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13 aprile 2015

12 euro e 90






La busta è anonima, come tante: sembra la solita pubblicità o la richiesta delle mille ONG le quali, in questo periodo (dichiarazione dei redditi), si fanno vive per la solita richiesta: Partita Iva numero...sottoscriva...
Invece è l’INAIL, uno dei tanti carrozzoni statali con tanti dirigenti e pochi “operai”, che chiede soldi: perché?
Sulle prime, mi sembra uno scherzo: vuoi vedere che qualche furbacchione s’è inventato pure di chiedere 12 euro e 90 per l’INAIL sperando – statisticamente – che un buon 10% abbocchi?

Invece è tutto vero, tutto drammaticamente vero – non per la cifra, una pizza e una birra – ma per l’ardire, il coraggio di chiedere una cifra modesta...a fronte di che? La legge istitutiva è del 1999 (!) ma solo ora (sedici anni dopo!) qualcuno (?) ha meditato di metterla in atto con questa richiesta piccina, modesta...che però, per il futuro, può crescere...come no...e diventare un’altra abitudine “tassinifera” (scusate, oggi sono in vena di neologismi) per il gregge italiota.
Della serie: chiedi poco (all’inizio) così s’abituano, poi alzi la posta e nessuno più se n’accorge e paga, come ci hanno abituati a pagare i mille balzelli per i Comuni – siete stati, recentemente, in qualche piccolo Comune? Avete notato l’aumento iperbolico degli uffici e della gente che gira con un foglio in mano? Sono il corrispettivo, dovuto, alla legge elettorale in vigore: fasulla, falsa, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, per crearsi un nuovo elettorato, nella sempre in auge teoria di passare dal voto per appartenenza a quello per convenienza – oppure alle Regioni, un altro sancta sanctorum di prebende, favori, tangenti, rendite, appropriazioni, percentuali su ogni spesa, incassi...già...e nessuno “s’incassa” più, tanto è tutto colpa dell’euro e della Germania, cosa stiamo a considerare le quisquilie italiane...

A cosa servono i 12 euro e 90?
A creare un fondo per gli infortuni delle casalinghe le quali – dopo la débacle dell’industria italiana – sono diventate (probabilmente) la principale fonte di gambe rotte e nasi spellati...non era – dico così, per caso – che l’Italia “brillava” per il numero d’infortuni sul lavoro? Ah, ecco qui dei dati...549.000 infortuni sul lavoro, dei quali 660 mortali nel 2014. “E’ andata meglio dell’anno prima” – gongola qualcuno – ma qualcun altro, un po’ più avveduto, ribatte “No, a fronte delle ore complessivamente lavorate (in calo) è andata peggio”.

Se si va sul sito dell’INAIL si scopre la protervia di questa tassa: nessuno escluso. Sembra una rivisitazione del famoso “tolleranza zero”: devono pagarla tutti coloro che non pagano già l’INAIL, compresi (sic!) cassintegrati, disoccupati, gente in mobilità...sono esclusi soltanto coloro i quali abbiano un reddito personale inferiore ai 4648,11 euro oppure un reddito familiare inferiore ai 9296,22 euro. Questo è logico: chi chiede la carità (è statisticamente provato) ha una bassissima probabilità d’infortunarsi sul lavoro.

E poi...immaginate la trafila burocratica per ricevere l’assegno d’invalidità? Una soglia bassa (solo il 27%: perché?) ma il trucco è un altro...sapete cosa significa presentarsi di fronte a queste commissioni?
Anzitutto, spendere un mare di soldi in ticket per le analisi, la diagnostica, le visite specialistiche...e poi di tempo...corri qui, corri là...dunque, signora...il primo appuntamento libero è per il 23 Agosto 2016...oppure, se va all’ospedale di Rapanello, s’anticipa al 12 Luglio...2016, s’intende...no...per il 2015 abbiamo già chiuso le prenotazioni...
Poi, c’è il tempo per la domanda, la convocazione della commissione, il responso, la registrazione del responso...cari signori dell’INAIL, andate tranquillamente affanculo, voi e tutti i propinqui e parenti vari che – noi non sappiamo nulla, ovvio, viaggiamo con le pelli di salame agli occhi... – si spartiscono le mazzette per l’Expo di Milano, come si sono spartiti quelle per Italia ’90 (gli stadi sono felicemente crollati da soli, senza altre spese) e oggi – si scopre – hanno persino “tangentato” con il vino di D’Alema...ma c’è un fondo? No, D’Alema conferma: nel mio vino non c’è fondo e nemmeno solfiti.

In Francia – solo per citare un esempio – le cose funzionano così: se avete un infortunio grave, l’assegno d’invalidità inizia ad essere corrisposto dal giorno dopo l’infortunio. Poi, si fa tutta la trafila burocratica e si va a vedere il danno, si quantifica, si corregge...eccetera. Non come in questo Paese di buffoni, ladri e tangentari.

Cari signori dell’INAIL, voglio raccontarvi una breve e lontana storia, tanto perché possiate completare la vostra “formazione”, mentre vi fregate le mani per i 20 milioni di euro che v'appressate ad incassare.

Era l’Estate del 1965 e, come tanti giovani dell’epoca, durante le vacanze andavo al lavoro. Dove? Nella fabbrica dove lavoravano mio padre e mia madre. Soldi? Non ne vedevo: li davo in famiglia, allora usava così.
Presse per tagliare il cuoio: 5 tonnellate di spinta su una fustella che tagliava articoli tecnici e sportivi in cuoio fra le mani di un quindicenne, senza contratto di lavoro, senza nessuna assicurazione, in pratica, uno zombie.
Un giorno arrivò un tizio accompagnato da sua eminenza il gran direttore generale. Quando se ne fu andato chiesi a mia madre chi fosse: “E’ quello dell’INAIL, poi passa in ufficio, prende la “busta” e se ne va.” Lo credo bene: a parte la mia posizione (fece finta di non notarmi, non chiese nulla), nelle prese di corrente c’erano i fili spellati – nessuna spina, quando si rompevano nessuno le cambiava – tanto non c’era impianto di prese a terra...

Venne Settembre, io tornai a scuola e mia madre rimase sola nel piccolo reparto...cioè...nella stamberga dove si lavorava...
E un brutto giorno la mano sinistra le rimase incastrata fra la fustella e la “bandiera” che pressava le 5 tonnellate...la macchina pressò da sola...a volte succedeva, il gancio scattava senza premere il pedale...e le sfracellò due dita della mano sinistra. Era sola: dovette disincastrare la macchina, liberare il braccio e chiedere aiuto prima di svenire.

Non fu portata all’ospedale ma in una clinica privata – sa, altrimenti c’è l’INAIL, bofonchiò, contrito, il padrone... – e fu curata: perse due dita. Nessuna denuncia, ovvio, altrimenti...eh...il posto di lavoro...

Non pagherò quei soldi, per una questione di principio: ne metterò 15 in grembo alla prima vecchietta che chiede la carità con gli occhi bassi vicino ad una chiesa, oppure me li scoppierò in birra cercando di ricordare il viso di mia madre segnato, il braccio fasciato, mia fratello piccolo da cambiare...

Maledetti, che siate maledetti per il coraggio di chiedere quei miseri 12 euro e 90: andate nuovamente affanculo. E querelatemi, se ne avete il coraggio.

15 aprile 2011

Pisanu-Veltroni: nuntereggae più. E sette più




Liberamente ispirato ad un testo di Rino Gaetano (Nuntereggae più), con sberleffo finale di Fabrizio de André.


Ma che bello. Mia moglie è così gentile da scendere a comprare il giornale. No, è perché c’è in omaggio un cd musicale che le interessa. In omaggio, mah…

Sulla prima pagina del Corriere della Sera campeggia la lettera, congiunta, di Giuseppe Pisanu e di Walter Veltroni, “Governo di decantazione per riscrivere le regole”.

Rimbomba nelle orecchie la rauca cantilena di Nicolò Carosio: “Rivera passa a Mazzola, duetto fra i due…ancora…ad un passo dalla porta Rivera cede a Mazzola…tiro…goooooool!!!” Non è possibile.


Nuntereggae più.


Oppure, Marco Travaglio che s’accorda con Niccolò Ghedini per stendere una riforma della Costituzione. La Sora Cesira e Apicella che duettano in coro, Nicole Minetti e Rosy Bindi che firmano, insieme, una proposta di legge per la protezione della giovane. E la passano alla Carfagna.


Nuntereggae più.


Che Guevara e Pinochet che passeggiano, in cielo, raccolgono more, mirtilli e lamponi mentre dissertano su Wagner e Šostakovič. Nichi Vendola e Roberto Castelli che giocano a boccette sulla spiaggia di Lampedusa. Lampedusa che s’affratella con Goteborg. Goteborg che diventa il 51° Stato degli USA.


…i ministri puliti, i buffoni di corte…

Nuntereggae più.


Che bella lettera: da strappare le lacrime. Da strapparsi le vesti.

Passiamo alla correzione.

No, non ci sono errori ortografici…due ex ministri…almeno la sufficienza la prenderanno…ma la commissione di maturità, sicuramente, vorrà approfondire, vorrà sapere dov’erano quei due mentre andavano in onda gli inciuci, quando Walterino non nominava, per “stemperare i toni” in campagna elettorale, il nome di sua santità Silvio, mentre Beppino gli votava la fiducia.


…ladri di polli…

Nuntereggae più.


Chissà dov’era Walterino mentre Lucianino (Violante) – mellifluo, cardinalizio – si rivolgeva a Berlusconi: “Abbiamo date ampie assicurazioni che le televisioni non saranno toccate…” Chissà dov’era Beppino negli ultimi 74 anni della sua vita.


…ladri di stato e stupratori

il grasso ventre dei commendatori…

Nuntereggae più.


Commento sintetico:

ben scritto ma scontato. Le argomentazioni dei maturandi sono desuete e, in alcuni passaggi, contorte. Alla lista delle buone intenzioni, dei buoni propositi, non fanno seguire nulla, se non fumose affermazioni di “governi di transizione”, di “sedimentazione”, di “proposizione”.

Che maleducazione.


…diete politicizzate, evasori legalizzati…

Nuntereggae più.


E adesso?

Cosa potranno rispondere i ragazzi a 500 euro nei call centre? E quelli che manco hanno un lavoro in un call centre? Gli anziani a 500 euro di pensione?

La carica dei 314 in Parlamento, la carica dei 500 nel Paese. Pile scariche, batteria a zero, motorino d’avviamento che gracchia.

Walterino e Beppino, in abito da Blues Brothers, che spingono una pesante Buick nera sul limitare di una spiaggia, mentre il vento strappa loro i cappelli e li fa rotolare sulla sabbia, umida e deserta.


…super pensioni, auto blu, sangue blu…

Nuntereggae più.


Il Consiglio di Classe, nell’appressarsi degli esami di Maturità, suggerisce una maggior applicazione, in particolar modo nelle tematiche scelte per la “tesina”. Senza voler essere offensivi, rammentiamo che argomentare senza valide conclusioni potrebbero bastare per un esame di Terza Media, non per un esame di Maturità.

Consigliamo, dunque, autocritica e penitenza – nel miglior stile delle rispettive tradizioni politiche – da mettere in atto, pariteticamente, nella scuola delle Frattocchie di Marino (RM) e nel vicino monastero dei frati Trappisti.


Eya alalà, pci psi dc dc pci psi pli pri dc dc dc dc

Nuntereggae più.


Intanto, i due maturandi stanno studiando, stanno stendendo un piano d’azione per far capire “che così non si può andare avanti”.

Che ore sono? A che ora vi siete svegliati stamani? Svegliaaaaaaa!!! Caffèèèèèè!!!

Ansiosi, aprono la casella di posta congiunta pisanuveltroni@frattacchioni.it e s’accingono a leggere le risposte, i commenti, le suppliche degli italiani al loro accorato appello.

Già dalla prima, però, hanno un sussulto:


“Gli ultimi viandanti

si ritirarono nelle catacombe

accesero la televisione e ci guardarono cantare

per una mezz’oretta

poi ci mandarono a cagare.”

(Fabrizio de André – La domenica delle salme.)


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