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03 agosto 2020

Logorroica italianità




Il tormentone nazionale riguardante l’immigrazione torna a farsi vivo con la solita logorroica ed inconcludente pantomima dell’italianità violata, succube, forzata. In realtà, il problema nasconde – ancora una volta, come se non bastassero altri pessimi “ricordi” – l’incapacità italiana di fare i conti con la propria Storia.

 

I numeri sono noti: già nel 1975 si superò la famosa “soglia” di 2,1 figli per donna – la quale segna il limite massimo, oltre il quale la popolazione tende a decrescere – che oggi s’attesta intorno ad 1,3. Il che, causa un decremento annuo pari a circa 200.000 italiani ogni anno, ossia come se una città come Padova, Brescia o Trieste non esistesse più. C’è, inoltre, il fenomeno dell’emigrazione italiana – un fenomeno più sfumato, più difficile da interpretare – che causa altre 150.000 partenze. In totale, se consideriamo la sola popolazione italiana, è come se una città come Bari o Firenze sparisse completamente. Ogni anno che passa.

E poi ci sono gli immigrati, una quota annua che in media è di circa 250.000 persone, una quota difficile da conteggiare con precisione e molto variabile di anno in anno: comunque, rispetto al primo decennio del secolo (2000-2010) l’immigrazione si è quasi dimezzata, passando da 500.000 ingressi annui agli attuali 200-250.000.

Come si può notare, il saldo demografico totale risulta di poco in calo: decine di migliaia rispetto alle centinaia di migliaia.

 

Comunque la pensiate, questo è il quadro generale di riferimento per il fenomeno: i dati sono stati presi da Wikipedia, dall’ISTAT e dal Ministero dell’Interno. Ora, bisogna analizzare i reali attributi dei fenomeni, sia l’immigrazione e sia l’emigrazione.

L’emigrazione italiana è più sfaccettata, perché composta da giovani (metà laureati e metà diplomati) che vanno in cerca di situazioni più soddisfacenti e da pensionati che cercano, in Paesi con un costo della vita inferiore, di vedere – in quel modo – la loro pensione “rivalutata”.

Il fenomeno dei pensionati è di minore importanza per numeri, ed è inutile contrastarlo: se una persona vuole andare a vivere alle Canarie, alle Azzorre o in Bulgaria, perché impedirglielo?

Anche il fenomeno dei giovani è, di per sé, difficilmente contrastabile: i ragazzi italiani sono molto ben preparati professionalmente da ottime scuole ed università. Aggiungiamoci un briciolo di “pizza e mandolino” ed i cuochi ed il personale alberghiero italiani sono i più richiesti nel mondo: non dimentichiamo ingegneri e medici, che trovano facilmente proposte più allettanti.

E veniamo all’immigrazione.

 

Molto spesso si sentono lamentele circa la scarsa cultura e scolarità degli immigrati – il che, spesso, è completamente falso, perché non abbiamo mezzi per valutarlo: la lingua, spesso, è un ostacolo insormontabile – ma la cruda realtà è che l’Italia d’immigrati con specifiche professionalità non ne ha bisogno.

L’Italia non necessita di personale di maggior professionalità, in quanto l’alta scolarità italiana fornisce – al netto dell’emigrazione – sufficienti quadri per i ruoli tecnici e dirigenziali del Paese: quello che manca sono elementi non molto specializzati per sopperire ai “vuoti” lasciati nelle mansioni più semplici dal calo demografico.

 

Personalmente, ho conosciuto due ingeneri senegalesi ed una laureata in Chimica ucraina, i quali si sono adattati a fare i muratori e la badante: le difficoltà nella padronanza della lingua – mi hanno spiegato – sono troppo elevate per rimettersi a studiare l’italiano scientifico/tecnico, che non è così semplice da imparare e l’inglese non basta.

Ma, le richieste italiane, quali sono?

 

Facciamo un piccolo esempio che riguarda un’impresa italiana dell’agroalimentare, sia essa di produzione agricola o d’allevamento: sono, in gran parte, aziende familiari. Poniamo che abbiano due figli (situazione molto comune)…ma uno dei due si laurea in Medicina (o Infermieristica, ecc), l’altro in Ingegneria (o Informatica, ecc)…che ci fanno fra pomodori e mucche? L’azienda, quando i genitori vanno in pensione, viene venduta od inglobata in consorzi più grandi d’aziende, le quali hanno però sempre bisogno di personale…e dove lo trovano?

Non dimentichiamo che l’Italia – nonostante si sentano qui e là le proteste per i pomodori olandesi o le albicocche spagnole – rimane la prima nazione europea esportatrice di beni alimentari di qualità o di produzione biologica. Sovente dobbiamo difenderci dalle imitazioni, ma questo avviene soltanto perché non produciamo abbastanza, da lì nascono le imitazioni. Qualcuno di voi ha mai visto una vera mozzarella di bufala salire oltre Roma? O trovare i famosi “ciccioli” emiliani fuori dai confini della regione? Riusciamo a malapena a produrre il 50% dell’olio d’oliva per il consumo nazionale!

 

Durante il lockdown, la mancanza degli immigrati ha fatto temere parecchio per le raccolte di fine Inverno e le semine primaverili, necessarie al ciclo biologico degli alimenti. Dov’è il vero problema?

 

L’italiano medio non ha una percezione sensata sul problema degli immigrati, bensì un falso e logorroico dibattito che sembra fatto apposta per non giungere mai ad una soluzione: da un lato quelli che difendono l’italianità “senza se e senza ma” e vorrebbero le cannoniere nel Canale di Sicilia, dall’altra chi ha un atteggiamento pietistico nei confronti dei migranti e confonde la carità cristiana con la realtà economica.

Ovvio che, le due fazioni, sono abilmente alimentate per scopi elettorali e quindi…guai a cercare di comprendere il problema, guai a “sgonfiarlo”! La gente comincerebbe a ragionare e ci mancherebbe l’argomento “principe” per le campagne elettorali! Dovremmo cominciare a parlare di cose serie, e non siamo capaci! Meglio le cannoniere (che non possono sparare) e le parrocchie che accolgono (magari vorrebbero, ma non lo fanno): insomma, non vogliamo uscire da lì!

Perché le altre nazioni europee hanno una percentuale maggiore della nostra d’immigrati e non si sente l’eterno piagnisteo italiano?

 

Per due semplici ragioni: perché hanno fatto meglio i conti con la loro Storia e, magari, sanno fare anche meglio i conti economici odierni. Oppure, sono completamente stupidi tedeschi ed inglesi che hanno il doppio degli immigrati italiani?

 

La differenza è tutta nel rapporto che le singole nazioni hanno avuto con il loro passato coloniale – che è stato certamente una iattura per i colonizzati! – ma che ha, forzatamente, insegnato ai colonizzatori a trattare: date un’occhiata alla colonizzazione di fine ‘800 nel Pianeta, e lo capirete da soli.

Africa, Sudamerica ed Asia erano colonizzate quasi soltanto da un pugno di nazioni: Gran Bretagna, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Germania e Belgio. E l’Italia?

 

S’arrabattava, cercando di comprare un porto in Africa Orientale: quando l’ebbe, tentò di “allargarsi” ma, ad Adua, fu subito retrocessa nella serie C delle potenze coloniali. Sconfitta ed umiliata dalle tribù con archi e frecce, lance e scudi e pochi fucili ad avancarica.

Bene o male riuscimmo a rimanere in Somalia e l’unica personalità che i somali ricordano con affetto è il duca Amedeo D’Aosta, perché riuscì ad iniziare un percorso d’agricoltura più moderna e fondò fattorie sul modello europeo: conquistò i somali con l’evidenza dei fatti, non con i crocifissi o le boutade da operetta della diplomazia italiana. Quando fu preso prigioniero dagli inglesi (era il comandante supremo in Africa Orientale) fu trattato con i guanti dagli inglesi, che lo ritenevano più simile a loro che alle mezze cartucce del regime fascista.

 

Andammo in Libia, e per i primi vent’anni non sapemmo far altro che un milione di morti su una popolazione di 7-8 milioni di libici. Per loro fortuna una delle maggiori figure del Fascismo era un uomo diverso, che costruiva strade, case ed aeroporti senza vessare la popolazione locale: era Italo Balbo, che fu inviato in Libia. Balbo capì che, se voleva vivere in pace, non servivano i moschetti: attrasse intorno a sé la vecchia aristocrazia libica, degnandola di un ruolo anche nella nuova realtà ed il gioco gli riuscì.

Ma, Balbo, era contrario all’Asse con Berlino, era contrario ad una guerra contro l’Inghilterra e portava avanti, in Libia, una politica troppo personale, molto distante dalle velleità imperiali romane che non potranno – proprio per i vecchi problemi che Balbo indicava con arguzia – che arrendersi a centinaia di migliaia agli angloamericani, aprendo loro la via della Sicilia.

 

E’ interessante notare come, nel corso logorroico delle annose ed inconcludenti vicende italiane, le figure più nobili e lungimiranti scompaiano: è il caso del geologo Ardito Desio il quale, negli anni ’30, scoprì (lavorava per l’AGIP, appena fondata) in Libia enormi giacimenti d’acqua nel sottosuolo, che fu usata per l’irrigazione, poi Magnesio e Potassio e…petrolio. Portò a Mussolini la famosa “bottiglia” di petrolio – la ricerca del petrolio il Libia era iniziata nel 1929! – ma servivano trivelle più potenti, che gli americani già possedevano e che era possibile acquistare. Mussolini gli diede l’italianissima pacca sulla spalla e lo congedò con il fascistissimo “Bravo! Continua così!”. Ma non gli comprò le trivelle. La bottiglia di petrolio finì in qualche scantinato dimenticato, probabilmente insieme all’acqua di Lurisia ed al Barolo d’annata.

La politica italiana, in Libia, era una politica agricola che prevedeva di tornare al “granaio di Roma” d’imperial fascistissima memoria, e non contemplava che la Libia producesse petrolio: lo compravamo già dagli americani…

 

Non parliamo poi dell’Etiopia, dove riuscimmo veramente a farci odiare di un odio feroce, belluino: le violenze gratuite passarono il segno e, allo scoppio della guerra nel ’40, le tribù corsero ad ingrossare le file dei reggimenti coloniali inglesi. E ci resero, con gli interessi, tutte le violenze operate con sdegno e “virile consegna” da Badoglio e Graziani.

Fine del periodo coloniale italiano: cosa imparammo? Quasi niente. Cosa ricavammo? Poco o niente. Cosa spendemmo, in denaro e vite umane? Parecchio.

 

Se vogliamo cercare un paragone, riflettiamo che non ci fu nessuno che combatté il colonialismo inglese con la fermezza e l’astuzia di Gandhi: ma ci fu sempre, nelle sue parole, il riconoscimento d’aver ereditato dagli inglesi non solo ferrovie, scuole, porti, ospedali ed il sistema postale, bensì anche una classe di funzionari locali che lo resero in grado di far funzionare il Paese.

 

Potremmo continuare, ma non voglio tediare chi mi legge: ogni Paese trae oggi, nel suo rapporto con la migrazione, i concetti e gli insegnamenti che seppe apprendere durante la fase coloniale. Sembra quasi un ossimoro per le contrastanti vicende storiche, ma così appare dalla riflessione su quelle vicende.

In Iraq, ad esempio, gli inglesi s’accorsero a loro spese di quanto fossero incapaci ed inadatti gli americani in quel ruolo: essendo cresciuti con l’eroico ricordo della loro guerra anti-colonialista – proprio contro la Gran Bretagna! – non riuscivano ad entrare nel ruolo di chi doveva dirigere la ricostruzione dopo la guerra del 2003. Loro, erano andati lì a liberarli! Perché gli iracheni non li amavano? Contraddizioni del colonialismo.

In Tanzania, per molto tempo, gli abitanti ricordarono come efficienti ed umani i colonizzatori tedeschi, migliori degli inglesi che giunsero dopo il 1918, mentre gli olandesi, in Indonesia, riuscirono a farsi odiare al punto che gli indonesiani aprirono con gioia la porta ai giapponesi nel 1942.

 

Anche Francesi, Spagnoli e Belgi non hanno lasciato un buon ricordo dove sono stati, ma hanno – almeno – ricavato qualche esperienza da quelle lontane vicende, mentre l’Italia non sa nulla, non ha appreso nulla, non sa progettare nulla.

Eppure, gli esempi non mancano: negli anni, per far funzionare il suo apparato produttivo, la Germania (Ovest) attrasse milioni di turchi e di curdi (per antiche “vicinanze” diplomatiche) i quali, acerbissimi nemici in Patria, hanno vissuto in pace in Germania. In Germania è stata la potenza del welfare, sconosciuto nelle loro lande, a conquistarli.

Hindu e Sikh, in India, si “parlano” – ancora oggi – tramite attentati dinamitardi, mentre in Gran Bretagna vivono gli uni accanto agli altri: ma docenti di Matematica e di Fisica indiani insegnano ad Oxford, quando un indiano od un sikh non diventa un ottimo ed ascoltato esegeta shakespeariano. Se gli indiani non hanno certo abbandonato le basi ideali della loro cultura, apprezzano la cultura inglese e la affiancano alla loro.

 

Qualcuno dirà: già, ma il terrorismo islamico? Non ha forse colpito in Europa? Vero. Ma chi sono i nuovi terroristi islamici? Chi li sostiene? Chi li paga? Chi li prepara?

Il recente terrorismo islamico nasce sempre, come afflato ideale, dall’insoluta situazione della Palestina e di Israele, ma viene coordinato e scatenato dalle potenze del Golfo, le quali lo usano – anche in funzione anti-iraniana – per loro scopi di bottega (petrolifera).

Non confondiamo conflitti che nascono da radici ideali con altri, che sono soltanto trame di servizi segreti di mezzo mondo.

 

In sintesi: qual è stata e qual è la natura dell’immigrazione in Italia?

Dapprima albanese e marocchina, oggi senegalese, nigeriana, nigerina, malese, indonesiana…ed altre nazionalità.

Osserviamo, oggi, un cantiere stradale, oppure un grande cantiere come quello che ha ricostruito il ponte di Genova: chi c’è? Aprite gli occhi. Qualche italiano più anziano, soprattutto con compiti di caposquadra e di coordinamento, poi albanesi e rumeni (che sono bravi muratori) e, infine, tanti neri con compiti di manovalanza: grosso modo, le cose stanno così.

Se, invece, andiamo nei campi, sono quasi solo neri, mentre gli italiani usano le macchine agricole o si occupano dei trasporti.

Cosa diamo loro in cambio?

 

Se vengono qui per lavorare, come lavoratori avrebbero diritto ad un salario decente e, all’occorrenza, del relativo welfare: Germania, Francia e Gran Bretagna si comportano così, Spagna e Portogallo un po’ meno, ma nessuno giunge alle scene da “piantagione di cotone dell’Alabama” che si vedono in Italia.

Anzitutto, trattiamoli in modo da non dare loro delle ragioni per odiarci: lo facciamo continuamente, con la segregazione e l’abbandono in strutture che ricordano più dei campi-profughi che degli alloggi per lavoratori.

Soprattutto, ci mancano le idee per la convivenza, le idee che una nazione non colonialista (come l’Italia o gli USA) non può avere: allora, o li respingiamo (ma non possiamo farlo: li vedete i ragazzi italiani cresciuti a biscottini della mamma ed aperitivi con gli amici nei campi a sgobbare?) oppure, se li accettiamo dobbiamo creare un sistema nel quale abbiano il loro ruolo ed il loro posto dove stare. Sono esseri umani, non dimentichiamolo: e gli esseri umani, all’occorrenza, s’incazzano pure.

 

C’è, infine, la questione legale: ius sanguinis o ius soli?

Ho sempre nutrito molti dubbi sul “diritto del sangue” perché è un diritto che poggia sull’assioma che il “mio” sangue sia il più forte, colui che – solo – ha la spada in mano. E quando un altro “sangue”, più forte, s’attrezza e ti sconfigge? Torniamo alla schiavitù? Se ci pensate bene, è la legittimazione di una guerra perpetua.

Sull’altro versante, non riesco a comprendere perché un argentino che vive in Argentina da generazioni possa votare alle elezioni in Italia – dando, spesso, origine a dei commerci ignominiosi per quella manciata di voti che possono far ribaltare la politica nazionale – mentre un albanese che vive da vent’anni in Italia, che lavora stabilmente qui ed ha dei figli oramai irriconoscibili dai ragazzi italiani, non possa decidere niente.

Mistero.

 

Sono certo che, già da domani, torneremo ai soliti chiacchiericci logorroici: perciò, prendete queste riflessioni come semplice acqua che scorre. Ci vorrà tempo ma l’acqua, sempre, scava la pietra: non dimentichiamolo.



16 febbraio 2016

Viaggio premio negli USA



“Ma tutto questo Alice non lo sa...”
Francesco de Gregori

Un viaggio negli USA, ogni tanto, è necessario. Cosa si va a fare? Quattro chiacchiere con il Presidente e poi un colloquio (palese o segreto) con il Segretario di Stato, che negli USA è il Ministro degli Esteri, e vuole informazioni di prima mano, reali, verificabili. Poi, si manda il tizio a parlare in una Università, per osservare (chissà come se la ridono...) come se la cava con il “fuoco di fila” degli studenti, per verificare se ha capito bene la lezione o se servono ripetizioni. Sergio Mattarella ha capito benissimo, perché è una persona intelligente, solo che...ha raccontato un sacco di balle agli studenti: bene, avranno commentato al Dipartimento di Stato, di questo possiamo fidarci, è un contaballe come quello di prima.

Cosa ha raccontato Mattarella (1)? Che tutto va bene, che gli indagati, in Parlamento, sono una minoranza, che l’attuale legge elettorale è sì incostituzionale...lo sappiamo...ma le regole si fanno per il futuro...eh, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato...bisognerà aspettare la nuova legge, e nuove elezioni. Poi, il pezzo forte: «l’Italia non è mai venuta meno al suo impegno in campo internazionale». Buona questa: è quello che c’interessava, mandalo su tutti i Tg, americani ed italiani: le bare seguiranno a Ciampino. Il nostro sarà là a chinare il capo, con l’arcivescovo a lato per benedire. Qualche lacrima fa scaturire buoni sentimenti: Patria, Onore e tutto il resto...ricordate il successo degli Aphrodite’s Child con Rain and tears? Peccato che oggi, in Grecia, rimangano solo le lacrime, ma questo tagliatelo, non importa...

Presidente, visto che sicuramente non lo è...allora lo fa?
In Parlamento, nell’attuale legislatura, fra indagati e condannati ce ne sono 49 (2). Nella precedente, però, erano 116 (3): aspetti un attimo a cantare vittoria...della serie “Va meglio”! Attenda la fine dell’attuale legislatura, quando i parlamentari passeranno alla cassa per “saldare i conti”...non si sa mai, se non fossi rieletto...tanto, dopo, ci sono varie leggi che li salvaguardano e l’onnipresente prescrizione, quando non si salvano fra di loro impedendo alla Magistratura d’indagare. O corrompono, minacciano: come dei mafiosi.
Quali sono i reati commessi?
Scorrendo le liste, compaiono: abuso d’ufficio, corruzione, abuso edilizio, peculato, diffamazione, falso in bilancio, false fatture, associazione mafiosa...et similia...
Lo sa che in Germania un ministro dell’Interno si dimise sua sponte ed immediatamente quando fu scoperto che aveva copiato parte della tesi di laurea? Cos’ha provato, di fronte agli studenti della Columbia University, pensando a suo fratello? Quel “associazione mafiosa” non le fa venire un brivido lungo la schiena?

E la legge elettorale? Ci vuole del coraggio per raccontare a degli studenti (molti dei quali di Legge!) che la magistratura italiana ci ha messo 8 anni – ben otto anni! – per scoprire che era incostituzionale! Al punto che i parlamentari i quali, fra l’altro, l’hanno eletta Presidente della Repubblica sono stati ancora eletti con quella legge!
La dichiarazione d’incostituzionalità è del 2014, ma adesso è tutto a posto: abbiamo una nuova legge elettorale – e ci credo! L’alternativa era andare a votare con il proporzionale puro! Fumo negli occhi, per uno stuolo di politici nominati! – ma l’Italicum è la semplice seconda edizione del “Porcellum”, tutti lo sanno, anche lei!
L’unica differenza è che i latinisti un poco “macche-ironici” sono stati bloccati sul nascere, altrimenti...altro che Italicum! “Pasticcium”, oppure “refusum copiaincollae”, o ancora “Cinghialettum Florentiae”...fra altri otto anni, nel 2024, un’altra Corte Costituzionale la dichiarerà fasulla...ma si può andare avanti così?
Cosa crede, che siamo un branco d’idioti e solo lei e quattro costituzionalisti – “la crema” – possiate dissertare di legge elettorale?

Vede, Presidente, noi “esseri comuni” non abbiamo la finezza di comprendere le sottigliezze insite in un comma piuttosto che in un altro, ma crediamo, ipotizziamo, sospettiamo che i costituzionalisti italiani pensassero che il popolo italiano avesse il diritto/dovere d’eleggere i propri rappresentanti. Non che un tizio che fa il Presidente – eletto da un Parlamento (per noi fasullo, ma si sa, non siamo costituzionalisti...) allora diciamo...”bislacco” va bene anche per lei? Passi il bislacco, ok mr. President – ci nomini il sindaco di Firenze primo ministro! E il sindaco di Venezia o di Napoli non hanno nulla da ridire?
Quando scriviamo “eleggere”, intendiamo scrivere proprio il nome: chissà perché, per tanti anni, votammo così! Non le viene qualche sospetto?

A me già venne in anni lontani, nel 1991, quando uno dei tanti “Principi di Piemonte” che bazzicano e sproloquiano nel Belpaese – il figlio di un altro presidente, tale Mario Segni – s’inventò che la Mafia controllava il voto tramite le preferenze. Lei, che di queste cose se n’intende – purtroppo per tristi vicende familiari – ci potrà chiarire questi dubbi: oggi la Mafia è sconfitta come forza esterna alle istituzioni, ma solo perché è entrata a farne parte a pieno titolo? Le inchieste romane non le dicono niente? La spazzatura, fra un po’, sarà quotata in Borsa come l’Oro...già, lei non sa nulla, non paga la monnezza del Quirinale...ma delle indagini e delle sentenze per i monnezzari mafiosi ha sentito parlare?
Tutti le “partecipate” pubbliche sono diventate riserva di caccia per mafia, n’drangheta e camorra, dai mercati all’ingrosso alle aziende per la distribuzione dell’acqua, del gas, dei trasporti pubblici...tutte le inchieste lo chiariscono, se si volessero inserire le fonti verrebbero fuori pagine e pagine.

Tornando al 1991, in quel referendum il mio fu uno dei pochi voti contrari: feci parte della misera pattuglia (circa il 4%) che aveva già compreso cosa celava il referendum dietro l’angolo, e ne sono orgoglioso.
Quando nel comitato referendario ci sono persone come Carlo Bo, Umberto Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo, Rita Levi Montalcini, Giuseppe Tamburrano, Antonino Zichichi c’è poco da sperare in “miglioramenti” e tanto da sospettare in qualche inganno. Che bella preponderanza di piemontesi, vero?
Sempre seguendo il filo dei ricordi, quella che oggi lei ha definito un “aumento nella velocità delle decisioni” (mi riferisco alla riforma del Senato), fu bocciata (per gli aspetti maggioritari) proprio dalla Corte Costituzionale nel Gennaio del 1991, laddove consentì la sola abolizione delle preferenze (quello che più interessava ai promotori).

Oggi, con sindaci, presidenti vari ad ogni livello – tutti “maggioritari” – se la sente di dire che tutto va bene, e che in futuro andrà ancora meglio? Ma lei, vive su Marte?
Si è accorto che qui, invece che in una democrazia – mi sto riferendo all’aspetto strutturale – non siamo più in una Repubblica con Enti Locali, bensì in uno pseudo-regno con Governatori di Contee? E il feudatario più forte – per amicizie, appoggi, ecc...la recente vicenda di Banca Etruria lo conferma – diventa una sorta di dictator latino, senza più contrappesi di poteri che lo limitino? E tutta la sua azione di governo consiste nel twittare falsità (la crescita economica!) mentre maneggia a tutto spiano per togliere ancora contrappesi al suo potere?
Anche se pare che lo sostituiranno con Boeri, è il sistema che non sta più in piedi: dall’UE arrivano le direttive, lei controfirma e si va avanti un altro paio d’anni? E ai ragazzi a 700 euro il mese, ai ricercatori che scappano all’estero, agli ultrasessantenni senza pensione e senza lavoro, chi ci pensa? L’Europa?!? Babbo Natale? Ma non facciamo ridere.
In quanti dobbiamo lasciare questo Paese per farvi contenti? 94.000 nel solo 2014 per lavoro, più le 400.000 pensioni all’estero che paga l’INPS, infine, nel 2015 – per ragioni da chiarire, per ora solo supposizioni – ci sono stati 46.000 decessi in più rispetto al 2014, l’11,3% d’aumento, un dato abnorme! Ma è dal 2004 che la “speranza di vita” volge al negativo, nonostante si tiri fuori questa pura disinformazione quando si parla di pensioni. Ci sostituirete con i senego-albanesi? Auguri.
Siamo alla frutta, Presidente: se n’è accorto?

Oggi, per il dolce, servono la “riforma” della “reversibilità delle pensioni”, un nuovo capitolo nell’infinito tormentone chiamato Amato-Dini-Maroni-Monti/Fornero...anche Renzi vuole dire la sua. No, niente “tetti” per le pensioni d’oro...peccato, è incostituzionale...questa volta si tratta di calcolare l’importo che percepiranno le vedove: non più sul 60% di quella del coniuge, bensì introducendo il calcolo ISEE. Cosa vuol dire?
Che verranno sommati tutti i redditi, anche quelli della casa la quale – per poco che valga, ed il valore sarà calcolato a termini ISEE – “sforerà” qualsiasi tetto e le vedove non prenderanno più niente. E’ il sistema americano: terminato il “bonus” (a tempo) della pensione o delle cure mediche, si passa ad incamerare la casa.

Che vendano la casa! Certo, era già l’obiettivo di Monti: mettere le mani sul patrimonio immobiliare degli italiani. Non è possibile che più dell’80% vivano in casa propria! E le banche? Come fanno a guadagnare sui mutui? Sbloccare, sbloccare! Limitare il denaro in circolazione!
Eseguito: le proprietà immobiliari hanno perso circa il 50% del proprio valore. Nemmeno a regalarle trovi più chi se le prenda, perché ad ogni casa è appiccicato un mutuo occulto: IMU, spazzatura, acqua, ENEL, ENI...provi a guardare una bolletta, Presidente, circa l’80% è costituito da costi fissi, praticamente una nuova tassazione.
E si continuano a costruire case: perché?
Poiché i soldi “sporchi” vanno riciclati, così le imprese portano alle banche le ipoteche per interi quartieri invenduti – e le banche fanno finta di crederci – mentre il resto viene finanziato con i soldi delle tangenti e della cocaina. Alla fine, qualcuno deve pur pagare: ebbene? La vicenda di Banca Etruria non le dice nulla?
A cosa serviranno tutti i soldi risparmiati? Ma a pagare gli F-35, a rioccupare la Libia, insomma...tutte quelle belle faccende che le consentono di dire «l’Italia non è mai venuta meno al suo impegno in campo internazionale».

Qui termina la mia lettera, Presidente. Con un avvertimento.
Cosa può succedere?

Niente, così sarà fino alla fine dei tempi: nessuna rivoluzione, insurrezione o roba del genere. Ci vorrebbe un evento stocastico per un evento del genere, e gli eventi stocastici – per loro natura eccezionali ed imprevedibili – sono rari.
Però, ponendo il tempo t = infinito, anche la probabilità che si generi “n” (l’evento) diventa infinita.
Siccome io non conosco fenomeni infiniti, mi sa che quella probabilità sia reale: è solo questione di tempo. Quanto? Non ho la sfera di cristallo, mi spiace.
Cosa potrà capitarvi?
Con un comportamento del genere – io non sono uomo di legge – però...che ne dice di un “attentato alla Costituzione”?
E’ grave, lo so. La pena? E come faccio a conoscere il Codice Penale del futuro?
Solo un consiglio: attenti al cerino acceso, l’ultimo, si brucia.

Un partecipe ricordo per il suo coraggioso fratello.

(3) http://www.stopcensura.com/2010/08/ecco-la-lista-degli-indagaticondannati.html

03 settembre 2014

Andarsene



“C’é un tempo giusto per andarsene anche quando non si ha un posto dove andare.”


Anonimo



Chissà perché, ultimamente accendo il PC solo per giocare a Spider: eppure so che l’algoritmo del programma è pianificato per rendere il gioco sempre più difficile man mano che il record scende. Potrei cambiare alcuni dati su certi files, per aggirare questo “blocco”...troppa fatica: va bene così, tanto per passare il tempo.

Talvolta provo a scorrere il Web per cercare qualche articolo un po’ “frizzante”, ma c’è un mortorio che fa paura: nell’era della guerra fra grillini vs resto del mondo (attacché al potere, residuati bellici del comunismo del tempo che fu, integralisti di tutte le risme, ecc) ogni dialogo si stempera e rifluisce nel nulla delle sabbie, ogni uadi viene inghiottito dal deserto.

Peggio ancora, ascoltare il promissorio di Renzi: fra un po’ ci racconterà che avremo tutti 800 euro il mese in più, che riconquisteremo la Libia e Nizza tornerà italiana. E’ proprio uno spasso.



C’è chi scuote la testa ed afferma che “tanto ci sarà la Terza Guerra Mondiale”, ne è sicuro, ogni evento che si verifica nella geopolitica planetaria lo indicherebbe: c’è da chiedersi se quella “certezza” non sia la disperata ancora di salvezza lanciata a mare da chi è sconfortato, una sorta di “crepi Sansone con tutti i Filistei” (e magari anch’io che fingo di crederci, che per afflizione ha raggiunto limiti insopportabili).

Eppure, nel Pianeta, non c’è aria di guerra – almeno per i prossimi anni – dopo, certo, nessuno può azzardare previsioni: dire che fra un decennio la Cina e gli USA si scontreranno, è come affermare che fra un decennio il Catania vincerà il campionato di calcio.



Gli USA “non stanno troppo bene” e cercano disperatamente di far fuori l’ennesimo “pacco” aeronautico di produzione nazionale: fra un po’, ci sarà solo l’Italia a credere ancora negli F-35. Che sono la continuazione di un altro disastro, l’F-22, l’aereo “stealth” che andava in tilt per le chiamate dei cellulari.

Gli USA non hanno preso sonore batoste negli ultimi anni, ma un logoramento continuo e pernicioso: ancora ricordiamo quando, in Iraq, smontavano le lamiere dei mezzi saltati sulle mine per saldarli sui tank decenti e rabberciarli.



La Russia ha vinto la sua partita con la Georgia, ma ad un prezzo troppo alto in termini di perdite (soprattutto velivoli) e non ha nessuna voglia d’imbarcarsi in una nuova avventura: dopo la Crimea, a lei basta il solo Donbass...poi, l’Ucraina vada a farsi fottere.



Israele picchia come un dannato su Gaza, ma quando ha tentato d’attraversare il Litani (verso il Libano) Hezbollah gli ha distrutto mezza divisione “Golani”, il fiore all’occhiello di Tzahal.



La Cina ha bisogno di decenni prima d’essere in grado di reggere una guerra, ma non ne ha motivo: perché dovrebbe distruggere i mercati che assorbono la sua produzione? Idem per l’India o per il Brasile.



Inoltre, il saggio di profitto – investendo in Oriente per rivendere in Occidente – è ancora abbastanza alto da far saltare sulla sedia chiunque parli di guerra: di quanto aumenterà il prezzo del gas? a quanto rinunceremo nelle esportazioni? Ma lasciamo perdere...l’Ucraina è un affare tedesco, che se la sbrighino loro...

Insomma, sarebbe ora che chi alimenta gli “spiriti di Odino” la smetta, perché abbiamo alle spalle un decennio di “certissima, anzi, imminente” guerra all’Iran: qualcuno l’ha vista?

Si sa: il think-tank statunitensi qualcosa devono scrivere, altrimenti i loro padroni tagliano i finanziamenti e li stornano verso altri, ancor più decisi, gente che scrive con indosso la mimetica.



Poi, ci sono i banchieri, gli istituti finanziari, le grandi holding delle monete...per loro, ora, va tutto benissimo: lucrano sui debiti pubblici – sì, è vero, devono pagare i loro lacché politici: probabilmente ne hanno pure schifo – e va bene così. Domani qualcuno non ce le farà a pagare? Inizieranno le “dismissioni” del patrimonio pubblico, ossia le “confische” mascherate: preferisci morire di fame oppure cedere Pompei ad una società del Qatar? Oltretutto, voi la lasciate andare alla malora...

L’Italia, quest’anno, è caduta al 5° posto mondiale per presenze turistiche, dietro a Francia, USA, Cina e Spagna (1). Dopo l’industria e l’agricoltura, anche la principale risorsa nazionale scende a picco: troppe tasse, poca promozione internazionale, nessuno schema d’intervento sul territorio...ed anche il primo Paese al mondo per archeologia, patrimonio artistico, cultura e cucina va al quinto posto, perché mancano le teste pensanti di una vera classe dirigente.



Così, il principale bersaglio per cambiare qualcosa e sopravvivere diventano i guerrafondai ed i banchieri: giusto. Ehm...qualcuno ha un’idea, una sola idea su come cambiare le regole del mercato, del liberismo, delle mille guerre dimenticate? Si va a bussare a Francoforte, al Bilderberg, a Bruxelles...oh certo, lor signori hanno una paura terribile.

Qualcuno vuole andarci armato di fucili e pistole: ehi, i tempi della Rivoluzione Francese o Russa sono finiti...vi farebbero fuori a chilometri di distanza. Magari con un aereo senza pilota.



Va benissimo, è attraente fare ipotesi “di scuola” perché dissertare d’economia e di filosofia non può che far bene: soltanto, smettiamo d’immaginare che qualcuno che conta se ne accorga, o, addirittura che faccia sue queste teorie! Oppure, che servano minimamente a risolvere il vero problema: far fuori questa massa di tarlucchi che si fanno chiamare “politici”. Che rimane sempre la prima tappa.

Un breve esempio?



Negli ultimi giorni d’Agosto la Camera (all’unanimità) aveva approvato un provvedimento per “ringiovanire” la classe docente (la più vecchia del mondo): non erano grandi numeri, 4.000 persone, i cosiddetti Quota 96. Ebbene, nel passaggio al Senato il provvedimento è stato bocciato (o ritirato) dopo l’intervento di “uomini della Ragioneria dello Stato”. Un organo tecnico che impone uno stop a quello politico! L’ex sen. Imposimato (ed ex Presidente della Corte Costituzionale) ha dichiarato che si è trattato di un gravissimo vulnus costituzionale, da far intervenire subito la Consulta. Sì: aspetta e spera.



Riflettiamo su cosa sta ad indicare un simile evento: c’è un’architettura istituzionale fatta in un certo modo, ossia il Governo conduce le danze, il Parlamento detta le leggi, il Presidente controlla. Facciamo finta che sia ancora così.

A questo punto, “qualcuno” di un organo squisitamente tecnico come la Ragioneria va in Senato, dice quattro paroline a chi di dovere e – ciò che la Camera ha approvato all’unanimità (notare l’assurdità della vicenda) – viene repentinamente e velocemente stralciato o bocciato.

Torniamo alla nostra “supposta” (interpretate il termine come vi pare) architettura istituzionale: non serve votare qualcuno che poi nominerà il ministro dell’economia, tanto c’è qualcun altro che – magari – prende ordini direttamente da Francoforte o da Bruxelles (oppure da Londra o da Washington, non importa) e può – col peso della spada di Brenno – far decidere ciò che vuole.



Non voglio impegnare col mio canto orecchie già troppo provate, o che già sanno queste cose, bensì chiarire alcuni meandri di questo sistema para-mafioso: ad esempio, la figura di Franco Bassanini è sottovalutata. Dopo essere volato in soccorso a Sarkozy (il nostro uomo è un ex PCI, PdS, PD...) per “rimettere in sesto” il mercato del lavoro francese (cosa parzialmente non riuscita) torna in Italia e, subito, va a sedersi alla poltrona di Poste spa, dove può controllare il più copioso serbatoio di risparmio italiano.

Nel frattempo la moglie, Linda Lanzillotta, era stata “comandata” a rimanere in Italia, nelle file prima della Margherita, poi del Partito Democratico, quindi di Alleanza per l’Italia (Rutelli) e infine (per ora) è migrata con Monti in Scelta Civica per tenere d’occhio in conto terzi cosa fanno i bimbi-minkia, i mezza età-minkia, gli anziani-minkia del Parlamento italiano.



Se la regola è “piatto ricco mi ci ficco” anche all’INPS (soprattutto dopo la riforma Fornero) ci sono i miliardi, e tanti! Basta urlare ogni tanto all’emergenza per poi spennare bene gli italioti, regola praticata negli ultimi vent’anni alla grande: Berlusconi docet.

Ecco che spunta Mastrapasqua, che occupa non so quante presidenze di enti pubblici e privati – decine, mi pare – in barba ad ogni regola istituzionale, prima di tutte la decenza. Ma viene scoperto a trafficare con i fondi dell’INPS e quelli dell’Ospedale Israelitico di Roma: nell’inchiesta che segue, “scoprono” anche che s’era comprato gli esami per la laurea in Economia. Le dimissioni sono d’obbligo.

Oggi, l’INPS è nelle mani di Vittorio Conti – un economista vicino alla Banca d’Italia – che ha un incarico a termine fino al 30 Settembre.



Questo per dire cosa?

Che, ovunque ci siano dei soldi “veri” gli uomini piazzati sono di sicura fedeltà: lo Stato – come espressione della tripartizione dei poteri – non esiste più da tempo.



Nessuno è in grado di far cambiare idea a questo ceto politico: nemmeno il M5S, percepito dagli italiani oramai come gente che dice cose giuste, ma che non sa come realizzarle. Gli “altri” italiani, continuano a far mazzette – dal centro alla periferia, da Nord a Sud – ed a partecipare al grande gioco a premi “Mafia- Camorra-N’drangheta-Sacra Corona Unita in torneo”: chi riuscirà a seppellire più rifiuti tossici? In palio, ricchi premi e cotillon.



Il M5S – da qui in avanti – rappresenterà quelle persone che furono radicali, oppure che lottarono all’interno della sinistra, ma anche della destra e che oggi non sanno più a che santo votarsi, ma solo una parte.

Il problema è che l’altra parte degli italiani o li percepisce come moralizzatori, oppure non ha fiducia in loro perché reputa le loro ricette prive dello spessore politico necessario: dopo un “non programma” sarebbe ora di passare ad un programma vero, con quale confrontarsi – in primis – con la popolazione.

Risultato: 20% a vita, senza speranze d’arrivare a nulla. Perché il M5S non ha cercato di fare proposte innovative che avvicinassero una larga fetta d’italiani (i non mafiosi)? Ad esempio, ha quasi abbandonato il problema che più viene dibattuto oggi in Europa, ossia Energia e Trasporti. Cercate un piano di tipo tedesco, ossia 80% di rinnovabili per il 2050? Accomodatevi: è qui (2), fatene pure quel che volete, basta – per sola correttezza – citare la fonte.



Ma c’è qualcuno che lotta in silenzio contro questa classe politica: lo fa senza proferir parola, senza impennate, senza scendere in piazza.

Sono anch’essi disperati: sono i cosiddetti “cervelli in fuga” (3) che non sono soltanto “cervelli” ma anche braccia: ad Ottobre, il mio pescivendolo se ne andrà in Gran Bretagna, perché là cercano gente brava per sfilettare il pesce...non saranno più orate e branzini, ma aringhe e merluzzi...e allora? Sempre pesce è: magari c’è più lavoro nel settore del sushi...e lo stipendio? Non può parlare troppo perché il padrone lo osserva...ma fa un gesto con la mano che è più che eloquente.

Se ne vanno tutti, ingegneri e falegnami, medici e gommisti...chiunque sappia far bene una cosa non ha motivo per rimanere in un Paese dove le occasioni sono pochissime ed incerte mentre le tasse sono altissime e garantite: non mi piace citarmi, però già nell’Aprile del 2009 mettevo in guardia contro questa rovina in “Questo è un Paese per vecchi” (4).



Scappano ad un ritmo sempre più serrato (5): gli italiani all’estero, a fine 2012, erano 4.341.156, con un trend in aumento di 132.139 unità. Il 44% è rappresentato da neolaureati che non hanno trovato occupazione in Patria.

Anche queste cifre, però, rischiano d’essere aleatorie e traballanti: perché? Poiché provengono dalla banca dati del Ministero degli Esteri, il quale è un database al quale ci si deve iscrivere: cosa vuol dire? Che l’iscrizione è volontaria: i nostri lavoratori all’estero potrebbero essere molti di più e nessuno lo sa. Qualcuno sa – censimenti a parte – quanti sono gli extracomunitari presenti nel Paese? E i sans-papier?



E s’aggiungono anche le persone di mezza età (6): scusate, ma questi meritano veramente una medaglia d’onore, perché non è facile lasciare l’Italia a 50 anni, dimenticare il caminetto che costruisti vent’anni prima, sperando che quello fosse il punto d’incontro di una famiglia felice. Invece, fai le valige e vai in Canada od in Australia e ricomincia da capo: se quelli che si sparano un colpo meritano tutta la nostra pietà ed umana comprensione, quelli che reagiscono e ci provano di nuovo meriterebbero sì la “medaglia del coraggio”.



Infine, ci sono anche i pensionati (7) i quali, invece di mangiare – qui, in Italia – pane e latte con le loro pensioni, scappano, vanno in posti come L’Argentina o le Canarie dove, almeno – grazie alla moneta od al diverso potere d’acquisto – possono permettersi anche, ogni tanto, due fette di pesce spada. La Patria? Ah, terra grifagna...

Cerchiamo di tirare le somme di questa analisi.



Una “leva” è composta – oggi – da 460.000 nuovi nati italiani e da 70.000 infanti stranieri. Vent’anni fa, gli italiani erano 550.000 e gli stranieri 20.000 (tutte le cifre sono state arrotondate).

Che il “seme italico” stia percorrendo un lungo ed inevitabile declino, già lo sapevamo: che succede se, di quel mezzo milione circa, se ne vanno ogni anno in...facciamo 50.000?

Ve lo dico io che sono stato insegnante: se ne vanno i migliori, quei 3-4 per classe che fanno la differenza.

Col tempo, emigreranno anche 2-3 che andranno a fare i falegnami od i saldatori, così – in Italia – rimarranno i peggiori. I figli degli extracomunitari seguono un percorso similare, ma pochi riescono ad emergere, almeno per ora.



Una parte dei bimbi-minkia rimanenti si sistemerà – grazie ai buoni uffici di papà e mammà – in politica, andranno ad ingrossare le fila di quel milione d’italiani che campa credendo d’essere classe dirigente. Diventeranno, così, mezza-età-minkia ed anziani-minkia: ma benestanti ed in buona salute.

Gli altri, si leveranno il sangue per pagare fior di tasse (e mantenerli) e seguiranno una vita ritmata dai piani industriali di Marchionne e dalle promesse del Renzi di turno. Moriranno poveri, senza mai arrivare ad uno straccio di pensione, perché i bimbi-minkia, quando cresceranno, alzeranno l’asticella ogni anno. Già lo fanno oggi, figuriamoci domani: un vero e proprio scenario da Orwell. A ripensarci, meglio Huxley con le sue allucinate felicità.



Andandosene, si raggiungono due specifici obiettivi: si campa meglio, al diavolo tutta la retorica sul “belpaese” e sulla patria (min). Magari non ci sarà il mare o il bosco di casa, ma tornate a chiedere a quelli che hanno mare e bosco come campano.



Il secondo obiettivo è meno appariscente, ma più “strategico”: mi dite voi, come farà a sopravvivere (od a decollare economicamente) un Paese che non ha un futuro industriale, un futuro agricolo e nemmeno turistico? E quando non ci saranno più teste pensanti (che già oggi contano poco o niente)?

Sarà una nazione che crollerà lentamente, ma più in fretta del previsto: più in là non mi spingo – la mia età non me lo consente – e ci sono giovani scrittori che hanno bisogno di scrutare il futuro: lo facciano, si divertano e soffrano un poco anch’essi.



Da parte mia, ho già scelto: Madeira. Dovrò prima mettere a posto alcune cose, mettere in mare la Gretel e poi veleggiare. Le mie ceneri riposeranno in Atlantico? Non importa: il mare, a pensarci un attimo, è uno solo che tutto circonda ed accarezza. Sono gli uomini a dargli tanti nome diversi, per distinguersi gli uni dagli altri e dimenticarsi così che non esistono le razze, ma solo la specie.



(1) Fonte: http://www.nomisma.it/index.php/it/newsletter/focus-on/item/318-7-febbraio-2010-il-sorpasso-il-turismo-straniero-in-italia-supera-quello-domestico/318-7-febbraio-2010-il-sorpasso-il-turismo-straniero-in-italia-supera-quello-domestico

2) Vedi : http://www.lolandesevolante.net/blog/2011/05/perche-siamo-contrari-al-nucleare/

3) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/giovani-crisi-siamo-messi-cosi-male/231632/

4) Fonte : http://carlobertani.blogspot.it/2009/04/questo-e-un-paese-per-vecchi.html

5) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/06/emigrati-cervelliinfuga-estero-lavoro/553900/

6) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/16/crisi-laddio-allitalia-degli-over-50-li-senza-futuro-anche-le-grandi-aziende-non-pagavano-piu/1023530/

7) Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/11/pensionati-in-fuga-dallitalia-vita-da-ricchi-con-la-stessa-pensione-e-i-risparmi/955591/