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26 ottobre 2010

Roba da pazzi






Stavo per mettermi a rifinire l’articolo nel quale desideravo spiegare perché, non avevo accettato l’invito di Faremondo, a Bologna per il 24 Ottobre – non tanto perché la mia presenza contasse qualcosa, bensì per approfondire il discorso di “come” e “perché” “uscire dalla Rete” – quando mi sono imbattuto in uno di quei sassi che, se li “becchi di punta” come l’ho preso, ti fanno stramazzare con la faccia nel fango.
Roba del genere dovrebbero pubblicarla solo per i minori di 12 anni e per gli over-90, perché tutti gli altri – se solo si rendessero conto di quel che c’è scritto – dovrebbero sobbalzare sulla sedia e chiamare i Pompieri, i Carabinieri, Terminator, John Wayne…il Mago Otelma…

Repubblica, riporta[1] un articolo comparso sul Financial Times Deutschland a firma di Juergen Stark: Stark è membro del consiglio della Banca Centrale Europea, un personaggio molto vicino al suo Presidente, il francese Jean-Claude Trichet. Ergo, questo è il “verbo” della BCE, non un’illazione, una fanfaluca, una “voce dal sen sfuggita”, una battuta, una barzelletta. Sembrerebbe, dunque, una cosa seria.
Difatti, il tono di Stark è serissimo e lapidario, al punto che è persino difficile immaginare le solite, fiacche “smentite”:

Quello che ci serve è una vigilanza fiscale e macroeconomica de-politicizzata, regole di bilancio più forti e più severe, meccanismi di sanzione più semplici quando tali regole vengono violate e uno stretto coordinamento in politica economica. Una sorveglianza depoliticizzata può essere meglio realizzata da un organismo indipendente, che sia ufficiale o non ufficiale.”

“Con quella bocca può dire ciò che vuole!” – verrebbe da dire – se Stark fosse persona che si rende conto di quel che dice. Probabilmente no: mi sa che Jeurgen Stark è uno di quei tizi che, nelle amministrazioni, vengono scherzosamente definiti “gole profonde”. In pratica, quando si vuole far sapere erga omnes qualcosa, si va dalla “gola profonda” e si sussurra al suo orecchio la notizia, aggiungendo l’ovvia precauzione della segretezza. Il gioco è fatto: dieci minuti dopo, lo sanno anche quelli che erano fuori sede per servizio.
Se, invece, dovessimo – e, trattandosi di una fonte ufficiale, dobbiamo considerarla attendibile – saremmo oramai nell’ambito della cospirazione.
La giustificazione di tanto ardire? Eccola:

Vi è il rischio che il consolidamento di bilancio divenga meno importante, non appena un certo grado di riduzione del disavanzo avrà calmato i mercati”.

Qui, il buon Stark, è nella versione “babau”: siamo dunque in presenza non solo, come prima ipotizzavamo, della solita “lingua assatanata”, pronta a rivelare anche chi si tromba l’addetta alla triturazione dei documenti “sensibili” della BCE, bensì di un robottino giapponese multifunzione. Lo volti, apri la zip celata nelle pieghe della giacca, accendi il monitor e selezioni la voce desiderata.
Il menu è ridotto e non comprende alcune funzioni avanzate, che erano invece presenti in quello della famosa spia russa, detta, appunto, “Anna la Rossa”: tornata in Russia, hanno selezionato il menu “Calendari sexy” ed il prodotto, immediatamente, s’è materializzato[2]. Non siamo a conoscenza se tale menu sia presente nel display di Stark: d’altro canto, la cosa non ha nessuna importanza per quel che andremo a trattare.

Juergen Stark è una “scheggia impazzita” del sistema? Uno che si è bevuto troppi Martini, ed è finito per farsi pagare l’ultimo dal solito giornalista gossiparo di turno? No, non è così.
Il suo “capo”, niente di meno che il gran Presidente della BCE Trichet – dopo aver spento il robottino-Stark – spiega:

“…che il consolidamento dei bilanci è essenziale alla ripresa e l'ultima versione definita del Patto di stabilità e crescita può andare bene per l'intera Unione europea, ma non è sufficientemente ambiziosa per il gruppo dell'Eurozona.”

Tiriamo le somme.
La BCE non considera più affidabili le istituzioni politiche europee: fatevi da parte – dice – adesso l’economia la regoleremo noi, vi piaccia o non vi piaccia.
Non siete abbastanza “ambiziosi” e, dunque, dovremo fare noi il vostro lavoro: sembra di sentir riecheggiare le parole, un poco ambiziose e parecchio blasfeme – “facciamo il lavoro di Dio” – di Lloyd Blankfein, il gran capoccione di Goldman & Sachs.
Queste cose non sono proprio una novità ma, dette in questo modo – senza peli sulla lingua – sembrerebbero indicare che lo scontro, all’interno delle istituzioni (!) europee, è oramai all’arma bianca.

Il dibattito si sposta dunque sul piano del cosiddetto “complottismo” il quale – dopo le parole di Stark, e ci meravigliamo che nessuno dei cosiddetti siti dell’informazione “alternativa” ne abbia compreso la gravità – “scade” a mera cronaca. In altre parole: questa gente non complotta più nulla nelle spelonche dell’economia globalizzata. Ce lo dice in faccia: fatevi da parte e consegnateci le vostre vite. Perché?

Diamo un’occhiata, prima, all’impianto europeo.
Si va a votare e s’eleggono i rappresentanti al Parlamento Europeo, e qui c’è il primo stop.
Logica vorrebbe che, quei parlamentari, eleggessero una maggioranza la quale esprimesse una sorta di Primo Ministro europeo. Invece no: i governi dei vari Paesi s’accordano ed eleggono una “Commissione Europea” ed il relativo Presidente.
Già qui c’è un vulnus: non è la stessa cosa se, ad eleggere il Primo Ministro Europeo (o come lo vogliamo chiamare), sono dei rappresentati (almeno!) eletti o dei Governi – certo, anch’essi eletti – perché nel secondo caso non si tiene più conto del principio di rappresentanza.
Insomma, chi decide? I parlamentari – che sono eletti in base alla popolazione residente – oppure dei governi che, domani, potrebbero cambiare? E ciò avviene di regola, non come eccezione.

Il secondo vulnus riguarda ciò che dovrebbe stare “sopra” l’impianto, ossia una legge generale contenente i principi generali, gli obiettivi e la prassi politica. Normalmente, tale legge viene chiamata “Costituzione” ed è dal tempo delle monarchie assolute che se ne sente parlare. Insomma, non è proprio una roba uscita con l’ultima pubblicità di Mac Donald.
Se, da un paio di secoli circa, tutte le nazioni si sono dotate di uno strumento insostituibile per codificare la vita democratica – “l’essenza” d’ogni democrazia – l’evidenza che l’UE non possiede un simile strumento la connota non più fra le istituzioni democratiche, bensì fra i regimi assolutistici. A meno di pensare che un escamotage come il Trattato di Lisbona sia qualcosa che assomiglia ad una Costituzione: al che, si potrebbe ribattere che anche un carro da buoi assomiglia ad un tram.
In sintesi, l’UE non è una costruzione democratica: questa non è un’opinione, né una pozione di veleno e nemmeno il frutto di chissà quali elucubrazioni complottiste. E’ nei fatti, ampiamente dimostrati.
Qualora esistesse una Costituzione Europea – denominata tale – un Presidente Europeo demandato a farla rispettare, un Primo Ministro eletto da un Parlamento, a sua volta eletto dai cittadini, quella sarebbe – nelle forme – una costruzione democratica. Non altro: il resto, sono soltanto pasticci.

E’ chiaro che, in una costruzione così “pasticciata” – per usare un bonario eufemismo – tutti possono reclamare una fetta di potere o vantare titoli per farlo.
La situazione – allo stato dell’arte – è questa: s’elegge un Parlamento, il quale non si capisce bene che rapporto ha con l’effettiva guida/controllo dell’Unione. I Capi di Stato eleggono poi una Commissione, la quale nomina il suo Presidente ed un responsabile per la Politica Estera.
Siccome c’è un evidente – ma solo apparente – vuoto di potere, chiunque si sente autorizzato ad inserirsi per manovrare le leve del potere.
Facciamo finta di seguire Stark nelle sue “esternazioni”.

Eleggiamo il Parlamento, eleggono la Commissione, eccetera, eccetera…poi, appena c’è da prendere una decisione economica: STOP!
Arriva il Presidente di turno della BCE che detta l’agenda: dunque…no, secondo i nostri calcoli…la vita lavorativa deve iniziare a 14 anni e terminare a 71…questo per il bilancio, per la solidità della costruzione europea, per il fulgido avvenire dell’Unione. Sembra d’ascoltare il Re Sole.
Le popolazioni europee avranno diritto d’esser malate, e l’UE avrà il dovere di rispettare questo loro diritto, ma senza intervenire, sia chiaro! Ciascuno è libero d’ammalarsi come desidera – siamo liberali! – ma non interverremo con nessuno strumento che concerna la sua malattia. Detto fra noi, cari amici del Consiglio della BCE, questa Sanità ci fa spendere un sacco di soldi: che facciamo, ce li spartiamo noi, oppure…
Coro: A noi! A noi! A noi!

Chissà cosa penserebbero i lontani artefici della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio: alla fine del percorso – dalla nuvoletta dalla quale osservano – potrebbero vedere la loro creatura governata da un consiglio d’amministrazione di una banca privata!
Le vite, le speranze, le decisioni, le fantasie, le gioie ed i dolori, gli ideali…tutto dovrebbe finire in un bel bilancio a partita doppia, con il banco che sempre vince, perché quella è la regola numero uno che sempre deve essere rispettata.

Qualcuno potrà dire “io l’avevo detto!”: certo, anch’io, più volte, avevo ricordato che i consessi semi-occulti internazionali sono le vere entità che governano il Pianeta. Lasciano sul proscenio i loro fantaccini politici, così se c’è da prendersi qualche pomodoro o qualche uovo in faccia risparmiano di far lavare la camicia a spese della banca.
La dichiarazione di Stark, però, traccia un discrimine, sintetizza ed esprime – con una chiarezza disarmante! – una corrente di pensiero semplice: siamo noi gli Dei del denaro, coloro che lo fabbricano e lo gestiscono. Il denaro tutto misura, tutto concede e tutto esclude: siccome siamo i maggiori esperti, lasciate fare a noi, a Juergen il Magnifico ed alla sua Corte.

Come potrete notare, non ho nemmeno menzionato la parola “signoraggio”, perché siamo già oltre: siamo alla Signoria! Bancaria.
In tempi normali, un tizio che esprimesse una simile, spregiativa dichiarazione, uno sberleffo a due secoli di conquiste democratiche, andrebbe processato. Robe da Pazzi: già, come un’antica Congiura.

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