05 luglio 2010

Zardoz



Sono le 11 del mattino nel porto di Nizza e ci siamo appena seduti su una panchina cercando di contrastare, con la poca ombra di una pensilina, i 40 gradi che arroventano il piazzale alle nostra spalle.
Giù acqua in gola dalle bottigliette e giù sudore che arrossa gli occhi: l’acqua che attraversa i nostri corpi confonde tutto in un miraggio. Nella calura, ci sono le barche dei pescatori colorate con tinte vivaci – paiono sprazzi di Chagall o di Matisse – le solite barche a vela bianche, il traghetto per la Corsica, i mastodonti con più ponti dei signori del vapore di serie B (quelli che non osano attraccare a Montecarlo, c’è una “graduatoria” anche per i bei padroni “dalle braghe bianche”) e la miriade di “ferri da stiro[1]” che ingombrano le banchine.
Non so nemmeno perché siamo venuti fin qui al porto giacché, già la sera prima, un amico francese aveva fatto un giro di telefonate: niente posti barca, se lo vuoi – oramai – lo affitti per 5.000 euro l’anno, a meno d’andare lontano, oltre Tolone. Tutta colpa degli italiani: qui, un tempo, avere un posto barca non era una cosa fuori dall’ordinario, ma sono arrivati a frotte gli italiani disperati, perché chi ha un piccolo veliero cabinato, laggiù, non trova più niente.
Addirittura – ricorda – quando abitava in Normandia, il problema di dove tenere la barca manco si poneva, così come sulla dirimpettaia costa inglese o su, verso il Belgio e l’Olanda. E sì – precisa – che lassù c’è un problemino da risolvere che non è proprio da poco: cinque metri di marea, che monta e cala due volte il giorno.

Stiamo per andarcene – la Capitaneria è stranamente chiusa – quando la coda dell’occhio s’ingombra di una macchia bianca, che inizia ad occupare anche il cielo a ponente.
Voltiamo lo sguardo e notiamo una prua che rasenta il quarto piano dei palazzi. Mia moglie getta una sguardo frettoloso, poi sentenzia: «Un altro ferro da stiro.»
Alla faccia del ferro da stiro – commento – quando il Lady Lola compare in tutta la sua possenza[2] per venire a banchina: addirittura, il mostro, ha le eliche laterali!
Adesso la nave è oramai a pochi passi da me, e sul ponte inferiore del Lady Lola (che ne ha tre più la controplancia, o “fly”), un giovane sulla trentina – in italiano – urla nell’interfono ai marinai che sono sul ponte di stare molto attenti con i parabordi, di posizionarli perfettamente in linea con quelli del molo. Non sia mai che, invece di venire a banchina, il Lady Lola venga in banchina.

La manovra avviene lentamente: i motori ruggiscono poi, lentamente, scemano al consueto borbottio di riposo quando la fiancata è a pochissimi metri dalla banchina. Mentre il personale a terra riceve le cime e le assicura alle bitte, cammino lentamente verso la poppa per capire dov’è registrato un simile ammasso di ferraglia: George Town C.I.
Hanno il pudore di scrivere solo le iniziali, ma quel “C.I.” sta per Cayman Islands: le famose isole dei Carabi, uno dei tanti paradisi fiscali che, ad ogni giro di boa della crisi finanziaria, raccontano di voler finalmente affrontare, per poi dimenticarli a virata effettuata.
Torno accanto a mia moglie per osservare che sul Lady Lola c’è agitazione: un uomo più maturo è sceso ad osservare il lavoro svolto.
Anche se non ci sono gradi, i due italiani (quello più maturo ed il giovane) sembrano due ufficiali: d’altro canto, si distinguono perfettamente dall’equipaggio per il colore della pelle. Indiani, malesi, indonesiani o chissà che altro.

Certo che – rifletto – quell’ostentazione di ricchezza, esibita senza nessun pudore, cozza come un macigno con i salassi che le popolazioni europee stanno subendo per salvare le (loro?!?) banche.
Qui in Francia, ad esempio, hanno abolito il sussidio di 150 euro per le famiglie meno abbienti: Sarkò l’ha dovuto fare perché bisogna pagare la “rata” dei 750 miliardi di euro per rimpinguare le banche, nell’attesa di sapere se riuscirà ad incassare anche l’aumento dell’età pensionabile a 62 anni per il 2018. I sindacati francesi dissotterreranno l’ascia di guerra: si vedrà in Autunno.
Se guardo verso Est e penso all’Italia, mi viene alla mente il tentativo d’andare oltre i 40 anni di contribuzione, passato come un “refuso”: si tratta, in realtà, di un primo attacco, per come siamo oramai abituati a valutare l’incedere della politica berlusconiana. Quando Berlusconi, mesi fa, affermò che “si stava bene” se si lavorava fino a 70 anni, fu passata come la solita battuta di uno che ha alzato il gomito.
Eccola oggi, la battuta, materializzata nella “riforma” – che non si può nemmeno chiamare tale, perché sarà una delle tante leggine alle quali l’Uomo Del Colle, dopo tanto sbraitare, dirà di sì chinando il capo – che sta per passare come “collegato” alla Finanziaria: dopo il 2015, signori miei, si lavorerà fino al giorno prima del funerale. Si collegassero un’incudine ad un cappio al collo per gettarsi a mare – penso – fra un po’ faranno le leggi solo più il 15 di Agosto, per essere certi che nessuno sappia niente in giro.

La muraglia di ferro che ho di fronte, però, non è un “sogno”, non è una “ipotesi” né una realtà secondaria e neppure uno scherzo, perché attraccati ai moli di Nizza ce ne sono almeno una decina. Quelli mostruosi, ovviamente, poiché quelli che costano solo quanto 10 appartamenti mica perdo del tempo a contarli.
Quanti Lady Lola ci sono, da qui a S. Tropez? Ed a Montecarlo? Alla Valletta? In Costa Smeralda? A Barcellona, al Pireo…
Quanto costa un Lady Lola? Di preciso non so dirvelo, ma saremo fra le decine di milioni di euro e le centinaia. Messe in fila per un’addizione, le navi presenti qui a Nizza fanno miliardi: e sono soltanto i miseri “passatempi” estivi di lor signori. Divertitevi a giocare con Google buttando nomi del jet set, dell’economia e della finanza, unite la parola yacht ed osservate cosa salta fuori.

La scena termina, mentre ce ne stiamo andando, quando una Porsche Carrera fa il suo ingresso trionfale sul molo seguita come un’ombra da un SUV con i soliti mastini apparentemente disarmati. Alla guida della Porsche un vecchietto pelato e rinsecchito, la solita bionda sul sedile accanto e due bambini sugli strapuntini posteriori: potenza del Viagra, penso, se sono i suoi…
Noto però, con la coda dell’occhio, che i flic di servizio al porto hanno tolto le transenne per far passare lo strano corteo, e subito le hanno rimesse: indecenti, noi dobbiamo camminare nella calura, sua signoria scende invece in Porsche fin sotto la scaletta.
A dire il vero, non so nemmeno se il nonnetto salirà sul Lady Lola, perché c’è così tanta ferraglia in acqua da non avere che l’imbarazzo della scelta.

Tornato a casa, m’annoio ad osservare il solito teatrino della politica italiana, con Gianfranco Fini che recita nella parte del Robin Hodd de noantri senza mai, ovviamente, assalire le mura di Nottingham. Poi c’è Letta II il Giovane che blatera l’ennesimo epitaffio per un governo a suo dire morente: sarà uno scherzo per lo zio? Tanto per ingannare il tempo nella calura estiva?
Lo zio, però, è molto occupato in una trattativa con il Quirinale: ci sono le leggi-inganno, le leggi-capestro, le leggi-pacco, quelle raggiro, trappola, truffa…che un avvocato-parlamentare-ministro della giustizia in pectore confeziona e smazza ai parlamentari, i quali le presentano e le ritirano secondo gli ordini di scuderia, in un turbinio di affermazioni e smentite, parziali e totali.
Siccome il nonnetto del Quirinale (oh, come assomiglia a quello della Porsche di Nizza, me ne rendo conto solo ora!) non ne può più di litigare con Berlusconi, gli mandano Letta Il Vecchio detto “Il Temporeggiatore”, proprio come Quinto Fabio Massimo, per sfiancarlo con la tattica che funzionò con Annibale.
Non so perché, ma la nausea m’assale: non quella esistenziale di Sartre, bensì quella più prosaica che ti prende a leggere i giornali italiani.
Fuggo allora, metaforicamente, in mare per saperne qualcosa di più del Lady Lola e delle tante montagne di ferraglia che ingombrano i porti del Mediterraneo e dei Caraibi.

Premetto che queste cose già le sapevo, ma credo sia un esercizio utile accompagnare il lettore in visita a questo museo delle orrifiche meraviglie che solcano i mari, perché ci offre una chiave di lettura tangibile del disastro economico, sociologico ed umano della nostra civiltà. Con il vero mare – quello dello sciacquio dell’onda al mascone, del “profumo” elettrico di burrasca che s’avverte nell’aria, della vela cazzata o lascata di un’inezia per intercettare meglio il vento – questa gente non ha nulla a che fare. E’ altra roba.

Il Lady Lola, in realtà, non è proprio una mosca bianca e non è neppure il più costoso fra questa ferraglia: scegliete nella lista[3] la barca da sogno che più desiderate e partite per le vacanze! Ce n’è per tutte le tasche!
Non avete 65.000 euro il giorno per noleggiare il prestigioso RMElegant? Faticate un poco a raggranellare 420.000 dollari per starvene in santa pace sul Lady Lola un’intera settimana? Su, non disperate: con soli 13.000 euro potrete sempre trascorrere una settimana sul modesto Corallissima, e non sentirvi proprio l’ultimo dei Mohicani!
Certo, quando andrete a noleggiarlo…magari vi guarderanno un po’ dall’alto in basso…ma che volete che sia! Pisciate dentro i serbatoi qualche migliaio di litri di gasolio e via, verso il sole e l’alto mare!
Peccato che Giugno sia oramai trascorso, perché c’era un’offerta da non perdere[4]: potevate noleggiare uno splendido motor yacht per soli 70.000 euro la settimana invece di 80.000! Che opportunità! Siamo certi che gli operai di Pomigliano si stanno morsicando le dita per l’occasione perduta.

Siccome siete dei curiosoni, vi sarà venuto il ghiribizzo di sapere la proprietà effettiva di questi mostri del mare: lo capisco…però non è facile…se cercherete di noleggiarlo verrete irretiti in una ragnatela di web-mail…qualche volta la ragione sociale di una società appare ma, per la maggior parte dei casi, quelle società saranno solo dei sub-contraenti.
I boss non sono qui: dobbiamo traversare l’Atlantico proprio sulla rotta di Colombo, poiché è là – nel dedalo di catene di isole che formano il cosiddetto “Caribe” – che potremo trovare qualcosa. Le corrispondenti società potevano essere lontane dal mare, proprio dai porti dove le navi sono registrate? Eh no: un vero marinaio dorme in una baracchetta accanto al suo veliero!
Le società sono quindi “off-shore” [5] – Isole Vergini, Cayman Island, British Columbia… – quei posti dai nomi così esotici da mascherare il colossale segreto di Pulcinella che le circonda: no tax! Di chi sono queste società?

Al più, potrete farvene un’idea dal “pedigree” dei loro dirigenti[6]: gente prestata da Morgan Stanley, Merrill Lynch, Citicorp…i soliti nomi, quelli che “proteggono” i grandi “risparmi” e, ovviamente, fanno in modo che quei risparmi siano investiti in una delle “branche” del business.
La nautica definita dei “Luxury yacht” è soltanto un giro di soldi, mediante la quale i Paperoni di turno potranno noleggiare il barcone spendendo sì cifre astronomiche, ben sapendo – però – che si tratterà di una partita di giro esentasse, giacché figurano anche come azionisti della società la quale, guarda a caso, ha i suoi “santuari” proprio nei paradisi fiscali dove ogni rogatoria internazionale s’arena come una zattera fra i canneti.
Ecco la ragione per la quale ad ogni G-8-12-20 strombazzano qualcosa contro i paradisi fiscali salvo poi, con regolarità, rimangiarsi tutto: la nautica è un buon esempio per capirlo, giacché – se le società e tutto l’ambaradan spariscono nei paradisi fiscali – le montagne di ferraglia stazionano nei nostri porti, per farci capire – oramai senza il minimo pudore – chi sono i padroni del vapore. Poi, chiamateli pure Illuminati o roba del genere: “le palanche sun palanche” – dicono a Genova – e qualcuno aggiunge che non hanno odore.
Lo splendido andazzo, ci tocca soltanto per l’enorme quantità di ricchezza che ci viene sottratta? Non solo.

Una recente inchiesta[7] della magistratura di Rimini ha scoperto uno strano traffico, nel quale grandi yacht erano iscritti e venduti da una società di compravendita italiana ciascuno a più clienti: registrati al registro navale di San Marino (non è una burla!), le barche – quando la società proprietaria non pagava più il leasing – semplicemente “sparivano”. Una delle ipotesi è che ricomparissero, con altri documenti e un po’ di “lifting”, in qualche porto dei Caraibi: ma guarda te che strano.
La storia ha avuto inizio quando un acquirente è andato al porto per prendere possesso della barca appena acquistata – documenti in regola – ed ha scoperto che era stata registrata anche ad un’altra persona. No, aspetti un attimo, ce n’è anche una terza…
Ma, solito malaffare a parte, la questione sta avendo anche altri risvolti.

L’invasione di questi mostri del mare sta scacciando dalle nostre coste i piccoli diportisti, come sta accadendo a Salina, dove è stata estromessa la cooperativa degli isolani per far posto ad una società che versa al Comune di Salina 230.000 euro l’anno[8]! E dove li prende? Semplice.
L’ormeggio giornaliero di un gommone, in porto, è “salito” a 50 euro, mentre attraccare ad un gavitello di fronte alla spiaggia costa “solo” 80 euro. L’intento è chiaro: far fuori tutti i piccoli natanti per riservare l’isola ai soli VIP, come sta accadendo in Liguria, in Sardegna, in Campania…

La nautica, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia è sempre stata considerata una cosa per ricchi: se hai una barca, devi essere “spennato”. Il risultato è che oramai, nei porti, le barche con la scritta “vendesi” aumentano di anno in anno e sono sempre barche piccole, cabinate e non, soprattutto a vela: i costi d’ormeggio sono raddoppiati nel volgere di un paio d’anni. Sono l’esempio visibile della classe media che sta andando in pezzi e, attenzione, non a favore delle classi meno abbienti, bensì dell’alta borghesia!
Di riflesso, anche i cantieri stanno indirizzando la produzione solo più verso barche di notevole stazza, ed ai vari saloni della nautica il settore delle barche “per la famiglia” è sempre più in crisi. E’ sempre stato così?

Navigare, in Italia, è sempre stato più costoso che all’estero ma c’è stato un tempo nel quale la nautica stava diventando uno sport popolare, quasi come in Francia o nei Paesi nordici. Mio padre, operaio, acquistò una modesta barca a motore e, per molti anni, ci divertimmo un sacco a navigare nei pressi di Venezia. Costi? Nulla.
La sera, tiravamo in secca la barca sulla spiaggia del campeggio e sistemavamo il motore nella baracca del bagnino. Ogni tanto, s’andava per cozze: ancora ricordo le felici serate trascorse a cuocere sulla spiaggia i molluschi su fuochi improvvisati. Si raccoglievano tutte le pentole del campeggio e si faceva notte fonda cantando e bevendo. Oggi, se lo fai, t’arriva una divisione corazzata di Vigili del Fuoco: e se la sabbia dovesse incendiarsi? Ah, già: tanto, non esistono praticamente più le spiagge libere…
Ho veleggiato a lungo con un Dinghy 12 piedi (3,6 metri) insieme ad un caro amico – anch’egli figlio d’operai – finché fu possibile alloggiarlo presso uno stabilimento balneare. Cambiata la gestione, costi astronomici per tenerlo solo in spiaggia. Morale: oggi la barca è in un garage insieme ad una gemella. Forse la venderà.

Per chi non voleva grattacapi di “posti” c’erano i gommoni, ma c’era anche il campeggio nautico. Splendido modo d’andare per mare (costava un po’ la benzina…) per poi fermarsi, la notte, su una spiaggia deserta, montare la tenda, mangiare qualcosa cucinando sui fornelli da campeggio oppure accendendo un fuoco. A volte anche senza la tenda: “e, per tetto, un cielo di stelle”.
Oggi, non basta che le spiagge libere siano ridotte a dei fazzoletti, che se accendi un fuoco quasi t’arrestano, che le vedette delle Capitanerie, della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia…ti danno la caccia come se tu fossi un clandestino di Al-Qaeda…no, non basta, perché il campeggio nautico è stato proibito per legge in tutto lo Stivale.

In questo dannato, stramaledetto Paese, tutto ciò che può essere divertente ed a basso costo deve essere eliminato, per concedere ad una pletora di padroni del vapore di far soldi anche sulla sabbia e sul vento. Sull’acqua, sul mare, sulla nostra pelle. Perché?
Poiché da molti anni – almeno una ventina – la scelta politica di una ristretta dirigenza è stata d’impoverire il 90% della popolazione per arricchire un 10% di super ricchi: quelli che possono noleggiare i “Luxury Yacht” e godere degli approdi esclusivi.
Raddoppiando le tariffe nei porti, elimineranno man mano tutte le banchine per barche inferiori ai 10 metri e faranno posto ai loro “mostri”, cosicché potremo andare sotto bordo (non avvicinarsi troppo, hanno le guardie armate) con il pattino per osservare Beckam e signora, Briatore e signora, Berlusconi junior e signora….senza dover comprare Novella 2000.

La sperequazione è addirittura certificata nel cosiddetto “Indice Gini” – una modalità per comprendere le differenze di reddito nella popolazione, stilato, curiosamente, da un italiano – dal quale si evince che il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale. E l’accumulo sta aumentando[9].
Man mano che l’indice Gini sale, la sperequazione della ricchezza fra le classi sociali aumenta: troviamo così l’Italia a 35, la Polonia a 37, gli Stati Uniti a 38, il Portogallo a 42, la Turchia a 43 ed il Messico (il massimo) a 47. Ma troviamo anche La Francia a 28 e la Germania a 30 (qui, bisogna tener conto della riunificazione), la Danimarca e la Svezia a 23. Questo, ci fa capire dove sta andando l’Italia: direzione Messico.
Francia e Danimarca? Faccia inversione ad U, sono dall’altra parte.

Chi si chiama fuori, fra le attuali forze politiche, da questo gioco al massacro?
Che Berlusconi sia il capoccia della nidiata non ci piove: tutto il suo legiferare è sempre stato a favore di quel 10% a danno degli altri, da ultimo la Finanziaria che stanno scrivendo, nella quale non c’è un solo provvedimento che “tagli le unghie” all’oligarchia finanziaria, industriale ed ai grand commis di regime. Ma torniamo alla nautica.
Massimo D’Alema, quando era un semplice deputato (il PCI chiedeva ai parlamentari di destinare al partito una parte degli emolumenti), si permetteva una barca a vela di 7-8 metri, con la quale si diceva “felice” di navigare con la famiglia nello Ionio e nell’Egeo. E, non abbiamo dubbi a crederlo.
Dopo esser diventato Presidente del Consiglio – e tutti sappiamo quante “buone azioni” abbia condotto sotto la sua presidenza, a Belgrado ancora ringraziano – saltò fuori l’Ikarus II, pagato (a suo dire, ma senza la strumentazione) 430.000 euro con un leasing presso la Banca Popolare Italiana che fu di Fiorani. La gemella, venduta ad un imprenditore, costò invece stranamente più di un milione (anch’essa senza strumentazione). Miracolo.
Lasciamo perdere i fiumi d’inchiostro scritti sul reale valore della barca e le molte foglie di fico calate per tacitare altrettanti dubbi – i misteriosi soci, la casetta in campagna (a metà con il fratello) venduta per acquistarla, il prezzo dimezzato dal cantiere per avere un “ritorno” pubblicitario, ecc[10] – su una vicenda che, ad onor del vero, non ha mai convinto.

Veniamo, invece, al D’Alema politico e navigatore per passione: cos’ha fatto, Massimo D’Alema in tanti anni, per la nautica italiana?
C’è stato forse qualche suo intervento per l’annosa questione dei porti, oppure per rilanciare la nautica da diporto in modo diffuso? Per tutte le tasche?
No, Massimo D’Alema ha sempre considerato la nautica un suo hobby e basta: nel modo sprezzante che ben conosciamo, si è sempre ben guardato dal mescolarsi con i “peones” dei piccoli sloop e dei gommoni. E, cosa peggiore, non ha mai fatto nulla per migliorare la situazione: non dimentichiamo che, legati al settore nautico, ci sono migliaia di lavoratori dipendenti.
Lo crediamo bene che – quando, nell’Estate che sta correndo al culmine, lo vedremo ormeggiato magari proprio a Salina, forse accanto al nuovissimo yacht di Piersilvio Berlusconi[11] – ci verrà un moto di repulsione nell’animo: non per la sua passione per la vela (condivisibile), bensì per aver usato tutta la sua carriera politica per meri scopi personali, senza mai cercare di risolvere un solo problema per tutti i naviganti da diporto. I quali, oggi, o vendono o migrano all’estero.

Ecco, allora, il senso del titolo di questo articolo: un vecchio film che consiglio caldamente di vedere, con un giovane Sean Connery nella parte di un rivoltoso, in qualche modo simile all’odierno Avatar.
Una società vecchia e rinsecchita, chiusa come una casta che dissangua chi lavora, protetta dalle guardie armate e sprezzante con i fuori casta. Stranamente somigliante all’oggi, come lo furono profetici i film di Kubrik.
Il disprezzo che s’avverte quando i flic aprono le transenne per far passare una persona che ha gli stessi miei diritti – e per me le chiudono – oppure stare ad ascoltare le assurde giustificazioni di D’Alema – coda di paglia? – quando non ha mai fatto nulla per i milioni di diportisti italiani.


Ecco la casta d’eletti di Zardoz, eccola farsi avanti senza pudore. In quel caso, fu Sean Connery il liberatore: già, ma era solo un film.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.


[1] “Ferro da stiro” è l’epiteto, un po’ velenoso ed un po’ di sufficienza, che i velisti affibbiano alle medie imbarcazioni con motori entrobordo.
[2] Vedi: http://www.forzatre.it/LadyLola.htm
[3] Vedi: http://www.forzatre.it/Noleggio-barche/crewedyachts.asp
[4] Vedi: http://www.forzatre.it/home.asp
[5] http://www.charterworld.com/
[6] Vedi: http://www.charterworld.com/news/the-international-seakeepers-society-welcomes-dean-c-klevan-as-president-and-ceo
[7] Vedi: http://barconauti.blogspot.com/
[8] Vedi: http://viaggi.repubblica.it/notiziario-articolo/appuntamenti/porti-turistici-tariffe-alle-stelle-yacht-favoriti/221451
[9] Vedi: http://www.repubblica.it/economia/2010/07/05/news/inchiesta_redditi-5392064/?ref=HREC1-2
[10] Vedi: http://www.gennarodestefano.it/art0188.asp
[11] Vedi: http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_27/pier-silvio-berlusconi-yacht_d829cb86-6966-11df-a901-00144f02aabe.shtml

19 commenti:

Davide1969 ha detto...

Praticamente cercano di portarci via la vita. Il pane, al momento, non manca ancora ma in alcuni casi sta cominciando a mancare. Quando mancherà a molti, ai più, nel volgere di una generazone o forse meno, non faranno più l'errore di dire: "che mangino brioches, allora". Siccome si sono fatti furbi, proveranno a convincere le masse a mangiare merda, che riempie la pancia e, se sottoposta ad opportuni trattamenti chimici, ha anche un sapore passabile. Passerà un'altra generazione o forse meno, poi ricominceranno a saltare un discreto numero di teste. In molti posti, in itaGlia non so... Forse litigheremo su chi meritava di vincere il Grande Fratello o la Pupa e il Secchione. E dal cuore d'ItaGlia, da Palermo ad Aosta si leverà un coro... di VIBRANTE PROTESTA. "U Fabriziu" aveva capito tutto già 20 anni fa, forse Pasolini già 40 anni fa.

Carlo Bertani ha detto...

Già, e il regista di "Pianeta verde" aveva già compreso che il "mangiatore di merda" sarebbe stato il mestiere del futuro.
Ciao
Carlo

Alex ha detto...

Resistere, resistere, resistere.

Caro Carlo,

la nautica da diporto in Italia non ha mai rappresentato quello che si vedeva in Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia etc. già trenta'anni e più fa e che si vede tutt'ora: una sana attività all'aria aperta alla portata di tutta la famiglia. Quindi prevalenza di barche di piccole dimensioni dai tra ai sei metri e prevalenza di barche a vela (spesso completamente prive di motore, perchè per mare si è sempre andati così, lo spirito della "ecole les glenan - ecole de veile, ecole de mar, ecole de vie" lo sta a dimostrare).
In Italia il mare è sempre stato visto come un luogo da frequentare solo per lavoro (pesca, pesca, pescatore); lo svago si fermava al limite della battigia. Dove, nel boom degli anni sessanta, milioni di italiani mettevano in fresco un bel cocomero destinato a fare da portata conclusiva di giganteschi pranzi a base di leggerissime peperonate, parmigiane, polente, pajate, lasagne al forno, ecc.. (hai presente il film "Il casotto"?)
Del resto l'andar per mare presuppone il sapersi almeno reggere a galla. E quanti Italiani posso dire di saper nuotare, anche oggi??
Il boooooom nautico in Italia c'è stato negli anni ottanta e novanta: si è riversato in mare un esercito di automobilisti, senza nessuna cultura del mare. Cultura del viver per mare che da noi è sempre stata riservata ad un piccolo manipolo di appassionati (vedi Centro Velico Caprera) che agiscono in totale segretezza e solitudine, e si incontrano in scantinati e magazzini come i primi cristiani dell'antica Roma... Non poteva finire diversamente. Alla prima avvisaglia di crisi, gli improvvisati marinai son tornati alle loro amate automobili.

I risultato è che i porti che finalmente in questi anni si sono costruiti (pensate a Roma, che conta migliaia di possessori di barche, fino a poco più di dieci anni fa non c'era nemmeno un porto turistico, si ormeggiava tutti, e dico tutti, allegramente lungo le sponde del fiume Tevere su darsene abusive che più abusive non si poteva), oggi risultano spesso con posti barca vacanti!! (escludendo, ovviamente, quelli situati in zone più innnnnnn).
Anche la cantieristica navale italiana, fra le migliori al mondo, si è abituata all'andazzo che tu Carlo illustri tanto bene, per cui ormai qui da noi si costruiscono solo maxi-yatch e navi da super lusso da crociera o per nababbi (in genere petrolieri arabi. Per bacco gli arabi sono famosi come marinai....). Navi stupende, ma con target preciso: in quel famoso 10% che possiede il 90% della ricchezze della Terra. Le mercantili qui da noi non si costruiscono più. C'è poco margine. Si preferisce farle fare, indovinate un pò, ai cinesi. (AAAAAHHHHHGGGGG).

Un'altra cosa. Il Capitalismo di oggi avrebbe mai potuto esistere e, soprattutto, avrebbe mai potuto espandersi fino agli attuali livelli senza l'esistenza dei paradisi fiscali? No. Le tante Caymann, le svariate Isole Vergini (vergini per modo di dire...) sono il nutrimento del capitalismo moderno che ha le sue fondamenta proprio nella pirateria. Ma qui il discorso si fa un pò troppo lungo....

ciao, Alex
acrescere, acrescere, acrescere

Roberto ha detto...

"Navigare necesse est..."

ma Andy Luotto capì:

"navigare nei cessi..."

ecco un profeta moderno!

a proposito di flic e transenne e arrogantoni, ti voglio citare, ancora una volta, la Bibbia:
(nota: cito a braccio)
Quando il Re Davide (e penso che di Grandi come lui al mondo, oggi, non ne esistano, tutti gli attuali miliardissimi -inclusi quelli arabi- gli invidiano il suo assoluto Primato) combinò la morte di Uria perchè si era invaghito di sua moglie Bestabea (vi ricorda niente?!) e fu quindi accusato dal profeta Natan...
Cosa fece il Sommo Davide? (tenete presente che avrebbe potuto far uccidere e/o sparire Natan senza alcun problema) Si dichiarò colpevole e chiese perdono.

Cosa fanno invece i miliardissimi di oggi?
Non accettano assolutamente le proprie responsabilità anche difronte a fatti palesemente ingiusti e compiuti con la loro piena volontà...

Non solo non accettano di rispondere ai giudici ma nemmeno alla Giustizia e men che meno all' "opinione pubblica"...

Vivono una vita da 'nascosti' da carbonari dell'illegalità da pavidi dell'uguaglianza...

sono degli imbelli, ladri e delinquenti sì, ma imbelli ed irresponsabili...dei conigli...

Io personalmente non riuscirei a vivere una vita da coniglio, rinchiuso evvero in carceri d'oro (ville isolate e recintate, yacht giganteschi ed inarrivabili, financo sottomarini a cinque stelle...)...ma sempre rinchiuso, fossero anche solo le fascie di Van Halen le mie mura...

Ecco il vero perchè dei paradisi fiscali, dei porti riservati, dei luoghi per Vip, questi non sopportano i nostri sguardi;
lo sguardo di un bambino innocente e magari senza pane, gli da un fastidio che non possono sopportare...

Essere accusati di rubacchiare dopo anni di indicibili ruberie, essere additati come corrotti o ricattatori dopo anni di razzie piratesche, essere accusati di immoralità dopo secoli di incesti e pedofilia e sacrifici di sangue, gli da un fastidio enorme, proprio non ce la fanno...

Se possono si nascondono, se non possono allora, eliminano i 'guardoni' siano essi loro concittadini o conterranei li faranno diventare di serie B via via fino alla Z...

Purtroppo per loro non c'è soluzione, ci sarà sempre una scimmia o anche solo una gallina, oppure anche solo una ameba, che li guarderà, un giorno, con occhi accusatori...

Loro lo sanno, vivono ogni giorno con il terrore di questa loro nemesi...

Per adesso, però, prolificano ed ingrassano e nel contempo distruggono ed annichiliscono noialtri, sperando vanamente di fare il vuoto attorno al loro incredibile complesso di irresponsabilità...planetario!

A dire il vero mi fanno un po' di pena...

salutations

RA

Roberto ha detto...
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Roberto ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
René ha detto...

Mah...
Secondo Travaglio siamo agli sgoccioli della seconda Repubblica...

Che ne pensate?

René.

Alex ha detto...

Resistere, resistere, resistere.

A proposito.

Anche la nautica da diporto così come è concepita ed organizzata oggi risente ovviamente del cliché consumistico.
Ed un modello che promette la possibilità per ciascuno di noi di "possedere" una imbarcazione propria non è più sostenibile.
La parola stessa "diporto" indica una attività di piacere, senza altri fini se non quello ludico e di svago.
Permettersi questo piacere nel modo con il quale è oggi concepito ha un costo ambientale troppo elevato.
Dobbiamo ripensare anche l'andare in mare per divertimento.

Per Roberto.
Il sistema capitalistico non è affatto considerato contrario alla morale cristiana. Se io lavoro sodo e per questo guadagno, e, senza truffare o ingannare nessuno, mi arricchisco, vuol dire che sono in armonia con chi sta ai piani alti. Se sono ricco è un segno tangibile che Egli mi vuole bene.
Il fatto che però il mio essere ricco rispettando le regole comunque alla fine va a danno di qualcun altro (cosa inevitabile, poichè è intrinseco nel sistema capitalistico che se io ho qualcosa lo sottraggo a qualcun altro), non viene preso in considerazione. Anzi, chi è povero lo è perchè evidentemente ha qualche colpa da espiare.

E poi il re Davide.....(anch'io vado a braccio). Lui è vero che si pente, ma solo dopo aver sentito dalla bocca di Natan quello che il Boss (il Dio dell'Antico Testamento, che non era molto malleabile) gli ha riservato per il suo gesto. Solo allora, morto di paura, ammette di avere un po' esagerato e chiede perdono. Ma a chi? Ai familiari di Uria? E no, al Capo in persona. Sai com'è....
E non ci pensa proprio a far sparire Natan, anche perchè 'sto Natan non era proprio uno qualsiasi, ma era, tipo un suo consigliere spirituale ed era anche un profeta, insomma uno con la linea diretta con l'aldilà; quindi non sarebbe stato tanto facile farlo sparire, soprattutto agli occhi del Capo che tutto sapeva e tutto vedeva.
Insomma, il re Davide si comportava proprio come i potenti di oggi (e di tutti i tempi): forti con i più deboli, deboli con i più forti (nel nostro caso il più forte di tutti...). Molto umano.


Ciao,
Alex
Acrescita, acrescita, acrescita

Juan Carlos ha detto...
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Juan Carlos ha detto...

Il pensiero del Bel Pier (BP)

Sempre meglio comperare uno yacht che un carro armato.
Tra le donne posso stare e non rischio d’essere ammazzato.
Al massimo faccio morir d’invidia chi Me l’ha costruito...
ma sto ben lontano dalla perfidia di chi Mi vorrebbe più istruito.
Se lo sceicco spende diciotto milioni per un terzino
con quella cifra, IO… mi compro un bel barchino.

Papà, che è un dritto, vuol donarMi tutti ‘sti soldoni
eD IO… oddio,
avrò pur il diritto di non distrarmi in complicate perequazioni!

Roberto ha detto...

grazie Alex per il tuo commento,
in ogni caso Davide si è pentito,
i grandi di oggi -ti ricordo che anche oggi Dio c'è- in genere no...

non è una grande differenza ma è la differenza che volevo sottolineare...

ci sarebbe anche da citare il momento in cui Davide fu preso a sassate mentre marciava in testa al suo esercito... se Bertani avesse preso a sassate il vecchietto del Porsche sarebbe finito in galera...Davide invece non lo fece...

per quanto riguarda il capitalismo e la morale cristiana...io qualche dubbi l'avrei, da cattolico, accumulare ricchezze anche se con il proprio lavoro non è molto cattolico... nelle comunità cristiane di tutti i tempi la ricchezza in più era sempre condivisa e/o ridistribuita...chi ha due case ne da una alla comunità chi ha due soldi idem ecc ecc...in più i cattolici dovrebbero vivere in modo moderato per rispettare anche le cose del mondo (i doni di Dio) e non sfruttarle più del necessario...

salutations

RA

Carlo Bertani ha detto...

Cari amici,
dopo essere tornato da Nizza sono ancora un po' "sbattuto". Sto cercando di far convivere Gretel, orto, blog e caldo...ma non è cosa da poco.
Non entro nella discussione "biblica", anche se concordo che un vero cristiano dovrebbe vivere la vita dei "beni" con maggior distacco. La domanda a Roberto è ovvia: perché non avviene?
Possiamo sempre aprire una sezione del blog per i "catacumbali", ovvero per i cristiani delle origini, ma mi sa che non arriverebbero in molti.
Credo, invece, che il berlusconismo sia agli sgoccioli e questo apre nuovi orizzonti di schifezze, istituzionali e politiche.
Non so se un "ripensamento" sulla nautica sia necessario: basterebbe non cedere più aree demaniali (vedi le sponde dei canali) ai privati e ci sarebbe posto per tutti.
L'unica cosa che non tollero è che si tocchino i Glénan: oh, là là, vouz connaisez les vents de La Rochelle?
Ciao a tutti
Carlo

Alex ha detto...

Resistere, resistere, resistere

Carlo,

scusa, ma che intendi che ci sarebbe posto per tutti? Considerando, per non esagerare e non essere troppo ingordi, una barca per famiglia, in Italia avremmo circa 20 milioni di barche ormeggiate lungo le nostre coste? E dove le ormeggiamo?
E se estendiamo il concetto a tutti i paesi che si affacciano sul mediterraneo....ohibò....
Certo, non è attualmente il tema cruciale per la sopravvienza del pianeta, ma anche il diporto dovrà essere ripensato. Partendo proprio dai glenaniani e dai caprerini, chissà.

A Robbè, mica vorrai ripercorre tutta la Bibbia post dopo post?? Ci vorrà un'eternità :-)
Anche perchè se no bisogna attrezzarsi e, di citanzione in citazione, ripercorre tutta la mitologia greca e latina quella scandinava, quella celtica, l'egizia, la persiana, etc. Un bell'esercizio, indubbiamente...nel frattempo acresciamo

Ciao,
Alex

Acrescita, acrescita, acrescita

Carlo Bertani ha detto...

Beh, Alex, anzitutto non tutti amano il mare e, soprattutto, riescono a vivere su una barca. Credimi: pochi su 100.
Poi, ci sarebbero tanti modi per risolvere la questione: porti "a secco" per l'Inverno, moli frangiflutti galleggianti sul modello olandese, ancorati al fondale.
Insomma, non ci vorrebbe tanto: in Italia mancano migliaia di posti perché non c'è la volontà di farli.
Il problema è facilmente risolvibile andando in Croazia, dove ai trova tutto quel che vuoi. Anche nel Sud, le cose vanno meglio.
Il problema è altro: perché devono cancellare la piccola nautica per far posto ai loro mastodonti? Perché devono cancellare ogno modalità di divertimento a basso costo? perché devono farci vivere come pezzenti (stipendi più bassi d'Europa) per avere il Parlamento più pagato d'Europa?
E potrei continuare: la nautica era solo un esempio.
Ciao
Carlo
PS: per non venir meno allo stile dei Glénan, non mescolerò alla vernice le costosissime microsfere di vetro, bensì della semplice sabbia setacciata.

Alex ha detto...

Resistere, resistere, resistere.

Ecco, è proprio qui il conquibus.
Quando una qualsiasi attività umana diventa di massa, nasce il "grattacapo" della compatibilità ambientale.

L'esempio tipico sono le auto.
Le automobili sono comode ed utili, ma in un paese di individualisti come il nostro sono arrivate ad essere 35 milioni con pesanti problemi di inquinamento di terra acqua ed aria. E non è che nel resto del mondo industrializzato stiano molto meglio, specie se guardiamo quello che succede in India e Cina, che di masse se ne intendono.
L'automobile serve per trasportare delle persone da un punto A ad un punto B, cosa non da poco. Ma in realtà noi ci spostiamo "da una lettera all'altra" solo qualche volta nell'arco della giornata, per cui, avere un auto significa tenere un ammasso di più di 1000 kg di ferro, plastica ed altri materiali fermo da qualche parte per il 90% del tempo nel quale la possediamo. Le auto consumano territorio, e la cosa diventa un incubo nelle città.

Il problema similmente si presenta nel diporto, pur se in scala molto ridotta, perchè come tu, Carlo, osservi non è proprio così di massa. Anche le barche servono per portare delle persone (o delle merci) da un punto A ad un punto B. Ma quando vedo i porti affollati da barche che passano tutto il loro tempo ormeggiate, e che "solcano" i mari, quando va bene, quindici giorni all'anno, mi sembra assurdo, ma soprattutto ambientalmente controproducente (anche perchè per costruire tali barche si sono consumati materie prime, naturali e sintetiche, e per la loro lavorazione si è consumata energia non rinnovabile e si sono prodotti scarti e rifiuti più o meno inquinanti).

Su questo bisognerebbe intervenire.

Saluti,
Alex

Acrescere, acrescere, acrescere

Juan Carlos ha detto...
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Juan Carlos ha detto...

Traduzione del pensiero di Pier

Chi spende soldi per comprarsi uno yacht di lusso, ha pagato con moneta virtuale la manodopera di centinaia di persone coinvolte nella sua realizzazione finale.
Se pensassimo alla lunga catena dell’intera produzione, dovremmo anche pensare ai tagliaboschi ed ai minatori..
Ogni passaggio successivo al legno tagliato ed al minerale estratto, comporterà ore di trasformazione equivalenti ad un aumento del reddito di chi ha fisicamente contribuito alla realizzazione del prodotto finale.. Saltiamo le tappe centrali della fabbricazione dei singoli elementi ed arriviamo all’assemblaggio fino alla vendita della nostra imbarcazione di lusso: la vera ricchezza è nelle mani degli artefici del prodotto finito. L’acquirente diventerebbe solo il magnate di tutti questi lavoratori, se ci fosse una reale perequazione salariale. Le cifre però iniziano a lievitare sempre nella fase di intermediazione. Gli intermediari commerciali infatti, distanti dal ciclo di produzione, sono la prima causa di questi numeri stratosferici che leggiamo sui listini di vendita. I fabbricatori di “foglietti rettangolari colorati” sono invece loro complici perché in cambio di carta ottengono beni materiali.
Molto probabilmente quello dell’intermediario di oggi (nella filosofia platonica è l’attività di condivisione della natura sensibile e di quella intelligibile e costituisce quindi una mediazione possibile verso il mondo delle idee) inizia ad essere un lavoro assai remunerativo, intellettuale ma non sensibile e neanche troppo matematico.
Chi presta la propria opera professionale, facilitando l'instaurarsi e il concludersi di una trattativa, come farebbe a fissare un prezzo di 34'870'860'000 - quasi trentacinque miliardi delle ”vecchie” Lire Italiane - senza pentirsi dell’enorme sperequazione salariale messa in atto? Finalmente arriva l’Euro in soccorso e “diciotto milioncini” diventano una cifra abbordabile, anche linguisticamente parlando.
Scendi di livello e t’accorgi che certi bar ti fanno spendere un euro per un ghiacciolo…
ma voi lo comprereste lo stesso a 1.937 Lire ?!

Meditare e poi agire...

blackskull ha detto...

L'unica differenza tra i Vortex immortali del film Zardoz e i super-ricchi odierni, è che i secondi moriranno ovunque e comunque.
Come moriranno è il problema.
Siccome non sopravviveranno individualmente, ma come casta o vortex, è giusto che noi si pensi ad accelerare la loro fine.
Si potrebbero usare le misere imbarcazioni della ex classe media come kamikaze nautici, farle saltare come i palestinesi o i ceceni si fanno saltare per il loro credo (prima astrazione)
Si potrebbero creare lunghe colonne di tali imbarcazioni battenti bandiera bianca, ostruendo il passaggio delle Lady Lola, come un sit-in marittimo.(seconda astrazione)
In realtà, è più probabile che la classe media, estromessa dallo sfoggio vipparo, si comporterà come Fantozzi e Filini, umiliati sull'imbarcazione del Cav.Ill.Ing.ecc...
"Ma cosa fa Fantocci!!...le ho detto, CAZZI LA RANDA!!
Che cosa aveva capito?
Ma...veramente... mi sembrava una parolac..."

ciao
B.S.
P.S. Il bene più caro del pianeta, a parità di costi di produzione e di distribuzione, è l'acqua.
Infatti l'acqua non si può produrre si può solo stoccare.
Meditiamo

Carlo Bertani ha detto...

E' stato pubblicato un dossier sui famosi "ricchi nullatenenti":

http://www.repubblica.it/economia/2010/07/12/news/nullatenenti_ville_yacht-5526387/?ref=HRER2-1

Questo per dire come la nautica sia il solito rifugio per "lavar" soldi o roba del genere.
Lo scopo di questo articolo - in tempi di vacanze - era mostrare, dietro a quelle barche da sogno, il solito meccanismo d'accumulazione e sottrazione di ricchezza.
Ovunque il guardo io giri...verrebbe a dire.
Ciao a tutti
Carlo