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10 dicembre 2015

Olive, navi e pensioni









Osservate ben questa fotografia perché non so se si nota chiaramente: a parte le olive abbandonate sulla pubblica via, o quelle che nessuno raccoglierà sulla scarpata, sulla strada si notano migliaia di noccioli. Si tratta della “nuova usanza” di fare l’olio direttamente sull’asfalto: pratica, oltretutto, assai pericolosa, perché passare in moto sopra quel “mix” di olio e minuscoli noccioli è rischioso. Non fa niente: se avrete un incidente, potrete fare causa al Comune il quale (con comodo, ovvio) sarà obbligato a risarcirvi.
Questa è la situazione di chilometri di strade liguri: accanto, ci sono gli oliveti abbandonati con strati d’olive che marciscono, qualche (raro) podere con le reti stese (ma troppo tardi, sotto le reti c’è già una strato d’olive marce) e le cunette per il deflusso dell’acqua intasate da chili e chili di olive.
Ho cercato dotte informazioni sulla situazione olivicola italiana e sono state tutte rassicuranti: tranquilli, ragazzi...sì, in un decennio hanno chiuso i battenti più di 200.000 piccole aziende...ma la superficie coltivata ad olivo è diminuita solo di un’inezia%. Sarà.

Si legge, però, che l’olio d’oliva italiano è solo un ricordo: grazie ai “saggi” provvedimenti dell’UE, soltanto una percentuale inferiore al 10% è sufficiente per qualificarlo come “olio d’oliva italiano”...cioè...olio comunitario con presenza d’olio italiano. Quanto? Ah, difficile dirlo...l’Italia produce circa la metà dell’olio necessario al consumo interno, la Spagna 4 volte l’Italia – ed ha il controllo dei mercati del Nord Africa, Marocco ed Algeria – ma l’olio spagnolo, e quello che diventa tale appena sbarca ad Alicante, è una schifezza rispetto all’olio italiano. Per due motivi: le cultivar, molto inferiori per qualità, ed il sistema di raccolta, che è molto diverso da quello italiano (gli spagnoli “ammucchiano” le olive sotto l’albero, quando hanno terminato la raccolta le portano al frantoio...immaginate che “fragranza”...).
Qui, entrano in gioco i chimici, i quali sono in grado di farvi diventare qualsiasi schifezza almeno accettabile, quanto basta per stare, con accattivante etichetta e smaglianti luci, sullo scaffale di un supermercato.

La questione, però, è un’altra: di tutti gli olivicoltori che conosco, nessuno è sotto i 60 anni, ovvero sono quasi tutti pensionati che...fin che ce la faranno, dicono, poi...qualche santo sarà per il podere e per le olive. Quelle olive pestate sulle strade, però, già raccontano come la pensa il santo.
L’olivicoltura è solo un settore dell’agricoltura italiana: il divario con Francia e Germania è abissale. In Germania, per 8 agricoltori sopra i 65 anni ce ne sono 8,1 sotto i 35, in Francia, per gli stessi 8 agricoltori ce ne sono 7,9 sotto i 35: c’est pareille, direbbe un francese. In Italia, sempre riguardo a quegli 8 agricoltori over 65, ce n’è solo uno sotto i 35 anni: un divario abissale.
Le ragioni? Decenni di disinteresse, tagli verticali ed orizzontali ad ogni sostegno, menefreghismo da parte di tutte le parti politiche...chi se ne frega della terra? Pare che la terra produca così, da sola, semplicemente guardandola.

Per le olive, tanto per citare un dato, molti anni fa c’era un sussidio di 1000 lire (o 1 euro, non ricordo) per ogni litro d’olio che usciva dal frantoio: era poco, ammettiamolo, ma il costo di molitura, almeno, lo pagava lo Stato. Il quale, in questo modo, aveva anche dati precisi per quanto riguarda la produzione italiana...adesso? Tutto sta in quel che dichiarerà il frantoio il quale, beninteso, fra qualche settimana (conclusa la raccolta), riprenderà in mano le sanse che ogni olivicoltore ha lasciato, le sottoporrà ad una nuova estrazione intorno ai 60° – la prima è sui 28°, il cosiddetto “olio a freddo” – e venderà, poi, l’olio extra vergine super a freddo incontaminato con garanzia biologica che gli allocchi correranno a comprare, a costi superiori ai 10 euro il litro. Quindi, estraendo nuovamente quasi all’ebollizione, verrà fuori una delle tante schifezze che i chimici metteranno a posto.
I chimici? Questi novelli maghi della frode? E che ci possono fare...fanno il loro mestiere, sono altri che dovrebbero spiegare perché ordinano loro di “nobilitare” certe schifezze.

Molti anni or sono, mi venne ordinato di valutare il contenuto di acido oleico (ossia se c’erano state sofisticazioni con altri oli non d’oliva) nell’olio di una grande marca: mi misi al lavoro – per gli addetti: saponificazione, idrolisi acida, estrazione dell’acido oleico, rotazione, mediante Mercurio, cis/trans del doppio legame e trasformazione in acido elaidinico (solido), pesata finale – e vidi che il risultato era circa il 50% di quello atteso, ossia del titolo in acido oleico che avrebbe dovuto avere quell’olio d’oliva.
“Professore, devo aver sbagliato...mi viene la metà del previsto...”
Il professore solleva gli occhi dal giornale “No, Bertani, è giusto, è giusto così...”
“Ma come, la metà!”
“E dai, Bertani, dattela...non farmi dire altro va...il voto sarà alto, tranquillo: consegni il risultato?”
Oggi, dopo aver fatto un poco il contadino, capisco perché il mio olio è denso e verde, mentre quello della “grande marca” era (ed è) una bagnarola giallognola.

Non voglio, però, tediarvi oltre perché il “Fatto Quotidiano” ha recentemente pubblicato una lunga inchiesta (più articoli, che tutti potrete trovare facilmente) sulle frodi in campo oleario: sono le implicazioni sociologiche che m’interessano e ci torneremo. Andiamo avanti.

Proseguendo su queste strade dell’interno, ciascuna con il suo “tappeto” di noccioli d’oliva, si giunge alla periferia della grande Genova: Sestri, dove c’è l’aeroporto e ci sono i cantieri navali Fincantieri – ultimo ricordo dell’IRI – i quali, insieme al Muggiano, Riva Trigoso, Castellammare, Palermo e Monfalcone sono le principali sedi italiane. All’estero, Fincantieri lavora anche in Norvegia, Romania, Croazia, USA, Brasile, India, Emirates e Vietnam: ovviamente, con una galassia di compartecipazioni ed accordi commerciali d’ogni tipo.
La loro specialità?
Navi da crociera costruite con un sistema modulare che all’estero c’invidiano, perché i moduli vengono costruiti a terra e poi assemblati sulla nave, con precisione millimetrica: un lavoro di grande perizia e precisione, per i progettisti e per le maestranze. Non disdegnano poi di costruire portaerei, fregate e sottomarini, ma anche comuni navi mercantili, soprattutto nei cantieri delle “controllate” estere.
Come va Fincantieri?

Per dare una risposta sensata bisogna prima valutare il sistema di riferimento: gli ordinativi sono al loro massimo storico e, dunque, sono necessari aumenti di capitale per far fronte all’espansione del lavoro conseguente alle commesse. Almeno, in un’economia sana così stanno le cose: hai più ordini e lavoro? Devi acquistare più materiali e pagare più maestranze? Ti servono dei capitali, che saranno remunerati con gli utili. Invece, pare di no: “Crisi di Fincantieri”, “Problemi a Fincantieri”, eccetera...questi sono i titoli sulla stampa.
Perché?

Poiché l’unico fondo ancora nelle mani (parzialmente) del Tesoro è la Cassa Depositi e Prestiti, ossia la cassa che riceve il risparmio postale ed essendo Fincantieri ancora in mani statali, è giocoforza prenderli da lì.
Ci sono, però, due ragioni che s’oppongono a questa semplice soluzione – prestarli ad un’azienda che ha un portafoglio ordini come quello di Fincantieri non è come darli alla banche, dal Monte Paschi in poi, che s’è “beccato” subito la prima rata dell’IMU da 3,9 miliardi, per poi restituirli e creare un “buco” di bilancio di 5 miliardi (1), ossia peggio di prima – però, proprio per questa ragione, tutti gli avvoltoi bancari e finanziari sono contrari a finanziare del semplice “lavoro”.
Oddio, questi parvenu...perché non investirli sui future del petrolio che promettono così bene? Compro petrolio per 5 milioni di dollari stasera...domani li rivendo ad un centesimo di più ed o guadagnato 50.000 dollari! Perché bisogna lavorare? Salvo poi, quando il giochino non riesce, scaricare tutto sulle spalle degli azionisti – a volte circuiti, altre inconsapevoli: ho amici che mi hanno raccontato i raggiri per poi fare loro firmare le famose “obbligazioni subordinate” – ed oggi si osserva una cosa mai vista: per sanare i folli giochi dei banchieri, si prendono i soldi delle persone. Anche quelli di chi ha un conto sopra i 100.000 euro? Il governo deve decidere.

La seconda, è che tanti aspettano una privatizzazione di Fincantieri – i francesi ci provano dai tempi di Ateliers et Chantiers de Normandie – per “buttarci un piede” e poi...chissà...insomma, se questi rastrellano commesse ovunque, e poi non hanno soldi per costruirle...e se premessimo sui politici italiani e sulle banche di riferimento? Eppure, Fincantieri resiste (ed “esiste”) proprio per la tenacia della sua dirigenza e per le alte qualità delle maestranze: oggi, sono i francesi a temere una “cannibalizzazione” da parte italiana.
C’è dunque una convergenza da molte parti su Fincantieri: basta “consumare” risorse! Il governo vuole avere libertà sulla Cassa Depositi e Prestiti per gestire i suoi affari – debito, “mance” elettorali, buchi di bilancio, ecc – insomma: ma cosa vuole questa gente? Lavorare? Eh sì, ma per lavorare ci vogliono soldi...in mano alle banche, investiti sui mercati emergenti, rendono di più...(quando rendono).

Il paradosso del “turbo” capitalismo – che assomiglia molto all’imperialismo di leninista memoria: vedi le guerre e le imprese neocoloniali – è che il denaro deve rendere profitti nel minor tempo possibile, e il lavoro ne richiede troppo. Ma – direte voi – per fare soldi bisogna che qualcuno produca (ossia lavori) ma per questo ci sono le economie emergenti...non la Cina o l’India, no...oramai si parla d’Indonesia...200 milioni di potenziali lavoratori...gente che lavora per un pezzo di pane...e cosa credete sia l’Ucraina, una semplice storia di missili? Per averli 500 chilometri più avanti quando la loro gittata è di 15.000? No, l’Ucraina è un posto dove, attualmente, la gente lavora per il corrispettivo di 100 euro il mese: piatto ricco, mi ci ficco! Solo che, lassù, è roba per i tedeschi, che non vogliono altri rompiscatole. Sentito parlare di Lebensraum d’hitleriana memoria?

La soluzione da trovare riguarda le popolazioni: come si può fare per tenere buona gente che non ha un reddito sicuro, o scarso, o nullo? La soluzione l’ha suggerita, a suo tempo, George W. Bush: lo stato sociale “caritatevole”, il welfare della mano tesa. Se non basta, ci sono i lacrimogeni e, se non bastano i lacrimogeni, si spara. Si noti: Padoan (sul decreto “Salva banche”): “non daremo rimborsi, bensì aiuti umanitari”. Carità.
L’Italia è straordinariamente avanti su questa strada, poiché è l’unico Stato europeo a non avere separazione fra assistenza e previdenza. Non c’è mai stata! Ci ha sempre pensato e ci pensa l’INPS!

Pensioni, sussidi, cassa integrazione, mobilità, pre-pensionamenti...tutto nel gran calderone di Tito Boeri! E il governo, grazie alla “riforma” dell’INPS cominciata da Tremonti – ossia la soppressione di qualsiasi controllo interno sull’attività dell’ente – può fare tutta la “carità” che vuole, compresa la carità “pelosa” in tempo d’elezioni!
Sulla “anomalia” italiana – negli altri Paesi l’assistenza ricade sul bilancio statale – c’è un vulnus giuridico enorme, lapalissiano: come si fanno a con-fondere due diritti, quello previdenziale (individuale) e quello all’assistenza (collettivo)? Soprattutto in tempi di sistema contributivo, quando “prendi quel che versi”, ma cosa “prendo”...il “mio” meno la cassa integrazione di qualcuno, il “mio” meno la mobilità di un altro...che senso ha?
Invece, in Italia, si prende una cassa qualunque e, con essa, si finanzia l’assistenza: domani potrebbe toccare alla Cassa Depositi e Prestiti...basta che ci siano soldi da rastrellare...ricordate le famose “cartolarizzazioni” di Tremonti? Ovvio che hanno lasciato buchi di bilancio enormi, perché era sbagliata la premessa di vendere il Colosseo (cartolarizzandolo) per far quadrare il bilancio.

D’altro canto, quando un Paese vive per anni governato da una classe dirigente completamente fuorilegge – non perché dichiarato dall’Arcivescovo di Costantinopoli, ma dalla sua, stessa Corte Costituzionale! – cosa c’è ancora da spiluccare sul fronte del Diritto? Sono degli abusivi, dei portoghesi (in senso calcistico), dei falsari...gente che andrebbe giudicata e condannata, non osannata e riverita!

Il tirapiedi che hanno sistemato all’INPS, adesso, lancia allarmi ai giovani – andrete in pensione a 70 anni! Con 350 euro! – nella speranza che gli diano una mano non per “tagliare le unghie” alla classe politica & aggregati, che fanno il “sacco” della provvista previdenziale, ma a coloro che prendono una pensione di 2.000 euro (lordi) – 1.600 netti – per portare anche questi nella fascia di povertà. Poveri è bello, soprattutto dopo aver lavorato una vita.
D’altro canto, la Corte Costituzionale ha già sancito la correttezza che gente come Amato incassi 31.000 euro e rotti il mese e che Ilona Staller (Cicciolina) prenda più di 3.000 euro per una sola legislatura, sponsorizzata da Pannella. All’epoca, gliel’avrà data? Mah...

Il problema di Boeri è recuperare (al voto, al consenso, ecc) quella larga fascia (milioni di persone) che è rimasta nel “limbo” della riforma Fornero: ossia coloro che, oggi, hanno dai 60 ai 66 anni: ah, se potesse dare loro qualcosa (sempre nell’ottica caritatevole di Bush II) e portarli a Renzi in dono! Perché Renzi un po’ disperato lo è: mica per nulla fa gli occhi dolci alla mafia siciliana per il Ponte sullo Stretto, che è ricomparso dal libro dei sogni! Altrimenti, non basta più Berlusconi come soccorso in Parlamento...B. oramai se ne frega, basta almeno “vederla” ogni tanto, bei tempi quelli del bunga-bunga...e non ce la fa più a tenere insieme che qualche voto...qui, il M5S va a vincere! (Poi, vedremo cosa saranno capaci di fare...)

Così, il buon Boeri s’è studiato di tagliare le pensioni più “ricche” – ossia di quelli che almeno campano – per fare una sola classe di pauperes, quelli dai 500 ai millecinque: dai tremila-quattromila in su bisogna lasciarli tranquilli...eh, sono quel che rimane dell’elettorato di Forza Italia...
Combinate i dati che abbiamo citato.

Le olive non s’hanno da raccogliere, perché ci conviene di più fare affari con gli spagnoli & company – e si dimentica che in Francia si va ancora in pensione a 61-62 anni, ma molti non sapranno che la Francia è principalmente un Paese agricolo, non industriale – mentre le navi non sono da costruire perché costa troppo fornire capitali a Fincantieri, quei soldi ci servono per tamponare mille altre cose...comprese le pensione d’oro a migliaia di persone, altrimenti si crea un buco di bilancio.
E, per risolvere l’arcano, si tagliano (con la scusa del contributivo, come se i boiardi di Stato avessero versato tutti quei contributi!) le pensioni intorno ai 2.000 euro (lordi) e si fa un po’ di carità (Bush II) a coloro che vanno avanti a pane e latte.

In altre parole, ci si dimentica di un assioma dl capitalismo “sano”: investimento di capitali, maestranze, materie prime e lavoro. Quindi, profitti e salari, sui quali poi si va a discutere per la loro divisione, ma quella è ancora una discussione “sana”, perché basata su ricchezza creata, non sulla fuffa.
Non si capisce più quale tipo di capitalismo sia quello di Renzi & Co...capitalismo “magico”? “stordito”? “fantasioso”? “deliquescente”? “brigantesco”? Ma lo sapranno quali sono le regole del capitalismo?

Tutto bene? Ok, magari ci salta fuori anche il Ponte sullo Stretto: avanti tutta!

07 novembre 2015

Il povero Tito, e poveri noi


Il povero presidente dell’INPS si è visto rigettare la sua ennesima richiesta (1): dare un reddito di 500 euro il mese ai disoccupati 55enni, prelevando il denaro necessario dalle pensioni d’oro di 230.000 persone e da 4.000 vitalizi di parlamentari oltre gli 80.000 euro. Si noti: tutte persone che percepiscono assegni oltre la quota dei versamenti effettuati, vale a dire senza effettiva copertura, un elenco lungo che va dai parlamentari agli amministratori locali fino ai sindacalisti. Insomma, il “cuore” del sistema mafioso di potere.

Qualcuno ha detto “non si può smettere di lavorare a 55 anni”, altri “non si mettono le mani sulle pensioni” ed altre facezie del genere.
Il piano di Boeri era ben congegnato, ed a noi interessa il titolo “Non per cassa, ma per equità”: Dio sa di quanta equità distributiva questo Paese abbia bisogno, visto che il 10% della popolazione possiede quasi il 50% della ricchezza. Ma, qual 10%, ha deciso di tenersela (fra di loro ci sono tutti i parlamentari).

Boeri stesso diede il buon esempio: il suo predecessore, Mastrapasqua – quello che aveva falsificato gli esami universitari, e quindi condannato, e dunque non si capisce come potesse occupare quel posto (oggi è stato rinviato a giudizio per altre malversazioni e truffe varie nella sanità) – percepiva, come presidente INPS, la “cifretta” di 1,2 milioni di euro l’anno. Boeri se l’è auto-ridotta a 120.000 euro, ossia un decimo. Non desidero tessere il panegirico di Tito Boeri, però i fatti sono fatti.

Due aspetti della vicenda mi sembrano interessanti.
Il primo è che, contrariamente alla normalità, è stato il ministro del lavoro Poletti ad “andarci giù pesante” con la proposta Boeri: stranamente, né Renzi si è pronunciato (oltre le consuete frasi di circostanza ed i soliti slanci d’ottimismo sul futuro) ma, soprattutto, totale silenzio dal suo High Controller, quel bel elemento del ministro dell’Economia Padoan, uno che – se lo fissi per più di 3 secondi – ti fa venire una fitta allo stomaco.
A mio parere, è poco credibile che Renzi ed il suo Controller non si siano sentiti: probabilmente, non desideravano uno scontro con Boeri, poiché trovarne un altro non è facile. Oddio sì: le mezze calzette abbondano, sono i veri economisti a scarseggiare. Tutto sommato, meglio tenerselo buono, avranno pensato.

La seconda vicenda riguarda più espressamente la politica economica di questo disgraziato Paese: è lapalissiano che, stornare le cifre eccedenti a quegli altissimi emolumenti per dirottarle su un assegno di disoccupazione (com’è in tutta Europa, salvo Italia e Grecia) avrebbe significato un “travaso” da Wall Street a Main Street, come in gergo sono chiamate la finanza bancaria/industriale/amministrativa (ecc) e l’economia reale.
E’ chiaro a tutti che i 500 euro dati ad un disoccupato sarebbero stati “scialacquati” in spaghetti, biscotti, qualche vestito, scarpe...ossia tutti beni che sostengono l’economia reale (ossia la direttrice vendite-lavoro-posti di lavoro, ecc), mentre nelle mani di chi attualmente li detiene significano grandi investimenti esteri in fondi (azionari, sovrani, ecc), ossia soldi che – al comune italiano – non portano nessun beneficio.

La risposta è allora chiara, soprattutto per un uomo intelligente come Boeri: questo Paese non deve “decollare” bensì sarà gradualmente “decollato”, poiché quei poteri non arretrano di un centimetro.
Vorrei far notare che questa è tutta una questione italiana, ossia interna al bilancio italiano: difatti, Boeri ha precisato le coperture. Qui non c’entra nessun potentato straniero: una partita di giro interna.

Allora, caro Tito: cosa vogliamo fare? Ommini, mezzi ommini, omminicchi, pigliainculo e quaqquaraquà: cosa scegli? Una lettera di dimissioni sarebbe un bel gesto: per te e per l’Italia.

(1) http://ilmanifesto.info/il-governo-silura-la-riforma-delle-pensioni-di-boeri-inps/

21 aprile 2015

Tito Boeri all’arrembaggio (Adelante Tito, cum judicio)







C’era da aspettarselo. Per Renzi, uno come Mastrapasqua all’INPS andava benissimo: un tizio che s’era comprato la laurea falsificando gli esami, caporione in uno stuolo imprecisato di enti, sotto inchiesta per malversazioni varie...era l’ideale. Tanto, per Renzi, l’argomento pensioni non s’ha da toccare: grazie alla nota tenutaria della casa, il caso era stato chiuso da Madame Fornero in persona. Non si parli più di pensioni! C’è la riforma della piemontesina bella, non si parli più di lavoro! C’è il Job act: non sapete l’inglese? E che state a fare al mondo: io, se non sapevo l’inglese, mica potevo prendere ordini dagli american trust & investor management for oversea land! Oh, mica si vive tutti a San Frediano, o grulli!

Il buon Tito, però – pur non desiderando radere al suolo il tempio di Salomone, come il suo omonimo antenato – la sua la vuole dire. E’ stimolato, pungolato – a volte s’è accorto che iniziano a deriderlo – dalla compagine di keynesiani rampanti, impotenti e delusi. Insomma, degli ossimori fuori del tempo, sgominati dalle armate fiorentine dei senza testa con gran portafogli e grembiulino d’ordinanza. Gli Sforza in basso stato, i Medici rampanti...ahi, ahi...ah, malheur, direbbe un francese di passaggio...
Sembra che le truppe sforzesche si stiano organizzando ed abbiano inviato messaggi (1) poco amichevoli al campo avverso, poiché sono stufi di persone che non fanno più una mazza perché sono, semplicemente, dei vecchi. E se ci crepano in catena di montaggio? Chi glielo spiega all’INAIL?

Scusa Tito – sembra d’origliare, anche senza le intercettazioni dei magistrati – ma prima, quando eri solo un bocconiano “doc”, le sparavi grosse: una qui ed una là...aumento urbi et orbi di stipendi e pensioni per sopperire alla domanda interna in calo...reddito minimo per chi non ha proprio niente...ma Tito, ti scongiuriamo, hai dimenticato la santa anima di John Maynard? Non basta essere dei bocconiani per farsi ascoltare: anche la Sara Tommasi...pure lei viene dalla Bocconi...ma hai visto te che razza di bocconi le è toccato ingoiare per farsi notare? Dai, Tito, sparane qualcuna anche tu!

Il buon Tito s’è messo subito al lavoro ed ha partorito una sotto-bozza non impegnativa, appena uno studio, per carità...anzi, uno studietto, uno studiolo, poco più di un pied a terre...in questo spalleggiato (strumentalmente, ovvio, c’è la sindrome del “braccino corto”) dalle truppe corazzate di Confindustria (2).

Alle prime avvisaglie di tempesta, Proiettile Proietti è arrivato subito a segno, della serie: quello faccia il Presidente dell’INPS senza rompere gli zebedei, ossia senza toccare nulla delle carte...così ben messe in ordine dalla madama piemontese e dall’altro bocconiano, quello tornato sui Monti. I medicei hanno fatto la voce grossa. Poi...

Dopo, hanno riflettuto che mettersi contro i Panzergrenadieren di Confindustria non conviene a nessuno (nemmeno ai Grembiulini Corazzati) ed hanno aperto un campo di consultazioni segreto da qualche parte sui confini, forse verso Canossa.
Insomma: vediamo come si può fare...accontentando i keynesiani del bocconiano, gli iperliberisti (alcuni pentiti, ma è normale: saranno interrogati dal magistrato inquirente) di Confindustria, le truppe grembialute del ducato fiorentino, sempre pronte all’arrembaggio...tutto in salsa, ovviamente, gattopardesca, al punto da meravigliare lo stesso Tomasi di Lampedusa redivivo.

Sembra esserne venuto fuori un plum-cake a forma di ricotta deliquescente, nel quale i beneficiati sembrano essere quei fantomatici “quota 100” – i quali, siccome sono trascorsi un paio d’anni, sono sempre i soliti di “quota 96” redivivi – mentre per il gettito si è stati più precisi: saranno furiosamente taglieggiate – sistema contributivo uber alles! – le pensioni più alte. Questa volta, però, sembra che la “quota 100” sia espansa a tutti gli aventi diritto, non solo al settore pubblico. Ma è uno studio, un compito in classe, una prova d’autore.

Al che, qualsiasi lettore che non sia proprio demente avrà pensato: tolgono a chi ha tanto per dare a chi ha poco, alla faccia della non retroattività della norma! Finalmente!
Sì, vero...dunque, ehm...
Le pensioni “alte” sono quelle che superano i 2.000 euro. Lordi.
Facciamo due calcoli all’interno di una famiglia media.

Uno dei coniugi ha una pensione “ricca”, che supera i 2.000 euro (lordi!), il che significa che – al netto – percepisce circa 1.600 euro. Il coniuge, ovviamente, “s’arrangia” come può, perché dai 60 anni in poi...è tutto un azzardo difficile...c’è chi ha perso il lavoro (e chi più ti prende a 60 anni?), oppure arranca lavorando o, ancora, è finito nel gran calderone degli “esodati”. Se è un lavoratore autonomo dipende da cosa fa e da cosa riesce ancora a fare, in questa Italia dove il denaro è sparito e le tasse sono sempre in aumento.

In ogni modo, sarà ricalcolato tutto con il sistema contributivo (solo la soglia eccedente? Tutta la pensione? Boeri non s’azzarda: è solo uno studio...) ma c’è da attendersi che il “fortunato” – che riceve 1.600 euro il mese (!) – si vedrà decurtare la pensione di una certa quota. 100-200 euro? Non si sa: è solo uno studio, peraltro subito cassato da Proiettile-Proietti.
L’altro coniuge dovrà raggiungere la fantomatica “quota 100” ma, se ha perso il lavoro, gli anni che aggiungerà saranno solo quelli dell’età, giacché contributi non gliene verserà più nessuno: in altre parole, aspetterà l’età del pensionamento di vecchiaia, a 66 anni? 67? Mah, non si sa: è uno studio.
Ovviamente ci sono tutte le particolarità del caso: da chi è solo e deve cavarsela da solo a chi ha ancora la pensione del padre o della madre conviventi, da chi è in affitto oppure ha casa propria...insomma, è impossibile tracciare un panorama certo ed omnicomprensivo.

In compenso, però, la decurtazione delle pensioni “alte” (ribadiamo: 2.000 euro lordi!) scatterà subito: è forse questo il pensierino molto sottile che ha fatto scattare le antenne in casa Renzi & Co? Vuoi vedere che, come per il lavoro, prendiamo qualcosa a tutti mentre raccontiamo loro che “ampliamo” la platea dei beneficiati?
Le pensioni veramente alte, in primis quelle dei politici, sono già state “blindate” dalla sentenza della Corte Costituzionale: niente retroattività, oppure la situazione rimane quella che è, dato che i contributi versati (da noi, per loro) erano e sono altissimi. In sostanza: anche col sistema contributivo totale, loro sono in una botte di ferro.

Nell’attesa che la montagna partorisca il topolino (morto), anche noi studiamo: come sopravvivere in questa jungla dove diritti e doveri si scambiano il posto, mentre controllati e controllori si scambiano mazzette.

(2) Vedi: http://www.businessonline.it/news/32521/pensioni-ultime-notizie-riforma-governo-renzi-confindustria-ritorna-a-chiedere-interventi-su-piu-livelli-per-le-pensioni.html