Visualizzazione post con etichetta siri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta siri. Mostra tutti i post

12 maggio 2019

Governo Lega-5Stelle 2.0

Certamente, Salvini dopo l’uno/due della faccenda Siri e dell’autorizzazione allo sbarco autorizzata da Conte (con impegni già presi di mandarli in Europa), sta meditando se staccare la spina al governo oppure continuare. Il cellulare con Giorgetti sarà caldissimo, anche perché la vicenda di Siri rischia di trasformarsi – con la prosecuzione delle inchieste – e Giorgetti rischia anche lui un avviso di garanzia, perché quell’inchiesta è un filo che si sa da dove parte e non si sa dove andrà a finire. L’atteggiamento dei 5Stelle, complice anche l’avvicinarsi al voto, si è fatto intransigente e la Lega ha perso 6 punti percentuali nei sondaggi in una settimana. Salvini ha provato a scaricare il barile delle espulsioni sulle spalle di Conte e di Moavero, che hanno risposto picche: che fare?

A mio avviso, Salvini non aveva veramente intenzione, dopo le elezioni, di rompere il Governo per tentare l’avventura con il centro-destra nel quale fare il leader indiscusso, perché a parole Berlusconi glielo avrà senz’altro promesso, ma lui non si fida. E fa bene: il vecchio marpione ne sa una più del diavolo in termini di alleanze, e se oggi promette, domani è pronto a farti scivolare via lo zerbino da sotto i piedi. Lo abbiamo visto nell’ultimo governo – socio di Renzi – cos’è stato in grado d’inventarsi (Verdini e tutto il resto).

Ha commesso degli errori, inutile girarci attorno, credendo d’essere il vero capo della coalizione, colui che aveva le redini della politica italiana ed oggi Conte si è ripreso tutto il suo spazio, relegandolo al suo ruolo di ministro degli Interni.

Fidarsi della “parola degli italiani”, che nei sondaggi lo consacrano primo partito? E per quanto? La Lega, più volte, ci ha mostrato di saltare dalle stelle alle stalle in brevi periodi, di passare da momenti di gloria fin quasi all’estinzione.
Relegarsi in un ruolo subalterno, fidando sulla dimostrazione di buon governo? I 5 Stelle sono maestri in quest’arte, e se lui si priva del ruolo di playmaker che si è dato – la politica fatta sui social, le sparate un po’ sopra le righe, la vicinanza con ambienti non proprio coerenti col suo ruolo istituzionale (l’estrema destra, le tifoserie più accese, ecc) – rischia veramente di tornare a percentuali che gli danno sì il ruolo di primo partito nel centro destra, ma non i numeri per governare.

Riflettiamo un attimo con calma: i sondaggi non sono voti, sono sondaggi, adesioni vere o false gettate nella mischia per agitare le acque, ma più volte abbiamo visto cosa succede dei sondaggi dopo le elezioni. Anche così, l’elettorato italiano – interrogato dai sondaggisti – conserva un buon 20% d’indecisi, in grado di cambiare le sorti di qualsiasi governo.

Salvini non può competere con Conte come figura “affidabile” per un elettorato centrista, perché non ne ha la stoffa: è un estremista che però, per vincere, ha bisogno d’inoltrarsi in quella palude del centro che è un marasma difficile da decifrare. Basta un nonnulla, ed i tuoi risultati variano di quel 5% che è il discrimine per governare o restare al palo. Le recenti elezioni ci hanno consegnato un governo “spurio”, che ha accettato la sfida di governare, ed in qualche modo l’ha portata avanti, con ingenuità, sbruffonerie e quant’altro.

Ma la vera mina vagante, il vero pericolo per Salvini è la vicenda Siri, della quale tutto ciò che è avvenuto sino ad oggi è solo la punta dell’iceberg: male ha fatto, il ragazzo, a non liberarsi subito di Siri perché la faccenda rischia di rovinargli addosso come un boomerang.

Tutto nasce dall’ingenuità dei 5Stelle e dalla supponenza della Lega, che ha sottovalutato molti aspetti della vicenda, fidando troppo sulla “faccenda migranti” per creare consenso. I 5Stelle non hanno capito che l’unico modo di ovviare all’ingerenza dei grandi gruppi di capitali (anche mafiosi) nel mondo dell’energia era quella di dar forza allo Stato creando un vero e proprio ministero per l’Energia, con un vero ministro capace di tenere a bada le mille camarille delle lobby dell’energia, e riportare alla mano pubblica quel pianeta che, in quanto a giro di soldi, equivale al possesso di una moneta nazionale. Attenzione: non sto dicendo che con l’una si possano curare le magagne dell’altra, bensì che le potenzialità della ricchezza creata/rubata si equivalgono in termini bruti.

Per capire la faccenda, bisogna sforzarsi di capire il mondo dell’energia, e cercherò di farlo nel modo più semplice e veloce possibile.

Il mondo dei fossili è al capolinea, ma non per le questioni ecologiche, Greta, la CO2 e tutto il resto: per il semplice fatto che l’umanità ha scoperto mezzi più economici e veloci per produrla. Come per ogni grande scoperta, ci vuole tempo perché il nuovo soppianti il vecchio: la ferrovia ci mise circa 70 anni per buttare le carrozze nei musei. E la ferrovia, creò una fortuna immane nelle mani dei Rothschild, che la investirono nella 1GM, con esiti che ben conosciamo: stiamo attenti a non ripetere l’errore.

I mezzi sono due, l’eolico e il solare, con l’idroelettrico ed il geotermico (già conosciuti da tempo) a seguire.
Soltanto 30 anni fa, i pannellini solari li vendevano come giocattoli per i bambini, per deliziarli nel far girare una ventola. 40 anni fa, fui testimone dei primi tentativi della FIAT (centro ricerche di Cambiano) di creare il “Libellula”, una specie d’aerogeneratore con molle, camme e contrappesi che fu installato proprio a Stella (SV), e che ad ogni tempesta andava in mille pezzi. Di acqua ne è passata sotto i ponti.

Premesso che entrambi i metodi sono validi ed essenziali per la continuità di fornitura e per ovviare ai capricci del sole e del vento, il fotovoltaico va bene per le forniture domestiche in loco (si ovvia a molti, onerosi trasporti d’energia) mentre l’eolico è il vero sistema di potenza.

Un odierno aerogeneratore da 3 MW di potenza, quando ruota al 50% della potenza produce 1.500 KWh: per ottenere lo stesso risultato, sono necessarie almeno 2000 installazioni su tetti in altrettante case. Ossia tutte le case di una cittadina di 5000 abitanti: ma non fate il tifo per l’uno o per l’altro, servono entrambi per l’equilibrio del sistema.

Chiudo la parentesi tecnica ricordando di non spaventarsi per l’incostanza delle fonti: c’è l’idroelettrico a compensare, ed anche le turbine a gas metano (per ora), ma quando il sistema sarà abbastanza esteso ed interconnesso non saranno necessarie più nemmeno quelle.

E veniamo ai costi.

Il sistema eolico costa circa 1 milione di euro per MW installato, tutto compreso: i costi diminuiscono man mano che il tempo passa, ma teniamo per buono quel dato empirico.
Ci vogliono capitali, e lo Stato decise che l’eolico era patrimonio dei privati: poteva usare la Cassa Depositi e Prestiti, ma non lo fece. Approfondiremo in seguito.

E’ molto raro che i Comuni comunichino i dati dei soldi che incassano per quelle installazioni sul loro territorio – io li conosco, ma a “microfono spento”, oppure andando a spulciare il bilanci – però in qualche caso l’hanno fatto.

E’ il caso di Firenzuola (FI), che ha installato (dal 2014) un parco eolico su 7 aerogeneratori per complessivi 13,6 MW di potenza installata, che produce circa 28 GWh l’anno.
Il costo d’installazione, dunque, è stato di 13,6 milioni di euro: in quanto tempo si ammortizza l’impianto?
Dipende da quanto produce: l’articolo in esame (1) afferma 28 GWh, (che  secondo i miei calcoli dovrebbero essere 35): anche qui, c’è sempre qualcuno che vuole nascondere la sabbia sotto il tappeto, ma teniamo buono quel “28”.
A questo punto bisogna stabilire quanto pagherà Terna per il singolo KWh, che l’ENEL ci vende a circa 30 centesimi di euro: il prezzo varia da 3 a 20, secondo le ore del giorno, ed a fissarlo è la Borsa Elettrica: operando una media ragionata ed abbastanza precisa, si può fissare a circa 12 centesimi il KWh.
L’impianto rende dunque circa 3,3 milioni di euro l’anno, che è abbastanza in linea coi dati consueti: un impianto ha un ammortamento di circa 5-6 anni. Ossia, la società di gestione allo scadere del 5° anno avrà pagato l’impianto e, con la sola manutenzione, incasserà 50 milioni di euro nei successivi 15 anni.
E il Comune?

Al Comune andranno 170.000 euro l’anno, ossia circa il 5% dell’incasso annuo in energia.  Così è per tutti gli impianti eolici, che devono avere l’approvazione del Comune. Sarà proprio così? Solo il 5%?
Poco? Tanto?
E’ come per la società Autostrade, che si decise di venderla ai privati: da quel momento, non essendoci più profitti, tutto il sistema viario italiano cominciò a decadere.

Riflettiamo che, l’eolico, è uno degli investimenti più sicuri, redditizi e legali che ci possano essere: quale azienda la ammortizzi completamente e senza rischi dopo 5 anni? Poi, 15 anni di profitti, quindi un intervento per cambiare i rotori e…via per altri 20 anni! Magari si lamenteranno pure che bisognerà ridare la vernice ai pali, oppure Italia Nostra chiederà a gran voce la demolizione del tutto.
Ora, io sono d’accordo che non si può costruire un impianto vicino ad un’abbazia romanica, ma a qualche chilometro non disturba proprio nessuno, nemmeno il più esigente degli esteti! Non la vogliono proprio? L’alternativa è una mini centrale nucleare (modello sottomarino nucleare) nel giardino di casa: la vuoi?

Se, invece, la Cassa Depositi e Prestiti avesse finanziato l’intervento, i soldi ora sarebbero rientrati in casse pubbliche per essere usati per nuovi bisogni: così s’impoverisce lo Stato! Esattamente come per la moneta!

E’ chiaro che, nel caso di Siri, non si è trattato di una semplice (e misera) tangente (sempre che sia così) ma dell’emergere, per un attimo, del marasma che questa vicenda sottende.
La Magistratura siciliana, già da tempo, aveva evidenziato i legami fra Cosa Nostra ed il mondo dell’eolico: c’è da meravigliarsi? Possibile che un simile affare sfugga ai mammasantissima?

E allora…lo Stato si disinteressa dell’Energia…nomina sì un sottosegretario con delega – tale Davide Crippa (5Stelle) – il quale, però, non ha mezzi ( o non vuole) intervenire sulla materia.
L’importante è che “qualcun altro” possa garantire che quel flusso di denaro e di rendite – il vento sono solo soldi che volano per l’aria – che il sistema eolico assicura: non importa se le aziende si chiamano Tizio, Caio o Sempronio, l’importante è che assorbano i “surplus” delle attività criminali delle Mafie e li riciclino nel modo più pulito possibile. E cosa c’è di più pulito del vento?

Ecco, allora, che un ex parlamentare di Forza Italia – tale Paolo Arata – cerca disperatamente di far scegliere Siri al ministero dello Sviluppo Economico (dove, oggi, c’è Crippa) perché sapeva che, da quella poltrona, Siri sarebbe potuto essere di grande aiuto per i suoi affari. Ma non ci riesce, e Siri va ai Trasporti.
Affari pericolosi, giacché il nostro – in un’intercettazione – diceva di Vito Nicastri “La persona più brava dell'eolico in Italia” pur sapendo che Nicastri era agli arresti domiciliari per la sua vicinanza al boss Mattia Messina Denaro. E aveva inviato, chissà perché, suo figlio Franco Arata (pure indagato) ad Alcamo – residenza coatta di Nicastri – mentre aveva “piazzato” l’altro figlio, Federico,  accanto a Giorgetti, come “consulente”.
Un bel casino per Salvini.

Ora, non m’interessa la colpevolezza o l’innocenza di questi signori: mi sembra che ci sia abbastanza materiale per capire ciò che la gente non deve sapere: storditi dall’innocenza di Greta, gli affari sotterranei delle Mafie devono continuare, in un settore che ha l’immagine della “pulizia”, l’energia “pulita”.

Ora, domandiamoci quale potrà essere il futuro del Governo.
O si mettono d’accordo per depurare tutti gli ambienti decisionali dalla gente vicina alle mafie ed agli ambienti contigui (perché le mafie non si presentano mai con la coppola dicendo: “buongiorno, sono il capobastone di…). Compare, invece, un distinto signore – il quale, magari, è all’oscuro di tutto – ma non ci deve essere pietà per nessuno: sta ai partiti politici verificare chi mettono in lista!
L’altra alternativa è andare ad elezioni con Berlusconi che (se ce la farà) spadroneggerà dietro le spalle di Salvini, o qualche trucco contabile di Mattarella, Cottarelli, la trojka e roba del genere.

Tertium, non datur.

20 aprile 2019

Abitudine consolidata

La vicenda di Armando Siri sarebbe soltanto la solita storia di corruzione italiana: come si faccia a nominare Sottosegretario un pregiudicato, bisognerebbe spiegarcelo. Perché il fringuello, tre anni fa, patteggiò una condanna a 18 mesi per bancarotta fraudolenta. Ricordando che il patteggiamento sottende un’ammissione di colpa, la domanda che sorge spontanea è: non c’era proprio nessun altro per quel posto (1)? Ma passiamo oltre, perché la vicenda ci porta direttamente in quel dell’energia, ed è qui che le sorprese non mancano.

Tutta la questione ruota intorno ad un dato: il costo di produzione di un KW con il sistema eolico è diventato il più conveniente fra tutte le fonti energetiche, al punto che Bloomberg (2-3) prevede in Italia per il 2030 il 90% del fabbisogno da rinnovabili e per il 2050 la totale scomparsa del sistema termoelettrico. Mi sembrano dati un poco ottimistici (ed il grafico decisamente fiducioso), però un fatto è certo: con il costo del KW eolico sceso sotto la soglia dei 6 centesimi il Kilowattora, le fonti tradizionali sono fuori mercato. Tutte, carbone e nucleare comprese. Fra l’altro, si pensa d’utilizzare le batterie usate (ma ancora con l’80% di rendimento) provenienti del settore auto elettriche per ovviare all’intermittenza insita nella fonte. Come è avvenuto tutto ciò?

Molto semplicemente, visto che il “palo” bisogna mettercelo, tanto vale farlo più alto e metterci un generatore di maggior potenza: dai mulini a vento da 1 MW di potenza, nel mondo oggi si installano generatori da 7, 9, fino a 12 MW per ogni singola installazione. In Italia molti generatori sono ancora di prima generazione, ossia intorno ad 1 MW di potenza, ma basta fare due conti per capire dove andrà il mercato. Quasi una moltiplicazione per 10.
C’è un problema?
Sì, c’è.

Posto che le nuove installazioni costano di meno per singolo MW di potenza installata (palo più robusto, ma sempre un palo, generatore più potente, ma sempre un generatore, ecc) va da sé che, come investimento, è più costoso.
Esempio: un mulino da 1 MW, costa un milione di euro (1 milione di euro/MW) un generatore da 5 MW 4 milioni di euro (800.000 euro per MW) ma sempre di 4 milioni si tratta. Che poi, avendo una vita utile di almeno 30 anni, si ripagheranno ampiamente: il problema è l’investimento iniziale.
Chi ha molti soldi da investire?
Ecco, qui il problema.

Fra i molti che pensano che l’investimento sia redditizio, ci sono anche le mafie, che hanno soldi a bizzeffe ma non sanno come “lavarli”. Qui nasce la vicenda di Siri.
Non stiamo ad indagare troppo sulla tecnica della “lavatrice” – giri su banche estere, paradisi fiscali, ritorno (abbastanza) puliti, ecc – quanto sulla certificazione che tutto è a posto. E, per questa ragione (oltre che per i permessi, le approvazioni tecniche, ecc), servono i politici – meglio se ben agganciati alle realtà locali – per “oliare” il meccanismo.
Non fatevi fuorviare dalle filippiche di Sgarbi: lui non era, per principio, contro l’eolico o contro le mafie. Il tizio era, semplicemente – tramite Chicco Testa – un alfiere delle centrali nucleari che l’ex direttore dell’ENEL sperava di riportare in Italia. Ma l’Italia porta sfiga al nucleare: fa un referendum e scoppia Cernobyl, tenta di nuovo ed arriva Fukushima…no, Chicco Testa gettò la spugna e Sgarbi se ne andò da Salemi, dove prevedeva una centrale fra le “fu” che voleva installare Berlusconi.
Poi, il prezzo per KW – sempre quello – ha fatto la differenza.

La mafia siciliana – secondo la DIA – ha ampiamente investito nell’eolico, questo è assodato. Perché?
Poiché l’eolico è un grande affare, come le autostrade, come le “grandi” opere.
Ve lo spiego in due parole, semplificando un po’.

Prendiamo un aerogeneratore da 1 MW di potenza massima (di picco). Quanto produrrà?
Dipende dal vento, ovvio. Ci sono delle tabelle che indicano la velocità media del vento: ovvio che si mettono dove il vento è più forte e costante.
La “resa” di un aerogeneratore si calcola in ore annue alla potenza massima: in un anno, ci sono 8760 ore. Dall’esperienza (ma restando “bassi”) calcoliamo in 2500 ore annue (3) alla massima potenza la resa della macchina: sono esattamente 2500 MWh (1 MW = 1000 KWh).
A quanto si vendono? Dipende dalla Borsa Elettrica – nella giornata il prezzo varia da 30 a 200 euro per MWh – ma restiamo sempre “bassi”. Se prendiamo un valore basso – 60 euro a MWh – fanno 150.000 euro l’anno. Difatti, si calcola che un aerogeneratore si ammortizza in 6-7 anni, ma ci sono da pagare i Comuni ed i proprietari del sito, la manutenzione…facciamo pure 10. Il fatto è che queste macchine durano (almeno) 30 anni. In 30 anni, rendono 4,5 milioni di euro l’una, a fronte di un investimento di un solo milione. E senza calcolare certificati verdi ed altre prebende.
Capirete bene che un investimento che triplica o quadruplica nel volgere di 30 anni, fa gola: ed inizia a rendere soldi subito, appena installato. E’ un investimento che rende, annualmente, intorno al 5-10% annuo, mentre BOT e CCT non vanno oltre il 2,5%.
Non è un caso che il fotovoltaico è stato lasciato anche alle piccole utenze, mentre l’eolico è solo per grandi gruppi (tutti privati).

Si rinnova la vicenda delle autostrade: quando un settore rende, o lo si fabbrica con soldi pubblici e poi si vende ai privati, oppure lo si cede da subito al settore privato. Vi chiederete perché all’estero si installano grandi wind farm al largo delle coste ed in Italia no. E chi sarebbe il beneficiato per l’occupazione di quelle aree? Lo Stato. Ma si può far meglio: perché lo Stato non emette dei wind bond e fa poi fabbricare ed installare i mulini ai privati, mantenendo la proprietà del sito e dei proventi? Investimento sicuro, redditività alta, ricchezza diffusa. No, non s’ha da fare: meglio regalarli alle mafie. Ci prendete per scemi?

Fa specie l’inattività totale del M5S sul fronte dell’energia: pazienza la Lega – che c’è dentro fino al collo in quelle faccende – ma il M5S ha sempre fatto dell’energia rinnovabile il suo cavallo di battaglia. Perché tace?
Il sig. Davide Crippa (M5S), sottosegretario con delega all’energia, ha proposto tre leggi (nessuna ancora approvata): due sull’inquinamento elettromagnetico ed una sul pagamento dell’IMU da parte delle piattaforme petrolifere. Un po’ pochino? Eh, certo: il vero sottosegretario all’energia lo faceva Siri, col suo giro di tangenti!

La tangente intascata (questo sostengono, con prove di intercettazioni ambientali e telefoniche i magistrati) da parte di Siri era diretta (almeno, pare) ad ottenere degli sgravi fiscali per il mini-eolico, ossia per una diffusione “familiare” dei mulini, un po’ com’è avvenuto per il solare.  Questi sgravi, per i grandi impianti eolici non servono – ce la fanno da soli a produrre a prezzi concorrenziali – mentre i piccoli necessitavano di un “aiutino” che il settore eolico chiede da sempre. Si vede che la mafia puntava su molti investimenti fatti dai privati per poi lucrare sui guadagni tramite il controllo delle società di gestione (quello, pare, era il “lavoro” degli Arata, padre e figlio).

Così è partita la trafila, dalla Sicilia a Genova, presso un ex deputato di Forza Italia (Paolo Arata), padre di un “collaboratore” nominato da Giorgetti al ministero, che ha contattato Siri e consegnato la “busta”. Questo, in sostanza, il racconto (con prove) dei magistrati.
Ma Siri non conosce bene il mondo dei “picciotti” ed è incorso in uno sgarro piuttosto grave: l’emendamento richiesto fu sì presentato, ma mai approvato. E che minchia fa, quello? Piglia i spicciuli e poi non fa una minchia? Eh, Siri…impara da Salvo Lima, altrimenti…

E così è arrivato il “pizzino”, sotto forma di “soffiata” ai magistrati inquirenti e, adesso, il genovese è nei guai: ma proprio un tipo del genere dovevano mettere a fare il sottosegretario?!?


(3) E’ evidente che il rendimento è intermittente e variabile: oggi gira piano, domani è fermo, dopodomani gira veloce…quelle 2.500 ore sono la somma di tutte queste variazioni considerate alla massima potenza.