25 marzo 2011

Non se ne poteva più…



21 Aprile
A malincuore, alla fine, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato costretto ad approvare la Risoluzione 1973bis: sono stati giorni d’attesa e di batticuori, ma la decisione era oramai nell’aria, inevitabile.
Fino all’ultimo, l’ambasciatore italiano all’ONU ha sperato in un veto da parte degli Stati Uniti, ma le ultime notizie sull’ammontare del debito americano – e, soprattutto, l’irritazione di Pechino per la dichiarata insolvibilità di quel debito, che la vede principale creditrice – hanno condotto all’astensione il rappresentante statunitense, che ha lasciato il Palazzo di Vetro senza rilasciare dichiarazioni. La risoluzione ha visto dunque 13 voti favorevoli, 1 astenuto ed un voto contrario (Trinidad &Tobago).
A Roma, nei palazzi della politica, la consegna è di non rilasciare dichiarazioni: lo stesso rais Berlusconi è asserragliato con i suoi fedelissimi nel bunker antiatomico di Palazzo Grazioli.
La risoluzione istituisce una no fly zone sui cieli italiani, fin quando il rais Berlusconi non lascerà il potere: questo è, sostanzialmente, il succo della decisione.
D’altro canto, dopo il rifiuto di lasciare la poltrona di Presidente del Consiglio a seguito della condanna per sfruttamento della prostituzione, la decisione era nell’aria e, la politica italiana – totalmente asservita al capataz di Arcore – non era più in grado di reagire autonomamente. Da qui, l’intervento dell’ONU.
Nella risoluzione, sono circostanziate le ragioni della decisione e, soprattutto, i timori: si ricorda la brutale repressione del dissenso interno (cita espressamente Genova e la Caserma Diaz) con l’aggravante della giustizia mai applicata nei confronti dei colpevoli, per quella che viene definita dall’ONU “macelleria di stampo nazista”.
I timori, invece, riguardano la “chiamata alle armi” del Ministro Bossi: ai primi movimenti di valligiani, che hanno cominciato a scendere dalla Val Camonica e dalla Val Brembana armati di fucili da caccia, l’ONU ha preferito non porre più indugi.
La Risoluzione 1973bis è molto elastica – hanno dichiarato la Cina e il Brasile, che sembrano i Paesi più determinati a farla rispettare – ed il comando delle operazioni è stato concordato nell’isola di Aruba, nel territorio del Venezuela. Gli aerei della coalizione, che useranno le basi francesi, tunisine, libiche e nell’ex Jugoslavia, saranno forniti da 29 Nazioni, dall’Algeria alla lontana Nuova Zelanda. La Francia – obtorto collo – è stata costretta ad aprire le sue basi agli aerei della coalizione.
La domanda che si pongono gli italiani, attoniti, è: il rais di Arcore, se ne andrà spontaneamente oppure resisterà?

22 Aprile
La giornata s’è aperta con una notizia che ha lasciato attonite le massaie italiane, le tante che – di prima mattina – avevano appena acceso la Tv per il meteo: due aerei hanno lanciato dei missili su un convoglio di resistenti che scendevano dalla Val Brembana verso Bergamo. Nel tratto fra Branzi e San Pellegrino Terme, due (forse tre, ma c’è incertezza sul terzo missile) missili hanno centrato un convoglio di resistenti, appartenenti ad un’etnia molto vicina al Ministro Tremonti. I danno sono rilevanti: alcune BMW dei tipi X4, X5 ed X6 sono state completamente distrutte, insieme ad una Porsche Cayenne ed alcune AUDI. Non ci sono, per ora, notizie di vittime, giacché – fortunatamente – il convoglio era in sosta per fare rifornimento.
Qualcuno s’è stupito che gli aerei della coalizione, partiti da Marsiglia – due Sukhoi cinesi – si siano spinti così in profondità ed abbiano rilevato il bersaglio con gran precisione: altri affermano che, il fumo dei barbecue accesi dai resistenti, sia stato notato oppure rilevato dai sensori di bordo. Alcuni degli insurgents sono stati, in ogni modo, accompagnati all’ospedale di Bergamo per il grave shock subito.
Da parte del rais, nessun commento, mentre la seduta per un voto di fiducia al governo è stata rimandata a data da destinarsi, “causa eventi bellici”. Il portavoce Bonaiuti non ha aggiunto altro.
Il portavoce del Partito del Governo – Capezzone – ha invece inveito contro “la vigliacca aggressione subita dai cittadini della Val Brembana, che stavano recandosi a Roma per difendere il legittimo Governo uscito dalle urne e voluto dagli italiani.”
Nel pomeriggio, il fatto più grave.
Alle ore 15.23, otto miglia nautiche al largo di Ancona, la motonave “Maurizia” – iscritta al Registro Navale di Taranto – è stata centrata da un missile antinave lanciato da un velivolo e si è incendiata. Non ci sono ancora notizie precise, ma pare che vi siano delle vittime. In ogni modo, la coalizione ha autorizzato la partenza di mezzi di soccorso da Ancona per soccorrere i naufraghi, ma non l’invio di elicotteri: su questo punto, la risoluzione è chiara, “nessuna attività aerea”.
Il Governo Italiano – per bocca del Ministro La Russa – ha denunciato la “vile aggressione, che travalica il mandato della risoluzione”, aggiungendo che l’Italia “non si piegherà alle inconsistenti richieste dell’ONU”, ritenendole “un’indebita intromissione negli affari interni di uno Stato sovrano”.
Fonti della coalizioni hanno invece sostenuto – mostrando fotografie scattate da velivoli e mappe satellitari – che la motonave aveva imbarcato armi portatili, missili spalleggiabili antiaerei ed anticarro nel porto di Brindisi ed era diretta a Venezia, per consegnarle al concentramento di “Veneto Libero” – la formazione paramilitare comandata da Mario Borghezio – in partenza per Roma, per soccorrere il “governo del fare”.

23Aprile
Già nella notte, i decolli si sono susseguiti dagli aeroporti della Corsica, della Provenza e del litorale croato: destinazione, bombardare le milizie che assicurano, dal Nord, la sopravvivenza politica del rais.
Sono state colpite le aree di concentramento dei “Volontari della Libertà” a Varese, Bergamo, Brescia, Treviso, Vicenza e Mestre. I danni sono ingenti.
Non è stato confermato il ferimento (qualcuno avanzava, addirittura, l’uccisione) del “generale” Salvini, comandante del raggruppamento “Madunina”, mentre il leader Bossi è già segnalato in Svizzera: pare che abbia passato il confine già nella notte.
A Roma, fonti vicine al rais hanno riferito risposte spavalde, della serie: “non saranno certo quattro missili a fermare il Governo voluto dagli italiani e sorretto dalla volontà delle riforme, il Governo del fare”.
Ma, nel pomeriggio, una forza anfibia s’è presentata di fronte ad Anzio ed ha sbarcato una divisione corazzata, la quale sta già dirigendosi verso Roma, senza incontrare resistenza.

24 Aprile
Dopo i bombardamenti sulle aree di concentramento delle milizie lealiste nel Nord, la coalizione ha preso di mira un’area che nessuno riteneva d’importanza militare: la zona di Ansedonia e di Capalbio.
Velivoli decollati dalla Corsica hanno colpito alcune abitazioni – tutte, al momento, disabitate – nell’area: sono andate completamente distrutte le lussuose ville[1] del presidente della Repubblica Napolitano, di Pancho Pardi, Giuliano Amato, Piero Fassino, Claudio Petruccioli…
Un gruppo di velivoli s’è poi diretto a Sud, dove ha distrutto altre abitazioni dei VIP a S. Severa (Ciampi), Martinafranca (Violante), Ravello (Brunetta)…
Contemporaneamente, altri velivoli decollati dalla portaerei Vikrant hanno colpito le ville del Sud, dalla Puglia a Pantelleria, fino al massiccio attacco che ha completamente distrutto la più famosa villa del rais italiano: Villa Certosa, in Sardegna.
Stranamente, per questi attacchi non c’è stata nessuna veemente reazione del Governo e del rais, che rimane asserragliato nei sotterranei di Palazzo Grazioli.
Voci non confermate, però, affermano che – dopo la distruzione di un patrimonio immobiliare valutato oltre un miliardo di euro – il rais abbia deciso di trattare, anche perché il mandato delle coalizione non concede limiti territoriali per colpire le sue proprietà immobiliari. Pare che il suo avvocato, Al-Ghedini, lo abbia informato dei rischi che corrono le sue ville nei Caraibi.

25 Aprile
Ogni attività di governo, da parte del rais Berlusconi, è cessata: lo shock per la perdita di gran parte del patrimonio immobiliare dei politici italiani – di destra e di sinistra – ha condotto, nella notte, a febbrili incontri, che hanno condotto alla resa.
Lo stesso conducator è probabilmente fuggito a bordo prima di un’auto, poi sul panfilo del figlio Piersilvio. Molto probabilmente, nella notte ci sono stati incontri fra l’infaticabile sottosegretario Gianni Letta ed il generale Nalandam Raijv Khan – comandante della 4° divisione indiana sbarcata ad Anzio – per stipulare un accordo che ponesse fine alle attività militari e, quasi certamente, contenesse una clausola per consentire la fuga del rais. Il quale, sembra scomparso nel nulla, ne ha dato notizia Enrico Letta, che accompagnava lo zio Gianni all’incontro.
Indiscrezioni, sembrano indicare che sarà instaurato un governo di coalizione che preluderà a nuove elezioni: in soli quattro giorni, l’Italia è stata finalmente liberata dal rais che la opprimeva da almeno vent’anni.
Il popolo italiano, da oggi, può guardare al futuro con nuova (!) fiducia.


Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Questa pubblicazione non può essere considerata alla stregua della pubblicazione a stampa, giacché ha carattere saltuario e si configura, dunque, come un libera espressione, così come riferito dall'art. 21 della Costituzione. Per le immagini eventualmente presenti, si fa riferimento al comma 3 della Legge 22 Maggio 2004 n. 128, trattandosi di citazione o di riproduzione per fini culturali e senza scopo di lucro.


15 commenti:

Alex ha detto...

Dopo la dipartita di S.B. Si aprono nuovi scenari per l'Italia.
Infatti, in conseguenza della forzata caduta del governo vengono indette nuove elezioni.

Ed ecco le nuove forze che si presentano proponendo facce nuove:

PPF: Partito Per le Riforme; segretario D'Alema Max; premier sostenuto il giovane Veltroni Uolter.

TUUT: Tutti per Uno Uno per Tutti; segretario Fini Gianfri; premier sostenuto il giovanissimo Alemanno John.

CFE: Cenrtristi For Ever; segretario Casini Pierferdi; premier sostenuto l'outsider Ciarrapico Philip

VPI: Valori Per l'Italia; segretario Di Pietro Tony; premier sostenuto il pentito Scilipoti Mimmo.

NCS: Nord Chiama Sud; segretario Tremonti Julius; premier sostenuto, e per la prima volta in continente, Lombardo Rafael.

FIOC: Fiore all'Occhiello; segretario Formigoni Bob; premier sostenuto il convertito Vendola Nicola.

MOM: Movimento; segretario Grillo Beby; premier sostenuto il giovane e sconosciuto Renzi Mattew.

Dato che la legge elettorale in vigore è ancora il cosiddetto “porcellum”, tutte le variegate espressioni politiche si sono riconosciute in queste nuove 8 forze per poter così essere ben rappresentate in parlamento.

Il paese dei gattopardi guarda al futuro, come sempre, con ottimismo e rassegnazione.

Saluti,
Alex

Acrescere, acrescere, acrescere

Roberto ha detto...

...il porcellum sarà modificato perché appariranno sulla scena italiana due "nuovissimi" partiti il primo in azione almeno da un secolo ma mai "sceso in piazza": M.A.FI.A ed il secondo un partito "trasversale" nel vero senso della parola: FI.G.A.

nota: negli acronimi dei nuovi partiti citati la sigla FI significa proprio quello che pensate...

saluti

RA

il bel post di Carlo meritava un cmmento migliore ma oggi ho il sarcasmo alto...scusate

massimiliano p ha detto...

Ciao Carlo,
è da un po’ che non scrivevo sul tuo blog, ma ho continuato, comunque, a leggere costantemente i tuoi articoli con grande interesse.
Devo dire che questo tuo scritto rispecchia, nella sostanza, ciò che mi venne in mente all’indomani della risoluzione dell’ ONU sulla Libia. Insomma, che ci sia, pronto o in elaborazione, un progetto anche per l’Italia?
Il modo in cui la Francia ha preso l’iniziativa e sta conducendo le operazioni in Libia, dimostra che sono disposti a calpestare apertamente gli interessi italiani, oltretutto con l’appoggio dell’ Inghilterra e la copertura USA e nell’indifferenza del resto d’Europa.
Sia ben chiaro che non sto gridando allo scandalo, (se si dovesse prospettare una situazione del genere non sarebbe certo una novità, ma una conferma della prepotenza del più forte verso il più debole. Qui, ormai, è chiaro che è saltato tutto, si attaccano apertamente Stati sovrani in barba ad ogni forma più elementare del diritto) però mi chiedo se non c’è niente che si possa fare per cercare di pararsi il così detto c..o.
Non è certo di Berlusconi che mi preoccupo, (e mi pare che sul personaggio ci sia ben poco da aggiungere se non che forse i veri danni fatti da quest’uomo non finiranno con l’uomo stesso) ma non vorrei che, presi dalla foga degli eventi e nella confusione più totale, si finisse per accondiscendere al puntuale e generoso aiuto degli esportatori della democrazia a base di uranio impoverito.



Ho visto che sei alla ricerca di un bigietto per un altro pianeta,......... beh, se ti riesce di trovarlo, mi faresti il piacere di prenderne uno anche per me:)

Ciao
Massimiliano Polli

Emilio ha detto...

Ieri, in giro, sentivo commenti del tipo "B. è il male minore in questo momento".
La sinistra cosa avrebbe potuto o voluto fare al posto di B. in questo momento storico? Forse l'Italia avrebbe addirittura attaccato prima della Francia? Oppure avremmo messo massicciamente a disposizione i nostri mezzi militare senza risparmio di uomini e mezzi?
Ed oggi cosa consiglieremmo al nostro governo?

Posto un link sul medio oriente (sempre col permesso di Carlo):
http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/5887-siria-ultimi-rumors-e-le-fonti-piu-attendibili-vince-bbc-news.html

Prego Mahmoud se può darci notizie di prima mano.
Saluti

Emilio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Carlo Bertani ha detto...

Quello che sta accadendo, nel Mediterraneo, è una sorta del Great Game d'inizio '900 in Asia.
Oggi, sono le ex potenze coloniali a combattersi, ancora una volta, con il sangue degli altri.
Dal collegamento inserito da Emilio, si legge che nelle rivolte in Siria potrebbe esserci lo zampino d'Israele.
Francia e GB su una sponda, Germania dall'altra, l'Italia nel mezzo. Come sempre.
Per quanto riguarda la politica interna, non vi è sfuggito il vero nodo della questione: la legge elettorale.
Con una legge proporzionale com'era un tempo, il Parlamento sarebbe completamente diverso e rispecchierebbe nuovamente la composizione sociale del Paese. Per questo si tengono stretti i Mattarelli ed i Porcelli.
Sarà difficile trovare un biglietto per un altro pianeta, però ho trovato un imbarco sull'Olandese Volante, e ciò mi rende colmo di speranza e di soddisfazione.
Grazie a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Vedi Carlo a Gheddafi lo stanno facendo fuori poco a poco i francesi alla nostra faccia e stanno distruggendo il sogno di Belrusconi di mediare una sua ritirata all'estero con la garanzia del dittatore di arcore. Noi italiani stiamo perdendo la libia con la quale avevamo bei contratti di gas e petrolio. Un capo di stato straniero che avesse tenuto un simile comportamento e una simile sconfitta politico diplomatica sarebbe già stato cacciato a furor di popolo, da noi no. I dementi italini ancora lo osannano. Faccio appello a Sarkozi e Cameron di promuovere un intervento in Italia per liberarla dal dittatore di Arcore, visto che da sola non ne è capace.

Ciao Carlo

Emilio ha detto...

per Orazio:
potrei concordare sulla soluzione che proponi (Francia e UK che ci liberano dal B., un po' che gli alleati dai nazifascisti).
La domada è cosa vorrebbero in cambio?
La fine del diritto di sciopero? Dei sindacati? Dello sviluppo delle fonti rinnovabili? Che diventiamo una discarica di profughi, manodopera a basso prezzo, facchini tutto fare, soprattutto per i lavori sporchi?

Teniamoci stretto B. ancora per qualche tempo...

MattoMatteo ha detto...

Salve, un paio di settimane fa si vaneggiava di servizi segreti italiani in combutta con Gheddafi, e per questo si criticava il berlusca, poi si criticava il berlusca perche' aveva fatto contratti per la fornitura di gas e petrolio con la libia, oggi si critica il berlusca perche' forse l'Italia perdera' questi contratti. Penso proprio che sia il caso di mandarlo via questo berlusca! Non ne indovina una...

Orazio ha detto...

La domada è cosa vorrebbero in cambio?
La fine del diritto di sciopero?


Intanto gli statali questo diritto lo hanno quasi perso dato che sono licenziabili fino a dieci giorni con un solo fischio del loro dirigente, grazie alla legge Brunetta il micro nano. Quindi io sarei disposto ad accettare lel eggi sul pubblico impiego in Francia purchè questo paese ci liberi da Belrusconi dato che, ripeto, gli italiani ebeti non sono capaci di liberarsene.

Carlo Bertani ha detto...

L'unica soluzione è non andare più a votarli, e fermare le loro leggi con i referendum.
La politica estera italiana?
Vorrei ricordare che, per il Kosovo, la Grecia non concesse nemmeno i suoi porti.
Ciao a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Carlo temo che gli italiani sono troppo inebetiti dal potere mediatico di Berlusconi e lo voteranno ancora, poi sono anche capaci di rimanere a casa o andare al mare e non far scattare il quorum e mantenere l'acqua privata e introdurre il nucleare in Italia. Troppo filo-autoritario è l'Italiano dal tempo del primo duce italiano e ora col neo-duce sessodipendente.

Mahmoud ha detto...

ciao Emilio, ho appena mandato un nuovo articolo a Carlo sulla Giordania da pubblicare sull'olandese volante:


Negli ultimi tre mesi si sono intensificati sempre di più i “moti dei venerdì” nel centro storico di Amman. Ogni venerdì si distingue da quello precedente principalmente per due aspetti: la reazione del governo alle richieste della Piazza e gli effetti generali che giungono da altre piazze arabe (nello Yemen, in Siria). Ciò ha fatto sì che la piazza giordana diventasse molto dinamica nelle sue proteste. “No alla corruzione e no al carovita”, slogan sbandierati nelle prime manifestazioni, sembrano ora arcaici rispetto alle recenti richieste di una monarchia costituzionale e di un nuovo Parlamento, di una nuova elegge elettorale, ecc.

La pressione esercitata dai protagonisti dei moti in Giordania, caratterizzati da disomogeneità (vi partecipano partiti laici di sinistra, Partito Comunista Giordano, Fratelli Musulmani, movimenti giovanili come, ad esempio i “giovani del 24 marzo”, sindacati, ecc.) ha spinto il re Abdullah di Giordania a nominare un nuovo Premier, Marouf Bakhit, con l’incarico di realizzare nuove “vere riforme”. Pare, tuttavia, che il nuovo Governo non sia riuscito ancora a placare lo scontento. Bakhit, infatti, ha subito bocciato l’idea dell’istituzione di una monarchia costituzionale, giocandosi i suoi due assi: il tempismo ed il dialogo con le opposizioni.

Uno dei primi passi che il governo di Bakhit ha intrapreso per risolvere questa crisi, di fatto, è stato la formazione della “commissione per il dialogo nazionale”. L’obiettivo è chiaro: trasformare le grida spontanee della piazza in una discussione “ragionevole” ad una tavola rotonda. Non mancherebbero sicuramente in tavola le promesse governative di lanciare riforme politiche, sociali ed economiche. L’altra parte dialogante dovrebbe “solo” aspettare. Ma come si fa a chiedere ad un riformista di attendere in un’atmosfera talmente calda che vede i governi arabi cadere uno dopo l’altro come le foglie autunnali? La reazione di quasi la metà dei facenti parte al dialogo è, quindi, decisa: il ritiro dalla commissione e la scesa in piazza.

Nel suo ultimo intervento televisivo, commentando le manifestazioni di venerdì scorso, Bakhit ha sottolineato il pericolo che sta dietro all’abbandono della tavola del dialogo. Egli ha inoltre accusato i Fratelli Musulmani di avere “un’agenda tutt’altro che nazionale”, con chiaro riferimento alla Siria ed all’Egitto. L’accusa non convince nessuno. Il partito islamico risponde chiedendo le dimissioni di Bakhit.

Mahmoud ha detto...

Il braccio di ferro tra il governo e le opposizioni si fa sempre più teso. Non è facile prevedere cosa cela il futuro per la Giordania, Paese che riesce ancora a mantenere l’equilibrio in politica estera pur confinando con i dilemmi più affannosi del pianeta: Iraq e Palestina ed altri che designeranno il Medio Oriente di domani: Arabia Saudita e Siria. Ma se Amman è riuscita a dare un esempio di armonia coi vicini, la nuova sfida è assolutamente contro l’interno. I prossimi venerdì renderanno più chiaro il risultato di tale sfida. Qui riporto la mia traduzione del manifesto dei “giovani del 24 marzo”:

manifesto dei giovani 24 marzo:

“Dopo anni di continui fallimenti accumulati dai precedenti governi nel tentativo di sviluppare vere riforme in cui si è vista solo la diffusione della corruzione all’interno delle istituzioni e dopo la completa intrusione dei servizi segreti nei vari settori che sono riusciti ad attuare una forte egemonia del potere legislativo sul popolo, la Grande Giordania ed il suo popolo chiedono al re Abdullah ibn Hussein II di intervenire nel più immediato possibile per dar vita a riforme costituzionali tese a salvare la nostra Patria, considerando le seguenti richieste:

1. Conferire al popolo i Poteri dello Stato;
2. Il re deve essere il capo delle Forze Armate, nonché dei Poteri nelle forme e nei limiti della Costituzione;
3. Il Parlamento deve essere eletto in proporzione alla densità abitativa;
4. Il Senato deve essere eletto in proporzione al numero dei governatorati;
5. Istituire una Corte Costituzionale;
6. Il governo deve essere nominato dal Parlamento;
7. Le forze dell’ordine non deve interferire nella vita pubblica;
8. Adottare provvedimenti diretti e in breve tempo che attenuino la crisi economica.

La nostra manifestazione afferma la nostra unità nazionale cui difendiamo con i fatti e non solo con le parole. Vi invitiamo [re Abdullah. N.d.T] ad onorare la Piazza di Gamal Abdel Nasser”.


Traspare tra le richieste dei giovani un raggio di speranza per un futuro libero, esattamente come il sole in una giornata nuvolosa.

Mahmoud Jaran

Emilio ha detto...

grazie Mahmoud, che posso dire... speriamo che la gente abbia le idee chiare e la forza di imporle senza lasciarsi manipolare.

Per Orazio:
B. sta solo portando avanti l'opera di ricollocamente socio-economico dell'Italia nel mondo, riposizionamento iniziato dopo il crollo del muro di Berlino (basta vedere le varie riforme da Dini in poi; Damiano ha dato una discreta bastonata; il governo di cx.sx ultimo scorso, se non erro, ha militarizzato discariche e siti di produzione di energia, compresi gli inceneritori).
Percui non ci tengo proprio ad essere "liberato" da Sarkò, la cui strada la spianerrebbero le "sinistre".

Saluti