Visualizzazione post con etichetta pena di morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pena di morte. Mostra tutti i post

16 gennaio 2016

Dolcino e Margherita, Ashraf e...

Ashraf Fayadh e..."Margherita"?



Chiedi allo specchio di spiegarti quanto sei bella!
 Spargi come polvere le mie parole ammassate,
 respira profondamente,
 e ricorda quanto ti ho amata….
Ashraf Fayadh

L’uomo che osservate nella fotografia, è un condannato a morte in Arabia Saudita, un cittadino palestinese nato e vissuto in Arabia Saudita di 35 anni, Ashraf Fayadh, poeta rinomato, conosciuto per la sua bravura come lo era l’imam Nimr al-Nimr, altro pensatore passato a fil di spada dal boia di Ryad. Ci stanno proprio prendendo gusto, eh?
Pare che scapitozzare quelli che hanno un po’ di cervello sia lo sport preferito – d’altro canto, dai seguaci di Al-Wahabi non ci si può aspettare molto... – insomma...Dio li fa e poi li accoppia, Al-Saud ed Al-Wahabi, insieme per la vittoria dell’Islam (il loro Islam, ovvio).
Forse è la primitiva credenza che, uccidendo un nemico, ci s’appropriava dei suoi pensieri e della sua anima? Sono proprio così regrediti? Oppure pensano che ammazzando gli oppositori si risolvano i problemi?

Ufficialmente...il giovanotto palestinese è stato un poco scapigliato (è un poeta...)...ah, l’accusa, sì...è accusato d’aver fotografato donne e d’aver conservato (ah, infamia!) le foto sul suo cellulare. Ragazzaccio, ragazzaccio...c’era forse una foto di Lady Gaga? Come se i sauditi non sapessero delle “gite” che i loro conterranei compiono, varcando il ponte, in Bahrein, dove trovano liquori e puttane in abbondanza! Più probabilmente, Ashraf conservava la foto della sua “Margherita”.

In aggiunta, gli hanno appioppato un’accusa di apostasia ricavata dalla traduzione in arabo (dall’inglese) delle sue opere la quale, nel miglior copione infra-religioso e panteista, è un’accusa molto gettonata: anche Giordano Bruno fu condannato per un’analisi delle sue opere, al punto che il filosofo, alla pronuncia della sentenza, rispose ai giudici: Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam (Maggiore sarà in voi, il timore per la sentenza che pronuncerete, che in me nel riceverla).

D’altro canto, neppure noi – in passato – siamo andati troppo per il sottile: Dolcino e Margherita – nel buio 1300 – pensarono di “vivere” la loro religiosità in modo difforme dai dettami di Roma (all’epoca, già zeppa di prostitute ed orge ecclesiastiche) – credendo che lui (religioso) e lei (laica) potessero amarsi in libertà pur amando Dio. Oggi, la cosa ci pare quasi assurda: se a loro sta bene così...già, ma fra noi e loro ci sono stati Cartesio, Spinoza, Leibnitz e poi Rousseau, Diderot, D’Alambert, Voltaire, Montesquieu...
Tutte persone che, più o meno liberamente, riuscirono a cambiare il corso della Storia grazie al loro pensiero: cosa che, prima – oppure per chi non ha appreso questa filosofia libertaria (nel senso dell’opprimente costrizione delle dottrine assolutiste) – non era possibile.

Dolcino e Margherita battagliarono per un anno e mezzo, con i loro seguaci, per affermare la loro libertà religiosa in un momento storico nel quale il dibattito non aveva nessun senso, significava solo – appunto – apostasia.
Catturati, furono subito messi al rogo: Margherita a Biella, bruciata sul greto di un fiume (oggi, qualche anima pietosa ha messo una lapide) mentre Dolcino la confortava e la sorreggeva moralmente. Dolcino, il “pezzo forte”, fu condotto invece a Vercelli – la piazzaforte del vescovo guerriero – dove fu bruciato, non prima, però, d’avergli strappato con pinze roventi il naso, il pene e chissà cos’altro. Supplizi che sopportò (a detta dei cronisti dell’epoca) con straordinaria fermezza.

Poi, giunse quello che Gramsci avrebbe definito, secoli dopo, un “intellettuale organico” – tale Dante Alighieri – che sbatté Dolcino all’Inferno...sette anni prima della sua morte! E chi gli annunciò – nel poema – il suo (futuro) arrivo? Maometto! Una bella scenetta, degna dello scomparso “Bagaglino”. Nota a margine: oggi, un altro intellettuale organico – tale Roberto Benigni, bravissimo attore – si mette a recitare Dante. Similis similia solvitur?
Dolcino e Giordano Bruno sono solo due delle migliaia di vittime (accertate) dell’Inquisizione (1), quasi tutte per eresia od apostasia, ossia “tu non sei completamente d’accordo con me, quindi crepi”.
Che siano state di più è molto probabile, giacché Huitzinga, ne L’Autunno del Medio Evo, racconta di un commercio di condannati a morte fra una città e l’altra: in un’epoca senza Tv, senza giornali, senza cinema, senza Internet...un’esecuzione era uno spettacolo importantissimo! Chissà quante frittelle si vendevano!
Nel 1820 il Tribunale dell’Inquisizione cessò di giudicare (rimase, fino a Paolo VI, il Sant’Uffizio, oggi Congregazione per la dottrina della fede, del quale Ratzinger è stato, fino all’elezione al soglio papale, Prefetto) forse perché l’Illuminismo, le cui idee erano dilagate con Napoleone in tutta Europa – anche se si era oramai in epoca di restaurazione – fece capire alla Chiesa che era meglio non “allargarsi” troppo. Il mondo del lavoro iniziava a creare problemi: insomma, c’erano altre priorità.

Oggi, ad Italiabad, la pena di morte va molto di moda, è rapida, segreta, quindi nessuno ne sa niente: è tornato il modo più rapido ed indolore di risolvere le faccende, da noi ed in Saudistan.
Diovanardo Giovanardi, da noi, è l’alfiere dei nuovi cavalieri assassini, concede loro una patente morale di pentimento ogni volta che – ahimé, accidentalmente! poveretti... – ammazzano di botte un Cucchi, un Uva, un Aldrovandi, un Rasman...va beh, non fatemi scrivere righe e righe...mentre quelli della Uno Bianca, dunque, quelli erano, erano...sì, afflitti da una patologia psichica familiare (colpa della legge sul divorzio!), ma, in fondo, erano bravi ragazzi! Gli altri? Mele marce. E, si sa, le mele marce si buttano: questo è il pensiero del buon Diovanardo.

In Saudistan non coltivano mele, né buone e né marce, però c’è la tradizione da rispettare, e dunque si deve concedere al boia la sua arte: l’affilatura della scimitarra, la veste bianca, poi il colpo ed il salto, per non essere investiti dal sangue e sporcare la veste.
Sicché, qui da noi dovremmo – a fronte di comportamenti inaccettabili sul fronte della sicurezza della vita del detenuto – capire cosa sta succedendo, prendercela con i nostri contemporanei o, addirittura, con le generazioni successive, invece, la tragedia musulmana è proprio che loro sono i discendenti dei grandi pensatori Abbassidi! Sembra di raccontare una favola.
I loro padri, erano anni luce avanti rispetto ai figli!

Fra l’anno 800 ed il 1000, approssimativamente, sulle rive dell’Eufrate prosperò una delle civiltà più libertarie esistite sulla faccia del pianeta. Rammentate: doveva ancora scoccare il mitico anno 1000!
Eppure, Baghdad era una città di gran cultura, dove nelle librerie (più di 100!) si ricopiavano libri a spron battuto, dove poeti e grandi matematici pensavano, studiavano e facevano progredire le loro discipline...nella medicina si praticavano le prime anestesie a base d’oppio...mentre lo Stato era “leggerissimo”, si occupava solo dell’esercito e della rete fluviale. Tutto il resto, ai privati.
Ci sono giunte cronache dell’epoca dove sono annotati i barili di vino, le chiatte cariche di barili che risalivano i fiumi: nella Baghdad abbasside, il corpo era corroborato con il vino e la Sharia annacquata con abbondante acqua.

La scuola filosofica dei Mutaziliti (Separatisti) si affermò nel periodo aureo dei califfati abbasidi, e sosteneva – oggi diremmo “illuministicamente” – che “solo la logica (kalam) può riconciliare in pieno ragione e fede”. Rousseau avrebbe applaudito.
E quando Hassan el-Banna, ad Ismailia nel 1928, fonda la Fratellanza Musulmana con lo scopo di conciliare, finalmente, “Islam e Modernità”? Vengono impiccati, senza troppi pensieri, da Gamal Abdel Nasser nel dopoguerra.
E, oggi, si commina la pena di morte per apostasia? Fra l’altro (per quel che conta..) stralciata come reato dall’ONU con l'articolo 18 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo?

Penso che esistano ancora, dopo gli attentati, dopo Colonia, dopo la Palestina martoriata, dopo il macello iracheno ed afgano ed altro ancora, due popoli disposti a parlarsi: ne sono certo, alcuni li conosco personalmente, altri no...esistono persino in Israele. Però, so una cosa, la so per certo.
Siamo i più, siamo una moltitudine che si domanda: perché mai Israele può bombardare a piacimento Gaza, compiere eccidi tremendi, senza che nessuno si alzi – dall’ONU, o da un altro dei posti che contano – sbatta il pugno sul tavolo e dica “adesso basta!”? Perché mai quei soldati di cento nazioni devono scorrazzare nei Paesi arabi, armati fino ai denti per “portare la pace”? Perché gruppi di guerriglieri giungono fino in Europa ed uccidono gente inerme? Perché, la Sharia permette di violentare una donna per strada se non è completamente coperta, ed il cuore del Profeta sanguina per una birra? Già, “conciliare con la modernità...”

Sgombriamo il campo dalle varie propagande sulla conquista di Roma od altre fanfaluche: nel minimo storico toccato dall’Europa in termini di potenza militare, proprio in coincidenza con i massimi degli Abbassidi, Carlo Martello, con un esercito raccogliticcio, fermò a Poitiers ogni speranza di conquista araba dell’Europa. L’emiro Boabdil, dal suo Alhambra andaluso, pagava le tasse ad Isabella di Castiglia!
Oggi, l’Europa – se si fa una somma bruta di mezzi e uomini – è la prima potenza mondiale: continuare in questo modo, significa solo fare più morti, 100 in Europa ed 1.000.000 in terre musulmane, a che pro?

Conosciamo entrambi la geopolitica, ma il petrolio ce lo avete sempre venduto e noi lo abbiamo sempre comprato, ieri capitò con le spezie, domani capiterà con l’energia solare: siamo indissolubilmente legati da questioni economiche che esulano dalle religioni, e da gente maledetta che ci gioca sopra.
Ma siamo tanti, siamo la stragrande maggioranza, a Roma come Baghdad, a Milano come ad Isfahan, a Napoli come a Samarcanda...siamo la moltitudine di persone che leggono sul Web e non approvano, che non sono d’accordo con i morti ammazzati, da qualsiasi parte vengano. E gli assassini, siano essi Daesh od i corpi speciali USA, hanno le mani sporche d’identico sangue. E non è vero che un grammo di cardamomo valesse la vita di un uomo, né un barile di puzzolente petrolio: facciamo sentire la nostra voce, un coro, un urlo di Munch che faccia più volte il giro del Pianeta.

Sappiamo che in Arabia Saudita, in quella terribile dittatura, non è possibile essere oppositori politici, perché si diventa subito “apostati”, e c’è anche la giustificazione giuridica! Sono i custodi dei luoghi santi dell’Islam!
Facciamo smettere questa tragica buffonata medievale e, per favore, la prossima volta che una delegazione italiana andrà a Ryad, si comportino da uomini invece che da quaqquaraqqà. Lascino i Rolex sui tavoli, facciano finta di non vederli, invece di rubare quelli degli altri e svegliare mezzo palazzo reale, la notte, con la gazzarra che scoppiò (2).
Bel contributo – vero Renzi? – per salvare un tuo coetaneo condannato a morte per aver fotografato delle donne e per un reato prescritto da tempo all’ONU?

16 dicembre 2012

Grazie, pastore tedesco


Se credevate che le sciagure che ci perseguitano fossero le cicliche “stragi di Columbine” – repetita juvant, per giungere a capire il tritolesco compound fra Costituzione Americana, lobby delle armi e delirio mentale – oppure le altrettanto ripetitive “operazione piombo fuso”, “deserto rovente”, “teste di cazzo in azione” o comunque la solita roba che va in scena in Palestina, siete molto distanti.

C’è un bambino che muore di fame ogni 8 secondi, in Africa l’AIDS fa strage, gli indios amazzonici scappano nonsisadove per sfuggire alle trivelle ed ai taglialegna, il mare è sempre più inquinato da miliardi di schifezze – chi ricorda il “continente” di plastica fra gli USA ed il Giappone? – metteteci anche il mutamento climatico, le calamità nelle zone montuose (Tremonti-Monti-Monte dei Paschi), l’estinzione del falco pellegrino (ci sarà ancora? tanto era solo un povero pellegrino…), Chernobyl e Fukushima, la seconda guerra mondiale, la prima guerra mondiale, tutte la stramaledette guerre da Brenno in poi, una colica di reni, una punta di trapano piantata per sbaglio nel palmo…no, non ci siamo ancora.

La vera emergenza sono i gay. Ohibò: forse è perché non sono gay, ma non me n’ero mai accorto. Eppure è così: lo dice il Papa. Ex cathedra?

Non si sa.



Si sa soltanto che sono “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. (1)

Giuro, non me n’ero proprio accorto. Eppure ne ho conosciuti di gay: qualcuno – siamo onesti – è anche un bel rompicoglioni saccente e superbo (come avviene di norma in tutte le comunità discriminate), ma che attentassero alla giustizia (?) e alla pace (?!?), che fossero un’offesa per il genere umano non lo sapevo proprio. Ma cosa vuol dire???????

Gay che vendono armi e sparano, si fanno la guerra, fanno le guerre in conto proprio ed in conto terzi…la giustizia non è più quella che dovrebbe essere perché c’è qualche gay che la “ferisce” e riscrive le sentenze? Qualcuno, poi, mi dovrebbe spiegare che cos’è la “verità della persona umana” perché io, con i miei modesti mezzi, ancora non ci sono arrivato.

Scendiamo con i piedi per terra, perché anch’io ho un sacco di domande da farle – Herr Ratzinger – e non “twitto”. Mi hanno detto che lei “twitta”, perciò – se c’è qualcuno che twitta – può porgergliele per mio conto? Grazie.



Il mio interesse è tutto centrato sull’Arca di Noè – e come poteva essere diverso… – che mi ha sempre affascinato: avevo persino pensato di costruirmene una. Ma a chi chiedo?

Di salire sull’Ararat, alla mia età, non se ne parla: un postaccio schifoso, zeppo di banchi di nebbia, ghiaccio che si stacca e serpenti d’ogni razza. Non fa per me.



Ma l’Arca, era una barcaccia a fondo piatto, un elegante “chiglia lunga” oppure uno straordinario e futurista battello con deriva “a goccia”? Non si sa mai, Domineddio con i suoi miracoli…

Come dice? Chiedere ad un ingegnere navale? Sì, così – subito dopo – mi mettono la camicia di forza. E’ lei l’autorità in materia: legga, ricerchi, scartabelli, s’informi, trovi…altrimenti, che twitta a fare?



Poi c’è un secondo aspetto, più dottrinale (in senso lato): se – poniamo il caso – l’Arca di Noè si trova a passare nei pressi del Mar Rosso e di Mosè che divide le acque, che succede?

Va in secca? L’Arca di Dio? Mm…

Mosè viene temporaneamente paralizzato? E già: così arrivano i soldati del Faraone.



Noi propendiamo per una terza ipotesi, detta del “miracolo integrato”: mentre Mosè divide le acque, se l’Arca si manifesta con un apposito segnale acustico – in mancanza di un apposito Osculati Integrated Sound System, può bastare anche un “Oè, a terra!” – le acque, proprio a proravia dell’Arca, si richiudono per farla passare quindi, pochi secondi dopo, tornano a separarsi. Le tornano i conti con i tempi necessari a Mosè e la lunghezza dell’Arca? In fondo è solo il concetto di ponte girevole – tipo Taranto – solo che è fatto d’acqua: ma che volete che sia per Domineddio…



Infine, una domanda sulle dotazioni di bordo: a parte la propulsione (la vela) sulla quale torneremo in un prossimo articolo, com’erano sistemate le specie a bordo? Va bene la capretta e il cagnolino, ma come la mettiamo fra il cobra e la mangusta? Il rinoceronte era in uno spazio adatto? No, perché le demoliva l’Arca in pochi secondi, lo tenga a mente. Il leone e la gazzella erano veri oppure di celluloide, creati dalla Disney? L’anaconda era a bordo oppure nuotava a prua, come un pesce pilota?



Poi, ci sono altre piccole cose che richiedono una sua rapida precisazione. Ho un amico gay che vorrebbe donare l’8 per mille alla chiesa cattolica: accettate la donazione? Già che ci siamo: chi ha pagato il conto dell’ultima cena?

Non la tedierò oltre ma capirà bene che ci sono dei problemi logistici e storici mica da nulla: attendiamo le sue puntuali risposte.



Al termine, vorremmo chiederle qualcosa di una certa Rebecca Kadaga: le fa sangue la negretta? Suvvia, sia franco: non sarà mica gay per caso?

E’ una sua fan, indubbiamente, e vuole fare al suo popolo – sue parole – un bel regalo di Natale: mica è come Monti (l’amichetto suo) che ci rapina con l’Imu, no! In Uganda, per Natale, probabilmente giungerà una nuova legge, che prevede la pena di morte per i gay! Evviva!

Non è uno scherzo. (2)



Non è una questione di sharia, non sono i musulmani a chiederlo (immaginiamo, però, che non si lamenteranno troppo) è “un bel regalo agli ugandesi anti-gay” (sic!), ha precisato la Presidente del Parlamento, Rebecca Kadaga, appunto.

Un nuovo ecumenismo, transnazionale e transreligioso, nel nome del “ammazza, ammazza, brucia, brucia, impicca, impicca” : un miracolo! Ah, scusi: la parola “trans” non le piace.



La pena minima è di 14 anni per chi viene sorpreso a convivere con una persona dello stesso sesso (già immaginiamo le difese: è mio fratello! mio cugino! non l’avevo mica duro: guardi!): che, per “l’accoglienza” delle prigioni ugandesi, ipotizziamo che equivalga ad una pena di morte. Poi, però, la legge aumenta le pene per la reiterazione del delitto, la partecipazione di minorenni (lei, per caso, ne sa qualcosa?) e l’AIDS.

Ah, così – en passant – le ricordiamo che il coinvolgimento di minorenni comporta la pena di morte.



Il Presidente americano Obama ha definito la legge “odiosa” e, con lui, molte cancellerie europee stanno meditando di tagliare gli aiuti economici all’Uganda, così da rendere difficile l’acquisto della corda.

Lei, che fa?

Accoglie la signora, parla con lei, le stringe la mano e…la benedice! Lo sa che ha benedetto una potenziale assassina? Già, c’era un precedente: il suo predecessore Giovanni Paolo II, nel 1980, benedisse Videla, quello dei 30.000 morti argentini del “Piano Condor”, in una Roma blindata per le proteste e soffocata dal fumo dei lacrimogeni. Non vi smentite mai.



Non sappiamo perché esiste l’omosessualità, ma sappiamo che è sempre esistita: nel gran cocktail biochimico del corpo umano la natura non dispone gli ormoni seguendo un’enciclica, ma come viene, nella casualità delle leggi evolutive. Ci vada piano a infilarci la natura nel “piano generale” di Dio.



Insomma, a voi le cose normali, tranquille, comuni – del tipo “fatti gli affari tuoi e non rompere” – proprio non piacciono: Alessandro Magno aveva una guardia pretoria di 400 guerrieri gay, perché li riteneva insuperabili (giacché difendevano anche il loro compagno). Nelle isole del Pacifico – prima che andassimo a rompere il cazzo – l’omosessualità era considerata comune, quanto farsi irretire sulla spiaggia dalle belle danzatrici in una notte di luna. Nessuno si poneva problemi: solo voi avevate ed avete sempre qualcosa da dire, una morale (la vostra) da difendere a spada (nomen omen) tratta, un giudizio “divino” da fornire all’occorrenza.



Siete dei poveri segaioli senza morale né umanità: per voi, il principio della difesa dell’adolescenza non vale: da sempre – nei collegi, nei seminari, nelle scuole: lo sappiamo tutti, inutile stendere cortine fumogene – inchiappettate i ragazzini. Per gli altri? La pena di morte.



Chi è stato a fermare i Bersaglieri di Porta Pia, davanti al Vaticano? Chi è quel generale? Fucilatelo!



Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/kill-the-gay/446386/

Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/papa-benedice-promotrice-legge-che-prevede-pena-di-morte-per-gay-in-uganda/446392/