23 luglio 2018

75 anni: troppi?pochi?

Sembra quasi impossibile, ma sono trascorsi ben 75 anni da quella data, storica per le vicende italiane. La vita di un uomo. Per decenni ne abbiamo sentito parlare da chi c’era, da chi l’ha vissuto, con diversi accenti, differenti opinioni. Che hanno pervaso, nei giorni a venire, la storia italiana.
Era, quella data, già indissolubilmente legata a quella dell’8 Settembre? Poteva, Mussolini, cercare altre soluzioni? Se lo aspettava? Era l’unica soluzione, anche per il Duce?

La cronologia di quei giorni, spaventa solo a ricordarla. Pare quasi un evento stocastico, detta all’occidentale, oppure un groppo di karma che si scatena improvviso, per un orientale. Improvviso? Forse per chi lo vive, non certo per chi sa leggere il “prima” ed ha potuto vedere anche il “dopo”. Le cause sono le radici degli eventi, e solo le condizioni conducono alla loro maturazione: per gli orientali istruiti non è una sorpresa, giacché la loro cultura ha molti nessi che, già da bambini, li conducono sulla via della comprensione, del capire i nessi dell’originazione interdipendente, così com’è citata nei testi buddisti.
Noi occidentali seguiamo una via più contorta, ma rincorriamo la cronologia come un vademecum che dovrebbe spiegare, mentre in realtà dipinge soltanto le situazioni, senza convincere. Ha, però, il pregio della precisione: sempre che ci sia onestà intellettuale, e certezza delle fonti.

Non è mia intenzione addentrarmi nell’analisi di un evento che ha già avuto più esegeti che attori, bensì cercare di capire cosa vissero gli italiani d’allora, secondo le poche fonti non inquinate che si possono consultare e, soprattutto, le voci, le parole di chi mi dipinse quei giorni, né maledetti e né meravigliosi (questa è già una perversione del “dopo”), ma solo funesti.

Il 19 Luglio 1943 si scatena, per la prima volta, l’ira degli angloamericani sulla città di Roma, fino a quel momento risparmiata dalle bombe alleate: il colpo è terribile e la città devastata, al punto d’accorgersi finalmente di cosa succede da tre anni a Milano, a Genova, a Torino…e così via, nel “cuore” industriale del Paese. Di colpo, il “cuore” politico del Paese deve prendere coscienza che la situazione non ammette più deroghe: i cinegiornale Luce non bastano più nel creare sempre il dubbio che sia sempre e solo la propaganda nemica a mentire.

Gli stessi cinegiornale Luce non fanno nemmeno in tempo a “confezionare” un prodotto “accettabile” per il regime e, difatti, tutti i cinegiornali Luce sono postumi, ed in lingua inglese, poi doppiati. Girati dai nuovi padroni.
Perché la valanga è talmente improvvisa da stordire: i ricognitori della Regia Aeronautica e della Luftwaffe non riescono nemmeno ad avvicinarsi ai porti tunisini, perché la caccia nemica è ovunque, incontrastata. Perciò, gli italiani, non sanno cosa li attende: gli Alleati sbarcano il 10 Luglio in Sicilia, l’11 Giugno era già caduta Pantelleria, il 12 Luglio cade Augusta, il 22 Palermo. Infine, la presa di Messina avvenne il 17 Agosto  la conquista della Sicilia era durata 37 giorni.
L’Aeronautica ha combattuto una battaglia impari, l’Esercito in certe situazioni ha combattuto, in altre è scappato, la Marina – oramai ridotta al lumicino e senza carburante – non si è mossa.

Comunque si voglia osservare la situazione, conquistare un’isola grande come la Sicilia in 37 giorni è un’impresa da guinness dei primati: un anno dopo, gli Alleati ci misero molto di più per riuscire a varcare i confini della Normandia e per prendere Parigi ci misero due mesi e mezzo.

Scrivo questo, perché ci sono persone le quali ritengono che l’Italia sarebbe dovuta rimanere al fianco dei tedeschi e combattere palmo a palmo per difendere il Paese. Di là delle considerazioni morali, non eravamo in grado di difendere niente: i primi caccia veramente in grado di confrontarsi ad armi pari con gli Alleati entrarono in servizio proprio nel 1943 – poche decine, non migliaia di velivoli – la Marina era a pezzi, non avevamo nulla che fosse paragonabile ad un carro Patton americano o Tigre tedesco. Non avevamo nulla, così come poco avevamo nel 1940.
Eppure, ancora oggi, qualcuno parla di “supremo sacrificio” e di “onore”.

Mussolini era un uomo molto orgoglioso, anche un poco sbruffone e tracotante, ma non era stupido, non lo era per niente.
Quando seppe dell’ordine del Giorno Grandi, dovette capire che il vento era oramai cambiato: nella lunghissima lotta – durata vent’anni – fra il Fascismo e la Monarchia, la seconda aveva avuto il sopravvento: Grandi era uomo di diplomazia, amico personale di Churchill, che aveva sempre guardato con maggior favore a Londra, piuttosto che a Berlino. Difatti, dopo la guerra, fu a lungo consigliere degli ambasciatori USA in Italia.

C’è da chiedersi cosa si aspettava Mussolini da quel Gran Consiglio: argomenti da controbattere non ne aveva più, se non uno sterile “pacta servanda sunt”, che Grandi rigirò facilmente, ricordando che i tedeschi erano stati i primi a non rispettare i patti. E, la votazione, terminò con 19 voti favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto ed un non-votante.
Come si sentì Mussolini dopo quel voto? Forse abbattuto, oppure sollevato. D’altro canto, non aveva più strali al suo arco da scoccare: sapeva che, se quel voto avesse approvato l’esistente, Roma sarebbe stata bombardata come le città tedesche, e dunque la fine sarebbe stata ancor più vicina. L’auto del Re, in visita al quartiere bombardato di San Lorenzo il 19 Luglio, fu presa a sassate ed il Re dovette fuggire.

Mussolini sperava, con una buona dose d’infantilismo, di tornare privato cittadino: difatti, chiese di poter tornare alla Rocca delle Carminate, a casa sua, a Predappio. Ma la Storia esige sempre un conto da pagare, e non poté sottrarsi.

C’è un ultimo sberleffo in queste vicende: le due rocambolesche fughe, quella del Duce e quella del Re. Il primo “liberato” da un blitz tedesco da alcuni paracadutisti tedeschi sul Gran Sasso, il secondo che – quasi negli stessi giorni – attraversò un’Italia a dir poco confusa, dominata dalle truppe tedesche, filtrando come una Primula Rossa fra le soverchianti forze germaniche: viene da chiedersi se ci fu accordo, e di che tipo, e per quali scopi di parte.

La Campagna d’Italia proseguì a rilento – gli Alleati sarebbero potuti sbarcare sul litorale emiliano qualora lo avessero voluto – perché, a quel punto, contò più Stalin che Hitler, come futuro nemico, al confronto di un nemico oramai sconfitto. Troppa velocità avrebbe scontentato Stalin, che si sarebbe vendicato prendendosi i Balcani ed il sempre agognato sbocco sul Mediterraneo.

Per Mussolini rimase solo la parte di un personaggio shakespeariano, che portò a compimento con l’ineluttabilità del destino che accompagna, sempre, la penna del grande drammaturgo inglese.

Dopo aver sbagliato molto, se non proprio tutto – dai Patti Lateranensi per ingraziarsi lo IOR, e dunque costruire le armi fasciste, fino a disperdere quei soldi verso una FIAT che nel 1944 costruiva ancora caccia biplani e “scatole di sardine” come il carro M-13/40 – si ritirò in una Repubblica fasulla, senza esercito, se non quello tedesco.

Nulla ci è pervenuto dei lunghi colloqui che il Duce ebbe, nel suo dorato esilio di Gragnano, con l’amico di gioventù Nicola Bombacci – mai stato fascista, eppure fucilato a Dongo – il quale già lo andava a trovare in galera, nel 1911, quando divideva la cella con Pietro Nenni, per aver, entrambi, manifestato contro la guerra di Libia. E lo ritrovò, nella nuova “prigione” di Salò, dove continuarono a sognare un mondo migliore, una nuova repubblica, con tanto di Costituzione. Protetti dalle SS.

Chissà cosa si dissero, cosa si raccontarono: entrambi avevano conosciuto Lenin, ma mentre il primo aveva creduto nel Partito Nazionale Fascista, il secondo aveva fondato il Partito Comunista Italiano.

Peccato che l’Italia non abbia avuto un drammaturgo come il grande William: senz’altro avrebbero avuto l’onore di calcare i palcoscenici di mezzo mondo. Già, la Storia a volte è bizzarra, a volte codarda. La maggior parte delle volte, però, dimentica che, dietro ad ogni vicenda storica, ci sono delle persone, relegate – a forza – nel loro personaggio.

6 commenti:

Eli ha detto...

Cosa provò Mussolini il 25 Luglio?
Orgoglioso ed arrogante com'era, provò sicuramente una grande rabbia ed un desiderio di vendetta.
Dino Grandi, autore dell'Ordine del Giorno che lo destituì, era un massone, e con lui altri quindici dei diciotto membri del Gran Consiglio: si vendicarono delle persecuzioni che il Duce aveva loro inflitto, nonostante lo avessero profumatamente finanziato. Ma come alleati aveva preferito la chiesa ed i nazionalisti irredentisti. Dino Grandi quella notte stessa fuggì in aereo in Spagna.


Un giorno chiesi a mio padre cosa pensasse del fascismo, lui era un ragazzo all'epoca, ed aveva visto tutto e vissuto tutto. Si era nascosto in una cabina della compagnia elettrica, con tutti i cavi all'aria, stretta e pericolosa, insieme ad un ebreo, per non andare a combattere a Salò, essendo di leva, negli ultimi due mesi prima dell'arrivo degli americani a Roma.
Ebbene, lui mi rispose che gli era sempre sembrata una buffonata, divenuta poi tragica.
Buffonate le orde di fanatici, i paraphernalia della dittatura, e mai indossò la camicia nera, né andò alle quasi obbligatorie adunate coatte del sabato fascista.
Non riesco a vedere Mussolini come personaggio shakespeariano, non ne ha la grandezza.
Lui era un megalomane, non un "grande", mentre i personaggi di Shakespeare sono grandiosi anche nel delitto e nel dolore. Penso a Macbeth, a Lady Macbeth, a Re Lear.


Ti assicuro che i bombardamenti su Roma furono del tutto inutili, Roma era già Città Aperta, l'esercito yankee era già sbarcato ad Anzio (a 35 chilometri da Roma). Furono sadicamente perpetrati per terrorizzare e schiantare la popolazione, già duramente provata
dalla fame, da cinque anni di guerra, e dai soprusi degli occupanti nazisti.
Mio nonno salvò una famiglia ebraica di cinque persone, suoi vicini di casa. Di giorno li nascondeva nella sua cantina, nel palazzo in cui viveva. Di notte tornavano a casa loro a mangiare e dormire. Poi si ricominciava, non so per quanti anni. Le retate della Gestapo erano frequenti, ma evidentemente i coglioni impazzavano solo di giorno.
Nel bombardamento di Garbatella morirono ventidue bambini, le bombe avevano raggiunto il loro asilo, e qualche maestra. Perfino le tombe dei morti al cimitero del Verano furono scoperchiate dai bastardi, altro che liberatori!

Trovo insopportabile la beatificazione in articulo mortis di Marchionne, di cui i media ci stanno inondando. Chi lascia la vita ed il Pianeta merita rispetto e silenzio.
The rest is silence.

Nota di viaggio: il prossimo venerdì 27 luglio ci sarà la più lunga eclissi di luna del secolo, la prossima così importante sarà nel 2100. Durerà dalle 21:30 alle 23:15.

https://www.tomshw.it/eclissi-luna-record-il-27-il-28-luglio-96211

Buona eclissi!

Con affetto.
Eli

Carlo Bertani ha detto...

Al contrario, io credo che Mussolini aspettasse una soluzione da "altri" perché lui non ne aveva più. Togliendosi di mezzo s'è creata la vulgata che "altri" hanno tradito, non lui. Lui, tradì l'Italia nel momento che entrò in guerra senza la minima preparazione e senza averne i mezzi. Ciao

Eli ha detto...

Lui era pronto a consegnarsi agli americani, che gli avrebbero garantito la salvezza in cambio di chissà cosa. A questo scopo aveva già versato 2 miliardi e mezzo di lire allo IOR perché li trasferisse su una banca di New York. Questi soldi furono resi dallo IOR al Presidente del Consiglio italiano dopo la guerra.
Altri cinque miliardi erano stati depositati da Ciano in una banca in Brasile.
Insomma, si era preparato dei cuscinetti per cadere sul morbido!

Ciao.
E.

Alessandro Bindi ha detto...

Io ti racconto la storia del mi nonnno che:
adoloscente nel fascismo; alla terza elementare lasciò la scuola; dopo la sconfitta fu, arestato, per affissioni politiche non ammesse dal codice penale rocco; il partito ebbe a pagare le spese di giustizia.
Poi passando per la 1° Republica il mi nonnno che: sapeva fare il mezzadro, il ciabattino, il muratore, il tutto fare e tanti altri mestieri. Il tempo che passava sempre il mio nonno che passo da mezzadro ad operaio con il fucile.
Adriano, chissà perché fu chiamato così, ottavo figlio, che sempre ricordava il regalo del duce della radio, mi ebbe ad insegnare a cacciare, pescare, percorrere il bosco, nuotare, fare l'orto, riconoscere funghi, marroni e castagne.
Poco sapeva di Marx comunismo e fascismo.
Pero sempre Adriano fino ai suoi 90 anni si ricordava di Bartali e Coppi; Urlava per Pantani e non capiva il doping.
Fino alla fine della sua vita con 35 di lavoro a marchette e 15 a nero lavorò.
Oggi io grazie ad Adriano, uomo berbero e duro, riconosco la cacca di una volpe ed un fungo porcino.
Dopo gli anni 90 non ebbe più a votae il partito comunista.
Comunque grazie ad Adriano io ho potuto studiare e passare dal proletariato alla borghesia. Pero mai avrei rinnegato i valori con cui sono nato.
Orbene Lei caro Prof. Carlo Bertani grazie agli studi che ho fatto, perdoni gli errori da tastiera,la mia domanda è sempre stata, che sempre facevo ad Adriano chi ebbe a finanziare il Duce e poi Hitler?
autori/Guido%20Giacomo%20Preparata
Per chi conosce l'inglese ottimo autore Prof. Universitario, che vede trasversalmente sinistra e destra.


Alessandro Bindi ha detto...

https://wikispooks.com/wiki/Guido_Preparata

Eli ha detto...

Carissimo,

non ho più una famiglia!
Mio figlio è diventato degenere, mio fratello è un fascio-razzista.
Ieri ho avuto uno scontro con lui, e non gli parlerò più. Salta anche la cena a cui ogni anno li invito per il mio compleanno.
Quello che mi ha sconcertato, soprattutto, è stato sentire nelle sue parole gli argomenti beceri, triti e ritriti, che si leggono ogni giorno nei commenti sui vari quotidiani on-line, apposti dai cercopitechi italioti a caccia di un like, da quegli haters decerebrati.
Questi sono gli effetti causati dal Ministro della Paura, detto anche Ministro delle Interiora. Attualmente ogni cretino frustrato, magari senza lavoro, o con uno stipendio diminuito, si sente in dovere di prendersela con i più deboli, anziché con chi ha causato i suoi problemi. Arma di distrazione di massa. Del resto Conan il Barbaro, in confronto a SS-alvini, sembra un raffinato psicanalista lacaniano. SS-alvini non è neanche un uomo, è un tubo digerente che cammina!
Non sa che tutto questo odio che sparge a piene mani, un giorno gli tornerà indietro. Ed io sto seduta sulla riva del fiume e attendo.

Ma mio fratello non è né frustrato, né disoccupato, ha una bella moglie, una figlia deliziosa ed una casa. La sua è solo ideologia, mortifera, distruttiva, intollerante. Poi nella vita di tutti i giorni è una persona calma e gentile. Anche lui non sa che nella prossima vita rinascerà nero, islamico e pure frocio (lo so che si dice gay, ma lui è così che li chiama). E magari dovrà attraversare il Mediterraneo su di un gommone per rimediare un tozzo di pane. Il karma aspetta tutti.

Forse sbaglio, dovrei essere più tollerante con l'idiozia altrui; ma non ci riesco.
Per me è divenuto impossibile dividere lo spazio o conversare coi fascio-leghisti e fascio-razzisti, ne ho viste troppe in vita mia.
Questo è il mio limite.
Per fortuna ci sono gli amici, perché la famiglia...Bah!

Eli