03 gennaio 2017

Mi piace Fabio Scacciavillani: cliccalo anche tu!

Non tutti saranno d’accordo con me – d’altra parte, non lo pretendo! – ma “Il Fatto Quotidiano” è un prodotto editoriale che ha sopravanzato di un’incollatura gli altri giornali italiani, soprattutto perché gran parte dei contenuti editoriali sono prelevati da dei blog correlati (non so con quali regole ed accordi) al giornale.
Anche altri giornali lo fanno o incominciano a farlo, ma “Il Fatto” si nota, si vede che è più avanti in questa, nuova frontiera dell’informazione.
Così, in economia, spunta ogni tanto qualcosa da Loretta Napoleoni, da Albero Bagnai e da Fabio Scacciavillani, economisti dal vasto sapere, anche se accomodati su opposte poltrone.

Mentre i primi due sono abbastanza conosciuti nella galassia della nuova editoria digitale, il terzo è un solenne sconosciuto: si definisce “Capo economista del fondo d’investimenti dell’Oman”, ossia (presumo, dalla traduzione letterale dall’inglese, Scacciavillani non s’abbassa alla periferica lingua italiana) è un tizio che decide dove, come e quando i soldini dell’Oman (o di altri: che ne so?) debbano confluire su questa o su quell’azienda, su una certa obbligazione, eccetera, eccetera.
Un mestiere che, oggi, è comune nella galassia di questo mondo globalizzato, laddove gli unici interessi in gioco sono la remunerazione del capitale e la certezza degli stessi, almeno per tempi ragionevoli: del lavoro, delle persone, nemmeno una parola. L’economia è pensata e praticata come scienza a sé stante, differita in una diversa galassia rispetto alla sua menzione originaria: “oikos nomos”, ossia “governo della casa”. Nell’economia di Scacciavillani non vi è traccia di esseri umani, al massimo – ma proprio al massimo – sono destinati ad essere bruciati, esplosi nel “motore” capitalista (il carburante).
Ecco il prodromo di un dibattito che si svolse mesi or sono proprio su “Il Fatto”:

“Il motore della crescita economica sono le innovazioni; gli investimenti in capitale fisico e in capitale umano sono il carburante; il risparmio e quindi i capitali finanziari costituiscono il lubrificante; istituzioni, amministrazione pubblica, leggi e tribunali i pneumatici; il tachimetro è la produttività.”

Tutte le componenti dell’economia sono attentamente elencate in questa metafora automobilistica (sic!), manca il lavoro, un optional, una fanfaluca per la quale non serve nemmeno un accenno: per quel che si riesce a capire, Scacciavillani è un economista legato alla scuola di Milton Friedman e dei suoi “Chicago boys”, ovvero la punta di lancia del “turbo-capitalismo” odierno. Fin qui, nulla da eccepire: è un uomo che vive disconnesso dalla realtà economica complessiva (ossia, capitale, mezzi di produzione, lavoro, ecc) e, prono alle teorie economiche di una scuola, nega tutto il resto, altrimenti non potrebbe continuare a fare ciò che fa.
Se Scacciavillani visitasse una periferia italiana od una banlieu francese, non riuscirebbe a risolvere tutto con un’alzata di spalle, perché ad un uomo intelligente (come io penso sia) non sfuggirebbe la connessione sugli interessi di un fondo d’investimenti internazionale e le nuove povertà che si “accendono”, improvvisamente, in un’area del Pianeta.
E nemmeno si risolve tutto imputandolo a manager inefficienti: che ne possono, oggi, i dipendenti di Almaviva Contact, mica i manager sono figure elettive!

Ciò che, invece, non riesco a sopportare in Scacciavillani è il linguaggio: violento, accusatorio, sempre univoco nelle sue conclusioni. Mai qualche dubbio, solo certezze ed insulti. Ecco alcuni esempi:

“Invece l’indottrinamento delle menti labili prone a interiorizzare lo slogan “Lo Stato siamo noi” (individui apparentemente sani di mente...”
...i vincoli di Maastricht... rendono insostenibili i comportamenti cialtroni esaltati dai teorici delle fritture di pesce per comprare voti ricorrendo alla spirale svalutazione-inflazione...
“...nelle madrasse virtuali dove i creduli si abbeverano alle fonti del webetismo, l’euro è assurto a bersaglio preferito dei sempiterni Minuti dell’Odio.”

C’è una colossale contraddizione che stride negli articoli di Scacciavillani – e, di questo, mi domando come i responsabili del “Fatto” non se ne siano accorti – poiché, nelle sua esternazioni, si rivolge affibbiando patenti di colpevolezza ad una totalità (gli italiani, ossia, almeno chi comprende la lingua italiana), arrivando – in un batter d’ali – a negare una liaison fra la classe dirigente ed il corpo elettorale. In altre parole: delle due l’una. O gli italiani sono responsabili delle loro “malefatte” elettorali, ed allora peste ci colga, oppure la locuzione “Lo Stato siamo noi” è vera, ed i nostri governanti sono degli abusivi: che colpa abbiamo noi italiani? Si rivolga alle “alte sfere” che – immaginiamo – ben conosce.

Termini come “le madrasse dell’odio” per chi cerca di comprendere le interiezioni fra economia e potere, ci sembrano francamente eccessivi e fuorvianti: personalmente, quando ascolto Alberto Bagnai, non mi pare d’averle mai udite nei confronti della “poltrona opposta”. Eppure, a parlare, è un ex Direttore Generale del Ministero del Bilancio, mica un economista del fondo di Piripicchio: già...forse il buon Fabio si troverebbe meglio nell’alveare delle poltrone bianche, laddove è l’Insetto-Regina a tessere la tela fra quei “cialtroni” che governano nel nome degli italiani. Vero Scacciavillani?
Allora, io che sono per natura pacato e paziente, le propongo una riflessione.

Quando, la prossima volta che sentirà parlare – nelle “madrasse dell’odio” – di lavoro minorile e profitti, prima di cliccare “Yes” ed affidare tot milioni di dollari a quella azienda di Chin-Chung-Chang, rifletta su quale dei due diritti è preminente.
Se il diritto di quegli adolescenti ad avere una vita da umani e non da schiavi, proni da mane a sera sul lavoro, oppure quello dei suoi “clientes”, ovvero quelle persone che la pagano e che assegnano, ad ogni donna del loro harem, una prebenda di 25.000 dollari mensili solo per l’acquisto di lingerie, da indossare – ovviamente – nei loro momenti di sollucchero e goduria.

Se la conforta vivere in quel mondo che tritura adolescenti e donne come fossero ninnoli, faccia lei: la coscienza è la sua.
Da parte mia, preferisco rimanere in queste “madrasse dell’odio” dove si cerca, con tanta fatica, di capire se poi è vero (come lei sostiene) che il trattato di Maastricht ha posto termine all’Europa di Postdam e di Yalta. Ed ho fonti che raccontano altre storie, ma a lei non interessano: non si ascoltano “le madrasse dell’odio”.
A risentirla, Scacciavillani: non mancherò di visitarla e, in futuro, credo che rimbeccherò queste sue sfavillanti sortite di “buona scuola” letteraria: come nota, si può dir peggio, molto peggio di chiunque senza usare un solo termine offensivo: si chiama aikido, baby, ossia rivoltare la forza dell’aggressore contro lui stesso.

Non te la prendere, Fabio, torna a verificare quanto guadagna il “fondo per la salvezza del nostro sedere”, lo stesso che t’incarica d’istruirci su come il mondo dovrebbe andare: nelle “madrasse dell’odio” cerchiamo di cavarcela da soli, vai tranquillo.

9 commenti:

Gheorgos Cald ha detto...

Egregio Dott. Bertani
sono stato abbonato del "Fatto" per due anni fino a quando mi sono imbattuto in un articolo dell'illustre economista Scacciavillani che iniziava con una frase tipo : "La canea urlante di coloro che vogliono uscire dall'euro". Ognuno ha le proprie debolezze e non ho potuto fare a meno di inviare un commento:"Canea urlante sarà Lei". Dopo circa trenta minuti dalla pubblicazione del mio commento qualche attento addetto del "FattoQuotidiano" ha ritenuto opportuno eliminare tale sconveniente oltraggio al Dott. Scacciavillani che, evidentemente aveva l'esclusiva dell'insulto.Inutile dire che il giornale in questione ha perso un lettore ed un abbonato ed i soldi risparmiati li utilizzo di volta in volta per finanziare, nel mio piccolo , siti di controinformazione. Non so, Dott. Bertani, se possa capire fino in fondo quanto approvi e comprenda lo spirito ed il contenuto del suo articolo.
GioC

Carlo Bertani ha detto...

Grazie della sua segnalazione, Gheorgos Cald, ciò che mi ha colpito, in Scacciavillani, è la veemenza e la violenza intrinseca delle sue argomentazioni: che, pur in disaccordo con lui su molti punti, si possono e, oserei dire, si devono ascoltare.
Capisco che "Il Fatto" voglia presentare ai suoi lettori un ventaglio di posizioni il più ampio possibile, e il suo commento mi conforta nel credere che le buone maniere, e il linguaggio - anche caustico - possono essere usati senza ferire inutilmente l'avversario/lettore/scrittore o economista con idee diverse dalle sue.
Personalmente, ricordo sempre Primo Levi "Le parole sono pietre": attenti ad usarle bene, ne va non solo della nostra educazione, ma della nostra credibilità.
La ringrazio
Carlo Bertani

Donato Curcio ha detto...

Ho avuto modo di notare lo stile liberty dello schiacciavillici nell'affrontare qualsiasi argomento ma cononoscendo la tecnica di difesa che usano contro chi "dice contra", mi è bastato usare una tecnica banale del parakulo ingenuo per dirgli quello che pensavo. Un simile atteggiamento, mi pare di poter dire, appartiene a molte persone per attestarsi patente di scintificità inesistenti: quelli chei si occupano di scienze della salute, sienze delle religioni........ Cmq io sono imasto abbonato del F.Q.
Buon Cammino

massimiliano p ha detto...

Lo dico con rammarico ma ho smesso di leggere Scacciavillani proprio per il tanfo di dogma tipico di certe scuole economiche che si respira nei suoi scritti. È un peccato perché con l'età mi scopro più curioso che in passato e mi interessano teorie che divergono da ciò che preferisco.
Devo anche dire che al Fatto ci sono stati degli articoli del vice direttore Stefano Feltri che si sono posti nella scia di Scacciavillani seppur con toni più concilianti.
Ecco, ho l'impressione che sul versante economico siano un po' in confusione. Del resto, chi non lo è...

Ciao
Massi

Carlo Bertani ha detto...

Notate una cosa: man mano che ci si distanzia dai termini dell'economia come scienza della "natura" (in senso lato, ovvio), crescono e si moltiplicano le baruffe "chiozzotte", accese e fomentate da personaggi che, cavalcando incerte onde populiste, credono di creare consenso attorno alla loro scuola economica, la quale (nel nostro caso)è il liberismo puro ed esasperato. Non sorprende che a sostenere simili tesi sia una persona che fa soldi dai soldi, perché questo è il loro credo.
Ritengo che gravi sciagure s'abbatteranno sull'umanità se non si prendono provvedimenti, poiché il ritmo di sostituzione dell'uomo con la robotica porrà dei problemi ineludibili, soprattutto per chi ancora crede che la retribuzione (ossia il permesso di vivere) sia nel diritto dei governi o degli investitori.
I primi annaspano con l'acqua alla gola già oggi, i secondi sono preda di un'infatuazione: quando i rendimenti dei capitali vireranno verso il basso "profondo", non ci sarà nuova area per gli investimenti, a meno di non "cartolarizzare" il pianeta Marte.
Il genere umano, giunto al traguardo della produzione quasi automatica di beni, rischia seriamente di auto-annientarsi per mancanza di logos, ossia di pensiero politico, di una nuova generazione di politici in grado di pensare in modo planetario.
L'esperimento dell'Europa, ahimé, getta una luce inqietante su questo processo: guai a noi se divenisse ineluttabile.

Eli ha detto...

Carlo

non ho mai letto un articolo di Scacciavillani, ma leggo poco di economia, e di certo non leggo Alberto Bagnai, un pomposo narciso che disprezza tutti dall'alto della sua saccenza.
In economia sono della scuola di Vilfredo Pareto, che affermava: "L'economia è scienza naturale", quindi, più si interviene e più danni si fanno. E poi, naturalmente, del genio di Treviri, che per me rimane insuperato, altro che la Bocconi!
Il mio idolo, tu lo sai, è Giorgio Gattei, che unisce le sue analisi sottili e ad ampio raggio alla sua grande capacità comunicativa, che consente di capire ciò che afferma perfino ad un'ignorante come me.

Sul Fatto sai come la penso. Per me è stata un'ottima idea al suo nascere, ma strada facendo ha perso la sua capacità di analizzare la realtà nella sua interezza, si è parcellizzato e frantumato nel mare magnum della corruzione e delle bugie della politica, perdendo la visione d'insieme.
Per me i giornalisti del Fatto sono come degli analisti al microscopio elettronico, osservano nel dettaglio vizi e difetti della politica, degli imprenditori, della televisione, dei dittatori in risalto al momento, ma mai una parola sui MANDANTI del Grande Gioco cui assistiamo ogni giorno, mai nulla su quel coacervo d'interessi sovrastante le nostre piccole vite. Come mai? Forse perché ne fanno parte anche loro? Non dimentichiamo mai che il Grande Fratello non si accontenta più di manipolare i governi, ora ha metastatizzato anche le opposizioni.
Cherchez l'argent!
Seguo invece tre o quattro bloggers che vi sono ospitati, perché mi piacciono molto, fra cui Scanzi, che adoro.

Un mese fa ero in campagna, ed una domenica mi viene voglia di comprare Il Fatto cartaceo.
A parte il quotidiano editoriale di Travaglio, la cui ironia mi diverte sempre, dentro c'era un articolo di Massimo Fini, noto fascio-maoista, misogino, xenofobo ed anche altro.
Quello che mi ha stupito di più è stata la predica domenicale di un certo parroco.
Te la dico tutta: l'ho comprato per accendere la stufa, ma per questo è meglio la Repubblica, che ha più pagine, più grandi, e costa meno. E non fa predicozzi.

Carissimi saluti.

Eli

Eli ha detto...

@ Gheorgos Cald

Gentile Gheorgos, anch'io ho dovuto prendere atto che democrazia e libertà sul Fatto sono virtuali, o meglio affidate all'arbitrio del censore di turno.
A me hanno rimosso commenti assolutamente in linea con la policy del giornale, educati ed ironici, mentre ne lasciano parecchi con parolacce, espresse per intero o mascherate, insulti omofobi, sessisti e razzisti, al punto che spesso appare come un blog della Lega.

Un giorno mi hanno cancellato la frase "Questo è un commento razzista", postata all'indirizzo di un lettore che aveva rovesciato una cascata d'insulti sprezzanti sui napoletani.
Mi dica lei se "razzista" è un insulto.

Il giorno del Referendum mi hanno cassato la notizia che il giorno dopo ci sarebbe stata la risposta di Goldman Sachs sul salvataggio di MPS, poi negato, e che non mi sarei voluta trovare nei panni di Renzie. Tutti lo sapevano, non era mica un segreto! Bannata!

Un'altra volta ho scritto che per me Virginia Raggi ha sbagliato a circondarsi di residuati della giunta Alemanno, e, indovini? Commento soppresso! Qualche giorno dopo Andrea Scanzi ha espresso lo stesso concetto con le stesse parole, ma naturalmente un giornalista può, una semplice lettrice non si deve permettere.

E' come se i censori non volessero né ironia né espressioni di originalità, ma volessero lasciare soltanto una marmellata di banalità, luoghi comuni e di dialoghi senza senso fra lettori.
Poi ho subìto una forma di mobbing: i miei commenti restavano nel limbo dei non-approvati anche per quattordici ore, e venivano pubblicati solo quando li postavo di nuovo.
Il primo di Gennaio li ho salutati con un commento che naturalmente è stato visto come polemico e bannato. Adieu!
Perciò non se la prenda, e comprenda che ogni effetto ha una causa...
Una mia amica ha dovuto chiudere il suo blog al vetriolo, perciò ormai commento solo qui, perché a libertà e democrazia sono affezionata.

Cordiali saluti.

Eli

Carlo Bertani ha detto...

Cara Eli,
viene scontato chiedersi se esita, anche in Italia, una maledetta tarantola e/o ragno malefico che punge tutti i direttori di testata. Partono bene, poi vengono punti dal ragno e diventano liberticidi. Perché? Perché la vera intelligenza spaventa, ci fa apparire minus, se siamo punti da un altro serpente velenoso: l'orgoglio. E' una questione di soldi e di sponsor, ma qualcuno si presta sempre, purtroppo.
Ciao!
Carlo

Eli ha detto...


Carissimo,

nel 2016 siamo al 77° posto nella classifica mondiale di Reporters sans Frontières sulla libertà di stampa, che contempla 180 paesi. Meglio di noi sono situati il Burkina Faso ed il Botswana, fra gli altri.
Sul perché, chiedere a Soros & Co.

Ciao.
Eli