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24 luglio 2010

Le sere del nulla

“Non c’è più niente da fare
è stato bello sognare…”
Bobby Solo

Sono appena le 18, quando entriamo nell’area del festival dell’Unità…cioè, dei Democratici…anzi no, non è più Festival bensì “Festa”…insomma, quella roba lì…non so che nome abbia adesso, ne hanno cambiati troppi. Siamo andati giacché, in primis, la “cosa” avviene nei giardini prospicienti il mare: dunque, prima un bel tuffo, poi si vedrà.
Ma, la vecchia amica che mi ha chiesto di partecipare all’incontro “La politica al tempo della rete”, mi corre incontro e sembra, a parte il caldo soffocante, “soffocata” da qualcos’altro.

L’onorevole che doveva presiedere l’incontro le ha “dato buca”…è dovuto rimanere a Roma per delle votazioni in Parlamento…ma, ribatto, e “l’aiutante” dell’onorevole, quello che è in Rete, su Facebook…insomma, quello lì, non viene?
No – è imbarazzata, probabilmente abituata, dopo 40 anni di “partito”, ad ogni genere di “sola” – non viene nemmeno lui. E perché?
La risposta è evanescente come l’orizzonte marino d’Estate quando, dietro la cortina di vapori all’orizzonte, potrebbe esserci la Bismarck con i suoi 381 puntati proprio contro il tuo naso e non t’accorgeresti di nulla. Capisco solo che, quando un onorevole la “dà buca”, anche l’aiutante fa lo stesso, tanto per non apparire un minus habens. Già, ma che c’entro io?
Eh, siamo rimasti solo io e te e, quando arriva la gente, che si fa?
Va bene l’antica amicizia, ma io sarei dovuto essere la coscienza critica, la controparte di quel PD che sta “in Rete”…ma…ci sta poi per davvero? Mah…

Mi chiede di buttarle giù rapidamente la mia bio-bibliografia, qualche dato per presentarmi.
Mentre – con il sudore che cola sul volto, nell’afa del tendone – scrivo titoli, anni, case editrici…mi rendo conto di quanto, oramai, mi freghi poco di quel mondo e devo ricorrere alla memoria di mia moglie per ricordare i titoli esatti, gli anni…
Mentre scrivo, tornano alla mente telefonate notturne: “hai sforato di 3000 parole…lo sai che sono quattro trentaduesimi e basta!” “E togli un po’ di pubblicità” “No, non si può fare”. Oppure: “Professore, ce la fa per Martedì a mandarmi le rimanenti 120 cartelle?” “Ma…non era per la settimana ventura?” “Eh sì, ma la stamperia ci fa un buon prezzo da Martedì in poi…”. Al diavolo.
Adesso basta: consegno il foglio, attraverso il piazzale e…finalmente…l’acqua!

C’è un po’ “di mare”, come si dice in Liguria per definire il mare mosso, ma è divertente ballonzolare fra la schiuma, finché si superano i frangenti e si va appena un poco oltre la prima cortina dei bagnanti.
Mentre “faccio il morto”, per riposarmi dopo la nuotata, medito sulla catena dell’ancora della Gretel: 110 metri di sola catena, niente cima. Con quel mare, l’ancora “terrebbe” su un fondale di 30 metri? Speriamo. Valli a trovare però, nel Mar Ligure, 30 metri di fondo un po’ distanti dalla costa…roba rara…
Ma sì, qualche posto c’è…forse verso Alberga…poi c’è la rada di Villefranche, splendida, dove s’ancorava addirittura la corazzata Missouri…qualche posto per dar fondo lo troveremo…
L’ora, però, s’avvicina: devo lasciare le carezze delle onde per andare in un posto dov’ero stato chiamato soltanto come voce critica. Invece, dovrò fare…cosa dovrò fare? Chi l’ha capito?

Quando giungo al tendone l’amica smania: ha solo mezzora per mangiare qualcosa, poi dovrà “tirare dritto” fino a mezzanotte. Così, ci lascia padroni del tendone e se ne va.
Ci guardiamo intorno: tante sedie bianche, vuote, ed un tavolo zeppo di libri. Per mia fortuna trovo un libro fotografico su de André – foto che non avevo mai visto – ed è piacevole tuffarsi nella gran serietà di quei visi, fra un Villaggio ancora giovanotto, un Tenco con il destino già segnato sul viso ed un Mannerini che sembra un Grande Capo Lakota, quello della tribù degli Squinternati Danzanti.
L’amica torna e, piacevole novella, mi rassicura: se ti piace, il libro puoi tenerlo. Ringrazio sentitamente, di cuore. Ma…l’incontro? L’ora è scoccata.
Si guarda intorno: non c’è nessuno. Forse verranno fra un po’…intanto – comunica – s’è ricordata che doveva vedere una persona, parlare con un tizio…e scappa di nuovo. La cosa mi mette un poco d’angoscia: e se viene qualcuno, cosa racconto?
Posato il libro, rifletto meglio su quel che mi circonda.

Un tendone vuoto, con due persone (io e mia moglie) sedute in modo assolutamente anonimo con accanto la borsa “del mare”, quella con le maschere e gli asciugamani. In fondo c’è una signora: forse aspetta il famoso “dibattito”? Il marito? Un improbabile fidanzato, perdutamente innamorato?
Se, quello, doveva essere un incontro sulla comunicazione – rifletto – nel tempo della comunicazione doveva ricalcarne i canoni. Che so…magari un portatile sul quale far vedere Draquila…già, non si può, perché la Guzzanti mostra – nel film – l’impotenza e l’inconcludenza del PD proprio a L’Aquila…magari la famosa intercettazione, nella quale Berlusconi cerca di “comprare” i senatori dell’opposizione…basta andare su Youtube…no, anche lì non si può: era implicato Bordon, senatore dell’allora Ulivo.
Così come stanno le cose, però, pur mettendoci tutta la buona volontà, come fa una persona comune – una delle decine che transitano nei viali – a comprendere che lì ci sarà un dibattito sulla comunicazione, sul legame fra politica e Rete?!?
Legge la locandina, certo, ma quanti la vedono?

Insomma, parlando di comunicazione, è proprio sui canoni della comunicazione nell’era del Web 2.0 che la cosa risulta un non sense; pensato, programmato e gestito come una “cosa” anni ’70: con tutta la buona volontà del caso, un fallimento sicuro ed annunciato.
Niente di nuovo sotto il sole – Grillo l’ha detto mille volte – ma questi non se la cavano proprio a competere con l’altra parte: snobbano Berlusconi, ma non si rendono conto che l’uomo di Arcore ha in mano le “chiavi” della comunicazione.
Prima ancora delle TV, il Banana sa come gestire il feeling con il suo elettorato: tutte le sue goffe battute – dalla “bellezza” della Bindi ai cucù alla Merkel, per terminare con la (fasulla) immagine del “macho” a 360 gradi – sono studiate a tavolino dal suo entourage. La politica è un palcoscenico, gli italiani una razza inferiore da schiavizzare: in questo, qualche punto d’incontro con Mussolini ce l’ha.
L’unica, vera contrapposizione che incontra non è qui – fra questi banchetti da mercato rionale – ma sul Web: per questa ragione gli sta tanto a cuore la legge sulle intercettazioni la quale – non dimentichiamo – contiene il velenoso comma che chiede a tutti i bloggher la rettifica entro 48 ore (o 24, non ricordo) con pesanti multe, sul quale state certi che i grandi giornali non lanceranno campagne di sfida ed anatemi. Anzi.

L’amica torna e pone una diga ai miei pensieri: sono oramai le 21,15: non verrà nessuno, afferma sconsolata. Beh, con queste premesse – penso – se veniva qualcuno era come minimo telepatia.
Andiamo finalmente a mangiare e, al termine, riflettiamo che in qualsiasi spiaggia dove preparano qualche piatto caldo avremmo mangiato meglio e speso qualcosa in meno: devono “finanziare il partito”, mi spiegano.
Lasciamo quel bailamme per tornare a casa, convinti come non mai che – se dipendesse da loro – nel 2312, in Italia, regnerebbe Gian Silvio IV di Berlusconia-Coburgo.
Ma, a casa, c’attende una sorpresa.

La mattina seguente – è il 23 di Luglio – mia moglie fa un estratto conto: sorpresa, non c’è lo stipendio!
Strano, penso – il giorno di paga per gli insegnanti è il 23 d’ogni mese – da sempre, il 23, lo stipendio c’è stato. Mia moglie sostiene che si tratta di un “gioco” sulla valuta: no, perché la valuta parte ugualmente dal 23.
Mi tornano allora alla mente alcune notizie che avevo notato, pallide bottiglie abbandonate nel mare magnum del Web: la disoccupazione viene pagata oramai con forti ritardi, mentre le ASL pagano oramai quando possono, come possono, “sforando” oramai i consueti “120 giorni” contrattuali. Pagano dopo mesi e le aziende che lavorano per loro e – a meno d’essere un trafficante di droga e sesso come Tarantini, che riforniva addirittura di donnine “l’Empireo” di Palazzo Grazioli – devono ricorrere alle banche o alle varie “Leghe”, che poi sono delle banche mascherate.
Siccome vanno quasi a “strozzo”, chi finisce veramente strozzato sono i dipendenti, costretti a salari da fame: tutta la vicenda dei contratti a progetto, nei servizi, nasce qui.

In Sicilia, iniziano ad esserci ritardi nei pagamenti per i dipendenti pubblici mentre, a Napoli, i disoccupati sono stati costretti ad occupare il Duomo per tentare di far scucire qualche soldo alla Regione.
Saltano allora ai miei occhi vecchi ricordi, che i giovani possono leggere ma dei quali non possono avere consapevolezza di “vita vissuta”, d’emozioni, perché era il 1992.
Le elezioni del 1994 sono comunemente accettate come lo “spartiacque” fra la Prima e la Seconda Repubblica (più “cosiddette” che reali) mentre, nel mio ricordo, è il 1992 l’anno nel quale ci fu il “giro di boa”. Perché?

Poiché, proprio quell’anno, un Ministro delle Finanze del quale pochi ricorderanno il nome – Giovanni Goria, morì nel 1994 – andò semplicemente in TV e dichiarò che, nello spazio di pochi mesi, non ci sarebbero stati più soldi per pagare stipendi e pensioni.
Ebbene, dopo aver compiuto lunghi giri come una pianta di zucca – mia madre, ama ricordare “che la zucca gira sempre attorno al letamaio” – siamo tornati da capo: ancora manca il coraggio d’andare in TV per dirlo chiaramente – Tremonti non è certo un cuor di leone – ma la situazione è oramai fuori controllo.

Il debito pubblico, dall’inizio del 2010, è salito di 65,8 miliardi: a fine anno saremo probabilmente a 120, forse più. 120 miliardi, il prossimo anno, richiederanno – solo loro – almeno 5 miliardi in più d’interessi rispetto all’anno precedente: dove li prenderanno?
La FIAT prende i soldi e scappa in Serbia, Bertolaso e la sua Protezione Civile “aziendale” – secondo Sabina Guzzanti – sono serviti per “deviare” 10 miliardi di soldi pubblici in tasche private, mentre con l’attuale Legge Finanziaria e con l’accordo di Pomigliano è stato praticamente cancellato il concetto di contratto di lavoro.
Il numero delle auto blu – secondo Brunetta – corrisponde ad una spesa di “soli” 4 miliardi l’anno ma, se si leggono attentamente i dati che ha presentato, si scopre che alla richiesta di fornire i dati ha risposto meno della metà delle amministrazioni: anche le auto blu sono dunque fuori controllo.
Tutto è fuori controllo per motivi semplicissimi: se riflettiamo che lo “scudo fiscale” ha portato nelle casse dello Stato 5 miliardi – ma, se a suo tempo fossero state pagate le tasse, sarebbero stati 40 – ecco dove il bilancio va fuori controllo.

Può darsi che, qualche giovane, immagini la fine della Prima Repubblica come una colossale “panciata” sull’acqua, quei “botti” che ti fanno voltare: niente di più falso.
Per dirla con un noto verso di De André, terminò con una “pace terrificante”: da un giorno all’altro, con un processo, una condanna, una fuga, delle dimissioni.
Chissà cosa s’inventeranno questa volta.

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