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19 febbraio 2018

Perché voterò il M5S


Non è poi molto importante sapere per chi voterò io, ma è l’occasione per fare quattro chiacchiere e, magari, per chiarirci meglio qualcosa che ancora non è proprio del tutto ben compreso. Le elezioni saranno una noia mortale – già lo percepiamo – tutti cercheranno di sputtanare tutti – già lo vediamo – dopo, tutti avranno vinto, ed anche questo lo sappiamo da decenni. Fin qui, niente di nuovo.
Queste elezioni, però, qualcosa d’importante lo riservano: osserviamo, ogni giorno che passa, la disperazione di una classe dirigente che non riesce più a “bucare” il teleschermo, oppure ad impressionare con le “veline” delle agenzie. Ogni notizia è già un deja vu, ogni commento è la solita lagna, ad ogni attacco corrisponde, dall’altra parte, la solita gazzarra o la battuta pungente. A volte sono addirittura divertenti, nella loro insulsaggine. Da dove vengono?

Vi stupirà, ma la storia delle classi dirigenti italiane sta tutta in un trafiletto, senza occultare quasi nulla di veramente importante.
Dapprima vi fu la classe dirigente risorgimentale, che aveva l’obiettivo di unire il Paese e che s’espresse fino alla Prima Guerra Mondiale (fine degli obiettivi del Risorgimento). Con gli ultimi aneliti di Giolitti abdicò, lasciando un Paese vittorioso che, però, non se n’era accorto. Salì al potere la classe dirigente fascista, nel bene e nel male, e finì molto male: quella volta gli italiani s’accorsero sulla loro pelle che non avevano vinto. Si fece avanti la classe politica cattolica, sponsorizzata dal Vaticano, e ancora oggi, almeno credo, ogni settimana i politici d’ispirazione cattolica (anche d’opposti schieramenti) s’incontrano per una breve colazione (il Giovedì?) in un discreto convento di monache, a Roma. L’hanno sempre fatto, quando c’erano Togliatti e Nenni, Craxi ed Almirante, Prodi e Berlusconi, mentre imperava il Gauleiter Monti…e penso che continuino anche oggi, è la tradizione. Come abbiamo letto nella riga sopra, con Monti era iniziata la stagione dei Gauleiter, ossia dei Governatori coloniali inviati dal grande Nord, che portano tutti – è d’obbligo! – una faccia italiana. Magari rifatta col bisturi, oppure imbrattata di cerone. Fine della brevissima storia.

Denominatore comune di tutte le classi dirigenti italiane è stato di rivolgersi a noi, tutti, zappatori od impiegati, tornitori o medici, pensandoci un branco di cafoni incapaci di comprendere cosa volesse dire “governare”: anche i migliori (per esempio le classi dirigenti dell’ultimo dopoguerra) non abbandonarono mai quella spocchia tipica di chi si crede “mandato da Dio” per “sopportare” questa massa di rompicoglioni, che bisogna comunque blandire perché il loro voto ci è necessario. Per farci dopo, ovviamente, tutti i fatti nostri.

Difatti, dal 5 Marzo 2018 – a sentire loro – sarà abolita la Riforma Fornero, chi non ha reddito riceverà un bel reddito di cittadinanza, col quale, magari, riprendere gli studi universitari mai conclusi senza pagare tasse…e via discorrendo. I cafoni bisogna farli sognare: fanno castelli in aria e continuano a campare, sgobbando. E, con loro, pure noi. Senza sgobbare, ovvio.

Dobbiamo riconoscere che mentre gli altri, nel 1200, sancivano i grandi principi del Diritto (Habeas Corpus), noi ci divertivamo a condannarli all’Inferno in alcuni libelli, poi assunti a Grande Saga Nazionale dell’Empireo & dintorni. Ben scritta, per carità: a dire le cose siamo sempre stati bravi. Quando altri davano la caccia all’oro nelle appena scoperte Americhe, noi riposavamo con Durlindana e le ultime saghe cavalleresche del tempo. Quando, infine, le cose si fecero serie: della serie che c’era un Parlamento (Inghilterra), oppure un’Assemblea dei tre stati (Francia), quelli che potevano andavano a Londra ed a Parigi per respirare le “arie di liberà”, per poi tornare a fare il solito Marchese del Grillo di tutti i giorni. E, qui, parte la stagione risorgimentale di cui sopra.

Certo…“poeti, santi e navigatori”, ma oltre a questo…niente…e, oggi, un vago sapore d’amaro ed incompiuto sale dallo stomaco, dai visceri, dove riposano le memorie dell’imperfezione mai scalfita.

Qualcuno ritiene che “l’Italia collasserà” anche come forma statuale. Può darsi, ma ci credo poco: gli Stati Nazionali tirano avanti alla belle e meglio, un po’ acciaccati ma vivi e vegeti, l’UE è solo una prosecuzione, con qualche novità, del trattato di Versailles del 1919. L’impianto è sempre il medesimo. La “nuova” Europa li ha perdonati per secoli di nequizie e li ha benedetti: su, correte, andate incontro al Mondo 2.0 che avanza…

Noi, ci andiamo con una sorta di manager che, nel 2018, ritiene che l’auto elettrica sia una panzana colossale, con la quale non perdere tempo: la residua industria automobilista nazionale s’allega, in colonna, al seguito di cotanto leader. Certo: ai tempi di Stevenson c’era anche chi continuava a credere nei cavalli. E’ normale che ci sia un dissidio fra innovatori e conservatori: noi, però – guarda a caso – scegliamo sempre i secondi. Quando entrammo in guerra, nel 1915, c’accorgemmo che nessuno, in Italia, era in grado di costruire un aeroplano: avevamo, però, splendide anticipazioni, fantasiosi disegni, opera di Leonardo. Arrivammo al frullatore “Balilla” dell’Ansaldo nel 1916.

Eppure, gli italiani lavoravano, da Torino a Napoli, non solo nei campi ma nelle officine, nei cantieri, luoghi dove il pensiero empirico incontrava la tradizione idealista, e qualcosa ne scaturiva, come le prime navi a vapore del Regno delle Due Sicilie, anticipatrici, anche nel confronto con le altrui realizzazioni. All’avanguardia, ma senza crederci, come se la cosa non ci riguardasse.

E’ un andazzo che si perde nella notte dei tempi: ad Augusto fu condotto un artigiano che aveva inventato un tipo di vetro infrangibile. Gettò il vetro per terra e non si ruppe. Pensò un attimo, poi disse due parole all’orecchio di un pretoriano: due minuti dopo era già stato sgozzato. E se questo vetro “miracoloso” diventa più prezioso dell’oro?
Non importa se il futuro imperatore Tiberio – allora giovane generale – gli raccontava che era inutile continuare ad avanzare in Germania verso L’Elba per razziare oro: il sistema non reggeva più, meglio fermarsi sul Reno e commerciare. Vizio antico, sul quale continuiamo ad interrogarci ed indugiare.

Dunque, dopo questi esempi – e molti altri che tutti conoscono – qual è la sentenza che ne scaturisce?
Che la nostra classe politica non riesce a comprendere – e di conseguenza ad aiutare – le nostra imprese: sono viste come pecore da tosare dando, in cambio, quattro spiccioli con leggi ad hoc, sempre che ci sia un preventivo accordo. Ossia, una parte dei soldi che ti do devono tornare nelle mie tasche: basta sfogliare un giornale per imbattersi in centinaia di queste notizie.
Di conseguenza, l’unico mezzo che hanno le imprese è spremere sempre di più i lavoratori, e lo Stato – da Treu in poi – fornisce rapidamente apposite leggi sul lavoro per taglieggiarli meglio: la competitività! I mercati ci osservano!

Questa vecchia classe politica – come si arroccarono gli ultimi epigoni della destra/sinistra storica – s’aggrappa al potere con le unghie e con i denti: inoltre, l’UE non trova altri che facciano i Gauleiter per lei, perché l’offerta deve essere fedele e “qualificata”.

Qual è, allora, l’obiettivo da raggiungere con il minimo impegno della scheda elettorale? Votare contro Berlusconi perché è patetico? Contro Renzi perché è uno sbruffone? Contro Salvini, Grasso e tutti gli altri? Non serve, sono la corazzata Potemkin del malaffare, aggravata da una considerevole dose d’ignoranza.

Gli unici ad essere ancora “votabili” sono i 5Stelle, c’è poco da cincischiare.
Sono gli unici ad avere una parvenza – con tutte le loro ingenuità e gli errori commessi – di buona volontà, di voler interpretare (e correggere) questo mondo difficile da capire, dove si scommette sulla salute dell’azienda di Tizio fra cinque anni. Chi dice scende, chi dice sale. Non c’è nulla di male a scommettere però, che le banche conteggino queste scommesse nei loro bilanci, è pura follia. Non è nulla di economico: è solo una follia.

Comprendo tutte le prudenze ed i sospetti di tanti. Se avessero voluto creare un “contenitore” per gli scontenti, per chi si ribella, per chi è schifato da questo modo d’interpretare la politica, avrebbero inventato qualcosa di molto simile al partito di Grillo. Ma non ne abbiamo le prove.
Se, all’opposto, il fenomeno è genuino, ecco che sarebbe stato una pletora di ragazzotti un po’ sperduti e, fra di loro, i soliti approfittatori e venduti o, ancora, disposti a vendersi per i rituali trenta denari. I 5Stelle, però – faccio notare – non vogliono massoni nelle loro liste: scegliere, fra le stelle e il grembiule.
Non andare a votare? Possibile, ma a loro non frega un accidente, a meno che l’astensione non raggiunga l’80%, ma anche in quel caso s’inventerebbero qualcosa di strabiliante: la Commissione Parlamentare per Sondare le Tendenze Astensioniste dell’Elettorato.

Cosa potranno fare i giovani parlamentari grillini?
Non potranno fare molto – il sistema è ancora blindato, e faranno muro contro di loro: ci aspetta l’ennesima copia di Renzusconi, o qualcosa di simile (personalmente, prevedo Maroni a capo del governo) – nel senso di varare nuove leggi o cambiare l’andazzo imperante, però una cosa potranno farla.
Con la loro presenza, dovranno testimoniare, ogni giorno che passa, che i cittadini italiani non sono più cafoni, villici, zotici, bifolchi, villani…ma cittadini di uno Stato, dove hanno doveri (da esigere) e diritti (da rispettare).
E’ un passo che sembra scontato, ma così non è: il Conte di Macerata Paolo Gentiloni non è molto diverso dal suo avo Vincenzo Ottorino, che operò nel Regno d’Italia e convinse i cattolici ad entrare in politica.
Nulla è cambiato in questa landa italica, dove il diritto del censo (imprenditoriale, politico, finanziario) opprime come un tempo. Mancano i cannoni di Bava Beccaris, ma l’aria che si respira è la stessa, ci pensa mamma Tv a spruzzare il deodorante. Sì, quell’odore di m…che ben conoscete.

Prima di lasciarvi, vi voglio raccontare un fatterello che, spesso, mi ha fatto riflettere sulle umane, italiche sventure.

Primi anni ’90, mi trovavo a Roma per un matrimonio e non mancai d’andare a salutare il mio editore, il compianto Angelo Quattrocchi, di Malatempora.
La serata era fresca e, dalle finestre, s’udivano appena le mille voci di una Trastevere d’altri tempi: seduti al buio, bevevamo qualcosa. All’improvviso, parlò.
“La vedi quella panca?” mi disse, indicando di fronte a sé. 
“Molti anni fa, proprio su quella panca, era seduto tutto lo “stato maggiore” del Partito Radicale…c’erano Spadaccia, Pannella, la Faccio…e c’era anche un giovane di belle speranze, che rispondeva al nome di Francesco Rutelli. Visto che era belloccio ed educato, decidemmo che sarebbe stato lui ad essere il capolista…cercammo, anche noi, di sfruttare un po’ i voti delle sempre “tanto buone” mamme italiane…e passò, fu eletto…”
Già, passò. Quanta acqua è passata, e quanti ne sono passati senza che cambiasse niente.

Voglio puntualizzare che non ricordo a quale carica fu eletto Rutelli: la riunione avvenne intorno alla fine degli anni ’70. Il Partito Radicale, all’epoca, lottava su temi d’importanza culturale e sociale – il divorzio, l’aborto (che già esisteva, ma era sempre clandestino e rischioso per le donne), la carcerazione preventiva (ricordate il film di Sordi?) e tanti altri. Per chi era “asfissiato” dal perbenismo comunista e dall’edonismo socialista, pareva una buona causa: soprattutto, si sottolineava sempre l’importanza d’essere considerati cittadini.
Lo votai parecchie volte: smisi quando m’accorsi che s’allontanavano troppo dai temi sociali – che erano, invece, parte dei vecchi programmi del Partito Radicale storico (quello fondato da Felice Cavallotti ed Agostino Bertani) – e che, con la ri-fondazione del 1989, divenne una quinta colonna del potere europeo. Guardate, proprio in questi mesi, cosa fa la Bonino.

Oggi, alcune di quelle antiche istanze compaiono nei 5 Stelle: si pensi al reddito di cittadinanza, alla specchiata onestà, insomma, a come dovrebbe comportarsi un vero governo. Così, li voterò.

Provare?
E cosa costa?
Basta non crederci del tutto, beninteso, non gridare “al lupo” prima del tempo, ma nemmeno avere un approccio fideista senza la minima critica.

27 maggio 2013

La musica è finita


Ecco, la musica è finita

gli amici se ne vanno,

che inutile serata...”

Califano – Bindi – Nisa, La musica è finita, 1967



In tre soli mesi, la parabola del M5S ha percorso un’inarrestabile ascesa: il gongolare per il trionfo elettorale, poi “piccoli politici crescono”, quindi “siamo i più belli della nidiata” e, infine, “non avevamo capito un cazzo”.

Credo che chi ha sdoganato il “vaffa” nella lingua italiana mi perdonerà se – invece di usare “cavolo”, “mazza”...o qualsiasi altro sinonimo – ho usato il termine principe, adoperato ogni giorno in mille piazze italiane.

La parabola del M5S è conclusa: dalla speranza di molti italiani che si riuscisse a voltare pagina, si è finiti nel miglior stile democristiano, ossia...c’è differenza fra elezioni politiche ed amministrative...è stata solo un’impasse temporanea...il crollo del PD-PdL ci aprirà le porte di sconfinati orizzonti...aspettate, gente, aspettate e vedrete...

Abbiamo già visto.



Gli errori del duo Grillo-Casaleggio sono immensi, incredibili, pazzeschi: a meno che non fossero la solita false flag, allora tutto si spiega. Personalmente avevo questo dubbio, ma non mi piace fare il complottista per poi gongolare affermando “io l’avevo detto”, perché alla maggior parte dei complottisti non viene mai chiesto il conto quando sparano minchiate. Vedi la guerra all’Iran, che doveva scoppiare duecento volte negli ultimi 10 anni.

Come si possono definire “troll” il popolo che li ha votati, soltanto perché chiedono conto della politica del movimento, delle scelte, delle mancate scelte, delle esternazioni, delle mancate esternazioni...insomma, della mancanza della politica che non sia un tristo conteggiar di scontrini?



Uno dei due fa il veggente e prevede disgrazie a iosa, copiando (e male) i peggiori esegeti di Nostradamus, l’altro un giorno distrugge computer e quello dopo li santifica, beve l’acqua dell’auto ad Idrogeno e poi sparisce dal programma del movimento ogni accenno all’Idrogeno come vettore energetico.

Quando chiedi conto delle scelte, ti rispondono “che hai sbagliato a votarlo”: va bene, grazie, non lo farò più. Scusate.



La politica – che ti piaccia o no, Grillo – è l’arte del compromesso per ottenere il massimo con il minimo delle concessioni: non ti chiediamo di conoscere Sun-Tzu e la sua “Arte della guerra” ma – per Dio – se costruisci un movimento così importante fino al punto d’occupare quasi un terzo del Parlamento, qualche risposta – dopo – la devi dare? O pensi che sia tutto uno show, calato il sipario tutto finisce e passi a ritirare l’assegno?

Grillo, maledizione, cerca di rinsavire!



Quando i “101” ribelli del PD non votarono Prodi, ti rendesti conto che era una minoranza che cercava di schiacciare una maggioranza perché tu – sì, proprio tu – avevi bruciato tutti i ponti alle spalle? Una volta che i tuoi fantaccini risposero picche a Bersani, questi si fregarono le mani, fecero fuori il tuo “Gargamella” e corsero da Berlusconi per continuare tutto come prima, affari compresi, ovvio.

La Finocchiaro esternò che “non c’erano mai state intenzioni serie di fare un governo PD-M5S”. Non t’è mai passato per la testa che la Finocchiaro fa parte della “carica dei 101”?

Ah certo...la tua strategia era: se questi fanno il grande inciucio, la volta seguente noi prenderemo il 100%. Permettimi di ridere: leggi i risultati di oggi. Qualcosa non va? Eh, certo...



Gli italiani che t’avevano votato non desideravano che le tue povere ed impreparate truppe perdessero i giorni e le notti a fare i conti degli scontrini. Fatto un prelievo sullo stipendio base (come faceva il PCI un tempo), credevano che potessero in seguito essere liberi di mangiare una pizza dove e come volevano. Magari non sempre la solita margherita, e magari occuparsi di politica vera, che ce ne sarebbe un gran bisogno.

Gli italiani non hanno reagito come ti aspettavi: evidente, lampante, chiarissimo.

Hanno semplicemente riflettuto: se nemmeno questi fanno una mazza, non serve scaldarsi per andare a votare. Ed a voltarli. Non ti sbagliare a dire “sono gli elettori che sbagliano”: è la peggiore idea che ti può passare per la testa.



Non hai capito che avresti avuto l’occasione di fare una trattativa seria – detto in soldoni, avevi Bersani per le palle – e che l’Europa doveva stare a guardare, non aveva scelta. L’Italia che esce dall’euro? Fine dell’UE.



Addirittura, la Merkel si sbilanciò: l’occupazione? Si crea col turn over, ossia mandando in pensione i vecchi e mettendoci dei giovani. Mario Draghi propose addirittura di mettere un interesse negativo sui conti che le banche avevano nella BCE – obbligandoli, in questo modo, a tornare a fare le banche, invece di godersi gli interessi dei soldi che la BCE stessa dava loro – e di “cartolarizzare” i 40 miliardi dei debiti dello Stato verso le imprese, che sarebbero stati “girati” agli Stati. A ben vedere, per una volta, le Nazioni sarebbero tornate a godere del diritto di signoraggio (1).

Già, ma ci voleva un po’ di muso duro, la certezza che in Italia le cose erano cambiate e che si dovesse, per forza, presentare il conto alla Germania.

Intanto, tu chiedevi ai tedeschi “d’invaderci”: ma ti rendi conto di quanto sei infantile, di come tratti la politica internazionale come un banco di frutta e verdura al mercato rionale? Ti rendi conto di non capire una mazza di politica?



Adesso non c’è più nulla da fare: raschierai il fondo del barile con i voti dei leghisti delusi, magari con qualche transfuga della destra, ma col tuo vero serbatoio di voti – quell’accozzaglia di gente che ancora pensa “a sinistra” – hai chiuso, queste elezioni lo hanno sancito, gli “share” a due cifre sono passati ad una cifra sola, fine di un sogno.

Ti do un consiglio, anche se non lo meriteresti: fai come fanno i partiti seri. Riconosci la sconfitta – invece d’atteggiarti a democristo d’antan – e metti all’ordine del giorno un congresso. Sì, un vero congresso.

Un posto dove tutti gli aderenti ed i simpatizzanti del tuo movimento possano parlarsi senza timori d’anatemi e scomuniche: hai sognato una “Città del Sole”, ed al risveglio c’era Machiavelli ad attenderti.

Fai un atto d’umiltà, e dai libertà di parola (e di voto) ai nostri “cittadini” rappresentanti.



(1) http://www.economiaweb.it/pmi-una-speranza-chiamata-draghi/