15 agosto 2013

Caro Presidente




Gentile Presidente della Repubblica,


le scrivo con il cuore in mano, certo della sua comprensione: anch’io sono un pregiudicato, ebbene sì, lo confesso di fronte a lei ed al mondo, sperando – almeno – in un tardivo perdono.



Ho attentato alla vita altrui: da lei, così giusto ed equanime – proprio lei che ha dato un buffetto a Sallusti al posto del carcere e s’appresta a studiare attentamente il caso Berlusconi – m’attendo una parola di conforto e, se fosse possibile, la cancellazione del mio reato, per il quale ho già pagato il mio debito nei confronti della società e della Giustizia.



Lei, che è stato così lungimirante nel caso Sallusti/Cocilovo – precedendo anche un solo giorno di carcere con la preventiva grazia – sarà senz’altro così cortese da ascoltare la mia supplica, sempre che casi ben più importanti del mio gliene lascino il tempo.

Ci sarà ben un limite al numero di “grazie” che lei può concedere in un arco temporale. O no? Ma allora...lei è come un decreto “svuota carceri”! Chissà quanti immigrati, colpevoli solo di trasgressione del permesso di soggiorno, la benediranno! Ah no, solo i cittadini italiani?

Le spiegherò in poche parole la mia triste vicenda, sicuro d’esser ascoltato da una mente attenta ed empatica.



Alcuni anni or sono, riscaldavo la mia casa con una caldaia a legna: per lei, abituato al sole di Napoli, il fatto apparirà curioso...eppure sì...qui, nella profonda Langa, per riscaldare una casa per un solo Inverno ci vogliono circa 150 q di legna. Pensi che, un paio d’anni or sono, proprio qui vicino, una nonnina – rimasta senza legna, con un metro di neve fuori – non è riuscita far di meglio che morire di freddo.

Avevo provviste abbondanti per affrontare il generale Inverno, ma mancavano le “micce”, ossia legnetti piccoli per accendere il fuoco: m’industriavo con cartoni, legnetti, compensati e vecchi mobili di legno leggero. Che erano verniciati: lo sapevo, ma non avevo altro modo di procurarmi dei legnetti in quella landa abbacinata dal riverbero del cielo sulla neve, che assomigliava alla profonda Russia descritta da Alexandr Puskin ne “La figlia del Capitano”.

Lo so: dovevo accettare la mia sorte e morire onorevolmente di freddo, ha ragione.



C’è però una complicazione, in quest’Italia ci sono sempre delle complicazioni: da quando Antoine de Saint- Exupéry scrisse “Il piccolo principe”, nessuno vuol più vivere sul suo asteroide. E farsi gli affari propri.

Peccato che il mio idolo sia il Beato Robinson Crusoe, il quale (a mio parere) ebbe un po’ di sfiga solo quando incontrò Venerdì: fosse stata “una” Venerdì avrei capito, ma anche barattare il silenzio di un’isola deserta con le chiacchiere di una donna...beh...c’era da pensarci.

Cosicché, anch’io ho i miei vicini e, per la ferrea legge della statistica, ci sono sempre un paio di rompicoglioni che passano il giorno a fiutare l’aria, come cani da tartufi in pensione: non mi vengono a chiedere niente, non dicono nulla, tacciono, ma parlano come in confessionale col Maresciallo dei Carabinieri. Il quale non m’incontra, non fa inchieste, nulla: trasmette tutto al giudice di Mondovì, competente per territorio.



Del tutto ignaro, un giorno arriva il postino con una raccomandata importantissima, per la quale ci vuole assolutamente la mia, e solo la mia, firma autografa: è un Decreto Penale di Condanna per l’art. 674 C.P.



art. 674 “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a duecentosei euro.”



Insomma, diventai un puzzone certificato.



Il meccanismo giuridico del Decreto Penale di Condanna è una meraviglia del diritto: noi, per ora, ti condanniamo e paghi l’ammenda. Poi, se vuoi il processo per dimostrare la tua innocenza, fai ricorso e parte la fase istruttoria che può terminare anche con il tuo arresto. Fin qui, paghi 206 euro e finisce tutto.

Ovvio che scelgo la seconda opzione: che sia un modo per incamerare altri soldi, oltre a quelli che già ci rapinano con la TARSU, la RAI e tutte le altre gabelle?



Riuscii, fra le lacrime, a confessare la mia colpa solo all’impiegata del Tribunale (non c’era nessun altro), la quale mi porgeva il bollettino: “vada qui sotto alla Posta, paghi 206 euro come indicato ed è tutto a posto...non si crucci...”



Ma io non ricorro anche perché sono colpevole, colpevolissimo: è vero, attizzavo il fuoco con dei compensati verniciati, non c’è storia! Chissà quanti decreti penali di condanna avranno pagato quelli dell’ACNA! Mi viene un brivido solo a pensarci. E proprio nella sua città, Napoli, c’è per caso qualcuno che “getta”? Mah...



Bando alle ciance, caro Presidente, le scrivo come ad un padre per confessarle il mio pentimento: ho demolito prontamente, a colpi di mazza, la vecchia caldaia a legna e carbone e l’ho sostituita con una modernissima caldaia a pellet, con un rendimento termico del 92%! E’ quella la giusta fine che meritano i diavoli tentatori!

Sono salito sul tetto ed ho sistemato vicino al comignolo incriminato un vaso con una verbena odorosa, ho bruciato poi fasci d’incenso nel camino e, non sazio, tutti gli anni irroro il tetto con acqua di colonia: capirà, lo cospargo con la “macchina” del verde rame e mi costa una cifra...15 litri ogni stagione...ma non fa nulla, niente è mai sufficiente per l’espiazione. Come dice? Serve Chanel numero 5 per una completa riparazione? Farò un mutuo.



Eppure, la traccia resta nel casellario giudiziario (così m’hanno detto) e, soprattutto, nella mia coscienza ambientalista affranta.

A scuola non è più come prima, no, me ne sono accorto. Quando qualcuno dice “Eh...fare la doccia? Ma l’ho già fatta a Pasqua...” gli altri ridono. Se ci provo io cade un silenzio di ghiaccio: ho il marchio dello zozzone addosso, nulla da fare.

Ho tentato con l’eleganza più raffinata, con profumi costosi, deodoranti a prova d’allevamento suino...niente...ho finito per scorticarmi la pelle sotto docce bollenti, bagni turchi, in mare, nel fiume...nulla...la gente continua a pensare: se le laverà le mutande?



Serve un suo intervento: così non si può andare avanti, m’annuso le ascelle 30 volte il giorno, mi lavo le mani in continuazione, no...è il peso della colpa che m’opprime!

Voi che siete stato così comprensivo col dramma di Sallusti, che v’accingete a prendere sotto la vostra ala protettrice anche l’anima pia e penitente di Berlusconi...Eccellenza, vi prego...



“Eminenza vi bacio v'imploro...

voi vi basta una mossa una voce

c'ha 'sto Cristo ci levano 'a croce...”



Grazie, Presidente, grazie: so che capirete, ed io mi sento già salvo.



11 agosto 2013

Colpo di Ferragosto sulla CDP




Nella disperata ricerca di fondi per pagare debiti europei e rimpinguare casse italiane vuote, l’accoppiata Letta/Lupi sta rimettendo nero su bianco la vecchia proposta di Lupi (ossia di Comunione e Liberazione, e dei sodali che rappresenta): usare i denari (quasi 100 miliardi) della Cassa Depositi e Prestiti, l’ultimo baluardo di risparmio degli italiani.


Dopo che i crolli in borsa salassarono per bene i piccoli risparmiatori ora, le stesse persone, sono nuovamente prese di mira per salvare un’accoppiata che ben conosciamo: banche e cemento.

Mi sono occupato a dovere di cemento in un vecchio articolo – La guerra di Cementland – e là troverete tutte le informazioni sul settore: ciò che mi preme, oggi, è mettere a conoscenza chi non lo fosse dell’ennesima truffa che sta per materializzarsi sulla pelle degli ignari italiani: l’assalto alla “diligenza” della Cassa Depositi e Prestiti.



La Cassa Depositi e Prestiti è senz’altro la più accessibile per la classe politica, tanto che ha un “suo” uomo alla presidenza: quel Franco Bassanini che tutti ricordiamo come il primo “picconatore” della scuola italiana, con la scusa del “federalismo amministrativo”.

Come se il vostro uomo all’Avana non bastasse, è pure il marito di Linda Lanzillotta – parlamentare con Scelta Civica (Monti) e vicepresidente del Senato – che è stata anche, en passant, consulente della banca J.P. Morgan dal 2001 al 2006. Sì, proprio lei, la stessa banca che ha chiesto d’abbandonare la nostra Costituzione “perché vecchia e scritta sotto l’influenza dell’URSS” e di sostituirla con un vago giudizio dei “mercati”.

Bassanini, per chi non ricorda, fu anche chiamato in Francia per la cosiddetta “commissione Attali” da Salkozy in persona, che doveva “riscrivere” l’amministrazione francese: per fortuna che i francesi sono meno fessi e cacciarono lui e Sarkozy.

Il risparmio postale vi fa gola – lo sappiamo – è una cassa ricca, come lo era l’INPS prima che ci metteste le mani e ci metteste un solo uomo al comando, Mastrapasqua. Tremonti, con quei soldi, voleva costruire la sua “Banca del Sud”: voi, cosa volete fare? Non a caso, state per dividere i due settori delle Poste: da un lato il servizio trasporti, dall’altra quello bancario. Insomma, una “bad company” che dovrà vedersela con le paghe da fame del settore del piccolo trasporto – ma supportata, anche, dalle stesse leggi che voi avete approvato sul lavoro: estrema “flessibilità”, ossia la solita schiavitù che ha sostituito il lavoro – ed una Banca. Sì, a quel punto, le Poste saranno una vera e propria banca in grado di muoversi come tutte le altre.



Il piano è di una semplicità disarmante: partiamo dall’edilizia.

L’edilizia è in crisi, questo lo sanno tutti: picchia oggi e picchia domani sul portafogli degli italiani, aumenta l’età pensionabile (e rimanda, dunque, le liquidazioni), congela i contratti e – inevitabilmente – nelle famiglia italiane la crisi di liquidità è evidente.

Un tempo, c’erano almeno i soldi per fornire ai figli una parte del costo di un mutuo (ovvio, qui le situazioni sono le più disparate) e non obbligarli ad essere “strozzati” per 30 anni con cifre esorbitanti.

L’edilizia, di conseguenza, ha iniziato a soffrirne: sono arrivati, in soccorso, i capitali russi i quali hanno comprato a più non posso sul mercato dell’edilizia residenziale, soprattutto quella delle aree turistiche. Anche cinesi ed europei in genere (più la mafie nostrane, col loro bisogno di “ripulire” soldi) hanno contribuito a salvare il salvabile: mancando, però – si fa per dire – la “quisquilia” del mercato interno (i 60 milioni d’italiani) le cose sono iniziate a precipitare.

Anche nei bar la mattina, in quelli dove si ritrova quel mondo prima di partire per il lavoro, s’ascoltavano discorsi deprimenti: “Sì, ho quel piccolo lavoro...mettono a posto una casa...ma al risparmio...poi, più niente...” oppure “è crollato il tetto del fienile: lo rifacciamo...dopo, però...” e via discorrendo.

Le notizie ufficiali narravano di un settore in crisi, con tanti “meno” da tutte le parti e la cronaca, ogni tanto, ci raccontava di un colpo di pistola, una tanica di benzina, un volo sull’asfalto di un titolare di una piccola impresa edile.

Fin qui, senza aggiungere altro, la situazione dell’edilizia: ciascuno, secondo le proprie conoscenze, potrà aggiungere altri particolari.



Questo mondo, in realtà, è andato avanti fin troppo: perché?

Poiché le palazzine invendute, le ville dei falliti, i nuovi quartieri abitati a metà, le costruzioni “ardite” (e vuote) di qualche architetto di spicco erano trasformate, dalle banche, in pegni di credito. Ti servono 300 milioni? Quanto vale il quartiere Ovest? Tu affermi 500 milioni? Possiamo prenderci in carico il tuo “debito” in cambio di 200 milioni. Accetti?



Qui, capirete bene, c’erano una serie di vicende, contratti, accordi che avevano la peculiarità d’essere fra i più vari immaginabili, ma con un denominatore comune: le banche si riempivano di fuffa.

Oggi, il governo Letta sta cercando di “garantire” i mutui (e, quindi, banche e cemento) con una serie di scatole cinesi che terminano tutte con la Cassa Depositi e Prestiti, presieduta da Bassanini e custode del risparmio postale. Finora, la CDP investiva in ENI, ENEL, ecc.

La peculiarità di tale risparmio – non bisogna essere delle cime per capirlo – è di essere il luogo del piccolissimo risparmiatore: fondi che transitano per qualche anno, nell’attesa di trasformarsi in una piccolissima impresa. Vuoi un bar, vuoi una pizzeria...un camion, un’attrezzatura da lavoro...insomma, una faccenda ben diversa dai capitali che girano in banca.

Se ne sono accorti, ed ecco la loro “contromisura”.



Bisognerà capire – con gli attuali chiari di luna – dove gli italiani guadagneranno i soldi per pagare i mutui: due, tre anni, poi un’impresa fallisce, il lavoro viene trasferito all’estero, oppure qualcuno scappa con la cassa...le modalità sono tante, ma il risultato è sempre il medesimo: gente con il c... per terra.

Uno scenario che non ricorda la crisi dei “subprime” americani?

Con la differenza che loro scaricarono le loro perdite – anche grazie ad un po’ di ferraglia militare pronta all’uso – sulle banche di mezzo mondo che acquistarono, chi obtorto collo, chi perché fesso: il governo Letta, invece, intende scaricare tutto (tecnicamente, poi, ci penseranno le banche ai mezzi da inventare) sulle poche migliaia di euro risparmiate – ahimé, in tempi lontani – dalla nonnina per il nipotino, su una liquidazione salvata, su quattro – ma proprio quattro – euro di risparmio.



C’è ben poco da fare: per ora c’è solo la proposta, ma stiamo ben attenti. E’ inutile lanciare allarmismi prima del tempo, ma stiamo accorti: per far fallire i loro piani, basterà ritirare i depositi e conservarli come una volta, sotto la piastrella.

Uno scenario argentino, col blocco dei Bancomat (ed ora Postamat)? Difficile a credersi, poiché a questo punto la fiducia congiunta di consumatori/investitori scenderebbe sotto i piedi, e siamo nel centro dell’Europa, non nel mondo alla fine del mondo.



In ogni modo, la discussione è aperta.

Vedi : La guerra di Cementland

08 agosto 2013

Cassandra crossing


Nella foto: Christa Wolff, autrice di "Cassandra"

Questo articolo era stato scritto, in origine, per la nota vicenda della pensione del personale della scuola in "quota 96": pare sia piaciuto molto, perciò lo ripropongo qui.




Tempo grigio, nuvole basse, sbuffi di vapore dalle valli che si materializzano in nebbia dimenticata nelle forre. Sono appena passate le sei del mattino, ed il chiarore ti lascia indovinare solo i contorni del visibile – la forma, la Gestalt, come la chiamano i tedeschi – mentre per i chiaroscuri, per le mille sfaccettature del colore ci sarà tempo: il giorno – ancorché grigio – fornirà risposte.

Così è per la nostra vicenda, terminata, svanita in uno uadi del deserto: fiumi di parole da una parte e dall’altra. Inutili, come un ombrello senza pioggia che t’impaccia soltanto.

Oggi scade il tempo: non ci raccontate altro, vi prego. “Chi mi riparlerà di domani luminosi, dove i muti parleranno e taceranno i noiosi...” cantava Fabrizio de André.

Attori claudicanti, figure diafane, cercano una parte da recitare nel dubbio dell’alba dopo averle passate tutte, dal condottiero che annuncia vittorie all’inquisitore che semina i suoi miasmi di morte.



Questo è il giorno delle Cassandre, che troppe volte avevano provato ad urlare, a gridare in faccia l’inganno: le Cassandre, però, hanno voci tremule che si perdono nel clamore della folla. Oggi, dovete ascoltarle: vi tocca, poi si vedrà cosa fare.

Una massa d’idioti già si litigavano: “perché a noi la liquidazione due anni dopo, e a quelli...” “e quelli nati il 2 di Settembre?” “sono del ’53, ma ho una quota 101...” Che miserie: tutti cercano di scendere dal Titanic, ma le scialuppe sono colme. Le anime nere al governo ridono – non sanno sorridere, non conoscono pietà né l’ironia – e ci guardano, commiserandoci: i Polli di Renzo, al confronto, avevano il cuore di Giovannino dé Medici.



Decido d’uscire nell’alba grigia, carica di vapori e invitante come un morbido ed ovattato girone infernale: il rumore dei passi si perde mentre lascio il sentiero per inoltrarmi fra prati, campi e sempre lei, la nebbia.

La prima figura che si fa avanti è un giovane magro ed elegante: giacca rossa, capelli impomatati, aria greve e sognante. Chi sei, gli urlo, Fassino o Fassina?

Che scherzo del destino: che domani ci tocchi un Brunetto ed una Brunetta, o Rutelli e Rutelle?

“Sono Fassina”: ah, bene, credevo d’avere a che fare col “sindaco più amato d’Italia” e la cosa m’annoiava.

Già che sei qui, spiegami una cosa: se non siete riusciti a trovare 180 milioni per salvare 6.000 insegnanti, ci dite dove troverete una cifra pari a circa 45 volte ciò che chiedeva il personale di quota 96 per gli esodati? Sono più di 8 miliardi: dove li pescherete?

Qui, le alternative sono soltanto due – Fassina: la smetta di contar balle, con quell’aria da studentino dandy – e le elenco: o trovate un accordo con il M5S e create un bel reddito di cittadinanza tassando le rendite finanziarie – sfidando, a questo punto, le burocrazie europee che vedono ogni tassa sui redditi da capitale come il fumo negli occhi – oppure le vostre mire sono sulla Cassa Depositi e Prestiti, che è il risparmio postale degli italiani. Ma qui rischiate grosso: toccare il risparmio degli italiani? Il piccolo risparmio, quello della nonnina per il nipotino?

Come risposta, biascica qualcosa in politichese...fondi europei, fondi strutturali, fondo schiena, fondo marino...oh, Fassina! Dicci come fa uno che non ha diciottomila lire in tasca per pagare un pranzo a prezzo fisso a trovarne – così, d’amblé – otto milioni!!!

Fugge, si perde nella nebbia: eh, questi giovani...questi bocconiani...adesso che ci penso, anche Sara Tommasi – la pornostar – è una ex bocconiana con tanto di laurea. Che prendano anche me a girare i film porno? Già mi vedo i titoli: “Decrepito trash”, “Il nonno e Cappuccetto Rosso”...va là, Bertani, va là, cammina...



Silenzio: passi leggeri s’odono a dritta. Scarroccio un po’ nel campo appena arato e chi ti vedo? Una donna, abbastanza giovane...ma chi sarà?

E’ la carrozza...cioè, no...non è la carrozza, è la Carrozza, il nostro Ministro. Ossequi, madama la Ministra.

Buongiorno a lei, signor giornalista: mica vuole estorcermi qualche confessione a denti stretti, di quelle che domani dovrò smentire, per caso?

Oh no, madama Ministra, non sia mai...però una domanda gliele voglio fare: poi, vedrà lei se rispondere.

Mi ha molto incuriosito il giochino della tabellina del tre: quanti sono i quota 96? 3-6-9 (mila). Scomodiamo l’archetipo, ossia i Tre Porcellini? Oppure è una faccenda da mercato rionale, delle serie “sono nove etti, signora, faccio un chilo o lascio?” Qui c’entra la Cabala, inutile negarlo.

Ma è chiaro, lapalissiano, semplicissimo signor giornalista: si tratta di un’estrapolazione statistica compiuta fra le medie storiche dei pensionamenti nell’Istruzione, compiuta dai tecnici del ministero scorporando i dati non coerenti, come la Ricerca e l’Università...è chiaro adesso, signor giornalista?

Beh, sì, cioè no...e perché, allora, c’è chi dice tre, chi sei e chi nove?

Si mette a ridere, la sua risata argentina quasi stride nel nebbione che stiamo attraversando: “Ma perché ognuno ha la sua statistica, perbacco! Siamo un Paese democratico: non lo scordi mai! Ognuno, in questo Paese libero, può alzarsi la mattina e dire al mondo qual è la sua statistica, la sua opinione...e raccontarlo a tutti...in un talk-show, ad esempio. Questa è libertà!”

Provo a ribattere: non era più semplice aprire una rilevazione su Istanze on-line? Era un modo più rapido...

“Ma cosa dice mai signor giornalista! Ma si rende conto? Vuole confutare l’immediatezza del calcolo matematico, la sua capacità di giungere in un lampo al risultato perfetto? Ma diamine...”

M’inchino e le bacio la mano: arrivederci ministra, arrivederci...

Buona giornata a lei, signor giornalista!

E sparisce. S’ode una voce nella nebbia: è una canzone, che la giovanetta canta mentre s’allontana:



Farem la nuova scuola

Si grande e si perfetta...

Sognar non è vietato

Lassù sulla nuvoletta...



Noto che l’ultimo verso pecca di un errore di sillaba, ma non fa nulla: eh, ce ne fossero di giovani così...appassionati, decisi, preparati...

Allontanandomi, però, mi sovviene quanto raccontano gli anglosassoni sulle falsità. Esistono tre diversi livelli di falsificazione della realtà: le mezze verità, le bugie e le statistiche. Già.



Il passo si fa pesante perché siamo in leggera salita: ovvio che, chi viene dalla parte opposta sarà in leggera discesa – medito – quando un mormorio mi sovviene. E’ quasi una giaculatoria, un rosario a denti stretti...ma non capisco, non riesco a decifrare le parole.

Un’ombra m’incrocia a qualche passo di distanza...viro di 180 gradi e, in silenzio e facendo ben attenzione a non tradire la mia presenza, l’ascolto.



“Il partito per primo si deve servir

ricorda Manuela non dimenticar

per gli sciagurati si deve provar

ma nulla che intacchi il verbo PD

soltanto il partito ti può salvar

a lui soltanto obbediente sarai

se la sofferenza non si può cancellar

soltanto il partito redimer potrà...”



Maledizione, s’accorge di me.

Buongiorno, signora...ehm...onorevole...Ghizzoni.

“Lei è Bertani, la riconosco: m’ha fatto penare non poco, lo sa?”

Non era mia intenzione...

“Non si fa così, ricordi...sto proprio leggendo “Il manuale del giovane piddino” ed il suo comportamento è stato sconveniente, cattivo...è per caso un seguace di Berlusconi?”

No, onorevole, lungi da me...

“E allora? Se ho detto che è stato fatto tutto il possibile, è stato fatto e chiuso! Si dovrà fare altri quattro anni di lavoro? E allora? Se la prenda con Berlusconi, che ha rovinato l’Italia! E’ scritto qui...”

Sì, lo so, il manuale del giovane comunis...pardon...piddino...però lei aveva promesso, onorevole...

“Ma cosa, promesso?!? Avevo chiarito che si faceva il possibile!”



Cara signora mia – mi sto arrabbiando una riga – se ci sono più (finte) fazioni all’interno del suo partito: esempio, Gnecchi-Damiano da un lato e Ghizzoni-Boccia dall’altro, non è colpa nostra. Se mai, di chi ha pensato di creare un partito così bislacco che tutto deve contenere, Inter e Juventus, il Diavolo e l’Acqua Santa, i piselli con la marmellata eccetera...ma quando si fanno delle promesse, ogni promessa è debito. Devo ricordarle pacta servanda sunt?

E poi, già che ci siamo, le ricordo che lei ha tranquillamente votato a favore della Riforma Fornero, della Spending Review e di tutte le porcate del governo Monti, più quelle che adesso sta tentando di far passare Letta. A dire il vero poche: il vostro governo non governa, galleggia come una barca sfondata nel mare tranquillo. Alla prima tempesta invernale, andrà a fondo.

Nessuno la obbligava a votare tutte le porcate che ha votato: a meno che...il partito, l’unità del partito, i comodacci del partito, le correnticole del partito, gli equilibrismi del partito...il vostro partito sarebbe quello che dovrebbe difendere i lavoratori? O la CGIL, vostra parente stretta?

Oppure, dopo che la Bastico è andata in pensione – del ’51, come me, con quanto di pensione? – le è stato ordinato di “seguire” la questione di quota 96, tanto per tranquillizzarli e farli giungere, nel 2014 (forse) alla nuova riforma Damiano?

Ma passi: e la chiarezza? Si rende conto cosa vuol dire per gente già anzianotta passare due Estati da incubo in tal modo? Sono, semplicemente, distrutti. Però, se non c’era lei a raccontare la rava e la fava ogni giorno, magari s’organizzavano diversamente, come hanno fatto gli inidonei e gli ITP, con i COBAS. I quali, grazie alle loro lotte ed alla loro unione, hanno per ora bloccato le stravaganze di Bondi e sono ancora al loro posto.

Stavolta sono io ad andarmene, con i fumi che quasi forano la nebbia: è mai possibile essere così creduloni?



Ricordate cosa dice Eddie Murphy al termine de “Il principe cerca moglie”? Dopo aver recitato una barzelletta aggiunge: “Ma guarda cosa bisogna fare per farvi ridere, bbastardi...”

Io ho già scritto in un altro articolo – che la gentaglia del PD ha chiesto fosse ritirato – cosa si dovrebbe fare: ce n’è per tutti, di scheletri nell’armadio ne hanno tutti, basta presentarli per bene a lor signori. Volete quelli di Damiano? Di Fioroni? Di chi? Non c’è problema, possiamo sputtanarli tutti.

Vorrei sapere di più sulla “Maestra Caterina” e sui miracolosi anfratti del Tribunale di Roma, così come desidererei avere notizie del nostro avvocato, Naso, il quale oggi sarà in vacanza – comprendo – ma che, recentemente, è stato troppo uccel di bosco. Forse siamo stati un poco ingenui?



E poi c’è da lottare, ma lottare sul serio: ascolto troppe diatribe interne, troppe voci discordanti, troppe inutili facezie. E non provate a dare la colpa a Raoul per quell’articolo: è acqua passata.

Adesso – visto che il prossimo anno saremo a scuola – cominciate a fare un bel esame di coscienza per quando slinguavate le varie Guzzoni, i Boccia, i Damiano...coraggio, provate a pensarci.

Io ci sto ed ho anche qualche idea, ma è l’ultima volta che impegno il mio tempo e le mie forze per sentire, dopo, delle contestazioni: sono fatto così, non credo nei partiti, nei sindacati, nel potere – perché il potere, se non gli servi, abusa di te – e, con l’attuale legge elettorale, non ha bisogno di nessun voto: gli bastano quelli degli apparati. Perciò: niente rapporti con questa gente.



Io sono qui, fatemi sapere.

05 agosto 2013

La Battaglia di Mezzo Agosto








La Battaglia di Mezzo Agosto del 1942 è ingiustamente poco conosciuta in Italia: fu l’unica, limpida vittoria aeronavale italo-tedesca nel Mediterraneo della II G.M. anche se solo di vittoria tattica si può parlare, giacché quattro mesi dopo Rommel era già sconfitto ad El Alamein. In ogni modo, le forze italo-tedesche affondarono ben 16 unità navali inglesi (fra le quali una portaerei), a fronte della perdita di due soli sommergibili. L’operazione “Pedestal” – così chiamata dai britannici – fu una delle sconfitte più brucianti della II G.M.




Oggi, a giudicare dai titoli sarcastici della stampa inglese, hanno vinto loro: ma non è solo la stampa inglese, è quella internazionale a farsi beffe dell’uomo che ha regnato sull’Italia per quasi 20 anni. E non è detto che non finisca dritto in galera: chi di Cirielli ferisce di Cirielli perisce – parrebbe d’osservare – perché (altro che grazia!) non è assolutamente scritto da nessuna parte che chi ha più di 70 anni non vada in galera.

“Può” non andare – c’è scritto nella “sua” legge – ma a decidere è il giudice di sorveglianza, sulla base degli atti: Berlusconi, per la sua storia giudiziaria, non è tanto ben messo. Insomma, le carte sono sempre in mano alla Magistratura la quale – corretta o scorretta che sia, non m’interessa – ha il pallino in mano.

La Storia s’annuncia per tragedie e, per chi evoca assurdi parallelismi, copre tutto con le amare risate di una farsa.

Vediamo quali carte rimangono in mano al Cavaliere.



La grazia: buffonesco chiederla. Napolitano non può, in un simile frangente, dare un simile schiaffo alla Magistratura: questo sì che condurrebbe non ad una guerra civile (ah, ah, ah!) bensì ad una guerra dichiarata fra i poteri della tripartizione.



Far cadere il governo. Possibile, ma sconsigliabile. L’unico “aggancio” col potere che gli rimane sono i ministri che bazzicano nel governo Letta: proprio perché in quel governo tutti bazzicano, nessuno fa nulla. Dopo aver giocato quella carta – la quale, fino al termine dell’anno solare non avrebbe peso, i ministri verrebbero sostituiti ed il governo galleggerebbe prendendo qualche voto, ora qui, ora là – non rimarrebbe altro e si vedrebbe pericolosamente messo in un angolo. Berlusconi l’ha capito e ben si guarda dal parlare di caduta del governo, anche se i valvassori si sono inchinati ed hanno rimesso le deleghe nelle mani del vassallo.



La fuga. Scenario più “gettonato” fino all’altro ieri, oggi più difficile perché a Berlusconi è stato ritirato il passaporto: non sappiamo se gli sia stato ritirato anche quello diplomatico Per uscire dall’Italia (pare che il Nicaragua fosse la meta), anche con un volo privato, si prospetta dunque uno scenario da “spy-story” con trucchi vari ed i servizi che chiudono entrambi gli occhi. Come capitò per Kappler, vecchio e malato, ricoverato all’ospedale del Celio. Gli italiani capirono cos’era successo e chiesero, sui muri di Roma: “Carabinieri: dov’eravate mentre Kappler faceva le scalate?”

Napolitano non potrebbe mai fornire un salvacondotto, fosse anche per recarsi a Montecarlo e prendere in affitto la casa da Fini (!), per i motivi sopra esposti riguardo alla grazia. L’ordine superiore di “chiudere un occhio” potrebbe arrivare comunque, ma senza mandanti evidenti: passerebbe come l’ultima scorrettezza del Cavaliere, il quale – a questo punto – potrebbe avere qualche problema con la gestione del suo patrimonio mediatico. La figlia Marina? Uno scenario che fa ridere: quanto ci metterebbero i capoccioni del PdL a fare man bassa di posti e ad emarginarla? Non lo vedo proprio.



Guerra civile. Lo trattiamo solo perché è stato nella lista. Ci sovvengono i ricordi di Bossi e delle “calate” dai monti di 10 milioni di fucili. Meno male che, per decenza, nessuno ha tirato in ballo la solita retorica patriottarda del Piave che mormora, gli 8 milioni di baionette, la ridotta della Valtellina...etc. Come si facciano a presentare scenari simili è pazzesco: secondo Bondi, gli italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese e che cercano – almeno, quelli che possono – un po’ di refrigerio e qualche tuffo a bassissimo costo in mare, sarebbero pronti ad imbracciare, ad imbracciare...che cosa? Un manico di scopa? Per carità.



Tutto sa di feuilleton d’Agosto, l’ennesimo fotoromanzo italiano da spacciare sulle spiagge: leggete! leggete! La storia del Cavalier servente, la primula rossa della politica Italiana! Un euro, leggete!

Il finale sarà di una semplicità disarmante: verranno concessi gli arresti domiciliari, Berlusconi li trascorrerà tranquillo in una sua residenza romana (ha, recentemente, trasferito la sua residenza in quel di Roma) e proverà a rimettere in piedi la baracca di Forza Italia. Mi spiace per gli amanti delle “tinte forti” e dei “gialli” politico- istituzionali: pazienza, in un libro di Ken Follet troveranno tutti gli arnesi del mestiere, compresi i sotterranei con documenti apocrifi, dai quali salterà fuori che Napoleone era gay ed il retro dei quadri dov’è ritratta S. Maria Goretti nuda.

Vale invece la pena, oggi, di tracciare un primo quadro storico sulla vicenda di Berlusconi, che finisce – questa volta definitivamente – in questi giorni.



Nato da una costola di Craxi, nei desideri di Bettino Berlusconi doveva essere l’amplificatore, il megafono della “nuova Italia” tutta da bere, da tagliare a pezzetti e da mangiare: le sue televisioni dovevano essere il “piatto forte” del sistema craxiano. L’organigramma dell’epoca è sopravvissuto: si rifletta sulla presenza ai vertici dell’ENI di un uomo come Scaroni, su Cicchitto, Sacconi, ecc.

In pochi anni, però, cambiò il mondo: 1989, Caduta del Muro di Berlino, 1991, cade l’URSS, 1992, inizia la tragedia jugoslava. Lo scenario internazionale è sconvolto, al punto di contraddire Andreotti, il quale era profondamente convinto che la riunificazione tedesca fosse una chimera.



La Germania torna attore internazionale di prim’ordine e subito chiede “rispetto”: le armate croate – da sempre vicine a Berlino – scatenano il finimondo, che Margaret Tatcher aborriva, poiché nei piani britannici la Jugoslavia doveva “transitare” tutta intera nell’Occidente capitalista. Qui, Berlino vinse la sua prima battaglia.

Ma, nel 1992, se ne giocò un’altra: il famoso “scambio” tedesco-francese per esser certi di una guida “a due” del futuro continente, unito sotto la bandiera UE. L’Italia doveva essere deindustrializzata e, possibilmente, smembrata: a questo si lavorò sul Britannia in mare, e con il sen. Miglio a terra.



Trascurando migliaia d’altri eventi, giungiamo al 1994: serve qualcuno per continuare il saccheggio che è appena iniziato e l’ultimo segretario del PC – Occhetto – non dà fiducia, giacché ancora troppo vicino al mondo socialista dell’Est. Che non esiste più.

Berlusconi si fa avanti: in un panorama devastato – insieme al PCI, sparisce anche la DC, suo contraltare – non è difficile ottenere la fiducia dei poteri forti: sì, gli intellettuali liberali storcono il naso, ma i ragiunatt lo ritengono idoneo per continuare a fare i danè.

E qui c’è il primo errore di Berlusconi: diventare il paladino della piccola e media impresa. Intendiamoci: non c’è nulla di sbagliato, in termini assoluti, in questa scelta ma la grande impresa è la sola che può promuovere la ricerca industriale, i nuovi saper tecnici...insomma, il cosiddetto “progresso tecnologico”.

I laureati “emigranti” di oggi sono in gran parte figli di quelle scelte (ovviamente, nei successivi governi del Cavaliere).

La grande impresa, insoddisfatta, lo fa saltare grazie ad un non tanto insolito “operai e padroni uniti nella lotta” in salsa italiota: Bossi si presta ma eccede, e per tutti gli insulti ricevuti dal “padano” Silvio chiederà miliardi di danni. Vince, ovviamente, la causa e, in cambio, chiede la proprietà del simbolo della Lega: si sa, Berlusconi è fissato coi simboli.



I successivi cinque anni di Prodi sono definiti da Berlusconi “la traversata del deserto”, mentre l’euro s’afferma: siamo onesti, all’epoca nessuno di noi presagì che l’euro sarebbe stato il disastro che si è rivelato. Piuttosto, c’era il dubbio – assai grave – di capire come avrebbero convissuto le due Europe, quella centrale e le periferie: oggi lo sappiamo, anche se la moneta in sé – giacché solo un mezzo, come tutte le monete – sarebbe modificabile come qualsiasi mezzo tecnico.



Il vero banco di prova è il quinquennio 2001-2006 dove, ad onor del vero, Berlusconi non conclude molto: sforna una riforma della scuola in zona Cesarini, che cadrà sotto il “cacciavite” di Fioroni. La riforma della giustizia non va in porto, quella del lavoro idem: si continua a navigare a vista, con mille contraddizioni interne e fra partiti, i quali sono sempre più “trasversali”, un eufemismo per celare il potere delle lobbies.

Dopo la breve parentesi di Prodi nasce il III governo Berlusconi: qui, con quella promessa d’abolire l’ICI da onorare, il sistema va in tilt. Va in tilt la finanza locale – gravata di ben 5 livelli: Stato, Regione, Province, Comuni e Comunità Montane/Circoscrizioni – e la scuola, alla quale vengono chiesti 8 miliardi per sanare il “buco”.

Apparentemente, la scuola è quella di sempre, ma ve lo dice uno che la conosce bene: è solo il vuoto simulacro di cos’era vent’anni fa.



Negano la crisi e la crisi avanza – ancora una volta, gli USA ci scaricano addosso i loro problemi: un tempo era solo la loro inflazione, adesso sono pure dei falsi titoli bancari, né più e né meno di quel che fece Callisto Tanzi – ed il debito supera il 120%.



Gli errori sono molti: aver gettato miliardi di euro nelle missioni internazionali – ma, qui era l’ENI (e gli USA) a dettar legge: ricordate? “Comprate azioni dell’ENI...” – chiedendo al Paese sacrifici che non era in grado di reggere. Poi, le infrastrutture: l’inutile “buco” della TAV – che finirà presto con la rinuncia francese all’opera, oltralpe giudicata inutile – il Ponte e tutto il resto, ossia i rivoli nei quali si perde la corruzione. La mafie chiedono ed i politici non possono sottrarsi: dal cemento ai rifiuti, dall’agricoltura al mercato immobiliare.

Anche l’energia è andata come è andata: se l’ENEL pagava gli operai per manifestazioni anti-ambientaliste, immaginate chi sovvenziona il gruppo di “Resistenza dell’Appennino Ligure” che ho scoperto esistere solo dopo che, su una vecchia discarica lontano dalle abitazioni, s’è parlato d’installare un aerogeneratore. I soldi non mancano di certo, la benzina è la più cara d’Europa.



Nel frattempo, in questi ultimi vent’anni, la società italiana è stata disossata: l’età della pensione è aumentata di 10 anni (57-67), l’aspettativa di vita di 2. La cassa dell’INPS è diventata l’ultima spiaggia, dopo rimane solo la Cassa Depositi e Prestiti, ossia il risparmio postale. Quello sì che può innescare una rivoluzione se viene “toccato”: non sto scherzando, ci sono milioni di piccolissimi risparmiatori, ma milioni.



Nel frattempo il Paese è diventato “una periferia d’Europa” – parole del FMI – ed è vero: paradossalmente, l’Italia possiede ancora il secondo apparato manifatturiero d’Europa, dietro la Germania.

Ma è stato scassato il volgere delle generazioni – la sociologia è scienza negletta, ma implacabile nei suoi esiti – storpiata la figura femminile, adescati al demone del consumo, sin dalla tenera età, anche i bambini: ieri, c’era qui una festa in piazza (sotto le mie finestre) dedicata ai bambini. Ho atteso che qualcuno mettesse sul piatto “I tre porcellini” o anche il “Ballo del qua qua”: niente, disco music come per gli adulti. Che disastro e che affronto al mondo dell’infanzia! Sembrava uno show di Maria de Filippi!



No, non si può tracciare un quadro positivo di Berlusconi e dei suoi anni: se vogliamo tentare un paragone – difficile, quasi impossibile: anni lontani, diversa cultura, situazione economica, etc... – con Mussolini diciamo che il Fascismo fu violento e prevaricatore, ma Mussolini era un uomo di solida cultura contadina, e dunque italiana. Almeno in politica estera, fino al 1935 non fece errori: dopo, fu travolto dal demone tedesco.

Berlusconi ha conservato la facciata della cultura italiana, ma non ha mai compreso la cultura e la società italiane, la loro profondità: la sua formazione da “Reader’s Digest” gli ha impedito d’indagare inferenze complesse, sillogismi arditi. Quel mondo italo-americano degli anni ’50 non lo ha mai abbandonato.

E’ rimasto ancorato ad un mondo vecchio, credendo di riproporlo: i suoi amici...il “fedele” Confalonieri...il “compare” Dell’Utri...la grande tomba di famiglia che doveva contenerli tutti...un mondo intriso di piccola magia e d’astrologia, di Viagra e salutismo.



Quale potrà mai essere la soluzione al rebus? Finalmente avremo i due partiti fotocopia utili per fare una Grosse Koalition in salsa italiota, come comanda madama Europa: nessuno userà più la millenaria intelligenza di un popolo per trovare idee nuove, soluzioni ardite, sogni possibili. Una vecchia classe politica – un vero e proprio Ancien Régime – collassa e si rinnova immediatamente, nelle apparenze, come l’Araba Fenice.

Dopo Atene, anche Roma cadrà.



23 luglio 2013

Aspetta e spera


Ho ascoltato e letto l’intervista concessa da Gianroberto Casaleggio (1) a Gianluigi Nuzzi, nell’ambito del festival letterario “Ponza d’autore” e ne sono rimasto favorevolmente colpito da un lato, perplesso dall’altro.


Nulla da eccepire sulla visione politica di Casaleggio, che è un idealista convinto, il quale sciorina una serie di propositi giustissimi (ed un po’ avveniristici, come la democrazia diretta, bellissima ipotesi ma poco realizzabile) sui quali, però – ascoltando attentamente – non pone limiti di tempo. “Sui tempi, poi...”

Certo: noi tutti possiamo ragionevolmente presagire che alcuni risultati saranno un giorno raggiunti – dalla Rivoluzione Francese (o forse prima, dalla fine del Medioevo) un certo progresso delle idee e delle conoscenze c’è stato – ma, per quanto ne sappiamo, il tutto potrebbe avvenire fra tre secoli.



Si afferma che la circolazione dell’informazione è il catalizzatore dell’evoluzione storica: è certamente vero, però con tanti altri. Il reddito, lo stato sociale, la possibilità d’accedere effettivamente all’istruzione: la circolazione dell’informazione – come ho sostenuto – è un buon catalizzatore, ma ci vuole anche il resto. Un’epoca lascia il posto ad un’altra quando una serie “sufficiente” di dati lascia pendere la bilancia verso il cambiamento – che è sempre traumatico – ma a quel punto il percorso è segnato. Casaleggio puntualizza alcuni tratti del percorso, ne dimentica altri e, soprattutto, non ha elementi per stabilire i tempi, come noi tutti, del resto. Almeno, però, non ci abbandoniamo ai sogni.

Io stesso posso ipotizzare che il futuro energetico dell’umanità sarà un “tutto elettrico” – sotto varie forme – ma non posso presagire con la tecnologia odierna il futuro: oggi, lo sviluppo del fotovoltaico e dell’eolico dà buone speranze (ed anche qualche certezza) ma non posso prevedere quali forme di captazione avverranno in futuro. Perciò, mi limito all’analisi dell’oggi esistente e, anche in questo modesto “trend”, noto che il potere ha mezzi immensi per allungare a dismisura l’era dei fossili: sulla stampa sono comparse inchieste sull’ENEL in funzione “anti-rinnovabili” e la stessa cosa, probabilmente, la porta avanti l’ENI solo che sono più accorti.

Altrimenti, sarebbe difficile spiegare la nascita e la proliferazione di siti e gruppi “anti-eolico” dai nomi più strani, per fermare una risorsa energetica dalle possibilità illimitate.



Tornando a Casaleggio, se non lo ha letto, vorrei consigliargli quella che potremmo definire “opera omnia” nel campo del volgere delle epoche storiche: “L’autunno del Medio Evo” di Johan Huizinga, pubblicata nel 1919.

Nell’opera, l’autore sottolinea ad uno ad uno grandi eventi e modesti (all’apparenza) particolari che denotano da un lato l’aggrapparsi a temi e valori “certi” – quali, ad esempio, il senso del misticismo religioso, dell’etichetta, ecc – contrapposti al nuovo “désir de vivre” che la borghesia reclamava a gran voce.

Che, paradosso, negli stessi secoli già “tradiva” il concetto “internazionalista” dell’uomo medievale (si pensi, come esempio, ai canoni del gotico imperanti ovunque) per realizzare, in alcune realtà (Firenze, Venezia, poi le Fiandre, ecc) delle vere e proprie “avanguardie”. Contraddette, poi, da repentine retromarce o controriforme, in un gran pudding d’esperienze apparentemente contraddittorie.

Ma questo è il respiro della Storia, dei suoi tempi. In altre parole: “già lo sapevamo”.

Qual è il respiro del “mercatismo” (giusto per trovare un termine accettato da molti)?



Potremmo distinguere – solo per comodità d’analisi – i due “capitalismi” con un anno, ancora una volta un “89”, ossia il crollo dell’URSS, 1989: l’anno del mutamento dai vari capitalismi nazionali al modello globalizzato, nel quale la “sostanziale unitarietà delle borghesie” (per dirla con Marx) si mise all’opera, con i frutti che stiamo osservando.

Niente più ostacoli in Africa, milizie pagate e sorrette da Mosca, in Asia stesso discorso: si può dare il via – senza timori – al grande passo avanti cinese.



Vorrei ricordare un evento precedente, forse dimenticato dai più: lo sciopero generale (indetto dai sindacati) del 5 Novembre 1969. Qualcuno si domanderà: perché?

Poiché i giovani difficilmente potranno immaginare l’atmosfera – “l’aria” – pre-rivoluzionaria che si respirò in quel giorno: immaginate città senza un bar, una latteria, un negozio qualsiasi aperto...poi senza trasporti – inutile acuire l’udito per cercare il rumore di scambi, di un tram in arrivo – e, ovviamente, fabbriche e scuole rigidamente sprangate. Tutto fermo in un silenzio d’interrogazione, di sfida al potere, ma anche di richiesta di cambiamento: mica erano ancora giunti i tempi delle armi.

Si domandava così, chiudendo le città nel silenzio, il capitalismo nell’apatia e la Televisione non poteva che passar oltre, dare la notizia e basta, senza fronzoli. La risposta – ne sono convinto: quello sciopero fece rabbrividire la classe politica dell’epoca – giunse nemmeno 40 giorni dopo: Piazza Fontana.



Da quel momento in poi, il copione prese a girare all’inverso: se ci fu un’Italia del dopoguerra – speranzosa, volonterosa, positiva, ridente – terminò in quei giorni, con una richiesta elusa ed una risposta agghiacciante.

Quello che avvenne dopo è storia nota: dallo stragismo a Gladio, in un tripudio di compromessi, accordi, ammonimenti, che avevano un solo centro. Via Veneto, l’ambasciata americana: nello scacchiere dell’epoca, l’Italia era troppo importante, con il Sovmedron (la flotta sovietica del Mediterraneo) ancorata in Libia, e gli USA scucivano sì i soldi, ma chiedevano precise contropartite.

In quella situazione – forse – il capitalismo poteva essere abbattuto in chiave nazionale: sempre riuscendo ad avere la meglio sulle diplomazie d’assalto dell’epoca, cosa che – puntualmente – non avvenne.

Oggi?

L’attuale forma internazionalizzata del capitalismo è molto diversa da quella dell’epoca: grazie alla “compressione” degli stati nazionali nel nome di strutture sopranazionali (vedi l’euro, ad esempio) può fregarsene altamente dei timori di “rivolte” nazionali.



La Grecia è stata demolita come nazione: eppure i greci hanno lottato come fiere – sono veramente la stirpe di Leonida – ma non solo non hanno ottenuto nulla, bensì ad ogni rivolta le burocrazie internazionali aumentavano il peso.

Così è stato, non certo con una simile virulenza, per gli spagnoli: osservando Casaleggio – quando “prevede” nei mesi prossimi (anche qui, quanti? Boh...) sollevazioni popolari o comunque “disordini e rivolte che la politica non potrà dominare”, per usare le sue stesse parole – mi sono chiesto se la sua non fosse una speranza. Abbiamo pressappoco la stessa età: certe antiche “istanze” sono tuttora presenti.

In alternativa alla “rivolta” poneva un grande mutamento della classe politica: il che, è come chiedere alla Chiesa Cattolica di mettere in dubbio la verginità della Madonna.



Ora, aprendo una parentesi, non vorrei che qualcuno non identificasse l’attuale mercatismo con la radice, se non proprio di tutti, della gran parte dei mali: se così è, lo invito caldamente a leggere altri autori.



Non fermatevi solo all’Italia – dove, comunque, esistono già i “campi schiavi” nei quali si raccolgono pomodori, angurie, meloni, ecc per pochi euro e senza uno straccio (almeno!) di supporto sanitario ed ambientale (bene fa il ministro Kienge ad andarli a scovare) – ma scendete a Sud: andate in Ciad a vedere cosa ha combinato Areva per acchiappare Uranio, andate nel delta del Niger devastato dalle compagnie petrolifere. E mi fermo qui.

Saltando a piè pari le velleità di Casaleggio chiediamoci: esiste la pur minima probabilità che la popolazione italiana si ribelli?



La risposta (anzi, le risposte) è no, senza ripensamenti. Perché? Poiché siamo un popolo di sconfitti, di depressi, di malinconici – ma non per l’8 Settembre! – per la frusta che ci hanno ammansito per anni, da Piazza Fontana in poi. Ti rialzi? Ecco un altro treno che salta, ecco un aereo che cade, ecco un traghetto che affonda. Ne vuoi ancora? Possiamo continuare all’infinito, sembra di sentirli ridacchiare.

L’Italia, se ci riflettete un attimo, è stata l’unica nazione a subire un simile trattamento: non c’è stato in Francia, Spagna, Germania, Austria, Benelux...niente...solo da noi. Nemmeno nei Balcani – che poi hanno pagato in un solo conto la “lontananza” dal Patto di Varsavia – sono andati giù così pesantemente.



Perché l’Italia aveva bisogno di un “trattamento speciale”: era, paradossalmente, più politicizzata degli altri Stati europei. Difatti, è l’unico Paese ad aver immaginato e creato un movimento popolare in grado d’entrare in Parlamento con il tappeto rosso, senza contare i decimali, alla grande.

Si dirà: la valvola di sfogo, l’unica alternativa possibile, è il M5S. Almeno, così sostiene Casaleggio nella sua candida purezza: nessun accordo con nessuno. Va bene così: prendiamolo per buono e continuiamo nella nostra analisi, lasciando alle rivoluzioni (digitali e non) il tempo di concretizzarsi.



Afferma di non credere nei sondaggi: nemmeno io ci credo troppo, ma saltare dal 18% al 38% non l’ho mai visto fare da nessuno. Anche qui, la Casta ha predisposto contromisure: da mesi, oramai, lo scenario politico è congelato.

Potete saltare di settimana in settimana, ma i risultati dei sondaggi cambiano poco: all’incirca il 33% ciascuno (alleati compresi) al PD ed al PdL, il 18% al M5S, il 7% a Monti, il 5% alla Lega. E non cambia nulla: i votanti sono circa il 60% e la platea d’astenuti sembra diventata uno zoccolo duro, sempre più insensibile ai richiami dell’ultima ora.

Così come, l’altro zoccolo duro – ossia chi ha un tornaconto nei partiti di governo – continuerà a votarli.



Vi siete accorti che il PD non batte ciglio, nonostante tutte le nefandezze che commette in questo strano “governo Berlusconi 5” mascherato? E perché? Non teme di perdere consensi? E il PdL, cosa teme?

Il PdL teme soltanto la débacle di Berlusconi: come avverrà – se per età o per una sentenza – non è dato sapere, ma il “partito aziendale” sa benissimo che il suo futuro, senza l’uomo di Arcore, è segnato.



Diverso è il caso del PD: il partito dalle “mille facce” sconta oggi la maggior distanza dal suo elettorato, eppure mostra di farsene non un baffo, ma più baffi. Perché?

Poiché sa bene di poter contare su un elettorato fedele: in parte per appartenenza familiare, ma in gran parte per convenienza. Cooperative, appalti, affari...perché il PD non vuole mollare sui rimborsi elettorali? Perché (come altri, nella politica locale) conta su quei soldi per le famose consulenze, che sono voti comprati che hanno cambiato nome.

In uno scenario dove vota poco più della metà degli elettori, ogni voto è più prezioso: vale quasi il doppio.



Così, se prendiamo le statistiche sulla ricchezza degli italiani – circa il 10% che possiede quasi la metà della ricchezza – ecco che il PdL (che, innegabilmente, difende i ceti più agiati) “salta” quasi al 20%. Se, poi, aggiungiamo il “sommerso” – mafie varie, ecc – ecco che il partito può superare quella soglia.

Alla quale si sommano gli sbandati di una destra che ha sbagliato tutto: oggi, rimangono gli alfieri – Storace e La Russa – auguri, ed i residuati padani.



Dall’altra parte, quasi identico scenario: il gruppo dei salariati, degli insegnanti, del pubblico impiego in genere è il serbatoio di voti del PD. Se non va bene il PD c’è sempre Vendola ad accoglierli: Rivoluzione Civile no, quella dava qualche grattacapo. Ed ecco che si arriva al 33%, ossia 20 persone su 100. Familiari compresi.



Il povero Monti, se seguiamo le cifre di questa analisi, non viene votato da più di 3-4 elettori italiani, a dimostrare che – almeno – le malefatte del duo Monti-Fornero sono state capite ed interiorizzate.



Il M5S – se non tirerà fuori un nuovo coniglio dal cappello, più nuovo e smacchiato con Perlana – difficilmente si schioderà dal 20% dei consensi, che lo condanna all’ignavia eterna. Eppure, i suoi parlamentari stanno lavorando bene, mostrano d’aver capito come appoggiare oppure negare il loro assenso alle varie proposta di legge che giungono nelle Commissioni. Il problema è che, un Grillo (l’altoparlante) oppure un Casaleggio (il libro), basta che aprano bocca per rovinare tutto.



Se dall’esterno non è possibile abbattere questo sistema – che si fa beffa della Costituzione, Presidente della Repubblica in primis – l’altra soluzione è cambiarlo dall’interno, ma non attraverso la via parlamentare, che non ha dato nessun frutto.

Cambiare la società nei suoi aspetti più reconditi, nei suoi comportamenti quotidiani...certo, ma questo richiede molto tempo, e noi campiamo male, sempre peggio. Ma non abbiamo non solo la forza, ma nemmeno l’occasione ed i mezzi per ribellarci: ci restano il Web e le tastiere. Domani a scontrarci con un battaglione di Carabinieri? Fattibile?



Che i tempi non siano più quelli di Huizinga (che, come storico, lavorò sul conosciuto, va ammesso) siamo d’accordo: forse la velocità del nostro tempo è maggiore di quella degli ultimi secoli del Medioevo, così come in Francia – in meno di un secolo – si passò dalla monarchia assoluta alla repubblica parlamentare.

Da questo, però – tanto per dare una speranza ai disperati – parlare di “sollevazioni popolari incontrollabili”, caro Casaleggio, ci sembra che tu stia esagerando: ne riparleremo fra qualche decennio o fra un secolo, non ci sono altre possibilità, oggi, se non continuare a lavorare su un lungo percorso di consapevolezza.

Chi vivrà, vedrà.



(1) Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/20/casaleggio-partiti-sono-figure-arcaiche-futuro-e-democrazia-diretta-attraverso-rete/662110/



17 luglio 2013

Con quella faccia un po’ così...




“Le parole sono l’ombra delle cose, e le cose il model delle parole.”

Pietro Aretino



Non so cosa tu abbia visto, Bondi, come hai potuto sederti alla scrivania e vergare quelle parole marce, figlie di un’epoca sciagurata, nella quale le parole non sono più pietre bensì vento e non c’è più nessuno in grado di pesare le parole. Al massimo, se ne aggiungono altre per aumentare la tempesta. D’aria fritta.

A Taranto, l’ILVA non ha colpa: la responsabilità – secondo questo esegeta da Reader’s Digest – è dei contrabbandieri i quali, in anni lontani, inondarono Taranto di sigarette. Poi, la città è un porto...eh, nei porti, nelle bettole si beve e ci si ubriaca...che ci volete fare...

Con lo stesso rigore scientifico – adottando il tuo “metodo”, bada bene – potrei affermare che l’alone scuro che hai intorno agli occhi sia il segno che alzi un po’ troppo il gomito, oppure che i reni non funzionano troppo bene.

Ma questa non è scienza! Ribatteresti subito, posando il bicchiere. Lo è la tua?

Andiamo con ordine.



Il tipo in questione – santificato come “salvatore della Patria” (santo subito! Pare d’udire in quel di Parma) – è un tizio che le ha passate tutte: da FIAT a Montedison, in anni lontani, posti – oramai – da deserto dei Tartari.

Passando, ovviamente, per tutti i posti dove i peracottari di regime si fanno un nome: dalla galassia Ligresti ad Olivetti, da Telecom a Mediobanca, dallo zucchero alle assicurazioni, da Lucchini a Cuccia, dal settore militare alle vernici...

Insomma: un buon servo della razza padrona, santificato da sua Eminenza in persona, Enrico Cuccia, come il “salvatore d’aziende in crisi”.



Il “metodo Bondi” è semplice, come sempliciotta è la razza padrona italiota: se non basta tagliare nella pelle si taglia la carne, basta che rimanga un po’ d’osso per farci il brodo. I ravioli, tanto, li abbiamo in Svizzera od alle Cayman.

In “gran successo” di Parmalat si chiama Lactatis: è stata la vendita ad un gruppo (francese) che da tempo era interessato a metterci le zampe sopra. Sai che successo.



In tutta la vicenda umana (se così si può dire...) di Bondi mancano due cose: il senso dello Stato e la salvaguardia del lavoro. Al contrario, il suo diktat è sempre stato allontanare i lavoratori da qualsiasi forma di Mitbestimmung, perché l’impresa è del padrone ed il lavoratore non conta una mazza. Parola di Bondi, classe 1934.

Chiamato dal governo “tecnico” di Monti a stendere “tecnicamente” una sorta di “Neo Finanziaria” chiamata “Spending Review” ha toppato in pieno: va bene che i diritti dei lavoratori siano in forte discesa, ma contraddire apertamente il Codice Civile ha messo in imbarazzo più d’uno. Al punto che molti provvedimenti del satrapo d’Arezzo non sono stati applicati perché avrebbero scatenato un putiferio di ricorsi e contro-ricorsi, che avrebbero ingolfato la magistratura del lavoro per anni.

Solo Letta crede che si possa ancora fare qualcosa con quel pezzo di carta: mi sa, però, che l’Italia andrà a fondo prima della Spending Review ed anche prima di Letta. Anche grazie ai “buoni uffici” elargiti per decenni da Bondi e da gente come lui.



L’ultima impresa è Taranto: il riscontro scientifico delle sue parole si commenta da solo. Demenza senile? Può essere. Anche una buona dose d’ignoranza (o di misera furbizia contadina), però, non è da scartare.



Vista la strana “uscita” di Bondi – per carità, solo perché l’occasione lo porta, mai li accosterei! – vorrei parlarvi di una persona che forse non conoscete: Benedetto Terracini. Chi è costui?

E’ un grande uomo, per dirla con semplicità.



Medico, epidemiologo, è uno dei più arguti studiosi dell’epidemiologia dei tumori, particolarmente per quanto riguarda il contatto dell’uomo con l’ambiente e, ancor più precisamente, l’industria, le lavorazioni nocive, la prevenzione, ecc.

Negli anni ’70 lui (Università di Torino) e Chiarioni (chimico, Università di Genova) si misero al capezzale dell’ACNA e cercarono, prima di stabilire delle sentenze (Bondi, che pena!) di capire le interazioni del ciclo produttivo con l’ambiente.



Si dirà: addirittura Beppe Fenoglio parlò del “fiume di Cengio che ti gela il midollo” per il suo colore marroncino, sporco, oppure le testimonianze di tanti – qui in Langa – i quali ricordano che la locale squadra di calcio s’allenava in mezzo ad una nebbia gialla, putrida, che mai avresti voluto far entrare nei polmoni, ma non avevi scelta. Era dappertutto.

Eppure non basta. Per un epidemiologo non è sufficiente: perché?



Poiché un vero scienziato deve indagare e correlare fatti, eventi che provengono dalle cosiddette “scienze esatte” – Chimica, Fisica, ecc – con un’altra “scienza” la quale, a rigor di terminologia, non potrebbe essere denominata tale poiché non esatta, la Medicina.



Passarono alcuni anni, e riuscirono a dimostrare la colpevolezza, il dolo cosciente di tutta una classe dirigente industriale dell’ACNA: oggi, ciò che resta della fabbrica – la stanno smontando pezzo su pezzo, con fondi dell’UE – è qui, a 4 chilometri da casa mia. E’ un’area così grande che ci potrebbe stare un aeroporto: inquinata fino a profondità di 15-20 metri con prodotti organici letali, che – a questo punto – rimarranno là per sempre.



Conobbi personalmente, in anni molto lontani, Benedetto Terracini: mi faceva sorridere quello strano medico il quale, quando si ammalavano le bambine, le portava “dal dottore”. Riconoscendo così anche i suoi limiti, da persona intelligente qual è: mai confuse il professionista con lo studioso.

Un assatanato nemico della Chimica? Per niente, un rigoroso studioso che mai ha abbandonato il rigore scientifico.



Partirono nuovamente, sempre in quegli anni, per Foligno dove aveva (ha?) sede la più importante officina di manutenzione delle Ferrovie: si riverniciavano vagoni, si ripulivano e si riattavano. Con i mezzi dell’epoca, ovviamente.

Lavorarono anni, ma non riuscirono a trovare il nesso, la prova scientifica che i tumori dipendessero dai cicli di lavorazione: fu una sconfitta? No, fu soltanto il risultato di una ricerca. La Scienza, caro Bondi, deve essere così: non è mai – nelle risultanze – “democratica” né potrebbe esserlo, chi riesce a dimostrare una tesi ha ragione, gli altri torto. E’ una gran fatica lavorare bene come Terracini, ma così va fatto.

Ciò non significa che non si debba adottare – in presenza di motivati dubbi – il semplice “principio di precauzione”: vale anche per il riscaldamento climatico, che è indimostrabile a causa dei troppi fattori in gioco, ma qualora fosse d’origine antropica saremo tutti fritti fra qualche decennio. E la Scienza? Non è un dogma, non è una religione: starebbe lì, a guardarci, fritti in padella.



Bondi: con la Spending Review hai dimostrato di sapere ben poco di Diritto, adesso giochi anche a fare l’epidemiologo?

Ci dicono che hai un uliveto in quel di Arezzo, la tua terra natale. Scommetto mezza palla che non usi nessun prodotto chimico per la tua terra: vero? Eh già, sono cose che si dicono per gli altri...

Hai quasi ottant’anni...non pensi sia ora di smetterla? Vuoi ancora inanellare qualche altra brutta figura? Come? I tuoi padroni lo esigono? E – a quasi ottant’anni – ti fai ancora trattare da schiavo?

Mi sei proprio scaduto: come uomo non vali una cicca.



12 luglio 2013

Corsi e ricorsi (criminali)




Faceva caldo quel giorno, come lo ricordo, era Estate come lo è oggi. L’aula della Facoltà di Lettere di Palazzo Nuovo, a Torino, non era stracolma ma gente ce n’era. Lui era là, seduto alla cattedra un po’ stralunato: si vedeva che era abituato al pubblico, ma quella sede forse un po’ lo disorientava.

Poi, Pietro Valpreda si sciolse e terminò la sua conferenza quasi sdraiato sulla lunga cattedra: era intorno al 1975, se ben ricordo.

All’improvviso, pochi anni dopo, fulmine a ciel sereno: Enzo Tortora arrestato, condotto in carcere in catene e lì tenuto per molto tempo. Ancora oggi non si sa perché.



E poi che palle... – fa quasi noia ricordarlo – da Piazza Fontana ai “desparecidos” di casa nostra: Aldrovandi, Cucchi, Uva...sempre la solita traccia...o sono “mele marce” di polizie varie (ma quante ce ne sono in Italia?) oppure sempre loro, i servizi segreti. Un tempo la “triplice”, ossia “Miceli – Maletti – La Bruna”. And company.



Così, ci volete far credere che nessuno sapeva niente dell’espulsione della signora Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako, e della figlia? Adesso “annullano” il provvedimento! Ma avete chiesto se i kazaki ce la rendono? Ah no? Ma guarda...

Siamo peggio dell’Argentina di Videla, del Cile di Pinochet, di Pol Pot, di qualche dittatorello africano...ma vi rendete conto della figura internazionale? Con che faccia andrete all’estero a giustificarvi? All’estero tutti zitti, la combriccola al comleto, vero? Noi no!

Il governo – paradossale! – si smarca all’unisono! Nemmeno Alfano – ministro dell’interno – sapeva niente, meno che mai Letta, ancor meno la Bonino. Ma...ci siete o lo fate? Vi rendete conto che gli italiani capiscono, ragionano, connettono: siete tutti lì a reggere il moccolo a Berlusconi ed alle sue puttane e non capite che avete passato il segno? Portata via dall’Italia con un volo privato kazako?!?

Non sapete chi è stato? Ve lo dico io come si fa.



Si prende uno dei cinquanta (!) agenti che hanno arrestato i due “ostaggi” e si usa il “metodo Di Pietro” di un tempo. Ossia: lo si porta in un qualunque posto di polizia (se non si fa, vuol dire che sono tutti marci, la cassetta di mele al completo) e gli si dice – lampada puntata sul volto come si vede nei film – “chi te l’ha ordinato”? Se ce lo dici vai a casa, altrimenti ti sbattiamo in carcere e buttiamo via la chiave. Sai, sei un poliziotto (o carabiniere, finanziere, ecc) e quelli come te, in carcere...meglio non provare...

“E’ stato il Sovrintendente Minchioletti”. Bene, bravo, puoi andare.



Si chiama Minchioletti: chi te l’ha ordinato? “Il commissario Pallintesta”, bravo, puoi andare.

Pallintesta ci prova. “E’ arrivata una telefonata dal ministero, non so...”. Va bene, portatelo a Regina Coeli. “No, un attimo, mi sembra di ricordare...chiedetelo al questore Vattifotti, mi pare che la telefonata l’abbia ricevuta lui...”. Bene, bravo per il ravvedimento, stasera rivedi mogliettina.

Vattifotti sa di essere mezzo fottuto, ma non sa come cavarsela e allora tira in ballo il dott. Malicorno, dirigente di terzo livello del ministero degli esteri. Tutti e due in gabbia, poi si vedrà.

Il giorno dopo cantano come due fringuelli.



E si arriva al dirigente di primissimo livello, quasi vice direttore o direttore o roba del genere dott. Caristonzo, che è veramente nei guai perché deve chiarire: o Alfano (o la Bonino) o i servizi. E deve fare un nome.

Che dica un qualsiasi dott. Mettinrulo dell’ufficio IV, V, o VI dei servizi non ce ne frega niente, oppure un sottosegretario qualsiasi nemmeno: per correttezza si domanda cosa è successo al COPASIR, ma solo per prassi.



Poi, caro Letta, dimissioni del governo immediate: è l’unico atto che vi rimane da compiere quando un governo mostra di non “sapere” e combina un simile casino in politica estera. Non ci sono scusanti: è imperdonabile.

A casa, non vi rimane altro da fare.



PS: i nomi citati sono di pura fantasia, le minuscole no.

06 luglio 2013

Tintinnio di sciabole


Non saprei proprio come definire l’attuale momento politico: certamente non ci sono i carri armati in piazza...è una cosa all’italiana, come sempre, le cose si fanno e non si dicono, oppure si dicono e si fanno così, senza l’ombra di un’opposizione che non sia quella pletorica di Grillo – il quale continua a sbraitare dal suo blog, e non s’è accorto che la situazione è cambiata – e quella altrettanto pletorica dei suoi parlamentari, che solo oggi si rendono conto d’esser stati ridotti completamente all’impotenza. Arrivederci fra cinque anni, col 100% dei voti (!).



I casi sono due, ed allarmanti: quello del Consiglio di Difesa – un organo zeppo di militari e gente dei servizi presieduto dal Presidente della Repubblica – che fece parlare di sé già in anni lontani, quando Pertini stornò dal personale militare i controllori di volo, rendendoli personale civile.

Un ammiraglio, all’epoca, ebbe a dire: “Se mi ordina d’inviare due incrociatori a bombardare Tunisi, che faccio, li mando?” Ed il dubbio non era certo mal posto.

Ma era, per così dire, un “peccato veniale” poiché Pertini sciolse in modo gordiano una querelle che si protraeva da anni, e che portava a difficoltà nella gestione del traffico aereo civile.



Per questa ragione il precedente di Pertini cadde nel dimenticatoio (anche se l’atto avvenne per DPR): oggi la situazione è mutata radicalmente, e bisogna far conoscenza con il quasi sconosciuto Consiglio Supremo di Difesa (1) il quale, nasce nel 1950 con la legge 624 (2) sull’onda degli avvenimenti in Corea, che fece temere una nuova escalation mondiale. Da allora in poi, dormì sonno tranquilli.

Il 15 Marzo del 2010 però – dopo che l’Italia aveva inviato i propri aerei (51° stormo, Istrana, 36° stormo, Gioia del Colle) a bombardare la Serbia senza uno straccio di voto parlamentare – si cercò una foglia di fico per coprire un “buco” costituzionale che era diventato una voragine.

La nuova legge – D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (3) – cercò di fare meglio nell’esautorare il Parlamento su questioni di guerre...pardon, “Operazioni di Pace” di “Polizia internazionale”, ecc...senza, però, riuscirci del tutto.



Il Titolo II articolo 2 è un capolavoro d’equilibrismo:



Art. 2. Attribuzioni del Consiglio supremo di difesa



1. Il Consiglio supremo di difesa, nel presente titolo denominato «Consiglio», esamina i problemi generali politici e tecnici attinenti alla difesa nazionale e determina i criteri e fissa le direttive per l'organizzazione e il coordinamento delle attività che comunque la riguardano.



“Esamina”, “determina criteri”...già...per chi? Non si capisce, e bisogna saltare fino alle attribuzioni del Ministro della Difesa (Titolo III, Capo I, a)



“attua le deliberazioni in materia di difesa e sicurezza adottate dal Governo, sottoposte all'esame del Consiglio supremo di difesa e approvate dal Parlamento.”



Il Parlamento, piaccia o non piaccia, ha approvato la prosecuzione del programma F-35 (ossia, continuiamo a metterci i soldi), riservandosi poi di non acquistare nulla: atteggiamento ben strano quello di chi, prima ci mette i soldi, e poi li lascia sul piatto!

E noi dovremmo crederci.

Ciò che ha stupito è stato il primitivo sussulto del Consiglio (poi rientrato), che ha avocato a sé le decisioni supreme in ordine d’acquisti: decidiamo noi tutto, il Parlamento non s’immischi. E’ già grave il fatto che qualcuno ci abbia pensato, e l’abbia pure affermato pubblicamente.

In ogni modo, il Parlamento – magari con qualche sotterfugio, oppure con una legge promulgata a Ferragosto – approverà anche l’acquisto, approverà...

La seconda questione, invece, fa rabbrividire.



Nursultan Äbişulı Nazarbaev è un dittatore serio ma “soft”: basta leggere la sua biografia per rendersi conto che monta un cavallo dalle mille staffe: le onorificenze ricevute, poi, sembrano l’esposizione di un negozio di bigiotteria, dall’URSS fino alla Francia, dal Giappone all’Egitto...tutti lo vogliono e tutti lo amano. Come no.

Amano, ovviamente, il suo gas ed il suo petrolio, che gli hanno procurato un patrimonio personale di miliardi di dollari.

Nazarbayev è furbo: è ancora di scuola sovietica. Non lesina certo le briciole per il popolo il quale – se non s’impiccia di politica – può sopravvivere a condizioni migliori rispetto agli stati limitrofi.



Ma il suo potere è dispotico e gli oppositori li fa ammazzare (4) dai servizi segreti (fosse una novità...): che fa lo stato (min.) italiano? Gli serve su un piatto d’argento la moglie e la figlia del suo principale oppositore. Chi l’ha deciso? Pare Alfano. La magistratura (min.) s’accorge dopo che il passaporto era del tutto regolare, il ministro (min.) degli esteri, il ministro degli esteri...abbiamo un ministro degli esteri? Ma va? Quello della giustizia deplora, il presidente del consiglio non ha letto i giornali, dopo averli letti deve “informarsi”.

Che colossale presa per il c...!



Oggi, una donna e la sua figlioletta di sei anni sono nelle mani di Nazarbayev: chi le ha messe?

Chi ha i contratti firmati in mano? L’ENI. Guarda a caso. Che dice Scaroni? Nulla: lui – col suo silenzio – pare affermare: che c’entro io? Una commedia perfetta.



Queste non sono più vicende “diplomatiche”: qui c’è un tintinnio di sciabole, di manette e di soldi che fa paura. E si mandano in frantumi anche i dettami costituzionali: si scopre dopo che il Consiglio di Difesa non aveva il potere di bloccare il Parlamento, si scopre dopo che il passaporto era valido.

Scendiamo di un altro gradino: dalla democrazia alla democratura fino al golpe “soft”, se ti ribelli domani potrà diventare “hard”.



Questo Paese va in malora perché i poteri appoggiano i capitali FIAT, ENI, eccetera...l’esatto contrario di ciò che servirebbe per cambiare marcia.

Servirebbe, semplicemente, immettere liquidità non nel mercato, ma direttamente alla gente: ecco che la piccola e media impresa tornerebbe a lavorare ed ad assumere, i supermercati a vendere.

Non è ciò che più mi piace – nel senso che si potrebbero avere idee migliori – ma al punto cui siamo giunti, questa “pazzia” avrebbe almeno il pregio di fermare la china. Dove si prendono i soldi? Dal riequilibrare l’indice di Gini, che continua a marciare imperterrito verso la sempre maggior sperequazione fra ricchi e poveri.

Una semplice revisione delle aliquote IRPEF: meno al basso, più all’alto.



Già, ma si andrebbero a toccare gli Agnelli, Scaroni, l’ENEL, i Moratti, la Casta milionaria...andiamo a fondo, andiamoci...la nave dei folli ha già l’acqua che lambisce la falchetta...dopo, ci sarà solo il mare.













30 giugno 2013

Nella bottega di Mastro Pasqua



Quando s’incontra un personaggio come Mastro Pasqua il pensiero non può che correre al Verga, ed al suo Mastro Don Gesualdo, tanto i due sono uniti nell’ossessiva ansia del divenire (la robba per il siciliano, le pensioni per Pasqua) e separati nell’effige. Tanto il primo fu sanguigno (almeno, nell’immaginario del Verga) così il secondo è segaligno, mal in arnese, al punto che sembra mangiato dalla pellagra.



La bottega di Mastro Pasqua è un luogo senza-luogo: lo immagineremo, dunque, sparire da una porticina in un vecchio androne della Roma rinascimentale, quei passaggi che conducono a cortili nascosti, con alberi di limone e cespugli di mirto.

Da lì, ecco che s’apre un nuovo budello, stretto ed ombroso, che termina nella sua bottega: l’Istituto Naturale delle Pensioni Segate (INPS). A dire il vero, per seguire la sua ossessione che rasenta la follia, Pasqua s’è lasciato convincere a seguire ben 25 dirigenze e consulenze, che spaziano da Equitalia al CONI, per giungere a Telecom ed Autostrade per l’Italia, solo per citare le più importanti. A definirlo un uomo in odore di conflitto d’interesse non è l’Almanacco Bolscevico, bensì sono i giornali finanziari più quotati.

La rimozione della morte, che Pasqua crede di vanificare gettandosi nel lavoro, lo condurrà probabilmente a concorrere – insieme ad altri manager di Stato – al concorso “il più ricco del cimitero”. Si vince una tomba in plexiglas con climatizzatore incluso, decorata con rose in plastica coreana: una vera sciccheria.



Ma, quando Mastro Pasqua apre la porta della sua bottega e poi la richiude, lo scatto dell’antica serratura lo fa precipitare nella pace assoluta: lontane sono le ansie, le lotte, i fastidi che ben 25 (!) lavori portano, che non sappiamo se corrisponderanno a 25, diverse, pensioni.

Appena giunto saluta la Fornarina la quale, nel retro – in grembiule e ciabatte – è sempre affaccendata con i suoi alambicchi: la poveretta cerca da anni l’elisir di corta vita, e mescola sapientemente erbe e minerali nel mortaio, per poi riprenderle con poca acqua nel crogiolo e distillare, dunque, il tutto.

Ogni tanto alza gli occhi ed osserva le due effigi che campeggiano sopra l’antico forno: Marlowe e Wilde la osservano freddamente, con alterigia, e compatiscono la fattucchiera che tenta d’emulare gli splendori letterari di Faustus e di Dorian Grey, ma al contrario. Persino Mefistofele la snobba, ma lei non molla, imperterrita: mamma diceva che bisogna perseverare, ricordalo sempre. E continua.



Da quando s’è installata in quei locali la segretissima divisione PP (Pozioni Pensionistiche), i gatti nel vicinato sono spariti ed anche qualche nonnina – che ancora sfaccendava con l’abbacchio e la coda alla vaccinara solo il giorno precedente – è stata ritrovata stecchita dai vicini. Poraccia.

Qualcuno ha fatto una segnalazione anonima al Sant’Uffizio per stregoneria, ma è intervenuto il Papa2 “la vendetta” Ratzy e tutto è stato messo a tacere: nessun timore di nuovi roghi a Campo dei Fiori, i ragazzi possono continuare tranquillamente a giocare al pallone la sera, ed a far inviperire i baristi che devono servire ai tavoli fra una pallonata e l’altra.



La vita nell’Istituto Naturale delle Pensioni Segate è tutta qui: talvolta viene il ragazzo di bottega – se ci sono da fare delle commissioni – che è un mezzo francese, tale Michel Martone, e si ferma ogni tanto per una visita Mario Monti. Si chiede come mai sia stato “segato” alle elezioni, lui che “all’estero è così apprezzato” ed in Italia non è capito: qualunque italiano, in due parole semplici, glielo spiegherà. Un consiglio: gambe veloci, subito dopo.



Quando giunge in visita la comptesse Marie Claire de Saint Anne et de Pise c’è un po’ di trambusto, ed anche Mario Monti si alza dalla poltrona a dondolo dove sonnecchia...per quel che c’è da fare al Senato...e le bacia la mano. La Carrozza della contessa è annunciata dallo scalpiccio degli zoccoli sul selciato e tutti, a Roma, s’inchinano quando passa il Ministro dell’Istruzione.

Marie Claire è preoccupata: ha cento milioni a disposizione per ristrutturare le scuole italiane, ma con quei soldi riuscirà soltanto a risistemare le pareti dove vanno infisse le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) perché le scuole italiane sono antichissime oppure modernissime, ed entrambe le origini generano problemi.



Dai muri delle scuole antiche salta fuori di tutto: vasi, dipinti, affreschi, terrecotte con monete d’oro, scheletri d’infanti, lapidi, pietre focaie, travi imperiali e scrigni cardinalizi...ed ogni volta che arriva una LIM gli Assistenti Tecnici tremano. Come si farà ad inserire i tasselli? Verrà giù tutto? Il Preside ha detto: niente Belle Arti, eh? Anche se salta fuori un Leonardo!

Nelle scuole moderne, invece, entra nel muro la punta, il mandrino ed anche un pezzo di trapano, lasciandoti un buco largo come una mano: le appoggeranno per terra, le LIM. Per fortuna che, presto, arriveranno a rimpinguar le schiere i docenti in esubero e gli inabili: allora sì che ‘ste lavagne saranno appese! Cioè...le impiccheranno? Va beh, procedamus.



A volte, giunge anche un piccione viaggiatore da sua Eccellenza il Franco – che non è l’imperatore francese, bensì il Franco Daniele, Ragioniere generale dello Stato – per avere notizie e “monitorare” la situazione. Dde che? Mah...

La Ragioneria dello Stato è zeppa di ragionieri che ragionano, compilano, calcolano, redigono...montagne di carta che s’accumulano in attesa del trituratore o dell’archivio, ove dormiranno sogni beati fino ai futuri archeologi.

E ogni ragioniere che ragiona, compila...eccetera...dice la sua: questo è il dramma!

Per la somma e la differenza di tutte queste ragioni, compresa la sommatoria di conflitti fra istituzioni, il numero degli esodati è ancora ignoto, così come quello dei docenti in “Quota 96”, che dovevano andare in pensione lo scorso 2012 a Settembre. Un errore della riforma Fornero: tutti sbagliano, no? E allora...

Il problema è anche che i consigli non servono: poi, un parere fornito da insegnanti che non s’aggiornano! Basterebbe immettere nel codice SQL del database il seguente comando:



>=35 nel Campo “Anni di contribuzione”



1952<= nel Campo “Anno di nascita”



per avere tutti i nati dal 1952 in giù con 35 e più anni di servizio: si potrebbe inserire anche un comando che elimina gli eventuali nati nel 1952 con 35 anni di servizio (al 31/8/2012) ma non complichiamo troppo le cose, sono circa 3500 nominativi: in una mattinata qualsiasi funzionario li controlla tutti.



Il problema è che, appena letta la parola “Campo”, la Fornarina è corsa nell’orto annesso al settore “Pozioni Pensioni” ed ha cercato sulle targhette delle erbe, tutte velenose. Marie Claire – che è pisana – s’è fatta portare a Campo dei Miracoli ed ha cercato alla base dei monumenti: ha trovato tanti cuori e scritte del tipo “T’amo Cocca mia”, “Samantha mi fai impazzire” e roba del genere ma non ha letto le parole magiche.

Alla Ragioneria dello Stato non è giunto nulla, o probabilmente se lo stanno “scaricabarilando” da un ragioniere all’altro, nell’attesa che qualcuno ci provi.

Il problema è a monte, ovvero sapere se conoscono il significato del termine “database”: per esperienza personale, ne dubito.



Così, nell’ignavia più assoluta – per malafede o per “cultura” assodata – è meglio creare un Limbo: oh, finalmente un termine che tutti capiamo...accidenti! Facciamo un bel limbo dove cacciamo tutta ‘sta gente...esodati, cassintegrati, perduti vari, “quota 96”, inabili, soprannumerari...e non pensiamoci più.



E’ tardi per ordinare un maritozzo con la panna? Ce l’avranno ancora? Michel! Vai al bar e porta quattro caffè coi maritozzi...e riporta anche il resto, eh? Non come la volta scorsa!