Non sappiamo ancora – nel momento in cui scriviamo – se
Tsipras avrà guadagnato la maggioranza assoluta del Parlamento di Atene: molto
dipenderà da questo aspetto, giacché – in caso contrario – i partiti che
dovranno fornire la “ciccia” per la realizzazione del programma di Tsipras
avranno più armi per mercanteggiare o, peggio ancora, per vendersi ai
desiderata di Berlino. Staremo a vedere.
Questo, perché il piano di Tsipras è ambizioso e,
soprattutto, con un pizzico d’arroganza in politica estera:
“Si parte dal capitolo
per “affrontare la crisi umanitaria” dove con una spesa pubblica di 1.882
miliardi si contempla, tra le altre cose, di concedere l’elettricità gratis e
sussidi per il pasto a 300mila famiglie povere, fornire 30mila appartamenti con
un contributo per gli affitti, assistenza medica e farmaceutica gratis per
disoccupati non assicurati oltre alla tessera speciale di trasporto pubblico.
Il secondo pilastro
intende “riavviare l’economia e promuovere la giustizia sociale” con
l’estinzione di obbligazioni finanziarie ai fondi statali e di sicurezza
sociale in 84 rate, l’innalzamento da 5mila a 12mila euro della soglia di
esenzione fiscale, l’abolizione della tassa unificata di proprietà (Enifia)
sostituita da una patrimoniale sulle grandi proprietà, lo stop ai pignoramenti
sulle prime case e la nascita di un ente pubblico di intermediazione per la
gestione del debito privato, fino al ripristino del salario minimo di 751 euro.
Terzo pilastro è il
“Piano nazionale per riconquistare l’occupazione” con un aumento di 300mila
posti di lavoro in due anni e norme più stringenti in difesa dei lavoratori.
Infine il quarto
obiettivo: “Trasformare il sistema politico per rafforzare la democrazia”,
puntando sulle forme di democrazia diretta e sul taglio ai costi della politica
e alle immunità dei parlamentari.”
Fonte: Formiche.net
(http://www.formiche.net/2014/12/30/ecco-il-programma-tsipras-che-prova-piano-greco-nei-mercati/)
Di quale arroganza stiamo parlando?
Di quella che renderebbe possibile il piano: Tsipras non ha
chiesto la restituzione dei danni del debito di guerra tedesco della 2° GM –
ben sapendo che tutto era stato alienato con la conferenza del 1953 – e nemmeno
domanda l’uscita dall’euro, perché – intelligentemente – ha compreso che non è
questo il nodo del problema. Hanno problemi anche gli Stati europei dove non
c’è l’euro.
Il vero problema è ribaltare il diktat imposto dai vari Schäuble (ministro tedesco delle finanze), confortato dal “nuovo
corso” imposto negli ultimi tempi della reggenza Trichet, e poi magnificato da
Mr. Draghi, ossia la preminenza – in affari economici (ossia, nel
liberismo imperante: tutto) – dell’istituto di Francoforte sul parlamento
europeo. Uno scippo di sovranità politica devastante per l’impianto dell’Europa
e per la continuazione di questo esperimento che aveva, nei suoi prodromi,
molti vantaggi – poi azzerati dalle lobby neoliberiste e filo-bancarie.
Tsipras ha compreso questa defaillance e la sostanziale
debolezza intrinseca nello scippo istituzionale commesso da Trichet; per questa
ragione affonda il coltello nella piaga e chiede: se nel 1953 ci fu una
conferenza internazionale per salvare la Germania dal suo apocalittico debito
di guerra (che l’avrebbe riportata nella situazione del 1919, con in aggiunta
l’Orso Sovietico in agguato), perché oggi non fare lo stesso con la Grecia e
con gli altri Paesi in difficoltà?
E’ chiaro che in politica estera non contano le richieste,
ma il realismo (nel 1953, era scontata la scelta messa in atto nei confronti
della Germania): una nuova forma di realismo politico, però, ci porta verso
Madrid – l’altra sponda per Tsipras – dove Podemos
ha tutta l’aria d’essere una formazione in crescita e di voler mettere in
difficoltà l’establishment (internazionale) con richieste sensate e,
soprattutto, inconfutabili sotto l’aspetto della legalità e della democrazia. E
di poterle appoggiare, in futuro, con ampi consensi popolari.
E l’Italia?
Cari amici: purtroppo, il gioco internazionale ha vinto in
Italia, e siamo sotto scacco.
C’era il rischio che l’Italia divenisse il centro di questo
asse dell’Europa del Sud – che ha molte frecce al suo arco, ad iniziare dai
porti ai quali la Cina ambisce (la vicenda Pireo: ricordate?) – e
invece...invece gli USA hanno approvato il “piano Grillo” – cosa ti ha detto
Spogli, Beppe? Raccontacelo, invece di sparare cazzate ed espulsioni – e anche
il metodo, se ci pensate bene, è stato frutto di un’imbeccata.
Grillo poteva essere il depositario di un movimento
anti-europeo (nei fondamenti, non nelle sovrastrutture)?
Mai.
Perché?
Poiché Grillo non ha scelto l’analisi politica e storica per
gettare le basi del suo movimento, bensì ha cercato di creare surrettiziamente
una base che tutto conteneva, un partito interclassista basato sullo schema
della vecchia DC. Un posto dove c’era tutto ed il contrario di tutto, la
beneficenza pietosa, l’idiosincrasia per l’immigrazione, l’odio verso l’euro –
ritenuto cagione di tutti i mali lui stesso, non le regole che lo hanno creato
e che gli stanno intorno – ma ha dimenticato che l’interclassismo regge solo
sulla base di superiori ideologie, ad esempio – per la DC – il cattolicesimo.
Così, si è trovato come compagni di strada Farage e Salvini:
contento lui...ma quel partito interclassista è una ciofeca poiché non ha base
ideologica. Né a destra e né a sinistra, e finirà con l’eterno 20% (finché
durerà...), altro che il 51%!
Intendiamoci bene: qui non si parla delle attuali destre e
sinistre – né Le Pen e nemmeno Vendola & compagnia cantante – ma di quel
progredire delle idee che – solo – era in grado di mostrare una via d’uscita.
Il quale, paradossalmente, giunge dalla più antica nazione europea, dove tutto
è nato: proprio dalla Grecia.
Come italiani, siamo oramai abituati ai
politici-barzelletta, agli statisti-barzelletta, ai pensatori-barzelletta e non
riusciamo più nemmeno ad immaginare che ancora possa esistere chi crea cultura,
chi crea le basi per un futuro pensiero, per un’ideologia che ci privi delle
prigioni delle passate ideologie. Un Latouche od un de Benoist, ad esempio.
Per questa ragione l’Italia brilla per la sua assenza: da
noi, non esiste nulla di paragonabile a Syriza
od a Podemos!
I nostri politici, quando avranno terminato di recitare la
loro parte sul proscenio del Bagaglino/Politica attiva, andranno tutti
all’Isola dei Famosi. Probabilmente anche Grillo è già prenotato: triste fine
per un Paese che credeva d’essere l’ago della bilancia del Sud Europa, ed è
finito invece per essere solo l’ago nelle vene di un povero demente anziano
colpito da Alzheimer. L’Alzheimer della politica e della Storia.
