20 novembre 2016

Se Renzi volesse...o potesse, o sapesse...

Il nuovo palazzo della Regione Lombardia a Milano

Se Renzi non fosse un burattino nelle mani del potere finanziario e delle burocrazie europee, non si sarebbe mai sognato di progettare una riforma costituzionale: avrebbe continuato a giocherellare con la sua immagine, con l'album delle sue figurine. Invece, gliel'hanno ordinato, e lui obbedisce.  Penso che nemmeno questa volta la riforma passerà – a meno di clamorosi brogli: hanno assoldato legioni di scrutatori “embedded” – poiché il popolo italiano è stanco e sfiduciato, e non è scorretto “vendicarsi” sul referendum, poiché quando le leggi elettorali sono delle truffe incostituzionali, si combatte come si può, anche a suon di sberleffi (pensate cos’hanno fatto gli americani ad Hillary!).

Eppure, una riforma del Parlamento e delle amministrazioni periferiche sarebbe necessaria: siamo certi che, se il popolo  avvertisse davvero che si tratta di una consultazione (e non di un voto basato su ricatti e frustate, come al solito) risponderebbe diversamente, poiché gli italiani – almeno in larga parte – non sono degli stupidi. Proviamoci va, tanto siamo certi che non ci ascolteranno mai, ma qualcuno che ascolta ci sarà, ed a noi basta.

Gli scopi di una vera riforma devono essere due: risparmi sui costi inutili ed una maggior efficienza verso i cittadini, cosa fattibilissima e, proprio nello spirito del dibattito democratico che Renzi non attua, il quadro che seguirà spero che servirà come base di discussioni, ovviamente motivate.

Il Parlamento

Fino al 1990 (circa) il sistema era bloccato dalla Guerra Fredda e dalla divisione in blocchi: Camera e Senato erano delle fotocopie, e dunque il sistema reggeva, anche se era inutilmente duplicato. Oggi, siamo al parossismo: per composizione, sono quasi due diversi parlamenti e ciò deriva da leggi elettorali sconsiderate. In questo quadro spadroneggiò un Presidente-padrone – Napolitano – ed oggi regge solo per la presenza del muto Mattarella: la “riforma” l’hanno già attuata e il Parlamento non conta più niente, il vero potere è del governo, grazie all’uso sconsiderato del decreto-legge.
Non servono due Camere, né serve creare una camera dedicata alle amministrazioni locali, poiché – inevitabilmente – entrerebbe in conflitto con la camera “nazionale”.
Piuttosto, serve una Camera che lavori e, per lavorare bene, ha bisogno del costruttivo apporto della Corte Costituzionale e di un Presidente dotato di parola: doppia lettura per ogni legge, inframmezzata da un'analisi dei costituzionalisti – per evitare di avere parlamenti e leggi incostituzionali, come oggi avviene – quindi recepire, nella seconda lettura, i “paletti” costituzionali e valutare anche le note a margine, non obbligatorie. In circa sei mesi una legge sarebbe pronta: una buona legge, che non sarebbe necessario emendare il giorno dopo, soprattutto se si tornasse a legiferare per comparti omogenei, non inserendo un comma sugli allevamenti di mucche da latte nella riforma dell'esame di maturità.
Sui numeri e sugli eletti del Parlamento, torneremo dopo.

Le Regioni

Fino al 1980 circa, le Regioni non esistevano: inserite nel 1970, solo dopo un decennio iniziarono a far sentire il loro peso. Quasi sempre funesto.
Proprio ieri sera parlavo con un funzionario regionale, il quale mi confessava che le Regioni – pur dovendo amministrare vasti territori – sono schiave di una incommensurabile forza centripeta. Se il 100% vige a Milano, a Brescia è soltanto più un 50%, mentre in Valcamonica quasi si perdono le opportunità, le notizie...pur vivendo nel Web 3.0. Inutile: ogni livello cerca d'ottenere qualcosa per sé, per la propria parte politica o affaristica (spesso multi-partitica) ma, soprattutto, sul proprio territorio. Ovvio che il territorio dove sorge il capoluogo è il più avvantaggiato: ne abbiamo visto i frutti, in termine di malaffare, sotto tutti i cieli.
Sinceramente, non riesco a trovare un solo vantaggio, una sola opportunità in più offerta dalle Regioni, anche se tutte fossero equiparate a quelle autonome. E’ il sistema che non funziona: le Regioni hanno canali diretti con l’UE e li adoperano per dirottare fondi destinati verso l’occupazione e la piccola impresa verso i vari carrozzoni controllati dalla politica. In questo senso, sono un vero e proprio danno: l’unica soluzione è gettare via il bambino insieme all’acqua sporca, senza ripensamenti.

Le Province

Siamo giunti al parossismo: dopo avere strombazzato ai quattro venti l’eliminazione delle Province, nel 2016 si sono tenute – lo dico per coloro che non se ne sono accorti – le Elezioni Provinciali. Elezioni di “Secondo livello”, le chiamano, ovverosia i sindaci ed i consiglieri comunali votano una sorta di Presidente della Provincia con gli assessori – senza emolumenti, per carità! (e i gettoni di presenza? A quanto ammontano?) – i quali avranno il compito...di gestire l’azzeramento delle Province! Per quando? Non si sa: immaginiamo non prima del 2050...
Se volete, leggete il mio ultimo articolo e capirete che razza di sordida cloaca siano diventate le amministrazioni provinciali “rinate”: non per questo, però, l’impianto napoleonico è da buttare.
Per come stanno le cose oggi, però, c’è da buttare il bambino, l’acqua del bagnetto e spaccare pure la vaschetta.

I Comuni

Non so da quanto tempo non vi recate in Comune: non un grande Comune, cittadine di qualche migliaio d’abitanti o poco più. Un tempo, c’erano un paio d’impiegati all’anagrafe, il vigile od il messo, un’impiegata all’amministrazione, il geometra, il segretario o poco più. Osservate oggi.
Decine e decine di persone che volteggiano, girano, salgono e scendono scale, cercano qualcuno, telefonano, fotocopiano, consultano, lavorano al computer...ma cosa fanno?
Il lavoro glielo trovano – sicuro – con tutto l’ambaradan di nuove leggi e leggine che mutano ogni mese...ma...a cosa serve tutto quello sciame di api operaie ronzanti?
In fin dei conti, e mi dispiace dirlo per chi crede di svolgere un’attività socialmente utile, servono a mantenere una base elettorale sicura, tramite il favore, la raccomandazione, il posto sicuro. Per questa ragione i Comuni hanno piante organiche sempre più ampie.

In Italia, ci sono quasi 10.000 comuni. Una decina sono città di rango internazionale, altre duecento circa hanno importanza nazionale poiché sedi d’industrie, città d’arte, snodi ferroviari, porti, località turistiche, ecc.
Circa 9.000 Comuni sono, in gran maggioranza, borghi agricoli dove l’agricoltura sta morendo per mancanza...d’agricoltori! A differenza della Francia e della Germania – che hanno pressappoco un agricoltore sotto i 35 anni contro un altro 65enne, un rapporto di sostituzione di 1:1 – in Italia il rapporto è di 8:1, ossia 8 vecchi per un giovane.
Inutile ricordare che, ogni anno che passa, si riducono le superfici coltivate ed i boschi avanzano, inesorabili: ciò è dovuto, principalmente, alla mancanza d’idee, poiché le idee fanno impresa, generano ricchezza. E, non dimentichiamo, la ricchezza – sia essa legno o grano, oro o pirite – si trova nel territorio, non in piazza Navona.

L’ampiezza di un Comune non supera le decine di chilometri quadri: estrema frammentazione del territorio (per ragioni storiche), fra i più densamente popolati del pianeta. Oltre il confine, segnato a volte da un fiume, altre da un semplice cartello affisso nella pianura c’è un altro Comune, magari differente per Storia e monumenti, ma identico per territorio, per bisogni, per possibilità.
Il Comune, oggi, non ha fondi da destinare a nulla, se non alla propria sopravvivenza: le frane richiedono anni di lavoro, perché bisogna aspettare che la Regione stanzi, che la Provincia approvi...e così via. E le transenne restano, perché i fondi devono andare al sostegno elettorale, che gli frega a loro se noi bestemmiamo, fermi al semaforo della frana.

Un tentativo di riunire più Comuni, per lo più accanto ad aree urbane, fu portato a termine durante il Fascismo, ma non in molte realtà: l’esempio genovese è forse il più “classico” come esempio, laddove i comuni di Voltri, Pegli, Sestri, Pra, Nervi...eccetera...divennero la “grande” Genova.
Nessuno, però, ha mai immaginato di riunire più Comuni distanti da una città in realtà amministrative autonome, realtà omogenee per territorio ed attività economiche: un’intera vallata, ad esempio, oppure una porzione di pianura fra due fiumi. Cosa porterebbe?

Quanto costano oggi

Ogni lavoratore o pensionato paga, annualmente, circa 700 euro per le amministrazioni locali (Regioni e Comuni): siccome gli occupati sono 22 milioni 498 mila ed i pensionati 15,8 milioni (fonte: ISTAT), paghiamo per queste istituzioni circa 26 miliardi l’anno. Cifre da legge Finanziaria: tanto per fare un paragone, il governo Renzi ha stanziato, quest’anno, 7 miliardi per le pensioni, che è uno dei maggiori stanziamenti dell’attuale legge. Ma non finisce qui.
Mancano le Province, che si approvvigionano tramite una quota sulle assicurazioni auto più le onnipresenti multe, diventate un vero cespite anche per i Comuni: ci sono Comuni che inseriscono nel bilancio di previsione la quota percentuale di quanto dovranno aumentare nell’anno successivo! Il “crimine” previsto, quantificato e tollerato.
Bolli, tasse, addizionali, TARES, TARSU, TOSAP...è difficilissimo stimare quanto costano queste amministrazioni, poiché – ad esempio – in quello delle Regioni c’è da conteggiare la Sanità, in quello delle (ex?) Province gli interventi di manutenzione delle scuole...qualcuno ipotizza addirittura un costo totale di 90 miliardi l’anno...ma non ci sono cifre certe...è proprio necessario?

Premetto che le ipotesi che seguiranno sono pensate per l’attuale situazione, vale a dire la presenza dell’UE anche se, personalmente, credo che uscire dall’Europa e dall’Euro sarebbe la prima e più necessaria medicina: non perché un impianto europeo sia disdicevole, ma nelle mani di questa gente – e per come è stato pensato e realizzato – è una vera iattura.

Ipotesi di discussione

Accorpando in gruppi di 15-20 Comuni i circa 9.000 piccoli comuni italiani, si otterrebbero 450-600 unità territoriali – Comunità, Distretti, Comprensori, Dipartimenti, mini-province...chiamateli come desiderate – le quali avrebbero a disposizione (osservando le attuali piante organiche) almeno 100-200 dipendenti fra impiegati, operai, vigili, ecc, quali sarebbero i vantaggi?
Venti cantonieri che spingono una carriola raggiungono gli stessi obiettivi di venti cantonieri – provvisti dei necessari macchinari – che riparano una frana? Od una perdita d’acqua? Oppure tagliano alberi caduti? Lo stesso dicasi per gli impiegati, i vigili, ecc: si potrebbero ottenere non dei risparmi di scala, bensì dei vantaggi di scala. Senza dimenticare che, per gli aspetti amministrativi, già oggi (vedi Germania) è possibile inviare e ricevere documenti via Internet, comodamente da casa.

Ogni Comunità avrebbe un Consiglio ed un Presidente, ed eleggerebbe un parlamentare ogni cinque anni: una sola giornata elettorale ogni 5 anni, fine delle elezioni ogni anno. Se ci pensate, la pratica delle elezioni “frazionate” è soltanto una necessità degli attuali partiti: quella di controllare continuamente i rapporti di forza. I costi delle elezioni? E che gliene importa a loro?
Nei vecchi Comuni rimarrebbero un modesto ufficio per le pratiche più comuni: anagrafe e poco altro e le Pro Loco, organismi nati dal basso dove si creano, con la sperimentazione per la valorizzazione del territorio, i futuri amministratori e politici.
I comuni di “cintura” alle grandi città diventerebbero quartieri della città stessa, ovviamente.

Ogni Comunità dovrebbe essere dotata di una piccola astanteria (10-15 posti letto) per le emergenze, mentre la Sanità “maggiore” – i grandi ospedali – tornerebbero sotto lo Stato: riflettiamo che, prima della riforma, mantenevamo un Poggiolini (l’ispettore dei farmaci con i lingotti d’oro sotto il divano), oggi ne manteniamo venti, uno per Regione.
Inserendo come capoluogo la cittadina più grande e popolosa, le scuole già ci sarebbero: sarebbe poi compito delle amministrazioni occuparsi di completare gli iter formativi, secondo le esigenze.
Molto importante creare una giustizia locale per il “piccolo cabotaggio”: incidenti di varia natura, piccoli furti, sfratti, separazioni, confini, ecc. lasciando i compiti più difficili, le inchieste ecc. nelle mani dei giudici nei grandi tribunali: tornerebbe, rivisitata, la figura del pretore, giudice monocratico e, nella nuova riforma, unico grado di giudizio (al massimo, un ricorso ad un altro pretore). La giustizia spicciola, grosso modo, funziona così in Gran Bretagna.

Dal punto di vista fiscale, sarebbe necessario un ribaltamento delle attuali prassi: stabiliti i costi generali dello Stato (ossia Difesa, Giustizia, Sanità, Scuola) – anno per anno, e dando potere esecutivo alla Corte dei Conti di limitare gli “incrementi” – tutte le altre entrate rimarrebbero alla Comunità.
In questo modo, le Comunità avrebbero fondi propri per gli investimenti sul territorio, oppure potrebbero optare per un ridimensionamento del prelevo fiscale.
Le grandi città, all’opposto, vedrebbero frazionata la loro gestione: pur mantenendo un Consiglio Comunale (per il controllo e la supervisione generale), il vero potere (ossia i soldi) andrebbero nelle mani delle Circoscrizioni, ovvero dei quartieri, in base alla popolazione residente. In questo modo, non ci sarebbero più quartieri poco popolati che fanno la parte del leone e quartieri-dormitorio che si dividono le briciole.
Anche in questo caso, vigerebbe il federalismo fiscale sopra esposto, mentre tutte le leggi elettorali sarebbero proporzionali, senza nessun premio di maggioranza e con uno sbarramento al 3%.

Il nuovo Parlamento

Il Parlamento, rimasto unica camera di rappresentanza, dovrebbe lavorare, e parecchio. Una settimana lavorativa di cinque giorni (Lunedì-Venerdì), non come oggi (Martedì-Giovedì): per contrappeso, la quarta settimana del mese rimarrebbe chiuso, cosicché i parlamentari possano tornare nei collegi ed ascoltare le novità, le richieste, i bisogni...partecipando, in veste d’uditori, alle riunioni del Consiglio di Comunità.
Oltre al referendum abrogativo – senza quorum (c’è forse un quorum per le elezioni?) – sarebbe necessario il referendum propositivo: 500.000 firme, ma un anno di tempo per raccoglierle, ed il parlamento sarebbe obbligato ad esaminarlo subito, non infilarlo nel cassetto “ricordi e depositi” come fanno per le leggi d’iniziativa popolare.
Sarebbero da riformare anche i regolamenti parlamentari, l’abuso del decreto-legge nella formazione delle leggi e molto sulla Giustizia, ma sono argomenti che esulano da questa trattazione.

Conclusioni

A qualcuno sembrerà l’uovo di Colombo, ad altri un sistema irrealizzabile, ad altri ancora una schifezza: provate a ragionare, io propongo un sistema che dimezza i costi centrali e sopprime due amministrazioni locali su tre. Quanto il risparmio? Non so darvi una cifra certa, ma valutabile nell’ordine delle decine – forse centinaia – di miliardi l’anno.
Ed una maggior efficienza, di questo sono sicuro. Perché?

Poiché le cose, nelle amministrazioni locali, non vanno come (forse) pensate: ossia, l’assessore comunale all’ambiente si reca dall’assessore provinciale, il quale telefona all’assessore regionale e combina un incontro col ministro dell’Ambiente. Manco per idea.
L’assessore comunale all’Ambiente va da suo cugino, l’assessore provinciale ai Trasporti, il quale contatta il suo ex compagno di scuola, che è assessore regionale alla Sanità. L’idea, se buona – ossia se rende dei soldi – viene portata avanti calcolando da subito la divisione del malloppo, magari se si riesce a fare a meno del ministro anche meglio, perché quello non lo liquidi con due spiccioli.

Idee come quella delle “macro-regioni” – ricordando il sen. Miglio – sono inutili: anzi, complicano le cose. La gerarchia, soprattutto oggi, con la velocità dell’informazione, è un inutile orpello: è un retaggio del nostro modo di pensare, un ricordo al quale siamo legati.
Nella suddivisione dei fondi europei, la Spagna ed il Portogallo si presero (anni ’80-90) anche la parte che l’Italia non riusciva a spendere, perché l’Italia convogliava i fondi nella “catena” amministrativa, gli iberici avevano uffici centrali. Fu un caso (forse ancora abituati a stati fortemente centralizzati?) che li favorì, mentre l’Italia perse tutte le occasioni nelle quali i nostri ladri di polli non riuscivano a trovare un accordo per la spartizione. I famosi capannoni abbandonati, ricordate?

Non vi è nulla di più diretto e senza intoppi che un ufficio – corrispondente alla commissione parlamentare – il quale riceve dei piani d’intervento, richieste di fondi (motivate) e quant’altro: devono solo lavorare, di certo non andare ai talk-show.
Per evitare il noto fenomeno del “approvo per la maggioranza, respingo per l’opposizione”, tutti i provvedimenti di spesa per le amministrazioni locali sarebbero racchiusi in una, unica legge di spesa: una a trimestre, ad esempio, cosicché si approverebbe o si respingerebbe in blocco. In commissione è più facile accordarsi (in un parlamento che funzioni, si fissano delle regole e ci si attiene ad esse), mentre in aula bloccare è facilissimo.
Inoltre, per la corruzione, vi sarebbero solo due livelli da controllare: più facile da vigilare, meno complesso: in fin dei conti, lo stato napoleonico era molto simile, e Napoleone era una persona di un’intelligenza straordinaria. I francesi, per due secoli, non sono riusciti a demolire l’impianto napoleonico: comunque, oggi, les voleurs de poulets français ci stanno riuscendo, anche loro stanno per aggiungere il livello regionale.

Vorrei solo far notare la differenza fra un impianto federalista e la mia ipotesi: qui si tratta di tornare a dei valori e dei comportamenti che la Lega ha sempre strombazzato, ma ai quali non ha mai creduto. Basta riflette sulle “grandi verità” sbraitate a Pontida e la misera fine di Bossi, che regnava su un partito nel quale i parlamentari “romano-acquisiti” (“Roma Ladrona”: i romani non si offendano) si spartivano mazzette a iosa. Quelli buoni, dalla Lega se ne andarono già prima del 2000.
Ossia, non si tratta di costruire un impianto gerarchico “locale” bensì di spazzarlo via: un filo diretto, al posto di una sequela di “prolunghe” macilente e poco sicure. Di certo, la politica nelle Comunità dovrebbe essere di alto livello, perché è lì che si faranno le scelte politiche importanti: non la “giornata della fertilità”, ma come dare un assegno sicuro alle future madri e la certezza di ritrovare il proprio lavoro dopo il parto, indipendentemente da razza, religione, condizione sociale e moralità. Così recita la nostra Costituzione.
Dovrebbero, inoltre, essere aboliti tutti i finanziamenti ai media – Tg, giornali, ecc – cosicché la stampa diventerebbe – finalmente – libera (e responsabile): non ci sarebbero più i Renzi in Tv dall’alba al tramonto né gli “editti bulgari”.

Già conosco le vostre obiezioni: se non sono onesti...certo, lo so anch’io...se non si riforma la moneta...sicuro...se c’è l’Europa di mezzo non c’è niente da fare...ma certo...e allora? Che facciamo? Avete una katana per fare karakiri tutti? Altrimenti vi presto la mia: se volete passarvela...scherzo, ovviamente.
Facciamo circolare delle idee, non possiamo fare altro – per ora – però un terzo dell’attuale parlamento è costituito da neofiti, gente che reputo onesta (forse esperta e capace un po’ meno, ma non importa) con una direzione politica un poco arruffona (più facile dal palcoscenico, vero Beppe? Ti capisco...) ma, tutto sommato, è una nuova realtà che appare...non sappiamo ancora come andrà a finire. Magari il bicchiere è mezzo pieno e non ce ne accorgiamo.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire, ma non voglio abusare della pazienza di chi mi ha seguito fin qui: andiamo a buttare in faccia al ragazzino di Rignano la sua pasticciata e clientelare “riforma” con un NO, senza ripensamenti e paure di buttare “un’occasione”. Questa riforma non è nulla: è fuffa, è truffaldina, aumenta le spese invece di diminuirle.
Grazie per la vostra attenzione.

15 novembre 2016

Ma se un tornado se li portasse via tutti?



 
Consilieri non civiles
semper erunt et sunt viles.
Consilieri sunt fallaces
sunt immundi, sunt mendaces.


Bello prendere delle multe, anche per 51 km orari! Non è mia intenzione tediarvi, ma darvi notizia di una inaccettabile protervia, che nasce dall’eliminazione delle Province e dalla loro “restaurazione” a furor...di politici trombati!
Ossia, ci hanno detto che eliminavano le Province: ecco un immaginario dialogo, che sarà veramente esistito da qualche parte, nessuno sa quale...forse nell’ufficio privato del gelataio di Rignano? Forse.

Dio che noia...andare a spulciare, competenza per competenza, i loro doveri per addossarli ai due livelli attigui, ossia le Regioni ed i Comuni...che noia, ma si può inventarsi un mestiere più noioso?
Allora, sentite: raccontiamo che le abbiamo eliminate, poi le ripristiniamo sotto mentite spoglie...
Scusi, ma come si fa per le elezioni? I cittadini, quando vanno a votare, capiscono che ci sono ancora...
Giusto, allora non li mandiamo a votare...
Eh, ma come?!?
Mandiamo a votare solo i consigli comunali delle Province interessate...
Ma come?!? Si eleggeranno fra di loro?
Le chiameremo “Elezioni di secondo livello”.
Ma la gente dirà che la Casta elegge la Casta...
Basta non dirglielo: nessun Tg, nessun giornale...li paghiamo o no?
Beh, mi sembra grossa...
Ma è la stessa cosa che abbiamo inserito nella riforma della Costituzione...anticipiamo soltanto...ci pensa a quante poltrone liberiamo per gli amici, i parenti, i colleghi di partito...
Ci saranno delle proteste...
Se non lo diciamo, se le elezioni le faremo in Estate, non succederà nulla...e poi...che protestino, il mugugno è libero...chissenefrega...

Lo so che, per qualcuno di voi, la cosa sembrerà pazzesca – e con forti sospetti d’incostituzionalità per l’art. 48 – ma le cose sono andate proprio così!
Zitti zitti, hanno chiamato le Province “Enti di area vasta”, oppure “Enti di secondo livello” (potevano avere più fantasia...): così, nero su bianco – la legge è del Settembre 2014 – continueremo a pagare 2.500 fancazzisti che scalderanno le poltrone delle ex Province italiane.
Qual è il loro compito? Non si sa, non si capisce. Alcuni affermano “gestire la soppressione delle Province” – e salta subito agli occhi l’immagine di un novello Caronte, che traghetta le anime dei politici trombati di là dello Stige – ma così non è, poiché le Province sono tornate a nuova vita grazie alla legge (voluta fortemente dal buon Del Rio) che le fa diventare un’altra cosa. Una cosa che non si capisce cos’è, ma...volete proprio capire tutto?!? E dai, accontentatevi...

Siamo veramente al parossismo, abbiamo superato Kafka di un buon miglio e stiamo per doppiare Bokassa e tutta la squadra di politici/marionetta del terzo e quarto mondo: i nostri – parrebbe uno scherzo – pretendono pure di riformare una Costituzione (qualcuno l’avrà letta?) e di farci esprimere, seriamente, un voto su di essa! L’unica cosa che ci parrebbe d’esprimere è una risata in faccia, per non giungere a parole scurrili.

Dando uno sguardo qui e là, mi sono accorto che la nuova Presidente della Provincia di Savona (va beh, ente di “grande area”... ah, ah, ah...), Monica Giuliano, è una signora di 35 anni, di bell’aspetto e di seri studi: il prototipo del politico pilotato, del grande PD, ovvio.
Così, la signora nel 2014 viene eletta Presidente della Provincia: cosa faceva prima? Il sindaco. Di una cittadina che si chiama Vado Ligure e nella quale – proprio in mezzo alle case – sorge la grande centrale a carbone chiamata Tirreno Power: roba di ENEL, di De Benedetti, in parte francese per la presenza di Suez...evviva! I magistrati indagano su circa 1.300 morti che, definire sospette, è un eufemismo di maniera.

Passa un anno, ed i magistrati comunicano il nome degli indagati: manco a farlo apposta c’è anche Monica Giuliano! Come ex sindaco: abuso d’atti d’ufficio. Insieme a lei, tutta la cricca del PD ligure, con in testa Burlando: i reati sono robetta da poco, suvvia...come disastro ambientale colposo aggravato, disastro sanitario colposo aggravato, abuso d’ufficio, disastro colposo aggravato e omicidio colposo plurimo. Allegria!
Non sono a conoscenza di come stanno andando le indagini, ma di una cosa sono sicuro: nessuno di questi bei tipi sconterà mai un solo giorno di galera!

Il tempo, però, vira al brutto per Monica Giuliano: il bilancio della Provincia è in forse, il deficit incombe, il borsellino è vuoto. Bisogna riempirlo. Come fare? Già...pensa la Presidente...hanno salvato l’istituzione provinciale, ma i soldi dove sono finiti? Ho capito, sì, va bene: arrangiatevi!
I consiglieri si consultano, le presidente presiede...mumble, mumble...poi, finalmente, ad un consigliere viene l’idea buona, la felice illuminazione che tutti accontenta. Dai, stappa, che l’abbiamo trovata!

Ricordo che, da qualche parte lassù...sui monti, in mezzo a quattro case passa una strada provinciale e fu installato un rilevatore di velocità...adesso è mezzo rotto, a volte rilevava anche la velocità del treno, che corre accanto, e minacciava di togliere tot punti alla patente...del macchinista! Risata generale.
Basta installare un vero autovelox – senza dire niente, mi raccomando, che resti tutto com’era – ed avremo a disposizione il mezzo per “sanare” il bilancio!
Silenzio.

Si può fare – avrà commentato la presidente – si può fare...preparatemi una bozza...
E’ andata così, signora Giuliano? Non so, ma pressappoco sì, lo ammetta.

Certo, lei non immaginava una simile “vendemmia”...lo ammetta: 20.000 contravvenzioni – lo credo bene, iniziando a multare dai 56 km orari! Nessuno ha un tachimetro così preciso sull’auto – per un gettito (notizie di stampa) di 1 milione di euro fino ad ora...lo sa?
Ma saranno molti di più. Peccato che segneranno la fine della sua carriera politica: l’Italia non se ne accorgerà nemmeno, stia sicura.

Perché lei è solo l’epigone di una trista compagnia: quella dei sindaci che ritengono d’avere il diritto di salassare gli italiani a forza di multe. Le interessa la sicurezza stradale?
Chi le garantisce che, fra i tanti che passano, non ce ne sia uno che vuole provare la sua auto nuova e che corra a 120, 130 l’ora...io le vedo spesso le Ferrari in autostrada: mi sorpassano a velocità pazzesche.
Come agisce chi effettivamente vuole, chi veramente desidera imporre la sicurezza stradale?
Installa dei dossi artificiali, come fanno in molto Comuni: solo che li installano nelle vie centrali, oppure in luoghi significativi come ospedali, scuole...mica li vanno a piazzare fra quattro case in cima all’Appennino!

Forse, a lei la sicurezza importava poco – lo ammetta – al punto da dichiarare:
Abbiamo indicato cifre e incassi precisi nel bilancio: è una parte significativa del bilancio della Provincia...” oppure “Le multe non si toccano!” (sue dichiarazioni alla stampa locale).

Non si meravigli di ciò: il sindaco di Verona – Flavio Tosi – nel 2014, per il bilancio 2015, approvò un aumento del 30% di gettito dal settore contravvenzioni. Il “crimine” accarezzato, coccolato, cercato...pur di lucrare. Peccato che abbiate fatto le cose male: senza indicazioni precise, quel autovelox è illegale.

Si rende conto che, statisticamente, in una vallata che pochi conoscono come l’alta val Bormida, lei – per numero di abitanti – ha multato ogni persona in grado di condurre un’automobile? Oppure un terzo della città di Savona?!?

Ha avvertito il suo capoccia, quello di Rignano, della faccenda? Non si preoccupi, ci pensiamo noi...cosa le dirà? Poveraccio: corre da una parte all’altra dell’Italia per racimolare qualche voto per il Sì al referendum...ha addirittura leccato i mammasantissima con la storia del Ponte...lei non immagina come voteranno i multati? Se non lo ha capito, lei non riuscirà mai a comprendere perché Hillary Clinton sia stata silurata dagli elettori, perché abbiano votato un idiota al posto della buona, brava, capace, politically correct...Hillary Clinton. Hanno semplicemente compreso che l’avrebbero messa lì per rapinarli, trombarli, farne carne da cannone per le banche.
Lei, non è molto diversa.

Si rende conto del guaio combinato? Riesce a comprendere che le famiglie della “sua” provincia lottano contro la povertà, da quelli come lei imposta, con TASI, IMU, TOSAP e tutte le cazzate che v’inventate? Lo sa che, io solo, verso dalla pensione più di 600 euro l’anno per mantenervi?
Che i nostri figli – grazie alla bella trovata dei voucher – lavorano per 3 euro l’ora? Ragazzi – magari laureati come lei, ma senza il calcinculo in politica – fanno i magazzinieri, con contratto a termine, alla Conad, alla Coop, al Lidl...oppure lavorano, medesime condizioni, in cantiere od in fabbrica? Riesce a capire che, per mettere a posto il suo bilancio – quello di un ente abolito! – per una disattenzione porta via a questi ragazzi un quinto, o più, del loro reddito mensile?

No, lei non meriterebbe nemmeno d’essere citata, considerata, sentita.
Le auguro solo che la sentano – e la sentano bene – i magistrati dell’inchiesta “Tirreno Power”, dove avete svenduto la pelle dei cittadini – 1300 morti – all’ENEL, e dove lei ha cercato di “coprire” qualcuno cancellando una delibera! Mica un abuso d’ufficio da poco!

Ho ricordi lontani dello strapotere del Comune di Vado Ligure, che riceveva montagne di soldi dall’ENEL – m’informava un medico democristiano, consigliere d’opposizione al quale, per la sua attività epidemiologica, faceste passare una notte in guardina per una svista amministrativa di pochissimo conto (un certificato medico di malattia!), era il 1985, o giù di lì – e mi raccontò della vostra protervia, del vostro stalinismo, del vostro sposare, sempre, gli interessi di una grande azienda energetica, ingannando i lavoratori con le bandiere rosse ed i festival dell’Unità. Che Dio vi stramaledica, per il male fatto all’Italia.

Vi chiedete chi io sia? Ma domandatelo ai vostri galoppini che bussano, ogni tanto, alla mia porta – oh, Carlo, tu che sai scrivere così bene...perché non vieni con noi... – mai e poi mai, signora Giuliano, perché i miei riferimenti ideologici sono lontani, riposano fra Cavallotti e Bertani (Agostino), fra Gramsci e Bordiga, non oltre. Oltre ci siete voi, oltre c’è il buio.
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Per chi desiderasse opporsi, sotto c’è un fac simile di ricorso.

Ricorso avverso atti presi dall’amministrazione provinciale di Savona

Al Prefetto della Provincia di Savona                     

Io sottoscritto                  nato a                 il                                e residente in                        via           numero civico       chiedo che vengano annullati gli atti:
- prot. num.
- prot. num
- prot. num.

(allegati in copia), ossia Verbali di Accertamento di Violazione del Codice della Strada, emessi dalla Provincia di Savona, giacché, vista la giurisprudenza in materia:

Art. 142, comma 6 bis (Codice della Strada)
6-bis. Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all'impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice. Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'interno.

Il Ministero dell’Interno ha emanato, in data 14 agosto 2009, la Direttiva per garantire un’azione coordinata di prevenzione e contrasto dell’eccesso di velocità sulle strade:
L’informazione sulla presenza della postazione di controllo sia fissa che mobile deve essere fornita attraverso la collocazione di idonei segnali stradali di indicazione, anche a messaggio variabile, che possono essere installati, in via provvisoria o definitiva, ad adeguata distanza dal luogo in cui viene utilizzato il dispositivo secondo le indicazioni del decreto ministeriale 15 agosto 2007.

I segnali stradali e i dispositivi, di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante (articolo 2, decreto ministeriale 15 agosto 2007)”, non importa se si tratta di segnaletica temporanea/provvisoria/mobile ovvero definitiva/fissa.

Una sentenza della Cassazione Penale del 13.03.2009 n. 11131, indica che “la distanza del cartello di preavviso non debba essere inferiore a 400 metri, idonea a segnalare con adeguato anticipo la postazione di controllo in modo da garantirne l’avvistamento tempestivo e permettere così all’automobilista di conformare la propria condotta di guida alla velocità prescritta, in un tratto di strada dove debbono essere assicurate le ragioni di sicurezza poste alla base del decreto Prefettizio che autorizza l’uso della apparecchiatura senza obbligo di contestazione”.

Qual è la situazione nel luogo del rilevamento?

In direzione San Giuseppe di Cairo-Cengio (in salita) c’è un rilevatore di velocità, funzionante, con display che indica la velocità del veicolo, poi un cartello a 150 metri circa dal punto del rilevamento, che è segnalato.
In direzione Cengio-San Giuseppe di Cairo (in discesa), invece, non c’è nulla di nulla ed il display che indica la velocità del veicolo non funziona da anni!

Pertanto, Le chiedo d’intervenire in questa ingarbugliata matassa operando l’unica cosa sensata: annullando i provvedimenti, sopra citati, presi nei miei confronti dall’“amministrazione provinciale di Savona”, giacché non sono stati rispettati i dettami di legge riguardo i cartelli indicatori, le distanze di collocazione ed i tempestivi avvertimenti nei confronti dell’automobilista.
La saluto e la ringrazio

Data

Firma

29 ottobre 2016

Cento anni da pecore

Corrono notizie di guerre, grandi guerre, imminenti, devastanti...tutti si preparano, corrono, accendono i motori, decollano, sparano, uccidono...140 soldati italiani andranno in Lettonia come forza NATO...missili Iskander pronti al lancio a Koenisberg/Kaliningrad...flotta russa di fronte a Tartus, flotta americana negli stessi mari...
Veramente, qualcuno vuol correre dietro a queste voci che – da decenni – gli USA fanno pubblicare da sedicenti giornalisti, pagati dalle fondazioni statunitensi, con soldi devoluti in cambio di succosi sconti fiscali?
Questa non è disinformazione – perché le notizie in sé non sono false – è malainformazione, perché tutti, all’unisono, urlano “al lupo” ma nessuno dice che schiacciare il bottone è tassativamente proibito. Capito?

La campagna elettorale americana? Un tempo si diceva: “i repubblicani sono isolazionisti, i democratici interventisti”. E Bush II? Come Clinton, né più e né meno, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, poi Libia...senza correre a ricordi lontani, al Vietnam, alla Corea, Panama, eccetera...si fanno le piccole guerre per definire gli equilibri internazionali, soprattutto economici, ma la guerra, la guerra vera...ah, ah...
E per due, sostanziali motivi:
1) Il tasso di profitto è ancora abbastanza alto (ossia Wall Street guadagna ancora);
2) La guerra nucleare è pericolosissima (ossia, nessuno sa cosa capiterebbe dopo il primo ICBM o missile tattico).

Ciò che ci riguarda da vicino, è che le “piccole guerre”, le guerricciole, gli “scazzi”...beh, per questa roba gli USA s’impegnano il meno possibile, ricordiamo la Somalia. E allora? Chi ci va? I servi di palazzo, ossia noi italiani – ovvio, compresi in “alleanze per mantenere la pace”.

Ma davvero l’Italia ha necessità di rispettare un accordo preso nel 1943, senza possibilità di sconto, eternamente schiava?
Dobbiamo correre ovunque per fare servaggio a Washington, senza nessun tornaconto per la nazione, come la campagna di Libia ci ha insegnato: unico risultato (per noi), la perdita delle commesse per le nostre imprese che Gheddafi regolarmente ci assegnava. Poi venne l’Europa – che doveva (nei desiderata dell’epoca) avere il compito di staccarci dalla sudditanza americana – e invece non solo Washington ha alzato il tiro, ma adesso abbiamo preso servizio anche presso la rinomata maison berlinese.

I nostri giovani lavorano per 500 euro al mese grazie alla trovata di Renzi – definita “voucher” – ossia come faticare 6 mesi a 500 euro il mese (il “tetto” del “sistema voucher” è di 3.000 euro l’anno a giovane), mentre per le imprese non c’è limitazione di sorta. Possono cambiarne 20, 30...l’anno e godere di un lavoro tassato al 25%, mentre per i lavoratori spariscono le contribuzioni previdenziali e, domani, anche il servizio sanitario sarà a rischio.
Le grandi imprese sono scomparse: distrutte, incorporate, assorbite, chiuse, demolite...poiché solo il capitale tedesco, migrato nei nuovi Lander dell’Europa dell’Est, possa prosperare mentre – vinca la Clinton oppure Trump – per noi non cambia nulla. Sempre a pulire le scarpe, ovunque passano, in silenzio: eppure, sono trascorsi più di 70 anni dal termine della 2° G.M.!

Ci domandiamo se vivere da pecore in questo modo ci porti qualche vantaggio: tutti ci sputano in testa – ricordiamo l’accordo Koln – Miterrand per la deindustrializzazione dell’Italia (puntualmente avvenuto) – e la caccia alle migliori teste pensanti del Paese (che ci costano circa 100.000 euro l’una, dalla materna alla maturità) per rinverdire la panoplia dei loro brevetti.

In genere, giunti a questo punto, la maggioranza dei lettori fa spallucce e pensa “Tanto, che ci possiamo fare con gli americani?”, e passa oltre. Il che, non è del tutto vero.
Gli americani non sono Dio sceso in terra per comandare urbi et orbi: ci ricordiamo di Craxi, quando fece circondare i marines dai Carabinieri? Certo, dopo...ma le responsabilità furono tutte italiane, dei soliti zerbini italiani.

Se si desidera avere una politica estera, bisogna avere delle forze armate. Se si desidera avere una politica estera indipendente, bisogna che – sin dalla loro progettazione – le forze armate siano corrispondenti ai bisogni della nazione.
Gli USA sono più attenti di quel che si creda nel valutare l’armamento dei loro “alleati”: oggi, costruiamo navi che servono soltanto per i loro scopi, i loro bilanci, le loro esportazioni militari. A cosa serve, all’Italia, possedere portaerei e navi da sbarco? Dove dobbiamo sbarcare?!?

Ci fu un tempo nel quale la teoria navale italiana era centrata sulla cosiddetta “polvere navale”, ossia unità poco costose, ma che garantivano attacchi micidiali, ad un prezzo contenuto. I MAS avevano fatto scuola: insieme ai Siluri  a Lenta Corsa (detti “maiali”), ci diedero le più eclatanti vittorie nelle due guerre mondiali.

Uno di questi casi fu la creazione della classe d’aliscafi “Sparviero” (o “Nibbio”), negli anni ’70-’80 del Novecento.
Piccoli aliscafi di 25 metri di lunghezza, i quali potevano colpire un bersaglio a circa 200 km di distanza mediante i due missili Otomat dei quali erano armati. La difesa perfetta per i mari italiani. Ma.
Beccatevi questa edificante storiella di un tempo lontano, quando Internet era ancora oltre l’orbita di Giove.

Durante un’esercitazione di routine (primi anni ’80), la nuovissima portaerei Nimitz stava entrando nel Tirreno dal canale di Sardegna ed aveva condizioni di mare molto agitato (4-5) che impedivano il decollo degli aerei. Da Messina salpò uno “Sparviero”, il quale – giunto nei pressi delle Egadi – con mare forza 3 aveva ancora una “finestra” di lancio per i suoi missili. Li lanciò (ovvio, solo simulazione!) e recapitò il messaggio con tutti i dati alla Nimitz. Gli americani, costernati, dovettero ammettere che la nave sarebbe stata inevitabilmente colpita e, molto probabilmente, affondata. Risultato?

Gli aliscafi furono tutti radiati negli anni ’90 – giustificando la radiazione con “alti costi di gestione” (!) – e solo il Giappone ne costruì tre su licenza italiana, i quali sono tuttora in servizio.
Si noti che, per eterne questioni di bilancio, le navi militari italiane vengono tenute in servizio anche per 30, 40 anni...come spiegare la radiazione di quelle piccole navi dopo così pochi anni?
Parallelamente, gli USA radiarono la loro classe “Pegasus” (simili agli “Sparviero”): nessuno deve avere aliscafi lanciamissili, troppo pericolosi! Per noi, ovvio: ricorda un poco la “scarsa” attenzione per i sommergibili degli inglesi, i quali temevano – nei primi anni del ‘900 – che “altri” se ne interessassero. Come, poi, avvenne.

E fra i non alleati degli USA, cosa avviene?
Non sono molte le nazioni che possono permettersi questo lusso, ma l’Iran lo è, lo è stata per molti anni. Qual è la sua forza deterrente? Missili antinave, piccoli sommergibili d’attacco e poco altro: con quelle modeste forze, però, è in grado di bloccare il traffico nel Golfo Persico, cosa che farebbe schizzare il prezzo del greggio a 200 $ il barile in pochissimi giorni. Inconcepibile per i grandi investitori.

L’altra nazione, che non ha il privilegio di bloccare un’arteria come il Golfo del Petrolio, è la Corea del Nord: già, la piccola Corea, povera, affamata, ma in grado di recapitare un’arma nucleare (forse) sugli USA, di certo in Alaska, facilmente sul Giappone, innescando una distruzione (soprattutto economica) inaudita.

Per contro, osservate la fine della Libia. Abbindolato da Sarkozy e da Berlusconi, Gheddafi distrusse le sue armi chimiche, batteriologiche ed i corrispondenti vettori: finì crivellato di colpi in un canale di scolo, con una baionetta piantata nel retto.

Bisogna chiarire una cosa: non si tratta di fare la guerra agli USA (o ad altri), ci mancherebbe! Si tratta, semplicemente, di mantenere rapporti amichevoli ma rispettosi dell’altrui sovranità. Non vivere nell’ansia di un B- emesso da qualche banca americana, dietro suggerimento del Dipartimento di Stato, oppure essere governati da un certo Mario Monti, eletto per noi a Berlino. Gli esempi fioccano, non sto certo a ricordarli tutti.
Riflettiamo un attimo: quale vantaggio ci portano le nostre alleanze? La Francia (1) ha “ridefinito” i suoi confini marittimi con l’Italia – in Liguria e Sardegna – a suo esclusivo vantaggio (soprattutto per la pesca), ossia aree di mare sono passate sotto la sovranità francese. E noi? Zitti, il parlamento ratificherà l’accordo, se non lo ha già fatto segretamente.
La Germania spacca, vende, compra, sberleffa, decide...e noi sempre zitti.
Gli USA, invece, dirigono semplicemente la politica italiana a loro vantaggio, con la “facile” corruzione dei nostri politici o coi servizi segreti.

Possiamo, ragionevolmente, supporre che questo quadro di alleanze euro-atlantiche ci porterà, in futuro, dei vantaggi? Possiamo fare riforme economiche rivoluzionarie (a parte trovare la classe politica in grado di farlo)?

Se si desidera cambiare politica estera (come ha deciso, coraggiosamente, la Gran Bretagna) anche lo strumento militare deve essere riformato: basta con le costruzioni o le acquisizioni che non hanno senso per la nazione italiana!
Riflettiamo sulla costruzione della nave “umanitaria” (2) – approvata dal Parlamento per una spesa di 844 milioni e, appena giunto il progetto al cantiere, divenuta portaerei (con relativi F-35) per una spesa iniziale di 1,1 miliardi – poiché queste navi non servono a difenderci, semmai ad attaccare.
E come si fa a difendersi (come recita la Costituzione) da chi ha forze preponderanti rispetto alle nostre?
Con la dissuasione.

Bisogna inculcare nelle altrui menti che l’Italia non è invincibile, ma in grado di colpire chiunque la attacchi in modo devastante, al punto da far riflettere se il gioco vale la candela e condurlo, quindi, a trattare, ma su un piano di parità. Finché andremo avanti come oggi, con l’Italia sempre si vincerà (economicamente) senza fastidi di tipo militare.
E come si fa a cambiare? Riducendo drasticamente le spese militari. Paradossale? No, se si analizzano i costi.

Una portaerei costa 1-2 miliardi, un F-35 100 milioni, un carro armato intorno ai 20 milioni. Una squadra navale (portaerei, cacciatorpediniere, fregate) sui 5-6 miliardi, una squadriglia di aerei da caccia intorno al miliardo, un plotone di carri armati circa mezzo miliardo. Si noti che tutte queste spese non sono completamente rubricate sul bilancio del Ministero della Difesa (farebbero “sforare” – e di parecchio! – il limite dell’1% delle spese militari), bensì direttamente su quello dell’Economia. Per una nave, definita “oceanografica”, addirittura sul Ministero dell’Istruzione.

Un missile da crociera (ICBM) costa intorno al milione di dollari, un missile contraereo dai 100.000 dollari al milione (secondo il tipo). Come si può notare, si riduce il rapporto di spesa di due/tre cifre, dai miliardi alle decine di milioni all’incirca. Già, ma dove “piazzarli” materialmente?

La gittata di questi missili (pensiamo al Kalibr russo, usato recentemente in Siria) è di 1.500 km: dalla Puglia, un missile di quel tipo colpisce in quasi tutto il Mediterraneo Orientale, dalla Sardegna, in quello Occidentale. In pratica, l’Italia – con missili piazzati in shelter corazzati sotterranei – potrebbe colpire ovunque nell’area del Mediterraneo. Al costo di un solo F-35, bloccare una delle vie più importanti per il traffico marittimo.
Un sistema missilistico antiaereo come l’S-300 russo ha una gittata di 300 km, ossia dalla Sicilia potrebbe colpire i bersagli aerei che si avvicinano, ad esempio da Sud, ancor prima che raggiungano le coste dell’Africa del Nord.

L’Italia ha fior d’industrie militari: si pensi alla OTO Melara ed all’Alenia, solo per citare due aziende fra le più note ed è perfettamente in grado di produrre tecnologia di questo livello: ristrutturando la propria difesa in questo modo, non ci vorrebbe molto per avere prodotti all’altezza dei tempi e delle necessità.

Ripeto: non si tratta di meditare chissà quali ritorsioni, guerre, scenari apocalittici...ma di presentare uno strumento di difesa credibile, non come i sottomarini italiani della classe U-212, che sono armati con semplici siluri, mentre potrebbero lanciare dai tubi lanciasiluri missili del tipo Harpoon, con gittata di circa 100 km. Gli israeliani e, addirittura, i greci hanno armato gli stessi sottomarini con i missili: l’Italia no, continua coi siluri! Siamo al livello della II GM!
Ovvio che qualche nave, aereo o carro armato dovrebbe rimanere sempre in servizio: ricordando, però, che senza una micidiale difesa molto lontano dalle nostre coste, quelle navi, aerei o carri armati diventerebbero in un amen ferraglia bruciata.

Chi dovrebbe prendere decisioni del genere? Il parlamento, ovvio. Ma anche la casta degli ufficiali ha le sue responsabilità. Nella recente inchiesta di Taranto sul pizzo richiesto da alcuni ufficiali, un Capitano di Vascello (un colonnello) ha intascato una tangente di 2.500 euro da un’impresa di pulizie. 2.500 euro dall’impresa di pulizie?!? Ma di che gente stiamo parlando?!? Cos’è, un film di Totò?
Questa gente dovrebbe indagare l’evoluzione delle puliz...pardon, tecnologie in campo bellico?

Eppure, questi argomenti ci sono, e sono interessanti, sempre che si consideri interessante la guerra, la quale – di fronte ai cadaveri ingrigiti dalla polvere, con la colonna sonora del ronzio di mosche – perde, perde parecchio interesse, eppure esiste. E come fatto reale – parafrasando Hegel – deve avere una sua logica, ossia una sua razionalità.

La logica della guerra è, in primis, un processo di pensiero, non di muscoli.
La US Navy è molto interessata ai droni (3): niente piloti abbattuti, meno stipendi da pagare, meno seggiolini eiettabili...meno costi. Insomma, un aereo senza pilota che deve recapitare dei missili sul bersaglio.
Per quanto sofisticato sia il software interno, è del tutto evidente che una portaerei con i suoi droni è un sistema di rete, senza – oltretutto – il pilota, che può decidere d’intervenire sulle procedure, secondo la sua valutazione sul posto. Ad esempio, decidere di variare la procedura d’attacco da A>B>C in A>C>B, ritenendo C più pericoloso di B.

Una rete di computer, per quanto sorvegliata da algoritmi in rapida sequenza come password, non è inaccessibile. Riflettiamo sull’affondamento delle corvette israeliane da parte di Hezbollah, nel 2006 (guerra in Libano), laddove i missili non si fecero ingannare dalle contromisure elettroniche delle navi. Probabilmente furono ingannate da sistemi a terra, chi lo sa...

Il missile è, invece, un sistema chiuso: può essere ingannato sulla reale posizione dell’unità dalle contromisure elettroniche – in quel caso va perso – ma nessuno può entrare nel suo software di gestione. Una volta inserito il software, o comunque prima dell’utilizzo, i primi bit d’accesso alla sequenza vengono distrutti, con una procedura di “pipeline burns”.
Il missile può essere ingannato nella fase di “apertura” del suo sistema di ricerca (se antinave), ma le poche esperienze belliche depongono a suo favore.

Si può discutere sui vantaggi di un sistema sull’altro, “aperto”, oppure “chiuso”: mi permetto di affermare, però, che con tanti tecnici a disposizione ovunque – americani, ma anche russi, cinesi, indiani, ecc – la sicurezza di un sistema complesso perde colpi, a vantaggio di un software magari più semplice, ma impossibile da penetrare.

E’ un argomento interessante, ma...nessuno ne parla...i Capitani di Vascello sono più impegnati nella raccolta di mazzette dalle imprese di pulizia, gli Ammiragli...beh...

Purtroppo, il “Conosci te stesso” – che affermava Sun-Tzu al primo punto del sul celebre “L’arte della guerra” – è il principale assioma: ebbene, se per le questioni di difesa vogliamo pensare a noi stessi, ossia all’Italia, non ci resta che piangere.

(3) http://archivio.panorama.it/news/esteri/War-Games/appontaggio-drone-portaerei

21 ottobre 2016

Come fregare la gente e vincere i referendum felici e contenti



Che la riforma Fornero e il governo Monti siano stati la peggior iattura italiana dall’8 Settembre 1943, è un fatto. Dopo una simile sciagura, richiesta a gran voce dal sistema bancario e finanziario internazionale, e dall’Europa onnipresente ed onnipotente, ogni tentativo per rimettere in sesto l’equilibrio sociologico italiano è destinato a fallire. Perché non si possono “sospendere” per 6-7 anni i necessari ricambi generazionali nelle strutture di uno Stato, non si può invocare una sorta di limbo che deve durare per tot anni, poiché tutto il resto avanza, si muove, e non può rimanere ferma la sola previdenza. Ma Renzi ha cercato di far meglio.

Pressato dai dati delle rilevazioni demoscopiche – una preponderanza, netta, del NO al referendum chiesto a gran voce dallo stesso sistema finanziario ed europeo – il gelataio di Rignano s’è trovato preso fra due fuochi: far digerire alla gente un diritto che li “storterà” ancora una volta, con le buone o le cattive. Ne va della sua “pelle” politica.
Spin doctor al lavoro, rilevazioni ogni giorno, la RAI trasformata nell’ultimo bunker del regime a suon di milioni di euro. Altri 80 euro in busta paga? I doctor scuotono la testa: no, non si può…non si può replicare una misura già presa, i sindacati sarebbero contrari a causa dei livelli salariali…e poi, l’effetto mediatico, che ci ha fatto vincere le elezioni, non sarebbe la stessa cosa…ci vuole qualcosa di nuovo, di fortemente atteso…

Le pensioni. Ecco come fare. Basta non toccare l’impianto Monti/Fornero – altrimenti mi spellano – e dare qualcosa con fondi di bilancio. Ossia, dare delle pensioni con i soldi risparmiati con le pensioni. Grande, sono un grande, siamo grandi ragazzi! Il PD è sempre grande, anche se ci sono i gufi…maremma gufata…dopo gliela farò vedere…intanto Obama mi ha approvato…già, ma Obama è lontano dalle buste paga degli italiani, ed è pure un pensionando…
Come si può fare?

I più fregati dalla riforma Fornero sono stati i nati fra il 1951 ed il 1954, perché si sentivano già la (guadagnata) pensione quando si sono visti alzare l’asticella di ben 5 anni. S’è mai visto, alle Olimpiadi, che ti alzino l’asticella del salto in alto a 5 cm la volta?

Ebbene sì: noi diamo loro l’agognata pensione, e loro contraccambiano votando Sì al referendum! Funziona la cosa? I doctor, con qualche perplessità, hanno approvato: va beh, non saremo mai sicuri di cosa voteranno, ma un po’ di riconoscenza…al resto ci penserà il martellamento della RAI.
Ma…qual è la situazione?

Ridotte a tre le classi interessate (il ’54 si fotta), restano pur sempre una platea di 1,5 milioni di persone, racchiuse in tre insiemi:
- Chi lavora e vuole andare in pensione;
- Chi lavora, ma l’azienda non lo vuole più perché vecchio;
- Chi non lavora perché è disoccupato.

Allora, ragazzi, che si fa? I primi, se vogliono andare in pensione, pagano un tot dallo stipendio, e poi continuano con la pensione, su un fondo apposito presso una banca, la quale anticipa e poi, man mano che pagheranno, si farà restituire i soldi. Un prestito no? Fatto.
I secondi…beh…ma sono le aziende che se li vogliono levare! Allora pagheranno le aziende! Che c’entriamo noi del governo? Anche questa è a posto.
Restano i terzi.

Quanti sono ‘sti terzi?
Tolti i morti, i già pensionati…come il D’Alema, Maremma bombarola…chi non si trova più, chi vive in Argentina dal nipote, chi ha fatto i soldi, eccetera, eccetera…allora, quanti sono?
Pare intorno ai 350.000. So’ pochi? So’ Tanti? Nessuno lo sa. Ragioneria, due conti!

Mentre aspettiamo i conti della Ragioneria, stabiliamo un limite: vent’anni di contributi? E vai col tango! Venduto. E poi, diciamola tutta: se vogliamo prendere i voti che servono per vincere ‘sto referendum, non possiamo andare tanto per il sottile…magari qualcuno è disoccupato da anni, magari gli hanno fregato i contributi…dobbiamo farli contenti! Contenti, capito? Altrimenti, questi a votare non ci vanno! Si mangiano due salsicce, gli viene una colica e non vanno a votare. Capito?

Capo, pare che ci vogliano 7 miliardi…
Maremma bucaiola…proprio 7? E va beh, diamo ‘sti 7…dove li prendiamo? Metteremo qualche tassa, aumenteremo qualche accisa…ma dopo, sia chiaro, dopo!

Capo, Padoan ha voluto vedere i calcoli…ho dovuto darglieli…
Eh, certo, come si fa sennò? Quello sa sempre tutto…
Capo, ehm…dice che è tutta una bufala, che bisogna aumentare gli anni di contributi a 30, altrimenti l’Europa s’incazza, non ci passa i bilanci…

Maremma brucellosa! Ma quando mai gliene va bene una a questi? Ne facessimo una che gli aggrada, che dicano “E bravo Renzi!”, l’hai fatta buona. No, sempre revisioni, rinvii, appunti…eh, gli inglesi, quelli sì che hanno vinto un terno al lotto!

Capo, con ‘sti soldi e ‘ste restrizioni della platea pensionabile – 30 anni di contributi – si mandano in pensione 50.000 persone. Anche se votassero tutti per il Sì, cambia poco…e gli altri 300.000?

Va beh, va bene: meglio 50.000 in più che 50.000 in meno: comunque, continuate a far dire ai vari Tg che c’è una riforma delle pensioni 2016, che si sanano gli errori della riforma Fornero…oh, continuate a ripeterlo! Il Parlamento? Lasciatelo parlare, senza cifre, ovvio: anticipiamo la riforma costituzionale! Comanderanno mica ‘sti parlamentari venduti, no?

Renzi, adesso ascolti noi. Non ci vuole ascoltare? Ascolteranno gli italiani, quelli che lo vorranno fare.
Quella riforma – insieme alle altre di Monti – ha disossato la società italiana, una sola cosa ha incrementato: le corde per impiccarsi. Sa, vero, quanti lo fecero in quei giorni, quando Equitalia impazzava e le aziende fallivano?
E sa quante famiglie distrutte, sfasciate, preda della disperazione e della depressione ha lasciato il sorrisetto della Fornero?

Lasci perdere e, la prossima volta che vorrà affrontare questo argomento, mi raccomando: prima, si sciacqui la bocca e non ci rompa più con le sue balle referendarie condite in salsa pensionistica. Saluti.

02 ottobre 2016

Avvoltoi e colombe allo sbando



Me lo immaginavo: ci voleva poco a capirlo. Quando mai una persona intelligente e riflessiva ce la fa a sconfiggere, in un pubblico dibattito, un paesano un poco coglioncello ma deciso a vincere, perché quel “vincere” non significa mostrare qual è il bene del Paese, bensì lo spessore (futuro) del proprio portafogli? Mi dispiace prof. Zagrebelskj, ma oggi lei ha capito che la Tv non è un convegno accademico. Unico guaio, lo ha capito di fronte a milioni d’italiani, non ad un centinaio di suoi colleghi. Proverò a rimediare, usando i miei mezzi, molto diversi dai suoi, in difetto ed in eccesso.

Quando si ha a che fare con spadaccini di epoche diverse, caro professore, è inutile presentarsi al duello muniti di un raffinato fioretto settecentesco, soprattutto quando l’avversario usa una rozza daga del Duecento, che al primo colpo ti spacca il cranio in mille pezzi. Meglio, allora, usare il cosiddetto “metodo Indiana Jones” (al mercato del Cairo), ossia una ancor più rozza Colt 45 (a distanza di sicurezza).

Davvero, professore, lei pensava che il nostro si fosse preparato come ad un esame, e le avrebbe concesso il privilegio del rango, ossia lo scranno più alto? So che sarà dura da digerire, ma glielo dico lo stesso: il gelataio di Rignano, la Costituzione, l’ha forse letta per l’esame di terza media, ma non se la ricorda, se non per sommi capi. Tutto l’ambaradan, l’hanno creato stuoli di specialisti in Diritto (in)Costituzionale, come suggerito dalle burocrazie europee e dalle principali banche d’affari del Pianeta, di qua e di là dell’Oceano. Stupito? Spero di no. Lo so, costa caro accorgersene dopo.

In fin dei conti, il nostro toscanello ha preso lezioni dall’uomo di Arcore quando era ancora al governo – il quale confessava “eh, se fosse con noi quel ragazzo…” – ma Silvio: è con voi, almeno con te, se non in corpo (tessera, ecc) almeno in spirito! E’ il tuo figlioccio, l’erede che avresti sempre desiderato per la tua Forza Italia, magari da rinominare in Forza Gnocca Italica!
Non è forse stata una tua battuta – più l’acquisto di qualche giocat…pardon parlamentare, dal Milan a Montecitorio, tutto un solo affare: basta vincere! – a cambiare la storia della Repubblica? Non fu quel “vi toglierò l’ICI” (pagato, poi, con 8 miliardi presi dalla demolizione della scuola italiana) a trasformare una sconfitta in pareggio?
Professor Zagrebelskj, se un italiano ha letto l’Ulisse di Joyce, gli altri nove – ne sia sicuro – hanno tutti comprato le barzellette di Totti! Lo so, lo so…ma cerchi di adeguarsi, perdio!

Siccome io non ho letto né l’uno né l’altro, proverò a raccontare una storia che i media non hanno mai raccontato, della quale nessuno (o pochi) erano a conoscenza, perché c’è stato il silenzio totale, l’esilio della parola! Che combinazione!

Era lo scorso Aprile, quando m’accorgo che la mia pensione è calata di quasi 50 euro. Ohibò, mi son detto: vuoi vedere che Boeri m’ha fregato la pagnotta? E per darla a chi?
No, non era Boeri. Era lui, l’omiciattolo di Rignano: sì, quello che ha pure vinto al Rischiatutto.

Erano, semplicemente, aumentate le trattenute per gli Enti Locali – Regioni, Province, Comuni…ma com’è che le Province ci sono sempre, non le avevano abolite? – come si può evincere dal confronto fra i due cedolini, quello del 2016 e quello (seguente) del 2015.

Rata di Aprile 2016

R I T E N U T E ADDIZIONALE COMUNALE : -16,70 SCAD. 11/2016
ACCONTO ADDIZIONALE COMUNALE : -7,03 SCAD. 11/2016
ADDIZIONALE REGIONALE : -44,08 SCAD. 11/2016

Rata di Aprile 2015

R I T E N U T E ADDIZIONALE COMUNALE : -10,04 SCAD. 11/2015
ACCONTO ADDIZIONALE COMUNALE : -3,01 SCAD. 11/2015
ADDIZIONALE REGIONALE : -20,33 SCAD. 11/2015

Totali:
Addizionali 2016: 67,81
Addizionali 2015: 33,38
Differenza: 34, 43

Siccome il pagamento è “spalmato” in 10 mesi, l’aumento dell’esborso totale sarà di 344 euro e 30 centesimi. Un aumento di “solo” il 102% ma tranquilli, non rientra nel cosiddetto “paniere” e, dunque, non ci sarà nessun aumento dell’inflazione.
Sull’ammontare netto della mia pensione, fanno 34 euro il mese in meno da spendere (in totale, elargisco mensilmente alle loro Maestà Locali 67 euro), oppure, se preferite, diciamo che si sono inventati un bel “2 per mille” (circa) in più da salassare agli italiani.
Quanto ha incassato Renzi?

Siccome gli occupati sono 22 milioni 498 mila ed i pensionati 15,8 milioni (fonte: ISTAT), si fa presto a fare il calcolo:

Occupati: 7.746.061.400 euro
Pensionati: 5.439.940.000 euro
Totale: 13.186.001.400 euro

13 miliardi, nel completo silenzio degli organi di comunicazione!

Professor Zagrebelskj: ma ha capito con chi abbiamo a che fare? Cosa vuole che gliene freghi a uno così se lei, timidamente, gli fa notare che “riforme conservative che servono a blindare un sistema oligarchico sempre più tipo governativo e meno parlamentare”? Non ha ancora compreso che Renzi (e gli altri parvenu dell’attuale politica) mirano proprio a cancellare la parola democrazia, per promuovere l’oligarchia di pochi, che il parlamento potrebbe anche non esserci – per loro – e tutto andrebbe meglio? L’importante, per Renzi, non è governare: è fregare gli elettori in tutti i modi, per poi correre a presentare l’ultima collezione di Armani su Vogue! Non ha visto come ha fatto per la tassa sulla RAI? Che tu ce l’abbia oppure no, paghi ugualmente! I rimborsi? Ah, ah, ah…E noti che, proporzionalmente, la tassa per gli Enti Locali la pagano anche i pensionati al minimo! Si tolga le pelli di salame dagli occhi, finalmente, e guardi chi ha di fronte! Quel bamboccione tirato su a merendine, oggi, è l’alfiere degli interessi mafiosi! Il Ponte sullo Stretto, allora?

Non ce l’ho con lei, professore, però impari la lezione: i mezzi di comunicazione cambiano, e lei è una persona ancora nata sotto il segno della Radio: non è colpa sua, sono l’età e la sua formazione, era destinato a perdere.

Non si può essere, invece, così veniali con Mentana che si è guardato bene dall’invitare uno degli abili polemisti dei 5Stelle – Di Battista, od altri – che avrebbero dato del filo da torcere a Renzi, abituato a seguire alla lettera le indicazioni degli spin doctor. Perché l’unico modo per sottrarsi alla ragnatela degli specialisti della comunicazione guidata è quello d’improvvisare qualcosa di non prevedibile, come ci ha insegnato Berlusconi con il suo “vi toglierò l’ICI”.
Poteva chiedere a Renzi, ironicamente, se l’approvazione del Ponte sullo Stretto fosse da richiedere alla Camera (come organo unitario) oppure al nuovo “Senato Regionale”, come elemento competente per gli affari locali. Oppure, sulla falsariga dell’esempio riportato sopra, se gli emolumenti per gli Enti Locali saranno di competenza della Camera o del Nuovo Senato. Spiazzarlo, possibilmente, farlo arrabbiare.

Ma questo non faceva parte del suo incedere, della sua “etica della comunicazione” – potremmo dire. Cosa della quale, Renzi se ne frega altamente. E viene da chiedersi perché al fronte affaristico/bancario – che ha bisogno di rimuovere le garanzie costituzionali, e s’affida a Renzi – si risponde con questi flebili lamenti, pescando nella geronto…qualcosa. Mi dispiace dirle queste cose, professore, e comprendo il suo (probabile) sconforto, ma io – quando osservo qualche baldo giovane tirare quattro calci al pallone – mi chiamo fuori, e con dolore: l’ultima volta che ho ceduto, sono stato per quattro mesi sul lettino dell’agopuntore.
E’ come ad un esame, quando “non va”: lei lo sa bene, vero? Si prende il libretto fra le mani, lo si scorre distrattamente, poi la frase di rito: “Guardi…non mi pare che lei abbia raggiunto una preparazione sufficiente…torni alla prossima sessione…”

Già…solo che alla sua età non serve una nuova sessione…grazie per il lavoro teorico svolto per la difesa della Costituzione, ma quando c’è da combattere…lasci spazio a qualcuno più giovane e grintoso di lei! A chi conosce meglio i meandri televisivi…è così…non serve più convincere, ma solo vincere. Malatempora currunt, e nei tempi bui si va di mazza, non di fioretto. Saluti, professore.

16 settembre 2016

Voglia di pogrom frustrata


Non è tanto difficile capire cosa sta accadendo a Roma: è decisamente incomprensibile, invece, comprendere l’atteggiamento dei vertici del M5S. Sembra di rivedere film già visti, situazioni che s’accavallano nel tempo in un dejà vu senza fine: è sul tappeto un problema irrisolto nella politica italiana, ossia stabilire quando un politico od un amministratore sia da considerare colpevole. E’ (almeno) dai tempi di Prodi-Berlusconi che ci trasciniamo questo fantasma, e non riusciamo a scalfirlo di un’unghia.

Dopo quella stagione, nella quale si mescolarono svariate voci nella notte, dalle logge sanmarinesi agli schiamazzi del bunga bunga, terminati con un voto parlamentare il quale sanciva che sì, Ruby Rubacuori era, effettivamente, la nipote di Mubarak – e tutto questo per evitare lo sconquasso finale di una Repubblica già deragliata, perché svenduta ai nuovi equilibri europei ed agli appetiti dei sempre nuovi lupi famelici – si alzò dalla piazza di Bologna il colossale e liberatorio “Vaffa!”, più urlato che meditato, come è normale che sia per gli urli in battaglia. Poteva essere un “Avanti Savoia!” od un “Viva Zapata!” e sarebbe stato lo stesso, anche senza un modesto sillogismo che avrebbe legato, in una sintesi azzardata ma foriera di significati, i Savoia con Emiliano Zapata.

Invece, quel “Vaffa” diventò un intercalare, un modesto sussulto della plebe, disorientata ed incattivita per le troppe angherie subite: un delirio collettivo, nel quale Robespierre saliva al patibolo e, subito dopo, anche il boia si toglieva la vita tagliandosi la gola, tanto per lasciare la scena sgombra e pronta per nuove avventure, di diverso segno, ovviamente.
Questo era il sogno? Forse. Per qualche mese tenne la scena, poi dilagò in voti, infine in pallidi successi, più dovuti all’abbandono da parte dei pugili suonati che da ko fulminei ed acclarati. Gli asciugamani volavano sul ring uno dietro l’altro, i big cadevano come birilli e rotolavano fra il pubblico. Il quale, silente, non rideva nemmeno: voleva solo vedere il finale, mentre affondava la forchetta nell’ennesima pasta allo scoglio, come in un giallo che si rispetti e che non conduca alla noia.

Così, caddero le città: prima Parma, poi rovinarono nell’arena dei galli da combattimento anche Roma e Torino, nella polvere del meriggio, con gli ultimi raggi di sole ad asciugare le gocce di sangue per dimenticare in fretta il combattimento, mentre già gli spiedi attendevano i cadaveri, caldi, dei pennuti sconfitti.
E così Grillo presentò sulla scena i suoi campioni, nutriti a Nutella e Gatorade, affinati nelle palestre, come usa, come si deve fare oggi. Ebbero, all’inizio, la proibizione di andare in Tv: osservate oggi, i cosiddetti “migliori”, fanno proprio i polemisti da talk-show, le teste pensanti sono state epurate. Proprio come fece un “migliore” d’altri tempi.
Ma torniamo al nostro problema.

La magistratura, se informata di una notizia di potenziale reato, deve indagare: c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, non dimentichiamolo. Ed è meglio che sia così, guai se non ci fosse: il problema nasce a valle.
Anzitutto, la pubblicità data alle intercettazioni: se fossimo in un Paese normale, si potrebbe pubblicarle al termine del dibattimento. Invece, vige quasi un processo pubblico continuo, basato sulle intercettazioni che vengono pubblicate: la fuga incontrollata di notizie sembra inarrestabile, eppure non ci vorrebbe molto a fermarle.
Ma c’è l’altro aspetto da valutare: se l’opinione pubblica non fosse informata, quanta “sabbia” in più ci sarebbe? Cosa non riuscirebbero ad insabbiare? Perché la Magistratura non è un monolite, ogni parte politica ha i suoi, e li tira per la giacchetta.

Credo che, di fronte ad una notizia d’indagine avviata da un magistrato, si dovrebbe solo plaudere al suo lavoro e non spostarsi di un millimetro: ma che notizia è che un magistrato indaga?!? E’ il suo mestiere!
Si può discutere su un rinvio a giudizio, ma anche lì: quante volte un processo è terminato con la piena assoluzione?
Se seguiamo questo modo di procedere – ossia quello dei “colpevolisti” ad oltranza, ossia subito fuori alla prima brezza – chi finisce per governare è la Magistratura, ma attenzione: non per sua volontà, soltanto perché la politica usa le inchieste come clave! Che, per loro stessa definizione – “inchiesta”= vogliamo saperne di più – non lo sono.
Altro paio di maniche è quando c’è una condanna, anche in primo grado: lì c’è qualcosa in più di un fumus persecutionis e, spesso, quando un rinviato a giudizio sa d’essere colpevole, accetta un procedimento abbreviato, che gli consente di uscire subito dal processo con una pena più leggera.
Ci sono, dunque, due problemi da risolvere: la durata dei processi e la certezza delle pene.
Riflettiamo che, per un semplice incidente stradale senza vittime, si può giungere ai tre gradi di giudizio, che significano vent’anni di procedimento. Stessa cosa per una causa di lavoro e per mille altri casi minori: tutte queste vicende assorbono energie al pari dell’aereo di Ustica (per il quale, non si giunse a nulla).
Che fare?

Probabilmente, la via da seguire è un’altra: accettare, per casi non gravi, una minor “attenzione giudiziaria” e limitare i gradi di giudizio a due, primo grado e Cassazione, potenziando quest’ultima. In seconda battuta, depenalizzare una serie di reati minori, quali il possesso di droghe leggere in bassa quantità, usare le pene alternative – hai spaccato le panchine dopo una partita di calcio? Vai a pitturare panchine per un anno, tutte le domeniche pomeriggio.
In questo quadro,  ci sembra che la vena giustizialista del M5S sia fuori luogo: le normative ambientali sono così complesse che, anche una persona esperta del settore (ed onesta), può incorrere in una svista, in un maledetto comma che la obbligava a fare una dichiarazione che non ha fatto…non si può giudicare un assessore sulla base di una notizia d’indagine!
La colpa sta tutta in codici farraginosi e complessi: la Francia ha 1/5 del nostro corpus giuridico! Così è, perché la notizia d’indagine o l’avviso di garanzia viene comunemente usato come arma politica: e cosa ci si aspettava, dopo che il M5S aveva conquistato Roma?

Qualcuno sostiene, e forse a ragione, che città come Roma e Torino siano state, in realtà, “regalate” al M5S grazie a complessi scambi di voti fra destra e sinistra – che sanno mettersi d’accordo in fretta quando serve per salvare la bisaccia – …perché? Poiché nessuno sapeva più come salvarsi e chi mettere a governare una città come Roma, falcidiata dalle opposte inchieste e rinvii a giudizio, in un panorama di cloaca non maxima, maximissima. E Torino? Una città che ha perso due dinastie, i Savoia e gli Agnelli? Torino, nel dopoguerra della FIAT rampante, assorbì mezzo milione d’immigrati, raddoppiò la popolazione: adesso che si fa, si fanno tornare indietro le lancette della Storia?
L’eredità che ricevono i sindaci M5S è pesantissima, come a Parma, dove il povero Pizzarotti si ritrovò sulla scrivania l’accordo per il mega-inceneritore Parma/Reggio: firmato dal suo predecessore…ch’at vegna n’chencher…fatto!

Finora, Iosif Vissarionovič Džugašvil (Stalin)/Beppe Grillo ha governato il suo movimento con il kalashnikov a tracolla: uno conta uno, una parola di troppo conta una raffica. Non c’è da stupirsi: è un genovese, un “camallo” divenuto borghese grazie alla sua abilità teatrale, come Gassman, Solenghi, Gazzolo, Lupo, Volonghi, Govi, Crozza...tutti genovesi.
Dalla sua finestra, da ragazzo, probabilmente contava i fumaioli delle navi con la falce e martello e si sentiva orgoglioso: non c’è terra dove il “credo” del georgiano abbia attecchito così bene come la Liguria centrale, c’è da stupirsi se il M5S si porta appresso questa eredità?
Peccato, però, che il sistema di riferimento sia il liberismo assoluto, dove uno conta un euro, ossia quasi un cazzo, come sentenziava il Belli. E qui scoppia la contraddizione.

La portata di un movimento come il M5S è tutta politica, ossia è nel pensiero politico che si dovrebbero attendere le novità, i veri cambiamenti, non nelle città, governate – per giunta – in un sistema politico europeo, quello del Trattato di Lisbona, non scordiamolo mai. E cosa fai, come puoi soddisfare i bisogni della gente del Corviale o delle Vallette, se i soldini te li deve dare Padoan? Sei destinato al fallimento totale, per incomprensione da parte degli elettori, che si chiedono: ma cosa fanno ‘sti M5S? Ma chi sono? Cos’hanno da dire?
Prendiamo due “cavalli di battaglia”: energia e reddito.

Nel “non-programma” c’era la (pessima) ricopiatura della legge regionale del Trentino alto Adige, dove il problema energetico si risolveva con la messa “a norma” energetica degli edifici. Nulla di sbagliato, ma come fanno – nel vicino Veneto – a tirar fuori tutti quei dindini per ristrutturare le case? Il Trentino è regione autonoma, prende un sacco di soldi dal tempo nel quale gli Schutzen sparavano agli Alpini di guardia alle linee ferroviarie: li pagammo apposta, perché non sparassero più! Quello delle case è il vecchio cavallo di battaglia del PD e delle sue detrazioni d’imposta! Sveglia, grillini!

Idrogeno, piccolo idroelettrico, geotermia, correnti sottomarine, moto ondoso, piccolo eolico, autosufficienza energetica, solare termodinamico, trasporti…eccetera…lo sai, Beppe, che un dirigibile consuma da un terzo ad un sesto di un aereo, e può portare il carico di tre TIR? Dov’è il think-tank per l’energia del M5S? Pronto? Silenzio assoluto. Dalla Casaleggio & associati non rispondono. Petrolio, gasdotti e carbone continuano ad imperare.
Costruire auto elettriche? Certo, basterebbe nazionalizzare quel che rimane della FIAT, già che l’abbiamo pagata e strapagata con soldi pubblici! Il telefono della Casaleggio è sempre occupato, peccato, riproverò.
E il reddito di cittadinanza?

Trovare le risorse?!? Ma cosa racconti, Beppe?
Il prof. Fumagalli pubblicò le sue “10 tesi” e le affisse sulla porta della chies…pardon, dell’Università (mi ricorda qualcuno…non rammento…) nel 1998! Sono passati quasi 20 anni!
Basta un prelievo dello 0,02% sulle transazioni finanziarie per finanziarlo! Paghi l’affitto tramite banca? Pagherai qualche centesimo per la tassa. Compri e vendi petrolio, computer, grano, diamanti? Paghi tramite banca (non penso che accettino contante, no…) pagherai sempre lo 0,2%, ma sarà qualche soldo in più.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”: è nella Costituzione (art. 53), sì, la nostra, quella “cattiva” per Renzi e per Morgan & Stanley.
E poi…smettiamola di raccontare che il reddito di cittadinanza è un surrogato della pensione o dell’assegno di disoccupazione…ma avete letto qualcosa in merito? Milano continua a tacere.

Insomma, Beppe, invece di usare il sistema gulag con chi poneva dei problemi, chiedeva democrazia interna, proponeva…forse avresti dovuto ascoltarli, oggi non avresti gente disastrata (sotto il profilo politico, ovvio) come ti sei ritrovato. E non puoi neppure più usare il kalashnikov, altrimenti non rimane nessuno!
Aspetta, ho la Appendino in linea…
“Buongiorno sindaco, come dice? Che per rimettere in piedi Torino bisognerebbe avere una bella fabbrica 3.0 dove impiantare l’avanguardia tecnologica, così le nostre “teste” non scapperebbero più all’estero? Che la fabbrica già c’è, ma le fanno marameo? Un canadese le ha fatto una pernacchia da Londra?”
Lo so, sono dei maleducati: provi a farsi prestare il kalashnikov da Beppe, chissà…

05 settembre 2016

Apre la caccia. Possiamo ancora chiamarla così?

Un breve comunicato, per definire le quote di abbattimento relative alla caccia al cinghiale, stagione 2016:
I contingenti di abbattimento proposti durante la Commissione sono: 8.043 capi nella provincia di Savona, 8.500 in quella di Genova (di cui 4.200 nell’Ambito territoriale di caccia Ge 1 e 4.300 nell’Atc Ge 2), 4.500 in quella di Imperia (di cui 3.500 nell’Atc e 1.000 nel comprensorio alpino), 3.200 nella provincia della Spezia. Dai rappresentanti delle associazioni agricole è stata avanzata anche la proposta di un aumento di contingente nella provincia della Spezia.
In totale, nell’intera Liguria saranno abbattuti circa 23.000 cinghiali, migliaia di caprioli, qualche daino (li hanno inseriti da poco), cervi (idem) e poi pernici, fagiani, lepri, ecc.

Tralasciando le lepri e la selvaggina di penna – vengono allevati e poi liberati un paio di mesi prima, pochi sopravvivono oltre il primo giorno di caccia – rimane il numero esorbitante di cinghiali e caprioli, una vera mattanza. E si tratta di una sola regione. Perché?

Voglio subito premettere che questo non vuole essere un articolo pro o contro la caccia e, più in generale, l’uccisione degli animali come fonte di cibo: è un argomento che riguarda la nostra coscienza – non quella ambientale – ma quella roba che ci rimorde quando osserviamo i camion con vitelli e maiali che vanno al macello. Se si è contrari, basta diventare Vegetariani/Vegani ed il dubbio è risolto.
In seconda battuta, non comprendo la differenza fra un animale che viene ucciso con una pistola a molla dal macellaio oppure con una fucilata da un cacciatore: forse, il secondo, ha vissuto meglio.

Ho, purtroppo, abbastanza anni per ricordare la caccia in epoca “pre-ungulati”, quando i boschi erano deserti ed i cinghiali erano solo in Toscana ed in Sardegna, nessuno immetteva selvaggina di penna e, finiti i pochi animali presenti, si riponeva la doppietta. Spesso, una lepre in salmì e un fagiano alle erbe erano le sole prede di una stagione di caccia, quando le licenze erano a buon mercato, le cartucce si ricaricavano in casa e la doppietta era quella del nonno.
Incontravo i cacciatori mentre facevo la guardia alla vigna, giacché il danno peggiore non era la grandine, ma proprio i “forestieri” che staccavano un grappolo, mangiavano un paio d’acini e poi lo buttavano via. E tu spruzzavi il verderame per tutta l’Estate, alla faccia loro.

Il business, inutile dirlo, languiva, ed i voti dei cacciatori sono voti “pesanti”, che possono decidere le maggioranze parlamentari ed i governi. Allora, via con l’incrocio del cinghiale col maiale inglese (che è già nero di suo)! Con una decina di cuccioli per femmina al posto dei due o tre della cinghialessa originaria, il gioco è fatto: moltiplicate per 5 la fertilità primitiva ed ecco che gli equilibri ambientali saltano come birilli.
In seguito, giunsero i caprioli che hanno la pessima abitudine di nutrirsi di teneri boccioli: le faggete, disseccate, sentitamente ringraziano. Ma il business è decollato: armi rigate al posto delle vecchie doppiette, salatissime licenze (eh, lo Stato vuole la sua parte…), freezer pieni di carne e ristoranti che si riempiono per tutto l’Inverno, fra una stagione turistica e l’altra.

Una “squadra” di cacciatori (per il cinghiale è obbligatoria la caccia in squadra), in una stagione venatoria abbatte 50-100 prede, ed è composta da una decina di persone. Fatevi due conti della serva. E’ proibito commerciare le prede, ma, ma…se per quello, è proibito anche esigere il pizzo, farsi di coca oppure guidare una Ferrari ai 200 all’ora…la legge? Ma dai…

La differenza rispetto a mezzo secolo fa? Non ci sono più io che faccio la guardia alla vigna, semplicemente perché la vigna non c’è più e, nei prati arborati dove un tempo pascolavano le mucche, oggi crescono le querce. L’agricoltura di collina e di montagna è stata abbandonata: è persino proibito vendere direttamente il latte, se non hai un piccolo caseificio alle spalle “per l’igiene”! Eppure, nessuno di noi – cresciuti col latte di cascina – è mai morto intossicato. Anzi. Vorrei sapere come lavano le cisterne che scendono dalla Germania o dal Belgio col latte d’importazione.

Demolita la tradizione agricola su terreni scoscesi, era gioco forza impegnare quelle aree con qualcosa: il business non può mica fermarsi! Gli agricoltori, in Italia, si estinguono (non in Francia e Germania)? Bene! Operiamo per un allevamento estensivo sul territorio di cinghiali, caprioli, tassi, stambecchi, camosci, daini, cervi…
Per questa ragione, possiamo affermare che la caccia non esiste più. Oggi, c’è un “prelievo” di “risorse” da aree abbandonate, per le quali – a suo tempo – non è stato fatto nulla affinché non lo diventassero. Oggi, coltivare in collina è impossibile: provate a seminare mais o patate, ci penseranno i cinghiali ad “ararvi” il campo per la prossima semina!
Equilibri naturali?

Un bel sogno, roba per Verdi ambientalisti e politici da strapazzo.
Mi sapete dire quale predatore potrebbe limitare una popolazione (solo in Liguria!) di 23.000 cinghiali? I lupi? Ma se i pochi che vagano fra i monti vengono uccisi dai pastori appena si fanno vedere?!? La lince, come hanno fatto in Austria?
Premesso che la follia italiota d’incrociare i maiali con i cinghiali, lassù, non l’hanno fatta, la lince è un “gattone” di 25 Kg, che se è affamato attacca l’uomo. Lascereste i vostri figli tranquillamente nel bosco, in cerca di funghi o di mirtilli?

L’Austria è in rotta con l’UE non solo per migranti o muri da erigere, è in disaccordo anche per la rigidissima normativa europea sulle armi: in altre parole, gli austriaci non accettano di essere disarmati, perché hanno linci ed orsi nei boschi, e sono coscienti del pericolo che possono rappresentare.
In Italia, invece – che ha accettato la normativa europea (vi sorprende?) – se dovessero essere introdotti i predatori, i boschi diventerebbero dominio assoluto dei “prelevatori”, ossia di quelli che ancora oggi chiamiamo “cacciatori”. Qualcosa s’è visto, quando gli orsi si sono fatti vedere nel Nord-Est.

In buona sostanza, ed in buona pace per Verdi, Vegani, ambientalisti…e per tutti coloro che ritengono di poter risolvere le difficoltà con un semplice sillogismo assoluto, ritengo che la situazione non abbia soluzioni. Al punto cui siamo giunti, solo una grave carestia ci libererebbe dalla fauna imposta per motivi politici ed economici. Forse.
P.S. Non ho mai sparato un colpo di fucile in vita mia.