Il plotone, da sempre, è la pedina essenziale
dell’ordinamento militare: se il plotone funziona, le compagnie funzionano,
funziona il battaglione…e così via: a terra, in mare come in cielo.
Questo è un assioma essenziale del pensiero militare: in
Vietnam, ad esempio – la compagnia C, appartenente alla 23° Divisione di
Fanteria USA – si abbandonò nel 1968 al massacro indiscriminato di civili
vietnamiti (504 vittime), ricordata come “massacro di My Lai”. Molti altri
massacri sono rimasti nascosti di quella guerra, ed i comandi “purgavano” tutti
i rapporti di fonte giornalistica. Ne discende, direttamente, che un esercito
che non funziona, che non ha ben presente i suoi compiti (ed i suoi limiti),
pur possedendo armamenti “stratosferici” rispetto al nemico – aerei, carri
armati, artiglieria, marina, ecc – perde la guerra, inesorabilmente.
La Storia è zeppa di questi avvenimenti, dalle repressioni inglesi
in India, che generarono il vero supporto all’indipendenza indiana, alle più
recenti guerre americane in Oriente dai molto dubbi risultati (Iraq,
Afghanistan) fino a ricordare la “terra bruciata” che i nazisti attuarono in
Ucraina, che condusse – dopo la disperata resistenza a Stalingrado – alla
rovinosa sconfitta. E tanti altri: Libia ed Etiopia per gli italiani, Algeria
per i francesi, Messico per gli spagnoli, ecc.
In altre parole, se un esercito dilaga in azioni violente
contro le popolazioni, concede all’avversario che ancora combatte la vera
ragione per continuare a combattere: se sono incazzato perché so che non sarò
fatto prigioniero bensì fucilato, torturato, massacrato…combatterò con più
veemenza, senza risparmiarmi. Tanto, sarebbe inutile e cadere prigioniero la
peggior iattura.
Alle forze armate italiane, schierate sul Piave dopo Caporetto,
veniva spesso ricordato il pessimo stato delle popolazioni italiane sotto
occupazione straniera, soprattutto le donne. E fu una motivazione più
convincente dei richiami all’amor patrio di Cadorna.
Vorrei qui ricordare che l’architettura italiana delle varie
forze dell’ordine è assai strana: due su tre (Carabinieri e Guardia di Finanza)
sono militari mentre una sola, la Polizia, è un ordinamento civile. Questo
fatto, assai strano ed unico in Europa, mi fu spiegato da un commissario di
Polizia: lo Stato non si fida, e dunque ogni Forza è in continuo
incontro/scontro con l’altra, che non si può mai sentire sicura all’interno
dell’ordinamento. Guarda a caso, le indagini sulla caserma di Piacenza sono state gestite dalla Guardia Di Finanza.
Ogni volta che si scoprono dei comportamenti da vera e
propria struttura criminale all’interno delle Forze dell’Ordine si ricorre
sempre al medesimo contrattacco, quello delle “mele marce”. Gli altri sono
tutti bravi…meno questi, che verranno puniti…certo, come no…abbiamo visto tutti
cosa c’è voluto per scoprire la verità sul caso Cucchi. Ma anche molti altri –
la caserma di Aulla, con 27 rinvii a giudizio per violenze, torture, ecc –
dove, dalle intercettazioni, era saltato fuori che i militari minacciavano
anche un magistrato che li indagava. Le notizie vengono oscurate nella maggior
parte dei casi: su una stazione della Campania settentrionale, a due anni dalle
vicende (violenze, torture, ecc) tutto è scomparso dal Web. Evidentemente, più
che a dare la caccia ai mafiosi, gli informatici dei Carabinieri sono molto
occupati a cancellare la memoria di questi eventi. E, qui, sono i Comandi ad essere coinvolti.
I Carabinieri sono circa 115.000, suddivisi in circa 110.000
sottufficiali e 4.000 ufficiali: un
rapporto assai strano per una forza di Polizia Giudiziaria che lavora sul
territorio. Perché, se dividete 110.000 per 2.000 ufficiali inferiori (circa la
metà degli ufficiali superiori e trascurando gli alti gradi) saprete che, per
ogni ufficiale effettivamente a contatto
con le truppe, scoprirete un numero che non è assolutamente consono con la
realtà: 55. Per ogni ufficiale
inferiore – Sottotenente, Tenente o Capitano che sia – ci saranno 55
Carabinieri, Brigadieri e Marescialli: un
numero troppo alto.
Generalmente, il plotone è formato da 15-30 uomini (secondo
gli eserciti) ed è comandato da un Tenente o Sottotenente: il Capitano più
difficilmente viene a contatto diretto con le truppe, poiché deve sorvegliare
l’intera Compagnia, che è formata da 3-4 Plotoni.
Tutto questo in tempo di pace: ovvio che, in tempo di
guerra, le cose siano diverse.
Ancora differenti se, in una nazione, quei militari hanno compiti di Polizia Giudiziaria, dove
devono scoprire reati, analizzarli, consegnare rapporti, eseguire arresti,
sorvegliare le strade…ecc, ecc.
L’Italia è un Paese molto “polverizzato” in migliaia di
piccoli Comuni: i comuni con più di 100.000 abitanti sono soltanto 45. Quelli
con più di 50.000 abitanti un centinaio: tutto il resto è una miriade di
piccoli e piccolissimi centri dove l’unica autorità di Polizia Giudiziaria sono i Carabinieri,
dispersi in una miriade di piccole Stazioni, dove ci sono dai 4 ai 6 militari.
La Polizia è presente nelle Questure, ossia solo nei centri maggiori, mentre la
Guardia di Finanza si occupa di reati finanziari. Le 4.500 Stazioni dei
Carabinieri sono, in sintesi, quasi l’unica presenza dello Stato nel vasto
territorio nazionale dove, invece – lontano da strutture più articolate e
quindi più pericolose per loro – vivacchiano alla grande le organizzazioni
criminali.
Le 4.500 Stazioni dei Carabinieri sono, genericamente, al
comando di un Maresciallo: purtroppo, in molti accadimenti delittuosi, s’è
visto come la figura del Maresciallo non sia capace di tenere a bada, se
sgarrano, i sottoposti. Quando non si mette egli stesso a capo della
combriccola. E, conti alla mano, c’è un solo Ufficiale per una decina di
Stazioni, il quale si fa vivo raramente e solo se capitano situazioni che
richiedano con urgenza una presenza più qualificata.
Eppure, le retribuzioni non sono così basse: se un
Carabiniere semplice guadagna intorno ai 1.500 euro, un Maresciallo si avvicina
già ai 3.000 mentre – per citare un semplice paragone – un operaio semplice
s’aggira intorno ai 1.300 euro ed un insegnante – personale laureato – giunge a
fatica e solo a fine carriera ai 2.000.
Anche le norme previdenziali, tuttora, sono molto di “manica
larga” nei confronti delle Forze dell’Ordine e la riforma Fornero li escludeva
a chiare lettere.
Qual è, allora, il problema?
Il vero problema ha due aspetti: la vicinanza con le
organizzazioni criminali – la mafia sa
bene come distribuirsi sul territorio – e la lontananza dei comandi la
quale, se associata alla totale mancanza d’ispezioni a sorpresa, consente
proprio quella garanzia d’immunità
sulla quale i Carabinieri di Piacenza
si basavano.
Per carità, le informazioni via Trojan o le intercettazioni
telefoniche vanno benissimo: però, se qualche Tenente alzasse il sederino dalla
poltrona e, ogni tanto, svolgesse un’azione di controllo sulle varie Stazioni senza avvertire, forse le cose
andrebbero meglio.
Ad esempio, durante il lockdown, ho spessissimo notato i
Carabinieri che andavano a controllare le persone all’ingresso dei
supermercati, ma sempre senza mascherina.
Della serie: noi siamo noi, e voi non siete un cazzo. E ne sono morti diversi
fra loro, proprio per questa sottovalutazione dei rischi.
Non si può chiedere ad un Carabiniere di conoscere il
Diritto: però un Tenente conosce sia il Codice Civile e sia quello Penale
oltre, ovviamente, alla Costituzione.
Lo dico per ricordi personali: la mia famiglia è stata una
famiglia di Ufficiali e sapete cosa mi raccontavano sempre?
Se un uomo al tuo comando non si comporta bene e non fa il
suo dovere è soltanto colpa tua che non hai vigilato, perché avevi i mezzi e
l’autorità per farlo. Capito signori
Ufficiali?
