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14 settembre 2020

Un bell’ingorgo

 

La Tv nazionale trasmette, in prima serata, il film su Stefano Cucchi mentre, da pochi giorni, siamo qui a leccarci le ferite per l’orribile fine di Willy Montero e, subito dopo, a Napoli un fratello ammazza la sorella perché lesbica. Un bel trittico, da qualsivoglia posizione lo si osservi.

Stiamo diventando peggio della Chicago degli anni ’30 e, a parte le solite boutade – al muro! in galera e via la chiave! lavori forzati a vita!…eccetera, eccetera… – non riusciamo a capire come mai siamo circondati da violenze d’ogni tipo.

 

La scuola: è colpa della scuola che non sa più educare! Gli insegnanti non sanno più fare il loro mestiere!

Ho insegnato per 33 anni in un Liceo e, quindi, ancora due in un Istituto Tecnico e Nautico e non me la sento d’appoggiare questa tesi: negli ultimi due anni ho notato qualcosa di diverso, ma non così tremendo da sostenere simili argomenti. Probabilmente, elementi del genere escono prima dalla scuola.  E cosa possono fare gli insegnanti? Ben poco.

Quando anche, per fatti gravissimi, ne decretassero l’espulsione dopo il problema non sarebbe più della scuola, che – apparentemente – parrebbe aver fallito, ma io non ho mai vissuto una simile esperienza: al massimo tre giorni di sospensione (con obbligo di frequenza), in tanti anni. Perciò, ritengo che di simili comportamenti siano, in primo luogo, responsabili i genitori, perché le vere basi dell’educazione s’apprendono in famiglia…la scuola può fare qualcosa…ma ben poco.

 

Ricordo che, quando fu varata la patente a punti, vennero a scuola alcuni agenti della Stradale che spiegarono con molti esempi e chiaramente a cosa si va incontro guidando in stato d’ebbrezza. Certo, questo non mette al riparo che, anni dopo, un ragazzo si sbronzi una sera e…

Più interessante è, invece, il ruolo della Magistratura.

 

E giù tutti a dire che la Magistratura li mette dentro e dopo una settimana sono fuori…che mettono gli assassini ai domiciliari, che se ne sbattono, che Palamara è un poco di buono…ma si dimenticano di una cosa: la Magistratura segue le norme del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale che il Parlamento gli ha fornito, non giudica con la giurisprudenza russa, americana o neozelandese. Difatti, la metà dei ricorsi alle Corti Europee è di provenienza italiana, e le Corti Europee hanno già avvertito più volte che questo andazzo deve cambiare.

Cosa non va?

 

L’impianto giuridico italiano, fino agli anni ’70, era equilibrato: se ammazzavi ti prendevi l’ergastolo, o trent’anni se t’andava bene, poi ci fu il film di Sordi. Già, proprio “Detenuto in attesa di giudizio” (1), che scompaginò la giurisprudenza italiana.

Attenzione: il film di Sordi poneva l’accento sul disastro atavico della gestione delle carceri italiane, disastro che non poteva essere negato né by-passato con un’alzata di spalle.

 

La questione è complessa e parte da un dato costante nel tempo: a fronte di una capacità massima di circa 50.000 detenuti, in Italia i carcerati superano abbondantemente i 60.000. E dove li mettono? Uno sopra all’altro, considerando pure che circa un terzo sono in attesa di giudizio e quindi, Diritto alla mano, sono innocenti.

Col tempo, poi, sono cresciuti anche i reati che prevedono la detenzione: il reato di clandestinità, ad esempio, oppure la detenzione di droga, che in Italia non distingue tra marijuana ed eroina. Insomma: sbarchi in Italia, ti timbrano un foglio dove è previsto il rimpatrio (e come fai ad andarci? con quali soldi? come e dove?) e se ti fermano vai in carcere. Oppure, se ti coltivi una pianta di marijuana – praticamente uguale a quella che vendono nei negozi autorizzati – finisci in carcere, magari insieme ad uno vero spacciatore di anfetamine, crack ed altre porcate.

 

In questa situazione, ovvio che la prima necessità è proprio quella di svuotare in fretta le carceri. Diminuendo le pene? No, così non si può fare…perderemmo la faccia di fronte all’elettorato…come si farà a dire che siamo per “legge e ordine”? E questo tutti…dalla Meloni a Salvini fino a Zingaretti: quanti ne hanno, dei loro, da salvare dal carcere per le mille ruberie?

Però, con un po’ di fantasia…se ti becchi 22 anni per un omicidio volontario, considerando la buona condotta e la legge Gozzini, a grandi linee, male che vada una dozzina d’anni (che è la media) e sei fuori. Se, invece, l’omicidio è preterintenzionale (seppur con dolo provato) te ne vai dopo 8-9 anni.

 

Così, gli assassini di Willy usciranno prima del 2032, mentre il fratello disgraziato di Napoli prima del 2028 sarà già fuori: ancor prima che le spoglie di Willy e della sorella del napoletano siano trasferite nell’ossario.

 

Non parliamo, poi, delle pene modeste: sotto i tre anni nessuno vede il carcere, ma tre anni sono all’incirca la pena detentiva per lesioni gravi, ossia chi ammazza di botte (senza ucciderla, ovvio) la moglie o l’amante, il fidanzato della moglie, della figlia, della nonna…poi, se è bravo con le arti marziali, fracassa chiunque.

Detenete illegalmente un’arma? E che volete che sia…da tre a dodici mesi d’arresto…niente gabbia per il vostro futuro! Attenzione, però: se è un’arma da guerra vi fate nove anni. Perché la vecchia pistola da Ufficiale del nonno quella sì che è pericolosa: un colpo di 357 Magnum in testa no…è solo un bruscolino…

 

Se, invece, vi mettete a stampar soldi falsi, attenzione: la pena va da 3 a 12 anni. Sarà per questa ragione che in Italia un killer lo trovi dietro l’angolo e ammazza per pochi soldi, mentre trovare dei dollari falsi è più dura?

Il Codice Penale italiano, assomiglia più al Banco Lotto che ad un corpus giuridico, mentre il Codice di Procedura Penale è più complicato e presenta più tranelli dell’Appia Antica se pretendete di andarci in automobile, da Roma a Taranto, ovvio.

 

Riforme. Già: se ne parla da decenni, ma avete visto cosa c’è voluto per andare a toccare la Santa Prescrizione, che vanificava il già poco in un nulla assoluto?

I magistrati. Certo, ci sono Magistrati e magistrati, secondo la latitudine, la longitudine, l’età ed il sesso. Come potrebbe essere diverso?

D’altro canto, se – poniamo – i magistrati fossero punibili dal potere esecutivo, alla prima indagine su – mettiamo – un ministro, salterebbe il magistrato. Ossia, sarebbe spostato, degradato, ridotto al silenzio…non come Falcone e Borsellino, non ce ne sarebbe bisogno.

 

Per questa ragione, i magistrati hanno un apposito strumento: il Consiglio Superiore della Magistratura, che è presieduto dal Presidente della Repubblica. Il quale, se facesse valere veramente il suo potere, finirebbe in un caos istituzionale, una sorta di potere dittatoriale sui magistrati, e questo non si può certo fare: il Presidente “osserva” e “consiglia”. E chi elegge quei magistrati che sorvegliano?

Le associazioni di categoria dei Magistrati, che corrispondono in pieno ai partiti politici: per questo nessuno vuol sentir parlare di sorteggio. Vogliamo votare i “nostri”! Che andranno sempre contro ai “loro”. Punto.

 

Rimane solo un potere, reale e tangibile: quello legislativo, che non ha potere diretto sulla Magistratura, però può scrivere e cancellare leggi e pene, come ritiene che sia meglio per il Paese. Difatti, Berlusconi – quando ne fu in grado – allargò la prescrizione secondo le sue necessità: lo faceva lui direttamente o lasciava fare a Ghedini? Mah…forse era Ghedini…difatti non passò nessuna legge per proteggere le nipoti dei presidenti egiziani…dobbiamo riconoscerlo.

In definitiva, solo il Parlamento può scrivere leggi più severe e/o consone ai nostri tempi: ve li vedete mettersi d’accordo? Con lo stuolo di condannati che ha ogni partito? Si salvano i 5S: per questo vanno eliminati più in fretta che si può…gente senza esperienza…non hanno una classe politica “adeguata”…

Come possiamo essere così disgraziati?

 

Perché siamo una nazione giovane, che in un secolo e mezzo ha passato Monarchia, Fascismo (Dittatura) e Repubblica: tre sistemi di governo molto diversi, che hanno fini ed esigenze diverse, che si riflettono sui rispettivi sistemi penali.

Anche la Germania ha vissuto il medesimo percorso, però la Germania non ha vissuto la questione mafiosa, “sbarcata” dagli angloamericani ed insediatasi stabilmente in Sicilia, che gli americani desideravano mantenere sotto il loro controllo, lasciando Malta agli inglesi. Cosa che hanno fatto: difatti, la Sicilia vive una sorta di “indipendenza” che nessuna delle altre Regioni a statuto speciale ha, nemmeno gli altoatesini.

 

Questo potere si è insediato stabilmente, ha preteso ed ottenuto totale indipendenza giudiziaria che, quando l’Italia giunse al primo, enorme processo di mafia del 1987 che decapitò Cosa Nostra, rispose con l’uccisione di Falcone e Borsellino degli anni ’90: Caponnetto, all’epoca ex Procuratore di Palermo, disse senza dubbi “E’ tutto finito”. Di quegli anni fanno parte anche il “mistero” del Moby Prince e, 12 ore dopo, l’affondamento della petroliera Haven dinanzi a Genova: un evento che trasformò l’intero mare di Genova in una enorme piattaforma asfaltata. 12 ore di distanza, per i due più dirompenti disastri marittimi del Mediterraneo.

Poi vennero gli attentati: Firenze, Milano, Roma. L’avvertimento doveva arrivare, ed arrivò con il “gradito” insediamento di Berlusconi, che durò un ventennio.

 

L’obiettivo di mantenere, in Sicilia, una sorta di potere reale ma non ufficiale, fu possibile garantirlo solo tramite la Mafia, ma la Mafia per svolgere i suoi compiti di controllo sotto lo sguardo attento dei servizi italo-americani, pretendeva contropartite e le ebbe, sotto varie forme.

Se non era possibile intaccare il 41-bis dall’ordinamento, fu scardinato l’ordinamento nelle sue basi: è quello al quale oggi assistiamo. Con il beneplacito della classe politica – una volta stroncato il terrorismo – si diede il via a quel “liberi tutti” così gradito alle mafie il quale, osserviamo ogni giorno che passa una sostanziale tolleranza di una quota di delinquenti liberi come l’aria.

 

Il problema non è quello di costruire qualche nuovo carcere – non sono poi spese enormi da affrontare per una nazione che è la terza economia dell’Unione Europea – bensì il fatto che la gente, in carcere, le varie mafie non vogliono che ci stia, e la giurisprudenza ha accettato questo “scambio”: Matteo Messina Denaro è libero come l’aria ma la pace sociale, seppur violentata da centinaia d’omicidi che vengono puniti con l’acqua fresca, è garantita. Gli assassini di Willy erano due nullatenenti che viaggiavano in costosissimi Suv e scorrazzavano con potenti motociclette, già  segnalati per violenze varie e porto abusivo d’arma, sempre condonati con pene pecuniarie: datevi una risposta e fatevene una ragione.

 

Non ci resta che piangere: mai sentenza fu più azzeccata.

 

(1) https://www.youtube.com/watch?v=YZSOuKdr9Fo  

08 maggio 2014

Madonna crocifissa?


Era solo una puttana Cristina Zamfir, solo una puttana rumena. Non era nemmeno ascesa al rango di “forza lavoro”, “capitale umano”, “risorse umane”…ma lo era lo stesso: era un “capitale sessuale” disponibile nell’area fiorentina per chiunque avesse un gonfiore sopra le palle e cinquanta euro da spendere.


Sorridente, comprensiva, solo un po’ in ansia per la storia del preservativo, che nessuno vuole mai mettere: fare la puttana…mica facile…da una parte i desideri dei clienti, passino anche i più strani – le puttane lo sanno bene – basta che non si superi il segno del pericolo, e dall’altra la faccia truce dell’organizzazione, che non ci pensa un secondo a gettarti a mare in una valigia, tagliata a pezzetti.



Così trascorre le sue sere Cristina, fra una innocente fellatio, uno sfogo vaginale zeppo d’insulti – ma si sa, è la fica di una puttana ed è come, per il cliente, sfogarsi in un cesso anonimo – e qualcuno che ti tenta, che ti fa vedere mazzette di soldi in cambio del “dietro” magari condito come gioco erotico.

Di fronte all’offerta, cospicua, che magari le risparmia tre o quattro marchette normali, Cristina cede e si fa legare a quella sbarra che non sa ancora essere maledetta, ancora non sa che sarà la compagna della sua agonia, l’ultima cosa che vedrà insieme a cartacce, preservativi usati, sporcizia e rifiuti d’ogni genere.



Anche lei è un rifiuto, un agglomerato di cellule che non è diventato “capitale umano” – degno di rispetto, solo se è in tailleur e gonna sopra il ginocchio, tacco 12 e calze a rete, per farti invaghire e sconvolgerti gli ormoni fino al parossismo per poi lasciarti all’asciutto – ed allora ecco, per chi può, il surrogato, la cloaca vivente, la puttana.



Il cliente si fa prendere dal gioco, la perversione, il suo odio per le donne lo trascina ed infigge un bastone dentro l’ano di Cristina – che, probabilmente, urla per il dolore e lo prega, lo implora di smettere – ma lui non ascolta, così preso dalla sua foia malsana e – trascinato dalla sua violenza verso una donna (la madre? non c’importa, perché ora c’è Cristina) non la donna che causò quel male – affonda più forte, al punto (probabilmente) di sfondarle l’intestino.

E’ la spiegazione che forse darà il medico legale, perché non si può morire “crocifissi” ad 80 cm da terra ed inginocchiati: qualcosa come un’emorragia interna sarà successo, tanto che la povera Cristina viene udita da un’altra donna che non riesce a prender sonno. Ma la possibile salvatrice ha paura, non se la sente d’uscire: è sola, la zona è infestata dai magnaccia e, se ne incontri uno, non sai come va a finire.

L’anno precedente un’altra puttana ha subito il medesimo trattamento e s’è salvata per miracolo: le sue grida sono state avvertite da qualcuno che se l’è sentita d’uscire.



Così, in un gelido silenzio rotto solo dall’abbaiare di qualche cane, sola, lontana dal suo Paese e da chiunque l’amasse o l’avesse amata – perché anche una puttana ha avuto una madre che almeno l’ha amata, che magari poi l’ha abbandonata in un brefotrofio, ma qualcuno avrà senz’altro invocato nella sua agonia, qualcuno che sapeva volerle bene e che non c’era in quel momento, quando sentiva il bisogno di sciogliere quei nodi e di un’ambulanza – così, Cristina si sente andare, gli occhi si chiudono, uno strano sonno sopraggiunge, le fauci bruciano, la sete la tormenta, cala il buio. Silenzio. Amen.

E lui? Di lui non c’importa, ma dobbiamo occuparcene. Temono si tratti un killer seriale: può essere. “Seriale” forse perché questi delitti vengono commessi “in serie” ma non necessariamente dalla stessa persona: sono sordidi prodotti di una non-cultura, di un non-amore, di un non-sesso, di un non-perdersi. In definitiva, di un non-vivere.



La “società civile” osserva, legge l’articolo sul giornale (come quello – anni fa – del russo che uccise con un pugno una sconosciuta nel centro di Milano) e poi scuote la testa: non ha i mezzi e nemmeno poi la voglia di capire come mai si crocifigga una donna con una sbarra stradale e poi le si sfondi l’intestino con un bastone.

Ci sono già tante grane da affrontare: la bolletta del gas, pagare l’IMU, il figlio che non è passato a scuola, l’altro figlio al quale non hanno rinnovato il contratto…

E i vertici? Comprendono quel che sta capitando? No, non se ne rendono conto.



Storicamente, sono sempre avvenuti – nei secoli precedenti – fatti del genere ma erano dettati da due, essenziali esigenze: la rapina o la gelosia. Dammi i soldi: no, coltellata. Ti amo, devi essere solo mia: no, sparisci, altra coltellata. I delitti “seriali” dell’Ottocento erano rarissimi, e quasi sempre opera di raffinati individui i quali, per loro oscure ragioni, si vendicavano sulle puttane: qualcuno afferma anche un erede al trono inglese.

In compenso – almeno fino alla regina Vittoria – c’era un mondo gaudente, fatto da donne un poco “allegre” nelle stazioni di posta, da “cortigiane” assai rispettate per le loro raffinatezze sessuali, “gheishe” quasi venerate come dee e dalla puttana del quartiere, dalla quale ci si recava per sfogarsi un poco o, a volte, per piangere in libertà. Lei rimediava, dando gioia al corpo, contro i dolori dello spirito.

Nell’epoca dei “gentili” la donna divenne una Madonna, ma solo se di sangue nobile: le altre erano considerate buone per calmare i bollenti spiriti, ma le donne s’adattavano a quel ruolo. Molte pagine di letteratura dipingono un mondo godereccio e gigione, fatto di corteggiamenti ammiccanti, calici di vino e letti caldi e morbidi, dove sguazzare nudi sotto le coltri.

La disgrazia si chiamava guerra: in tempo di guerra la società si trasformava e ogni diritto era valido nel saccheggio, che strappava ai contadini armenti e cibo. E le donne, al termine del sabba, erano godute come animali.



La lotta al femminicidio – termine orripilante, ma in italiano è difficile trovare un sinonimo che comprenda tutte le donne, non solo nella loro funzione di mogli, compagne, fidanzate, ecc. – ci trova ovviamente d’accordo: come potrebbe essere altrimenti? La Boldrini ha più volte richiamato il problema, ma siamo certi che l’abbia analizzato attentamente?

Il termine è sì infelice, ma congruo: ci disturba perché sa d’antico, di tribù, d’epoche selvagge quando la femmina era solo la soddisfazione di un istinto e la riproduttrice del gruppo. A volte, soprattutto nelle tribù nomadi, la funzione riproduttiva sottostava alle necessità primarie del gruppo, e per questo non sempre era gradita. E tollerata.

E’ congruo perché per la donna, dopo aver scalato nei secoli molti scalini – in parte, riconosciamolo, per quella cosina che tiene fra le cosce – oggi si trova a dover nuovamente esser preda. Gioco erotico stupendo se praticato da menti sane, certe di saper rispettare i limiti, gioiose, magari profondamente innamorate. Terribile perversione all’opposto: qui sta la difficoltà di cogliere il sapore più segreto e complice del sesso senza scadere nell’inferno della violenza, del possesso a tutti i costi, che ancora una volta fa valere la forza del maschio.

Perché – in questa soglia pericolosa, la semantica non è acqua fresca e dunque – se è la femmina la preda, è il maschio il cacciatore. Per questa ragione indicavo i rischi di una terminologia troppo cruda, ma congrua al fenomeno, che – indicando una terminologia essenziale ma evocativa – aumenta i rischi che i fenomeni si verifichino.



Additare i rischi, le ragioni…in altre parole la genesi di questo mutamento – iniziato con le guerre del Novecento – poi divenuto usuale e, anzi, rincrudito negli ultimi lustri è molto difficile.

Prima alcuni dati.

I matrimoni durano sempre di meno: in alcune aree d’Italia, 9 su 10 terminano con una separazione. Ma questo è solo il primo dato.

Le aspettative di questi sposi sono, spesso, eccessive: sognano la luna nel pozzo e poi, quando la luna non arriva appesa all’amo, tutto crolla. Ci sono, quindi, delle aspettative che questa società non può soddisfare – a volte anche desideri più normali – quali la casa ed il lavoro.

Questo è un punto che non genera direttamente assassini (anche se la maggior parte delle violenze sulle donne avviene fra le mura di casa, per fortuna sono spesso “solo” botte) bensì un enorme “plafond” di sofferenze le quali, a volte, soggiacciono alla forza centrifuga che conduce a perdere i limiti della ragione.

E giungono le distruzioni con l’assassinio di mogli e prole, quasi l’uomo volesse cancellare la propria discendenza per mascherare un (presunto) fallimento.



Alcuni, oggi, propongono la riapertura delle case chiuse: soluzione del tutto secondaria – che non cancella assolutamente la vera e propria malattia dello spirito antecedente – bensì fatto semplicemente tecnico: se conduce ad una protezione della prostituta, ben venga. Ma senza che lo Stato si sostituisca ai magnaccia, incamerando i proventi come avveniva in passato: una quota può bastare.

E poi: auto-gestito dalle donne. Già: ma delle nostre polizie ci si può fidare?



Un altro aspetto riguarda l’immigrazione: selvaggia, senza la minima pianificazione ma solo dettata dalle condizioni del mare. Gente giovane alla quale – sempre per la mancanza della minima organizzazione – non viene concessa la riunificazione familiare.

In più, frotte di ragazze che giungono in cerca di fortuna dall’Est e finiscono sappiamo dove: un cocktail esplosivo.



I lamenti contro il femminicidio della Boldrini finiscono, in mancanza d’analisi, per essere dei vuoti richiami nel nulla, mentre le donne continuano ad essere ammazzate da mariti, fidanzati, clienti…addirittura per incontri casuali.

Gli uomini uccisi dalle varie polizie senza motivo, le donne fatte fuori per coercizioni sociali che fanno esplodere i “raptus”, ed ecco il risultato: una società sempre più violenta, che sfoga in mille modi il proprio dolore.

Che fare, signora Boldrini? Lei ha risolto il problema con la scorta per tutti i suoi familiari: e noi? E la povera Cristina? Non mi dica che se l’è cercata perché, allora…era solo una “femmina” o era una donna?