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24 gennaio 2017

Terre di faglia


Basta osservare la cartina geologica, per capire chi è messo meglio e chi peggio: in Italia, i terremoti altamente distruttivi – solo dall’età Moderna in poi – sono stati perlomeno una ventina, nemmeno si contano quelli minori, tanto per capirci quelli dell’Aquila o di Amatrice. Solo “roba grossa”, come l’Irpinia (1980) o Avezzano (1915), per quel che possiamo ricordare personalmente o da qualcuno che ce ne ha parlato.
Sempre dall’età Moderna ad oggi, in Germania sono avvenuti circa 8 terremoti, di magnitudo minore, nemmeno paragonabili a quelli italiani o balcanici: basti pensare che, in Germania, non si contano vittime per terremoto dal lontano 1629.
Allo stesso tempo, vivere in una zona di “faglia”, per gli aspetti socioculturali, ci deve far pensare che Lampedusa si trova più a Sud di Tunisi e fa già parte della “zolla” geologica africana: un centinaio di km dalla Tunisia e 200 dalla Sicilia.
Per quanto riguarda la “faglia” socioculturale, invece, la Germania ha sempre potuto (oltre che saputo) regolare i flussi migratori secondo le richieste del suo apparato produttivo. Dal dopoguerra, mezza Turchia si è trasferita in Germania.

I morti per terremoto, nei secoli – in Italia – sono stati centinaia di migliaia: e i danni?
Non si possono quantificare i danni dei terremoti più antichi (ed altamente distruttivi): per avere qualche ragguaglio, basti pensare che “modesti” (su scala storica) terremoti come L’Aquila hanno condotto a danni per 14 miliardi di euro, mentre un “grande” terremoto come l’Irpinia (1980) causò danni pari (attualizzati) a 66 miliardi di euro, anche se – quasi certamente – vi furono eccessi e ruberie di varia natura.

La domanda che si pone è, allora (visto che facciamo parte dell’UE): una “Unione” – termine vago, che non precisa nulla – come può decidere, in termini economici, che una singola Nazione sovrana debba sottostare a dei vincoli comuni di bilancio? Soprattutto alla luce delle grandi differenze, sia in termini geologici, sia in termini di politica dell’accoglienza (solo per citare due esempi calzanti).
Vediamo i due tipi di Stato più comunemente citati: lo Stato Federale e quello Confederale.

La confederazione si basa sul principio della "rappresentanza degli Stati", non dei cittadini, e attribuisce infatti il voto solo agli Stati, escludendo in tal modo il popolo dalle decisioni che riguardano i rapporti interstatali.
l'Unione europea è già qualcosa di più di una confederazione, in quanto i suoi cittadini sono rappresentati al Parlamento europeo ma, dato che i suoi stati membri hanno ancora poteri in politica estera e nella difesa (che non sono neppure coordinate dall'Unione stessa, ma sono lasciate completamente agli stati), non è ancora la Federazione europea auspicata dai movimenti federalisti in Italia come nel resto d'Europa. In realtà è una via di mezzo tra confederazione e Stato federale.” (Wikipedia)

Si deve però aggiungere, alla definizione di Wikipedia, che il Parlamento Europeo ha sì potere legislativo, ma lì s’arresta tutto: nessuna “legge” può essere emanata direttamente dal Parlamento Europeo, perché i veri “padroni del vapore” sono i Commissari, nominati dai vari Paesi pesando tutti gli interessi nazionali con il bilancino del farmacista.
Quindi, l’UE è più correttamente una Confederazione di Stati Sovrani, un po’ come la C.S.I. del dopo URSS: una specie d’insalata mista, condita con misure di bilancio da gulag.

Perché l’UE non può essere considerata uno stato federale? Poiché lo stato federale ha, oltre i bilanci dei singoli Stati, un bilancio federale, mentre quello confederale non ce l’ha.
A cosa serve il bilancio federale?

Dal punto di vista puramente teorico, per le esigenze comuni di politica estera e difesa, ma così non è.
Ad esempio, il governo federale USA ha concesso recentemente uno stanziamento di 35 milioni di $ alla Aeros Craft per la costruzione del dirigibile Pelican, ritenendo il progetto d’importanza nazionale. A New Orleans, dopo l’uragano Katrina, Obama dichiarò lo stato di emergenza federale che consentiva lo sblocco di fondi federali per destinarli all’area colpita. Ci sono molti di questi esempi: identica situazione in altri, grandi stati federali quali la Russia o la stessa Germania (che, al suo interno, è diventata sempre meno “federale”).
Come si può notare, non è solo politica estera e difesa: lo Stato, centrale o federale, interviene in economia quando vuole imprimere una “accelerazione” in determinati settori, oppure rimediare a catastrofi naturali le quali, domani, assorbirebbero ugualmente risorse, depauperando aree della Nazione, anche se federale, poiché concepita di parti, ma di un solo insieme.

Oggi, (lunedì 23 gennaio 2017) Romano Prodi ha dichiarato che la Germania potrebbe anche “voler fare da sola” e per qualcuno sarebbe, questa, la sibillina risposta alle disperate grida d’aiuto del PD, che ha dovuto sfoderare addirittura un Gentiloni “nipote” per restare, almeno, a galla nel panorama politico internazionale. Oramai, conta la buona discendenza, lo ius sanguinis: sono veramente alla frutta.
Lasciando però perdere queste marcescenti vettovaglie, da mercato rionale della politica nostrana, si potrebbe ipotizzare un’uscita della Germania, prima o dopo: qui sta il punto. Potrà tirare la corda ancora, per essere ben certa che i competitori – Italia e Francia, soprattutto – siano ben cotti e stracotti: la Francia non lo è ancora, De Gaulle seppe imporre la potenza nucleare anche per la nazione sconfitta fra le vittoriose.

Ma è su quanto abbiamo prima sottolineato che l’Europa con tedeschi/senza tedeschi ha fallito e si è ritrovata in un cul de sac: perché l’Europa, è soltanto un’imputazione geografica.
Oh sì...ci hanno detto e ridetto che, con la riunificazione tedesca, un’Europa disunita sarebbe finita, inevitabilmente, verso le III Guerra Europea, con o senza partecipanti di corollario.
Fu una balla colossale: quel pod/simulatore nucleare, agganciato centralmente ai Mirage – che chiunque sia stato un poco in Francia non ha potuto fare a meno di notare – è ciò che garantisce da una futura “Sedan” nucleare.

La vera “ruina” – impossibile da scapolare – è stata l’impossibilità di un bilancio federale, ossia quello che avrebbe considerato l’Appennino Centrale Italiano una zona ad alto rischio sismico e pertanto – inevitabilmente – apportatore di sciagure “europee”, non solo italiane.
Sono trascorsi circa 20 anni dal terremoto in Umbria e Marche del 1997, ed il movimento delle faglie ha colpito quasi ovunque, da Perugia all’Aquila, in un territorio abitato da milioni di persone.
Come, del resto, è molto improbabile che i migranti che partono dall’Africa raggiungano su quei gusci di noce Kiel, Brema o Rotterdam: più facile che trovino approdo a Lampedusa, Pantelleria, oppure in Sicilia. O, ancora, in Grecia.

Sembrerebbe quasi una difesa, postuma, di Matteo Renzi: non è così. Nessuno doveva andare col cappello in mano ad elemosinare qualche 0, per un terremoto o per l’invasione da parte di 180.000 migranti in Italia e di 170.000 in Grecia: in totale, 350.000 persone che hanno preso terra in Europa, nel solo 2016.
Qualcuno, invece, doveva avere il coraggio di sbattere la porta ed andarsene, affermando a chiare lettere che quel concetto di “Unione” è vago e, sottilmente, fraudolento, perché non indica a chiare lettere qual è il significato di essere “uniti”.
Romano Prodi può sì lamentarsi perché l’Europa non sa parlare una sola lingua in politica estera ma, di controbalzo: sa parlare una sola lingua in politica interna? Facendo finta che quelle 350.000 persone siano approdate nella mitica Shangri-là, oppure che a tremare sia la catena degli Appennini Atlantidei?

Oltretutto, questo strano sovra-stato confederale costa, e costa parecchio. L’Italia (fonte: l’Inkiesta) paga a Bruxelles quasi 15 miliardi l’anno e ne riceve, sotto varie forme, 11. Quindi, ci costa 4 miliardi l’anno solo per il suo funzionamento: accipicchia che “paghetta”!
Un altro capitolo a tinte fosche è, invece, in parte italiano ma anche europeo: ci riferiamo ai famosi “finanziamenti” che riceviamo, ossia il Fondo di Sviluppo Regionale, Fondo di Coesione ed il Fondo Sociale Europeo.

Le istituzioni europee versano i fondi a strutture politico/amministrative italiane, le quali devono poi fornire rendiconti di come sono stati spesi: circa la metà ritorna in Europa, perché non viene spesa. Perché questa stranezza?
Poiché i fondi per i quali non si trova l’accordo politico di spartizione, semplicemente, tornano al mittente.
Personalmente, ho avuto esperienze del genere e mi è stato detto, sulla faccia: “Voi potrete chiedere quanto volete, ma noi avremo il finanziamento, voi no”. Era il solito presidente di cooperativa, mezzo bianco e mezzo rosso, che aveva tutti gli intrallazzi necessari. Seppi in seguito che, con i finanziamenti del FSE, furono acquistate anche due Jaguar d’epoca...eh...magari servivano per rappresentanza! So anche di stazioni radio-televisive mobili (furgoni attrezzati), mai usate da chi doveva adoperarle, e (penso) dormienti in qualche garage abbandonato: già, ma per i cingolati da neve i soldi non ci sono...eh, che sfortuna...
Ogni volta che qualcuno si reca presso associazioni di categoria con idee da realizzare, riceve sempre ampie rassicurazioni: la legge c’è...appena arrivano i fondi...i quali, appena giunti, finiscono subito perché già “prenotati” da chi aveva santi in paradiso. Capito mi hai?
L’Europa, fa finta d’esser pura come una vergine: siamo certi che sono molto, molto dispiaciuti quando tornano loro i miliarduzzi non usati dall’Italia...oh, come soffrono...

Senza considerare che le banche europee sono controllate con il contagocce da Francoforte, e non smenano un centesimo senza il placet dei soliti noti: sono queste le cose da sapere quando si disserta di Europa...restiamo, andiamo via...questa è materia nella quale il M5S dovrebbe fornire risposte precise, parole chiare, altrimenti è la solita fuffa. Solo dall’euro o via dall’Europa? Chiarezza ci vuole.


L’Europa dei mercanti anseatici, se questo è ciò che sottende la sigla “UE”, non c’interessa: ha già dato abbastanza prove fallimentari di se stessa: ora, è il tempo di richiudere le frontiere, di lasciar “lavorare” i dazi doganali e le limitazioni alla circolazione dei capitali, che ci hanno regalato – quelli sì! – cinquant’anni di pace e di prosperità, dal 1945 in poi.
L’Europa dei mercanti anseatici non c’appartiene, non è per noi: latini e luterani possono convivere, ma ciascuno a casa propria. A meno che qualcuno, per appoggiare Berlino, non sventoli ancora lo spauracchio, le vecchie bandiere di una guerra europea senza nessun senso, che soltanto delle menti malate possono concepire, un babau per allocchi.

Lasci perdere, Prodi, sarà stato un sogno per qualcuno ed una colossale truffa per altri, ma l’unica cosa saggia è metter fine a questa commedia europea: facciamolo tutti insieme, come fecero in Cecoslovacchia, senza sparare un colpo, senza inutili tiritere. Basta riabbassare la sbarra e non permettere le “giravolte” dei capitali.
Errare humanum est: perseverare, diabolicum.

12 marzo 2011

Sciacalli


Sì, per una volta ci sentiamo d’assumerci la responsabilità di farlo, senza remore e ripensamenti. E’ una cosa “che non va fatta”, ce lo hanno ripetuto decine di volte quando uno dei nostri ragazzi torna dall’Afghanistan in una bara: si devono rimandare a dopo le polemiche, di fronte al lutto ci si deve arrestare, non bisogna essere, appunto, “sciacalli”.
E quando viene “il giorno dopo”? Il giorno del mai nella settimana del poi?

“Passata la festa, gabbato lo Santo”, recita un proverbio, ed è uno degli assiomi sul quale si fonda l’informazione di regime, il mainstream di governo, le chirillacchere spacciate per il Verbo Divino.
E allora: fermiamoci un attimo per meditare cosa sta avvenendo in Giappone, fissiamo negli occhi le immagini di quei reattori nucleari disposti come soldatini in fila, sulla riva del mare infinito, del mare più infido del Pianeta per gli tsunami.
I giapponesi sono i migliori al mondo per la prevenzione dei danni causati dagli eventi sismici, questo tutti lo sanno: e adesso? Basta essere i “migliori”?

Dall’Istituto Italiano di Vulcanologia e Geofisica (INGV) si sono affrettati a ricordare che un terremoto con una simile magnitudo non è mai stato registrato né viene ricordato, in tempi storici, in Italia. Ed è verissimo, anche se – come vedremo in seguito – sembra proprio una “tirata” al carro del Governo.
Perché, qualche “tremarella”, anche noi l’abbiamo subita: recentemente L’Aquila, ma nel recente passato il Friuli, l’Irpinia, il Belice, Messina, Sanremo-Bussana…
Certo, nulla di paragonabile a quanto è avvenuto in Giappone, però i giapponesi sono – appunto – i migliori al mondo per le costruzioni antisismiche: mica costruiscono le “Case dello Studente” – come quella de L’Aquila – con lo sputo e lo scotch.

E vogliamo costruire delle centrali nucleari, al punto che – per mandare avanti il progetto – bisogna arrestare l’installazione degli impianti fotovoltaici alla quota di 8.000 MW di potenza di picco, quota che sarà raggiunta fra pochi mesi, molto prima del previsto? Che, detto fra noi, come potenza installata corrisponde a quella di 10 impianti elettro-nucleari?
E bisogna anche fermare la “deriva” dell’eolico, quelle maledette pale che non inquinano, non creano problemi di sorta, occupano poco spazio e possono essere dislocate anche in mare. Allora, ci s’inventa il tormentone dell’estetica, dimenticando che con antenne e tralicci abbiamo impestato migliaia di campanili e colline, senza minimamente pensare al paesaggio. Già, ma quelle antenne fanno funzionare “la tele” e, senza la Tv, il potere mainstream sarebbe zoppo come Silver de L’Isola del Tesoro.
C’era il gran pericolo del termodinamico, ma – per fortuna – siamo riusciti a cacciare Rubbia dal Paese che – a detta di molti – sarebbe veramente in posizione strategica per sfruttare la sua idea e la tecnologia che, in seguito, l’ENEA ed altre aziende private hanno creato. Come sempre, il genio italiano. Dimenticato.

“Messi a posto” tutti con leggi e leggine, ostracismi e costose campagne pubblicitarie, possiamo finalmente affermare che le energie rinnovabili sono la più grande bufala del secolo: incapaci, inadatte, impotenti per sopperire al fabbisogno energetico.
Perciò, signori miei, se avete paura delle turbolenza del mercato, comprate azioni dell’ENI: non l’ha detto l’ultimo degli scalzacani, l’ha affermato pubblicamente il Presidente del Consiglio. Date i soldi a me…no, cioè, a Tremonti, no…cioè, all’ENI…
Ma non basta: bisogna costruire le centrali nucleari.

Qualcuno ritiene che le centrali nucleari siano passate in cavalleria con quel ministro d’Imperia che non sapeva chi gli aveva comprato casa a Roma: si sbaglia.
Perché?
Poiché le centrali nucleari italiane non sono legate al fabbisogno energetico, bensì alla tenuta del Governo – che, ricordiamo, deve impedire qualche dozzina di processi a carico di Silvio Berlusconi – come i “rimpasti” servono per la stessa ragione, per accontentare chi ha un voto da dare. Gli italiani…cosa c’entrano gli italiani? Mica devono sapere per forza se Ruby è la nipote di Mubarak o la figlia di un ciabattino.
Perché alla tenuta del Governo?

Poiché Silvio Berlusconi non ha del tutto perso le speranze di riuscire a cooptare Casini e qualche “frangia” del Centro e del PD in future alleanze, appoggi esterni, coalizioni di facciata…come le volete chiamare…ossia qualcosa che gli consenta di continuare a regnare e, magari, piazzare lui stesso o Gianni Letta al Quirinale. Già: e come si fa, dopo tutto il can-can del bunga-bunga?
Il costo dell’energia nucleare – per chi non lo sapesse – deriva solo per un 15-20% dal costo dell’Uranio: il resto, è tutto nella costruzione degli impianti. Appalti da sogno, colate di cemento da favola, tangenti galattiche.
E chi le fa?

Non crederemo che il (secondo) matrimonio del celebre Azzurro Caltagirone – al secolo Pierferdinando Casini, rettore in conto della Cattedra di San Pietro dell’UDC, gran difensore della famiglia e del matrimonio religioso (per gli altri, non per lui) – sia stato un matrimonio così…perché si sono conosciuti ed amati, sotto la luna e le stelle…
Non c’interessano gli affari sentimentali di Pierferdi, ma il fatto che lo suocero sia uno dei maggiori costruttori italiani non può passare come casuale: nei secoli, ben sappiamo come la nobiltà difendeva i propri interessi e congiungeva le fortune con i matrimoni.

Se non basta, ricordate come mai Soru perse le elezioni in Sardegna: per i voti dati al PdL? Sì, anche ma – soprattutto – per quella parte del PD legata al gran partito del cemento che vide nel piano edilizio sardo di Soru la fine d’ogni sogno al ferro e cemento. Il paesaggio? Le future generazioni? I sardi? E chi se ne frega dei sardi.
Perché, signori miei, qui bisogna tirar fuori tutti gli altarini: se è vero che Caltagirone è saldamente “ancorato” a Berlusconi e che Casini fa da guardaspalle, è altrettanto vero che grandi cooperative del cemento e delle costruzioni fanno capo all’Emilia del PD. O me l’invento io?
Voto per appartenenza o per convenienza? Sembra che solo il secondo, oramai, valga qualcosa.

Sarebbe l’ora, oramai, di comunicare ufficialmente dove saranno costruite e quante saranno le centrali nucleari italiane – Chicco, Chioccolino Testa, almeno tu lo sai? – ossia chi si ritroverà quei bei casermoni al ferro-cemento-Uranio sul groppone.
Ah, maledizione: in Italia si vota troppo, si vota sempre. Non c’è mai un momento tranquillo per dirlo – magari in sordina, ma dirlo chiaramente – e fare chiarezza: sempre un’elezione incombente, ed i gran rettori dei numeri e delle simulazioni elettorali che annunciano che no, che se si dice prima delle tali elezioni si perde il tal collegio, la tal Regione, la tal Provincia…
No, non si puote.

Però, però…pensa il Capoccione…in fin dei conti, adesso non mi servono quelle centrali: Casini deve trascinarsi dietro quell’allocco di Fini per tutto il tempo che ci metterò a dissanguarlo ed a sputtanarlo…quindi non potrebbe…
Certo, Pierferdi rimane un fervente nuclearista, come il Chicco…chissà come la pensa il Renzi?
Quelle centrali, oggi, non servono – l’ho già detto a quel dipendente…come si chiama…quel Romani: perciò, acqua in bocca, zitti e mosca – però dobbiamo mantenerle in stand-by, come il rimpasto nel Governo.
Dopo, al momento opportuno, avremo una carta pesante migliaia di tonnellate di cemento da giocarci su più fronti, a destra ed a sinistra, perché non c’è nulla che scompagini ed unisca come il sacco di cemento moltiplicato per mille, per milioni…anzi, non potremmo far votare direttamente i sacchi?
Come e quando le faremo?

Quando mi servirà per acchiappare voti…come? E che cazzo ne so io di centrali nucleari?
Ma le faremo…lo dice anche Tremonti che siamo meglio dei tedeschi! Cosa ci vorrà a fare una centrale nucleare antisismica!
Ecco, ecco…


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