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30 maggio 2018

Cogli l’attimo: dimettiti




Per carità, non c’è urgenza, ma quest’atto – Presidente Mattarella – a mio modesto parere va fatto: ne va del bene della Nazione. Premetto di non aver mai pensato che il suo caso rientrasse in quelli di alto tradimento e di attentato alla Costituzione, citati dalla costituzione all’art. 90, bensì che si trattasse di una voce del dettato costituzionale che presenta alcuni dubbi interpretativi, peraltro sempre sostenuta da eminenti costituzionalisti – fino alla presidenza Napolitano – come un discrimine. Un discrimine fra che cosa? E’ molto semplice: fra la Costituzione Repubblicana e lo Statuto Albertino che la precedette: difatti, la nomina dei ministri era una prerogativa del Re, mica dei Presidenti della Repubblica. Non a caso, nella Costituzione Repubblicana si afferma che il Presidente della Repubblica sceglie il nome del Presidente del Consiglio. E basta.

Per ovviare, in futuro, che il problema si ponga nuovamente – sempre a mio modesto parere – bisognerebbe specificare le qualità richieste ad un ministro: ad esempio, che non sia in conflitto d’interessi nella condotta del ministero, che non abbia precedenti penali, ecc. Non cito le competenze poiché, in passato, abbiamo avuto ministri dell’agricoltura laureati in lettere e medici all’Istruzione. E poi avvocati ovunque, ma si sa: gli avvocati sono dappertutto, come il prezzemolo. Poi, però, finita lì: nessun impedimento.

Perché insisto sulle sue dimissioni?
Apra un qualsiasi quotidiano e cerchi di fare una sintesi di ciò che sta accadendo: la sfido a riuscirci. Domani l’Italia avrà un governo politico, tecnico, politico di legislatura, tecnico con appoggio politico, triennale, biennale, trimestrale, balneare? I cittadini non capiscono più nulla, poiché le elezioni avevano indicato una maggioranza, ma qualcuno – ossia lei – non l’ha voluta ascoltare. Di tutto ciò, solo lei è il responsabile: aveva tutti i poteri per sbrogliare la matassa.

Ha iniziato subito male: dopo quel 4 Marzo, attese fino al 4 Aprile per avviare le consultazioni sul Governo, lasciando correre una settimana per la Pasqua. Un mese per eleggere i presidenti di Camera e Senato?!? C’era la Pasqua di mezzo, d’accordo, ma nulla vietava di compiere già una fase di consultazioni interlocutorie, almeno prima di Pasqua. E, invece, nulla. Poi, le interminabili consultazioni fra Berlusconi (che veniva, comprensibilmente, rifiutato) e Renzi (che, altrettanto comprensibilmente, rifiutò): insomma, per essere un giovane politico Di Maio ha mostrato, nei suoi confronti, tanta pazienza, per dimostrarle che un altro governo non era possibile. Circa due mesi di un balletto interminabile, soltanto per compiacerla.

Quando, poi, finalmente si arrese all’evidenza che l’Italia era la prima nazione europea dove una maggioranza cosiddetta “populista”  aveva vinto le elezioni – e le due forze politiche ci misero solo 15 giorni a scrivere il contratto di governo – lei ha fatto saltare tutto con la scusa di Paolo Savona, peraltro persona stimata e competente. Certo, non molto “malleabile” dai potentati europei, e qui veniamo al dunque.

Proprio cent’anni or sono, era in atto la grande mobilitazione degli Imperi Centrali per vincere la 1° GM, che sarebbe culminata nella Battaglia del Solstizio: con il fallimento dell’offensiva austro-tedesca si concluse, di fatto, la guerra ed i mesi seguenti furono già spesi in trattative sui futuri assetti europei, come lei ben conosce.
La Germania ha cercato d’imporre con le armi per ben due volte la supremazia in Europa, e non c’è riuscita. Oggi – dopo un’unificazione concessa un po’ troppo in fretta – ha di nuovo conquistato gran parte dell’Europa, mettendola sotto scacco economico. La Gran Bretagna, che per due volte uscì vittoriosa con le armi, la terza volta se n’è andata sbattendo la porta.

Il problema, caro Presidente, è che i tedeschi non sanno governare: sanno solo comandare, questo è il loro principale difetto. Sono un popolo in grado d’esprimere buone classi dirigenti, in grado di comandare ovunque e comunque: la Germania è intrisa fino al midollo di vecchio militarismo prussiano, anche se i suoi abitanti non se ne accorgono nemmeno. Drogati da una evidente ricchezza, paiono a volte addirittura amabili e gentili, ma – appena sotto la buccia – ricompare il vecchio vizio prussiano del comando.
Crede che racconti solo delle fanfaluche?

Mi reputo un buon conoscitore del mondo germanico, e ne apprezzo gli innumerevoli pregi, ma non si può lasciarli comandare poiché non riescono a gestire situazioni complesse, diverse dal loro pensiero, che esulino dalla “catena di comando” dell’obbedienza. Anche la loro bellissima lingua ne è intrisa.

In Europa, la Germania deve fare i conti solo con due nazioni (le altre o sono suoi satelliti o ruotano già nell’orbita del suo pensiero dominante): la Francia e l’Italia.
La Francia è un Paese prevalentemente agricolo, che ha fatto del suo settore agroalimentare una potenza, ma è altro che ha, e che i tedeschi non hanno: l’atomica, che consente loro di restare nel IV Reich come alleato di riguardo, con il quale non si possono fare scherzi. Tutta l’Europa – ora che Londra se n’è andata – è sotto la protezione dell’ombrello atomico francese, non dimentichiamolo e sottovalutiamolo.
E poi c’è l’Italia, Paese prevalentemente industriale, terza economia europea e seconda potenza industriale, dopo la Germania.

L’Italia ha molti talloni d’Achille, ma rimane sempre quel complesso industriale che può essere paragonato al complesso siderurgico-chimico dell’Ovest tedesco. Inoltre, l’Italia è geograficamente importante: è la via più breve fra la penisola iberica e l’Est europeo, ossia fra i mille investimenti tedeschi in terra spagnola (chimica, meccanica, ecc) ed i corrispondenti investimenti nell’Est.
Il concetto – al quale molti sono giunti senza essere cooptati da chissà quali “teorie complottiste” – è che un rapporto di comunanza significa accordo sui principi generali di conduzione di una comunità. Siccome l’UE non è nulla che assomigli ad una nazione federale, va da sé che gli attori della comunità sono gli Stati nazionali: oppure lei sostiene che il Parlamento europeo, ad elezione democratica, è quello che prende le decisioni in Europa?

Voglio segnalare a lei ed ai lettori due esempi di questa malformazione europea:
1) Proprio di questi giorni è la notizia che gli autovelox sistemati sulla rete autostradale sono stati disattivati. Non conosco il motivo e non m’interessa conoscerlo, perché sarebbe fuorviante. So, però, che è interesse delle principali catene internazionali d’autotrasporto su gomma che i loro autotreni viaggino il più velocemente possibile dal confine francese al confine giuliano, e viceversa. Perché? Poiché il tempo risparmiato sono euro, i TIR che passano in un giorno fanno milioni di euro, negli anni miliardi di euro. Cosa s’impicciano gli italiani coi loro autovelox?
2) Come mai l’unica azienda automobilistica (italiana?) – in passato più che abbondantemente sovvenzionata con soldi pubblici – s’ostina a non avere nel listino una sola auto elettrica? Perché Marchionne è un po’ tonto? Può essere. Perché aspetta che gli altri procedano nel know-how, e lui si propone di gettare sul mercato un prodotto senza costi di ricerca? Farebbe la fine del sorcio. Terza possibilità: forse per non infastidire le aziende francesi e tedesche?

Supponiamo, Presidente – dato che noi italiani siamo maestri riconosciuti di gusto e di cucina – che un’azienda italiana decidesse d’aprire in Germania una catena di supermercati dove vendere i prodotti italiani: cosa succederebbe dopo che la Lidl ha impestato ogni angolo d’Italia? Ci accoglierebbero a braccia aperte oppure finirebbe come Italcantieri, quando lanciò l’OPA sui cantieri francesi? Suscitando un’ondata dello sterile sciovinismo francese?

Insomma, Presidente, questa Europa è già a “due velocità”, ma a due diverse velocità di diritti e di doveri: quando la Merkel decise d’intervenire per “salvare” OPEL (divenuti poi Opel/Magna con l’ingresso russo nell’azienda) nessuno poté alzarsi e dire che erano proibiti gli aiuti statali alle imprese? Qualcuno si alza per affermare che bisogna aiutare la Melegatti, fallita proprio oggi?
Il governo che non ha lasciato nascere non era così sprovveduto: come già avevo ricordato in un precedente articolo – Lezione strategica? (1) –  il governo puntava più sull’amicizia degli USA e della Russia che su quella tedesca. Per contrattare una nuova Europa, più giusta e più consona al progetto originale, che era ben diverso dalla fetecchia odierna.
Se, poi, ci sbattevano le porte in faccia, era giusto chinare la testa oppure ribellarsi e chiuderle da soli?

Presidente, non per uno sgualcito patriottismo, però proprio in questi giorni – lei in primis – dovrebbe ricordare quei 650.000 morti che ci permisero d’affrancarci dal giogo austro-tedesco, per questa ragione non comprendiamo perché ci siano voluti due giorni per commentare la “splendida” uscita del commissario al Bilancio dell’UE, il tedesco Gunther Oettinger, ossia “che i mercati ci avrebbero insegnato come si vota”. Per fortuna, milioni d’italiani hanno risposto sul Web a quel signore tedesco, aspettando che il loro Presidente, finalmente, alzasse la testa per ribattere qualcosa che non fosse un lamento.

Lei non è più adeguato a guidarci in questi frangenti – difficili, perigliosi, complicati – che dobbiamo affrontare se vogliamo sopravvivere: un Pertini sarebbe più adeguato, ma anche un Cossiga non sarebbe malaccio. Scelga, oppure si dimetta.

(1) http://carlobertani.blogspot.com/2018/05/lezione-strategica.html

05 novembre 2013

Ma ci prendi per il sedere?



Gentile ministro Cancellieri,
                                           dopo l’articolo del collega Di Cori Modigliani, le sue esternazioni sulla sua “disponibilità”, “vicinanza” e “comprensione” verso i carcerati – guarda a caso lei è il ministro di grazia e giustizia (min) – suonano d’agghiacciante ridicolezza e di grottesca crudeltà. Scorrendo la lista delle esecuzioni avvenute negli ultimi mesi sale un conato di vomito per questa giustizia animalesca, per l’ignavia di questa Corte Reale alla quale appartiene e che ben rappresenta.
Ma c’è dell’altro.
E il “su figliolo”, per dirla col linguaggio dell’Arno? C’ha pensato? Sì, mammà già c’ha pensato.

Il figliolo – almeno, così sostiene mammà – è bravo e non abbiamo nessun motivo per dubitarne: avrà le sue buone lauree ed i suoi master conquistati in lunghi anni di studio...ma...non era mai successo (almeno, io non ricordo) che qualcuno venisse pagato per un anno di lavoro 3,6 milioni di euro, che sono 7 miliardi di vecchie lire, ossia il primo premio della Lotteria Italia.
Invece so per certo di parecchi laureati con master e roba varia che s’affannano per entrare in qualche lista d’attesa, nella Scuola o nella Sanità: impiegati amministrativi a 3.600 euro per un contratto di sei mesi, addirittura qualcuno ha fatto domanda nella Nettezza Urbana. Molti anni fa, conobbi anche un nigeriano che aveva una laurea in economia e parlava correntemente tre lingue: mungeva capre.
Eh sì...c’è Dio e dio...c’è il Dio del Vaticano e dello IOR – che certamente conosce – e ci sono i suoi protetti: ma veniamo a suo figlio.

Il suo bimbetto – cuore di mamma non mette mai limiti – è come se avesse vinto, in un anno, il primo premio di “Canzonissima” o, almeno, un succoso “5” al Superenalotto: cosa potrà farne?
Oddio, le misere Poste danno circa il 3% per i piccoli depositi, ma immaginiamo che il suo figliolo – se è così bravo – sappia trovare un broker (magari lui stesso) che gli garantisca almeno un 5%: se è così bravo...
Se così fosse, la carne della sua carne godrebbe – vita natural durante – di 180.000 euro l’anno di rendita: cautelandosi contro l’inflazione, vale a dire reinvestendone la metà, rimarrebbero pur sempre 90.000 euro l’anno esentasse, se “parcheggiati” nei posti giusti. 7.500 euro il mese, rivalutati contro l’inflazione.
Forse sono pochini per gente come voi, capisco: non si riescono a mantenere ville, servitù e viaggi...eh sì...ce ne vorrebbero almeno tre volte tanto per fare quella vita alla quale siete abituati, ma cosa vuole...noi, abituati a campare con 1000-2000 euro il mese – spesso meno, raramente qualcosa (ma proprio qualcosa) in più – non riusciamo a capirvi. Perché, per noi, sarebbero già un sogno quei 7.500 euro il mese vita natural durante.
Ma andiamo oltre.

Che ha fatto il su figliolo per guadagnarsi tanta benemerenza? Ha messo a posto dei conti.
Anch’io cerco di mettere a posto i conti sgangherati della mia famiglia, ma non ho certo le sue capacità e la sua lungimiranza per guadagnare 3,6 miliardi di euro l’anno.
Il giovanotto ha forse inventato la trasmissione via etere dell’energia con alte rese e su lunghe distanze? Ha risolto il problema dei rifiuti, dell’inquinamento da carbone che fa crepare la gente che vive presso le centrali a carbone “pulito”, ha inventato un cuore meccanico che si costruisce con due pezzi di plastica e dura tre vite?
No, suo figlio è stato solo un misero lavoratore dipendente, forse un consulente, nulla più. Di chi?

Di un certo Salvatore Ligresti – un pregiudicato, per giunta – che è sfuggito alla giustizia (lei la rappresenta?) con mille cavilli in migliaia d’occasioni. Che faceva il pregiudicato?
Un imprenditore della Sanità, quella regionale: cliniche & affini. Sì, la stessa che rischia di chiudere i battenti perché costa circa 100 miliardi l’anno e – tutti lo ammettono – sotto quei 100 miliardi cova i “teorema di Craxi”: il 30% in tangenti. I soldi per donnine e festini di B. arrivavano proprio da lì, guarda a caso. Formigoni è finito come è finito, anche lui, per gli effluvi di quel mondo: promoveatur ut amoveatur.

Se conosce – soltanto un pochettino – due righe di letteratura francese dell’800 – mentre da noi spadroneggiavano gli scandali della Banca Romana e della Terni – si renderà conto di qual era l’etica d’Oltralpe. Un ministro che ha amicizie nel sottobosco dei trafficanti? Addirittura con un pregiudicato? Mon Dieu...pas possible...
Dimissioni? Ma non diciamo stupidaggini.
Le cose, all'epoca – vedere le pagine di Dumas (padre e figlio) e di Flaubert, di Hugo e tanti altri – si regolavano con un colpo di pistola di fronte alla scrivania di lavoro: era un classico. Le donne (coinvolte come mogli e madri) talvolta usavano il veleno ma, più prosaicamente, sceglievano il convento.

Sì, penso che sarebbe una soluzione: madre badessa in un convento. Vedrà: riuscirà anche a dimagrire un poco, almeno per rientrare nei limiti della decenza e allontanare l’infarto.
Se ne vada – ricordi che la sua ex collega Idem s’è dimessa per uno sbaglio (probabilmente del commercialista) di 3.000 euro, ma quella era d’origine tedesca, altra gente – e si porti via anche il su figliolo: andatevene alle Canarie, a Mauritius, in qualche isoletta sperduta dei Caraibi. E restituiteci l’Italia.

12 luglio 2013

Corsi e ricorsi (criminali)




Faceva caldo quel giorno, come lo ricordo, era Estate come lo è oggi. L’aula della Facoltà di Lettere di Palazzo Nuovo, a Torino, non era stracolma ma gente ce n’era. Lui era là, seduto alla cattedra un po’ stralunato: si vedeva che era abituato al pubblico, ma quella sede forse un po’ lo disorientava.

Poi, Pietro Valpreda si sciolse e terminò la sua conferenza quasi sdraiato sulla lunga cattedra: era intorno al 1975, se ben ricordo.

All’improvviso, pochi anni dopo, fulmine a ciel sereno: Enzo Tortora arrestato, condotto in carcere in catene e lì tenuto per molto tempo. Ancora oggi non si sa perché.



E poi che palle... – fa quasi noia ricordarlo – da Piazza Fontana ai “desparecidos” di casa nostra: Aldrovandi, Cucchi, Uva...sempre la solita traccia...o sono “mele marce” di polizie varie (ma quante ce ne sono in Italia?) oppure sempre loro, i servizi segreti. Un tempo la “triplice”, ossia “Miceli – Maletti – La Bruna”. And company.



Così, ci volete far credere che nessuno sapeva niente dell’espulsione della signora Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako, e della figlia? Adesso “annullano” il provvedimento! Ma avete chiesto se i kazaki ce la rendono? Ah no? Ma guarda...

Siamo peggio dell’Argentina di Videla, del Cile di Pinochet, di Pol Pot, di qualche dittatorello africano...ma vi rendete conto della figura internazionale? Con che faccia andrete all’estero a giustificarvi? All’estero tutti zitti, la combriccola al comleto, vero? Noi no!

Il governo – paradossale! – si smarca all’unisono! Nemmeno Alfano – ministro dell’interno – sapeva niente, meno che mai Letta, ancor meno la Bonino. Ma...ci siete o lo fate? Vi rendete conto che gli italiani capiscono, ragionano, connettono: siete tutti lì a reggere il moccolo a Berlusconi ed alle sue puttane e non capite che avete passato il segno? Portata via dall’Italia con un volo privato kazako?!?

Non sapete chi è stato? Ve lo dico io come si fa.



Si prende uno dei cinquanta (!) agenti che hanno arrestato i due “ostaggi” e si usa il “metodo Di Pietro” di un tempo. Ossia: lo si porta in un qualunque posto di polizia (se non si fa, vuol dire che sono tutti marci, la cassetta di mele al completo) e gli si dice – lampada puntata sul volto come si vede nei film – “chi te l’ha ordinato”? Se ce lo dici vai a casa, altrimenti ti sbattiamo in carcere e buttiamo via la chiave. Sai, sei un poliziotto (o carabiniere, finanziere, ecc) e quelli come te, in carcere...meglio non provare...

“E’ stato il Sovrintendente Minchioletti”. Bene, bravo, puoi andare.



Si chiama Minchioletti: chi te l’ha ordinato? “Il commissario Pallintesta”, bravo, puoi andare.

Pallintesta ci prova. “E’ arrivata una telefonata dal ministero, non so...”. Va bene, portatelo a Regina Coeli. “No, un attimo, mi sembra di ricordare...chiedetelo al questore Vattifotti, mi pare che la telefonata l’abbia ricevuta lui...”. Bene, bravo per il ravvedimento, stasera rivedi mogliettina.

Vattifotti sa di essere mezzo fottuto, ma non sa come cavarsela e allora tira in ballo il dott. Malicorno, dirigente di terzo livello del ministero degli esteri. Tutti e due in gabbia, poi si vedrà.

Il giorno dopo cantano come due fringuelli.



E si arriva al dirigente di primissimo livello, quasi vice direttore o direttore o roba del genere dott. Caristonzo, che è veramente nei guai perché deve chiarire: o Alfano (o la Bonino) o i servizi. E deve fare un nome.

Che dica un qualsiasi dott. Mettinrulo dell’ufficio IV, V, o VI dei servizi non ce ne frega niente, oppure un sottosegretario qualsiasi nemmeno: per correttezza si domanda cosa è successo al COPASIR, ma solo per prassi.



Poi, caro Letta, dimissioni del governo immediate: è l’unico atto che vi rimane da compiere quando un governo mostra di non “sapere” e combina un simile casino in politica estera. Non ci sono scusanti: è imperdonabile.

A casa, non vi rimane altro da fare.



PS: i nomi citati sono di pura fantasia, le minuscole no.

27 marzo 2013

Catena di comando? E quale?


Adesso si dimettono anche i ministri. Va beh... “met’al an sla fnestra” (posalo sulla finestra) diceva mia madre, ricordando i cantori erranti che giungevano per Natale e per Pasqua a porgere gli auguri (in cambio d’elemosina) e dei quali era difficile scorgere chi fosse il più povero, se gli “auguranti” o gli “augurati”.

Così accogliamo le dimissioni del Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro) non sappiamo se considerarlo un atto dovuto, una libertà dell’ingegno oppure una vigliaccata del solito furbetto di turno. Fate voi.

Aspettiamo il seguito: vale a dire gli altri che si devono dimettere, dopo il clamoroso fallimento di questo governo “tecnico” tenuto in piedi dal FMI e compagnia cantante. Ma torniamo in argomento.



Da quando mondo è mondo, se le acque non sono sicure, si scortano le navi. Prima dell’Ottocento era difficile scorgere delle differenze: le navi mercantili portavano cannoni a bordo e le navi militari, in tempo di pace, erano parzialmente disarmate ed usate per il commercio. Questo avveniva in un mondo nel quale l’armamento navale era costituito per lo più da cannoni su ruote (carronate): difficile, oggi, montare e smontare un sistema lanciamissili.

Una curiosità: nell’URSS vigeva ancora l’antica commistione, al punto che le navi mercantili per il trasporto d’autoveicoli (Ro-Ro) erano dotate di un ulteriore compartimento a poppa, allagabile, per sollevare la prua e poter, così, “consegnare” su una costa ostile una manciata di carri armati. Per quel che ne so, è l’ultima nazione ad aver usato quel sistema: forse la Cina o la Corea del Nord lo usano ancora oggi, ma non sono al corrente se capita.



Ancora nell’Ottocento, il giovane Tenente Carlo Pellion di Persano (il futuro comandante di Lissa) diresse un brulotto (scialuppa incendiaria) contro una nave pirata nel porto di Tripoli, riuscendo a salvare la pelle, giacché era un tipo d’assalto nel quale non s’invecchiava. Era il 1825.

Con la fine dell’Ottocento la pirateria (insieme alla schiavitù, fenomeni assai contigui) perse di significato e quasi cessò: le uniche aree dove continuò una sorta di “pirateria dei poveri” fu la Malacca dove – a causa degli stretti passaggi e dei fondali bassi – era favorita. Era in ogni modo una pirateria conosciuta e quasi tollerata, giacché quel che volevano era un po’ di greggio o di gasolio.

Le coste mediterranee della Turchia, invece, furono il teatro di (rari) episodi di pirateria nei confronti delle imbarcazioni da diporto: altri episodi accaduti casualmente in altri luoghi furono fenomeni di pura criminalità.



Oggi – per molte cause, che necessiterebbero di un articolo ad hoc per essere indagate – la pirateria è ripresa soprattutto nel Corno d’Africa, anche in conseguenza dello sfacelo lasciato dagli italiani in Somalia: siamo bravissimi ad esportare la nostra corruzione ed il nostro malaffare (vedi anche l’Albania).

Come difendersi?



Logica direbbe che si tornasse a scortare le navi in convoglio con naviglio militare – ma costa troppo – e quindi bisogna arrangiarsi con quel che c’è.

Così, il ministro della Difesa La Russa inaugurò questo strano modo di difendere le navi: imbarcare i Fucilieri di Marina sulle navi mercantili. Crediamo (e lo dimostreremo) che il ministro La Russa – se è stato Ufficiale di Complemento – fu un pessimo Ufficiale: può aver avuto tutti gli encomi o le decorazioni del caso, ma la scelta operata con l’imbarco dei fucilieri sulle navi mercantili è una scelta stupida, che connota senz’altro di stupidità chi l’ha presa. Scusate la franchezza.



A chi rispondono i Fucilieri di Marina? Siccome sono dei militari di truppa, l’apposita legge li ha nominati ufficiali di polizia giudiziaria ed agenti di polizia giudiziaria (secondo il grado rivestito): riteniamo che Latorre e Girone fossero dei semplici agenti di polizia giudiziaria ai quali era stato affidato il compito di proteggere la Enrica Leixe. Chi li comandava?

In teoria un superiore – magari a Gibuti o a Mogadiscio – ma, nel momento della decisione di far fuoco, praticamente erano soli.

Va detto che i due hanno sbagliato anche le procedure: nessuno ha sentito parlare di colpi in aria? Soprattutto in una zona che, finora, non aveva dato segnali di pericolosità?



La questione delle acque territoriali – al fine di valutare le responsabilità – ha poco interesse: da essa dipende solo il Tribunale che li giudicherà, non la valutazione dell’accaduto.

Piuttosto, sarebbe interessante indagare sui rapporti esistenti a bordo della nave fra i due e gli Ufficiali di Marina Mercantile presenti: il Comandante, su una nave, ha poteri di questore e, quindi, ha ampia discrezionalità (se gli viene riconosciuta).

Ma così non è stato perché la Legge 107 non prevede una sorta di coinvolgimento esterno alle strutture militari:

“Il personale militare componente i nuclei di cui al comma 1 opera in conformità alle direttive e alle regole di ingaggio emanate dal Ministero della Difesa.” (1)


E stop.

Qui è stato l’errore: almeno, il principale dal quale altri ne sono discesi.

I due poveri fucilieri, al momento di prendere la ferale decisione – se premere oppure no il grilletto – furono lasciati soli: questo non giustifica assolutamente l’accoglienza seguita in Patria. Latorre e Girone sono colpevoli – fuor di dubbio – e come tali una maggior sobrietà da parte di tutti – anche le supreme istituzioni – sarebbe stata d’uopo.

Perché furono lasciati soli? (non riteniamo un superiore a 5.000 miglia di distanza una “presenza” autorevole).



Miglior soluzione sarebbe stata quella d’affidare il comando (e quindi il fatidico “spara”) al Comandante mercantile, che non è mai (salvo Schettino) l’ultimo idiota che va per mare.

Ma la Marina non vuole cedere ambiti o restrizioni nella sua catena C3 (Comando, Controllo e Comunicazione) e pretende di sapere – da 5.000 chilometri di distanza – chi sono gli occupanti di un peschereccio.

Il Comandante mercantile – tagliato fuori da tutto – s’è guardato bene dall’intervenire: se non mi vogliono, perché devo occuparmene? Qui è l’errore di La Russa.



Se avesse avuto parola in merito, forse avrebbe rammentato che ovunque – in mare – i pescherecci cercano di vendere il pescato alle navi in transito, per due sostanziali motivi: spuntare un prezzo migliore e, secondo, evitare la fiscalità una volta a terra.

Quanti lo fanno: in Portogallo, le navi si sintonizzano su Matosiňo Radio Pesca per intercettare le comunicazioni ai pescherecci e, quindi, sapere dove c’è stata pesca abbondante (e, dunque, prezzi minori).

Gli indiani s’avvicinavano soltanto per quella ragione – ora è stato acclarato – e si sono visti sparare addosso senza un perché: è giusto farsene carico ma, come sempre, nell’inferno giuridico italiota si cerca sempre di far pagare gli ultimi nella catena di comando.

Eppure, è molto strano che siano imbarcati dei militari su una nave mercantile – trasformandola, giuridicamente, in una nave da guerra – senza che vi sia qualcuno, a bordo, che abbia la responsabilità di comando. Lasciata a due militari di truppa?

 
L’Italia poteva rifiutarsi di consegnare i due all’India, fregandosene della parola data, in quanto l’India è un Paese dove vige la pena di morte, ed il nostro ordinamento vieta di consegnare chiunque in quei Paesi. Ma ci siamo accontentati di una “rassicurazione” verbale – forse scritta – un “pizzino”, al solito.

 
Ora, dopo il gran casino e le pessime figure rimediate, non rimane che attendere gli eventi: non c’è altro da fare. Per fortuna di Girone e Latorre la pena di morte in India viene comminata solo in casi rarissimi di strage, e non per un omicidio preterintenzionale.

In ogni caso, saranno condannati e la condanna non sarà lieve: d’altro canto – pur in una situazione intricatissima – hanno sbagliato, ammazzando due poveri pescatori. E chi sbaglia paga: sparando in aria non si fanno morti, lo rammentino.



(1) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-07-12;107~art5