24 ottobre 2015

Alea iacta fuit


Se vogliamo trovare un punto d’inizio della nostra disgrazia è impossibile, si dovrebbe tornare a Cavour ed al Risorgimento...ma il 2011 è un anno importante, credetemi, almeno nella nostra Storia recentissima. E’ rilevante perché la rovinafamiglie Fornero decise – lavorando in conto terzi, ovvio, ossia per Monti e per l’UE – di distruggere non solo l’equilibrio previdenziale italiano, bensì la socialità interna alle famiglie, le loro (modeste) certezze, qualche sogno, le sicurezze alle quali tutti abbiamo diritto dopo una vita di lavoro. Con i danni economici conseguenti nell’economia reale: da quel momento, molto è cambiato.
“Rovinafamiglie” è un sostantivo composito, mutuato dai dialetti italiani, il quale identifica una donna – anzi, una donnaccia – la quale irretisce il capofamiglia ai danni della moglie naturale e, dunque, mette a rischio gli equilibri (a questo punto, soprattutto economici) della famiglia. Comunque la pensiate...morale, etica, ecc...questo è il significato comune.

Lungi da noi accusare Elsa Fornero sul fronte della sua moralità femminile ma, agli effetti pratici, il suo agire è stato ben peggiore di quello della più sciantosa fra le sciantose, peggio di una ballerina d’avanspettacolo che si concede nel retro di un teatro, ancor più di una “biondona” dalla pelle già un poco avvizzita che cerca compagnia seduta al banco di un bar. Perché?
Poiché quelle – per quanto si diano da fare – riescono soltanto a rovinare qualche famiglia, al più qualche decina di famiglie: lei ne ha rovinate milioni! E, sottolineiamo, senza nemmeno il corrispettivo godereccio per il capofamiglia!
Oggi, dopo 4 anni di disperazioni varie, conta degli anni, somma di mesi, settimane e limatura di giorni, il disastro è compiuto: s’aggiunga che, dal 2004, l’aspettativa di vita sana è in netto calo e la frittata è fatta.
Questo ultimo dato è agghiacciante: significa una caduta di felicità verticale, di sorrisi, di voglia di vivere. La malattia diventa un rifugio inconsapevole, come la follia lo è per chi non riesce più a destreggiarsi nella propria realtà. Riflettiamo sul gioco d’azzardo, sulle tabaccherie sempre piene. (1)

Basti pensare ai macchinisti delle Ferrovie, che oggi vanno in pensione a 67 anni: hanno un’aspettativa di vita di 64 anni! Colpa dei campi magnetici dei locomotori? Non si sa: Tullio Regge assicurò che i campi magnetici non causano danni all’organismo – come lo sostenne, visto quel complesso elettro-chimico che è il corpo umano, non lo immaginiamo – ma ciò bastò all’establishment per stabilire che il Vaticano aveva ragione e gli abitanti di Ponte Galeria torto. Misteri italiani.
Da quel giorno in poi, i giovani hanno smesso di credere che ci sarebbero stati, in futuro, giorni sereni anche per loro (come poterono constatare per i loro genitori) e chi fu toccato all’improvviso da quelle norme...beh, capì che era stato derubato della vita, della vita vivibile perché, contemporaneamente, abbassarono tutti i parametri (Sanità, servizi, ecc) che coadiuvavano a godere una vita “sana”. Questo argomento è importante, lo vedremo in seguito quando analizzeremo i comportamenti dei vari governi e degli uomini politici.

Oggi, mentre Elsa Fornero si gode la meritata pensione interamente calcolata col sistema retributivo – ci mancherebbe! – i suoi epigoni hanno iniziato il gran gioco dell’Oca Pensionata: come sempre, per andare il pensione bisogna giungere a 90. Tira i dadi, dai.
I giocatori sono il presidente dell’INPS – quel bel faccione di Tito Boeri, che abbiamo visto tante volte ospite gradito ai talk show di Rai3 – quindi il ministro del Lavoro Poletti, viso meno rassicurante, barba rasata corta, aria serissima e, talvolta, un po’ sofferente, come il miglior identikit del massone moderno (nei manuali aggiornati).
I due s’affratellano e si discostano, ma di poco: entrambi sostengono che la situazione è insostenibile – grazie, ce ne siamo accorti tutti nell’osservare un ultrasessantenne che guida un TIR – ma poi si discostano quando Poletti pensa alla promessa di Madama la Fornarina: 80 miliardi di “risparmi”! Da oggi (?) al 2021 (?)...miliardi che fanno sognare il ceto politico...altro che le misere promesse di Renzi...quelli sono reali, conti alla mano, parola di Fornarina la Saggia Piangente.

In ogni modo, se si “sfora” il fatidico “90” – al posto dell’Oca –  s’incontra subito il faccione un poco asfittico e ulceroso (o fegatoso? Mah...) di Padoan...replicante dei tanti Padoa Schioppa (che, bontà sua, l’è sciopà) o di Mario Monti in persona (non si fida nemmeno della governante, dicono le malelingue, e controlla ogni volta che non manchi un calzino)...il replicante scuote il capo con una mossa più che conosciuta...”No, no, no...manca la copertura...” (2)
Così, la coppia Boeri/Poletti torna da capo e ne pensa un’altra (più o meno, sempre la solita), poi getta i dadi sul tavolo (camp’é i dadi però, in piemontese, ha un altro significato) (3) e s’affratella nuovamente nella nuova/solita pensata. Che ne faremo di questa gente che a 63 anni non ce la fa più? E passeggiano: l’uno si pizzica la barba, l’altro gesticola nella nebbia...e noi li lasciamo così, a correre per l’ennesima volta verso il “90”, al loro destino di un Sisifo defatigante...dove troveranno il Replicante...ad libitum.
Perché c’è una cosa che vogliamo raccontarvi.

In questa nebulosa di lanci di dadi, avanzate, ritirate, ripartenze...nessuno ha mai osato andare ad informarsi sulle norme previdenziali dei meno, giacché quelle dei più già le sappiamo.
I meno, per definizione, sono pochi: più si è meno, e minore è il numero. Al vertice della piramide, c’è il Capo dei Capi della Repubblica: il Presidente. Come va in pensione un Presidente?
Beh...sono così vecchi che quando ci vanno...poco importa...
Già.

Ciò che non tutti sapranno, invece, è che – oltre alla moglie, ovvio – alla dipartita del Presidente “emerito” il primogenito/a eredita i “benefit” del padre: il primogenito?!? Ma che razza di regola è? Sono tutti Principi di Piemonte?!?
Una simile regola (non osiamo parlare di “norma”) può derivare solo dalla genesi della Costituzione Repubblicana, la quale nacque sì per scrittura ex novo, ma dando un’occhiata ai due impianti costituzionali precedenti, ossia quello della Repubblica di Salò e lo Statuto Albertino.
La Costituzione di Salò era, per molti versi, un complesso di norme molto avveniristiche e moderne (soprattutto nella parte riguardante il lavoro e l’impresa) e poté essere emanata soltanto per un misero, insignificante particolare: comandavano i tedeschi, e fu soltanto un lavoro “di scuola” da parte della commissione costituzionale di Carlo Alberto Biggini (praticamente, il solo estensore di quella Costituzione). Il quale, difatti, prima rifiutò il compito e poi l’accettò, convinto com’era della sua inutilità pratica: dubitiamo che, in quelle norme, vi sia un qualsiasi richiamo a casa Savoia ed ai suoi eredi al trono.
Lo Statuto Albertino, invece – in vigore fino all’entrata in scena della nuova Costituzione (pur essendo prevista la sua decadenza fin dal 1944) – conteneva precisi richiami alla successione del Re ed alla legge salica.
Viene da qui la regola d’assegnare i benefit del padre Presidente al figlio/a? Gli stessi che l’erede al trono – il Principe di Piemonte – poteva vantare?

Se non fosse vera non potrebbe essere seria – viene da dire parafrasando Flaiano – e la realtà è che i signori/e (primogeniti, sia chiaro) Napolitano, Ciampi, Scalfaro, Cossiga, (Pertini non ebbe figli), Leone, Saragat, Segni, Gronchi…si godono (senza capire il perché) guardie del corpo, autisti, maggiordomi, vari benefit telefonici e telematici…la lista è in nota (ancorché parziale). (4)
Insomma, è una faccenda che merita il segreto di Stato sui suoi costi reali: altrimenti, cos’avrebbe detto madama la Fornarina? Non lo sapeva, ovvio.
Difficile fare un calcolo preciso, ma se per ogni addetto calcoliamo (con gli stipendi dei lavoratori del Parlamento e delle alte cariche) un centinaio di migliaia di euro…si fa presto a raggiungere e superare il milione. Per quanti anni? Per sempre. Una dozzina di milioni di euro l’anno non poteva trovare miglior collocazione?

E, qui, scusate ma si è tirata in ballo sua maestà la Costituzione: quanti gridano “al lupo” per i tentativi d’azzannarla a morte? La rappresentazione – l’ultimo atto del “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli – è andata in scena ultimamente al Senato, condita con insulti da trivio ed eloquenti gesti di fellatio.
Alcuni si sono distinti nella strenua difesa della Costituzione – e, per carità, per come vogliono violentarla ulteriormente siamo d’accordo con loro – ma un dilemma ci tormenta: una Costituzione la quale consente al sindaco di Firenze (unica carica elettiva alla quale aveva diritto) di governare l’Italia…è una buona Costituzione? Oppure, la stessa legge costituzionale che permise ad un tal Napolitano, eletto da un Parlamento fasullo (per incostituzionalità della legge elettorale), di nominare Mario Monti a capo (fasullo) del Governo…è una buona Costituzione? Una Costituzione che concede anche i fasulli è una Costituzione fasulla. Punto.

Sarà un buon studio “di scuola” – come quello di Biggini – ma non è una Costituzione: e adesso, dateci giù pesante…che tanto controlla tutto la Massoneria, il Bildenberg, la Trilaterale…pardon…qualcuno può indicare qualche mezzo per intaccare quei poteri? Poteri che nacquero prima del secondo conflitto mondiale, con la partecipazione unitaria proprio dei Paesi che si confrontavano militarmente? Parliamo di Prescott Bush e di Thyssen? Dell’Argentina del primo dopoguerra e del Bildenberg?
Inutile perder tempo con queste faccende: l’eurodeputato Borghezio provò a penetrare, in Svizzera, ad una riunione del Bildenberg e fu buttato fuori dalle guardie interne senza tanti complimenti, lussandosi anche un braccio.
Corse dalla polizia a dire che era un eurodeputato, che gli avevano fatto...lo osservarono distratti, poi gli chiesero se dovessero accompagnarlo da qualche parte. Non al Bildenberg, ovvio: vai dove vuoi, ma quelli non si può, nisba. Hai capito? E tornò sui treni a prendersela con gli immigrati.

Se la Costituzione repubblicana è bacata come una mela marcia, e dunque le leggi che ne discendono nascono tutte dal baco, i casi sono due: o si toglie il baco o si butta nel cesso la mela.
Volete un altro esempio?

E’ perfettamente normale che il Presidente della Provincia di Firenze (sempre Renzi) spenda (5), nel solo 2007, cifre intorno al milione di euro (c’è chi dice 1,7 milioni, ma qui i numeri sono tutti da verificare, come gli “stipendi” dei figli dei Presidenti)? Certo, perché una legge (coerente con la Costituzione) glielo ha permesso.
Volete sapere a quanto corrisponde – nella nostra realtà, di poveracci – questa cifra?
Quando scrivevo per il gruppo di “Quota 96” degli insegnanti, ci fu risposto dal replicante di turno che per mandarci in pensione non c’era copertura: per mandare in pensione (circa) 3.500 persone ci volevano grosso modo 350 milioni di euro. Un milione = 10 persone. Renzi s’è sbafato al ristorante – in un solo anno! – la vita di 10 persone, capito?!?
Capite perché non toccano la legge Fornero? Renzi e tutti gli altri parlamentari, Presidenti di Provincia, di Regione, Consiglieri, Assessori, Sindaci...e tutto il resto, quanto ci costano? Provate a fare un conto, anche solo a spanne: cifre da paura. Io ci provai a quantificare la cifra, forse ci andai vicino, come una boccia al pallino: se volete, l’indirizzo è in nota. (6)

Contrariamente a ciò che si pensa – nonostante il saccheggio europeo dell’Italia continui, ieri l’industria automobilistica, l’altro ieri quella aeronautica, domani quella dei cantieri navali (vicenda Fincantieri, dove si parla di crisi con un portafoglio ordini mai stato così alto!) – l’Italia è un Paese ricco perché siamo fantasiosi, sappiamo creare occasioni di ricchezza, lavoriamo come bestie e, purtroppo, sappiamo solo affogare le urla di disgusto per questi traditori in un piatto di spaghetti allo scoglio.
Non abbiamo nel nostro DNA la parola “Rivoluzione” come ce l’hanno solo i francesi, al massimo un perdente Masaniello: dobbiamo imparare in fretta, pena la fine della nostra decente sopravvivenza. E veniamo alle nostre speranze, al M5S.

Non so se il M5S potrà ancora fare qualcosa, poiché ha commesso troppi errori nel suo recente passato: contraddicendo se stesso e tutte le promesse per il “dopo” è rimasto uno strumento docile, nelle mani di Grillo e Casaleggio, che tutto sono meno che dei politici. Poco importa se Di Battista o Di Maio sanno cavarsela con il lessico e con qualche ragionamento: rischiano di diventare dei fenomeni mediatici, inutili a loro stessi ed agli altri. Fra i “cacciati” non c’erano solo “traditori”, c’erano anche gente che chiedeva un dibattito interno più democratico. E Grillo s’atteggiava, nei suoi ridicoli messaggi, da Stalin.

Il M5S aveva, nella Primavera del 2013 – poco meno di tre anni fa – il 25% dei consensi fra i votanti ed una forza parlamentare pari, pressappoco, a quella del PD. Ovvio che il PD – l’espressione di UE, Banche, ecc – aveva più mezzi per contrastarli: bisognava esserne consapevoli.
Ci sono due eventi stocastici nella vicenda del M5S, all’indomani delle elezioni e nel suo passato politico.

Il primo, molto netto, fu la chiamata di Beppe Grillo da parte dell’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli: Grillo (che si recò in via Veneto già nell’Aprile 2008), se veramente “uno conta uno”, aveva il dovere di riferire e d’informare. Tutti, non solo la cerchia più ristretta. Non parliamo poi delle confabulazioni con l’ambasciatore inglese, Enrico Letta & Co. Dalle ricostruzioni storiche, per date ed eventi, esce una figura un po’ diversa rispetto al “amicone” zazzeruto della porta accanto.

Il secondo fu una stupidaggine, un’ingenuità da dilettanti della politica, quali erano i neo-parlamentari grillini che andavano ad un incontro con due vecchie volpi come Bersani ed Enrico Letta. Vollero la ripresa in streaming, ricordate?
Diedero ai due PD una bella strigliata mediatica, che fece venire un orgasmo ai tanti grillini, grilline, galletti e gallinelle dell’aia pentastellata...peccato che, a Bersani e Letta, non fregò una mazza e li ascoltarono annoiati, come si osservano due ebeti. Mentre uscivano, Letta chiese a Bersani, “Acc...ce l’ho sull’altro telefono...hai tu il numero di Silvio?”

Le cose sarebbero andate diversamente – invece di vivere come un sogno (qualcuno per i soldi, altri per la grande sfida che s’apprestavano ad iniziare) la nomina a parlamentari – se si fossero riuniti con calma ed avessero ragionato un pochino, ma solo un pochino, ino, ino, ino...altre soluzioni c’erano per inguaiare il PD e salvare la faccia con gli italiani.

Perché non dire ai due capoccioni PD: “Volete fare un governo con noi? Volete i nostri voti? Dite che i programmi, per molti punti, sono simili? Ok, accettiamo. In cambio, su 12 ministeri, chiediamo tre ministri e 12 sottosegretari.”
Qui, Pierluigi ed Enrico sarebbero sobbalzati sulla sedia: ma non doveva essere diverso il copione? Non ci hanno avvertito...(continua)
“Vogliamo tre ministeri: Interni, Giustizia ed Economia, più un sottosegretario in ogni altro ministero. Ci pare una richiesta onesta: 3 su 12...abbiamo pressappoco la stessa forza parlamentare...”

Ovvio che la richiesta sarebbe stata rifiutata, altrimenti sarebbero scesi i Lanzichenecchi a Roma dalla Germania, più la 82° e la 101° paracadutisti direttamente dagli USA...però, il M5S avrebbe conseguito un punto importante: avrebbe mostrato agli italiani d’avere una strategia per giungere al potere (all’epoca perdente, vero) ed avrebbe scompaginato non poco le schiere avversarie.
Per prima cosa, sarebbe venuto un coccolone a Napolitano e ce lo saremmo tolto dai piedi anzitempo: dubito che in questa situazione avrebbe accettato il reincarico. Il mantenimento dello “status quo” era la condizione per rimanere, ma uno status quo ben definito e senza sorprese.

Inoltre, la palla sarebbe passata nel campo del PD, con lunghi ed estenuanti mal di pancia fra la fazione maggioritaria (quella che sostiene la reintroduzione del servaggio della gleba) e quella che ritiene i lavoratori ancora meritevoli di qualche diritto. Se non altro quello di votarli, ogni tanto, senza fretta.
Un terzo aspetto sarebbe stato una continua fibrillazione parlamentare fra le forze minori del governo, con lo spauracchio di un governo “vero” dietro l’angolo: tutti sappiamo che gli attuali parlamentari amano molto i simulacri e le ciofeche rampanti.

Un quarto aspetto sarebbe stato un maggior legame, una speranza più concreta per gli italiani: alle successive elezioni europee, non avrebbero pensato “tanto quelli litigano e non sanno fare niente”, e magari Grillo non sarebbe stato costretto alla dolorosa aggiunta ai grandi cartelli con scritto “Venceremos”. Deve essere costato parecchio aggiungere gli striscioni “Prossimamente su questo schermo”.

La situazione internazionale...e tutto il resto?
Ma l’Italia non è la Grecia ed un accordo si deve per forza trovare, anche un accordo molto costoso per Francoforte, poiché la Grecia può essere tranquillamente esportata nella penisola indocinese come terra da pipe, mentre se esce l’Italia dall’UE, semplicemente, cade l’Europa Unita.
Non ci credete? Provate ad immaginare il blocco autostradale – con il trasbordo su treni (italiani!) a Ventimiglia – di tutto il traffico merci da/per la penisola iberica e l’Europa orientale (non diretto in Italia), che oggi passa tutto qui, sotto il mio naso e, prima di Genova, si divide fra chi prosegue per l’Italia e poi, magari, imbarca il camion a Brindisi e chi, a Voltri, sale verso Milano, Tarvisio, Brennero, Gottardo. Fate due calcoli: una débacle per i trasporti europei.

Insomma, gli scenari non erano fantapolitica – anzi, più realismo del re, verrebbe da dire – e una classe politica italiana NON DI VENDUTI sottolineo NON DI VENDUTI, avrebbe avuto il plauso ed i voti per entrare a Strasburgo con il tappeto rosso.
Con questo non voglio assolutamente gettare m... addosso ai sostenitori del M5S: so che, per il 99% sono persone oneste, amanti del proprio Paese ed ai quali sanguina il cuore nel vederlo ridotto com’è oggi e come, purtroppo, sarà domani.

Fa riflettere il sondaggio sul futuro sindaco di Roma: Giorgia Meloni sindaco e la maggioranza del Consiglio al M5S. Ah, ma allora gli italiani non sono così stupidi...una persona onesta come sindaco e dei consiglieri onesti...la prima sottratta a qualche furbacchione del suo partito, i secondi “sfilati” al capataz Grillo. Hai visto te che gli italiani sanno scegliere? Se potessero...
Sulla Meloni ho fatto la mia, personale ricerca: ho buttato su Google “Giorgia Meloni Hot” ed è comparso uno scenario di vita da spiaggia, dove qualche paparazzo accaldato e pignolo è riuscito a rubacchiare mezza tetta mentre si cambia il costume. No, la Meloni non è la solita squinzia politica da tette e culi al vento su uno yacht, tanto per sperare – se va male – d’essere chiamata all’Isola di Qualcosa. E’ una persona seria.

Non si può, però, imbastire una dietrologia complottista nei confronti del M5S: mancano le prove, anche se ci sono quegli strani incontri di Grillo nelle ambasciate straniere i quali, ripeto, dovrebbero essere spiegati politicamente (non detti e basta) ai suoi sostenitori.
Si può – anzi, di deve – rimarcare quali sono stati i marchiani errori politici commessi. Cosa assai grave, praticati senza ascoltare nessuno, con una prosopopea sgradevole, con messaggi video che parevano rivolti “ai cretini”, ossia noi italiani. Mentre, quelli che capivano tutto di politica, erano il santo protettore dei saltimbanchi unito a quello dei parrucchieri. Sic transit gloria mundi. Oppure...Revolution! Quale scelta?

Forse, partire dalla richiesta di una nuova Costituzione è più alla nostra portata di una riforma del Bildenberg (!), ma bisognerebbe scendere in piazza, botte e lacrimogeni, non botte sulla tastiera e lacrime per le risa sull’ultima battuta di Crozza.
Io ho quasi 65 anni, sono esentato ma – credetemi – che la mia parte l’ho fatta quando avevo la schiena a posto, e come l’ho fatta! Oggi tocca ai giovani, se vogliono ereditare qualcosa che non sia una landa desolata dove, se chiederete qualcosa, vi risponderanno “Bitte?” o “Sorry?” Organizzatevi: col solo Web (utilissimo) non si va da nessuna parte.

Nel 1948, Indro Montanelli salì al Quirinale per intervistare il Presidente Einaudi e si fermò a pranzo. Un pranzo normalissimo, prosciutto e melone, un pesce e correre. Quando giunsero alla frutta, il cameriere portò una sola mela. Einaudi si voltò verso Montanelli e chiese: “Facciamo metà ciascuno?”

Dobbiamo tornare a quella sobrietà, altrimenti non basteranno 100 riforme del lavoro (la schiavitù per norma, tanto per dirne una) o della Previdenza (60 anni di lavoro e 3 di pensione) o, ancora, della Sanità (una visita gratis in Ospedale, poi 100 euro il giorno, altrimenti va a crepare fuori da qui)...non basteranno mai per placare gli istinti famelici di queste orde che osano farsi chiamare “eletti”.
Poiché hanno valicato ogni remora, ogni costume, ogni etica e moralità: si vive alla grande, perché “semo de noantri”. Ci sarebbero centinaia d’esempi, ma il lettore li conosce benissimo.
Basta blaterare con i complottismi vari: non vi rendete conto che sono loro stessi ad auto-alimentarli come viatico per una loro assoluzione? I poteri forti ci sono anche nel resto d’Europa, ma solo da noi si giunge a questo parossismo di giustificare tutto con i grandi potentati!

Da almeno 30 anni mangiano a quattro palmenti 1000 parlamentari, 20 Regioni, 100 Province e quasi 10.000 Comuni: quale nazione può reggere?
Chiedere una nuova Costituzione, denunciare il debito pubblico come inesigibile, varare un Reddito di Cittadinanza basato su minuscoli prelievi sulle transazioni finanziarie (come afferma, inascoltato, da anni il prof. Fumagalli), cancellare le migliaia di pastoie che soffocano il lavoro e l’imprenditorialità italiana, varare la “Scuola dei Bravi” al posto della fasulla “Buona Scuola”: se studi vai avanti, se non studi, corso di formazione professionale e al lavoro, via la prescrizione dai codici: chi sbaglia paga, anche dopo 30 anni.

Proviamo a focalizzare la nostra attenzione su questi obiettivi, e smettiamola di dare la colpa a Soros od a qualche marpione del suo calibro...ah, dimenticavo...mentre scrivevo queste righe si sono mangiati le Poste...smarcane un altro...auguro un buon posto a tutti, per sopravvivere.



(3) Dare i numeri, dar di matto



13 ottobre 2015

Cari amici di casa Pound



Sono una persona che, un tempo, si definiva “di sinistra”: oggi, quella che viene definita “sinistra” è in gran parte un’accozzaglia di ladri impuniti, che spesso s’accompagnano in quegli ignobili rastrellamenti di denari pubblici con persone di destra.
Qualcuno fa ancora riferimento ai valori tradizionali della sinistra e della destra, e per questo vale la pena parlare: altrimenti, com’era un tempo, si tornerebbe a cazzotti e pallottole. Un capitolo, spero, chiuso perché mentre noi ci scazzottavamo sulle piazze, i “democratici” si sono mangiati lo Stato come primo, la Patria come secondo e la Nazione come contorno.
Non sono d’accordo sulla vostra posizione nei confronti dei due marò – Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – non perché sono di sinistra (o non di destra), ma perché m’intendo un poco di storie di mare e, credetemi, questa è solo una triste storia, la vicenda di uno sbaglio (o di troppo nervosismo, “grilletto facile”) che è costata la vita a due pescatori indiani.

Per prima cosa osservate bene l’immagine (una delle tante, di repertorio) del battello da pesca coinvolto nella vicenda, il Saint Antomy. Verrebbe da dire: comprereste una barca usata dal comandante di questa unità? Oppure, accettereste un passaggio – anche gratis! – su una simile bagnarola?
Nei luoghi “classici” della pirateria – la Malacca, ad esempio – le imbarcazioni usate dai pirati sono i pronipoti dei “praho” di salgariana memoria: spinti da grossi motori da camion (che esprimono 400 Cv ed oltre) si posizionano a prua della possibile preda, tendendo una cima fra due imbarcazioni pirata. E’ la prua stessa della vittima – incocciando nella cima – a tirarsele sottobordo.

Il Saint Antony poteva (oggi è affondato, non c’è da meravigliarsi!) esprimere una velocità massima di 8-9 nodi (1). La Enrica Lexie senza dubbio di più: la velocità commerciale media è di circa 8 nodi, ma la macchina può senz’altro portarla fino a 12 nodi, questa è la velocità di una media petroliera/portacontainer di quella stazza.
Le due imbarcazioni procedevano quasi su rotta di collisione per 180° circa l’una nei confronti dell’altra, in pratica prua contro prua, al punto che – quando vi furono gli spari –  il Saint Antony sfilava di controbordo a circa 100 metri dalla Enrica Lexie. Una delle vittime – il timoniere – fu trovato morto “appeso” al timone: s’ipotizzò addirittura che dormisse all’atto dei luttuosi eventi.

Domanda: perché il comandante mercantile – Vitelli – se era in dubbio riguardo alle intenzioni del peschereccio, non ha fatto bloccare il timone ed aumentare la velocità, richiamando il personale dalla plancia (è tutta a vetri, e se si spara possono essere colpiti), per metterlo al riparo da ogni rischio? Se il peschereccio fosse stato una nave “pirata”, avrebbe dovuto necessariamente lasciare sfilare la nave, poi invertire la rotta di 180° ed inseguire la Enrica Lexie (senza nessuna speranza di raggiungerla).
Dopo pochi attimi, si sarebbe tornati in plancia e la navigazione sarebbe proseguita come di consueto: non v’erano altri bersagli sul radar, almeno a breve termine (1). Qualora il peschereccio avesse messo il “turbo” (cosa risultata a posteriori impossibile, perché era solo una vecchia carretta da pesca), a quel punto si poteva prendere in esame la risposta armata. Quando ho parlato di “grilletto facile” non ho blaterato a vanvera.

Non addentriamoci sull’analisi delle differenti versioni, perché la fantasia è sempre tanta, ma limitiamoci ad asserire, confermato da prove, che i due morti sul Saint Antony furono colpiti da munizionamento NATO (presenti i Carabinieri italiani all’autopsia), che la barca era ridotta ad un colabrodo mentre nessun colpo aveva raggiunto la Enrica Lexie. Anche perché gli indiani erano disarmati. Dove avvenne lo scontro?

Secondo la perizia del Collegio Capitani (in nota) a circa 20,5 miglia nautiche dalla costa, all’esterno delle acque territoriali, ma all’interno della Zona Contigua, che l’India ha ratificato con la convenzione di Montago Bay:

La zona contigua si estende dal mare territoriale non oltre le 24 miglia nautiche dalla linea di base. In quest'area lo Stato costiero può sia punire le violazioni commesse all'interno del proprio territorio o mare territoriale sia prevenire le violazioni alle proprie leggi o regolamenti in materia doganale, fiscale, sanitario e di immigrazione. Ciò rende la zona contigua una hot pursuit area.” (2)

L’India aveva dunque pieno diritto ad effettuare l’arresto: si è fatto molto chiasso su questa vicenda, cercando d’aggrovigliare le miglia marine come fossero capelli, ma ci si dimentica che gli israeliani assalirono la Mavi Marmara (mercantile della Freedom Flotilla) a 40 miglia dalle loro coste, in piene acque internazionali, e nessuno mosse un baffo. Quello fu, a tutti gli effetti, un vero atto di pirateria.

La vicenda è intricatissima, perché in India vige la pena di morte: più volte, però, magistrati e politici indiani hanno precisato che “per quel tipo di reato non è prevista la pena di morte”.

25 marzo 2013 - Viene costituita a Nuova Delhi la Corte Speciale che dovrà giudicare i due marò e che sarà presieduta da un "magistrato capo metropolitano" il quale, in base ai commi 1 e 4 dell'articolo 29 del Codice di procedura penale indiano, può infliggere "ogni sentenza consentita dalla legge eccetto la pena di morte, l'ergastolo e l'imprigionamento per un periodo eccedente sette anni".

Più chiaro di così...insomma, il massimo (per due omicidi, secondo gli indiani) sono 7 anni di reclusione. Quasi come in Italia.

C’è da dire che la pazienza indiana è stata più volte messa a dura prova, dalle intemperanze dell’allora Presidente Napolitano – che ricevette i due marines come se fossero stati due eroi – e dalle “scommesse” dell’allora Ministro degli Esteri Terzi, il quale dichiarò che i due militari non sarebbero più tornati in India, dopo uno dei molti “permessi” che l’India concesse (senza esser tenuta a farlo). Obbligando gli indiani a limitare la libertà del nostro ambasciatore, e facendo fare agli italiani la figura degli scugnizzi che se la fanno sotto.

Poi, sulle Tv indiane passarono le immagini delle manifestazioni a favore dei due militari, una delle quali con un colossale striscione che rappresentava la portaerei Conte di Cavour. Signori, spero che qualcuno abbia voluto scherzare: inviare la nave – non si sa bene perché – con i suoi 12 Sea Harrier contro i Mig-29 ed i Sukhoi-30 indiani? Contro le loro portaerei? Sì, scherzavano: l’India, oltre ad essere la più grande democrazia del pianeta, ricordiamo che ha l’atomica.

Tutta la vicenda, ricorda un poco una canzonetta “Tu vo’ fa l’ammericano, ‘mmericano, ‘mmericano...me sei nato in Italy...” e la cosa stupefacente è che l’Italia ha voluto giocare il ruolo imperiale degli USA, uscendone con le ossa rotte. Un proverbio tibetano recita “La volpe che vuole imitare la tigre, finisce per spezzarsi la schiena”.

Eppure tutti abbiamo sofferto e mugugnato parecchio per la vicenda del Cermis (4): una scommessa, la scommessa di passare sotto i cavi di una funivia costata la vita a 20 persone. La commissione d’inchiesta si stupì parecchio per i pochissimi danni subiti dall’impennaggio verticale dell’A-6 Intruder: praticamente, solo una modesta “intaccatura” del piano verticale. La faccenda fu spiegata con le confessioni dell’equipaggio e di altri membri dello staff americano ed italiano: era stata una scommessa. Per questa ragione l’impennaggio soffrì così lievi danni: essendo l’aereo già in fase di cabrata, “tagliò” la cima d’acciaio della funivia come la lama di un coltello.
Eppure, in quella vicenda, non ci fu un solo giorno di prigione per i militari americani, che si appellarono alla famosa convenzione che regola le missioni USA all’estero: giudicati in patria, dove diedero loro un buffetto. Tutto il personale dell’A-6 tornò a volare in breve tempo, appena le acque si furono chetate; chi chiede il giudizio in Italia per i due marò, dimentica un piccolo particolare: l’India non è un Paese NATO!

Quella sentenza, quel modo di trattare degli statunitensi, ci sta bene? Ne siamo soddisfatti?

A ben vedere, l’India non ha fatto altro che chiedere un’equanimità di giudizio (pur in presenza di sistemi giuridici diversi), comprendendo che fu un tragico incidente dovuto alla paura ed alla carenza di comando e controllo del personale militare imbarcato: l’ufficiale più vicino alla Enrica Lexie era a Gibuti!
Altrimenti, cosa vi sembra una richiesta di 7 anni di reclusione, peraltro da scontare in ambasciata?!?

Piuttosto, gli italiani dovrebbero indagare e punire chi lasciò soli nelle loro mortale decisione i due fucilieri: il sergente che comandava la squadra? Il comandante Vitelli? Un ufficiale distante tremila miglia marine? Siamo dei veri specialisti nel creare procedure fumose, le quali finiscono per lasciare il cerino in mano all’ultima ruota del carro.
Quello può anche essere compreso in Italia (oramai, in termini di diritto, siamo dei veri pervertiti, al punto che siamo governati da anni da una classe dirigente dichiarata fasulla dalle corti Costituzionale e di Cassazione!) ma non si può chiedere che sia capito in India, Paese dal solido impianto giuridico, mutuato dal sistema britannico.

In fondo, cos’ha fatto l’India? Ha chiesto quello che dovevamo chiedere, noi italiani, all’indomani della tragedia del Cermis: si è comportata da Paese sovrano.
Siamo noi che ci comportiamo da Paese subalterno agli USA: e desideriamo che le nostre scelte (opinabili) valgano erga omnes?

Un altro capitolo è, invece, la questione generale della pirateria in mare, tornata a farsi sentire nel recente ventennio: prede “succose” e disarmate, una povertà apocalittica, e la facile disponibilità d’armi portatili sono il mix che ha generato questa situazione.
Dimentichiamo che, fino a metà Ottocento (praticamente, nel periodo d’affermazione degli Stati nazionali) non c’era distinzione fra marina militare e mercantile: gli ultimi a “disarmare” sono stati i russi, con la fine dell’URSS. Mentre un tempo, su qualsiasi nave, il comandante aveva in tasca le chiavi dell’armadietto delle armi – solo pistole, i sovietici avevano i Kalashnikov – oggi le navi sono completamente disarmate, gli ufficiali mercantili non vogliono saperne.
Può darsi che qualche marineria sia ancora armata, soprattutto ai confini del mondo, ma in Europa no, non se ne fa nulla, perché gli equipaggi affermano che sono pagati per portare le navi, per difenderle nei fortunali, non per fare la guerra all’Olonese.

Per eliminare totalmente la pirateria basterebbe installare un cannoncino a tiro rapido (30 mm, ad es.) automatico, che consentirebbe di avvertire il bersaglio con una raffica davanti alla prua. Come si faceva un tempo. Poiché dei pirati armati con fucili mitragliatori o, al più, lanciarazzi nulla potrebbero contro un’arma del genere. E, si noti, tali armi potrebbero anche essere manovrate dal personale mercantile, senza costi ulteriori per gli armatori, giacché sono completamente automatizzate per la condotta del tiro: della serie, punto a 200 metri dalla prora e l’arma non sgarra di un solo metro.

Ma, qui, ci si scontra con notevoli questioni giuridiche: possesso d’armi nei porti, codifica della nave (mercantile o militare?), riluttanza del personale mercantile...se volete (5), c’è in nota una buona disanima sull’argomento.
L’unica cosa da non fare è trasformare un evento luttuoso, uno sbaglio in una questione internazionale d’orgoglio patriottico, peraltro incomprensibile in simili frangenti: lasciamo che i due marò trascorrano la loro pena in ambasciata, in India (ciò che resterà da scontare dei 7 anni), e faremo una figura onorevole. Siamo ancora in tempo per rimediare, ricordando che l’India poteva comportarsi in ben altra maniera: altro che 7 anni!





05 settembre 2015

Storie di balene, e di sciocchini


Finalmente sarà abolita l’IMU…oh, per Dio, era ora! Addirittura sarà celebrato il “funerale” dell’IMU e delle tasse sulla casa, ed è stata annunciata anche la data: il 16 Novembre? Perché? Non lo sappiamo: che c’entri con San Martino? Cade l’11…in un’epoca lontana scadevano gli affitti dei mezzadri…no, non c’entra…che il 16 Novembre sia san Marco, san Renzo o san Silvio? Può essere, oppure provvederà il Gran Cronista ed Estensore di Calendari e di Santi, ad inserire la nuova ricorrenza di “Santa IMU”. Martire.

Non vogliamo entrare nel merito delle “ragioni” che hanno condotto a tale scelta, per non far inorridire il marchese de la Palisse, perché – se così sarà, ogni cosa in Italia dovrebbe oramai esser sempre preceduta da un “se Dio (od Allah, fate voi) lo vorrà” –  mentre si celebra non solo il funerale dell’Illuminismo, bensì anche quello della comune decenza, col trascorrere del tempo abbiamo smarrito i contorni della vicenda storica per tracimare nella saga.

Vedi, cara Adele (la mia ultima nipotina), tanto tempo fa, quando gli uomini erano tutti principi azzurri e le donne tutte belle addormentate nel bosco incantato, chi voleva avere una casa se la faceva, mettendo su mattone dopo mattone. Nei tempi preistorici, addirittura le pietre del torrente. Qualcuno, più “agiato” (come riportano i vecchi atti di vendita alla voce “professione”) la comprava, grazie al sudore dei mezzadri che lavoravano per quei fortunati che erano, manco a ricordarlo, i nobili “per grazia di Dio e volontà della Nazione”. Beh…la nazione li voleva, ma Gaetano Bresci no! Niente, non è niente piccola Adele…una notazione a margine…quando sarai più grande ti spiegherò…
A quei tempi, nessuno pensava di chiedere dei soldi, ogni anno, perché avevi una casa: erano pochi quelli che riuscivano a costruirla, tanti le affittavano e pochissimi i proprietari fondiari. I quali, esprimevano il fior fiore dei Senatori del Regno ed Impero Italiano di Libia, Somalia ed Abissinia…non penserai mica che si dessero la zappa sui piedi tassando loro stessi! Poi, i tempi mutarono: panta rei, tutto passa…

Quei senatori, scoprirono – un po’ in ritardo rispetto ai loro colleghi francesi – la Borsa, cornucopia d’ogni delizia, che poi elargivano in profumi e gioielli alle più fascinose cocotte dell’epoca…cos’è una cocotte? Te lo spiegherò quando sarai più grande, no, non ora…
Che fare di tutte quelle case? Le misero in vendita, per realizzare denari da investire nella Grande Madre che tutto esaudisce!
Le comprarono, a suon di mutui trentennali, i nipoti dei loro antichi mezzadri: le banche – di proprietà degli antichi nobili, grazie all’invenzione della “azione” (rima o bisticcio? mah…) – fornivano i capitali, che i soliti servi della gleba (nel frattempo transitati al nuovo ed onorevole ruolo di “operai”) ripagavano con interessi da strozzo.
La vera ricchezza, oramai, era diventata fluida come l’acqua, evanescente come la brezza, potente come l’uragano…ma sempre impalpabile, invisibile, leggera…volava dalle praterie americane al deserto dei Gobi in una frazione di secondo, mentre le case erano sempre lì: solide, aggrappate ai loro suoli, immobili nei secoli. La vedi questa pietra da camino, piccola Adele? Fu posta lì prima che scoprissero l’America…pensa quanto tempo fa…

Sun-Tzu non so se lo disse, ma certamente lo pensò: “ciò che non puoi spostare, in un campo di battaglia, è irrimediabilmente perduto”.

E così, con qualche scusa delle solite, qualcuno pensò di tassare le case: servono soldi! Le cicale lavoratrici divorano tutto in assegni pensionistici e stato sociale! Ah, se non ci fossimo noi, parchi e misurati custodi delle patrie finanze…
Poi, la storia s’aggrovigliò e diventò una saga, una saga con tutti i personaggi di rito…Romanuccio morbiduccio, Silvietto rognosetto, Montino l’assassino, Fornaretta la streghetta e Renzino lo sciocchino…che tolsero, rinominarono, rimisero, ri-tolsero l’antica imposta…con sempre nuove trovate, al punto che la saga si complicò al punto da non esser più ricordata, conosciuta…né per tradizione orale e nemmeno per scritti…fu tutto un accavallarsi di riforme, storni, bilanci, finanziarie…che condussero alla cancellazione del diritto allo studio, alla salute, alla pensione…eh sì, terminò la stagione dei diritti ed iniziò quella degli storti, che continua tuttora e che continuerà con la prossima puntata del 16 Novembre.

I Vecchi Saggi si ritirarono sulla Montagna Sacra, come conviene a chi si ritiene tale: a che serve raccontare che, in Italia, il 50% della ricchezza è posseduta dal 10% della popolazione? Che sei milioni di persone “raspano” 1000 miliardi di euro l’anno? Poi, quando si vede passare una Harley Davidson da 20.000 euro la gente mormora: eh, poi dicono che non ci sono soldi…
Certo che ci sono i soldi, quelli per comprare 6 milioni di rombanti Harley non mancano, magari mancano quelli per comprare le medicine per gli ospedali…echissenefrega – dice il solito “seimilionario” – io vado in una clinica svizzera…

Inutilmente, uno dei Vecchi Saggi – il professor Fumagalli, economista dell’Università di Pavia – si sgola da decenni per raccontare che basterebbe una tassa dello 0,1-0,2% sulle transazioni finanziarie per istituire un serio reddito di cittadinanza, oppure – sempre su questa strada – per sistemare le storture di bilancio. Già, ma quel modestissimo obolo dovrebbe essere profuso dai pronipoti degli antichi nobili!
Invece, si pensa di togliere/mettere/ritogliere/ri-mettere le tasse sulla casa a seconda degli appetiti elettorali – quando i pronipoti dei servi della gleba devono dare i due euro per le primarie, e poi recarsi diligentemente al seggio – facendo credere che l’Italia sia quella dei possessori di case, quelli sono i patrimoni! Anch’io sono un proprietario fondiario: possiedo, al 50%, due case che ho ereditato le quali, grazie ai buoni servigi di Montino l’assassino, non so a chi venderle! E mi svenano di costi e di tasse! Spero nei cinesi, perché i russi pare che non abbiano più un copeco bucato!
Eh, cara Adele, sapessi come la gente sia prodiga di consigli ed avara di soluzioni!
Al termine, voglio confessarvi la ragione dell’intelaiatura fiabesca di questo articolo, alle profonde ragioni che m’hanno convinto a scriverlo.

Da alcuni giorni soffro di una noiosa tendinite al tendine d’Achille, che limita molto la deambulazione: stamani, obtorto collo, ho dovuto recarmi in ferramenta.
Mentre seguivo il solito commesso (che mi conosce da anni) zoppicando vistosamente, gli dissi “Eh sì…mi ha morsicato una balena mentre facevo il bagno alla boa”.
Voltatosi di scatto dall’armadio della bulloneria, sbarrò gli occhi e mi rispose – serissimo – “Davvero?”

Sarà un caso estremo, ma non è così strano se ho inserito come effige di questo articolo la nota campana di Gauss: noi che dissertiamo di reddito di cittadinanza, signoraggio, Bildenberg, Trilaterale, complotti vari…dobbiamo stare molto attenti a ciò che scriviamo, perché siamo ad uno degli estremi. Il commesso è all’altro estremo? Passi pure. Ma la massa che sta in mezzo? La gran parte degli italiani? Non sanno quasi nulla di ciò che non racconta un qualsiasi telegiornale. Vai un poco oltre e ti bollano per un visionario, chiudono subito occhi orecchie. E connessione Web.
E’ difficile capire quale sia il limite che può essere compreso, non cedere al proprio orgoglio saccente di “benedetti” perché in grado di trasferire su carta i propri pensieri, senza finire in inutili prolusioni utili solo ad un’avanguardia d’eletti. Ah, la teoria dell’avanguardia, quante vittime ha sulla coscienza! Da Lenin alle BR…per non parlare dei futuristi, anch’essi vittime d’identico male…quante volte ho letto “d’imminenti” guerre all’Iran, di “prossime” cadute rovinose del dollaro, di “certe” dissoluzioni della Russia…basta così…meglio che vi racconti il mio segreto.

«Ciao Moby»
«Ciao Carlo»
«Accidenti, Moby, perché vieni così vicino a terra…ci saranno sì e no trenta metri d’acqua…»
«Per salutarti. E poi, non farmi più grossa di quanto sono…trenta metri bastano…»
«Moby: hai saputo cosa mi è successo?»
«Lo so, lo so…è stata quell’idiota di…beh, è inutile che ti dica il nome nella nostra lingua, non significherebbe niente per te…che vuoi farci…ci sono idioti anche fra le balene…ti ha fatto tanto male?»
«No, però non è stato piacevole sentire il piede schiacciato contro la barca…per fortuna niente di rotto…»
«Come siete fragili…»
«E allora? Dai, non prendermi in giro…sai che hai una pelle morbida?»
«Vuoi forse farmi la corte? Sono una femmina sai?»
«No, Moby, non potrei mai rischiare di fare l’amore con te sopra…rischierei la fine del fuco…»
«Cos’è un fuco?»
«Niente Moby, un insetto che va per l’aria, lascia perdere…piuttosto: come riusciamo a comunicare? Sai la nostra lingua?»
«E’ semplice, rilassati: usa la telepatia, è così facile…»
«E’ vero: basta non pensarci…»
«Dimmi una cosa, Carlo: ho saputo di sorelle e fratelli che sono finiti sulla spiaggia, lontano da qui…sai il perché?»
«Sono esplosioni sottomarine di quelli che cercano il petrolio, confondono e scassano il vostro sistema d’orientamento, il vostro GPS…»
«GPS?!?»
«Lascia perdere…qui non c’è rischio, perché il fondale è roccioso e sotto non c’è il petrolio…»
«Uh…ero preoccupata…»
«Ti verrò a trovare quando metterai in mare la tua barca, navigheremo insieme: ti piace l’idea?»
«Basta che non t’avvicini troppo…»
«Noi balene conosciamo i rischi degli altri: peccato che non si possa dire la stessa cosa per voi…abbiamo pessimi ricordi…»
«Vero, ti dobbiamo delle scuse…»
«Adesso vado»
«Dove?»
«M’immergo dove tu non potrai mai essere…»
«Anche tu non potrai mai salire in cielo, come fanno gli uomini…»
«Siamo esseri limitati…che ci vuoi fare…però possiamo essere amici…ma non raccontarlo troppo in giro…»
«Stai tranquilla, Moby, nessuno mi crederà: se mi credessero, mi farebbero a fette per capire il perché!»
«Che mondo, Carlo…vado, ho un po’ d’appetito…»
«Buon pranzo Moby, arrivederci!»
«Ciao»

Per un poco non avverto quasi nulla: dalla piattaforma, dove sono steso a prendere il sole, solo un po’ di movimento nell’acqua…poi, lontano mezzo miglio, una grande coda svetta per un attimo verso il cielo, per scomparire in fretta nel mare. Un po’ la invidio. Il sole fra poco calerà, mi tuffo e raggiungo la spiaggia…non vedrò mai ciò che Moby osserva in questo istante. Se una persona me lo descrivesse, probabilmente non ci crederei e gli darei del visionario. Già.

13 luglio 2015

Blitzkrieg







Come 74 anni fa, la risposta tedesca è stata un “arrendetevi senza condizioni”: all’epoca, i panzer scesero rapidamente a Marburg, Lubjana, Zagabria, Sarajevo, Belgrado, Sofia, Salonicco ed issarono la bandiera nazista sul Partenone. Poi, arrivarono gli italiani, che erano ancora fermi a Gianina, sui monti dell’Epiro. Oggi – metaforicamente – Schauble (il vero Mefistofele della vicenda) ha dato nuovamente l’ordine a Guderian di fare piazza pulita – con ogni mezzo – della resistenza greca. Il generale Tsipras è stato obbligato a chiedere un armistizio: tre giorni di tempo per consegnare 50 denari, 50 denari che equivalgono – approssimativamente – al valore delle Cicladi, o delle antichità greche. Il resto lo pagherà il popolo greco, in comode rate da fame.

A noi interessano poco i mezzi, ossia i tassi di cambio, i numeri del debito, le sagge o spocchiose analisi, le dietrologie, i complottismi, il “picchia la pecora per far capire alla capra” ed un’infinità di “l’avevo detto” che ci stufano e ci strufugliano i cosiddetti, poiché il dato politico è su tutto: enorme, lapalissiano, che solo i ciechi non riescono a vedere.

Una provincia dell’Impero s’è ribellata – il ridare la parola alla gente è già ribellione – una provincia dell’impero è stata debellata. Le legioni hanno vinto, Spartaco è stato crocifisso sulla via di Capua. Fine.

Tutti avevano gioito – erano persino corsi ad Atene per vivere lo “storico momento”, per respirare l’aria di ribellione che non riuscivano e non riescono a portare a casa propria – ma, prima ancora che i panzer accendessero i motori, s’erano già squagliati come neve al sole.
Beppe Grillo, sul suo blog, oggi titola che “Il Parlamento europeo approva il reddito di cittadinanza”. Ci fa un immenso piacere, Beppe, che ci sia stato quel voto: peccato che l’assemblea europea conti come il due di coppe quando la briscola è bastoni. Perché, oggi – dopo una mano nella quale è stata denari, e tutti si sono messi a far conti e conteggi – è saltata a bastoni: per i greci, 50 denari in tre giorni, zitti e mosca. E, il buon Beppe, si è ricordato che la parola è d’argento, ma il silenzio è d’oro.

Perché, vedi Beppe, il Parlamento Europeo – una fra le tante – approvò persino (“Libro bianco sui trasporti: 2000-2010”) che le grandi linee di trasporto sarebbero dovute essere a “Quota zero” – ossia sul mare – per una semplice questione fisica che tutti possiamo facilmente capire.
Invece, i burocrati s’inventarono il famoso “corridoio 5” – Lisbona-Kiev – che, guarda a caso, comprendeva anche la TAV italiana, ossia il disossamento della Val di Susa. Hai capito cosa conta un voto del Parlamento Europeo? Niente, è fuffa, aria fritta per allocchi. Perché ti faccio questo appunto?

Per far capire a te ed ai tanti sussa...in che ti girano attorno o che trovano l’Uovo di Colombo nella tal dichiarazione, nella tale società segreta, nel tale think-tank...che il dato è uno solo e si chiama po-li-ti-ca.
Tsipras, per resistere, avrebbe avuto bisogno di un sostegno politico da parte tua, del tuo blog e dei tuoi parlamentari (la tua gente c’era, sicuro), la stessa cosa avrebbero dovuto fare Podemos ed il Seinn-fein irlandese, con dichiarazioni forti, minacce, manifestazioni di piazza. Non vendere aria d’Atene in bottiglia  mentre si confabula con Farage.

Nella sconfitta greca, però, forse un dato positivo c’è: la gente potrà capire di che pasta sono i cosiddetti “antagonisti politici” – che nel bel mezzo della crisi greca dissertano di scuola, reddito di cittadinanza, ed altre facezie – e la vera faccia di Bankeuropa (noi già l’abbiamo capito da tempo, ma chissà mai che anche altri aprano gli occhi), la quale non accende più i motori dei panzer – com’è stato stupido Hitler! altri tempi... – ma attiva un semplice programma per PC, che ha chiamato “Grexit”. E, in assenza della vera politica, del dissenso politico, basta ed avanza.

Per ottenere cosa? Per spaventare la Francia, per salvare i bilanci delle banche, per convincere una parte (quella ricca) della popolazione greca...per mille altre ragioni...che si chiamano po-li-ti-ca. Alla quale, chi credevamo in grado d’opporre almeno un dito, chi pensavamo avesse capito che ci si salva tutti insieme dal naufragio-Europa (mica per tutti, è un naufragio solo per italiani, greci e compagnia terrona) non ha fatto beh. Hanno respirato aria d’Atene, l’hanno pure messa in bottiglia, pronti a rivendercela al prossimo appuntamento elettorale. Gli stupidi.

26 giugno 2015

Addestrare alla precarietà








La prima cosa che notai, nella grande libreria del centro, fu il prezzo. Un solo euro. Siccome conosco un poco il mercato dei libri “buttati” – ed avevo letto per soli 6 euro le vicende relative all’invasione inglese di Lhasa d’inizio ‘900, praticamente introvabili – ne acquistai due, il libro di Gatti ed un altro, che narrava la vicenda di un cattolico altoatesino che s’era opposto al servizio militare sotto Hitler, con finale scontato.
Lo lasciai dormire un po’ sullo scaffale, poi decisi d’aprirlo: l’Africa m’attira, senza esserci mai stato devo avere un po’ di mal d’Africa, insieme al mal di Balcani che ho interiorizzato da decenni. Lì, almeno, ci sono stato in lungo ed in largo.
Il libro di Fabrizio Gatti – Bilal – però è una chicca di vero giornalismo: (che buttiamo per un euro nel panorama dell’editoria), farò un abstract di un solo paragrafo e chi l’avrà letto potrà tranquillamente saltarlo.

Fabrizio Gatti è un giornalista de “L’Espresso” che decide di compiere il viaggio dei disperati insieme a loro: scende in aereo a Dakar, poi – senza mai rivelare la sua vera identità – attraversa Senegal, Mali, Burkina-Faso e Niger, in treno o sulle vecchie carrette dei migranti. S’arresta a Madama, sul confine libico – dopo 4000 chilometri di savana e deserto – perché comprende che i libici hanno fiutato l’inganno e, se attraversa il confine, lo fanno fuori. E’ ancora la Libia di Gheddafi, qualcuno da Roma ha inviato un “pizzino”? Può darsi. Torna indietro, prende un aereo per l’Algeria, passa in Tunisia, ma non riesce a salire sul barcone che lo condurrà a Lampedusa, troppo bianco, troppi sospetti. Si getterà da una scogliera di Lampedusa e finirà nel famigerato CPT dell’isola: si fingerà curdo e rivelerà la sua vera identità solo alla biglietteria ferroviaria della stazione di Palermo, dopo essere stato un “curdo” espulso con decreto.

Il libro di Gatti è stupendo e terribile, non solo perché è una fotografia della miseria umana, della povertà endemica di quel mondo e della violenza atavica di chi può permetterselo solo perché ha una qualsiasi divisa addosso. E’ stupendo, soprattutto, perché non dimentica mai l’empatia, l’afflato d’umanità verso tutti e, in questa disperata umanità, ricorda Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”. Già.

Mi sono permesso di scrivere un articolo su quel libro perché è un pezzo di pesce crudo servito su un piatto di latta, sotto una tettoia tropicale: deve restare sullo stomaco, questo è il suo scopo. Digerirlo meglio può servire – soprattutto di questi tempi – ma allora servono quattro notizie in più, il contorno, che non può che giungere dalla Storia, quella recente della cronaca e quella sepolta nei libri. Comunque Storia è. Che non si vuol conoscere per rimanere agnostici, per non doversi fare delle domande, per non capire le risposte: troppo ingombranti, troppo comodo restare nella vulgata imperante.

Nel 2014 i migranti giunti sulle coste italiane sono stati circa 170.000; nel 2015, è attesa un’ondata migratoria pari a 400.000 unità: per questa ragione l’Europa è entrata in fibrillazione, Francia, Svizzera e Danimarca hanno chiuso le frontiere (infischiandosene del Trattato di Shengen) ed altri meditano di farlo.
Eppure, non era difficile prevederlo.
Cos’è diventata l’Africa? Conosciamo a menadito la storia europea, i trattati, le guerre, gli armistizi...eccetera...un po’ di meno quella americana, per niente quella africana. Eppure, di cose ne sono successe a Sud di Tunisi, solo che è la Storia di un Dio minore. Gli dei diventano maior et minus al salire e scendere delle azioni, dell’economia dei loro Paesi: oggi, s’inizia – guarda a caso – a parlare di Storia cinese.

L’Africa ha avuto il maggiore splendore quando l’Europa ha toccato i suoi minimi, ossia nell’Alto Medioevo, quando fiorirono culture dei “gentili” simili a quelle dei trovatori: l’Alto Volta fu la culla di quelle gesta. L’Europa – impossibilitata ad intromettersi per mancanza di forze, ed impegnata nelle crociate per difendere le vie della seta e delle spezie – s’inventò la storia del “Prete Gianni”.
A ben pensarci, la prima false flag della Storia: interessante leggere il contributo di Wikipedia, sembra proprio l’enciclopedia dei sogni scritta per l’uomo medievale. Anche l’Ariosto se ne servì ed i portoghesi – siamo ancora nel 1400 –  che “scalavano” lentamente la costa occidentale africana per giungere al Cabo Tormentoso (poi ribattezzato di “Buona Speranza”), non disdegnarono brevi puntate nell’interno del continente. Per cercare oro, diamanti, metalli preziosi e ricchezze? Ma no! Cercavano il Prete Gianni, ovvio.
Poche notizie, invece, sul millenario (e reale) Regno di Songhai (690 – 1591): anche all’epoca, la leggenda era preferita alla Storia, poiché la leggenda nutrirà (e nutre tuttora) le menti d’avventurieri, asceti e Re, una miscela esplosiva che si manifesterà, secoli dopo, ai danni degli indio amerindi.

Ma c’è bisogno di realismo, soprattutto per l’Africa. Dopo il 1600 gli europei occupano saldamente entrambe le sponde dell’Atlantico e, terminata la caccia all’oro, devono far rendere le conquiste territoriali. Le case regnanti d’Europa lo chiedono, lo intimano, lo ordinano: bisogna incrementare le ricchezze delle monarchie, le loro possibilità d’accedere a truppe mercenarie, Dio non voglia che la Rivoluzione Inglese si ripeta. Cromwell deve rimanere un fantasma, uno spauracchio per bambini impertinenti.

L’alfabeto della schiavitù è lungo...ananas, cacao, caffè...fino alla zeta di zucchero sono la maledizione che sta per abbattersi sull’Africa: nasce la moderna economia, prende vita e prospera con il Triangolo degli Schiavi.
Materie prime dalle coltivazioni delle Americhe, elaborate in manufatti nelle fabbriche europee (soprattutto inglesi), vendute (anche) agli arabi a caro prezzo, i quali s’occupano di provvedere per la mano d’opera da inviare nelle Americhe: ecco il triangolo perfetto, la quadratura del cerchio.
Ciò che dagli imperi antichi fino a quel momento era rimasta più che altro una curiosità – il nero che regge l’ombrellino a milady sul London Bridge oppure a madame a Montparnasse – diventa un’industria. Rombano le macchine nelle Midland, rimbombano le cantilene dalle schiene nere che perdono la libertà, che attraversano il mare per terminare la loro vita nei campi, spremuti fino all’ultima goccia di sudore. Spesso, diluito nel sangue.

Non pensate a vicende così lontane: ancora agli inizi del ‘900, i mercanti arabi assalivano i villaggi all’alba per procurarsi schiave, ed ai maschi tagliavano semplicemente una gamba, morivano dissanguati. Nel 1949, l’ispettore portoghese per il Mozambico invia una protesta ai governatori locali: non si può chiedere continuamente schiavi poiché si sfruttano fino alla morte per consunzione quelli già presenti!

Questa è stata l’Africa per tre secoli, questa è stata la nostra economia negli stessi secoli: ci siamo arricchiti al costo delle loro schiene, delle loro vite prosciugate e cancellate. La schiavitù divide le famiglie e rompe i matrimoni, anche quelli celebrati dai primi missionari cattolici? Ma figuriamoci...dopo la balla del Prete Gianni ecco la seria elucubrazione sancita dal Concilio di Trento: il matrimonio è valido solo se ci sono state le pubblicazioni. Avete notato uno straccio di pubblicazione affisso ad un albero della savana? No? Allora via, il marito in Brasile, la moglie in Virginia ed i figli venduti all’asta al miglior offerente.

Tutto ciò basterebbe per far sobbalzare le coscienze, se questo fosse un tempo nel quale le coscienze s’interrogano e dialogano: nulla di tutto questo avviene fra una dozzina di canali televisivi, un centinaio di Tv-Sat e migliaia di siti internet. Nei caffè, si parla di calcio oppure si beve, soli ed in silenzio.

La parola chiave è “realismo”, e l’accettiamo di buon grado, anche se ci va un po’ per traverso: abituati come siamo più alle “ragion teoretiche” che agli empirismi vari, camuffati sotto le spoglie più diverse, dalle urla degli xenofobi nei parlamenti e sulle piazze per terminare coi buonismi esasperati da decenni d’addestramento al Vangelo. Mi scusino i cattolici ma, prima di lanciare l’ostracismo, riflettano un attimo.

Il realismo ci racconta che, in questo anno che fra pochi giorni virerà la boa della metà percorso, giungeranno 400.000 immigrati. Dovranno giungere, dovrebbero giungere: bisogna sottrarre quelli che moriranno in mare o fra le sabbie del deserto. Gli xenofobi gioiranno, i cattolici lacrimeranno ed entrambi si distanzieranno miglia e miglia dal punto del naufragio. Perché la storia di queste migrazioni inizia in Africa, mentre noi tentiamo di giudicare col nostro metro distante migliaia di miglia e centinaia d’anni.

Il Ciad è uno stato maledetto, perché ha minerali d’Uranio. Ci pensa Areva. L’energia nucleare francese si nutre dell’Uranio ciadiano, lo mangiano le sue fameliche centrali. La raffinazione? Avviene in loco, spandendo le scorie (che emanano ancora un elevato livello di radiazioni) ai bordi delle strade: i bambini del Ciad sono i più “tossici” del pianeta, se la giocano con i loro coetanei in Iraq, “infarinati” con le munizioni all’Uranio impoverito. Ma non basta. Serve petrolio, serve a tutti: agli USA ed ai famelici cinesi.
Ecco allora il delta del Niger trasformato nell’inferno dantesco, girone zero, con le lanche del fiume dove s’accumula petrolio greggio, con la gente del luogo che non ha combustibile per cucinare e va a rubarlo, con qualche sbadato che accende fuochi, con le torce umane che finiscono per crepare nel fiume, portate via dalla corrente oramai rattrappite, mangiate nelle carni fino all’osso dal fuoco.

Due soli esempi: poi, ci sono le guerre per i diamanti, per l’Oro, per i minerali rari...ogni contrada ha la sua guerra innescata dalle corrispondenti compagnie minerarie. L’Africa, oggi, è un inferno dove aleggiano solo miseria ed AIDS: ci meravigliamo se scappano? Provate a parlare con qualche immigrato africano, chiedetegli della sua terra: vi dirà che tutto è “good”, che tutto è “Ok”, perché non se la sente d’iniziare nemmeno il discorso, non vuole più sentirne parlare.

Parlai a lungo, molti anni fa, con un nero musulmano centellinando whisky. Aveva una laurea in economia e parlava quattro lingue, una formazione molto utile per fare il guardiano di capre. Domanda: come vivevi in Senegal?
Risposta: Bene, la mia famiglia era composta da padre, madre, io e mia sorella. Avevamo una coltivazione d’arachidi. La mente fugge: subito immagina una capanna dello zio Tom, canti tribali, lunghe file di zappe che sventagliano l’aria.
Ma le sue parole incalzano e distruggono le tue immagini mentali: avevamo due trattori, un Fiat ed un Renault, io e mia sorella aiutavamo nei campi e, nel mentre, studiavamo all’Università. Tutto andava bene, fino a quando ad un presidente USA (dedito anch’egli alle noccioline per fare olio e derivati vari – Jimmy Carter) non venne in mente che coltivare in Africa era “risparmioso” per la sua azienda, così non doveva più pagare operai americani. E l’appetito vien mangiando. Ogni anno che passava, il prezzo delle arachidi diminuiva, fin quando non rese più nulla, ci pagavi a malapena il gasolio.
Venni in Europa a cercare lavoro, forte della mia laurea, della mia cultura e delle lingue parlate correntemente...scusami...adesso devo andare, devo mungere e poi ricoverare le capre, e sono stato fortunato. Ho una stanza per dormire, un gabinetto ed un padrone che non fa storie: basta che tutto vada bene e che il guadagno, per lui, non cambi. A me, le briciole: però con quelle briciole riesco a campare, mica come gli schiavi dei campi di pomodori.

Qual è la mossa politica che ha portato alla nuova edizione del cosiddetto neocolonialismo?
In ogni capitale africana c’è un palazzo dei sogni, con parco abbondantemente irrigato, alberi d’ogni tipo, frescura, cocktail, pranzi raffinati e puttane bionde, per lo più europee dei paesi dell’Est. A volte anche inglesi, francesi ed italiane. E’ il palazzo presidenziale.
Alla diplomazia USA basta giungere lì, al cuore del problema, ed esporre i desideri USA per quel Paese: tot d’Uranio, tot di Petrolio, Tot di diamanti...eccetera, eccetera. Si racconta che, alla prima visita di un nuovo ambasciatore, oppure inviato della Segreteria di Stato o della CIA (se la situazione è più complicata) l’inviato si presenti con due valigette, una piccola ed una grande. Nella grande ci sono dollari, dollari a profusione. In quella piccola c’è una pistola.

I presidenti africani sono dei capibanda che hanno ammazzato tutti i pretendenti al trono, dei malfattori. Anzi: i più furbi fra i malfattori, fino ai prossimi, i tempi di Shengor, il “presidente poeta” sono lontani. Capiscono subito. In paesi del genere, fare fuori un presidente è come da noi ammazzare una mosca.
Così si depredano le ricchezze dell’Africa, dal petrolio ai diamanti, dall’Oro al Tungsteno, al Molibdeno, al Rodio, al Vanadio, al Nichel, al Rutenio...a tutto ciò che necessita alla macchina Occidentale/Orientale. Le popolazioni? Si fottano, se ne vadano, emigrino, muoiano. Ecco, meglio: forza AIDS! Forza Mediterraneo! Forza Deserto!
Ecco da dove arrivano i disperati delle carrette del mare. E dove arrivano?
Qui è la sorpresa.

Non giungono in terre felici, arrivano in posti – ecco il paradosso! – che per loro rappresentano la felicità (giacché la mera sopravvivenza è già felicità): sono luoghi nei quali le popolazioni stanno subendo l’attacco alle loro condizioni di vita più subdolo e terribile della Storia. Si tratta di un attacco coordinato e silente, spacciato per una faccia della modernità: si tratta dell’addestramento alla precarietà, che varia da Paese a Paese, secondo le potenzialità di “assorbimento” delle popolazioni. Ovvio che è molto diverso dalla Grecia alla Germania, dalla Francia alla Spagna o all’Italia, ma la matrice è la stessa.

Senz’altro le strutture di coordinamento sono la Trilaterale od il Bildenberg, per giungere fino ai piccoli tirapiedi come Renzi o la Merkel, ma basta rivolgersi per un attimo a Carletto Marx per capirlo.

Il saggio di profitto totale è crollato: in altre parole, il totale che il capitalista ricava dall’investimento del suo capitale è enormemente sceso. Ci sono però dei distinguo: ciò avviene nella vecchia Europa e negli USA, mentre in Cina, India e Sudamerica la situazione è molto diversa.
E non avviene per tutti i “capitalisti” – comprendendo in questo termine tutti i fornitori di capitali (da Soros alla vecchietta che ha un buono da 100 euro alle Poste) – giacché i grandi capitalisti possono disporre di mezzi d’indagine più evoluti della vecchietta, la quale non può far altro che guadagnare ciò che Poste e Banche consentono (ossia quasi nulla). Ecco, allora, che la vecchietta chiede all’impiegata quanto renderanno i buoni, mentre il capitalista caccia il broker che gli ha fatto guadagnare solo il 5% su un determinato investimento in Cina. Tecnicamente, però, sono entrambi capitalisti.

Se, invece, consideriamo il saggio di profitto sul singolo bene, tutto dipende dal tipo di bene: se si tratta di un’automobile sarà bassissimo, se invece è un nuovo sistema energetico o medicale, ecco che il profitto per singolo bene è alto. Da qui discende l’enfasi sul sistema scolastico: non più luogo dove si creano cittadini consapevoli e coscienti – anzi, meglio l’opposto! – bensì cervelli all’ammasso, che se non sono in grado di progettare la grande “pensata” per i capitalisti, non servono a niente.
Ecco, allora, la logica dei 700 euro mensili: la pura sopravvivenza, tanto per fare la commessa o il giardiniere basta qualche immigrato, oppure un italiano che non ha altra scelta. Il tempo dei contratti di lavoro è finito: basta un Job Act l’anno per demolirne ogni giorno un pezzo.

L’Africa deve spopolarsi: è solo una grande miniera ed una ragnatela d’oleodotti, basta pochissima popolazione da pagare un’inezia per la manutenzione o la costruzione di questi “servizi”, gli altri si fottano.
L’Europa (o gli USA, ma lì c’è anche la “centrale” militare dell’impero capitalista) serve soltanto come testa pensante per il sistema, anche qui – però – basta meno gente e, soprattutto, che non abbia pretese. Renzi docet.

In un recente articolo ho indicato come, in vent’anni, sia stato distrutto il sistema ferroviario: non si tratta soltanto di risparmi o di guerra fra aereo e treno sulle medie tratte, bensì di cancellare dalle menti dei cittadini il concetto di un mezzo di trasporto popolare ed a disposizione di tutti.
Con la logica delle cancellazioni dei convogli, non si è più sicuri di nulla: un passo importante verso la precarietà. Come nel Teneré, in Libia od in Nigeria non si sa mai quando partirà il prossimo camion per il Mediterraneo, così anche in Italia non sai se riuscirai a fare un Genova-Bologna in giornata, senza intoppi o sorprese. A che ora arriverai? Non si sa, dipende dai ritardi e dalle cancellazioni: tutto diventa precario.

Anche il sistema autostradale inizia ad adeguarsi, avrete notato i cartelli: dalle 22 alle 7 chiuso tratto...eccetera. Ieri, poi, chiuso un lungo tratto della Torino-Savona (per incidente). Centinaia di camion ed auto hanno invaso Fossano in giorno di mercato...l’apocalisse. Infine, ad Ivrea – senza nessun avvertimento – chiusa la “bretella” per Milano. Ed i casi sono oramai molti, in tutta Italia. Come mai?

Fino ad una decina d’anni or sono, era rarissima la chiusura di un’autostrada, roba da segnare sul calendario come la caduta di un meteorite: la prima che vidi fu in Liguria “per vento”. Ufficialmente, le ragioni dipendono dai mutamenti delle norme in fatto di sicurezza: difatti, quando ho detto al casellante “Ve le inventate tutte, vero?”, m’è arrivata una mitragliata di leggi ed una valanga d’improperi. Ma ciò è consentito per altri motivi.
E’ vero che molte cose sono cambiate, ad iniziare dagli autisti dei camion che sono tutti rumeni e, quando ritirano loro la patente, vanno in Romania e se ne fanno stampare un’altra. Ma il concetto che solo le menti più “eccelse” sanno cogliere è sempre il solito: aumentiamo la precarietà, abituiamoli al fatto che nulla più è certo!

Una persona che non si sente più tutelata dalla legge, diventa più fragile: dopo, si può far passar di tutto, anche che il sindaco di Firenze – tanto per citarne una – diventi capo del governo senza essere mai stato eletto. Lo so che è costituzionale...il trucco c’è sempre...però quel che conta sono le “risposte” – direi quasi subliminali – che si ottengono dalla popolazione.
Quando t’abituano a vivere in un ambiente d’incertezza – il treno non parte, l’autostrada è chiusa, la macchina per le ecografie s’è improvvisamente rotta, l’ufficio è stranamente chiuso per “emergenza”... – la gente non reagisce più incavolandosi, bensì con un sentimento a metà fra la depressione e lo sconforto. Ed è esattamente quello che vogliono: fare in modo che non ci sia partecipazione, opposizione, consapevolezza.

Le vie dell’incertezza finiscono nella precarietà, esattamente come i camion dei migranti s’insabbiano negli uadi del deserto...e s’innesca la guerra dei poveri, fra proletariato e sotto-proletariato...l’um Proletariat del quale già parlava Marx.

Credo, almeno per quel che riguarda il M5S (gli altri sono solo vuoto a perdere), che ci vorrebbe maggiore attenzione e riflessione su questi temi, non una misera oscillazione fra la Lega Nord e l’Estrema Sinistra.
Come si sarà capito, le ragioni di questa situazione sono legate al capitalismo internazionale e non alla volontà dei migranti o dei nostri giovani a 700 euro il mese. Cosa si può fare? Per ora, smetterla di gridare “al lupo”, poi si vedrà.

Il sistema Tolemaico era semplice ed intuitivo, la gravitazione universale un po’ più difficile da capire: il mondo dei satelliti, però, ha dovuto fare a meno di Tolomeo...troppe sfere celesti di vetro da frantumare...e non si può immaginare un “dopo” se si rimane prigionieri e non si frantuma il “prima”.

06 giugno 2015

Ferrovie di burro (fuso)


Domenica 7 Giugno, sciopero delle ferrovie

Sette e mezza di sera, stazione di Savona, mia moglie aspetta il treno che proviene da Ventimiglia per Torino. Quanto ha di ritardo? Solo un quarto d’ora, risponde. Ah beh, stasera riusciremo a cenare ad un’ora decente...niente da fare per l’audizione della soprano...o mangiamo, oppure andiamo al concerto...niente, non ce la faremo mai – rispondo – a meno di non cenare...
Intanto che aspettavo sono andata al supermercato che c’è proprio qui in stazione: ho comprato del burro, era in offerta...hai fatto bene...aspetta, stanno annunciando il treno, finalmente...vado al binario, ciao. Ciao.

Quello che la poverella non sapeva, salendo sul treno, era che oltre al ritardo – business is usually – c’era anche un guasto all’aria condizionata ed il treno era strapieno. Finestrini sigillati: sono treni progettati per l’aria condizionata! Non vogliamo che qualcuno si prenda il mal di gola per un finestrino aperto!
Quando arriva a casa non chiede più niente – concerto o cena? – ma s’abbatte su una poltrona con una bottiglia d’acqua fra le mani: è tutta arrossata, sudata fradicia...ripete solo: io non so come potranno fare quelli che proseguiranno fino a Torino, poveracci...il controllore non è nemmeno passato: o nel suo scompartimento aveva un finestrino “old style”, oppure si vergognava.
Mezz’ora di treno (in ritardo) ed ho una moglie distrutta e tre panetti di burro liquido fra le mani: grazie, Ferrovie dello Stato. Ma di quale stato, del Bangladesh? O Trenitalia? E di quale Italia?

Scusate: sembra un articolo banale, desueto, da sempliciotti dell’informazione. Ma vi sembra normale?!? Perché nessuno fiata?!? Un caso isolato?

Ancora ho nelle orecchie la voce di mio figlio – all’epoca quindicenne – che tornava dal Conservatorio di Cuneo: papà, sono a Ceva, ho preso “al volo” un treno in ritardo a Fossano, perché il mio l’avevano soppresso...ma non ci sono più treni fino a domattina...vieni a prendermi? Macchina carica di disperati dei mille treni perduti, cancellati, giustiziati, persi nelle nebbie della Langa, rotti, disabilitati, senza personale...che arranca sulle strade strette, su per la collina, con una luna che è uno splendore ed il magone in gola: ma com’è possibile? La linea delle Langhe – con le sue gallerie – l’ha fatta costruire Cavour! I treni andavano piano, ma andavano!

Stazione di Santhià, stazione di Santhià, il treno intercity Milano-Torino è in arrivo...uff...ce l’abbiamo fatta...appena in tempo, c’è tutto, sì...ma manca il biglietto. Biglietteria chiusa (pieno giorno, giornata feriale): ah, ma c’è la biglietteria automatica. Fuori servizio, rotta, non funziona. Busso con discrezione alla sala di controllo, esce un capostazione, gli spiego. Ah, madona, madona...sbraita in buon piemontese scotendo la testa, sempi parei, sempre così...manca il personale? Si chiude. Ma lo sa che, ai miei tempi – fra un anno andrò in pensione, se Dio vorrà – se cancellavi un treno ti chiamavano alla direzione del compartimento, a Torino? E dovevi portarti dietro fior di documenti, altrimenti erano grane, grosse grane!
La cosa si risolve all’italiana: pronto? Ciao...mia moglie sale sul treno, un controllore giovanissimo e dall’aria depressa l’accoglie senza nulla chiedere...ah, è lei, venga signora, s’accomodi, buon viaggio...

Passano gli anni e...arrivano le Frecce! Rosse, Bianche, Blu, Verdi, a pallini gialli e rosa, a strisce...
Mio figlio, per questioni di lavoro, deve essere a Napoli alle otto di mattina. E’ un bel problema, oggi.
Elucubrazioni al computer, sottrazioni, moltiplicazioni, prodotto per 3,14...il viaggio è pronto: parti da Savona la sera, cambi a Genova, arrivi a Salerno – papà, io devo andare a Napoli...lo so, ma non c’è altro modo... – prendi la Freccia che torna indietro e alle 8 sei a Napoli...uff, che fatica...ma le biglietterie di un tempo?!? Chiedevi e ti facevano il biglietto, preciso, senza fiatare.
Tutto Ok, salvo che – a Salerno – la Freccia è in ritardo! Per fortuna avevamo calcolato il “quarto d’ora accademico” anche per i treni, e ce la fa ad arrivare in tempo.

Dove vogliamo andare a finire? Non cito nomi perché non servirebbe a niente: è, probabilmente, una volontà politica che va avanti da decenni, e decine di governi in carica hanno proseguito su quel sentiero. Non può essere un caso, a meno d’ammettere che siamo governati da deficienti seriali.
Una nazione senza un servizio di trasporto ben disposto ed organizzato sul territorio, non va da nessuna parte: sono sì necessarie le reti telematiche ad alta velocità, ma senza un sistema di trasporto (ed il treno, in questo senso, è perfetto) diffuso sul territorio il lavoratore non può lavorare, lo studente non può studiare, l’agricoltore non può spedire, l’azienda non può consegnare...e tutto arranca, fino a fermarsi.

Non pretendiamo la precisione delle BundesBahn, ma almeno il trattamento delle vecchie Ferrovie dello Stato che, al confronto odierno, paiono fantascienza.

01 giugno 2015

Sindrome ligure







Una Primavera di tanti anni fa, era il  mitico anno 2000, un certo Sandro Biasotti – un neo-berlusconiano dal passato sfumato fra la Lanterna ed il Porto – s’insediò sulla più alta poltrona ligure, quella di presidente della Regione. Nella ex regione rossa fu un terremoto, poiché le avanguardie berlusconiane avevano varcato il passo del Turchino: erano giunte al mar Ligure, sconvolgendo equilibri che parevano immutabili nell’ex genovesato.
Quella Repubblica di Genova che solo chi vive qui ancora percepisce come reale, tangibile, presente: le due Riviere sono soltanto le ali dell’uccello, mentre tutto ciò che pulsa, che scalda, che ragiona non fuoriesce da confini non tracciati ma ben presenti nelle menti, fra Nervi e Vesima. Il Tg regionale appena sfiora ciò che avviene nei 200 chilometri delle due ali, e subito torna fra De Ferrari e Brignole, ad interrogare i palazzi del potere.

Oggi, pare che non sia avvenuto nessun terremoto: al più, un insipiente rottame di partito come Claudio Burlando è stato sostituito da un apparatcik delle Tv berlusconiane e nessuno grida allo scandalo, nessuno fiata. In definitiva: a nessuno frega un accidente, solo fra i perdenti s’ode qualche insignificante remescio.
Cos’è mutato dai tempi di Biasotti? Praticamente tutto: nel mondo, in Europa, in Italia ed in Liguria è fuorviante fare paragoni con il passato. Ecco perché nessuno sbraita o festeggia più di tanto: nella guerra per bande delle cosche, il “laboratorio Liguria” (sic!) ha fornito un risultato. Renzi ha osato troppo e, da domani, dovrà scendere a patti – capitemi: dividere la torta – con l’ala cosiddetta “sinistra” del suo partito a livello nazionale. Ma si tratta solo di un avvertimento politico/mafioso, nulla di più.
La Regione...gli affari interni al genovesato...bah, quelli andranno avanti con la solita divisione del malloppo (come vanno avanti ovunque), mentre a livello nazionale giungeranno – e saranno subito messi in pratica – gli “avvisi di tempesta” spediti da Genova: peggio di un voto contrario in Parlamento, la prossima volta potrebbe toccare al Piemonte o, addirittura, all’Emilia.
Renzi è avvertito: coloro che sono stati “rottamati” non ci stanno a raccogliere le briciole sotto il tavolo, vogliono piatto, posate e bicchiere e partecipare al banchetto. Svolta politica? Ma quando mai! E’ d’altro che si sta parlando...

Osserviamo, ad esempio, ciò che capita dalle parti delle cosche dell’edilizia: leggete il collegamento in nota, non by-passatelo come una semplice notazione a margine, perché lì è spiegato nel dettaglio di cosa stiamo parlando (1). Anche le alluvioni tornano utili (come L’Aquila, del resto): per questo Burlando minacciò i giornalisti di una troupe televisiva di Primocanale “Farete una brutta fine...” (2)

E’ quasi una storia comica: per tutto l’Inverno, notai questi camion della Pa.Mo.Ter (gruppo Mamone) che uscivano dal casello di Albisola e prendevano la via del Giovo, la strada per Acqui Terme, per raggiungere Stella, il paese natale di Sandro Pertini. Provenivano dal sito di scavo del Terzo Valico alle spalle di Genova, quasi ai confini con l’alessandrino: circa 100 chilometri di strada. Sei camion il giorno per 6 corse ciascuno: 36 camion movimento terra che scaricavano a 100 chilometri dal luogo di scavo. Bel viaggio per della semplice terra: va beh che i rifiuti ne fanno anche 1000...ma quella è merce preziosa.

Il Comune di Stella, vista la “montagna” che si stava creando, chiese se fosse possibile utilizzarne una parte per un riempimento: voleva costruire un nuovo impianto calcistico.
Alt! Verboten! Questa terra è solo qui di passaggio, perché – dopo (non si capisce dove, quando e come) – dovremo riportarla a Prà (Genova) per lavori di riempimento. Così, la terra farà 150 chilometri: sempre che Prà sia la destinazione finale!

Questo, per capire come la vittoria o la sconfitta, ma anche il semplice conteggio dei voti, siano parte di una complessa operazione di distribuzione. Dde che? Ma dai, devo anche spiegarvi l’acqua calda...
Non importa se Toti vince e la Paita perde, perché nessuno – in realtà – perde mai nel gran gioco dell’Oca chiamato “Edilpolitica”. Al più, perde qualcosa, ma mai troppo: tutti lo sanno, oggi a te, domani a me...
Poi, bisogna osservare chi ha vinto e chi ha perso. Ma veramente vinto o perso.

Gli elettori, stufi, se ne vanno al mare il giorno delle elezioni: scelta più saggia, almeno dal punto di vista morale, non potrebbe esistere.
Qualcuno, invece, pensa di “punire” i partiti con questa disaffezione ma, per i partiti, il calo d’affluenza è tutta manna che piove dal cielo!

E’ scaduto il tempo del voto per appartenenza (ideale) ed è rimasto solo quello per convenienza (politica): esclusi gli elettori del M5S e d’alcune, sparute ali estreme, tutti gli altri votano per un ben preciso interesse di gruppo, che si trasforma in convenienza personale. Il grande fiume dei soldi pubblici, che si suddivide in mille ruscelli per guadagnare voti.
Oggi, il problema del voto (per i partiti, ovvio) non è tanto quello di guadagnare voti, quanto quello di stabilizzare, “solidificare” il proprio elettorato, sulla base di ben precisi vantaggi personali...che possono essere una sovvenzione all’editoria oppure un appalto, o ancora uno studio da commissionare, una ricerca (inutile) da attuare...ma tutte azioni che tendono al controllo di persone, famiglie, gruppi.
Da qui, si comprende come qualsiasi forma di reddito di cittadinanza o distribuzione paritetica e senza controllo sia vista come il fumo negli occhi.
Questo, vale per tutti.

Fatto 100 il numero dei votanti, con un’affluenza del 100% – se il mio partito ha 10 elettori – prendo il 10% ma, se l’affluenza cala al 50%, il mio partito “sale” al 20%: per questa ragione, in un panorama di calo dell’affluenza a due cifre (10-15%) anche le percentuali dei partiti sono, per lo meno, da prendere con le pinze. Anche quelle del M5S, tanto per capirci: il partito che “sale” al 30%, in realtà ha gli stessi voti di due anni fa, anzi, forse di meno.
E’ chiarissimo che l’elettorato del PD si è dileguato – in questo senso, la Liguria è un “laboratorio” – ma la gestione bipartisan della cosa pubblica (a tutti i livelli) impedisce qualsiasi intrusione sul modello spagnolo di Podemos. Quando mai un PD – che può avere l’appoggio di Forza Italia, della Lega (non crederete mica a Salvini, vero?) e d’altri “compari” – dovrebbe (sul modello spagnolo) cedere la poltrona di sindaco di Madrid/Roma ad uno sconosciuto “non-mazzettaro”?

Come diceva Enrico Berlinguer nella famosa intervista a Scalfari di una vita fa, la questione morale è veramente il nodo centrale della vicenda, ed è inutile – da qui in avanti – fare qualsiasi ragionamento politico.
Che li faccia la Magistratura, se ne ha l’opportunità ed il coraggio. 

01 maggio 2015

Provate...







Provate a dire ad un giovane che la sua vita, dai suoi anni fino alla vecchiaia, sarà pagata meno di 1.000 euro il mese, per sempre, così, sogni e bisogni, tutto in quei 1.000 euro, o meno.

Provate a dire ad un giovane che studiare serve a poco. Lui sa benissimo il perché: poiché, pur bravo diventi, sarà sbeffeggiato dal figlio del Direttore Generale, del Primario, del Giudice...che gli passerà davanti senza nemmeno guardarlo, mentre s’accomoda in un posto dove non dovrà fare nulla, solo obbedire ai comandi dall’alto. E guadagnare.

Provate a dire ad un giovane che quella mostra, l’Expo, sarà una virata verso il bel tempo, che l’economia si risolleverà: si metterà a ridere, perché sa benissimo che la deindustrializzazione dell’Italia fu decisa, in ambito europeo, molti anni fa. Ascoltate persone che sapevano come Nino Galloni: lui lo ha fatto, voi non sapete nemmeno chi sia Nino Galloni.

Provate a dire ad un giovane, a ribadirgli, che almeno si è trattato di lavoro per tanta gente, e lui vi ribadirà la lista delle tangenti, degli accordi succosi, dei favori, dei nepotismi che hanno ammantato la vicenda.

Provate a dire ad un giovane che il Job Act sarà la chiave di volta per definire i suoi diritti e doveri in un quadro democratico: vi osserverà come si guarda lo scemo del villaggio mentre blatera le sue litanie senza senso.

Provate a dire ad un giovane che, quando sarà meno giovane, lo stato si prenderà cura di lui: dopo tanto lavoro mal pagato avrà diritto ad una pensione. Non saprà se scoppiare a ridere o piangere, perché sa benissimo che – con l’avanzare del tempo – la pensione la prenderanno soltanto più i politici ed i loro accoliti. Per gli altri, lavoro fino al giorno prima del funerale.

Provate a dire ad un giovane che i SUV che osserva in strada, le vetrine milionarie, i ricevimenti alla Scala, i tappeti rossi, i Festival...sono il giusto corrispettivo per chi, come capitano d’industria, ha fatto la fortuna sua e delle persone che hanno lavorato per lui. Vi risponderà che i SUV, le vetrine milionarie...e tutto il resto sono i proventi dei furti organizzati, delle tangenti, delle ruberie. Capitani d’industria? Ah, ah, ah...possiamo chiamare così chi s’arricchisce pagando la gente 700 euro il mese quasi senza contribuzione...per fare cosa? Per seppellire rifiuti nei campi? Per costruire ponti che crollano il giorno dopo? Allontanatevi da qual giovane: potrebbe incazzarsi.

Presidenti che tutto presiedete, da Mattarella a Renzi, da Maroni a Pisapia...ma...vi stupite tanto che qualche centinaio di giovani dica basta a tutto questo in modo violento? Se lo dice nel modo corretto – quello che volete ascoltare voi – manco lo state a sentire. Se non dice nulla meglio ancora. Se lo dice, per lui, qualcuno in Parlamento lo zittite e lo deridete.
Ma vi stupite?