06 gennaio 2013

Operazione Polli di Renzo





Sessant’anni, donna, operaia tessile.

Un giorno come un altro – immagino, sono un uomo – il seno ti fa male e vai a fare il test; la risposta è senza appello: cancro al seno, operare subito, siamo già in “zona rischio”.

Diligente, sai che non hai scelta: superi la paura, ti fai ricoverare e ti operano. La tua unica speranza è sopravvivere: per te, tuo marito ed i tuoi figli.

L’operazione va bene ed i medici sono soddisfatti, anche tu tiri un sospiro di sollievo: sarà vero? Vedremo, intanto poteva andare peggio, potevano non dirti niente e, con un po’ di sfortuna in aggiunta, intravedere un camice bianco che scoteva la testa.



Terminata la convalescenza, ti contattano per mettere una protesi: è giusto, perché una donna con un seno solo deve sentirsi come una barca col timone bloccato, che non riesce a stare al vento e sbanda.

Tutto va bene e te ne torni a casa col tuo nuovo seno di silicone: non è più come prima – certo – ma anche l’occhio vuole la sua parte e, almeno, sotto il golf sembra una cosa normale, che non ti sia successo niente.

Fai la domanda per l’invalidità – non sei una persona che fa un lavoro sedentario – e non sai cosa ti diranno, ma speri: capiranno cosa ti è cascato sulla testa inaspettatamente? Il pianto ricacciato, la paura che i tuoi cari intorno al letto d’ospedale non ti dicessero la verità, che anche i medici mentissero per pietà.

Inoltre, anche dopo l’operazione, sollevare pesi forza troppo i muscoli attigui alla parte colpita dal tumore.

La risposta arriva dopo mesi – tutto quel che è un tuo diritto, oramai, in Italia giunge sempre in ritardo: ebbi il riconoscimento della legge 104 per mia suocera, invalida su una sedia a rotelle, ed il primo permesso me lo diedero il giorno del funerale! – e, lì per lì, non ti sembra molto chiara: ti viene riconosciuto il 74% d’invalidità.

Cosa vuol dire? In pratica, che non hai diritto a nulla: per avere qualche beneficio (del tutto aleatorio, tipo liste speciali, ecc) bisogna arrivare al 75%. Par en punt Martin l’à perdü le braie (per un punto Martino ha perso i pantaloni, raccontava mia nonna, torinese “doc”).

T’hanno presa in giro.



Eppure hai raccontato che, in un turno di 8 ore, sollevi circa 1.400 kg: 175 chili l’ora non sono molto, ma dopo aver subito un simile intervento chirurgico sono ben oltre le tue possibilità, e i medici lo sanno! Perché?

Ci sono parecchie ragioni tecniche, anche se la verità “che tutto muove” è la protervia del potere.

I medici, soprattutto quelli delle commissioni mediche, sono sottoposti ad uno spietato forcing da parte dell’INPS, il quale si arroga sempre di più strumenti di controllo sulle invalidità concesse: il che, non impedisce che, gli stessi politici (vedremo in seguito) si diano un gran daffare per proteggere i loro accoliti.

Da qui nascono i ciechi che giocano a carte e gli invalidi che trotterellano sui campi di calcio: in altre parole, ci vuole la classica “spinta”, altrimenti finisci col 74%.



Un secondo ostacolo riguarda i ricorsi: un tempo, si faceva ricorso alla Commissione Medica Regionale la quale – erano, spesso, medici militari – era meno soggetta alle volontà della Casta. Ci pensò Berlusconi nella legislatura 2001-2006: pensi che ti abbiano fatto un torto? Rivolgiti alla giustizia civile: ricorri al giudice monocratico…poi l’Appello, la Cassazione, fino alla Corte Costituzionale, al CEDU…intanto, sarai certamente morto.

I legali affermano che non è difficile vincere in primo grado, dopo…non ci giocano più di un cerino.

Cara amica: non ti rimane che continuare a sollevare i tuoi 1.400 chili per turno ancora per qualche anno…se sarai viva…altrimenti, lascerai il tuo 40% di pensione alle casse dell’INPS che sa cosa farne. Oh, come lo sa: ci sono molte liquidazioni milionarie dei manager di stato che aspettano, più le pensioni d’oro…



Mi ricordo di te, anche se non ci sei più, perché – per uno strano caso della vita – fui il tuo tutore per i passaggio in ruolo.

Piccola parentesi: nel “nuovo che avanza” sopravvivono usanze medievali come quella che – chi passa di ruolo nella scuola – viene valutato, soppesato, attentamente scrutato da due colleghi che devono stendere un’accurata relazione. I quali, spesso, saltano la barricata e finiscono per essere gli avvocati difensori dei colleghi: chi non lo farebbe?

Il tuo caso era un imprevisto accidente, perché non eri passata in ruolo l’anno precedente – storia più unica che rara – giacché avevi lasciato correre la verve di scrittrice nella tua relazione: soprattutto era stato quel “strano a dirsi, giungere all’alfa quando già s’intravede l’omega”. Non te lo perdonarono.



L’anno dopo ci mettemmo una pezza: il Dirigente Scolastico sapeva che eravamo pronti alla sfida, che portavamo appresso una serie di sentenze e lasciò correre. Brindammo al tuo passaggio di ruolo.

Già, l’omega: giusta la citazione, perché avevi già 53 anni e una carriera da precaria alle spalle. Capii la tua ironia.

Eri anche scrittrice, una fine scrittrice, ma pochi se n’accorsero: le tue storie inventate osservando i gatti nel cortile – umanizzati, ma col dubbio che fossero umani dalle sembianze gattesche – erano divertenti, come le tue peregrinazioni all’estero alla ricerca di un’adozione perché non potevi avere figli. E li amavi tanto.

Però, non ce la facevi già più, a 53 anni. Come lo ricordo.

Scorrevo il registro – una classe difficile, d’accordo, più adatta per dei sergenti che per una mamma trepidante – e vedevo le tue note: due, poi tre, quattro la settimana. Erano il segno che non riuscivi, che la tua bontà non serviva: per quelli ci voleva un po’ di frusta – chiedevano la presenza dell’autorità come una certezza nella quale credere, che scambiavano per autoritarismo – e non una mamma pietosa innamorata dei classici.

Fu un anno d’inferno: finalmente finì, entrasti in ruolo e – come da contratto – facesti domanda di trasferimento. Ti persi di vista.



Fu un giorno di Primavera quello in cui vidi il tuo manifesto mortuario: era l’anno maledetto, l’anno della riforma Fornero. Forse capisti che i tuoi 58 anni, oramai, non contavano più nulla, che saresti dovuta rimanere ancora chissà quanto a lottare con classi sempre più demotivate e, quindi, aggressive. Giovani senza colpa, come lo erano i nuvolosi che correvano in cielo di quel giorno maledetto nel quale lessi della tua morte.

Non fu una morte epica: fu un ictus scaturito dal tuo sempre maggior nervosismo, dalle porte che si chiudevano improvvisamente e che si riaprivano in un futuro lontano, del quale era difficile anche pronunciare il numero. 2019? E cosa significa?

Spero che ti sia reincarnata in una gatta e scruterò i gatti del vicinato: se ne vedrò una nera che fa sempre la matta, saprò d’averti ritrovata.



Come sono belli i giardinetti coi bambini che giocano, i ragazzini che flirtano in quello strano modo che non comprendiamo più. I gesti sono meno evidenti ma, a ben vedere, gli sguardi sono gli stessi.

Nessuno fa caso ad un uomo di mezza età che sembra cercare solo una panchina: non ha fretta, il passo è lento e sembra soppesare ogni istante, mentre osserva le gemme degli alberi che sbocciano, il primo timido verde che s’affaccia al mondo, ad una stagione calda dove trionferà di verzura per poi accettare la caducità della vita e finire nel bidone del netturbino.

L’uomo la trova, si siede: estrae un pacchetto dalla borsa che sembra un panino. Adesso farà merenda, osservando i ragazzi che giocano a basket nell’attiguo campo coi canestri.

Invece no: estrae una pistola da tiro cal. 22 e si spara. Muore sul colpo.

E’ un insegnante di 58 anni, che è stato malato di cancro e che non sa quanto la vita ancora gli concederà: per quanto tempo il male starà fermo? Riuscirò a vedere il figlio sistemato, magari un nipotino?

Quando legge i criteri della riforma Fornero capisce che per lui non c’è speranza: a 62 anni ed oltre non c’arrivo più, troppo distante, anche se sembra dietro l’angolo.

E così se ne va dal mondo con l’immagine dei ragazzi che ha cresciuto per una vita: chiede quasi scusa per il disturbo, ma la 22 fa poco rumore, magari non tutti s’accorgono. Che sia finita.



Anche di te mi ricordo, perché la tua statura non passa inosservata: non è che fossi una perla di sapienza, ma non è richiesto per fare il netturbino. Due occhi placidi – t’amo pio bove – incorniciati dai riccioli: non mancavi mai se c’era da farsi un bicchiere di bianco d’Estate o sostare al bar per un caffè come rifugio d’Inverno, giusto per chieder tregua al vento del Nord.

Poi ci prendesti gusto, ma sapevi di potertelo permettere.

Non mancavi un festival dell’Unità, sempre in prima fila se c’era da spostare le sedie o dare una mano in cucina: a volte, addirittura, ti mettevano ad appiccicare gli adesivi all’ingresso, un mestiere senza infamia né lode e privo di particolari “know-how”.

Già, ma tuo padre era un capoccione del partito e tu eri entrato nel PCI già al concepimento: non lo sapevi, ma avevi già la tessera in tasca quando eri in grembo. E, quando fu tempo, quel posto da netturbino.



Gironzola, gironzola con la scopa e la bicicletta col bidone: fermati a parlare con un passante, a fumarti una sigaretta…poi entri in un negozio a fare due chiacchiere…nella bella stagione c’è una macchia di fichi sul tracciato della vecchia ferrovia: il luogo perfetto per piazzarci una brandina e sonnecchiare.

Così, ogni tanto sparivi e nessuno sapeva dov’eri: fino al giorno nel quale il tuo capo ti sorprende a russare della grossa, là, vicino all’imbocco – oramai chiuso – della vecchia ferrovia. Avrei desiderato essere una mosca per godermi la scena: qualche cicala che canta, vociare di bambini che giocano al pallone e tu che russi. Poi il capo che ti riprende e tu che accampi scuse: quali? Mah…



Rivoluzione: si passa dalle bici col bidone alle “Ape” col cassonetto: sei diventato un netturbino semovente, uno spazzino motorizzato. L’Ape è perfetta per allontanarsi di più dai ficcanaso: c’è un grazioso boschetto lassù, in alto ma non distante dalla città. Fai trasloco.

Ossia: carichi la vecchia branda con tutti gli ammennicoli e ti trasferisci in una macchia della boscaglia, fresca ed al riparo dagli sguardi indiscreti. E ronfi.

Passa il tempo perché quel rompiscatole del tuo capo deve setacciare le boscaglie, gli anfratti, le cantine…dove ti sei cacciato? Gli servirebbe un “Apache” col radar per scovarti, ma ha solo una vecchia “Uno” e pure senza radio.

Passano gli anni, ma è solo questione di tempo, un giorno – di sfiga per te e di culo per lui – s’inoltra proprio in quella macchia d’alberi e ti scova. Si ripete la scena d’anni prima, là, sulla vecchia ferrovia: a questo punto della storia ci stai quasi simpatico ed il tuo capo sembra un bel rompicoglioni. Ma sei pagato per fare quel mestiere: non dimenticarlo.



Stavolta la cosa si fa seria – e ti pareva: anni passati a fare il segugio… – ed il capo non molla: entra in scena il paparino, che ti fa una ramanzina e racconta la storia di Stakanov per cercare di redimerti ma – lo immagino – lo fissi coi tuoi occhi liquidi dove appena traspare quel poco che t’interessa. Ossia la moglie, la pastasciutta ed i bianchi.

M’arriva la notizia che sei andato in pensione. Ma come?!? Hai poco di più di cinquant’anni…mal di schiena, hai il mal di schiena.



Oddio, non discuto sui guai altrui ma il mal di schiena l’ho avuto anch’io, e mica poco: ricordo giornate a scuola dopo nottate trascorse in compagnia di Toradol, Contramal o Cortisone.

Il preside che un giorno mi disse: “Professore, stia a casa”, mentre m’osservava piegato in due – al punto che i ragazzi mi toccavano la gobba prima delle versioni di greco e latino – ed io risposi: “Già, a casa sono solo col mio “compare” che non dà tregua: qui, almeno, mi distraggo un po’…” Quando ce la facevo.

Anch’io feci la domanda per vedere “cosa mi davano”: ricordo il medico legale che mi visitò, il quale mostrò la mia colonna “dal vivo”, osservando “Guardate, guardate voi stessi la colonna…”

Non gliene fregò nulla: appena entrato, una specie di medico che sembrava un ottuagenario colonnello degli Alpini mi ragguagliò: “guardi che noi non diamo nulla”. La commissione di Ceva – per inciso – è famosa per il suo “rigore” ed è ingolfata di ricorsi legali.



A te, invece, la pensione. Non è cambiato nulla: continui a girare per i bar, fra un bianco, un caffè ed una partita a cirulla, solo che non hai più né l’Ape e nemmeno la bici.

Ah sì, qualcosa è cambiato: adesso si chiama “Festa Democratica”.



E qui finisce la cronaca, che spero v’abbia divertito e rattristato: casi veri, persone a me vicine o che ho personalmente conosciuto, ma basta inserire “insegnante suicida” in Google e compare la lista. A me dà 1.210.000 pagine: certo, molte sono dei doppioni, ma sono più di un milione.

L’ultimo caso è quello di Carmine Cerbera, il docente precario di 48 anni che s’è suicidato a Calandrino, nei pressi di Napoli, lasciando moglie e figlie: in molti casi, perdendo il posto, il suicidio rimane l’unico modo di garantire la sopravvivenza alla propria famiglia. Abbiamo il coraggio d’aprire gli occhi di fronte a questa terribile atrocità e continuiamo a leggere. Il ministro Profumo “conosce bene e rispetta”, ma cosa conosce? Cosa rispetta?

E poi ci sono i casi dei piccoli imprenditori: chi si suicida perché non ha più un soldo e chi perché non avrà più anni. Le pensioni d’oro? E chi le tocca…



Lontano da me difendere solo la scuola: la riforma delle pensioni è e rimarrà (forse) l’unico provvedimento di questo governo a rimanere in piedi. Perché? Poiché non è aria fritta: si nutre di carne e sangue, come le bestie immonde.

Abbiamo visto scomparire la pagliacciata dell’abolizione delle Province in una nuvola di fumo: già lo sapevamo, quando “abolisci” qualcosa ma – prima – non fai una seria re-distribuzione delle competenze, vuol dire che sei un mendace.

E poi: perché le Province? E’ tutta l’architettura amministrativa che andrebbe rivista, dai piccoli Comuni alle inutili Regioni (abbiamo vissuto meglio fino al 1979, anno della riforma sanitaria e della loro “consacrazione”, e nessuno ne avvertiva la mancanza) eppure, qualcuno nel 1970 pensò bene di dare attuazione all’articolo della Costituzione che le riguardava. Gli altri 200 articoli, circa, li dimenticarono.



La “Spending Review” è solo una delle tante leggi Finanziarie, una roba inguardabile e buffonesca: ma chi è Enrico Bondi? Da quando, lo Stato, vara un governo “tecnico” e poi fa scrivere una legge economica a terzi? Cos’è, una legge in appalto?



La riforma del lavoro non ha cambiato nulla (in meglio ovviamente): i ragazzi continuano a lavorare di tre mesi in tre mesi (quando capita) oppure giocano a “Il Laureato” nei call centre. In compenso, per i loro padri è più facile essere licenziati.



La vera chicca, però, è stata la creazione della Fornero: ricordiamo che, il governo, sancì che non ci sarebbe stata trattativa con le parti sociali per la previdenza. E per cosa c’è, allora? Per le date del Campionato di Calcio?

Qui, ci sono un paio d’elementi da sottolineare: il primo è la straordinaria (e voluta) inadeguatezza della Fornero, una donna che la osservi e ti chiedi come possa una contadinotta vestita a festa come lei essere salita così in alto.

La Fornero è docente universitaria soltanto perché suo marito, il professor Deaglio, lo ha deciso: altrimenti, una persona con la sua scarsa cultura non sarebbe diventata niente di più che una commercialista qualunque. Quattro conti per l’IRPEF e l’IVA delle piccole “boite” (officine) piemontesi.

Ella stessa, in un pazzesco ardire, si è definita “non preparata” per fare il ministro, con un linguaggio ed un’espressione più utile per descrivere chi salta un appello all’Università, di certo non l’affidamento di un ministero cruciale!

Candidamente, lo ha ammesso: “erano i mercati e l’Europa a volerla (la riforma)”. Senza accorgersi di confessare un altro reato: tradimento. Che esisterebbe se lei avesse avuto un mandato politico (qui, lo ammetto, la cosa è dubbia), e allora tutto torna nelle mani di Napolitano, che ha eseguito la più scellerata alchimia politica ed oggi se ne duole: comprende che la Storia lo giudicherà severamente, come il peggior presidente della Storia Repubblicana.



Napolitano è il secondo aspetto, perché nel momento in cui decise per le “non elezioni” s’assunse una responsabilità istituzionale enorme: oggi, col Paese in macerie per la calata degli Unni finanziari, sa di lasciare in eredità una nazione sconquassata da mille crisi che s’intersecano. Sociali, economiche, finanziarie, industriali, culturali: e, per prima, di fiducia nel futuro. Proprio l’esatto contrario di quello che vorrebbero far credere: Wall Street è salva, Main Street è precipitata nel fango.



Cosa possiamo fare?

Cambiare mentalità, capire come ci hanno portato fino a questo punto: per riscoprire l’unità dei diseredati, dei sans papier ai sans argent. Ai sans vie.

Jiddu Krishnamurti affermava che, in presenza di un grande dolore, si doveva ricostruire minuziosamente la “mappa del dolore” per potersi almeno muovere al suo interno e poter ricostruire. Un percorso analitico, dunque.

Molti credono d’aver capito tutto delle vicende economiche e, soprattutto, degli stratagemmi mediatici necessari per sorreggerle: consentitemi d’avere qualche dubbio.



La nostra divisione è la loro vittoria. Ci hanno lavorato per anni: siamo pressappoco un esperimento biologico, dei cani di Pavlov o poco di più. Divide et impera, questo è sempre l’obiettivo.

Bisogna che i ricchi diventino più ricchi ed i poveri più poveri, ma non possiamo dirlo: perché? Diamine! Noi (Casta, imprenditori, faccendieri, boiardi di stato, prelati, bronto-crati, ecc) siamo i più ricchi e dunque…difendiamo la nostra ricchezza!

Prova: il coefficiente di Gini (1) (che misura la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza) ci pone al 37° posto, ma nel 2005, e stanno molto attenti a non pubblicare più dati (veri). Ah, il 37° posto, comunque, sta fra la Grecia e la Moldavia: gli altri Paesi europei sono molto lontani (2).

Il 10% della popolazione possiede circa metà della ricchezza nazionale: provate un poco ad immaginare, a “selezionare” una persona su 10 – quando siete alla spiaggia, al supermercato – e poi dividere i beni in due. Una casa a noi ed una a lui, e così via: come può reggere un simile squilibrio? Come mascherarlo?

Scateniamo una guerra, anzi, più guerre. La chiameremo “Operazione Polli di Renzo”.



La prima è fra dipendenti pubblici e privati: magistrale nominare ministro Brunetta, un uomo così amato/odiato dove lo vai a trovare? Polarizza subito i consensi/dissensi e ti fa scoppiare la bagarre: gli italiani saranno impegnati nell’azzuffarsi fra idraulici evasori ed impiegati nullafacenti, si scambieranno accuse al vetriolo e si dimenticheranno di noi. Quando sarà ora di votare s’infileranno ordinatamente dietro le schiere, abilmente preparate, destra/sinistra.



La seconda guerra deve mettere a confronto giovani ed anziani, ma qui il lavoro deve essere più attento perché si va ad “operare” all’interno delle famiglie.

Posto che qualsiasi provvedimento deve toccare marginalmente chi è già in pensione – un elettorato enorme, che vota e che non bisogna giocarsi – si deve colpire pesantemente chi è al lavoro. Ma, sempre, con la giustificazione della “disparità” fra chi è garantito e chi no: togliendo, ovviamente, a chi è garantito senza aumentare le garanzie per chi non lo era.

Qui è essenziale l’aiuto dei sindacati: daremo l’impressione di due sindacati “venduti” (CISL ed UIL) e di uno “che lotta” ma sia chiaro, è solo una montatura. La CGIL è saldamente controllata dal PD, solo alcune schegge impazzite s’allontanano.

Qualcuno scopre i nostri trucchi, ma è destinato all’anonimato (3), poiché il fuoco di fila nei confronti dei giovani è, per fortuna, intenso.



Per prima cosa bisogna agire sulla naturale frizione fra generazioni: i genitori (che sono coloro che li mantengono fin oltre i 30 anni!) devono essere presentati come retrogradi e conservatori, come sempre.

Per i giovani, devono aumentare le trasmissioni Tv nelle quali è il successo la chiave vincente: non sulla bravura, per carità! Solo bellezza, qualche bravura ma in campi secondari come la musica o la canzone: insomma, più dei fenomeni da baraccone che vera bravura, così tutti la bevono. In compenso, molta attenzione a modelli che premiano la bellezza e basta, meglio se un po’ volgare.

In questo modo otterremo una continua eccitazione nei confronti delle vicende (virtuali) che coinvolgono gli adolescenti “di successo”: essi vedranno genitori, insegnanti ed adulti in genere come un modello perdente e saranno succubi della continua “acquolina in bocca”, proprio come i cani di Pavlov.

Qualcuno s’accorge del trucco e rimane schifato? Ragazzi, le porte dell’emigrazione sono sempre aperte…



Ci sono poi una serie di guerre “secondarie” che bisogna alimentare: TAV/No-TAV, Ponte-No-Ponte, ecc.

Che se ne parli, bene o male, ma che se ne parli: mai, però, discorsi approfonditi sull’utilità di quelle opere (che, siamo matti?), solo cronache di botte e qualche gossip, se si trova.



Intanto, osservo dal finestrino dell’auto l’uomo con la paletta dei lavori stradali: quanti anni avrà? Mi sembra vecchio, più vecchio di me che ne ho già 62. O è solo mal tenuto? Ha lo sguardo spento: meno male – penso fra me e me – che lo mettono a fermare le auto con la paletta…c’è un giovane, ma è sulla pala meccanica che sta lavorando…accanto, un nero appoggiato alla pala.

Ma come si fa, a quell’età, a restare otto ore al freddo, in piedi: e se hai veramente mal di schiena? Gli diranno, come hanno detto a me, “noi non diamo niente”? E cosa farà?



C’è una generale incomprensione della falcidia sociale che è stata la riforma Fornero: se lo chiedi ai quaranta-cinquantenni ti rispondono “tanto io non c’arrivo”, “per noi non ci sarà più”, i giovani “io morirò prima”, eccetera.

E’ una bella rimozione collettiva del dolore, per sopravvivere, come succede negli ambienti estremi: mai pensare al dopodomani, già sopravvivere oggi è dura. Eppure arriverà, inesorabile: anzi, c’è da sperare d’arrivarci. Cos’è?



Se ti va bene è soltanto un malessere generale, una stanchezza che prima non provavi: hai bisogno di fermarti a riposare. Quando avevo 40 anni avevo un appezzamento di terreno con gli albicocchi, 37 per la precisione: in un mesetto li potavo tutti. Ora ne ho uno e ci metto giorni e giorni a potarlo.

Non parliamo della scuola: passavo le notti a correggere – quasi mi piaceva perché c’era la Coppa America di Vela e tenevo la Tv accesa – adesso, dopo un “pacco” di relazioni m’addormento. I ragazzi li sopporti per un paio d’ore, poi hai bisogno di una boccata d’aria, di sederti tranquillo in un posto senza rumore, eppure ci devi stare.

Qui interviene un’altra frattura: c’è chi pensa che solo chi ha un lavoro manuale sia “usurato”. E’ un errore di percezione: eppure, tanti ci cascano.



I casi sono tanti e molto diversi: nel privato, ad esempio, viene spesso usata la legge sull’amianto per pensionare persone (gli anni di contribuzione raddoppiano) che l’amianto l’hanno appena sfiorato. Chi l’ha lavorato veramente – la Eternit di Alessandria, l’ACNA di Cengio – è morto da tempo oppure l’ha solo visto, e così sopravvivrà, come capita all’ACNA dove ci sono pensionati di 50 anni.

La legge sull’amianto non si applica nel pubblico, eppure nei laboratori l’amianto c’era: nel privato ne hanno goduto anche gli impiegati. E’ stata una valvola di sfogo per mandare in pensione persone della quali il ciclo produttivo non sapeva più che farsene: è arrivata la Fornero e sono diventati “esodati”.



Nel pubblico sono “soprannumerari”, ma è stata la Gelmini (la folle) a dimezzare le ore di laboratorio negli Istituti Tecnici: un’ora la settimana. Mi dite voi che si fa? Profumo ha confermato tutto, salvo promettere “la priorità e l’importanza dell’istruzione tecnica e professionale”. Una buffonata, visto che la quota/PIL che l’Italia destina alla scuola è sensibilmente inferiore a quello che destinano gli altri Paesi Europei (5).

Eppure gli operai ti guardano come un privilegiato se racconti che non ce la fai più a tenere una classe, che esci col mal di testa ogni giorno: tu capisci la fatica fisica, loro non capiscono la fatica mentale.

E’ un’altra affermazione dell’operazione Polli di Renzo che va a segno.

Cosa devono farci pagare?



La scarsa risposta che gli italiani hanno dato alla previdenza complementare (6), i quali non hanno consegnato diligentemente il loro TFR ai forzieri delle banche: il cambio – speriamo che la capiscano, afferma l’INPS – hanno ricevuto la controriforma delle pensioni più pesante d’Europa.

Converrebbe chiedere a Mastropasqua (presidente INPS) che mestiere fa, visto che ha 25 incarichi per un milione di euro l’anno di compenso (8).

Giocando sull’aumento della speranza di vita – che è stata pressappoco di un anno in un decennio (7) – raccontano d’incrementi pazzeschi: le statistiche sono le peggior menzogne. Quanto ne risentirà la qualità del lavoro?



Già oggi, la scuola – che è il settore che conosco – è al lumicino: nonostante le apparenze, le dichiarazioni, le promesse, ecc, fra i corridoi a nessuno frega più niente. E ti credo, hanno alzato l’età della pensione di 5 anni in un botto! Rovinando la vita alle persone che s’erano già preparate il “passaggio”, con un avviso dato con l’anticipo di sei mesi!

I colleghi, tristissimi, i conti se li sono fatti: incrociando la riforma Fornero con quella Sacconi, dalla prima ricavi 66 anni, ma dalla seconda una tabella di marcia – tre mesi la volta in più – che ti porta fino a 70 ed oltre.

La vita che ti viene concessa, dopo, è quella col pannolone: sì, anche per i giovani che fanno finta di non pensarci.



A loro frega meno ancora: si preparano ad una scuola privata (finanziata dallo Stato) d’elite nella quale mandare i loro rampolli…degli altri…e chi se ne frega! La Sanità? Noi paghiamo, gli altri…quando ascolto mia cugina, in Francia, raccontare che tutte le medicine sono gratis, tutti i ricoveri sono gratis, tutte le visite specialistiche sono gratis o rimborsate al 90% mi prende lo sconforto. Anche da noi era così: 40 anni fa.



Il danno, corrispondente ai due “e chi se ne frega”, incrociati, sarà lampante fra qualche anno: prepariamoci ad una società sempre più violenta, dove si uccide per uno sguardo ad una ragazza o per rubare una collanina d’oro ad una vecchietta. Succede già oggi: moltiplicate, gente, moltiplicate…



E così andremo a votare: a destra il Partito dei Briganti, al centro quello del Rotary…a sinistra? Non saprei se definirlo dei Ladroni – rubano tutti – ma quello dei Falsoni senza dubbio.

Nella generale ingiustizia e protervia della riforma Fornero c’è anche un errore, sì, proprio un errore che sta condannando 3.500 persone che avevano diritto ad andare in pensione: ci sono anch’io fra quei 3.500, non mi nascondo dietro ad un dito.

Lo hanno riconosciuto tutti – persino “a denti stretti” la Fornero – e c’è una memoria giuridica dell’ex sen. Imposimato (oltretutto, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione) la quale ha un titolo che è tutto un programma: Caro Polillo “Quota 96” ha ragione e voi torto, marcio (11). Polillo è sottosegretario all’Economia.

Semplicemente, si sono “scordati” che la scuola va ad anno scolastico, non ad anno solare: tutti i calcoli vanno quindi riferiti al 31 Agosto, non al 31 Gennaio, che per il calendario scolastico (dal quale dipendono tutte le operazioni sul personale) è una data senza senso.



Premesso che è tutto l’impianto della riforma Fornero ad essere disastroso, alcuni parlamentari si sono battuti per sanare, almeno, quello che a tutti gli effetti è solo un errore.

Essi sono Manuela Ghizzoni, Mariangela Bastico e Vincenzo Vita, tutti del PD: nessuno di loro è più in lista, nonostante i mille trucchi per raggirare chi ha votato alle primarie (9).



“Auspico che il prossimo governo di centro sinistra, se otterrà i voti necessari, con Bersani premier, assuma “quota96” come impegno prioritario. Auspico, inoltre, che ci sia in parlamento chi, come me e Manuela Ghizzoni, voglia condurre con altrettanto impegno e determinazione la nostra-vostra battaglia.”



“È ufficiale: Matteo Richetti ha vinto le primarie del Pd a Modena…Sconfitte le deputate uscenti Manuela Ghizzoni e Mariangela Bastico.”



“Non andrà in Parlamento, e nel frattempo si dimette anche da segretario dell’Umbria Lamberto Bottini, arrivato penultimo. Non senza mandare accuse molto pesanti: “In occasione di queste primarie, si manifesta infatti con chiarezza un atteggiamento protagonista e pervasivo di alcuni vertici istituzionali che hanno giocato una partita dal mio punto di vista discutibile per il ruolo di governo che compete alle istituzioni, che ha influito in maniera decisiva sui risultati della consultazione”.”

(Fonte: L'Unità)

Questo ci chiarisce qualcosa del futuro: Berlusconi, da parte sua, farà l’accordo con la Lega (conviene ad entrambi) per poi mollarla ed andare con Monti, Monti starà dov’è (non serve altro) perché Bersani, dopo le elezioni, mollerà Vendola e qualche altro rompiscatole come Fassina. Preventivamente, si cerca d’escludere le “ali” estreme: i montani – tanto se ne andranno con Monti, Bersani lo sa – e, più pericolosi, una schiera di prim’attori e di peones che ritengono ancora che i diritti delle persone siano preminenti rispetto a quelli delle banche. Anche se poi – per onore di verità – hanno votato tutte le leggi di Monti.



Perciò, mentre Berlusconi sputa su Monti, Bersani tace per non scoprire troppo le sue intenzioni – ossia che tutto continuerà come prima – e Scalfari da penoso è diventato vomitevole (10), quando afferma di essere “cambiato” nei confronti di Monti (glielo avrà detto De Benedetti?) e noi già intravediamo il nostro futuro.

Soltanto se i “contro Monti” – Lega, Grillo, Ingroia e domani Vendola – saranno abbastanza da creare grattacapi si può sperare qualcosa, soprattutto mettendosi in testa che non andare a votare, a loro, non frega nulla: governerebbero col 30% dei votanti, e vi direbbero pure che nelle “grandi democrazie” funziona così. Per loro, ovviamente.














02 gennaio 2013

Fotoraccolta

Mio fratello, Paolo Bertani, fa questi fotomontaggi: facciamoci due risate. Amare.













30 dicembre 2012

Un uomo da marciapiede



Peggio di così… – si dice – già…

Appena un anno or sono un uomo di nome Mario Monti viene nominato senatore a vita: non lo furono Monicelli, Gassman, De André, Bacchelli, Sinopoli, De Filippo, Rubbia, Montanelli, Gigi Riva, Enzo Biagi, Sordi…quali meriti aveva quest’uomo? Non si sa, a parte una mediocre gestione di parecchie aziende, alcuni flop, molto pour parler, la vicinanza con il mondo bancario e la nomina a commissario europeo da parte dell’adesso “nemico” Silvio Berlusconi.



Un grigio Travèt viene nominato prima senatore a vita, poi presidente del consiglio – le minuscole non sono dei refusi – e dà vita al più trasgressivo esperimento politico della Repubblica, dalla sua nascita.

Sono nominati ministri personaggi sconosciuti, con la scusa che erano “professori”: assistiamo oggi alla più misera corsa al seggio da parte delle stesse persone. Non importa con chi: basta esserci, continuare a percepire stipendi da favola, a garantire ai propri figli sicurezza poco “choosy” – come hanno fatto la Fornero e la Cancellieri – a nominare la propria compagna in un posto chiave della CONSIP – l’ente che cura tutti gli acquisti della Pubblica Amministrazione, come ha fatto Grilli – e mille altre miserie di questa gente senza nome e senza onore. Perché?



Poiché l’aveva deciso la BCE alcuni anni or sono: gli Stati non sono più affidabili per la gestione dell’economia, dobbiamo intervenire in prima persona. Esperimento Italia, dopo un esperimento Grecia che – trattandosi di un piccolo Paese – non forniva troppe certezze per l’avvenire.



La cosa ebbe inizio negli ultimi tempi di George W. Bush: non potendo più stampare dollari (anche senza più pubblicare i certificati M3) poiché il valore del dollaro andava erodendosi nei confronti dell’euro, ma anche dello yuan, i think tank statunitensi trovarono il trucco.

S’iniziava a parlare di mercato del petrolio in euro: la molla che ha fatto scattare la fine di Saddam e l’attento “monitoraggio” dell’Iran. Gheddafi meglio morto: non si sa mai.



Vennero stampati i famosi “titoli spazzatura” – storia che conosciamo – basandosi sulla “solidità” del mercato immobiliare USA (!) e sulla certezza che John Smith – conducente di scuolabus e barista a tempo parziale – riuscisse a pagare 200.000 dollari in vent’anni avendo, come paga, il minimo salariale di 6,5 dollari l’ora.

Quindi, li hanno rivenduti a mezzo mondo con sconti “fantasmagorici”: al 50, 30, 20% del titolo originale…basta prendere soldi buoni. In pratica, come fa la n’drangheta per riciclare i soldi della cocaina.

Non contenti, chiesero aiuto all’Europa la quale – fraternamente e generosamente – partecipò al “piano Paulson” fornendo linfa vitale – come Royal Bank of Scotland ed UBS – per poi chiedere aiuto alle finanze pubbliche. Le quali, non hanno altro mezzo per trovare soldi nell’immediato che tassare e tagliare lo stato sociale.



Poi arrivarono i democratici, quelli “buoni”, che rinverdirono i fasti bellici dei Clinton: il marito si limitò alla Jugoslavia, la moglie ha fatto meglio, tutto il Nord Africa. Al prossimo segretario di stato la Siria.



L’ultimo anelito di burattinai nostrani si è consumato di notte, la notte dell’approvazione della “legge di stabilità” (la Finanziaria) con l’incredibile esclusione dei titoli derivati dalla Tobin tax, che metterà a rischio i conti pubblici per una previsione di 1,1 miliardi di euro. Pazienza: taglieranno ancora un po’ la Scuola e la Sanità, tanto per loro ci sono la sanità di Montecitorio e le scuole dei Gesuiti (1).

Il bello è che, per quanto riguarda le pensioni (persone inabili, ecc) la ragioneria dello stato risponde sempre che – anche per questioni come la SLA, gli insegnanti dichiarati inabili, soprannumerari, esodati vari – mettono “a repentaglio la stabilità del bilancio”!



Oggi, tutti i partiti principali di questo circo Barnum si sperticano nell’assicurare “i saldi di bilancio”, ossia che il prossimo governo rispetterà i “numeri” di Monti: solo Berlusconi fa il galletto, ma si dimentica che Tremonti portò il debito pubblico al 120%. Monti, “salvando l’Italia”, l’ha incrementato al 123%: eravamo capaci anche noi di salvare l’Italia distruggendola, ci vuole poco.



Perciò, cari amici del centro e del centro destra, del centro sinistra ovunque voi siate, vendoliani speranzosi, leghisti creduloni e quant’altro, fateci il santo piacere di star zitti. “Rispetterete” l’agenda di Monti, il continuatore di Berlusconi? E allora fotterete noi, non c’è scampo.

Da ultimo, gli italiani non hanno capito una mazza della questione “spread” – che è sì falsa per la sua gestione – ma terribilmente reale nei suoi effetti.



Gli italiani la vedono come un campionato di calcio al contrario: se prima era a 500 ed adesso è a 300, vuol dire che va meglio. Non è vero niente: significa che pagheremo circa il 3,5 al posto del 5,5% sui certificati del debito. Sì è un po’ meglio, ma in anni non lontani – appena 4 anni fa – lo spread era a 24.

Sì, i titoli italiani pagavano lo 0,24% in più dei titoli tedeschi, intorno all’1%: qualcuno mi spiega cosa succederà quando andranno a scadenza centinaia di miliardi di titoli al 5,5%? E quelli che stiamo vendendo al 3,5%? Le Poste pagano, già oggi, il 3,25% (lordo) sui comuni libretti di deposito!



Questa economia non ha futuro, i “Chicago boys” sono la peggior iattura della storia economica mondiale e le prospettate politiche “keynesiane” sono fatte da persone che non hanno mai letto né Marx né John Maynard Keynes.

Come fa uno stato indebitato al limite del collasso ad indebitarsi per sostenere “la crescita”?

Dobbiamo andare verso uno stato socialista ad economia programmata – lo so, per molti è una bestemmia – ma non c’è altra soluzione, anche il rapido esaurimento delle risorse ambientali conforta questa tesi.



Per ora abbiamo Grillo e la neonata formazione di Ingroia: non sarà molto, ma sono gli unici grimaldelli che abbiamo a disposizione.







23 dicembre 2012

Auguri di Buone Feste




Lo so, ci stava meglio un paesaggio imbiancato o una Befana sexy in calze autoreggenti...ma che volete...anche i Tre Re Magi non sfigurano. Dietro, s'intravedono il bue e l'asinello. Sullo sfondo, una mandria di pecore.
Abbiamo appena saputo che l'abolizione delle Province era tutta uno scherzo, che ci sarà una pioggia di miliardi per la TAV, il Mose e la "produttività". In tutto 5-6 miliardi. 10.000 esodati in più saranno salvati: chi? Non si sa: recatevi in tabaccheria e comprate lo speciale "gratta e vinci" per sapere se sarete a bordo della nave di salvataggio (Titanic) oppure se sarete abbandonati ai marosi.
L'obiettivo ha colto i tre mentre stanno applaudendo Domineddio in persona, sceso a rassicurarli: la banche, le aziende e la Casta saranno sempre salvate. Gli altri? Dio ha avuto un attimo d'amnesia. Passerà.
Nonostante questi scherzi di Carnevale anticipati, volevo farvi gli auguri personalmente con una storiella (l'ho mandata per posta, ma forse non a tutti è arrivata):

Prima del combattimento il capitano dice: "Adesso ci lanceremo all'assalto della trincea nemica, uomo contro uomo!"

"Signor capitano..."

"Che cosa vuoi Avramole?"

"Vorrei che lei mi indicasse l'uomo, così posso prima discutere con lui e trovare una soluzione."

Noi, restiamo umani.

21 dicembre 2012

Assalto finale: a colpi di fucili a tappi e monete del Monopoli



Mi sono spesso chiesto se le soluzioni “monetaristiche”, proposte da parecchi “think tank” per uscire dalla crisi (vera, falsa, inventata, ecc, poco importa), siano sufficienti per un Paese come l’Italia.

Chi crede in una nuova moneta, chi nell’allontanamento dall’Europa, chi al “congelamento” del debito pubblico (varie forme ed ipotesi), chi santifica l’euro e chi lo mette all’Inferno…ce n’è per tutte le tasche, le razze e le religioni.

Personalmente, sono rimasto vicino alle tesi di Mimmo de Simone e del prof. Auriti, ma non è nemmeno quel che Bertani crede così importante: vorrei chiedere a tutti – visto che i miei articoli fanno il giro del Web – di leggere questo articolo ed i fatti riportati, poi di stendere i piani per un nuovo governo (o roba del genere, massima libertà) che non comporti soluzioni drastiche. Ossia fucilazioni, impiccagioni, ecc.



Il primo caso è ancora legato al Ponte sullo Stretto, che ci costerà 500 milioni di euro prima di cominciare: invito caldamente a leggere (1) l’articolo con la dettagliata storia del misfatto, del quale farò una sintesi.

Nel 2006 (27 Marzo) viene firmato il contratto con Impregilo & altri che, attenzione, non comporta penali. Ma il diavolo è birbone e la coppia Matteoli-Micciché, subito dopo, introduce una nuova clausola nel contratto, la quale fissa in 540 giorni il pagamento della penale “a meno che il progetto non venga rifiutato dal CIPE” (presidente Micciché).

L’anima nera della vicenda è però Pietro Ciucci il quale, oltre che amministratore delegato della società Stretto di Messina S.p.A., è presidente dell’ANAS. Sì, strade (pubbliche) e ponti (semi-privati) che s’incontrano e festeggiano! Un bel conflitto d’interesse, ma passiamo oltre.

C’è una clausola che renderebbe tutto più facile, visto che la costruzione del ponte non è stata decisa, ossia che il CIPE (presidente Micciché) bocciasse il progetto: tutto tornerebbe da capo, a bocce ferme. Già, ma la società ha già l’acquolina in bocca per quei 500 milioni di penale, che consentono anche robuste tangenti. Ipotizziamo, non ne abbiamo prove.

Fra Inferno e Paradiso (contribuenti che pagano e aziende che intascano) avvengono anche i miracoli: eh sì, miracolo a Messina, tutti si sono scordati dello scorrere del tempo. Che caso.

I 540 giorni sono scaduti lo scorso 3 Novembre (2012) e Ciucci si è presentato all’incasso: strano modo d’incassare, con la destra (pubblica) “qualcuno” pagherà e con la sinistra (privata) “qualcuno” incasserà.

E il Governo? I ministri competenti?



Per quanto ne sappiamo – Passera e Clini, immaginiamo – hanno taciuto, salvo emanare in zona Cesarini un decreto che “ferma tutto per due anni”: un decreto chiaramente illegale, come ha evidenziato Ciucci, un tentativo stupido, giacché una società è straniera, ecc, ecc. Bastava rifiutare il progetto: oh, quale ingenuità da parte dei due ministri!

Il primo ha scaldato una sedia per un anno fotocopiando una serie di decreti “Sviluppo Italia” dei quali nessuno s’è accorto, il secondo ha ancora il relitto della Concordia a bagno. Aspetterà una mareggiata come si deve che la faccia affondare.

Possiamo, dobbiamo veramente credere che le cose siano andate così, oppure – buona la seconda – che fossero tutti d’accordo?

Tanto c’è il pozzo di san Patrizio delle tasse e delle nuove pensioni, che forniscono abbondante moneta: tu, fatti mangiare la tredicesima (se ce l’hai) per pagare l’IMU e lavora fino a 70 anni.

Intanto, 500 milioni per loro signori, senza muovere un dito. E passiamo alla seconda.



Per la seconda storia dobbiamo fare la conoscenza di Francesco Bellavista Calagirone, un nome che è tutto un programma: che sia un parente della contessa Viendalmare di fantozziana memoria?

Difatti, Bellavista Caltagirone è proprio sul mare che opera: è un costruttore di porti turistici, è quello che dovrebbero risolvere l’annoso problema dei posti barca in Italia e, soprattutto, dei prezzi.



Apriamo una breve parentesi: in Italia, se hai una barca, devi essere ricco per forza. Dunque, giù a stramazzarti di tasse e su con i prezzi dei noleggi: tanto, sono ricchi. In questo modo, la nautica italiana sta scomparendo: ai saloni si vedono solo più “barche da sogno” che costano milioni di euro e la classe media, oramai, non ha più possibilità di navigare. Difatti, i porti sono zeppi d’inserzioni di barche in vendita e il mercato delle barche “medie” (7-10 m) sta sparendo, insieme a quello dei gommoni e tutto il resto.

Risultato: i litorali italiani, d’Estate, sono sempre più deserti, mentre Dalmazia, Francia e Spagna ringraziano. Per la Francia bisogna aggiungere una nota: la Costa Azzurra è oramai, per prezzi (anche immobiliari) “diventata Italia” (per l’invasione italiana dei piccoli natanti) e i francesi sono un poco incazzati. Bisogna andare oltre la Camargue per trovare “prezzi francesi”.

Chissà perché, nel resto d’Europa il problema degli ormeggi non esiste: da Lisbona a Lubecca (Gran Bretagna compresa) si trova sempre posto e, per tenere all’ormeggio una barca, non ti devi svenare. E sì che hanno pure un problemino da nulla in aggiunta: la marea!



Se, invece, entriamo in un porto turistico italiano tutto sembra statico, immutabile: le barche sono sempre le stesse – escono raramente – e appassiscono così, di anno in anno, intristite dalla noia. Perché la barca è femmina, e se non vede un po’ di gente per chiacchierare s’avvolga di malinconia.

Quando, poi, chiedete notizie dei proprietari dei “mastodonti” allineati in banchina le risposte sono sempre le solite: “La barca è sequestrata, lui era in galera, ora deve essere uscito ma è ai domiciliari…” “Venivano, ogni tanto, poi più nulla: ho saputo che abitano in Ungheria…” “E’ stato coinvolto in uno scandalo, una storia di tangenti…adesso vive alle Cayman…”. E si potrebbe continuare.

Quelle non sono barche: sono soltanto lo status symbol, ossia la presenza, visibile e palpabile, nel mondo reale dello stuolo di faccendieri che ruotano intorno alla politica.

Oh che bel mestiere, fare il faccendiere…belle ragazze in bikini sul ponte, poi si esce e quelle muoiono dalla voglia di levarselo. Per prendere il sole: cosa avevate capito?

Come sono lontani i tempi nei quali Albert Einstein confessava: “Mi piace andare in vela, perché è lo sport meno faticoso che esista”. E’ vero: è la testa, soprattutto, che deve lavorare.

Come mai è finita così? Andiamo a chiederlo al nostro Francesco Bellavista Caltagirone, andiamo ad ascoltare cosa è successo a Fiumicino e, prima, ad Imperia dove sono (ancora in costruzione, ma bloccati dalle inchieste) porti colossali.



Il nome della società che vinse l’appalto era tutto un programma: Acqua Pia Antica Marcia, di Francesco Bellavista Caltagirone, ovviamente. Acqua (logico), Pia (sa di finanze vaticane o roba del genere), Antica (siamo qui da sempre, siamo solidi) e Marcia (la realtà): che poi corrisponda a qualche toponimo poco importa.

Anche qui, la fonte è in nota (2) ma vedrò di riassumere.



Il sistema è sempre il solito: siccome entrano nel “giro” dei finanziatori le istituzioni (Comune, Regione, ecc) il piatto deve essere ricco, più ricco del necessario. E così è: 400 milioni, lo volete o no il porto?

Poi, inizia il balletto dei subappalti (che vi risparmio): tutto finisce con un’azienda di Reggio nell’Emilia (altre fonti riportano Torino) la quale esegue materialmente i lavori per circa 100 milioni di euro.

E gli altri 300? Mistero.

Evidentemente, ci voleva qualche soldino in più per eseguire dei lavori “veri”, perché i moli galleggianti affondano subito e la diga foranea ci metterà solo un po’ di più a scendere a mare, poiché la base di tetraedri di cemento è stata posata male. La Magistratura sequestra tutto, ossia dei rottami.

Non preoccupatevi per l’azienda che ha materialmente costruito: di norma falliscono ed i veri proprietari finiscono in qualche paradiso fiscale (dove non è prevista l’estradizione).

Ah, un’ultima nota: adesso Fiumicino vuole anche il porto mercantile – e te pareva! dopo un simile “successo” – speriamo che il giro degli appalti, anche questa volta, sia bonario. Come gli Dei.



Precedentemente, Bellavista Caltagirone (che, riconosciamo, ha una gran “bella vista” per gli affari) era stato coinvolto e carcerato per quella che doveva essere la “truffa del secolo” nel campo dei porti: Imperia.

Qui, la storia (3) ha anche i connotati del feuilleton d’appendice: c’è la bella “vedova allegra” – Beatrice Cozzi Parodi – che diventa la compagna di Bellavista Caltagirone e, contemporaneamente, presidente della società “Porto di Imperia”.

Non può mancare il ministro (Scajola), che incamera – grazie ai suoi servigi – due posti barca giganteschi: almeno, questa volta, ha la decenza di raccontare che erano “soldi della moglie”; non è avvenuto “a sua insaputa”, come l’appartamento sul Colosseo.

Gli inquirenti, però, scoprono che tutti gli incontri avvenivano in un apposito bunker a prova d’intercettazioni ambientali: sarà per questo che ‘ste intercettazioni si devono levare? In ogni modo, tutto è fermo finché la magistratura non troverà il bandolo del guazzabuglio, subappalti e mazzette, quando lo troverà…beh, ci saranno le prescrizioni…poi le estradizioni…le rogatorie…

Intanto, per mettere a mare una barchetta non c’è posto.



C’è un ultimo aspetto da valutare: la legge danese. E che c’entra, chiederete voi?

C’entra perché alla costruzione del ponte di Øresund (4), che collega Danimarca e Svezia (15,9 km) è stato inaugurato nel 2000, è costato 3,5 miliardi di dollari e sette anni di lavori. Tutto è filato liscio come l’olio e non ci sono stati strascichi di nessun tipo. Vi hanno partecipato, per i subappalti, anche aziende italiane.

Ah, la legislazione danese comporta che, definito il progetto, si stende un contratto con i tempi di costruzione richiesti dal responsabile/i e pattuiti con l’amministrazione. Scaduto il termine, se gli impegni contrattuali non sono stati rispettati, il responsabile (e chi ha firmato il contratto con lui) va in galera. Non mi pare che serva continuare.



Crediamo ce ne sia abbastanza per tornare al punto dal quale eravamo partiti: una soluzione “monetaristica” oppure l’azzeramento di una classe dirigente? Nessuna delle due è proprio a portata di mano, c’è però una corposa idiosincrasia – diffusa in tutti i ceti, soprattutto popolari – per le spese folli di questa classe politica, mentre non sentiamo parimenti voci di dissenso per la moneta. Anzi, l’euro viene visto (a torto od a ragione, per me a torto) come un’ancora di salvezza.

Dunque, le dissertazioni monetarie et similia coinvolgono forse l’1% della popolazione: è un argomento per “addetti ai lavori”, è normale che sia così.

Le folli spese della Casta, invece, sono sotto gli occhi di tutti – ancora oggi, con la legge di “Stabilità” s’è assistito ad un assalto immondo – come ad esempio i 35 milioni di euro stanziati per la ricostruzione del Belice.

Il terremoto avvenne nel 1968: fino ad ora dove hanno vissuto?

Poi ci sono i soliti 2,25 miliardi per la TAV, i maestri di sci che Sacconi aveva raccomandato alla Fornero a Monza (c’è anche il video), centenari verdiani, 3,7 milioni per risarcire il disastro aereo di Monte Serra del 1977…l’elenco è in nota (5), sono le solite regalie elettorali.



La domanda è semplice: quanti italiani sono a conoscenza delle teorie monetaristiche e quanti sanno d’essere presi per il sedere da un branco di rubagalline?

Non sto affermando che il dibattito su una diversa finanza sia inutile, sto soltanto dicendo che non smuoverà mai nessuno di là di un convegno, un seminario: la consapevolezza d’essere a bagno, preda delle sanguisughe montiane, berlusconiane e bersaniane, ce l’hanno quasi tutti.



E veniamo alle soluzioni.

Avete dimestichezza con le armi da fuoco? Conoscete e sapete trattare gli esplosivi? Possedete qualcosa in più di un fucile da caccia e di un vecchio “ferro” lasciato dal nonno? Se la risposta è sì – al punto, diciamo…di mettere insieme un milione d’armati, organizzati militarmente, addestrati e consapevoli dei rischi che corrono – allora sì, si può fare.

Date pure sfogo ai vostri sogni, quando arriva la cartella di Equitalia, di sommosse e rivoluzioni: immaginate i ministri sotto sequestro, giudicati da una giuria popolare e tutto il resto.

Non c’è questa possibilità? Meglio, vi rispondo, perché ricordate che l’avversario e senz’altro più armato ed addestrato di voi ed ha un’organizzazione capillare: vengono alle 3 di notte e vi mettono tutti in un sacco.

Sono le cose che dissi 40 anni fa quando s’iniziò ad avvertire il sapore dell’olio per le armi, che non mi vide partecipe a nulla (nonostante abbia subito due perquisizioni, una della DIGOS ed una del Mossad): il tempo mi diede ragione.



Ora vi chiedo: se, per caso, qualcuno riuscisse a mettere insieme con un miracolo – lavoro duro, anni ed anni passati a costruire un movimento – lo gettereste al vento, vero? Tanto ci sono le rivoluzioni che finiscono nel sangue e le teorie economiche che salvano tutto. I sogni di Lenin e dell’incrociatore Aurora…Sojùz nerušìmyj respùblik svobòdnych…e, per i secondi, la sequenza di Mary Poppins dove tutti rivogliono i loro soldi e la banca va a gambe all’aria.

Non intendo proseguire, perché è evidente che si tratta di elucubrazioni puerili.



Proviamo a dare fiducia, per una volta, ai ragazzi di Grillo: sono inesperti, lo so, sono gente come noi che tenta una grande avventura, forse troppo grande per le loro competenze ma, domineddio, proviamo a credere in qualcosa prima di demolirlo, per una volta! Ma che ci costa? Dopo aver votato dai “Palastilisti a Padri Maristi” – come ricordava De André – ci facciamo spaventare dallo “stalinismo” di Grillo?

Avete sentito cosa ha detto Dario Fo sulla questione delle “epurazioni”? Giuste: lo sapevano prima che la Tv era out, perché c’è un preciso metodo comunicativo dietro, quello di confonderli con la marea d’idioti che frequentano i canali Tv. E Grillo vuole evitarlo.



Almeno, che siano onesti, non ci piove: se avessero trovato solo un’infrazione per pesca sportiva senza permesso i mainstream di regime l’avrebbero ingigantita con frasi roboanti per screditarli, del tipo “i grillini razzolano bene, poi pescano le balene senza permesso”.

In questo sistema di potere il “metodo Boffo” lo usano tutti: ricordate cos’è successo a Di Pietro, basta una “velina” per una Gabanelli qualunque ed il mostro è fatto, anche se Di Pietro è stato ingenuo, pasticcione ed un po’ fesso, per non dir di peggio.

Il problema, che i mainstream avevano sottovalutato, è che lo stesso metodo può essere ribaltato contro di loro: ogni giorno, dal Web, giungono bordate che sfondano le paratie delle loro navi e sono letteralmente terrorizzati da questo “effetto boomerang”. Il media bi-direzionale li sconvolge e non sanno porvi rimedio: ci vuole tempo, e lo hanno sottovalutato.



Io stesso ho ricevuto proposte allettanti: perché? “Perché non abbiamo nessuno che sia in grado di gestire una comunicazione diretta e flessibile, gentile e tagliente come la tua”. Questo mi disse il rappresentante di un grande partito italiano.



Ora che c’è la possibilità di fare entrare in Parlamento una nutrita schiera di “sabotatori” delle istituzioni malate, ci tiriamo indietro? Per correre dietro a rivoluzioni “a venire” ed a magici numeretti contabili che sanno di fate morgane?



Mio padre ricordava sempre un detto, per avere coraggio: “Tu fallo, al massimo, dopo, dì che ti sei sbagliato”.



(1) Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/ponte-sullo-stretto-pasticcio-da-500-milioni-governo-adesso-e-nei-guai/447238/

(2) Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/610267/fiumicino-storia-di-un-porto-mai-nato/

(3) Fonte : http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/04/10/news/porticciolo-33064703/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F04%2F10%2Fnews%2Fla_nuova_tangentopoli%2D33062089%2F

(4) Vedi : http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_%C3%98resund

(5) Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/19/legge-stabilita-ok-dalla-commissione-oggi-pioggia-di-micronorme/450804/



18 dicembre 2012

16 dicembre 2012

Grazie, pastore tedesco


Se credevate che le sciagure che ci perseguitano fossero le cicliche “stragi di Columbine” – repetita juvant, per giungere a capire il tritolesco compound fra Costituzione Americana, lobby delle armi e delirio mentale – oppure le altrettanto ripetitive “operazione piombo fuso”, “deserto rovente”, “teste di cazzo in azione” o comunque la solita roba che va in scena in Palestina, siete molto distanti.

C’è un bambino che muore di fame ogni 8 secondi, in Africa l’AIDS fa strage, gli indios amazzonici scappano nonsisadove per sfuggire alle trivelle ed ai taglialegna, il mare è sempre più inquinato da miliardi di schifezze – chi ricorda il “continente” di plastica fra gli USA ed il Giappone? – metteteci anche il mutamento climatico, le calamità nelle zone montuose (Tremonti-Monti-Monte dei Paschi), l’estinzione del falco pellegrino (ci sarà ancora? tanto era solo un povero pellegrino…), Chernobyl e Fukushima, la seconda guerra mondiale, la prima guerra mondiale, tutte la stramaledette guerre da Brenno in poi, una colica di reni, una punta di trapano piantata per sbaglio nel palmo…no, non ci siamo ancora.

La vera emergenza sono i gay. Ohibò: forse è perché non sono gay, ma non me n’ero mai accorto. Eppure è così: lo dice il Papa. Ex cathedra?

Non si sa.



Si sa soltanto che sono “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. (1)

Giuro, non me n’ero proprio accorto. Eppure ne ho conosciuti di gay: qualcuno – siamo onesti – è anche un bel rompicoglioni saccente e superbo (come avviene di norma in tutte le comunità discriminate), ma che attentassero alla giustizia (?) e alla pace (?!?), che fossero un’offesa per il genere umano non lo sapevo proprio. Ma cosa vuol dire???????

Gay che vendono armi e sparano, si fanno la guerra, fanno le guerre in conto proprio ed in conto terzi…la giustizia non è più quella che dovrebbe essere perché c’è qualche gay che la “ferisce” e riscrive le sentenze? Qualcuno, poi, mi dovrebbe spiegare che cos’è la “verità della persona umana” perché io, con i miei modesti mezzi, ancora non ci sono arrivato.

Scendiamo con i piedi per terra, perché anch’io ho un sacco di domande da farle – Herr Ratzinger – e non “twitto”. Mi hanno detto che lei “twitta”, perciò – se c’è qualcuno che twitta – può porgergliele per mio conto? Grazie.



Il mio interesse è tutto centrato sull’Arca di Noè – e come poteva essere diverso… – che mi ha sempre affascinato: avevo persino pensato di costruirmene una. Ma a chi chiedo?

Di salire sull’Ararat, alla mia età, non se ne parla: un postaccio schifoso, zeppo di banchi di nebbia, ghiaccio che si stacca e serpenti d’ogni razza. Non fa per me.



Ma l’Arca, era una barcaccia a fondo piatto, un elegante “chiglia lunga” oppure uno straordinario e futurista battello con deriva “a goccia”? Non si sa mai, Domineddio con i suoi miracoli…

Come dice? Chiedere ad un ingegnere navale? Sì, così – subito dopo – mi mettono la camicia di forza. E’ lei l’autorità in materia: legga, ricerchi, scartabelli, s’informi, trovi…altrimenti, che twitta a fare?



Poi c’è un secondo aspetto, più dottrinale (in senso lato): se – poniamo il caso – l’Arca di Noè si trova a passare nei pressi del Mar Rosso e di Mosè che divide le acque, che succede?

Va in secca? L’Arca di Dio? Mm…

Mosè viene temporaneamente paralizzato? E già: così arrivano i soldati del Faraone.



Noi propendiamo per una terza ipotesi, detta del “miracolo integrato”: mentre Mosè divide le acque, se l’Arca si manifesta con un apposito segnale acustico – in mancanza di un apposito Osculati Integrated Sound System, può bastare anche un “Oè, a terra!” – le acque, proprio a proravia dell’Arca, si richiudono per farla passare quindi, pochi secondi dopo, tornano a separarsi. Le tornano i conti con i tempi necessari a Mosè e la lunghezza dell’Arca? In fondo è solo il concetto di ponte girevole – tipo Taranto – solo che è fatto d’acqua: ma che volete che sia per Domineddio…



Infine, una domanda sulle dotazioni di bordo: a parte la propulsione (la vela) sulla quale torneremo in un prossimo articolo, com’erano sistemate le specie a bordo? Va bene la capretta e il cagnolino, ma come la mettiamo fra il cobra e la mangusta? Il rinoceronte era in uno spazio adatto? No, perché le demoliva l’Arca in pochi secondi, lo tenga a mente. Il leone e la gazzella erano veri oppure di celluloide, creati dalla Disney? L’anaconda era a bordo oppure nuotava a prua, come un pesce pilota?



Poi, ci sono altre piccole cose che richiedono una sua rapida precisazione. Ho un amico gay che vorrebbe donare l’8 per mille alla chiesa cattolica: accettate la donazione? Già che ci siamo: chi ha pagato il conto dell’ultima cena?

Non la tedierò oltre ma capirà bene che ci sono dei problemi logistici e storici mica da nulla: attendiamo le sue puntuali risposte.



Al termine, vorremmo chiederle qualcosa di una certa Rebecca Kadaga: le fa sangue la negretta? Suvvia, sia franco: non sarà mica gay per caso?

E’ una sua fan, indubbiamente, e vuole fare al suo popolo – sue parole – un bel regalo di Natale: mica è come Monti (l’amichetto suo) che ci rapina con l’Imu, no! In Uganda, per Natale, probabilmente giungerà una nuova legge, che prevede la pena di morte per i gay! Evviva!

Non è uno scherzo. (2)



Non è una questione di sharia, non sono i musulmani a chiederlo (immaginiamo, però, che non si lamenteranno troppo) è “un bel regalo agli ugandesi anti-gay” (sic!), ha precisato la Presidente del Parlamento, Rebecca Kadaga, appunto.

Un nuovo ecumenismo, transnazionale e transreligioso, nel nome del “ammazza, ammazza, brucia, brucia, impicca, impicca” : un miracolo! Ah, scusi: la parola “trans” non le piace.



La pena minima è di 14 anni per chi viene sorpreso a convivere con una persona dello stesso sesso (già immaginiamo le difese: è mio fratello! mio cugino! non l’avevo mica duro: guardi!): che, per “l’accoglienza” delle prigioni ugandesi, ipotizziamo che equivalga ad una pena di morte. Poi, però, la legge aumenta le pene per la reiterazione del delitto, la partecipazione di minorenni (lei, per caso, ne sa qualcosa?) e l’AIDS.

Ah, così – en passant – le ricordiamo che il coinvolgimento di minorenni comporta la pena di morte.



Il Presidente americano Obama ha definito la legge “odiosa” e, con lui, molte cancellerie europee stanno meditando di tagliare gli aiuti economici all’Uganda, così da rendere difficile l’acquisto della corda.

Lei, che fa?

Accoglie la signora, parla con lei, le stringe la mano e…la benedice! Lo sa che ha benedetto una potenziale assassina? Già, c’era un precedente: il suo predecessore Giovanni Paolo II, nel 1980, benedisse Videla, quello dei 30.000 morti argentini del “Piano Condor”, in una Roma blindata per le proteste e soffocata dal fumo dei lacrimogeni. Non vi smentite mai.



Non sappiamo perché esiste l’omosessualità, ma sappiamo che è sempre esistita: nel gran cocktail biochimico del corpo umano la natura non dispone gli ormoni seguendo un’enciclica, ma come viene, nella casualità delle leggi evolutive. Ci vada piano a infilarci la natura nel “piano generale” di Dio.



Insomma, a voi le cose normali, tranquille, comuni – del tipo “fatti gli affari tuoi e non rompere” – proprio non piacciono: Alessandro Magno aveva una guardia pretoria di 400 guerrieri gay, perché li riteneva insuperabili (giacché difendevano anche il loro compagno). Nelle isole del Pacifico – prima che andassimo a rompere il cazzo – l’omosessualità era considerata comune, quanto farsi irretire sulla spiaggia dalle belle danzatrici in una notte di luna. Nessuno si poneva problemi: solo voi avevate ed avete sempre qualcosa da dire, una morale (la vostra) da difendere a spada (nomen omen) tratta, un giudizio “divino” da fornire all’occorrenza.



Siete dei poveri segaioli senza morale né umanità: per voi, il principio della difesa dell’adolescenza non vale: da sempre – nei collegi, nei seminari, nelle scuole: lo sappiamo tutti, inutile stendere cortine fumogene – inchiappettate i ragazzini. Per gli altri? La pena di morte.



Chi è stato a fermare i Bersaglieri di Porta Pia, davanti al Vaticano? Chi è quel generale? Fucilatelo!



Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/kill-the-gay/446386/

Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/papa-benedice-promotrice-legge-che-prevede-pena-di-morte-per-gay-in-uganda/446392/




12 dicembre 2012

Buongiorno


Quello che sta succedendo non attiene alla vostra, personale opinione che avete su Beppe Grillo e sul suo Movimento (M5S) né sugli altri, piccoli movimenti nati alla fine di questa drammatica legislatura: è una questione di democrazia.

Certo, il M5S è un caso eclatante rispetto agli altri, poiché rischia d’attrarre circa il 20% dei votanti: un quinto dell’elettorato, milioni d’elettori che saranno gabbati da un mix ben studiato, ossia le farraginose regole per presentare nuove liste (se hai già un solo parlamentare non serve niente, ti è abbuonato tutto: la Casta sa scrivere bene le sue regole) e la “fretta” delle elezioni anticipate.

Passiamo alla serie di faccende delle quali non mi frega un accidente: che Grillo sia un despota, che sia antidemocratico, che sia un framassone, che Casaleggio sia un pazzo, che le sue primarie siano poco convincenti, che siano dei ragazzi allo sbaraglio preda dei marpioni parlamentari, che tutto sia già orchestrato per acchiappare i voti dissidenti, che Grillo sia anche lui un compagno di merende.

Oddio, se lo fosse non farebbero tutto questo ambaradan per fermare la sua lista, ma passiamo oltre anche a questa obiezione.

Ricordiamo che, nell’odiata Germania dello spread, bastano 50 (cinquanta) firme di fronte ad un notaio per presentarsi alle elezioni: poi, se non hai seguito, ti ferma lo sbarramento al 4% ma questo non è il caso di Grillo, che va anche oltre la soglia (8%) per entrare in Senato, mentre partiti storici come l’UDC non sanno nemmeno se entreranno alla Camera (4%). Quella tedesca è una discreta legge elettorale: se il governo va per farfalle – ed il popolo si raggruppa copiosamente in nuove formazioni – la legge lo consente, checché ne dicano gli impotenti complottisti.

Vorremmo chiedere a questi azzimati saltimbanchi della politica, a quelle signore figlie di buona donna e del bisturi che siedono in Parlamento: vi rendete conto che per salvare voi stessi state affossando quel che rimane della democrazia in Italia?

Avete idea di cosa succederà? Credete di passarla liscia?

Anche chi non sostiene Grillo, chi crede alle balle che sia un despota (e non che quelli che ha sbattuto fuori stavano già facendo lingua in bocca con l’apparato della Casta), oppure un sognatore, un massone o quant’altro dovrà riconoscere che un diritto enorme come l’Universo gli è stato negato.

La Casta andrà al potere sorreggendosi sul 40% dei consensi: contro la maggioranza degli italiani. Di più: al suo interno non tutti sono d’accordo su un “Monti forever”, come la Lega, Vendola, settori del PD. Attenzione: stiamo parlando degli elettori, non dei vertici. Per pura pietà non prendiamo nemmeno in considerazione Berlusconi, che blatera le verità lette su Internet e poi non saprebbe cosa fare.

In queste condizioni, quale governo può reggere?

D’accordo che gli italiani non siano dei rivoluzionari, ma questa volta la misura sarebbe veramente colma: presidente Napolitano, non si governa proteggendosi dietro ai mitra dei Carabinieri – lo ricordi – e se la “piazza” viene repressa con quei mezzi, Dio solo sa cosa potrà succedere.

“Ci vedremo in Parlamento, dentro o fuori, e sarà comunque un piacere” dice oggi Grillo: credetemi – se ancora credete nella democrazia, che oramai è solo un dentifricio col quale vi sciacquate la bocca – non fate questo errore madornale. I morti non tornano indietro, e chiedono altro sangue per vendetta.

Quel “dentro o fuori” è un avvertimento, sa di V per vendetta. Pensateci.



11 dicembre 2012

Sulle ridenti colline toscane


Castiglion Fibocchi, provincia di Arezzo, Toscana centrale: là – verrebbe da dire “cui vennero i Guidi e i Malatesta”, ma quella è Romagna, appena oltre l’Appennino – sorridono i vigneti “doc” al sole di un Autunno che già sa d’Inverno, con le ultime foglie rosse ai tralci, pronte per il loro alito di vento che le porterà in cielo a volteggiare.

Terra di buon vino e sapori forti, ma anche d’oro, da quando Fanfani pretese una “deviazione” dell’Autosole per giungere almeno nei pressi dell’amata Arezzo, e vi fondò – con chissà quali soldi, e di chi – la fabbrica dell’oro toscano. E Siena l’odiata, da Firenze e da Arezzo, restò senza collegamento autostradale.



Oggi ho il privilegio d’essere un gabbiano che s’è allontanato un po’ dal mare e volteggio, maestoso, sopra colline ed abitati: da lassù nulla sfugge, nemmeno quei due vecchietti che parlano – ciascuno dalla sua parte della recinzione – nel sole del primo pomeriggio.

Atterro silenzioso in una macchia di lecci lì presso e, i due, non s’accorgono della mia presenza.



A. «Allora, com’è andata la vendemmia?»

L. «Meravigliosa, stupenda: con ‘sto mutamento climatico, fra un po’, faremo dei vini che non sfigureranno coi grandi piemontesi. Se avessimo dei bianchi…ci sarebbe da pensare ai francesi…»

A. «E dai, non t’allargare troppo! gli Champagne…piuttosto, che mi dici delle novità della politica?»

L’uomo si lasciò andare in un riso che pareva più un sogghigno, di quelli che maturano quando il fiato è poco:

L. «Hai visto che roba? Noi glielo avevamo detto…lascia perdere…non serve…tanto anche Bersani è della banda ed è subito corso a farsi intervistare dal Wall Street Journal…siamo tranquilli, sotto questo aspetto…eppure lui, fuori tempo massimo, vuole correre. Sarà che crede ancora di premere sulla Magistratura, ma è un disperato…si vede…finirà contro un muro: ha sottovalutato i poteri che ha conto, quelli che un tempo lo osannavano – basta che i comunisti non andassero al potere, i “comunisti”…» i due risero «e che adesso hanno decretato la sua fine. D’altro canto, non può mettersi contro l’Europa, tempo perso, accontentiamoci…»

A. «Accontentarsi, beh…»

L. «Ma tu ricordi che casino era l’Italia degli anni ’70, quando decidemmo di fondare la Loggia? Chi ci avrebbe mai creduto di riuscire a realizzare il piano? Qualcosa sì – ci credevamo – ma così…adesso c’è da preoccuparsi per l’altro piatto della bilancia…un terzo degli italiani che rasentano la soglia della povertà…rischiamo d’avere dei problemi di bilancio per mantenere degli affamati: questo non doveva accadere!»

A. «Ma scusa: il piano era preciso, prevedeva d’eliminare tutti i sindacati, i partiti della sinistra…»

L. «Certo: ma non gli italiani! Loro, dovevano essere felici in un Paese dove “i treni arrivavano in orario” e accontentarsi. Non c’era libertà? E cosa se ne fanno della libertà? Ci riempiono la pancia, ci allevano i figli?»

A. «Beh, lasciatelo dire: adesso esageri. Io appartengo, per censo, alla casata che questo Paese l’ha creato: non posso credere che, per far felici i tuoi desideri di “ordine”, si dovesse sacrificare la libertà!»

L. «Ti capisco, ma non è mica per sempre: osserva il Cile. Vent’anni di dittatura li hanno domati: adesso, vivono tranquilli e sottomessi. Perché quel dannato, che ha avuto quasi un ventennio di tempo – più tutte le televisioni – non è riuscito a domarli?»

A. «Perché quel modello, in Italia, era improponibile: dai, il Cile…mica poteva ammazzarli tutti…»

L. «Beh, i tuoi antenati lo fecero…ricordi cosa successe al forte di Fenestrelle? Comunque hai ragione, non era questo il metodo. Il potere gli ha dato alla testa…che colpo magnifico fu la legge elettorale! Pensa: il gotha degli eletti che elegge i peones, i quali sono votati forzatamente dalla gente…poi votano un Presidente-Re» il vecchio sogghignò nuovamente, questa volta diretto proprio al suo vicino di casa, accompagnando il ghigno con un sollevare del mento nella sua direzione «poi nominano i due Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio, il quale nomina tutto il gotha della finanza e dell’industria e, per finire, tutti insieme: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e tutto l’ambaradan nominano i giudici della Consulta. Un gioco ad incastro perfetto, nel quale si ha l’apparenza del rispetto della Costituzione mentre invece, la vecchia baldracca di Nenni e Togliatti è diventata carta da cesso!»

A. «Dopo, però, è andato: è diventato una specie di Nerone, un Napoleone in miniatura…»

L. «Certo, e non avrà nemmeno i Cento Giorni…al massimo un posto da deputato: guarda che fa tutto questo can-can per l’immunità parlamentare, o come la chiamano adesso…»

A. «Davvero fu un colpo geniale la legge elettorale: come immunizzare la democrazia con il mezzo principe, la legge elettorale…geniale…»

L. «E pensa: tutti credono che quel maialetto vestito di verde sia stato l’estensore…come si chiama…Calderaio, Calafato…no…Calderina…»

A. «Calderoli.»

L. «Ah già, Calderoli» e rise «ma dimmi: quando hai pronunciato “mezzo principe”…chissà perché mi sei venuto in mente…» i due risero.

A. «Sì, di un regno che non esiste più da quasi 70 anni…meno male che regno almeno qui, sui miei vigneti…quello stupido di mio cugino…lui corre a leccar piedi dappertutto, dal Presidente al magistrato che lo ha acchiappato e si fa pure scappare, in cella, che ha gabbato i giudici di Parigi dopo aver ammazzato quel ragazzo…guarda, basta perché m’incazzo…altrimenti ti chiedo cosa facevi a Fortezza subito dopo la liberazione…»

L. «Ok, ok…se ci metti sopra un “carico pesante” come Fortezza non si parla più delle tue spettanze dinastiche…piuttosto, che ne dici dell’ultimo servitore, quel Bersani?»

A. «Ma che ne so…uno vale l’altro…D’Alema ha fatto la guerra in Kosovo per conto degli americani, questo dovrà fare il servo dei tedeschi…guarda che io i tedeschi li conosco, brutta razza, quasi quanto tu conosci gli americani…piuttosto, e quel Monti? Che ne facciamo?»

L. «Quello rimane in pista, ci mancherebbe: ce lo chiedono tutti! Quando sarà l’ora, sarà nominato Ministro dell’Economia e saremo a posto.»

A. «Basterà, un solo Ministro, a tenere a bada i vari Vendola e Co.?»

L. «Ma figurati: ricorda che quel Ministero nasce dalla fusione di ben tre ministeri, Tesoro, Finanze e Bilancio, in più ha la golden share sull’Eni, oltre alla partecipazione azionaria, e poi Enel e tutto il resto…»

A. «Si parlava di un altro ministero, magari per la Fornero…»

L. «Quella? Ma figurati…Mater Lacrimarum…è servita quando era l’ora – detto fra noi, si tirerà addosso accidenti finché campa, quando non avrà più la scorta anche entrare in un negozio di scarpe sarà scomodo – adesso si può tranquillamente buttare. Al massimo, ci vorranno un tizio tosto per la Funzione Pubblica – per tenere a bada gli statali – ed un altro alle Attività Produttive per essere tranquilli che si continui a svendere le industrie…ma, per quel posto, è sufficiente uno di loro: tanto lo compri…»

A. «Oh, accidenti se s’è fatto tardi…quasi mezzogiorno…»

L. «Che mangi, oggi?»

A. «Ho preso una lepre proprio lassù, sull’altro versante del Poggetto: il cuoco me la prepara con le erbe…è bravo…e tu?»

L. «Eh, alla mia età si deve stare più tranquilli…non so…la solita brodaglia…»

A. «Se non t’offendi ti mando una coscia: io sono solo. Dai…»

L. «Sì…va beh…ma proprio solo una coscia eh? Piccola ma ben cotta: ci mettete il rosmarino ed il timo selvatico, vero?»

A. «Sì, credo…»

L. «Sì, se è un buon cuoco la prepara così…va beh, torno a casa. E grazie della lepre!»

A. «Ma figurati…»

L. «Ciao Amedeo.»

A. «Ciao Licio.»



Dopo che i due se ne sono andati, riprendo il volo verso il mare – che da qui è distante – chissà che storie avevano alle spalle quei due…tutti quei nomi che non ho capito…Fenestrelle, Fortezza, Parigi…mah, meglio tornare e cercare un branco d’acciughe per fare colazione. In fondo, il mare a me dà tutto quel che mi serve.



05 dicembre 2012

E brava Liana



Sapevamo di liane sulle quali volava Tarzan, con Jane che lo aspettava e cucinava lo stufato di rinoceronte mentre Cita schiamazzava per avvertire di nuovi pericoli, sempre fra una liana e l’altra. Questa era la legge della jungla: mille pericoli in agguato.



La nostra Liana, invece, è una persona ed è una giornalista di Repubblica: Liana Milella, cronista giudiziario del quotidiano di De Benedetti, la quale quando avverte pericoli non schiamazza come Cita, bensì scrive.

E, appena emanata la sentenza della Consulta che ordina di distruggere le intercettazioni telefoniche Mancino-Napolitano, non schiamazza, starnazza un telegrafico post che riportiamo integralmente dal titolo – più che esplicativo – “E adesso distruggere subito” – che ci fa venire in mente solo Torquemada:



"Sarebbe sbagliato se la procura di Palermo, dopo la decisione della Consulta, attendesse ancora. Il passo obbligato adesso è uno solo, nel rispetto dovuto tra istituzioni. Chiedere al gip, nel giro di poche ore, di distruggere le telefonate di Napolitano con Mancino. Sarebbe un errore, un atto di arroganza, attendere le motivazioni della sentenza. Nelle poche righe del comunicato della Corte c’è già tutto quello che i pm dell’inchiesta Stato-mafia devono sapere." (1)



Finito: tutto qui. Manca solo, al termine, il classico “capito mi hai”? per farlo diventare un avvertimento in stile mafioso. Da parte di Liana Milella.

Ora, che i magistrati di Palermo non conoscano la legge mi sembra un’accusa un poco eccessiva: sanno benissimo – a parte ricorsi in sede europea – che le sentenze della Corte Costituzionale si rispettano.



Il problema, allora, si sposta dalle parti della Corte Costituzionale, la quale – col trascorrere degli anni – s’è trasformata sempre di più in una Corte “Presidenziale” e “Governativa”.

Ci viene in soccorso, per introdurre il dubbio, un articolo (2) comparso sul Fatto Quotidiano e passato subito nel dimenticatoio, nel tritacarne della carta stampata per il quale la notizia dell’uomo che morde un cane scaccia quella del cane che morde l’uomo.



La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si lagna per l’alto numero dei casi presentati dall’Italia (quasi il 10%!) sul totale dell’area OCSE: siamo in testa, seguiti da Turchia e Russia le quali, però, ci sopravanzano per il cumulo delle multe.

Si tenga presente che il ricorso in sede europea è possibile solo quando sono stati esauriti tutti i ricorsi in sede nazionale: in pratica, sono tutti ricorsi contro sentenze della Consulta e, in minor numero (giacché il ricorso alla Consulta è spesso promosso da avvocati e magistrati, per opposte ragioni) dalla Cassazione.

Note sono le sentenze su Rete4 e su Europa7 – che l’Italia non applica, continuando a pagare sanzioni – meno note altre, come la “sentenza Agrati” (personale scolastico) nella quale, in un paio di paginette, i magistrati europei quasi irridono ben due (!) chilometriche sentenze della nostra Corte Costituzionale, affermando che il “re è nudo”: le sentenze – spiegano i giudici europei senza mezzi termini – sono state redatte in quel modo ampolloso e confuso per una sola ragione, ossia per dare ragione ai vari governi ed impedire i giusti rimborsi.



Ma torniamo all’attuale sentenza: a meno che Mancino telefonasse per dare a Napolitano la ricetta degli arancini siciliani, lì si parlava di mafia, di trattativa stato-mafia la quale, non dimentichiamo, ha lasciato sul terreno due eroici magistrati, Falcone e Borsellino. Più Livatino e tutti gli altri.

I magistrati italiani sono “usa e getta”? Se non lo sono li “gettiamo” in un pilastro di cemento oppure li disintegriamo con l’esplosivo?



Vede, Milella, se lo Stato italiano fosse prodigo di risposte sulla lotta alla mafia, sui suoi contatti (il cosiddetto “terzo livello”), sulle modalità d’esecuzione dei suoi affari, su chi è “a servizio” e chi, invece, rischia la pelle, potremmo concludere che bene ha fatto la Consulta ad impedire un conflitto istituzionale.

Così non è, siamo chiari. Al punto che – per evitare le “talpe” – Falcone e Borsellino si rinchiusero per mesi alla fortezza dell’Asinara, lontani da tutto e da tutti per preparare l’istruttoria di un importante processo di mafia. Senza essere “sparati” prima: sapevano che sarebbe successo dopo.



Per gli italiani, questa sentenza ha il sapore della “sabbia”, ossia di quella sabbia che fu gettata (e continua ad esserlo) su mille inchieste: ricorda come veniva chiamata la Procura romana? “Il porto delle nebbie”.

In tempi nei quali le cosche stanno impadronendosi sempre di più degli appalti, entrano nelle amministrazioni, controllano il territorio al Nord quasi come al Sud e infarciscono le amministrazioni di loro uomini, non sarebbe stato più produttivo mostrare le carte?



O non c’è nulla, e quindi Re Giorgio (l’appellativo non è mio, è del New York Times) potrebbe tranquillamente mostrarlo agli italiani, magari spiegando cosa è successo, oppure c’è qualcosa: allora – in una vera democrazia – Napolitano, Mancino, Martelli e chi altro è coinvolto dovrebbero portare loro stessi quelle intercettazioni ai magistrati, insieme alle dimissioni da qualsiasi carica istituzionale.



Ci sarebbero ancora da dire due parole sul suo giornale e su chi e che cosa rappresenta: basta appoggiare il “salasso-Monti” e si sacrifica anche l’antimafia? Beh, allora vale anche qual che disse l’ex ministro Lunardi: “Con la mafia si deve convivere.” Che pena, per lei e per i bravi giornalisti di “Repubblica”, ridotti a dei pennivendoli schiavi del pensiero dominante e uniformato, urbi et orbis, nel nome del saccheggio della popolazione.



Concludiamo con la nota locuzione di Falcone, che ricordava i troppi “professionisti dell’antimafia”. Capito mi hai, Milella?







02 dicembre 2012

Se siete...


Se siete giovani, perché andare a votare? Il governo, e i partiti che lo sostengono, hanno l’invidiabile risultato di una disoccupazione giovanile ai massimi storici.

Se siete già anziani, dovrete invece lavorare quasi fino a settant’anni. Nella sciagurata Prima Repubblica le donne andavano in pensione a 55 anni, gli uomini a 60 (massimo).

Se siete donne, vedi sopra, oppure riflettete che mai come ultimamente siete “il filo di terra” di tutte le pulsioni malate e le disperazioni maschili. Vi ammazzano? Facciamo un bel convegno, una bella associazione, nominiamo un nuovo ministro.

Se siete magistrati, con il decreto “Ilva” il governo ha mostrato la considerazione che ha di voi: emettete una sentenza in linea con tutta la giurisprudenza italiana ed europea sull’ambiente, affidate ad una persona dell’azienda l’esecuzione. Questo se ne frega: lo arrestate. Quindi, arriva un bel decreto “della salute ce ne fottiamo” e voi tornate ad arrestare ladri di polli. Zitti e mosca.

Se siete operai, è presto detto: al governo non frega niente di voi, più presto vi estinguerete meglio è. C’è un intero pianeta per produrre: dalla Serbia alla Cina.

Se siete artigiani, al governo non frega niente se c’è lavoro, se i committenti pagano: ci sono gli studi di settore, no?

Se siete insegnanti, mancano i soldi anche per il sapone e la carta igienica: poi, fanno bei convegni e si sciacquano la bocca con le parole “educazione, scuola, università, ricerca”. Quindi sputano e si spartiscono i finanziamenti per la ricerca: il ministro chiude gli archivi perché le indagini non possano procedere.

Se siete agricoltori...oh, ma ancora esistete? Quando la smetterete d’arare i campi, cosicché potremo coprire l’Italia di monnezza e poi cementare tutto?

Se siete medici e infermieri preparatevi a sloggiare: il governo ha bisogno dei soldi della Sanità per i suoi affari. La quota delle tangenti è ancora troppo bassa, e le Regioni non campano.

Se siete economisti, vi sarete chiesti perché il tanto osannato “governo di salvezza nazionale” ha incrementato il debito pubblico di 3 punti, oltre l’invidiabile record raggiunto da Tremonti. Con la mannaia di tasse che hanno fatto scattare: domandatevelo un po’.

Se avete una casa, la proprietà è – in definitiva – dello Stato che vi chiede un affitto che si chiama IMU. Se avete una seconda casa, non preoccupatevi: presto non l’avrete più.



Se, invece, siete politici, grandi imprenditori, puttane di Stato, grandi truffatori, mafiosi, camorristi e n’dranghetisti non c’è mai stato periodo più florido: una manna.

Dovremmo perdere il nostro tempo per venire a votare il miglior aguzzino?