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05 settembre 2015

Storie di balene, e di sciocchini


Finalmente sarà abolita l’IMU…oh, per Dio, era ora! Addirittura sarà celebrato il “funerale” dell’IMU e delle tasse sulla casa, ed è stata annunciata anche la data: il 16 Novembre? Perché? Non lo sappiamo: che c’entri con San Martino? Cade l’11…in un’epoca lontana scadevano gli affitti dei mezzadri…no, non c’entra…che il 16 Novembre sia san Marco, san Renzo o san Silvio? Può essere, oppure provvederà il Gran Cronista ed Estensore di Calendari e di Santi, ad inserire la nuova ricorrenza di “Santa IMU”. Martire.

Non vogliamo entrare nel merito delle “ragioni” che hanno condotto a tale scelta, per non far inorridire il marchese de la Palisse, perché – se così sarà, ogni cosa in Italia dovrebbe oramai esser sempre preceduta da un “se Dio (od Allah, fate voi) lo vorrà” –  mentre si celebra non solo il funerale dell’Illuminismo, bensì anche quello della comune decenza, col trascorrere del tempo abbiamo smarrito i contorni della vicenda storica per tracimare nella saga.

Vedi, cara Adele (la mia ultima nipotina), tanto tempo fa, quando gli uomini erano tutti principi azzurri e le donne tutte belle addormentate nel bosco incantato, chi voleva avere una casa se la faceva, mettendo su mattone dopo mattone. Nei tempi preistorici, addirittura le pietre del torrente. Qualcuno, più “agiato” (come riportano i vecchi atti di vendita alla voce “professione”) la comprava, grazie al sudore dei mezzadri che lavoravano per quei fortunati che erano, manco a ricordarlo, i nobili “per grazia di Dio e volontà della Nazione”. Beh…la nazione li voleva, ma Gaetano Bresci no! Niente, non è niente piccola Adele…una notazione a margine…quando sarai più grande ti spiegherò…
A quei tempi, nessuno pensava di chiedere dei soldi, ogni anno, perché avevi una casa: erano pochi quelli che riuscivano a costruirla, tanti le affittavano e pochissimi i proprietari fondiari. I quali, esprimevano il fior fiore dei Senatori del Regno ed Impero Italiano di Libia, Somalia ed Abissinia…non penserai mica che si dessero la zappa sui piedi tassando loro stessi! Poi, i tempi mutarono: panta rei, tutto passa…

Quei senatori, scoprirono – un po’ in ritardo rispetto ai loro colleghi francesi – la Borsa, cornucopia d’ogni delizia, che poi elargivano in profumi e gioielli alle più fascinose cocotte dell’epoca…cos’è una cocotte? Te lo spiegherò quando sarai più grande, no, non ora…
Che fare di tutte quelle case? Le misero in vendita, per realizzare denari da investire nella Grande Madre che tutto esaudisce!
Le comprarono, a suon di mutui trentennali, i nipoti dei loro antichi mezzadri: le banche – di proprietà degli antichi nobili, grazie all’invenzione della “azione” (rima o bisticcio? mah…) – fornivano i capitali, che i soliti servi della gleba (nel frattempo transitati al nuovo ed onorevole ruolo di “operai”) ripagavano con interessi da strozzo.
La vera ricchezza, oramai, era diventata fluida come l’acqua, evanescente come la brezza, potente come l’uragano…ma sempre impalpabile, invisibile, leggera…volava dalle praterie americane al deserto dei Gobi in una frazione di secondo, mentre le case erano sempre lì: solide, aggrappate ai loro suoli, immobili nei secoli. La vedi questa pietra da camino, piccola Adele? Fu posta lì prima che scoprissero l’America…pensa quanto tempo fa…

Sun-Tzu non so se lo disse, ma certamente lo pensò: “ciò che non puoi spostare, in un campo di battaglia, è irrimediabilmente perduto”.

E così, con qualche scusa delle solite, qualcuno pensò di tassare le case: servono soldi! Le cicale lavoratrici divorano tutto in assegni pensionistici e stato sociale! Ah, se non ci fossimo noi, parchi e misurati custodi delle patrie finanze…
Poi, la storia s’aggrovigliò e diventò una saga, una saga con tutti i personaggi di rito…Romanuccio morbiduccio, Silvietto rognosetto, Montino l’assassino, Fornaretta la streghetta e Renzino lo sciocchino…che tolsero, rinominarono, rimisero, ri-tolsero l’antica imposta…con sempre nuove trovate, al punto che la saga si complicò al punto da non esser più ricordata, conosciuta…né per tradizione orale e nemmeno per scritti…fu tutto un accavallarsi di riforme, storni, bilanci, finanziarie…che condussero alla cancellazione del diritto allo studio, alla salute, alla pensione…eh sì, terminò la stagione dei diritti ed iniziò quella degli storti, che continua tuttora e che continuerà con la prossima puntata del 16 Novembre.

I Vecchi Saggi si ritirarono sulla Montagna Sacra, come conviene a chi si ritiene tale: a che serve raccontare che, in Italia, il 50% della ricchezza è posseduta dal 10% della popolazione? Che sei milioni di persone “raspano” 1000 miliardi di euro l’anno? Poi, quando si vede passare una Harley Davidson da 20.000 euro la gente mormora: eh, poi dicono che non ci sono soldi…
Certo che ci sono i soldi, quelli per comprare 6 milioni di rombanti Harley non mancano, magari mancano quelli per comprare le medicine per gli ospedali…echissenefrega – dice il solito “seimilionario” – io vado in una clinica svizzera…

Inutilmente, uno dei Vecchi Saggi – il professor Fumagalli, economista dell’Università di Pavia – si sgola da decenni per raccontare che basterebbe una tassa dello 0,1-0,2% sulle transazioni finanziarie per istituire un serio reddito di cittadinanza, oppure – sempre su questa strada – per sistemare le storture di bilancio. Già, ma quel modestissimo obolo dovrebbe essere profuso dai pronipoti degli antichi nobili!
Invece, si pensa di togliere/mettere/ritogliere/ri-mettere le tasse sulla casa a seconda degli appetiti elettorali – quando i pronipoti dei servi della gleba devono dare i due euro per le primarie, e poi recarsi diligentemente al seggio – facendo credere che l’Italia sia quella dei possessori di case, quelli sono i patrimoni! Anch’io sono un proprietario fondiario: possiedo, al 50%, due case che ho ereditato le quali, grazie ai buoni servigi di Montino l’assassino, non so a chi venderle! E mi svenano di costi e di tasse! Spero nei cinesi, perché i russi pare che non abbiano più un copeco bucato!
Eh, cara Adele, sapessi come la gente sia prodiga di consigli ed avara di soluzioni!
Al termine, voglio confessarvi la ragione dell’intelaiatura fiabesca di questo articolo, alle profonde ragioni che m’hanno convinto a scriverlo.

Da alcuni giorni soffro di una noiosa tendinite al tendine d’Achille, che limita molto la deambulazione: stamani, obtorto collo, ho dovuto recarmi in ferramenta.
Mentre seguivo il solito commesso (che mi conosce da anni) zoppicando vistosamente, gli dissi “Eh sì…mi ha morsicato una balena mentre facevo il bagno alla boa”.
Voltatosi di scatto dall’armadio della bulloneria, sbarrò gli occhi e mi rispose – serissimo – “Davvero?”

Sarà un caso estremo, ma non è così strano se ho inserito come effige di questo articolo la nota campana di Gauss: noi che dissertiamo di reddito di cittadinanza, signoraggio, Bildenberg, Trilaterale, complotti vari…dobbiamo stare molto attenti a ciò che scriviamo, perché siamo ad uno degli estremi. Il commesso è all’altro estremo? Passi pure. Ma la massa che sta in mezzo? La gran parte degli italiani? Non sanno quasi nulla di ciò che non racconta un qualsiasi telegiornale. Vai un poco oltre e ti bollano per un visionario, chiudono subito occhi orecchie. E connessione Web.
E’ difficile capire quale sia il limite che può essere compreso, non cedere al proprio orgoglio saccente di “benedetti” perché in grado di trasferire su carta i propri pensieri, senza finire in inutili prolusioni utili solo ad un’avanguardia d’eletti. Ah, la teoria dell’avanguardia, quante vittime ha sulla coscienza! Da Lenin alle BR…per non parlare dei futuristi, anch’essi vittime d’identico male…quante volte ho letto “d’imminenti” guerre all’Iran, di “prossime” cadute rovinose del dollaro, di “certe” dissoluzioni della Russia…basta così…meglio che vi racconti il mio segreto.

«Ciao Moby»
«Ciao Carlo»
«Accidenti, Moby, perché vieni così vicino a terra…ci saranno sì e no trenta metri d’acqua…»
«Per salutarti. E poi, non farmi più grossa di quanto sono…trenta metri bastano…»
«Moby: hai saputo cosa mi è successo?»
«Lo so, lo so…è stata quell’idiota di…beh, è inutile che ti dica il nome nella nostra lingua, non significherebbe niente per te…che vuoi farci…ci sono idioti anche fra le balene…ti ha fatto tanto male?»
«No, però non è stato piacevole sentire il piede schiacciato contro la barca…per fortuna niente di rotto…»
«Come siete fragili…»
«E allora? Dai, non prendermi in giro…sai che hai una pelle morbida?»
«Vuoi forse farmi la corte? Sono una femmina sai?»
«No, Moby, non potrei mai rischiare di fare l’amore con te sopra…rischierei la fine del fuco…»
«Cos’è un fuco?»
«Niente Moby, un insetto che va per l’aria, lascia perdere…piuttosto: come riusciamo a comunicare? Sai la nostra lingua?»
«E’ semplice, rilassati: usa la telepatia, è così facile…»
«E’ vero: basta non pensarci…»
«Dimmi una cosa, Carlo: ho saputo di sorelle e fratelli che sono finiti sulla spiaggia, lontano da qui…sai il perché?»
«Sono esplosioni sottomarine di quelli che cercano il petrolio, confondono e scassano il vostro sistema d’orientamento, il vostro GPS…»
«GPS?!?»
«Lascia perdere…qui non c’è rischio, perché il fondale è roccioso e sotto non c’è il petrolio…»
«Uh…ero preoccupata…»
«Ti verrò a trovare quando metterai in mare la tua barca, navigheremo insieme: ti piace l’idea?»
«Basta che non t’avvicini troppo…»
«Noi balene conosciamo i rischi degli altri: peccato che non si possa dire la stessa cosa per voi…abbiamo pessimi ricordi…»
«Vero, ti dobbiamo delle scuse…»
«Adesso vado»
«Dove?»
«M’immergo dove tu non potrai mai essere…»
«Anche tu non potrai mai salire in cielo, come fanno gli uomini…»
«Siamo esseri limitati…che ci vuoi fare…però possiamo essere amici…ma non raccontarlo troppo in giro…»
«Stai tranquilla, Moby, nessuno mi crederà: se mi credessero, mi farebbero a fette per capire il perché!»
«Che mondo, Carlo…vado, ho un po’ d’appetito…»
«Buon pranzo Moby, arrivederci!»
«Ciao»

Per un poco non avverto quasi nulla: dalla piattaforma, dove sono steso a prendere il sole, solo un po’ di movimento nell’acqua…poi, lontano mezzo miglio, una grande coda svetta per un attimo verso il cielo, per scomparire in fretta nel mare. Un po’ la invidio. Il sole fra poco calerà, mi tuffo e raggiungo la spiaggia…non vedrò mai ciò che Moby osserva in questo istante. Se una persona me lo descrivesse, probabilmente non ci crederei e gli darei del visionario. Già.

18 giugno 2013

La via di mezzo


“La politica è forse l’unica professione per la quale non si considera necessaria alcuna preparazione specifica.”

Robert Louis Stevenson – Familiar studies of Man and Book – 1882



A ben pensarci, non può essere che così: qualsiasi altra interpretazione del suffragio universale è fallace, menzognera, disutile. Abbiamo appena provato sulla nostra pelle i frutti di un governo di “sapienti”, di platonica memoria, ed abbiamo verificato quanto sia antidemocratica ed inutile una simile operazione, che rischia veramente di far precipitare il Paese in un incubo (quello c’è già) dal quale non si riesce più ad uscire poiché ipnotizzati dalla soggezione verso i “sapienti” i quali, come perfidi serpenti incantatori, continuano ad intessere le trame del loro maleficio.

E’ interessante ascoltare una breve intervista (1) pubblicata dal Fatto Quotidiano dove (senza saperlo) si confrontano da due diverse sponde Vendola e Cuperlo: non si tratta, qui, di dare giudizi sulla collocazione politica dei due o quant’altro, bensì d’analizzare attentamente il testo.

Mentre Vendola ammette la crisi iniziata nel 2008, ma assegna ai “rimedi” proposti in sede europea la vera causa del tracollo italiano, Cuperlo è ingabbiato nella rete europea fino al collo e balbetta soluzioni che – ben sa – essere impraticabili e di cortissimo respiro.

Osserviamo, brevemente, l’alfa e l’omega (per adesso) della vicenda:


“Il piano di intervento (del Piano Paulson N. d. A.), che all'inizio prevedeva una soglia nominale massima non superiore ai 700 miliardi di dollari, complessivamente ammontò a 7.700 miliardi di dollari. Tale quantitativo di liquidità venne immesso sul mercato bancario a tassi vicino alla zero dalla Federal Reserve, a sostegno delle banche non solo americane, ma anche europee (come Royal Bank of Scotland e UBS) durante il biennio di crisi 2007-2009.” (2)

 
Salto numerose fasi della crisi, per giungere agli effetti finali:

 
“Nella notte tra il 28 e il 29 giugno 2012 il Consiglio Europeo nel tentativo di trovare un argine alla crescente esposizione dei paesi dell'Eurozona (in particolare alcuni paesi mediterranei tra cui Italia e Spagna che pongono in veto allo scopo di esercitare pressione sul Consiglio) alla crisi di fiducia degli investitori, deliberò di implementare l'utilizzo del MES come copertura dai rischi di rifinanziamento degli stati e di fare del MES, accanto al Fondo europeo di stabilità finanziaria, un meccanismo di preservazione dall'aumento incontrollato dei rendimenti dei titoli pubblici, attribuendo agli stessi la funzione di intervenire acquistando per conto della BCE titoli di debito pubblico sul mercato secondario, a condizione che il paese richiedente sottoscrivesse un documento di intesa e si impegnasse a rispettare severe condizioni. In più venne attribuita al fondo la capacità di ricapitalizzare le banche senza l'intermediazione dei governi nazionali.” (ibidem)



Ecco: “a condizione che il paese richiedente sottoscrivesse un documento di intesa e si impegnasse a rispettare severe condizioni.” Qui sta la radice delle nostre disavventure: un impegno preso da qualcuno che non era stato eletto a sottoscrivere qualsiasi impegno per mantenere quella “stabilità” e quei “rendimenti”.

Quell’uomo fu Mario Monti.

Insomma, dobbiamo pagare di tasca nostra per finanziare, e dunque capitalizzare, un fondo al quale potremmo accedere soltanto pagando un interesse (sui soldi nostri!) e accettare qualsiasi provvedimento di austerità. Fantastico: è come pagare l’assicurazione dell’auto e poi, quando hai un incidente, essi usano quei soldi per concederti un finanziamento, sempre che tu non superi mai più i 90 all’ora, altrimenti ti sequestrano l’auto e tutto il resto.



Oggi, gli effetti dei subprime americani – ai quali la burocrazia bancaria ed europea ha aggiunto una serie di “rimedi” che sono peggio della cura – mostra i suoi artigli.

Il governo Letta è una ciofeca: ingabbiato fra i veti incrociati, fra gli ex montiani che non contano nulla in Parlamento – ma dettano l’agenda grazie alle loro potenti amicizie in Europa, dal Bilderberg alla BCE – fino ai 101 traditori del PD, che affossarono la volontà popolare di gran parte del loro elettorato per sostenere l’agenda europea, galleggia, ogni tanto beve, ma non vede l’ora di tornare a riva. Nuotare nel mare della grande politica non è per loro, s’è capito.

Perché non stilano una nuova legge elettorale? Prima di tutto perché questa conviene a tutti gli inciuciatori di questo mondo, e poi perché aprirebbe la via a nuove elezioni, vade retro satana, sembra di sentirli minacciare.

Quindi, rimarranno lì fin quando “qualcosa” non li smuoverà: poco probabile un Berlusconi indebolito, meno ancora un Grillo che s’è incasinato da solo. Vivacchieranno, fra una batosta e l’altra (per noi): cos’avevate capito?



Nel frattempo, s’affidano all’alleato di sempre: gli USA. Tutti se ne vanno dall’Afghanistan – ci pensano persino gli americani! – ma noi restiamo. Ogni tanto riportiamo a casa un cadavere, ma quando c’è il morto “fresco” non se ne deve parlare per rispetto, quando il morto è “muffito” passa in cavalleria.

Oh, scorrendo la lista dei militari italiani morti all’estero (3) c’è da rabbrividire: morti per fuoco amico, per suicidio, una miriade per incidente stradale, un'altra bella quota per aeromobili che cascano (oh, ma ‘sti elicotteri italiani non sarebbe meglio mandarli ad una revisione?), chi è annegato, chi è saltato su una mina, chi si è sparato da solo per un “incidente”...va beh, lasciamo perdere.

I morti, finora, sono 54: sui feriti non ho trovato dati, ma in una guerra sono almeno cinque volte i morti. Insomma, le perdite di una battaglia.

Qui, sarebbe già un bel risparmio andarsene perché le cifre ufficiali sono fasulle: parlano di 1 miliardo l’anno, ma nelle “pieghe” dei bilanci militari si nasconde altro e si pensa che siano almeno due. Per una guerra che non si può vincere, ossia una guerra persa: ma questi “volontari” che vanno a morire per niente, ci pensano?



L’altro bel capitolo riguarda gli F-35 i quali – fra nazioni che si ritirano dal programma e dubbi sul velivolo che giungono dall’amministrazione USA stessa – stanno diventando lo zimbello del terzo millennio. Col russo T-50, in arrivo intorno al 2015, al costo di un quarto di un F-35 e, sembra, più affidabile.

Ma l’italia ha bisogno di questi aerei?

Passino i 30 (versione B) per le due portaerei – ma gli americani pensano di cancellare proprio la Versione B ad atterraggio verticale – che sarebbero necessari per giustificare la costruzione delle stesse: insomma, passi la vecchia Garibaldi, ma la nuova Cavour non si capisce proprio cosa l’abbiano costruita a fare.

In ogni modo, se la versione B non sarà costruita, le due portaerei rimarranno “a secco” di aerei: fantastico per una portaerei! Faranno le navi trasporto truppe per gli americani: garantito.



Gli altri F-35 “normali” – quelli per l’AMI – non servono ad una mazza: sono ancora in consegna gli Eurofighter! E poi: una nazione che non riesce più a garantire reddito e sicurezza sociale, perché va ad impelagarsi in queste faccende?

Questo, tanto per mettere in chiaro alcuni consistenti risparmi che si potrebbero ottenere dal settore militare: una forza di “difesa” che è in grado di “recapitare” senza problemi una bomba ad Herat, ma che non riesce a difendere Taranto o La Spezia da un’incursione di cacciabombardieri nemici. Ci torneremo – con argomenti convincenti – in un prossimo articolo.

Il piatto forte, però, è un altro: inutile girarci attorno, perché stiamo sempre valutando all’interno dell’esistente, in altre parole non c’allontaniamo dalla tana.

Proprio in questi giorni, Silvio Berlusconi fa la voce grossa perché Letta non batte i pugni a Bruxelles: non ha mica torto, però si dimentica quando fu lui a belare come un agnellino a Bruxelles. Ricorda? (4)



Il dibattito, allora, verte su “cosa” dire a Bruxelles, “come” rispondere a Francoforte, “quali” sono le strategie e le tattiche più incisive.

I lettori, forse, non meditano abbastanza sugli effetti della crisi greca: io non ci sto più a sentirmi cittadino italiano ed europeo, mi fa moralmente schifo che qualcuno – magari a Timbuctu – mi identifichi come appartenente ad una simile genia.

La distruzione della Grecia è stata un’operazione pianificata: il debito greco è risibile, perché allora scatenare una vera e propria guerra contro Atene, per nulla dissimile dalle sanguinarie occupazioni che Berlino portò avanti in Europa dal 1939 al 1945?

Una vicenda neocoloniale tutta interna all’Europa: ecco cos’è la crisi greca, manca solo un Gauleiter ad Atene e l’occupazione sarebbe perfetta. Ecco un breve, agghiacciante, brano:


"Le limitazioni iniziali sono scomparse quando è stata inghiottita la Germania dell’Est nel 1990. L’allora Cancelliere Helmut Kohl stabilì la linea: “La Germania ha chiuso con il passato; in futuro potrà apertamente dichiarare il suo ruolo di potenza mondiale, un ruolo che ora è necessario ampliare.” Il ministro degli esteri Kinkel fu ancora più chiaro: “Occorre padroneggiare due compiti paralleli: all’interno del paese dobbiamo tornare a essere un unico popolo, all’esterno è ora di arrivare a ottenere qualcosa che abbiamo mancato due volte di realizzare. In accordo con i nostri vicini dobbiamo trovare la nostra strada verso un ruolo che corrisponda ai nostri desideri e al nostro potenziale.” Il suo riferimento al doppio fallimento della Germania, che ora deve trovare coronamento, fu davvero allarmante. Un deputato del partito della Merkel lo ha recentemente aggiornato: “E’ ora che in Europa si parli tedesco!” (5) Per approfondire (6)


Gli interessi ci sono, e sono poco visibili.

I tedeschi iniziarono con l’avventura balcanica subito dopo l’unificazione (non persero tempo! Giusto un paio d’anni) ed oggi hanno quasi completato la nuova autostrada Fiume-Dubrovnik, che traversa tutta la ex-Jugoslavia da Nord a Sud. Grazie al “compiacente” risultato del referendum montenegrino (55,1%, ci voleva il 55%) ottenuto chiudendo improvvisamente le frontiere con la Serbia la mattina del referendum (molti montenegrini contrari alla separazione stavano per affluire) ed organizzando, parimenti, viaggi aerei gratuiti dalla Germania per i montenegrini favorevoli, oggi sanno che quell’autostrada potrà giungere ai confini con l’Albania.

Quella è soltanto un nuovo protettorato italiano: non ci vorrà molto a traversarla (come si ripete, per versi differenti, la Storia, eh?). Dopodichè, ecco la Grecia: vi chiederete il perché. Diamine! Perché la Grecia possiede un porto (Il Pireo) piazzato proprio nel centro del Mediterraneo, che accorcia la via per Amburgo d’almeno duemila miglia!

Anche i greci lo sanno, e provarono ad intessere trattative con i cinesi ma la Germania aumentò la pressione del tacco sulla loro testa e furono costretti a desistere, nonostante il COSCO Group ed il suo manager, Wei Jiafu, affermassero, all’inizio del 2012:

“Sono venuto qui per riportare il porto del Pireo al posto che gli spetta. Ci auspichiamo che entro un anno divenga il principale scalo commerciale del Mediterraneo. In Cina abbiamo un proverbio: ‘Costruisci il nido e l’aquila arriverà. Abbiamo costruito un nido nel vostro paese per attirare l’aquila cinese. Questo è il contributo che vi stiamo offrendo”. (7)



Infine, c’è un precedente culturale che spaventa. Emir Kusturica, nel film Underground, presenta un’immaginaria rete stradale sotterranea (che non si deve vedere, occultata, proprio perché esistente ma d’altra natura, politica) dove transita un po’ di tutto: mezzi militari, camion civili, profughi. In alto, campeggiano due cartelli stradali: a sinistra Berlino, a destra Atene.

Che fare, dunque, di questa Europa oramai egemonizzata dalla Germania, nella quale aspettiamo, oramai, soltanto di finire paese-satellite, sempre che ci vada bene? Partiamo dall’euro.


Le posizioni, rispetto all’euro, sono perlomeno 4:


1) Dall’euro non si può uscire e va bene così;

2) Bisogna uscire assolutamente dall’euro;

3) Bisogna cacciare dall’euro le nazioni più ricche;

4) Bisogna pretendere da posizioni di forza una revisione dei trattati.



La prima soluzione è quella sostenuta da gran parte dell’establishment: va bene così? Trovate voi le soluzioni, senza subissarci di tasse né continuare a toglierci diritti. Nemmeno il caso di parlarne.



La seconda soluzione ha una pecca: la metà degli italiani crede nell’euro più che nel Padre Nostro. Chi li convince della trappola? Un referendum? E quando mai la Corte Costituzionale lo farà passare!

E’ pur vero che, oggi, c’è più materiale a disposizione, più siti che ne parlano, ma in Tv quando si parla di uscire dall’euro si viene presentati come dei nichilisti, gente che vuole soltanto sfasciare tutto. E quel 50%, (molto variabile secondo i sondaggi, questo è quello più favorevole) prima che cali, passeranno molti anni, se non decenni.



La terza soluzione – proposta (8) dal premio Nobel Stiglitz e sposata, in Italia, da Alberto Bagnai – sembra più avvincente. Bagnai dà per scontato che alla Germania “l’affare” convenga giacché – tanto per semplificare – ha già succhiato i Paesi mediterranei fino all’osso e dunque potrebbe abbandonarli al loro destino.

 
Attualmente, però, non sembra questa la politica tedesca: vanno sempre giù più pesante nelle richieste d’austerità e di rigore di bilancio, ma non sembrano voler mollare la presa. La Germania ha anche altri mercati oltre all’Europa del Sud: l’euro le va bene come moneta forte per pagare meno le materie prime, per poi esportare prodotti tecnologici in altre aree. L’Est, ad esempio, la Russia, la Cina, ecc.

Premetto di non essere un economista e, perciò, la soluzione di Bagnai deve essere più articolata: siamo certi che la Germania “molli l’osso”? E se l’area industriale del Nord Italia (seconda in Europa per mole) facesse gola al punto da non battere ciglio fino al disastro totale italiano, per poi acquistare per due soldi? Non dimentichiamo che, sotto sotto, questo era l’obiettivo di Miglio e della prima Lega Nord, che lo sapessero o no quelli che vanno ai raduni “cornuti”: per questo, oggi, la Lega non serve più a nessuno.

 
L’ultima soluzione sembra la più avvincente, ma ci vuole una forza politica che sappia quel che fa, la proponga e la porti avanti. Cosa?

Ci sono alcune cosette che si possono fare prima d’uscire dall’euro: quali?

Anzitutto, sospendere unilateralmente il trattato di Shengen: si può fare dalla sera alla mattina.


L’Austria – come forse saprete – non permette il transito dei TIR stranieri sul suo territorio: vuoi passare l’Austria? Mettilo sul treno (delle ferrovie austriache) e paga. Anche la Svizzera opera in questo modo.

Siamo il Paese che detiene il maggior patrimonio culturale del mondo! E’ patrimonio dell’umanità! Vogliamo mostrare un paesaggio colmo di TIR in colonna? Giammai.

Basta una semplice legge:


“I trasporti autostradali, che non abbiano partenza od arrivo in Italia, non possono attraversarla, bensì salire sugli appositi treni”. Punto.

Vi rendete conto di cosa significa?


Gran parte dell’industria spagnola è in mani tedesche, più l’esportazione spagnola di frutta e verdura nel centro-Europa: c’è un volume di traffico – da e per la Germania – spaventoso, di tedeschi e spagnoli. Volete passare? Sul treno, e pagare. Altrimenti, fatti tutta la Francia per andare a Monaco di Baviera.

Vuoi entrare in Italia a Trieste per andare in Germania? Stessa musica, altrimenti passa dall’Ungheria per andare a Monaco.

Siamo convinti che una “cosuccia” del genere renderebbe più malleabili i tedeschi nel loro procedere “über alles” per l’Europa. Moooolto più malleabili: se lo fanno Austria e Svizzera...

In alternativa, potrete sempre sbarcare le merci nei porti italiani: la legge non si applica se la merce è in partenza dal territorio italiano.

Insomma, siamo stufi di questi TIR con targhe di mezzo mondo che intasano soltanto le nostre strade!



Poi c’è la questione del patrimonio artistico: è meraviglioso, unico, stupendo...grazie, già lo sappiamo...

Però bisogna mantenerlo.

Per caso – cari europei del Nord – avete mai dato uno sguardo ad una carta sismologica dell’Europa? (9)

Ma guarda te...sempre i soliti sfigati...Italia, Balcani e poco altro. Il resto dell’Europa? Un bel verde rassicurante, mai visto un terremoto.

Capirete bene che non potete lasciarci “sul gobbo” la responsabilità di mantenere in piedi tutto questo po’ po’ di “patrimonio culturale dell’umanità”, vero? Sono certo che ne converrete.

Perciò, basta una leggina:


“Per ogni monumento o pregevolezza artistica sul territorio italiano è prevista un’apposita tassa di salvaguardia per tale patrimonio, da stabilirsi nella quota del 20% sul biglietto d’ingresso, che sarà immessa in un apposito fondo – senza possibilità di storno – per il mantenimento del patrimonio artistico. Gli italiani, o i cittadini che vivono in Italia, ne sono esentati alla presentazione della carta d’identità o del permesso di soggiorno. In alternativa,i turisti potranno richiedere l’apposita “antiquities card” alla frontiera, al prezzo complessivo di 100 euro. ”


E diamo lavoro a qualche architetto ed operatori di restauro, così il PIL cresce! Non verrete più perché costa troppo? Siete proprio degli avaracci con una mentalità anti-europea: ci dispiace, niente Colosseo, Fori Imperiali, Piazza S. Marco, Piazza dei Miracoli...più qualche decina di migliaia di castelli e palazzi nobiliari. Bye bye.


Allo stesso modo – siccome c’è un ampio patrimonio storico subacqueo – è necessario avere fondi per riportarlo alla luce, mica lasciarlo in mano ai contrabbandieri d’antichità. Convenite, no?


“Ogni imbarcazione da turismo straniera che transiti nelle acque territoriali italiane, e nella zone d’interesse economico esclusivo (24 miglia) è soggetta ad una tassa di 100 euro.”


Non sarete mica così meschini da non voler proprio recuperare la nave oneraria romana sulla quale avete gettato l’ancora del vostro yacht da 30 metri e 10 milioni di euro, no?



Bene, per ora non c’è altro, ma molto può essere fatto: nell’attesa che gli economisti trovino il modo di uscire dalla trappola dell’euro, queste cose possono essere fatte. Qualche legge, forse, ve l’approveranno pure, più difficile per Shengen e per i TIR. Ma che una simile proposta sia stata bocciata, seppur a maggioranza, dal Parlamento italiano farebbe già rizzare le orecchie ai burocrati del Santo Euro.


Forza, invece di stare lì a trastullarvi con gli scontrini o sulle espulsioni di questo o quell’altro: siete o non siete “cittadini” inviati dal popolo?



1) Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/06/14/iva-e-imu-vendola-dal-governo-poche-idee-ma-confuse-che-film-penoso/236613/



(2) Fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_del_2008-2013



(3) Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Militari_italiani_caduti_in_missioni_all'estero



(4) Vedi : http://www.polisblog.it/post/12115/ore-12-berlusconi-a-bruxelles-con-le-orecchie-basse-napolitano-pronto-a-una-soluzione-demergenza  



(5) Fonte: http://znetitaly.altervista.org/art/2716 



(6) Vedi: http://www.bulgaria-italia.com/notizie-est/article82a6.asp



(7) Vedi : http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/02/cina-operazione-sirtaki-1/



(8) Vedi : http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/17/ue-salva-solo-se-berlino-lascia-leuro-lidea-del-nobel-stiglitz/624169/



9) Vedi: http://www.tarocchionline.net/reserved/sismic_europe.jpg



03 maggio 2013

E’ ora di finirla


Gentile Enrico Letta,

abbiamo ascoltato le sue parole: sempre equilibrate, sottili, intriganti, a volte velleitarie, poi orgogliose, infine vuote, come quelle di qualsiasi governo che entra in carica. Cosa aspettate? L’Estate – come sempre – per poter fare le varie leggi-porcata come usualmente v’adoperate?

Mi dispiace, non avrete più il beneficio dell’assenza degli italiani perché occupati in ameni giochi sulla spiaggia: sulle spiagge ci sarete solo voi, insieme al 10% della popolazione che possiede il 50% della ricchezza nazionale. Oramai, siamo allo stremo: se ci saranno vacanze, saranno di pochi giorni – magari col treno – per lo più a trovare qualche amico. Alberghi, residence, stabilimenti balneari, bar, ristoranti...sono attesi dalla stagione turistica più buia del dopoguerra: anche questo un bel risultato della vostra classe politica.



In campagna elettorale avete promesso la luna, poi “v’è toccato” fare il governo con Berlusconi – affari vostri – ma l’elettorato italiano s’era espresso in modo ben diverso: due italiani su tre s’erano espressi per un governo di radicale rottura con il passato. Invece.

Ci si potrà incolpare all’infinito – se il rifiuto è iniziato da Grillo o da Bersani, se è continuato con Bersani e terminato con Grillo – ma non andremo da nessuna parte: fatto è che, adesso, Berlusconi vuole l’eliminazione totale dell’IMU, per godere di un successo indiscusso e mettervi all’angolo.

Se concederete al Cavaliere questo privilegio – lei lo sa bene – non resterà altro: tutte le risorse saranno prosciugate dal taglio di 12 miliardi dell’IMU e, la società italiana, non ne avrà quasi nessun beneficio. Perché?



Prima di continuare, ricordiamo ai meno attenti che fu Prodi, nel 2006, ad eliminare l’ICI sulle prime case e sui redditi più bassi. Dopo, giunse la famosa stoccata televisiva di Berlusconi – ovvio, i suoi amici palazzinari erano rimasti a bocca asciutta ed il suo elettorato lo richiedeva a gran voce – così, siccome ogni promessa è debito, si passò subito all’incasso, delegando al tandem Tremonti-Brunetta il compito di trovare i soldi. S’era nel 2008 e la crisi arrembante veniva negata: i ristoranti sono pieni – raccontava il Berlusca – certo, per i soliti noti.



Brunetta e Tremonti trovarono nella Gelmini la vittima sacrificale – una che nemmeno sa cos’è un neutrino e fa il Ministro dei Tunnel...pardon dell’Istruzione – una persona viscida ed incompetente, pronta a tutto per compiacere il suo patron Berlusconi. Anche a triturare la scuola italiana.

Difatti, arrivò la “riforma Gelmini” – la quale, altro non era che il diktat Brunetta-Tremonti – che la Gelmini controfirmò subito: la lesse? Dubitiamo.

Con gli 8 miliardi “risparmiati” sulla scuola non si pagò più l’ICI: tutti contenti, soprattutto quelli che vanno in giro sulla Porsche Cayenne. Gli altri, già non la pagavano più.

Quale fu il prezzo della riforma Gelmini e, poi, di quella Fornero sulle pensioni? E’ presto detto.



Il penultimo posto in Europa per quanto riguarda le competenze informatiche e di comunicazione, ed l’ultimo al mondo per quanto riguarda l’età media dei docenti: il nuovo ministro dovrebbe fare un giro nelle scuole, così potrebbe vedere in cattedra una generazione nata quando ancora nelle campagne c’erano i cavalli da tiro, una via di mezzo fra i suoi genitori ed i suoi nonni. Sono disperati, non più in grado d’interloquire con i ragazzi i quali – i famosi “nativi digitali”, mi scappa una risata – sono bravissimi a navigare su Facebook, un po’ meno se qualcuno gli chiede di sistemare l’indice di un database.

Ma l’ICI fu salva e la promessa di Berlusconi al suo elettorato mantenuta.



Oggi, caro Letta, le chiediamo di far tornare il Ministero dell’Istruzione (possibilmente Pubblica) un dicastero col portafogli: le “prassi” della controfirma d’ogni decreto che abbia valenza economica dei ministri della Funzione Pubblica e dell’Economia vanno eliminate. Ossia, se ne discuterà in Consiglio dei Ministri, altrimenti il ministero dell’Economia sarà sempre “maior” e gli altri “minus”.



Infine, non ce ne frega nulla del Bildenberg, della Trilaterale, dell’Aspen Institut e di tutti gli altri consessi dei quali lei fa parte: chi l’ha votato l’ha fatto credendolo un parlamentare italiano, non un elemosinante in giro per l’Europa. Come? Ce lo chiede l’Europa? Chiedete all’Europa cosa succederebbe se l’Italia chiudesse i battenti e se ne andasse. Lo sa, vero?

Da ultimo, non passi sotto silenzio gli ultimi avvenimenti: quell’uomo – disperato – che si è messo a sparare all’impazzata in Piazza Colonna. E’ un segno dei tempi: gli italiani – disperati – non sanno più come richiamare la vostra attenzione.



Fate una legge proporzionale e basta – mediante la quale possiamo contarci – senza sbarramenti ed altri trucchi, e nemmeno c’ammansisca più in salsa tartara l’abolizione delle Province, perché tutti sappiamo che, senza prima una revisione delle competenze, non è possibile farlo. E le Regioni ed i colossali buchi nei bilanci della sanità?

Tolga l’IMU sulla prima casa, dia la pensione agli esodati ed a quelli della scuola che ne avevano già maturato il diritto, e riveda radicalmente la riforma delle pensioni e del lavoro. Le risorse le troverà nell’abolizione dei sussidi elettorali, nei risparmi sugli F-15, sull’abolizione delle missioni “di pace” all’estero, sul taglio degli stipendi e delle pensioni d’oro di parlamentari, ministri, consiglieri regionali, provinciali e sindaci. Norma retroattiva: per noi sono sempre retroattive!



Dunque, se Berlusconi se ne vuole andare e far cadere il governo, lo lasci pur andare, rimetta la delega e torniamo a votare: Napolitano dovrà rassegnarsi e rimanere in carica oltre i cento anni.

Altrimenti? La prossima volta non so chi, ancora, prenderà qualche voto, Grillo compreso.