Visualizzazione post con etichetta Silvio Berlusconi Veronica Lario governo Ruby dimissioni costituzione scandalo procura Milano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Silvio Berlusconi Veronica Lario governo Ruby dimissioni costituzione scandalo procura Milano. Mostra tutti i post

23 gennaio 2011

Il settimo tranello



Il Cavaliere: «Allora la vita non è che un vuoto senza fine! Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo in un nulla senza speranza.»
La Morte: «Molta gente non pensa né alla Morte né alla vanità delle cose.»

Più volte, ci siamo chiesti la ragione intima che conduce Silvio Berlusconi ad essere quel che è, perché siamo intimamente convinti che l’uomo sia migliore di quel che appare: spesso, abbiamo ricordato come la sua età anagrafica sia importante per capire il suo operato.

In questi mesi, assistiamo ad una pièce teatrale che si colloca nella tradizione del teatro dell’assurdo, poiché è a tutti evidente che c’è un governo che non ha più consistenza parlamentare per reggere l’attività di governo, che il Paese necessiterebbe di scelte di largo respiro e di lungo periodo, che non esiste un’opposizione in grado di proporre qualcosa di credibile e che, all’interno delle opposizioni, regna un marasma allucinante.
Per contro, anche nella coalizione di governo serpeggia la medesima inquietudine: tutti i parlamentari del PdL sanno benissimo che, la loro vita politica, dipende soltanto dalla sopravvivenza politica di un uomo, Berlusconi, oltre il quale – per loro – c’è il vuoto.
Eppure, mai nella storia della Repubblica s’è visto tanto pathos per delle vicende politiche le quali, in definitiva, non sono poi così importanti: se un governo cade, le istituzioni della Repubblica hanno una prassi consolidata per scegliere un nuovo governo, sia passando per le elezioni, sia per trattativa parlamentare.

Non vorremmo toccare, in questa sede, argomenti “tecnici” quali la legge elettorale, poiché desideriamo approfondire meglio il tema in un prossimo articolo: è l’uomo Berlusconi che ci colpisce, nel suo dramma umano.
In fin dei conti, Silvio Berlusconi potrebbe compiere un gesto signorile ed onorevole, lasciando ad altri il giudizio sul suo operato (come, del resto, prima o dopo sarà) ed affidando ad altre persone le responsabilità che – si nota chiaramente – non è più in grado di reggere.
Ma non ci riesce: perché?

L’ex moglie, Veronica Lario, aveva avvertito per tempo che il comportamento del marito stava prendendo una brutta piega – “le vergini che si offrono al Drago” – ma era pur sempre una moglie tradita, sulle dichiarazioni della quale bisognava caricare anche i suoi vissuti, di certo non felici.
Eppure, la signora Lario (al secolo Raffaella Bartolini), ha molto probabilmente amato il marito: il loro matrimonio è durato molti anni e sono nati tre figli.

Quando, nel 1994, Silvio Berlusconi divenne per la prima volta Primo Ministro, la signora chiarì che non avrebbe ricoperto ufficialmente il ruolo di “first lady”, ed anche questa non è una novità: Carla Voltolina, moglie di Sandro Pertini, non volle mai ricoprire il ruolo.
Se le dichiarazioni della Lario possono essere considerate un evanescente tratteggio psicologico – la signora è molto riservata nelle sue dichiarazioni, quando lo fece fu perché aveva, probabilmente, “fatto il pieno” – le successive “avventure” di Berlusconi hanno confermato, almeno in alcuni tratti, la rappresentazione che fornì la moglie.
Qual è, dunque, il “male oscuro” che opprime Berlusconi?
La paura.

Le mosse politiche di Silvio Berlusconi nascono tutte da un quadro di fobie: paura che gli “rubino” l’impero mediatico, paura di finire nella polvere, paura d’essere dimenticato, paura di non essere più al centro dell’attenzione.
Se le ricostruzioni del “Rubygate” sono vere, mostrano un penoso gruppo di vecchietti che palpeggiano le ragazzine, con l’eunuco Lele Mora a ricoprire il ruolo dei suoi pari negli harem: un quadro agghiacciante non soltanto sotto l’aspetto della morale, perché più importante è valutare quale ancora sia l’equilibrio psicologico dell’uomo che dirige la Nazione.

In definitiva, l’uomo Berlusconi è una persona che non sa vivere con se stesso, che ha risolto il suo dramma esistenziale creando più avatar, più ectoplasmi di se stesso ai quali ha finito per credere: nelle intercettazioni, le serate (che, sinceramente, non sapremmo se definire poi “così divertenti”) erano definite confidenzialmente “programmi”, con una con-fusione terrificante fra la realtà e l’apparenza.
L’uomo che ha creato la “vita nel format” ha finito per diventare un semplice attore – seppur “il” protagonista – del reality che aveva creato oppure, come suggeriva sempre la Lario, della vita “spericolata” che qualcuno ha diligentemente orchestrato intorno alla sua persona.
A monte, soprattutto per un uomo di quell’età, c’è sempre e solo una paura, e tutti sappiamo quale essa sia.

Forse è già troppo tardi per consigliare a Silvio Berlusconi un’attenta analisi delle opere di Ingmar Bergman, tanto meno possiamo sperare che riesca a ritrovare la flemma di Max von Sidow ne “Il Settimo Sigillo”: non si calcano le scene come il cavaliere Antonius Block se, prima, si è trascorso tutto il tempo nell’esaltazione della vanità.

Perciò, siccome riteniamo che prendere coscienza del suo fallimento esistenziale sia oltre le sue possibilità culturali, ci rivolgiamo agli Dei affinché concedano, come s’usava supplicare nel Mondo Antico, il celeste dono dell’Oblio.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Questa pubblicazione non può essere considerata alla stregua della pubblicazione a stampa, giacché ha carattere saltuario e si configura, dunque, come un libera espressione, così come riferito dell'art. 21 della Costituzione. Per le immagini eventualmente presenti, si fa riferimento alla Legge 22 Maggio 2004, trattandosi di citazione o di riproduzione per fini culturali e senza fini di lucro.