06 settembre 2017

La Corea ha veramente le armi che ostenta?


Quando, nel 2001, pubblicai “L’impero colpisce ancora” per Malatempora, avvertii che, lassù in un angolo dell’Asia, qualcosa si stava muovendo…ma si sa…Malatempora era una piccola casa editrice ed io uno scrittore sconosciuto. Oggi, quei frutti sono maturati, e l’intero Pianeta ha paura.
La vicenda politica, il dissidio fra Corea del Nord e Stati Uniti, sta lentamente venendo alla luce: in un quadro di sessant’anni di guerra fredda ai suoi confini, la Corea del Nord ha deciso di non fare la fine dell’Iraq e della Libia (che, ricordiamo, erano insieme nel “Asse del Male”).
Per non finire a gambe all’aria, decise in anni lontani di promuovere la ricerca in campo missilistico e nucleare ad uso proprio, mentre i vettori erano, ovviamente, sul mercato internazionale: la Libia, ad esempio, acquistò missili coreani verso gli anni 2000, per poi distruggere tutto e consegnarsi, mani e piedi legati, agli USA & Co.
A ben vedere, la Corea del Nord ha seguito le orme di un altro “Stato del Male”, ossia l’Iran. Evidentemente, conviene essere “Stati del Male”, perché gli altri finiscono come sono finiti. Fagocitati dagli appetiti americani.

Quando Trump ha avvertito Pyongyang che uno Stato nucleare ha degli obblighi (la non proliferazione, il mercato controllato, ecc) ha sfondato una porta aperta, giacché i coreani non hanno mai venduto bombe atomiche, bensì missili. Ci sarebbe da chiedersi da dove sono arrivate le atomiche pakistane, indiane ed israeliane, ma su questo tutti tacciono: il “club” nucleare è a numero chiuso, e se non ha la tessera giusta non puoi entrare.
In altre parole, Pyongyang ha falsificato i documenti ed è entrata dalla porta di servizio. E vuole giocare al tavolo buono, perché è lì che fioccano i soldini e non si deve parlare di sanzioni.

Dobbiamo aggiungere, perché la stampa ufficiale non lo dice mai, che sorvolare con un missile il territorio di un’altra nazione non viene considerato un atto ostile, giacché gli apici di traiettoria sono ben al di sopra dei rituali 60.000 piedi, la quota più alta raggiunta dai velivoli militari.
Anche sull’efficacia dei sistemi anti-missile ci sono molti dubbi: i missili raggiungono gli apici di traiettoria in pochissimi minuti (5-10), e dunque manca il tempo per organizzare una credibile controffensiva.
I famosi “Patriot” non riuscirono ad intercettare gli SCUD iracheni, che uccisero circa 150 cittadini israeliani e nemmeno i successivi tentativi americani di una credibile intercettazione hanno convinto: molti fallimenti, ed una frettolosa certificazione positiva alla prima intercettazione. Non mi ha stupito che il Giappone lasciò passare il missile coreano senza nemmeno provarci. A che pro, poi? La traiettoria era quella di un missile destinato a finire nell’oceano.

Il punto da chiarire è se i coreani hanno veramente quel che dicono di avere, oppure se bluffano.
Il programma missilistico iniziò in anni lontani, quando l’URSS consegnava qualche vecchio SCUD ai suoi alleati, tanto perché si sentissero “affratellati” nel grande universo socialista dove Mosca, ovviamente, dominava. Fin qui, nulla d’eccezionale.
Ma il nonno dell’attuale premier “ciuffetto” – Kim-Il-Sung – era un politico di razza della leva di Mao e di Ho-Chi-Minh, e seppe mettere a frutto quei piccoli, farraginosi, vecchi SCUD. Questo accadeva fra gli anni ’70 ed ’80.
Da quei primi missili nacque il Rodong1, che era uno SCUD migliorato con una gittata di 1000-1500 km, mentre gli SCUD iracheni non raggiungevano certo quelle distanze. Ma siamo negli anni ’90, tempo al tempo.
I coreani mutano strategia: hanno compreso che, se continuano solamente a raffazzonare qualcosa acquistato all’estero, non andranno da nessuna parte: ciò distingue la Corea del Nord e l’Iran dall’Iraq e dalla Libia. In sostanza: capacità interne in termini ingegneristici, elettronici e (poi) nucleari.

Il grande salto avviene col progetto del Taepodong1, un missile bi-stadio in grado di raggiungere gittate fra i 2000 ed i 6000 km, in funzione del carico assegnato. Per questa ragione i coreani hanno puntato molto sulla miniaturizzazione delle testate, e i risultati degli ultimi lanci sembrano confermare questo successo tecnologico.
Curioso, poi, il metodo usato per costruire i vari stadi dei missili, i primi a combustibile liquido (più difficile da trattare) e gli ultimi con stadi già a propellenti solidi, più sicuri e maneggevoli.
Hanno “composto” – un po’ come giocare con il Lego – i missili utilizzando come singoli stadi missili più vecchi, con motori più affidabili: difatti, i lanci falliti sono tutti da attribuire al “flop” dei sistemi d’accensione automatica dei vari stadi.

Anni 2000, compare un nuovo missile, il Taepodong2, missile tri-stadio, e i giochi si fanno più seri, perché il missile ha una gittata di 4500-9000(?) km, sempre in funzione del carico assegnato.
E’ probabilmente un missile di questo tipo ad aver attraversato l’isola di Hokkaido (Giappone) per poi cadere in mare, ed è con questo tipo di missile che le minacce all’isola di Guam hanno preso corpo. Ma non finisce qui.

Tutti s’aspettavano il Taepodong3, un vero ICBM in grado di raggiungere i 13000 km di gittata, ma tutto tacque su questo nuovo progetto.
Con gran furbizia, i coreani decisero di spostare l’obiettivo dei missili, da missili balistici a vettori spaziali, e sono riusciti con due lanci – nel 2012 e nel 2016 – a mettere in orbita qualcosa.
Ma, ai coreani, importava poco mettere in orbita qualsiasi cosa (attività considerata lecita): semplicemente, lavorando sul nuovo missile – definito Unha – hanno acquisito il know-how per costruire i grandi ICBM, necessari per raggiungere il rango di vera potenza nucleare.

Oggi, qual è dunque la situazione?
Premettendo che i coreani stendono molte cortine fumogene su nomi e dati dei loro missili, con i missili Rodong potrebbero colpire agevolmente la Corea del Sud, e con i Taepodong1 il Giappone. Con il Taepodong2 possono, probabilmente, raggiungere Guam, dove sono stanziati migliaia di soldati statunitensi.
Ma anche senza un attacco a Guam, un attacco nucleare sulla Corea del Sud e sul Giappone (dove gli USA hanno grandi basi militari) sarebbe disastroso. E gli USA lo sanno: difatti, i consiglieri militari di Trump hanno cercato in tutti i modi di fargli capire che sì, “tutte le opzioni sono sul tavolo, ma non sono praticabili”.
Putin ha affermato grosso modo la stessa cosa, ed anche i cinesi chiedono che la vicenda confluisca in una trattativa, fermo restando che il rango di potenza nucleare, oramai, alla Corea del Nord va riconosciuto.

Spero vivamente che i coreani lancino il loro missile Unha in versione ICBM con un lancio di prova nell’oceano: questo metterebbe fine ai dubbi (se possono oppure no raggiungere il continente americano), anche se la prospettiva di una guerra nucleare “lampo” – che, comunque, lascerebbe milioni di persone uccise, ferite, a vivere in un ambiente non più ospitale – dovrebbe bastare per scendere a patti.

Nella visione statunitense, la Corea del Sud sta lentamente scivolando verso la figura del vecchio Vietnam del Sud, ossia di una propaggine americana nel continente asiatico. E’ una visione vecchia, da Risiko, di un uomo vecchio come Trump, che non considera il nuovo mondo multipolare che, invece, sia la Russia e sia la Cina ben capiscono.
L’Europa? Quando si è materializzata la paura d’essere anche noi sotto “l’ombrello” nucleare coreano, la Francia ha avuto un ritorno di fiamma d’antica “grandeur”. Ma tutto è finito lì.

Scatenare una guerra nucleare senza che vi sia una ragione di tipo economico o geopolitico –e, ribadisco, per quanto mi sforzi non riesco a trovarne di coerenti con i rischi che si correrebbero – mi sembra una follia: ma forse stiamo solo parlando di bulli di paese, che hanno l’arma nucleare al posto del coltello. Pronti, entrambi, a richiudere la lama al primo sguardo ammiccante: così andrà a finire.

State tranquilli e godetevi questi ultimi scampoli di una legislatura frizzante come un succo di melanzana, con uno spruzzo di birra tedesca e due patatine americane come contorno. Una vera delizia.

29 agosto 2017

E vai! Il profugo e il manuale Cencelli

Nel Marzo del 2016, il Governo (Renzi) bandì una gara per sistemare 1700 profughi nella provincia di Vicenza (1), e queste furono le principali offerte per la partecipazione al bando:
1) Cooperativa Con te di Quinto Vicentino 370 posti
2) Hotel Adele 280 posti
3) Tourist hotel di Sandrigo 150 posti
4) Ecofficina educational di Battaglia 135 posti.
Altri, con minori posti letto, si aggiudicarono i rimanenti per giungere a 1700, con un costo stimato di 35 euro/giorno (per due anni): totale, circa 43 milioni di euro.

Chi sono i proprietari di queste strutture?
I più importanti ruotano nella galassia cooperativa PD, ma c’è anche una sorpresa: l’hotel Adele (ed altre strutture) è di proprietà di Gedorem Andreatta, consigliere grillino di Marostica. L’albergo, per inciso, prima del 2015 era sull’orlo del fallimento. Oggi, nel business ci sono la socia, Samanta Zardo, la di lei sorella e la madre delle due donne, Meri Stiller, che si occupa della “transumanza” dei migranti, dal Canale di Sicilia al Vicentino. Gli affari vanno a gonfie vele, al punto che Andreatta ha distribuito ai soci dividendi per 4 milioni di euro (2). Viva la solidarietà!

Potremmo metterci a fare i conti della serva su quanto costi mantenere questa gente: si spenderanno, realmente, 35 euro/giorno per migrante? I “conti della serva” raccontano che una cifra di 10 euro per il cibo sia più che abbondante (soprattutto considerando le economie di scala), mentre per la gestione alberghiera scommettiamo mezzo c…ne che sono appaltati ad aziende d’altri migranti, magari dell’Est europeo? Che, come ben sappiamo, pagano il personale pochissimi euro l’ora.

Oggi, nuovo bando per 2900 profughi (sempre a Vicenza) per un totale di 74 milioni di euro che, non stentiamo a credere, giungeranno nelle tasche dei soliti noti: il manuale Cencelli tutti accoglie e ripartisce, secondo il “peso” elettorale.

Tutto il piano, dunque, ci racconta di una colossale raccolta di fondi a scopo elettorale: voti, per il personale italiano impegnato nell’operazione, e soldi, con i quali pagare altri voti. Come? Dai 50 euro a scheda fino al personale delle associazioni, fondazioni, centri studi, ecc, ecc. bel sistema, vero? Con quello che stanzia lo Stato per due profughi (70 euro), con 20 li mantieni e con gli altri 50 ti compri un voto! Siano benedetti i profughi!

Il problema si è generato per risolverne un altro, che non trova soluzione dai tempi del colonialismo.
Come ben sappiamo, AREVA sta “masticando” le alture sahariane del Ténéré nigerino, altre nel Ciad, per estrarre Uranio puro: per 1 kg di Uranio grezzo (da arricchire), si generano 5.000 tonnellate di scorie, il carico di 120 autocarri da cava. Per un solo chilo. Queste scorie, ancora radioattive, vengono accumulate dove capita, senza tener conto degli abitanti.



Altro scenario, il delta del Niger: inferno dantesco fatto di paludi ricoperte da strati di greggio, dove ogni tanto – ma, oseremmo dire “ovviamente” – scoppiano incendi che mandano in fumo intere regioni.



Ovvio che nessuno vuole mandare i propri figli a scuola su strade che, a lato, hanno due “muraglioni” di scorie radioattive (Ciad) e nemmeno andare in fumo con quel miscuglio di greggio e mangrovie rachitiche.
Non dobbiamo, però, prendercela con i soliti amerikani kattivi, perché ci sono dentro tutti, fino al collo, europei compresi (dov’e si trova la Francia di AREVA?): anche qui, dobbiamo ricorrere al vecchio Mao Tse Dong, il quale – riferendosi al Vietnam – soleva affermare di non avercela con gli americani, bensì solo con il loro governo. Che non è proprio la stessa cosa, solo perché Wall Street si trova negli USA?

Volente o nolente, l’Africa è proprio terra da pipe: non bastano deserti come il Sahara ed il Kalahari, ma tutto il continente ha una conformazione geologica che lo condanna (salvo poche aree) ad un’agricoltura di sopravvivenza. Per contro, in Africa potrete trovare qualsiasi tipo di minerale, e questa è la sua sfortuna secolare.
Belgi, Inglesi, Boeri, Spagnoli, Francesi, Italiani, Tedeschi, Statunitensi…e chiunque sapesse tenere in mano un fucile l’hanno percorsa in lungo ed in largo, compresi gli schiavisti primari, ossia gli Arabi. Kitchener ci lasciò la pelle a Khartoum, Ghandi fuggì in India, Gheddafi morì in uno uadi secco con una baionetta piantata nel culo. Per cosa? Sempre per quella manciata di minerali.
Non ricordo chi lo affermò, se Luttvark, Kissinger o chi altro…che, per mandare avanti l’apparato estrattivo dell’Africa, erano sufficienti 50 milioni d’abitanti. Gli altri ci tocca mantenerli: potremmo sì lasciarli al loro destino (e, magari, se la caverebbero in qualche modo) ma, ma…non si può!

Dobbiamo “aiutarli” a casa loro, perché noi – a casa loro – ci dobbiamo restare per forza: abbiamo bisogno del loro petrolio e del loro Oro, del Manganese, del Nichel, del Cobalto e poi Rame e Stagno, Argento ed Indio, Germanio e Wolframio, Rutenio e Piombo, Selenio, diamanti, gas…ecc, ecc, ecc, ecc…
A dire il vero c’è un altro posto dove si può trovare di tutto, ma si paga dazio: Napoleone ed Hitler ci provarono, ma quelle genti non sono disposte a svendere a prezzi stracciati, ed il generale Inverno ha sempre una stelletta in più del Capo dell’Esercito.
Perciò, non facciamo della geopolitica da straccioni strappacuori nei confronti dell’Africa: la vogliamo, ma senza (o con pochi) africani. Tutto qui: più minerali e poca gente da mantenere. Fine.
Poi, si dà il caso che Lampedusa sia più a Sud di Tunisi e dunque…no, non vanno fino a Marsiglia, ma si fermano prima: siamo o non siamo il “ponte” fra le due sponde del Mediterraneo?

La soluzione – quella definitiva – sarebbe in soli due passi:
1) Aprire una trattativa sul costo dei minerali grezzi, aumentando – ma di poco, credetemi – il prezzo dei vari minerali. Non trattare più con i soliti Gauleiter nominati dalle holding internazionali, bensì con un organismo composto pariteticamente dai rappresentanti degli Stati africani. Se l’ONU battesse un colpo, ogni tanto…no, meglio che non lo batta, abbiamo già visto il seguito.
2) Permettere la nascita di vere democrazie in Africa, poiché – oggi – non c’è nessuna forma di Stato che non sia controllata e sorretta dai servizi di questo o quel Paese, nel nome del commercio internazionale a prezzi stracciati.

Comprendo che possa apparire come un sogno, ma sarebbe opportuno iniziare a capire ed a far circolare queste idee: altrimenti, abituiamoci a numeri ben più grandi di quelli attuali. Oltretutto, questa pressione demografica “scardina” i bilanci degli Stati europei mediterranei, indebolendoli nei confronti dell’Europa del Nord (che commercia e usa proprio quei materiali). Insomma, ci usano come un immondezzaio, dal quale pescare – eventualmente – qualcuno se le necessità della produzione lo richiedono.

Quando Saif Al Islam Gheddafi (l’unico figlio di Gheddafi ancora vivo) ci avvisò, nel 2011: “Non fateci la guerra: oggi tocca a noi, domani toccherà a voi”, furono parole profetiche: non siamo forse governati dai Gauleiter nominati da Berlino o da Washington? E facciamo i custodi del loro immondezzaio.

Figure che si sono opposte a questo sporco mercato delle grandi holding euroamericane, ci sono state: Mattei fu una. Lo ammazzarono. Thomas Sankara, in Burkina Faso (ex Alto Volta) fu eletto democraticamente e, ricordo, vendette tutte le Mercedes istituzionali e le sostituì con delle Renault 5. Quando fu assassinato, aveva un conto in banca di 150 dollari, una chitarra e la casa dove era nato. Gheddafi fu meno “francescano”, ma la Libia, sotto di lui, divenne per ricchezza il secondo stato africano (dietro al Sudafrica che fu di Mandela).

Vogliamo derubarli fino al midollo? Non lamentiamoci se scappano: domani, con la popolazione italiana in picchiata demografica, saranno loro a gestire il nostro Paese. Non c’è altra storia, le vicende migratorie mostrano questo, ovunque, dalla Cina alla California, dove i messicani sono la maggioranza.

Nessuno ha voglia di vedersi taglieggiare stipendi e pensioni perché Renzi ed il suo portaborse Gentiloni hanno bisogno dei quattrini per sfamare questa gente. Ma, anche se l’UE ci ha dato 600 milioni per aiutarci ad affrontare il problema, non bastano, certo che non bastano: soprattutto perché, terminato lo stanziamento biennale (e relative ruberie), non si sa che fine farà questa gente. E’ anche vero, però, che i politici italiani hanno il ruggito dell’agnello in Europa, ma questo spiega perché il Gauleiter Renzi non è mai stato votato od eletto da nessuno. Capito mi hai?
Insomma, se vogliamo “volare basso”, continuiamo con le gazzarre fra il pistola della Lega ed il pistolino dei 5 Stelle, fra un Papa così “angelico” e caritatevole che pare quasi simpatico – ottima scelta mediatica, vero? Le Organizzazioni Caritatevoli ringraziano… – e qualche erede di una sinistra maneggiona, barbuta e puzzolente.

Oppure vogliamo credere che sia una “tratta” di esseri umani per arricchire le mafie di mezzo mondo? Gli scafisti sono dei malavitosi? Le ONG sono colluse con la mafia? Servono schiavi per raccogliere pomodori? Reni e cuori a basso prezzo per l’industria trapiantistica, che così riesce vendere la Ciclosporina per tutta la vita ad una persona, e Novartis vede il proprio titolo salire in Borsa? Può essere, ma questi sono soltanto corollari del problema.
Va tutto bene per cianciare ma, ditemi: qual è la ragione di tutto ciò?

Lo ha raccontato, molto sinteticamente, Massimo Fini in un libro memorabile: Il Denaro, sterco del Demonio.
Tutto il resto, serve solo a riempire i giornali ed i Tg, prima delle partite…della classifica, poi il Lunedì che viene…e allora si maledisce, s’inveisce, si bofonchia, si grida “al lupo”, è colpa di questo e di quello, della moglie o del cognato, della zuppa di pesce che m’è rimasta sullo stomaco…
Ma per favore: un po’ di serietà.

13 agosto 2017

Ministro Fedeli: perché vuole istituire le classi differenziali?

Mi ero ripromesso di non parlare più di scuola, giacché sono in pensione da alcuni anni e la scuola rappresenta un passato che non m’appartiene più, dal quale sono lontano e non più coinvolto: anche le cosiddette “amicizie” con i colleghi si stemperano, altre li sostituiscono, così è la vita.
Però, la notizia che saranno istituiti corsi quadriennali per la Secondaria Superiore (Licei, Istituti Tecnici,ecc) mi ha colpito: significa non avere compreso nulla dello stato della scuola italiana e, in fin dei conti, ubbidire agli ordini dall’alto senza fiatare. Cosa più determinante, senza pensare.
Vorrei sfatare una leggenda metropolitana che va per la maggiore – la scuola non serve a niente…ognuno fa per sé…è la vita ad insegnare, ecc – ed altre, simili baggianate: chi fa queste affermazioni non capisce niente d’educazione, dalla quale dipenderà in gran parte la qualità, in termini di cittadinanza attiva e di capacità critica, delle generazioni future. Ricordavo ai miei allievi che s’entrava nella scuola quando da poco avevi mollato il ciuccio e ne uscivi magari col fidanzato/a che ti aspettava in macchina.

Inoltre, per avere una visione “panoramica” della scuola è necessario averla vissuta da studenti e da insegnanti, per capire cosa si prova di là e di qua della cattedra.
Spicca, in questo senso, la pochezza della nostra classe politica che, per quanto ricordi, mai nominò un insegnante all’Istruzione: qualche (rarissimo) docente universitario e poi, stuoli di funzionari, manager, avvocati, politici di carriera…ecc, ecc…

Oggi, tanto per lasciare il segno della sua presenza a viale Trastevere, il ministro Fedeli ha voluto varare la sua “riformina”, cosicché qualcuno la ricorderà negli annali: 100 prime classi del percorso Superiore – per ora a livello sperimentale, una sola sezione per Istituto che lo richiederà – da quest’anno dureranno 4 anni al posto dei rituali 5.
E avranno anche l’insegnamento in lingua (per la grande maggioranza sarà l’inglese) di una materia non linguistica: immaginatevi cosa può voler dire la Chimica, la Fisica, la Storia o la Filosofia in inglese.
“L’Europa lo vuole”: falso, solo Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo, Ungheria e Romania – sono 6 – hanno corsi quadriennali, ma in un quadro generale della scuola diverso dal nostro. Potremmo far notare al ministro che gli altri 22 Paesi hanno impianti quinquennali. Eppure, la novità viene spacciata “per uniformarsi all’impianto europeo”. In realtà, è soltanto uno dei tanti “risparmi”.

Qualcuno riesce a vederne anche aspetti positivi – come Manlio Lillo, che si presenta su Fatto Quotidiano come “archeologo e giornalista” (1) – e, specificatamente, due:

1) L’abbreviazione del percorso di studi;
2) La riduzione dell’abbandono scolastico.

Entrambi questi aspetti positivi – a suo dire raggiungibili mediante la riforma – mi paiono solenni fregnacce.
Il primo è una colossale tautologia, poiché non spiega come, in quattro anni, si possa far meglio che in cinque (quando, oggi, alla maturità ti rispondono che Puskin è un cantante).
Il secondo, invece, denota che Lillo non conosce i problemi della scuola, ma tanto gli basta per pontificare dalle pagine del giornalone “democratico”.
L’abbandono alla quarta classe deriva da problemi ben precisi, alcuni risolvibili, altri no:

1) Gravi problemi psichici e/o fisici, che alterano gravemente la volontà. Spesso, l’accettazione della ripetizione dell’anno scolastico può essere una buona soluzione. Se basta.
2) Presa di coscienza d’aver sbagliato scuola o, comunque, la progettazione della propria vita. Questo dipende, in gran parte, dall’aver ignorato l’errore di orientamento in Terza Media: le scuole ricevono tot soldi per alunno/a dallo Stato e i presidi non vogliono ascoltare chi propone la necessità di re-orientare gli allievi, che mostrano segni d’insofferenza al corso di studi, verso altre scuole. Le famiglie s’impuntano, i ragazzi soffrono: è la situazione più difficile da gestire.

La soluzione che Lillo appoggia, seppur anacronistica, è: smetti in quarta? E noi t’accorciamo il percorso! E’ una scelta senza motivazioni né implicazioni pedagogiche: se si “fa tutto” in soli quattro anni, chi garantisce che non cedano prima?

Su quel “fare tutto” in soli 4 anni, poi, io ho grossi dubbi. Già per “far prima” è stata abolita dal corso di studi la Geografia: non ci meravigliamo se i nostri figli piazzano Macerata dal Friuli alla Sicilia. La soluzione? Appiccichiamo loro un bel GPS sulla schiena? Oppure devono consultare l’onnipresente cellulare per spostarsi di 30 chilometri? Quando incontro un TIR che procede, smarrito, con un codazzo di automobili dietro a passo d’uomo, su una strada di montagna che è sì una scorciatoia, però…mi viene da pensare.
Ma anche nelle altre materie la differenza si vede, si nota chiaramente: a conti fatti – ossia, ad esempio, la capacità d’affrontare versioni di autori latini – le abilità di un allievo del 5° Liceo Scientifico sono pressappoco quelle che la mia generazione aveva in terza media. Provato sul campo.

La nostra generazione ha ancora “preso” il bene ed il male della Riforma Gentile, ed i mali li ha interiorizzati al punto di ribellarsi – giustamente – a delle impostazioni anacronistiche e velleitarie, solo buone per farti capire l’obbedienza. Ma c’era anche il “buono”.

Quando la campanella d’inizio lezioni terminava di squillare da mezzo secondo, e tu aprivi la porta della classe, l’insegnante ti riceveva con un bel “Buongiorno Bertani, ci rivediamo domattina”. E vai dal preside a spiegare, spiega a casa dopo…il mattino dopo, le gambe affrettavano da sole il passo.
Nel triennio superiore, era uso dare del lei all’insegnante ed essere corrisposti con egual appellativo: ciò ti dava la misura che stavi crescendo, e che le tue responsabilità aumentavano. A sedici anni, non c’era solo la patente per la motocicletta: dovevi iniziare a pensarti uomo, e gli insegnanti te lo mostravano.
Pochi anni fa, ho riammesso due fratelli alle 9,30 del mattino con una semplice R sul registro. Per curiosità chiesi loro dove fossero stati. La risposta fu avvilente: “Dal barbiere”. Poi, senza ritegno: “Le piace come me li ha fatti, prof?”

Il “buono” della riforma Gentile era che puntava molto sull’educazione e, volente o nolente, eri obbligato ad uscire – da qualsiasi corso di studi – con una mente ordinata e conoscendo il pregio del rispetto, verso gli altri e verso te stesso.
Il male della Riforma Gentile (riedizione della Riforma Casati, dell’800) era il classismo: per Gentile esistevano solo gli studi classici, gli altri erano solo dei parvenu. Curiosità: il Ministero dell’Istruzione è coordinato in “Divisioni”. C’è la Divisione per l’Istruzione Classica e Magistrale, poi quella per l’istruzione Scientifica e Tecnica: i due Licei, che parrebbero fratelli, nella mente di Gentile erano soltanto lontani cugini.

Cosa mi fa pensare che il liceo quadriennale non sarà quella meraviglia come raccontano? Alcuni ricordi lo impediscono.

Il primo è stampato nella mia mente come se fosse successo oggi: scrutinio finale di una Terza Scientifico. Si sta discutendo sulla promozione a Settembre o sulla bocciatura di un allievo: si tarda a votare perché l’orientamento è per la bocciatura. La preside interviene: “Ma di chi è figlio questo?” Promosso con tre materie a Settembre.
Scrutinio di una Quarta Scientifico. Un collega si alza, pallido, ed afferma: “Devo comunicare al Consiglio che mi è stata fatta un’offerta in denaro per non bocciare Tizio”. Cala un silenzio gelido, come se dal soffitto dell’aula pendessero i ghiaccioli. Tanto per rompere il gelo, la butto lì: “Beh, hai fatto male a dircelo: adesso ti toccherà dividere!”
Il gelo rimane, appena appannato da sorrisi forzati: tutti comprendono la gravità della situazione. La preside si riprende, inizia a proporre una meditazione sul percorso delle vacanze estive: chiamata dal giudice, deposizione, magari rimanere a disposizione…poi l’eventuale processo, andare a testimoniare – e come fa a dimostrarlo? Non lo dice, ma la sostanza è tutta lì! – insomma, finisce con quatto materie a Settembre.

Per questa ragione non credo al piano quadriennale, poiché mi sembra un nuovo liceo degli asini d’oro truccati da cavalli da corsa, mentre i corsi quinquennali saranno, in pratica, delle classi differenziali.
Sarà il liceo dei figli di “qualcuno”, che avranno lezioni private e tutor per ogni materia: promozioni comprate a suon di soldoni…altro che “eccellenze”, altro che “cultura laboratoriale”, “sperimentazione in itinere”…quante cazzate mi toccherà ancora ascoltare, dopo anni che me ne sono andato? Devo immaginare che, quello che con gran fatica si riusciva ad ottenere in cinque anni, s’otterrà in quattro?

Già, dimenticavo che ci vuole magia per ottenere questo bel frutto: ecco la ragione per cui, al Ministero, hanno nominato Maga Magò! E c’è anche chi ci casca, come Lillo che, appannato da imperituro buonismo, cerca “aspetti positivi”!

Scusate il disturbo: prometto che non scriverò più niente di scuola.

06 agosto 2017

Migranti, e cervelli migrati all’ammasso


Domandarsi il motivo della stupidità umana, quasi sempre è un esercizio retorico, giacché la stupidità è una qualifica della mente umana, come la speculare intelligenza. Se desideriamo, almeno, tratteggiarla rimane il noto adagio di Carlo Maria Cipolla: “La persona intelligente è colei che riesce, contemporaneamente, a soddisfare se stesso e gli altri. Lo stupido, contrariamente, riesce a non soddisfare né se stesso e né gli altri.”
C’è da chiedersi se poi, veramente, i tanti parvenu della politica che affollano esclusive ville ed inaccessibili panfili in questa stagione – oltre ad ingombrare le pagine dei rotocalchi che sfogli distrattamente dal medico – si rendano conto che Internet, in futuro, sarà giudice e testimone, la Storia sempre presente, ad un click. Mi torna alla mente la vicenda di Remo Gaspari – rais democristiano del Molise e dell’alta Campania – che finì i suoi giorni in una casetta di campagna, solo, e morì durante il “cambio” delle due badanti che l’assistevano. Dopo tanto sbattersi, finì per crepare solo come un cane.
Oggi ho due vicende da raccontarvi (reali), che mostrano a quale nequizia siano giunti il PD ed i suoi galoppini, compreso Tito Boeri – presidente INPS – che si dà tante arie di “riformatore” bonaccione.

La prima è una persona di 57 anni, ex autotrasportatore dipendente, che aveva iniziato a lavorare a 16 anni. L’uomo non sta bene: la malattia che gli hanno riscontrato fa parte delle molte sindromi simili alla SLA. In altre parole, è stato colpito gravemente nella locomozione: si muove con passettini brevi, come una persona di 90 anni. Non può fare la doccia da solo, poiché l’acqua calda sui muscoli gli provoca la perdita del controllo dei nervi. Sta ore ed ore seduto alla finestra, come un vecchio, e pensa a cosa l’ha ridotto la vita. Senza più la minima speranza di guarire: non ci sono interventi chirurgici possibili, non c’è niente da fare. Le relazioni dei medici sono limpide come l’acqua di fonte: anche un profano si rende conto, leggendole, che la situazione è grave e non c’è rimedio.
Decide di fare richiesta d’invalidità all’INPS: insomma, ho pagato decenni di contributi…avrò diritto a trascorrere quel che mi resta da vivere senza dovermi far mantenere dai parenti?

Presenta la domanda, va alla visita presso la sede INPS, il medico legale stende una relazione sul caso e, dopo una ventina di giorni, l’INPS si pronuncia: è invalido, ma non inabile. Come invalido ha già diritto alla pensione – sempre secondo l’INPS – che verrà decurtata di una percentuale, perché la pensione completa l’avrebbe avuta se fosse stato anche inabile. Va beh, pensa, qualcosa mi daranno: meglio di niente.
Una successiva nota dell’INPS, però, afferma che alcuni periodi di contribuzione sono “troppo bassi” e non raggiungono la “soglia” per essere considerati validi. Perciò, siccome quei periodi cadono proprio negli ultimi 5 anni, non avrà diritto ad alcuna pensione.
Lasciamo a dopo i commenti, perché i casi che vi proporrò sono due: per ora, pensate che c’è un uomo – da qualche parte d’Italia – che vive di fronte ad una finestra, che guarda fuori quel mondo il quale non gli appartiene più, ed ora sa anche che la società italiana lo considera sì invalido per il lavoro, ma che per l’INPS può anche crepare, anzi meglio. Crepa, così i tuoi contributi se li godrà qualcun altro.

Il secondo caso riguarda una donna di 64 anni, che ha creduto nella proposta della cosiddetta APE, ossia Anticipo PEnsionistico, mediante la quale l’obiettivo strombazzato da Renzi e dai suoi sodali doveva essere quello di fornire, alle persone occupate, d’anticipare (a 64 anni) la pensione stipulando una sorta di mutuo, che avrebbero ripagato con la successiva pensione. Oppure, dipendenti (sempre over 64) che le aziende volevano togliersi di torno: in questo caso, il “mutuo” dovrebbe anticiparlo l’azienda. Il terzo caso riguarda persone senza lavoro né pensione, che difficilmente potranno trovarlo a 64 anni: in questo caso, è lo Stato che dovrebbe intervenire, senza nessun rimborso.

La signora ha 64 anni, 34 anni di contributi versati (ne bastano 30), ma si sente rispondere di no: perché? Perché sono 25 anni di contributi INPS e 9 come Co.Co.Pro, e gli anni come lavoratore “atipico” sono considerati “metà” (protervia maxima!) per i lavoratori “atipici” (i quali non possono accedere alla contribuzione volontaria), perché la contribuzione dei lavoratori “atipici” è inferiore allo “standard” INPS. Quindi, 25 + 4 e mezzo fa 29 e mezzo: torni nel 2020 signora, sempre che la normativa non cambi ancora!

Non voglio continuare la questione “tecnica” – se mai, sarà qualche troll a cercare di smentire – ma un principio – violato – mi è saltato agli occhi. Gli anni trascorsi sul lavoro, non contano più come “tempo” bensì come moneta, denaro, soldi, grano…o come volete chiamarli? Insomma, un’equivalenza che non ha senso: tempo e valore. Assurdo, inconcepibile.
Se i miei contributi versati sono minori, mi verrà corrisposta una pensione più bassa, ma non si possono eliminare come se non fossero mai esistiti!
Ovvio che ne deriva la domanda: che fine faranno quegli anni con versamenti “insufficienti”?
E poi: quando mai s’è visto che tempo e denaro siano due valori corrispondenti? Certo, potrete impiegare il vostro tempo per guadagnare denaro, ma nessun milione di dollari potrà regalarvi più tempo se la vostra ora è giunta. Forse migliori cure…ma la malattia non si cura del vostro denaro, e avanza inesorabile: due giorni, tre mesi di vita in più? Credo che dipenda più dalla nostra mente che da qualche alchimia terapeutica.

Queste mefitiche novità giungono in un’epoca nella quale la “vecchia” società italiana non esiste più da tempo: il mondo agropastorale – poche pretese, risorse a portata di mano e capacità, apprese di padre in figlio, di saperle sfruttare, la famiglia patriarcale, musicanti e teatranti di strada, cura della terra e delle acque, poiché erano la tua terra e le tue acque…insomma, un mondo povero ma tranquillo…al più, se eri proprio solo e abbandonato, bussavi alle suore di carità – poi il mondo industriale, maggiori pretese, ritmato da regole ferree ma precise: orari, tempi, lavoro, retribuzione, pensioni. E diritti codificati, precisi.

Oggi, tutto questo non esiste più. I tuoi anni di lavoro contano come capitale versato e, se non raggiungono determinate soglie, diventano niente, nell’attesa che tu passi a miglior vita: fra l’altro, tutte queste “riforme” sono state emanate da governi illegali in modo assolutamente unilaterale, senza confronto, mai sottoposte a referendum, con il solito occhio delle banche che vegliano su quei “capitali”.
Ora, mi fa sorridere Salvini: vuole sottoporre a referendum la Legge Fornero? Nessun problema: siccome il referendum è solo abrogativo e per una determinata legge (come hanno fatto per l’acqua) vareranno prontamente una legge “Fornaretto”, che riporterà i flussi di cassa al livello desiderato. E tu, raccogli le firme, presentale alla Consulta…ecc, ecc…
E’ tutto, soltanto, propaganda elettorale.

Ma c’è dell’altro, i migranti, ai quali vorrebbero fornire lo “ius soli”. Ora, io mi metto nei panni di un povero tizio che nasce in Italia, parla solo italiano, scrive in italiano, tifa per la Juve o per la Roma…e beh…non riesco proprio a capire perché non possa essere italiano. Al massimo, alla maggiore età, gli chiedi cosa vuol fare. Qualcuno non sarà d’accordo, perché c’è il sangue e la razza…ma, da ex insegnante, vi posso dire che se un albanese o un marocchino è nato in Italia, non ha proprio niente di culturalmente diverso da noi. Chiusa parentesi.

Perché s’arrabattano così tanto per far diventare italiani gli immigrati? Per i voti – dite voi – ma a me la cosa fa ridere, ridere a crepapelle.
Sapendo di che forza è il gelataio di Rignano, e di che forza sono quelli che tirano i fili del burattino Big Jim, vi sembra credibile che “investa” in “qualcosa” che potrà, al più, dargli qualche risultato elettorale fra almeno un decennio?
Lo sapete che un buon politico pensa alle prossime generazioni, mentre un arruffone da parlamento italiano pensa solo alle prossime elezioni, vero?

Ma, i migranti, sono un affare, un grande affare. Non c’è lavoro in Italia, lo hanno distrutto a forza di tasse e cessioni a multinazionali estere, ma a loro non frega un accidente.
Sapete quanta gente lavora (e vota) – partendo dal centro – ossia capi-divisione ministeriali per le migrazioni? Poi, si scende ai mille funzionari, statali o locali. Si arriva a chi deve coordinare il lavoro delle ONG, per arrivare al personale delle ONG stesse. Quando il migrante è arrivato, bisognerà accoglierlo: ecco che parte il settore “assistenza”, con stuoli di dirigenti regionali, provinciali, comunali…fino agli assistenti sociali, che devono trovare soluzioni per ospitarli. Poi, ci vorranno altri stuoli di persone che gl’inventino uno straccio di lavoro, qualcosa come fare lo sguattero in cucina per 200 euro il mese. Part time, ovvio, perché dopo c’è la scuola dove li devono alfabetizzare, insegnare loro tutto…dai segnali stradali fino a recarsi dal medico, eccetera, eccetera…
La Chiesa Cattolica è per l’accoglienza, ovvio: sono loro a beccare fior di quattrini dallo Stato per le loro “comunità”.

I migranti sono un grande affare – come raccontava Emma Bonino – e l’Italia chiese che fossero tutti dirottati in Italia, poi parecchi finirono in Grecia. Perché? Poiché sono i due Paesi coi bilanci più disastrati dell’Unione, più facili da ricattare. Vuoi dare gli 80 euro e vincere le elezioni? Beccati ‘sto stuolo di africani in casa!

Sull’altro versante, il problema dei migranti è serio: perché rischiano la vita nel Mediterraneo per fuggire dall’Africa?
Oh bella: perché Areva deve macinare le loro montagne per tirar fuori l’Uranio (Ciad e Niger), mentre nel delta del Niger ENI, BP, Exxon Mobil e tutto il resto non vogliono gente fra le palle mentre riducono un paesaggio palustre in un inferno dantesco, con colossali incendi che tutto devastano. E poi c’è la “normalità” dell’Africa, ossia dittatori che vivono in residenze protette da centinaia di miliziani, che pagano in dollari.
E poi c’è la fame, la fame vera, atavica, ereditata da centinaia d’anni di schiavismo, colonizzazione, decolonizzazione, ricolonizzazione a forza di propaganda su un “ideale collettivo” di vita euroamericana assurta a religione del Pianeta.

Direte voi: ma costa un sacco di soldi mantenere in moto una macchina del genere, che parte dai gommoni nel Canale di Sicilia ed arriva al pacco-viveri nella periferia di Milano.
Eh beh?

Ricalcoliamo le pensioni, alziamo la “soglia” del contributo previdenziale per diventare conteggiabile, portiamo l’età della pensione a 70 anni, raddoppiamo – in un solo anno – le tasse a favore degli Enti Locali (2016), mettiamo 100 euro di tasse sulla bolletta dell’ENEL e chiamiamolo “canone RAI” poi, sul metano mettiamo CIP6, 5, 4, 8, 9…20 euro di metano ed 80 euro di tasse. Non sai più se ti conviene entrare dal gioielliere o in Comune, per pagare la spazzatura: forse oro e brillanti costano meno.
Non è poi così difficile, ed otterremo un risultato clamoroso: gli italiani, dopo essere emigrati ovunque, diventeranno razzisti e si dimenticheranno di noi, che li fottiamo alla grande tutti i giorni! Basterà far blaterare un Salvini qualunque per ottenere che la loro rabbia si scarichi su di loro, mica su di noi! Poi Salvini, come già Bossi, passerà all’incasso.
La febbre del voto contagerà tutti, da Grillo fino a Renzi, bisogna far fruttare tutto! Da destra a sinistra bisognerà raccontare che l’Europa è cattiva non perché ci fotte con l’euro tutti i giorni, ma perché non si vuole prendere i migranti! Così loro confonderanno l’Europa ed i migranti, dicendo: vadano tutti affanc…Così ci lasceranno in pace.

Ma quanti sono?
Nel 2016, sono arrivati in Italia 181.436 persone (fonte: Viminale), nello stesso anno, il saldo nascite/morti è stato negativo per circa 86.000 unità (2): considerando gli italiani che vanno all’estero, non sono cifre da disastro epocale. Grosso modo, la popolazione rimane stabile.
Cambia la qualità – sono d’accordo – partono le teste pensanti ed arrivano dei poveri disgraziati (molti con una laurea in tasca, ma non riconosciuta), ma a loro cosa frega? Niente.

Pensate che la poderosa razza italica venga inquinata da DNA troppo diversi? Beh…se la razza italica è riuscita a farsi un simile autogol, a sopportare una simile accozzaglia di mangiapane a tradimento nei posti di potere, e non muovere un muscolo per ribellarsi a tanta presa per i fondelli…se lo merita, speriamo che quel “DNA” ci porti qualcosa di nuovo, perché con quel che ci ritroviamo, c’è veramente da strapparsi i capelli.

Sappiamo tutti – anche l’uomo della strada che legge solo la Gazzetta dello Sport – che rubano e ci fottono per rubare, sappiamo tutti che sono d’accordo nel presentarci le “soluzioni” elettorali che più ci aggradano – ieri il rassicurante “professore”, poi il bravo “imprenditore”, quindi il ragazzo “giovane e bello”, domani il sogno di Grillo, il quale si guarda bene dal dire a chiare lettere la verità: se vado al governo, il giorno dopo referendum consultivo sull’Europa…l’ha detto? E quando? E come? Tanto oggi ne dice una e domani la smentisce… – sappiamo tutti che in Italia comanda il duopolio franco-tedesco…sappiamo questo ed altro…e allora? Tutto quello che riusciamo a cogitare è la speranza, un domani, chissà quando, di riuscire a far parte dei fottitori e di lasciare l’universo dei fottuti.

Questa è la favolosa razza italica? Questa è la grande cultura italica? Spero tanto in un buon apporto di DNA africano, come in Francia, che diede asilo a 7 milioni di algerini e, oggi, se Macron prova a toccare pensioni ed assistenza gli vanno a fuoco le banlieu. In Francia, signori miei, si è giunti con gran fatica alla pensione a 62 anni, ma oltre nessuno ha il coraggio d’andare. In Francia, un autotrasportatore, dopo 25 anni – a qualsiasi età – va in pensione: in Italia, un macchinista delle ferrovie va a 67 anni, con una speranza di vita media di 62!

Noi ci lamentiamo coi colleghi di lavoro, lanciamo petizioni su Change.org, scriviamo commenti di “vibrante protesta”. Aderiamo al voto “di protesta”. Poi, dopo il Tg…c’è la partita o un film?
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e non trovi scuse sulla razza o l’invasione: osservi la sua coscienza. E pianga.




(2) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Istat-86-mila-italiani-in-meno-nel-2016-nascite-minimo-storico-e82256d6-2954-427a-8950-226945b0bfa6.html

28 luglio 2017

Tenutario di cesso pubblico

Così, dala sera alla mattina, mi ritrovo con un cesso chimico sotto casa, nel quale, stanotte, "depositeranno" migliaia d'ubriachi alla festa della Birra. E così andrà avanti per i prossimi dieci giorni di festeggiamenti. Incavolato, ho fatto un esposto al Prefetto.



Al Prefetto della Provincia di Cuneo, dott. Giovanni Russo

Alzandomi, stamane, ho scoperto d’essere diventato un cesso pubblico. C’è di peggio – anch’io lo ammetto – quello che assolutamente non sopporto sono l’ignoranza e la stupidità, soprattutto quando sono strettamente legate all’interesse personale. Vengo al dunque.

Il Comune di Saliceto – come altri comuni – tutti gli anni organizza la cosiddetta “notte bianca” o brava, o rosa…insomma…che è una festa della birra mascherata, come si nota dalle immagini.






Il motivo di tanto clamore? Non lo so: una vocina mi sussurra che si tratti di soldi, di qualcosa che il Comune organizza e dal quale ricava soldi per i sempre più disastrati bilanci, con i trasferimenti dallo Stato ridotti all’osso. Quando esiste ancora l’osso. Ma non lo sostengo, è un puro sospetto, un sogno di mezza Estate, mettiamola così.
Personalmente, non ho nulla in contrario, solo che la disorganizzazione ed il pressapochismo, in questi frangenti, la fanno da padrone.

Il Comune di Saliceto ha un’ampia area d’interesse storico, che racchiude il Castello dei Del Carretto e la piccola cattedrale, diventata famosa con il film The broken key (2016).
Come si può notare, ci sono ampie aree per sistemare i servizi igienici, come sempre è stato fatto negli anni precedenti: solo che, quest’anno, “qualcuno” ha deciso diversamente.
I gabinetti chimici – che poche ore dopo iniziano a puzzare come paludi di birra andata a male – sono “dispersi” nel centro storico. Qui, bisogna fare un po’ di topografia.

 Questa è l’area nella quale, gli scorsi anni, venivano installati i servizi igienici: lontana dalle abitazioni, vicina ai luoghi della festa. Una soluzione razionale ed igienica.






Come si può notare, nessun servizio igienico è installato nei pressi degli stand di mescita. Non nella piazza della chiesa…




E nemmeno nella vasta area del parco del castello


Insomma, la gente che beve non deve essere disturbata da persone in fila innanzi ai servizi…e…dove li mettiamo?

Ecco la soluzione trovata: in mezzo alle case, anche a parecchia distanza dalle mescite.
Questo è l’unico gabinetto “a portata” di…insomma, dove ci sia la speranza d’arrivare sani e salvi e “depositare”.




Li “disseminiamo” a macchia di leopardo nel borgo: ovvio che chi ha in corpo un paio di litri di birra non avrà difficoltà a trovare un gabinetto…correndo con le mani sulla patta, lei cosa immagina?

Sotto alle finestre della gente, per giorni e giorni (la festa dura fino al 12 Agosto) e, tutti gli anni, l’azienda è venuta a rimuovere i gabinetti soltanto al termine dei cosiddetti festeggiamenti.

Non vorremmo che finisse come negli anni scorsi, con centinaia d’ubriachi che fanno i loro bisogni ovunque, invadono giardini privati, buttano immondizia nelle case…una sorta di calata degli Unni del Terzo Millennio. E, si badi bene, sono tutti italiani.
 

Ho protestato, ma il Comune (nella persona del Vigile Urbano, Stefano Spadi) è stato irremovibile: quando l’ho informato che avrei avvertito la Prefettura, ha risposto “E chiamala, chiamala…” poi, voltandosi, se n’è andato.
A latere (ma non troppo), vorrei ricordare come si è giunti a tutto questo.
La cittadina di Saliceto ha un centro storico del quale si fregia, ma la maggior parte della popolazione vive in altre zone: considerano il centro storico una sorta di palcoscenico, nel quale vanno in scena le feste, le sagre, ecc.
Vive per 10 giorni l’anno: per il resto, è dimenticato ed all’abbandono.

Basti notare che la famosa chiesa, sul lato sinistro, presenta gravi problemi strutturali che nessuno s’interessa a determinare con esattezza per quantificare (e possibilmente ovviare) i pericoli per la popolazione.
 

La situazione dei parcheggi è al collasso, ma a nessuno è saltato in mente di attuare, come in altri luoghi, l’opzione “residenti” per il posteggio. La gestione dei rifiuti è per lo meno dilettantesca, senza una raccolta differenziata degna di questo nome.
Abbandono totale: una “ripassata” di cera prima della festa e tutto va per il meglio. Fino all’anno prossimo, basta che il palcoscenico stia in piedi.

Il dramma, tutto italiano, è che a nessuno interessa: la “dittatura” della maggioranza vige come sempre, e la maggioranza abita lontana dal centro storico. A chi rivolgersi, dunque?

Lei, in questo territorio, rappresenta lo Stato: un’ammirevole innovazione napoleonica, che speriamo vivamente non osino abolire o “re-interpretare”, svuotandola d’ogni potere d’intervento.
Io, da parte mia ho pubblicato molti libri e centinaia d’articoli, molti sul degrado ambientale e sulle sue cause: sono un illuso, credo ancora nella legge e nella forza, possibilmente “gentile”, del Diritto.
Veda Lei, se ancora può fare qualcosa.

La saluto cordialmente

Prof. Carlo Bertani

PS: il testo sarà pubblicato su alcuni siti e sui più noti social network.


16 luglio 2017

Marianna Madia vuole salvare i Boschi!


Fra le tante nequizie e disperazioni che suscita la nostra amata classe politica, come ogni anno, non mancano gli incendi estivi: stavolta è toccato al Vesuvio, che ha sfoderato un bel pennacchio e copiose nuvolaglie, forse per celare il disgusto che ci circonda. Nonostante gli sforzi dei giornalai e dei tanti parolai di regime, la realtà è amara: dei 38 elicotteri dell’ex Corpo Forestale, soltanto 6 sono in grado di volare. Chi per guai veri, chi per guai burocratici, chi perché ha cambiato arma e destinazione d’uso…non stiamo a sottilizzare. La colpa è tutta sulle fragili spalle del Ministro Madia, colpevole di una riforma della P.A insulsa e senza senso, utile solo a salvare i Boschi, del Veneto e dell’Etruria in primis, sia chiaro.
Fatto è che, nel lungo Stivale e le sue infinite coste, solo 6 elicotteri dell’ex Corpo Forestale (i più esperti, insieme ai Vigili del Fuoco) sono riusciti a levarsi in volo. Per giunta sono in gran parte elicotteri piccoli, che portano un migliaio di litri d’acqua.

Due anni fa filmai un incendio boschivo nei pressi di Spotorno (SV), ed ebbi tutto il tempo di sistemare bene la videocamera: ci misero tre giorni a spegnarlo. Un Canadair sganciava acqua come poteva, sollecitato dalle forti correnti ascensionali che gl’impedivano di collimare bene sul bersaglio, consci anche che gli incendi, in Liguria, sono devastanti: della flotta primigenia di Canadair, ben due si schiantarono nei pressi di Savona, con la morte dei 4 piloti. Mestiere ingrato sganciare acqua sul fuoco: forse, è meno pericoloso sganciare bombe in giro per il mondo.
A far da Sancho Panza al solitario aquilone giallo, un AB-212 con il “secchio” che riempiva in mare: poche centinaia di litri, su un fronte di chilometri di fiamme. Punzecchiature di spillo. Per fortuna, dopo tre giorni, venne un po’ d’acqua dal cielo: Giove Pluvio s’impietosì degli umani e delle loro fatiche di Sisifo.

Come se non bastasse la nostra imperizia ed insipienza nel volerci intestardire a “sganciare” dell’acqua sul fuoco, la politica italiana ha fatto veramente bingo nell’assegnare il Corpo Forestale sotto il comando dei Carabinieri: non c’è nessuno, come i Carabinieri che – storicamente, ma soprattutto negli ultimi decenni – siano lontani da boschi e foreste, montagne e colline. Molte caserme di campagna sono state chiuse, ed i militi fanno solo più comparse sporadiche, due giretti in macchina, una la mattina e l’altro il pomeriggio. Figuriamoci che fine hanno fatto gli uomini della Forestale.

Eppure non mancano i progetti di grandi dirigibili in funzione antincendio, in grado di posizionarsi in alto e, grazie al GPS collegato con l’anemometro, far scendere una pioggia di ore sul fronte dell’incendio. 160 tonnellate d’acqua (progetto Cargolifter) contro la decina dei Canadair, e le poche “secchiate” degli elicotteri. Perché?
Poiché tutti quei progetti sono stati boicottati dalle banche, non perché non potessero diventare remunerativi – antincendio, spostamento di carichi pesanti, aerosoccorso, sorveglianza radar, installazione e manutenzione di strutture isolate (rifugi alpini, aerogeneratori, isole), ecc – ma soltanto perché l’industria aeronautica, grazie al potere del lobbismo ha saputo fermare, ancora una volta, il pericoloso rivale.
Sempre in prima pagina le foto del disastro dell’Hindenburg: pochi lo sanno che oggi i dirigibili sono riempiti con inerte Elio, ed hanno sistemi di casse interne come i sommergibili, per variare la spinta senza sprecare il gas. Basta poco: una leggenda metropolitana, tanta ignoranza, ed “olio” per oliare chi ha il potere. Il quale, nella maggior parte dei casi, non ha nemmeno idea di cosa sia un dirigibile ed a cosa possa servire.

Ora, non si tratta di “sparare sul pianista” come al solito, ma la Riforma Madia – pur portando il cognome della grande “protetta” di Walter Veltroni – ci sembra eterodiretta, perché dalle parti di via Nazionale e da quelle del Ministero dell’Economia, si chiedeva una sola cosa: risparmi.
Tutti dobbiamo risparmiare, anche i Carabinieri ed i Forestali, perché la vicenda delle banche fasulle richiede montagne di denaro, denaro vero, non la fuffa che hanno spacciato per molti anni.

Questo sistema è ottimo solo per tosarci ancora una volta: saggezza vorrebbe che il sistema bancario fosse responsabile in toto dei guai che combina – come al tempo del Banco Ambrosiano, quando tutto fu sistemato all’interno del sistema bancario – perché se c’è qualche deficiente che medita d’arricchirsi sulle spalle dei correntisti, se a pagare sono le altre banche, saranno le banche stesse a metterlo sul chi vive. Se a pagare è la fiscalità generale, è un invito a nozze: ruba tu che rubo anch’io, tanto, poi…

Come si può notare, anche dei fenomeni che sembrano assai distanti hanno origini comuni: brucia tutto perché non si costruiscono mezzi adatti, perché quelli esistenti sono obsoleti e di scarso numero, poiché le “riforme” impongono di “risparmiare”, poiché – infine – ci sono voragini innominabili da colmare. Perché qualcuno, prima, s’è riempito le tasche.

Ci vuole, però, un capro espiatorio: oh com’è gratificante assicurare alla giustizia il colpevole! Dagli al piromane! Dagli al nuovo untore!
Non nego che possa esistere qualche pazzoide del genere, e che qualcuno abbia da nascondere qualche abuso edilizio dando fuoco a tutto, però…sapeste com’è facile che tutto prenda fuoco in condizioni di calore come le attuali! Sapendo già che l’incendio, per legge, bloccherà ogni tentativo di cementificazione.
Nel 1976 bruciò la cascina dove abitavo: barre di ferro e bottiglioni di vetro, immagazzinati nel fienile, innescarono del fieno, forse troppo fresco, che era appena stato ammassato.

Ferro nei boschi? Ci ho trovato anche delle lavatrici! Un mio collega, appassionato storico, riuscì a scovare anche il relitto di un B-17 dell’ultima guerra. Vetro? Centinaia di bottiglie di birra: sono più pericolose delle pietre aguzze e delle vipere.
Lo strame che s’accumula nel bosco, anno dopo anno, con un po’ di rugiada notturna fermenta e produce gas infiammabile, in pratica metano. Basta nulla, una bottiglia che faccia da lente, un pezzo di ferro rugginoso che si scalda al sole…chilometri quadrati di bosco, e nessun sistema antincendio di prevenzione…non si può sostenere che non si è in grado di spegnere gli incendi: è colpa dei piromani!

Io, al posto dei giornalai di regime, i “piromani” li andrei a scovare dalla parti di via Nazionale…

10 luglio 2017

Stormi di avvoltoi

Geerd Hamer fotografato a Parigi, 1978, con la moglie e la figlia al processo contro Vittorio Emanule di Savoia, poi assolto per l'uccisione di suo figlio Dirk
Il 2 di Luglio è morto, in Norvegia, Rike Geerd Hamer, il medico divenuto famoso per la Nuova Medicina Tedesca, che ha avuto – come tutte le scoperte – amanti appassionati e tremendi detrattori. Ma passi: si sa che così va il mondo. Hamer era anche il padre di Dirk, che nel 1978 fu ucciso con una fucilata da un pazzo, al largo dell’isola di Cavallo, in Corsica. Quel pazzo fu ed è Vittorio Emanuele di Savoia, il quale la fece franca grazie alle sue amicizie ed alle balle che raccontò alla corte di Parigi: lui stesso lo ammise, mentre era in carcere al compagno di cella – che il giudice Woodcock gli aveva “associato” apposta, perché rivelasse qualcosa del giro di prostituzione del quale era accusato. Il padre e la madre di Dirk (entrambi medici) s’ammalarono di cancro e la madre morì.

Ma non è questa la vicenda centrale dell’articolo, perché subito – a cadavere ancora caldo, potremmo dire – c’è chi si getta sulle spoglie proprio come un avvoltoio, ed ha il coraggio di titolare l’articolo “Hamer è morto, ma gli avvoltoi come lui no”. Da leggere, in nota: (1)

Ora, che il Fatto Quotidiano sia diventato merce per allocchi, l’abbiamo capito: molto è cambiato da quando il giornale fu fondato, e la qualità degli articoli è sempre peggiore. Non ipotizziamo quali lobbies lo conducano – o se se le fanno da soli – ma pubblicare un articolo del genere fa pensare ad una mente malata, perché quando una persona – diciamo “controversa” – muore si fa un bilancio: si può anche essere duri con lui, ma ricordiamoci cosa ha passato quell’uomo: si è visto ammazzare il figlio sotto i suoi occhi, ed ha vissuto tutta l’odissea giudiziaria nella quale, già si sapeva, il Vittorio doveva uscire pulito, se non altro per questioni diplomatiche (e d’amicizie occulte).

Sentite come lo tratta Salvo di Grazia, un ginecologo siciliano che lavora a Treviso.

E’ morto in Norvegia, dove era latitante, Rike Geerd Hamer. Un nome che a tanti non dirà nulla ma che, in realtà, ha cambiato (tragicamente) la vita di molti. Hamer era un medico, anzi un ex medico, che dall’inizio della sua carriera dimostrò egocentrismo e tendenza alla truffa. Brevettò degli strumenti chirurgici che poi si rivelarono pericolosi, chiedeva soldi agli amici che non restituiva e mentiva sulle sue credenziali.
Finché un giorno fu protagonista di una tragedia. Il figlio Dirk fu ucciso da una fucilata in un fatto che poi si mescolò al gossip estivo avendo come protagonista Vittorio Emanuele di Savoia, della famiglia reale italiana. Questo evento distrusse definitivamente la sua psiche già debole e lo fece impazzire. Iniziò a delirare, riservando alla memoria del figlio una devozione maniacale. Un giorno raccontò che Dirk gli apparve in sogno svelandogli una nuova cura misteriosa.

Ho lasciato i grassetti, per far notare l’odio, convulso, che scorre nelle vene di questo medico, per altro indagato, in passato – a Treviso – per la morte di un paziente.

Ora, sia chiaro, non ho nessun motivo per difendere Hamer: non sono medico, non ho né ho avuto il cancro (incrociamo le dita) e quindi limito la mia critica alla deontologia professionale del giornalista, della quale il dottor Di Grazia pare non conoscere nemmeno le note più salienti. Nemmeno la chiave che c’è all’inizio della partitura.

Di fronte ad una teoria che non si considera valida, in ambito scientifico, si contrappone una tesi che la invalida: questo secondo Popper, oppure la si brucia sul rogo nel nome di un sapere più vasto ed esoterico, del quale si detengono le chiavi.
La conoscenza medica, il suo dibattito, va avanti per tesi ed antitesi, provate sperimentalmente: non ho difficoltà a credere che gli insuccessi di Hamer siano reali e certificati dalla pratica medica, non per questo, però, affermo che Hamer sia stato un ciarlatano.

Come potrà notare, dottor Di Grazia, “volo alto” sui mille e mille congressi pagati ai medici dalle case farmaceutiche, “volo alto” sul fatto (provato da sentenze) che un Ispettore Generale del farmaco – a libro paga del Ministero della Sanità, tale Duilio Poggiolini – si fosse arricchito al punto di dover nascondere i lingotti d’oro nei divani di casa. E che oggi, gli stessi “ispettori” del farmaco – diventati 20 a causa della riforma regionale – siano considerati (non lo dico io, è attualità del dibattito politico) come una delle ragioni del dissesto finanziario regionale.
E la smetto subito di “volar alto”, perché quella “altitudine” mi provoca vertigini, dovute al voltastomaco.

Di Hamer posso dirle poco: mi ha impietosito – ricorda la pietas di cristiana memoria? – la sua vicenda umana…sotto l’aspetto professionale ho poco da dire, perché non sono in grado di valutare (ovviamente) la sua pratica medica. Però, come fa una persona curiosa qualunque (e così recita la deontologia professionale di un giornalista), ho cercato documentazione.

Hamer ha coniato le “5 nuove leggi della biologia”, capisaldi della sua teoria della Nuova Medicina Germanica.
Mi ha colpito, come semplice osservatore, la prima: le altre – più attinenti a questioni mediche più complesse – eviterò di toccarle.

“Prima legge ("La regola ferrea"): le gravi malattie hanno origine da un evento di shock o trauma psicologico ("sindrome di Dirk Hamer") che viene vissuta dall'individuo come acuto e drammatico. Il contenuto del conflitto psicologico determina la posizione della comparsa di un focolaio di attività nel cervello che può essere visto in una TAC come una serie di anelli concentrici, detta "focolaio di Hamer", che corrisponderebbe alla posizione della malattia nel corpo. Lo sviluppo successivo del conflitto determina ulteriori cambiamenti. Hamer sostiene che i focolai siano spesso scambiati per lesioni cerebrali o tumori del cervello.”

Io non so, ovviamente, dare un giudizio su quanto afferma Hamer, però – semplice ragionamento logico – mi sono chiesto se la malattia possa avere un’origine psichica. Molti affermano che c’è un legame fra la “salute” mentale e quella del corpo. I Latini usavano dire “mens sana in corpore sano”, e qui finisco.
Altra curiosità che mi è venuta, è stata: è così approfondita la nostra conoscenza della psiche?

La Psichiatria, lei m’insegna, ha poco più di un secolo di vita, almeno sotto l’aspetto scientifico. Il motivo? Prima c’erano “umori” e demoni, e a nessuno passava per la mente d’andare ad indagare la psiche umana: faceva caldo, sul rogo faceva un caldo infernale. Nomen omen.
Può darsi che Hamer abbia avuto un’intuizione, un’intuizione e basta. Il suo errore, se errore è, è stato quello di credere d’aver raggiunto una teoria mentre, le molte sperimentazioni dall’esito infausto, indicano il contrario.
D’altro canto, la storia della pratica medica è zeppa di questi errori: lo sa, vero, che un tempo curavano la sifilide col Bismuto? Ed i preparati mercuriali, dei quali la pratica medica s’è nutrita per secoli?
Oggi si ammette la malattia psicosomatica: la colite d’origine nervosa e molti dolori dell’apparato gastrointestinale.

Molti sono stati i precursori inascoltati: Michel de Notre Dame, medico della regina di Francia Caterina dé Medici, si sgolò e scrisse libri per affermare che la peste bubbonica era trasmessa dalle pulci dei topi, e quindi era sul topo che bisognava agire. Pubblicò anche un trattato sulla conservazione degli alimenti (botulino?) che, all’epoca, era un problema esiziale. Ironia della vita: divenne famoso per una sorta di divertissement che chiamò Centurie, sotto lo pseudonimo di Nostradamus.

E se Hamer avesse capito qualcosa sull’origine psicologica dei tumori? Io non lo so, ma non è detto che qualcuno, un giorno, non si presenti ad un congresso scientifico con prove “quadrate”, a prova d’antitesi.
Le propongo un esempio:

Nikola Tesla è stato un grande inventore: è il “padre” della corrente alternata, mica bazzecole.
Negli ultimi anni della sua vita si raccontava che fosse andato “fuori di testa”: balbettava che fosse possibile la trasmissione della corrente elettrica senza fili, via etere. Qualcuno suggerì che gli USA avessero posto il segreto sui suoi ultimi studi, altri che era semplicemente impazzito. Io, sinceramente, non ho le competenze né le conoscenze per fornire un’opinione.
Oggi, però, ulteriori ricerche ed esperienze, in Giappone, hanno consentito la trasmissione via etere di 1,8 Kwh ad una distanza di 55 metri (2): è poco, ma gli inizi sono sempre difficili. Chi avrebbe mai scommesso, cinquant’anni fa, che auto elettriche avrebbero attraversato gli Stati Uniti?

Insomma, dottor Di Grazia – di grazia – provi la mattina a sciogliere nel caffè anche un cucchiaino di dubbi, di domande, d’incertezze. Può darsi che come medico non possa permetterselo – anch’io, da insegnante, mi fornivo da solo delle certezze che non avevo, ma questo lo richiede la pratica professionale, mi rendo conto – ma come uomo, come giornalista, lei è obbligato a farlo, pena il vomitare (mi scusi, ma non trovo altra perifrasi per definire il suo pezzo) delle insulsaggini con tanta rabbia in corpo, anche se la pratica medica (odierna) glielo suggerisce.
Lo sa che la psicologia buddista tibetana si chiama Lorig? Magari c’è qualcosa da imparare da gente che ha indagato la mente per secoli: peccato, c’è solo qualche sporadica traduzione in inglese e nulla in italiano.

E poi…non so cosa Hamer abbia sentenziato sugli ebrei, sul fatto che si curassero con la sua medicina in segreto e non la comunicassero al resto del mondo, per distruggere i goim.
Non oso pensarlo, però il rabbino Levy Rosenbaum, arrestato dalla polizia di New York, capeggiava un’organizzazione che rapiva bambini per rivendere i reni (3). Siccome la fonte è sospetta (palestinese) le fornisco altre prove: (4) (5) (6) (7)…quante ne vuole, sono stato il primo a scrivere, in Italia, del traffico d’organi!
Il problema, grave – ripeto, non voglio entrare nelle dichiarazioni di Hamer – è che, da parte dell’estremismo sionista, la vita di un goim non vale niente.

Insomma, non riesco proprio a comprendere perché un uomo tanto provato dalla vita – non deve essere stato uno scherzo vedersi ammazzare il figlio e l’assassino che la fa franca e ride sotto i baffi – debba essere crocifisso per le sue idee, anche in campo medico. I suoi pazienti furono dei creduloni? Peggio per loro: anche in questi campi, bisogna sempre mantenere vigile l’attenzione, mai assumere atteggiamenti fideisti! Come dice? Vero? Ma se il “suo” giornale non fa che difendere un movimento politico iper-fideista, spacciandolo per la “democrazia del web”!

Prima di lasciarla, voglio raccontarle chi mi guarì dal mal di schiena, quando oramai m’infilavano cortisone con la pompa del benzinaio: un bravo medico, agopuntore. E non me lo consigliò lo stregone di Timbuctu: me lo dissero al rinomato Rizzoli di Bologna: stia lontano dai luoghi dove spacciano la chirurgia vertebrale come il sancta sanctorum!
La saluto: domani, se ha piovuto abbastanza, proverò ad andare a funghi…ah, già…secondo loro avrei già dovuto essere su una sedia a rotelle…