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14 settembre 2020

Un bell’ingorgo

 

La Tv nazionale trasmette, in prima serata, il film su Stefano Cucchi mentre, da pochi giorni, siamo qui a leccarci le ferite per l’orribile fine di Willy Montero e, subito dopo, a Napoli un fratello ammazza la sorella perché lesbica. Un bel trittico, da qualsivoglia posizione lo si osservi.

Stiamo diventando peggio della Chicago degli anni ’30 e, a parte le solite boutade – al muro! in galera e via la chiave! lavori forzati a vita!…eccetera, eccetera… – non riusciamo a capire come mai siamo circondati da violenze d’ogni tipo.

 

La scuola: è colpa della scuola che non sa più educare! Gli insegnanti non sanno più fare il loro mestiere!

Ho insegnato per 33 anni in un Liceo e, quindi, ancora due in un Istituto Tecnico e Nautico e non me la sento d’appoggiare questa tesi: negli ultimi due anni ho notato qualcosa di diverso, ma non così tremendo da sostenere simili argomenti. Probabilmente, elementi del genere escono prima dalla scuola.  E cosa possono fare gli insegnanti? Ben poco.

Quando anche, per fatti gravissimi, ne decretassero l’espulsione dopo il problema non sarebbe più della scuola, che – apparentemente – parrebbe aver fallito, ma io non ho mai vissuto una simile esperienza: al massimo tre giorni di sospensione (con obbligo di frequenza), in tanti anni. Perciò, ritengo che di simili comportamenti siano, in primo luogo, responsabili i genitori, perché le vere basi dell’educazione s’apprendono in famiglia…la scuola può fare qualcosa…ma ben poco.

 

Ricordo che, quando fu varata la patente a punti, vennero a scuola alcuni agenti della Stradale che spiegarono con molti esempi e chiaramente a cosa si va incontro guidando in stato d’ebbrezza. Certo, questo non mette al riparo che, anni dopo, un ragazzo si sbronzi una sera e…

Più interessante è, invece, il ruolo della Magistratura.

 

E giù tutti a dire che la Magistratura li mette dentro e dopo una settimana sono fuori…che mettono gli assassini ai domiciliari, che se ne sbattono, che Palamara è un poco di buono…ma si dimenticano di una cosa: la Magistratura segue le norme del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale che il Parlamento gli ha fornito, non giudica con la giurisprudenza russa, americana o neozelandese. Difatti, la metà dei ricorsi alle Corti Europee è di provenienza italiana, e le Corti Europee hanno già avvertito più volte che questo andazzo deve cambiare.

Cosa non va?

 

L’impianto giuridico italiano, fino agli anni ’70, era equilibrato: se ammazzavi ti prendevi l’ergastolo, o trent’anni se t’andava bene, poi ci fu il film di Sordi. Già, proprio “Detenuto in attesa di giudizio” (1), che scompaginò la giurisprudenza italiana.

Attenzione: il film di Sordi poneva l’accento sul disastro atavico della gestione delle carceri italiane, disastro che non poteva essere negato né by-passato con un’alzata di spalle.

 

La questione è complessa e parte da un dato costante nel tempo: a fronte di una capacità massima di circa 50.000 detenuti, in Italia i carcerati superano abbondantemente i 60.000. E dove li mettono? Uno sopra all’altro, considerando pure che circa un terzo sono in attesa di giudizio e quindi, Diritto alla mano, sono innocenti.

Col tempo, poi, sono cresciuti anche i reati che prevedono la detenzione: il reato di clandestinità, ad esempio, oppure la detenzione di droga, che in Italia non distingue tra marijuana ed eroina. Insomma: sbarchi in Italia, ti timbrano un foglio dove è previsto il rimpatrio (e come fai ad andarci? con quali soldi? come e dove?) e se ti fermano vai in carcere. Oppure, se ti coltivi una pianta di marijuana – praticamente uguale a quella che vendono nei negozi autorizzati – finisci in carcere, magari insieme ad uno vero spacciatore di anfetamine, crack ed altre porcate.

 

In questa situazione, ovvio che la prima necessità è proprio quella di svuotare in fretta le carceri. Diminuendo le pene? No, così non si può fare…perderemmo la faccia di fronte all’elettorato…come si farà a dire che siamo per “legge e ordine”? E questo tutti…dalla Meloni a Salvini fino a Zingaretti: quanti ne hanno, dei loro, da salvare dal carcere per le mille ruberie?

Però, con un po’ di fantasia…se ti becchi 22 anni per un omicidio volontario, considerando la buona condotta e la legge Gozzini, a grandi linee, male che vada una dozzina d’anni (che è la media) e sei fuori. Se, invece, l’omicidio è preterintenzionale (seppur con dolo provato) te ne vai dopo 8-9 anni.

 

Così, gli assassini di Willy usciranno prima del 2032, mentre il fratello disgraziato di Napoli prima del 2028 sarà già fuori: ancor prima che le spoglie di Willy e della sorella del napoletano siano trasferite nell’ossario.

 

Non parliamo, poi, delle pene modeste: sotto i tre anni nessuno vede il carcere, ma tre anni sono all’incirca la pena detentiva per lesioni gravi, ossia chi ammazza di botte (senza ucciderla, ovvio) la moglie o l’amante, il fidanzato della moglie, della figlia, della nonna…poi, se è bravo con le arti marziali, fracassa chiunque.

Detenete illegalmente un’arma? E che volete che sia…da tre a dodici mesi d’arresto…niente gabbia per il vostro futuro! Attenzione, però: se è un’arma da guerra vi fate nove anni. Perché la vecchia pistola da Ufficiale del nonno quella sì che è pericolosa: un colpo di 357 Magnum in testa no…è solo un bruscolino…

 

Se, invece, vi mettete a stampar soldi falsi, attenzione: la pena va da 3 a 12 anni. Sarà per questa ragione che in Italia un killer lo trovi dietro l’angolo e ammazza per pochi soldi, mentre trovare dei dollari falsi è più dura?

Il Codice Penale italiano, assomiglia più al Banco Lotto che ad un corpus giuridico, mentre il Codice di Procedura Penale è più complicato e presenta più tranelli dell’Appia Antica se pretendete di andarci in automobile, da Roma a Taranto, ovvio.

 

Riforme. Già: se ne parla da decenni, ma avete visto cosa c’è voluto per andare a toccare la Santa Prescrizione, che vanificava il già poco in un nulla assoluto?

I magistrati. Certo, ci sono Magistrati e magistrati, secondo la latitudine, la longitudine, l’età ed il sesso. Come potrebbe essere diverso?

D’altro canto, se – poniamo – i magistrati fossero punibili dal potere esecutivo, alla prima indagine su – mettiamo – un ministro, salterebbe il magistrato. Ossia, sarebbe spostato, degradato, ridotto al silenzio…non come Falcone e Borsellino, non ce ne sarebbe bisogno.

 

Per questa ragione, i magistrati hanno un apposito strumento: il Consiglio Superiore della Magistratura, che è presieduto dal Presidente della Repubblica. Il quale, se facesse valere veramente il suo potere, finirebbe in un caos istituzionale, una sorta di potere dittatoriale sui magistrati, e questo non si può certo fare: il Presidente “osserva” e “consiglia”. E chi elegge quei magistrati che sorvegliano?

Le associazioni di categoria dei Magistrati, che corrispondono in pieno ai partiti politici: per questo nessuno vuol sentir parlare di sorteggio. Vogliamo votare i “nostri”! Che andranno sempre contro ai “loro”. Punto.

 

Rimane solo un potere, reale e tangibile: quello legislativo, che non ha potere diretto sulla Magistratura, però può scrivere e cancellare leggi e pene, come ritiene che sia meglio per il Paese. Difatti, Berlusconi – quando ne fu in grado – allargò la prescrizione secondo le sue necessità: lo faceva lui direttamente o lasciava fare a Ghedini? Mah…forse era Ghedini…difatti non passò nessuna legge per proteggere le nipoti dei presidenti egiziani…dobbiamo riconoscerlo.

In definitiva, solo il Parlamento può scrivere leggi più severe e/o consone ai nostri tempi: ve li vedete mettersi d’accordo? Con lo stuolo di condannati che ha ogni partito? Si salvano i 5S: per questo vanno eliminati più in fretta che si può…gente senza esperienza…non hanno una classe politica “adeguata”…

Come possiamo essere così disgraziati?

 

Perché siamo una nazione giovane, che in un secolo e mezzo ha passato Monarchia, Fascismo (Dittatura) e Repubblica: tre sistemi di governo molto diversi, che hanno fini ed esigenze diverse, che si riflettono sui rispettivi sistemi penali.

Anche la Germania ha vissuto il medesimo percorso, però la Germania non ha vissuto la questione mafiosa, “sbarcata” dagli angloamericani ed insediatasi stabilmente in Sicilia, che gli americani desideravano mantenere sotto il loro controllo, lasciando Malta agli inglesi. Cosa che hanno fatto: difatti, la Sicilia vive una sorta di “indipendenza” che nessuna delle altre Regioni a statuto speciale ha, nemmeno gli altoatesini.

 

Questo potere si è insediato stabilmente, ha preteso ed ottenuto totale indipendenza giudiziaria che, quando l’Italia giunse al primo, enorme processo di mafia del 1987 che decapitò Cosa Nostra, rispose con l’uccisione di Falcone e Borsellino degli anni ’90: Caponnetto, all’epoca ex Procuratore di Palermo, disse senza dubbi “E’ tutto finito”. Di quegli anni fanno parte anche il “mistero” del Moby Prince e, 12 ore dopo, l’affondamento della petroliera Haven dinanzi a Genova: un evento che trasformò l’intero mare di Genova in una enorme piattaforma asfaltata. 12 ore di distanza, per i due più dirompenti disastri marittimi del Mediterraneo.

Poi vennero gli attentati: Firenze, Milano, Roma. L’avvertimento doveva arrivare, ed arrivò con il “gradito” insediamento di Berlusconi, che durò un ventennio.

 

L’obiettivo di mantenere, in Sicilia, una sorta di potere reale ma non ufficiale, fu possibile garantirlo solo tramite la Mafia, ma la Mafia per svolgere i suoi compiti di controllo sotto lo sguardo attento dei servizi italo-americani, pretendeva contropartite e le ebbe, sotto varie forme.

Se non era possibile intaccare il 41-bis dall’ordinamento, fu scardinato l’ordinamento nelle sue basi: è quello al quale oggi assistiamo. Con il beneplacito della classe politica – una volta stroncato il terrorismo – si diede il via a quel “liberi tutti” così gradito alle mafie il quale, osserviamo ogni giorno che passa una sostanziale tolleranza di una quota di delinquenti liberi come l’aria.

 

Il problema non è quello di costruire qualche nuovo carcere – non sono poi spese enormi da affrontare per una nazione che è la terza economia dell’Unione Europea – bensì il fatto che la gente, in carcere, le varie mafie non vogliono che ci stia, e la giurisprudenza ha accettato questo “scambio”: Matteo Messina Denaro è libero come l’aria ma la pace sociale, seppur violentata da centinaia d’omicidi che vengono puniti con l’acqua fresca, è garantita. Gli assassini di Willy erano due nullatenenti che viaggiavano in costosissimi Suv e scorrazzavano con potenti motociclette, già  segnalati per violenze varie e porto abusivo d’arma, sempre condonati con pene pecuniarie: datevi una risposta e fatevene una ragione.

 

Non ci resta che piangere: mai sentenza fu più azzeccata.

 

(1) https://www.youtube.com/watch?v=YZSOuKdr9Fo  

13 ottobre 2018

Il caso Cucchi: uno scoglio per il governo

L'arresto di Roberto Savi (Uno bianca)

Dopo tante lotte, dopo aver sopportato ogni sorta d’ingiurie, il caso Cucchi s’avvia a conclusione con (si spera) una punizione esemplare per i colpevoli. Ciò non esaurisce, né sconfessa, il comportamento dei vari attori politici della vicenda i quali, nel corso degli anni, hanno sempre teso a minimizzare la portata di quella morte, come se il “corpus” di Stefano Cucchi, giacché tossicodipendente, non appartenesse all’universale umano degli “Habeas Corpus”, come recita il noto principio giuridico inglese che data all’oramai lontano 1215, con alterne “interpretazioni”, ma presente da secoli nel Diritto degli Stati democratici.
Perché la cosa coinvolge il governo?

Perché, se da un lato c’è stato pieno appoggio ad Ilaria Cucchi – “con questo governo”, ha dichiarato – dall’altra le dichiarazioni di Salvini sembrano quelle di una persona stitica, che non ce la fa a riconoscere la realtà degli eventi. E si sforza, pur imbellettando le sue dichiarazioni di confessioni retoriche – “un’esigua minoranza dei tanti donne e uomini che vestono una divisa…” – quando un atto di coraggio sarebbe senz’altro più consono per rimediare ciò che disse in passato: “in ogni caso, io sto sempre dalla parte di Polizia e Carabinieri”.

Non voglio sobillare frizioni nel governo, né me lo auguro, però quando di mezzo c’è la vicenda – e la vita stroncata in malo modo – di una persona, bisognerebbe avere più coraggio, come quello che si dimostra nei “litigi” internazionali. Ma, domandiamoci, perché – dopo innumerevoli ammazzamenti “in divisa” mai puniti – proprio oggi si giunge ad un risultato?
Perché l’aria è cambiata? E da cosa è cambiata?

Dall’inveterato, sempre presente, andazzo italiota: è un “burino”, un “cafone”, un “pezzente”, “villano”…oggi si aggiunge “drogato”, “perduto”, “borderline”…e l’affare è fatto, ossia li possiamo ammazzare impunemente.
Non starò a raccontare le mille malefatte degli “uomini in divisa” – che non sono proprio un’esigua minoranza – e mi soffermerò un momento sul fatto più eclatante, più terribile di questa storiacce: la Uno Bianca. Perché?

Poiché quella vicenda mostra la sufficienza, la sottovalutazione, fino alla quasi complicità in quegli atti che – è bene ricordare – durarono dal 1987 al 1994: sette anni di sangue costati come una piccola “battaglia”, con un bilancio di 24 morti e 102 feriti. Nessuno s’accorse di niente di quel che capitava fra l’Emilia e la Romagna? Eppure, c’erano – sin dall’inizio – indizi che saltavano agli occhi anche ad un cieco.

Ma quando mai, nelle vicende di malavita nostrana, si nota che il calibro usato è il 5,56 Nato? E’ come metterci una firma. E nessuno se n’accorge, per ben 7 anni!
Perché vi racconto tutto questo?
Poiché i calibri consentiti dalla legge per l’uso civile sono, generalmente, il 7,62 il 6,35, il 22 (short e long range) e poco altro.
I calibri “riservati” ai militari erano invece il 9 “lungo”, il 7,62 e, oggi, il 5,56: perché questa differenza?


Per mantenere “divisi” i due mondi: quello di chi uccide per mestiere da quello di chi deve giustificare, di fronte ad un giudice, i suoi atti.

Ma, Roberto Savi possiede ben due Beretta AR 70/90, che ha avuto un po’ di difficoltà a comprare poiché la Polizia non è più una Forza Armata da molto tempo ed anche perché la Beretta non vende sul mercato civile il suo fucile mitragliatore, se non in una versione semi-automatica (cioè non può sparare a mitraglia) con soli 5 colpi nel caricatore. Questa arma era in dotazione alla Polizia, ma Roberto Savi riesce ad acquistarle come privato proprio perché è un poliziotto.
Chi acquista un’arma del genere deve riempire moduli su moduli, ed erano comunque poche le armi in circolazione di questo tipo: oggi, invece, da Gennaio 2018 è possibile acquistarla, così non ci sarà più la linea di demarcazione sancita dal calibro, fra mondo militare e mondo civile (si fa per dire…)
Potrete comprarvi un bel fucile d’assalto e…farci il tiro a segno. Con quell’affare, costruito per ammazzare persone nel modo più rapido possibile.

Perché salta l’omertà che circonda la banda? Perché qualcuno s’incazza giacché dei poliziotti rapinano le banche, ammazzando senza pietà?
No, perché commettono l’errore di uccidere dei “colleghi”, i tre Carabinieri di ronda al Pilastro.

Cosa sarà successo? I Carabinieri si saranno un po’ incazzati…e avranno minacciato d’indagare senza troppe pastoie…e allora…si fa un accordo.
Noi non indaghiamo e voi ce li prendete.
Detto fatto: un giovane magistrato di Rimini incarica due graduati (Polizia di Stato) di provata fedeltà e capacità, i quali consultano gli elenchi dei possessori di un Beretta AR 70/90 e…il “gioco” finisce. Dopo ben 7 anni.
Ultima notizia: un appartenente alla banda, Marino Occhipinti, colpevole d’omicidio, è stato scarcerato nello scorso Gennaio perché il direttore del carcere l’ha giudicato “pentito”. I parenti delle vittime hanno storto il naso, e non solo quello.

Dopo questa vicenda, e dopo Uva, Rasman, Aldrovandi…e tutti gli altri…oggi scoppia la pentola ed i Carabinieri parlano.
Pare, quasi, un percorso inverso rispetto ad altre nazioni.

Come tutti sapranno, i “bobbies” – i famosi agenti di quartiere inglesi – per decenni hanno girato disarmati. Solo un manganello. Oggi, non più: la giustificazione è il terrorismo, mentre la vera questione è un taglio di bilancio. I bobbies, quando capitava qualcosa di più di un ubriaco od una semplice lite, chiamavano via radio la squadra armata che stazionava in questura. Troppo spreco: pigliati ‘sta pistola e vai.
Ciò avveniva, in Italia, anche per i vigili urbani, che erano armati solo se ne facevano richiesta, e molti non si prendevano la responsabilità di un’arma. Ne conobbi parecchi negli anni ’70: qualcuno disarmato, altri con una piccola 6,35 in un taschino della giacca.
Poi, per “armarli” si usò un metodo tutto italiano: negli anni ’80, diedero un “bonus” mensile di 60.000 lire a chi girava armato. Chiaro che tutti si comprarono una pistola.

E scomparve, anche da noi, la separazione fra chi si dedicava a compiti d’ordine pubblico “soft” (vigili urbani) e chi invece era un “uomo con la pistola” conclamato e, dalle BR in poi, anche una mitraglietta.
Oggi, ci ritroviamo con un milione di “tutori dell’ordine” sul modello americano: la cosa stupefacente è che, ad esempio negli ospedali e nelle stazioni, il servizio viene sempre di più affidato a “vigilantes” esterni con compiti di ordine pubblico. I quali sovrintendono alla sicurezza del personale (la cosiddetta “sicurezza interna”), mentre non c’è più tutela e lavoro investigativo nei luoghi dove è più facile intercettare reati: negli ospedali, sui treni, ecc.

In parole povere, abbiamo nuovamente una “guardia pretoriana” che deve rispondere, in primis, ai suoi datori di lavoro, che non sono i cittadini, bensì il potere dominante. Nulla che non sapevamo.
Per questa ragione c’è lo spregio delle leggi: poiché si sa che, comunque, qualcuno coprirà le tue malefatte. In cambio della solita formula: “Fedeltà: pronta, cieca ed assoluta”.

Ne è un esempio lampante quello della Lunigiana (1), dove alcune caserme vissero per anni in un regime di pieno spregio delle istituzioni repubblicane, laddove dei magistrati che li indagavano si diceva: “Il pm Iacopini deve morire. E male anche”.

Per queste, ed altre ragioni, è importante dare un segnale forte, del tipo:

“Per i reati di minacce, violenza e tortura è previsto, se commesso da personale dei servizi di tutela dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Agenti di Custodia), oltre che la sospensione dal servizio ed il licenziamento se accertato il dolo, l’aumento della pena di un terzo.”

Se non riusciamo a riportare all’interno dei limiti costituzionali il personale delle Forze dell’Ordine, avremo mancato ad un preciso principio costituzionale, ossia che l’indagato non è colpevole fino all’emissione di precisi atti dell’autorità giudiziaria nei suoi confronti e, anche in quel caso, la sua incolumità personale deve essere tutelata.

Solo così la morte di Stefano Cucchi non sarà avvenuta invano: non sono d’accordo per intitolare una via a Stefano Cucchi: meglio un provvedimento legislativo, che sarà ricordato per sempre come “Legge Cucchi”. Avremo così pagato un debito, per la sua breve e tormentata vita.

Non scordiamolo mai: uno stato di diritto non può comprendere atti di giustizia al di fuori di quelli emanati da una sentenza, con tutte le riserve per l’errore umano ma, comunque, sempre meglio delle botte o delle pistole ficcate in bocca per spaventare.
Non siamo la Gestapo e non vogliamo diventarlo: chi ha orecchie per intendere, intenda, e scriva il comma che abbiamo proposto. Se ne ha il coraggio.

16 gennaio 2016

Dolcino e Margherita, Ashraf e...

Ashraf Fayadh e..."Margherita"?



Chiedi allo specchio di spiegarti quanto sei bella!
 Spargi come polvere le mie parole ammassate,
 respira profondamente,
 e ricorda quanto ti ho amata….
Ashraf Fayadh

L’uomo che osservate nella fotografia, è un condannato a morte in Arabia Saudita, un cittadino palestinese nato e vissuto in Arabia Saudita di 35 anni, Ashraf Fayadh, poeta rinomato, conosciuto per la sua bravura come lo era l’imam Nimr al-Nimr, altro pensatore passato a fil di spada dal boia di Ryad. Ci stanno proprio prendendo gusto, eh?
Pare che scapitozzare quelli che hanno un po’ di cervello sia lo sport preferito – d’altro canto, dai seguaci di Al-Wahabi non ci si può aspettare molto... – insomma...Dio li fa e poi li accoppia, Al-Saud ed Al-Wahabi, insieme per la vittoria dell’Islam (il loro Islam, ovvio).
Forse è la primitiva credenza che, uccidendo un nemico, ci s’appropriava dei suoi pensieri e della sua anima? Sono proprio così regrediti? Oppure pensano che ammazzando gli oppositori si risolvano i problemi?

Ufficialmente...il giovanotto palestinese è stato un poco scapigliato (è un poeta...)...ah, l’accusa, sì...è accusato d’aver fotografato donne e d’aver conservato (ah, infamia!) le foto sul suo cellulare. Ragazzaccio, ragazzaccio...c’era forse una foto di Lady Gaga? Come se i sauditi non sapessero delle “gite” che i loro conterranei compiono, varcando il ponte, in Bahrein, dove trovano liquori e puttane in abbondanza! Più probabilmente, Ashraf conservava la foto della sua “Margherita”.

In aggiunta, gli hanno appioppato un’accusa di apostasia ricavata dalla traduzione in arabo (dall’inglese) delle sue opere la quale, nel miglior copione infra-religioso e panteista, è un’accusa molto gettonata: anche Giordano Bruno fu condannato per un’analisi delle sue opere, al punto che il filosofo, alla pronuncia della sentenza, rispose ai giudici: Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam (Maggiore sarà in voi, il timore per la sentenza che pronuncerete, che in me nel riceverla).

D’altro canto, neppure noi – in passato – siamo andati troppo per il sottile: Dolcino e Margherita – nel buio 1300 – pensarono di “vivere” la loro religiosità in modo difforme dai dettami di Roma (all’epoca, già zeppa di prostitute ed orge ecclesiastiche) – credendo che lui (religioso) e lei (laica) potessero amarsi in libertà pur amando Dio. Oggi, la cosa ci pare quasi assurda: se a loro sta bene così...già, ma fra noi e loro ci sono stati Cartesio, Spinoza, Leibnitz e poi Rousseau, Diderot, D’Alambert, Voltaire, Montesquieu...
Tutte persone che, più o meno liberamente, riuscirono a cambiare il corso della Storia grazie al loro pensiero: cosa che, prima – oppure per chi non ha appreso questa filosofia libertaria (nel senso dell’opprimente costrizione delle dottrine assolutiste) – non era possibile.

Dolcino e Margherita battagliarono per un anno e mezzo, con i loro seguaci, per affermare la loro libertà religiosa in un momento storico nel quale il dibattito non aveva nessun senso, significava solo – appunto – apostasia.
Catturati, furono subito messi al rogo: Margherita a Biella, bruciata sul greto di un fiume (oggi, qualche anima pietosa ha messo una lapide) mentre Dolcino la confortava e la sorreggeva moralmente. Dolcino, il “pezzo forte”, fu condotto invece a Vercelli – la piazzaforte del vescovo guerriero – dove fu bruciato, non prima, però, d’avergli strappato con pinze roventi il naso, il pene e chissà cos’altro. Supplizi che sopportò (a detta dei cronisti dell’epoca) con straordinaria fermezza.

Poi, giunse quello che Gramsci avrebbe definito, secoli dopo, un “intellettuale organico” – tale Dante Alighieri – che sbatté Dolcino all’Inferno...sette anni prima della sua morte! E chi gli annunciò – nel poema – il suo (futuro) arrivo? Maometto! Una bella scenetta, degna dello scomparso “Bagaglino”. Nota a margine: oggi, un altro intellettuale organico – tale Roberto Benigni, bravissimo attore – si mette a recitare Dante. Similis similia solvitur?
Dolcino e Giordano Bruno sono solo due delle migliaia di vittime (accertate) dell’Inquisizione (1), quasi tutte per eresia od apostasia, ossia “tu non sei completamente d’accordo con me, quindi crepi”.
Che siano state di più è molto probabile, giacché Huitzinga, ne L’Autunno del Medio Evo, racconta di un commercio di condannati a morte fra una città e l’altra: in un’epoca senza Tv, senza giornali, senza cinema, senza Internet...un’esecuzione era uno spettacolo importantissimo! Chissà quante frittelle si vendevano!
Nel 1820 il Tribunale dell’Inquisizione cessò di giudicare (rimase, fino a Paolo VI, il Sant’Uffizio, oggi Congregazione per la dottrina della fede, del quale Ratzinger è stato, fino all’elezione al soglio papale, Prefetto) forse perché l’Illuminismo, le cui idee erano dilagate con Napoleone in tutta Europa – anche se si era oramai in epoca di restaurazione – fece capire alla Chiesa che era meglio non “allargarsi” troppo. Il mondo del lavoro iniziava a creare problemi: insomma, c’erano altre priorità.

Oggi, ad Italiabad, la pena di morte va molto di moda, è rapida, segreta, quindi nessuno ne sa niente: è tornato il modo più rapido ed indolore di risolvere le faccende, da noi ed in Saudistan.
Diovanardo Giovanardi, da noi, è l’alfiere dei nuovi cavalieri assassini, concede loro una patente morale di pentimento ogni volta che – ahimé, accidentalmente! poveretti... – ammazzano di botte un Cucchi, un Uva, un Aldrovandi, un Rasman...va beh, non fatemi scrivere righe e righe...mentre quelli della Uno Bianca, dunque, quelli erano, erano...sì, afflitti da una patologia psichica familiare (colpa della legge sul divorzio!), ma, in fondo, erano bravi ragazzi! Gli altri? Mele marce. E, si sa, le mele marce si buttano: questo è il pensiero del buon Diovanardo.

In Saudistan non coltivano mele, né buone e né marce, però c’è la tradizione da rispettare, e dunque si deve concedere al boia la sua arte: l’affilatura della scimitarra, la veste bianca, poi il colpo ed il salto, per non essere investiti dal sangue e sporcare la veste.
Sicché, qui da noi dovremmo – a fronte di comportamenti inaccettabili sul fronte della sicurezza della vita del detenuto – capire cosa sta succedendo, prendercela con i nostri contemporanei o, addirittura, con le generazioni successive, invece, la tragedia musulmana è proprio che loro sono i discendenti dei grandi pensatori Abbassidi! Sembra di raccontare una favola.
I loro padri, erano anni luce avanti rispetto ai figli!

Fra l’anno 800 ed il 1000, approssimativamente, sulle rive dell’Eufrate prosperò una delle civiltà più libertarie esistite sulla faccia del pianeta. Rammentate: doveva ancora scoccare il mitico anno 1000!
Eppure, Baghdad era una città di gran cultura, dove nelle librerie (più di 100!) si ricopiavano libri a spron battuto, dove poeti e grandi matematici pensavano, studiavano e facevano progredire le loro discipline...nella medicina si praticavano le prime anestesie a base d’oppio...mentre lo Stato era “leggerissimo”, si occupava solo dell’esercito e della rete fluviale. Tutto il resto, ai privati.
Ci sono giunte cronache dell’epoca dove sono annotati i barili di vino, le chiatte cariche di barili che risalivano i fiumi: nella Baghdad abbasside, il corpo era corroborato con il vino e la Sharia annacquata con abbondante acqua.

La scuola filosofica dei Mutaziliti (Separatisti) si affermò nel periodo aureo dei califfati abbasidi, e sosteneva – oggi diremmo “illuministicamente” – che “solo la logica (kalam) può riconciliare in pieno ragione e fede”. Rousseau avrebbe applaudito.
E quando Hassan el-Banna, ad Ismailia nel 1928, fonda la Fratellanza Musulmana con lo scopo di conciliare, finalmente, “Islam e Modernità”? Vengono impiccati, senza troppi pensieri, da Gamal Abdel Nasser nel dopoguerra.
E, oggi, si commina la pena di morte per apostasia? Fra l’altro (per quel che conta..) stralciata come reato dall’ONU con l'articolo 18 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo?

Penso che esistano ancora, dopo gli attentati, dopo Colonia, dopo la Palestina martoriata, dopo il macello iracheno ed afgano ed altro ancora, due popoli disposti a parlarsi: ne sono certo, alcuni li conosco personalmente, altri no...esistono persino in Israele. Però, so una cosa, la so per certo.
Siamo i più, siamo una moltitudine che si domanda: perché mai Israele può bombardare a piacimento Gaza, compiere eccidi tremendi, senza che nessuno si alzi – dall’ONU, o da un altro dei posti che contano – sbatta il pugno sul tavolo e dica “adesso basta!”? Perché mai quei soldati di cento nazioni devono scorrazzare nei Paesi arabi, armati fino ai denti per “portare la pace”? Perché gruppi di guerriglieri giungono fino in Europa ed uccidono gente inerme? Perché, la Sharia permette di violentare una donna per strada se non è completamente coperta, ed il cuore del Profeta sanguina per una birra? Già, “conciliare con la modernità...”

Sgombriamo il campo dalle varie propagande sulla conquista di Roma od altre fanfaluche: nel minimo storico toccato dall’Europa in termini di potenza militare, proprio in coincidenza con i massimi degli Abbassidi, Carlo Martello, con un esercito raccogliticcio, fermò a Poitiers ogni speranza di conquista araba dell’Europa. L’emiro Boabdil, dal suo Alhambra andaluso, pagava le tasse ad Isabella di Castiglia!
Oggi, l’Europa – se si fa una somma bruta di mezzi e uomini – è la prima potenza mondiale: continuare in questo modo, significa solo fare più morti, 100 in Europa ed 1.000.000 in terre musulmane, a che pro?

Conosciamo entrambi la geopolitica, ma il petrolio ce lo avete sempre venduto e noi lo abbiamo sempre comprato, ieri capitò con le spezie, domani capiterà con l’energia solare: siamo indissolubilmente legati da questioni economiche che esulano dalle religioni, e da gente maledetta che ci gioca sopra.
Ma siamo tanti, siamo la stragrande maggioranza, a Roma come Baghdad, a Milano come ad Isfahan, a Napoli come a Samarcanda...siamo la moltitudine di persone che leggono sul Web e non approvano, che non sono d’accordo con i morti ammazzati, da qualsiasi parte vengano. E gli assassini, siano essi Daesh od i corpi speciali USA, hanno le mani sporche d’identico sangue. E non è vero che un grammo di cardamomo valesse la vita di un uomo, né un barile di puzzolente petrolio: facciamo sentire la nostra voce, un coro, un urlo di Munch che faccia più volte il giro del Pianeta.

Sappiamo che in Arabia Saudita, in quella terribile dittatura, non è possibile essere oppositori politici, perché si diventa subito “apostati”, e c’è anche la giustificazione giuridica! Sono i custodi dei luoghi santi dell’Islam!
Facciamo smettere questa tragica buffonata medievale e, per favore, la prossima volta che una delegazione italiana andrà a Ryad, si comportino da uomini invece che da quaqquaraqqà. Lascino i Rolex sui tavoli, facciano finta di non vederli, invece di rubare quelli degli altri e svegliare mezzo palazzo reale, la notte, con la gazzarra che scoppiò (2).
Bel contributo – vero Renzi? – per salvare un tuo coetaneo condannato a morte per aver fotografato delle donne e per un reato prescritto da tempo all’ONU?