Visualizzazione post con etichetta Ingroia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ingroia. Mostra tutti i post

01 settembre 2020

L’omicidio di un sindaco “santo” e la radice del male italiano

“È una storia da dimenticare

è una storia da non raccontare

è una storia un po' complicata

è una storia sbagliata.”

Fabrizio de André – Una storia sbagliata – 1980

 

Per raccontare questa storia, non si sa da dove cominciare: dall’inizio o dal fondo? Se si comincia dal fondo la storia è già finita: Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, la sera del 5 Settembre 2010 viene freddato, a Pollica, nella sua auto da nove colpi di una pistola in calibro 9 x 21, mai ritrovata. Tutti i colpi vanno a segno: parrebbe – ma il condizionale è d’obbligo per ogni angolo di questa vicenda – che il sindaco conoscesse chi gli ha sparato, perché l’auto era ferma col freno a mano tirato ed il finestrino abbassato.

Le indagini tirano in ballo un personaggio un po’ borderline, tale Bruno Humberto Damiani detto “il brasiliano”, poi un Generale dei Carabinieri in pensione, già fondatore dei ROS, tale Domenico Pisani, anch’egli originario di Pollica…e stop. Non ci sono indizi convincenti, armi da collegare con precisione all’omicidio…solo una serie di sospetti che i vari Sostituti Procuratori, avvicendatisi nell’inchiesta, hanno scovato ed indagato…ma nulla che abbia la sostanza di una prova o, almeno, di un indizio convincente.

 

Anche la “ragione” presentata come movente dell’omicidio Vassalo – ossia la contrarietà del sindaco alle cosche per lo spaccio di cocaina – a ben guardarla, non regge molto: quando mai, la camorra o la n’drangheta si metterebbero in un simile pasticcio ammazzando un sindaco che è diventato un simbolo della buona amministrazione…per lo spaccio di cocaina in un piccolo borgo del Cilento? Con gli affari che hanno fra le mani le varie mafie, proprio in quel paesino dimenticato dovevano ammazzare il sindaco? E se pure così fosse, possibile che in dieci anni non sia saltata fuori una “gola profonda” che abbia sussurrato qualcosa? Non è lo spaccio di cocaina a New York in ballo, bensì quello di Pollica! Comune che, prima di quell’evento, pochi credo conoscessero.

 

Oggi, la famiglia Vassallo ha incaricato l’avvocato Antonio Ingroia, ex magistrato, di dipanare la matassa come avvocato di parte civile ed una sua frase rilasciata in un’intervista mi ha colpito: “Ma dietro tutto è importante che ci sia la sensazione netta che lo Stato voglia la verità.” Pare una frase di circostanza, una “voce dal sen fuggita”…oppure no? Concordo solo in parte col dott. Ingroia, perché se “lo Stato vuole la verità” dovrebbe volerla fino in fondo, per tutti i morti ammazzati che ci sono stati, almeno nella mia ricostruzione. E, non me ne voglia: se le cose così stanno, non vorrei aiutare Ingroia nemmeno con il dito mignolo. Perché i morti sono stati tanti in questa storiaccia, e dobbiamo cominciare dal 1970. Pensate un po’…

 

Nel 1970, ogni percezione della realtà era molto diversa da oggi. C’era stata, pochi mesi prima, la strage di Piazza Fontana: un evento che non poteva esser compreso dalla stragrande maggioranza degli italiani che uscivano dagli anni duri del dopoguerra e s’inoltravano nel miracolo economico. E’ stato un pazzo, un anarchico, quel ballerino…come si chiama? Ah, già…Pietro Valpreda...bella storia di “giustizia” italiana…vero Ingroia?

Nella Primavera dal 1970, però, lo Stato decide di spostare il capoluogo regionale calabro da Reggio a Catanzaro: le ragioni? Ah, saperlo…

 

In ogni modo, subito scoppia la – apparente – rivolta popolare che prende il nome di “Boia chi molla!”: urla, cortei, barricate…e tutto il contorno ben noto a tutti.

Il 22 Luglio 1970, però, “qualcuno” decide d’alzare il tiro e la linea ferroviaria che porta da Reggio a Napoli viene minata, in corrispondenza del passaggio di un treno: sei morti e cinquantaquattro feriti. Ovviamente, all’epoca è soltanto un “deragliamento”: dovranno passare molti anni prima che un pentito della n’drangheta racconti la verità su quella che oggi conosciamo come “la strage di Gioia Tauro”.

A Reggio, ciò che prende forma non è soltanto una rivolta popolare, perché c’è qualcuno che ha interesse a fare in modo che molti modi di “sentire” si saldino e si uniscano, a futura memoria, per altri scopi.

 

Ad accorgersene sono un gruppo di ragazzi, cinque anarchici che oggi sono ricordati come gli “Anarchici della Baracca”, così chiamati dal loro luogo di ritrovo. Dovevano essere ben strani e caparbiamente capaci nel comprendere che, quello che andava in scena sotto i loro occhi, non era una rivolta popolare ma una sceneggiata ben curata ed ammansita da tante forze, tutte riconducibili ad ambienti del Fascismo che – ricordiamo – all’epoca erano ancora ben vivi e vegeti. Gli “originali” e le loro copie.

I ragazzi misero insieme una documentazione molto ben fatta – cos’avrebbero mai fatto se avessero avuto Internet! – comunque riunirono centinaia di fotografie nelle quali comparivano personaggi dei servizi segreti, agenti stranieri (molti greci, che all’epoca erano sotto i “Colonnelli”), neo e vetero fascisti, personaggi legati alle cosche, ecc. Se pensate che siano fandonie, riflettete che nelle sue memorie il pentito di n’drangheta Francesco Fonti racconta chi era il suo “contatto” per la questione dello “smaltimento” dei rifiuti tossici: Guido Giannettini (1). Vi ricorda qualcosa? Se non sapete chi è, provate a metterlo in ricerca su Google.

 

Sapendo che, a Roma, c’è un gruppo di persone che sta lavorando ad un libro – La strage di Stato – che ribalta le menzogne dello Stato sulle stragi – quella sì che era controinformazione! Non certo quella di molti siti odierni! – si mettono in contatto con l’avv. Edoardo di Giovanni, uno degli autori, e partono per Roma in cinque su una Mini Minor.

Per essere più precisi, la sera precedente, al padre di uno dei ragazzi giunge la telefonata di un “amico”, che chiama dalla questura di Roma: “Al posto tuo, non lo lascerei partire”. L’uomo fa spallucce: chissà per quanti anni si sarà rigirato di notte nel letto, pentendosi per quella decisione.

 

Eh già…perché giunti in Campania, al primo rettilineo la Mini si schianta contro un camion fermo, a luci spente, sulla corsia di destra: muoiono tutti, tre subito, gli altri due (più un bambino nel grembo materno) in ospedale.

Nulla convince di quell’incidente: la Polizia Stradale nota che le luci posteriori del camion funzionano benissimo e sono intatte. Come ha fatto ad andare completamente distrutta la Mini ed il retro del camion non avere manco un graffio? Ma i primi a giungere sul luogo dell’incidente non sono gli agenti della Stradale: sono la squadra della polizia politica della questura di Roma. Difatti, nessun documento personale od altro (ossia quello che cercavano) verrà mai ritrovato.

Il camion risulta intestato a due fratelli, due sconosciuti, ma non è sconosciuta l’azienda per la quale lavorano: l’imprenditore è il “principe” Junio Valerio Borghese, abile comandante di sommergibili e perfido comandante della X Flottiglia Mas nella Repubblica di Salò. Ovviamente, legato a tutti i vecchi “camerati” che hanno continuato a reggere le fila nella nuova Repubblica Italiana: uno per tutti, il prefetto di Milano Guida, prefetto in carica quando scoppiò la bomba a Piazza Fontana e direttore del carcere “speciale” di Ventotene sotto il Ventennio.

 

Il “principe”, a fine anno (7-8 Dicembre 1970) si darà da fare per preparare un golpe – successivamente declassato ad “operetta” e punito con un amorevole buffetto dalla magistratura (min) – e poi scapperà in Spagna da Francisco Franco: non si sa mai.

Si dà il caso che, proprio la sera del 7 Dicembre 1970 passassi, in motocicletta, a lato della stazione di Porta Nuova a Torino, lato via Nizza: allo scarico merci, stavano scaricando carri armati. Ero sul sedile posteriore e potei notare chiaramente una decina di carri armati con i motori accesi: “Hai visto? Che faranno?” dissi all’amico alla guida “Mah…faranno delle manovre…” rispose. A Torino? Pensai. La mattina seguente, tutti erano scomparsi.

Che c’entra Vassallo? Calma, ci arriviamo…

 

La morte dei cinque anarchici finì, ovviamente, dimenticata (soprattutto dalla magistratura (min)) ma non da tutti. Perché? Perché tutti abbiamo degli amici e può capitare pure che un amico, se ci ammazzano, s’incazzi.

Uno degli amici è un salernitano e si chiama Giovanni Marini. E’ stato prima comunista, poi (forse deluso) anarchico: lui sa bene che un incidente non è stato, e si mette alla ricerca della verità, ossia di quello che tutti gli Ingroia dell’epoca si guardarono bene dal fare.

Cosa scopre?

 

Non riusciremo mai a saperlo, perché la sera del 7 Luglio 1972 incontra, insieme ad un amico, una coppia di neofascisti. Un po’ d’insulti e tutto finisce lì. Dopo un po’, i due incontrano un amico che è alto e prestante, Francesco Mastrogiovanni, continuano lo “struscio” e ritrovano i neofascisti, anch’essi cresciuti di numero.

Questa volta la cosa si fa seria: qualcuno ha dei coltelli, altri solo dei pugni, ma il finale è tragico: Carlo Falvella, neofascista del FUAN, cade colpito a morte da una coltellata, Mastrogiovanni ne prende un’altra nella natica.

Giovanni Marini sarà condannato a 12 anni, scontati realmente 7, e trascinerà la sua vita pubblicando anche libri di poesia fino al 2001, quando morirà. Marini, per tutta la vita, non superò mai il dolore per aver tolto la vita ad un suo coetaneo, seppur d’opposta fazione politica: furono tempi di disgrazia per tanti giovani, da una parte e dall’altra, sconfitti dalle revanches di chi non era riuscito a rabberciare un dolore ancora più grande, quello della guerra mondiale. Vinta e persa, ma vinta male e persa peggio.

E Mastrogiovanni?

 

Mastrogiovanni ha la fedina penale pulita, al punto che fa il maestro elementare prima al Nord, poi torna in Campania,a Pollica…ma la vicenda lo ha segnato, scosso…l’assurdità di quella morte, il sangue versato inutilmente…rimane una persona fragile: amatissimo dai suoi allievi, un po’ meno dagli adulti e sulla sua fedina penale immacolata c’è una scritta anonima ma pesante, “Noto anarchico”, che lo perseguiterà per tutta la vita. Come lo era Valpreda.

 

Qui entra in gioco la figura di Angelo Vassallo, perché senza una ragione (2) di nessun tipo ordina il 31 Luglio 2009 per il maestro un TSO, che viene eseguito fuori giurisdizione, senza rispettare le procedure (ossia le tempistiche fra l’atto del sindaco e quelle degli psichiatri), con un moto di potere che s’infrange e fa a pugni con l’immagine del “sindaco pescatore”, della persona per bene come, bene o male, viene presentata.

Le ragioni del provvedimento sono tanto risibili da sconfinare nell’inesistenza e sottendono qualcosa d’oscuro che ancora aleggia fra i personaggi di questa tragedia umana, qualcosa che fa male e brucia ancora, qualcosa che giunge dal passato a chiedere una vendetta. Perché? Qualcuno lo ha chiesto? E’ stato costretto? Non lo sapremo mai.

Perché Mastrogiovanni, “arrestato” con un TSO mentre fa il bagno in un campeggio, dopo aver bevuto un caffè e fatto una doccia sale calmo sull’ambulanza, ma dice “Se mi portano all’Ospedale di Vallo di Lucania, m’ammazzano”? Perché sa che a Vallo di Lucania c’è qualcuno che lo aspetta per una vendetta?

 

Perché così vanno proprio le cose: seppur calmissimo, viene legato al letto di contenzione, non gli danno né acqua e né cibo per quattro giorni – siamo ad Agosto! – bensì solo forti calmanti ed altri potenti farmaci psichiatrici. Dopo 82 ore di questo calvario muore: solo, disperato, col sangue che gli esce dai polsi, stretti dalle cinghie di contenzione. La sua agonia è stata ripresa dalle telecamere interne, è stata trasmessa dalla Tv nazionale ed è disponibile sul Web.

Nessuno andrà in carcere per tutto questo: medici ed infermieri, seppur condannati, non vedranno mai il carcere e saranno tutti reintegrati nelle loro funzioni. Giungeranno benevole “sospensioni”, “dilazioni”, pensionamenti ed altre scuse per non mandare nessuno in carcere. Perché?

 

C’è da chiedersi come sia possibile che una sorta di “piccola guerra di Troia” sia andata in scena fra il XX ed il XXI secolo in quelle terre, abbia macinato vite e morti in una costruzione assurda, dove la pietas cristiana non è esistita e non è stata nemmeno menzionata…perché?

Perché questa sciagura ha i contorni della tragedia greca – ed è inutile che lei, dott. Ingroia, si scervelli per capire “se lo Stato avrà il coraggio di sapere…” – poiché non sono io a doverle insegnare i rudimenti né i connotati essenziali della tragedia greca: sono certo che li conosce benissimo.

Uno di questi atti prevedeva anche la morte di Vassallo – come la morte di Ettore è solo il prodromo di quella di Achille – e non c’è scampo. Chi avrà premuto materialmente il grilletto? Le sembra, dopo aver letto queste righe, così importante?

Lo Stato, il nostro Stato, quello figlio della cultura greco-romana non prevede l’Habeas Corpus, anche se lo menziona e (forse) lo rispetta come qualcosa d’irraggiungibile perché prodotto da altre menti, altre tradizioni…suvvia, su…non mi obblighi a darle una sterile ed inutile lectio brevis sul diritto Romano…

Chi ha dunque ucciso Angelo Vassallo?

 

La nebbia, oggi, finalmente è calata e restano, immobili nell’alba diafana solo le tombe dei combattenti, dei cosiddetti eroi, di chi passava per caso nei pressi del campo di battaglia…chi potrà ancora raccontarle qualcosa? La saga è terminata e non servono i suoi sforzi per rimetterla in moto. Anzi, lei sa bene cosa c’è dietro a quel “anzi”.

Nove proiettili calibro 9 x 21, come i semidei scoccavano frecce per colpire i mortali: credo che, alla fine, dovranno bastarle.

 

1)  https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=W_FlRKzs9ac

2) https://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/09/28/news/cosi-hanno-ucciso-mastrogiovanni-1.46861


 

21 novembre 2017

Riflessioni sui cavalli e sulle loro mosse


I media mainstream l’hanno un presa sotto gamba, quasi con fastidio, altri con ironia: vediamo cosa sottende, dove punta la mossa di Ingroia e Chiesa, a cosa può portare, i suoi punti deboli…insomma…analizziamo un po’ questa sortita e dove può condurre.
Anzitutto gli attori: Giulietto Chiesa non ha bisogno di presentazioni, è stato l’uomo di Mosca per molti anni nel panorama politico italiano. A suo merito, il non averlo mai nascosto, mentre l’uomo di Washington, nel PCI, era altrettanto legato, ma da un legame sotterraneo che si vide in anni futuri a cosa doveva condurre: mi riferisco a Giorgio Napolitano.

Le altre persone che appoggiano tale “movimento” sono altrettanto chiare nei loro intendimenti: il gen. Fabio Mini e Franco Cardini, entrambe note per le loro prese di posizione molto critiche nei confronti dell’establishment, per aspetti molto lontani ma identica chiarezza di vedute. Non conosco il gen. Nicolò Gebbia, perciò mi asterrò dal citarlo nel testo.
Gli aspetti che il gen. Mini ci ha sempre sottoposto – con scritti lucidi e documentati – si riferiscono al costosissimo malfunzionamento delle Forze Armate italiane, e dobbiamo rendergli merito per aver fatto tutto questo, perché non è facile – in quell’ambiente – gettare certi “sassi nello stagno” come lui ha fatto.
Franco Cardini ci ha messo a conoscenza di molti retroscena del passato, per quanto riguarda aspetti economici e di confronto con le istituzioni europee.

Alla base di tutto, i due fondatori puntano l’indice su due aspetti che sono diventati punti cardinali del nostro tempo: la Costituzione italiana e la dicotomia – oramai tramontata e solo apparente – fra destra e sinistra.
Partiamo dalla Costituzione.

Molti dicono che è la più bella del mondo e, da come si scagliano contro di essa i potentati finanziari internazionali, viene da credere loro.
Nata da un lavoro di politici e giuristi con gli “attributi” al posto giusto, la sua gestazione durò solo pochi mesi: fu un lavoro coerente e abbastanza preciso nelle sue indicazioni, quella era gente che sapeva fare queste cose, avevano le idee chiare e riuscirono a “limare” in modo soddisfacente i contrasti che, comunque,  rimasero sottotraccia. Dobbiamo riflette sui loro tempi e sulla loro fretta: c’era un Paese distrutto e sconfitto da rimettere in piedi.
Se avete dei dubbi, riflettete su quanto ci hanno messo gli attuali politici per imbastire una legge elettorale che sarà cassata – anch’essa – dalla Corte Costituzionale: tanto tempo per una ciofeca.

La Costituzione italiana nacque da due “filoni” palesi ed uno occulto: il mondo cattolico (ed atlantista) ed il mondo socialista, legato al “sol dell’avvenire”. Non mancò, però, una importante sezione (soprattutto sul lavoro) che proveniva dalla Costituzione della RSI, che possiamo definire del “Terzo Fascismo”.
La Costituzione della RSI era, per alcune parti, estremamente moderna: tutti sapevano, all’epoca, che era un mero esercizio a “futura memoria”, nulla che si potesse realmente applicare in quel disastro durato nemmeno due anni. Una sorta di “lascito”, forse un’autocritica sugli errori commessi nelle due precedenti fasi del Fascismo: i costituzionalisti se n’accorsero e non vollero tacitare quelle istanze – molto vicine a quelle socialiste dell’epoca – ma, comunque, prodotte dal nemico appena sconfitto. Un rimarchevole atto di pacificazione.

Cosicché, la nuova Costituzione nacque come un buon equilibrio fra le istanze del libero mercato e quelle delle classi subalterne: non fu mai applicata totalmente, ma sotto il lungo regno democristiano fu seguita abbastanza alla lettera. Non approfondiamo i motivi per la quale la classe politica se ne allontanò, altrimenti non finiremmo più.

Nei primi anni della Seconda Repubblica, soprattutto Romano Prodi cercò di non violentarla troppo – laddove c’erano degli evidenti contrasti – con le nuove normative europee: un lavoro più di cesello che di spada, al punto che il dibattito costituzionale, in quegli anni, fu quasi assente. Cardini ha messo all’indice, spesso, quelle “dimenticanze”.
Silvio Berlusconi coniò un neologismo che fu un ossimoro di cattivo gusto, la “costituzione materiale”: un non sense, poiché una Costituzione afferma, perlopiù, concetti ideali: se la si “materializza” perde ogni significato. A dire il vero, riesce anche difficile capire cosa possa essere una “costituzione materiale”.

L’unica riforma costituzionale approvata dagli italiani fu quella del 2001, la riforma del Titolo V che creò quel “mostro” dei 21 sistemi sanitari regionali: dopo quella fregatura, gli italiani – che sono meno scemi di quel che si pensi – respinsero al mittente i due, successivi tentativi, 2006 e 2016.
Qui s’innesta il secondo problema posto da Ingroia e Chiesa: dopo che, per ben due volte, gli italiani hanno mostrato di non fidarsi di destra e sinistra, ha ancora senso definirle così?

Se si passano al setaccio, chiacchiere al vento elettorale a parte, entrambe le posizioni dei due schieramenti si nota una convergenza più che sospetta: entrambi dichiaratamente atlantisti (che significa un appoggio alla NATO come “gendarme internazionale”), entrambi europeisti e favorevoli a rimanere nel sistema dell’euro senza condizioni, entrambi favorevoli ad una riduzione dello stato sociale in tutte le sue forme – sanità, scuola, salari, pensioni, trasporti pubblici, ecc. – ed una spocchiosa tendenza a salvaguardare loro stessi a scapito degli italiani.
Chi rimane fuori?

Poco o nulla.
A destra qualche minuscola formazione – pensiamo a Forza Nuova ed a Casa Pound – cercano visibilità da molto tempo, con risultati pressoché nulli. La troppa caratterizzazione di “destra estrema” li rende inaffidabili per la gran parte dell’elettorato, soprattutto riflettendo che “destra estrema” richiama ad una storia lontana: il gollismo, i colonnelli greci…senza andare al Franchismo od a Hitler o Mussolini. Soprattutto, per una questione di valori che sono fumosi o difficilmente applicabili oggi: riflettiamo che, chi ha letto De Benoist – ad esempio – è una sparuta minoranza.
A sinistra ancora peggio, perché lì qualche probabilità d’entrare in Parlamento ce l’hanno: solo, c’è una tale confusione che non si distingue più che vorrebbe ritornare ai valori di una vera sinistra da chi, il giorno dopo le elezioni, è pronto a presentarsi a Renzi per chiedere il tornaconto in favori e poltrone.

In mezzo, c’è il primo partito italiano, quel M5S che è cresciuto non tanto senza schierarsi di qui o di là, quanto nel non avere posizioni chiare: fideismo, e basta.
Poi, un certo Di Maio va a Washington e rassicura che l’Italia rimarrà legata al carro NATO, ma viene ricevuto da personalità di secondo e terzo piano: chi ce lo fa fare – sembrano dire gli americani – di fidarci di questo signore se avremo a disposizione la grande armata brancaleone di Renzi e Berlusconi?
In altre parole, il M5S paga tutta la sua fulgida crescita ottenuta con le non scelte, col rimandare a tempi futuri qualsiasi programma politico, confidando nel fideismo degli italiani – di una parte degli italiani – sul nulla.

Se l’astensionismo verrà confermato intorno al 50%, significa che 14 italiani su 100 sono grillini, e non il 28%, così come 12 sono PD, altrettanti dell’alleanza tenuta insieme (a fatica) da Berlusconi…e così via. In sostanza, se contiamo i voti veri, sono circa la metà delle percentuali che indicano i sondaggi.
Rimane una platea di (circa) 20 milioni d’italiani, fra i quali c’è di tutto: da chi non va a votare per scelta, a chi è rimasto fregato troppe volte, a chi è malinconicamente convinto che il declino dell’Italia è segnato da almeno un ventennio.

Questa è l’analisi che, probabilmente, hanno fatto Chiesa ed Ingroia, che non ci sembra proprio campata in aria: in fin dei conti, convincere a votarli il 3% degli italiani potrebbe essere alla loro portata. Una seconda opzione potrebbe essere, all’indomani delle elezioni, cercare un’alleanza con il M5S: in fin dei conti, chiedono principalmente le medesime cose, ossia il rispetto della Costituzione (per la quale, lo scorso anno, il M5S si è battuto) e la revisione dei Trattati europei che mortificano la nostra economia (come Cardini ha ampiamente dimostrato).Italia è segnato da almeno un ventennio.
elta, a chi è rimasto fregato troppe volte, a chi è malinconicamente convinto che il de

Dove i due “cavalli” ci sembrano un poco “azzoppati” è sul fronte della comunicazione: strano, visto che Chiesa collabora con Sputnik Italia, e dunque dovrebbe essere esperto in questo campo. Sull’altro versante, il M5S ha evidenziato una enorme carenza sul fronte dell’esperienza politica (e come sarebbe potuto essere diverso?), laddove le personalità che si sono unite ai due “cavalli” sono tutte di larga esperienza politica.

Se questo scenario si realizzasse, all’indomani delle prossime elezioni – lo sappiamo già: in varie salse, dovremo sorbirci altri 5 anni di Renzusconi, con o senza Verdini, con o senza Alfano…non importa…troveranno il modo di mettere insieme maggioranze per la “governabilità”, ossia per continuare a schiaffeggiarci – il M5S potrebbe provare a compiere un’alleanza, perché se aspetta d’avere il 51% non ci arriverà mai e farà la fine che fu del PCI, il “bestione metaforico”, come lo definì Costanzo Preve. “Bestione” perché grande, ma “metaforico” perché solo capace di creare metafore politiche, utili alla sua sopravvivenza.

Non ho – ovviamente – la sfera di cristallo per scrutare il futuro, e dunque rilancio ai lettori questi dubbi, però voglio ricordare una cosa: o noi, da soli, riusciremo a cambiare la classe politica al governo, oppure non c’è da sperare che questi rubagalline rinsaviscano. Il fin dei conti, rubar galline è più comodo che allevarle: chi glielo fa fare?

30 dicembre 2012

Un uomo da marciapiede



Peggio di così… – si dice – già…

Appena un anno or sono un uomo di nome Mario Monti viene nominato senatore a vita: non lo furono Monicelli, Gassman, De André, Bacchelli, Sinopoli, De Filippo, Rubbia, Montanelli, Gigi Riva, Enzo Biagi, Sordi…quali meriti aveva quest’uomo? Non si sa, a parte una mediocre gestione di parecchie aziende, alcuni flop, molto pour parler, la vicinanza con il mondo bancario e la nomina a commissario europeo da parte dell’adesso “nemico” Silvio Berlusconi.



Un grigio Travèt viene nominato prima senatore a vita, poi presidente del consiglio – le minuscole non sono dei refusi – e dà vita al più trasgressivo esperimento politico della Repubblica, dalla sua nascita.

Sono nominati ministri personaggi sconosciuti, con la scusa che erano “professori”: assistiamo oggi alla più misera corsa al seggio da parte delle stesse persone. Non importa con chi: basta esserci, continuare a percepire stipendi da favola, a garantire ai propri figli sicurezza poco “choosy” – come hanno fatto la Fornero e la Cancellieri – a nominare la propria compagna in un posto chiave della CONSIP – l’ente che cura tutti gli acquisti della Pubblica Amministrazione, come ha fatto Grilli – e mille altre miserie di questa gente senza nome e senza onore. Perché?



Poiché l’aveva deciso la BCE alcuni anni or sono: gli Stati non sono più affidabili per la gestione dell’economia, dobbiamo intervenire in prima persona. Esperimento Italia, dopo un esperimento Grecia che – trattandosi di un piccolo Paese – non forniva troppe certezze per l’avvenire.



La cosa ebbe inizio negli ultimi tempi di George W. Bush: non potendo più stampare dollari (anche senza più pubblicare i certificati M3) poiché il valore del dollaro andava erodendosi nei confronti dell’euro, ma anche dello yuan, i think tank statunitensi trovarono il trucco.

S’iniziava a parlare di mercato del petrolio in euro: la molla che ha fatto scattare la fine di Saddam e l’attento “monitoraggio” dell’Iran. Gheddafi meglio morto: non si sa mai.



Vennero stampati i famosi “titoli spazzatura” – storia che conosciamo – basandosi sulla “solidità” del mercato immobiliare USA (!) e sulla certezza che John Smith – conducente di scuolabus e barista a tempo parziale – riuscisse a pagare 200.000 dollari in vent’anni avendo, come paga, il minimo salariale di 6,5 dollari l’ora.

Quindi, li hanno rivenduti a mezzo mondo con sconti “fantasmagorici”: al 50, 30, 20% del titolo originale…basta prendere soldi buoni. In pratica, come fa la n’drangheta per riciclare i soldi della cocaina.

Non contenti, chiesero aiuto all’Europa la quale – fraternamente e generosamente – partecipò al “piano Paulson” fornendo linfa vitale – come Royal Bank of Scotland ed UBS – per poi chiedere aiuto alle finanze pubbliche. Le quali, non hanno altro mezzo per trovare soldi nell’immediato che tassare e tagliare lo stato sociale.



Poi arrivarono i democratici, quelli “buoni”, che rinverdirono i fasti bellici dei Clinton: il marito si limitò alla Jugoslavia, la moglie ha fatto meglio, tutto il Nord Africa. Al prossimo segretario di stato la Siria.



L’ultimo anelito di burattinai nostrani si è consumato di notte, la notte dell’approvazione della “legge di stabilità” (la Finanziaria) con l’incredibile esclusione dei titoli derivati dalla Tobin tax, che metterà a rischio i conti pubblici per una previsione di 1,1 miliardi di euro. Pazienza: taglieranno ancora un po’ la Scuola e la Sanità, tanto per loro ci sono la sanità di Montecitorio e le scuole dei Gesuiti (1).

Il bello è che, per quanto riguarda le pensioni (persone inabili, ecc) la ragioneria dello stato risponde sempre che – anche per questioni come la SLA, gli insegnanti dichiarati inabili, soprannumerari, esodati vari – mettono “a repentaglio la stabilità del bilancio”!



Oggi, tutti i partiti principali di questo circo Barnum si sperticano nell’assicurare “i saldi di bilancio”, ossia che il prossimo governo rispetterà i “numeri” di Monti: solo Berlusconi fa il galletto, ma si dimentica che Tremonti portò il debito pubblico al 120%. Monti, “salvando l’Italia”, l’ha incrementato al 123%: eravamo capaci anche noi di salvare l’Italia distruggendola, ci vuole poco.



Perciò, cari amici del centro e del centro destra, del centro sinistra ovunque voi siate, vendoliani speranzosi, leghisti creduloni e quant’altro, fateci il santo piacere di star zitti. “Rispetterete” l’agenda di Monti, il continuatore di Berlusconi? E allora fotterete noi, non c’è scampo.

Da ultimo, gli italiani non hanno capito una mazza della questione “spread” – che è sì falsa per la sua gestione – ma terribilmente reale nei suoi effetti.



Gli italiani la vedono come un campionato di calcio al contrario: se prima era a 500 ed adesso è a 300, vuol dire che va meglio. Non è vero niente: significa che pagheremo circa il 3,5 al posto del 5,5% sui certificati del debito. Sì è un po’ meglio, ma in anni non lontani – appena 4 anni fa – lo spread era a 24.

Sì, i titoli italiani pagavano lo 0,24% in più dei titoli tedeschi, intorno all’1%: qualcuno mi spiega cosa succederà quando andranno a scadenza centinaia di miliardi di titoli al 5,5%? E quelli che stiamo vendendo al 3,5%? Le Poste pagano, già oggi, il 3,25% (lordo) sui comuni libretti di deposito!



Questa economia non ha futuro, i “Chicago boys” sono la peggior iattura della storia economica mondiale e le prospettate politiche “keynesiane” sono fatte da persone che non hanno mai letto né Marx né John Maynard Keynes.

Come fa uno stato indebitato al limite del collasso ad indebitarsi per sostenere “la crescita”?

Dobbiamo andare verso uno stato socialista ad economia programmata – lo so, per molti è una bestemmia – ma non c’è altra soluzione, anche il rapido esaurimento delle risorse ambientali conforta questa tesi.



Per ora abbiamo Grillo e la neonata formazione di Ingroia: non sarà molto, ma sono gli unici grimaldelli che abbiamo a disposizione.