Le recenti elezioni regionali, in Emilia-Romagna e Calabria,
hanno catalizzato l’attenzione dei media italiani negli ultimi tre mesi: presto
ci saranno altre elezioni e siamo certi che, nuovamente, tutto l’ambaradan
mediatico si dedicherà, di nuovo, a predicare, profetare, indicare,
sollecitare, credere, arrabbiarsi, congedare, riprendere, richiamare,
contenere, sobillare, contare, ri-contare, prevedere, calcolare, ascoltare,
intervistare…tutto la panoplia di personaggi che (dicono loro) contano.
Le novità di questo fine settimana, a volerle ridurre a ciò
che sono, raccontano che l’elettorato italiano è diviso in due grandi “entità”
le quali – secondo i luoghi, i cieli, le emozioni ed i tempi – sono a grandi
linee equivalenti: 50 e 50, suddivise fra una cosiddetta “destra” ed una
cosiddetta “sinistra”. L’altra novità è che il Torino ha perso 7-0 contro
l’Atalanta: erano molti anni che in serie A non capitava un bel sette a zero,
sette pappine e vai a casa.
La terza notizia non è una novità e ci racconta che, mentre
solo nel 2016 il 10% della popolazione italiana godeva del 50% della ricchezza
nazionale, nel 2020 siamo giunti al punto che i super ricconi del 10%
controllano il 55%, mentre il restante 90% deve accontentarsi solo più del 45%.
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Spiegato in termini di PIL, significa che – mediamente – i
sei milioni d’italiani più ricchi godranno di circa 161.000 euro lordi annui
pro capite, mentre il restante 90% avrà – sempre in media – circa 14.000 euro
lordi annui a testa. In quel 90%, però, ricordiamo che ci siamo (quasi) tutti
noi comuni mortali lavoratori dipendenti o piccoli artigiani e pensionati: da
quello che guadagna 30.000 euro l’anno a quello che rasenta lo zero assoluto,
da chi ha 2-3000 euro di pensione a chi deve vivere con 512 euro di pensione, e
magari pagarci pure un affitto.
Insomma, da chi può campare con circa 15.000 euro il mese a
chi deve sopravvivere con circa 1.000 euro: da chi potrà comprarsi una Harley
Davidson ogni mese a chi la guarderà in cartolina e la sognerà tutta la vita.
E poi vengono a raccontarci che il RdC è un “nemico”
colossale della crescita, perché “uccide” il lavoro!
La stranezza delle competizioni elettorali è che, appena
s’accende il motore delle elezioni, tutto ciò sparisce dall’immaginario collettivo,
dal pensiero e dalla parola, e nei dibattiti si parla solo più di “crescita”,
“investimenti”, “obiettivi”, “immigrazione” e tante belle cosette che
interessano gli italiani: da quanti mojto uno beve alla spiaggia o da quante
volte va a fare il “pianista dei citofoni” (un tempo, era la trasgressione dei
ragazzini) mentre oggi si cimentano anche paludati leader politici.
Eppure, non è assolutamente vero che alle persone le cose
stiano bene così: la prova, evidente, è che ad un costante declinare del M5S –
movimento che voleva essere di protesta e di proposta – ne nasce subito un
altro, chiamato “Sardine”, il quale sceglie come simbolo il pesce più
bistrattato nei mercati rionali, poiché abbondante e di poco prezzo, e cibo
prelibato per le specie ittiche più pregiate. Quasi una metafora sociale.
Insomma, i poveracci bistrattati da 500 a 1.000 euro il mese, i
raider in bicicletta che consegnano buste, i furgoni di Amazon che ci portano
in casa ogni novità cinese a basso prezzo, appartengono a dei potenziali
rivoluzionari, che però non sanno da dove cominciare per fare questa benedetta
rivoluzione contro i paradigmi – paludati ed intangibili – dell’economia
ufficiale, quella che determina – e le cose sono giuste così! Rammentatelo!
Questa è la ricchezza 2.0! – che loro debbano tornare ad essere servi della
gleba, velocipedizzati, appunto.
Il tanto bistrattato M5S, accusato d’ogni ignominia, colpito
da tutte le parti, accusato d’ogni male è (o è stato, oggi non possiamo
saperlo) un vero miracolo: chi mai aveva avuto il coraggio d’andare a toccare i
signori delle Autostrade? Chi ha cominciato a mettere in riga i magistrati per
i tempi dei processi, chi ha tolto a lor signori la comodissima prescrizione? E
ce ne sono molte altre.
Solo che, fare seriamente politica, richiede preparazione e
qualche esperienza: quella ce l’avevano sicuramente tutti gli attori della
vicenda MOSE a Venezia, e si nota chiaramente che l’esperienza ha contato, per
costruire un manufatto adatto alle esigenze e destinato a proteggere la città dalle
acque (sic!).
Purtroppo, la genesi di una classe politica non è acqua
fresca, e i 5Stelle se ne sono dovuti accorgere a caro prezzo: anche perché,
dove sbagliavano loro, s’attivava subito il grande can can dei media inviperiti
mentre dove sbagliavano gli altri, vedi MOSE o vedi processo di Viareggio, Moby
Prince, Eternit, Thyssen Krupp…i toni erano sempre minori ed i tempi relegati
al termine dei Tg, appena prima della pubblicità.
Siccome non mi piace ripetermi, leggetevi ciò che scrivevo
nel lontano 2008 proprio sulla creazione di una classe dirigente:
e capirete molte cose, tuttora valide e, purtroppo, ben
presenti.
