Un anno fa circa, il senatore del PdL Valditara – oggi passato con Fini – proponeva una soluzione per risolvere un problema non molto conosciuto ma grave: l’invecchiamento del corpo decente italiano e, in generale, del personale della scuola.
Il corpo docente italiano – a causa delle continue controriforme delle pensioni – è il più vecchio d’Europa: il 55% dei nostri prof ha più di 50 anni, contro una media europea del 30% circa (dati forniti dal MIUR, ossia con l’imprimatur della Gelmini).
La situazione è facilmente intuibile: in Europa, c’è una situazione “30-30-30”, ossia un terzo giovani, un terzo di mezza età ed un terzo di “veci”. Questa impostazione – anche sotto l’aspetto didattico – presenta dei vantaggi, poiché c’è un naturale evolvere delle generazioni, che corrisponde al mutamento della didattica, relativa ai tempi ed al mutare dei contesti.
La situazione italiana, invece, presenta un evidente squilibrio verso le persone anziane, una sorta di “congelamento”: non è una buona scelta mandare in classe persone che sono già nonni, a meno che queste persone se la sentano e decidano spontaneamente di proseguire. Insomma: un conto è poter scegliere, un altro essere comandati.
La situazione, sul campo, è disperante: pletore di barbe bianche e capelli tinti e ritinti, e l’unica domanda sulla bocca: “Quanto ti manca”?
Per contrappeso, l’infinita querelle dei precari che ogni anno rimbalzano come palline da biliardo da una scuola all’altra, con 6 ore in una scuola e 12 in un’altra a 50 chilometri. Poi, arriva anche la “buca” e per quell’anno non lavori proprio: se hai famiglia, sono tutti cavoli tuoi.
I ragazzi, a loro volta, sono disorientati perché c’è troppa differenza d’età con i loro insegnanti: nati in un’altra epoca, cresciuti in una scuola diversa, obbligati a starci perché le continue “riforme” delle pensioni allontanano la carota dalla bocca del povero asino, obbligato a tirare la carretta anche quando non ce la fa più.
Il corpo docente italiano – a causa delle continue controriforme delle pensioni – è il più vecchio d’Europa: il 55% dei nostri prof ha più di 50 anni, contro una media europea del 30% circa (dati forniti dal MIUR, ossia con l’imprimatur della Gelmini).
La situazione è facilmente intuibile: in Europa, c’è una situazione “30-30-30”, ossia un terzo giovani, un terzo di mezza età ed un terzo di “veci”. Questa impostazione – anche sotto l’aspetto didattico – presenta dei vantaggi, poiché c’è un naturale evolvere delle generazioni, che corrisponde al mutamento della didattica, relativa ai tempi ed al mutare dei contesti.
La situazione italiana, invece, presenta un evidente squilibrio verso le persone anziane, una sorta di “congelamento”: non è una buona scelta mandare in classe persone che sono già nonni, a meno che queste persone se la sentano e decidano spontaneamente di proseguire. Insomma: un conto è poter scegliere, un altro essere comandati.
La situazione, sul campo, è disperante: pletore di barbe bianche e capelli tinti e ritinti, e l’unica domanda sulla bocca: “Quanto ti manca”?
Per contrappeso, l’infinita querelle dei precari che ogni anno rimbalzano come palline da biliardo da una scuola all’altra, con 6 ore in una scuola e 12 in un’altra a 50 chilometri. Poi, arriva anche la “buca” e per quell’anno non lavori proprio: se hai famiglia, sono tutti cavoli tuoi.
I ragazzi, a loro volta, sono disorientati perché c’è troppa differenza d’età con i loro insegnanti: nati in un’altra epoca, cresciuti in una scuola diversa, obbligati a starci perché le continue “riforme” delle pensioni allontanano la carota dalla bocca del povero asino, obbligato a tirare la carretta anche quando non ce la fa più.
Insomma, Valditara meditava d'intervenire, almeno, sulle fasce più vecchie, quelle intorno ed oltre i 60 anni.
Nella vulgata imperante, questi “sacrifici” sono necessari per mantenere in ordine i conti, le esigenze di bilancio, e bla, bla, bla…
Stupisce osservare che, anche dalle parti della cosiddetta opposizione, si spertichino turiboli d’incenso per un tal Tremonti, che sarebbe l’autore di un “miracolo”, quello di non farci precipitare nella “bolgia greca”.
Possiamo dimostrare – conti alla mano – che è tutto falso.
L’emendamento proposto da Valditara fu bocciato in commissione Bilancio, non ritenuto ammissibile perché avrebbe causato chissà quali disastri sul bilancio dello Stato. Sottolineiamo che, se fosse stato attuato, il problema del precariato sarebbe stato più facilmente risolto, con l’immissione in ruolo – almeno! – dei quarantenni. Problema che ha, poi, richiesto comunque dei fondi per dei miserevoli sussidi di disoccupazione…non era meglio seguire la via più semplice? No:
“…la sua proposta…il prepensionamento dei docenti è stata bocciata sul nascere dalla Commissione Bilancio del Senato. Questa ha infatti giudicato “inammissibile” lo sforzo economico derivante dalla manovra (assunzioni e pensionamenti) quantificato in 7 milioni di euro per il 2010, in 21 milioni per l’anno successivo e di 14 per il 2012.”[1]
Ecco i terrificanti costi dell’emendamento Valditara: 42 milioni in tre anni, ossia 14 milioni l’anno per tre anni. Roba che fa rizzare i capelli: Tremonti s’erse sullo scranno e pronunciò “niet!”.
Bravo! – giunsero a dire persino dai banchi del PD – tu sì che sai tenere i conti in ordine, che riesci a non farti rubare i soldi dalla saccoccia, che tieni a bada la masnada di cavallette che tutto vorrebbero ingoiare!
Vediamo, allora, cosa Tremonti ha autorizzato, ossia quali sono gli “sforzi economici ammissibili”:
Il precedente governo aveva deciso di tenere il G8 nell’isola della Maddalena: insomma, dopo Genova…se si trovasse anche un posticino su Marte…e così si spesero 328 milioni di euro[2]. 14 in un anno, per risolvere i problemi della scuola, sono troppi: 328 “a botta” invece no, vanno bene.
Poi, su quei soldi, s’intrufola la “banda” Bertolaso: alberghi, centri congressi…alcuni completati, altri abbandonati…insomma, la solita storia di corruzione e di tangenti, che si concluderà fra 20 anni con la solita prescrizione. Bravo Tremonti, quello che tiene i conti in ordine.
Ma succede il terremoto a L’Aquila e si deve far qualcosa: ottima idea, trasferiamo il G8 all’Aquila! In quei giorni – ricordo – una buffonesca opposizione plaudeva alla scelta: bene! Così la città sarà sul palcoscenico del mondo! E’ proprio vero che le corti sono oggi tristi: i pagliacci si sono trasferiti tutti in politica!
Gente più semplice – come chi scrive – meditava: ma, non sarebbe meglio ricostruire la città invece d’andarci a fare il G8? Mah…
Così, fra un albergo ed un centro congressi, un aeroporto che non userà mai più nessuno e regali a iosa per i partecipanti, si spendono 514 milioni[3] i quali, uniti ai 328 già spesi per la Maddalena, fanno 852 milioni. E vai col tango. Poi, ci fu il solito teatrino di Berlusconi superstar che “seguiva” i cantieri nella città e gli amichetti che, a Roma, si sfregavano le mani per le bustarelle.
Ma, della Maddalena, che ne facciamo?
Ecco, c’è la Louis Vuitton Cup, una manifestazione per giovani proletari amanti della vela: possiamo fare qualcosa per loro?
Sì, gli yacht dei miliardari (in euro) stanno per salpare, nello scorso Giugno, quando giunge una notizia allarmante.
“Qui Cappellacci da Cagliari, a Palazzo Chigi, Roma: mancano denari per finanziare manifestazione Luois Vuitton Cup alla Maddalena. Chiedo urgentemente istruzioni!”
“Da Palazzo Chigi a maggiordomo Cappellacci: impossibile inviare attualmente denaro. Rifornitevi di denaro necessario presso fondi destinati agli ex minatori del Sulcis, poi provvederemo a coprire spese appena disponibili.”
Così, i soldi necessari per la Louis Vuitton Cup furono “stornati” dal fondo per i disoccupati del Sulcis[4]: tutto sommato ci sembra un provvedimento equilibrato e ricco di profonde motivazioni morali. Prendere ai poveri per dare ai ricchi.
Nella vulgata imperante, centro/destro/sinistra, c’è però un Tremonti che tiene i conti a posto…non preoccupatevi…è il miglior Ministro economico europeo…e dagli…
A Palazzo Chigi[5] non ce la fanno più: con 4 miliardi e 294 milioni l’anno non ce la facciamo a tirare avanti! Dobbiamo affittare un computer a 500 euro il giorno (perché non se lo comprano?) e le nostre segretarie non accettano più d’essere soltanto segretarie, vogliono di più. Così, il Sultano le ha fatte tutte dirigenti di prima fascia a 180.000 euro lordi l’anno. Segretarie, al netto, a 8.000 euro il mese: beh, e poi dicono che fare la segretaria sia un mestiere da poco…
Passino i Carabinieri che scortano le squinzie, le attricette, le ragazzine, le minorenni…saremmo curiosi di sapere con quali fondi il Ministro Brunetta ha pagato la sua “prestazione sessuale” da 300 euro alla escort Nadia Macrì…e poi – siamo un po’ voyeur – è stata una sveltina? I soli 300 euro sembrerebbero indicarlo, se paragonati ai 10.000 pagati dal Sultano. Alla svelta? In piedi? Con sgabello?
Ma dove li prendono i soldi per pagarsi tutto l’ambaradan?
La CGIL – ma non credete loro, sono comunisti – ha pubblicato una notizia allarmante[6], ossia che hanno iniziato a metter meno alle liquidazioni. Come?
Per i dipendenti privati, sempre l’ottimo Tremonti, aveva già provveduto a “tosare” il loro conto di 3,5 miliardi con la precedente finanziaria e, già che c’era, aveva anche tolto di mezzo tutti gli apparati di controllo dell’INPS: solo il Direttore! Semplifichiamo! Cioè…così non avremo nemmeno più bisogno del “palo”…
E i dipendenti pubblici?
Bene, allova, pev lovo, abbiamo pvonta una bella vifovmina…
La circolare dell’INPDAP[7] del 8 Ottobre 2010 – fresca di giornata! – chiarisce che il DL 78 del 31 Maggio 2010, convertito successivamente nella legge 122, ha modificato il “calcolo” della liquidazione.
Insomma, per gli assunti dopo il 2000 ci sarà solo qualche spicciolo mentre, per quelli assunti prima del 2000, ci sarà il “ricalcalo” della parte successiva. In soldini, saranno 5-10.000 euro in meno di liquidazione. Sempre che il TFS non superi i 90.000 euro, altrimenti scatta la penalizzazione più la rateizzazione.
Ottimo Tremonti! Il Robin Hood de no antri, il tizio portato sugli allori da quelli di “Roma Ladrona”…
Ricordiamo che il TFR/TFS è definito “salario differito”, ossia una quota di salario che il lavoratore affida temporaneamente al proprio datore di lavoro e riscuote al termine del rapporto: con quale diritto il commercialista di Sondrio s’appropria di soldi che non sono suoi?
Come si fa a nascondere tutto?
Beh, con Scodinzolini al TG1 ed un po’ di dipendenti Mediaset sulle altre reti, rimane soltanto qualche timido afflato del Tg3…ma ci sono le buste paga!
Fino a qualche anno fa, nella scuola – come in qualsiasi posto di lavoro – alla scadenza mensile venivano consegnate le buste-paga. Poi, si pensò di risparmiare sui costi (carta, spedizione, ecc) inviando le buste paga in formato elettronico alla casella postale che ogni dipendente ha presso il server del Ministero di Viale Trastevere: lì c’era effettivamente un risparmio – difficile stabilire quanto – ma una giustificazione logica c’era.
Vorremmo ricordare che, data l’età di molti dipendenti della scuola, non tutti hanno dimestichezza con la posta elettronica: in ogni modo, era sempre possibile farsi aiutare da qualcuno più esperto, scaricare la mail ed eventualmente stampare la busta paga. Ma arriva un’altra “riforma”.
Le mail con le buste paga non vengono più inviate all’indirizzo di posta – mentre continuano a giungere sulla stessa casella di posta tonnellate di fregnacce para-pubblicitarie dell’universo gelminiano, le cosiddette “News della professione docente” – bensì pubblicate in una pagina del Ministero che il dipendente deve consultare con una procedura un po’ arzigogolata, immettendo codici da copiare dalle vecchie buste paga…
Domanda: dov’è il risparmio, dal sito alle mail?
Un sito come il ministero, dove risparmia, fra inviare le mail (con sistemi automatici) e pubblicarle in una pagina? Se c’è un risparmio, perché non vengono pubblicate e basta le famose “News”, invece d’intasare le caselle di posta con roba che nessuno legge? Delle due l’una: o c’era un risparmio – allora tutte e due sul sito – oppure, oppure…
Per qual poco che conosciamo nella gestione delle banche dati, si tratta di un’operazione del tutto automatica, che un server esegue senza costi aggiuntivi se non quello dell’aggiornamento del database: cosa che, in ogni modo, va fatta. E allora?
Forse che, lentamente ma inesorabilmente – anche nei simboli – sia partita l’operazione “nessuno sappia cosa fa la mano sinistra”?
E’ ovvio che, chiunque, sa quanto guadagna dall’estratto conto bancario/postale ma è diverso leggere ad una ad una le voci. Ad esempio, se s’aumentano di qualche euro ogni mese i prelievi delle amministrazioni periferiche, quanti se ne accorgono? “Sì…più o meno è quello che avevo preso il mese scorso…”. Certo, “più o meno” che, moltiplicato per centinaia di migliaia, diventano i cosiddetti “risparmi” con i quali alimentare tutta la corruzione politica.
Da ultimo, volevamo lasciar fuori le banche? Ma, Tremonti, nei libri che scriveva, non riservava loro peste e corna?
Un piccolo regalino, tanto per farle sedere anch’esse a tavola: il giorno di paga, da decenni – nella scuola – è sempre stato il 23 d’ogni mese. Ciò significava che la mattina del 23 quei soldi erano disponibili con la relativa valuta. Talvolta, giungevano già il 22, sempre – però – con valuta al 23.
Un mattino, mia moglie va a fare l’estratto conto – era un 23 – e lo stipendio non c’è. Mah, ci sarà stato un ritardo…e il 24 mattina i soldi ci sono.
Mese seguente: idem.
Vai a vedere che…con i “larghi respiri” della sua politica da “economista”, s’è inventato di giocare sulla valuta…invece no: peggio.
Il buon Tremontino, con la legge del 28 Gennaio 2009 – “Decreto anticrisi” – ha varato una serie di norme che consentono alle banche d’appiopparvi altri balzelli, di una certa consistenza, anche per modesti “sforamenti” sul conto. Collegamento in nota[8].
Cosa succede?
E’ il 23 (ma per altre amministrazioni, industrie, ecc può essere un altro giorno) e vi recate in un supermercato. Sapete che, quel giorno, vi sarà pagato lo stipendio e che la valuta viene conteggiata proprio il 23.
Quello che non sapete – sono le 11 del mattino – è che quei soldi saranno effettivamente versati soltanto in tarda serata: quindi, in quel momento, sul vostro conto non ci sono.
Siete lì perché s’è scassato il frigorifero e dovete cambiarlo: vostra moglie è in ansia per l’arrosto che rischia d’andare a male…beh, se i soldi ci sono…
Comprate il vostro frigorifero nuovo, lo pagate con il Bancomat e la banca lo accetta (ai lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato la banca lo concede) ma…se “sforate” anche solo di 10 euro, vi vengono appioppate una serie di tasse e balzelli, diversi da banca a banca.
Le associazioni dei consumatori si sono ribellate ed hanno promesso fuoco e faville, ma Tremonti se ne fa un baffo e passa oltre: c’è la “crisi”, qualcuno deve pur pagare le tonnellate di titoli “tossici” (che, a suo dire, in Italia non esistevano) e quel “qualcuno” siete voi. Sursum corda: state contribuendo ad appianare il bilancio della vostra piccola banca, la quale fa parte di un grande gruppo bancario, il quale è direttamente collegato con quelle belle Bande Bassotti di qua e di là dell’oceano che hanno creato il bel giochetto di creare denaro dal nulla. E voi pagate il conto. E’ come entrare in un ristorante, osservare la lista, stabilire che si spenderanno 25 euro a testa e poi…pane, coperto e via discorrendo…pagarne 40!
Oltre queste considerazioni di bottega – che, però, è necessario fornire se si vuole fare seriamente informazione – c’è un dato sconfortante: il 90% della classe politica (non osiamo proprio il 100%...) è convinto che Tremonti sia il salvatore dei conti pubblici.
In realtà, tutto il lavoro di Tremonti è stato accuratamente preparato per far entrare nella nassa gonzi e allocchi, già da quando – siamo nel 2008, campagna elettorale – pubblica (Mondadori, ovviamente) “La paura e la speranza”, ossia il suo pamphlet di anti-globalizzatore.
Ne riportiamo la presentazione comparsa sul sito di IBS libri, perché è una chicca:
“Abbiamo i cellulari ma non abbiamo più i bambini. In un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Vai a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; stiamo consumando le risorse del pianeta; e dal mondo non vengono segnali di pace. Giulio Tremonti ha compreso ciò che sta emergendo nella consapevolezza comune: la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali. E, per l'Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono sia i numeri della popolazione, sia i numeri della produzione. Tremonti racconta le cause della situazione attuale, i passi falsi della politica e le spietate dinamiche della finanza internazionale, delineando i contorni della crisi globale di cui ogni giorno vediamo singoli episodi. Ma cerca anche di indicare una strada percorribile per superare questo momento e vincere la paura. La pianta della speranza non può nascere solo sul terreno dell'economia, ma su quello della morale e dei principi. Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell'identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al '68 e ai suoi errori[9].”
A parte quel generico attacco alla “direzione” presa con il ’68, potrebbero essere una serie di principi che tutti potremmo controfirmare, persino Vendola o qualche gruppo extraparlamentare, a destra come a sinistra, cattolici e non, Sud e Nord.
Vorremmo chiedere a Giulio Tremonti cosa ne è stato “del pane e delle bollette”, con salari e pensioni che perdono potere d’acquisto oramai mese dopo mese, migliaia di euro persi in pochi anni[10]. A fronte, manager come Marchionne che guadagnano migliaia di volte quello che intasca un loro dipendente e sputano pure nel piatto.
Ma, soprattutto, chiediamo conto a Tremonti – quello che scriveva di “pane e bollette” – perché ha licenziato spese per 2,132 miliardi di euro alla Protezione Civile (non sapeva? Sapeva? A scelta: gonzo o corrotto) oppure le spese pazze del Sultano e della sua corte da operetta.
E lo indichiamo anche a coloro i quali pensano che, comunque, così andava fatto – i Bersani, i Di Pietro, i Casini ma anche i Renzi ed i Fini, che oggi s’atteggiano a censori per una nuova morale della politica – perché quando si parla di “pane e bollette” prima delle elezioni, dopo non si può finire a puttane e marchette.
Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.
Nella vulgata imperante, questi “sacrifici” sono necessari per mantenere in ordine i conti, le esigenze di bilancio, e bla, bla, bla…
Stupisce osservare che, anche dalle parti della cosiddetta opposizione, si spertichino turiboli d’incenso per un tal Tremonti, che sarebbe l’autore di un “miracolo”, quello di non farci precipitare nella “bolgia greca”.
Possiamo dimostrare – conti alla mano – che è tutto falso.
L’emendamento proposto da Valditara fu bocciato in commissione Bilancio, non ritenuto ammissibile perché avrebbe causato chissà quali disastri sul bilancio dello Stato. Sottolineiamo che, se fosse stato attuato, il problema del precariato sarebbe stato più facilmente risolto, con l’immissione in ruolo – almeno! – dei quarantenni. Problema che ha, poi, richiesto comunque dei fondi per dei miserevoli sussidi di disoccupazione…non era meglio seguire la via più semplice? No:
“…la sua proposta…il prepensionamento dei docenti è stata bocciata sul nascere dalla Commissione Bilancio del Senato. Questa ha infatti giudicato “inammissibile” lo sforzo economico derivante dalla manovra (assunzioni e pensionamenti) quantificato in 7 milioni di euro per il 2010, in 21 milioni per l’anno successivo e di 14 per il 2012.”[1]
Ecco i terrificanti costi dell’emendamento Valditara: 42 milioni in tre anni, ossia 14 milioni l’anno per tre anni. Roba che fa rizzare i capelli: Tremonti s’erse sullo scranno e pronunciò “niet!”.
Bravo! – giunsero a dire persino dai banchi del PD – tu sì che sai tenere i conti in ordine, che riesci a non farti rubare i soldi dalla saccoccia, che tieni a bada la masnada di cavallette che tutto vorrebbero ingoiare!
Vediamo, allora, cosa Tremonti ha autorizzato, ossia quali sono gli “sforzi economici ammissibili”:
Il precedente governo aveva deciso di tenere il G8 nell’isola della Maddalena: insomma, dopo Genova…se si trovasse anche un posticino su Marte…e così si spesero 328 milioni di euro[2]. 14 in un anno, per risolvere i problemi della scuola, sono troppi: 328 “a botta” invece no, vanno bene.
Poi, su quei soldi, s’intrufola la “banda” Bertolaso: alberghi, centri congressi…alcuni completati, altri abbandonati…insomma, la solita storia di corruzione e di tangenti, che si concluderà fra 20 anni con la solita prescrizione. Bravo Tremonti, quello che tiene i conti in ordine.
Ma succede il terremoto a L’Aquila e si deve far qualcosa: ottima idea, trasferiamo il G8 all’Aquila! In quei giorni – ricordo – una buffonesca opposizione plaudeva alla scelta: bene! Così la città sarà sul palcoscenico del mondo! E’ proprio vero che le corti sono oggi tristi: i pagliacci si sono trasferiti tutti in politica!
Gente più semplice – come chi scrive – meditava: ma, non sarebbe meglio ricostruire la città invece d’andarci a fare il G8? Mah…
Così, fra un albergo ed un centro congressi, un aeroporto che non userà mai più nessuno e regali a iosa per i partecipanti, si spendono 514 milioni[3] i quali, uniti ai 328 già spesi per la Maddalena, fanno 852 milioni. E vai col tango. Poi, ci fu il solito teatrino di Berlusconi superstar che “seguiva” i cantieri nella città e gli amichetti che, a Roma, si sfregavano le mani per le bustarelle.
Ma, della Maddalena, che ne facciamo?
Ecco, c’è la Louis Vuitton Cup, una manifestazione per giovani proletari amanti della vela: possiamo fare qualcosa per loro?
Sì, gli yacht dei miliardari (in euro) stanno per salpare, nello scorso Giugno, quando giunge una notizia allarmante.
“Qui Cappellacci da Cagliari, a Palazzo Chigi, Roma: mancano denari per finanziare manifestazione Luois Vuitton Cup alla Maddalena. Chiedo urgentemente istruzioni!”
“Da Palazzo Chigi a maggiordomo Cappellacci: impossibile inviare attualmente denaro. Rifornitevi di denaro necessario presso fondi destinati agli ex minatori del Sulcis, poi provvederemo a coprire spese appena disponibili.”
Così, i soldi necessari per la Louis Vuitton Cup furono “stornati” dal fondo per i disoccupati del Sulcis[4]: tutto sommato ci sembra un provvedimento equilibrato e ricco di profonde motivazioni morali. Prendere ai poveri per dare ai ricchi.
Nella vulgata imperante, centro/destro/sinistra, c’è però un Tremonti che tiene i conti a posto…non preoccupatevi…è il miglior Ministro economico europeo…e dagli…
A Palazzo Chigi[5] non ce la fanno più: con 4 miliardi e 294 milioni l’anno non ce la facciamo a tirare avanti! Dobbiamo affittare un computer a 500 euro il giorno (perché non se lo comprano?) e le nostre segretarie non accettano più d’essere soltanto segretarie, vogliono di più. Così, il Sultano le ha fatte tutte dirigenti di prima fascia a 180.000 euro lordi l’anno. Segretarie, al netto, a 8.000 euro il mese: beh, e poi dicono che fare la segretaria sia un mestiere da poco…
Passino i Carabinieri che scortano le squinzie, le attricette, le ragazzine, le minorenni…saremmo curiosi di sapere con quali fondi il Ministro Brunetta ha pagato la sua “prestazione sessuale” da 300 euro alla escort Nadia Macrì…e poi – siamo un po’ voyeur – è stata una sveltina? I soli 300 euro sembrerebbero indicarlo, se paragonati ai 10.000 pagati dal Sultano. Alla svelta? In piedi? Con sgabello?
Ma dove li prendono i soldi per pagarsi tutto l’ambaradan?
La CGIL – ma non credete loro, sono comunisti – ha pubblicato una notizia allarmante[6], ossia che hanno iniziato a metter meno alle liquidazioni. Come?
Per i dipendenti privati, sempre l’ottimo Tremonti, aveva già provveduto a “tosare” il loro conto di 3,5 miliardi con la precedente finanziaria e, già che c’era, aveva anche tolto di mezzo tutti gli apparati di controllo dell’INPS: solo il Direttore! Semplifichiamo! Cioè…così non avremo nemmeno più bisogno del “palo”…
E i dipendenti pubblici?
Bene, allova, pev lovo, abbiamo pvonta una bella vifovmina…
La circolare dell’INPDAP[7] del 8 Ottobre 2010 – fresca di giornata! – chiarisce che il DL 78 del 31 Maggio 2010, convertito successivamente nella legge 122, ha modificato il “calcolo” della liquidazione.
Insomma, per gli assunti dopo il 2000 ci sarà solo qualche spicciolo mentre, per quelli assunti prima del 2000, ci sarà il “ricalcalo” della parte successiva. In soldini, saranno 5-10.000 euro in meno di liquidazione. Sempre che il TFS non superi i 90.000 euro, altrimenti scatta la penalizzazione più la rateizzazione.
Ottimo Tremonti! Il Robin Hood de no antri, il tizio portato sugli allori da quelli di “Roma Ladrona”…
Ricordiamo che il TFR/TFS è definito “salario differito”, ossia una quota di salario che il lavoratore affida temporaneamente al proprio datore di lavoro e riscuote al termine del rapporto: con quale diritto il commercialista di Sondrio s’appropria di soldi che non sono suoi?
Come si fa a nascondere tutto?
Beh, con Scodinzolini al TG1 ed un po’ di dipendenti Mediaset sulle altre reti, rimane soltanto qualche timido afflato del Tg3…ma ci sono le buste paga!
Fino a qualche anno fa, nella scuola – come in qualsiasi posto di lavoro – alla scadenza mensile venivano consegnate le buste-paga. Poi, si pensò di risparmiare sui costi (carta, spedizione, ecc) inviando le buste paga in formato elettronico alla casella postale che ogni dipendente ha presso il server del Ministero di Viale Trastevere: lì c’era effettivamente un risparmio – difficile stabilire quanto – ma una giustificazione logica c’era.
Vorremmo ricordare che, data l’età di molti dipendenti della scuola, non tutti hanno dimestichezza con la posta elettronica: in ogni modo, era sempre possibile farsi aiutare da qualcuno più esperto, scaricare la mail ed eventualmente stampare la busta paga. Ma arriva un’altra “riforma”.
Le mail con le buste paga non vengono più inviate all’indirizzo di posta – mentre continuano a giungere sulla stessa casella di posta tonnellate di fregnacce para-pubblicitarie dell’universo gelminiano, le cosiddette “News della professione docente” – bensì pubblicate in una pagina del Ministero che il dipendente deve consultare con una procedura un po’ arzigogolata, immettendo codici da copiare dalle vecchie buste paga…
Domanda: dov’è il risparmio, dal sito alle mail?
Un sito come il ministero, dove risparmia, fra inviare le mail (con sistemi automatici) e pubblicarle in una pagina? Se c’è un risparmio, perché non vengono pubblicate e basta le famose “News”, invece d’intasare le caselle di posta con roba che nessuno legge? Delle due l’una: o c’era un risparmio – allora tutte e due sul sito – oppure, oppure…
Per qual poco che conosciamo nella gestione delle banche dati, si tratta di un’operazione del tutto automatica, che un server esegue senza costi aggiuntivi se non quello dell’aggiornamento del database: cosa che, in ogni modo, va fatta. E allora?
Forse che, lentamente ma inesorabilmente – anche nei simboli – sia partita l’operazione “nessuno sappia cosa fa la mano sinistra”?
E’ ovvio che, chiunque, sa quanto guadagna dall’estratto conto bancario/postale ma è diverso leggere ad una ad una le voci. Ad esempio, se s’aumentano di qualche euro ogni mese i prelievi delle amministrazioni periferiche, quanti se ne accorgono? “Sì…più o meno è quello che avevo preso il mese scorso…”. Certo, “più o meno” che, moltiplicato per centinaia di migliaia, diventano i cosiddetti “risparmi” con i quali alimentare tutta la corruzione politica.
Da ultimo, volevamo lasciar fuori le banche? Ma, Tremonti, nei libri che scriveva, non riservava loro peste e corna?
Un piccolo regalino, tanto per farle sedere anch’esse a tavola: il giorno di paga, da decenni – nella scuola – è sempre stato il 23 d’ogni mese. Ciò significava che la mattina del 23 quei soldi erano disponibili con la relativa valuta. Talvolta, giungevano già il 22, sempre – però – con valuta al 23.
Un mattino, mia moglie va a fare l’estratto conto – era un 23 – e lo stipendio non c’è. Mah, ci sarà stato un ritardo…e il 24 mattina i soldi ci sono.
Mese seguente: idem.
Vai a vedere che…con i “larghi respiri” della sua politica da “economista”, s’è inventato di giocare sulla valuta…invece no: peggio.
Il buon Tremontino, con la legge del 28 Gennaio 2009 – “Decreto anticrisi” – ha varato una serie di norme che consentono alle banche d’appiopparvi altri balzelli, di una certa consistenza, anche per modesti “sforamenti” sul conto. Collegamento in nota[8].
Cosa succede?
E’ il 23 (ma per altre amministrazioni, industrie, ecc può essere un altro giorno) e vi recate in un supermercato. Sapete che, quel giorno, vi sarà pagato lo stipendio e che la valuta viene conteggiata proprio il 23.
Quello che non sapete – sono le 11 del mattino – è che quei soldi saranno effettivamente versati soltanto in tarda serata: quindi, in quel momento, sul vostro conto non ci sono.
Siete lì perché s’è scassato il frigorifero e dovete cambiarlo: vostra moglie è in ansia per l’arrosto che rischia d’andare a male…beh, se i soldi ci sono…
Comprate il vostro frigorifero nuovo, lo pagate con il Bancomat e la banca lo accetta (ai lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato la banca lo concede) ma…se “sforate” anche solo di 10 euro, vi vengono appioppate una serie di tasse e balzelli, diversi da banca a banca.
Le associazioni dei consumatori si sono ribellate ed hanno promesso fuoco e faville, ma Tremonti se ne fa un baffo e passa oltre: c’è la “crisi”, qualcuno deve pur pagare le tonnellate di titoli “tossici” (che, a suo dire, in Italia non esistevano) e quel “qualcuno” siete voi. Sursum corda: state contribuendo ad appianare il bilancio della vostra piccola banca, la quale fa parte di un grande gruppo bancario, il quale è direttamente collegato con quelle belle Bande Bassotti di qua e di là dell’oceano che hanno creato il bel giochetto di creare denaro dal nulla. E voi pagate il conto. E’ come entrare in un ristorante, osservare la lista, stabilire che si spenderanno 25 euro a testa e poi…pane, coperto e via discorrendo…pagarne 40!
Oltre queste considerazioni di bottega – che, però, è necessario fornire se si vuole fare seriamente informazione – c’è un dato sconfortante: il 90% della classe politica (non osiamo proprio il 100%...) è convinto che Tremonti sia il salvatore dei conti pubblici.
In realtà, tutto il lavoro di Tremonti è stato accuratamente preparato per far entrare nella nassa gonzi e allocchi, già da quando – siamo nel 2008, campagna elettorale – pubblica (Mondadori, ovviamente) “La paura e la speranza”, ossia il suo pamphlet di anti-globalizzatore.
Ne riportiamo la presentazione comparsa sul sito di IBS libri, perché è una chicca:
“Abbiamo i cellulari ma non abbiamo più i bambini. In un mondo rovesciato, oggi il superfluo costa meno del necessario. Vai a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette; stiamo consumando le risorse del pianeta; e dal mondo non vengono segnali di pace. Giulio Tremonti ha compreso ciò che sta emergendo nella consapevolezza comune: la globalizzazione, tanto celebrata, ha un lato oscuro, fatto di disoccupazione e bassi salari, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali. E, per l'Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono sia i numeri della popolazione, sia i numeri della produzione. Tremonti racconta le cause della situazione attuale, i passi falsi della politica e le spietate dinamiche della finanza internazionale, delineando i contorni della crisi globale di cui ogni giorno vediamo singoli episodi. Ma cerca anche di indicare una strada percorribile per superare questo momento e vincere la paura. La pianta della speranza non può nascere solo sul terreno dell'economia, ma su quello della morale e dei principi. Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell'identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al '68 e ai suoi errori[9].”
A parte quel generico attacco alla “direzione” presa con il ’68, potrebbero essere una serie di principi che tutti potremmo controfirmare, persino Vendola o qualche gruppo extraparlamentare, a destra come a sinistra, cattolici e non, Sud e Nord.
Vorremmo chiedere a Giulio Tremonti cosa ne è stato “del pane e delle bollette”, con salari e pensioni che perdono potere d’acquisto oramai mese dopo mese, migliaia di euro persi in pochi anni[10]. A fronte, manager come Marchionne che guadagnano migliaia di volte quello che intasca un loro dipendente e sputano pure nel piatto.
Ma, soprattutto, chiediamo conto a Tremonti – quello che scriveva di “pane e bollette” – perché ha licenziato spese per 2,132 miliardi di euro alla Protezione Civile (non sapeva? Sapeva? A scelta: gonzo o corrotto) oppure le spese pazze del Sultano e della sua corte da operetta.
E lo indichiamo anche a coloro i quali pensano che, comunque, così andava fatto – i Bersani, i Di Pietro, i Casini ma anche i Renzi ed i Fini, che oggi s’atteggiano a censori per una nuova morale della politica – perché quando si parla di “pane e bollette” prima delle elezioni, dopo non si può finire a puttane e marchette.
Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.
[1] Fonte: http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=27182
[2] Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/economia/2010/02/01/maddalena_g8.html
[3] Fonte: http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=8856:g8-di-berlusconi-una-lista-di-follie-di-sprechi-e-di-appalti-ai-soliti-noti&catid=37:politica-interna&Itemid=154
[4] Vedi: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/soldi_dal_sulcis_alle_barche_vip_insulto_ai_sardi_senza_lavoro-4252723/
[5] Vedi: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/silvio-quanto-ci-costi/2119170
[6] Vedi : http://www.flcgil.it/attualita/la-manovra-economica-penalizza-ulteriormente-i-dipendenti-del-pubblico-impiego-cesseranno-il-lavoro-con-una-liquidazione-piu-leggera.flc
[7] Fonte: http://3.flcgil.stgy.it/files/pdf/20101021/circolare-inpdap-17-dell-8-ottobre-2010-interventi-in-materia-di-trattamento-di-fine-servizio-e-di-fine-rapporto_2.pdf
[8] Vedi: http://banca-del-risparmio.blogspot.com/2009/06/commissione-di-massimo-scoperto-si-paga.html
[9] Fonte: http://www.ibs.it/code/9788804580669/tremonti-giulio/paura-speranza-europa.html
[10] Fonte: http://city.corriere.it/2010/09/28/milano/i-fatti/salari-dieci-anni-valore-sceso-oltre-5000-euro-30891568890.shtml