21 marzo 2011

Non ci resta che ridere (amaro)



Lo so, frase ad effetto e un po’ blasfema, ma è difficile trovarne un’altra per definire ciò che è accaduto negli ultimi mesi: il disastro giapponese che doveva “oscurare” la Libia e la Libia che ha finito per oscurare il Giappone, con tutto il tourbillon d’alleanze e riposizionamenti in politica estera.

In questo bailamme d’eventi, s’intrecciano due destini: quello delle popolazioni nordafricane e musulmane in genere con quello dei loro ex colonizzatori, che tornano agitando la bandiera della “democrazia”. Facile no? Tutti siamo capaci di farlo.
I due destini sono soltanto apparentemente e strumentalmente intrecciati: anzi, a dire il vero non si può nemmeno parlare di vero “intreccio”, bensì di semplice sovrapposizione.

In realtà, i desideri delle popolazioni arabe/musulmane sono lontani anni luce da quelli del (generico) Occidente, poiché sono aspirazioni di giovani che vivono in società dinamiche – ancorché compresse dalla tradizione – mentre quelli occidentali sono flebili (e dolorosi) lamenti di società senescenti le quali, più che accompagnare le loro “gesta” con le note della “Cavalcata delle Valchirie”, dovrebbero soppesare meglio il “Requiem” di Mozart.
Siamo all’ossimoro vivente, di nazioni che si pongono “alla guida” di chissà quale mirabile avvenire senza avere un progetto politico, economico, culturale e sociale per il futuro. E, sul nulla, le nazioni europee stanno fondando le basi per un “Nuovo Mediterraneo”, che sarebbe bello sapere cosa sarà.

Eppure, c’è un’importante nazione che non ha partecipato a nulla: che dibatte, sui principali giornali on line, sulla scelta nucleare e su quella di non congiungersi alle Nazioni che stanno bombardando la Libia.
Una nazione che è “sotto elezioni” amministrative: eppure, non ha concesso nulla all’isteria od alla convenienza del momento.
All’indomani del disastro giapponese, la Germania – forte di un piano che prevede l’80% di rinnovabili per il 2050, un percorso già deciso step per step, utenze civili, poi aree industriali…insomma, non aria fritta – ha deciso di chiudere le centrali nucleari più vecchie. La mancanza di produzione – hanno affermato – non genererà scompensi.

Nella Storia, a volte, le disgrazie si trasformano in autentiche benedizioni: perso l’Impero Coloniale dopo la Prima Guerra Mondiale – come non ricordare l’icona dell’incrociatore Königsberg, acquattato nel fiume Rufigi, rimasto là ad arrugginire per decenni come “simbolo della crudeltà dell’uomo verso il suo simile, ironica lezione di civiltà dell’Europa ai selvaggi primitivi del Rufiji”[1] – i tedeschi precipitarono dapprima in Weimar, quindi nel Nazismo.
Fra una cosa e l’altra, non ebbero il tempo di porre le basi per una compagnia petrolifera tedesca che fosse alla pari con quelle inglesi, francesi, americane e sì, italiane. Anzi, “italiana”.

L’Italia ebbe il “privilegio” – negato a tedeschi e giapponesi – di fondare, nel primo dopoguerra, una compagnia petrolifera nazionale: la cobelligeranza, qualcosa aveva prodotto.
Ma, quando Enrico Mattei fu chiamato per liquidare il “carrozzone” fascista AGIP, nessuno immaginava che l’avrebbe fatto rinascere dalle ceneri: già, altri tempi. Ed altre persone.
Le successive vicende sono note e non è il caso di ricordarle: l’avventurosa propensione verso l’Africa di Mattei, il personale metodo di trattare con le controparti, offrendo sempre di più degli anglo-americani, fino a Bascapè, all’invitabile nemesi.
Rimane, però, qualcosa – nella storia dell’ENI – che vale la pena di ricordare.

Una vecchia trasmissione televisiva, nella quale una serie di “tecnici” della centrale di Priolo Gargallo (era il 2005 o giù di lì) magnificava il futuro, ossia l’accoppiamento di una centrale tradizionale a metano con una centrale solare termodinamica, frutto del lavoro di Rubbia.
Ciò che mi colpì, sfavorevolmente, di quell’intervista fu che soltanto una parte dei dirigenti parlò – per magnificare l’impianto – mentre la maggioranza rimase in silenzio: la tensione quasi “bucava” il teleschermo.
Anche la storia di Priolo Gargallo è nota – i ritardi “biblici” accumulati dal programma – “condita” con le affermazioni di Paolo Scaroni “meno male che in Italia non c’è il vento del Mare del Nord”. Insomma, una Tela di Penelope, abilmente orchestrata per continuare come prima, soltanto con un fiore (appassito) all’occhiello, che ben era rappresentato dal silenzio “dissenso” di parte della dirigenza.

Ancora nel 2009, i tedeschi propongono all’ENI l’ambizioso programma “Desertec”, ossia attrezzare aree desertiche per la captazione d’energia solare – i tedeschi sanno che, con simili dimensioni, il sistema termodinamico scapola il problema dei costosi materiali necessari per il fotovoltaico – e si rivolgono all’ENI perché sanno che la tecnologia di riferimento è italiana[2].
Da quel momento in poi, il progetto si perde come uno uadi nel deserto: eppure, i volumi d’energia erano dell’ordine del 15% del fabbisogno europeo!
I tedeschi, dunque, continuano sulla loro strada e – spavaldamente – annunciano che chiuderanno anzitempo alcune centrali nucleari: per la Francia, un simile annuncio è quasi una rottura dell’oramai classico “Asse” franco-tedesco.

In mezzo a tanto clamore, s’inserisce l’incidente aereo che, per poco, non costa la vita ad Angela Merkel: fatalità? Giudicate voi.
All’opposto della stampa italiana, che ha dipinto il fatto come un normale “malfunzionamento” dell’elicottero, leggendo i giornali tedeschi[3] la vicenda è un po’ diversa, anche se il sabotaggio viene – ovviamente – escluso.
Anzitutto, non si è trattato di un semplice malfunzionamento: l’elicottero (di un capo di Stato!) è stato costretto ad un atterraggio di fortuna nell’aeroporto di Augsburg, dopo che il velivolo era precipitato per 1.500 metri quasi senza controllo. Un atterraggio definito “una situazione molto delicata”. Farplay teutonico.
Elicottero vecchio? Modello “economico”?
No, il “Superpuma” della Polizia Federale è nuovo di trinca, del 2010, e non è assolutamente un modello economico. Va detto che gli elicotteri bi-turbina è molto raro che subiscano il blocco d’entrambe le turbine, e che devono essere in grado di volare, fino all’atterraggio, con una sola turbina in funzione.
Questi sono i fatti: ognuno si faccia la sua opinione.

Così, oggi, ci troviamo con un’operazione militare modello Kosovo, comandata dai francesi nelle basi italiane, che ha come precipuo scopo quello di frantumare gli accordi petroliferi dell’ENI con le Libia.
Allora, torniamo alle rivolte nordafricane.

Ho ricordato, all’inizio, che non possiamo intrecciare le due, diverse ipotesi – spontanea rivolta, gioco petrolifero – poiché non condivisibili all’interno del medesimo universale: possiamo, però, sovrapporle.
Lasciamo, per ora, la questione tunisina: piccolo Paese, situazione economica difficile, un bandito al governo.

L’Egitto, invece, è un Paese arabo fra i più importanti: pochissimo petrolio, 80 milioni di persone che vivono fra la Nubia ed il delta del Nilo.
La rivolta nasce spontanea, catalizzata dall’aumento dei generi di prima necessità (soprattutto cereali) e dall’informazione “senza veli”, che raggiunge finalmente i giovani egiziani.
I fatti li conosciamo, fino al recente referendum: cosa decidono il 70% degli egiziani, con l’opposizione – sic! – dei giovani che hanno lottato in piazza?

Al contrario delle richieste – vasta riforma costituzionale, apertura a tutti i partiti e solo dopo le elezioni – il referendum “proposto” dall’Esercito e vinto – ah, la tradizione turca! – restringe la presentazione delle liste ai soli grandi partiti: quello ex di Mubarak (Partito Nazionale Democratico) e la Fratellanza Musulmana, entrambi sicuri di condurre in Parlamento una folta rappresentanza.
Ma, non dimentichiamo, la Fratellanza Musulmana di Ismailia nasce con il precipuo obiettivo di coniugare l’Islam con la modernità, mentre il Partito Nazionale Democratico potremmo affermare che parte dalla modernità pur “tollerando” l’Islam. Aria di Grosse Koalition all’uscio.
Oppure, un’affermazione della Fratellanza sulla falsariga del partito di Erdogan, a quel punto relegato ad un’opposizione “consapevole”. Per questo, sono morti a centinaia i giovano egiziani?
Chi soddisfa l’accordo?

Anzitutto gli USA, che saranno i futuri “sponsor” della gestazione egiziana, mentre Israele sarà solo “moderatamente” soddisfatto: in fin dei conti, Tel Aviv aveva fatto i conti senza l’oste, ossia senza considerare la possibilità che Obama s’incavolasse di brutto. Dopo avergli scatenato contro un centinaio di piccole Sarah Palin, in formato matrioske, cosa potevano aspettarsi?
All’Europa, in fin dei conti, ciò che interessa è il Canale di Suez: posto in sicurezza quello, facciano pure ciò che desiderano.
E veniamo alla Libia.

A differenza di Tunisi e del Cairo, la “rivoluzione” libica è nata a Bengasi, alla periferia, ed ha subito assunto i connotati di una guerra, non di una rivolta popolare, con proposte politiche e precise richieste. Dopo che gli inglesi hanno riconosciuto che – “da tempo” – le loro squadre speciali erano all’opera a Bengasi, tutto è più chiaro.
Ciò che stupisce è che la “rivolta” non è avvenuta nel Ciad, in Mauritania, in Algeria e nemmeno in Marocco: in Libia, che ha il secondo PIL pro-capite africano, dietro al Sudafrica.

A quel punto, ci s’inventa la “sostanziale” disomogeneità della Libia, poiché la Cirenaica è una cosa a sé, è chiaro. Peccato che nessuno dei miei parenti, in Libia per molti anni, alcuni nei ruoli degli Ufficiali del Regio Esercito, m’abbiano mai raccontato niente del genere.
Certo, c’è un’appartenenza di tipo tribale: e il Fezzan? Le oasi del Sud?
Ma non facciamo ridere, per favore.

Come sempre, nell’ottica “bipolare” – che, guarda a caso, in questi frangenti diventa sempre bipartisan (penoso D’Alema, penoso La Russa, penoso Di Pietro, penoso Berlusconi, penosi ABC…UVZ…) – chi non sta dalla parte di chi bombarda sta con Gheddafi. Che, se non ci tradisce la memoria, solo poco tempo fa non piantava le tende sui blog, bensì a Roma e Parigi, osannato e riverito. Con l’assenso di Bossi che, oggi, leva lamenti al cielo: e i soldi di Gheddafi in Unicredit?

Pazienza, al nuovo “presidente” della Cirenaica – 33% ENI, 33% BP, 33% Elf…sembra quasi un revival di “Non ci resta che piangere”: ingegneri, 33, 33, 33… – non sarà concesso di venire a Roma e di piantare una tenda beduina. Gli faremo avere una roulotte.


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25 commenti:

blackskull ha detto...

Le tue risposte puntuali alle mie precedenti domande, sono avvenute con un rombo che ha oscurato i motori dei nostri caccia.

I francesi, fra l'altro, proprio nel giorno dei festeggiamenti della nostra dis-unità italica, si stavano per comprare le Generali, domando, con frustino alla Sade, il leone di Trieste e con una bella OPA, Piazzetta Cuccia.

http://archiviostorico.corriere.it/2011/marzo/20/Leone_Trieste_nuovi_equilibri_piazzetta_co_9_110320022.shtml

E come se non bastasse si sono comprati per un valore di 45 volte l'utile netto dell'ultimo anno di amministrazione aziendale, BVLGARI.

http://www.idealista.it/news/archivio/2011/03/07/021552-made-italy-ginocchio-louis-vuitton-compra-bulgari

La qual cosa, per lo smembratore nostrano, il prof.Prodi, oggi detentore di una cattedra di economia...udite!udite!...a Shangai, non è poi così allegra.

E non deve passare sotto silenzio, non in questo blog e nella nostra rivista, il fatto che i transalpini stiano attaccando i gangli vitali della distribuzione elettrica, puntando a Edison e alle municipalizzate lombarde, cercando di controllare A2A, con la scusa di installare distributori di energia elettrica per auto Renault-Nissan a MIlano e a Brescia.

Non dispiacerà agli amici del blog sapere che Ciments Francais sta puntando al controllo di Italcementi che annaspa nei debiti e che avrebbe un gran bisogno di colare calcestruzzo nelle casserature a forma di reattori nucleari...Caltagirone permettendo...che Casini!!!( ma non erano stati chiusi con la legge Merlin?)

Da tutto ciò si evince che l'Italia è in svendita, in liquidazione totale e i nostri Ufficiali Giudiziari parlano francese.

ciao
Black

Roberto ha detto...

Caro Black e Caro Carlo l'affare Libia è l'ennesima dimostrazione di quello che vado dicendo da ormai millenni: Berlusconi ed il suo governo sono dei totali incapaci a governare, non sono né furbi né lungimiranti...con il Berlusconismo abbiamo messo al potere in italia una generazione di ""amministratori"" della più totale scelleratezza, ignavia ed incapacità... Se uno è veramente capace ed intelligente di solito non fa nulla per farlo vedere e l'evidenza dei fatti lo renderà visibile. Quando Berlusconi scese in campo tutti a tesserne le lodi: "grande comunicatore", "intelligenza viva", "simpatico", ...Ah! anche "grande statista"... siccome sui giornali esteri non leggevo gli stessi sperticati commenti verso i loro leader ed anzi nemmeno in Italia durante la Prima Repubblica... però so che c'erano durante il Ventennio ed in Russia ai tempi della CCCP così come anche in Libia! ecc... mi sono detto: "vuoi vedere che questo sig. B. è in realtà un piccolo Duce tutto dedito alle 'veline' ed alle proprie tasche e/o mutande ma senza nessun tipo di spessore politico e/o amministrativo? Vuoi vedere che la famosa "carriera" di ""imprenditore"" del B. erano solo fanfaluche ed era tutta una "cosa" pilotata perché lui si presta a qualsiasi nefandezza pur di "pucciare" il biscotto?

Pur totalmente contrario all'accordo con la Libia del 2009 ed ai 5 miliardi da 'regalare' ad un assassino...avevo, dopo le rivolte dei mesi scorsi, cambiato idea, avevo detto: "il B. con quell'accordo 'capestro' per l'Italia ci ha involontariamente preso!"
Essere 'partner' di una nuova Libia (perché credevo che la rivoluzione si sarebbe risolta a favore degli insorti) con una prelazione del genere e con la possibilità di stipulare un accordo migliore pur se 'figlio' di quello scellerato, mi sembrava una fortuna per l'Italia.

Ma non avevo fatto i conti con i furbi francesi...che il B. ed i suoi accoliti se li mangiano a colazione anzi a coalizione!
La Guerra e le basi Italiane contro la Libia la vedo come una nefandezza ed un errore politico assolutamente incredibile con tutte le possibilità che avevamo, fin dalla primissima ora, anzi sono sicuro ancora prima, di diventare mediatori unici per la nuova Libia...

Il piano per l'energia? Il B. ed i suoi accoliti non sanno cosa sia perchè non porta fighette a nessuno... Il wellfare? Non porta fighette né soldi, la scuola? idem, anzi potrebbe -grazie alla cultura- ridurre le fighette disponibili facilmente, la sanità...non interessa alle fighette che in genere, prima di conoscere biblicamente il B. sono sane e giovani e belle...

Per parafrasare un proprietario di un ristorante dove lavora per un pugno di soldi )in parte a nero) la figlia 18enne di un mio amico:
"se vuoi lavorare da me devi essere riposata, non voglio che fai l'alba in discoteca prima di venire fra i tavoli" (è un fascista ma un po' di ragione ce l'ha, se dormi sul lavoro danneggi l'azienda..ed anche te stesso) ma il B. è in grado anche solo fisicamente di governare ed amministrare, dopo le sue mille notti 'sveglio'?

salutations

RA

gix ha detto...

Prima di tutto correggo una mia precedente frettolosa affermazione: non è vero che l’Algeria non ha petrolio, non ne ha molto, ma ce l’ha. Wikipedia dice che le sue riserve sono al 17° posto nel mondo, poco più di un quarto di quelle della Libia, che è all’8° posto nel mondo, ma destinate ad esaurirsi molto più velocemente; al momento Libia e Algeria più o meno si equivalgono come produzione. Anche la classifica dei paesi consumatori di petrolio è molto istruttiva, da lì si capiscono molte cose. Ma l’Algeria è un grosso produttore di gas naturale (l’Italia è uno dei più grossi importatori di gas nel mondo, il quarto, proprio da Algeria e Russia; un po’ più in basso invece fra i consumatori di petrolio, sempre secondo wikipedia) e poi, cosa non trascurabile, ha 35 milioni di abitanti, anche questi in maggioranza giovani. Se non ho capito male il pensiero di Mahmoud, che non vorrei semplificare troppo e che sicuramente ne sa di più, le rivolte giovanili nei paesi arabi sono nel complesso abbastanza spontanee, e non penso che, da questo punto di vista, ci siano grandi differenze tra i giovani algerini e quelli egiziani, tunisini, libici ecc Quindi, se tanto mi da tanto, cosa altro potrebbe succedere? Ma può anche darsi che con la Libia tutto il movimento si fermi, forse l’Algeria è ancora abbastanza sotto tutela francese, chissà, vedremo.
Poi una affermazione di Grillo andrebbe approfondita meglio. Il debito pubblico italiano, circa 1.900 miliardi di euro, è per meta grossomodo in mano a banche straniere. Di questa metà almeno il 50% è in mano alla Francia, alle cui banche dobbiamo 511 miliardi di euro (il resto soprattutto a Germania e Gran Bretagna); nella sostanza la Francia ha un credito nei confronti dell’Italia pari ad almeno il 20% del suo PIL. Forse così si spiega la faccia da cane bastonato di B. mentre saliva le scale per andare a salutare Sarkozy, al vertice sulla guerra, e anche la faccia allucinata di Maroni alle conferenze stampa in Italia. Probabile che qualcuno abbia detto a B. che se non dava le basi militari, il debito italiano poteva anche andare a farsi benedire, con conseguente crisi economica e caduta del governo.
Mi fermo qui, ma con questi presupposti si dovrebbe ragionare meglio sul perché di certi avvenimenti, soprattutto sulla vera libertà di scelta di molti governi. Inoltre, senza giustificare il governo di B., che per me dovrebbe andare a casa oggi stesso, qualunque altro governo al suo posto probabilmente sarebbe stato costretto a fare le stesse cose, figuriamoci se di sinistra. Morale della favola: meglio che Bersani se ne stia alla finestra a guardare, se vuole che il PD sopravviva come idea e come partito, lasci che La Russa e gli altri si assumano la responsabilità di bombardare.

Carlo Bertani ha detto...

Al contrario di quel che riteneva di poter fare, Berlusconi finirà per distruggere ciò che ancora rimane del lavoro di Mattei: non ci s'inventa statisti se si è solo dei piazzisti.
Non tutto il male può, però, nuocere: che la débacle dell'ENI in Libia apra, finalmente, le porte per un diverso futuro energetico italiano?
Grazie a tutti
Carlo

Roberto ha detto...

Carlo, sei un inguaribile sognatore.

B. finisce l'opera iniziata con "l'incidente" di Bascapé.

La Mafia prese in mano la Sicilia impadronendosi dell'acqua, il B. del futuro dell'Italia.

saluti

RA

Emilio ha detto...

Dalle notizie delle ultime ore mi pare che anche in Yemen è solo una questione di potere, con addirittura due fratellastri (almeno così dicono le notizie) che sono pronti a scannarsi.

La Francia è vero che è da un po' di tempo che cerca la conquista economica dell'Italia, ma le ultime ore mi lasciano pensare che Sarkò si sta infilando un un pantano: Germania,Russia e Turchia contro, Norvegia che almeno ufficialmente si sgancia, USA che non mi pare abbiano voglia e forza di impegnare troppi mezzi a sostegno dell'avventura francesi, i "ribelli" che mi sembrano alquanto male organizzati e senza una guida forte da contrapporre a Ghedda. Poi c'è da capire la reazione interna alla Francia se le cose andranno per le lunghe e se inizieranno le perdite delle preziosissime vite dei militari francesi.
Mr. B. sarà pure quello che si dice, ma in questo frangente è sicuramente più simpatico dell'opposizione nostrana, che fosse per loro avrebbe concesso pure i nostri letti per l'attacco alla Libia.
A questo punto mi chiedo se non sia meglio tenersi B. per ancora qualche tempo: se le prossime elezioni le vincesse un acoalizionie di cx-sx dove andremmo a finire? Riusciremmo a mantenere un minimo di sovranità nazionale?
B. è varo che ha concesso le basi, ma come ho scritto in altre occasioni, a livello di politica internazionele ci sono cose che devono essere trattate con una certa delicatezza e che richiedono tempi di maturazione. Tra le altre cose non mi stupirei se il vero incapace fosse l'attuale classe dirigente francese, imbarcatasi in un'azione ormai oltre il diritto internazionale: cosa succederebbe se fra qualche giorno Ghedda fosse sempre in sella e la Francia rimanesse praticamente sola? Sarkò finito e la Francia parecchio ridimensionata sul piano internazionale, a beneficio di Germania, Italia, Turchia, forse UK. Per inciso, una totale delusione la Spagna di Zapatero.
Sulla questione Algeria, sostengo che abbia una mentalità legata a quella francese, ma non che sia agli ordini diretti dei francesi.
Sarebbe da approfondire l'evoluzione della posizione dell'ENI in ambito internazionale, quali risorse abbia richiesto questo riposizionamento negli ultimi 10 anni, e soprattutto da dove sono state prelevate queste risorse.
Sono sicuro che a molti non stanno bene il nucleare e B., ma neanche un'opposizione pronta a svenderci ai primi che arrivano.

Grazie a Mahmoud per l'interessante scambio di opinioni. Vediamo come evolve la situazione, anche se il referendum in Egitto mi pare abbia avuto un esito sfavorevole alla piazza, in quanto lascia spazio solo alle formazioni politiche più grandi, vale a dire il partito di Mubarak e i Fratelli Musulmani. Avvertitemi se prendo cantonate!

Saluti

Orazio ha detto...

Scusatemi quant'è che si dice agli italiani che i profughi di Lampedusa non se li riprende nessuno e ce li dobbiamo tenere noi dividendoli in parti proporzionali tra le regioni d'Italia in base alla popolazione residente:

1 Lombardia 9.826.141
2 Campania 5.824.662
3 Lazio 5.681.868
4 Sicilia 5.042.992
5 Veneto 4.912.438
6 Piemonte 4.446.230
7EmiliaRomagna 4.395.569

Bisognerebbe dirlo agli elettori della lega che l'accordo con Gheddafi è finito e quindi quelli di Lampedusa sono nostri e dobbiamo tenerceli tutti.

Carlo mi sento un po' trascurato da te.

Ciao

Carlo Bertani ha detto...

Non sto trascurando nessuno: solo, il lavoro per la nuova rivista assorbe me e gli altri, abituali, frequentatori del blog.
Sull'evolversi della situazione, non è da escludere una brutta figura francese, con Gheddafi che resiste ed i bombardamenti che risultano inutili.
In fin dei consti, questo fu il copione del Kosovo: nemmeno l'aviazione strategica - le bombe a grappolo a caduta libera - può scalfire molto il regime che, a quanto sembra, non molla.
Staremo a vedere: di certo, nessuno ne esce bene.
Carlo

Orazio ha detto...

L'attacco di terra prima o poi si rivelerà ineludibile perchè le truppe gheddaffate tengono il terreno meravigliosamente e resisteranno come resistettero quella Serbe nel 1999 che dopo settimane di combattimeti erano intatte, La Serbia si arrese perchè i bombardamenti colpivano le infrastrutture civili, senza dimenticarci che nel 1991 le truppe di Saddam in Kuwait erano intatte anche esse dopo settimane di bombardamenti e furono massacrate quando fidandosi dell'assicurazione degli USA garante Gorbachev uscirono dai loro rifugi e furono massacrate nell'autostrada per Bagdad che percorrevano con l'equipaggiamento intatto. Gheddafi conosce questo e ci sta attento. Credo che nell'attacco di terra alla fine qualche bersagliere e qualche parà lo invieremo. Tanto per far vedere qaunto siamo un paese da operetta con un dittatore da operetta.

doc ha detto...

CATTIVERIE
Libia, il governo italiano esclude interventi via terra. Peccato, avremmo strisciato benissimo

www.spinoza.it  

Buone notizie per i civili: secondo la nuova prassi guerrafondaia si puo' essere civili e nello stesso tempo ben armati ed equipaggiati per fare una guerra ed ottenere aiuti umanitari.

Buone notizie anche per gli incesunrati:
resistere, resistere... almeno fino alla soglia dei 65 anni: è in arrivo...un'altra perla nella vita parallela italiana.
Doc

Alex ha detto...

Buttò lì un po' di cose.

Se la Francia rischia di isolarsi (ma poi non è che si isola la Francia; e come si fa a lasciare isolato un paese come la Francia? Tutt'al più può restare isolato il governo che in questo momento la rappresenta, ma la Francia, no, ce n'est pas possible!), l'Italia, ovvero il governo italiano, lo è ormai da un bel po' di anni, e questo anche per la questione libica.
Infatti, come ci ricorda Debora Billi nel suo “Libia, dove si spellavano i gatti” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/21/libia-dove-si-spellavano-i-gatti/99021/ )
una delle possibili “concause” che hanno portato a questa guerra libica è stato il nuovo accordo che nel 2008 l'ENI siglò con il governo libico. Grazie ad esso gli è stata rinnovata la concessione estrattiva per altri 25 anni, ma a condizioni molto meno vantaggiose. Questo fatto ha creato disappunto tra le altre compagnie occidentali che hanno paventato la possibilità che tali condizioni potessero poi essere estese anche a loro.
(vedi cablo di Wikileaks http://213.251.145.96/cable/2008/06/08TRIPOLI474.html)
Ed in effetti la cosa si è poi avverata.
(vedi cablo di Wikileaks http://213.251.145.96/cable/2008/06/08TRIPOLI474.html)
Ecco un buon motivo da parte delle nazioni occidentali per spingere per l'intervento militare alla prima occasione. così da ricordare, ahimé, chi comanda. Ovviamente, il governo italiano, vista la sua posizione ambigua, è lì che tentenna tra richiami affinché l'intervento sia effettivamente sotto il controllo di una coalizione; “addoloramenti” per Gheddafi (incredibile! questi personaggi si addolorano tra di loro e il popolo, la gente comune, proprio non lo vedono!); e Tornadi che lanciano missili, ma senza l'intento di colpire nessuno, solo così, tanto per far esercitare i ragazzi dell'aeronautica......'tagliani brava gente!

Poi, Carlo, sono d'accordo con te. Se da tutta questa tragica vicenda alla fine ne esce una ENI ridimensionata, non può che far piacere, vista la monotematicità di quest'azienda per la quale gli unici investimenti significativi sono nelle fonti energetiche non rinnovabili: petrolio, carbone e nucleare. Roba letteralmente del secolo scorso. E la sua ingombrante presenza condiziona pesantemente le non scelte energetiche del nostro paese.


Saluti,
Alex

Acrescere, acrescre, acrescere

Orazio ha detto...

Cari amici del Blog credo proprio che i francesi si stiano impegnando a far fuori Gheddafi. Dalla loro base aerea di Solenzara non hanno bisogno delle nostre basi per bombardare in Libia, senza contare la portaerei De Gaulle. Quindi gli strepiti italiani nessuno se ne curerà più di tanto. Berlusconi se vuole mediare la fuga del collega dittatore dovrà pregare i francesi di non bombardare e non avrà come convincerli. Infine Maroni in Tunisia lui lombardo tutto efficienza e "serietà" verrà menato per il naso nella sua richiesta di riprendersi i profughi tunisini. Torno a ripetere il 1/3 di ebeti italiani non si rendono conto da quali incapaci sono governati. Prevedo un Cirenaica indipendente sotto protettorato francese ed è la zona con più petrolio della Libia. Volete scommettere che i contratti italiani saranno usati dai governanti cirenaici come carta igienica?

Mahmoud ha detto...

Il terrorismo tra teoria e pratica

"Non esiste una cosa come il popolo palestinese … Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il oro paese. Essi non esistono”.

Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.

Riprendono a circa 1400 km a est di Bengasi i bombardamenti dei carri armati e degli aerei sotto un crudele silenzio mediatico internazionale giustificato, ovviamente, dalla crisi libica e da quella giapponese. Nessuno si aspetta una risoluzione ONU che preveda un intervento militare dal “volto umano” e che abbia il fine di fermare l’escalation. In fin dei conti, perché intervenire quando l’aggressore non è Muammar al-Gheddafi, bensì l’aviazione israeliana; le vittime, per lo più civili, tra cui bambini ed anziani, a differenza di quelle libiche, avevano la sfortuna di vivere in un campo di concentramento, detto Gaza, privo di petrolio ed altre risorse che possono interessare Sarkozy e company. I palestinesi, insomma, possono tranquillamente morire poiché il loro sangue, per la cosiddetta “comunità internazionale”, vale poco. È una novità? Assolutamente no.

Anche questa volta, il tempismo delle tensioni tra Israele e la Striscia è sbalorditivo, quasi fino a condurci a pensare che Tel Aviv lo faccia di proposito: il mondo è distratto dalla corsa occidentale alla “missione di pace” in Libia e dalla radioattività che in Giappone sta contaminando gli alimenti. Un’osservazione approfondita di quel che avviene in Palestina nelle ultime settimane ci svela, però, un dettaglio considerevole che si nasconde dietro gli attacchi di questi giorni: l’intento di ostacolare la fine della guerra civile palestinese. Ma facciamo un passo indietro.

Cisgiordania e Gaza hanno vissuto negli ultimi mesi proteste simili a quelle che hanno scosso le principali capitali arabe. Vista la condizione “particolare” di quella terra, lo slogan palestinese era altrettanto particolare: i “cittadini” non manifestavano per richiedere ambiziose pretese come acqua potabile, infrastrutture, libertà di spostamento tra le città, uno stato autonomo, porre fine agli insediamenti, ecc. Il motto dei dimostranti era, invece, tanto saggio quanto realizzabile: la fine della divisione tra Fatah e Hamas. Il popolo palestinese ha capito che tale scontro interno non porterà da nessuna parte. La scissione ha piuttosto indebolito la resistenza, ha messo in pericolo l’unità nazionale e, soprattutto, serve solo a battere l’ultimo chiodo sulla bara della cosiddetta “questione palestinese”. Qualcuno ricorda ancora che negli anni settanta si parlava di “conflitto arabo-israeliano”, etichetta che fu ridotta in era Arafat a “questione palestinese” per trasformarsi infine, all’indomani delle elezioni del 2006, in “conflitto tra fazioni palestinesi”. Se il primo passaggio isolò i Paesi arabi, il secondo tagliò fuori completamente la componente israeliana. Ora la palla è sul campo dei palestinesi.

Mahmoud ha detto...

Come conseguenza delle dimostrazioni popolari, si è aperta la strada verso il dialogo tra il presidente palestinese Mahmoud Abbas ed il capo di Hamas, Ismail Haniya. Il primo ha inviato una commissione a Gaza per preparare un incontro tra alti ranghi delle due fazioni, invitando a sua volta i leader di Hamas a Ramalla per discutere su un’eventuale formazione di un governo di coalizione, che come priorità ha occuparsi dei preparativi per nuove elezioni amministrative e presidenziali. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo da parte di Hamas. E Israele?

L’unica parola che consente di descrivere quel che il governo di Benjamin Netenyahu sta passando quanto a affari interni è “soddisfazione” determinata da vari eventi: i negoziati diretti e indiretti per la pace e per un futuro stato palestinese sono fermi; l’ultimo veto statunitense contro la risoluzione ONU che condanna gli insediamenti israeliani nei Territori Occupati; l’occhio internazionale puntato su altri Paesi mediorientali che fa passare il classico dilemma palestinese in secondo piano. In questa prospettiva, sarebbe ovvia e prevedibile ogni reazione israeliana nei confronti della conciliazione tra Fatah e Hamas, ossia di quel che potrebbe inquinare l’atmosfera paradisiaca che circonda Givat Ram. Arriva puntuale, infatti, il rifiuto categorico di Netenyahu.

Non sono mancate le telefonate a Washington perché si invitasse la comunità internazionale a respingere la stretta di mano tra i “moderati” ed i “terroristi”. Altre telefonate a Londra e a Berlino, invece, hanno l’intento di assicurarsi un appoggio durante i prossimi massacri di Gaza. La versione israeliana presenterà, come al solito, il suo punto di vista: non si può accettare un governo di coalizione palestinese composto anche da Hamas, movimento teocratico che non riconosce né lo Stato d’Israele, né il suo diritto di esistere in Palestina; Hamas è, inoltre, amico di Hezbollah ed Iran, i quali incarnano, per Israele, la minaccia perenne di distruzione; non si può negoziare con dei terroristi, e via con la solita cantilena che non diverte ormai più nessuno.

Ora che il volto del mondo arabo sta cambiando, una domanda sorge spontanea: verrà il momento in cui qualcuno risponderà per le rime a Netenyahu ed Avigdor Lieberman, rammentandogli che tali accuse, invertendo il soggetto e l’oggetto, calzano a pennello anche per lo stato ebraico? La differenza rimane quella tra la teoria e la pratica.

Mahmoud Jaran

Emilio ha detto...

Con le ultime dichiarazioni sull'attentato a Gerusalemme, il capo supremo Usa mi pare sia ormai sulle orme del predecessore... Yes, we charge...
La notizia dei carri israeliani che causano spiacevoli incidenti e delle bombe palestinesi che uccidono civili che magari non approvano il proprio governo, fanno emergere l'incredibile faccia di bronzo di figuri stranieri e nostrani.

Più si evolve la questione Libia e più mi sta simpatico Mr. B.: mi chiedo quale sia la contropartita per i servigi che le opposizioni tentano di rendere allo straniero? Forse una prossima ventura condizione di valvassori?

In tutto questo contesto, vedo sempre la mancanza di uno strato di classe intellettuale militante, come accennato qualche post fa.
Saluti

Emilio ha detto...

P.S.: c'è da vedere se la bomba a Gerusalemme sia stata palestinese, oppure...

Carlo Bertani ha detto...

Mi sa che tutto 'sto frastuono consenta tutto e il contrario di tutto.
Aerei francesi conditi con la radioattività di Tokyo, Tornado italiani che recapitano solo tende beduine, non missili, certo.
Portaerei americane che salpano col solo scopo di solcare le acque...
Intanto, B. riesce a far passare l'ennesima legge ad personam e gli israelianmi sono già alle prese con l'ennesimo attentato...
Mah...ci sarà un biglietto per un altro Pianeta?
Buonanotte
Carlo

Roberto ha detto...

Forse mi sfugge qualcosa quindi senza ipocrisia chiedo ad Emilio cosa c'entrano le opposizioni con la guerra in Libia.
Molti, in Libia, sanno benissimo che si poteva seguire la strada diplomatica e che -sebbene i Francesi soffiavano sul fuoco e forse organizzavano i ribelli- l'Italia avrebbe potuto avere un ruolo predominante nella soluzione diplomatica. L'opposizione italiana non penso che potesse sapere -a differenza del governo che é li apposta per governare- tutti i dettagli di quelo che succedeva in Libia ed in ogni caso non poteva intervenire non essendo nella stanza dei bottoni (spero che questo, Emilio, tu lo tenga presente). Aveva, il governo italiano, informazioni preventive su quel che stava per succedere in Libia, io dico sicuramente sì.
Poteva il governo italiano muoversi in tempo senza "evitare di telefonare per non disturbare" un paese quasi alleato, almeno ai termini dell'accordo? Accordo che B. ha in pratica stracciato senza capire nemmeno quello che faceva...salvo poi dire che è 'addolorato'...

Io penso, ma non avendo compiuto ancora 50 anni forse sono troppo giovane per capire, che in fatti del genere le opposizioni politiche interne di un paese poco o nulla possano sia fare sia influire...ed anzi tutto l'onere ricada sulle spalle del governo che appunto -in questi casi- deve agire, per primo ed assumendosi tutta la responsabilità (come fanno in tutti i paesi civili) di quello che fa davanti ai cittadini ed alle opposizioni.

Il sig. B. per l'intera sua vita e sopratutto per questi ultimi anni che ha da vivere non è un esempio da seguire per nessuno ed è sempre più evidente la sua ignavia ed incapacità a qualsiasi tipo di buongoverno, anche del suo pene.

Vorrei ricordare al signor B. che alla fine di una vita e, per chi ha anche una minima fede, dopo la vita terrena, sia doveroso per ogni uomo fare dei bilanci di come si è vissuto..mi sembra che lui, e lo compatisco di cuore, stia sprecando tempo prezioso...

Mi sembra anche, Emilio, che l'Italia non si stia limitando a prestare le basi e che il B. sia un pelino 'impeciso' su cosa facciano realmente i nostri aerei.

saluti carissimi

RA

Emilio ha detto...

Caro Roberto, ritengo ci siano alcuni punti fermi da considerare:

1-i tempi della politica internazionale non sono ore ma almeno settimane, e quello che si dice non sempre corrisponde a quello che si fa.

2-Non è detto che il governo italiano fosse stato al corrente, o quantomeno avesse avuto tutti gli elementi per valutare la situazione reale che si stava preparando in Libia.

3-La Francia ha agito sostanzialmente di sorpresa attaccando un paese sovrano, qualunque sia la sua forma di governo.

4-Tutti hanno fatto affari con Gheddafi finchè ha fatto comodo (chi è senza peccato...)

5-La risoluzione ONU è illeggittima da un punto di vista formale del diritto internazionale: forse ho letto male, ma mi pare che nello "statuto" ONU non siano previsti attacchi militari ad una nazione sovrana senza che questa abbia compiuto atti di guerra contro un altro stato sovrano (esempio Iraq-Q8), quindi si sta agendo al di fuori di ogni legittimità.
Inoltre, nessuno spiega bene chi siano i "civili" della risoluzione che dovrebbero essere protetti: e se magari questi "civili" sono armati di armi francesi e inglesi e sono alleati con alcuni generali che hanno tradito il proprio datore di lavoro di qualche giorno prima?

6-La risoluzione ONU è errata da un punto di vista sostanziale: stanno usando missili capaci di distruggere un palazzo di 4 piani, mi aspetto che questo causi molte vittime tra i civili e che perciò non sia unn buon modo per convincere Gheddafi che sta sbagliando.

7-IL fatto che il governo italiano sia impreciso sull'uso che fa dei propri aerei non è detto che sia da deprecare: se si stanno tentando azioni diverse da quelle che dovrebbero essere ufficiali, è giusto che non si dica nulla finchè tutto non è finito: e se stessero compiendo azioni di disturbo, come qualche giornalista avanzava stasera?

In tutto questa situazione se ne vengono i grandi delle "opposizioni" che blaterano che Gheddafi è un dittatore e che l'intervento militare è necessario, rinnegando gli accordi da loro fatti negli anni passati, le manifestazioni con la Costituzione in mano, ignorando che abbiamo da perdere da tutti i punti di vista in questa guerra, facendo due pesi e due misure per eventi contemporanei (perchè non intervenire in Yemen, Palestina, Barhein, Somalia, Sudan, etc etc etc.?)

Le stesse opposizioni hanno avuto occasione di mettere in difficoltà il governo almeno un paio di volte negli ultmi mesi: ma un giorno erano a Brussels, un giorno a comprare il gelato al bimbo, un giorno bucano per strada...

Penso che il governo francese abbia preso in contropiede il governo italiano, e che quest'ultimo, essendo più debole sul piano internazionale, debba agire con l'astuzia.
Quanto a chiunque, nella vita terrena dovrebbe agire secondo giustizia a prescindere se ci sia qualcosa dopo, ma qui si va su altri argomenti (senza polemica).

Saluti

Juan Carlos ha detto...

L'incertezza del presente può essere peggiorata dalla preoccupazione per il futuro.
Secondo stime personali, ricavate dal mondo diffuso delle comunicazioni, risulta che il popolo italiano non stia fremendo di smania per ricevere nuove centrali nucleari sulla Penisola.
Sappiamo che non è ancora terminato lo stoccaggio “sicuro” delle scorie radioattive. Un regalo della gestione di centrali dismesse oltre vent’anni fa a carico della Sogin S.p.A, un “fardello” che si paga ancora adesso nella bolletta della luce.
Le soluzioni alternative si conoscono: risparmio energetico, riciclo dei materiali, eolico off-shore, solare termico e fotovoltaico, solare termodinamico (progetto di Rubbia), geotermia (scambio con pompe di calore), geomagnetismo (progetti di Tesla), fusione fredda, biogas, turbine marine, e così via si possono citare centinaia di progetti eco-compatibili che incontrano immancabilmente sentieri tortuosi per lo sviluppo teorico e applicativo. Dobbiamo invece difenderci dalle sterili proposte politico-industriali, proclamate con slogan mediatici senza mai far conoscere le costose conseguenze, che rallentano lo sviluppo delle energie rinnovabili, trattate come se fossero il demonio (per i loro profitti).
Chi gestisce grandi flussi monetari pubblici ha il dovere d’investire oggi su soluzioni pulite che procurino benessere anche per le generazioni future.
Sfido qualsiasi cittadino a dissentire su questo programma.
Gli oppositori potranno sempre protestare respirando aria più pulita…

Cordiali Saluti
Juan Carlos

Roberto ha detto...

Emilio, io penso e mi sembra di averlo scritto o almeno fatto intendere, che l'italia non doveva prestare basi né aerei né 'disturbi' né bombe missili ecc...

Presa di sopresa certamente chiunque potrebbe prendere di sopresa un inetto come B. e l'ho detto nel mio primo intervento che aveva fatto i conti senza i francesi.

L'attuale governo ha stretto un patto di alleanza con la Libia in cambio di 5 miliardi di euro...patto scellerato fino a qualche mese fa...con il mutare della situazione però quel patto poteva essere la chiave per una ottima riuscita diplomatica anche prima degli inglesi e dei francesi (e non dimentichiamoci mai...degli americani) che è ovvio oramai che abbiano 'aggirato' l'Italia...

Di questi aggiramenti però è proprio responsabile in nostro governo di inetti comandato da un personaggio (personaggio non persona)inetto e schifoso come mister B.

Qualsiasi altro governo non si sarebbe fatto prendere in giro da nessuno o almeno non in questo modo da bambini cretini.

Con un patto di alleanza che avevamo in mano, con sicuramente contatti diretti e segreti di prima mano che abbiamo e quindi la possibilità di avere informazioni di primissimo piano e prima (in teoria) degli inglesi, francesi, statunitensi ecc
perchè ce l'hanno fatta in barba?

Perchè è probabile che il governo di inetti che abbiamo non si sia accorto di nulla oppure peggio che non abbia fatto nulla per né per ottenere né per sfruttare tali canali privilegiati e sottolineo privilegiati di informazioni.

Mi conforta la tua speranza nascosta fra le righe di quello che hai scritto nel tuo punto 1.

Speriamo che tu abbia ragione, che il nostro governo sia una pletora di intelligientissimi furbi che predichino male ma razzolino bene...

Purtroppo per me -invece- la storia degli ultimi 16 o 19 anni in Italia mi mostra esattamente il contrario...

Perchè vedi io guardo molto ai risultati ed i governi presieduti da mister B. hanno portato l'Italia indietro di almeno 50 anni in tutti i campi: sociale, economico, wellfare, qualità dei servizi, infrastrutture, autonomia energetica, rapporti internazionali, scuola, sanità e e sopratutto hanno distrutto il tessuto sociale per sostituirlo con una massa di urlatori incivili quali sono gli italiani di oggi...nemmeno la sinistra italiana al completo avrebbe fatto di peggio e forse nemmeno se al governo ci fosse stato mio figlio di 6 anni...


salutissimi

RA

Orazio ha detto...

Berlusconi non si presenta alle camere nella discussione sulla Libia. Il vero motivo è che spera di non urtare troppo Gheddafi e magari convincerlo ad andarsene e fargli fare bella figura con gli alleati. Ma non è in Italia dove gli italiani ebeti lo osannano qualunque cosa faccia. Nel mondo occidentale lo osservano e si preparano a vincere. La Francia col tempo riuscirà ad armare i ribelli cirenaici e ad addestrarli quanto basta a sbaragliare le truppe di Gheddafi, dopo di che la Libia sarà una neo colonia francese, cent'anni dopo l'Italia uscirà di scena dalla Libia presumo per altri cent'anni. Ora dobbiamo sperare che qualche paese occidentale ci voglia liberare dal nostro dittatore che noi non siamo capaci di farlo da soli.

Carlo Bertani ha detto...

Credo che schiodare Gheddafi dalla Libia non sarà così facile. Ora, il dilemma è: chi avrà più "fiato" per resistere nel tempo?
Il copione assomiglia dempre di più a quello del Kosovo, solo che Tripoli non è Belgrado, e l'attacco indiscriminato contro i civili li porterebbe dalla parte di Gheddafi.
E il tempo passa, la diplomazia logora, le liti avanzano, i conti nella coalizione non tornano...
Staremo a vedere
Grazie a tutti
Carlo

Emilio ha detto...

Posto un link che mi è capitato di leggere:
http://www.corriere.it/politica/07_novembre_30/osama_berlusconi_cossiga_27f4ccee-9f55-11dc-8807-0003ba99c53b.shtml

è un vecchio articolo, ma da tenere presente.
Saluti

Orazio ha detto...

Problemi in Siria. I servizi occidentali puntano sull'IRAN. Carlo se puntano sull'IRAN altro che emissioni radioattive di alcune centrali. Sulla crisi libica e del Barhein silenzio assordante e terrorizzante dell'IRAN si preparano alle bombe.