26 gennaio 2016

Meno male che non è Supercar!


Capisco che, nel tritacarne dell’informazione, tutto fa brodo: domani crollerà una torre in Valacchia proprio sopra un supermercato e dopodomani un caimano si mangerà un bambino in Florida, di notizie per stupire ce ne sono sempre. Anche l’ultimo amore di Belen, oppure un gol fantasmagorico che ci farà rimpiangere Maradona...però...che un’Audi gialla scorrazzi per una settimana sulle strade (anche contromano in autostrada!) del Nord-Est è una notizia, non una bufala inventata per chissà quali scopi. La prossima volta, i banditi useranno una Lotus viola a pallini gialli: chissà se riusciranno ad individuarla? Magari anche una cinquecento a scacchi rosa e blu...ma lo sono o lo fanno? Nessuno dei due: semplicemente, non è una “priorità” prenderli, tutto qui.

Le forze di polizia italiane sono anni luce avanti rispetto ai loro colleghi europei: non stanno a correre dietro a questa stupidaggini...e va beh, è solo andata contromano per 150 km (causando, indirettamente, un incidente mortale), poi è sparita...saranno stati alieni in visita...non fateci caso...
Sono molto europeisti: avete letto il Trattato di Lisbona? Il nostro compito è stato chiarito – sottoscritto e vidimato dal parlamento italiano – ossia il controllo della popolazione. Se ci resta tempo – ci hanno detto – fate qualche abboccamento con i mafiosi per dire loro di star bravi che tutto va bene, che non si preoccupino – piuttosto, pensino al eventuali prossime elezioni, a star pronti – e poi date la caccia ai ragazzi che hanno uno 0,01% di alcol in più nel sangue: i genitori pagano le salatissime multe (Lo Stato ha sempre bisogno...) e poi, di corsa alle autoscuole a rifare tutto, così i proprietari delle autoscuole sono tranquilli e ci votano (confidenza raccolta personalmente da un proprietario di autoscuola nel 2001: “Berlusconi ci ha promesso qualcosa, lo voteremo tutti”). Difatti, venne la patente a punti, i controlli a tappeto...e tutto il resto.
Ma la pochezza delle forze dell’ordine italiane ha altre ragioni, più vecchie e ferocemente radicate.

Fino agli anni ’70, le metodologie del crimine quasi non esistevano: tutto funzionava grazie alla bravura o meno (più spesso) di qualche commissario – ricordiamo i casi Fenaroli/Ghiani, il caso Molteni, ecc –ovviamente pronto a cancellare tutto se arrivava una telefonata “importante”. La famosa telefonata a Milano, per dire che Ruby era la nipote di Mubarak, faceva parte di quel copione: anzi, Berlusconi fu “beccato” perché usò un copione desueto, fuori tempo massimo.
Poi, vennero gli anni di piombo.

La polizia italiana – anche perché si trattò di questioni interne, nelle quali s’inserirono il fior fiore dei servizi segreti d’ogni parte del mondo (Mossad, CIA, M6, KGB, ecc), ciascuno perseguendo i propri scopi – brancolava nel buio. Clamoroso il caso del borgo di Gradoli: nessuno pensò a “via Gradoli”, poiché via Gradoli era gestito dai servizi italiani – che “oscurarono” qualsiasi indagine verso quel luogo – non a caso si tornò in quella via per incastrare Marrazzo. Nel gran palcoscenico di via Gradoli vanno in scena rappresentazioni a comando: l’altro ieri le BR, ieri i trans e Marrazzo...insomma, una dependance del Bagaglino.
Ma andiamo oltre, queste sono quisquilie.

Vuoi per l’organizzazione delle BR (ma non dimentichiamo le organizzazioni neofasciste), vuoi per il rimestare dei servizi, vuoi per lo stragismo che era lapalissiano che non si dovesse scoprire nessuno... ebbene...le forze di polizia italiane, praticamente, brancolavano nel buio. La Magistratura, invece, annaspava.
Pressati dai politici e da una larga parte dell’opinione pubblica, non sapendo a cosa attaccarsi,  tornarono alla vecchia moda della delazione “premiata”: una pratica che può essere accettata in tempo di guerra, ma che in tempi normali finisce per sconvolgere due cardini importantissimi: la certezza della pena in relazione al reato commesso ed i metodi d’indagine, solamente rivolti ad estorcere confessioni.

La polizia italiana è abituata a risolvere qualsiasi caso con una confessione da parte di un imputato – osservate quanti casi dubbi circolano suo giornali, gente colpevole, poi scagionata, che torna ad essere colpevole per una “soffiata” vera o falsa... –nel caso la confessione non arrivi, si aprono due vie: o l’estorsione coatta o la costruzione ex novo delle prove per un impianto accusatorio.
Tipico di questa, seconda procedura è il caso Barillà (1): l’imprenditore lombardo scambiato per un trafficante di droga. Avere una Fiat Tipo amaranto con tre numeri di targa che coincidevano con quelli di un noto spacciatore gli costò 7 anni, 5 mesi e 25 giorni di carcere. Le prove? Fabbricate, mediante partite di droga “passate” ai confidenti dal Ten. Col. Gritti (poi condannato), mentre il cosiddetto “Cap. Ultimo” arrestava Barillà. Sulla base delle false prove, il magistrato Italo Ghitti confermò l’arresto, ed il resto fu conseguente.

L’estorsione di confessioni con la violenza, invece, è la perversa pratica che ha portato ad innalzare il livello di violenza e d’impunità all’interno degli apparati di Polizia. La scomparsa di ogni freno – giuridico e morale – è quello che ha condotto ai vari casi Cucchi & seguenti & precedenti. Non perché Cucchi (od una altro dei tanti morti ammazzati di botte) dovesse confessare qualcosa, ma perché l’abitudine ad usare la violenza dilaga nelle menti oramai senza freni, dal CPT che diventa un violento luogo di detenzione, dove si usano mezzi di coercizione da Terzo Reich alla sperduta caserma di campagna dei Carabinieri, dove ad una risposta non formulata correttamente secondo la percezione (distorta) di un agente, può arrivarti un pugno.

Le prostitute (ma non solo) fermate per controlli, ad esempio, vengono tranquillamente violentate senza che nessuno perda il posto e senza che vi siano indagini: altro aspetto che fa straripare il senso d’onnipotenza. Se le donne denunciano (2), gli atti vengono secretati: le notizie, sul Web, rimangono per pochi giorni poi, le strutture informatiche delle forze dell’ordine, provvedono a “ripulire”.

In questo quadro di devianza istituzionale, come volete che siano impostate le indagini? D’altro canto, il potere non vuole persone che sappiano indagare, bensì sono graditi quelli che sanno solo picchiare.
Ecco perché un’Audi gialla può scorrazzare per giorni nel Nord-Est della penisola, senza che nessuno trovi il modo di fermarla: s’aspetta la “soffiata”, la delazione, la confessione. Altrimenti? Nulla.

I mezzi? Mancano i mezzi? Tutte balle. Recentemente è stato abolito il 15° raggruppamento elicotteristi di stanza ad Alberga, all’aeroporto Panero (3). Si risparmia! Racconta la Pinotti. Sì...peccato però che l’elicottero è andato a Volpiano (TO) – sede ideale per operare in Liguria, lunga 250 chilometri, con mezzi veloci (sic!) – ma gli uomini...beh qualche carabiniere semplice è stato trasferito...ma il grosso, diciamo una ventina, sono piloti, specialisti, meccanici...sono rimasti al “Panero”. Senza elicottero. Bel risparmio.

La prossima volta arriverà una colonna cammellata dell’ISIS, che partirà da Trieste, passerà per Venezia e poi farà tre volte il giro attorno a Bologna, per quindi scomparire nell’Appennino. Se qualcuno di voi la vede, non pensi che sia un circo in trasferimento, mi raccomando: telefoni al 113 o al 112, sperando che ci sia qualcuno che vi risponda. E che passi l’informazione “a chi di dovere”.



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