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27 novembre 2020

Protagora, Funari ed i sofisti alle prese con il Covid

 

 

“In televisione per essere eccezionali bisogna mascherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe.”

 

L’incipit viene da Gianfranco Funari, ossia da colui che cercò una “liberazione” del telespettatore da figura passiva, proiettandolo sul palcoscenico con tutte le sue paure, ma anche le sue certezze tradizionali, i suoi input aggressivi nei confronti del “altro”, visto più come avversario da colpire che come persona amica da accettare. In qualche modo, questo ricorda la “teoria del plotone” ben spiegata da Stanley Kubrik in Full Metal Jacket, poi ripresa da Oliver Stone in Platoon e, un po’ rabberciata in modo più sentimentale e canzonatoria, ma ugualmente terribile, in Forrest Gump di Robert Zemeckis, oppure esaltata in We were soldiers di Randall Wallace.

In buona sostanza, il plotone è il tassello primario della lotta, in guerra come nel vivere sociale, sia esso nelle paludi del Vietnam o nel bar dove si mangiano frittelle e si gioca a freccette. In qualche modo, Funari portò lo stesso modello in scena, conducendo una lotta accanita “fra” plotoni di vario genere, che non cercavano mai una sintesi dei loro temi, bensì l’affermazione vittoriosa sull’altro.

 

Quel modello, oggi, è stato interiorizzato da tutti i lettori dei quotidiani, dei siti e dei blog: senza i commenti, che devono essere una lotta senza quartiere, un “piatto”, anche ben confezionato è privo di sale. Il “sale” è la lotta, la soddisfazione, la vittoria.

Giorni fa, mentre scorrevo i commenti ad un articolo su un quotidiano, mi sono imbattuto in un commento molto “tranchant”, il quale, però, conteneva anche una verità inconfutabile: i commenti hanno tutti medesimo valore? E come fare a distinguerli?

Ecco il commento che mi ha fatto riflettere:

 

 

Con le sue competenze lei non può né giudicare, valutare, stimare, né fare nessun bilancio sul piano medico o economico del vaccino Spallanzani. Siete cittadini che leggono un articolo scritto al 90% a mozzichi e bocconi e traete sempre conclusioni alla cazzo di cane (per citare Boris). Smettetela di dire ogni volta la vostra come se foste giudici di un programma televisivo.

 

Il commento è duro, spietato, ma mostra anche l’altra faccia della situazione: quella di una persona che era stufa di leggere un fiume di cazzate.

 

Da Torti in faccia (1980) ad Aboccaperta (1984) fino a Mezzogiorno Italiano (1992) – trasmessi da Telemontecarlo, Rai 2 e Mediaset – spiccò il volo la figura di Gianfranco Funari sugli schermi italiani, fino ad accartocciarsi su se stesso con i troppo pesanti attacchi verso i politici dell’epoca, che riuscirono a defenestrarlo dalle reti nazionali. Non c’interessa, qui, raccontare la vicenda umana e professionale di Funari, quanto comprendere come cambiò il costume televisivo, nel senso del rapporto fra utente e dirigenza dei media nazionali.

 

Nella seconda metà degli anni ’80 un nuovo personaggio salì alla ribalta televisiva: Vittorio Sgarbi, il quale dapprima fu ospite del Maurizio Costanzo Show, per poi “dilagare” su tutte le reti. A margine, vorrei solo notare una cosa: se Sgarbi avesse posseduto una capra, come fu per me con la mia Ofelia, non s’azzarderebbe mai ad usare quel termine per definire uno stupido, giacché le capre sono animali intelligentissimi, molto caparbi, un po’ ostinati…ma furbi come una volpe. Soprattutto se bisogna ingegnarsi per giungere a brucare il prezzemolo del vicino, i capolini del roseto, i germogli degli olivi.

Sgarbi, uomo intelligente – non ho dubbi – capì in fretta l’antifona propalata da Funari: litiga, colpisci, affannati, ma conquista. E qui è il problema: sempre se si crede che le “litigate” fra Sgarbi e la Mussolini fossero roba seria, e non sketch preparati e poi svolti “come venivano” in diretta. Insomma, i due avevano appreso la lezione di Totò e Nino Taranto i quali, prima prendevano un caffè scambiando quattro parole in croce, poi salivano sul set ed il copione (che, comunque, esisteva) veniva strapazzato come a loro più piaceva. Ed i risultati erano sempre notevoli.

 

Oggi, sono pochi coloro che rammentano compiutamente cos’era la Tv prima di quegli anni, e non voglio sostenere “oh, com’era bello quel tempo andato…” perché non sono (e non siamo) interpreti di un giallo di Agatha Christie, né siamo inglesi nostalgici dell’Impero.

Però, il problema esiste, anche se non nei termini di un ritorno al passato, bensì del superamento di questa fase del “tutti contro tutti” per sbarcare verso lidi più accoglienti e paciosi.

 

Oggi, abbiamo un Presidente del Consiglio che si nutre con un po’ d’aplomb britannico, qualche tocco di Democrazia Cristiana d’antan ed una sorta di richiamo a Mattei, alla sua filosofia di “Italia, Grande Paese”.

A lato, abbiamo un capo dell’opposizione che fa le “zingarate” in gruppo, andando a suonare campanelli nelle case la sera e poi, dopo una bisboccia in spiaggia in mezzo a donne plaudenti, fa cadere un governo.

Se ci si ferma qui, parrebbe proprio l’ennesimo “scontro” per accalappiare anche l’ultima casalinga, quella nota agli istituti statistici, quella di Voghera. Serietà estrema contro massima sfacciataggine.

Da un lato il “bene”: serietà, misura, competenza…e dall’altro i richiami di “pancia” ai gloriosi archetipi di Amici Miei, la furbizia di scatenare quei sussulti interni che lui ben conosce, come la paura per il diverso, il timore della miseria, la paura della “perdita” di qualsiasi tipo, ecc.

Ma, di mezzo, s’è messo il Covid-19.

 

Per gli aspetti comunicativi, il Covid è stato paragonato ad una guerra e, pur non essendola per niente, i suoi attributi le assomigliano: “taci, il nemico t’ascolta”, “mettete la mascherina per proteggere voi e gli altri”, “attenti ai traditori”, “chi si comporta senza seguire le nuove norme, danneggia se stesso e gli altri”, “Vincere!”, “Tutto andrà bene!”, e così via.

Nello stesso modo, c’è chi ascolta il “Bollettino ufficiale di guerra” e chi, invece, si sintonizza su “Radio Londra”, la quale racconta che è tutta una bufala creata ad hoc dal potere delle banche e dei banchieri. Ma tutti aspettano notizie, in un senso o nell’altro.

 

Al termine del primo round, Conte appariva il vincitore, al punto da costringere Salvini ad una boiata pazzesca: organizzare un convegno di negazionisti in un’aula del Senato, con l’ovvia partecipazione di Sgarbi e quella, fuori luogo e fuori campo, di Bocelli, che il giorno dopo pianse e si scusò di fronte alla nazione dicendo di non aver capito nulla.

Durante l’Estate di Tregua, le opposte fazioni si rimbrottarono l’un l’altra più volte, ma Salvini dovette aver compreso che la partita era persa, non solo nel classico gioco “alla Funari” con l’avversario, bensì per la vigorosa “querelle” interna, dove uno Zaia – che assumeva toni più garbati (alla Conte) che sbragate all’arrembaggio (alla Salvini) – oramai lo superava nei consensi interni.

 

Anche l’altra concorrente, la Meloni, parve comportarsi meglio – il fatto d’esser donna l’aiutò senz’altro – ma la povera Giorgia deve sempre tenere d’occhio la Corsica, come il protagonista del film Ovosodo, di Virzì. Non fu forse proprio uno dei suoi “colonnelli”, appena nominato Ministro della Difesa da Berlusconi, ad affermare in pubblico “Ci riprenderemo la Corsica!” E La Russa guardava, gagliardo, l’altra costa dalle Bocche di Bonifacio (altra “sparata alla Funari”).

Cosa che, con due grasse risate fra Berlusconi e Sarkozy, finì in una bolla di sapone però, c’è un però…il suo elettorato non vedrebbe male le armate italiane sbarcare in Corsica – e Giorgia lo sa – perciò non può lasciarsi andare al buonismo razionale di uno Zaia, perché ci rimetterebbe la faccia. “Non ha le palle!” sarebbe l’unanime commiato: cosa che, nei confronti della povera Giorgia, ci sentiamo sinceramente di augurarle.

 

Mentre la Meloni sgambetta, attenta a non inciampare, mister B. ha capito perfettamente che è l’ora di mettersi nella scia del vincitore, perché nessuno si fila più Libero con le sue sparate sugli “ultimi giorni” di Conte, anche perché Trump – che si era messo a muso duro contro il Covid – ha finito per lasciarci le penne. Politicamente, ovvio.

Cos’abbia in mente il Cavaliere non s’è ancora capito, però nei confronti di gente che guarda alla Corsica o va in giro a suonare campanelli, ha capito che la strada – almeno “non perdente” – è quella di seguire chi sta, bene o male, dirigendo la guerra da quasi un anno senza combinare troppi disastri e con qualche successo.

 

Per contrasto, anche dall’altra parte – in pieno stile Funari – c’era chi ad Ottobre voleva vedere nuovamente tutto chiuso, fino a quando non ci fosse stato nemmeno più un maledetto Covid in giro!  Purtroppo, però, non c’erano abbastanza risorse economiche per attuare quel piano – che, senz’altro, anche nel Governo qualcuno accarezzò – ma il conto dei soldi non tornava, e fu gioco forza non chiudere le fabbriche: anche se il mercato interno languiva, le esportazioni (la Cina è ripartita alla grande) non potevano essere buttate nel cestino della spazzatura.

 

Da qui un sofisticato meccanismo di calcolo che ha condotto, ad oggi, alla diminuzione della pressione sulle strutture sanitarie al prezzo, però, d’altri 15.000 morti (per ora).

Nell’opinione pubblica si fa strada la percezione di un nemico che non concede quartiere, che ad ogni nostra leggerezza ci chiede in cambio migliaia di decessi e, ad oggi, sembra che nessuno vorrà cedere nel periodo natalizio per poi ritrovarsi nuovamente nelle peste a Febbraio. L’esperienza estiva è stata sì una “liberazione”, però una liberazione che ha chiesto in cambio un conto troppo salato.

 

Rimane da giudicare come valutare la risposta di quella persona ai soliti che giocano a fare i virologi nelle Domeniche dispari ed i negazionisti in quelle pari. Messa in questo modo, parrebbe perfetta…però…il giochino che c’ha insegnato e lasciato Funari lo buttiamo alle ortiche? Torniamo alle paludate “Tribune elettorali” ammaestrate e controllate attentamente da Jader Jacobelli?

Purtroppo, una soluzione valida per tutti – a mio avviso – non c’è: almeno, io non riesco a scorgerla.

 

Se cerchiamo una sponda dalla filosofia, allora dovremmo chiedere lumi a Protagora ed alla scuola sofista dell’Atene di Pericle: siccome non esiste una realtà oggettiva, ogni discorso contiene in sé una parte di verità ed una di falsità. Ma, l’affermarsi dell’epistemologia scientifica, ha distrutto ogni segno di democrazia del sapere scientifico: o si vince, o si perde, come sosteneva Funari (probabilmente, senza rendersene conto).

Forse, un giorno, saranno gli stessi giornali ad accorgersi – ma ci vorrà molto tempo – che i commenti sono “merce” solo per gli “addetti ai lavori” che si occupano del problema dalle segreterie dei partiti: banalmente, mi sono accorto che i commenti fin verso le 10-11 del mattino quasi non si “muovono”. Un orario tipico della città di Roma, dove alle 9 prendi ancora il cappuccino col maritozzo: gli “influencer”, probabilmente, si mettono tardi al lavoro, ed osservano chi è caduto nella rete per mazzolarlo.

 

Ovvio che, da parte dello Stato, si dovrebbe vigilare meglio sulla natura e sulla violenza dei commenti: da parte mia, mi sono già occupato di raccogliere molti commenti (soprattutto antisemiti) raccolti dapprima su Don Chisciotte, poi su questo blog ed inviati alla sen. Segre, che li ha trasmessi alla Polizia Postale. Come ben saprete, lo Stato è lento nel prendere provvedimenti, ma quando parte è inesorabile.

Il risultato di questi commenti, però, è marginale e molto ridotto ai soli siti (come, appunto, Don Chisciotte) che sono piccole riserve indiane di fascistozzi con il busto del Duce sulla scrivania, oppure vanno a Predappio vestiti da camicie nere una volta l’anno: tutto sommato, possono continuare coi loro sogni da birbanti perché sono, in realtà, insignificanti e privi di un futuro politico.

 

Più importante è comprendere perché, nella vicenda Covid, in mezzo ai molti che discutono – anche con interventi a volte dileggianti – compaiano dei tizi che non la buttano più in caciara, bensì in insulti (mascherati per non incorrere nel webmaster) o, peggio, in minacce.

Qui non ci dovrebbero essere dubbi: se lo Stato lotta contro la pandemia – e migliaia di sanitari rischiano per tutti noi – non si dovrebbe avere dubbi sull’azione penale nei confronti di queste persone, poiché un conto è discutere su una miglior o peggior soluzione, un altro sostenere teorie bislacche sull’inesistenza del virus o come sia volontariamente propagato da fantomatiche organizzazioni che sembrano la Spectre di 007. Che, paradossalmente, metterebbero a rischio l’economia mondiale (dalla quale traggono ampi guadagni!) per qualche cervellotica ragione.

 

Insomma, Funari non ne ha colpa – perché fece bene a movimentare una discussione paludosa ed incravattata – ma oggi siamo giunti al paradosso: se non segui il Fake-pensiero, sei un povero stupido e si capisce bene come siano acchiappate velocemente le menti dei giovani, sempre pronti a confondere la novità con la verità.

Perciò, lo Stato dovrebbe metterci una pezza…con l’art. 656 del Codice Penale, perché no?

Io, che assisto quasi ogni giorno alla “vestizione” di un’infermiera che va a lavorare in un reparto Covid, non ho dubbi.

02 ottobre 2016

Avvoltoi e colombe allo sbando



Me lo immaginavo: ci voleva poco a capirlo. Quando mai una persona intelligente e riflessiva ce la fa a sconfiggere, in un pubblico dibattito, un paesano un poco coglioncello ma deciso a vincere, perché quel “vincere” non significa mostrare qual è il bene del Paese, bensì lo spessore (futuro) del proprio portafogli? Mi dispiace prof. Zagrebelskj, ma oggi lei ha capito che la Tv non è un convegno accademico. Unico guaio, lo ha capito di fronte a milioni d’italiani, non ad un centinaio di suoi colleghi. Proverò a rimediare, usando i miei mezzi, molto diversi dai suoi, in difetto ed in eccesso.

Quando si ha a che fare con spadaccini di epoche diverse, caro professore, è inutile presentarsi al duello muniti di un raffinato fioretto settecentesco, soprattutto quando l’avversario usa una rozza daga del Duecento, che al primo colpo ti spacca il cranio in mille pezzi. Meglio, allora, usare il cosiddetto “metodo Indiana Jones” (al mercato del Cairo), ossia una ancor più rozza Colt 45 (a distanza di sicurezza).

Davvero, professore, lei pensava che il nostro si fosse preparato come ad un esame, e le avrebbe concesso il privilegio del rango, ossia lo scranno più alto? So che sarà dura da digerire, ma glielo dico lo stesso: il gelataio di Rignano, la Costituzione, l’ha forse letta per l’esame di terza media, ma non se la ricorda, se non per sommi capi. Tutto l’ambaradan, l’hanno creato stuoli di specialisti in Diritto (in)Costituzionale, come suggerito dalle burocrazie europee e dalle principali banche d’affari del Pianeta, di qua e di là dell’Oceano. Stupito? Spero di no. Lo so, costa caro accorgersene dopo.

In fin dei conti, il nostro toscanello ha preso lezioni dall’uomo di Arcore quando era ancora al governo – il quale confessava “eh, se fosse con noi quel ragazzo…” – ma Silvio: è con voi, almeno con te, se non in corpo (tessera, ecc) almeno in spirito! E’ il tuo figlioccio, l’erede che avresti sempre desiderato per la tua Forza Italia, magari da rinominare in Forza Gnocca Italica!
Non è forse stata una tua battuta – più l’acquisto di qualche giocat…pardon parlamentare, dal Milan a Montecitorio, tutto un solo affare: basta vincere! – a cambiare la storia della Repubblica? Non fu quel “vi toglierò l’ICI” (pagato, poi, con 8 miliardi presi dalla demolizione della scuola italiana) a trasformare una sconfitta in pareggio?
Professor Zagrebelskj, se un italiano ha letto l’Ulisse di Joyce, gli altri nove – ne sia sicuro – hanno tutti comprato le barzellette di Totti! Lo so, lo so…ma cerchi di adeguarsi, perdio!

Siccome io non ho letto né l’uno né l’altro, proverò a raccontare una storia che i media non hanno mai raccontato, della quale nessuno (o pochi) erano a conoscenza, perché c’è stato il silenzio totale, l’esilio della parola! Che combinazione!

Era lo scorso Aprile, quando m’accorgo che la mia pensione è calata di quasi 50 euro. Ohibò, mi son detto: vuoi vedere che Boeri m’ha fregato la pagnotta? E per darla a chi?
No, non era Boeri. Era lui, l’omiciattolo di Rignano: sì, quello che ha pure vinto al Rischiatutto.

Erano, semplicemente, aumentate le trattenute per gli Enti Locali – Regioni, Province, Comuni…ma com’è che le Province ci sono sempre, non le avevano abolite? – come si può evincere dal confronto fra i due cedolini, quello del 2016 e quello (seguente) del 2015.

Rata di Aprile 2016

R I T E N U T E ADDIZIONALE COMUNALE : -16,70 SCAD. 11/2016
ACCONTO ADDIZIONALE COMUNALE : -7,03 SCAD. 11/2016
ADDIZIONALE REGIONALE : -44,08 SCAD. 11/2016

Rata di Aprile 2015

R I T E N U T E ADDIZIONALE COMUNALE : -10,04 SCAD. 11/2015
ACCONTO ADDIZIONALE COMUNALE : -3,01 SCAD. 11/2015
ADDIZIONALE REGIONALE : -20,33 SCAD. 11/2015

Totali:
Addizionali 2016: 67,81
Addizionali 2015: 33,38
Differenza: 34, 43

Siccome il pagamento è “spalmato” in 10 mesi, l’aumento dell’esborso totale sarà di 344 euro e 30 centesimi. Un aumento di “solo” il 102% ma tranquilli, non rientra nel cosiddetto “paniere” e, dunque, non ci sarà nessun aumento dell’inflazione.
Sull’ammontare netto della mia pensione, fanno 34 euro il mese in meno da spendere (in totale, elargisco mensilmente alle loro Maestà Locali 67 euro), oppure, se preferite, diciamo che si sono inventati un bel “2 per mille” (circa) in più da salassare agli italiani.
Quanto ha incassato Renzi?

Siccome gli occupati sono 22 milioni 498 mila ed i pensionati 15,8 milioni (fonte: ISTAT), si fa presto a fare il calcolo:

Occupati: 7.746.061.400 euro
Pensionati: 5.439.940.000 euro
Totale: 13.186.001.400 euro

13 miliardi, nel completo silenzio degli organi di comunicazione!

Professor Zagrebelskj: ma ha capito con chi abbiamo a che fare? Cosa vuole che gliene freghi a uno così se lei, timidamente, gli fa notare che “riforme conservative che servono a blindare un sistema oligarchico sempre più tipo governativo e meno parlamentare”? Non ha ancora compreso che Renzi (e gli altri parvenu dell’attuale politica) mirano proprio a cancellare la parola democrazia, per promuovere l’oligarchia di pochi, che il parlamento potrebbe anche non esserci – per loro – e tutto andrebbe meglio? L’importante, per Renzi, non è governare: è fregare gli elettori in tutti i modi, per poi correre a presentare l’ultima collezione di Armani su Vogue! Non ha visto come ha fatto per la tassa sulla RAI? Che tu ce l’abbia oppure no, paghi ugualmente! I rimborsi? Ah, ah, ah…E noti che, proporzionalmente, la tassa per gli Enti Locali la pagano anche i pensionati al minimo! Si tolga le pelli di salame dagli occhi, finalmente, e guardi chi ha di fronte! Quel bamboccione tirato su a merendine, oggi, è l’alfiere degli interessi mafiosi! Il Ponte sullo Stretto, allora?

Non ce l’ho con lei, professore, però impari la lezione: i mezzi di comunicazione cambiano, e lei è una persona ancora nata sotto il segno della Radio: non è colpa sua, sono l’età e la sua formazione, era destinato a perdere.

Non si può essere, invece, così veniali con Mentana che si è guardato bene dall’invitare uno degli abili polemisti dei 5Stelle – Di Battista, od altri – che avrebbero dato del filo da torcere a Renzi, abituato a seguire alla lettera le indicazioni degli spin doctor. Perché l’unico modo per sottrarsi alla ragnatela degli specialisti della comunicazione guidata è quello d’improvvisare qualcosa di non prevedibile, come ci ha insegnato Berlusconi con il suo “vi toglierò l’ICI”.
Poteva chiedere a Renzi, ironicamente, se l’approvazione del Ponte sullo Stretto fosse da richiedere alla Camera (come organo unitario) oppure al nuovo “Senato Regionale”, come elemento competente per gli affari locali. Oppure, sulla falsariga dell’esempio riportato sopra, se gli emolumenti per gli Enti Locali saranno di competenza della Camera o del Nuovo Senato. Spiazzarlo, possibilmente, farlo arrabbiare.

Ma questo non faceva parte del suo incedere, della sua “etica della comunicazione” – potremmo dire. Cosa della quale, Renzi se ne frega altamente. E viene da chiedersi perché al fronte affaristico/bancario – che ha bisogno di rimuovere le garanzie costituzionali, e s’affida a Renzi – si risponde con questi flebili lamenti, pescando nella geronto…qualcosa. Mi dispiace dirle queste cose, professore, e comprendo il suo (probabile) sconforto, ma io – quando osservo qualche baldo giovane tirare quattro calci al pallone – mi chiamo fuori, e con dolore: l’ultima volta che ho ceduto, sono stato per quattro mesi sul lettino dell’agopuntore.
E’ come ad un esame, quando “non va”: lei lo sa bene, vero? Si prende il libretto fra le mani, lo si scorre distrattamente, poi la frase di rito: “Guardi…non mi pare che lei abbia raggiunto una preparazione sufficiente…torni alla prossima sessione…”

Già…solo che alla sua età non serve una nuova sessione…grazie per il lavoro teorico svolto per la difesa della Costituzione, ma quando c’è da combattere…lasci spazio a qualcuno più giovane e grintoso di lei! A chi conosce meglio i meandri televisivi…è così…non serve più convincere, ma solo vincere. Malatempora currunt, e nei tempi bui si va di mazza, non di fioretto. Saluti, professore.