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11 maggio 2021

Tutto come prima

 

La vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina è qualcosa di rocambolesco ed assurdo sotto tutti i punti di vista: come saprete, il Ministero dei Trasporti ha finalmente consegnato la relazione “pacata e realistica” come aveva preannunciato Enrico Giovannini, Ministro dei Trasporti che oggi si chiama “Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili”. Tutto deve cambiare a cominciare dai nomi e – come avrete ben capito – tutto lì si fermerà lì. Enrico Giovannini ha svolto moltissimi incarichi per le principali istituzioni internazionali, dalla Banca Mondiale all’OCSE, ed è stato molto ascoltato sia da Nicolas Sarkozy che da Giorgio Napolitano. Ottime presentazioni, come no.

 

La recentissima relazione del Ministero dovrebbe essere chiamata “Inno alla Gioia” ed inserita fra i parti migliori che l’Umanità abbia mai generato, al pari del capolavoro di Friedrich Schiller/Ludwig van Beethoven che è diventato inno dell’Unione Europea. Cos’hanno detto?

Freude, schöner Götterfunken…eccetera: tutto si può fare! Anzi, si deve fare! Come? “Usando il metodo TAV” ed utilizzando, ovviamente, le miliardate che giungeranno dall’UE per “ricostruire” l’Europa del dopo pandemia: per la Sanità subito un nuovo taglio da quelli del fondo che approvò il governo Conte…i soldi ci sono, avete visto?

Ma non doveva essere una relazione “tecnica”?

 

Sì, ed è stata redatta all’insegna della semplicità. Una campata unica? No…non siamo così arditi…un ponte a tre campate, come insegna la tradizione, come quello che Morandi costruì a Genova.

La relazione non spiega quali siano i mezzi per andare a piazzare due pilastri (in acciaio? Ehm…se li fate in acciaio, ricordatevi del MOSE, che ancora oggi attende gli “Zinchi” per la protezione galvanica del tutto) in un fondale intorno ai 150 metri, ossia un “affare” che, fra parte immersa, emersa e sotterranea, dovrà giungere a circa 300 metri…ma non fa niente…keine probleme…Freude schöner Götterfunken

 

E se i “problemi” li generasse la Terra stessa?

Perché sappiamo che la placca africana si muove verso l’Europa di qualche millimetro l’anno, ma quei pochi millimetri – geologicamente parlando – significano forze relative allo schiacciamento che sono mostruose, e delle quali non siamo in grado di prevedere gli effetti.

 

Sappiamo solo, parole di Enzo Boschi, ex direttore dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geofisica“ che, a partire più o meno dal 500 a.C., negli ultimi 2.500 anni ci sono stati in Italia almeno 560 terremoti forti, fortissimi e catastrofici, cioè dall’ottavo all’undicesimo grado: in media uno ogni quattro anni e mezzo. Sono quelli di cui si hanno notizie precise al punto da poter stabilire per ognuno con sufficiente esattezza latitudine e longitudine dell’epicentro, l’anno in cui si è verificato e l’intensità.”

 

E, aggiungiamo noi, per i quali non esiste nessun metodo di previsione. Ciò che conosciamo è che la zona di Messina è proprio attraversata dalla faglia di contatto fra le due placche e che ha avuto già terremoti spaventosi in passato.

Ovviamente, i “tecnici” del Ministero l’hanno considerato, affermando che si tratta di movimenti di zolle molto profonde per le quali non è possibile fare alcuna previsione…non è materia per noi, noi dobbiamo solo dire se è possibile fare un ponte…che ci frega di quelle storie…

 

Allora…dunque…non sappiamo se conviene farlo…per questo si userà il “metodo TAV”, ossia prima buca, scava, costruisci e spendi…se, quando hai finito di scavare, quella direttrice di trasporti viene meno, ossia non serve più…beh…come facevamo noi a saperlo? Noi abbiamo scavato bene…

E per le “zolle” che si muovono? Sono zolle profonde…per le quali non abbiamo certezze su quei movimenti…e che volete: se Reggio Calabria o Messina volessero costruire due bei grattacieli modello Abu Dhabi? Dovremmo proibirglielo solo perché c’è il rischio di un terremoto?

Ecco.

 

Il tema principale a favore del ponte, che sempre viene ricordato, è che – finalmente! – si collegherebbe la Sicilia all’Italia: il che, è pietosamente falso e per due ragioni:

1) La Sicilia è già collegata all’Italia da collegamenti aerei, marittimi, ferroviari e stradali (tramite i traghetti, che ci mettono una mezzoretta);

2) In realtà, il collegamento avverrebbe soltanto fra le città di Reggio Calabria e Messina, poiché il retroterra d’entrambi i centri è od un deserto scarsamente popolato, oppure aree difficilmente accessibili.

 

La velocità nei trasporti – ferroviari e stradali – dai due centri verso l’entroterra è penosa: quella ferroviaria è allo sfacelo, binari unici, linee vecchie e fatiscenti ed autostrade più di nome che di fatto. Per andare da Catania a Messina servono circa 1 ora e mezza, mentre per Palermo servono quasi 3 ore. Il treno è invece un enorme lumacone: ore ed ore per compiere tragitti limitati.

 

Da Reggio Calabria, invece, parte anche una mulattiera di montagna che si diceva fosse un’autostrada: ebbene, per andare da Napoli a Palermo non bastano 10 ore (a correre come dei pazzi) mentre il traghetto ci mette 9-10 ore senza doversi affannare e senza correre rischi.

Di più: il percorso stradale teorico menziona 18 ore da Genova a Palermo, ma non tiene conto delle inevitabili code per lavori stradali, code per incidenti, rallentamenti negli svincoli e d’inevitabili soste per rifocillarsi. In realtà, il percorso – anche di fretta – non può essere inferiore alle 22-24 ore, mentre il traghetto impiega 20 ore e vi scodella a Palermo od a Genova riposati e tranquilli. Il traffico merci, poi, è un’assurdità: il tempo di percorrenza stradale ancora aumenta e, difatti, sempre di più s’imbarca il camion a Genova per Palermo e viceversa.

 

Ancora più assurda la situazione della Calabria, che non ha grossi centri e che – sulla zona ionica – ha soltanto una misera statale, zeppa di curve e generatrice d’incidenti. Che se ne farebbero del ponte? E sarebbe l’attraversamento dello stretto sul traghetto in mezzora, il problema, dopo averci messo ore ed ore per fare sì e no 200 chilometri?

 

C’è poi il mezzo aereo, che gode di vantaggi particolari trattandosi di un’isola: il volo Palermo-Roma ci mette un’ora e costa circa 40 euro. Nemmeno la benzina ci paghi, altro che il traghetto od il pedaggio del futuribile ponte!

 

Insomma, sotto l’aspetto pratico, il ponte era un’idea del dopoguerra, stantia ed anacronistica: la Sicilia ha moltissimi porti – dai quali merci e passeggeri possono andare ovunque, perché l’isola è al centro del Mediterraneo – ed è assurdo pensare d’andarci in automobile od in treno. Ha, inoltre, ben quattro aeroporti dei quali uno internazionale: ma cosa volete di più?

 

In realtà, sanno tutti benissimo che è una costruzione assurda, ma si sono oramai messi tutti d’accordo, compresa quella parte di 5S che ha già due mandati e, quindi, sta cercando nuove “affiliazioni”. Conte hai capito?

Cosa vogliono veramente, da Renzi a Del Rio da Salvini a Berlusconi?

Anzitutto, vogliono dimostrarci che nulla può essere fatto o disfatto senza la loro approvazione e questo, francamente, è l’aspetto che più dovrebbe darci fastidio: dovrebbe farci meditare sul nostro concetto di democrazia all’italiana.

Il secondo aspetto è la “presa”…che avete capito? La presa sull’opinione pubblica? Ma no…la presa dei soldi, che avverrà per gradi e senza che ce ne accorgiamo.

 

Anzitutto, il costo dell’opera è valutato (da loro) in 4 miliardi di euro: il che, mi fa sorridere, sono soltanto 8.000 miliardi di vecchie Lire! Riflettiamo che il solo terremoto dell’Irpinia costò, all’allora governo, 50.000 miliardi di lire.

Oggi, però, devono stare “bassi” per non irritare troppo chi è contrario…dei 209 miliardi del Recovery Found ne piglieremo solo 4, quasi un’elemosina…per costruire qualcosa che dai tempi dei Latini si pensava di fare, e citano pure Roma e Plinio il Vecchio, tanto per far inorgoglire anche madama Meloni.

 

In realtà, già sappiamo come vanno queste cose: si chiama “avanzamento lavori” e lo attuano a piccole dosi, in ogni bilancio annuale: il Parlamento ha votato quasi all’unanimità per costruire una nave “per soccorsi umanitari” e, terminate le votazioni, scoprirono d’aver votato per una nuova portaerei che si chiamerà “Trieste” e sarà la nuova ammiraglia della flotta. Del resto, decisero anche che Ruby era la nipote di Mubarak: le cronache parlamentari, in gaiezza, superano anche il Marchese del Grillo.

 

Terminata l’opera – sia chiaro: tutta a carico dello Stato! E’ un’opera essenziale per la Patria! – si dovrà iniziare a percepire i pedaggi, che dovrebbero – col tempo – rimpinguare le casse per l’opera costruita. Qui, sono certo, avverrà una “smagliatura”: lo Stato s’accorgerà di non sapere come gestire la cosa…insomma…la gente non vuole raccomandati sul Ponte! Nessuna raccomandazione passerà!

Solo il “privato” sarà in grado di garantire la “pulizia” dei raccomandati – sono certo che stampa e Tv forniranno servizi a raffica – e così, per una modica cifra, qualche “privato” diventerà il vero padrone come i Benetton per il ponte di Genova, che è tornato magicamente ad esser di loro proprietà. Ci sarà un processo per quell’evento? Non credo proprio: con le nuove norme europee sulla giustizia, la durata del processo penale sarà limitata a 9 anni…ne sono già trascorsi quasi tre…quindi…

 

Se, per caso, lo Stato non dovesse cedere al “privato” di turno, oddio…ma siamo fra Calabria e Sicilia…Madonna mia…e i mammasantissima?

Notizia del 2035: “Per caso, ieri una nave ha incocciato un pilone del ponte…solo di striscio, non ci sono danni”…ma tutto può succedere…se non la capiscono, la prossima volta potrebbero dare la nave a Schettino e ci penserà lui a beccarla dritta di prua con un bello schianto…

 

Ma non ce ne sarà bisogno: tutti d’accordo, anche gli ex giovani del M5S, hanno deciso per il settore privato…in cambio, così, tanto per dire…di posti nel consiglio d’amministrazione per i loro figli e nipoti…che volete…la politica “deve controllare”…

Per mia fortuna, probabilmente, a quella data sarò già morto o rimbambito, così mi salverò dall’ennesimo voltastomaco.

14 agosto 2018

Perché non ci ascoltano?

Dio lo volesse, che una volta tanto ci dessero ascolto. Invece, ci tocca sempre fare i profeti di sventure annunciate, di pericoli by-passati con un'alzata di spalle, oppure conclusi in chiesa di fronte alle bare.
Non ho mai parlato del “Ponte di Brooklyn” - come lo chiamano a Genova – anziché “Ponte Morandi” ma ho toccato più volte l'argomento in vari articoli, per denunciare la pericolosità delle autostrade liguri. L'ultima volta ponendomi una domanda retorica, ossia: “cosa sarebbe successo se il disastro di Bologna fosse capitato a Genova?” (1) In un'altra occasione, scrivendo una lettera aperta al ministro Toninelli (2), dove spiegavo che non è possibile continuare con le cure ai “pannicelli caldi”: bisogna cambiare radicalmente il nostro sistema di trasporti. Avete capito?!?

Un morto che camminava

Ogni volta che dovevo passarci, sudavo freddo. Avvertivo il tremito che, dall'asfalto, saliva al mio sedile ogni volta che sorpassavo un autotreno: un rumore come di rotaie, che corrispondeva ai rinforzi metallici posati sulla carreggiata. Inutili.
Per anni, sono stato testimone di lavori infiniti – manco gli Egizi ebbero tempi simili per le piramidi – ossia per “aggiungere ferro” (sotto forma di tiranti d'acciaio) per cercare di farlo stare in piedi, ancora un po', ancora un pochino...

Quando lo passavi, tiravi un sospiro di sollievo ma non avevi il tempo di rilassarti poiché, immediatamente, ti trovavi in una galleria poco illuminata con, allo sbocco, l'uscita/ingresso di Genova Aeroporto, poi una chicane degna di Montecarlo in galleria buia, seguita da un discesone che terminava in curva. A quel punto, anche se andavi piano, ringraziavi Dio, Allah, Jeova, la Trimurti e tutti i Buddha. Ancora una volta, il mio buon karma mi ha salvato.

Due parole su cosa può essere successo

La sera di Lunedì 13, osservavo da Savona il cielo verso Genova: dapprima, ho pensato ad uno spettacolo pirotecnico. Era veramente meraviglioso: una sequenza di flash illuminava non solo i nembi, ma anche i cumuli ed i cirri, pareva che Dio si divertisse a scattare in rapida sequenza dal suo comodo sedile, dalle nuvole dell'Olimpo.
Dall'interno della Liguria fino alle propaggini toscane era un continuo baluginare: no, non possono essere fuochi artificiali, questo è un temporale coi fiocchi, un nubifragio che si estende per tre regioni.

Mi sorprende come i “minimizzatori” abbiano la capacità di ridurre tutto ad “improbabile” - non impossibile! - senza considerare le connessioni multiple di causa/effetto. “Di acqua, su Genova, ne è sempre scesa mai tanta...” “di fulmini ne sono caduti...” “eh, il caldo non manca...” 
Quando, però, dopo il gran secco estivo, giunge improvvisamente una marea d'acqua, riempie i torrenti che diventano vere e proprie fiumare imbizzarrite e, guarda a caso, il pilone che ha ceduto aveva proprio i piedi a bagno.
Poi, il gran caldo, seguito da una precipitazione delle temperature di circa 10-12 gradi centigradi: e allora? Beh...una variazione così di temperatura, sui cavi d'acciaio...avrà qualche effetto? Secondo la Fisica sì, dopo un copioso allungamento, di mesi, un'improvvisa “strinata”...poi, a concludere lo spettacolo, un bel fulmine che colpisce il pilone. Magari proprio i cavi d'acciaio?

Sgombriamo subito il campo da ipotesi azzardate: il Ponte di Brooklyn sta ben fermo e ben piantato dal 1883. Ed avrà preso caldo, freddo e fulmini in quantità.
Nel nostro caso, invece, eravamo in presenza di un malato – e, questo, tutti lo sapevano, solo che speravano di passare la patata bollente al successore ed andarsi a godere la lauta pensione – un malato terminale al quale, per uno sbaglio, somministrano il triplo d'insulina destinata al vicino di letto.
Tutti sapevano che il ponte era un malato terminale, ma insistevano a tenere insieme i pezzi che si sfaldavano: pare che la morte c'infastidisca, al punto d'umanizzare anche le strutture.

Un po' di memoria storica

Il primo (ed anche l'ultimo) a rendersi conto che la cosa non poteva funzionare fu Bettino Craxi, nella seconda metà degli anni '80.
Un'autostrada costruita negli anni '50-'60 per il traffico dei turisti (pochi, come i soldi a disposizione) dei pendolari (pochi, le ferrovie funzionavano) e per i trasporti locali (e cosa vuoi portare, i pomodori in Spagna?!? C'avranno ben i loro!) iniziava a dare segni di “terza età”: diamo il merito a Craxi d'essersene accorto. O, almeno, d'aver ascoltato i suoi consiglieri. Oppure per una tangente? Va bene, magari anche per quello.
Craxi pose il problema ed il governo dell'epoca iniziò a studiare i costi per un “passante” che sarebbe dovuto passare alle spalle di Genova, da Voltri a Nervi, quasi tutto in galleria: chi era solo di passaggio (come gran parte dei TIR, che vanno dalla Spagna alla Romania e viceversa), poteva scansare tutti i rallentamenti dovuti ai 7 caselli dell'area urbana di Genova, e non scendere quasi in città a rompere i cosiddetti. Costo, 5,5 miliardi di lire. Poi arrivò Tangentopoli, e tutto passò in cavalleria.
Perché, la realtà di Genova è quella d'esser lunga 30 km e sottilissima, al punto che i viadotti dell'autostrada, oramai, in alcuni punti sono in piena città. Secondariamente, i genovesi sono obbligati ad usare l'autostrada per recarsi al lavoro o, comunque, per non infilarsi nel mortifero traffico cittadino: nel tratto autostradale di Genova, incontri anche autobus del trasporto locale, i camion dell'immondizia, ogni sorta di furgoni, furgonetti e camioncini.

Adesso, siamo al disastro

Maledizione! Avrà sbottato Toninelli: ma tutte a me devono capitare? Avrà telefonato a Beppe, a Genova... per sentirsi dire “belìn, sei proprio in una bella merda adesso...”
Pazienza per i genovesi, che dovranno tornare ad incolonnarsi ordinatamente, in coda, fra la Sopraelevata e l'Aurelia...non si troverà più uno scooter usato nemmeno a peso d'oro...ma il fiume di TIR super-globalizzati che macinano centinaia di chilometri e devono passare da lì?

Saggezza direbbe che, il primo lavoro da compiere, è sgombrare i due “mozziconi” del fu-ponte: non verrà mica, a qualcuno, l'idea di ripararlo?!?
Poi, andarsi a rileggere quello che il fu-governo Craxi aveva progettato di fare, oramai 30 anni fa.
Va da sé che dovranno collegare le due sponde del torrente Polcevera e, quindi, dovranno costruire un ponte provvisorio, per “cucire” insieme i due lembi d'autostrada interrotti.

Ma...non vorranno mica incanalarci, su quel ponte provvisorio, tutto il traffico dalla penisola iberica all'Est Europa?!? Dovranno deportare, per il casino che si creerà, una bella fetta di genovesi: va beh, ci sono le strutture lasciate libere dai migranti...prima gli italiani, giusto...
Perché, poi, bisognerà ricostruire il ponte, usando però l'autostrada come via di comunicazione quasi solo urbana: nello stato attuale, mi meraviglio che quel tratto autostradale abbia l'ok per la viabilità: mancano addirittura le piazzole per la sosta!!! Due corsie, gallerie strette, buie e macilente...e...fattele andare bene! Zitto e mosca! Ci vogliamo ributtare quei volumi di traffico, con sequele d'incidenti al seguito?

Datemi ascolto, almeno per una volta: obbligate i TIR in transito attraverso l'Italia ad imbarcarsi in un porto della costa spagnola ed a sbarcare a Genova, Marsiglia, Livorno, Napoli, Spalato, Patrasso...andata e ritorno...smettiamola di creare dolore, disastri, incidenti, morti, feriti, invalidi...solo perché i signori della “gomma” devono dettar legge?
La soluzione studiata per l'”emergenza” è brodo di giuggiole per i gestori delle autostrade: deviazione da Genova-Voltri ad Ovada, poi verso Milano, infine la vecchia Milano-Genova, fino al casello di Genova Ovest. In tutto, a spanne, un centinaio di chilometri in più: Benetton e Gavio ringraziano! Capiamo l'emergenza di qualche giorno, già meno quella di qualche mese...se poi sono anni, allora...è “compartecipazione ai dividendi”.
La vera soluzione si chiama: cabotaggio marittimo, ossia i traghetti,  perché il mare è enorme, non si pestano i piedi a nessuno, si risparmia carburante e gli autisti si possono riposare. I traghetti, oggi, superano i 20 nodi: in una notte ti portano da Barcellona a Genova, in 30 ore a Patrasso.

Se vi definite “sovranisti” o “populisti” dovrete comportarvi di conseguenza: dovrete scegliere se stare dalla parte della popolazione oppure con i Gavio ed i Benetton. Nel secondo caso, troverete come compagni “di cordata” anche Renzi, Berlusconi, Del Rio e tutta quella bella gente.

Le scelte politiche non sono proclami su Facebook: chi cerca solo il consenso elettorale può continuare così, a sbraitare sul Web. Ma, una persona ineccepibile come De Gasperi, ricordò: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. Ricordatelo anche voi, ogni tanto.

(2) http://carlobertani.blogspot.com/2018/06/caro-ministro-toninelli.html

29 luglio 2014

il ponte della concordia


Mentre a Gaza gli israeliani massacrano deliberatamente (job is usually, la scadenza è bi o triennale) bambini israeliani, oppure si disserta sulla futura guerra mondiale sui confini orientali europei di là da venire o, ancora, si riconosce che Schettino ha fatto meglio di Renzi – lui sì che ha creato migliaia di posti di lavoro, altro che Bangladesh o Turchia per la demolizione della Concordia – anche qui a Savona (nel suo piccolo, ovvio) si lavora alacremente per costruire e demolire, com’è d’uso oggi – nel fulgore dell’iperliberismo – per fare i soldi.


Qui, i dollaroni si fanno costruendo ponti e demolendo quelli vecchi. Che male c’è, direte voi. Aspettate.



Intanto, scorporiamo i ponti romani perché quelli, da duemila anni, se la ridono e campano d’ottima salute: con le loro “schiene d’asino” al vento di Tramontana, osservano i poveri ponti moderni che le alluvioni si portano via.

Il problema, quando per un po’ di anni non vengono alluvioni e Giove Pluvio sta calmo, è come costruire ponti nuovi! Altrimenti? Gli appalti? Come avevo preannunciato, si demolisce.

Cosa si demolisce? I vecchi ponti, ovvio. Già, ma quelli antichi stanno in piedi per secoli, quelli di qualche decennio crollano da soli quando c’è un’alluvione...non rimangono che i ponti nuovi.



Il ponte nuovo che andrà demolito è un modesto ponticello levatoio che conduce da una riva all’altra del vecchio porto, sfruttando un punto dove le acque si restringono: il guaio è che ha solo 16 anni. E’ scassato? Fatiscente? Non funziona?

Niente di tutto questo: non va bene per i disabili.

Costruite i montascale! Ci sono già, ma non funzionano.



A questo punto, le persone con ancora un po’ di sale in zucca se la sono grattata: chiamate la ditta e fateli riparare...no, “non vale la pena”. Riparare due montascale per le carrozzelle?!?

Gratta gratta e la verità salta fuori.



I croceristi della Costa si sono lamentati perché devono trascinare i trolley su per l’ardua scalinata del ponte: ben trenta scalini! Ma si sa: Costa chiama e Casta risponde. Come sa fare, ovviamente.



A parte tre quisquilie:

a) i croceristi della Costa arrivano in gran parte a Savona con gli autobus, quelli che arrivano via treno trovano il bus navetta. Insomma, è solo qualche turista “fai da te” che si trova quella specie di “Everest” da 30 scalini, che comunque possono evitare facendo il giro della darsena, 500 metri.



b) Non è, per caso, che è possibile costruire sull’altro lato dove non ci sono i montascale due “monta-trolley”?



c) A chiudere il porto, hanno costruito un mega-palazzo a forma d’anfiteatro con scaloni (per arrivarci) veramente mozzafiato: lì, nessuno fa questioni di handicap. Tanto non c’è nessuno: la costruzione megalitica è praticamente vuota – adesso, visto che è stato un fallimento immobiliare, ne costruiscono un’altra – come il grattacielo che osservate sullo sfondo: costo di un appartamento di 3 stanze, 1,3 milioni di euro. Mia figlia l’ha ribattezzato “La tomba di famiglia più grande del mondo”.



La soluzione trovata è stata di costruire un secondo ponte e demolire il primo: tutto normale, niente da dire, i soldi li ha messi l’Ente Porto e via così. Ma chi comanda all’Ente Porto? Le solite propaggini della Casta.



Veniamo ai conti.

Il nuovo ponte (che potete osservare nella fotografia sullo sfondo, dove c’è la ruspa gialla ferma) fu appaltato ad una ditta di Parma per 1,2 milioni di euro. Il vecchio, generosamente, lo regalarono al Comune che fece marameo, così ci saranno anche 200.000 euro per la demolizione.

E veniamo ai tempi.

Il nuovo ponte è “partito” nel 2012, doveva essere pronto nella Primavera del 2013, ma...

All’inizio del 2013, la Cometal di Parma (ditta vincitrice dell’appalto) presenta i libri in Tribunale e la procedura fallimentare impone lo stop a qualsiasi attività fino a Giugno 2013. Attualmente, sembra che i lavori dovranno riprendere, ma...nel guazzabuglio delle carte, della gare d’appalto e tutto il resto nulla è certo...insomma, il solito pasticcio italiano.



Dulcis in fundo, quando sarà terminato, il nuovo ponte sarà molto basso sull’acqua ed avrà un “tirante d’aria” (lo spazio fra la superficie del mare ed il piano del ponte) insufficiente per far passare anche le barchette da pesca. Prima, invece, con il “vecchio” ponte levatoio, era necessario aprirlo solo quando transitava una barca a vela oppure un grande cabinato.

Siccome, in passato, ci sono state polemiche sulla “solerzia” di chi doveva aprire il ponte...apriti cielo, quando dovranno aprirlo ogni mezzora!



Chissà perché, gli inglesi costruirono il Tower Bridge in 8 anni e lo inaugurarono nel 1896: il ponte, dopo numerosi ammodernamenti, è ancora oggi un elemento importantissimo per il traffico stradale e quello fluviale.

Soprattutto, non ci sono pazzi in giro che lo vogliono demolire per far posto ad un ponte girevole: quello di Taranto è molto diverso per funzione, poiché usato soltanto per far transitare dal Mar Piccolo al Mar Grande (e, quindi, al mare aperto) le grandi navi della Marina Militare o poco altro. E’ l’unico in Italia.



Dopo questa istruttiva storiella (tutta verificabile, basta buttare due parole su Google) ci rendiamo conto del livello organizzativo/amministrativo della nostra classe politica, locale e nazionale?

Tralasciando che erano fondi dell’Ente Porto, con quei soldi si sarebbe potuto fornire – per un anno – un reddito di cittadinanza (o di disoccupazione) di 500 euro mensili per 233 persone.

Perché “il ponte della concordia”? Perché – almeno fino a quando qualcuno non ha cominciato a ridere loro dietro – erano tutti d’accordo, destra, sinistra, alto, basso, ex di tutte le parti...non so come abbia votato (se era già in Comune all’epoca) il M5S, immagino contro, gli unici.



Questa vicenda potrebbe addirittura essere definita banale – 1,4 milioni di euro – poiché gli scandali ai quali ci hanno abituati sono colossali: l’EXPO, il Mose, la TAV e tutto il resto di grandi dimensioni.

Però sono tante ruberie: una per ogni città, piccole o grandi che siano, ci sono le piccole e le grandi corruzioni. Riflettiamo che, quando per far soldi si giunge a demolire ciò che funziona col solo scopo d’avere la possibilità di un nuovo appalto, abbiamo superato Kafka, probabilmente anche Orwell, giacché nessuno fiata.



Cadono come la neve, su di noi, nuove teorie economiche “facili” e risolutive: m’astengo dal commentarle perché non sono un economista, però non ho gran fiducia nei miracoli. Ad esempio: il reddito del signoraggio può essere goduto da due soggetti diversi, ossia dalle banche private oppure dalla banca statale pubblica. Già: e chi governa la banca pubblica? I cognati, i figli, i fratelli, gli amici di quelli che fanno i MOSE, l’EXPO e via discorrendo.



Altri economisti sostengono che la situazione italiana è senza sbocco perché il prelievo truffaldino (il teorema di Craxi, su ogni appalto il 30%) è troppo alto e ampio, diffuso sul territorio. Ciò ha condotto il rapporto debito/PIL al 135%. Perché le cosiddette “riforme” di Monti non hanno dato nessun frutto? Poiché, parallelamente all’aumento dei gettiti (Equitalia, leggi Fornero, ecc) sono aumentati gli appetiti. In altre parole, ci hanno tosati per far soldi: la Casta, nessun altro, ha goduto.



Si torna da capo: come sbarazzarci di questa gentaglia che s’è impossessata del potere e lo sta consolidando, grazie a manovre di palazzo che esauriranno qualsiasi spazio di democrazia? Siamo tornati ai “senatori” (e deputati) “del Re”, in una situazione ben peggiore del 1861, quando nacque il Regno d’Italia. Paradossalmente – se i senatori erano di nomina regia – almeno i deputati erano eletti (con modalità diverse da oggi, si rifletta sul non voto alle donne), però qualcuno li sceglieva.



Per qualche tempo s’è pensato che il M5S ce l’avrebbe fatta a sgominare la Banda Bassotti al potere, invece la Banda ha serrato i ranghi ed ha messo in difficoltà il M5S stesso, poiché digiuno di politica. Quando hanno iniziato a “macinare” meglio ciò che succedeva, oramai l’asse di ferro fra il PD e Berlusconi era cosa fatta e non ci sarà più spazio per nessuno.



Ci vuole un “cambio di passo” all’interno del movimento stesso, un mutamento lento e sostanziale: non servono le chiamate alle armi e nemmeno le sterile polemiche, anche se condite con molto umorismo.

Se si desidera andar oltre, e fare in modo che un plafond più ampio della popolazione comprenda, bisogna iniziare a presentare situazioni, problemi, malgoverno, idiozie, ecc...ed indicare le soluzioni.

A fianco del “popolo” incazzato del M5S, servono persone esperte che sappiano indicare le soluzioni dei problemi: basta con ‘ste teorie monetarie che un altro contesta e non si giunge mai alla fine. Meno Wall Street e più Main Street.



In tutta Europa (mettiamo il naso fuori, ogni tanto) non si discute sulla forma di governo o su quella delle assemblee elettive: si dà per scontato che le assemblee sono elette – con preferenze – da apposite liste. Sbagli le persone che metti in lista? Perdi voti.

In Europa il dibattito che tiene banco è (soprattutto dopo Fukushima) quello dell’energia, accoppiato al clima, che sembra mutare con una velocità impressionante. Vi siete accorti che il 2014 sarà un anno senza Estate? Un altro dibattito è la produzione agricola, gli OGM...per noi italiani sarebbe meglio riflettere sulla principale industria italiana, il turismo.



Tutto questo deve essere presentato, spiegato, scritto per gli italiani dal M5S – perché è l’unica forza politica in grado di farlo – e allora i consensi non saranno più “ballerini” e non soffriranno per il mutar del vento politico, per i bei faccioni dei giovanottoni simpatici che piacciono tanto, oppure per le belle donnine che li circondano. Che, a volta, fanno addirittura i ministri.



Smontare e rimontare una cultura di governo, è l’unica strada da seguire: ci vorrà tempo, certo, ma non vedo altra soluzione.