Visualizzazione post con etichetta federalismo fiscale decreto approvato governo Berlusconi Tremonti Bossi Fini FLI PdL aliquote regioni UIL tassa 900 euro soglia 28000. Mostra tutti i post
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14 ottobre 2010

Ma che bella balla!

Scoprire l’acqua calda, anche se la si scopre qualche giorno prima degli altri, è pur sempre una scoperta. Ci riferiamo a quanto ipotizzavamo per il “federalismo fiscale” nei precedenti articoli, quella roba marcia che la Lega Nord spaccia per la panacea contro ogni male italiano.
Oggi, la UIL[1] – mica il Partito Kumunista Kattivone – scopre che si risolverà in una “tosa” per gli italiani, ma che quella “tosa” sarà attenta, per non far troppo male alle bestie che devono votare.

Una prima considerazione è che del “federalismo fiscale” non si parla per definire cos’è e quali vantaggi potrà eventualmente portare, ma soltanto per capire chi pagherà e basta.
E, attenzione, dagli aumenti delle aliquote IRPEF a favore delle Regioni, saranno scorporati gli eventuali aumenti per chi ha “sforato” la spesa sanitaria.
Della serie: ci mangiamo a quattro palmenti sulla farmaceutica, riempiamo le strutture sanitarie di personaggi che non devono rispondere per meritocrazia od efficienza, bensì soltanto per fedeltà elettorale o, più semplicemente, per nepotismo. Mettiamo nel conto anche le escort (vedi chi pagava la D’Addario), poi…quando la spesa “sfora”? Che paghino!

Ovvio che, il “federalismo fiscale”, è a parte: è una tassa diversa, solo che non si deve chiamarla tassa perché noi del centro destra non tassiamo nessuno, realizziamo senza tassare, siamo già oltre i miracoli.
E andiamo a vedere cos’hanno in testa Berlusconi, Bossi, Calderoli e tutta la Banda Bassotti.

Per mesi ci hanno raccontato che il “federalismo fiscale” sarebbe stato l’architrave di una nuova società più “giusta e responsabile”, ed in questo anche una serie d’allocchi di centro sinistra li ha seguiti senza fiatare: ricordiamo che Di Pietro non si astenne per il cosiddetto “federalismo demaniale”, bensì votò a favore.
Se poniamo attenzione agli scaglioni di reddito che saranno tassati per finanziare Sua Regalità Calderoliana il “federalismo fiscale”, scopriamo che c’è una “soglia” di 28.000 euro lordi annui. Prima di quella soglia, si pagherà poco, dopo quella soglia saranno bastonate.
A quanto ammontano, in termini netti, 28.000 euro lordi annui?

Siamo intorno ai 1500/1600 euro mensili, euro più euro meno.
Chi guadagna cifre del genere e, soprattutto, le dichiara?

I lavoratori dipendenti, in special modo quelli del settore pubblico, perché i dipendenti privati delle grandi imprese guadagnano oramai un pezzo di pane, mentre quelli delle piccole imprese il resto lo prendono in nero.
E i lavoratori autonomi?

Viene da ridere, se pensiamo ad un lavoratore autonomo che – tolto qui, tolto là, defalcate le spese, tolto il computer nuovo acquistato per il figlio (ma fatturato all’azienda), più macchina, benzina e quant’altro… – dichiari 28.000 euro l’anno!
E lo posso dire senza temere d’essere smentito, giacché per anni sono stato in Consiglio d’Istituto e, nostro compito, era quello di formare le graduatorie per chi aveva diritto ad un contributo per i libri gratis. Io, che ero anche il Segretario (conservo copia dei verbali), mi trovavo a dover compilare le graduatorie con accanto le cifre dichiarate nei modelli 740.

E, il giorno dopo, tutti potevamo osservare che i nostri soldi – nostri in senso della collettività – s’erano trasformati in libri che salivano su dei brillantissimi SUV da (allora) 50 milioni. Mentre, la “beneficiaria” – se era una ragazzina – non aveva meno di un milione addosso fra scarpe, borsa, gonna e giacca.
Così, nel gran calderone calderoliano, si pescano i soliti noti: a quanto ammonterà il prelievo?

Sono circa 900 euro l’anno i quali, divisi per tredici mensilità, fanno circa 70 euro il mese oppure, se considerati come quota annua, sono una cifra con la quale si paga il riscaldamento o le assicurazioni: mica robetta. Per darli in mano a Bossi ed ai suoi picciotti, più la “trota”, sistemata in Consiglio Regionale a 12.000 euro il mese.

Adesso, staremo a vedere chi si mostrerà favorevole al provvedimento e chi, invece, avrà almeno il coraggio di votare contro: dopo tutte le manfrine che hanno occupato i giornali per tutta l’Estate, siamo curiosi di sapere cosa voteranno a sinistra ma, soprattutto, cosa faranno i “dissidenti” finiani e Casini.

Perché le chiacchiere, oramai, stanno a zero.

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