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03 dicembre 2018

L’Europa ha ragione: non è finita la pacchia


Una sera, discorrevo con un sindaco: un bravo sindaco, uno che fa pagare l’acqua (pubblica, del Comune) ai suoi abitanti una ventina di euro l’anno, che fa pagare poco la spazzatura…insomma, un bravo sindaco. Della Lega.
Ciò che mi disse, mi meravigliò. Parlando di bilanci, mi confessò che lo Stato aveva tagliato non ricordo più quante decine di migliaia di euro per il suo Comune (come per gli altri) e di come fosse arduo mantenere le promesse fatte agli elettori. Poi, sbottò in una frase che mi colpì: “Però, se non si ruba, ci sono i soldi per fare tutto”.

Già…si ruba…però ci sono leggi precise, ci sono la Magistratura, i Carabinieri, La Finanza, la Polizia…come si fa a rubare? Molto semplice.

In Italia ci sono (Aprile 2017) 7982 Comuni: ogni comune un consiglio comunale, ogni consiglio comunale un assessore al Lavori Pubblici. L’assessore ai Lavori Pubblici è molto spesso un Geometra, un Ingegnere o un Architetto ed è quasi sempre supportato da uno o più Geometri comunali.
C’è da asfaltare una strada. Che si fa?

Non si può certo “razziare” una parte del denaro stanziato – roba d’altri tempi – oppure farsi beccare con la classica “bustarella”. No, ci vuole finezza, “ci vuole orecchio” – come narrava Gaber – per non farsi beccare.
Il nostro bravo assessore, che chiameremo Caio, apre uno studio, nel quale la gente sa che sarà più facile ottenere l’approvazione di un progetto…ma queste sono cose di poco conto…pubblicità elettorale. Di cosa si occupa lo studio?
Accatastamenti, restauri, costruzioni…gli architetti aprono gli studi, i politici le fondazioni: stessa roba.

Il nostro assessore può benissimo fare un po’ di compravendita d’immobili in proprio: e chi glielo può proibire?
Caio ha appena acquistato un rudere od un vecchio fabbricato, sapendo che in quella zona ci saranno possibili acquirenti. Lo compra per quattro soldi, ad esempio 30.000 euro ma…dopo…quanto costerà rimetterlo a posto? Mettiamo 20.000 euro. Spenderà in totale 50.000 euro: dovrà venderlo almeno ad 80.000 se vorrà guadagnarci qualcosa, tenendo conto delle spese accessorie, burocrazia…eccetera.
Il signor Tizio, ad esempio, ha un’impresa in grado di restaurare l’immobile, mettere a norma gli impianti, insomma, quello che serve. Ed è anche in grado d’asfaltare una strada. Bene, anzi, benissimo.

C’è un appalto comunale di – poniamo – 50.000 euro per asfaltare la strada: sono previsti tot ore di lavoro per eseguire l’opera, tot di materiali…ma, in realtà, non c’è nessun controllo su tempi e costi. E nemmeno sulla durata nel tempo dell’opera. L’appalto, come si fa di norma, è al ribasso: chi fa l’offerta minore, a parità di servizio, vince.
Tizio, ovviamente, ci tiene a quell’appalto e allora…cerca di sapere quali sono le offerte della concorrenza…ma…come si fa?
S’interpella Caio, il quale potrebbe conoscere anzitempo le offerte – giacché giungono sulla sua scrivania – e potrebbe dunque spifferare qualcosa. Immaginiamo il colloquio?

L’assessore fa presente quei ventimila euro che deve spendere per la ristrutturazione…eh, un bel problema…e Tizio, ovviamente, si propone d’eseguire il lavoro…in economia, certo…però una fattura ci vuole, mica si può fare tutto in nero! La concorrenza non sta a guardare! Ed è pronta a denunciare.
Giungono ad un accordo: lavori per 20.000 euro e fattura, reale, di 4.000. L’appalto, sarà dato a Tizio per 49.000 euro.

L’assessore è contento, perché il costo totale del suo immobile non supererà i 35.000 euro…quindi: o più guadagno, oppure una vendita più veloce (la scelta più gettonata) per far rientrare i soldi in circolo e metterli su un altro affare. Una scuola, un ponte, un’altra casa…non importa: il sistema è questo.
Anche Tizio è contento, perché ha vinto l’appalto e, armandosi di pazienza, è  certo, prima o poi, d’incassare 49.000 euro. Il lavoro?
Beh, per la casa non sarà difficile: qualche ora in più in “nero” da parte di gente fidata e competente e, soprattutto, qualche albanese, moldavo, senegalese…o quant’altro che lavori in fretta e per poco. In nero? Una buon parte sì.
Ma non basta.

Sapendo d’averla fatta sporca entrambi, i due sono legati da un patto segreto – a volte addirittura “di sangue”, perché potrebbe esserci di mezzo una lupara – e dunque, beh…l’assessore non farà fare controlli…magari darà al Geometra del Comune del lavoro per il suo studio – in nero, ovviamente – cosicché non dovrà affaticarsi a controllare.

Adesso, però, Tizio dovrà ridurre le spese all’osso: meno centimetri d’asfalto da grattare e poi da ri-asfaltare, minor qualità dell’asfalto…insomma, un lavoro più “veloce”, una “passata” e via. Tutto funziona così: dagli appalti per i lavori stradali allo sgombero della neve. Ogni appalto ha la sua “cresta”.

Chiedetevi, adesso, come mai è comparso l’adesivo che ho letto sul retro di un’automobile: “Non sono ubriaco, sto cercando di scansare le buche”. E perché, anni or sono, le strade duravano il doppio.
Chiedetevi anche perché il consumo di cemento pro-capite, in Italia, era di 801 kg negli anni ’80: il doppio del consumo europeo (1). Quattro volte la superficie vergine ricoperta ogni anno rispetto alla Germania. Ecco cosa scrissi anni fa ne “La guerra di Cementland”:

Nel 1998, in Germania, ad esempio, una nota rivoluzionaria proveniente dalla ex DDR – tale Angela Merkel, all’epoca Ministro per l’Ambiente, oggi Cancelliere – fissava per decreto la massima cifra di 30 ettari/giorno da concedere a Cementland, contro i 120 di prima. In Gran Bretagna, Cementland fu fermata nel 1946 con il New Towns Act, che sostanzialmente ricalcava lo stesso principio: la comunità definita “Stato” decide il massimo (in superficie) che può essere concesso all’invasore depotenziandone, così, le mire.” (2)

L’hanno fatto in Germania ed in Gran Bretagna: noi, invece, abbiamo aree industriali abbandonate per anni mentre, accanto, un bel prato o campo sarà cementato per costruire capannoni.

Adesso, moltiplicate il tutto per 7982 Comuni, 100 ex Province, 20 Regioni ed un Governo: quanto fa? Non lo sappiamo.
Ci sono cifre vaghe, che raccontano di una forbice che parte da 10 ed arriva a 60 miliardi l’anno (3): anche perché la corruzione sull’edilizia presa in esame è appariscente: ponti che crollano, strade che cedono appena dopo l’inaugurazione, scuole che dopo tre anni sono da buttare. Il Sole24 Ore definisce la cifra di 60 miliardi “una bufala” poiché proviene da una rilevazione media internazionale che, sulla base del PIL italiano, ricava questa cifra: non vorrete mica dire che l’Italia sia corrotta come le repubbliche delle banane! Cosa non si fa per accontentare i propri lettori…
Solo per avere un raffronto, il sistema scolastico costa sui 70 miliardi l’anno, quello sanitario sui 100. Tutta la lite per il RDC verte su una decina di miliardi.

Meno appariscenti sono le corruzioni in campo medico – convegni (leggi: vacanze) pagati dalle case farmaceutiche in cambio di prescrizioni a valanga sul solito antibiotico – oppure, gli stessi farmaci che costano pochi centesimi a Cuba (documentato da Michael Moore nel film “Sicko”) mentre da noi costano decine e decine di euro o dollari: perché? Poiché i prezzi dei prodotti chimici per sintetizzarli vanno a tonnellate, non a milligrammi! E finisce (con poche eccezioni) che i principali preparati farmaceutici, nel mercato all’ingrosso, non costano quasi niente. Tutta scatoletta, blister, colori e…pubblicità! Legale od occulta. La ricerca? L’acetilsalicilico (Aspirina) ha più di un secolo!

Sui prodotti petroliferi e chimici, poi, è un tripudio: il gasolio per uso agricolo (agevolato) che nelle cisterne torna ad essere gasolio per autotrazione (cambia il colore, ed il prezzo), oppure l’alcool denaturato per le pulizie che non viene denaturato (con l’aggiunta di colorante), e diventa spirito per liquori (gravato da 10 euro il litro d’imposta, che viene così elusa)…ci sono mille contraffazioni che sfuggono, mascherate con mille trucchi, chimici e contabili. Anni fa, alcune note raffinerie, in Sardegna, incameravano il famoso contributo “CIP6”, che pagavamo sulla bolletta dell’ENEL per le energie rinnovabili, perché “riciclavano” le frazioni più pesanti del greggio: operavano una semplice operazione di cracking, del tutto normale nelle raffinerie petrolifere, e lo facevano passare per un “recupero ecologico”. Dopo quella vicenda, l’ENEL “rinominò” il “CIP6” in qualche altro modo. Confondere, per offendere.

Siamo un popolo di corrotti, ma non per lombrosiana memoria: semplicemente perché le leggi lo consentono e/o nessuno riesce a controllare. Fuori d’Italia le cose cambiano: in Danimarca, se non rispetti le norme ed i tempi sulle grandi opere, giungono a ritirare il passaporto ai dirigenti.

Basterebbe inserire nei codici degli appalti (e nel codice penale) ben poche righe di testo, e la corruzione diminuirebbe, e di molto: avete visto che fine ha fatto la legge sulla prescrizione? Sarà discussa insieme alla riforma del codice di procedura penale il prossimo anno…campa cavallo, che l’erba cresce. Non bastava annullare le famose leggi che Berlusconi fece approvare per se stesso?

Chiediamoci perché succede così, perché questo governo s’avvia al suo fallimento: perché quel terzo dei votanti italiani che votò i 5 Stelle, oggi storce il naso.
Hanno accolto con favore la fermezza sul fronte dell’immigrazione, per niente le buffonate di Salvini sul fatto che “finiva la pacchia”. Per chi? Per chi speculava sui barconi senz’altro, per quelli dei barconi…beh…almeno un po’ di comprensione…e poi si dicono cristiani…
Ma, di tutte le grandi promesse dei 5 Stelle, non ne è passata una: il RDC staremo a vedere cosa sarà e, soprattutto, se e quando arriverà. Intanto, Berlusconi e Renzi (più migliaia d’altri personaggi) si fregano le mani per la prescrizione “sfangata”, tranquilli: “non è finita la pacchia”.

Lo scorso anno, abbiamo pagato 64 miliardi d’interessi sul debito pubblico: sono stati scritti centinaia, migliaia di articoli per spiegare, capire, comprendere cos’è quel debito, se sia giusto o sbagliato pagarlo. Lo scorso anno, come tutti gli anni, abbiamo pagato 60 miliardi anche per il “debito” verso i nostri amministratori corrotti ed i loro sodali, ma niente è stato fatto. Niente di concreto, niente che non consenta loro di temere la legge, niente che faccia loro capire quel vecchio monito latino: “dura lex, sed lex”.
Centinaia di ore passate su Facebook a rassicurare, blandire, inseguire chi scappa o vorrebbe scappare, ancora una volta, dall’ultimo partito nel quale ha creduto: il decreto anti-corruzione, per quella gente è acqua fresca. Conoscono solo una legge: quella di chi ti viene a prendere, una mattina, e t’infila le manette ai polsi.
Se non riusciremo a mettere fine a questo andazzo, a nulla serviranno le alchimie finanziarie e monetarie: giusto chiedere una moneta sovrana, ma – se dovrai pagare il pizzo per ogni metro cubo di asfalto, cemento od altro – la tua moneta sovrana evaporerà, come neve al sole. 

Ci voleva poco a capirlo: Salvini poteva permettersi di rompere non con Berlusconi, ma con le decine di migliaia d’amministratori corrotti, con le migliaia di Tizio e Caio che fanno parte del suo elettorato? Cosa potrebbe rispondere a Cota e Molinari, a Bossi e Belsito, se passasse la legge sulla prescrizione?

Quel signor Sindaco, che mi raccontò questa (ed altre) storie, fu anche candidato alle elezioni regionali ed eletto: arrivò, però, una telefonata da Milano, da via Bellerio. “Sai…sarebbe meglio che tu rinunciassi, avevamo un accordo con…”. E lui, obbediente, rinunciò. Ma restò al suo posto, nella Lega e in Comune.
Avete capito com’è la faccenda? Se non l’avete capito, tornate a rileggere le mille alchimie su come fare, rifare, rifondare, riavere, la famosa “Nuova Moneta” che vi renderà liberi dal debito pubblico, liberi dalla schiavitù europea, liberi dalle basi americane, liberi dall’orso russo, liberi dal lavoro di m…Liberi tutti!
Come a nascondino.


1) Enrico Deaglio, Raccolto rosso: la mafia, l'Italia e poi venne giù tutto, Milano, Feltrinelli, 1993.

22 novembre 2018

L’ultima cartuccia


Con la decisione odierna, l’Unione Europea ha preso la sua decisione nei confronti dell’Italia: sparare, fino all’ultima cartuccia, contro chi si oppone ad una distribuzione dei redditi verso il basso per incrementare l’economia aumentando i consumi. Sinceramente, di questi arzigogoli non m’interessa più di tanto, visto che entrambe le soluzioni (Keynes o Friedman) non prendono in considerazione il superamento del capitalismo come scelta etica, poiché il capitalismo non può che condurre all’accentramento del potere economico.

La scelta europea è, in realtà, una gravissima intromissione negli affari politici italiani, giacché la posposizione di una sorta di “scaletta” degli interventi sembra proprio pensata e studiata a tavolino per porre gli italiani sotto ricatto, ancor più che con la “strategia dello spread”.
Sono state decisioni pesanti, che condizioneranno la vita futura dell’Europa e dell’Italia, per generazioni: ricordiamo, per un misero 0,qualcosa in più od in meno sul rapporto deficit/PIL.

L’Unione dei Politici (banchieri) Europea, dopo aver deciso il pollice verso nei confronti dell’Italia, passerà la palla all’ECOFIN, ossia al consesso dell’Unione dei Banchieri (politici) dell’Unione Europea, che avrà a disposizione fino al 22 Gennaio prossimo per dare una risposta definitiva. Ossia, sanzioni economiche pesantissime:

1) Blocco dei finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti;
2) Prelievo forzoso di un deposito infruttifero pari allo 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi di euro);
3) Trasformazione del prelievo infruttifero in sanzione, che aumenterebbe a circa 9-10 miliardi;
4) Possibile taglio del rating;
5) Possibile congelamento dei fondi strutturali.

Fa quasi sorridere: dopo tutto questo, c’è soltanto un attacco al Brennero.

Ciò che stupisce (ma non troppo) è la scansione temporale di questi “interventi”.
Il primo, ossia il verdetto dell’ECOFIN, avverrà prima del 22 Gennaio p.v. Ma guarda te che caso! Subito dopo l’approvazione della Finanziaria. Della serie: italiani, popolo di peccatori, siete ancora in tempo a ravvedervi! Ravvedetevi! E gli strali non saranno nemmeno forgiati!
Le sanzioni finanziarie sono più “spalmate” nel tempo: tarderanno più di sei mesi…ma che caso…proprio dopo le elezioni europee!

Insomma, italiani, popolo di malpensanti, se non butterete a mare questa accozzaglia di populisti ferocemente antieuropei, aspetteremo…avrete tutto il tempo di licenziarli, di “imparare a votare” (Günther Oettinger, Commissario europeo al bilancio, 30 Maggio 2018).
Se, entro il prossimo Autunno non vi sarete ravveduti…beh…allora…scateneremo tutta l’artiglieria a disposizione…vi faremo avere lo stesso rating del Burkina Faso, vi multeremo, mi distruggeremo fin quando, alla fame come la Grecia, salirete a leccare gli scalini della BCE, cospargendovi il capo di cenere.
Fin qui, era risaputo. La reazione?

Ce ne può essere una sola: l’altra, ossia l’accettazione del verdetto (sotto varie forme e con le più belle parole del vocabolario politichese), conduce solo allo status di Paese occupato, con la Trojka od un Gauleiter…scegliete voi la forma.

Secondo la nostra Costituzione, all’art. 1, “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Quindi, qualsiasi forma di imposizione sarebbe da considerare un’ingiunzione che cozza violentemente contro la Costituzione repubblicana e, chi si schierasse con queste volontà liberticide, sarebbe da considerare un traditore della Costituzione.
Non siamo così ingenui da non sapere chi si schiera con il diktat europeo: su Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Emma Bonino e Piero Grasso, non abbiamo dubbi. Devono ancora pervenire le risposte di Matteo Salvini e di Luigi di Maio.

Forse, i due si domandano come la pensino gli italiani e sicuramente sanno che l’ingresso in Europa ci fu chiesto con il referendum di indirizzo del 18 Giugno 1989:

“Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?”

 Mi onoro d’esser stato fra quel 11,97% che votò NO.

Si potrebbe rifarlo, visto che non è stato onorato: la Costituzione non è stata né fatta e né approvata, e nemmeno quel “Governo responsabile di fronte al Parlamento” s’è mai visto. La procedura? Semplicissima: basta una comunissima legge parlamentare che si può fare in un mese, giacché il referendum di indirizzo non è previsto dall’ordinamento costituzionale. Fecero una innovazione nel 1989? Ragione di più per ripeterlo!

Il momento non sarebbe migliore: in una eventuale campagna elettorale per le elezioni europee (perché non abbinare anche il referendum?) l’UE non ci uscirebbe tanto bene, visto che promette nuova “austerità”, ci ha insultati più volte…e poi…la maggioranza degli italiani ha votato due partiti sinceramente eurofobi o no?

Se al referendum vincesse il Si per “Italexit”, si potrebbero fare un paio di cosucce così, tanto per non rompere del tutto il legame con l’UE:

1) Dal momento che l’Italia cesserà la sua adesione all’UE, cesserà anche il trattato di Shengen sulla libera circolazione delle persone e delle merci;
2) Tutte le merci che vogliono transitare sul territorio italiano, ma non dirette in Italia, potranno essere, a discrezione delle autorità italiane, sottoposte ad ispezione od a fermo amministrativo qualora l’ispezione abbia generato dubbi;
3) Allo stesso modo, in tutti i porti le merci in transito verso altri Paesi sarebbero sottoposte ad ispezioni, come nell’articolo precedente;
4) La massa monetaria in euro (il “circolante”) presente in Italia (circa 150 miliardi), visto che fu pagata con altrettanto valore in Lire, sarà cambiata con la Nuova Lira dalla Nuova Banca d’Italia che la incamererà e ne deciderà la destinazione.

Sogno ad occhi aperti? Può darsi, ma riflettiamoci un istante: la libera circolazione delle merci è uno dei capisaldi di questa strana unione, che la fa assomigliare ad un vero stato federale (accumulandone i vantaggi) senza averne minimamente la forma politica. Privata della libera circolazione delle merci – l’Italia è centrale in questo scacchiere – l’Unione Europea crollerebbe in breve tempo. Sta correndo, già così, sul filo del rasoio nel confronto con USA e Cina: non lo dico io, lo ha dichiarato lo stesso Prodi.

Cosa manca?
Il coraggio, certo: d’altro canto, i due partiti oggi al governo non hanno lesinato strali (in campagna elettorale) nei confronti dell’Europa. Per poi rimangiarsi tutto – ma proprio tutto! – appena saliti al governo. Si può comprendere: noi non siamo la Gran Bretagna, erede di un impero che copriva il 23% delle terre emerse, e si nota in questi giorni l’estrema difficoltà di liberarsi di questo carrozzone europeo.
Il nodo della contesa, ovviamente, non sono quei pochi decimali in più nel deficit, quando sanno benissimo che si tratterebbe di un deficit spending. Se vogliamo, una scommessa.
E’ proprio questo che li spaventa: una scommessa contro di loro. Se mai l’Italia la vincesse (impossibile, in queste condizioni) per la loro oligarchia finanziaria camuffata da democrazia “compassionevole” sarebbe la fine.

L’UE correrebbe il rischio oppure, le oligarchie al potere, considererebbero la posta troppo alta per giocarsela in una sola mano? Non dimentichiamo che, fra sei mesi circa, non sapremo più chi è Juncker, Moscovici…e tutto il resto: i rapporti politici interni saranno improntati all’incertezza che oggi vige in Francia e in Germania, ossia governi “pro-tempore” nell’attesa del miracolo. E, le decisioni così improvvise e belluine, potranno essere riprese in mano, riviste, edulcorate, soppresse…perché anche l’UE è giunta ad un punto di non ritorno: oramai tutti sanno che andranno a votare per un Parlamento inesistente, che non poggia su una costituzione, privato proprio dei poteri promessi nei preamboli, per affidarlo alla marea di lobbisti e di corruzione che regna a Bruxelles.

Cosa impedisce ai due alleati di governo di raccogliere il guanto della sfida?
Non i rispettivi elettorati, che mostrano ancora oggi un quoziente di fedeltà impressionante, nei confronti di un governo che non ha ancora realizzato quasi niente. Lo avesse Macron, o la Merkel, un simile elettorato così fedele! Si leccherebbero anche…
Ciò che pesa, è l’incomprensione reciproca, dovuta a differenze culturali profonde fra i due elettorati, non la solita questione destra/sinistra…questa non c’entra niente!
Semplificando, le “domande” di giustizia sociale dei due elettorati sono molto simili, ma diversamente poste, al punto da generare incomprensioni.

Salvini ha raccolto, intorno alla sua persona – non alla Lega, quello è un contenitore vuoto! – la parte meno ricca dell’elettorato berlusconiano: i grandi ricchi sono rimasti fedeli al dux di Arcore, che promette sogni a tutti, ma realizza soltanto certezze per la gente come lui.
Ma, Salvini, ha con sé la parte lavoratrice, produttiva…il popolo delle partite IVA e i piccoli imprenditori, che sono incazzati perché si chiedono: come mai, lavoro come un negro tutti i giorni, mi faccio un c…così per guadagnare 3-4000 euro il mese e devo darne la metà allo Stato, il quale è assente, non paga le commesse, non sa organizzare niente…e pretende!

Dall’altra, c’è un elettorato che si chiede: come cz…è che devo alzarmi tutti i giorni, prendere un treno di m…per mettere insieme 700 euro il mese? E non solo: ci sono anche persone che guadagnano di più, ma si rendono conto che il sistema non funziona più, che è dalla fine del pentapartito e della Banca d’Italia che non si vede più un dollaro bucato per divertirsi: sempre all’osso, sempre ad arrivare a fine mese con il cuore in gola…
E c’è anche chi un lavoro non lo trova perché non c’è, non esiste più: se lo sono “mangiato” le macchine! I loro padri ed i loro nonni salirono coraggiosamente al Nord, mezzo secolo fa, ma il lavoro c’era! L’elettorato dei 5S è più variegato, ma chiede soprattutto una politica intelligente, scelte nuove, più coraggiose e meno legate ai soliti carrozzoni di corrotti!

Il problema, oggi, è che l’UE ha lanciato una sfida mortale: o noi, o voi, non c’è altra soluzione.
Salvini sa che, se abbandona questo governo, si ritroverà a fare il cagnolino al guinzaglio di Berlusconi sempre che, nei rivolgimenti comatosi delle vecchie forze politiche, non si ritrovi al fianco anche Renzi! E perderà la partita, la Lega tornerà ad una sola cifra percentuale.
Di Maio non ha realizzato nulla del programma di governo ma, per lui, non cambia molto: si ritroverà con qualche voto in meno, ma con una forza quasi intatta con la quale potrà fare…niente! Il 51% è troppo lontano.

Se l’Europa ha giocato tutto, anche il governo dovrà giocare tutto in questa partita: altrimenti, sarà il disastro, sarà la Grecia, saranno le code per il pane, saranno gli ospedali senza medici, sarà la schiavitù eterna alla Germania ed alla sua titubante alleata, una Francia “in cerca d’autore”.
Provateci, almeno: solo i quaqquaraqquà avranno il cattivo gusto di chiedervi il conto del coraggio.

27 febbraio 2016

Im Wunderland (divertissement in quattro movimenti)




Mi piace vivere a Wunderland, perché è la sintesi perfetta degli imperi multietnici, dove tutti sono accettati per quello che sanno fare e ricevono per quello che hanno bisogno. Di meglio, francamente, non si poteva fare: ci provarono gli ottomani ma – vivaddio! – impalavano la gente! No, così non va...poi gli inglesi...ma...quel gatto a nove code che menava zampate mortali dai freddi mari dell’Europa del Nord alle terre australi...no, nemmeno così va bene...ed i francesi napoleonici che, oddio, anche loro fucilarono la loro parte, ma in nome delle idee rivoluzionarie...è tutto un altro vivere crepare in nome della liberté francese. Non vi pare?

Tutti quanti pretesero di fare il loro ingresso nella modernità portandosi appresso la tanto necessaria schiavitù: a Wunderland no, si applicano gli stessi contratti di lavoro dalla BMW al call centre in Romania, dai cercatori d’investimenti per le banche lussemburghesi ai raccoglitori di pomodorini della Sicilia. Una giustizia sociale che è valsa, nel 2012, il premio Nobel per la Pace. Mica scherzi, proprio il Nobbbel, quello vero, quello della dinamite!

A Wunderland, ad esempio, tutti i croati fanno i dentisti: un neonato croato non viene adagiato in una culla, bensì in una dentiera di gommapiuma. Non tutti ce la fanno a diventare dentisti, perciò...la soluzione trovata è stata...fare i camerieri! E’ tutto coordinato: ti fai le abbuffate di pesce, ma...se ti mancano i denti? Wunderland provvede a tutto.
Eh sì...bastava un poco di fantasia: dentici e dentiere! E a Wunderland la fantasia non manca.

Prendiamo, ad esempio, l’Austria: da qualche anno, sono diventati i Re del mercato dei pellet. Tagliano foreste e  fanno bruscolini, così riscaldano mezza Wunderland: ma c’è un problema, i migranti, che traversano l’Austria per andare in Germania.
Si sa: un migrante, per sua natura, è un essere senza fissa dimora...quando gli scappa gli scappa, niente da fare...e cosa c’è di meglio di un bel albero per farla? La cosa ha anche dei pregi: facilita il riconoscimento geografico/spaziale dell’albero, il davanti ed il didietro dell’albero stesso. Il migrante va dietro l’albero (un po’ di privacy, anche per loro!) mentre il cane alza la zampa e non si cura degli sguardi, la fa direttamente davanti.
Pur riconoscendo l’utilità sociale di sapere l’esatta posizione spaziale dell’albero, gli austriaci sono stufi di pestare merde umane e di cane quando vanno a tagliare gli alberi! Perciò, il governo ha deciso di respingere le pressioni europee sull’annosa questione delle armi – le vorrebbero proibire ovunque e comunque! – ed ha deciso che per le armi da caccia et similia basta avere 18 anni e te le compri. Almeno, se mi cachi sotto l’albero, una schioppettata a sale nessuno te la toglie!

Con la Grecia, poi, Wunderland è stata magnanima, veramente grandiosa. Ai greci piace mangiare il pane con le olive, a volte il riso con le olive, altre il pesce con le olive. Cosa c’è di male?
Nulla! Solo che, da Wunderland, hanno fatto notare che le esportazioni delle olive erano scarse, non coprivano le spese...insomma...bisogna trovare una soluzione...
Trovata! A Wunderland ci si mette intorno ad un tavolo e la soluzione si trova sempre! Siccome pare che i tavoli scarseggino in Grecia – i giornalisti, sempre malevoli, dicono che se li sono venduti tutti...ma non date loro retta – adesso mandano una lettera, intestata al Governo in carica. Papadopoulos? Tsipras? Fa lo stesso! Uno per tutti e tutti per uno! Questa è Wunderland!

Quante isole avete? 6.000. Ma non vi pare che siano troppe? Provvedere a tutti quei traghetti...e se ne vendeste qualcuna?  Facciamo sei l’anno...dunque, calcolatrice...ci vogliono mille anni per venderle tutte! Ma vi rendete conto? Mille anni!
I greci sono scesi in piazza, festanti, con gigantografie di Wunderland – addirittura i fuochi pirotecnici (purtroppo c’è stato qualche danno: è bruciata una banca...cose che capitano nella generale allegria...) – e cori che scandivano slogan di autentico calore nei confronti di Wunderland. Un calore dilagante, generato dal fuoco del ringraziamento.
Gli unici a protestare sono stati i sindacati dei portuali, giacché la Grecia – insieme alle isole – ha deciso di vendere il Pireo (il principale porto greco) ai cinesi, o di affittarlo per tanti anni...così la COSCO – la compagnia marittima cinese – adesso la fa da padrone.
E, appunto, la COSCO non è Wunderland! – urlano i sindacalisti, con la morte nel cuore – chi ci darà gli stipendi e lo stato sociale che Wunderland, generosamente, elargiva?
Insomma, Wunderland è la vera meraviglia del Terzo Millennio: santa subito!

Ma anche per l’Italia s’apprestano giorni di gloria, poiché la grande amica ed alleata di Wunderland è BigDisneyland – la terra della libertà – ed hanno deciso insieme che no, in Libia le cose vanno proprio male, e bisogna intervenire. Oddio, qualcuno aveva avvertito (1)(2)(3)...dal 18 Marzo del 2011 in poi...ma si sa: qualcosa sfugge sempre, anche a Wunderland.
Cosa faranno?
Beh, la guerra a qualche cattivone dell’ISIS...per questo sono già arrivati, a Sigonella, ben 11 super-droni, giunti direttamente da BigDisneyland...cosa faranno?
Ma niente di così terribile...se un cattivone con barba e baffi tratta male la moglie, per dire...si lamenta del cous cous troppo scotto...beh, allora gli tirano un Hellfire sulla cocuzza, così viene giù l’intero palazzo. E, la moglie, non dovrà più lamentarsi se manca di gentilezza!
Gli italiani, coi loro AMX – che non possono andare in Libia, perché hanno bisogno di un aeroporto d’emergenza ogni tre chilometri: hanno il vizio di venire giù da soli – penseranno a rilevare, con strumenti sofisticatissimi, la temperatura di cottura del cous cous.

Wunderland e BigDisneyland hanno meditato a lungo se mandare anche dei soldati: l’Italia, generosamente, ha subito accolto l’invito. Manderemo 5.000 uomini! Va beh...nel 1911 ne inviammo 34.000...
Ma quei 34.000 erano cresciuti a cicoria e pastasciutta...i 5000 di oggi sono tutto Gatorade e bistecche! Hai voglia la differenza!
Preoccupa solo un poco la carenza in Geografia – la materia è stata bandita dalle scuole italiche poiché, o è Wunderland, e allora vai dappertutto tranquillo come un papa, oppure non è Wunderland...e allora...sono tutti cavoli tuoi, Maremma egiziana!

In ogni modo, saranno tutti dotati di personal GPS, tatuato sulla schiena con microprocessori inclusi – nel deserto è utilissimo, indispensabile – così, quando arriveranno nel Fezzan, al massimo, chiederanno la strada migliore a qualche capo locale, sempre gentili e servizievoli con gli italiani: l’amicizia è di vecchia data, dai tempi di Omar al Bukhtar!
Tutto avverrà sotto la supervisione dei Predator americani – gli AMX, purtroppo, non potranno avventurarsi nel deserto: dapprima s’era pensato di dotarli di appositi sci per la sabbia, ma un’apposita commissione presieduta da Gustavo Thoeni, Reinhold Messner ed Alberto Tomba ha avuto delle perplessità circa la tenuta del velivolo nel cristiania a valle...non se n’è fatto nulla, peccato... – in ogni modo, le informazioni dei capi arabi saranno essenziali: ma perché? Perché ci vuole orecchio! Lo diceva anche Jannacci.

Qualora, nel loro cammino, iniziassero a notare l’inconfondibile savana od alti alberi equatoriali, significherà che sono giunti in Niger od in Nigeria: missione compiuta! A quel punto, una forza navale comandata dalla portaerei Conte di Cavour – con i primi esemplari di F-35 (cementati sul ponte, per ragioni di sicurezza) – li imbarcherà in Africa e li condurrà a Genova, dove il ministro della Difesa Pinotti li bacerà tutti e 5000, uno per uno, lo ha promesso. Questa è ritenuta la parte più difficile della missione, la più rischiosa.
Tutto sarà superato – tranquilli – perché quando Wunderland e BigDisneyland si mettono assieme...non c’è pericolo di fallimento: avete visto l’Ucraina? E’ diventata un idilliaco giardino, colmo di fabbrichètte tedesche e missili americani...una gioia...a volte infiocchettano i missili con le palline colorate, sotto le feste, così ricordano gli abeti di Natale...
E in Siria? Successo su successo!

Ma Wunderland non spazia solo nell’agone geopolitico: è nel diritto che pone, pietra su pietra, le fondamenta per un radioso futuro di pace e di giustizia!
Gli inglesi se ne vogliono andare...ma che se ne vadano coi loro ruderi giuridici! Legate con una cima la perfida Albione alla bitta di un rimorchiatore, portatela in mezzo all’Atlantico e poi togliete il tappo!  L’Habeas Corpus...una legge del 1215 per dire che chi è in possesso di un corpo ha diritto al rispetto dello stesso! Ma è ridicolo!
Prima, e questo è risultato subito evidente a Wunderland, bisogna provare che esiste, che c’è quel corpo!
L’Italia è all’avanguardia anche in questo campo: altrimenti, che significato avrebbero i dolorosi casi Cucchi, Uva, Aldrovandi, Sandri...tutte coraggiosi tentativi, eroiche vittime sulla via della perfezione giuridica!

Ma è soprattutto la teoria e la pratica delle elezioni italiane che sta interessando Wunderland, ed un ampio dibattito sull’argomento è in corso. In pratica – a Wunderland sono estasiati dall’idea italiana: dal Rinascimento non sanno far altro che seminare ovunque la loro fantasia! – il problema delle elezioni è stato risolto mescolando sapientemente la legge elettorale con il codice della Strada! Ma chi ci poteva pensare, se non gli italiani?

Se prendiamo in considerazione Via del Porcello, essa ha numerosissime possibilità di scelta plurima: appena iniziato il percorso, troviamo Via del Proporzionale: purtroppo è sbarrata per un cantiere archeologico. Eh, si sa, l’Italia è zeppa d’antichi ruderi...
Per proseguire, si è costretti a prendere Via della Soglia la quale, però, è interdetta ai veicoli che non raggiungono le 5 tonnellate, e quindi si è obbligati a tornare in via del Porcello. All’incrocio successivo, con via della Preferenza, c’è il divieto di svolta: senso unico solo in entrata per mezzi della Polizia ed auto blu.
Si giunge quindi in piazza del Premio di Maggioranza, ma le vie laterali sono solo pedonali...non restava che infilarsi nel posto di controllo gestito dai Carabinieri. Qui, giustamente, la Corte Costituzionale ha avuto ragione nel dichiararne l’incostituzionalità! Ma come, militari che controllano le elezioni? Bocciata!

Ma gli italiani, questo grande popolo di Wunderland, non si sono dati per vinti.
Rasata a zero via del Porcello, è stato costruito sulle macerie il grandioso Corso Italico (la viabilità delle vie laterali è rimasta la stessa) ma, giunti al controllo finale, c’è la Polizia (che non sono militari)! Il verdetto d’incostituzionalità è stato superato! Per questa ragione il Tribunale di Messina ha istantaneamente accolto il ricorso – ed il neo Presidente della Consulta, Paolo Grossi, ha subito dichiarato che la cosa sarà risolta...e in fretta! Diamine, è anche lui fiorentino! Mica gente dalle mille ciance, Maremma elettorale! – e questa volta non saranno necessari altri otto anni: il verdetto sarà rapidissimo! Così vanno le cose a Wunderland: problema? Risolto!

L’ultimo problema da risolvere riguarda l’euro – una moneta che riceve ingiustificati attacchi (ma è solo invidia, lo sappiamo bene) – ma la soluzione è pronta! A Francoforte, dove c’è l’apposita struttura che si occupa della moneta, hanno trovato la soluzione!
Basta euro! Basta euro in moneta e carta. Solo più una tesserina elettronica, una per tutti e tutti per uno, Maremma finanziaria! Quando giunge il momento, ve la ricaricano, come si fa per il telefonino! Non è un’idea geniale?
Niente più soldi che si sporcano, che puzzano...niente più portamonete che si bucano, portafogli che invecchiano e che si devono cambiare (povera zia di Vigevano, non saprà più cosa regalarci...pazienza...troveremo una soluzione per tutte le zie di Wunderland!), niente più ladri (di polli N. d. A.), niente casseforti da murare, niente di niente! Una tesserina, che vi ricaricano!
Quando? Come? Va beh, dai...non possiamo sapere tutto subito...lassù, sul Meno, ci stanno lavorando, lassù mica se la menano! Abbiate fiducia, e intonate tutti, con voce chiara e all’unisono: “Grazie Wunderland!”

Si chiude il sipario: applausi e fischi, come da copione. L’autore esce sul proscenio perché ha qualcosa da dire.
Vorrei concludere con le parole di Eddy Murphy al termine de “Il principe cerca moglie”: le ricordate?
“Guardate un po’ che ci tocca fare, per farvi ridere un po’, bastardi!” 

25 gennaio 2015

Il giorno dopo Tsipras...e in Italia?







Non sappiamo ancora – nel momento in cui scriviamo – se Tsipras avrà guadagnato la maggioranza assoluta del Parlamento di Atene: molto dipenderà da questo aspetto, giacché – in caso contrario – i partiti che dovranno fornire la “ciccia” per la realizzazione del programma di Tsipras avranno più armi per mercanteggiare o, peggio ancora, per vendersi ai desiderata di Berlino. Staremo a vedere.
Questo, perché il piano di Tsipras è ambizioso e, soprattutto, con un pizzico d’arroganza in politica estera:

Si parte dal capitolo per “affrontare la crisi umanitaria” dove con una spesa pubblica di 1.882 miliardi si contempla, tra le altre cose, di concedere l’elettricità gratis e sussidi per il pasto a 300mila famiglie povere, fornire 30mila appartamenti con un contributo per gli affitti, assistenza medica e farmaceutica gratis per disoccupati non assicurati oltre alla tessera speciale di trasporto pubblico.
Il secondo pilastro intende “riavviare l’economia e promuovere la giustizia sociale” con l’estinzione di obbligazioni finanziarie ai fondi statali e di sicurezza sociale in 84 rate, l’innalzamento da 5mila a 12mila euro della soglia di esenzione fiscale, l’abolizione della tassa unificata di proprietà (Enifia) sostituita da una patrimoniale sulle grandi proprietà, lo stop ai pignoramenti sulle prime case e la nascita di un ente pubblico di intermediazione per la gestione del debito privato, fino al ripristino del salario minimo di 751 euro.
Terzo pilastro è il “Piano nazionale per riconquistare l’occupazione” con un aumento di 300mila posti di lavoro in due anni e norme più stringenti in difesa dei lavoratori.
Infine il quarto obiettivo: “Trasformare il sistema politico per rafforzare la democrazia”, puntando sulle forme di democrazia diretta e sul taglio ai costi della politica e alle immunità dei parlamentari.”
Fonte: Formiche.net (http://www.formiche.net/2014/12/30/ecco-il-programma-tsipras-che-prova-piano-greco-nei-mercati/)

Di quale arroganza stiamo parlando?
Di quella che renderebbe possibile il piano: Tsipras non ha chiesto la restituzione dei danni del debito di guerra tedesco della 2° GM – ben sapendo che tutto era stato alienato con la conferenza del 1953 – e nemmeno domanda l’uscita dall’euro, perché – intelligentemente – ha compreso che non è questo il nodo del problema. Hanno problemi anche gli Stati europei dove non c’è l’euro.
Il vero problema è ribaltare il diktat imposto dai vari Schäuble (ministro tedesco delle finanze), confortato dal “nuovo corso” imposto negli ultimi tempi della reggenza Trichet, e poi magnificato da Mr. Draghi, ossia la preminenza – in affari economici (ossia, nel liberismo imperante: tutto) – dell’istituto di Francoforte sul parlamento europeo. Uno scippo di sovranità politica devastante per l’impianto dell’Europa e per la continuazione di questo esperimento che aveva, nei suoi prodromi, molti vantaggi – poi azzerati dalle lobby neoliberiste e filo-bancarie.

Tsipras ha compreso questa defaillance e la sostanziale debolezza intrinseca nello scippo istituzionale commesso da Trichet; per questa ragione affonda il coltello nella piaga e chiede: se nel 1953 ci fu una conferenza internazionale per salvare la Germania dal suo apocalittico debito di guerra (che l’avrebbe riportata nella situazione del 1919, con in aggiunta l’Orso Sovietico in agguato), perché oggi non fare lo stesso con la Grecia e con gli altri Paesi in difficoltà?

E’ chiaro che in politica estera non contano le richieste, ma il realismo (nel 1953, era scontata la scelta messa in atto nei confronti della Germania): una nuova forma di realismo politico, però, ci porta verso Madrid – l’altra sponda per Tsipras – dove Podemos ha tutta l’aria d’essere una formazione in crescita e di voler mettere in difficoltà l’establishment (internazionale) con richieste sensate e, soprattutto, inconfutabili sotto l’aspetto della legalità e della democrazia. E di poterle appoggiare, in futuro, con ampi consensi popolari.

E l’Italia?
Cari amici: purtroppo, il gioco internazionale ha vinto in Italia, e siamo sotto scacco.
C’era il rischio che l’Italia divenisse il centro di questo asse dell’Europa del Sud – che ha molte frecce al suo arco, ad iniziare dai porti ai quali la Cina ambisce (la vicenda Pireo: ricordate?) – e invece...invece gli USA hanno approvato il “piano Grillo” – cosa ti ha detto Spogli, Beppe? Raccontacelo, invece di sparare cazzate ed espulsioni – e anche il metodo, se ci pensate bene, è stato frutto di un’imbeccata.

Grillo poteva essere il depositario di un movimento anti-europeo (nei fondamenti, non nelle sovrastrutture)?
Mai.
Perché?

Poiché Grillo non ha scelto l’analisi politica e storica per gettare le basi del suo movimento, bensì ha cercato di creare surrettiziamente una base che tutto conteneva, un partito interclassista basato sullo schema della vecchia DC. Un posto dove c’era tutto ed il contrario di tutto, la beneficenza pietosa, l’idiosincrasia per l’immigrazione, l’odio verso l’euro – ritenuto cagione di tutti i mali lui stesso, non le regole che lo hanno creato e che gli stanno intorno – ma ha dimenticato che l’interclassismo regge solo sulla base di superiori ideologie, ad esempio – per la DC – il cattolicesimo.
Così, si è trovato come compagni di strada Farage e Salvini: contento lui...ma quel partito interclassista è una ciofeca poiché non ha base ideologica. Né a destra e né a sinistra, e finirà con l’eterno 20% (finché durerà...), altro che il 51%!
Intendiamoci bene: qui non si parla delle attuali destre e sinistre – né Le Pen e nemmeno Vendola & compagnia cantante – ma di quel progredire delle idee che – solo – era in grado di mostrare una via d’uscita. Il quale, paradossalmente, giunge dalla più antica nazione europea, dove tutto è nato: proprio dalla Grecia.

Come italiani, siamo oramai abituati ai politici-barzelletta, agli statisti-barzelletta, ai pensatori-barzelletta e non riusciamo più nemmeno ad immaginare che ancora possa esistere chi crea cultura, chi crea le basi per un futuro pensiero, per un’ideologia che ci privi delle prigioni delle passate ideologie. Un Latouche od un de Benoist, ad esempio.
Per questa ragione l’Italia brilla per la sua assenza: da noi, non esiste nulla di paragonabile a Syriza od a Podemos!

I nostri politici, quando avranno terminato di recitare la loro parte sul proscenio del Bagaglino/Politica attiva, andranno tutti all’Isola dei Famosi. Probabilmente anche Grillo è già prenotato: triste fine per un Paese che credeva d’essere l’ago della bilancia del Sud Europa, ed è finito invece per essere solo l’ago nelle vene di un povero demente anziano colpito da Alzheimer. L’Alzheimer della politica e della Storia.

16 dicembre 2014

2014 nemesi’s



“Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale,


per vedere come stanno le bestie feroci...”



Caro Sandro,

l’altro ieri mi hai scritto, molto orgogliosamente, che l’hai fatto. Anzi, l’hai fatto strano, ma proprio fuori dalle righe: hai firmato per il referendum. Questo sarà il numero 2814/ter, e la materia è decisiva: abolizione, per l’Italia, dell’euro. Ritorno alla lira, stop.

E’ così decisiva che il Gran Satrapo Claudicante ed Ondivago – dalla rivolta d’Ungheria ad, appunto, il referendum sull’euro – ha già dichiarato urbi et orbi, tanto per rassicurare tutti – dalla Bundesbank alla Banda della Magliana – che tale referendum non ha nessuna valenza, né importanza, né validità sul piano giuridico.

Sull’altro lato della piazza più alta d’Italia, proprio di fronte al Quirinale, alla Corte Costituzionale, hanno diligentemente preso appunti e – memori della pioggia di soldi (sotto forma di stipendi e pensioni) che deriva loro dalla generosa amicizia col Signore della Cloaca Maxima, per quegli ambiti scranni – non sgarreranno di un centimetro. Dopo attenta analisi e valutazione de iure, ovvio.

Il referendum sull’euro non è materia per pollastri d’allevamento come noi: si mettano tutti il cuore in pace, dalla Napoleoni in giù. Del resto, manco Napoleone (quello vero) osò esportare il franco in tutta Europa.

Il destino dell’euro dovrà essere deciso nelle sedi competenti, che saranno la Bundesbank e la Banca d’Inghilterra (se ne lamentava già Carletto Marx...), le quali avranno come consulenti Goldman & Sachs, Merryll Linch, il mago di Acerra e Matteo Messina Denaro (nomen omen...).

Aprendo una parentesi, voglio dirti la mia sulla Guerra di Successione Italiana del 2015: Bersani, Amato, Veltroni, Fassino...? Ma non diciamo cazzate. Il vero candidato è il maestro Muti (sarà stato nell’omonima legione?), un vero esempio del nuovo che avanza: trattava gli orchestrali con la sciabola, con la quale dirigeva al posto della tradizionale bacchetta. Sperano che bacchetterà tutti gli italiani: capito? Dall’Alpi alle Piramidi. Il Maestro Abbado se n’è andato – in tutti i sensi – schifato.

Io, da parte mia, il mio candidato ce l’ho e non ce n’è per nessuno: il Conte Mascetti. E chi lo ferma?



Caro Sandro, caro amico mio da quando andavamo a scuola col mio motorino – ricordi? – rigorosamente un giorno per uno sulla sella o sul portapacchi, dove le palle ti saltavano il gola. Il Garelli due marce non aveva pietà. Ebbene, lo sai cos’è successo l’altro ieri?

Proprio mentre il Partenopeo firmava il suo diktat e lo consegnava all’addetto stampa – “Uagliò, mica come l’ultima volta, che te lo sei fatto arrubbà da quelli del Fatto Quotidiano eh? Quelli so’ furbi come i borseggiatori e’ Napule: t’offrono na sigaretta, tu li stai a sentì e già t’hanno fottuto...” – un certo CC (Capitano di Corvetta) Mario Leto, nel porto di Augusta, firmava un ordine di pagamento per circa 7 milioni di euro a fronte della fornitura di 11.000 metri cubi di bunker, gasolio navale. A chi?

Ad una nave nigeriana (in altri siti dico addirittura battente bandiera mongola...sì mongola! Ma è disinformazione, sicuro) che riposa da più di un anno presso la diga foranea dalle parti di Lagos (Nigeria), chiglia all’aria. Un affondamento che sa di frode, come quello della Tito Campanella: quando una nave ha troppe coscienze sporche da ripulire, il fondale marino pulisce tutto. Con buona pace dei naufraghi, che fanno finta di non sapere e non parleranno mai più.

Si dice che, presto, ci si occuperà anche dell’Olandese Volante: oh, quello naviga da cinque secoli! Sai che tangente? Inventeranno una tassa sul vento?



La manovra pare essere stata ordita dal buon Carminati nel distributore di corso Francia: del resto, per rifornire una nave fantasma, che c’è di meglio di un distributore fasullo?

Il resto è solo cronaca: ti rendi conto del punto cui siamo arrivati? E tu pensi che un referendum sull’euro ci salverà? I mammasantissima si stanno sganasciando dalle risate.

Detto fra noi, da ‘sto disastro doveva tirarci fuori il buon Grillo con il suo 51% e, invece, il tuo leader – da Sant’Ilario, dove abita e dove abitano tutti i super-VIP genovesi – si sveglia solo per dire che è un po’ “stanchino” e, per trastullarsi, ogni tanto caccia qualcuno che aveva dimenticato non di rendere i soldi dovuti, ma semplicemente di registrarlo sull’apposito sito! Poi, torna ad osservare il mare uggioso, pensando d’essere un vero politico, un leader, lo Stalin del Terzo Millennio, Forrest Gump redivivo, Mao che attraversa il Fiume Giallo.



Invece, è solo l’ennesimo cialtrone che prende ordini dall’ambasciatore americano – cosa vi siete detti tu e Spogli? Parla, invece di blaterare solo per cacciare la gente – e l’amichetto suo va a Cenobbio (in “casa” di Trichet) dove gli chiudono il microfono. Basta, hai detto troppe cazzate.

Credo che l’obiettivo del 51% di voti sia oramai tramontato: che ne direste di provare con un 51% di bastoni?