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12 maggio 2019

Governo Lega-5Stelle 2.0

Certamente, Salvini dopo l’uno/due della faccenda Siri e dell’autorizzazione allo sbarco autorizzata da Conte (con impegni già presi di mandarli in Europa), sta meditando se staccare la spina al governo oppure continuare. Il cellulare con Giorgetti sarà caldissimo, anche perché la vicenda di Siri rischia di trasformarsi – con la prosecuzione delle inchieste – e Giorgetti rischia anche lui un avviso di garanzia, perché quell’inchiesta è un filo che si sa da dove parte e non si sa dove andrà a finire. L’atteggiamento dei 5Stelle, complice anche l’avvicinarsi al voto, si è fatto intransigente e la Lega ha perso 6 punti percentuali nei sondaggi in una settimana. Salvini ha provato a scaricare il barile delle espulsioni sulle spalle di Conte e di Moavero, che hanno risposto picche: che fare?

A mio avviso, Salvini non aveva veramente intenzione, dopo le elezioni, di rompere il Governo per tentare l’avventura con il centro-destra nel quale fare il leader indiscusso, perché a parole Berlusconi glielo avrà senz’altro promesso, ma lui non si fida. E fa bene: il vecchio marpione ne sa una più del diavolo in termini di alleanze, e se oggi promette, domani è pronto a farti scivolare via lo zerbino da sotto i piedi. Lo abbiamo visto nell’ultimo governo – socio di Renzi – cos’è stato in grado d’inventarsi (Verdini e tutto il resto).

Ha commesso degli errori, inutile girarci attorno, credendo d’essere il vero capo della coalizione, colui che aveva le redini della politica italiana ed oggi Conte si è ripreso tutto il suo spazio, relegandolo al suo ruolo di ministro degli Interni.

Fidarsi della “parola degli italiani”, che nei sondaggi lo consacrano primo partito? E per quanto? La Lega, più volte, ci ha mostrato di saltare dalle stelle alle stalle in brevi periodi, di passare da momenti di gloria fin quasi all’estinzione.
Relegarsi in un ruolo subalterno, fidando sulla dimostrazione di buon governo? I 5 Stelle sono maestri in quest’arte, e se lui si priva del ruolo di playmaker che si è dato – la politica fatta sui social, le sparate un po’ sopra le righe, la vicinanza con ambienti non proprio coerenti col suo ruolo istituzionale (l’estrema destra, le tifoserie più accese, ecc) – rischia veramente di tornare a percentuali che gli danno sì il ruolo di primo partito nel centro destra, ma non i numeri per governare.

Riflettiamo un attimo con calma: i sondaggi non sono voti, sono sondaggi, adesioni vere o false gettate nella mischia per agitare le acque, ma più volte abbiamo visto cosa succede dei sondaggi dopo le elezioni. Anche così, l’elettorato italiano – interrogato dai sondaggisti – conserva un buon 20% d’indecisi, in grado di cambiare le sorti di qualsiasi governo.

Salvini non può competere con Conte come figura “affidabile” per un elettorato centrista, perché non ne ha la stoffa: è un estremista che però, per vincere, ha bisogno d’inoltrarsi in quella palude del centro che è un marasma difficile da decifrare. Basta un nonnulla, ed i tuoi risultati variano di quel 5% che è il discrimine per governare o restare al palo. Le recenti elezioni ci hanno consegnato un governo “spurio”, che ha accettato la sfida di governare, ed in qualche modo l’ha portata avanti, con ingenuità, sbruffonerie e quant’altro.

Ma la vera mina vagante, il vero pericolo per Salvini è la vicenda Siri, della quale tutto ciò che è avvenuto sino ad oggi è solo la punta dell’iceberg: male ha fatto, il ragazzo, a non liberarsi subito di Siri perché la faccenda rischia di rovinargli addosso come un boomerang.

Tutto nasce dall’ingenuità dei 5Stelle e dalla supponenza della Lega, che ha sottovalutato molti aspetti della vicenda, fidando troppo sulla “faccenda migranti” per creare consenso. I 5Stelle non hanno capito che l’unico modo di ovviare all’ingerenza dei grandi gruppi di capitali (anche mafiosi) nel mondo dell’energia era quella di dar forza allo Stato creando un vero e proprio ministero per l’Energia, con un vero ministro capace di tenere a bada le mille camarille delle lobby dell’energia, e riportare alla mano pubblica quel pianeta che, in quanto a giro di soldi, equivale al possesso di una moneta nazionale. Attenzione: non sto dicendo che con l’una si possano curare le magagne dell’altra, bensì che le potenzialità della ricchezza creata/rubata si equivalgono in termini bruti.

Per capire la faccenda, bisogna sforzarsi di capire il mondo dell’energia, e cercherò di farlo nel modo più semplice e veloce possibile.

Il mondo dei fossili è al capolinea, ma non per le questioni ecologiche, Greta, la CO2 e tutto il resto: per il semplice fatto che l’umanità ha scoperto mezzi più economici e veloci per produrla. Come per ogni grande scoperta, ci vuole tempo perché il nuovo soppianti il vecchio: la ferrovia ci mise circa 70 anni per buttare le carrozze nei musei. E la ferrovia, creò una fortuna immane nelle mani dei Rothschild, che la investirono nella 1GM, con esiti che ben conosciamo: stiamo attenti a non ripetere l’errore.

I mezzi sono due, l’eolico e il solare, con l’idroelettrico ed il geotermico (già conosciuti da tempo) a seguire.
Soltanto 30 anni fa, i pannellini solari li vendevano come giocattoli per i bambini, per deliziarli nel far girare una ventola. 40 anni fa, fui testimone dei primi tentativi della FIAT (centro ricerche di Cambiano) di creare il “Libellula”, una specie d’aerogeneratore con molle, camme e contrappesi che fu installato proprio a Stella (SV), e che ad ogni tempesta andava in mille pezzi. Di acqua ne è passata sotto i ponti.

Premesso che entrambi i metodi sono validi ed essenziali per la continuità di fornitura e per ovviare ai capricci del sole e del vento, il fotovoltaico va bene per le forniture domestiche in loco (si ovvia a molti, onerosi trasporti d’energia) mentre l’eolico è il vero sistema di potenza.

Un odierno aerogeneratore da 3 MW di potenza, quando ruota al 50% della potenza produce 1.500 KWh: per ottenere lo stesso risultato, sono necessarie almeno 2000 installazioni su tetti in altrettante case. Ossia tutte le case di una cittadina di 5000 abitanti: ma non fate il tifo per l’uno o per l’altro, servono entrambi per l’equilibrio del sistema.

Chiudo la parentesi tecnica ricordando di non spaventarsi per l’incostanza delle fonti: c’è l’idroelettrico a compensare, ed anche le turbine a gas metano (per ora), ma quando il sistema sarà abbastanza esteso ed interconnesso non saranno necessarie più nemmeno quelle.

E veniamo ai costi.

Il sistema eolico costa circa 1 milione di euro per MW installato, tutto compreso: i costi diminuiscono man mano che il tempo passa, ma teniamo per buono quel dato empirico.
Ci vogliono capitali, e lo Stato decise che l’eolico era patrimonio dei privati: poteva usare la Cassa Depositi e Prestiti, ma non lo fece. Approfondiremo in seguito.

E’ molto raro che i Comuni comunichino i dati dei soldi che incassano per quelle installazioni sul loro territorio – io li conosco, ma a “microfono spento”, oppure andando a spulciare il bilanci – però in qualche caso l’hanno fatto.

E’ il caso di Firenzuola (FI), che ha installato (dal 2014) un parco eolico su 7 aerogeneratori per complessivi 13,6 MW di potenza installata, che produce circa 28 GWh l’anno.
Il costo d’installazione, dunque, è stato di 13,6 milioni di euro: in quanto tempo si ammortizza l’impianto?
Dipende da quanto produce: l’articolo in esame (1) afferma 28 GWh, (che  secondo i miei calcoli dovrebbero essere 35): anche qui, c’è sempre qualcuno che vuole nascondere la sabbia sotto il tappeto, ma teniamo buono quel “28”.
A questo punto bisogna stabilire quanto pagherà Terna per il singolo KWh, che l’ENEL ci vende a circa 30 centesimi di euro: il prezzo varia da 3 a 20, secondo le ore del giorno, ed a fissarlo è la Borsa Elettrica: operando una media ragionata ed abbastanza precisa, si può fissare a circa 12 centesimi il KWh.
L’impianto rende dunque circa 3,3 milioni di euro l’anno, che è abbastanza in linea coi dati consueti: un impianto ha un ammortamento di circa 5-6 anni. Ossia, la società di gestione allo scadere del 5° anno avrà pagato l’impianto e, con la sola manutenzione, incasserà 50 milioni di euro nei successivi 15 anni.
E il Comune?

Al Comune andranno 170.000 euro l’anno, ossia circa il 5% dell’incasso annuo in energia.  Così è per tutti gli impianti eolici, che devono avere l’approvazione del Comune. Sarà proprio così? Solo il 5%?
Poco? Tanto?
E’ come per la società Autostrade, che si decise di venderla ai privati: da quel momento, non essendoci più profitti, tutto il sistema viario italiano cominciò a decadere.

Riflettiamo che, l’eolico, è uno degli investimenti più sicuri, redditizi e legali che ci possano essere: quale azienda la ammortizzi completamente e senza rischi dopo 5 anni? Poi, 15 anni di profitti, quindi un intervento per cambiare i rotori e…via per altri 20 anni! Magari si lamenteranno pure che bisognerà ridare la vernice ai pali, oppure Italia Nostra chiederà a gran voce la demolizione del tutto.
Ora, io sono d’accordo che non si può costruire un impianto vicino ad un’abbazia romanica, ma a qualche chilometro non disturba proprio nessuno, nemmeno il più esigente degli esteti! Non la vogliono proprio? L’alternativa è una mini centrale nucleare (modello sottomarino nucleare) nel giardino di casa: la vuoi?

Se, invece, la Cassa Depositi e Prestiti avesse finanziato l’intervento, i soldi ora sarebbero rientrati in casse pubbliche per essere usati per nuovi bisogni: così s’impoverisce lo Stato! Esattamente come per la moneta!

E’ chiaro che, nel caso di Siri, non si è trattato di una semplice (e misera) tangente (sempre che sia così) ma dell’emergere, per un attimo, del marasma che questa vicenda sottende.
La Magistratura siciliana, già da tempo, aveva evidenziato i legami fra Cosa Nostra ed il mondo dell’eolico: c’è da meravigliarsi? Possibile che un simile affare sfugga ai mammasantissima?

E allora…lo Stato si disinteressa dell’Energia…nomina sì un sottosegretario con delega – tale Davide Crippa (5Stelle) – il quale, però, non ha mezzi ( o non vuole) intervenire sulla materia.
L’importante è che “qualcun altro” possa garantire che quel flusso di denaro e di rendite – il vento sono solo soldi che volano per l’aria – che il sistema eolico assicura: non importa se le aziende si chiamano Tizio, Caio o Sempronio, l’importante è che assorbano i “surplus” delle attività criminali delle Mafie e li riciclino nel modo più pulito possibile. E cosa c’è di più pulito del vento?

Ecco, allora, che un ex parlamentare di Forza Italia – tale Paolo Arata – cerca disperatamente di far scegliere Siri al ministero dello Sviluppo Economico (dove, oggi, c’è Crippa) perché sapeva che, da quella poltrona, Siri sarebbe potuto essere di grande aiuto per i suoi affari. Ma non ci riesce, e Siri va ai Trasporti.
Affari pericolosi, giacché il nostro – in un’intercettazione – diceva di Vito Nicastri “La persona più brava dell'eolico in Italia” pur sapendo che Nicastri era agli arresti domiciliari per la sua vicinanza al boss Mattia Messina Denaro. E aveva inviato, chissà perché, suo figlio Franco Arata (pure indagato) ad Alcamo – residenza coatta di Nicastri – mentre aveva “piazzato” l’altro figlio, Federico,  accanto a Giorgetti, come “consulente”.
Un bel casino per Salvini.

Ora, non m’interessa la colpevolezza o l’innocenza di questi signori: mi sembra che ci sia abbastanza materiale per capire ciò che la gente non deve sapere: storditi dall’innocenza di Greta, gli affari sotterranei delle Mafie devono continuare, in un settore che ha l’immagine della “pulizia”, l’energia “pulita”.

Ora, domandiamoci quale potrà essere il futuro del Governo.
O si mettono d’accordo per depurare tutti gli ambienti decisionali dalla gente vicina alle mafie ed agli ambienti contigui (perché le mafie non si presentano mai con la coppola dicendo: “buongiorno, sono il capobastone di…). Compare, invece, un distinto signore – il quale, magari, è all’oscuro di tutto – ma non ci deve essere pietà per nessuno: sta ai partiti politici verificare chi mettono in lista!
L’altra alternativa è andare ad elezioni con Berlusconi che (se ce la farà) spadroneggerà dietro le spalle di Salvini, o qualche trucco contabile di Mattarella, Cottarelli, la trojka e roba del genere.

Tertium, non datur.

10 luglio 2018

Governo balneare


Mattina d’Estate, quartiere periferico: cerco disperatamente un bar aperto, nel chiasso di stridii e rumori di autobus, per trascorrere un’ora e mezza. Niente di speciale: ho portato la macchina dal meccanico. E arriva lei, inaspettatamente, Sooror, da Tehran: la radio nazionale iraniana che, ogni tanto, mi chiama per un’intervista. Mi obbliga ad affrontare una situazione che continuo a rimuovere, quella dello strano connubio fra la forza politica più “vecchia” della repubblica e la più giovane. Fra un M5S che è nato da una costola di una sinistra becera, assolutista e orgogliosa del nulla che ha creato e, dall’altra, gli eredi delle “corna verdi”, Pontida, l’ampolla di acqua del “sacro” Po…e 50 milioni spariti nel nulla.

Di là della questione della cinquantina sparita – inutile: Bossi è sempre stato un ciarlatano, già ai tempi del sen. Miglio (che era di tutt’altra pasta) ed i figli l’hanno fottuto mica male, Lega Ladrona… – c’è poco da cincischiare. Serve a poco – come giustificazione – ricordare che gli altri hanno fatto peggio: sembra di riascoltare Craxi nel famoso discorso alla Camera, “Se qualcuno non sapeva nulla, si alzi, adesso!”
Ma qual è il futuro della Strana Alleanza?

In realtà, stiamo vivendo uno spezzone di Prima Repubblica: i governi balneari, Leone, sempre lui quando scoppiava la canicola ed i problemi s’accavallavano.
Perché, ad onor del vero, è stato fatto poco o nulla, a parte continuare in una strana ed eterna campagna elettorale.

La “questione migranti” è stata, in qualche modo, affrontata però, a capire veramente quel che è successo, tutto continua come prima. Qualche nave rimandata al mittente, altre che invece hanno avuto il “via libera” per sbarcare…ma, sul fronte europeo, nulla è cambiato. Macron continua a “fare il buliccio con il culo degli altri” – come usa dire a Genova – e la Merkel ha, semplicemente, detto “no” alla mobilità dei migranti in Europa: dove sbarcano, restano.
Gli austriaci, sempre servizievoli nei confronti dei loro padroni tedeschi, hanno abbozzato “Se mai, chiudiamo il Brennero” (anche se spiace un po’, per l’ambaradan logistico che andrà a succedere…100 euro in più per TIR, acc…) Conte crede d’aver capito una cosa, gli spagnoli un’altra, gli ungheresi un’altra ancora…così va l’Europa, “tutti assieme, in ordine sparso”.
Insomma, a fronte di una possibile crisi politica tedesca, che l’Italia vada a farsi fottere. Gliene potesse fregar di meno: tanto, andiamo al mare in Italia, poi si vedrà.

Quel “si vedrà” racchiude tutta la suspense della situazione, la storia di un governo nato non certo bene, obbligato a prendersi sul gobbo ministri che già furono di Monti, altri che hanno fatto lingua in bocca con Berlusconi. Paura, paura ad esprimere quello che gli italiani hanno veramente detto a Marzo: un “basta!” lungo milioni di chilometri, forte come milioni di decibel, profondo come milioni di metri. 
Ora, se Salvini pensa veramente che quel che raccontano i sondaggi sia realtà – ossia se saranno voti – sta prendendo una badilata di quelle che ti spianano il muso. Sta condensando in un nuovo contenitore i medesimi voti, che furono di Fini, di Casini, di Buttiglione…oggi (ancora per poco) di Berlusconi e di sua pochezza (in peso numerico) Meloni. Fuori da lì, c’è poco: perché?

Poiché la storia della Destra italiana non è una storia d’intelletto, creativa: era già tutto perso al tempo di Ezra Pound o, se vogliamo, di Benedetto Croce, “sua filosofica indecisione”. Non elabora nulla, salvo triturare nel frullino i medesimi valori “adattati” al contesto odierno.
E’ sempre – parliamo di valori – la “maggioranza silenziosa” che fu di Montanelli, il “poderoso” centro-destra del ’94, ossia un fiume di valori che mi ricordano i versi di una vecchia canzone: “Vecchia, piccola borghesia…”
Al contrario della sinistra – che dai tempi “sovietici” è riuscita a riciclarsi nei valori di Blair, ossia quelli del neo-liberismo: avrebbe fatto meglio a “ripensare” una sinistra europea più combattiva e, soprattutto, “pensante” – la destra ha “trovato” (si fa per dire) per strada un imprenditore dei media come Berlusconi. Il quale ha confezionato una “frittura” di tutto ciò che la vecchia destra conservatrice e reazionaria conteneva. E lo ha rilanciato sulle Tv. Niente d’eccezionale, però ha funzionato.
Potrà funzionare di nuovo?

A mio avviso, no. Perché?
Il “fenomeno Berlusconi” è irripetibile, e Salvini non è certo l’erede di Berlusconi (meglio Renzi, senz’altro) e batte sempre sullo stesso chiodo, senza fantasia. Migranti, migranti, migranti…prima gli italiani…certo, però qualcuno comincia a dire: se quei soldi li avete presi, dovete restituirli, altrimenti siete nella stessa risma del PD, di FI, di Fini, dei vari centristi, ecc, ecc.
E qui c’è poco da dire (anche se i media ci hanno provato): il M5S ha avuto una decina di “infedeli” che hanno truffato sui rimborsi degli stipendi parlamentari. Una decina, in tutto – subito cacciati – ma era una questione interna, di accordi interni al partito: non hanno mai preso un euro dei rimborsi elettorali che loro spettavano.
Se, domani, Salvini chiederà “modifiche” al decreto Dignità (già, di per sé, poco “dignitoso”), suggerite da Berlusconi, lo scontro sarà già nell’Autunno, ma non credo che avverrà.

I nodi verranno al pettine quando dovranno affrontare il “nocciolo duro” dei loro programmi: la Flat Tax ed il Reddito di Cittadinanza. Perché sono riforme “pesanti” in termini di miliarduzzi, entrambe.

Personalmente, non capisco la Flat Tax: in un’Italia che è ai primi posti per sperequazione sul reddito (l’indice di Gini), riduciamo le aliquote ad una sola, due al massimo? A parte – trucchi da avvocaticchi a parte per ingannare la Consulta – che la Costituzione recita, all’art 53 “Il sistema tributario é informato a criteri di progressività – e non vedo proprio come si potrebbe by-passarla – c’è qualcosa che non mi convince.
Si narra che, abbassando le tasse ad una (o due) aliquote, tutti le pagheranno: e perché? Già me li vedo – dai “signori del ferro” di Brescia ai “signori del frumento” di Foggia – tutti a correre da Equitalia: “adesso che sono diventate “giuste” le paghiamo volentieri!” Uh, come ci credo. Addirittura le cosche: riabilitateci! Vogliamo pagare!

Che gli attuali sistemi di accertamento del reddito siano iniqui ed imprecisi, ne sono pienamente convinto – basti pensare al farraginoso metodo degli “studi di settore”, per il quale un ristoratore che compra un’orata e poi non la vende, avrebbe guadagnato lo stesso – però c’è un sistema semplice, adottato nella Repubblica Socialista Nord-Americana: il reato d’evasione fiscale, siccome toglie risorse a tutti, è un reato contro la Nazione e, dunque, un reato penale. Si sorvola spesso su questo concetto, ma se non si pagano le tasse non ci sono più medici che ti aspettano al Pronto Soccorso, maestri in aula con i bambini, pompieri quando scoppia un incendio: soltanto quando si è accertata la base fiscale, ossia chi sono e quanti sono i contribuenti, qual è il loro reddito, allora si può parlare di sistemi fiscali. Altrimenti, sarà sempre e solo aria fritta: non sarebbe proprio necessario fare loro vedere il sole a scacchi: basterebbe il profumo. La borghesia è, per sua intima costituzione, codarda.
Infine, ricordiamo che Al Capone non fu “beccato” per centinaia di omicidi, bensì per evasione fiscale.

Dall’altra parte il M5S scalpita per vedere, finalmente, il suo “sogno nel cassetto” realizzato.
Abbiamo già detto mille volte che non si tratta di un vero RdC, bensì di un serio assegno di disoccupazione (la legge ricalca, a grandi linee, il sistema tedesco) perché è scandaloso che la seconda potenza industriale d’Europa non abbia un supporto al reddito in caso di disoccupazione.
La Legge Fornero, in aggiunta, ha creato una vasta zona d’ombra, che potremmo tratteggiare così: le aziende non sanno più che farsene dei dipendenti over 55, mentre la pensione arriva a 67. Si tratta di un “limbo” dove sguazzano circa 6 milioni di persone e le loro famiglie.

Un’analisi più seria dovrebbe prendere in esame le modalità dell’attuale sistema industriale – che viene definito ancora “manifatturiero”, mentre in realtà è “macchine-fatturiero” – e questo muta radicalmente i termini del problema.

Combinando il flebile “decreto Dignità” con la questione dei migranti, possiamo notare quanto le vere “pietre angolari” del sistema industriale (e, dunque, anche finanziario e sociale) siano state ignorate.

1) I padroni, se possono (ossia se glielo lasciano fare), pagano sempre di meno: questa è una legge vecchia quanto il mondo. E tu scrivi pure tutti i “decreti Dignità” che vuoi: se non aggiungi la sanzione amministrativa o penale, non avrai mai forza contrattuale all’interno della società.
2) La seconda ragione è più complessa e coinvolge da un lato il tasso di scolarità e, dall’altro, la tipologia delle aziende. A parte i dirigenti, la struttura di una moderna azienda è composta da molti quadri intermedi, che sono in gran parte tecnici. Sono quelli che fanno funzionare le macchine di processo: semplificando, i robot. Per far funzionare un’azienda moderna, servono tecnici specializzati e manodopera senza particolare preparazione, poiché la macchina va servita, non è lei a servire l’uomo. Perciò, da un lato tecnici scolarizzati e ben preparati, dall’altro dei semplici “robot-umani”. Per ora, il rapporto numerico è ancora a favore dell’uomo (per le mansioni semplici): domani, si vedrà. Ma questo è un altro discorso che, però, bisognerebbe iniziare a fare: non ho remore nel definire che questo è stato il grande errore delle sinistre europee, quello che le ha fatte finire ad osannare Blair o la Clinton.

 Questo governo – diciamolo fuori dai denti – è solo una copia edulcorata del governo Monti: nei ruoli chiave, (Economia-Esteri) ci sono tutti uomini legati alle istituzioni europee: dove sono finiti i Bagnai, i Fioramonti, i Rovertini, i Borghi? Erano uno specchietto per allodole elettorale?

Come può pensare, il M5S, di proporre una legge che costerà decine di miliardi l’anno? Le obiezioni di Cottarelli e di Boeri non sono retoriche, bensì reali: ad esse, bisogna dare una risposta.
La risposta esiste, ed è una sola: la società industriale avanzata (ossia altamente automatizzata) non può sopravvivere se non si pone sul piatto una domanda: il profitto è solo prodotto dal capitale?
E’ una domanda semplice: dalla risposta che si dà a questa domanda – ma non perché fu proposta da Marx – ne discendono due scenari, ossia una società ordinata e vitale da un lato, un pessimo film hollywoodiano di fanta-storia, zeppo di fucili mitragliatori, dall’altra.

Ai tempi di Moro e di Berlinguer, le aliquote fiscali erano sette, e la più alta prevedeva una tassazione del 75% sui guadagni: si viveva abbastanza bene, ad Agosto tutti andavano in vacanza, non c’era quasi ticket sui medicinali, negli ospedali c’era posto e si veniva ricoverati “per analisi”. Gli studenti universitari meritevoli ricevevano un “pre-salario” di 500.000 lire che, riportati d oggi, sarebbero circa 5.000 euro l’anno, le donne andavano in pensione a 55 anni egli uomini a 60: chiunque con 35 anni di contributi. Il debito pubblico era sotto il 60% e tutto in mani italiane eppure, nei consessi internazionali, gli economisti si cospargevano il capo di cenere…ah, l’Italia, il suo debito pubblico…
A forza di ripeterlo, la vulgata è diventata un imperativo.

Era veramente una società fondata “sul lavoro”, ma oggi è stato realizzato il miracolo: le mansioni pesanti o ripetitive sono delle macchine, non dell’uomo. Solo l’azienda che produce con queste modalità sopravvive, le altre sono destinate al fallimento.
Allora, diamo una risposta alla domanda: il profitto è solo prodotto dal capitale?
E’ una risposta che non richiede complesse trattative europee, che non scomoda la geopolitica, non tocca principi etici: tutto ciò che ci circonda e che vediamo – dalle autostrade ai grattacieli, dagli autobus alle biciclette – è stato creato solo dal capitale?
Se così non è, o non lo ritenete, significa che una parte dei profitti vanno corrisposti a chi lavora – si potrà decidere se monetizzarlo subito, se posticiparlo nella futura pensione, se stornarlo sul welfare ecc…ma tutto questo è un problema successivo – ed allora bisognerà aprire nuovi orizzonti: potrà essere una seria leva fiscale, oppure la partecipazione agli utili aziendali (la tedesca mitbestimmung)…altro…vari tipi di “compensazione” sociale…ma la decisione cambia, e cambia il paradigma di riferimento.
Altrimenti, vi racconto già come andrà a finire.

Maledetto, però è bravo: è stato l’unico a capire.
Mi riferisco a Vittorio Sgarbi: un essere che, spesso, mi dà il voltastomaco al solo vederlo apparire. Ma è stramaledettamente intelligente, vede “oltre” e capisce prima degli altri. Che, ad onor del vero, sono una pletora di pecore stupide (PD o FI, non cambia).
Non vi ha stupito che Sgarbi abbia dato il suo, personale voto a favore del governo Conte? Perché già sa come finirà.

Ne ho avuto esperienza quando lottai contro la riforma Fornero: articoli sempre sul filo della decenza, ma al vetriolo, che cospargevano sale sulle ferite con il sorriso fra le labbra.
Il meccanismo è semplice.
La compagine di governo è solo apparentemente un consesso: in realtà, ci sono Esteri ed Economia da una parte, tutti gli altri dall’altra. Questo spiega l’ostracismo per Paolo Savona.
All’epoca, si lottava per vedere riconosciuta “quota 96” (la somma degli anni di lavoro più l’età anagrafica) ed era sorprendente osservare il “ciclo” che si ripeteva. Ricordo, fra i parlamentari, due nomi: Boccia e Damiano, del PD, che si mostravano (?) d’accordo con le nostre rivendicazioni.
Si perveniva ad un accordo di massima, poi il tutto passava all’Economia: Monti non si scomodava nemmeno, inviava un sottosegretario il quale, puntualmente, respingeva “non c’è copertura finanziaria”. E tu, da capo, a cercare voci di bilancio da tagliare.
Quando il gioco divenne pesante – e i miei articoli più velenosi – mandarono in pensione il sottoscritto ed il gestore del blog, che era seguito da migliaia d’insegnanti. All’insaputa l’uno dell’altro. Ci prendemmo delle “botte” di traditori, ma non potevamo farci niente, eravamo stati messi in pensione d’autorità a 63 anni.
Cosa succederà al RdC?

Andrà cento volte in commissione e verrà approvato, mille volte alla Presidenza del Consiglio…sarà approvato e riapprovato, ma…al ministero dell’Economia risponderanno picche: manca la copertura finanziaria. Poi, ci sarà il tormentone dei “decreti attuativi”, mediante i quali la platea degli aventi diritto sarà ristretta allo 0,0…%, i fondi – quindi – saranno stanziati con enormi ritardi…li conosco, lo fanno abitualmente.
Così, il M5S si logorerà, inizieranno le sfide interne fra “buonisti” e “duri e puri”…intanto, la Flat Tax passerà, perché va ad incrementare il reddito di pochi, ed i tagli necessari saranno trovati dopo. Sulla nostra pelle.

Vittorio Sgarbi, da furbastro di tre cotte qual è, aveva compreso che quel governo raffazzonato era quel che ci voleva per annientare le istanze della popolazione. “Populisti”, che è come dire “privi della coscienza di muoversi in un universo pre-ordinato”.
Nell’Autunno vedremo questo canovaccio andare in scena: guarderemo quali risposte sapranno dare i 5stelle: per gli altri, c’è sempre un paracadute, quello targato Berlusconi, o chi per lui. Dudù tornerà all’ovile per essere scannato: missione compiuta. Vedremo se il M5S si trascinerà in una crisi senza fine, pendolando fra vecchie parole d’ordine e nuove, pragmatiche, realtà oppure se si darà una scossa e farà saltare il banco finché è in tempo. Il PD continuerà a litigare: la fine della “feral tenzone” è prevista intorno al 2030.
Cala il sipario, si accendono le luci in sala, il pubblico mormora e stropiccia gli occhi: ci sarà ancora il tempo per un drink?