08 marzo 2011

Le due mezzelune


“…le barricate in piazza le fai per conto della borghesia
che crea falsi miti di progresso…
…Up patriots to arms,
engagez-vous…”
Franco Battiato - Up patriots to arms – dall’album Patriots – 1980.

Chissà cos’avrà pensato il T.V. Luca di Giovanni, al comando del pattugliatore Libra, mentre s’avvicinava alle coste libiche, a Bengasi. Forse era un po’ in apprensione, attento a tutte le segnalazioni di “bersagli” – perché così sono definiti, in Marina, i contatti radar – che dalla plancia giungevano: o, probabilmente, la situazione era una di quelle da richiedere sempre “comandante in plancia”.
Anche quel nome…Libra, che sa quasi di Libia…partenza da Catania, poi rotta per 100 e qualcosa…chissà se il T.V. di Giovanni ci pensava…ma certo che ci pensava, perché a Livorno si studia anche la storia della Marina, della Regia Marina.

E quante volte era toccato ascoltare “Supermarina comunica la dolorosa perdita della nave…in rotta per Bengasi, colata a picco, in posizione 34.27 Nord e 16.27 Est, da un siluro…” oppure i ricordi che bruciano, come quello del convoglio Duisburg, completamente distrutto – appena al largo di Siracusa, nel 1941! – dalla Forza K di Malta, due incrociatori leggeri e due cacciatorpediniere inglesi contro due incrociatori pesanti e dieci cacciatorpediniere italiani. E gli inglesi tornarono – intatti, senza un graffio – per colazione a La Valletta.

E ci tocca così ascoltare vecchi ritornelli: “nave Andrea Doria sta per partire per la Libia, darà il cambio a nave Mimbelli…non è escluso intervento portaerei Cavour, navi San Giorgio e San Marco in rotta per il ritorno”… up patriots to arms…mentre un allampanato Ministro degli Esteri inglese, ai Comuni, chiede “coraggio” all’Europa, up patriots to arms…mamma mia, quando gli inglesi parlano di “coraggio”…sai te come va a finire, up patriots to arms …non esclusa no-fly zone, up patriots to arms, ci vorrà una risoluzione “chiara e condivisa”, up patriots to arms…
No, non è viltà.

Nessuno desidera il dolore dei libici, nessuno ama alla follia Gheddafi: soltanto, c’appare ora più chiaro che tutta la questione nordafricana ha una regia, ed a questa regia non frega un accidente dei libici.
Non è certo un caso che le nazioni mediterranee, ex colonizzate dalla Mediterranean Fleet – Spagna ed Italia, ad esempio, ma anche la Francia è “tiepida” – si mostrino contrarie ad un intervento, mentre la Germania s’affida a comunicati di cortesia, “distratta” com’è dai suoi gasdotti e dai suoi mille affaire con la Russia e l’Est. Gli Angli, invece, sempre loro.


In questo bailamme, si rincorrono notizie apparentemente strane o contraddittorie – come la ventilata richiesta di Washington all’Arabia Saudita d’inviare segretamente aiuti militari agli insorti di Bengasi – che ci sembra un bufala od una follia: chiedere ad Abdhallah degli Al-Saud, al più retrivo regno del Pianeta, di “aiutare” chi abbatte un altro “sovrano” sunnita?!?
Oppure, si fa così presto a dire: gli americani vogliono il petrolio libico! E la Tunisia e l’Egitto, che non hanno petrolio?

Per iniziare a squarciare il velo delle mille notizie, forse è meglio affidarsi alla cartina geografica la quale, in tempi non-geologici, ha il pregio di non cambiare. E, qui, qualche cosa si può già osservare.
Fino all’altro ieri, le tensioni che regnavano nello scacchiere mediterraneo e del Vicino Oriente erano relegate all’area a Nord di Israele: il tormentone che durava da anni riguardava “L’Asse del Male”, qualcuno lo ricorda[1]?
Siria ed Iran, maledetti loro, sono quei due a minacciare la pace del mondo!

Ma, ai due, s’aggiunge un compare: la Turchia, ed avevo avvisato per tempo, quando scrissi Solimano guarda verso Est[2].
Casca a fagiolo la vicenda della Freedom Flotilla, a suggellare un nuovo patto fra Ankara, Damasco e Teheran: improvvisamente – ma guarda che strano – le dichiarazioni contro i “tre” vengono annegate in un mare di cloroformio.
Guerra all’Iran? Ma chi ne parla ancora! La Siria, ma sì…in fondo si fanno i fatti loro…e non ci toccate la Turchia, che è nella NATO. Per ora.
Insomma, la pace regna al Nord, ma s’infiamma il Sud: guarda a caso, proprio gli Stati che meno davano “pensieri” ad Israele.
Chi si fa vivo? Una vecchia conoscenza.

Il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, che è la vecchia volpe di Camp David: tante chiacchiere con Clinton (marito) ed Arafat per non concludere nulla, eravamo nel 2000, prima della Seconda Intifada.
Cosa racconta, il nostro fringuello, in un’intervista al Wall Street Journal[3]?
Batte cassa.

Il buon Barak si rivolge, per interposta persona, al suo quasi omonimo Barak (Obama) per chiedergli 20 miliardi di dollari, i pochi spiccioli che servono per ammodernare Tzahal per le prossime generazioni. Insomma, Barak – scusate, ma qui, fra i convogli per la Libia e i due Barak ci sembra quasi di vivere in una commedia di Pirandello – c’hai combinato tutto ‘sto casino…e adesso, ci neghi l’argent de poche per comprarci qualche missiletto nuovo?
Cosa offre, in cambio?
Una merce rara e preziosa.

Prima dell’offerta – che, sia chiaro, devo ancora concordare con il mio “capo” Benjamin Netanyahu – “ricorda”, sembra quasi un pianto antico, l’eterno, inossidabile, inaffondabile ed imperituro problema di Tel Aviv: la Siria e l’Iran. E se, ringalluzziti da quel che sta accadendo, decidessero di dar fuoco alle polveri?
Poi, non contento, gli comunica alcune confidenze ricevute da ufficiali egiziani.
Insomma, le alte stellette del Cairo mi hanno un po’ rassicurato…ma anche un po’ preoccupato…m’hanno assicurato che sì, che non si rimangeranno gli accordi stipulati a suo tempo con Sadat, ma il tempo è traditore, soprattutto se si devono affrontare delle (vere?) elezioni.

Per carità, Barak: noi non mettiamo in dubbio la necessità di giungere ad assetti più “democratici” nel mondo arabo…eh, certo, la democrazia è sempre una bella cosa…però, sapessi Barak – non posso dirtelo chiaramente, ma “guarda a faccia mia e capisci a me” – come si stava meglio quando si stava peggio!



Cosa possiamo offrirti, in cambio dei tuoi dollaruzzi?
Ripeto, devo ancora parlarne con Benjamin, ma qualche telefonata ce la siamo fatta…insomma, ad una decisione siamo quasi arrivati, ripeto “quasi”.

Guarda, Barak, per 20 miliardi di dollari potremmo quasi giungere a promettere ai Palestinesi uno Stato con confini certi. Come dici? Gerusalemme, il ritorno dei profughi, gli insediamenti israeliani nel West Bank…no, dai, non esagerare: faremo un bell’accordo, metteremo dei confini certi ma, per quanto riguarda quella roba lì, non puoi chiederci di metterla nero su bianco. Facciamo così: scriviamo un accordo nel quale ci sono dei confini e, poi – separatamente, solo noi ed i Palestinesi – ci mettiamo al tavolo e regoliamo tutto il resto. Cuntent, Barak?
Dove l’abbiamo già sentita ‘sta roba?

Già che c’era, poteva anche aggiungere altro: no, no, per carità, li abbiamo bombardati solo un pochino, perché c’era Hamas che non è democratico, solo per quello. Se puoi, metti anche in sordina il Rapporto Goldstone, che con le elezioni in Egitto potrebbe c’entrare come la salsa dell’arrosto sul pesce. No, quel rapporto Goldstone non è proprio kasher, dacci una mano.
Noi, in cambio, ti promettiamo che – alla prima visita di Sarah Palin in Israele – la crocifiggeremo sul Golgota e ritireremo tutte le nostre truppe dal Congresso USA: per carità, Barak, abbiamo capito, fai cessare ‘sto uragano!

E qualcuno continua a rincorrere storie di petrolio, d’immigrazione, di “democrazia” nel mondo arabo…come se la questione palestinese (e, di riflesso, le pressioni israeliane sulla politica USA) non continuasse, imperterrita, a segnare ogni punto della storia del Vicino Oriente…

Alla riscossa stupidi, che i fiumi sono in piena, potete stare a galla.”


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4 commenti:

doc ha detto...

"E non è colpa mia se esistono carnefici
se esiste l'imbecillità
se le panchine sono piene di gente che sta male.....
.....................................L'ayatollah Khomeini per molti è santità "
La costruzione della manipolazione la fa da padrona, ma il suo paradigma non muta, ed anche oggi e' visibile, individuabile

Noi? Bisogna che si torni al semplice chiaro significato delle parole..
Doc
Doc

raffaele.zazzetta ha detto...

Caro Carlo, scusa la probabile stupidida' della domanda ma avrei bisogno di qualche chiarimento. Non capisco bene l' atteggiamento di certa Europa che sarebbe ritrosa a compromettersi definitivamente in Libia. Paura di rimanere incastrati in un Vietnam sulle coste Mediterranee? O di una crisi energetica di petrolio e gas nord africani? O di derive estremistiche di popoli che si liberano dei loro "amichevoli" dittatori? Ma in ogni caso non siamo gia' abbastanza compromessi qualunque esito abbiano le vicende in quei luoghi, specialemnte in Libia? Voglio dire, non mi pare che tra l' intervenire a fianco di eventuali rivoltosi e lo stare alla finestra a guardare che succede, si possano evitare danni. Se in libia vince la rivolta, il nuovo potere non avra' tutta questa simpatia verso le nazioni europee che l' hanno lasciato solo a combattere. Se vince Gheddafi, non avra' certamente tutto questo grande spirito di collaborazione con gli "amici" di Occidente, a cominciare dal caro Silvio. A questo puno non varrebbe la pena di compromettersi comunque, ed aiutare (anche militarmente, se occorre: i carri armati non li fermi con le chiacchiere ma con i lanciarazzi) i rivoltosi? E quale interesse avrebbe Israele dal caos che sorge in Africa Settentrionale? Grazie per il lavoro che svolgi, Carlo, per la tua capacita' unica di esporre con semplicita' argomenti cosi' complicati e per la passione che metti nelle tue cose. Auguri, e buon lavoro. IL CORSARO GRIGIO

Carlo Bertani ha detto...

Purtroppo, per l'UE vale la vecchia massima "Tutti uniti, in ordine sparso". Si veda, ad esempio, l'improvvisa "uscita" di Sarkozy (andiamo e bombardiamo Gheddafi)che ha lasciato gli altri di stucco.
Tutti gli europei ed Israele amavano alla follia lo status quo: non giungevano ad onorare Gheddafi come ha fatto l'Italia, ma stava loro bene.
Israele non amava un tipo come Mubarak, ma faceva tanto comodo.
Un intervento armato presenta dei rischi, anche con la miglior buona fede, non ultimo quello di finire nella parte dei neo/neocolonizzatori. Che è quel che farebbe felice Gheddafi.
Perciò, la miglior scelta per l'Europa è non intervenire, poiché i libici hanno il diritto di scegliere a casa loro come desiderano, anche al costo del sangue.
Non mi piace pensare che, mentre scrivo, ci sono giovani che stanno morendo ma mi chiedo: quante vite umane (di tutte le parti) finirebbe per esigere un intervento? Un nuovo Afghanistan?
Le situazioni di guerra civile, prima o dopo, si risolvono: con gli intervanti esterni - l'esperienza insegna, Corea, Vietnam, Iraq, Afghanistan - non fanno che prolungarsi, poiché gli "interventisti" non guardano alla popolazione, ma ai loro interessi.
Qualcuno storce il naso per come andò la rivolta di Piazza Tien An Men: qualcuno si è domandato quanti milioni di morti avrebbe fatto l'implosione della Cina?
Non viviamo nel "Pianeta verde" del film: questo è un pianeta rosso, di sangue.
Perché?
Poiché il capitalismo è giunto quasi al capolinea: ha più poco da insegnare. Ma non si rassegna, ovvio.
Prendere coscienza, tutti, al Nord ed al Sud, questa è l'unica via.
Grazie a tutti
Carlo

raffaele.zazzetta ha detto...

Grazie, molto piu' chiaro cosi' Carlo. Purtroppo capita solo nei romanzi di Sandokan che parti da Mompracem per aiutare i montanari dell' Assam a recuperare la liberta' perduta sotto l' usurpatore del buon raja precedente, gia' defunto padre di Surama... o che parti per il nordo del Borneo a guidare la rivolta delle tribu' daiache - memori del padre di Sandokan - contro il misterioso "raja bianco". Il mondo e' tutt' altro.... non dico che dobbiamo fare gli eroi idioti, pero' se penso che qualche centinaio di lanciarazzi controcarro costerebbero meno di un ricevimento alla corte del Maraja Silvio, con annesse amazzoni e squadrone di Carabinieri a cavallo..... Mi viene da pensare a quei ragazzi che si sparano a Tripoli, ad altri ragazzi che parlano italiano e sparano a Kabul... a mio nonno ed ai suoi coetanei, che sbarcarono a Tripoli nel 1912.. Povero nonno, mori' a maggio 1944, appena congedato per limiti d' eta' dopo una quarantina d' anni nella Regia Marina. Gli tocco' vedere l' 8 settembre. Magari pensava che peggio di cosi' non ci poteva andare...Ciao carlo.