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15 febbraio 2020

Le favolette desuete di Franco Prodi



Abbiamo letto, ovunque (1), propalate ai quattro venti, le storielle per incantare gli allocchi che Franco Prodi, paludato “scienziato” italiano ha strombazzato nei media, certamente aiutato da un fratello, da un altro fratello e poi…anche Nomisma non lo avrà certo trascurato. Tutto per dire che Greta Thunberg è soltanto una scolaretta un po’ svogliata che si diletta a parlare all’ONU invece che a mandare foto e barzellette su Wathsapp.
Non ho mai seguito Greta perché occupato, da almeno trent’anni, a spiegare con parole e libri che stiamo combinando qualcosa di rischioso. Non ho mai lanciato allarmi catastrofici sullo scioglimento dei ghiacciai – che pure avviene! – né sull’aumento del livello dei mari perché non mi parevano queste le dinamiche interne al discorso, salvo una sola volta, quando mi sono trovato coinvolto – con mio grande dispiacere – nel primo (almeno, credo) Ciclone che si sia abbattuto nell’alto Mar Mediterraneo.
Venti ad oltre 180 Km orari ed onde alte 10 metri, che fu catalogato come Uragano, Ciclone o Tempesta Tropicale (sono tutti sinonimi) di forza 3, il 30 Ottobre del 2018. Al quale, è stata creata un’apposita pagina su Wikipedia per spiegare il perché della differenza di quell’evento dalle tante mareggiate che hanno colpito, colpiscono e colpiranno la costa ligure.(2)

Detto in parole povere, caro prof. Prodi, non si può rammentare con paludamenti accademici che le condizioni climatiche della Terra sono cambiate e cambiano continuamente: è un’ovvietà, che anche i bambini imparano quando guardano i cartoni animati sull’Era Glaciale. Quando diventano un po’ più grandi, imparano che l’Europa è stata sotto i ghiacci per circa 40.000 anni durante la glaciazione di Wurm, terminata appena 10.000 anni fa.
Se studiano ancora di più, capiscono che queste sono soltanto le macro variazioni del clima, perché all’interno ci sono quelle più modeste, come l’epoca “calda” dei Romani, poi più fredda verso il 500 d C., nuovamente più caldo intorno all’anno 1000, poi si scese nuovamente…e, già nel 1300 circa, in Gran Bretagna non si poteva più coltivare la vite e gli inglesi decisero di difendere i loro feudi in Francia per continuare a bere vino: era nata la guerra dei Cent’anni. Poi giù, per la cosiddetta “piccola glaciazione” di metà millennio ed oggi di nuovo su: ma sono cose ovvie, che tutti sanno. Lei vuole spacciarle per il Verbo climatico planetario?

La seconda chicca che regala ai suoi lettori è il dubbio. Già, il dubbio. Siamo soltanto come un corpo di vetro che fluttua nel buio cosmico nelle vicinanze di una stella, che ci regala, quindi, la sua radiazione. Nient’altro. No, scusate, c’è dell’altro.
I cambiamenti climatici potrebbero essere determinati (secondo Prodi) da mutamenti dell’orbita (che, però, nessuno scienziato ha mai notato) e solo Jacques Laskar s’è lanciato a dire che sì, forse, ci potrebbero essere nei cambiamenti, ma se ne parlerà fra 100 milioni di anni.
Ci potrebbero essere anche cambiamenti nell’asse terrestre, ma nessuno – sono pochi decenni che abbiamo dati certi e provati – ha notato niente del genere.
Quindi, le sarei grato se potesse chiarire un po’ le sue fonti perché così, a naso, mi paiono molto “ballerine”.
Grazie a queste misteriose “fonti” però – che non vorrei fossero la fantasia sfrenata che si può notare nel suo sguardo “furbetto” – lei esclude categoricamente che l’uomo sia stato in grado di modificare il clima terrestre.
Tot fotoni arrivano, tot se ne vanno: alla salute! Cin-cin.

Concordo con lei quando esprime il suo dolore per le mille ferite d’origine chimica che inferiamo al Pianeta: ha ragione, però non è facile vivere in 7 miliardi (essendo pure un po’ stupidelli) in questo territorio finito dei cinque continenti, senza – peraltro – cercare di capire come si possa fare a meno della Chimica nell’ambiente: non abbiamo una mentalità ciclica, lo ammetta, e la prima cosa che ci viene in mente è: influenza? Antibiotico. Peste suina? Antibiotico. Malaria? Clorochina. Ecc, ecc.

Quindi, lei, passa a verificare qual è la posizione della (sua) Scienza nei confronti del problema: non le passa nemmeno per la mente che, oggi, circa il 90% degli scienziati se non è convinta, ha forti sospetti che buttare nell’atmosfera per un secolo un mare di CO2 qualche effetto può averlo. Gli altri? Non so, faccia lei: però i 16 milioni di dollari che la Exxon-Mobil destinò come “finanziamento” per “alcuni” scienziati, cos’erano?
E passiamo ai dati, che lei sciorina così, facilmente, come se fossero oro colato.

Il primo, ovviamente, è quello sull’aumento della temperatura media globale: 0,2 gradi negli ultimi due secoli. La fonte, prego?
Mi sono un po’ documentato prima di risponderle, ed ho trovato questo grafico, il quale è contenuto in un articolo de “L’Inkiesta” (3) – noto format giornalistico, con tanto di fonti – dal quale si evince che l’aumento delle temperature medie, dal 1960 ad oggi, è di circa 0,7 gradi centigradi.


 Riportando, quindi, le lancette della Storia all’inizio dell’era industriale – circa due secoli – non è una bestemmia affermare che l’aumento della temperatura media è stato di circa 1,5 gradi, come sostengono quel 90% di scienziati “creduloni” non perché sono corsi appresso a Greta, bensì soltanto perché hanno studiato il problema e sono giunti a deduzioni logiche. La fonte del grafico? La compagnia petrolifera Exxon-Mobil, che pagò un sacco di soldi poiché non fosse divulgato: per fortuna ci sono alcuni eroi come Julian Assange anche nel mondo scientifico, per rivelare ciò che si cerca d’insabbiare.

E veniamo al tormentone della “prova scientifica” che non c’è, ossia non è dimostrato che l’aumento delle temperature sia dovuto alle attività umane: il noto principio dell’epistemologia scientifica che prevede la riproducibilità dell’evento. Non posso che darle ragione, poiché una simile “prova” – trattandosi, nel contesto interessato, niente di meno che dell’intera Biosfera! – quando la prova ci fosse, l’intera umanità non si saprebbe dove andrebbe a finire.
Oddio, qualche prova c’è: è scientificamente dimostrato in laboratorio che l’aumento dei gas serra (principalmente CO2 ed altri) provoca una riflessione verso la superficie del Pianeta della radiazione infrarossa, proporzionale alla quantità di gas serra immessa.
E’ una sperimentazione facilissima, per la quale bastano due identici recipienti di vetro – alla medesima temperatura – attraversati dalla medesima radiazione fotonica, e due termometri per la rilevazione immersi in due, uguali, strati d’acqua sottostanti. In uno aria, nell’altro aria + CO2: è stato fatto ed i risultati scientifici sono incontrovertibili.
Non è proprio come dice lei: “i fotoni arrivano e se ne vanno”, i fotoni arrivano, si trasformano in radiazione infrarossa (rifrazione) e poi, invece di prendere la strada degli infiniti spazi cosmici (riflessione) in parte ritornano a terra aumentando l’energia che ristagna. La quale, a volte, si “consuma” trasformandosi in energia cinetica che mette in moto l’atmosfera sotto forma  di venti, mari e tempeste varie. Oppure ristagna, regalandoci sì Inverni quasi inesistenti, ma Estati da caldo africano.

C’è poi l’aspetto economico, per il quale molti – che credono d’essere i polli più furbi del pollaio – lanciano impietosi strali: ecco! Vogliono l’economia “verde” perché ci sono enormi interessi economici attorno! Sono finanziati dalle lobby “verdi”! Eccetera, eccetera.
In un sistema economico globale (quasi) totalmente capitalista è inevitabile che qualsiasi nuova realizzazione coinvolga le banche, le finanziarie, i fondi sovrani ed i fondi d’investimento privati. Che si costruisca un generatore a vento oppure una piattaforma petrolifera, un pannello solare od una centrale nucleare, i soldi da lì devono arrivare. Sono scelte di natura politica, che poi devono rivolgersi al sistema finanziario.

I governi, dopo Chernobyl e Fukushima, non gradiscono più il dover installare una tecnologia la quale, al minimo errore – e mi dica lei se possiamo eliminare l’errore dal calcolo delle probabilità! – consegna intere regioni al disastro, all’inabitabilità, a costi astronomici per almeno sopperire un poco al problema, già sapendo di non poterlo risolvere.
Se desidera, dia un’occhiata (4) ai terrificanti problemi che ha incontrato Areva nella costruzione della centrale nucleare di Oikiluoto in Finlandia per renderla almeno “accettabile” per l’aspetto sicurezza, dal quale si ricava che la sicurezza assoluta, in campo nucleare, non esiste.
La fusione nucleare? Per ora non c’è nulla di serio, a parte i ritardi che la Francia accampa anno dopo anno per la prima sperimentazione: sono vent’anni che il balletto va avanti.

La realtà, invece, qual è?
La Gran Bretagna ha recentemente stanziato 41 miliardi di sterline per installare nuovi “campi” di generatori eolici nei mari che la circondano:  41 miliardi, mica bazzecole, battendo la Germania che ha fermato il suo investimento a 23 miliardi di euro.
La Gran Bretagna – non so se lei è a conoscenza di questa vicenda – già in anni lontani fu incaricata dai consessi internazionali d’interessarsi alla Corrente del Golfo. Responsabile è l’università di Southampton, che svolge periodiche rilevazioni usando un sommergibile della Royal Navy.
Le rilevazioni iniziarono intorno al 1970, quando gli inglesi individuarono 12 enormi “camini” d’approfondimento delle acque “esauste” della Corrente, ossia dove le acque scendevano verso il fondo e tornavano verso il Golfo del Messico: una sorta di circolazione “a termosifone”. Oggi, ne hanno ritrovati solo due ed a latitudini più basse, perché le acque calde e salate della Corrente incontrano prima le acque dolci di scioglimento dei ghiacci polari (più leggere) e scivolano sotto.
Insomma, la Corrente del Golfo ha perso consistenza, ed anche il fenomeno meteorologico definito “Anticiclone delle Azzorre” (dipendente dalla Corrente) è sostanzialmente diminuito: un tempo, d’Estate, in Europa s’espandeva l’anticiclone delle Azzorre. Oggi è molto ridotto e nel Mediterraneo s’espande l’anticiclone Africano, più torrido e meno temperato.
E la Gran Bretagna – che caso! – finanzia con ben 41 miliardi di sterline un piano epocale di generatori a vento!

C’è poi il tormentone dello scioglimento dei ghiacci Artici ed Antartici.
Nessuno ha mai detto che il Mar Glaciale Artico si scioglierà totalmente, giacché se questa – finalmente! – fosse la“prova scientifica” caparbiamente ricercata, a New York abiterebbero solo più dal secondo piano in su e Central Park sarebbe un grazioso laghetto dove incrocerebbero i vaporetti al posto degli autobus.
La realtà è, invece, che le regioni periferiche della calotta artica stanno degenerando e si sciolgono sempre per più tempo, mentre si ricostituiscono, in Inverno, con spessori sempre più sottili.
D’altro canto, perché Putin ha ordinato la costruzione di ben 21 nuovi rompighiaccio a propulsione nucleare – con quello che costano! Noti che la US Navy ha solo 12 porterei nucleari! – per navigare nel Mar Artico?
A meno di pensare che Putin sia un idiota, non c’è altra spiegazione che il Mar Artico – sul quale la Russia ha numerosi porti commerciali – è libero da ghiacci, nella parte periferica, per quasi otto mesi l’anno e, per i restanti quattro, i rompighiaccio guideranno le navi fino agli oceani.
Perché questa soluzione? Poiché il trasporto marittimo è il meno costoso e perché il Mar Artico consente di raggiungere moltissimi, importanti porti in Europa, Asia e in America mediante rotte parecchio più brevi rispetto ad una rotta a latitudini più basse.

Insomma, prof. Prodi, forse un briciolo d’umiltà non guasterebbe, sciolga un cucchiaino di dubbi nel suo sapere scientifico così certo e cristallizzato: ha sentito parlare del cardinal Bellarmino? Eh, finisce un po’ per assomigliargli…
Greta non c’entra niente, è soltanto una testimonial arrivata a caso o creata…ma è il problema che sottende il dato importante: ci sono migliaia di giovani, anche italiani, che lavorano – ben pagati – nei nuovi campi della ricerca energetica. Non capisco perché, un semplice cambiamento nel sistema d’approvvigionamento energetico, debba scandalizzare fino a questi punti!
Arrivò la ferrovia? I cavalli tornarono nelle stalle e furono sostituiti da allevamenti bovini…quale fu il problema?

Oggi, i generatori a vento hanno raggiunto una potenza unitaria di quasi 10 Megawatt, il suo collega Carlo Rubbia ha inventato un sistema eccezionale per la captazione solare…di cosa dobbiamo preoccuparci?
D’altro canto, il ministro del Petrolio saudita, molti anni fa, fu profetico quando disse: “L’Età della Pietra non terminò di certo per l’esaurimento delle pietre, e così l’Età del Petrolio potrebbe terminare prima dell’esaurimento del Petrolio.”
Se ne faccia una ragione: su, coraggio.

21 gennaio 2020

Quando si vuol fare il passo più lungo della gamba

L'eremo di Blagaj, nei pressi di Mostar

Come saprete, ho abbandonato Comedonchisciotte al suo destino perché troppo compressi dalla teoria che gli ebrei siano i veri padroni dell’economia del Pianeta: siccome nessuno li schiodava da lì – ben corroborati da leghisti, Casa Pound e neofascismi vari – ho deciso di fare un passo indietro.
Questo non significa che io non legga CDC, perché ha il pregio di raccogliere dal Web una serie di contributi: a volte interessanti, altre un po’ meno. Si prende il buono e non si perde tempo con il resto.

Mi ha colpito un articolo di Pepe Escobar, addirittura intitolato “Le radici della demonizzazione dell’Islam sciita da parte dell’America”, ossia come se esistesse una differenza incolmabile di tipo filosofico/religioso che impedisse all’America di Trump di colmare, e calmare, i dissidi che esistono fra le due Nazioni.
Ohibò – mi son detto – leggiamo cosa vuol dire Escobar, perché – essendo una materia che richiederebbe più volumi per essere esposta – se ci è riuscito, tanto di cappello.
Purtroppo, la frittata non è proprio caduta bene nel piatto: anzi, diciamo che nel momento di voltarla, durante la cottura è scivolata via, obbligando i commensali a raccogliere i pezzi da terra. D’altro canto, il tentativo di spiegare, anche in un’ottica geopolitica, la vicenda persiana/iraniana degli ultimi 2 millenni e passa, va oltre le possibilità di un articolo, anche abbastanza corposo. Non se la prenda Escobar: nel “manico” era già insita la sconfitta, inutile piangerci sopra, sarebbe come descrivere l’intera storia Romana, decadenza compresa, in due paginette.
Non sono mai stato in Iran ed in Iraq – le terre degli sciiti – però da molti anni sono un corrispondente di IRIB, la radio iraniana in lingua italiana. Ciò mi consente almeno di provarci evitando, però, d’avviarmi senza pensarci prima su chine così impegnative.
Perciò, ho attuato una suddivisione per epoche, cercando di rispettare le loro epoche.

L’epoca pre-islamica
L’area persica in epoca pre-islamica fu un confine ben presente negli atti militari dell’antichità: più volte i persiani giunsero in Grecia, più volte Romani e Greci s’avvicinarono alla Persia.
L’unico a conquistarla fu Alessandro il Macedone: il quale, però, non aveva alle spalle una nazione coesa e decisa nell’appoggiarlo, ed Alessandro lo sapeva. Le mille rivalità fra le polis greche lo aiutarono col contagocce nel conquistare, ma nulla dopo nel mantenere le conquiste fatte: fu, in sintesi, una lunga corsa per raggiungere il mitico fiume Indo e nulla più. Alessandro lasciò un’eredità che durò secoli nel Mediterraneo, ma non in Asia.
I Romani si resero conto che la potenza persiana doveva essere attenuata e disillusa dal venire in Occidente, e ci riuscirono, ma mai – neppure Traiano che espugnò Ctesifonte (l’allora capitale) – meditarono di conquistarla e di fare della Persia una provincia romana.
Sull’altro versante – nell’odierno Afghanistan – i persiani dovettero controllare per secoli l’incontro/scontro con la civiltà cinese: un po’ con la guerra, ma molto con la diplomazia.

La prima epoca islamica
 L’Islam ereditò un mondo in disfacimento, soprattutto nella parte occidentale: per alcuni versi fu un vantaggio per la nascente cultura islamica senza dimenticare, però, che l’Impero Romano d’Oriente – i Bizantini – durarono fino al 1500.
Le vicende dinastiche delle classi dirigenti islamiche seguirono un percorso che è abbastanza simile a quello che abbiamo avuto in quei secoli in Occidente: una sequela infinita di lotte intestine per il potere, a tutti i livelli ed a tutte le latitudini. Cosa si poteva creare, dopo la disfatta del mondo greco-romano che aveva dipinto la civiltà per quasi un millennio?
Mi chiedo – dall’articolo di Escobar – come si possa citare il martirio di Alì come “la storia di Karbala e Imam Hussein e lo sforzo sciita nel proteggere e difendere gli oppressi e lottare contro l’oppressore.” Siamo al 680
d.C.: qualcosa di quel mondo esiste ancora? Certo, come la battaglia di Legnano-Pontida (1167) viene celebrata dalla Lega come la “liberazione” dei lombardi…dimenticando completamente il contesto storico, ossia che il nemico non era “Roma ladrona”, bensì l’Imperatore Federico Barbarossa. Una delle mille battaglie medievali.
Insomma, non prendiamo a prestito pessime citazioni di pessimi politici per cercare nella Storia delle giustificazioni per il presente: ne viene ancora a Bossi od a Trump, di aizzare qualcuno nel nome di faccende accadute nella fossa del tempo per giustificare le loro sporche mire.

Ciò che invece bisogna notare è il “picco” della cultura islamica contemporaneo ai califfati abbasidi di Baghdad (900 d.C.) i quali, liberi dalla prevaricazione teologica cattolica, condussero la scienza e la tecnologia a livelli impensabili per l’epoca: dagli interventi chirurgici con anestesia totale (oppiacei), che rimasero nei testi di medicina inglese fino al 1700 alle prime cartiere, importate dal sapere cinese.
Dai numeri cosiddetti “arabi”, che giunsero in verità dall’India, all’algoritmo, che fu inventato in Persia da un dimenticato matematico chiamato Al-Kwarizmi (De Al-Kwarizmi de numero indorum). Anche il pensiero fece molti progressi: da “solo la logica (kalam) può riconciliare in pieno ragione e fede” (scuola filosofica dei Mutaziliti) a “dal mondo minerale a quello vegetale, dal vegetale all’animale, e da quest’ultimo all’uomo” (Alì al-Masudi), laddove si cercava d’ipotizzare l’evoluzionismo.
Per favore, Escobar: lasciamo da parte Cartesio, che ancora doveva nascere molti secoli dopo.

La seconda epoca islamica
Finite le Crociate e tutti gli sconquassi che ne derivarono, agli albori del Settecento si verificarono alcuni mutamenti: purtroppo, di segno opposto rispetto alle aspettative od alle speranze di una conciliazione.
Paradossalmente, laddove gli islamici avevano scoperto la logica nel 900 d.C., la dimenticarono mentre in Europa con l’Illuminismo stava affermandosi: questo è uno dei punti chiave delle rispettive evoluzioni. Gli Illuministi cozzarono violentemente contro il potere cattolico, mentre gli islamici – segregati nella Umma e nei versetti del Corano – non poterono accedervi.
Vi fu un luogo dove le rispettive tradizioni tentarono l’incontro: da un lato i Gesuiti, dall’altro i Dervisci – da non confondere con i Dervisci Danzanti, che erano per una via più legata all’ascetismo – mentre i Dervisci Ottomani erano il vero contraltare dei Gesuiti cattolici.
Anche il luogo è noto e suffragato da prove storiche: l’eremo di Blagaj, alle sorgenti della Buna, presso Mostar, in Bosnia.
In quel luogo (che visitai) per secoli le tradizioni vennero confrontate, i “sacri testi” letti collettivamente, le discussioni fiorirono, vi nacquero amicizie. Purtroppo, fu tutto inutile: l’Europa marciava a passo lesto verso qualcosa che gli islamici non potevano cambiare così in fretta, e già s’intravedeva l’ombra di un Corso che avrebbe significato il crollo definitivo dell’Europa medievale, dei suoi riti, delle sue monarchie assolute, delle nobiltà intangibili.
Dall’altra parte, e più precisamente nel deserto saudita, un oscuro teologo islamico – Al-Wahabi – sosteneva proprio la tesi opposta, ossia l’aderenza totale – letterale – con il Corano, scritto più di mille anni prima (!). Incontrò un giovane emiro – tale Al-Saud – e, insieme, giurarono fedeltà alla nuova (?) visione del Corano: era nato l’imperituro legame fra  quello che 200 anni dopo sarebbe diventato il regno degli Al-Saud e la visione di una civiltà islamica rigida e conservatrice.
E l’Iran?

Fino all’anno 1000 governato dai califfati abbasidi, se ne staccò quando gli abbasidi andarono in rovina, occupati dagli Ottomani. Fino al 1500 la regione subì invasioni dal grande Nord, dalle steppe asiatiche, e fu governata da sovrani di derivazione mongola: nel 1500 – attenzione, secoli prima del regno saudita – con la dinastia Safavide stabiliva confini abbastanza definiti e corrispondenti grosso modo all’antico regno persiano. Nel 1600, infine, iniziava la sua azione diplomatica, prendendo accordi con le nazioni europee sempre nell’ottica di proteggersi dal pericolo ottomano (che era, comunque, in caduta dopo l’ascesa dell’Impero Britannico).
Si può ben dire che l’inizio dell’Era Moderna trovò un Iran già “strutturato” per entrarvi a pieno titolo: a parte la breve occupazione del 1941 – ad opera di britannici e sovietici – ricordiamo che l’Iran non è mai stato colonizzato.

La religione sciita come differenziazione sociale, oltre che teologica?
Francamente, la “teoria” di Escobar mi lascia un po’ freddo.
Le differenze fra i due sistemi teologici, mentre non sono in discussione gli aspetti coranici, sono soprattutto nella scelta e soprattutto nella genesi del clero, che è molto diversa.
Nel mondo sunnita si trova ancora un’eco molto presente di derivazione genealogica: il Re del Marocco s’ostina a difendere la sua (pretesa) discendenza per via diretta dal Profeta Maometto. Inoltre, le figure eminenti dell’universo sunnita (come l’imam di Al-Azhar al Cairo) sono sì ascoltate per quanto riguarda gli aspetti dottrinali, ma non hanno ruoli sociali né, soprattutto, politici.
Invece l’Iran – piaccia o non piaccia, e nemmeno vi sto a raccontare se sia più o meno giusto – è una repubblica islamica, nella quale la figura principale – come se noi avessimo come Presidente il Papa – è il prodotto di una gerarchia ecclesiastica, anche se fare raffronti è difficile e carico di tranelli ideologici.

L’Iran, fra i Paesi del Medio Oriente, è il più orientale: non mi stupisce che una gerarchia religiosa esprima il “migliore” a guida della nazione: se vogliamo, è molto orientale questo tipo di scelta, paragonabile ai santoni indiani, tibetani, birmani, cinesi, ecc. Ossia, devi dimostrare le tue capacità e che il tuo pensiero è ben saldo e determinato: tutte doti richieste a qualsiasi capo religioso in Oriente. C’è poi il caso, tutto iraniano, che la guida religiosa sia anche colui che indica, a grandi linee, il percorso politico della Nazione, anche se la gestione è completamente in mani civili.
La Religione Sciita, allora, in sé racchiude tutto questo sistema: nelle città sante – in Iran ed Iraq – cresce un clero dal quale escono le alte cariche. Ovvio che questo modo di procedere entra in conflitto con tutto l’universo sunnita, dove troviamo soprattutto reami, reami fasulli, presidenti che sono dei padri-padroni e dittatori che vengono chiamati presidenti.
In altre parole – migliore o peggiore, giusto o sbagliato che sia – l’Iran possiede una struttura costituzionale che nessuno ha in quell’area: una solidità che dura, come Stato indipendente, dal 1500.
Ed è questo, se vogliamo, che potrebbe spaventare un presidente americano: sapere d’avere di fronte una struttura composita – certo, c’è anche la religione sciita – ma estremamente moderna.
Di una strana modernità, che non è misurabile con i nostri “metri”: una modernità islamica.