La casa natale di Pertini (oggi non più tanto "bella")
Oggi è venuta a trovarci la zia, che ha quasi novant’anni ma
è arzilla: spesso attraversa la strada all’ora del caffè, s’accomoda in
poltrona e, mentre aspetta la tazzina fumante, ricorda e racconta. Perché la
zia è nata a Stella, il paese di Pertini, come tutta la famiglia di mia moglie.
Io stesso abitai a Stella in anni lontani: proprio nel 1978
quando – caracollava fra le colline ed i passi – la vecchia Millecento del
Comune, quella con gli altoparlanti che udii strombazzare per monti e valli:
“Il compagno Sandro Pertini, nostro concittadino, è stato eletto alla
Presidenza della Repubblica, il compagno...”. Già: all’epoca, anche i
socialisti si chiamavano ancora “compagni”.
Ma la zia racconta un’altra storia: quando, giovanetta,
usciva dalla scuola elementare e la mamma andava ancora a prenderla, perché era
piccola e bisognava attraversare la strada. Vicino alla scuola, sorgeva una
bella casa e, spesso, si vedeva una bella signora con cappello e veletta:
talvolta, però, la signora piangeva e s’asciugava le lacrime col fazzolettino.
Ovvio che la zia, piccina, domandò il perché del
comportamento e la madre rispose “Eh, perché i suoi figli si fanno la
guerra...” La piccola poco comprese, ma fu d’accordo nel pensare che – se due
figli si fanno la guerra – la mamma piange. E cosa dovrebbe fare?
Era la versione “edulcorata” dell’eterno conflitto fra
Sandro ed il fratello Giuseppe (detto “Pippo”) il quale era fascista e podestà
fascista di Stella. Qui – come sempre nelle ricostruzioni postume – le versioni
storiche divergono: le destre affermano che Pippo salvò molte volte Sandro
dalle sue “intemperanze” politiche, le sinistre ricordano che fu proprio Pippo
a denunciarlo. Chi la racconta giusta? Mah...
Come per tanti altri casi – la vicenda Valenti/Ferida, per
esempio – si va ad esplorare con la mentalità odierna storie insanguinate
dell’epoca, dolori d’entrambe le parti, presumendo di poter pesare il piombo
con il bilancino del farmacista e, con questi mezzi, ordire il tessuto della
politica. E qui la chiudo, non prima d’aver ricordato che grazie a queste
“abitudini” abbiamo allungato la scia di sangue per mezzo secolo e non abbiamo
una storiografia accettata, sia per la politica nazionale e sia per la politica
estera.
E la zia continua: la famiglia di Pertini era benestante,
proprietari terrieri, ma il padre aveva il vizio del tavolo verde...così la
moglie, donna energica e risoluta, ordinò il trasferimento della famiglia nella
natia Stella, giacché vivere a Savona era troppo “pericoloso” per le finanze
familiari. Storie d’altri tempi, di quando le donne portavano la veletta, gli
uomini fumavano il sigaro, si sfidavano a duello e perdevano fortune senza
battere ciglio.
L’ultimo ricordo è del Pertini Presidente: a tutti i costi,
volle – sua sponte – far avere un finanziamento al sindaco del suo amato borgo
per costruire un ponte, giacché una parte del paese era obbligata ad
attraversare il fiume mediante un guado, ancora nel 1980. Il finanziamento
giunse, ma il ponte mai si vide: Pertini se lo legò al dito e, nell’occasione
di una visita a Stella – di fronte a tutte le autorità convenute – quando il
sindaco gli tese la mano, ritirò la sua.
Qui si fermano i ricordi della zia, anche perché deve
scappare: è tardi ed il sole inizia la parabola discendente che lo porterà
presto a coricarsi dietro le colline di ponente, non lontano dal massiccio di
Capo Noli. E non sta bene fermarsi a casa altrui quando cala la sera.
Se i ricordi della zia finiscono, iniziano i miei perché –
per uno strano caso della vita – dovevo ancora incrociare quella di Pertini,
seppur per interposta persona.
Nel 1980, un amico mi chiese se c’era – a Stella – un grande
cascinale dove impiantare un allevamento di capre: portai il novello “caprista”
– rampollo di famiglia moooolto benestante di Milano – a parlare col mio
padrone di casa (musicista, e grande amico). S’accordarono per una cascina un
po’ sperduta, ma grande e con molto terreno.
Si dà il caso che la mamma dell’amico fosse la sorella di
Carla Voltolina, la moglie di Pertini: dunque, il Presidente era lo zio
acquisito.
Quando vidi la casa mi vennero i tremiti, a pensare il
cemento che sarebbe stato necessario impastare per riuscire, almeno, ad
abitarci ma non erano affari miei, nel senso di “cemento mio”. E poi, come in
altre case sperdute, nel 1980 non c’era ancora la corrente elettrica.
Mi venne spontaneo consigliargli, fra il lusco e il brusco:
“Parlane con tuo zio...”
Così fece, durante una visita a Roma.
Pertini mantenne la promessa, ma nell’ordine di
presentazione delle domande all’ENEL: le case sperdute di Stella ebbero
l’allacciamento alla corrente elettrica, ma il nipote – che aveva fatto domanda
per ultimo – fu l’ultimo ad avere il collegamento.
Questo era l’uomo Pertini.
Negli ultimi tempi della presidenza, tornava a Stella solo
per recarsi al cimitero e non passava – come prima – dalla federazione
socialista di Savona: s’era installato nel PSI un gruppo che non gli piaceva,
odor di massoni, d’affari sporchi. Una notte, saltarono per aria alcune ruspe
vicino ad un ponte in costruzione: nessuna vittima, ma l’avvertimento mafioso
fu chiaro.
Pertini non voleva nemmeno vedere quella gente e se ne tenne
alla larga, non potendo fare di più: forse si sentiva vecchio e deluso dal
volgere degli anni, dal malaffare che avanzava imperterrito, dalla morale
pubblica calpestata.
C’è un breve aneddoto da raccontare al riguardo: molti anni
dopo Mani Pulite, i “vecchi” del PSI (pluricondannati, amnistiati, prescritti,
ecc) si riunirono in un teatro cittadino per un “rendez-vous” del partito che
non esisteva più, che s’era dissolto insieme ai suoi affari sporchi.
Semplicemente, gli affari sporchi avevano cambiato via e gli uomini casacca.
Un amico – che riuscì a penetrare alla chetichella –
assistette ad una scena gustosa: dal loggione alla platea, due uomini
s’insultavano ed il primo urlava all’altro “Ladro!” ed il secondo rispondeva
“Cornuto!”. Il bello – commentò – è che entrambi avevano ragione.
Ogni tanto salgo a Stella, per un motivo molto semplice: si
mangia la miglior pizza dei dintorni e ho ripreso a salirci volentieri. Molto è
cambiato.
Per me, tornare lassù mi rimembra persone oramai scomparse,
avventure giovanili, amori, amoretti ed amorini...ed i sogni della mia
gioventù.
Per altri – quelli che devono eleggere un nuovo presidente –
dovrebbe “rimembrare” altro ma si sa, la virtù costa ed il vizio è gratuito.
Oramai, se ricordi Pertini, qualcuno ti risponde che è stato un Presidente come
gli altri un uomo “d’apparato”: se vi dovesse capitare, diffidate di quella
persona, perché vuole soltanto dissipare uno dei pochi patrimoni d’onestà che
l’Italia è riuscita a condurre così in alto.
Magari lo eleggeranno “a sua insaputa”: oggi usa molto, fa
fine e non impegna.
