influenza grosso modo avrai un po’ di febbre, disturbi intestinali, tosse e raffreddore – con una maggiore o minore intensità, a volte si dice “ieri non sono stato molto bene, sono andato al cesso più volte, ma oggi va già meglio…” – ma qualcosa avviene in tutti o quasi tutti quelli che vengono a contatto con il virus. E le persone più deboli possono anche morire, generalmente con una polmonite da pneumococco. Che, attenzione: è un batterio, non un virus.

Il Covid-19, invece, ci ha abituati ad un nuovo attributo: asintomatico.

 

Ossia, pare esserci un confine – spesso legato all’età, ma non sempre – che indica la quasi inattaccabilità da parte del virus, mentre altri più anziani vengono coinvolti e, se ancora più anziani, finiscono in rianimazione, che se va male ci lasciano la pelle.

Senz’altro, bisogna scoprire altri attributi: la velocità ed importanza del nostro sistema immunitario, messo a confronto con la capacità infettiva più o meno veloce del virus.

All’Università di Oxford, in Gran Bretagna, hanno scoperto un altro attributo importante.

Tutti sappiamo che la comune mascherina chirurgica non ci protegge dal virus: limita la diffusione del virus se noi siamo infetti – giacché la “nuvoletta” di virus che emettiamo rimane più contenuta e, se si rispettano le distanze, non si viene infettati – però è in grado di limitare, almeno un po’, la quantità di virus in entrata nel nostro organismo.

In altre parole, se senza mascherina ed in presenza di persone infette possiamo far entrare nei nostri polmoni (la via più comune) una quantità pari a 107 di virus (è solo un esempio), con la mascherina ne facciamo entrare soltanto 103, che parrebbe già un vantaggio. Ma gli inglesi hanno fatto di più.

Hanno semplicemente domandato ai malati ricoverati se usassero la mascherina oppure no: poi, sono andati a verificare il dato dopo la morte dei pazienti. Ebbene, ogni cento deceduti l’80% circa non portava abitualmente la mascherina, mentre solo il 20% la portava: il dato sembra indicare una maggior mortalità per i privi di mascherina. Ci può essere una spiegazione?

Quando veniamo aggrediti da qualsiasi agente esterno – sia esso un virus od una spina di rosa – il nostro sistema immunitario si mette subito al lavoro: chiaramente dipenderà dalle “truppe” che ha a disposizione e dal loro addestramento. Se, però, sono 107 gli aggressori (ossia 100.000.000 di virus) oppure 103 (ossia 1.000 virus) la cosa fa evidentemente differenza.

Così si possono spiegare le guarigioni di persone ultra 90enni e le difficoltà (a volte, addirittura la morte) di giovani sui 30 anni: molto dipende dal numero degli “aggressori” e dalla “potenza di fuoco” del nostro sistema immunitario.

 

Perciò, sappiamo che alcune sostanze – alcune vitamine, soprattutto la C e lo Zinco – sembrano avere importanza per le necessità del nostro sistema immunitario: alcune evidenze sembrano esserci, però la complessità delle reazioni biochimiche, a confronto dell’enorme complessità del sistema immunitario, ci raccontano di star lontani dalle certezze assolute.

Della serie, è giusto assumere questo tipo di sostanze perché c’è una forte probabilità che aiutino il sistema immunitario a rigenerarsi, però è fuorviante credersi, a quel punto, immuni da contagio: dipende molto dalla carica virale con la quale veniamo a contatto. Se incontriamo mille virus sulla nostra strada, il sistema immunitario potrà difenderci, ma se i virus sono un miliardo, può darsi che non bastino lo Zinco e la vitamina C a salvarci. Questo è uno dei plateali errori d’alcuni negazionisti (i più intelligenti) i quali credono che una sostanza benefica risolva sempre un problema: dipende dalla sostanza e dipende dalla natura e dalla gravità del problema! Semplice analisi dialettica (Hegel).

Se, ad esempio, il nostro sistema immunitario (o la biochimica in generale dell’organismo) è già impegnata a contrastare altre malattie, le risorse per un attacco virale saranno minori: per questa ragione si parla di persone decedute “per più patologie”.

 

Tornando alla stranezza del dato italiano, si deve anche precisare la natura della patologia che ha condotto alla morte. Qui, si deve stare attenti a non inquinare con sentenze ideologiche la natura del dibattito.

Alcuni affermano che l’assegnazione di un certificato di morte basato sul Covid-19 sia uno strattagemma sanitario corroborato dai voleri del potere politico, per poter “salvare” un governo che andrebbe, altrimenti, incontro a crisi interne e ad necessarie elezioni politiche. In realtà, il ragionamento deve essere rovesciato.

Qualcuno, che ha interesse ad abbattere l’attuale governo, cerca tutte le cause possibili per dimostrare che la volontà politica del governo sia quella di un sempre maggior numero di morti (o contagiati) da Covi-19: lo fa, però, con una premessa, ossia quella del suo desiderio politico, vale a dire abbattere il governo. Diversa è la posizione dei medici.

 

Qualche medico s’è lasciato andare ad esternazioni che, proprio in questi giorni, si deve rimangiare e in fretta ma lasciamo queste poverissime posizioni di natura politica e torniamo alla pratica medica: qual è la causa di morte che un medico può indicare?

Il Covid-19 genera una polmonite virale interstiziale, ossia il virus si “aggrappa” negli alveoli polmonari e si replica o muta continuamente. I virus sono nati, miliardi d’anni or sono, nel cosiddetto “brodo primordiale” e tale situazione cercano di ricreare: ovviamente senza la minima velleità costruttiva, bensì semplicemente perché è la situazione ambientale che li favorisce.

Perciò, in presenza di questi due attributi – polmonite interstiziale e presenza di Covid-19 – è corretto e preciso indicarne la morte a causa del Covid-19: non c’è nessuna necessita di sottilizzare fra quel “per” ed il “con”. Una persona, però, in quella situazione può anche morire per cause cardiache, giacché l’organismo è violentemente sollecitato a garantire l’ossigenazione del sangue, e questo mette a dura prova il sistema cardio-renale. In questo caso, la causa di morte – sempre in presenza di Covid-19 – è corretto indicarla? A mio avviso sì, come per altre cause secondarie che partecipano attivamente al processo degenerativo dell’organismo in esame. Trombosi, edema polmonare ed altre partecipano al medesimo quadro.

In sostanza, è difficile – se c’è il Covid-19 – indicare una concausa che sia stata neutra ed ininfluente: se non c’è il Covid-19, giustamente il medico deve indicare la causa primaria: infarto cardiaco, tumore, ecc.

 

Però, torniamo per un attimo alla triste situazione della scorsa Primavera: i medici, occupati allo spasmo nelle corsie, avevano il tempo da dedicare all’accuratezza della causa di morte? Probabilmente no, e non si poteva nemmeno chiederglielo.

Perciò, è perfettamente normale prendere con beneficio d’inventario quei dati, ma senza farne subito una freccia di contrasto politico,perché manca il senso profondo proveniente dall’analisi degli eventi.

Ricordiamo che, solo pochi mesi fa, non c’erano mascherine sufficienti per la popolazione: erano un bene troppo semplice per la produzione in Patria, conveniva importarle. E nemmeno dalla Cina – che fabbrica missili ed aerei di V generazione – probabilmente dal Vietnam, dall’Indonesia, dalla Mongolia, Malacca, Kazakhstan…e chissà da quali altri luoghi. Non c’erano rimedi, non si conosceva niente della malattia, gli ospedali esplodevano…l’unica soluzione fu proibire i contatti, ed ha funzionato.

 

Oggi, la situazione è cambiata.

Mentre mesi fa si eseguiva il tampone solo ai sintomatici, oggi si utilizza per scoprire se il virus è presente nella popolazione, sintomatici ed asintomatici: con 150.000 tamponi il giorno, s’arriverà (presto?) ad avere una mappatura della popolazione italiana: l’app Immuni non ha funzionato, perché per farla funzionare bisognava che fosse installata d’imperio dal governo, ed il governo non se l’è sentita. Immaginiamo cosa sarebbe successo, a cosa avviene tutt’oggi per le semplici mascherine.

Ci sono alcuni provvedimenti che si possono comunque prendere, ed in fretta: ad esempio l’esame tramite una semplice goccia di sangue. Un sindaco lombardo di un piccolo comune l’ha attuata con costi inferiori all’euro per esame: magari non è precisa come il tampone, ma fornisce già risultati importanti.

Perché?

Poiché la pandemia terminerà quando più velocemente riusciremo ad avere una mappatura del contagio sufficientemente precisa sul territorio: suvvia, non siamo miliardi! Con 150.000 tamponi il giorno ci vorrà un anno e mezzo per averla: magari con i test rapidi la certezza è leggermente minore, ma la velocità è senz’altro maggiore ed il costo infinitamente minore e, ricordiamo sempre, il fatto d’isolare quanti più infetti possibile è la vera risposta che condurrà alla fine dell’epidemia.

 

Tornando a ragionare sulla mortalità, notiamo che oggi – a fronte di 150.000 tamponi odierni e 10.000 positivi al giorno – è, per fortuna, bassissima, appena qualche decina. Se avessimo conteggiato, la scorsa Primavera, 10.000 contagiati i deceduti sarebbero stati senz’altro superiori al migliaio. Come mai?

Probabilmente, quel 9,7% di mortalità sui contagiati della prima fase è stata un dato falsato dalla fretta: sono sfuggiti centinaia di migliaia d’infetti, mai sottoposti a tampone od altro. Nella “vacanza” estiva sono stati loro ad infettare nuovamente la popolazione: ricordiamo che l’andamento delle epidemie è sempre esponenziale.

Vogliamo raggiungere l’immunità di gregge?

Beh, se la mortalità reale s’aggira intorno al 3% significa che in Italia ci sarebbero 1,8 milioni di morti: siamo certi di sopravvivere – come società coesa – ad un simile salasso?

 

Qualcuno può aver fatto un conto semplicistico ed un poco cinico: muoiono dai 60 anni in su, di cosa devo preoccuparmi? Se muoiono molti pensionati, ci saranno più soldi per me! Questa teoria ha bisogno di qualche delucidazione.

 

I morti per cause naturali, in Italia, sono circa 600.000 l’anno. Il Covid-19, con i suoi 35.000 morti, ha spostato di poco questa cifra, anche perché c’è una varianza di anno in anno superiore: ossia, questo dato è una media.

Proviamo ad immaginare un’Italia che subisce all’incirca 2 milioni di morti in un anno, ossia il 3% per Covid-19 più soltanto 200.000 per cause naturali.

Anzitutto, una quota di circa un milione d’abitazioni finirebbe inevitabilmente sul mercato, con un crollo dei valori immobiliari. I morti sarebbero in maggior quantità nelle aree urbane (più contatti) amplificando ancor più il fenomeno.

La riforma Fornero ha fissato a 67 anni l’età della pensione e tale è rimasta: perciò, scomparirebbero molte persone che oggi sono ancora al lavoro. Ora, nessuno è indispensabile ma tutti siamo utili: siamo certi che i “buchi” lasciati nelle amministrazioni, nelle aziende, nell’istruzione, nella sanità, ecc sarebbero facilmente colmabili? Dovremmo spalancare le porte ad una nuova fase migratoria? Con tutte le maledizioni che si porta dietro?

 

Una nazione strutturata per circa 60 milioni d’abitanti sopravvive sicuramente se scende a 58 milioni, ma i danni sul fronte economico non sono da sottovalutare: significherebbero meno prestazioni e meno consumi, ma non sarebbe una “decrescita felice”.

In altre parole, le società moderne sono strumenti sofisticati e fragili, che reggono su scostamenti lievi, altrimenti vanno in crisi: non si può più ragionare nei termini delle vecchie società agricole, perché oggi – ci piaccia o non ci piaccia – viviamo grazie ad un lavoro che finisce in Cina o negli USA e magari mangiamo, senza saperlo, grano che viene dall’Argentina o dal Canada. E’ tutto, terribilmente interconnesso ed eventuali cambiamenti richiedono tempi lunghi, non certo legati alla demografia che può cambiare un’epidemia.

Scomparirebbero gran parte dei nonni, che sono quelli che spesso si occupano dei nipoti “supplendo” i genitori oberati dal lavoro e dagli impegni?

 

Fare queste previsioni non è facile e richiede maggior ponderatezza perché in Gran Bretagna dove, a fasi alterne e con poco discernimento, s’è cercato d’adottare un principio dell’immunità “di gregge” che è ben diverso da quello americano. Se osservate la cartina americana, vi rendete subito conto che i contagi sono stati soprattutto in California, in Florida e nel New England, aree a forte inurbamento: quasi assente nel vasto Nord-Ovest dove le città sono più rare e distanti l’una dall’altra.

La Gran Bretagna, invece, è un formicaio come l’Italia: se ci siete stati lo saprete…a parte la Scozia, il resto è molto popolato. Quel 6,5% di mortalità recensita in Gran Bretagna è più attinente alla realtà del 9,7% italiano: indica la vera mortalità per aree densamente popolate, ma con una raccolta di dati sulla popolazione più coerente. In altre parole, tentare l’immunità di gregge in fretta, aumenta i morti e non sappiamo con certezza se si tratta di morti solo perché avvengono in tempi più ristretti oppure perché i tempi più ristretti aumentano i contagi.

Quello che sappiamo è soltanto che, con una popolazione di 64 milioni, la Gran Bretagna ha eseguito 26 milioni di tamponi (2), ossia il 40% della popolazione: molti di più di quelli eseguiti in Italia, 1,4 milioni (3) su una popolazione di 60 milioni circa. Sui tamponi italiani bisogna precisare una cosa: le autorità sanitarie non aggiornano il numero giorno per giorno come in Gran Bretagna, e questo dato è quello del 21 Aprile 2020. Siccome durante l’Estate ne hanno fatti pochi, e solo ora il numero è alto, potremmo – molto empiricamente – triplicare il numero di Aprile: saremmo, comunque, molto distanti dalla rilevazione inglese.

 

Quindi, parrebbe che la mortalità sia un fattore legato al tempo di rilevamento ed alla concentrazione fisica delle persone: secondo questa tesi, dovremmo concludere che la mortalità reale sarebbe intorno al 6%, ma è solo un’ipotesi, perché rimane confusa la classificazione dei decessi, diversa da nazione a nazione.

In altre parole, se si cede all’immunità di gregge, i contagi s’espandono subito rapidamente e solo dopo, con misure di prevenzione (lockdown, ecc) si riesce a riprendere in mano la situazione: quello che ha fatto il governo britannico. Il governo italiano ha scelto la via “lenta” ma questa soluzione non ci mette al riparo dal rischio di morte per la pandemia, perché – a parte un vaccino “veloce” (ci credo poco) – tutti dovremo passare attraverso questa malattia, a meno che si estingua da sola per cause sconosciute. Oppure, col trascorrere dei mesi, trovino degli antivirali che ci immunizzino per qualche mese, magari da ripetere (un po’ come succede con le gammaglobuline tetaniche, che ti garantiscono per un paio di mesi se non sei vaccinato) ma che consentano di vivere normalmente.

 

Prima di terminare, vorrei ricordare che tutte le epidemie che l’umanità ha subito hanno scelto loro il tempo d’estinguersi – vedi la peste di Milano, che durò quasi due anni – però, i termini di questa cessazione spesso restano oscuri. La Sars com’è sparita? La Mers aveva un’altissima mortalità, e questo la “aiutò” senz’altro a “suicidarsi”…però, non sappiamo perché si estinse: poteva uccidere il 90% dell’umanità, e non lo fece.

 

Da ultimo, visto che il governo sta per prendere delle decisioni importanti, darei un consiglio che, sono certo, nessuno ai piani alti ascolterà.

Questa vicenda, per molti aspetti ci ha provati: inutile nasconderlo, meglio accettarlo.

Però, nella scorsa Estate, molti italiani hanno pensato che fosse finita e ritenevano che le mascherine sarebbero diventate solo dei ricordi: il risveglio, a base di decine di migliaia d’infettati, è stato e sarà ancor più traumatico. Però, una larga fetta d’italiani chiede di vivere la vita di sempre e questo indipendentemente dall’età, dal sesso o dalla condizione sociale. Dipende molto dall’intelligenza, perché non è facile accettarlo.

 

Stamani, sono andato al mercato. Tutti con la mascherina, ambulanti compresi e gente fra i banchi.

L’occhio m’è caduto lì vicino, dove c’è un bar col dehors. Davanti al bar, tre carabinieri: uno con la mascherina e due senza, che parlottavano con alcune ragazze del posto, anch’esse senza mascherina. Nel dehors tutti con le mascherine abbassate alla gola, felici e pimpanti.

Se il Presidente del Consiglio non chiama il comandante dell’arma dei Carabinieri ed il Capo della Polizia,è tutto inutile: capisco la posizione di chi stava al bar senza mascherina, comprendo meno quella di chi – per dovere istituzionale – dovrebbe far rispettare le norme ed invece mostrava, col suo comportamento, di ritenerle insulse e dunque inutili, da non rispettare.

 

Basterebbe che in quell’immaginario colloquio, Conte dicesse una cosa semplicissima ai due alti ufficiali: “O voi siete in grado di far rispettare la legge ai vostri sottoposti, oppure non siete adatti e, dunque, sarete sostituiti”. Ma un buon democristiano come Conte non lo farà senz’altro, inutile illudersi.

 

1) https://it.wikipedia.org/wiki/Pandemia_di_COVID-19_del_2019-2020_nel_mondo

2) https://coronavirus.data.gov.uk/

3) https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_aprile_23/coronavirus-quante-persone-sono-state-sottoposte-tampone-davvero-5bb59814-847c-11ea-8d8e-1dff96ef3536.shtml

09 marzo 2020

Tutto sul Coronavirus


Finora non ho voluto affrontare decisamente l’argomento Coronavirus, però adesso è giunto il momento di prendere il toro per le corna ed affrontarlo direttamente, senza articoli che sì lo coinvolgano, ma sempre di striscio. L’argomento ha molti aspetti, perciò svilupperò un argomento alla volta.

La guerra batteriologica
Chi sentenzia con gran sicurezza – comprendo avere un dubbio – la provenienza militare, o simile, del ceppo del Covid-19 sa molto poco d’armi batteriologiche.
Le armi batteriologiche sono le uniche armi di distruzione di massa che mai sono state sperimentate in una guerra, a differenza di quelle atomiche e chimiche (gas). Perché?
Poiché nessuno è in grado di prevedere lo sviluppo della pandemia conseguente oltre le prime fasi.
I virus/batteri usati per le armi batteriologiche hanno una mortalità percentuale altissima, perché il loro scopo è uccidere in modo massivo la popolazione ed i militari avversari, ma dovrebbero avere/avrebbero un tempo massimo di durata per la loro azione.
Ragioniamo: che se ne farebbero i “vincitori” di un pianeta deserto, senza più nessuno in grado di far funzionare niente? Non lasciamoci prendere dalla fantascienza.

Per questa ragione, ciò che chiedono i militari agli scienziati, giacché questa è la richiesta dei politici e dei committenti centri finanziari, è che funzioni, che faccia un sacco di morti, ma che si fermi. Dopo “un po’”.
Immagino che i biologi che lavorano a quei sistemi abbiano già un sacco problemi a stabilire quanto può essere “quel po’”, figuriamoci fornire ai politici la certezza che i microorganismi non muteranno, non si riprodurranno, risponderanno sempre al medesimo modo agli antidoti, ecc. E chi si prende una simile responsabilità?
Steven Spielberg, fra tutti i suoi film, ha costruito un film spacciandolo per ragazzi: in realtà, un grande film sulle “certezze” della Scienza. Per adulti, ovvio: Jurassic Park.
In quel film, tutto era previsto, tutto era catalogato, normalizzato, controllato, analizzato, standardizzato, esaminato…e tutto doveva andare alla perfezione. Tutti avete visto come andò a finire.
Perché la Biologia non è un sistema informatico – il quale si rompe, ma è sempre possibile risalire alla causa – mentre in ambito biologico non ci sono certezze.
Come fanno, i biologi, a fornirvi un microorganismo che funziona come un computer? Ah, certo: i generali sono abituati ai computer “intelligenti”, quelli che controllano i sistemi d’arma. Come in Iraq, in Afghanistan, in Serbia, in Siria. Ma i biologi non possono farlo!

La Scienza – quella seria signori miei, non quella dei film di James Bond – non è mai, soprattutto quando si trova ad affrontare la biologia, una scienza esatta: è un sapere che va per approssimazioni, per limiti tendenti a zero oppure all’infinito, ma mai può affermare “zero” o “tutto”.
In Ecologia, ad esempio, tutti gli studi sugli insetti vanno soltanto per esponenziali (10x) per quantificare le popolazioni, e nessuno è in grado d’accorgersi se per qualche accidente la popolazione delle vespe o dei millepiedi è raddoppiata o quintuplicata. Quanti sono gli uccelli? Si dice 100 miliardi ma nessuno, in realtà, lo sa: fece bene, Hitchcock, a girare il suo capolavoro.
Se vogliamo considerare la Scienza come esatta dovremmo interrogarci sulla necessità d’aver creato i gas ideali per formulare delle teorie appena un po’ più comprensibili per tutti. Oppure, non dovrebbero esistere le cosiddette “malattie rare”, ossia quelle che hai una probabilità su molti milioni di prenderti. Dovremmo sapere tutto di tutto, e con precisione, ma non siamo in grado di farlo.

Questa prudenza, è quella che ci ha salvato finora dal leggere notizie sui quotidiani del tipo: “Nel Balabastan un attacco batteriologico ha sterminato la popolazione dei Cruptiri, pare che il missile sia giunto dal Menamestan”.
Perché, signori miei, se avessero la certezza matematica d’ottenere un danno del 100% a fronte di perdite del 10%, l’avrebbero già fatto: se ci pensate bene, è la stessa logica che ha retto per anni la guerra in Vietnam, l’unica vera guerra moderna che mai sia stata combattuta.
Quella guerra vide ampio uso di napalm e di defolianti, ma nulla di biologico: oggi c’è un ampio dibattito sul fidarsi oppure no dei droni – nel senso d’affidare completamente la guerra ai droni, con notevoli risparmi: pensate ai seggiolini eiettabili o agli impianti d’Ossigeno sugli aerei, ai limiti di G possibili…ma non si riesce a farlo  – perché i militari sanno che per ogni drone ci può essere un hacker. Figuriamoci per una situazione dove la certezza non esiste: c’è solo una vaga percentuale!

La moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, poi, è direttamente proporzionale al numero degli stupidi: come si fa ad affibbiare la patente di profeta ad uno scrittore statunitense, Dean Koontz nel libro The Eyes of Darkness, uscito quarant'anni fa? Nel 1981, nel suo libro, aveva immaginato una spy-story dove un cinese scappava con i dati di un virus chiamato “Wuhan-400” – sapeva che presso Wuhan c’erano dei centri di ricerca militare – e quindi così lo chiamò. Poi, tutta la vicenda avviene in Brasile…tutto diverso…eppure, dagli al profeta!
Ricordate sempre, prima di correre dietro al primo che grida, che Carlo Maria Cipolla – uno dei maggiori medievalisti che abbiamo avuto in Italia – affermò che la quantità di stupidi, nelle civiltà storiche, è una costante. Non ha portato prove per la sua tesi, ma quando sento certe persone pontificare…beh…mi torna alla mente.

Un virus creato ad hoc, in un quadro geostrategico
La seconda possibilità è che abbiano creato un virus non-letale per scompaginare le economie avversarie, eccetera, eccetera…come no…peccato che le Borse e gli Investimenti siano tutti sovranazionali…e allora? Vi siete accorti che il prezzo della benzina è calato? Ovvio, perché chi ha comprato un future a 100, oggi s’accontenta di recuperare 95 e salvare il capitale mentre nessuno ha comprato a 90, semplicemente perché nessuno tre mesi fa era così scemo da vendere a 90. E di benzina se ne vende sempre di meno.
In questa fumosa ipotesi, non si capisce cosa c’entri la Corea del Sud: per quale ragione s’è vinta un bel Cov-19? Non fa parte a pieno titolo dell’alleanza occidentale? Passiamo oltre: l’Iran. Eh…l’Iran è stato colpito perché è un nemico degli USA, uno Stato canaglia…ecc…pochi sanno, però, che uno delle poche nazioni a sostenere la forza d’urto delle sanzioni americane è stata la Cina, insieme alla Russia.
Le interazioni fra l’economia cinese e quella iraniana sono strette e vivaci, perciò ha senso che ci siano stati dei contagi, senza scomodare il dottor Stranamore: oltretutto, l’area di Wuhan è proprio quella dell’elettronica militare e, guarda a caso, l’Iran ha migliaia di missili che devono, costantemente, essere aggiornati…

A chi gioverebbe una simile mossa? A Trump? Agli USA? Negli USA – visto che un tampone per il Covid-19 costa dai 1.000 ai 4.000 dollari (1), hai voglia che il numero ufficiale degli infettati è basso! E chi se lo può permettere? Vedremo più avanti, con la campagna elettorale in corso, come se la caverà Trump.
Si arriva così alla scelta tedesca (e parzialmente francese) di non differenziare i casi di Cov-19 dalla comune influenza H1N1: questo perché l’industria tedesca ha appena registrato un calo del 6,8% della sua produzione per l’epocale cambiamento di tecnologie (Italia, -4%) ed Angela Merkel già sa che il suo scranno è perduto, ma non vuole privarsi del diritto di primogenitura, ossia di tentare, almeno, di nominare il suo successore.
Però, alla fine di questa vicenda, i nodi verranno al pettine anche per Angela Merkel.

Come nascono e vivono i virus?
La Cina è sempre stata la “fabbrica” dei virus nel dopoguerra: avevo una decina d’anni quando mi presi l’influenza dell’anno – solito virus H1N1 – definita “asiatica”, poi ne sono arrivate a decine. Nessuno sa con precisione perché esista questo fenomeno: c’è però da considerare la grande differenza nell’alimentazione fra l’Occidente e la Cina. In Cina (salvo verso la Mongolia) non ci sono bovini: tutta l’alimentazione, sul fronte delle proteine animali, è indirizzata su maiali e pollame vario. Ma non basta ancora.
Difatti, i cinesi mangiano una serie d’animali che noi non pensiamo minimamente d’assaggiare: dai piccoli mammiferi fino ai rettili e, infine, agli insetti. La cucina cinese che mangiamo qui, in Europa, è soltanto la cucina di mare cinese, e ci dimentichiamo che la Cina è, in gran parte, un Paese continentale. L’altra cucina, non la immaginiamo nemmeno.
Questa differenza comporta la naturale tendenza dei cinesi ad essere immuni e/o meno coinvolti da molte malattie dovute al passaggio – sia per l’allevamento, sia per la nutrizione – da specie molto lontane, sul versante evolutivo, dal nostro genoma.

Se avete un po’ studiato l’evoluzione della biologia dall’Alto Neozoico in avanti, saprete che nelle Americhe ed in Oceania, come anche in Estremo Oriente, le popolazioni di erbivori furono decimate dalla caccia dei nostri antenati, fino all’estinzione di molte specie. Nell’area Nord Africana, Europea e Medio Orientale, invece, si passò all’allevamento degli erbivori, che ci consentì di “assorbire” in un lasso di tempo più lungo le inevitabili malattie contratte dagli animali allevati.
Ne abbiamo la prova perché, quando andammo in America, le popolazioni indigene scomparvero quasi senza lo sterminio dei conquistatori. La famosa epopea delle Guerre Indiane fu soltanto l’ultimo capitolo della vicenda – le popolazioni Oglala da secoli avevano il cavallo (portato dagli spagnoli) e da sempre il bisonte – e questo consentì loro di non soccombere a molte delle malattie che portarono gli europei, perché il contatto era stato diluito nel tempo. Ci pensarono Vaiolo (in minima parte), Alcool e Winchester.
La “Cultura del Mississippi” – che abitava l’areale del grande fiume, e gli storici valutano in circa 20 milioni d’abitanti – semplicemente sparì, al contatto con i nuovi venuti, così com’erano spariti – ossia morti – Inca ed Atzechi. Per malattie.
Dunque, le teorie cospirazioniste giungono a scontrarsi con delle evidenze storiche le quali non possono convincere che il complotto non sia avvenuto – se avete questo in testa, nessuno ve lo toglierà dalla mente, ne sono certo – però potrete capire che il “ventaglio” di ragioni è più ampio, fa parte della Storia dell’Umanità e ci consegna un puzzle non privo di dubbi.

Inoltre, la nostra civiltà tecnologica ci presenta uno scenario nel quale la tecnologia, e solo essa, è in grado di mutare gli scenari: il che, non è vero. Siamo iper-tecnologizzati, costruiamo apparecchiature mediche impensabili solo mezzo secolo fa ma le nostre “risposte” agli stimoli, talvolta, affondano nelle ere pre-storiche: la paura improvvisa, che ti “ghiaccia” in un istante e ti lascia immobile, fu il modo inconscio che la nostra specie usò in tempi antichissimi per difendersi dalle fiere predatrici perché l’animale percepisce due eventi principali nella caccia: l’odore ed il movimento.
Infine, il nostro genoma è vecchio di milioni di anni e si è evoluto insieme a quello degli animali: nulla di strano, il Covid-19 è solo un’interazione capitata nel 2020, che supereremo: la tecnologia, l’esperienza, le precauzioni ed il sapere serviranno, ma solo a decidere l’esponente dei morti, se migliaia o milioni.

Inoltre, il virus Covid-19 non è solo: ci siamo dimenticati del “ceppo” relativo alla SARS e alla MERS? Difatti, il nome scientifico del virus è SARS-CoV19, ossia una mutazione del virus SARS.
Invece, per alimentare le teorie del complotto, c’inventiamo che da qualche parte, qualcuno, s’è appropriato di un virus modificato e l’ha sparso in giro per il mondo, come se la SARS e la MERS non fossero mai esistite. Anche le malattie che distrussero le popolazioni americane furono sparse deliberatamente?

Nella seconda metà dell’Ottocento in qualche caso sì – oramai si sapeva di più sui microorganismi, grazie a Pasteur – ma quelle del Seicento? All’epoca si riteneva che le malattie fossero dovute a “miasmi” od accidenti del genere, non c’era la minima nozione scientifica di trasmissione del contagio. Si intuiva qualcosa, qui e là, ma niente di più: empiristicamente, avevano notato che la peste si trasmetteva e dilagava, ma non avevano la minima conoscenza del fenomeno. Michel de Notredame – medico, in arte Nostradamus – qualcosa intuì nel Cinquecento e consigliò di tenere lontani i topi, ma erano intuizioni senza seguito.
Gli spagnoli, invece, conobbero il chinino per caso: una pattuglia spagnola, mentre risaliva la costa del Perù – affaticati, in preda alle febbri, senz’acqua – si lasciarono andare e bevvero l’acqua di una pozza. La febbre sparì: qualcuno, pensò che proprio i rami di quell’insignificante albero, che s’annegavano nella pozza, li avesse salvati. Così conoscemmo la Chincona, ossia l’Albero della China.

Perché l’Italia?
Il contagio europeo è partito dall’Italia, o forse la Germania è riuscita a tenere nascosto il cosiddetto “paziente zero” per alcune settimane? Ha scarsa importanza.
Oggi, sappiamo di più sul Cov-19: sappiamo che è un virus che si presenta, in molti casi, in modo assolutamente non-sintomatico, ossia molte persone infette non hanno nessun sintomo. Altre ne hanno di più lievi: un po’ di febbre e nulla più. Si comporta, in effetti, come qualsiasi virus “naturale” (e dunque non militare) che segue per la sua espansione la Campana di Gauss, ben nota nella statistica.
E’ chiaro che, in simili condizioni d’infettività, il virus ha vita comoda: può darsi che un cinese (più probabilmente un gruppo di cinesi, fra i quali c’era qualche persona infetta ed asintomatica) sia arrivato in Italia quando l’infezione iniziava appena a presentarsi in Cina.
Oltretutto, ha un periodo d’incubazione piuttosto lungo: ben 14 giorni! 14 giorni nei quali questa persona ha potuto girare tranquillamente perché non avvertiva nulla, magari qualche linea di febbre ma non ci ha dato peso perché è passata da sola.
In un recente articolo ho parlato dell’immigrazione clandestina cinese sul confine giuliano, che è una via possibile, ma poco probabile. Perché?
Poiché una decina di giorni prima che scoppiasse il pandemonio di Wuhan, quella (o quelle) persona poteva essere già qui, senza essere cosciente di nulla. Come le persone che si sono tranquillamente imbarcate sulle navi da crociera, che solo dopo hanno manifestato la malattia.
Si potrà dire che il “percorso” dell’infezione è il medesimo dell’immigrazione clandestina da Trieste: il Veneto (uno dei primi casi) poi la bassa padana, fra Milano e Piacenza. Può essere, ma può essere anche una coincidenza.

Sulla zona di Piacenza, però, c’è da dire una cosa: è, in qualche modo, il “centro” d’Italia per la distribuzione delle merci: lì ha sede, ad esempio, il magazzino generale di Amazon, ma anche altre catene hanno le loro strutture in quell’area perché è “centrale” per raggiungere tutto il Nord oppure prendere la via del Sud, lungo l’autostrada del Sole o la ferrovia ad alta velocità. Non è l’unica zona: anche l’area veronese è in buona posizione: la sede centrale di Lidl, ad esempio, è lì.
C’è la possibilità che il virus sia giunto mediante una merce?
Il Cov-19 ha scarsa resistenza al contatto dell’aria, però qui entra in gioco la statistica: se il denominatore è un numero consistente, tutto dipenderà dal valore del numeratore. Se il valore è 1/25.000 non c’è quasi nessuna possibilità che un evento si generi, ma se la frazione è 5.000/25.000 c’è una probabilità su cinque che l’evento si generi. Per questa ragione, potrebbe essere importante l’area di concentramento, magazzinaggio e poi distribuzione delle merci estere (che aumentano il numeratore): ma, ci tengo a sottolinearlo, sono soltanto ipotesi, senza la minima certezza.

Economia e virus
Bel binomio, prodromo di mille speculazioni giornalistiche alle quali abbiamo assistito. Favorevole per chi deve vendere un vaccino (quando ci sarà) oppure dei mezzi di contrasto, gamma-globuline specifiche od antivirali mirati. Anche chi vende mascherine od impianti sanitari ne riceverà un vantaggio, ma il gioco varrebbe la candela?
Tutto il resto precipita, almeno per qualche tempo, e non è detto che i mancati acquisti di oggi si trasformino in acquisti di domani: nonostante tutti gli arzigogoli, le simulazioni e gli scenari informatici, nessuno lo sa. Si sa per certo, però, che una parte di Pil se la porterà via il Cov-19: meno automobili, meno elettronica, meno concerti, meno cultura, meno balli…meno su tutta la linea.

Quindi, se qualcuno ancora ritiene che il virus sia – in qualsiasi modo – una trovata “finanziaria” lo invito a riflettere. Ovunque, si rischia d’avere i magazzini delle merci saturi e che le merci ristagnino sugli scaffali: vi sembra che un simile scenario faccia andare in brodo di giuggiole gli investitori? I quali, badate bene, investono anche nelle aziende farmaceutiche, ma il farmaco, per essere l’optimum per loro, deve sì farti sentir meglio, ma mai guarirti, poiché verrebbe meno una parte dei loro profitti.
Quindi, molti malanni, ma nessuna pandemia che spaventa al punto che si decide (o si è in obbligo) di consumare meno, su tutta la filiera dei prodotti e servizi in vendita.
I primi a voler far sparire il Covid-19 dall’umanità sono proprio i banchieri e la finanza, di tutte le razze e le religioni, perché nessuno di loro ci guadagna: pregheranno tutti, con la kippà od il velo islamico, cattolici e protestanti, buddisti e confuciani. Tutti con un occhio ai portafogli e l’altro ai listini di Borsa.

L’altra bufala riguarda un pensiero che a molti è passato per la mente: gli istituti previdenziali sono beneficiati da questa “moria” d’anziani.
Anche se, al termine del percorso, i morti per il Cov-19 fossero compresi in una “forbice” fra i 5.000 e i 10.000  – siccome i decessi italiani nel 2019 sono stati circa 647.000 – sarebbe una incremento intorno all’1%: niente che cambi l’equilibrio previdenziale dell’INPS. Senza dimenticare che, trattandosi di soggetti molto anziani, parecchi malati sarebbero morti dopo breve tempo per altre patologie. Ma c’è di più.

L’INPS, oramai da anni, non ha più una vera autonomia dallo Stato: già ai tempi di Tremonti l’autonomia dell’INPS venne seriamente ridotta: dopo Monti, poi, è risultato evidente che era oramai soltanto una voce, apparentemente separata, del bilancio statale.
Fra i compiti dell’INPS, però, non c’è solo la previdenza, bensì anche l’assistenza, ossia il sostegno per i lavoratori in difficoltà: a dirla tutta, la cassa integrazione.
Non sappiamo come andrà a finire, economicamente, questa epidemia: ci saranno dei danni economici, senz’altro, ci saranno concessi alcuni benefici dall’UE, e passi, ma il conteggio degli ulteriori esborsi si farà alla fine, e non saranno certo quei poveri morti nelle corsie ospedaliere a sanificare i bilanci!

Quello che andava fatto meglio
Il primo errore è una falsa imputazione: fatale, immaginifica di una realtà impossibile.
Il responsabile nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha ieri dichiarato: “Vinciamo la nostra guerra se i nostri cittadini adottano comportamenti responsabili”.
Potremmo rispondere a Borrelli che l’Italia entrò in guerra contro la Francia e l’Impero Britannico con 150 carri armati, già obsoleti appena usciti di fabbrica e completamente inutili: la corazza degli M-13 veniva sbucazzata dalle comuni mitragliatrici. Che comportamento responsabile!
Ma torniamo all’oggi – ricordando che un virus non è una guerra – e chiediamo a Borrelli cosa ne pensa delle migliaia di milanesi che ieri, Sabato 7 Marzo, sono scesi come Unni con i loro camper ed hanno invaso la costiera ligure: capiremmo se fosse stato il 7 Giugno, con la voglia di bagni, ma il 7 Marzo: perché?!?
Poiché la voglia di trasgredire, di farla in barba a tutti, di scappellare le leggi, di mostrare quanto il “singolo” tenga presente la sua appartenenza ad una “comunità” è profondamente insito negli italiani. Come la pietà per i cuccioli di foca in uno Squalo Bianco.
Oppure le “fughe” in treno verso il Meridione, ancora intonso dalle virali intemperanze, non ancora corrotto dalle imposizioni che la legge, in stato di emergenza, deve poter imporre?
Borrelli, ma lei ci crede? Davvero? Ma dov’è vissuto in tutti questi anni, mentre gli italiani erano educati al sollazzo, senza curarsi dei danni che avrebbero procurato? Quando evadevano le tasse, compravano – famelici – i programmi per scovare gli autovelox, pagavano per inquinare i terreni con i loro scarti industriali, oppure più in alto, si facevano fare da un parlamento comprato le leggi sulla Giustizia per evadere la legge?
Borrelli: lei non è in grado di proteggere nulla e nessuno, perché le manca la dote basilare per svolgere quel compito, ossia che chiunque governi deve, per prima cosa, conoscere bene chi sono i suoi governati.
Non servono appelli, richiami al decoro, spinte verso l’altrui bisogno: bisognava, semplicemente, dire che chiunque esce – senza permesso o comprovato motivo – dalla zona rossa è multato con una sanzione che va da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 5.000. Questa, ne sono certo, la capirebbero.

Comprendiamo che l’avvocato Conte, non avendo dirette competenze scientifiche, sia dovuto ricorrere a mille consiglieri scientifici, a mille medici sapienti, a mille microbiologi di provata temperanza. Ma, alla fine, avrebbe dovuto ricordare che la sua carica era super partes, non stiracchiata come una giacchetta da due soldi da un capo all’altro.
Tutto lo svolgimento di questa misurata, anzi sofferta: no, stitica azione di contrasto nei confronti del Cov-19 è stata lenta e zeppa d’incongruenze.
Dov’è avvenuto il fattaccio? In Cina. Bene, quando arriva un aereo dalla Cina avvertitemi, eh? Ah, già che ci siete, misurate loro la febbre. Un ottimo provvedimento: per un ministro della Destra o della Sinistra. Storiche.
Come ha fatto a non saltarle in mente che una persona che vuole entrare in Italia, prende un volo (o un autobus) in Cina e scende ad Hong-Kong, poi riparte e sbarca ad Heathrow, dove non ci sono controlli per le provenienze da Hong-Kong: è un possedimento ex imperiale! Oh, sir…
Da lì, con pochi aggiustamenti, un volo per Roma proveniente da Heathrow (od altri mezzi): passi pure. Lo ha fatto un italiano, che poi l’ha raccontato alla stampa.
E un cinese di Hong-Kong, è tanto diverso – nell’aspetto – da un cinese di Canton? O di Shangai?
Ricorda l’allenatore della Nazionale italiana, Fabbri, contro la Corea del Nord nel 1966? “Per me, fra il primo e il secondo tempo, li hanno cambiati tutti: e come facevi a distinguerli tutti ‘sti Kim?”

E poi, quando ha capito che il focolaio dell’infezione si stava diffondendo prima nelle province di Cremona e Piacenza, poi vero Milano…quanto tempo c’è voluto per capire che l’infezione andava più veloce dell’azione di governo?
Senta, Conte: fra i suoi collaboratori, c’è per caso un Generale? Immagino di sì. Un Generale di Fanteria qualsiasi, non ha importanza se è stato al Pentagono o se ha fatto la guerra di Cric e Croc…no…lo prenda da parte un attimo, e gli faccia una domanda.
“Generale, mi racconti: come si fa un accerchiamento? La devo prendere “larga” oppure stringere tutto in un sacco piccolo?” Se ha ancora dei dubbi, vada a leggere cos’hanno fatto i russi a Stalingrado. Capirà subito che, se devi accerchiare qualcuno, devi circoscrivere un cerchio più largo, oltre le sua punte avanzate, in modo che non se ne accorga: solo così sei sicuro che le rane siano tutte in fondo al sacco!
Adesso la Lombardia, più qualche provincia, un po’ nel Veneto, un po’ in Emilia – no, Bologna no… – un po’ di Piemonte – eh, ma a Torino come fanno? – e vedrà che, in men che non si dica, le avanguardie arriveranno a Napoli. Spero di sbagliarmi, che il nemico non abbia colonne motorizzate veloci: se mai, chieda consiglio a Borrelli, lui ha parlato di guerra…

Chi controlla le via d’accesso alle zone rosse, Presidente Conte? Chi sorveglia i movimenti sui treni? Chi sugli autobus a lunga percorrenza? Chi i traghetti?
Dove troverà migliaia di agenti da inviare nelle stazioni dei treni e degli autobus, nei porti e, soprattutto, chi sorveglierà le vie secondarie? L’italiano non è responsabile, non è consapevole, non ha coscienza civica anche perché l’educazione civica, nelle scuole, non è mai stata studiata. Perché? Forse perché studiandola i ragazzi imparerebbero i loro diritti? Andiamo oltre.
Noi vorremmo sapere, visto che sulle strade non c’è mai nessuno che controlla nulla, salvo in vicinanza delle discoteche e nei centri cittadini: dove troverà decine di migliaia di persone da inviare sul territorio?
Perché, presidente Conte, dalla Lombardia si può uscire da mille strade diverse, magari secondarie, ma agibili, asfaltate, solo meno conosciute.
Le do un consiglio gratis, tanto dovrà arrivarci ugualmente.

L’Esercito italiano ha circa 171.000 effettivi, senza conteggiare i Carabinieri: e se, invece di inviarli sempre dove la NATO ha bisogno di metterci una pezza, le usassimo per un’emergenza nazionale?
Pur mantenendo la custodia di navi, aerei, caserme ed armamenti, riteniamo che almeno 50-60.000 persone sarebbero disponibili per questi scopi. E’ o non è un’emergenza nazionale?
Per carità, niente carri armati o mitragliatrici in giro: non si tratta di terrorismo. Diamogli, al massimo, una pistola da tenere in tasca e qualcuno con la mitraglietta (non sai mai chi incontri), magari con un poliziotto o un carabiniere nelle squadre di sorveglianza (per la maggiore esperienza) però, per controllare i flussi ed i documenti di chi vuole passare, non sarebbero utilissimi? Perché la Cina lo ha fatto, noi siamo il secondo Paese al mondo per decessi e non dobbiamo farlo?

Conclusioni
Passerà, certamente, passerà: il problema è, sin da oggi, capire cosa ci lascerà. Le scelte che faremo oggi saranno importanti per il nostro futuro e, di tutta la questione, la meno importante è l’economia, che poi riprenderà, magari con tutte le sue magagne, ma riprenderà.
Anzitutto, trovo sbagliato seguire i “consigli” d’alcuni anestesisti e rianimatori che chiedono una regolamentazione – de lege – per decidere chi si salva e chi no. I medici, talvolta, operano già queste scelte per non finire in inutili accanimenti terapeutici: c’è la morfina, e fortuna che in molti casi esiste, ma lo fanno sotto la propria responsabilità.
Un provvedimento di legge in tal senso sarebbe deflagrante nella società italiana: finirebbe che “quello si è salvato perché conosceva qualcuno”, oppure “ha telefonato il primario di…”, “s’è interessato l’onorevole K…” eccetera.
Non possiamo certificare in alcun modo questi comportamenti: i medici proseguano con le loro metodologie, con la loro deontologia professionale, ma non chiedano alla legge un supporto per giustificare le loro scelte. Sarebbe non solo deontologicamente scorretto, bensì deflagrante per la società italiana, così abituata alla “raccomandazione”. La legge non può certificare nessuna raccomandazione, ed i medici sappiano che nessuna raccomandazione sarà tenuta, in futuro, in conto.

Questa vicenda ha sì toccato la globalizzazione, ma non è figlia della globalizzazione: a meno di sostenere che i confini dovrebbero essere sbarrati ed i viaggi consentiti soltanto dopo i visti delle ambasciate, com’era con alcuni Paesi un tempo, durante la Guerra Fredda. L’URSS, ma anche gli USA.
Il virus non ha autonomia di vita dall’organismo che lo ospita: perciò, non possiamo di certo accusare le merci d’essere un veicolo di contagio.
Un tempo, le verdure crescevano nei dintorni delle città e venivano vendute nei mercati rionali, mentre oggi arrivano dalla Spagna sui camion: confesso che preferirei un’agricoltura più “nostrana” (e di servirmi soprattutto da chi la pratica, orto a parte) ma non trovo collegamenti con questa vicenda.
Molti italiani si recano in Cina per lavoro: la Cina vende molti prodotti di largo consumo in Italia, ma l’Italia vende alla Cina beni di alto contenuto tecnologico, e dunque questo interscambio è positivo, e non riesco a vedere la necessità di “chiudere i rubinetti” perché è arrivato mister Cov-19. L’influenza comune, giungeva dall’Oriente tutti gli anni.

Nonostante i tanti allarmi, ed una guerra infinita sui media, nemmeno uno dei migranti che sono sbarcati sulle nostre coste ci ha portato il virus: acc…Salvini, t’è andata male…
Se ci sono riflessioni da fare su questa vicenda, una è che siamo una delle Nazioni con la popolazione più vecchia del Pianeta, e non è un caso se qui da noi ci sia una mortalità percentuale più elevata rispetto alla Cina, all’Iran od alla Corea del Sud, che sono Nazioni sensibilmente più giovani. Ma questo è un problema che non sappiamo risolvere, perché non siamo in grado d’interpretarne le vere cause.

Perciò, cari amici, riflettete su quanto ho scritto e cercate di non lasciarvi infettare dai media, che così tante brutte figure come durante questa crisi, non ne avevano mai fatte. A ciascuno il suo, titolava Sciascia, ed aveva ragione.

1) https://www.agi.it/estero/news/2020-03-06/coronavirus-usa-costo-tampone-7338462/